JustWatch PRO
HomeNovitàPiù visti Liste Sportguida
  • “Alien”: tutti i film e la serie TV della leggendaria saga Sci-F in ordine

    “Alien”: tutti i film e la serie TV della leggendaria saga Sci-F in ordine

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Dalla nostromo al laboratorio orbitante di Prometheus, il franchise di Alien è molto più di una serie di film: è un viaggio dentro la paura, la carne e la mente umana. Con l’arrivo della nuova serie Alien – Pianeta Terra (2025), l’universo creato da Ridley Scott torna a espandersi, intrecciando horror, filosofia e fantascienza corporale.

    Da quel primissimo film nel 1979, la saga di Alien è diventata un cult seminale della fantascienza, passando tra le mani di quelli che sono i più apprezzati registi della scena contemporanea come James Cameron e David Fincher, ma toccando anche crossover storici, come quello con Predator, o videogiochi.

    C’è chi preferisce guardarla in ordine cronologico, partendo dai prequel, e chi sceglie l’ordine di uscita, per scoprire l’evoluzione del mito come l’hanno vissuta gli spettatori di allora. Se siete della prima corrente di pensiero, allora questo dovrebbe essere l’ordine cronologico di eventi attraverso cui guardare il franchise di Alien:

    2093: Prometheus (2012)2104: Alien: Covenant (2017)2120: Alien: Pianeta Terra (2025)2122: Alien (1979)2142: Alien: Romulus (2024)2179: Aliens - Scontro Finale (1986)2179: Alien 3 (1992)2381: Alien: Resurrection (1997)

    Alien vs. Predator (2004) e Aliens vs. Predator: Requiem (2007) sono ambientati in una timeline separata e possono essere visti in qualsiasi momento.

    Se, invece, preferite assaporare meglio l’evoluzione cinematografica di questa iconica saga, allora vi parliamo meglio di ogni singolo film, segnalandovi l’ordine da seguire secondo l’anno di uscita. 

    1. Alien (1979)

    Con Alien (1979), Ridley Scott ridefinisce la paura nello spazio. In un’epoca in cui la fantascienza era ottimista, il film introduce un orrore biologico e claustrofobico. La Nostromo diventa un ventre industriale e Sigourney Weaver, nei panni di Ellen Ripley, l’eroina che riscrive il ruolo femminile nel cinema horror. Lo xenomorfo ideato da H.R. Giger è pura simbologia: sessualità, nascita e morte fuse in una creatura perfetta. Ogni corridoio è un respiro, ogni suono un presagio. Alien non parla solo di mostri, ma di paura del corpo, del contagio e del fallimento della tecnologia. Se ti affascina la tensione ipnotica e sensoriale, guarda Under the Skin (2013) di Jonathan Glazer: un altro viaggio nel desiderio e nella disumanità.

    2. Aliens – Scontro finale (1986)

    Con Aliens – Scontro finale (1986), James Cameron trasforma il terrore in guerra. Se Alien era un incubo solitario, Aliens è un’epopea d’azione: più armi, più creature, ma anche più cuore. Ellen Ripley torna come madre e combattente, protettrice della piccola Newt contro la Regina Alien. Cameron usa la spettacolarità per scavare nel trauma, costruendo un film sull’istinto e sulla perdita. Ogni scena è tensione pura, ma anche una riflessione sull’amore come forma di sopravvivenza. Aliens è adrenalina e maternità, fuoco e redenzione. Se ami la guerra fantascientifica con forti dinamiche umane, guarda Edge of Tomorrow (2014): stessa intensità tattica e la stessa lotta per la vita contro un nemico implacabile.

    3. Alien³ (1992)

    Con Alien³ (1992), David Fincher abbandona l’eroismo per il martirio. Ambientato su Fiorina 161, un pianeta-prigione dove Ripley è l’unica donna, il film fonde disperazione religiosa e orrore corporale. Qui la creatura è quasi divina, simbolo di un destino ineluttabile. La fotografia metallica e l’architettura gotica raccontano un universo senza salvezza. Alien³ è un’opera maledetta, rimaneggiata in produzione ma straordinariamente coerente nel suo nichilismo. È la discesa agli inferi del personaggio di Ripley e di tutto il franchise. Se ti affascinano i mondi chiusi e la fede corrotta dalla paura, prova Event Horizon (1997): un’altra odissea spaziale in cui la scienza apre la porta all’inferno.

    4. Alien: Resurrection (1997)

    Con Alien: Resurrection (1997), Jean-Pierre Jeunet riplasma la saga in chiave gotico-biomeccanica. Ripley torna come clone, metà umana e metà aliena, in un racconto che trasforma la maternità in orrore. Il corpo diventa laboratorio, e il film gioca sul confine tra amore, empatia e repulsione. L’estetica barocca di Jeunet si mescola al sarcasmo del suo cinema: Alien: Resurrection è mostruoso, sensuale, quasi romantico nella sua follia visiva. Se ti intrigano i racconti dove l’umano e la macchina si fondono, guarda Tetsuo: The Iron Man (1989), un film estremo che parla la stessa lingua della carne e del metallo.

    5. Alien vs. Predator (2004)

    Con Alien vs. Predator (2004), Paul W.S. Anderson trasforma la mitologia in spettacolo. Due mostri leggendari si affrontano in una piramide sepolta sotto i ghiacci dell’Antartide, tra antiche civiltà e rituali di caccia. È puro cinema d’intrattenimento, ma dietro la superficie da blockbuster si nasconde una riflessione sulla guerra come rito e sulla sopravvivenza come onore. Alien vs. Predator unisce azione e mistero, dando vita a una caccia mitologica che non dimentica il fascino dell’ignoto. Se ti piacciono le avventure archeologiche e i duelli tra uomo e leggenda, guarda La Mummia (1999): stesso spirito avventuroso, ma con un’anima ironica e romantica.

    6. Aliens vs. Predator: Requiem (2007)

    In Aliens vs. Predator: Requiem (2007), la battaglia arriva sulla Terra. Il film abbandona l’epica spaziale per un horror urbano, dove un’intera cittadina americana viene divorata dall’oscurità. Diretto dai fratelli Strause, è il capitolo più brutale e diretto, un survival che punta tutto sulla tensione viscerale. L’atmosfera è cupa, notturna, quasi da slasher: sangue, panico e claustrofobia. Pur senza la complessità filosofica dei precedenti, Aliens vs. Predator: Requiem è puro istinto cinematografico. Se ami l’orrore urbano e la lotta disperata contro l’invasione, guarda Cloverfield (2008): stessa escalation di terrore e impotenza, ma filtrata dallo sguardo umano.

    7. Prometheus (2012)

    Con Prometheus (2012), Ridley Scott torna alle origini del mito. Il film indaga le domande più antiche: chi ci ha creati e perché? La risposta è una spirale di hybris scientifica e ossessione divina. Prometheus mescola fantascienza e filosofia, mostrando come l’atto di creare sia anche quello di distruggere. Michael Fassbender, nel ruolo dell’androide David, è la perfetta incarnazione del Prometeo moderno: curioso, ribelle, poetico. Se ti appassiona la riflessione sulla conoscenza e sul limite umano, guarda Annihilation (2018): un altro viaggio psicologico dove la scoperta si trasforma in annientamento.

    8. Alien: Covenant (2017)

    Alien: Covenant (2017) è la naturale continuazione di Prometheus, ma più oscuro e carnale. Ridley Scott intreccia orrore viscerale e tragedia esistenziale, in cui la creazione diventa ribellione. Gli androidi, qui, sono più umani dei loro creatori, e gli xenomorfi tornano a incarnare la perfezione letale. La fotografia di Dariusz Wolski scolpisce un mondo in decadenza, mentre Fassbender regala un doppio ruolo magnetico e luciferino. Se ti affascina la tematica della creazione fuori controllo, guarda Ex Machina (2015): un altro laboratorio in cui l’intelligenza artificiale diventa divinità.

    9. Alien: Romulus (2024)

    Con Alien: Romulus (2024), Fede Álvarez riporta la saga alle origini dell’horror puro. Ambientato tra il primo Alien e Aliens, il film segue un gruppo di giovani coloni che scoprono il terrore nascosto nello spazio profondo. Alien: Romulus recupera il design claustrofobico, la tensione psicologica e gli effetti pratici del cinema anni ’80, con una regia fisica e intensa. È un ritorno alla paura tangibile, fatta di silenzi e ombre. Se ti piace l’horror di sopravvivenza e l’azione di gruppo, guarda Pitch Black (2000): un altro viaggio nello spazio dove la luce può uccidere.

    10. Alien – Pianeta Terra (2025, serie TV)

    Con Alien – Pianeta Terra (2025), il franchise approda finalmente sulla Terra. La serie FX di Noah Hawley intreccia horror corporativo, politica e distopia. È un ritorno alle origini del terrore, ma anche un’espansione concettuale: cosa succede quando la biotecnologia diventa arma sociale? Sullo sfondo di un futuro prossimo, la serie promette tensione psicologica, critica al capitalismo e nuovi orrori evolutivi. Se ami le distopie tecnologiche e il brivido del potere corrotto, guarda Black Mirror (2011–2025): stessa inquietudine etica, ma declinata nel mondo reale.

  • Tutti i film diretti da Stanley Kubrick, da “2001” a “Shining”: la nostra classifica

    Tutti i film diretti da Stanley Kubrick, da “2001” a “Shining”: la nostra classifica

    Andrea Ballerini

    Andrea Ballerini

    Editor a JustWatch

    Stanley Kubrick è uno dei registi più importanti e significativi della settima arte, un regista che è riuscito a cambiare la storia del cinema per sempre. Durante la sua carriera, l’artista americano ha sviluppato e perfezionato il suo stile, riuscendo col tempo a sprigionare tutti i suoi marchi di fabbrica e a catturare un’intera industria. Da sempre, Stanley Kubrick è sinonimo di perfezionismo intransigente, riprese infinite e torrenziali, fotografia fuori dal comune e ritmo registico posato.

    La visione unica e irriducibile del cinema di Kubrick ha cresciuto generazioni e generazioni di registi, riuscendo a lasciare un’impronta indelebile con una filmografia di appena 13 titoli. Ma che titoli! Questa lista passa in rassegna tutti i film di Stanley Kubrick e li ordina in una classifica dal migliore al “peggiore”. Per ordinare ogni titolo, ho tenuto conto dell’impatto dei film nella storia del cinema, della potenza visiva delle loro immagini e dell’incisività delle storie raccontate.

    13. Paura e desiderio (1953)

    Ci sono registi come Orson Welles e François Truffaut che già mettono in chiaro le cose dal primo film. Al contrario, registi come Kubrick sono ancora –passatemi il termine per un mostro sacro della settima arte– “acerbi”. Paura e desiderio è l’esordio, autoprodotto e automontato, di Kubrick alla regia. Questo, però, rimane l’unico dettaglio che potrebbe incuriosire lo spettatore. Il film non ha per nulla la potenza dei capolavori a cui Kubrick ci ha abituato e, nonostante la durata di un’ora e qualche minuto, potrebbe essere percepito come noioso. Essendo anche un film di denuncia della guerra, impallidisce di fronte ad altri titoli simili del regista americano, che trovate alle posizioni sette, sei e cinque. Come il successivo Il bacio dell'assassino, sia nella filmografia che nella classifica, questo esordio potrebbe essere dimenticato da molti.    

    12. Il bacio dell'assassino (1955)

    Non giriamoci intorno. Il bacio dell'assassino (1955) non è un film memorabile nella carriera di Kubrick ed è per questo che lo posiziono al penultimo posto nella classifica. Questo noir contiene tutti gli stilemi del genere, dalla fotografia in bianco e nero alle atmosfere tense, passando per classici personaggi come criminali e ballerine. Per questi motivi, è pur sempre consigliato per chi ami il genere. Non c’è dubbio, però, che Kubrick stava ancora costruendo il suo stile con Il bacio dell'assassino (1955). Se però vi piacciono i film con pugili protagonisti come Pulp Fiction (1994) e Toro scatenato (1980), il noir di Kubrick vi lascerà comunque soddisfatti.

    11. Lolita (1962)

    Lolita è il film più controverso di Kubrick insieme ad Arancia meccanica. Se dovessimo giudicare la pellicola solo dalla trama, il verdetto sarebbe unanime: non classificabile. Anche la giustificazione che Lolita (1962) sia uscito in un’era differente non regge, visto che l’uscita del film fece scalpore al tempo. In questo caso, mi sono concentrato soprattutto sul livello estetico dell’opera ed è per questo che non lo trovate in ultima posizione. Nonostante ciò, Lolita (1962) non poteva collocarsi più in alto dell’undicesimo posto. Per quanto Kubrick sia un grande regista che non sbaglia una singola inquadratura, rimane comunque difficile giustificare un film dove un protagonista di mezz’età si infatua di una tredicenne.

    10. Rapina a mano armata (1956)

    Dopo gli autoprodotti Paura e desiderio (1953) e Il bacio dell'assassino (1955), Kubrick sbarca a Hollywood proprio con Rapina a mano armata. Come il film dell’anno precedente, il regista rimane in ambito noir anche se il budget più elevato gli garantisce un livello qualitativo superiore. Rapina a mano armata (1956) è un noir poco conosciuto da chi non ama il genere, anche perché ofuscato da altri titoli ben più famosi nella filmografia di Kubrick. Tuttavia, questo gioiello può confrontarsi con i migliori film di rapine e uscirne indenne. Lo posiziono al decimo posto perché lo stile kubrickiano non è ancora del tutto maturo in questo noir, anche se rimane una visione meritevole.   

    9. Spartacus (1960)

    Spartacus è uno dei film più epici nella filmografia di Kubrick e narra le vicende dello schiavo omonimo che si ribellò a Roma. Il film è il primo vero successo commerciale di Kubrick e si aggiudica ben quattro Oscar. Come sempre, la pellicola riesce a mantenere intatta la fama di esteta di Kubrick, a cominciare dalle inquadrature a lungo campo che aumentano l’epicità. L’eredità del film non solo continua a manifestarsi nella storia del cinema. Spartacus (1960) è fondamentale anche per ciò che avviene dietro le quinte. Infatti, è una delle prime sceneggiature a tornare a essere accreditate a Dalton Trumbo, ostracizzato negli ambienti di Hollywood a causa del Maccartismo.

    8. Eyes Wide Shut (1999)

    Eyes Wide Shut è l’ultimo film di Kubrick, uscito postumo sul finale del millennio. Se state cercando un’atmosfera criptica alla 2001: Odissea nello spazio o alla Shining, questo cult con Tom Cruise e Nicole Kidman è il prossimo film da vedere. Questa epopea di 159 minuti è un mix perfetto di diversi generi. Ci troviamo a metà tra un thriller erotico stile Nymphomaniac - Volume 1 (2013), con accenni surreali simili a Strade perdute (1997), e un dramma familiare che profuma di Antichrist (2009). Eyes Wide Shut (1999) è anche impreziosito da una fotografia eccellente e prove convincenti dei due attori principali. Tuttavia, il film non conserva appieno tutta la potenza di Kubrick e cade, talvolta, in dialoghi non sempre al top. Ergo, la posizione numero otto in classifica.

    7. Full Metal Jacket (1987)

    L’antimilitarismo di Stanley Kubrick non è mai stato un mistero. Dopo la critica alla Prima Guerra Mondiale con Orizzonti di gloria, il regista si cimenta con un tema caro al cinema americano: la guerra in Vietnam. Come prevedibile, Kubrick non risparmia il suo sentimento contrario al conflitto, firmando uno dei suoi film più crudi. Basti pensare alla parte iniziale con l’addestramento e disumanizzazione delle reclute per capire l’effetto devastante della guerra sulla psiche umana. Full Metal Jacket rimane un classico film di guerra che non è invecchiato nemmeno di un secondo e si aggiunge a titoli come Apocalypse Now (1979) e Platoon (1986). Full Metal Jacket (1987) rimane in settima posizione perché la prima parte del film sovrasta la seconda.

    6. Orizzonti di gloria (1957)

    Orizzonti di gloria (1957) è il film che ha messo Stanley Kubrick sulla mappa. Il classico con Kirk Douglas vive dell’interpretazione magistrale dell’attore protagonista e di una messa in scena innovativa. Le scene nelle trincee vi lasceranno a bocca aperta dalla bellezza visiva, ma anche dalla paura che infondono. La fotografia in bianco e nero di queste sequenze, specialmente di notte, ricorda i migliori noir con il suo alto contrasto e infonde angoscia allo spettatore. Abituati come siamo a titoli torrenziali del regista come Eyes Wide Shut (1999), premio Orizzonti di gloria (1957) con la sesta posizione anche per la durata di 88 minuti. Seppur pochi, sono abbastanza per raccontare in maniera convincente la storia e per godersi tutta la magia del cinema di Kubrick.

    5. Il dottor Stranamore, ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba (1964)

    Il titolo chilometrico de Il dottor Stranamore già fa presagire il tono sarcastico della pellicola con Peter Sellers, George C. Scott e Sterling Hayden. Il film continua la critica alla guerra iniziata da Kubrick in Orizzonti di gloria (1957) e conclusasi con Full Metal Jacket (1987). Se questi ultimi due film sono totalmente drammatici, Il dottor Stranamore (1964) preferisce optare per la black comedy. Tuttavia, la natura caustica che aveva contraddistinto i due film citati non viene snaturata ma elevata dalla commedia beffarda di Kubrick. Basti pensare al surreale dottor Stranamore, scienziato nazista con la sindrome della mano aliena che fa saluti romani senza il suo consenso. O forse no. Il dottor Stranamore (1964) è l’unica occasione per vedere un Kubrick così scherzoso e per questo merita la quinta posizione.  

    4. Barry Lyndon (1975)

    Barry Lyndon sfiora il podio grazie al suo impianto visivo, uno dei più innovativi e significativi nella filmografia di Kubrick. Qui, il regista si trova a che fare con uno dei suoi generi di riferimento, quello storico. Kubrick aveva già sguazzato in queste acque con Spartacus (1960) e Orizzonti di gloria (1957), ma Barry Lyndon (1975) li sovrasta a mio avviso. Se da un lato la trama racconta in maniera sublime l’ascesa e il declino di un uomo in cerca di ricchezza facile, è l’aspetto estetico a dover essere celebrato a dovere. L’uso, quasi esclusivo, di luce naturale per la fotografia crea dei veri e propri quadri in ogni frame della pellicola. Kubrick si ispira chiaramente all’arte su tela e dona allo spettatore la sua versione di dipinti in movimento. Uno spettacolo per gli occhi che merita la quarta posizione.

    3. Shining (1980)

    Shining (1980) è l’ennesima dimostrazione dello stile versatile del regista americano. Che si tratti di horror, thriller, crime, fantascienza o film storico, Kubrick fa incursioni in ognuno di questi generi e porta a casa capolavori a destra e a manca. Il film del 1980 è ormai un classico del terrore per svariati punti di forza. Dalle interpretazioni fenomenali di Jack Nicholson e Shelley Duvall ai set mozzafiato dell’Overlook Hotel, e senza dimenticare la fotografia glaciale di John Alcott, Shining (1980) è un titolo indiscutibile nel repertorio kubrickiano. Il terzo posto è dovuto anche  alla grande influenza che ha avuto sul genere. Prima di spostarci al secondo posto, vi consiglio di vedere Overlook Hotel - Stanza 237 (2012) subito dopo Shining (1980), per espandere l’universo terrificante di questo horror ed esplorare svariate teorie riguardo al film.

    2. Arancia meccanica (1971)

    La battaglia per il primo posto tra Arancia meccanica (1971) e il classico che troverete in cima al podio è stata dura. Il cult distopico d’inizio anni ‘70 vede Kubrick tornare sui territori politici già esplorati ne Il dottor Stranamore (1964) e in Spartacus (1960). Temi come il crimine giovanile, la violenza della società e la prigione la fanno da padrona in una sceneggiatura che strizza l’occhio anche alla commedia nera, se non nerissima. Arancia meccanica (1971) fa parte di quel filone di film controculturali e provocanti a cui appartengono altri cult come Assassini nati - Natural Born Killers (1994) e Bronson (2009). Nonostante un livello estetico quasi imbattibile, è proprio la leggera superiorità del titolo al primo posto che relega Arancia meccanica (1971) al secondo.    

    1. 2001: Odissea nello spazio (1968)

    2001: Odissea nello spazio (1968) è l’unico film fantascientifico di Stanley Kubrick, se non si considerano i tocchi sci-fi di Arancia meccanica (1971). Insieme al film con Malcolm McDowell e a Shining (1980), questo capolavoro del 1968 forma il trittico di film più famosi del regista. Anche un non appassionato di cinema sa dell’esistenza di 2001: Odissea nello spazio (1968). E questo è un risultato sbalorditivo per un film d’autore criptico con 139 minuti di durata. Oltre al grande impatto a livello culturale, il film rimane un gioiello visivo impareggiabile, a partire dalle sequenze nello spazio. Come altri classici del sottogenere hard sci-fi, il film non è tirchio di richiami filosofici, di momenti meditativi e di complessità narrative. Ma sono proprio tutti questi ingredienti - appeal pop, estetica visionaria e impronta filosofica - a renderlo il miglior film di Kubrick.

  • “Only Murders in the Building” e altri cozy mystery perfetti da guardare in autunno

    “Only Murders in the Building” e altri cozy mystery perfetti da guardare in autunno

    Alessandro Zaghi

    Alessandro Zaghi

    Editor a JustWatch

    Le giornate si accorciano, l’autunno è arrivato, l’accoppiata plaid/ serie tv è un richiamo irresistibile. Arriva Halloween con la sua dose di horror,  ma se siete alla ricerca di qualcosa di caldo, abbiamo le serie tv che state cercando. Il cozy mystery, il genere in cui il fascino del giallo si fonde ai toni pastello della comedy, perfetto per chi ama gettarsi tra indizi e prove ma con la giusta dose di leggerezza. 

    Dalla nuova stagione di Only Murders in the Building (2021) verso la provincia italiana di del BarLume (2013), dalla queen Angela Lansbury fino alla scena del crimine made in Shondaland di The Residence (2025), in questa lista trovate le serie cozy mystery con cui scaldarvi questo autunno.

    Only Murders in the Building (2021– )

    Il fascino di New York, un’amicizia improbabile, un podcast improvvisato e misteri da risolvere. Only Murders in the Building non solo è uno dei cozy mystery più riusciti di sempre, ma anche una delle serie più godibili e appassionanti uscite negli ultimi anni. Un racconto delicato, in cui il giallo “classico” si incontra con un ritmo quasi da sitcom, con il trio Steve Martin, Martin Short e Selena Gomez che funziona come un trio comico perfetto, tra sarcasmo e malinconia per una Manhattan che non c’è più. Un titolo perfetto e adatto a tutti, consigliato a chi cerca un titolo leggero e brillante. Un consiglio per l’autunno? Cioccolata calda, coperta e quinta stagione (o un rewatch, perchè no).

    La signora in giallo (1984–1996)

    La signora in giallo (1984) con Jessica Fletcher è, senza ombra di dubbio, la madrina di tutti i cozy mystery moderni. Come la Gubbio di Don Matteo (2000), anche la sua Cabot Cove è il prototipo del microcosmo dove il crimine è quasi un’abitudine, ma anche qui sempre risolto con grazia e intuito. Angela Lansbury regala al personaggio un’eleganza e un aplomb che rende ogni episodio un piccolo rituale. È perfetta per chi ama i gialli rassicuranti, le serie “da compagnia” e il fascino vintage della TV anni Ottanta. Rivederla oggi, tra un tè e la pioggia fuori, è come tornare a casa dopo una lunga giornata, un classico del cozy mystery che appassiona ancora oggi.

    Poirot (1989–2013)

    Un altro classicone, un’altra figura mitologica del cozy mystery, l'Hercule Poirot portato in scena da David Suchet è uno dei personaggi più iconici della tv, il GOAT dei detective insieme allo Sherlock Holmes di Jeremy Brett (1984). Impeccabile, preciso, ossessionato dall’ordine, ma allo stesso tempo umanissimo e rassicurante. Una serie classica, rassicurante, ma rispetto alle altre incluse in questa lista con Poirot l’asticella narrativa si alza, d’altronde siamo davanti ad Agatha Christie, la regina incontrastata del giallo. Ogni episodio è un piccolo gioiello di logica, ambientato tra i fasti degli anni Trenta, elegante come solo i gialli classici sanno essere. Questa è la serie ideale per chi vuole qualcosa di raffinato e impeccabile, perfetto per le lunghe serate d’autunno.

    L’ispettore Coliandro (2006–2021)

    Nato dalla penna di Carlo Lucarelli e diretto dai Manetti Bros. (Diabolik, 2021), L’ispettore Coliandro è il lato punk del cozy mystery italiano. Bologna diventa un labirinto noir, dove il protagonista si muove tra la comedy e il macchiettistico spudorato (i riferimenti a Clint Eastwood e alle atmosfere de L’ispettore Callaghan sono un colpo da maestro). È ideale per chi ama i gialli irriverenti e ricchi di comicità, questa serie è un gioiellino delle produzioni Made In Italy, perfetto per chi cerca un titolo leggero e divertente, un ottimo tassello anche per apprezzare lo stile dei registi tra i più apprezzati del nostro panorama contemporaneo.

    I delitti del BarLume (2013– )

    Come suggerisce il titolo, qui i toni sono decisamente più luminosi, con I delitti del BarLume si va nella provincia toscana. Basata sui romanzi di Marco Malvaldi, la serie è più vicina alla commedia italiana che al mystery, i casi si avvinghiano alle voci di paese, alle chiacchiere degli anziani seduti al bar, tra una partita di carte e un camparino. Una serie delicata, affettuosa, dove si respira la vita lenta ma con un ritmo comico e gentile. Meno “dark” e polizziottesca di Coliandro, anche il BarLume è un titolo leggero e divertente, ma più morbido, perfetta anche per la visione in famiglia.

    Enola Holmes (2020)

    Più che un semplice spin-off dell’universo di Sherlock, Enola Holmes è un esperimento riuscito di re-invenzione del mystery per il pubblico young adult. Millie Bobby Brown si ritaglia addosso un’eroina vivace e intelligente, capace di fondere ironia e determinazione in una storia che parla di indipendenza e identità femminile. La regia di Harry Bradbeer (Fleabag, 2016) dà ritmo e modernità, anche se a volte la costante rottura della quarta parete e rende il film più simile a un esercizio di stile, che una trovata realmente brillante com’era stato con Phoebe Waller-Bridge. È però un titolo perfetto per chi cerca un cozy mystery d’avventura, pieno di humour britannico e con un messaggio di empowerment ben calibrato, ideale per un pubblico teen o per chi vuole qualcosa di leggero ma non superficiale. Non avrà il fascino classico del fratello Sherlock, ma la giovane Holmes aggiorna il genere con energia e stile.

    The Afterparty (2022–2023)

    Un mistero, una rimpatriata, e ogni sospettato racconta la stessa notte in un genere cinematografico diverso, dal musical alla commedia romantica, dal thriller all’action. Se non avete ancora visto The Afterparty, questo autunno è l’occasione perfetta per scoprire un titolo che ha reinventato il giallo, sperimentando e giocando tra stili diversi, episodio dopo episodio. Un esperimento tra i più azzeccati degli ultimi anni, se avete amato il ritmo stile Knives Out (2019) questo è il titolo che fa per voi. Alcuni episodi funzionano meglio di altri, ma il risultato è sempre brillante e originale. È perfetta per chi vuole un cozy mystery più moderno e imprevedibile, un antidoto al grigiore dell’autunno

    Deadloch (2023– )

    Sulla costa della Tasmania, due detective diversissime tra loro indagano su un omicidio che sconvolge una piccola comunità. Deadloch mescola mistero, satira e humour nero, trasformando il cozy in un racconto femminista, queer e irriverente. È una serie piena di ritmo e battute taglienti, ma anche capace di momenti di autentica empatia. Perfetta per chi ama i gialli fuori dagli schemi e vuole ridere anche mentre cerca il colpevole. È il titolo più recente di questa lista e forse anche il più sorprendente: dimostra che il cozy può evolversi senza perdere il suo calore.

    Il club dei delitti del giovedì (2025)

    Diretto da Chris Columbus, Il club dei delitti del giovedì è un cozy mystery elegante e pieno di calore, ambientato nel luogo meno crime di sempre, una residenza per anziani che diventa teatro di indagini, segreti e amicizie inattese. Helen Mirren, Pierce Brosnan e Ben Kingsley guidano un cast da scuola di cinema, capace di fondere humour a tocchi malinconici. Un titolo che gioca con le regole del genere, sostituendo l’adrenalina con la tenerezza e i colpi di scena con l’ora del tè trascorsa insieme ai vecchi amici. Un film che parla di curiosità, memoria e voglia della continua voglia di scoprire, anche quando il tempo sembra rallentare. Perfetto per chi ama i gialli dal ritmo pacato e le atmosfere british.

    The Residence (2025)

    Prodotta da Shonda Rhimes, The Residence porta il delitto perfetto nel posto più sorvegliato del pianeta: la Casa Bianca. Durante una cena di Stato, il maggiordomo del Presidente viene trovato morto e a indagare arriva Cordelia Cupp, una detective geniale, sarcastica e fuori dagli schemi. Uzo Aduba è perfetta nel ruolo, a metà tra Poirot e Benoit Blanc ma con un’ironia tutta sua. La serie mescola mistero e satira politica, tra battute, colpi di scena e un ritmo che tiene sempre alta l’attenzione. È brillante, divertente e piena di personaggi eccentrici, perfetta per chi ama i gialli moderni con una vena comica e un tocco di caos tipico di Shondaland.

  • “La donna della cabina numero 10” e altri 10 thriller psicologici con protagoniste femminili

    “La donna della cabina numero 10” e altri 10 thriller psicologici con protagoniste femminili

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Con La donna della cabina numero 10 (2025) il thriller psicologico torna a brillare grazie a una protagonista femminile complessa, fragile e insieme determinata. Ma la storia di donne che combattono contro i propri demoni – reali o interiori – attraversa tutto il cinema contemporaneo, trasformandosi in un linguaggio potente per esplorare paura, potere e identità.

    Dalla freddezza calcolatrice di Amy in Gone Girl (2014) alla follia perfettamente coreografata de Il cigno nero (2010), questi film mostrano donne che reagiscono al controllo e al trauma con forza e ambiguità. Quindi, ecco a voi dieci titoli da recuperare, dove il cuore pulsante del thriller è una protagonista indimenticabile.

    1. Gone Girl – L’amore bugiardo (2014) 

    Rosamund Pike firma un’interpretazione glaciale e perfetta nei panni di Amy Dunne, donna scomparsa e insieme regista del proprio destino. In Gone Girl, Fincher smonta il mito del matrimonio e dei media, trasformando la protagonista in un’icona del controllo. Amy è tutto ciò che la società non vuole che una donna sia: intelligente, vendicativa, capace di ribaltare la narrazione per sopravvivere. Il fascino del film sta nella sua ambiguità, nel confondere continuamente vittima e carnefice. Il suo ritratto ha ispirato una generazione di thriller al femminile, come Sharp Objects (2018), dove l’ossessione diventa una forma di potere.

    2. La ragazza del treno (2016) 

    Emily Blunt offre una delle performance più fragili e realistiche del cinema recente. Rachel, la protagonista di La ragazza del treno, è un’alcolista la cui memoria compromessa la rende inaffidabile perfino a sé stessa. Il film ci porta dentro la sua mente confusa, tra rimpianti, illusioni e un desiderio disperato di verità. L’empatia che Blunt suscita deriva proprio dalla sua vulnerabilità: la vediamo crollare, ma anche ricomporsi e affrontare la realtà. È un thriller domestico e psicologico che usa la soggettività come gabbia e specchio. 

    Chi ha amato l’introspezione sofferta di The Girl Before (2021) o la tensione domestica di The Undoing (2020) troverà in La ragazza del treno un dramma altrettanto torbido e sensuale.

    3. A Simple Favor – Un piccolo favore (2018) 

    Blake Lively e Anna Kendrick si muovono in un elegante gioco di specchi dove la manipolazione si traveste da amicizia. A Simple Favor è un thriller che mescola ironia, mistero e fashion con sorprendente equilibrio, mostrando due donne opposte che si definiscono a vicenda: la carismatica Emily e la ingenua Stephanie. Il film sovverte il classico binomio “buona e cattiva” e costruisce un duello psicologico in cui entrambe manipolano e si lasciano manipolare. La forza sta nella scrittura affilata e nella messa in scena lucente, che nasconde una crudeltà da noir. Chi ama le protagoniste ambigue apprezzerà anche Big Little Lies (2017 – 2019), dove il glamour diventa maschera di un trauma condiviso.

    4. Il cigno nero (Black Swan, 2010) 

    Natalie Portman vince l’Oscar per una delle interpretazioni più fisiche e devastanti mai viste. In Il cigno nero, Aronofsky trasforma la danza in un campo di battaglia mentale, dove la ricerca della perfezione coincide con la discesa nella follia. Nina è una protagonista tragica, imprigionata tra disciplina e desiderio, tra la purezza del Cigno Bianco e la sensualità oscura del Cigno Nero. La forza del film sta nella sua ambivalenza: la fragilità diventa estasi, la distruzione liberazione. È un viaggio nella mente femminile che ricorda i turbamenti psicologici di Perfect Blue (1998), altra storia di identità spezzata e sguardi che consumano.

    5. Promising Young Woman (2020) 

    Carey Mulligan dà vita a una delle eroine più complesse del cinema recente. In Promising Young Woman, Cassie trasforma il trauma in arma, fingendosi vulnerabile per smascherare l’ipocrisia patriarcale. Emerald Fennell costruisce un film che mescola il linguaggio pop con la rabbia del thriller morale, creando una tensione costante tra vendetta e compassione. Cassie non cerca la redenzione: cerca la verità, e in questo sta la sua forza. È un film che parla di dolore e controllo, ma anche di solidarietà femminile. Chi ama i racconti di rivalsa psicologica apprezzerà anche I Care a Lot (2021), dove Rosamund Pike incarna un altro tipo di potere corrotto.

    6. The Night House (2021) 

    Rebecca Hall domina The Night House con una performance di pura intensità emotiva. Dopo la morte del marito, la protagonista scopre segreti che la costringono a confrontarsi con il vuoto, la paura e la propria mente. Il film è un ritratto straordinario del lutto e della negazione, costruito con tensione sottile e malinconia profonda. Hall regge da sola l’intera narrazione, oscillando tra razionalità e allucinazione. Il suo sguardo incredulo e vulnerabile è ciò che tiene lo spettatore ancorato alla realtà. Chi ha amato l’orrore psicologico di Relic (2020) o Hereditary (2018) troverà in The Night House una riflessione più intima e umana.

    7. Run (2020)

    In Run, la giovane Kiera Allen sfida Sarah Paulson in un intenso confronto madre-figlia che scivola nel terrore domestico. La protagonista, costretta su una sedia a rotelle, scopre che la donna che la protegge potrebbe in realtà imprigionarla. Il film ribalta il paradigma della vittima, trasformando la fragilità fisica in determinazione pura. Allen offre una prova fisica e coraggiosa, sostenuta da una regia essenziale che amplifica il senso di oppressione. È un thriller asciutto, di tensione costante, dove la paura nasce dall’intimità familiare. Chi ama le protagoniste resilienti troverà echi simili in Room (2015) e Misery non deve morire (1990).

    8. La ragazza più fortunata del mondo (2022) 

    Mila Kunis sorprende in La ragazza più fortunata del mondo (2022), adattamento dell’omonimo romanzo di Jessica Knoll. La sua Ani sembra avere tutto: lavoro perfetto, fidanzato ideale, vita impeccabile. Ma dietro la superficie si nasconde un trauma che riaffiora con violenza. Il film esplora il tema dell’immagine femminile come costruzione sociale e sopravvivenza psicologica. Kunis mostra come la rabbia e la vergogna possano convivere, dando vita a una protagonista dura, sarcastica, ma profondamente umana. È una storia di resilienza che dialoga idealmente con The Morning Show (2019 – 2026) o Frammenti di lei (2022), altre opere in cui la maschera della perfezione si sgretola sotto la pressione della memoria.

    9. Last Night in Soho (2021) 

    Last Night in Soho è un sogno che si trasforma in incubo. Thomasin McKenzie interpreta Eloise, una giovane stilista che, trasferitasi a Londra, comincia a vivere visioni del passato attraverso gli occhi di una cantante misteriosa. Wright fonde thriller psicologico e horror pop in un’estetica accecante, dove la fascinazione per il glamour diventa pericolo. Eloise è ingenua e sensibile, ma il suo percorso è di risveglio e autodifesa. Il film riflette sul modo in cui le donne vengono consumate dallo sguardo maschile — letteralmente e simbolicamente. Chi ama atmosfere simili troverà in The Neon Demon (2016) o Black Mirror: San Junipero (nella terza stagione di Black Mirror) la stessa tensione visiva e malinconica.

    10. The Invitation (2016)

    Con The Invitation, Karyn Kusama costruisce un gioiello di paranoia lenta e implacabile. Tammy Blanchard incarna la forza inquietante di una donna che sembra serena ma nasconde un culto distruttivo. Il film è una riflessione sulla fede cieca, la manipolazione e la violenza psicologica di gruppo. Kusama, una delle poche registe a muoversi con coerenza nel thriller contemporaneo, firma un’opera in cui il pericolo è sempre fuori campo, trattenuto fino all’ultimo respiro. La protagonista femminile, magnetica e disturbante, è il cuore segreto del film. Chi ama il crescendo teso e ambiguo di Coherence (2013) o The Gift (2000) troverà qui una tensione altrettanto raffinata e glaciale.

  • Tutti i film più attesi del 2026, tra sequel e nuovi titoli

    Tutti i film più attesi del 2026, tra sequel e nuovi titoli

    Andrea Ballerini

    Andrea Ballerini

    Editor a JustWatch

    Il 2026 si preannuncia come un anno ricco di sorprese per tutti gli amanti del cinema. Sembra proprio che le uscite del prossimo anno lasceranno tutti soddisfatti. Non importa se vi piacciono i blockbuster o i film di genere, il 2026 porterà con sé un altro grande anno di cinema. Per questo motivo, qui sotto trovate i 10 film più attesi del 2026 con le loro date d’uscita.

    Tra i titoli presi in considerazione, ho tenuto conto sia di film che provengono da saghe che pellicole a sé stanti. Inoltre, ho dato spazio non solo a film ad alto budget, ma anche a opzioni più contenute, se per contenute intendiamo 80 milioni di dollari per La Sposa! . Per questo motivo, non disperate se nella lista non compaiono titoli come Jumanji 3 o Toy Story 5. Infine, tutti i 10 film più anticipati del 2026 sono ordinati in base alla data di uscita italiana.

    1. 28 anni dopo - Il tempio delle ossa (15 gennaio 2026)

    Il 2025 è stato l’anno del ritorno per tutti i fan della saga di 28 giorni dopo (2002). A quasi vent’anni di distanza dal secondo capitolo 28 settimane dopo (2007) di Juan Carlos Fresnadillo, 28 anni dopo (2025) ha riportato al cinema la saga zombie e ha sancito anche il ritorno della collaborazione tra Danny Boyle e Alex Garland. Il grande risultato ai botteghini, più di 150 milioni di incassi, ha soffiato nuova linfa vitale sul franchise horror. Infatti, solo un anno dopo, 28 anni dopo - Il tempio delle ossa catapulta di nuovo gli spettatori nella Gran Bretagna post-apocalittica che ha caratterizzato tutta la saga. Se Boyle è presente solo in vece di produttore e Garland rimane lo sceneggiatore, i fan della saga possono stare tranquilli perché la regia è affidata a Nia DaCosta, che già aveva dimostrato tutta la sua bravura nel genere con Candyman (2021).

    2. Scream 7 (27 febbraio 2026)

    I fan dell’horror continueranno a gioire per tutto il 2026. A trent’anni esatti dall’uscita di Scream (1996), film leggendario dell’altrettanto leggendario regista Wes Craven, il settimo capitolo della saga è pronto a terrorizzare di nuovo. La saga che ha fatto impazzire gli amanti dell’horror ha rivoluzionato il sottogenere slasher decostruendolo, ma lasciando intatte le morti cruente da arma bianca. La formula di Scream è cambiata nel tempo senza mai risultare riciclata e Scream 7 sembra mantenere le promesse. Infatti, alla regia troviamo Kevin Williamson, già sceneggiatore del primo, secondo e quarto capitolo del franchise. Il killer dall’iconica maschera è pronto a tornare.     

    3. L'ultima missione: Project Hail Mary (marzo 2026)

    A quasi dieci anni di distanza da First Man - Il primo uomo (2018), Ryan Gosling torna nello spazio con L'ultima missione: Project Hail Mary. Il film di Phil Lord e Christopher Miller si posiziona a metà tra la grande narrativa sci-fi alla Interstellar (2014) o alla Sunshine (2007) con tocchi comici che sgrassano i temi cupi come in Mickey 17 (2025). Allo stesso tempo, ciò che rende L'ultima missione: Project Hail Mary (2026) uno dei film più attesi del 2026 è sicuramente il materiale narrativo da cui è tratta la sceneggiatura. Stiamo parlando del romanzo omonimo di Andy Weir, ormai un punto di riferimento nell’ambiente fantascientifico per un altro capolavoro poi trasposto sul grande schermo: Sopravvissuto - The Martian (2015).   

    4. La Sposa! (5 marzo 2026)

    Il prossimo anno sarà una festa continua per gli amanti degli horror. Se 28 anni dopo - Il tempio delle ossa (2026) e Scream 7 (2026) aprono le danze, La Sposa! (2026) di Maggie Gyllenhaal potrebbe portare il tutto a un livello superiore. Dopo la versione moderna di Frankenstein (2025) di Guillermo del Toro, l’attrice al suo secondo film da regista rivisita un classico dell’horror come La moglie di Frankenstein (1935). E dal teaser trailer rilasciato per la promozione del film, ci possiamo aspettare una versione che incrocia le tematiche gotiche e orrorifiche del materiale originale con atmosfere che ricordano, udite udite, i film gangster. Non a caso, La Sposa! (2026) è ambientato nella Chicago degli anni ‘30 perfettamente descritta nel classico di De Palma Gli intoccabili (1987).

    5. Star Wars: The Mandalorian and Grogu (20 maggio 2026)

    Star Wars: The Mandalorian and Grogu porta di nuovo sul grande schermo l’infinita e mai banale saga di Star Wars. Pensate che Star Wars: L'ascesa di Skywalker (2019) era uscito addirittura in epoca pre-COVID. Ovviamente, la pellicola in uscita a maggio 2026 funge da continuazione dell’amata serie TV di tre stagioni The Mandalorian (2019). Infatti, Pedro Pascal torna nei panni di Din Djarin e con lui ci sarà l’immancabile compagno di avventure Grogu, meglio noto come Baby Yoda. Se pensiamo alla restante parte del cast –tra tutti Sigourney Weaver e Jeremy Allen White– e alla regia affidata al re dei blockbuster moderni Jon Favreau, non possiamo che essere certi che la saga sia in buone mani.

    6. Odissea (16 luglio 2026)

    Christopher Nolan ci ha abituato a livelli di epicità fuori dal comune. Dal primo capitolo della trilogia dell’uomo pipistrello Batman Begins (2005) in poi, i film di Nolan hanno sempre mantenuto alta l’asticella in quanto a grandiosità. Dopo altri film storici, seppur ambientati in tempi moderni, come Dunkirk (2017) e Oppenheimer (2023), il regista inglese mette mano per la prima volta all’epica vera e propria. Non solo, il suo esordio nel genere Odissea si basa su uno dei testi più famosi e classici scritti da Omero. Se non bastasse il carattere mitologico a rendere leggendario questo film, a togliere ogni dubbio ci pensa il cast corale, anch’esso veramente epico: Matt Damon, Anne Hathaway, Tom Holland, Zendaya, Robert Pattinson, Lupita Nyong'o, Jon Bernthal e Charlize Theron tra gli altri.

    7. Spider-Man: Brand New Day (31 luglio 2026)

    Tom Holland avrà un 2026 molto movimentato. Oltre ad apparire in Odissea (2026), l’attore torna al cinema con una nuova trilogia sull’Uomo Ragno che si apre con Spider-Man: Brand New Day. Il film è anche la continuazione della trilogia precedente che comprende Spider-Man: Homecoming (2017), Spider-Man: Far from Home (2019) e Spider-Man: No Way Home (2021). Quest’ultimo film aveva incassato quasi 2 miliardi di dollari, entrando nella top 10 dei film più redditizi di sempre. Holland non è l’unico attore di Odissea (2026) a recitare nel film di Destin Daniel Cretton. Insieme a lui ritroveremo Jon Bernthal nei panni di Frank Castle, nient’altro che The Punisher. Visto il successo della trilogia precedente, Spider-Man: Brand New Day (2026) sembra destinato a inaugurarne un’altra con simili risultati.

    8. The Legend of Aang The Last Airbender (9 ottobre 2026)

    The Legend of Aang The Last Airbender ha sulle spalle una pressione non da poco. Dopo il finale dell’amata serie Avatar - La leggenda di Aang (2005), Hollywood aveva già provato a portare sul grande schermo la vicenda di Aang. Tuttavia, L'ultimo dominatore dell'aria (2010) si era dimostrato un film non all’altezza del materiale di riferimento, nonostante la presenza alla regia di M. Night Shyamalan. The Legend of Aang The Last Airbender (2026) di Lauren Montgomery e William Mata, però, già presenta dei buoni presupposti. A cominciare dalla scelta di affidarsi all’animazione e di stare il più lontano possibile dal formato live-action. Se poi pensiamo che la pellicola dovrebbe essere la prima di una trilogia, non ci dovrebbero essere più dubbi.

    9. Avengers: Doomsday (18 dicembre 2026)

    Un nuovo anno al cinema non potrebbe essere lo stesso senza il ritorno degli Avengers. Avengers: Doomsday vede di nuovo alla regia i veterani del MCU Anthony e Joe Russo e si unisce agli altri film sul team di supereroi diventandone la quinta installazione, oltre che trentanovesimo film del Marvel Cinematic Universe. Come per Odissea (2026), la pellicola vanta un cast chilometrico con le migliori star del momento, da Chris Hemsworth a Vanessa Kirby, passando per Ebon Moss-Bachrach e Letitia Wright. E Tom Holland, che come abbiamo detto non può che aspettarsi un 2026 a dir poco vivace. Ma la vera star del film potrebbe essere il villain che dà il nome a questo capitolo, interpretato da Robert Downey Jr..

    10. Dune: Part Three (18 dicembre 2026)

    Dopo il tentativo mal riuscito negli anni ‘80 da parte di David Lynch, la mastodontica raccolta di romanzi sci-fi di Frank Herbert ha trovato l’adattamento che meritava con la trilogia di Denis Villeneuve. Dopo Dune (2021) e Dune - Parte due (2024), il trittico del regista canadese con Timothée Chalamet e Zendaya si conclude con Dune: Part Three. Anche se poco si sa di questo epilogo, possiamo essere certi che porterà sullo schermo gli ingredienti che hanno reso magici i primi due capitoli. Immagini maestose, sequenze d’azione impressionanti, introspezione e intrighi politici saranno di nuovo le punte di diamante di Dune: Part Three (2026).

  • “Il Mostro” e altre 9 migliori serie true crime italiane tratte da storie vere

    “Il Mostro” e altre 9 migliori serie true crime italiane tratte da storie vere

    Alessandro Zaghi

    Alessandro Zaghi

    Editor a JustWatch

    Su Netflix è arrivato Il Mostro (2025), la nuova serie di Stefano Sollima presentata in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia. Non un crime qualunque, ma quattro episodi che raccontano la storia del Mostro di Firenze attraverso la paura e la morbosità per il male che il caso scatenò nell’opinione pubblica italiana.

    Sollima, che già con Romanzo criminale (2008) e Suburra (2017) aveva ridefinito il noir italiano, qui porta all’estremo il suo stile, tra atmosfere sospese, prospettive ribaltate, la provincia che inquieta e dialoghi “veri”, presi dai processi. Il risultato è cupo, disturbante e ipnotico: non un semplice giallo, ma uno specchio dell’Italia di quegli anni, dei suoi mutamenti sociali e delle sue psicosi.

    Oltre a questa attesa serie per Netflix, ecco le migliori serie true crime italiane basate su storie vere, qui riportate in ordine cronologico.

    1. SanPa – Luci e ombre di San Patrignano (2020)

    Quando uscì, a fine 2020, SanPa fu uno shock. Cinque episodi, tra testimonianze e immagini d’archivio, che raccontavano la comunità di San Patrignano e il suo fondatore Vincenzo Muccioli. Una storia che intreccia la piaga dell’eroina in Italia con la figura ambigua di un uomo capace di salvare e distruggere al tempo stesso. Non un vero è proprio true-crime, perchè l’oscurità rimane sempre sullo sfondo, velata, ed è proprio questa ambivalenza il punto di forza della serie che punta il dito senza mai accusare, limitandosi a spostare la tenda. Un documentario crudo, non per tutti, ma che vi conquisterà se cercate un ritratto senza filtri dell’Italia tra gli anni ‘70 e ‘90. 

    2. Veleno (2021)

    Un esordio che diede il via al fortunatissimo genere del podcast true-crime italiano, il caso dei “Diavoli della Bassa modenese” è stato poi trasformato in una serie di cinque episodi. Uno dei processi più controversi e morbosi degli anni ’90 che ancora oggi mette i brividi, un sistema di ricordi distorti e decisioni giudiziarie che hanno separato decine di bambini dalle famiglie. Veleno funziona soprattutto quando dà voce diretta a genitori, assistenti sociali ed ex-minori, riprendendo il marchio di fabbrica del podcast firmato da Pablo Trincia. Se avete amato la versione audio non potete perdervi questa serie, consigliata soprattutto a chi cerca un true crime investigativo, più interessato alle conseguenze reali che al colpo di scena. Tra i titoli italiani resta uno dei più coraggiosi.

    3. Marta – Il delitto della Sapienza (2021)

    Una tra le storie di cronaca più dolorose e insensate, l’omicidio di Marta Russo, studentessa colpita da un proiettile nel 1997 all’università La Sapienza di Roma. Il punto di forza di questo titolo in due episodi è la scelta di restituire la voce della vittima attraverso i suoi diari, letti da Silvia D’Amico. Un modo delicato per trasformare la cronaca giudiziaria in memoria, senza snaturare nell’ossessione per il dolore che invece accomuna molti altri titoli true-crime. Accanto a interviste e video dell’epoca, questo tocco intimo rende il racconto più umano e riflessivo. Non entra nei dettagli processuali quanto Il caso Yara o Veleno, ma colpisce per la sobrietà. Perfetto per chi cerca un racconto di cronaca che mette al centro l’umanità e la vita della vittima.

    4. Alfredino – Una storia italiana (2021)

    La tragedia di Vermicino del 1981, seguita in diretta TV da milioni di italiani, ricostruita in quattro episodi intensi. Alfredino non è un classico true crime, ma si concentra sul racconto di come un dramma privato diventò parte della coscienza collettiva di un intero paese. Una serie toccante, che riesce a rappresentare la disperazione e l’impotenza della famiglia e dei soccorsi, senza tuttavia mai snaturare i fatti, senza mai esasperare i toni. Per il tema trattato questo titolo potrebbe non essere adatto a tutti, rimane consigliata a chi vuole ripercorrere uno dei fatti più commoventi e toccanti della storia italiana, dato che la serie tratta anche di come dalla tragedia del piccolo Alfredo venne creata la Protezione Civile.

    5. Vatican Girl – La scomparsa di Emanuela Orlandi (2022)

    Quattro episodi Netflix che raccontano un mistero che da quarant’anni ossessiona l’Italia, la scomparsa di Emanuela Orlandi nel 1983. Una docu-serie che ripercorre la vicenda, tra filmati dell’epoca, archivi, interviste inedite e testimonianze dei familiari della ragazza. Con toni che ricordano The Keepers (2017) questa serie si avvicina più all’inchiesta giornalistica ma senza dare risposte definitive, concentrandosi più sui depistaggi, sui silenzi, sulla frustrazione della famiglia Orlandi. Vatican Girl è perfetta per chi ama i true crime carichi di complotti e piste irrisolte, consigliata anche a chi vuole ripercorrere gli intrighi e i lati oscuri della storia politica dell’Italia.

    6. Dove nessuno guarda – Il caso Elisa Claps (2023)

    Un altro caso di rapimento, ma questa volta risolto con la più “banale” delle soluzioni. Anche Dove nessuno guarda è una denuncia ai depistaggi e alle omissioni che circondarono il caso, anche in questo caso al centro c’è il dolore di una famiglia. Qui tuttavia su punta il dito, si sottolinea come la soluzione a questo crimine fosse sotto gli occhi di tutti. Il tono è rispettoso, la serie è stata realizzata con il contributo della famiglia Claps, tuttavia l’atmosfera di questa serie è soffocante, anche se non raggiunge mai la profondità del podcast da cui è tratta. Consigliata a chi cerca atmosfere più oscure e disturbanti, un ritratto dettagliato di un femminicidio e delle tante forme che può assumere il male. 

    7. Il caso Yara – Oltre ogni ragionevole dubbio (2024)

    Cinque episodi che ripercorrono il caso di Yara Gambirasio con un approccio quasi forense, tra intercettazioni, atti processuali, nuove interviste. Il racconto analitico, anche se talvolta eccede nel sensazionalismo cercando di spiazzare lo spettatore, rimettendo il caso in discussione. Al centro de Il caso Yara, infatti, rimane l’approccio quasi forense di questa serie, che cerca di scavare tra fatti e prove, riaprendo la porta ai dubbi che circondarono il caso, talvolta risultando freddo, e non è un caso che questa serie abbia fatto molto discutere. Un titolo perfetto per chi ama i true crime “procedurali”, dove il dramma è messo in secondo piano per concentrarsi sul metodo investigativo. Un lavoro lucido che invita a interrogarsi su come si costruisce  (o si smonta) una verità giudiziaria.

    8. Avetrana – Qui non è Hollywood (2024)

    Nonostante l’impronta cinematografica, Avetrana – Qui non è Hollywood riesce a evitare facili sensazionalismi, portando in scena il volto “umano” di uno dei casi di cronaca più controversi tra quelli inclusi in questa lista. Le gelosie, le dinamiche tossiche tra membri della stessa famiglia, l’ossessione per la fama, il male raccontato nelle sue sfumature apparentemente più banali. E ancora, un piccolo paese del Sud Italia trasformato per anni in un palcoscenico ai limiti della morbosità. Questa serie porta lo spettatore dentro le atmosfere soffocanti di cui racconta, ed è probabilmente uno dei lavori tue-crime realizzati in italia. Consigliato a chi cerca una serie profonda, a tratti disturbante, in cui ogni personaggio è scavato in profondità, ben oltre il ritratto e le caricature grottesche che ne fecero i giornali.

    9. The Twisted Tale of Amanda Knox (2025)

    Anche questa è un titolo tra i più discussi di questa lista, soprattutto per il caos mediatico che scaturì dal caso Kercher. Ed è proprio su questo che si accentra The Twisted Tale of Amanda Knox, sui titoli di giornale e i pregiudizi culturali, sulle pressioni giudiziarie, il tutto raccontato attraverso gli occhi dell’imputata principale, che di questa serie è protagonista. Colpisce per il modo in cui mostra la tossicità della narrazione pubblica, anche se talvolta può risultare eccessivamente “di parte”. Il tono è più romanzato delle altre serie presenti in questa lista, ma offre tuttavia un punto di vista interessante perché sposta il focus dal “chi” al “come” si racconta.

  • Le 10 performance di method acting più famose

    Le 10 performance di method acting più famose

    Andrea Ballerini

    Andrea Ballerini

    Editor a JustWatch

    Il method acting è quella tecnica interpretativa che fa immedesimare completamente un attore o un’attrice nel ruolo che devono impersonare. Per farlo, un performer mima lo stile di vita, i vezzi o le caratteristiche peculiari di un personaggio, mantenendosi nella parte anche quando la camera è spenta. Rimanere nella parte, davanti e fuori dalla telecamera, durante tutta la durata delle riprese rende l’interpretazione autentica e “naturale”.

    Tuttavia, come vedrete nella lista, il method acting può spingersi oltre i confini convenzionali, richiedendo scelte difficili ed estreme. Nonostante ciò, alcuni attori o attrici rimangono fedeli a questa tecnica per il grande impatto sullo schermo. Ne sà qualcosa Daniel Day-Lewis, uno dei maestri del method acting, da poco ritornato alla recitazione in Anemone (2025). Non a caso, è l’unico attore nella lista che ho voluto premiare con due posizioni.

    Qui sotto trovate le 10 performance di method acting più famose. I criteri di scelta sono stati non solo la rilevanza nella cultura pop di queste prove attoriali, ma anche il livello di dedizione alla tecnica che gli attori e le attrici hanno dimostrato.

    10. Meryl Streep ne "Il diavolo veste Prada" (2006)

    Una delle attrici più importanti e dotate della settima arte, Meryl Streep non poteva mancare nella lista. Nonostante la parte di Miranda Priestly sia leggendaria, rimane al numero 10 della classifica perché Streep non è una classica attrice di method acting. Ne Il diavolo veste Prada, Streep ha voluto sperimentare con questa tecnica, ottenendo un risultato sorprendente nei panni dell’odiosa, autoritaria e perfezionista Priestly. Per calarsi nella parte, l’attrice si è auto isolata dal resto del cast ed è rimasta nella parte per tutta la durata delle riprese. Ciò le ha fatto guadagnare una nomination agli Oscar, ma l’esperienza le ha fatto mettere una croce sopra la tecnica. Il diavolo veste Prada (2006) rimane un classico con uno dei “cattivi” più famosi di sempre, al livello di Joker ne Il cavaliere oscuro.

    9. Al Pacino in "Scent of a Woman - Profumo di donna" (1992)

    Con interpretazioni stellari attraverso gli anni ‘70 e ‘80, tuttora stento a credere che Al Pacino abbia vinto il suo primo e ultimo Oscar nel 1993 per Scent of a Woman - Profumo di donna. Pacino è senza dubbio uno degli attori più famosi ad aver abbracciato il method acting e il film di Martin Brest è l’ennesima prova dell’efficacia e dei rischi associati alla tecnica. Oltre a rimanere sempre nella parte, Pacino ha utilizzato un bastone per non vedenti per muoversi. Se ciò non bastasse, l’attore non ha mai guardato negli occhi il cast né la troupe, arrivando anche a distorcere la sua visione. Risultato: cornea danneggiata. Se pensate che la nona posizione sia bassa, aspettate di scoprire cosa ha fatto Jamie Foxx per interpretare Ray Charles.

    8. Choi Min-sik in "Old Boy" (2003)

    Old Boy è il secondo bellissimo film della trilogia della vendetta di Park Chan-wook e non sarebbe lo stesso senza la performance da urlo di Choi Min-sik. L’attore sud coreano si è sottoposto a molte difficoltà pur di interpretare al meglio Oh Dae-Su. Oltre ad aver praticato quasi tutti i suoi stunt, Min-sik ha continuato a cambiare peso in base alle scene che doveva girare. Tuttavia, niente riesce a battere la scena del polipo, dove il suo personaggio ne divora uno vivo. L’attore ha deciso di sottoporsi lui stesso alla procedura, con un totale di quattro riprese e altrettanti polipi mangiati. Con il senno di oggi, la pratica risulta criticabile, ma dimostra l’impegno di Choi Min-sik a onorare il method acting. Per questo, lo trovate alla posizione numero otto.        

    7. Jamie Foxx in "Ray" (2004)

    Se Al Pacino in Scent of a Woman (1992) ha deciso di distorcere la sua vista per mimare la vita da non vedente, Jamie Foxx è andato oltre in Ray. Per immedesimarsi al 100% nei panni della leggenda della musica Ray Charles, Foxx si è fatto incollare le palpebre durante le giornate di ripresa, utilizzando protesti speciali. Allo stesso tempo, l’attore e cantante ha imparato il braille e ha ridimensionato il suo corpo per farlo assomigliare alla leggenda di Albany. La performance di Foxx non solo gli ha regalato l’Oscar, ma ha reso Ray (2004) un biopic musicale imperdibile, allo stesso livello di opere come Bohemian Rhapsody (2018) e Quando l'amore brucia l'anima - Walk the Line (2005). La pratica di incollare le sue palpebre dona a Jamie Foxx la settima posizione.

    6. Daniel Day-Lewis ne "Il petroliere" (2007)

    Lo so. Tutti si aspettavano il ruolo di Daniel Plainview al primo posto della classifica. Ma non temete, quando scoprirete chi domina il podio, non sarete di certo sorpresi. Il re indiscusso del method acting negli ultimi trent’anni, Daniel Day-Lewis ne Il petroliere firma una delle sue performance più riuscite, nonché famose. Il film di Paul Thomas Anderson lo vede nei panni di un uomo pronto a tutto pur di arricchirsi. Day-Lewis è diventato una copia di Plainview leggendo lettere di uomini che avevano percorso il suo stesso cammino qualche secolo prima. È ovviamente rimasto nella parte per tutta la durata delle riprese, immedesimandosi a tal punto da far allontanare l’attore che verrà rimpiazzato da Paul Dano. Non contento, ha imparato a usare la strumentazione disponibile a inizio XX secolo, periodo in cui la storia è ambientata. Penso che tutto ciò sia abbastanza per una meritata sesta posizione.

    5. Hilary Swank in "Boys Don't Cry" (1999)

    Boys Don't Cry narra magistralmente la tragica vicenda di Brandon Teena, un uomo trans vittima di odio e discriminazione. A calarsi nel ruolo troviamo Hilary Swank, in una delle performance che l’ha fatta conoscere al grande pubblico. L’attrice non si è risparmiata per interpretare al meglio Brandon, decidendo di vivere come un uomo prima e durante le riprese. Per farlo, non solo si è tagliata i capelli e ha indossato vestiti considerati maschili, ma si è anche fasciata il seno. La trasformazione nella parte è stata talmente convincente che i vicini di allora la scambiarono per suo cugino. Se anche i tuoi vicini non ti riconoscono più, il gioco è fatto. Per questo motivo, il quinto posto è indiscutibile.

    4. Christian Bale in "L'uomo senza sonno" (2004)

    A un soffio dal podio troviamo un altro attore che, come Daniel Day-Lewis, si butta a capofitto nelle sue parti. Sto parlando di Christian Bale ne L'uomo senza sonno. L’attore è ormai una garanzia quando si tratta di perdere o mettere su peso per una parte, ma nel thriller psicologico di Brad Anderson, Bale supera persino sé stesso. Per il ruolo di Trevor Reznik, l’attore ha perso decine e decine di chili, fino ad arrivare a una corporatura a dir poco scheletrica. Come per Old Boy (2003), L'uomo senza sonno (2004) è un esempio lampante dell’intransigenza del method acting e dell’impegno senza fondo dell’attore gallese. Non ho messo Bale sul podio solamente perché le tre performance che seguono sono di portata leggendaria.

    3. Robert De Niro in "Taxi Driver" (1976) 

    Robert De Niro non ha bisogno di alcuna presentazione. Lo stesso si potrebbe dire per Taxi Driver, uno dei capolavori di Martin Scorsese. L’accoppiata De Niro-Scorsese ci ha regalato classici dopo classici e molti titoli si sono contesi questa posizione. Tuttavia, l’iconicità del film e della performance di De Niro regalano a Taxi Driver (1976) il terzo posto. Per diventare il tassista Travis Bickle, l’attore italo-americano ha perso molti chili e ha ottenuto una licenza per taxi. Ciò non ha soddisfatto De Niro, il quale ha anche lavorato come tassista per un mese intero prima delle riprese. Se tutto ciò può sembrare fin troppo, basta godersi questo classico anni ‘70 per rimanere estasiati dalla performance di De Niro.

    2. Heath Ledger ne "Il cavaliere oscuro" (2008)

    Nonostante Christian Bale sia il protagonista de Il cavaliere oscuro (2008), la vera forza magnetica sullo schermo è rappresentata dal compianto Heath Ledger. La sua versione di Joker rimane tra le migliori di sempre e testimonia la rigida disciplina del method acting. Per calarsi nel ruolo del villain anarchico, Ledger si è isolato completamente per un mese in una stanza di hotel, lavorando sulla psicologia del personaggio, sui suoi vezzi e sulla voce inconfondibile. Quando ne è uscito, Ledger era ormai Joker. La posizione numero due per la prova magistrale di Ledger mi sembra quasi indiscutibile. L’autenticità, la forza e l’intensità con le quali l’attore ha portato sullo schermo il villain lo hanno reso immortale.

    1. Daniel Day-Lewis in "Gangs of New York" (2002)

    Ve l’avevo detto di non preoccuparvi. Daniel Day-Lewis non poteva non essere al primo posto. La scelta è ricaduta su Gangs of New York perché, a mio avviso, il method acting impiegato per la parte di Bill il Macellaio rimane insuperabile. Day-Lewis non solo ha imparato a destreggiarsi con i coltelli, ma ha rifiutato medicine moderne dopo aver contratto una polmonite. L’attore non si è fermato qui. Oltre a non aver parlato con Leonardo DiCaprio per tutta la durata delle riprese, ha fatto a pugni per strada con sconosciuti per immedesimarsi nella mentalità ostile di Bill. Ma la cosa, forse, più sorprendente è stata farsi applicare una lente a contatto di vetro per simulare l’occhio finto di Bill e per picchiettarla con un coltello senza sbattere le palpebre. Se questo non è da posizione numero uno, non so cosa possa esserlo.

  • Tutti i film di “Tron” in ordine cronologico

    Tutti i film di “Tron” in ordine cronologico

    Giovanni Berruti

    Giovanni Berruti

    Editor a JustWatch

    Tron: Ares (2025) è arrivato. A 43 anni da Tron (1982) e a quindici da Tron: Legacy (2010), il terzo capitolo riporta sul grande schermo la celebre saga di fantascienza. Purtroppo gli incassi non lo stanno premiando, e ad oggi la speranza di vedere un quarto capitolo sembra essere alquanto remota. Pensare che anche il capostipite non fu così fortunato. Almeno all’inizio. Erano gli anni in cui il genere fantascientifico era sempre più frequentato dal cinema.

    Proprio quel 1982 fu l’anno di titoli come Blade Runner, ET – L’extra-terrestre, Star Trek II – L’ira di Khan e Interceptor – Il guerriero della strada. Il film scritto e diretto da Steven Lisberger passò infatti un po’ in sordina, nonostante fosse estremamente all’avanguardia dal punto di vista estetico e precursore di molti temi oggi contemporanei, come l’intelligenza artificiale e il cyberspazio. Solo con il passare del tempo si trasformò in un cult, antesignano di una saga con interpreti da Jeff Bridges a Jared Leto. Cosa racconta la trilogia di Tron? È una trilogia che indaga il rapporto tra uomo e macchina. Una realtà in cui il confine tra mondo reale e virtuale si fa sempre più labile. Storie di esseri umani che entrano nei computer, e viceversa. Ripercorriamo la saga di Tron, che tra alti e bassi, ha lasciato un segno indelebile nella storia del cinema.

    1. Tron (1982)

    Kevin Flynn (Jeff Bridges) è un programmatore che si mette contro la società d’informatica per cui lavorava, la ENCOM, accusandola di avergli sottratto dei videogiochi da lui creati. Nel tentativo di addentrarsi nella banca dati della ditta, Flynn si ritrova intrappolato in un mondo digitale, controllato da un autoritaria intelligenza artificiale, il Master Control Program (MCP). Per sconfiggerla e tornare nel mondo reale si dovrà alleare con Tron (Bruce Boxleinter) e Yori (Cindy Morgan), alter ego virtuali di due dipendenti della ENCOM, Alan Bradley e Lora. Sceneggiato e diretto da Steven Lisberger, si tratta del primo film a focalizzarsi sulla realtà virtuale. Ma soprattutto è il primo film della Disney, oltre a uno dei primi in assoluto, a fare un uso massiccio della CGI, snobbato agli Oscar con le sue due candidature. In qualità di pioniere, Tron (1982) è sicuramente consigliato a chi apprezza il genere fantascientifico, a chi è alla ricerca di una storia che coniuga avventura e tecnologia. Negli anni a seguire è una pellicola che si è anche trasformata in un cult, tanto da spingere la Casa di Topolino alla realizzazione di un sequel.

    2. Tron: Legacy (2010)

    L’esordio alla regia di Joseph Kosinski (Top Gun: Maverick (2021) e F1 – Il film (2025)) per un sequel che vede Jeff Bridges e Bruce Boxleitner riprendere i ruoli originali. Sam Flynn (Garrett Hedlund) decide di indagare sulla scomparsa del padre Kevin (Bridges), finendo per raggiungerlo proprio in quel mondo digitale in cui era rimasto intrappolato. Un viaggio incredibile dove i protagonisti si troveranno sospesi tra la vita e la morte. Consigliato a chi ha apprezzato il primo capitolo, ma è anche un film che può essere visto senza aver visto l’originale. È sicuramente un’esperienza in termini di visione, che fa sfoggio di moderne tecnologie per gli effetti speciali di allora (anche se a posteriori Bridges svelò di essere stato scontento del suo ringiovanimento in CGI). Però, avviso, forse è una pellicola che punta più sugli effetti che sulla storia stessa.

    3. Tron: Ares (2025)

    Dopo anni travagliati, con il naufragio di Tron: Ascension, che avrebbe visto il ritorno dietro la macchina da presa di Kosinski, la Disney ufficializza all’inizio del 2023 la lavorazione del terzo capitolo per la regia di Joachim Rønning e il coinvolgimento di Jared Leto nel cast. Per la prima volta nel franchise si assiste all’incontro tra umanità e intelligenza artificiale, quando Ares, interpretato da Leto, viene trasportato per una missione cruciale nel mondo reale. Di nuovo l’estetica trionfa sulla sceneggiatura. Non manca quell’effetto nostalgia, che però non avvicina Tron: Ares (2023) ai livelli passati. Consigliato a chi vuole amplificare quell’esperienza visiva riscontrata in Tron: Legacy (2010), ma soprattutto a chi è intenzionato a chiudere quel cerchio cominciato nel lontano 1982.

  • I sequel horror migliori degli originali: 10 film che hanno superato le aspettative

    I sequel horror migliori degli originali: 10 film che hanno superato le aspettative

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Nel cinema horror, il secondo capitolo è spesso una condanna: più sangue, meno cervello. Eppure, la storia del genere ci ha regalato rarissimi sequel capaci di superare l’originale, reinventandolo con idee fresche, ritmo perfetto e regie più mature.

    Dalla genialità grottesca di Evil Dead II al perfezionismo gotico di Bride of Frankenstein, fino ai fenomeni recenti come Smile 2 e Final Destination: Bloodlines, il terrore dimostra di sapersi evolvere. A volte serve tornare sul luogo del delitto per fare centro davvero. Ecco i 10 sequel horror migliori degli originali, da vedere (o rivedere), per scoprire che la paura può migliorare con l’esperienza.

    1. Evil Dead II (1987)

    Sam Raimi firma il miracolo: un sequel che è anche un reboot, capace di superare l’originale The Evil Dead (1981) in ogni aspetto. Evil Dead II è una corsa sfrenata tra splatter, slapstick e pura invenzione visiva. Bruce Campbell diventa icona con la motosega al posto del braccio e la follia narrativa si trasforma in arte del ritmo. Raimi alza l’asticella della creatività tecnica e definisce il tono di tutta la saga. Rispetto al primo, c’è più ironia, più controllo e una messa in scena che anticipa decenni di horror meta. Se amate questo equilibrio tra orrore e risata isterica, provate anche Splatters - Gli schizzacervelli (1992) di Peter Jackson, altro gioiello di splatter comico senza freni.

    2. Annabelle: Creation (2017)

    Il primo Annabelle (2014) era un derivato prevedibile dell’universo The Conjuring. Ma con Annabelle: Creation, il regista David F. Sandberg riscrive tutto. Niente jumpscare gratuiti: qui domina la tensione pura, il dolore e la fede distorta. Ambientato in un orfanotrofio isolato, il film racconta l’origine della bambola maledetta, trasformandola in un racconto gotico classico ma moderno. Sandberg porta maturità visiva, ritmo preciso e personaggi credibili, offrendo uno dei migliori horror del “Conjuring Verse”. Se vi intriga questo modo di ampliare il mito senza tradirlo, recuperate Ouija: Origin of Evil (2016), un altro caso di sequel nato per correggere gli errori del passato.

    3. Scream 2 (1997)

    Il sequel perfetto di un film che era già perfetto. Scream 2 prende la brillante ironia meta del primo e la trasforma in riflessione sul concetto stesso di sequel. Wes Craven firma un capitolo più maturo, più violento e ancora più consapevole delle regole dell’horror. Sidney Prescott diventa una vera eroina tragica, mentre Ghostface si fa icona del rinnovamento del genere. È un film che si diverte con il proprio pubblico e lo colpisce con precisione chirurgica. Chi ama questa intelligenza autoironica può guardare The Final Girls (2015), altra commedia-horror che smonta e celebra le convenzioni del genere con cuore e lacrime.

    4. Smile 2 (2024)

    Uscito a sorpresa e accolto con entusiasmo, Smile 2 è uno dei rari sequel contemporanei che riesce davvero a migliorare il proprio predecessore. Dove il primo film si concentrava sulla metafora del trauma, questo secondo capitolo allarga lo sguardo su colpa e spettacolarizzazione del dolore. Con una regia più controllata e un’angoscia visiva più raffinata, Smile 2 unisce introspezione psicologica e tensione costante, confermando il potenziale di un nuovo franchise horror. Se vi affascina questo modo di raccontare il male come contagio emotivo, cercate It Follows (2014): un film che, come Smile 2, trasforma l’orrore in parabola psicologica.

    5. Bride of Frankenstein (1935)

    James Whale trasforma un capolavoro in leggenda. Bride of Frankenstein è un sequel che supera il già magnifico Frankenstein del 1931 per profondità e ironia. La Creatura (Boris Karloff) diventa figura tragica e poetica, mentre la Sposa di Elsa Lanchester è un’icona istantanea di bellezza mostruosa. Whale fonde umorismo gotico, tragedia e filosofia, inventando l’horror moderno come lo conosciamo. Un film che parla d’amore, diversità e solitudine con un coraggio ineguagliato. Se amate il romanticismo macabro, Crimson Peak (2015) di Guillermo del Toro è l’erede più diretto di questa sensibilità visiva e sentimentale.

    6. Ouija: Origin of Evil (2016)

    Un caso raro: un sequel migliore di un film che nessuno voleva rivedere. Mike Flanagan prende Ouija, horror mediocre del 2014, e ne realizza un prequel elegante, inquietante e malinconico, Ouija: Origin of Evil. Ambientato negli anni ’60, segue una famiglia che usa una tavola Ouija per truffare i clienti — finché qualcosa risponde davvero. Flanagan sostituisce gli spaventi banali con tensione emotiva e una fotografia che ricorda l’horror classico. Il risultato è una storia di possessione più umana che soprannaturale. Chi apprezza l’equilibrio tra paura e dramma familiare amerà anche The Autopsy of Jane Doe (2016), che gioca sulla stessa tensione di segreti e presenze.

    7. Final Destination: Bloodlines (2025)

    Il nuovo capitolo della saga è riuscito dove molti avevano fallito: dare nuova vita a una formula ormai prevedibile. Final Destination: Bloodlines unisce il sadismo inventivo dei primi film con una narrazione più coesa e un sottotesto sorprendentemente emotivo. Le morti sono sempre coreografiche, ma qui c’è anche un senso di destino e memoria che rievoca il trauma dei sopravvissuti. Un sequel che aggiorna la serie con sensibilità moderna, visivamente più raffinata e narrativamente più solida. Se amate l’horror che trasforma la fatalità in spettacolo, Drag Me to Hell (2009) di Raimi è il compagno perfetto: altrettanto ironico e spietato.

    8. 10 Cloverfield Lane (2016)

    Più che un sequel diretto, è un’evoluzione del concetto di Cloverfield: dal found footage caotico a un thriller da camera magistrale. 10 Cloverfield Lane si concentra su tre personaggi chiusi in un bunker, in un’atmosfera di paranoia crescente. Mary Elizabeth Winstead e John Goodman offrono interpretazioni magnetiche e ambigue. La minaccia aliena diventa metafora del controllo e della fiducia. Un film teso, impeccabile e sorprendente, che dimostra come si possa espandere un universo narrativo cambiandone completamente il linguaggio. Chi ama le storie di isolamento e manipolazione troverà altrettanto inquietante The Invitation (2015), altro gioiello di claustrofobia psicologica.

    9. The Purge: Anarchy (2014)

    Il primo The Purge (2013) era un’idea brillante limitata a un’unica casa. The Purge: Anarchy spalanca le porte e ci porta per le strade durante la Notte dello Sfogo, rendendo il concetto finalmente epico. James DeMonaco amplia la mitologia e aggiunge un sottotesto sociale più marcato: la violenza come politica del controllo. Frank Grillo guida un cast efficace in un film che mischia azione, horror urbano e critica americana. È un sequel che dà respiro e significato all’intero franchise. Chi apprezza il connubio tra distopia e ribellione può guardare Upgrade (2018), che condivide lo stesso spirito anarchico e viscerale.

    10. Terrifier 2 (2022)

    L’orrore underground trova la sua consacrazione con Terrifier 2. Se il primo film era un esercizio di gore, questo sequel diventa manifesto di cinema indipendente estremo. Art the Clown torna più feroce e stilizzato, ma Damien Leone aggiunge anche una dimensione mitologica e onirica che amplia l’universo narrativo. Il film unisce brutalità grafica e visionarietà visiva, conquistando persino la critica. È il raro caso in cui un horror underground diventa fenomeno di culto internazionale. Chi cerca la stessa energia sovversiva può guardare Mandy (2018) con Nicolas Cage: un viaggio allucinato tra sangue e vendetta.

  • “È colpa mia?” Tutti i film in ordine di uscita

    “È colpa mia?” Tutti i film in ordine di uscita

    Alessandro Zaghi

    Alessandro Zaghi

    Editor a JustWatch

    Elite (2018), Summertime (2020), Skam (2018), Outer Banks (2020), il teen drama sembrava appannaggio esclusivo di Netflix, ma negli ultimi anni un altro competitor è entrato sul ring degli amori adolescenziali, con serie come come  L’estate nei tuoi occhi (2022), L’estate dei segreti perduti (2025), il remake di Cruel Intentions (2024) o, soprattutto, il franchise nato sulla scia del successo planetario della trilogia Culpables.

    È proprio da questo titolo che Prime Video ha iniziato a imporsi sempre di più nel genere teen, con lavori forse più stucchevoli e immediati, ma devastanti a livello del successo riscontrato. Ed è proprio al titolo più popolare presente sulla piattaforma, la trilogia (e mezzo) che parte con È colpa mia? (2023), che dedichiamo questa lista. È infatti  appena uscito il nuovo (e ultimo) film della serie, è tempo quindi di fare ordine nella storia d’amore tra Noah e Nick.

    1. È colpa mia? (2023)

    Il primo film della saga, diretto da Domingo González, è la scintilla che ha acceso tutto. L’amore proibito tra i due fratellastri, Noah e il ribellissimo Nick, le corse clandestine prese in toto da  Fast & Furious (2009), quel tocco di proibito in stile After (2019). Il tutto più ritmato, più saturato, più sdolcinato, in sintesi: la bomba atomica del teen drama. La trama procede per cliché ben collaudati, ma questo film funziona proprio per questo, perchè non ha paura di essere un guilty pleasure da guardare tutto d’un fiato. Forse non sarà il tipo di film che non cambia la vita ma funziona alla grande in una serata di binge. Perfetto per chi cerca un teen romance patinato e volutamente esagerato.

    2. È colpa tua (2024)

    Il secondo capitolo rallenta il ritmo, prende toni più emozionali – i lati “fastandfuriosi” sono messi da parte. Qui subentra tutto il lato Tre metri sopra il cielo (ma, appunto, niente corse clandestine) con qualche tocco di Gossip Girl (2007), tra gelosie, insicurezze adolescenziali, segreti e – ovviamente – un livello ormonale che si conferma alle stelle, in linea con il capitolo precedente. Rispetto al primo film, È colpa Tua prova a essere più maturo e riflessivo, anche se a tratti si perde nel melodramma. Tra i film della saga questo è forse quello più romantico e di crescita, e se avete adorato L’estate nei tuoi occhi questo è il titolo che fa per voi.

    3. È colpa mia: Londra (2025)

    Dalla Spagna all’Inghilterra, con È colpa mia: Londra la saga cambia pelle, trasferendosi nella capitale britannica per un riadattamento pensato per il pubblico anglofono. Stessa trama di base ma filtrata da un tono più sobrio, quasi malinconico, in linea con il clima d’oltremanica – meno sole e motori, più pioggia e introspezione. Rispetto alla versione iberica qui si è cercato di dare un taglio più maturo ai personaggi. Un esperimento interessante che, pur non avendo il fuoco dell’originale, guadagna in spessore. Perfetto per i fan più grandicelli della serie.

    4. È colpa nostra? (2025)

    Rullo di tamburi, siamo al capitolo finale. Dopo l’Erasmus a Londra si torna dritti a Noah e Nick, al rendez vous dopo quattro anni di distanza, ma il primo amore non si scorda mai. Qui la saga vira verso temi più adulti, riflettendo la storia dei suoi protagonisti, più riflessivi e maturi rispetto ai titoli precedenti. I toni da melodramma la fanno ancora da padrone (vero marchio di fabbrica della trilogia Culpables, ma le atmosfere malinconiche da fine saga danno un tocco dolce-amaro inedito, più vicino a After 5 (2023) o The Last Summer (2019). Con i suoi 120 minuti, È colpa nostra? è un finale coerente, che non cerca di stupire ma di chiudere il cerchio con un epilogo che racconta di strade che si separano, del diventare adulti, e alla fine va bene così.

  • Ami la saga di “Harry Potter”? Ecco 20 alternative magiche da vedere

    Ami la saga di “Harry Potter”? Ecco 20 alternative magiche da vedere

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Con l’avvio della produzione della nuova serie TV reboot di Harry Potter, l’universo creato da J.K. Rowling torna prepotentemente al centro dell’attenzione. Se da un lato i fan sono curiosi di vedere come i celebri libri verranno adattati per il piccolo schermo, dall’altro cresce anche la nostalgia per l’esperienza unica vissuta con la saga cinematografica originale. È per questo che vale la pena dare uno sguardo ad altri film capaci di evocare la stessa miscela di magia, amicizia e avventura. Alcuni riprendono atmosfere gotiche e misteriose, altri privilegiano la crescita dei protagonisti, ma tutti hanno in comune la capacità di trasportare lo spettatore in mondi che sembrano sconfinati. Che siate affezionati al lato più oscuro di Harry Potter o a quello più fiabesco, ecco 20 titoli — di cui i 10 migliori approfonditi — che vale la pena riscoprire o guardare per la prima volta.

    1. Il Signore degli Anelli (Trilogia) (2001-2003)

    Tra i film più vicini per atmosfera epica e respiro narrativo, la trilogia de Il Signore degli Anelli rappresenta una tappa obbligata per chiunque ami Harry Potter e ha voglia di fare un salto più maturo. Diretto da Peter Jackson e tratto dai romanzi di J.R.R. Tolkien, questo ciclo di film porta sullo schermo un mondo complesso fatto di razze, lingue inventate e un conflitto tra Bene e Male che riecheggia quello di Hogwarts. Se in Harry Potter seguiamo la crescita di un giovane mago, ne Il Signore degli Anelli accompagniamo Frodo in un viaggio di formazione tanto personale quanto universale. Con personaggi indimenticabili, effetti speciali rivoluzionari e un tono epico che ancora oggi resta ineguagliato, la trilogia è perfetta per chi vuole rivivere la magia con un respiro ancora più ampio. 

    2. Le Cronache di Narnia (2005)

    Le Cronache di Narnia offrono un’alternativa più leggera e fiabesca all’epicità di Harry Potter. Tratti dai romanzi di C.S. Lewis, i film raccontano le avventure dei fratelli Pevensie in un mondo incantato popolato da creature parlanti e dominato dalla lotta tra il leone Aslan e la Strega Bianca. Come Harry, i giovani protagonisti scoprono il coraggio dentro di sé e imparano il valore della lealtà. Visivamente spettacolari, i film di Narnia hanno un tono più adatto a famiglie e bambini, ma non mancano di momenti cupi che ricordano le atmosfere più oscure di Hogwarts. Chi ha amato le lezioni di Silente e i discorsi sulla scelta tra Bene e Male troverà affinità nei dialoghi filosofici di Aslan. Per intensità visiva e morale, si può paragonare a Il Mago di Oz (1939), che allo stesso modo trasporta i protagonisti in un mondo parallelo pieno di meraviglie e insidie.

    3. Percy Jackson e gli Dei dell’Olimpo (2010)

    Percy Jackson e gli Dei dell’Olimpo è spesso definito l’erede spirituale di Harry Potter. Basato sui romanzi di Rick Riordan, segue le avventure di un ragazzo che scopre di essere figlio di Poseidone e quindi un semidio. Anche qui ritroviamo un’accademia magica, il Campo Mezzosangue, che ricorda Hogwarts per struttura e dinamiche tra studenti. Le difficoltà scolastiche di Percy, unite alla sua missione eroica, lo rendono un protagonista affine a Harry, condividendo entrambi il ruolo del “prescelto”. Seppur meno cupi rispetto alla saga del maghetto, i film di Percy Jackson offrono un intrattenimento fresco e avventuroso, perfetto per un pubblico giovane. 

    4. Animali Fantastici e dove trovarli (2016)

    Animali Fantastici rappresenta lo spin-off ufficiale del mondo di Harry Potter, e quindi è il legame più diretto con la saga originale. Ambientato negli anni ’20, il film - o meglio la trilogia - racconta le avventure del magizoologo Newt Scamander e amplia l’universo magico con nuove creature, città incantate e figure storiche e iconiche per la saga come Albus Silente da giovane. Rispetto alla saga principale, il tono è più adulto e si concentra su temi come la politica, il pregiudizio e il potere oscuro. Chi ama Harry Potter troverà familiare la magia visiva e l’attenzione ai dettagli, ma con una prospettiva diversa. 

    5. Il Mago di Oz (1939)

    Il Mago di Oz è uno dei grandi classici del cinema fantasy e un punto di riferimento imprescindibile. Uscito nel 1939, dalla durata i 1h42 minuti, è la storia di Dorothy, una ragazzina che viene trasportata in un mondo fantastico dove incontrerà personaggi iconici come lo Spaventapasseri, l’Uomo di Latta e il Leone Codardo. L’avventura di Dorothy, con il suo mix di colori sgargianti e momenti più oscuri, ricorda l’esperienza di Harry nel passaggio dal mondo dei babbani a quello dei maghi. Entrambi i protagonisti scoprono l’importanza dell’amicizia e del coraggio lungo un cammino pieno di prove. Per chi ama Harry Potter, Il Mago di Oz è consigliato per la sua capacità di fondere innocenza infantile e paure profonde.

    6. Stardust (2007)

    Stardust, tratto dal romanzo di Neil Gaiman, è un fantasy romantico che mescola ironia, magia e avventura. Racconta la storia di Tristan, un giovane che si avventura oltre un muro proibito per recuperare una stella caduta e finisce coinvolto in un mondo di streghe, pirati volanti e regni in lotta. Il tono leggero ma immaginifico richiama l’umorismo e la creatività presenti anche nei momenti più giocosi di Harry Potter. Stardust, nei suoi 127 minuti, è ideale per chi ama storie che bilanciano oscurità e meraviglia, la vena avventurosa e quel tocco sognante e di romanticismo che, diciamolo, non guasta mai. 

    7. Coraline e la porta magica (2009)

    Coraline e la porta magica è un film d’animazione in stop-motion che unisce l’estetica dark al racconto di formazione. Diretto da Henry Selick e tratto da Neil Gaiman, segue una ragazzina che scopre una porta segreta verso un mondo alternativo apparentemente migliore, ma che in realtà nasconde inquietanti segreti. L’atmosfera gotica e le creature disturbanti ricordano i momenti più cupi di Harry Potter, come i Dissennatori o le visioni di Voldemort. Coraline, come Harry, affronta le proprie paure per affermare la sua identità. Per stile e tono, è un film perfetto per chi ama la magia che sfocia nell’horror leggero. 

    8. L’Ultimo Dominatore dell’Aria (2010)

    L’Ultimo Dominatore dell’Aria, adattamento live-action della serie animata Avatar, porta sul grande schermo un mondo in cui quattro nazioni sono legate agli elementi naturali. Il protagonista Aang, l’ultimo dominatore dell’aria, è un giovane eroe destinato a riportare l’equilibrio. Il film, pur avendo ricevuto critiche per la sua realizzazione, conserva un’idea di base che richiama Harry Potter: un ragazzo speciale chiamato a combattere forze oscure più grandi di lui. Sicuramente anche qui centrale è il viaggio di formazione, attorno al quale si sviluppano gli snodi principali, oltre alla fondamentale componente legata agli amici fedeli e, immancabili come sempre in questo genere di storie, nemici spietati. 

    9. Alice in Wonderland (2010)

    Alice in Wonderland, diretto da Tim Burton, rilegge in chiave gotica e visionaria il classico di Lewis Carroll. Questa versione del 2010 segue una Alice ormai cresciuta che torna nel Paese delle Meraviglie per affrontare la Regina Rossa e il suo esercito. Il film, con la sua estetica surreale e i personaggi eccentrici, richiama l’immaginario visivo di Harry Potter, in particolare nelle scenografie stravaganti e nei costumi elaborati, soprattutto i primi film della saga del maghetto più famoso di sempre, avendo un’atmosfera più colorata e, per così dire, spensierata. Chi ama le atmosfere magiche ma con un tocco dark troverà in questo film un’esperienza ideale. 

    10. Hugo Cabret (2011)

    Hugo Cabret, diretto da Martin Scorsese, è un film che unisce il fascino della Parigi degli anni ’30 a una storia di crescita e scoperta. Il protagonista Hugo, orfano che vive nascosto in una stazione ferroviaria, custodisce il segreto di un automa che potrebbe rivelare un legame con il cinema delle origini. Pur non essendo un fantasy tradizionale, Hugo Cabret evoca la stessa meraviglia che si prova davanti alla magia di Hogwarts: un mondo nascosto dentro quello reale, pieno di misteri e segreti. È consigliato a chi ama Harry Potter per la capacità di fondere storia personale e incanto visivo. 

  • 6 film horror italiani contemporanei perfetti per la sera di Halloween

    6 film horror italiani contemporanei perfetti per la sera di Halloween

    Giovanni Berruti

    Giovanni Berruti

    Editor a JustWatch

    La valle dei sorrisi (2025) è al cinema. Dopo l’acclamato passaggio alla Mostra del Cinema di Venezia, l’ultima opera di Paolo Strippoli sta incontrando il favore del pubblico, entusiasta di trovarsi di fronte a un horror ben fatto. L’opera di Strippoli, che si era già fatto notare con Roberto De Feo nel loro film targato Netflix A Classic Horror Story (2021), è ancora però un caso nel panorama produttivo italiano.

    Negli ultimi anni infatti è emersa nel nostro paese la volontà di tornare a fare i film dell’orrore, guardando al glorioso passato, quando a cavallo tra gli anni Sessanta e Ottanta registi del calibro di Dario Argento, Mario Bava e Lucio Fulci erano “spaventosamente” prolifici. Oggi c’è una nuova classe di giovani autori, che si sta rimboccando le maniche. Oltre a Strippoli, per esempio Roberto De Feo, Federico Zampaglione, Domenico de Feudis, Ambra Principato. Dunque quale occasione migliore delle imminenti feste di Halloween per scoprire alcuni dei nuovi horror italiani più interessanti, che possano accompagnarci in una serata tra popcorn, dolcetti e spaventi?

    La valle dei sorrisi (2025)

    Un insegnante di ginnastica (Michele Riondino) si ritrova a fare una sostituzione a Remis, un paese di montagna dove tutti i suoi abitanti sono felici. Cosa si nasconde dietro questa serenità collettiva? Un inquietante rito che coinvolge Matteo, un adolescente in grado di assorbire il dolore degli altri. Al suo terzo lungometraggio, Paolo Strippoli regala al pubblico un’opera ben realizzata sul piano tecnico, caratterizzata da paesaggi suggestivi capaci di trasmettere un senso di profonda inquietudine che si rafforza nel corso della visione. La valle dei sorrisi (2025) è consigliata agli appassionati di horror psicologici, di storie che esplorano temi profondi come il rapporto con il dolore o il sacrificare sé stessi per accontentare gli altri. Una volta usciti dal cinema, oltre a essere scossi, la sensazione provata è di  orgoglio di avere un artigiano come Strippoli, che avvalendosi del genere riesce ad affrontare dei temi in grado di toccare le nostre corde.

    The Well (2024)

    Se con Shadow (2009) e Tulpa – Perdizioni mortali (2012) aveva conquistato gli appassionati, stavolta Federico Zampaglione non è da meno. Siamo negli anni Novanta, e seguiamo le vicende di una restauratrice d’arte americana, chiamata in un piccolo borgo italiano a riportare al suo antico splendore un dipinto medievale, che nasconde una maledizione. The Well (2024) è un film crudo e inquietante, che cita il nostro glorioso passato, per esempio La casa dalle finestre che ridono (1976) di Pupi Avati, che si muove su due piani narrativi che finiscono per intrecciarsi. Non è consigliato a deboli di stomaco, ma per chi fosse intenzionato a trascorrere un’ora e mezzo di puro terrore, e soprattutto di ottima manifattura made in Italy, è una scelta più che azzeccata.

    Piove (2022)

    Un horror ben fatto ambientato in una Roma post-apocalittica, che strizza gli occhi a pellicole di registi come George A. Romero. Un dramma familiare dentro una Capitale dominata dal caos, in cui la pioggia è incessante e dalle fogne una misteriosa sostanza, se inalata, è in grado di scatenare gli istinti più violenti delle persone. Presenta qualche affinità con Siccità (2022) di Paolo Virzì nel racconto dell’apocalisse capitolina e di una società al collasso, seppur con toni differenti. Piove (2022), il primo lungometraggio da “solista” di Paolo Strippoli, è fortemente consigliato per chi è alla ricerca di un’opera che intrattiene, angoscia, e soprattutto per chi è alla ricerca di una nuova voce per il genere.

    A Classic Horror Story (2021)

    Un viaggio in camper tra cinque sconosciuti si trasforma in un incubo. Dopo essere scampati a un incidente, il gruppo si ritrova in una zona isolata, a peregrinare nei boschi per poi imbattersi in una casa di legno e in un misterioso culto. Con A Classic Horror Story (2021) Paolo Strippoli e Roberto De Feo hanno realizzato un meta-horror, che oltre a citare continuamente dei capisaldi del genere, da Non aprite quella porta (1974) a La casa (1981), offre persino una riflessione sullo stato di salute del genere in Italia. Spoiler? Eh no, non se la passa bene… anche se forse dopo aver visto questo film un bagliore di speranza lo avrete.

    Il legame (2020)

    Domenico de Feudis e il suo horror pugliese. Emma (Mia Maestro), accompagnata dalla figlia, si reca in Puglia con il fidanzato Francesco (Riccardo Scamarcio) per conoscere la madre di lui, Teresa. Lì la bambina verrà colpita da un’antica maledizione, che sembra possa essere risolta solo con alcuni riti ancestrali. Una storia di magia nera, di elementi sovrannaturali e di credenze arcaiche a sfondo rurale che rende Il legame (2020) un’opera prima convincente, che si è conquistata uno spazio tra le ultime produzioni italiane che tentano di rendere ordinario il cinema dell’orrore. Consigliato a chi non è alla ricerca di uno “spavento immediato” e che preferisce una tensione costante da tenere incollati alla poltrona per l’intera durata del film.

    The Nest – Il Nido (2019)

    Una casa di campagna, una madre severa e iperprotettiva nei confronti del figlio, costretto alla sedia a rotelle per un incidente, tanto da non farlo uscire dalle mura domestiche. Qual è il mistero dietro questa prigionia forzata? Buona la prima per Roberto De Feo che confeziona un horror ben curato, che si avvale di intense interpretazioni, e non vi scorderete di Francesca Cavallin. Lo sguardo va oltreoceano, per atmosfere e sviluppo narrativi non si può non pensare a titoli come The Village (2004) o The Others (2001). Consigliato agli appassionati di horror psicologici, di drammi a sfondo familiare, e soprattutto a chi vuole dare una possibilità a una rinascita del genere nel nostro paese.

  • Le serie true crime da non perdere su Netflix

    Le serie true crime da non perdere su Netflix

    Giovanni Berruti

    Giovanni Berruti

    Editor a JustWatch

    Monster: La storia di Ed Gein (2025) è disponibile per lo streaming. La terza stagione della serie antologica di Ryan Murphy e Ian Brennan ripercorre la storia del serial killer statunitense, sospettato di aver ucciso ben sette persone a cavallo tra gli anni ‘40 e ‘50. La sua vita e i suoi crimini hanno influenzato fortemente l’immaginario cinematografico, tanto da ispirare pellicole come Psyco (1960), Non aprite quella porta (1974) e Il silenzio degli innocenti (1991). 

    Presentata in anteprima mondiale alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia, è in arrivo anche Il Mostro (2025), la nuova e attesissima serie di Stefano Sollima dedicata a una delle pagine più buie e controverse mai conosciute dalla cronaca nera italiana. I quattro episodi, disponibili sulla piattaforma dal 22 ottobre, ripercorrono la tragica vicenda del Mostro di Firenze, costellata da otto duplici omicidi con la stessa arma, una beretta calibro 22, e ben diciassette anni di terrore. Cosa accomuna questi due titoli? Il filone di successo di cui fanno parte. Da sempre infatti gli spettatori, anche abbonati ad altri servizi streaming e non solo, hanno dimostrato un forte interesse per serie televisive che ripercorrono quei delitti che hanno sconvolto l’opinione pubblica e le relative indagini.

    1. Monsters: Dahmer (2022)

    La prima stagione di Monsters, la serie antologica di Ryan Murphy e Ian Brennan, di cui fa parte anche la storia di Ed Gein, è incentrata su Jeffrey Dahmer. Noto come “il cannibale di Milwaukee”, è stato uno dei serial killer più efferati nella storia degli Stati Uniti, macchiatosi di ben diciassette omicidi tra il 1978 e il 1991. Interpretato da Evan Peters, vincitore del prestigioso Golden Globe, i dieci episodi sono diventati in poco tempo tra i più visti di sempre sulla piattaforma. Gli appassionati di thriller e di storie oscure a tinte psicologiche ne resteranno sicuramente colpiti, al contrario di chi sta cercando invece un intrattenimento leggero oppure di chi è particolarmente sensibile a scene crude in quanto dei passaggi possono risultare decisamente pesanti.

    2. Monsters: La storia di Lyle ed Erik Menendez (2024)

    Secondo capitolo delle serie antologica di Ryan Murphy e Ian Brennan, Monsters: La storia di Lyle ed Erik Menendez (2024) ricostruisce il brutale assassinio di José e Kitty Menendez, avvenuto nel 1989 per mano dei figli Lyle ed Erik. Una serie potente e disturbante, che ha tentato di far luce su un caso, portandolo nuovamente alla ribalta tra l’opinione pubblica, tanto da finire per avere ripercussioni sulla realtà. Al contrario di Monsters: Dahmer (2022), la nuova stagione in nove episodi è più indirizzata agli appassionati dei legal drama, essendo stavolta la parte processuale più centrale nel racconto. Non mancherà l’approfondimento psicologico degli assassini di turno, che stavolta si sono macchiati “solo” di un duplice omicidio, che farà emergere un dramma a sfondo familiare tra interessi economici e indicibili abusi.

    3. Mindhunter (2017-2019)

    Dal regista e produttore David Fincher una serie thriller ambientata negli anni Settanta. Un viaggio all’origine del profiling criminale, a partire dall’analisi comportamentale degli assassini. Nel corso delle due stagioni di Mindhunter (2017-2019) compaiono le versioni fittizie di serial killer realmente esistenti, da Edmund Kemper a Charles Manson, passando per David Berkowitz, tristemente noto come “il figlio di Sam”. È una serie tecnicamente ben fatta, molto accurata nelle sue ricostruzioni. Consigliata agli appassionati di true crime, potrebbe risultare però “ostile” ai più per il suo ritmo (volutamente) lento, in cui l’azione viene sacrificata a favore dei personaggi raccontati. Oltretutto da segnalare che un episodio di Monster: La storia di Ed Gein (2025) presenta un omaggio alla serie di Fincher, di cui si spera che prima o poi verrà realizzata una terza stagione. 

    4. The Serpent (2021)

    The Serpent (2021) è una miniserie thriller in otto puntate, che ricostruisce la tragica figura di Charles Sobhraj, truffatore e serial killer francese senza scrupoli, noto come “il Serpente”. Tra il 1975 e il 1976 ha drogato, ucciso e derubato diversi turisti occidentali lungo la celebre “hippie trail” che toccava i paesi del sud-est asiatico. Avvalendosi della grande interpretazione di Tahar Rahim e soprattutto di un’ottima ricostruzione del periodo storico, è una serie altamente consigliata agli amanti del true crime, ma anche a chi è alla ricerca di un thriller dalle atmosfere esotiche, che si districa su diverse linee temporali. Se poi avete apprezzato la trilogia di Monster (2022-), The Serpent (2021) farà sicuramente al caso vostro.

    5. L’infermiera (2023)

    Quattro episodi tratti da un agghiacciante caso di cronaca che sconvolse la Danimarca. L’infermiera (2023) ripercorre la vicenda dell’infermiera Christina Aistrup Hansen, condannata prima all’ergastolo e infine a 12 anni di reclusione per tre omicidi di suoi pazienti e un quarto tentato ma non riuscito. Particolarmente consigliata a chi fosse interessato a conoscere questa storia sconvolgente, raccontata attraverso un thriller ospedaliero, sicuramente “non perfetto”, ma comunque in grado di lasciare un segno per la sua accuratezza negli spettatori.

    6. Per Elisa - Il caso Claps (2023)

    Basato sul libro Sangue sull’altare di Tobias Jones, i sei episodi di Per Elisa - Il caso Claps (2023) ricostruiscono la storia della ininterrotta battaglia di Gildo Claps e della sua famiglia per fare luce sulla scomparsa della sorella Elisa e per assicurare il suo assassino alla giustizia. La fiction diretta da Marco Pontecorvo offre una ricostruzione avvincente di uno dei casi più sconvolgenti della storia recente del nostro paese, che è stata apprezzata sin dalla sua uscita su Rai 1. Da non perdere se interessati ad approfondire la vicenda, ma adatta anche a chi è alla ricerca di una storia che elogi l’idea di lottare per la verità e la giustizia, focalizzandosi sui pericoli e ostacoli che battaglie di questo tipo possono comportare. Meno cruenta di Monster (2022-), più coinvolgente de L’infermiera (2023), si contraddistingue per essere una delle serie Rai più interessanti degli ultimi anni. 

  • Da “Braveheart” a “Exodus”, i migliori film epici da guardare se hai amato “Il Gladiatore II”

    Da “Braveheart” a “Exodus”, i migliori film epici da guardare se hai amato “Il Gladiatore II”

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Con l’uscita di Il Gladiatore II (2024), firmato ancora da Ridley Scott e con protagonisti Paul Mescal e Pedro Pascal, il genere storico-epico torna a dominare la scena. L’eredità del primo film — che nel 2000 ridefinì l’idea di cinema spettacolare e drammatico — è viva più che mai: un racconto di vendetta, onore e libertà che ha lasciato un segno nella cultura pop e nella memoria di ogni spettatore.

    Come accade per il giovane Lucio, anche noi torniamo a immergerci in un mondo di battaglie, eroi tragici e imperi in fiamme, dove la gloria e la perdita si intrecciano fino a confondersi. Se hai amato l’intensità visiva e morale de Il Gladiatore II, ecco 10 film simili da (ri)scoprire, tra guerre leggendarie, destini incisi nel ferro e passioni che sfidano il tempo.

    In fondo all’articolo troverai anche la lista completa dei 20 titoli da guardare per continuare a vivere l’epica senza fine del Colosseo.

    1. Braveheart – Cuore impavido (1995, 178 min)

    Diretto e interpretato da Mel Gibson, Braveheart – Cuore impavido è il modello di ogni epopea storica successiva, compreso Il Gladiatore II. Racconta la ribellione di William Wallace contro la dominazione inglese in Scozia, mescolando mito, sacrificio e libertà. Come il film di Ridley Scott, trasforma il dolore personale in furia collettiva: la vendetta diventa un grido per la dignità. Gibson dirige con una violenza lirica, tra campi di battaglia insanguinati e primi piani che scolpiscono il martirio. La colonna sonora di James Horner amplifica l’emozione fino all’estasi. Se Gladiatore II celebra il ritorno dell’eroe spirituale, Braveheart è la sua origine: un film che mostra quanto il coraggio, nel cinema, sia sempre una forma di fede.

    2. Troy (2004, 163 min)

    Con Troy, Wolfgang Petersen riscrive l’Iliade in chiave hollywoodiana, affidando a Brad Pitt un Achille magnetico e tormentato. È un kolossal che, come Il Gladiatore II, parla di eroi spinti da onore e desiderio, ma schiacciati dal peso della leggenda. Le coreografie di battaglia sono grandiose, ma è nei silenzi — negli sguardi di Achille verso Briseide — che pulsa il dramma umano. Petersen costruisce un mondo di pietra e sudore, dove la guerra è anche spettacolo e vanità. In entrambi i film, il corpo dell’eroe è un tempio e una prigione, la gloria una condanna inevitabile. Troy è l’esempio perfetto di come la mitologia possa farsi carne e tragedia senza mai perdere fascino.

    3. 300 (2006, 117 min)

    Diretto da Zack Snyder, 300 trasforma la Battaglia delle Termopili in un poema visivo di sangue e orgoglio. Leonida e i suoi trecento spartani combattono fino alla morte contro l’impero persiano, incarnando il mito della resistenza assoluta. Il Gladiatore II e 300 condividono lo stesso culto dell’onore e la stessa estetica della carne martoriata: corpi scultorei, ralenti eroici, luce e polvere che diventano linguaggio. Snyder filma la battaglia come un dipinto di Caravaggio in movimento, tra violenza e bellezza. Il film, tratto dal graphic novel di Frank Miller, ha ridefinito il genere “epic action”, influenzando proprio l’immaginario di Scott. In entrambi, l’eroismo nasce dal sacrificio, e la morte diventa un atto d’arte.

    4. Alexander (2004, 175 min)

    Alexander di Oliver Stone racconta la parabola di un condottiero divino e maledetto. Il Gladiatore II e Alexander condividono il tema della grandezza che isola, del destino che divora chi osa comandarlo. Colin Farrell è un Alessandro visionario, spezzato tra l’amore per il potere e quello per i suoi compagni. Stone mescola battaglie titaniche e introspezione, costruendo un film che è più tragedia greca che biopic. L’erotismo, la spiritualità e la politica si fondono in un affresco visivo e febbrile. Entrambi i film chiedono allo spettatore di credere nella figura dell’eroe come mito e come uomo — due entità che non possono coesistere troppo a lungo senza distruggersi a vicenda.

    5. Spartacus (1960, 197 min)

    Lo Spartacus di Stanley Kubrick è la radice da cui nasce Il Gladiatore II. Kirk Douglas interpreta lo schiavo ribelle che guida una rivolta contro Roma, trasformando l’umiliazione in epopea. Kubrick unisce l’intensità drammatica alla precisione formale, e la figura di Spartacus diventa simbolo di libertà, anticipando il Lucio di Paul Mescal. Entrambi sono uomini strappati alla famiglia, costretti alla schiavitù e chiamati a diventare leggenda. La forza di Spartacus sta nella sua umanità: non un eroe invincibile, ma un uomo che ama, soffre e sogna. La celebre battuta “Io sono Spartacus!” è ancora oggi una delle dichiarazioni di dignità più potenti della storia del cinema.

    6. Ben-Hur (1959, 212 min)

    Con Ben-Hur, William Wyler firma il kolossal definitivo: undici Oscar, duelli epici e una gara di bighe entrata nel mito. Come Il Gladiatore II, è una parabola di vendetta, redenzione e fede. Judah Ben-Hur (Charlton Heston) passa da principe a schiavo, da vittima a vincitore spirituale. Ogni fotogramma è costruito per evocare grandezza: scenografie monumentali, masse in movimento, emozioni scolpite nel marmo. Entrambi i film riflettono sul prezzo della libertà e sulla salvezza come conquista interiore. Ben-Hur è più che un film storico: è una visione del mondo in cui il destino dell’uomo passa attraverso il dolore, e ogni cicatrice diventa testimonianza di grazia.

    7. Kingdom of Heaven – Le Crociate (2005, 144 min)

    Diretto dallo stesso Ridley Scott, Kingdom of Heaven – Le Crociate è una meditazione sulla fede e la guerra ambientata durante la conquista di Gerusalemme. Come Il Gladiatore II, mette in scena un uomo comune (Orlando Bloom) che diventa simbolo di resistenza spirituale. Scott costruisce un film visivamente sontuoso, ma anche profondamente politico: un’ode alla tolleranza in tempi di fanatismo. Le battaglie sono grandiose, ma il cuore del racconto è l’anima del protagonista, divisa tra dovere e compassione. Le Crociate condivide con Il Gladiatore II lo sguardo umanista del regista: la convinzione che la vera vittoria non stia nel trionfo, ma nella pietà.

    8. Robin Hood (2010, 140 min)

    Ancora Ridley Scott, questa volta con un racconto di origini e giustizia. In Robin Hood, Russell Crowe torna a interpretare un eroe terreno, segnato dalle ferite del passato. Il film esplora le radici della leggenda, rivelando un uomo prima che un mito. Come Il Gladiatore II, fonde la fisicità brutale delle battaglie a un messaggio politico: la libertà come diritto dei dimenticati. Scott filma la foresta come un campo di guerra morale, e Cate Blanchett porta un’inedita forza femminile al mito. Robin Hood è il fratello ribelle di Gladiatore: meno solenne, ma altrettanto animato dal bisogno di ribaltare il potere e riscrivere la storia.

    9. Il Re Scorpione (2002, 92 min)

    Spin-off di La Mummia, Il Re Scorpione con Dwayne Johnson è puro intrattenimento epico, dove la mitologia si mescola all’action. Pur più leggero di Il Gladiatore II, condivide lo stesso spirito da racconto di origini: un guerriero nato dal deserto, spinto dal destino e dal bisogno di sopravvivere. Il film di Chuck Russell è costruito come un’avventura classica, piena di duelli, tradimenti e segreti, ma dietro la spettacolarità resta l’archetipo dell’eroe outsider. Johnson porta una fisicità diversa, più pop e ironica, ma il tema è lo stesso: la nascita del mito attraverso la violenza e la solitudine. Perfetto per chi ama il lato più fantasy del genere epico.

    10. Exodus – Dei e re (2014, 150 min)

    Con Exodus – Dei e re, Ridley Scott porta la storia di Mosè a dimensioni titaniche, affidando a Christian Bale il ruolo del profeta che sfida il faraone Ramses. È un film che, come Il Gladiatore II, interroga il rapporto tra fede e potere, uomo e divinità. Scott combina effetti visivi monumentali e dramma interiore, trasformando l’Antico Testamento in un’epopea di ribellione e destino. Il Mosè di Bale è fragile e testardo, un condottiero per caso che ricorda da vicino Lucio: entrambi devono scegliere tra obbedienza e libertà. Exodus è un film che parla di miracoli, ma anche di dubbio — e proprio lì trova la sua grandezza.

  • Autunno Crunchyroll 2025: 10 anime da non perdere e tutte le nuove uscite

    Autunno Crunchyroll 2025: 10 anime da non perdere e tutte le nuove uscite

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    L’autunno 2025 di Crunchyroll ha l’energia della prima campanella: weekend scanditi dai simulcast, ritorni XXL e nuove serie pronte a monopolizzare le timeline. Tra fine settembre e metà ottobre si compone un mosaico molto vario: da un evento‑finale come My Hero Academia – FINAL SEASON ai rientri amati (SPY x FAMILY 3, To Your Eternity 3, Campfire Cooking 2, One‑Punch Man 3).

    Si passa poi per novità chiacchieratissime iniziate quest’estate che spingono sul lato pop del catalogo (Gachiakuta, TOUGEN ANKI) e per nuovi adattamenti che parlano chiaro al pubblico di oggi (la vendetta elegante di May I Ask for One Final Thing? e l’isekai “furbo” My Status as an Assassin Obviously Exceeds the Hero’s). Intanto One Piece continua a fare da bussola, con l’appuntamento domenicale che non molla.

    Per non perdersi nulla, qui sotto approfondiamo i dieci titoli più attesi e da non perdere assolutamente, ma se vuoi pianificare la tua watchlist a colpo d’occhio, a fine articolo trovi la lista completa dell’offerta autunnale.

    One-Punch Man — Stagione 3 (2015 - in corso)

    Saitama torna a fare ciò che gli riesce meglio: risolvere cataclismi con uno sbadiglio e un pugno, mentre il mondo impazzisce intorno a lui. La nuova stagione di One-Punch Man alza la posta con l’Associazione dei Mostri e un Garou sempre più magnetico, portando il tono su binari più cupi ma senza perdere la scintilla meta‑comica che ha reso la serie un fenomeno. Ci aspettano scontri che picchiano duro, una regia che gioca con la sproporzione tra hype epico e nonchalance assoluta del protagonista, e un ensemble di eroi sempre più strampalato. È il tipo di anime che guardi per l’azione, ma resti per l’ironia corrosiva e il commento sul mito del supereroe. Se ti affascina la miscela tra botte shōnen e satira alla Mob Psycho 100 (2016 - 2022) o il cinismo supereroistico di The Boys (2019 - in corso), sentirai casa: One‑Punch Man è il comfort‑food più esplosivo dell’autunno, perfetto per i rewatch del weekend e le clip virali del giorno dopo.

    My Hero Academia — FINAL SEASON (2016 - in corso)

    Ultima corsa per una delle saghe cardine dell’ultimo decennio: la stagione finale di My Hero Academia promette un climax corale che stringe tutti i fili – dal duello ideale tra Deku e Shigaraki alla legacy di All Might – con quell’equilibrio tra spettacolo e sentimento che ha reso l’accademia degli eroi un rito di passaggio per tanti spettatori. Preparati a battaglie di peso, confessioni che fanno male e quel tema, mai banale, del “passare la torcia”. Qui non si tratta solo di chi vincerà: conta come i personaggi scelgono chi essere sotto pressione. Se ami i finali che chiudono i cerchi alla Fullmetal Alchemist: Brotherhood (2009 - 2010) e ti emozioni con il senso di squadra alla Haikyuu!! (2014 - 2020), questo è il tuo evento di stagione: un addio celebrativo, perfetto per watch‑party e discussioni infinite.

    May I Ask for One Final Thing? (2025)

    Voglia di revenge fantasy con mordente? Entra Scarlet di May I Ask for One Final Thing?: un’antieroina affilata come una lama che, dopo l’ennesima umiliazione, ribalta il tavolo con una grazia letale e un umorismo nerissimo. Qui il ballo di corte diventa arena, il bon ton si spezza in coreografie d’azione, e le dinamiche da “villainess” si tingono di sangue e sarcasmo senza rinunciare alla brillantezza romantica. Il ritmo è quello giusto per il binge, tra twist frizzanti e soddisfazioni catartiche. È la serie che consigli a chi chiede “qualcosa di cattivo ma divertente”, capace di mischiare empowerment e slap di trama con una leggerezza consapevole. Se ti hanno conquistato i ribaltamenti di ruolo di My Next Life as a Villainess (2020 - 2021) ma cerchi più grinta, o l’energia tagliente di The Executioner and Her Way of Life (2022), qui trovi un nuovo guilty pleasure… senza il guilty.

    My Status as an Assassin Obviously Exceeds the Hero’s (2025)

    My Status as an Assassin Obviously Exceeds the Hero’s è un isekai dal taglio scaltro: il protagonista viene evocato come comprimario, ma scopre presto che le sue skill da assassino superano di parecchio l’eroe designato. Da lì parte un on‑the‑run pieno di intrighi di corte, incontri ambigui e combattimenti disegnati per far brillare la progressione di potere. Niente tono spensierato: l’atmosfera è più dark del previsto, con decisioni morali che pesano e una tensione costante tra libertà personale e pedine del regno. L’appeal sta nel vedere un “numero due” prendersi la scena, ribaltando le gerarchie. Se ti intriga la spietatezza tattica di Overlord (2015 - 2022) o hai un debole per i protagonisti pragmatici alla Shield Hero (2019 - in corso), questa serie è il tuo appuntamento del lunedì: solida, furba, pronta a far discutere sulle scelte del suo anti‑eroe.

    SPY x FAMILY — Stagione 3 (2022 - in corso)

    La famiglia Forger rientra in missione con l’equilibrio perfetto tra spionaggio vintage, commedia degli equivoci e momenti teneri che fanno “aw” anche al più coriaceo, ma anche una parentesi sul passato oscuro e non così felice di Twilight. L’operazione Strix si allarga in SPY x FAMILY, i piccoli drammi domestici diventano heist di quartiere, e la messa in scena rimane elegante, giocosa, irresistibile. È quell’anime che puoi proporre a chiunque: ride il fan navigato, si innamora il neofita, si affezionano perfino i cinici grazie alle espressioni inimitabili di Anya e alle coreografie incredibilmente leggibili. Se ami la brillantezza romantica di Kaguya‑sama: Love Is War (2019 - 2022) e il gusto d’azione leggera alla City Hunter (1987 - 1991), qui ritrovi lo stesso ritmo scintillante: perfetto per serate in famiglia, comfort‑watch garantito e meme assicurati a ogni episodio.

    To Your Eternity — Stagione 3 (2021 - in corso)

    Il viaggio di Fushi in To Your Eternity continua e cambia pelle, come sempre, ma senza tradire la domanda che lo muove da subito: cosa significa davvero vivere e legarsi agli altri quando il tempo non ti consuma? La nuova stagione promette incontri che segnano, perdite che interrogano, e un’espansione del mondo capace di rispecchiare il presente con delicatezza. L’anime resta un balsamo ruvido: ti accarezza e poi ti graffia, spingendoti a pensare all’identità, alla memoria, alla responsabilità affettiva. Non è “solo” fantasy, è una meditazione accessibile, sostenuta da immagini evocative e da un ritmo che lascia respirare. Se ti hanno spezzato e ricomposto Violet Evergarden (2018) o Made in Abyss (2017 - 2022), qui troverai la stessa malinconia luminosa: preparati a piangere bene e a voler bene a ogni nuovo incontro.

    Campfire Cooking in Another World with My Absurd Skill — Stagione 2 (2023 - in corso)

    Campfire Cooking in Another World with My Absurd Skill è indubbiamente l’isekai più comfort del listino di Crunchyroll che torna a servire piatti caldi e slice‑of‑life ben speziati. Tra ricette “OP”, amicizie da party e quel cagnone carismatico che ruba la scena, la serie conferma la sua vocazione: allentare la tensione senza scadere nel piatto. È una coccola settimanale che sposa food‑animation golosa, micro‑avventure e un umorismo gentile che ti fa sorridere a bassa voce. Il bello è che non devi “stare al passo”: puoi entrare quando vuoi e sentirti subito a casa. Se ti hanno sfamato l’inventiva culinaria di Delicious in Dungeon (2024 - in corso) e il tepore da locanda di Restaurant to Another World (2017 - 2021), questa seconda stagione è il tuo appuntamento mid‑week: una pausa rigenerante tra due shōnen pieni di adrenalina.

    One Piece (1999 - in corso)

    Non è una serie, è un ecosistema: One Piece continua a reinventarsi senza perdere l’odore di salsedine e la fame d’avventura. Ogni settimana porta il suo piccolo rito – teoria, clip, discussione – e ogni mini‑arco sa trovare un picco emotivo o coreografico da ricordare. Il fascino resta quello della grande epopea pop: amicizia, sogni impossibili, scelte che costano. È perfetto sia per il follow‑up seriale da domenica sera sia per i recuperi a blocchi, perché la narrazione premia la dedizione ma regala soddisfazioni immediate. Se sei cresciuto con Dragon Ball Z (1989 - 1996) o Naruto (2002 - 2017) e cerchi ancora quel senso di “mondo che si apre”, qui non sbagli: le vele sono sempre tese e il viaggio continua a valere la rotta.

    Gachiakuta (2025 - in corso)

    Un pugno di ruggine nello stomaco: Gachiakuta mescola urban‑fantasy e attitudine punk, preferendo la grana sporca alla patina lucida. L’azione è nervosa, la regia cerca soluzioni fisiche e creative, e i personaggi si muovono in un ambiente che sembra graffiare anche quando stai fermo. È l’anti‑comfort della stagione: più rabbia, più sudore, più verticalità nei combattimenti. Funziona perché non ha paura di essere sgradevole quando serve, e proprio lì trova la sua bellezza. Se ti seducono i mondi eccentrici e abrasivi di Dorohedoro (2020) o l’energia compressa di Jujutsu Kaisen 0 (2021), questo è il titolo che aggiunge spezie forti alla tua playlist: da vedere con cuffie alte e luci basse.

    TOUGEN ANKI (2025 - in corso)

    Battle‑shōnen vecchia scuola nel migliore dei sensi: lignaggi maledetti, scuole, allenamenti che spingono al limite e rivalità che crescono insieme ai personaggi. Il divertimento è tutto nel “come”: coreografie fisiche, poteri dal design riconoscibile, e un’idea chiara di progressione che ti fa tifare per ogni micro‑traguardo. TOUGEN ANKI non cerca rivoluzioni, punta alla qualità del gesto e alla costruzione di un cast che ti resta addosso. Se adori il sacro triangolo allenamento‑scontro‑superamento di Blue Exorcist (2011 - 2024) o Fire Force (2019 - in corso), qui trovi la dose settimanale perfetta per accendere il weekend: un episodio e sei già in modalità “ne voglio un altro”.

  • Da “Trainspotting” a “Yesterday”: tutti i film di Danny Boyle in ordine di uscita

    Da “Trainspotting” a “Yesterday”: tutti i film di Danny Boyle in ordine di uscita

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    A oltre 20 anni di distanza da 28 giorni dopo (2002), nel 2025 Danny Boyle è tornato dietro la macchina da presa per un nuovo capitolo della saga sci-fi horror. Con 28 anni dopo, il regista inglese ha dato il via a una nuova trilogia con un sequel, 28 anni dopo - Parte 2: Il tempio delle ossa, già annunciato e che sarà diretto da Nia DaCosta la cui uscita è prevista per gennaio 2026.

    Ma anche solo per essere riuscito a far recitare la regina Elisabetta contornata dai suoi corgi insieme al James Bond di Daniel Craig nella cerimonia di apertura delle Olimpiadi estive del 2012, Boyle merita un posto nella storia della settima arte. Anche nella sua filmografia c'è molto di più.

    Da un cult senza tempo come Trainspotting che ha lanciato la carriera di Ewan McGregor agli otto Oscar – tra cui quello per la miglior regia – di The Millionaire fino al ritratto del fondatore di Apple interpretato da Michael Fassbender in Steve Jobs. JustWatch ha stilato una lista di tutti i suoi film che puoi (ri)vedere sulle più note piattaforme.

    1. Piccoli omicidi tra amici (1994)

    L'esordio alla regia di Danny Boyle che ha dato il via alla carriera di un giovanissimo e sconosciuto Ewan McGregor. Piccoli omicidi tra amici è un thriller teso e divertente su tre coinquilini... e un cadavere con una valigia piena di soldi. I tre amici decidono di nascondere il corpo e tenersi il denaro, finendo per scatenare una serie di omicidi. Immerso in un registro noir e comico, il film si contraddistingue per i suoi dialoghi pungenti e un'atmosfera claustrofobica che rievoca lo stato d'animo dei suoi protagonisti.

    Un'opera prima che, in 92 minuti, tocca tematiche approfondite dal regista nel corso della sua carriera e mostra uno stile che diventerà distintivo della sua filmografia. La regia di Boyle è vertiginosa e alterna parentesi paradossali con momenti di puro realismo drammatico. Attraversato da un'atmosfera claustrofobica che amplifica le emozioni dei personaggi, il film ti conquisterà se ami le commedie nere come Fargo (1996).

    2. Trainspotting (1996)

    Il film più onesto mai realizzato sull'eroina. Un cult assoluto del cinema degli anni '90 che ha superato la prova del tempo. Trainspotting è un ritratto crudo e visivamente audace sulla tossicodipendenza. Semplicemente perfetto in ogni suo fotogramma, il secondo lungometraggio di Danny Boyle ci ha regalato sequenze diventate parte integrante della storia del cinema. Tratta dal romanzo omonimo di Irvine Welsh, la pellicola segue Mark Renton (un magnetico Ewan McGregor) e i suoi amici in una quotidianità fatta di aghi e disperazione, overdose e tentativi di disintossicazione. Un film generazionale, crudo, autentico e profondamente seducente. Un'ora e mezza capace di catturare lo spirito di un'epoca al ritmo di Iggy Pop e degli Sleeper. Trainspotting è un film frenetico, brutale, doloroso eppure vivo. Un'esperienza cinematografica viscerale difficile da dimenticare dove la disperazione dei suoi personaggi e l'euforia data dalla droga vanno a braccetto. Un film da vedere se hai apprezzato Requiem for a Dream (2000) e Drugstore Cowboy (1989).

    3. Una vita esagerata (1997)

    Alla sua terza regia, Danny Boyle si confronta con la commedia sentimentale. Ma ovviamente a modo suo! Chiama all'appello ancora una volta il suo attore feticcio, Ewan McGregor, e Cameron Diaz. Lui è Robert, il custode di una grande azienda che sogna di diventare uno scrittore. Lei è Celine, la figlia viziata del suo capo. Il loro burrascoso incontro è architettato dagli angeli O'Reilly e Jackson che hanno la missione di farli innamorare. Ma prima la coppia dovrà superare parecchi ostacoli, compreso un rapimento.

    Una vita esagerata è uno dei film minori del regista che in 103 minuti alterna fantasy e romanticismo. Una visione indubbiamente più leggera dei suoi precedenti lavori, ma che non rinuncia a toccare temi importanti come la ricerca della propria felicità e il ruolo del destino nelle nostre vite. Ewan McGregor e Cameron Diaz insieme fanno scintille e contribuiscono alla riuscita di una favola colorata e ottimista. Da non perdere se ti piacciono le commedie romantiche che giocano con i generi, come Una ragazza sfrenata (1997) e Mr. Right (2015).

    4. The Beach (2000)

    Tratto dal romanzo di Alex Garland – e prima indiretta collaborazione tra i due -, The Beach vede protagonista Leonardo DiCaprio nei panni di un giovane ragazzo americano in cerca di avventura in Thailandia. Lì scopre l'esistenza di un'isola misteriosa dove viene coltivata cannabis e decide di raggiungerla. L'avventura idilliaca, però, si trasforma presto in un incubo che serve al regista per porre domande sulla natura umana, il nostro rapporto con la realtà e i falsi miti.

    Due ore in cui Boyle ci immerge in una natura mozzafiato facendoci vivere il senso di utopia e illusione che attraversa il protagonista, prima di calarci in un'atmosfera tesa e in un mondo corrotto. Leonardo DiCaprio, all'epoca all'apice del successo post Titanic (1997), incarna le emozioni contrastanti del suo personaggio con il quale il regista vuole farci riflettere sulla prigione invisibile nella quale viviamo nella società moderna e sulla ricerca di un'alternativa che non sempre è migliore.

    5. 28 giorni dopo (2002)

    Prima diretta collaborazione con Alex Garland che firma la sceneggiatura, 28 giorni dopo è un film horror post-apocalittico. Protagonista un gruppo di sopravvissuti capeggiati dal Jim di Cillian Murphy che cerca rifugio quattro settimane dopo che un virus si è diffuso in Inghilterra trasformando le vittime in zombie assetati di violenza. Un genere del tutto inedito nella filmografia di Boyle che lo infonde di quella tensione e dinamismo che contraddistingue molti dei suoi lavori.

    Un film che ha anticipato i tempi, e che, oltre a dare nuova linfa al genere zombie attraverso un'ottica più umana e relazionale, ha anche mostrato la fotografia di una società divisa in tempo di crisi. Un'altra occasione per analizzare la natura umana nell'arco di poco meno di due ore, questa volta in un contesto spaventoso come quello di una pandemia con la quale, in modo diverso, abbiamo fatto i conti anche noi una manciata di anni dopo. La pellicola è anche un'ode alla tenacia dell'uomo da vedere se hai amato Io sono leggenda (2007) e The Road (2009).

    6. Millions (2004)

    Ancora una volta Danny Boyle si confronta con dilemmi morali legati al denaro come già accaduto in altri suoi film precedenti. Con Millions, però, sceglie la strada della commedia. La storia è quella di due giovani fratelli rimasti orfani che trovano una valigia piena di soldi. Una ricchezza che rischia di esaurirsi molto presto visto che l'euro sta per soppiantare la sterlina. Alla leggerezza apparente, il film contrappone tematiche importanti legate alla famiglia, al consumismo, alla fede e alla morte. Una visione pensata per tutta la famiglia, ma che mantiene intatto lo spirito del suo cinema.

    Poco più di un'ora e mezza in cui abbandona i toni cupi e la disillusione e abbraccia la leggerezza della fiaba per realizzare un film surreale, magico e fantasioso. Una visione che, come Una vita esagerata, sceglie un approccio più giocoso senza mai perdere di vista il cuore del racconto. Da vedere se ami il cinema di Danny Boyle, ma ti piacciono anche i film di Ken Loach. Uno strano ibrido che, però, funziona benissimo.

    7. Sunshine (2007)

    Nuova collaborazione con Alex Garland, che torna a firmare la sceneggiatura, Sunshine è un film di pura fantascienza. Un thriller ambientato nel 2057 in cui il genere umano rischia l'estinzione a causa dello spegnimento del Sole. Sarà un equipaggio composto da tre astronauti e cinque scienziati a tentare di riaccendere la stella morente. Un film dalla grande ambizione registica che porta Boyle a realizzare immagini incantevoli mentre ci porta a riflettere sul tema del sacrificio per un bene maggiore nell'arco dei suoi 108 minuti.

    Un visione immervisa dal design curatissimo e dalla resa visiva maestosa che sottolinea la maestria del regista di muoversi a suo agio tra generi sempre diversi. Al centro, però, c'è sempre l'esperienza umana e il suo ruolo nell'universo calato in un contesto sci-fi. Debitore della lezione di Kubrick in 2001: Odissea nello spazio, in Sunshine Boyle infonde anche elementi disturbanti che fanno dello spazio un luogo spaventoso. Da recuperare se ti hanno affascinato film come Gravity (2013) e Prometheus (2012).

    8. The Millionaire (2008)

    Soldi e treni. Due degli elementi più cari al cinema di Danny Boyle, dall'esordio con Piccoli omicidi tra amici passando per Trainspotting e Millions. Con The Millionaire quel connubio tocca forse il suo picco più alto. Un dramma in stile Bollywood emozionante e spettacolare da 10 nomination agli Oscar. Il protagonista è Jamal Malik (Dev Patel), un giovane indiano di una baraccopoli di Mumbai che partecipa a un quiz show per amore. Grazie a una serie di flashback scopriamo il sentimento per la mai dimenticata Latika e come la sua storia travagliata gli abbia permesso di rispondere a tutte le domande che lo separano dal montepremi.

    Un film sul destino e sulla forza delle determinazione della durata di 2 ore con il quale Danny Boyle ha messo davvero tutti d'accordo. Dentro al film troverai dramma, avventura, romanticismo e un'energia travolgente. Un'opera empatica ricca di colori, vita, dolore e caos. La regia inconfondibilmente frenetica del regista ti trascinerà nelle strade piene di contraddizioni di Mumbai fatte di ricchezza e miseria per una storia che parla di identità e resilienza.

    9. 127 ore (2010)

    Un film d'azione su un protagonista impossibilitato a muoversi. Una contraddizione in termini sulla carta, ma è forse il modo migliore per descrivere 127 ore. La pellicola è ispirata alla storia vera dell'alpinista statunitense Aron Ralston che, nel 2003, rimase intrappolato in un canyon e fu costretto ad amputarsi un braccio per sopravvivere. Una nuova prova registica per Boyle che riesce a dare ritmo e dinamismo a un film di un'ora e mezza ambientato quasi esclusivamente in una stretta gola e con un solo attore grazie all'uso del montaggio, dei flashback, di allucinazioni e dei video messaggi registrati dal protagonista con il volto di James Franco.

    Se sei facilmente impressionabile e soffri di claustrofobia, forse non è il film che fa per te. Ma se, al contrario, ti entusiasmano le storie estreme come Buried – Sepolto (2010) e Fall (2022), qui avrai modo di goderti una visione emotivamente coinvolgente. Come per molti altri film di Boyle, la storia al centro del film serve al regista per parlare della natura umana, della sua volontà e di cosa si è disposti a fare pur di sopravvivere.

    10. In trance (2013)

    Altro film minore per Danny Boyle in cui il regista chiama all'appello James McAvoy e Rosario Dawson per parlare di identità, follia e alterazione ipnotica. Simon è un curatore d'aste che si unisce a una banda di ladri per trafugare un Goya. Durante il colpo sbatte la testa e al suo risveglio non ricorda dove ha nascosto il dipinto. Il capo della banda interpretato da Vincent Cassel ingaggia un'ipnoterapista per scavare nel suo inconscio alla ricerca di risposte. In Trance è un neo-noir psicologico dove memoria e percezione si intrecciano e dove nulla è come sembra.

    Come molti suoi lavori precedenti, Boyle gioca per un'ora e 40 con una struttura narrativa frammentata e caotica. Un film teso dove la mente del protagonista è come un labirinto in cui menzogna e verità si intrecciano e che bisogna percorrere per riuscire a venire a capo di un enigma. Un film ricco di dilemmi morali che chiama in causa lo spettatore di cui cattura l'attenzione grazie a una serie di colpi di scena e svolte improvvise. Se hai amato Memento (2000), In Trance saprà come intrattenerti.

    11. Steve Jobs (2015)

    Uno dei film più riusciti di Danny Boyle, Steve Jobs mette in scena la vita del fondatore di Apple attraverso tre momenti fondanti della sua esistenza: il lancio del Macintosh 128K nel 1984, quello del NeXT nel 1988 e dell'iMac nel 1998. Ad ognuno di questi eventi corrispondono altrettante vicissitudini personali. Un biopic riuscito anche grazie alla penna densissima di Aaron Sorkin alla sceneggiatura e alle prove di Michael Fassbender nei panni di Jobs e Kate Winslet in quelli della collaboratrice Joanna Hoffman.

    Un grande film che racconta il dietro le quinte della vita di un genio che ha rivoluzionato la nostra quotidianità e che in due ore non vuole fare un santino di Jobs, ma offrirci un ritratto quanto più onesto di un uomo complesso che alle luci contrapponeva altrettante ombre. Inoltre, la scelta di cristallizzare solo tre momenti è vincente perché fa sì che il film si discosti dalla classica struttura del film biografico per catturare l'essenza di Jobs. Se The Social Network (2010) ti ha affascinato, qui ritroverai la scrittura sofisticata di Sorkin e la regia dinamica e brillante di Boyle.

    12. T2 Trainspotting (2017)

    Vent'anni dopo il cult del 1996, Danny Boyle riunisce gli (ex) amici di Edimburgo in un sequel dal sapore nostalgico e dall'impronta autoironica. Mark Renton torna nella sua città natale dopo essere fuggito con i soldi che avrebbe dovuto spartire con loro e con i quali si è rifatto una vita andata però in pezzi. Una riflessione sul valore dell'amicizia, sulle seconde possibilità e sul peso del passato che i protagonisti devono confrontare con il loro presente nient'affatto luminoso.

    Tutti quelli che hanno amato l'originale ritroveranno in questo sequel svariate citazioni a dinamiche o sequenze che lo hanno trasformato in un cult, con tanto di colonna sonora che riprende alcuni brani, come il remix dei Prodigy di Lust for Life di Iggy Pop. T2 Trainspotting è un film sul tempo che passa, ma che non ha la forza e la crudezza dell'originale. Anche se rivedere Rent Boy, Spud, Sick Boy e Begbie di nuovo insieme è un colpo al cuore.

    13. Yesterday (2019)

    Con Yesterday Danny Boyle immagina un mondo alternativo in cui, dopo un blackout globale, nessuno sa chi siano i Beatles. Ne approfitta Jack Malik, sfortunato aspirante cantautore che intona i brani dei Fab Four facendoli passare per suoi, diventando una popstar di fama mondiale. Una commedia musicale con un tocco fantasy che vive al ritmo delle canzoni di John, Paul, George e Ringo mescolando romanticismo, riflessioni sull'arte, la fragilità del successo e l'industria musicale con un tocco di magia. 

    Un film solare e divertente con un finale toccante ricco di calore, tenerezza e ottimismo. Due ore di pura originalità impreziosite dalla musica senza tempo della band di Liverpool per un feel good movie capace di divertire ed emozionare con la stessa intensità. L'interpretazione dolce e goffa di Himesh Patel e la chimica con Lily James fanno il resto. Menzione d'onore per l'autoironia di Ed Sheeran che ha una piccola parte nei panni di se stesso in una delle sequenza più spassose del film.

  • Tutti i film e le serie di “Scooby-Doo”: guida completa e ordine di visione

    Tutti i film e le serie di “Scooby-Doo”: guida completa e ordine di visione

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Che tu sia cresciuto con la sigla "Scooby-Dooby-Doo, where are you?" o abbia scoperto per caso un mistero al sabato mattina, una cosa è certa: Scooby-Doo è un pezzo di storia. Dal 1969 a oggi, il cane fifone più famoso della TV ha collezionato serie, film, reboot e crossover che hanno conquistato intere generazioni.

    Ma tra mille adattamenti, timeline e versioni alternative, è facile perdersi. Da dove si parte? Cosa è canonico? E in che ordine ha senso guardarli?

    In questo articolo ti guidiamo alla scoperta di tutti i film le serie TV di Scooby-Doo e dove guardarli in ordine in streaming. Che tu sia un nostalgico della Mystery Inc. o un nuovo fan incuriosito dai mostri smascherati, qui troverai il modo perfetto per fare binge tra spettri, trappole e panini giganti.

    1. Scooby-Doo, Where Are You! (1969–1970)

    È la serie con cui tutto è cominciato. Scooby-Doo, Where Are You! ha introdotto al mondo la Mystery Inc.: Fred, Daphne, Velma, Shaggy e l’indimenticabile Scooby-Doo, un alano fifone ma dal cuore d’oro. Ogni episodio segue una formula semplice ma irresistibile: un mistero paranormale, una vecchia casa abbandonata, indagini strampalate e, alla fine, un colpevole in maschera smascherato dal gruppo. Il tono è leggero, umoristico, con gag ricorrenti e una colonna sonora vintage che è diventata iconica. Nonostante l’animazione limitata e i fondali riciclati, questa serie è ancora oggi amata per il suo charme retrò e per aver dato il via a uno dei franchise più longevi della TV. Se vuoi iniziare dall’inizio e capire l’essenza pura di Scooby-Doo, questo è il punto di partenza ideale. È come leggere il primo capitolo di un libro che ha ancora tantissime pagine da raccontare.

    2. The New Scooby-Doo Movies (1972–1973)

    Con questa seconda serie, gli episodi di Scooby-Doo diventano più lunghi e... molto più affollati! The New Scooby-Doo Movies introduce un format inedito: ogni puntata dura circa 45 minuti e presenta un ospite speciale, spesso una celebrità reale o un personaggio dei cartoni. Da Batman e Robin ai Globetrotters, passando per Don Knotts o Sonny & Cher, è una carrellata di crossover folli e irresistibili. Il tono rimane fedele all’originale, ma con un pizzico in più di assurdità e un ritmo più disteso. È una serie curiosa, perfetta per chi ama le sorprese e vuole vedere la Mystery Inc. interagire con icone pop dell’epoca. Anche se non tutti gli episodi sono memorabili, è una pietra miliare nella storia dell’animazione e un esperimento che ha ampliato l’universo di Scooby. Se ti piacciono i crossover e l’umorismo camp, questa serie è da riscoprire.

    3. The Scooby-Doo Show (1976–1978)

    Spesso considerata la “terza stagione non ufficiale” della serie originale, The Scooby-Doo Show riprende in pieno lo stile e la formula di Where Are You!, ma con una produzione più moderna per l’epoca e una maggiore varietà di scenari. I mostri diventano un po’ più elaborati, le gag meglio ritmate e le ambientazioni più ricche, anche se il cuore della serie resta invariato: misteri finti, colpevoli mascherati e trappole che non funzionano mai. Questa serie è perfetta per chi vuole continuare la visione dopo le prime due stagioni classiche, mantenendo intatto lo spirito della Mystery Inc. Alcuni episodi sono davvero memorabili, con villain bizzarri e ambientazioni gotiche molto affascinanti. È anche una delle serie più nostalgiche per i fan cresciuti negli anni ’70 e ’80. In breve, se hai apprezzato il primo Scooby-Doo, questo è il naturale proseguimento prima che il franchise iniziasse a cambiare volto.

    4. Scooby-Doo and Scrappy-Doo (1979–1980)

    Con l’arrivo di Scrappy-Doo, il franchise cambia ritmo. Questo cucciolo coraggioso (e a volte irritante) irrompe nella Mystery Inc. con il suo motto “Puppy Power!” e un’energia opposta a quella di Scooby e Shaggy. La serie Scooby-Doo and Scrappy-Doo segna un punto di svolta: il tono si fa più frenetico, le gag più slapstick e i misteri iniziano a lasciare spazio all’azione comica. Sebbene non tutti i fan abbiano amato Scrappy, è impossibile negare l’impatto di questa fase nella storia del franchise. La struttura degli episodi resta familiare, ma le dinamiche tra i personaggi si rimescolano: Fred, Daphne e Velma sono spesso messi in secondo piano per dare più spazio al trio Scooby-Shaggy-Scrappy. È una serie transitoria ma importante, che ha mantenuto vivo l’interesse verso Scooby-Doo in un momento di evoluzione. Da vedere per capire come il brand ha cercato di rinnovarsi restando fedele a sé stesso.

    5. The 13 Ghosts of Scooby-Doo (1985)

    Tra tutte le serie del franchise, The 13 Ghosts of Scooby-Doo è una delle più atipiche — e anche tra le più amate dai fan più curiosi. Per la prima volta, Scooby e compagni affrontano veri fantasmi: niente più finti mostri smascherati, ma creature soprannaturali da intrappolare in uno scrigno magico. Il gruppo è ridotto: solo Scooby, Shaggy, Daphne e Scrappy, con l’aggiunta del piccolo Flim-Flam e del misterioso Vincent Van Ghoul (doppiato da Vincent Price!). La serie ha un tono più dark e seriale, con un arco narrativo (trovare e catturare i 13 fantasmi fuggiti). Purtroppo la serie fu interrotta prima della conclusione, con solo 13 episodi realizzati e uno lasciato in sospeso fino al film Scooby-Doo! and the Curse of the 13th Ghost (2019). Un piccolo cult, divertente e unico, ideale per chi cerca qualcosa di diverso nella saga.

    6. A Pup Named Scooby-Doo (1988–1991)

    Con A Pup Named Scooby-Doo, la Mystery Inc. torna... all’infanzia. Questa serie reimmagina Scooby, Shaggy, Velma, Daphne e Fred come bambini, alle prese con misteri scolastici e mostri stilizzati. Il tono è più cartoonesco e umoristico, con un’estetica vivace e colori sgargianti. Ogni episodio è un mix di slapstick, espressioni esagerate e battute pensate per un pubblico più giovane, ma non per questo meno godibili dagli adulti. La serie introduce gag ricorrenti divertenti (come l’accusa immotivata al sospettato Red Herring) e sviluppa un’identità propria, pur mantenendo la struttura da classico Scooby-Doo. È una parentesi molto anni ’90, perfetta per chi ama le versioni “baby” dei personaggi iconici. Con il suo stile energico e autoreferenziale, è un prodotto unico nel franchise, e ha contribuito a far conoscere Scooby-Doo a una nuova generazione di spettatori.

    7. Scooby-Doo on Zombie Island (1998)

    Considerato il capolavoro assoluto dei film animati di Scooby-Doo, Zombie Island segna una svolta dark nel franchise. Stavolta i mostri non sono finti: sono veri zombie, spiriti vendicativi e gatti mannari, il tutto ambientato in una palude della Louisiana carica di tensione gotica. Dopo anni di pausa, la Mystery Inc. si riunisce per un servizio giornalistico, ma l’avventura prende una piega inquietante. L’animazione è più curata, i dialoghi più maturi e l’atmosfera decisamente più cupa rispetto alle produzioni precedenti. Il film è diventato un cult proprio perché rompe gli schemi e dimostra che Scooby-Doo può essere anche inquietante, emozionante e visivamente ricco. Per molti fan, questo è il punto più alto mai raggiunto dalla saga animata. Se vuoi vedere la Mystery Inc. affrontare un vero horror sovrannaturale, Zombie Island è la tappa obbligata. E sì: Scooby ha veramente paura, e stavolta con ottime ragioni.

    8. Scooby-Doo! and the Witch’s Ghost (1999)

    Dopo il successo di Zombie Island, il secondo film animato mantiene il tono dark e misterioso. In Witch’s Ghost, la gang accompagna un famoso scrittore gotico — Ben Ravencroft — nella sua città natale nel New England, dove scoprono un’antica leggenda legata alla stregoneria. La colonna sonora rock firmata dalle Hex Girls (una band diventata culto tra i fan) aggiunge energia alla narrazione, mentre la storia affronta temi come l’ossessione, l’inganno e la riscrittura della storia. Ancora una volta, l’elemento sovrannaturale è reale, e l’atmosfera gotica è accentuata da una palette scura e scenari autunnali perfetti. Il personaggio di Ravencroft, ispirato a Stephen King, è una chicca per gli appassionati di horror letterario. Un film avvincente, perfetto per Halloween, che consolida la rinascita adulta e più intensa del franchise. Da vedere con le Hex Girls a tutto volume e una candela accesa.

    9. Scooby-Doo and the Alien Invaders (2000)

    Con Alien Invaders, la saga animata cambia leggermente tono: dopo due film cupi, qui si vira verso la fantascienza con un mix più soft tra mistero e romanticismo. La gang si ritrova bloccata in un paesino nel deserto dove si dice siano atterrati degli alieni. Tra mulini a vento, camper e agenti governativi sospetti, Scooby e Shaggy vivono una vera love story con due hippy… che forse non sono chi sembrano. Il film è visivamente brillante, con un’atmosfera da Area 51 e un umorismo più marcato. Nonostante l’impianto sia meno horror rispetto ai predecessori, resta uno dei titoli più amati per il suo tono spensierato e i momenti emotivi tra i personaggi. È ideale per chi cerca una versione più dolce e psichedelica di Scooby-Doo, ma con misteri e colpi di scena al punto giusto. E sì, ci sono davvero gli UFO!

    10. Scooby-Doo and the Cyber Chase (2001)

    L’ultimo della “tetralogia d’oro” dei film animati early 2000s, Cyber Chase porta Scooby e la gang dentro un videogioco ispirato alle loro stesse avventure. È un film divertente, pieno di azione e con un concept metanarrativo interessante: i protagonisti devono affrontare versioni digitali di se stessi, superare livelli e combattere un misterioso virus chiamato Phantom. L’ambientazione virtuale permette all’animazione di spaziare in mondi diversi: da un’arena di gladiatori a una spiaggia preistorica. Il tono è più leggero rispetto a Zombie Island, ma mantiene alta la tensione e la creatività. È anche il primo film in cui la voce di Scooby passa ufficialmente a Frank Welker. Un titolo perfetto per gli appassionati di videogiochi, avventure dinamiche e viaggi dentro al mondo digitale. Conclude un’era iconica per il franchise e resta tra i preferiti dei fan per il suo spirito geek e la struttura da “livelli da superare”.

    11. Scooby-Doo (2002)

    Il primo film live action di Scooby-Doo, diretto da Raja Gosnell e scritto da James Gunn (sì, proprio lui), è diventato un cult generazionale. Con un cast perfetto — Freddie Prinze Jr. (Fred), Sarah Michelle Gellar (Daphne), Linda Cardellini (Velma) e Matthew Lillard (Shaggy) — porta sul grande schermo una versione ironica e satirica del franchise. La gang si ritrova sull’isola di Spooky Island, dove qualcosa di oscuro sta controllando gli studenti in vacanza. L’atmosfera è camp, sopra le righe e volutamente kitsch, ma riesce a catturare lo spirito originale del cartone con trovate visive geniali e un umorismo che strizza l’occhio anche agli adulti. La CGI di Scooby può sembrare datata oggi, ma la performance di Lillard è così perfetta da diventare iconica. Il film ha saputo reinventare Scooby-Doo per il cinema senza snaturarlo, e resta ancora oggi una tappa obbligata per ogni fan.

    12. Scooby-Doo 2: Mostri Scatenati (2004)

    Sequel diretto del primo film live action,Mostri Scatenati riporta la Mystery Inc. a Coolsville, dove una mostra sui loro vecchi casi viene attaccata… dai mostri stessi! Questa volta non si tratta di una singola creatura, ma di un'intera galleria di villain classici riportati in vita, da Black Knight Ghost a Tar Monster. Il film è un omaggio puro alla storia animata del franchise, con un’estetica da fumetto e un tono più action. Rispetto al primo capitolo, c’è più spazio per i singoli personaggi: Velma vive una (imbarazzante) infatuazione, Fred e Daphne mostrano le loro fragilità, e Shaggy e Scooby cercano di dimostrarsi veri eroi. È più leggero e forse meno memorabile del primo, ma è pieno di fanservice e creature bizzarre. Nonostante il tono giocoso, riesce a essere una lettera d’amore ai fan storici della serie animata. Imperdibile per chi è cresciuto con Scooby-Doo.

    13. Le nuove avventure di Scooby-Doo (2002–2006)

    Dopo una lunga pausa, Le nuove avventure di Scooby-Doo segna il ritorno della Mystery Inc. in grande stile. È un reboot fresco e moderno, pensato per una nuova generazione di spettatori ma fedele allo spirito originale. L’animazione è più fluida e pulita, le ambientazioni variano in ogni episodio (da parchi di divertimento a basi scientifiche), e le colonne sonore pop-punk firmate dai Simple Plan aggiungono un tocco early 2000s irresistibile. La formula resta classica: mistero, investigazione e smascheramento finale, ma tutto è più dinamico. La serie riesce a rinnovare il brand senza snaturarlo, introducendo anche piccoli aggiornamenti nelle personalità dei protagonisti. È perfetta per chi vuole un Scooby-Doo accessibile, allegro e ritmato. Inoltre, per molti è una delle ultime produzioni “classiche” prima delle sperimentazioni più spinte degli anni successivi. Se vuoi iniziare con qualcosa di moderno ma familiare, questa serie è la scelta giusta.

    14. Shaggy & Scooby-Doo Get a Clue! (2006–2008)

    Una delle serie più divisive dell’universo Scooby-Doo, Shaggy & Scooby-Doo Get a Clue! rompe con la tradizione: niente Mystery Inc., niente misteri classici e un’estetica completamente diversa. Qui i protagonisti sono solo Shaggy e Scooby, che ereditano una fortuna e diventano improbabili agenti segreti alle prese con il malvagio Dr. Phibes. L’animazione è più stilizzata, il tono più surreale e iperattivo. La serie punta su un umorismo caotico e una trama più orientata all’azione che al mistero. Non è la preferita dei fan nostalgici, ma rappresenta un esperimento curioso e, per certi versi, audace nel tentativo di rinnovare completamente la formula. Ideale per chi cerca un Scooby-Doo fuori dagli schemi, anche se può spiazzare chi ama la struttura tradizionale. Un piccolo outsider nel franchise, da vedere almeno una volta per farsi un’idea.

    15. Scooby-Doo! Il mistero ha inizio (2009)

    Con Il mistero ha inizio, Warner Bros. rilancia il brand live action raccontando le origini della gang. Niente cast originale, ma volti più giovani per un pubblico teen: Nick Palatas è Shaggy, Robbie Amell è Fred, Kate Melton è Daphne e Hayley Kiyoko è Velma. Il film è ambientato durante il liceo, quando i quattro protagonisti si incontrano per la prima volta e risolvono il loro primo mistero. Il tono è da high school movie con un tocco paranormale, e la CGI è migliorata rispetto ai film precedenti. Nonostante sia destinato a un pubblico più giovane, funziona per introdurre una nuova generazione al mondo di Scooby-Doo. Interessante anche per i fan storici che vogliono scoprire “come tutto è cominciato”. Una produzione TV, ma con buona cura e tanto cuore, che ha il merito di espandere la mitologia in modo coerente e rispettoso del materiale originale.

    16. Scooby-Doo! La maledizione del mostro del lago (2010)

    Sequel diretto di Il mistero ha inizio, La Maledizione del Mostro del Lago segue la gang durante un’estate in cui lavora in un country club, ma ovviamente… succede qualcosa di strano. Una creatura misteriosa terrorizza il lago, e toccherà ancora una volta a Scooby e amici scoprire chi c’è dietro la minaccia. Il tono resta leggero e adatto ai più giovani, con dinamiche sentimentali tra i personaggi (Fred e Daphne flirtano, Velma è gelosa) e momenti comici tipici del franchise. La CGI è discreta e i paesaggi lacustri danno un tocco estivo e rilassato alla vicenda. Anche se meno potente del primo capitolo, resta una visione simpatica per chi ha apprezzato il reboot adolescenziale della Mystery Inc. Un film che punta tutto sull’intrattenimento, sulle interazioni tra i protagonisti e sul fascino delle “vacanze rovinate dai mostri”. Niente di rivoluzionario, ma perfettamente in linea con lo spirito Scooby-Doo.

    17. Scooby-Doo! Mystery Incorporated (2010–2013)

    Considerata da molti la migliore serie Scooby-Doo di sempre, Mystery Incorporated porta il franchise a un nuovo livello di profondità. Per la prima volta, la narrazione è seriale: c’è un grande mistero che si sviluppa episodio dopo episodio, una mitologia ricca di riferimenti oscuri e colpi di scena degni di un drama. I personaggi sono più complessi, le dinamiche tra loro si fanno tese (Velma e Shaggy hanno una relazione, Daphne è innamorata di Fred…), e i misteri sono più cupi, con veri elementi horror e riferimenti alla cultura gotica. L’animazione è moderna ma stilosa, e il tono mescola umorismo, azione e pathos. È una serie pensata anche per un pubblico adulto, pur restando accessibile ai più giovani. Se vuoi vedere Scooby-Doo come non l’hai mai visto prima, con una trama appassionante e una qualità altissima, questa è la serie imperdibile.

    18. Be Cool, Scooby-Doo! (2015–2018)

    Be Cool, Scooby-Doo! è la serie più sperimentale del franchise dal punto di vista visivo. L’animazione è volutamente caricaturale, quasi da I Griffin, e l’umorismo è molto più surreale e autoreferenziale. Dopo l’intensità drammatica di Mystery Incorporated, questa serie punta tutto sul tono leggero, sulla comicità e sul nonsense. La Mystery Inc. resta al completo, ma i personaggi sono portati all’estremo: Fred diventa ossessionato dalle trappole, Velma iper-razionale fino al paradosso, Daphne… sempre più bizzarra. È una serie che spiazza, e non tutti l’hanno apprezzata, ma funziona se la si prende per quello che è: una parodia giocosa del mito di Scooby-Doo. Se cerchi risate senza troppe pretese, o se vuoi qualcosa di completamente diverso, questa serie può sorprenderti. Da provare con mente aperta.

    19. Scooby-Doo and Guess Who? (2019–2021)

    Scooby-Doo and Guess Who? è un nostalgico ritorno alle origini con un tocco contemporaneo. Riprende il formato degli anni ’70 (The New Scooby-Doo Movies), in cui ogni episodio vede la Mystery Inc. affiancata da una celebrità diversa. Ma qui gli ospiti sono ancora più vari e sorprendenti: da Whoopi Goldberg a Sia, da Steve Urkel a Neil deGrasse Tyson. L’umorismo è leggero e ironico, e i misteri tornano a essere classici, con smascheramenti e colpi di scena buffi. L’animazione è pulita e colorata, adatta a un pubblico giovane ma piacevole anche per gli adulti. La serie riesce a essere inclusiva, stravagante e al passo coi tempi, mantenendo però intatto il fascino vintage del brand. È una scelta perfetta per chi ama i crossover, gli ospiti VIP e un Scooby-Doo divertente, ritmato e pieno di sorprese.

    A questi si aggiungono, alcuni film stand-alone da gustare anche senza conoscenze pregresse. Alcuni sono a tema stagionale, perfetti per Halloween o l’estate!

    • Scooby-Doo! Camp Scare (2010)
    • Scooby-Doo! and the Legend of the Vampire (2003)
    • Scooby-Doo! and the Loch Ness Monster (2004)
    • Scooby-Doo! Moon Monster Madness (2015)
    • Happy Halloween, Scooby-Doo! (2020)
    • Trick or Treat Scooby-Doo! (2022)
  • Da "The Witch" a "Midsommar": i 10 migliori horror A24 da non perdere

    Da "The Witch" a "Midsommar": i 10 migliori horror A24 da non perdere

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Che A24, la casa di produzione e distribuzione fondata a New York nel 2012, abbia rivoluzionato il cinema statunitense è una realtà oggettiva. Lo dimostra la pluralità di voci e generi che, in questi primi suoi anni di vita, ha saputo portare sullo schermo dando spazio a registi emergenti o grandi autori e a un'audacia narrativa che ha ravvivato l'industria cinematografica. 

    Altro grande merito è quello di aver contribuito, insieme alla Blumhouse e a Jordan Peele, a dare nuova linfa al genere horror. Da Under the Skin di Jonathan Glazer, loro prima produzione di genere, passando per Robert Eggers con The Witch - con il quale danno il via al cosiddetto horror elevato in cui il male c'è ma non si vede -, A24 ha un peso notevole nella storia del moderno cinema dell'orrore.

    Questo anche grazie alla scelta di lasciare carta bianca ai loro registi, liberi di sperimentare e osare portando a un'innovazione narrativa ed estetica. Senza contare poi al gran numero di esordi prodotti. Uno dei casi più eclatanti è quello dei registi australiani Danny e Michael Philippou che con Talk to Me prima e Bring Her Back poi, hanno ottenuto una grande attenzione da parte di pubblico e critica. Per il futuro, invece, vi conviene segnarvi questo nome: Kane Parsons.

    Liceale classe '95 che, dopo aver postato sul suo canale YouTube un video, The Backrooms, da milioni di visualizzazioni, ha attirato l'attenzione della casa di produzione. Realizzato con la camera a mano con la tecnica del found footage, il filmato immortala spazi abbandonati e lunghi corridoi vuoti prendendo spunto da una leggenda metropolitana legata ai bug dei videogiochi. Un progetto che ha convinto A24 a produrre il suo primo film basato sui suoi corti.

    JustWatch vi porta alla scoperta dei 10 migliori horror A24 da (ri)vedere, perfetti per Halloween.

    1. The Witch (2015)

    Esordio alla regia per Robert Eggers e davanti alla macchina da presa per Ana Taylor-Joy, The Witch è un folk horror con elementi soprannaturali di grande impatto. Ambientato nel XVII secolo, il film racconta la storia di una famiglia puritana che si imbatte nelle forze del male che infestano i boschi adiacenti la loro fattoria nel New England. Senza mai mostrare l'orrore, la pellicola segue un andamento lento che culmina nel finale in un potente climax. Come ci ha abituati Eggers anche nei suoi film successivi, The Witch è ricco di dettagli e avvolto in un'atmosfera sottilmente disturbante. Senza voler solo spaventare, il film affronta anche svariate tematiche: dalla repressione sessuale femminile al fanatismo religioso.

    2. It Comes at Night (2017)

    Un altro grande horror basato sulla percezione, con il quale Trey Edward Shults mette in scena un racconto paranoico. La storia è quella di un padre (Joel Edgerton) che vive isolato in una casa immersa nel bosco con la sua famiglia dopo che sulla Terra si è diffusa una malattia contagiosa e letale. In It Comes at Night convivono horror, thriller, survival movie e dramma. Un film dall'andamento lento nella prima parte, che si apre al dubbio e al sospetto nella seconda, quando il protagonista si imbatte in altri sopravvissuti. Isolamento, diffidenza e paura sono gli ingredienti che alimentano la narrazione per una storia che sottolinea come spesso sia l'uomo stesso la più grande minaccia per se stesso.

    3. Il sacrificio del cervo sacro (2017)

    Ispirato in parte dal mito greco rappresentato da Euripide nell'Ifigenia in Aulide, Il sacrificio del cervo sacro di Yorgos Lanthimos è un thriller psicologico intriso di umorismo nerissimo e tragicità. Colin Farrell è un chirurgo affermato che si ritrova a dover scegliere quale membro della sua famiglia sacrificare dopo che una strana malattia ha colpito uno dei figli. Un sinistro adolescente legato al suo passato (Barry Keoghan), infatti, gli spiega che quella è l'unica soluzione in suo possesso per salvarlo. Un racconto disturbante, dove l'ambiguità morale va a braccetto con sensi di colpa e vendetta. Formalmente impeccabile, la pellicola è un horror d'autore che attraverso un ricatto mette in scena una scelta impossibile che si traduce in una paura crudele.

    4. Hereditary – Le radici del male (2018)

    Esordio alla regia di Ari Aster, uno dei più grandi registi horror del cinema contemporaneo. Hereditary – Le radici del male vede nella morte dell’anziana Ellen il vaso di Pandora attraverso il quale la sua famiglia scopre una serie di segreti terrificanti che la porta a confrontarsi con un destino al quale sembra non poter sfuggire. Un film sul lutto e sul peso dell'eredità che Aster costruisce con maestria, spingendo il film verso l'horror soprannaturale e psicologico. Un racconto che porta lo spettatore a percepire un senso di angoscia latente per tutta la visione, anche grazie all'incredibile lavoro fatto sul suono. Una visione obbligata del cinema dell'orrore del XXI secolo.

    5. Midsommar – Il villaggio dei dannati (2019)

    Partendo dall'esperienza personale della fine di una relazione, Ari Aster ci regala uno degli horror più rappresentativi di A24 e degli anni 2000. La protagonista è Florence Pugh nei panni di una studentessa di psicologia che porta sulle spalle il peso di una relazione infelice e una tragedia familiare. Quando parte con il ragazzo e un gruppo di amici per un festival estivo in un villaggio svedese, spera di ritrovare un po' di serenità. Ma quel luogo apparentemente placido si rivela presto sinistro. Con Midsommar – Il villaggio dei dannati, il regista dà vita a una favola macabra immersa in elementi folk horror e illuminata da una luce accecante, che parla di lutto, codipendenza, manipolazione emotiva e vendetta. Un film audace che, a suo modo, parla di rinascita.

    6. Saint Maud (2019)

    Altro incredibile esordio al lungometraggio quello di Rose Glass con Saint Maud, un horror psicologico in cui fede, malattia mentale e terrore convivono. Al centro del racconto una solitaria infermiera recentemente convertita (Morfydd Clark), convinta che Dio abbia in serbo per lei un piano divino. Molto lontano per atmosfera, scrittura e regia dagli horror a tema religioso, il film è una disamina di una donna isolata dalla società e persa in un delirio. Narrativamente divisa in due, la pellicola usa ambientazioni e musiche per amplificare il senso di isolamento in cui è immersa la protagonista e per costruire attorno a lei un'atmosfera densa.

    7. The Lighthouse (2019)

    Il secondo film di Robert Eggers è un horror espressionista interamente girato in un bianco e nero conturbante e inquieto, influenzato da Sigmund Freud. Ambientato verso la fine del XIX secolo sulle coste del New England, il film vede Willem Dafoe e Robert Pattinson nei panni di un vecchio guardiano del faro e del suo timoroso aiutante. Filmata in 4:3 e in 35mm, The Lighthouse è una discesa nella follia dei due uomini attraverso cui parlare di dinamiche di potere, rivalità maschile, salute mentale e le zone d'ombra che ognuno di noi ha. Un film dall'estetica raffinata in cui convivono psicologia, sessualità e mitologia, e in cui non manca un accenno umoristico.

    8. Lamb (2021)

    Esordio dell'islandese Valdimar Jóhannsson, Lamb vede protagonista Noomi Rapace nei panni di una donna che vive in una fattoria insieme al marito. La loro felicità è andata in frantumi quando hanno perso la loro unica figlia. Ma in quelle stesse campagne scoprono una creatura misteriosa che porta a una nuova dinamica familiare. Una favola popolare che intreccia horror, dramma, humour, surrealismo e, addirittura, tenerezza mentre esplora il tema del lutto e della genitorialità. Uno dei migliori esempi di un nuovo corso dell'horror moderno.

    9. La trilogia di X di Ti West (2022-2024)

    La trilogia di X di Ti West è un'opera ambiziosa che dal Texas del 1918 arriva fino all'Hollywood del 1985. Al centro due personaggi, Maxine Minx e Pearl, entrambi interpretati da Mia Goth. La prima è un'aspirante attrice mentre la seconda ha perso la sua chance di diventare famosa. Un horror slasher che esplora i temi di ambizione, invecchiamento, sessualità e il prezzo della fama. Se X è un omaggio proprio allo slasher anni '70, Pearl, il suo prequel, è un dramma psicologico mentre MaXXXine abbraccia un'atmosfera da thriller neon-noir. Una trilogia che ha anche il sapore di una riflessione sull'influenza di determinate epoche cinematografiche sulla società.

    10. Bodies Bodies Bodies (2022)

    Prima di Babygirl, la regista olandese Halina Reijn ha realizzato uno slasher pungente, ironico e venato di comicità su un gruppo di ventenni privilegiati. Tutti insieme nella stessa villa isolata, i protagonisti iniziano un gioco di società, ma quando qualcosa va storto sono costretti ad affrontare insicurezze e dinamiche tossiche. Bodies Bodies Bodies mette al centro la Gen Z, di cui si prende gioco in un film che usa il linguaggio dei social e la tecnologia per evidenziare quanto influenzano le amicizie giovanili. Un horror che guarda a un classico come Scream e si attesta come slasher dei tempi moderni.

  • Da “L'amica geniale” a “M – Il figlio del secolo”: le 10 migliori serie TV italiane dell'ultimo decennio

    Da “L'amica geniale” a “M – Il figlio del secolo”: le 10 migliori serie TV italiane dell'ultimo decennio

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Una notizia buona e una cattiva. Quella buona è che la serialità italiana gode di ottima salute, quella cattiva è che 10 titoli non bastano a racchiudere le migliori serie TV nostrane dell'ultimo decennio. 

    Sono, infatti, molte di più le produzioni che in quest'ultima decade hanno arricchito il panorama narrativo del piccolo schermo, permettendo anche all'Italia di poter esportare all'estero titoli capaci di competere con successi di fama mondiale.

    Tra il proliferare delle piattaforme che hanno concesso una maggiore libertà creativa a sceneggiatori e registi e un'apertura a storie più audaci, ecco che il pubblico ha potuto avere a disposizione un ventaglio ricchissimo di scelte. Da Il miracolo (2018) e Anna (2021), due gemme scritte e dirette da Niccolò Ammaniti, a L'arte della gioia (2025) di Valeria Golino passando per l'ambizione di Romulus (2020) e la minuziosa ricostruzione di Avetrana – Qui non è Hollywood (2024), l'originalità di Christian (2023), l'autoironia diCall My Agent – Italia (2023), le sfumature dell'adolescenza raccontate in SKAM – Italia (2018) e Prisma (2022) fino al successo popolare di Mare Fuori (2020)

    JustWatch ha stilato una lista delle 10 migliori serie tv dell'ultimo decennio.

    The Young Pope (2016)

    Una serie spiazzante e provocatoria che segna l'esordio di Paolo Sorrentino alla regia di una serie TV. Jude Law è Lenny Belardo, il primo pontefice americano. Considerato un santo da alcuni, il neo Papa vuole riportare la Chiesa ad essere inaccessibile e misteriosa decidendo di non farsi vedere o intervistare e adottando una politica conservatrice. Quello scritto da Sorrentino è un personaggio enigmatico e contraddittorio che cala in un racconto visivamente sontuoso filmato con il suo tocco inconfondibile. Ironica, profonda, surreale, The Young Pope è uno dei più alti esempi di serialità italiana.

    1992 – 1994 (2015 – 2019)

    Da “un'idea di Stefano Accorsi”, come recitava il tormentone che ha accompagnato l'uscita della trilogia 1992/1993/1994. Il racconto in chiave romanzata degli eventi che hanno portato a Tangentopoli e all'inchiesta di Mani Pulite. Attraverso personaggi fittizi, su tutti il pubblicitario dal passato oscuro Lorenzo Notte, la serie ci fa sbirciare dal buco della serratura di uno dei periodi più concitati del nostro Paese, tra corruzione, aule di tribunale, intercettazioni, mazzette e ascese politiche. Un titolo accolto con favore anche in Europa e negli Stati Uniti che intreccia la ricostruzione storica con sottotrame dedicate ai personaggi di fantasia, ma profondamente ancorati alla realtà.

    L'amica geniale (2018 - 2024)

    La serie italiana dell'ultimo decennio più rappresentativa delle nostre capacità e la più acclamata dalla stampa oltreoceano. L'amica geniale – co-prodotta con la HBO – è l'adattamento per il piccolo schermo dei romanzi di Elena Ferrante. Un ritratto dell'amicizia femminile dagli anni '50 ai primi 2000 che segue l'evoluzione del complesso legame tra Lila e Lenù, dall'infanzia nel rione di Napoli in cui sono nate fino all'età adulta, mentre sullo sfondo vanno in scena 60 anni di storia italiana. Quattro stagioni densissime, emozionanti e profonde, rese ancor più preziose dalle meravigliose interpretazioni dei suoi attori.

    We Are Who We Are (2020)

    We Are Who We Are - commissionata da HBO e Sky Studios - è la prima serie TV scritta, prodotta e diretta da Luca Guadagnino. Ambientata in uno spicchio di Stati Uniti in Italia, nella base militare di Chioggia, la serie esplora le tematiche di adolescenza, identità e scoperta di sé grazie al rapporto tra l'introverso Fraser e la spavalda Caitlin, due giovani alla ricerca del proprio posto nel mondo. Un racconto di formazione splendido che riflette sui corpi, la sessualità fluida e l'amicizia. Ad accompagnare il racconto una colonna sonora, come sempre capita nei lavori di Guadagnino, capace di far convivere più anime, dall'elettronica al pop italiano.

    Strappare lungo i bordi (2021)

    Un gioiello d'animazione firmato Zerocalcare che passa dalla bidimensionalità delle strisce dei suoi fumetti alla tridimensionalità della serialità. Sei episodi senza sbavature in cui il fumettista di Rebibbia racconta episodi della sua infanzia e vita adulta intervallandoli con digressioni e flashback. Dentro c'è di tutto, dalle riflessioni sull'ansia ai riferimenti alla storia più recente come i fatti del G8 di Genova. Profondamente divertente quanto commovente, Strappare lungo i bordi – accompagnata da personaggi iconici come Secco e l'Armadillo – è un racconto intimo eppure universale nel quale rispecchiarsi.

    Esterno notte (2022)

    Presentato al Festival di Cannes come film, Esterno notte è anche la prima serie TV diretta da Marco Bellocchio che, dopo Buongiorno Notte (2003), torna a raccontare il rapimento di Aldo Moro. Questa volta però sceglie di metterlo in scena non solo dal punto di vista del presidente della Democrazia Cristiana, ma anche attraverso lo sguardo di chi gli stava intorno. Fabrizio Gifuni, eccellente nei panni del politico e giurista, guida un cast di grandi attori per una serie dalla ricostruzione storica impeccabile che si addentra nelle complesse dinamiche politiche di quegli anni. Un'opera affascinante, tragica e sfaccettata.

    The Bad Guy (2022)

    L'uscita di The Bad Guy è stata una vera e propria sorpresa. Una serie crime che si diverte a giocare e ribaltare i cliché del genere con un tono pop e irriverente. Protagonista il Nino Scotellaro di Luigi Lo Cascio, un magistrato siciliano che finisce per diventare un criminale dopo essere stato accusato ingiustamente di essere colluso con Cosa nostra. Un racconto grottesco e satirico che parla di giustizia, illegalità e ambiguità morale mentre costruisce più di un parallelo con la nostra realtà.

    Dostoevskij (2024)

    La prima serie TV dei fratelli D’Innocenzo è un noir cupo sull'origine stessa della violenza. Un lavoro complesso e visivamente potente che esplora il lato oscuro dell'animo umano. Ambientata in una provincia spettrale, Dostoevskij vede Filippo Timi nei panni di Enzo Vitello, cupo investigatore sulle tracce di un serial killer con il quale inizia un rapporto epistolare segreto che lo costringerà a guardarsi dentro. Una serie dal taglio autoriale che disturba e ammalia. La riprova del talento dei due fratelli registi.

    Hanno ucciso l'uomo ragno - La leggendaria storia degli 883 (2024)

    Un tripudio di gioia e nostalgia. Non si può che descrivere così Hanno ucciso l'uomo ragno - La leggendaria storia degli 883, la serie di Sydney Sibilia ispirata all'omonima canzone degli 883 di cui racconta gli inizi. Una storia di musica e amicizia sullo sfondo della provincia degli anni '90 e di un successo travolgente quanto imprevisto. Elia Nuzzolo e Matteo Oscar Giuggioli sono strepitosi nel dare voce e corpo a Max Pezzali e Mauro Repetto così come regia e sceneggiatura sono accurati nel riportare in vita un'epoca a cui guardare con il sorriso. Ironica, tenera ed entusiasmante.

    M – Il figlio del secolo (2025)

    Coraggiosa e splendida. M – Il figlio del secolo, basata sull'acclamato romanzo di Antonio Scurati, è una serie ambiziosa che fotografa l'ascesa al potere di Benito Mussolini mentre ne distrugge il mito. Un grande sforzo produttivo e artistico che si regge sull'intensa interpretazione del Duce di Luca Marinelli contornato da un cast di grandi comprimari. Joe Wright dà vita alle pagine del romanzo con un piglio deciso in cui coglie tutta l'ambivalenza del padre del fascismo. Molto più di una serie TV, M – Il figlio del secolo è anche un monito per il nostro presente grazie alla figura e alle parole di Giacomo Matteotti.

  • Da “Demon Slayer” a “One Piece: Red”: i 10 anime con gli incassi più alti nella storia del cinema

    Da “Demon Slayer” a “One Piece: Red”: i 10 anime con gli incassi più alti nella storia del cinema

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    L’uscita di Demon Slayer: Il Castello dell’Infinito (2025) ha appena riscritto il manuale del box office americano: l’esordio record e la tenuta clamorosa gli hanno permesso di superare La tigre e il dragone (2000) come film internazionale con il maggiore incasso di sempre negli Stati Uniti.

    È il linguaggio dei fandom: meme, clip, fan screening, sale piene di cosplayer e formati premium (IMAX, 4DX) presi d’assalto. E no, non è una meteora: l’anime in sala è diventato un evento sociale. Le serie costruiscono pubblico a casa, il film lo porta al cinema come a un concerto: date ravvicinate in tutto il mondo, campagne pensate per la condivisione, soundtrack che esplode su Spotify il lunedì dopo. In mezzo, gli autori‑star (Shinkai, Miyazaki) e i brand seriali (da Demon Slayer a One Piece) hanno insegnato ai multiplex a trattare l’animazione giapponese come un’uscita “A‑list”.

    Dentro questo slancio, Infinity Castle è la punta dell’onda, non l’eccezione: un kolossal emotivo che mette in fila rito collettivo, riconoscibilità del brand e qualità artigianale fuori scala. E il calendario non rallenta: Chainsaw Man: Reze Arc (2025) è già all’orizzonte e ha tutte le carte per replicare quel mix di adrenalina, immaginario punk‑romantico e community hyper‑attiva che fa scattare il “devo esserci”. È la nuova normalità: l’anime al cinema non chiede permesso – occupa il weekend e trasforma le sale in arene.

    Dentro questa scia, abbiamo raccolto i 10 anime con gli incassi più grandi della storia da recuperare assolutamente o da rivedere.

    1. Demon Slayer: Il Castello dell’Infinito (2025) – $648,5M worldwide

    Con Demon Slayer: Il Castello dell’Infinito la saga di Tanjiro entra nella fase più ambiziosa con un kolossal in tre atti che porta sul grande schermo l’arco più atteso. Funziona perché unisce il virtuosismo visivo di ufotable a una scrittura che alterna pathos, terrore e slanci eroici con ritmo da cinema pop. In sala è pura sinestesia: colonna sonora martellante, coreografie verticale‑orizzontali e set‑piece che sembrano vortici. L’onda lunga della serie tv, il passaparola e l’evento‑fandom hanno fatto il resto. Perché vederlo ora? Per capire dove sta andando il cinema anime nell’era post‑streaming: verso produzioni‑evento, date “global day‑and‑date” e pubblico trasversale. Se ti intriga l’alchimia tra azione e sentimento di Dragon Ball Super: Broly (2018) o i fantasy a nervi tesi della trilogia Fate/stay night: Heaven’s Feel (2017–2020), qui trovi l’evoluzione naturale — più grande, più scuro, più cinematografico.

    2. Demon Slayer: Mugen Train (2020) – $512,7M worldwide

    Demon Slayer: Mugen Train è il film che ha cambiato le regole del gioco: nato come ponte tra stagioni, è diventato un caso globale grazie all’emozione “senza filtri” dell’arco di Rengoku e a un uso della sala come amplificatore emotivo. Mugen Train ha dimostrato che l’IP seriale può guidare il botteghino anche fuori dal Giappone, con release coordinate e un fandom organizzato. A rivederlo oggi colpisce la quasi‑intimità di un blockbuster che sceglie un set unico (il treno) per far esplodere i personaggi. Consigliato a chi cerca la stessa intensità emotiva di A Silent Voice (2016) declinata in chiave action, o a chi vuole un dramma teen ad alto impatto comeJosee, the Tiger and the Fish (2020).

    3. Your Name (2016) – $405,3M worldwide

    Il melodramma sci‑fi che ha consacrato Makoto Shinkai fuori dai circuiti d’essai: scambio di corpi, dislocazioni temporali, montaggi musicali da brivido e un uso poetico dello spazio urbano. Il segreto del successo di Your Name è una romance universale raccontata con la precisione di un thriller emotivo. In sala, ogni transizione è un colpo al cuore e il finale riscrive il concetto di “destino”. Ha aperto una stagione di anime romantici ad alto potenziale mainstream, con esempi che vale la pena recuperare come Hello World (2019) o La ragazza che saltava nel tempo (2006). Se ti piacciono i racconti che fanno dialogare tecnologia e sentimento, è ancora oggi uno standard di riferimento.

    4. La città incantata (2001) – $395,6M worldwide

    Il capolavoro di Hayao Miyazaki, La città incantata, rimane una delle esperienze cinematografiche più dense e libere mai disegnate: crescita, lavoro, desiderio, memoria, tutto filtrato da un immaginario mitico che parla a qualsiasi età. È uno di quei film che ti accompagnano, perché ogni visione aggiunge una stanza nuova al bagno termale di Yubaba. Il suo successo planetario è anche una lezione di fiducia: pubblico e mercati si sono lasciati guidare da un racconto profondamente giapponese e insieme universalissimo. Se ami la poesia avventurosa di Ghibli e vuoi restare nel solco senza duplicare i titoli in classifica, recupera Kiki – Consegne a domicilio (1989) o Il mio vicino Totoro (1988): stessi battiti poetici, sfumature diverse.

    5. Suzume (2022) – $323,6M worldwide

    Shinkai con Suzume torna con un road‑movie apocalittico che parla di ferite collettive e rinascite personali, trasformando porte e chiusure in una coreografia emotiva. Il successo globale di Suzume conferma la maturità industriale dell’anime contemporaneo: marketing internazionale, day‑and‑date allargati, doppiaggi curati e un’impronta estetica riconoscibile. In sala è un viaggio che alterna spettacolo e intimità, con un’attenzione rara al paesaggio come personaggio. Se vuoi restare in scia senza ripetere i titoli della top, prova l’empatia digitale di Belle (2021) o la fantascienza sentimentale di Oltre le nuvole, il luogo promessoci (2004).

    6. Il ragazzo e l’airone (2023) – $294,2M worldwide

    Il ragazzo e l’airone è il film del ritorno (e non addio) di Miyazaki è un racconto di formazione che mescola lutto, desiderio di fuga e slancio creativo. Ha incassato in tutto il mondo non solo per la curiosità mediatica attorno al Maestro, ma perché è cinema purissimo: set‑piece visionari, animazione tattile, una partitura sonora ipnotica. In sala, l’attrazione è la sensazione di mondo in divenire: ogni scena sembra riscrivere le regole del suo stesso universo. Se ti interessa la vena più avventurosa e tecnologica di Ghibli, guarda o recupera Nausicaä della Valle del Vento (1984): due poli che spiegano da dove arriva questo immaginario.

    7. The First Slam Dunk (2022) – $279,0M worldwide

    Il ritorno del basket di Inoue Takehiko al cinema è stato un terremoto emotivo: The First Slam Dunk non è un tributo nostalgico, ma una riscrittura che usa regia sportiva modernissima, montaggio sincopato e gestione del tempo da thriller agonistico. Ha funzionato ovunque, Cina compresa, perché parla di perseveranza, margine d’errore e second chance con un’intensità contagiosa. In sala si esce sudati e felici: pochi film rendono il ritmo dello sport con questa fisicità. Se cerchi un altro titolo “palestra di emozioni” fuori dalla nostra top, segnati Haikyuu!! The Dumpster Battle (2024): stessa fame di riscatto, innesti tecnici diversi.

    8. Il castello errante di Howl (2004) – $237,5M worldwide

    Magia, guerra, metamorfosi: l’epica romantica di Miyazaki strega ancora per la sua capacità di cambiare forma insieme ai protagonisti. Il successo de Il Castello errante di Howl planetario parla di immaginario irresistibile (Howl & Sophie sono diventati icone) e di una visionarietà artigianale che oggi ha il fascino del manufatto prezioso. In sala, è un trionfo di architetture mobili, prospettive impossibili e lirismo quotidiano. Se cerchi un accostamento fuori dalla classifica, resta in casa Ghibli o spostati verso il malinconico contemporaneo di Quando c’era Marnie (2014).

    9. Ponyo sulla scogliera (2008) – $204,8M worldwide

    La fiaba marina più solare di Ghibli, Ponyo sulla scogliera, lavora di sottrazione e meraviglia: colori pastello, animazione d’acqua memorabile, umorismo candido e un’idea di catastrofe sempre a misura di bambino. Il suo trionfo mondiale dimostra che c’è enorme spazio per un family cinema non standardizzato, capace di parlare a chi ha 5 anni e a chi ne ha 50. In sala, ogni onda è un’animazione che vorresti toccare. È anche un ottimo primo contatto con Miyazaki per chi arriva dalle serie tv: una porta spalancata verso il resto del catalogo.

    10. One Piece Film: Red (2022) – $201,4M worldwide

    One Piece Film: Red è il capitolo più pop (e musicale) della saga cinematografica di Eiichiro Oda porta in sala un concerto‑blockbuster che gioca con la serialità di lungo corso senza escludere chi arriva da neofita. È esploso al botteghino perché sposa brand potentissimo e forma evento: brani originali, cameo amati, spettacolo corale. In sala è un party: colori, gag, coreografie piratesche. Se vuoi rimanere in area “idol x shōnen”, orientati su spin‑off e special musicali affini, come per esempio Pretty Guardian Sailor Moon Eternal - Il Film (2021).

  • Chi potrebbe vincere gli Oscar nel 2026? Le nostre speculazioni in base ai festival di Venezia e Toronto

    Chi potrebbe vincere gli Oscar nel 2026? Le nostre speculazioni in base ai festival di Venezia e Toronto

    Giovanni Berruti

    Giovanni Berruti

    Editor a JustWatch

    And the Oscar goes to… Può sembrare ancora presto, ma l’inizio dell’autunno è in realtà il momento giusto per iniziare a chiedersi chi potrebbe vincere l’Oscar. Per farsi un’idea basta infatti guardare gli ultimi due grandi Festival svoltisi da poco: la Mostra del Cinema di Venezia e il Toronto International Film Festival.

    Parlando di Venezia, negli ultimi anni la Mostra ha predetto diversi titoli che sono poi andati agli Oscar, da nominati o addirittura da vincitori. Per esempio “Nomadland” (2020) di Chloé Zhao, dopo aver ricevuto il Leone d’Oro al Lido, ha vinto tre Oscar, di cui uno per miglior film. È successo anche a “The Shape of Water – La forma dell’acqua” (2017) di Guillermo del Toro, che ha vinto quattro statuette dorate, miglior film incluso, su tredici candidature.

    Il prestigioso Premio del Pubblico di Toronto (People’s Choice Award) è spesso predittivo per il premio più ambito dell’Academy. Tra gli esempi, “The Millionaire” (2008) di Danny Boyle, “Il discorso del re” (2010) di Tom Hooper, “12 anni schiavo” (2013) di Steve McQueen, “Green Book” (2018) di Peter Farrelly, e di nuovo “Nomadland” (2020). 

    Quest’anno il Leone d’Oro è andato a “Father Mother Sister Brother” (2025) di Jim Jarmush, mentre il People’s Choice Award a “Hamnet” (2025) di Chloé Zao, che potrebbe ambire a un bis del riconoscimento più importante del cinema. 

    Passiamo però in rassegna anche altri titoli che sono stati presentati ai Festival, che potrebbero far parlare di sé alla prossima notte degli Oscar, e dunque nella prossima stagione cinematografica.

    Hamnet - Nel nome del figlio (2025)

    Reduce dal People’s Choice Award a Toronto, ad oggi “Hamnet - Nel nome del figlio” (2025) è il favorito agli Oscar. Il film di Chloé Zhao è stato accolto con entusiasmo dal pubblico e dalla critica, e sembrerebbe destinato a lasciare il segno nell’immaginario dei cinefili, e non solo. Tratto dal pluripremiato bestseller di Maggie O’Farrell, “Nel nome del figlio. Hamnet” (2021), edito in Italia da Guanda, la pellicola segue il rapporto tra William Shakespeare e la moglie Agnes, focalizzandosi sull’impatto del drammatico lutto di loro figlio, Hamnet, scomparso a soli undici anni. Protagonisti Jessie Buckley e Paul Mescal per l’opera che avrebbe tutte le carte in tavola per giocare una partita interessante davanti ai giurati dell’Academy.

    Father Mother Sister Brother (2025)

    Reduce dal Leone d’Oro a Venezia, “Father Mother Sister Brother” (2025) è un altro contendente importante per l’Oscar. L’opera di Jim Jarmusch è un film a episodi, che cerca di indagare le dinamiche familiari, a tratti inevitabilmente ancora misteriose. Definito dallo stesso regista un anti-film d’azione, si concentra sulla quotidianità, sui piccoli dettagli, raccontando le disfunzioni che albergano le famiglie. Alternando ironia e malinconia, e avvalendosi di grandi interpretazioni, ha sicuramente sorpreso pubblico e critica, oltre ad aver evidentemente toccato le corde della giuria veneziana. L’uscita nelle sale italiane è prevista per il 24 dicembre. 

    La voce di Hind Rajab (2025)

    24 minuti di applausi alla fine della proiezione a Venezia. “La voce di Hind Rajab” (2025) un’opera potente e soprattutto straziante quella della regista tunisina Kaouther Ben Hania (“Quattro figlie” (2023), che ripercorre la tragica storia di Hind Rajab, di origine palestinese, uccisa a soli sei anni durante un attacco dell’esercito israeliano. Avvalendosi delle vere registrazioni audio delle telefonate intercorse tra la bambina, i familiari e i volontari della Mezzaluna, ne esce un film duro e commovente. Ha sfiorato il Leone d’Oro, ha vinto il Leone d’Argento – Gran premio della giuria, è stato scelto come candidato tunisino all’Oscar per miglior film straniero. Nelle sale cinematografiche dal 25 settembre.

    No Other Choice – Non c’è altra scelta (2025)

    La Corea del Sud ha appena scommesso su “No Other Choice – Non c’è altra scelta” (2025) per la corsa agli Oscar per il miglior film straniero. Molto apprezzato a Venezia, a Toronto classificato al primo posto dell’International People’s Choice Award, il film che segna il ritorno dietro la macchina da presa di Park Chan-wook potrebbe fare molto rumore in caso di nomination. Una black comedy che ruota attorno a Yoo Man-soo, interpretato da Lee Byung Hun (“Squid Game” (2021-2025), un uomo che viene improvvisamente licenziato dalla cartiera per cui ha lavorato per oltre venticinque anni. Non trovando un nuovo impiego, escogita una singolare strategia: eliminare (letteralmente) la concorrenza. Una spietata riflessione sul mondo del lavoro e sulle storture del capitalismo dei nostri giorni, che fa pensare a un “Parasite” (2018) bis. Stavolta forse con meno ambizioni, in termini di statuette. 

    Frankenstein (2025)

    Presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, “Frankenstein” (2025) di Guillermo del Toro è una rilettura moderna del romanzo di Mary Shelley. Il regista ha assemblato un cast d’eccezione per un progetto al quale ha lavorato per decenni, come Oscar Isaac, Jacob Elordi e Mia Goth, e le prime recensioni parlano di un film affascinante sul piano tecnico e visivo. A Toronto si è classificato al secondo posto del People’s Choice Award, il che fa pensare che potrebbe rimettere in campo il cineasta messicano nella prossima edizione degli Oscar. Dal 22 ottobre nelle sale, e dal 7 novembre su Netflix.

    La Grazia (2026)

    Dopo l’anteprima mondiale a Venezia, e la vittoria di Toni Servillo della Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile, “La Grazia” (2026) di Paolo Sorrentino è sicuramente un film da tenere sott’occhio. Soprattutto alla luce che quest’anno non è rientrato tra i titoli selezionati per rappresentare l’Italia come miglior film straniero agli Oscar. La pellicola non è risultata infatti eleggibile per la selezione, in quanto la sua uscita italiana supera la data limite del 30 settembre 2025. Tuttavia, potrebbe concorrere agli Oscar in altre categorie, grazie all’uscita statunitense fissata al 5 dicembre 2025.

    Alla loro settima collaborazione, Sorrentino e Servillo mettono in scena il ritratto di un fittizio Presidente della Repubblica durante i suoi ultimi giorni di mandato. Che si tratti del film più politico del regista de “Il Divo” (2008)? In sala dal 15 gennaio 2026.

    The Smashing Machine (2025)

    “The Smashing Machine” (2025), biopic su Mark Kerr, segna l’esordio da solista alla regia di un lungometraggio per Benny Safdie (dunque senza il fratello Josh). Una prova fortunata che gli ha fatto ottenere proprio a Venezia il Leone d’Argento- Premio speciale per la regia. Così come potrebbe essere fortunata anche per il suo attore protagonista, Dwayne “The Rock” Johnson, che per la sua interpretazione del leggendario campione di lotta libera, Vale Tudo e MMA, con tanto di meticolosa preparazione fisica sostenuta, sembrerebbe avere una strada spianata per la sua prima nomination all’Oscar. In sala dal 19 novembre.

    Bugonia (2025)

    “Bugonia” (2025) segue le vicende di due uomini ossessionati dalle cospirazioni che arrivano a rapire la CEO di una grande multinazionale, convinti che si tratti di un’aliena intenzionata a distruggere la terra. Remake del film sudcoreano “Save the Green Planet!” (2003), Yorgos Lanthimos si riunisce ancora una volta con l’attrice-musa, Emma Stone (dopo “La favorita” (2018), “Povere creature!” (2023) e “Kinds of Kindness” (2024) i due sono alla quarta collaborazione) per mettere in scena una satira sulla società contemporanea, che sembrerebbe essere stata accolta con entusiasmo. Presentato in concorso a Venezia, l’uscita nelle sale italiane è prevista per il 13 novembre.

    Dead Man’s Wire (2025)

    L’ultima fatica di Gus Van Sant si ispira a una storia vera, avvenuta l’8 febbraio 1977 a Indianapolis. “Dead Man’s Wire” (2025) ripercorre il caso di Tony Kritsis, che sentendosi truffato dalla sua banca finì per prenderne in ostaggio il figlio del presidente, pretendendo delle scuse e un risarcimento da 5 milioni di dollari. Le trattative furono trasmesse in diretta televisiva, fu una vicenda che tenne l’America col fiato sospeso per ben 63 ore. Un film ricco di suspense, ricco di inquietanti parallelismi con altri recenti fatti di cronaca, come la vicenda di Luigi Mangione. Potrebbe concorrere agli Oscar, persino come miglior interpretazione dell’attore protagonista, Bill Skarsgård. La data di uscita non è ancora nota.

    Wake Up Dead Man - Knives Out (2025)

    “Wake Up Dead Man – Knives Out” (2025) è la terza indagine del detective Benoit Blanc (Daniel Craig). Le prime indiscrezioni da Toronto parlano di un cambio di rotta per la saga murder mystery scritta e diretta da Rian Johnson: toni più cupi per una storia più emozionante. Ci sarebbero stati anche elogi per il lavoro dell'attore Josh O’Connor, tra le new entry del cast. Ricordando che i precedenti film, “Cena con delitto” (2019) e “Glass Onion” (2022), erano riusciti a ottenere la candidatura agli Oscar, rispettivamente nella categoria miglior sceneggiatura originale e miglior sceneggiatura non originale, chissà che stavolta la candidatura possa allargarsi ad altre categorie. Su Netflix dal 12 dicembre. 

    Christy (2025)

    “Christy” (2025) è un biopic su Christy Martin, leggendaria pugile statunitense. Presentato in anteprima mondiale a Toronto, la pellicola con protagonista Sydney Sweeney ha impressionato il pubblico, soprattutto per l’incredibile trasformazione della giovane attrice, che ha preso ben 13 kg per il ruolo. Potrebbe essere un perfetto contraltare per “The Smashing Machine” (2025), in quanto in entrambi i film sono state elogiate le prove attoriali dei loro protagonisti, fantasticando già per una nomination agli Oscar rispettivamente per “miglior attore” e “miglior attrice”.

  • Che fine hanno fatto gli attori del cast di “Scrubs”? Ecco dove rivederli

    Che fine hanno fatto gli attori del cast di “Scrubs”? Ecco dove rivederli

    Alessandro Zaghi

    Alessandro Zaghi

    Editor a JustWatch

    È ufficiale, i medici di Scrubs torneranno in corsia. A dare l’annuncio, infatti, è stato il network ABC, con la conferma che la sitcom medica più amata dei primi anni ‘2000 tornerà con una nuova stagione, prevista per il 2025-2026.

    Non c'è ancora una data d’uscita, tuttavia è certo che rivedremo presto i corridoi del Sacro Cuore, insieme al trio di attori che l’ha reso l’ospedale più divertente del piccolo schermo: Zach Braff, Sarah Chalke e Donald Faison. Alla regia, ovviamente, ci sarà il creatore della serie Bill Lawrence, che nel frattempo si è dato da fare, con due gioiellini come Ted Lasso e Shrinking.

    Per ora altri indizi non ce ne sono, e ancora non si sa da dove partirà questa nuova stagione, né tantomeno è stata rivelata la trama; l’unico punto fermo è che JD, Turk e Elliot torneranno a far squadra. Tuttavia, a quindici anni dall’ultimo episodio, i fan non possono che chiedersi chi ci sarà al loro fianco. Il temutissimo Dottor Cox? Il direttore dell’ospedale sarà ancora Bob Kelso? L’inserviente tornerà a tormentare JD? 

    È ancora troppo presto per dare risposte, ma in attesa di vedere chi tornerà a indossare il camice, facciamo un ripasso con un salto indietro nel tempo per scoprire che fine hanno fatto gli attori di Scrubs. 

    Zach Braff (John “JD” Dorian)

    JD non era solo il protagonista e la voce narrante di Scrubs, JD era Scrubs. Sognatore inguaribile, ironico, perso nei suoi pensieri, un personaggio impossibile da non adorare. Dopo la serie, Zach Braff ha portato lo stesso spirito creativo che animava il suo personaggio, nel cinema indipendente con titoli come Wish I Was Here (di cui è stato anche regista), In Dubious Battle (diretto da James Franco) fino a French Girl, uscito nel 2024. Prolifico anche dietro la macchina da presa, con l’ultimo lavoro pubblicato nel 2023, A Good Person, interpretato da Florence Pugh, compagna di Braff dal 2019 al 2022. Come regista ha anche affiancato Bill Lawrence per alcuni episodi di Ted Lasso e Shrinking.

    Sarah Chalke (Elliot Reid)

    Elliot era la dottoressa talvolta saputella, brillante, ma spesso impacciata e bloccata dalle sue insicurezze. A darle voce Sarah Chalke che, dopo Scrubs ha diviso la carriera tra sitcom (How I Met Your Mother, Compagni di università) e doppiaggio (Rick and Morty, dove interpreta Beth). Più di recente è stata protagonista nella serie L’estate in cui imparammo a volare. È anche molto attiva nel sociale, in particolare per la sensibilizzazione sulla sindrome di Kawasaki, patologia da cui suo figlio è affetto. 

    Donald Faison (Christopher Turk)

    Turk era l’amico che tutti vorrebbero: chirurgo tra i più talentuosi del Sacro Cuore, simpatico, e metà perfetta della “bromance” con JD. Dopo Scrubs, Donald Faison ha recitato in The Exes e Emergence e ha prestato la sua voce come doppiatore di Hype Fazon per Star Wars Resistance, oltre ad alcuni lavori come conduttore e podcaster. 

    John C. McGinley (Perry Cox)

    Quasi fosse una versione comica di Gregory House, il dottor Cox era il mentore (e incubo) di JD e colonna portante del Sacro Cuore. Non da meno l’attore che l’ha reso un personaggio cult, John C. McGinley, volto lanciato con Platoon di Oliver Stone. Dopo Scrubs, McGinley ha infatti continuato a lavorare, tra serie come Stan Against Evil e film come 42 e The Belko Experiment. Fuori dal palco è un attivista impegnato nella lotta alla sindrome di Down, portavoce internazionale di diverse associazioni benefiche.

    Judy Reyes (Carla Espinosa)

    E qui veniamo alla spina dorsale dell’intero ospedale, l’instancabile infermiera Carla, vero ago della bilancia in mezzo alle follie dei suoi amici-colleghi. Dopo Scrubs, Judy Reyes ha recitato in serie come Devious Maids e Claws, spaziando dal genere drama alla dark comedy. Negli ultimi anni, inoltre, ha preso parte a titoli di successo planetario, come Succession o Smile. Oggi è anche coinvolta in progetti legati alla rappresentazione latina a Hollywood.

    Ken Jenkins (Bob Kelso)

    Il dottor Kelso era il direttore dell’ospedale, temuto e amato allo stesso tempo per il suo cinismo e le sue uscite imprevedibili. Ken Jenkins ha continuato a collezionare ruoli in serie di successo, tra cui Cougar Town e The Middle. Classe 1940, la sua ultima apparizione risale al 2019 nel film Girls Weekend, e sarà probabilmente difficile vederlo tornare a indossare i panni di Bob Kelso. Ma se succede…

    Christa Miller (Jordan Sullivan)

    Jordan era la “cattiva” più amata dell’Ospedale Sacro Cuore: fredda, pronta a distruggere chiunque con il suo sarcasmo, soprattutto l’ex marito Perry Cox. Dopo il successo riscosso con Cougar Town, oggi l’attrice Christa Miller è tra gli attori protagonisti della serie Shrinking (dal 2023), dove interpreta Liz, vicina di casa ficcanaso del dottor Rhoades interpretato da Harrison Ford.

    Robert Maschio (Todd “The Todd” Quinlan)

    “The Todd” era il personaggio che incarnava tutto ciò che di inopportuno ci possa essere, tra continui apprezzamenti non richiesti e battute a sfondo sessuale. Il personaggio, portato in scena con toni volutamente sopra le righe, era interpretato da Robert Maschio, che dopo la sitcom, oggi lavora come agente immobiliare a Los Angeles. Rivedere Todd in scena sarebbe nella nuova stagione un regalo per tutti i fan di Scrubs, ma allo stesso tempo una sfida per gli sceneggiatori.

    Neil Flynn (L’Inserviente)

    Figura mitologica del Sacro Cuore, vera nemesi di JD, personaggio tra i più amati dai fan, in sintesi l’Inserviente. Dopo Scrubs, l’attore Neil Flynn è apparso in diverse serie di successo, fino a trovare una nuova ‘famiglia’ in The Middle, di cui è stato protagonista per nove stagioni. Come doppiatore ha lavorato ad alcuni episodi di King of The Hill o Bob’s Burger, mentre le sue ultime apparizioni sullo schermo sono Abby’s e un cameo in Shrinking.

  • Hai amato “Haunted Hotel”? Ecco 10 serie TV spettrali e irresistibili da guardare

    Hai amato “Haunted Hotel”? Ecco 10 serie TV spettrali e irresistibili da guardare

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Se Haunted Hotel ti ha catturato, probabilmente è per quel mix irresistibile di corridoi scricchiolanti, camere con segreti inafferrabili, demoni che spuntano quando meno te l’aspetti e un cast variopinto di umani e fantasmi. O forse perché anche tu hai trovato irresistibile Abaddon (come biasimarti?!). 

    La serie segue Katherine, una madre single con due figli (Ben ed Ester) che eredita l’Undervale, un hotel… con inquilini che non fanno mai check-out. A “darle una mano” c’è il fratello Nathan con cui aveva perso i contatti – oggi un fantasma in piena regola – e un’umanità (viva e non) che trasforma ogni camera in un micro-mistero di cuore e caos. È una comedy horror animata adulta firmata da Matt Roller (il co-creatore di Rick and Morty), con un cast vocale d’eccezione guidato da Will Forte ed Eliza Coupe: ritmo, trovate sovrannaturali e un tono autunnale perfetto per serate di binge. E la buona notizia: Netflix ha già rinnovato la serie per una seconda stagione, quindi vale la pena restare “ospiti” e tenere calde le chiavi fin da ora.

    Se sei nella fase “mi serve qualcosa che tenga viva questa vibe tra brividi e abbracci”, sei nel posto giusto: abbiamo scelto dieci serie animate che condividono col mondo di Haunted Hotel l’anima autunnale, il gusto per il mistero, il tocco gotico (a volte tenero, a volte caustico) e quel senso di famiglia trovata che si costruisce stanza dopo stanza. Pronto a fare check-in in nuovi incubi accoglienti?

    1. Gravity Falls (2012 – 2016)

    Un’estate, due gemelli e una città che nasconde segreti paranormali. Gravity Falls segue Dipper e Mabel Pines, mandati a vivere con lo zio Stan, proprietario di un bizzarro museo dell’occulto. Ben presto scoprono che la cittadina è popolata da mostri, portali dimensionali e creature impossibili. Come Haunted Hotel, combina mistero, ironia e una sorprendente profondità emotiva: sotto i toni comici si nascondono temi di crescita, amicizia e accettazione. L’animazione colorata e il ritmo brillante la rendono perfetta per chi ama i mondi pieni di segreti e stranezze.

    Un piccolo cult autunnale che riesce a essere tenero, inquietante e geniale allo stesso tempo.

    2. Over the Garden Wall (2014)

    Una delle esperienze più poetiche e inquietanti dell’animazione occidentale. Over the Garden Wall segue due fratelli, Wirt e Greg, che si smarriscono in una foresta misteriosa chiamata “The Unknown”. Qui incontrano animali parlanti, spiriti e figure sinistre che incarnano la malinconia e la speranza.

    Come Haunted Hotel, anche questa serie gioca con l’estetica autunnale – foglie cadenti, toni seppia, musica folk e un’atmosfera sospesa tra sogno e incubo. È una fiaba nera che parla di perdita e crescita, capace di emozionare e inquietare nello stesso respiro. Breve ma indimenticabile, è una visione perfetta per chi ama l’horror gentile e le storie che profumano di bosco e mistero.

    3. Scooby-Doo! Mystery Incorporated (2010 – 2013)

    Tra tutti gli adattamenti di Scooby-Doo, Mystery Incorporated è quello che più si avvicina allo spirito di Haunted Hotel. Mentre la banda risolve casi sempre più pericolosi nella città di Crystal Cove, scopre un’antica maledizione che lega insieme i misteri del passato.

    La serie mescola commedia e tensione gotica, con un’estetica più cupa e una trama orizzontale che evolve episodio dopo episodio. È perfetta per chi ama il tono horror-cartoon con personaggi carismatici, mostri mascherati e un pizzico di romanticismo adolescenziale. E, come nel caso di Haunted Hotel, dietro i colori vivaci e le gag si nasconde un cuore più oscuro di quanto sembri.

    4. Hazbin Hotel (2024 – in corso)

    Direttamente “dall’altra parte”, Hazbin Hotel è la serie gemella ideale di Haunted Hotel — e non solo per il nome. Creata da Vivienne Medrano, è ambientata all’Inferno e segue Charlie, la principessa infernale che tenta di redimere i peccatori aprendo un hotel per anime perdute.

    Coloratissima, irriverente e musicalmente irresistibile, la serie fonde humor dark, numeri cantati e personaggi sopra le righe, tra cui l’indimenticabile Alastor, il demone-radio. Come Haunted Hotel, unisce il macabro al grottesco con un messaggio sorprendentemente dolce: che anche tra i dannati può esserci redenzione. Una visione obbligata per chi ama estetica gotica, colonna sonora esplosiva e satira sulfurea.

    5. Helluva Boss (2019 – in corso)

    Spin-off ambientato nello stesso universo di Hazbin Hotel, Helluva Boss segue un gruppo di demoni che gestisce un’agenzia di omicidi su commissione… dall’Inferno, ovviamente.

    Più cruda e grottesca del suo “show gemello”, è perfetta per chi ha apprezzato la parte più adulta e sfacciata di Haunted Hotel. L’umorismo è nero come la pece, i personaggi sono eccentrici e le situazioni oscillano tra il tragicomico e il surreale. Oltre al divertimento, offre anche momenti inaspettatamente toccanti e canzoni memorabili. Se ami il mix di caos infernale, ironia e sentimento, questa serie ti terrà incollato allo schermo fino al check-out finale.

    6. The Owl House (2020 – 2023)

    The Owl House è una delle serie fantasy più amate degli ultimi anni, un mix di magia, ironia e tematiche queer che l’hanno resa un piccolo cult. Racconta la storia di Luz, una ragazza che finisce per caso nel mondo delle Streghe, dove viene accolta dalla ribelle Eda e dal dolcissimo demone King. Proprio come Haunted Hotel, la serie alterna comicità e momenti emozionanti, giocando con estetica dark, mondi alternativi e personaggi fuori dagli schemi. Le ambientazioni, che sembrano uscite da un sogno gotico di Halloween, e il tono empatico ma spettrale la rendono una visione perfetta per chi ama il sovrannaturale con un cuore tenero. Un piccolo gioiello Disney dal fascino malinconico e ribelle.

    7. Leone il cane fifone (1999 – 2002)

    Un classico dell’animazione horror per ragazzi, Leone il cane fifone è ancora oggi uno dei cartoni più strani e inquietanti mai prodotti. Racconta di un cagnolino fifone che vive con i suoi padroni in una fattoria isolata, continuamente minacciata da mostri, fantasmi e creature surreali. Ogni episodio è un piccolo incubo che mescola umorismo, inquietudine e una sottile tristezza di fondo. Come Haunted Hotel, riesce a trasformare l’orrore in emozione e a dare profondità anche ai mostri più assurdi. Lo stile visivo, volutamente disturbante, e il tono tragicomico ne fanno un cult intramontabile, amatissimo dagli amanti dell’animazione dark. Perfetto per chi cerca brividi vintage e atmosfere di pura follia.

    8. Dead End: Paranormal Park (2022 – 2023)

    Basata sui fumetti di Hamish Steele, Dead End: Paranormal Park è una serie Netflix colorata e piena di sorprese. Segue Barney, un ragazzo transgender che lavora in un parco divertimenti infestato da demoni, spiriti e portali dimensionali. Insieme ai suoi amici e al fedele cane parlante Pugsley, affronta mostri e insicurezze personali con ironia e coraggio. Come Haunted Hotel, la serie usa il sovrannaturale per parlare di identità, accettazione e famiglia scelta, mescolando comicità e momenti toccanti. Tra musical infernali, possessioni demoniache e storie queer rappresentate con sensibilità, è una visione perfetta per chi ama l’horror colorato e l’umorismo dark con un messaggio profondo.

    9. Little Demon (2022)

    Se Haunted Hotel ti ha conquistato con il suo mix di humor nero e soprannaturale domestico, Little Demon è la prossima tappa obbligata. Creata da Darcy Fowler, Seth Kirschner e Kieran Valla per FX, la serie racconta la vita di Chrissy, una ragazzina che scopre di essere — sorpresa! — la figlia dell’Anticristo. Tra una madre sarcastica (doppiata da Aubrey Plaza) e un padre infernale ma irresistibilmente narcisista (Danny DeVito), Chrissy cerca di vivere un’adolescenza normale… tra portali infernali, demoni e crisi esistenziali. L’animazione è colorata e caotica, i dialoghi pungenti e il tono sempre sopra le righe. Come Haunted Hotel, riesce a essere spettrale e affettuosa allo stesso tempo, mescolando risate, gore e momenti di inaspettata dolcezza infernale.

    10. Guillermo del Toro’s Cabinet of Curiosities (2022)

    Sebbene sia una serie antologica per adulti, Cabinet of Curiosities è un must per chi ha amato le atmosfere decadenti di Haunted Hotel. Creata e presentata da Guillermo del Toro, raccoglie otto storie diverse di orrore e follia, ognuna diretta da un regista differente. C’è il gotico vittoriano, il macabro surreale e persino l’orrore cosmico alla Lovecraft.

    Ogni episodio è un piccolo film d’autore, visivamente straordinario, che combina inquietudine e poesia visiva. Anche se meno ironica e più adulta rispetto a Haunted Hotel, condivide quella fascinazione per i mostri come metafora dell’animo umano. Perfetta per un binge watching di Halloween, tra eleganza e incubi raffinati.

  • Da “Il traditore” a “Call My Agent – Italia”: i migliori film e serie TV con Pierfrancesco Favino

    Da “Il traditore” a “Call My Agent – Italia”: i migliori film e serie TV con Pierfrancesco Favino

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    A Venezia 82 ha stregato tutti con quella che, ad oggi, si attesta come una delle sue prove più riuscite. Stiamo parlando dell'ex campione di tennis Raul Gatti protagonista de Il Maestro (2025) di Andrea Di Stefano che vedremo a novembre nei nostri cinema. L'ultimo tassello, in ordine di tempo, che costituisce la grande carriera di Pierfrancesco Favino.

    "Una volta c'erano i ruoli, per gli attori. Adesso li fa tutti Favino". È Martellone, il personaggio interpretato da Massimiliano Bruno in Boris (2007-2022), a pronunciare una battuta che contiene un po' di verità. Sì, perché l'attore è diventato uno dei volti più rappresentativi del cinema italiano, tanto da superare i confini nazionali ed essere scelto per prendere parte a produzioni internazionali come Miracolo a Sant'Anna (2008) di Spike Lee, Angeli e Demoni (2009), World War Z (2013) al fianco di Brad Pitt, Rush (2013) con Chris Hemsworth e Daniel Brühl o Maria (2024) di Pablo Larraín dove condivide la scena con Angelina Jolie e Alba Rohrwacher.

    JustWatch ha stilato la classifica dei migliori film e serie TV con Pierfrancesco Favino da recuperare in streaming.

    11. L'ultimo bacio (2001)

    Un cast corale, una colonna sonora malinconica e la crisi dei trent'anni. Con questi ingredienti Gabriele Muccino ha realizzato uno dei film italiani più celebri e importanti del cinema italiano contemporaneo: L'ultimo bacio. Dentro ci sono tutti i tratti tipici del suo modo di intendere e fare film: la paura di crescere, la regia nervosa, la recitazione enfatizzata, la rappresentazione di dinamiche familiari complesse, più linee narrative che confluiscono nella stessa storia.

    È un film amaro che, nell'arco di due ore, parla della fatica di accettare le responsabilità, la paura di confrontarsi con l'età adulta e le insidie delle relazioni consumate dal tempo. Pierfrancesco Favino interpreta Marco, un amico del protagonista con il volto di Stefano Accorsi. Un ruolo che lo ha fatto conoscere al grande pubblico – che riprenderà anche nel sequel, Baciami ancora (2010) – attraverso il quale racconta una delle tante sfaccettature del passaggio a una dimensione adulta. Se A casa tutti bene (2018) ti ha appassionato, anche qui troverai storie sentimentali e familiari altrettanto travolgenti.

    10. La sconosciuta (2006)

    Un grande thriller psicologico firmato da Giuseppe Tornatore. La sconosciuta vede al centro un mistero che si svela lentamente grazie alla memoria della protagonista, un'ottima Ksenia Rappoport. Un film dove passato, presente e un'idea di futuro si intrecciano grazie all'uso di flashback e alle diverse linee temporali che muovono il racconto e svelano a noi spettatori la verità dietro la facciata.

    Un'opera che nei suoi 110 minuti può anche disturbare per la crudezza di certe sequenze, ma che ha anche un cuore caldo nel mettere in scena un dramma umano, nonostante le atmosfere nordiche che lo attraversano. Favino fa coppia con Claudia Gerini nell'interpretare due coniugi genitori di una bambina con la quale la protagonista è convinta di avere un legame profondo. Una prova sottile, misurata, trattenuta che contribuisce ad amplificare quel senso di costante inquietudine e suspence che attraversa la pellicola. Da recuperare se hai apprezzato La doppia ora (2009).

    9. Suburra (2015)

    In Suburra, Pierfrancesco Favino è l'onorevole Filippo Malgradi. Un politico corrotto con legami decennali con "Samurai", leggendario boss del crimine romano con il volto di Claudio Amendola. Una prova in cui l'attore incarna alla perfezione un uomo dalla bassa morale che finisce invischiato in una storia più grande di lui. Nonostante si tratti di un personaggio negativo, Favino riesce comunque a donargli una stratificazione umana.

    Il noir di Stefano Sollima, tratto dall'omonimo romanzo di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo, fa parte della cosiddetta trilogia della Roma criminale del regista iniziata con ACAB – All Cops Are Bastards (2012) e conclusasi con Adagio (2023). Un film corale di oltre due ore fatto di linee narrative che si intersecano che ci porta nei meandri della Capitale dove regna indisturbata la corruzione. L'atmosfera del film è quasi apocalittica nel ritrarre una società dove tutti hanno le mani sporche. Il ritratto di una decadenza morale e di un'ossessione per il potere che si traduce in una regia nervosa e serrata. Se ti è piaciuta la serie TV omonima (2017), l'adattamento televisivo di Romanzo criminale (2008), non perderti il film di Sollima.

    8. Saturno contro (2007)

    Nella filmografia di Ferzan Özpetek il racconto corale e il concetto di famiglia d'elezione sono due pilastri che hanno contribuito a rendere celebre e apprezzato il suo cinema. Saturno contro prende questi due elementi e, nell'arco di poco più di un'ora e mezza, li eleva all'ennesima potenza regalandoci uno dei suoi film più belli ed emotivamente coinvolgenti. Una storia di amore e di amicizia resa ancora più forte da un lutto improvviso che sconvolge le vite dei protagonisti. Un'esplorazione della perdita e delle forza della vita che resiste.

    Saturno contro regala un'altra grande prova di Pierfrancesco Favino in un film che ci ricorda come l'amicizia e la famiglia, qualunque forma e colore abbia, salvano dalla solitudine. La sua interpretazione è infusa di grande delicatezza e mette in scena tutto il dolore e la fragilità del suo personaggio, chiamato a confrontarsi con una perdita devastante. Se hai amato le lunghe tavolate ricche di cibo de Le fate ignoranti (2001) riprese anche nella serie TV omonima del 2022 e le emozioni che accompagnano, non perderti Saturno contro.

    7. Romanzo di una strage (2012)

    Insieme a Marco Bellocchio, Marco Tullio Giordana è uno dei pochi registi italiani ad aver saputo raccontare la storia del nostro Paese con rigore e sguardo vivo. Lo ha fatto con La meglio gioventù (2003) prima e con Romanzo di una strage poi. Un'indagine rigorosa su una delle pagine più complesse e dolorose d'Italia: la strage di Piazza Fontana. Un film asciutto quanto profondamente umano che, in 129 minuti, guarda a un periodo violento che ha segnato il destino di una generazione contrapponendo le figure dell'anarchico Giuseppe Pinelli (Favino) e dell'allora vice-responsabile della Polizia Politica della Questura di Milano, Luigi Calabresi (Valerio Mastandrea).

    Due uomini dalle visioni opposte accomunati da un tragico destino. Un cinema civile che con coraggio mette in scena verità scomode omaggiando la memoria di chi, nel tentare di rimanere integro, ha pagato con la vita. Favino dimostra ancora una volta la grande versatilità dei suoi registri dando vita al ritratto di un uomo ingiustamente accusato che risponde con profonda dignità e impotenza. Se sei appassionato di film o serie TV che raccontano eventi storici comeI cento passi (2000), Padrenostro (2020) o M – Il figlio del secolo (2025), il film di Marco Tullio Giordana non ti deluderà.

    6. Call My Agent - Italia (2023)

    Riuscito adattamento della serie francese Dix pour cent (2015), Call My Agent - Italia è un piccolo gioiello di umorismo e tanta (auto)ironia. La serie, nelle sue due stagioni da 6 episodi da un'ora, ci permette di sbirciare dietro le quinte del mondo dello spettacolo visto dagli agenti che, ogni giorno, hanno a che fare con attori, registi e altre personalità famose. Una serie brillante e fresca dove personalità di spicco del cinema italiano, da Stefano Accorsi a Gabriele Muccino, si sono prestate per interpretare una versione caricaturale di se stessi.

    La stessa cosa fatta da Favino in uno degli episodi più riusciti della prima stagione intitolato Pierfrancesco e Anna e che gioca proprio sulla sua capacità di trasformarsi in qualsiasi personaggio è chiamato a interpretare. Un omaggio al mestiere dell'attore per una performance che vi farà ridere di gusto in un concentrato di leggerezza e autoironia. Se hai adoratoThe Studio (2025), anche Call My Agent – Italia saprà come intrattenerti. In attesa della terza stagione prevista per novembre.

    5. Napoli - New York (2024)

    Due piccoli orfani napoletani sognano l'America in un dramma emozionante e intriso di ironia diretto da Gabriele Salvatores. Una fiaba ambientata nel dopoguerra nata da un soggetto scritto da Federico Fellini e Tullio Pinelli che celebra la tenacia e la speranza mentre parla di migrazione. Il risultato è Napoli-New York, un film che in oltre due ore omaggia il cinema italiano del Neorealismo, C'era una volta in America (1984) di Sergio Leone e West Side Story (1961). I due giovani protagonisti, Dea Lanzaro e Antonio Guerra, sono l'asso nella manica di Salvatores e donano al film quell'autenticità che lo ha reso uno dei più grandi successi della sua filmografia.

    Ad impreziosirlo ci pensa la presenza di Favino nei panni del commissario di bordo Domenico Garofalo, un napoletano trapiantato a New York che, con il suo accento mischiato e la bontà d'animo, avrà un ruolo determinante nella vita dei due piccoli scugnizzi protagonisti. Una prova irresistibile, tra emozione e ironia, per un attore che dimostra di poter interpretare qualsiasi ruolo con la stessa convinzione e la cui presenza eleva ogni racconto a cui prende parte.

    4. Romanzo criminale (2005)

    Con già oltre 20 film alle spalle, Pierfrancesco Favino nel 2005 presta voce e corpo al Libanese, uno dei membri della Banda della Magliana raccontati da Michele Placido in Romanzo criminale. Un ruolo importantissimo per un'interpretazione impossibile da dimenticare. L'attore romano porta in scena un uomo spietato quanto fragile con il quale si ritaglia un posto di primo piano nel nostro cinema.

    Oltre 150 minuti di durata nei quali dà vita a un uomo feroce, solo, carismatico. Il film è diventato, invece, un instant cult grazie a un cast azzeccato – Kim Rossi Stuart è il Freddo e Claudio Santamaria il Dandi -, una regia dinamica, la sua atmosfera cupa e il racconto delle gesta criminali della banda intrecciate con la storia italiana fatta di corruzione, segreti e violenza. Oltre alla serie Tv omonima del 2008, se ti piacciono le storie legate alla criminalità come Vallanzasca – Gli angeli del male (2010), Non essere cattivo (2015) o Anime nere (2014), non puoi perderti questo classico intramontabile.

    3. L’ultima notte di Amore (2023)

    Basterebbe la prima sequenza – una lunga ripresa in notturna - per realizzare quanta ambizione c'è dietro L’ultima notte di Amore di Andrea Di Stefano. Un poliziesco che guarda al cinema internazionale seppur calato in una storia che ha le sue radici ben piantate nel nostro Paese. Un film noir dove la regia gioca su piani differenti e rappresenta uno degli esempi migliori di quello che dovrebbe essere e a cui dovrebbe aspirare il cinema italiano. Un crescendo di adrenalina girato da Di Stefano con mano sicura e interpretato da Favino con la consueta eccellenza.

    Il suo poliziotto, a un passo dal pensionamento dopo 30 anni di servizio in cui non ha mai sparato, si ritrova in una situazione più grande di lui, calato in una spirale di disperazione e criminalità che rischia di mandare all'aria la sua vita. Una vulnerabilità che l'attore riesce a far trasparire sullo schermo dominando la scena per due ore restituendoci un uomo che si ritrova in una situazione più grande di lui facendoci sentire tutto il suo peso emotivo. Da recuperare se ti è piaciuto Reptile (2023).

    2. Hammamet (2020)

    Negli anni Pierfrancesco Favino ci ha abituati a ruoli sempre diversi che hanno richiesto un lavoro importante su voce e postura. Ma mai come in Hammamet di Gianni Amelio. Uno dei punti più alti, finora, della sua carriera in termini di trasformismo. Anche grazie al trucco prostetico, l'attore romano si trasforma in Bettino Craxi raccontato negli ultimi sei mesi della sua vita quando il segretario del partito socialista viveva in esilio in Tunisia.

    Una prova del suo smisurato talento per un ruolo nel quale fa confluire tutte le diverse sfaccettature di un uomo complesso, immerso in una profonda solitudine e che fa i conti con la rabbia e i rimpianti di una vita. Amelio non è interessato a dare risposte, ma vuole restituire la dimensione umana di Craxi e di una vita controversa. Un film intimo che in 126 minuti parla del potere e della sua perdita, delle ripercussioni psicologiche di ritrovarsi solo dopo aver perso tutto. Se hai apprezzato Il Divo (2008) e Loro (2018), non puoi non vedere anche Hammamet.

    1. Il traditore (2019)

    La lucidità dello sguardo di Marco Bellocchio è rimasta intatta fin dal suo esordio. Una gran fortuna per noi spettatori che, da 60 anni, possiamo godere dei suoi film. Con Il traditore sceglie di raccontare la storia del primo grande pentito di mafia del nostro Paese: Tommaso Buscetta. Per interpretarlo chiama Pierfrancesco Favino che offre un'interpretazione monumentale del mafioso e collaboratore di giustizia.

    La sua prova è il cuore di un film in cui è impegnato a indagare le contraddizioni umane di un uomo diviso tra fedeltà e tradimento con una maestria impressionante. Un racconto denso e stratificato che, in oltre due ore e mezza, parla di lealtà, onore e giustizia. Bellocchio alterna momenti di grande drammaticità a sequenze più surreali (da quella dell'elicottero ai sogni del protagonista) e ricostruisce il maxiprocesso di Palermo con grande maestria anche grazie alla presenza di ottimi attori come Luigi Lo Cascio, Fabrizio Ferracane e Fausto Russo Alesi. Da non perdere se hai apprezzato Iddu – L'ultimo padrino (2024).

  • Dalla trilogia di "Fear Street" a "Il gioco di Gerald": i 10 migliori horror da vedere su Netflix

    Dalla trilogia di "Fear Street" a "Il gioco di Gerald": i 10 migliori horror da vedere su Netflix

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Se c'è un genere che sembra non conoscere crisi è quello dell'horror. Negli ultimi anni poi, grazie alla visione di registi come Jordan Peele, Ari Aster e Robert Eggers, c'è stata una vera e propria rivoluzione iniziata con Scappa – Get Out (2017), Hereditary – Le radici del male (2018) e The Witch (2015). 

    Film che hanno permesso al pubblico di andare oltre la dimensione spaventosa e scoprire nuovi autori e opere che sfruttano il genere per parlare di tematiche dal forte impatto sociale come il razzismo, la malattia mentale o le disuguaglianze sociali.

    Con un bacino di spettatori pressoché sconfinato era naturale che anche Netflix puntasse sull'horror e desse spazio a registi e storie che lo declinano in modi sempre diversi, dall'omaggio ai classici di R.L. Stine o alla visione di uno dei cineasti attualmente più rappresentativi del genere come Osgood Perkins.

    JustWatch ha stilato la classifica dei 10 migliori film dell'orrore targati Netflix da vedere sul divano questo Halloween.

    C’è qualcuno in casa tua (2021)

    Un po' Scream (1996), un po' So cosa hai fatto (1997). C’è qualcuno in casa tua rende omaggio agli slasher che hanno fatto la storia del genere, ma con elementi che strizzano l'occhio al presente. Lo fa raccontando la storia dell'adolescente Makani Young che si trasferisce in una placida cittadina del Nebraska per l'ultimo anno di liceo. Peccato che un serial killer mascherato inizi a uccidere i suoi nuovi compagni di scuola, rivelando i loro segreti più oscuri. Così la pellicola di Patrick Brice, adattamento dell'omonimo libro di Stephanie Perkins, tocca tematiche come il cyberbullismo, il razzismo e la sessualità.

    Ma anche quello delle “maschere” che indossiamo quotidianamente e dietro le quali nascondiamo il nostro vero io. Nonostante una certa prevedibilità e personaggi poco approfonditi psicologicamente, il film è una visione di puro intrattenimento che, in 96 minuti, ti terrà compagnia per una serata sul divano, tra un “dolcetto o scherzetto?”. Da recuperare se ti piacciono gli slasher che ti fanno chiedere per tutto il tempo: “Chi è l'assassino?”.

    Sono la bella creatura che vive in questa casa (2016)

    Prima dell'enorme clamore suscitato da Longlegs (2024), Osgood Perkins ha realizzato altri tre lungometraggi horror. Tra questi anche Sono la bella creatura che vive in questa casa. La storia ruota attorno all'infermiera Lily (Ruth Wilson) che si trasferisce nella casa di un'anziana autrice di horror con problemi di demenza senile. Dopo una serie di strani eventi realizza che l'abitazione è infestata e che, anche lei, è un tassello del mistero.

    Un film dal ritmo lento e frammentato, tutto giocato sul terrore psicologico e dove è l'atmosfera asfissiante a dettare il tono del racconto. Non aspettatevi jumpscare, mostri o fantasmi, ma una riflessione di un'ora e mezza sulla morte e la solitudine dal sapore malinconico. Se vi piace il cinema di Perkins, da February – L'innocenza del male (2015) a The Monkey (2025) passando per Gretel e Hansel (2020) e il successo con protagonista Nicolas Cage, non potete perdervi anche questo titolo della sua filmografia.

    Cam (2018)

    Un horror che prende le mosse da una storia semi-autobiografica della sceneggiatrice Isa Mazzei che, prima di dedicarsi alla scrittura, ha lavorato come camgirl. Proprio come la protagonista di Cam, Alice, che sogna di raggiungere la Top 50 delle ragazze più viste sul web per ritrovarsi un giorno con il profilo replicato da una sosia che prende il controllo sulla sua vita.

    Uno di quei film dell'orrore che, in poco più di un'ora e mezza, usa il genere per raccontare le insidie del nostro presente mostrandoci come la nostra identità è appesa a un filo digitale che può spezzarsi in qualsiasi momento. Una prospettiva originale e intelligente sulla scissione tra il nostro io reale e quello che proiettiamo in rete. Inoltre, la regia di Daniel Goldhaber sfrutta in modo intelligente l'estetica legata al web giocando con schermi e videochiamate. Se ti sono piaciuti Unfriended: Dark Web (2018) o Obbligo e verità (2018), non resterai deluso.

    The Perfection (2018)

    Un thriller, un body horror, un revenge movie. The Perfection contiene in sé più anime, tutte che convergono per raccontare la storia di Charlotte, talentuosa violoncellista che deve abbandonare la sua carriera per assistere la madre malata. Dieci anni dopo, però, la donna si ritrova ad affrontare il suo passato quando rientra in contatto con il suo ex mentore e Lizzie, la giovane musicista scelta per rimpiazzarla.

    Un'ora e trenta minuti in cui nulla è come sembra. Merito anche del montaggio che non sceglie la linearità e porta lo spettatore a scontrarsi con punti di vista o svolte che non aveva preso in considerazione. Un horror che parla di traumi e manipolazione attraverso la lente del sottogenere e una regia che alterna l'eleganza legata all'ambiente musicale all'eccesso delle sequenze più fisiche. Da recuperare se hai apprezzato Notturno (2020) eIl cigno nero (2010).

    His House (2020)

    L'esordio alla regia di Remi Weekes è uno di quegli horror che stupiscono per la capacità di veicolare il genere per inserire all'interno del film riflessioni di carattere universale o legate alla stretta attualità. His House si concentra su una coppia di rifugiati del Sudan, Bol e Rial, che devono provare ad adattarsi alla vita in una casa popolare in Inghilterra dopo un viaggio traumatico in cui hanno perso la figlioletta. Ma l'abitazione è infestata da uno stregone che sembrerebbe averli seguiti dall'Africa attraverso il mare.

    Oltre alla presenza soprannaturale, la pellicola pone al centro dell'orrore il senso di colpa, il lutto e il trauma vissuto dalla coppia che in quella casa è, in realtà, prigioniera di se stessa e del suo passato. Un dramma sociale sull'esperienza dei rifugiati a cui Weekes aggiunge elementi horror e soprannaturali in modo convincente e fluido. Da vedere se hai amato Amityville Horror (1979) e Dark Water (2002).

    La babysitter (2017)

    Se l'horror e le commedie sono i tuoi generi preferiti, con La babysitter hai trovato il film che fa al caso tuo. La storia è quella di Cole, 12 anni, innamorato della sua babysitter Bee. Quando una sera decide di spiarla, il ragazzino scopre che la ragazza e il suo gruppo di amici sono dei satanisti impegnati in un rito sacrificale. Un film fresco votato all'intrattenimento e perfetto da vedere con un gruppo di amici la notte di Halloween.

    Per 85 minuti ti ritroverai catapultato in una storia che non ha nessuna voglia di prendersi sul serio, puntando tutto su un tono leggero e sull'autoironia per regalare una visione di puro svago arricchita da parecchio sangue. Tante le citazioni agli slasher e al cinema degli anni '80, da La casa (1981) alla saga di Halloween, ma con un approccio più scanzonato alla Scary Movie (2000). E se vuoi raddoppiare l'esperienza di puro svago puoi recuperare anche il sequel La Babysitter - Killer Queen (2020).

    A Classic Horror Story (2021)

    Se nel 2021 il New York Times ti inserisce tra i migliori horror da guardare in streaming, puoi star certo di aver fatto un ottimo lavoro. Stiamo parlando di A Classic Horror Story di Roberto De Feo e Paolo Strippoli che, alla sua uscita, ha fatto parlare dell'inizio di una nuova stagione per il cinema dell'orrore in Italia. Al centro del film cinque sconosciuti che condividono un camper per raggiungere un paesino calabrese. Ma un incidente li costringe a fermarsi in un bosco dove scoprono una capanna dove decidono di passare la notte, senza sapere che sarà l'inizio di un incubo.

    Un'opera originale che gioca con i cliché del genere per poi riassemblarli in modo inedito. Inoltre, l'intera pellicola è un grande esempio di meta-narrazione cinematografica che svela il suo vero volto in un finale sorprendente. Ricco di omaggi al folk horror, agli slasher e agli snuff movies, il film è anche una critica alla nostra ipocrisia. Ossessionati dalla cronaca nera giudichiamo, però, negativamente il cinema dell'orrore per la sua violenza. Imperdibile se ti sono piaciuti The Blair Witch Project (1999), Midsommar – Il villaggio dei dannati (2019) o La casa del Diavolo (2005).

    1922 (2017)

    Nella sconfinata produzione cinematografica ispirata ai romanzi e ai racconti di Stephen King si inserisce anche 1922, trasposizione dell'omonima opera racchiusa nell'antologia Notte buia, niente stelle del 2010. La storia è quella di Wilfred James, un contadino del Nebraska di inizio anni '20, che convince il figlio adolescente ad aiutarlo a uccidere la moglie per impedire che venda la loro terra. Ma, una volta commesso il crimine, per l'uomo ha inizio una serie di eventi catastrofici.

    Un horror rurale di un'ora e quaranta dal ritmo lento dove il senso di colpa che affligge il protagonista, rappresentato visivamente da dei ratti, è un mostro persecutorio che fagocita la sua esistenza e quella di chi gli sta accanto. Se ti aspetti jumpscare o colpi di scena resterai deluso, ma se vuoi vedere un horror psicologico e d'atmosfera, 1922 è il titolo giusto per te. Specie se hai apprezzato film come It Comes at Night (2017).

    Il gioco di Gerald (2017)

    Uno degli adattamenti più riusciti delle opere di Stephen King. Alla regia Mike Flanagan che ha fatto del cinema dell'orrore la sua cifra stilistica, tra The Haunting of Hill House (2018) e Doctor Sleep (2019), e che recentemente ha trasposto un altro titolo di King sul grande schermo, The Life of Chuck (2025). Ne Il gioco di Gerald racconta la storia di Jessie (Carla Gugino) e di suo marito (Bruce Greenwood) che muore nel corso di un gioco erotico lasciando la moglie ammanettata al letto. Nelle ore trascorse intrappolata, la donna è vittima di allucinazioni e ricordi traumatici.

    Un horror psicologico attraversato da una vena di thriller con cui parlare di traumi irrisolti. Non si tratta solo di una storia di sopravvivenza, ma del confronto con un passato lasciato in sospeso che torna a chiedere il conto. Sebbene la quasi totalità dei 103 minuti del film sia delimitata tra le mura della camera da letto, la regia sa come mantenere alta la tensione senza smorzare il ritmo del racconto. Merito anche dell'ottima prova di Carla Gugino che, da sola, traina la pellicola. Se sei un lettore appassionato di King e ami gli adattamenti dei suoi romanzi comeMisery non deve morire (1990), non puoi perderti il film di Mike Flanagan.

    Fear Street (Trilogia 2021)

    Fear Street Parte 1: 1994, Fear Street Parte 2: 1978, Fear Street Parte 3: 1666. Con questi tre titoli, a cui aggiungere anche Fear Street: Prom Queen (2025), Netflix ha realizzato un doppio e riuscito omaggio. Da un lato ha portato sullo schermo l'omonima serie di libri di R.L. Stine, dall'altro ha celebrato i teen slasher che hanno fatto scuola negli anni '90. Nel farlo ha dato vita a un tripudio di intrattenimento pop che guarda alle saghe di Scream, Venerdì 13 (1980) e al folk horror.

    Ogni film come suggeriscono i titoli è ambientato in un anno diverso, ma a fare da sfondo alle storie c'è sempre la cittadina di Shadyside colpita da eventi terrificanti nel corso di generazioni diverse. Della durata media di un'ora e quaranta, la trilogia saprà intrattenerti, spaventarti e divertirti contemporaneamente. Il tutto mentre ti ritroverai a rintracciare diverse citazioni cinematografiche legate alle saghe horror più celebri.

  • Non hai mai visto un film horror ma vuoi iniziare? Ecco i 10 titoli perfetti per principianti

    Non hai mai visto un film horror ma vuoi iniziare? Ecco i 10 titoli perfetti per principianti

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Avvicinarsi all’horror per la prima volta può sembrare una sfida: troppi mostri, troppi jump scare, troppa tensione da reggere tutta insieme. Ma il bello del genere è proprio questo: non è fatto solo di paura pura, ma di sfumature che vanno dal divertimento al brivido psicologico, passando per l’ironia e il mistero.

    Per questo abbiamo preparato una lista di dieci film perfetti per i principianti, ordinati dal più leggero al più intenso. Così puoi iniziare a piccoli passi, imparando ad apprezzare l’atmosfera del genere e decidere quanto lontano vuoi spingerti. Dai mondi animati e surreali alle storie gotiche e ai grandi classici moderni, ecco i titoli giusti per il tuo “battesimo del sangue”.

    1. Coraline e la porta magica (2009)

    Un film d’animazione che nasconde molto più di quanto sembri. Coraline e la porta magica, diretto da Henry Selick e tratto dal romanzo di Neil Gaiman, è una favola dark in stop-motion che mescola immaginazione e inquietudine. Coraline, trasferitasi in una nuova casa, scopre una porta segreta che conduce a un mondo parallelo apparentemente perfetto… finché non rivela un lato mostruoso. Nonostante sia un film pensato anche per un pubblico giovane, il tono gotico e alcune immagini disturbanti lo rendono una perfetta introduzione all’horror. Se ti è piaciuta l’atmosfera di Nightmare Before Christmas (1993), questo è il passo successivo ideale: meno spaventoso di un horror tradizionale, ma già ricco di brividi.

    2. Gremlins (1984)

    Un classico che unisce commedia, spirito natalizio e mostriciattoli indimenticabili. Diretto da Joe Dante e prodotto da Steven Spielberg, Gremlins racconta cosa succede quando le tre regole per prendersi cura di un Mogwai vengono infrante. Il risultato? Una città infestata da creature dispettose e caotiche. È un film che ha fatto la storia perché riesce a mischiare toni teneri e grotteschi senza mai diventare davvero terrorizzante. Per chi è alle prime armi, è perfetto: fa sorridere e diverte più che spaventare, pur mantenendo un tocco dark. Se ti piacciono i film che giocano con il confine tra horror e commedia, in stile Ghostbusters (1984), allora questo è il modo giusto per iniziare.

    3. Zombieland (2009)

    Chi ha detto che gli zombie devono far paura? Zombieland, diretto da Ruben Fleischer, trasforma l’apocalisse in una commedia scatenata. Protagonisti sono un gruppo di sopravvissuti improbabili, tra cui Woody Harrelson, Jesse Eisenberg ed Emma Stone, che affrontano orde di non morti seguendo regole precise per restare vivi. Il tono è ironico, pieno di gag e azione esagerata, con una delle migliori comparsate di sempre (Bill Murray, in un ruolo geniale). È perfetto per chi vuole provare il brivido dei morti viventi senza l’angoscia tipica di titoli più cupi come Zombi (1978). Un film che mescola adrenalina e risate, rendendo l’horror un terreno molto più accessibile e divertente. Sulla stessa scia, ma ancora più satirico, imperdibile è anche L’alba dei morti dementi (2004) di Edgar Wright.

    4. Auguri per la tua morte (2017)

    Immagina Ricomincio da capo (1993), ma in versione slasher. In Auguri per la tua morte, la protagonista Tree si risveglia ogni giorno nello stesso modo, solo per finire brutalmente uccisa da un killer mascherato. Per rompere il loop deve scoprire l’identità dell’assassino e cambiare il corso degli eventi. Christopher Landon dirige un horror teen che non prende mai troppo sul serio sé stesso, alternando suspense e momenti comici. È un’ottima scelta per chi non vuole partire subito con film troppo cupi: qui i jump scare ci sono, ma alleggeriti da un tono giocoso e parodistico. Se vuoi restare nello stesso mood, Freaky (2020) è la scelta ideale: non a caso è diretto dallo stesso regista.

    5. The Others (2001)

    Eleganza e atmosfera gotica al posto del sangue e degli spaventi facili. The Others, diretto da Alejandro Amenábar e interpretato da Nicole Kidman, è un film che punta tutto sulla tensione psicologica. Ambientato in una villa isolata dopo la Seconda guerra mondiale, racconta la storia di una madre e dei suoi due figli sensibili alla luce che iniziano a sospettare della presenza di fantasmi. È un horror per chi ama le atmosfere inquietanti e il mistero, senza la necessità di scene splatter. Se ti hanno affascinato film come Crimson Peak (2015), questa è una tappa perfetta: raffinata, lenta ma magnetica, ideale per chi vuole un horror da brividi delicati ma incisivi.

    6. A Quiet Place – Un posto tranquillo  (2018)

    Un horror che ha conquistato anche chi solitamente non ama il genere. Diretto e interpretato da John Krasinski insieme a Emily Blunt, A Quiet Place racconta la vita di una famiglia in un mondo dove ogni minimo rumore può attirare creature letali. L’idea geniale di eliminare quasi del tutto i dialoghi trasforma il film in un’esperienza immersiva, fatta di silenzi e tensione costante. È perfetto per principianti perché più che spaventare, coinvolge: ti tiene incollato allo schermo senza mai strafare. Con i suoi 90 minuti scarsi di durata, è anche molto accessibile. Se ti hanno emozionato survival movie come Bird Box (2018), questo horror ti sembrerà familiare e irresistibile.

    7. Scappa - Get Out (2017)

    Con Scappa - Get Out, Jordan Peele ha rivoluzionato l’horror moderno. Il film parte come una classica storia di fidanzati che vanno a conoscere i genitori… ma qualcosa non torna. Da lì prende vita un horror psicologico che parla di razzismo, alienazione e controllo, con una tensione crescente che ti tiene bloccato sulla sedia. Nonostante i temi seri, è perfetto anche per chi è alle prime armi: non abbonda di jump scare, ma punta sul disturbante. Con le sue due ore, ha il ritmo giusto per catturarti senza sopraffare. Se ti è piaciutoNope (2022) o i thriller di Alfred Hitchcock, questo è un passaggio ideale verso un horror più maturo e sociale.

    8. The Ring (2002)

    Il film che ha portato l’horror giapponese in tutto il mondo. Diretto da Gore Verbinski, The Ring è il remake del cult Ringu (1998) e ruota attorno a una videocassetta maledetta: chiunque la guarda muore entro sette giorni. L’iconica immagine di Samara che esce dal televisore è diventata un simbolo dell’horror moderno. Per i principianti è un ottimo step intermedio: i brividi ci sono, ma senza eccessi di sangue. È perfetto per chi vuole provare il lato più spaventoso del genere, ma con un’atmosfera avvolgente e una trama misteriosa. Se sei incuriosito dai fantasmi e dalle maledizioni alla The Grudge (2004), questo è il film con cui iniziare.

    9. It – Capitolo Uno (2017)

    Stephen King sa come colpire nel segno, e It – Capitolo Uno è la prova. Diretto da Andy Muschietti, racconta l’avventura di un gruppo di ragazzini che affronta le proprie paure incarnate nel terrificante clown Pennywise. È un horror che mescola elementi davvero spaventosi con il calore di un film coming-of-age, rendendolo perfetto per chi vuole un passo in più nell’horror senza abbandonare del tutto la leggerezza. Con le sue oltre due ore di durata, riesce a bilanciare bene tensione e momenti emozionanti. Se ami le atmosfere di Stranger Things (2016 – in corso), qui troverai la stessa miscela di amicizia, avventura e brividi.

    10. Scream (1996)

    Il salto definitivo per entrare davvero nel mondo dell’horror. Diretto da Wes Craven, Scream ha reinventato il genere slasher con un approccio metacinematografico: i personaggi conoscono le “regole” degli horror e cercano di sopravvivere seguendole, mentre un misterioso killer mascherato li perseguita. È un film perfetto per chi ha già fatto pratica con titoli più leggeri e vuole mettersi alla prova con qualcosa di più crudo, ma sempre con ironia e autocoscienza. Il ritmo serrato, le scene cult e il giusto mix tra sangue e tensione lo rendono una tappa obbligata. Se ti sei appassionato alle dinamiche adolescenziali e al bagno di sangue, allora potrai passare ad un livello di slasher più serio con Nightmare - Dal Profondo della Notte (1984), sempre grande cult di Wes Craven, oppure Quella Casa nel Bosco (2011) se restare sulla slasher ma con una vena più “parodistica”.

  • Come vedere tutti i film di “Predator” in ordine cronologico: una guida per orientarsi nel brutale franchise

    Come vedere tutti i film di “Predator” in ordine cronologico: una guida per orientarsi nel brutale franchise

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Il franchise di Predator non è solo una serie di film d'azione fantascientifici: è un vero e proprio laboratorio di cinema che, dagli anni '80 a oggi, ha attraversato modalità, tecniche e linguaggi diversi, restando sempre fedele al fascino primordiale della caccia. Iniziato nel 1987 con il cult con Arnold Schwarzenegger, il marchio ha saputo reinventarsi spostando la battaglia dalla giungla al cuore delle metropoli, fino a immaginare pianeti alieni e crossover con gli Xenomorfi di Alien .

    Per chi non conosce ancora la saga o vuole rivederla con un senso narrativo preciso, l'ordine cronologico è la scelta migliore: si parte da Prey  (prequel ambientato nel 1719) per poi proseguire quasi perfettamente in linea con l'ordine d'uscita dei film che, invece, sarebbe così:

    • Predator (1987)
    • Predator 2 (1990)
    • Alien v. Predator (2004)
    • Aliens vs. Predator: Requiem (2007)
    • Predators (2010)
    • The Predator (2018)
    • Prey (2022)
    • Predator: Killer od Killers (2025)
    • Predator: Badlands (2025)

    Questa guida di JustWatch non solo vi aiuta a orientare la visione, ma vi racconta anche perché ogni capitolo merita ancora di essere riscoperto. Vediamo adesso l'ordine cronologico degli eventi.

    1. Prey (2022)

    Prey  è stato una sorpresa: un prequel ambientato nel 1719 che racconta lo scontro tra una giovane guerriera Comanche e un Predator inedito, più arcaico e meno tecnologico di quelli che conosciamo. Diretto da Dan Trachtenberg, è un film che ricorda l'immediatezza e la tensione di The Revenant (2015)o di Apocalypto (2006), con paesaggi naturali che amplificano il senso di isolamento e sopravvivenza. 

    È anche il più breve del franchise, con i suoi 100 minuti che lo rendono secco, incisivo e moderno. Perfetto sia per chi vuole iniziare a conoscere il mito dei Predator, sia per chi cerca una rivisitazione fresca e al femminile del genere action. Non a caso la protagonista è ostacolata dalla sua famiglia nel proteggere la tribù in quanto donna. Un thriller d'azione dalla grande potenza visiva che ha l'intelligenza di non dimenticare mai lo spessore psicologico dei personaggi.

    2. Predator: Killer of Killlers (2025)

    Il primo film d'animazione della saga è una scommessa vinta. Diviso in tre antologici– “Lo scudo” , “La spada” e “Il combattimento” - più un epilogo, il film si muove tra altrettanti momenti storici – la Scandinavia dell'841, il Giappone feudale del 1609, gli Stati Uniti del 1942 – più una quarta era risalente a un periodo di tempo indeterminato. La sua collocazione temporale in questa lista potrebbe far storcere il naso a qualcuno, ma è importante che vediate Prey prima di Predator: Killer of Killers .

    La trama ruota attorno a tre feroci guerrieri — una predatrice vichinga, un ninja e un pilota della seconda guerra mondiale — che scoprono di essere prede di un "killer di killer" per parafrasare il titolo. La scelta dell'animazione permette una libertà visiva totale in cui stili visivi si susseguono e scene di combattimento mozzafiato prendono vita. Un'ora e mezza spaccata per un esperimento che espande il franchise dimostrando quanto ancora si possa raccontare delle creature nate alla fine degli anni '80. Da non perdere se sei fan di Love, Death & Robots  (2019).                                                                                                                                                                                                      

    3. Predator (1987)

    Il primo Predator  resta insuperabile: un mix di muscoli, suspence e fantascienza che ha definito un'epoca. John McTiernan mette in scena una sopravvivenza nella giungla che parte come un'azione militare alla Commando e si trasforma in un horror fantascientifico claustrofobico e primordiale, con Arnold Schwarzenegger che affronta un nemico invisibile e letale.

    È uno di quei film anni '80 che hanno fatto scuola, al pari di Alien  (1979) e Terminator (1984) , e con i suoi 107 minuti non perde un colpo. La regia trasforma la giungla che fa da sfondo al film in una sorta di labirinto dal quale sembra impossibile uscire mentre costruisce la tensione come una bomba ad orologeria pronta a esplodere. Da rivedere non solo per nostalgia, ma perché incarna alla perfezione l'idea di cinema d'azione come rito collettivo.

    4. Predator 2 (1990)

    Ambientare un Predator nella giungla urbana di Los Angeles negli anni '90, attraversata da lotte tra forze dell'ordine e bande di narcotrafficanti, è stata una scelta coraggiosa che ancora oggi divide il pubblico. Danny Glover prende il posto di Schwarzenegger e porta la saga con Predator 2  in un contesto più noir, dove lo scontro con l'alieno diventa quasi un poliziesco distopico.

    Non ha la compattezza del primo, ma nei suoi 108 minuti mostra dettagli preziosi sulla cultura e la tecnologia Yautja, anticipando quell’espansione mitologica che diventerà centrale nei crossover. Da riscoprire se vi piacciono gli action urbani alla RoboCop (1987) oDie Hard 2 (1990), con un tocco di splatter in più.

    5. Alien vs. Predator (2004)

    Il sogno proibito dei fan diventa realtà:Alien vs. Predator. Paul W.S. Anderson firma un film che nella sua ora e quaranta non brilla per scrittura, ma regala l’emozione di un “what if” che ha popolato fumetti e videogiochi per decenni. Ambientata in un’oscura piramide sotterranea in Antartide, la pellicola gioca con i codici dell’horror e della fantascienza anni 2000, ricordando a tratti l’estetica diResident Evil (2002).

    È consigliato a chi vuole divertirsi senza troppe pretese e scoprire come i Predator abbiano un ruolo quasi “sacrale” nella storia dell’umanità; ma anche ricordare che se uno Xenomorfo o Predator singolarmente fanno paura, insieme non lasciano scampo. Da recuperare se ti sei divertito guardandoPacific Rim (2013) e Underworld (2003).

    6. Aliens vs. Predator: Requiem (2007)

    Sequel diretto del crossover,Aliens vs. Predator: Requiem parte esattamente dove si era chiuso il primo film, mostrando l’arrivo sulla Terra di un ibrido spaventoso, il Predalien, frutto dell’incrocio tra uno Xenomorfo e un Predator. Ambientato in una cittadina del Colorado, il film abbandona i toni più avventurosi del predecessore per abbracciare un orrore cupo e senza compromessi, che nella sua ora e mezza ricorda per brutalità i capitoli più crudi di Alien, comeAliens (1986).

    Molto criticato per la fotografia scura e la trama convenzionale, resta comunque un tassello affascinante per chi vuole esplorare il lato più estremo e disperato del franchise. Se hai apprezzato Virus (1999), puoi dare una chance a questo capitolo della saga.

    7. Predators (2010)

    ConPredators il franchise torna a respirare l’atmosfera del film originale del 1987, pur proponendo un’idea nuova: i protagonisti non si trovano più sulla Terra, ma su un pianeta adibito a riserva di caccia dagli Yautja. Diretto da Nimród Antal e prodotto da Robert Rodriguez, il film mette in scena un cast guidato da Adrien Brody e Alice Braga, con una tensione che richiama tanto Predator quantoCube (1998) per la dinamica del “gruppo di sconosciuti in trappola”.

    Il tono è irrequieto e riesce ad evocare quel senso di perenne caccia che permette al racconto di non calare mai in termini di suspence. La durata di 107 minuti lo rende un capitolo snello ma avvincente, capace di approfondire la mitologia introducendo le rivalità tra diverse fazioni di Predator.

    8. The Predator (2018)

    Diretto da Shane Black, già interprete del primo film,The Predator tenta di modernizzare il franchise con ironia e azione frenetica. La storia ruota attorno a un Predator ribelle catturato dall’esercito americano, a cui si contrappone un “Super Predator” geneticamente potenziato.

    Il tono a tratti strizza l’occhio aGuardiani della Galassia (2014) o al cinema d’azione anni '80 aggiornato al ritmo dei blockbuster contemporanei, ma la commistione tra commedia irriverente e thrillr sci-fi non ha convinto tutti. Con i suoi 107 minuti, resta comunque un capitolo da non saltare, interessante soprattutto per i fan che vogliono vedere come il franchise abbia tentato di adattarsi alle sensibilità moderne distaccandosi dai toni dei titoli che lo precedono.

    9. Predator: Badlands (2025)

    Ultimo tassello dell'universo Predator, sia in ordine di uscita che cronologico. Con Predator: Badlands ci troviamo catapultati in un lontano futuro, sul pianeta Genna. È lì che un giovane Predator vive a causa delle sue dimensioni e si allea con un'androide danneggiata per dare la caccia a una creatura leggendaria, Kalisk, come prova del suo valore. Un'ora e 47 minuti in cui, per la prima volta, il protagonista è uno degli extraterrestri da sempre antagonisti all'interno del franchise.

    Un capitolo autonomo con al centro il tema della sopravvivenza resa possibile da un'alleanza sulla carta impossibile. Dal punto di vista visivo, la pellicola ha un'atmosfera sospesa tra un'ambientazione futuristica e un approccio più crudo che, ancora una volta, permette alla saga di reinventarsi. Da recuperare se il ritmo incessante del mondo post apocalittico di Mad Max: Fury Road (2015) e la fantascienza de Il mio nemico (1985) ti hanno conquistato.

  • Da “The Witcher” a “Shōgun”: le migliori serie TV da guardare se hai amato “Game of Thrones”

    Da “The Witcher” a “Shōgun”: le migliori serie TV da guardare se hai amato “Game of Thrones”

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Da quando Il Trono di Spade ha concluso il suo epico viaggio, molti spettatori si sono trovati orfani di una serie capace di mescolare intrighi politici, battaglie spettacolari e personaggi indimenticabili.

    La nascita di House of the Dragon ha dimostrato quanto ancora sia forte il legame con l’universo di Westeros, ma non è l’unica alternativa per chi cerca la stessa intensità narrativa. Esistono infatti altre serie che, pur ambientate in epoche o mondi diversi, offrono quel mix di potere, tradimenti, violenza e passione che ha reso unico il capolavoro HBO. In questa lista abbiamo raccolto i titoli che più di tutti evocano lo stesso spirito, capaci di colmare il vuoto lasciato da Il Trono di Spade e regalare allo spettatore nuove saghe epiche da vivere.

    Se Il Trono di spade ti ha conquistato, abbiamo preparato un approfondimento con 10 serie top; a fine pagina trovi anche l’elenco completo di tutte le serie TV imperdibili.

    1. House of the Dragon (2022–presente)

    Se ami Il Trono di Spade, House of the Dragon è la continuazione più naturale perché riprende esattamente ciò che ti ha tenuto incollato allo schermo: faide dinastiche, matrimoni strategici, giuramenti infranti e decisioni politiche con conseguenze sanguinose. La “Danza dei Draghi” è l’equivalente di una lunga guerra dei Cinque Re tutta interna a una sola casata, raccontata con lo stesso sguardo spietato sulle ambizioni personali. I draghi non sono solo spettacolo: sono armi di deterrenza che spostano gli equilibri come a Westeros. Ritrovi la moralità grigia, i personaggi femminili al centro del potere e una tensione da tragedia familiare. Due stagioni già all’attivo (18 episodi totali, 60 minuti), con un tono adulto e politico che ricrea il clima di King’s Landing ai tempi d’oro.

    2. The Witcher (2019–presente)

    The Witcher parla ai fan del Trono di Spade perché unisce un mondo fantasy duro e adulto a intrighi di corte che serpeggiano dietro ogni decisione. Come a Westeros, la magia non è evasione: è una forza pericolosa che si scontra con interessi reali di regni e corporazioni. Geralt incarna l’eroe riluttante alla Jon Snow: taciturno, etico a modo suo, trascinato in una scacchiera più grande di lui. Il destino di Ciri richiama il tema delle profezie e della “pedina” dal potere incalcolabile, mentre Yennefer rimanda alla centralità di figure femminili complesse e ambiziose. Battaglie brutali, conseguenze permanenti, cinismo politico e un tono crudo: la stessa miscela che ha definito Game of Thrones, declinata qui in viaggi, mostri e stati in perenne competizione.

    3. Vikings (2013–2020)

    Se ti è piaciuto Il Trono di Spade per la sua ferocia, Vikings ti offre il medesimo senso di precarietà e destino crudele. Le lotte di potere tra clan funzionano come le faide tra casate: accordi instabili, tradimenti fulminei e leadership continuamente contestata. Come a Westeros, nessuno è al sicuro: i personaggi crescono, cadono, muoiono e lasciano eredità che ridefiniscono i fronti. C’è lo stesso respiro epico delle campagne militari, con assedi e battaglie coreografate ma sporche, e la stessa attenzione a religione, presagi e mito come strumenti politici. Vikings alterna guerra e diplomazia, portando la brutalità della conquista nel quotidiano dei personaggi, proprio come Game of Thrones faceva tra il Nord e Approdo del Re.

    4. Shōgun (2024–presente)

    Shōgun cattura il lato “da scacchiera” del Trono di Spade: un mosaico di fazioni, codici d’onore e alleanze che cambiano al mutare del vento. La corte giapponese del periodo feudale funziona come un’altra King’s Landing: politica sussurrata, spionaggio, matrimoni usati come leve di potere, e una violenza misurata ma definitiva quando serve. Il conflitto tra ambizione personale e dovere ricorda molte traiettorie di Westeros, così come la centralità della strategia su campo e in consiglio. Pur senza draghi o magia esplicita, il senso di fatalismo, la solennità dei riti e la punizione severa dei tradim.enti restituiscono lo stesso brivido di partita mortale. La prima stagione conta 10 episodi intensi (~60 minuti), costruiti con ritmi lenti e micidiali esplosioni di conseguenze.

    5. Roma (2005–2007)

    Roma è l’antenata “storica” del Trono di Spade per come racconta la politica: il potere è personale, i patti sono fragili, la lealtà è una valuta. Intrighi senatoriali, propaganda, assassinii e rivolte popolari riproducono la spirale di Game of Thrones tra manipolazione e guerra aperta. Segui tanto i grandi (Cesare, Antonio, Ottaviano) quanto i “pedoni” del sistema, offrendo lo stesso doppio sguardo alto/basso che a Westeros passava dalle stanze del trono alle trincee. Sesso, denaro, religione e onore sono strumenti di dominio, e ogni vittoria costa: esattamente la lezione di Martin. Roma condensa l’ascesa e caduta dei potenti con un realismo crudo e spettacolare che i fan di Il Trono di Spade riconosceranno subito.

    6. Spartacus (2010-2013)

    Spartacus è una serie che esplora le rivolte dei gladiatori contro Roma, con una narrazione cruda, violenta e carica di tensione erotica. Se hai amato Il Trono di Spade per i suoi complotti, i tradimenti e la brutalità della lotta per il potere, Spartacus offre un’esperienza non troppo lontana. Anche qui i personaggi sono mossi da ambizione, vendetta e desiderio, in un mondo dove le alleanze cambiano rapidamente e la violenza è all’ordine del giorno. La serie è intensa, viscerale e non risparmia nulla allo spettatore, proprio come Westeros, rendendola un’alternativa perfetta per chi cerca storie senza compromessi e con un’ambientazione storica.

    7. Black Sails (2014-2017)

    Ambientata nei Caraibi del XVIII secolo, Black Sails è un prequel de L’Isola del Tesoro e racconta le avventure del Capitano Flint e della sua ciurma di pirati. Chi ha amato Il Trono di Spade troverà qui la stessa ossessione per il potere, i tradimenti e la costruzione di alleanze fragili (ma anche un po’ di tensione erotica che non fa mai male). La serie unisce intrighi politici e conflitti navali, mostrando la pirateria non come leggenda romantica ma come un gioco di strategia e sopravvivenza. Con quattro stagioni e 38 episodi, Black Sails è una saga avvincente che, come Westeros, mescola violenza, ambizione e personaggi complessi.

    8. Marco Polo (2014-2016)

    Marco Polo gira attorno al celebre esploratore veneziano alla corte di Kublai Khan, immergendoci in un mondo di intrighi politici, battaglie spettacolari e culture esotiche. Proprio come accade ne Il Trono di Spade, lo spettatore viene trasportato in un universo vasto e stratificato, dove le lotte per il potere e i giochi diplomatici sono il cuore pulsante. Le due stagioni, per un totale di 20 episodi, mostrano un affresco epico e sensoriale, ricco di scenografie imponenti e scontri tra imperi. Chi ha apprezzato la dimensione internazionale e i conflitti dinastici di Westeros, troverà in Marco Polo un’esperienza altrettanto immersiva e spettacolare.

    9. The Expanse (2015-2022)

    Se ti è piaciuto Il Trono di Spade per le sue alleanze fragili, i giochi di potere e i conflitti tra fazioni, The Expanse porta gli stessi elementi ma… nello spazio! Ambientata in un futuro dove la Terra, Marte e le colonie della Cintura sono in tensione costante, la serie fonde politica, guerra e misteri cosmici. I personaggi sono complessi e moralmente ambigui/grigi, e ogni decisione scatena conseguenze imprevedibili, proprio come a Westeros. The Expanse è una saga sci-fi che riesce a ricreare l’epicità e la profondità di Game of Thrones in chiave futuristica e ancora più suggestiva per gli appassionati del genere.

    10. Outlander (2014-presente)

    Outlander mescola ricostruzione storica, tensione, romance e viaggi nel tempo, raccontando la storia di Claire, un’infermiera della Seconda Guerra Mondiale catapultata nella Scozia del XVIII secolo. Se in Il Trono di Spade hai amato l’intreccio di politica, passioni e guerre per la sopravvivenza, Outlander ti offrirà emozioni simili, ma con un tocco più romantico e drammatico. La serie non risparmia intrighi, tradimenti e battaglie, pur mantenendo un forte focus sulla relazione tra i protagonisti, sempre più messi a durissima prova. Con le sue numerose stagioni, è un racconto epico che, come Westeros, mostra quanto l’amore e il potere possano intrecciarsi in modo pericoloso.

  • Hannibal Lecter: in che ordine guardare i film e le serie TV sul celebre cannibale

    Hannibal Lecter: in che ordine guardare i film e le serie TV sul celebre cannibale

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Pochi personaggi hanno saputo imprimersi nell’immaginario collettivo come Hannibal Lecter. Nato dalla penna di Thomas Harris e portato al cinema con interpretazioni iconiche – prima da Brian Cox in Manhunter – Frammenti di un omicidio (1986), poi da Anthony Hopkins ne Il Silenzio degli Innocenti (1991) e più di recente da Mads Mikkelsen nella serie TV Hannibal (2013 - 2015)  – il cannibale colto e raffinato continua ad affascinare e inquietare a distanza di decenni. Il motivo è semplice: Lecter non è un mostro qualsiasi, ma un villain capace di unire intelligenza brillante, gusto estetico e crudeltà glaciale.

    Nel 2025, con le continue discussioni su nuovi progetti e reboot legati al franchise, vale la pena rivedere i film e le serie che hanno plasmato il mito. Questa guida in ordine di uscita non è solo un elenco su dove e come guardare i film e le serie TV su Hannibal Lecter, ma un viaggio nell’evoluzione di uno dei cattivi più affascinanti e disturbanti della storia del cinema.

    Se preferite seguire la storia di Hannibal Lecter in ordine cronologico degli eventi, ecco l'ordine corretto:

    1. Hannibal Lecter - Le origini del male (2007)  
    2. Hannibal (2013-2015, serie TV)
    3. Manhunter - Frammenti di un omicidio (1986) - (Se volete vedere la prima versione della storia di Red Dragon)  
    4. Red Dragon (2002)
    5. Il silenzio degli innocenti (1991) 
    6. Hannibal (2001)

    Altrimenti, vediamo quali sono tutti i titoli da recuperare in ordine di uscita.

    1. Manhunter – Frammenti di un omicidio (1986)

    Manhunter è stato il primo tentativo di portare su schermo l’universo di Thomas Harris, e ancora oggi è un cult per appassionati di thriller anni ’80. Brian Cox interpreta un Hannibal “Lecktor” molto diverso dalla versione iconica di Hopkins: meno teatrale, più sottile, ma altrettanto inquietante. Il film, diretto da Michael Mann, si distingue per il suo stile visivo freddo e geometrico, con colori al neon che danno un tono quasi onirico alle indagini dell’agente Will Graham. Pur non avendo avuto il successo commerciale dei capitoli successivi, col tempo è stato rivalutato come un’opera elegante e visionaria, perfetta per chi ama i polizieschi psicologici come Seven (1995) o Zodiac (2007).

    2. Il silenzio degli innocenti (1991)

    Il film che ha consacrato Hannibal Lecter all’immaginario collettivo e vinto cinque Oscar, tra cui Miglior Film e Miglior Attore per Anthony Hopkins. La sua interpretazione glaciale e affascinante, a fianco di una giovane Jodie Foster nei panni di Clarice Starling, ha ridefinito il thriller psicologico. Il silenzio degli innocenti è molto più di un “film di serial killer”: è uno studio sul potere, sulla manipolazione e sulla fragilità umana. Ancora oggi resta un’opera imprescindibile, capace di influenzare serie come True Detective (2014 - 2024). Chi cerca un classico del cinema che sappia unire tensione narrativa e introspezione psicologica non può perderlo.

    3. Hannibal (2001)

    A dieci anni di distanza dal successo di Il silenzio degli innocenti, Ridley Scott firma un sequel sontuoso e controverso, Hannibal. Julianne Moore prende il posto di Jodie Foster come Clarice Starling, mentre Hopkins torna nei panni di un Lecter più libero e spietato che mai. Ambientato in gran parte a Firenze, il film mescola thriller e gotico, con atmosfere da noir decadente. Non tutti i fan hanno apprezzato l’eccesso di violenza e alcune scelte narrative estreme, ma Hannibal resta un’esperienza visiva ipnotica. È consigliato a chi ama i thriller estetici e crudi, vicini per intensità.

    4. Red Dragon (2002)

    Con Red Dragon, la saga torna alle origini, raccontando il primo incontro tra Will Graham ed Hannibal Lecter. Edward Norton e Ralph Fiennes offrono interpretazioni solide, ma è ancora Hopkins a dominare la scena con il suo carisma inquietante. Pur essendo un prequel, il film funziona bene anche come giallo indipendente, costruito su tensione e atmosfere cupe. Meno innovativo rispetto a Il silenzio degli innocenti, resta un thriller di ottima fattura, ideale per chi ama i duelli mentali alla Prisoners (2013). Perfetto per scoprire l’inizio del rapporto malato tra l’FBI e Lecter.

    5. Hannibal Lecter – Le origini del male (2007)

    Hannibal Rising tenta di spiegare l’infanzia e la giovinezza del cannibale più famoso del cinema. Interpretato da Gaspard Ulliel, il giovane Lecter cresce segnato dai traumi della guerra e da un desiderio di vendetta che lo conduce verso la violenza e il cannibalismo. Il film è stato accolto freddamente dalla critica, accusato di togliere mistero al personaggio, ma resta interessante per chi vuole esplorare la mitologia completa del franchise. Piacerà soprattutto a chi ama le storie di origini e di trasformazione.

    6. Hannibal (2013-2015, serie TV)

    Hannibal, la serie creata da Bryan Fuller è diventata rapidamente un cult, anche se si è fermata dopo tre stagioni. Mads Mikkelsen offre una versione di Hannibal Lecter più elegante, algida e magnetica rispetto a quella di Hopkins, mentre Hugh Dancy porta sullo schermo un Will Graham fragile e tormentato. Hannibal è una serie che unisce thriller e arte visiva: ogni episodio sembra un dipinto, tra estetica barocca, piatti gourmet e omicidi trasformati in installazioni artistiche. Non è una visione facile, ma chi cerca una serie sofisticata e disturbante la amerà, soprattutto per chi ama discendere nella mente di un serial killer un po’ come in Mindhunter (2017 - 2019).

  • 10 anime horror da guardare in binge per Halloween (solo se hai il coraggio!)

    10 anime horror da guardare in binge per Halloween (solo se hai il coraggio!)

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Halloween è il momento perfetto per immergersi nel brivido, ma se i soliti film horror non bastano più, il mondo degli anime offre esperienze ancora più disturbanti. Dimentica zucche e mostri simpatici: qui si parla di incubi psicologici, carne lacerata, follia collettiva e fantasmi del folklore giapponese che non ti lasceranno dormire.

    Gli anime horror hanno una marcia in più — possono essere estremamente visivi, ma anche profondamente mentali, unendo bellezza e terrore in un equilibrio unico.

    Se ami le atmosfere alla Hereditary (2018) o The Ring (2002), o se vuoi semplicemente farti travolgere da qualcosa di diverso, questa è la tua guida definitiva ai 10 migliori anime horror da guardare in binge per Halloween. Preparati: alcuni di questi non ti lasceranno più.

    1. Perfect Blue (1997)

    Il capolavoro di Satoshi Kon è un incubo lucido sull’identità, la fama e la perdita del controllo. Mima, ex idol pop, tenta di reinventarsi come attrice, ma il confine tra realtà e allucinazione si sgretola rapidamente, trascinandola in una spirale paranoica. Perfect Blue è disturbante non per il sangue, ma per la mente: ti lascia con la sensazione di essere osservato, manipolato, inseguito da te stesso. Se ti è piaciuto Black Swan (2010), sappi che Aronofsky si è ispirato direttamente a questo film. Con la sua regia frammentata e un crescendo di tensione psicologica, è l’horror perfetto per chi teme ciò che si nasconde dentro, più che fuori.

    2. Hellsing Ultimate (2006–2012)

    Se ami vampiri, sangue e un’estetica gotica d’altri tempi, Hellsing Ultimate è la scelta obbligata. Segue Alucard, il vampiro più potente mai esistito, al servizio della misteriosa organizzazione Hellsing impegnata a eliminare mostri e nazisti non morti. Lo stile visivo è brutale e barocco, con battaglie che esplodono in piogge di proiettili e sangue. A differenza del classico Dracula, qui il male non è solo fuori, ma dentro il concetto stesso di umanità. Un mix di azione e orrore gotico che piacerà anche ai fan di Castlevania (2017–2021) per l’epicità e l’eleganza sanguinaria.

    3. Another (2012)

    Un’aula scolastica, una maledizione e una catena di morti tanto assurde quanto inevitabili: Another è l’horror perfetto per chi vuole avvicinarsi al genere senza rinunciare alla tensione. Ambientato in una cittadina di provincia, segue Koichi, un nuovo studente che scopre un mistero legato a una compagna “invisibile” che nessuno sembra vedere. Ogni episodio è un crescendo di ansia e shock, con incidenti sempre più macabri in perfetto stile Final Destination (2000). Il design sonoro amplifica ogni attimo di silenzio, mentre la regia gioca con prospettive e presagi. È l’anime ideale per chi ama gli horror scolastici come Corpse Party (2013) o Higurashi (2006-2021), ma cerca una storia autoconclusiva e inquietante, dove nulla è lasciato al caso — neppure la morte.

    4. Paranoia Agent (2004)

    Solo Satoshi Kon poteva rendere l’ansia metropolitana qualcosa di così spaventoso. Paranoia Agent racconta la storia di un misterioso ragazzino con un bastone da baseball dorato che aggredisce sconosciuti a Tokyo. Ma l’orrore non è nel colpevole, bensì nelle menti delle vittime — e nel modo in cui la paura collettiva si propaga come un virus. Ogni episodio è una storia a sé, ma insieme formano un mosaico psicologico straordinario. Se Perfect Blue esplorava la follia individuale, Paranoia Agent è la sua versione sociale: un horror urbano e mentale, simile per atmosfera a Twin Peaks (1990 - 2017) o Black Mirror (2011 - 2025).

    5. Elfen Lied (2004)

    Un cult assoluto dell’horror anime, Elfen Lied è una ferita aperta che alterna dolcezza e brutalità senza tregua. Lucy, una “diclonius” dotata di braccia telecinetiche invisibili, evade da un laboratorio governativo e lascia dietro di sé una scia di morte e sangue. Ma dietro la violenza grafica e le decapitazioni shock, si nasconde una storia straziante di isolamento, abuso e desiderio di affetto. Ogni episodio bilancia orrore corporeo e dolore emotivo, mettendo in discussione cosa significhi davvero essere umani. Il contrasto tra la colonna sonora sacra, l’estetica delicata e le esplosioni di violenza è volutamente destabilizzante. È un anime che non si dimentica, nonostante (o forse proprio per) quanto fa male. Perfetto per chi ama l’horror psicologico e viscerale di Berserk (1997) o Tokyo Ghoul (2014 - 2018).

    6. Shiki (2010)

    In un tranquillo villaggio di campagna, l’arrivo di una misteriosa famiglia coincide con una serie di morti inspiegabili. Lentamente, gli abitanti scoprono che qualcosa di oscuro si nasconde tra loro. Shiki è un horror gotico e ipnotico che parla di vampirismo, superstizione e paura collettiva, mescolando la tragedia umana al soprannaturale. La serie procede con lentezza chirurgica, costruendo un senso di inquietudine che cresce episodio dopo episodio fino a esplodere in un finale devastante. Ogni personaggio, vittima o carnefice, è dipinto con una complessità dolorosa che rende impossibile distinguere il bene dal male. Con la sua atmosfera rurale e claustrofobica, ricorda Salem’s Lot (1979) e Midsommar (2019), ma con un tocco più gotico e riflessivo. Se ami l’horror psicologico e sociologico, questa serie ti catturerà con la sua eleganza macabra.

    7. Devilman Crybaby (2018)

    Estetica psichedelica, erotismo e distruzione: Devilman Crybaby è un pugno nello stomaco. Diretto da Masaaki Yuasa, reinterpreta il manga di Go Nagai in chiave moderna e visivamente esplosiva. Akira, un ragazzo fragile, diventa un ibrido uomo-demone per combattere il male, ma finisce travolto da un’apocalisse di sangue e disperazione. È un’opera che parla di amore, odio, desiderio e perdita di umanità. Non è solo horror: è tragedia pura. Se ti sono piaciuti Neon Genesis Evangelion (1995), preparati a un’esperienza devastante e poetica allo stesso tempo. Durata totale: circa 4 ore, ma resta impressa per sempre.

    8. Higurashi no Naku Koro ni (When They Cry) (2006–2021)

    Non lasciarti ingannare dall’estetica carina: Higurashi è un incubo a ciclo continuo. In un villaggio sperduto, un gruppo di amici vive giornate serene… finché non iniziano omicidi, tradimenti e torture. Poi tutto si resetta, e si ricomincia da capo, peggio di prima. Il contrasto tra dolcezza e crudeltà è destabilizzante, e il mistero si svela solo lentamente. È un anime che parla di trauma, paranoia e colpa collettiva. Se ami gli horror psicologici come Silent Hill (2006) o The Wailing (2016), questo ti catturerà con la sua struttura circolare e la sua follia crescente.

    9. Theater of Darkness (2013–in corso)

    Poche serie riescono a evocare l’orrore con tanta semplicità. Theater of Darkness racconta brevi storie ispirate al folklore giapponese, con episodi di soli cinque minuti ciascuno. Il suo stile minimalista, che richiama il teatro di carta tradizionale, rende tutto ancora più sinistro: la staticità dei personaggi, i suoni secchi, le ombre che sembrano respirare. Ogni episodio è un piccolo spavento che resta addosso, e la varietà di temi — case infestate, maledizioni, spiriti, oggetti posseduti — lo rende perfetto per un binge veloce ma efficace. Non servono litri di sangue per fare paura: basta una voce che sussurra nel buio. Se ami I Racconti della Cripta (1989) o Piccoli Brividi (1995 - 1998), qui troverai la loro versione più disturbante e profondamente giapponese.

    10. Junji Ito Maniac: Japanese Tales of the Macabre (2023)

    Chiudiamo con il re indiscusso dell’horror giapponese: Junji Ito. Se ami l’orrore disturbante e viscerale, Junji Ito Maniac è un must assoluto. Ogni episodio adatta una delle storie più iconiche del maestro Junji Ito, autore di Uzumaki e Tomie. Non si tratta di semplice paura, ma di un senso di inquietudine profonda che si insinua nella mente: volti deformi, amori ossessivi, e incubi che si materializzano con spietata precisione. L’animazione, volutamente rigida e asettica, amplifica il disagio e cattura perfettamente la crudeltà poetica del suo autore. È un’antologia che mescola il surrealismo di David Lynch e la paranoia di Lovecraft, ma con un’identità tutta giapponese. Dopo questo, vi consigliamo assolutamente di guardare Pet (2020): pochi lo conoscono, ma è un anime che tocca le stesse corde di Junji Ito: potere mentale, traumi, manipolazione della mente e immagini oniriche. Esteticamente disturbante, con una narrazione disorientante e visioni quasi corporee della psiche.

  • Da "Povere Creature!" a "Crudelia": i migliori film e serie TV con Emma Stone

    Da "Povere Creature!" a "Crudelia": i migliori film e serie TV con Emma Stone

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    A due anni da Povere Creature! (2023), Emma Stone, ha di nuovo incantato la Mostra del Cinema , regalandoci una delle migliori conferenze stampa di Venezia 82. “Credo negli alieni, e anch'io potrei esserlo”, ha detto l'attrice in relazione alla sua prova in Bugonia, ancora diretta da Yorgos Lanthimos. 

    Se il red carpet del Lido è per lei un vero e proprio porta fortuna fin dai tempi di La La Land (2016), l'attrice, prima di vincere due Oscar, ha affrontato ruoli e diversi generi. Presto la vedremo in Eddington di Ari Aster, ma l'esordio sul grande schermo arriva nel 2007 con Suxbad – Tre metri sopra il pelo, recitando insieme agli “amici” Jonah Hill, Michael Cera e Seth Rogen.

    Saranno poi due i ruoli della “svolta”: prima Benvenuti a Zombieland (2009) di Ruben Fleischer, e poi Easy Girl (2010) di Will Gluck, per il quale riceve una candidatura ai Golden Globe. Un punto di inizio, che le permetterà di diventare una delle attrici più richieste e influenti di Hollywood. Viene diretta da Woody Allen in Magic in the Moonlight (2014), Alejandro González Iñárritu l'affianca a Michael Keaton nel capolavoro Birdman (2014) e, nel 2016, vince il primo Oscar e il primo Golden Globe per il cult di Damien Chazelle, La La Land. Bissando poi nel 2024, grazie alla sua apprezzata prova in Povere Creature!.

    JustWatch ha stilato una classifica dei migliori film e serie TV con Emma Stone da non perdere.

    8. Maniac (2018)

    Cary Fukunaga, rivedendo l'omonima serie norvegese del 2014, porta su Netflix Emma Stone, alla prima prova da protagonista in una miniserie televisiva. Nello show, diviso in dieci puntate dalla durata di quaranta minuti, l'attrice fa coppia con Jonah Hill. I due sono Anne e Owen, non si conoscono e si incontrano casualmente durante un test farmaceutico.

    La Stone si cimenta con il linguaggio seriale, costruendo una figura complicata. Annie soffre di un disturbo di personalità, non riesce a relazionarsi con gli altri e, alle spalle, ha un rapporto difficile con la famiglia. La bravura dell'attrice viene quindi dimostrata in una performance sopra le righe, tuttavia resa credibile da una latente vulnerabilità, riconoscibile e credibile. Se non resisti agli echi distopici in stile Black Mirror (2011-2025) o Utopia (2013), Maniac è la serie da rivedere.

    7. Crazy, Stupid, Love. (2011)

    Ecco come si scrive una commedia romantica, ed ecco come si dirige un cast corale. Prima di Gangster Squad (2013) e La La Land, Emma Stone trova Ryan Gosling in una delle miglior rom-com degli anni 2010. Crazy, Stupid, Love., diretto da Glenn Ficarra e John Requa, in due ore racconta di Carl, interpretato da Steve Carell, marito cinquantenne disperato dopo essere stato lasciato dalla moglie, nonché incapace di gestire il rapporto con i figli. Emma Stone, nel film, interpreta proprio la figlia dell'uomo che, per una serie di coincidenze, finirà per innamorarsi di Jacob, il playboy con il volto di Ryan Gosling che aiuta il padre a riacquistare fiducia in sé.

    Emma Stone si confronta per la prima volta con un cast all-star, senza tuttavia sfigurare ma, anzi, prendendosi spesso e volentieri la scena. Ironica e auto-ironica, un'interpretazione tanto semplice quanto credibile, enfatizzata dall'alchimia con Gosling. L'attrice, supportata dalla brillante sceneggiatura del film, mostra il suo talento risultando perfetta anche nei momenti più leggeri. Se ti piacciono le commedie romantiche dove l'imprevisto è dietro l'angolo come Harry, ti presento Sally… (1989) e Tutti tranne te (2024) non puoi perderti il film di Glenn Ficarra e John Requa.

    6. The Help (2011)

    Grande successo quello diretto da Tata Taylor, adattamento dell'omonimo romanzo di Kathryn Stockett. Quattro candidature all'Oscar e un incasso di 221 milioni di dollari. Siamo nel Mississippi degli anni '60, quando l'aspirante scrittrice Eugenia “Skeeter” Phelan, con il volto della Stone, inizia un viaggio per intervistare, di nascosto, le domestiche nere e raccontare le loro difficili esperienze al servizio di famiglie bianche, sfidando le leggi della segregazione. Anche qui, un ottimo cast corale: Viola Davis, Octavia Spencer (che ha vinto l'Oscar), Bryce Dallas Howard, Jessica Chastain.

    Tuttavia, è proprio Emma Stone la protagonista del film: una prova, la sua, sul filo del dramma, dell'ambizione e dell'empatia, sfumando al meglio le caratteristiche di una giovane donna nell'America divisa tra segregazione razionale e libertà civile. In 146 minuti, Emma Stone riesce a far evolvere la giovane Skeeter, entrando nel cuore degli spettatori. Se apprezzi certe ambientazioni e tematiche, già affrontate in Green Book (2018) o in Selma – La strada per la libertà (2014), devi recuperare The Help.

    5. Birdman o (L’imprevedibile virtù dell’ignoranza) (2014)

    Emma Stone si confronta con la visione cinematografica di un autore come Alejandro González Iñárritu. Birdman, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, ha vinto ben quattro Oscar, tra cui miglior film e miglior regia ed è diventato all'istante uno dei grandi classici newyorkesi. Il regista messicano porta in scena la storia di Riggan Thomson, attore decaduto ma famoso per aver interpretato un supereroe. Stanco, cerca di recuperare la sua rilevanza artistica e familiare mettendo in scena uno spettacolo a Broadway.

    Tra jazz e piani sequenza, tra le luci di New York e la depressione, la Stone interpreta la figlia di Riggan: una presenza folgorante, con l'attrice che si affida totalmente al regista, sfoderando una potenza fuori dal comune. Basti pensare all'intenso monologo in cui si confronta con il padre. Da vedere se storie intense come Il cigno nero (2010) o Il ladro di orchidee (2002) ti hanno affascinato.

    4. Crudelia (2020)

    Craig Gillespie eleva il concetto di live action Disney dirigendo un film da non perdere, costruito sulla prova eccezionale di Emma Stone. L'attrice diventa Estella Miller, aspirante stilista nella stilosa e colorata Inghilterra degli anni Sessanta. Tuttavia, sfidando la spietata Baronessa von Hellman – interpretata da Emma Thompson –, tirerà fuori il suo lato punk e imprevedibile divenendo, nel corso dei 134 minuti, Cruella de Vil.

    Eccessiva, sfrontata e meravigliosamente adatta ad un ruolo estremo, Emma Stone ricalca al meglio la villain de La carica dei 101 (1961), riscrivendola secondo una personale visione. Se quello di Gillespie è il miglior adattamento live action da un Classico Disney, la performance della Stone è equiparabile a quella di Joaquin Phoenix in Joker (2019). Una delle sue migliori prove sul grande schermo. Se hai amato La carica dei 101 – Questa volta la magia è vera (1996) con Glen Close, Crudelia è il titolo perfetto da recuperare.

    3. La La Land (2016)

    Un film capace di diventare immediatamente un classico. L'amore, la musica, l'incomunicabilità e le scelte da compiere secondo lo sguardo sorprendente di Damien Chazelle. Sullo sfondo, Los Angeles. In 128 minuti, la “città degli angeli” è il palco per la relazione da sogno tra il jazzista squattrinato di Ryan Gosling e l'aspirante attrice di Emma Stone. Letteralmente, per l'attrice quello di Mia è stato il ruolo della svolta: canta, balla, recita. Oscar e Golden Globe in bacheca, e il plauso assoluto di pubblico e critica.

    Emma Stone dà vita a un personaggio femminile molto più complesso di come appare, dimostrando duttilità e intelligenza, sia nelle performance musicali sia nelle scene più intime. Se non puoi resistere alle grandi storie d'amore cinematografiche come Moulin Rouge! (2001) o Notting Hill (1999), allora non puoi non vedere La La Land.

    2. La favorita (2018)

    Alla prima con Yorgos Lanthimos, Emma Stone non sbaglia una scena. Trucco, parrucco e la cipria delle corti britanniche del '700. Siamo nell'Inghilterra del XVIII secolo, quando due cugine si contendono ferocemente il titolo di Favorita della capricciosa ma fragile regina Anna, per assicurarsi così potere e influenza a corte. Ne La favorita, affiancata da Olivia Colman, Rachel Weisz e Nicholas Hoult, Emma Stone interpreta Abigail Masham, ricevendo una candidatura all'Oscar e ai Golden Globe.

    Sguardo affilato e penetrante, la Stone in due ore piene sfrutta al meglio la sua bravura per costruire un personaggio respingente e astuto, in bilico tra la determinazione e la spietatezza. Un bilanciamento perfetto e una sfida memorabile con Rachel Weisz, frutto del rapporto tra la Stone e il regista, che la dirigerà poi in altri tre film. Se sei fan dei drammi in costume come Marie Antoinette (2006) o Lady Macbeth (2016), La favorita è il film che fa per te.

    1. Povere creature! (2023)

    Non era facile, eppure Emma Stone è riuscita a dar vita ad uno dei personaggi più difficili di tutta la sua intera filmografia. Bella Baxter, protagonista di Povere creature!, è tra i migliori personaggi visti di recente sul grande schermo. Con un Oscar e un Golden Globe in tasca, Stone diventa una specie di Ulisse, a metà tra il Pinocchio e il “mostro” creato dal dottor Frankenstein. 

    La giovane Bella Baxter, salvata da uno scienziato visionario e assurdo (Willem Dafoe), affronta un viaggio di auto-scoperta, sfidando le convinzioni sociali e patriarcali. In due ore e venti, cogliendo il senso visionario del regista greco, l'attrice è capace di cambiare più volte registro, senza paura di affrontare scene di nudo, complicate e, allo stesso tempo, divertenti. Se sei affascinato da viaggi visionari e catartici come Pinocchio (2022) o Frankenstein (2025), entrambi diretti da Guillermo del Toro, Povere Creature! ti conquisterà.

  • Da "Piccoli Brividi" alla trilogia di "Fear Street": tutti i film e le serie TV tratti dalle opere di R. L. Stine

    Da "Piccoli Brividi" alla trilogia di "Fear Street": tutti i film e le serie TV tratti dalle opere di R. L. Stine

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Non c'è bambino nato dagli anni '80 in poi che non abbia avuto tra le mani uno dei tanti capitoli della saga letteraria horror di Piccoli brividi creata da R. L. Stine. Uno scrittore che definire prolifico sarebbe riduttivo. 

    Più di 200 libri scritti dal 1989 ad oggi gli sono valsi il soprannome di "Stephen King della letteratura per ragazzi" che ci tiene a regalare – più o meno - un lieto fine ad ogni suo racconto per non angosciare i suoi piccoli lettori. Di questa lunga bibliografia molti titoli sono stati adattati per il grande e il piccolo schermo, moltiplicando la possibilità per il pubblico di conoscere storie spaventose.

    Mentre Disney+ ha appena cancellato Piccoli brividi, serie ideata da Rob Letterman e Nicholas Stoller, dopo appena due stagioni, JustWatch ha stilato un elenco di tutti i film e le serie TV tratti dalle opere di R. L. Stine.

    1. Piccoli Brividi (1995-1998)

    La serie di Piccoli brividi è il primo adattamento in assoluto dei libri dell'omonimo franchise di R.L. Stine. Una serie antologica che dedica ognuno dei suoi 74 episodi (divisi in quattro stagioni) a uno dei racconti trasformandosi in un successo televisivo oltre che letterario andato in onda per quattro stagioni e che ha visto tra i suoi protagonisti anche Hayden Christensen.

     Al suo interno elementi fantasy e horror che vedono al centro della storia giovani protagonisti costretti, loro malgrado, ad affrontare fantasmi, maledizioni, marionette e altre creature spaventose. Una serie diventata un cult in un periodo nel quale la serialità non era ancora così centrale come lo è oggi. Un adattamento consigliato a tutti i lettori nostalgici dei romanzi e ai fan di Hai paura del buio? (1990).

    2. The Nightmare Room (2001-2002)

    Un altro adattamento antologico della serie omonima di libri di Stine la cui voce introduce ogni episodio. Questa volta il target di riferimento è un po' più adulto e, per atmosfere e tematiche affrontate, ricorda Ai confini della realtà (1959-1964) pensato però per un pubblico di adolescenti.

    Tra i protagonisti dei 13 episodi molti giovani attori di Hollywood del tempo, da Amanda Bynes a Shia LaBeouf passando per Frankie Muniz e Tanya Raymonde. The Nightmare Room mette al centro personaggi alle prese con fenomeni soprannaturali dando vita a un'atmosfera tesa e claustrofobica, tra bambole che prendono vita, bugie che diventano realtà e diari che predicono il futuro.

    3. Fantasmi alla riscossa (2001)

    Se amate le storie di R. L. Stine e siete fan di Christopher Lloyd, con molta probabilità amerete Fantasmi alla riscossa. Un film per la TV che l'autore ha pensato sviluppando l'idea prima per il piccolo schermo per poi adattarlo alla forma romanzo. Un film per tutta la famiglia perfetto da vedere ad Halloween, periodo in cui è ambientata la pellicola. L'attore di Ritorno al futuro (1985) interpreta Fred, lo zio del piccolo protagonista che, a causa di un incidente con delle zucche, muore per ritornare in vita come zombie (buono). Un guilty pleasure che parla del rapporto genitori/figli, tra un pizzico di commozione e un'immancabile atmosfera horror. Se hai visto e apprezzato Attenzione: fantasmi in transito (2002), qui troverete atmosfere simili.

    4. Haunted Lighthouse (2003)

    Un corto in 4D diretto da Joe Dante con protagonisti Christopher Lloyd – di nuovo impegnato a recitare in un titolo tratto da un'opera dello scrittore dopo Fantasmi alla riscossa - e Lea Thompson tratto dal libro omonimo di R. L. Stine. In poco più di 20 minuti il regista dei Gremlins (1984) ed Explorers (1985) confeziona un film dove bambini fantasma e fari infestati convivono in un racconto che di spaventoso ha ben poco. Un titolo indicato per un pubblico di giovanissimi che verranno immersi in un'atmosfera spettrale, ma leggera.

    5. R. L. Stine: I racconti del brivido - Non ci pensare! (2007)

    Basato sull'omonimo romanzo, R. L. Stine: I racconti del brivido - Non ci pensare!, vede protagonista Cassie (Emily Osment), un'adolescente goth che, inavvertitamente, risveglia un mostro la notte di Halloween dopo aver letto un libro ad alta voce per il fratello minore. Un film horror per adolescenti sufficientemente spaventoso per l'età di riferimento, ma anche una visione leggera e divertente perfetta per tutta la famiglia, magari dopo aver fatto insieme “dolcetto o scherzetto?”. Il film della durata di un'ora e 44 minuti, infatti, è anche un dramma adolescenziale che parla di bullismo, rivalità scolastiche e problemi di cuore tipici di quella fase della vita similmente a Creeped Out – Racconti di paura (2017).

    6. R.L. Stine - I racconti del brivido: Fantasmagoriche avventure (2008)

    Basato sul romanzo La vendetta dello spettro della serie di libri Mostly Ghostly, R.L. Stine - I racconti del brivido: Fantasmagoriche avventure è il primo titolo di una trilogia composta da altri due capitoli: R. L. Stine: I racconti del brivido - Un demone in corpo (2015) e R.L. Stine: I racconti del brivido - La casa stregata (2016). Il film, della durata di poco più di 90' minuti, vede protagonista il giovane Max Doyle (Sterling Beaumon) scoprire i fantasmi di due fratelli nella sua casa e accettare di aiutarli a scoprire cosa è successo loro. Uno degli adattamenti meno riusciti delle opere dello scrittore di Columbus a causa di effetti speciali non particolarmente riusciti e un cast non particolarmente brillante.

    7. R. L. Stine's The Haunting Hour (2010-2014)

    R. L. Stine's The Haunting Hour è una serie TV ideata dallo stesso scrittore basata sul film R. L. Stine: I racconti del brivido - Non ci pensare! e da tre suoi libri, The Haunting Hour, Nightmare Hour e Fear Street. Un racconto antologico diviso in quattro stagioni da 76 episodi che, come in Piccoli brividi, dedica ogni episodio a una storia diversa con personaggi sempre nuovi alle prese con vicende soprannaturali. 

    Un'opera molto più spaventosa rispetto alla precedente serie TV grazie all'introduzione di tematiche più complesse e intrecci più oscuri che conducono, addirittura, alla morte del protagonista. Fantasmi, lupi mannari, alieni, streghe e mostri popolano le puntate offrendo un intrattenimento più maturo come in Un salto nel buio (1983).

    8. Eye Candy (2015)

    Sebbene R. L. Stine si celebre per la letteratura per bambini e adolescenti, l'autore ha anche scritto libri per un pubblico più adulto. È il caso di Eye Candy, romanzo del 2004 trasposto in una serie TV di 10 episodi dove la protagonista, Lindy (Victoria Justice) ha 21 anni. Una sola stagione dove le atmosfere tipiche dei suoi lavori si immergono in una storia di hacker, app per incontri e probabili serial killer. Un po' thriller e un po' mystery, Eye Candy non passerà alla storia come uno dei migliori adattamenti delle opere di Stine, ma è sicuramente interessante vedere la sua scrittura e le sue storie alle prese con un pubblico completamente differente e con tematiche moderne.

    9. R.L. Stine. I racconti del brivido. L'armadio delle anime (2015)

    Un'altra commedia horror basata sul romanzo Monsterville: Cabinet of Souls di Stine pubblicato nel 2012. Questa volta il cattivo è un intero luna park che progetta di imprigionare e nutrirsi delle anime degli adolescenti. La protagonista di R.L. Stine. I racconti del brivido. L'armadio delle anime è la Beth di Dove Cameron e i suoi tre amici sono entusiasti all'idea che il carnevale stregato arrivi nella loro piccola città. Un altro film minore della filmografia horror per ragazzi ispirata dai libri di R. L. Stine, ma sufficientemente spettrale per un'ora e mezza da passare in compagnia di un gruppo di amici o sul divano insieme a tutta la famiglia.

    10. Piccoli Brividi (2015)

    Vent'anni dopo la serie originale, l'amata saga letteraria horror più celebre di Stine ha ottenuto un altro adattamento, questa volta pensato per il grande schermo. Ma non si tratta della trasposizione di uno dei libri che compongono la collana, bensì di un film ambientato nell'universo letterario di cui è protagonista lo stesso autore interpretato da Jack Black.

    Piccoli brividi è un film per tutti gli amanti di quei racconti fatti di mostri e altre creature spaventose che hanno costellato la nostra giovinezza di cui leggevamo nascosti sotto le coperte. Un film di oltre due ore colmo di nostalgia e perfetto per qualsiasi età. Un'avventura spettrale multigenerazionale ricca di avvenimenti e citazioni ai romanzi che faranno la gioia di ogni affezionato lettore. Se poi ti piacciono film come Il mistero della casa del tempo (2018), La casa dei fantasmi (2003) e Spiderwick – Le cronache (2008), non resterai deluso.

    11. Piccoli Brividi 2: I fantasmi di Halloween (2018)

    Dopo il grande plauso di Piccoli brividi, tre anni dopo ecco arrivare il sequel: Piccoli Brividi 2: I fantasmi di Halloween. Il protagonista è ancora una volta Jack Black nei panni dell'autore di Columbus. Questa volta è alle prese con dei mostri che hanno preso vita dalle pagine di un suo manoscritto inedito. Un sequel godibile e divertente, ma che non replica la magia del precedente sul quale si appoggia cercando di bissare il successo. Si tratta pur sempre di una visione piacevole, che nei suoi 90 minuti strappa più di una risata e si presta ad essere visto da tutta la famiglia. Da vedere se hai apprezzato Monster House (2006) e Spirit Halloween (2022).

    12. La trilogia di Fear Street (2021)

    Una trilogia horror estiva a tutti gli effetti quella lanciata da Netflix nel luglio 2021. Fear Street Parte 1: 1994, Fear Street Parte 2: 1978 e Fear Street Parte 3: 1666 costituiscono uno degli adattamenti delle opere di Stine più riusciti e originali. Collegati tra di loro dalla cittadina di Shadyside, teatro di brutali omicidi nel corso di epoche diverse, i film – le cui durate oscillano tra l'ora e mezza e le due ore - si allontanano dalla produzione pensata per bambini e adolescenti costituendo dei film horror in tutto e per tutto. 

    La particolarità delle tre pellicole è la grande cura messa nell'impianto estetico e nella scelta di omaggiare sottogeneri dell'horror come lo slasher o titoli celebri come Venerdì 13 (1980) e Halloween – La notte delle streghe (1978). A differenza di altre trasposizioni delle opere letterarie di Stine, qui le sequenze di omicidio non si risparmiano lasciando che il sangue scorra copioso.

    13. Just Beyond (2021)

    Basata sull'omonima serie di graphic novel di Stine, Just Beyond è un'altra serie antologica horror creata per Disney+. Il format è sempre quello caro alle trasposizioni delle opere dello scrittore: ognuno degli otto episodi che compongono la stagione è legato a una storia e a giovani personaggi sempre diversi chiamati ad affrontare realtà spettrali, soprannaturali e inquietanti. Tra l'umorismo e le atmosfere che ricordano Ai confini della realtà (1959-1964), lo show manca un po' di quei momenti spaventosi che la dovrebbero caratterizzare a favore di un racconto incentrato su tematiche tipiche dell'adolescenza, ma calate in un contesto misterioso.

    14. Piccoli Brividi (2023 - presente)

    Sole due stagioni per Piccoli Brividi, appena cancellata da Disney+. La serie è basata sul franchise letterario già adattato per il piccolo schermo negli anni '90. Ma qui il registro è più moderno e, a differenza della precedente, l'approccio antologico della serie è legato alle stagioni e non più agli episodi. Tra i protagonisti Justin Long e David Schwimmer per uno show dalle atmosfere più fantasy dark che horror. Un punto a suo favore è la regia che omaggia generi cinematografici e classici del passato – da Ritorno al futuro (1985)  passando per Terminator 2 - Il giorno del giudizio (1991) e Nightmare - Dal profondo della notte (1984) -, oltre a tematiche legate al rapporto genitori/figli. Un teen drama travestito da horror che regala giusto qualche sussulto.

    15. Zombie Town (2023)

    Immaginate di vedere l'ultimo film di un solitario regista horror e involontariamente trasformare la vostra intera città in un'orda di zombie. È quello che accade ai giovani protagonisti di Zombie Town. Uno degli ultimi adattamenti in ordine di tempo dei romanzi di Stine che vede nel cast anche la presenza di Dan Aykroyd. Un'opera minore della durata di 90 minuti caratterizzata da un tocco leggero e comico che non si prende troppo sul serio. Un film più avventuroso che horror che celebra l'amicizia e condito da qualche parentesi surreale che può essere apprezzato da un pubblico di giovani spettatori così come di adulti grazie a un ensemble di attori ben bilanciato.

    16. Fear Street: Prom Queen (2025)

    L'ultimo capitolo (per ora) dell'omonimo franchise, Fear Street: Prom Queen è ambientato nel 1988 e si svolge nel corso di un ballo scolastico per eleggere la reginetta. Peccato che tutte le pretendenti al ruolo inizino a scomparire una dopo l’altra! Un film dichiaratamente nostalgico che guarda agli slasher anni '80, ma non disdegna citazioni a Scream (1995) e Mean Girls (2004). Sebbene slegato dalla trilogia precedente, il film abbraccia la stessa attitudine narrativa e registica dando vita a un racconto di puro intrattenimento horror dove tutti gli elementi sono al posto giusto, dal mistero alla tensione senza dimenticare una buona dose di sangue. Il tutto mentre, in 90 minuti spaccati, ci ricorda quanto possa essere pericolosa l'ossessione ad essere primi.

  • Tutti i film e le serie TV con Millie Bobby Brown: la nostra classifica

    Tutti i film e le serie TV con Millie Bobby Brown: la nostra classifica

    Alessandro Zaghi

    Alessandro Zaghi

    Editor a JustWatch

    Non ha nemmeno compiuto 25 anni, eppure Millie Bobby Brown ha già alle spalle una carriera che molti possono soltanto sognare e che l’ha resa, quando non era nemmeno maggiorenne, tra le attrici più note di Hollywood. Un talento precoce, illuminato ancora da giovanissima con un ruolo che era già diventato iconico fin dalla prima puntata di Stranger Things. 

    Da quel momento Brown non si è più fermata, tra kolossal e film in costume, confermando l’enorme potenziale già portato in scena con la sua Undici.

    Vale la pena ricordare che agli inizi della sua carriera Brown ha preso parte anche a diversi cameo e piccoli ruoli televisivi – da C’era una volta nel Paese delle Meraviglie a Modern Family, passando per Grey’s Anatomy, NCIS e persino una puntata speciale del talk show spagnolo El Hormiguero. Apparizioni curiose, che oggi hanno il sapore di chicche da riscoprire per i fan più accaniti, ma che non hanno avuto un impatto centrale sulla sua crescita come attrice.

    In questa classifica ci concentriamo quindi sui titoli principali, quelli in cui Millie Bobby Brown ha avuto un ruolo da protagonista o secondario importante, che meglio raccontano la sua evoluzione e il suo talento.

    8. The Electric State (2025)

    Con un budget record per Netflix, The Electric State era attesissimo, ma non ha convinto del tutto. Ambientato in un mondo post-apocalittico, il film pecca di trama zoppicante e ritmo altalenante. Brown, che avrebbe dovuto brillare al centro della narrazione, rimane in parte sacrificata, anche se non per colpa sua. È un titolo da consigliare ai fan della fantascienza distopica curiosi di vedere un esperimento visivamente ambizioso, ma che non regge il confronto con i suoi migliori lavori. In rapporto a Stranger Things, manca l’emozione e la costruzione dei personaggi, ma resta interessante come esempio delle sfide che l’attrice affronta oggi nel passaggio a ruoli adulti. Da vedere ora per capire come Netflix stia investendo sulle sue star più giovani, con risultati non sempre all’altezza delle aspettative.

    7. Intruders (2014)

    Il primo ruolo davvero importante arriva con Intruders, anche se la serie non ha mai davvero spiccato il volo, finendo presto nel dimenticatoio. Brown interpreta Madison, una bambina “posseduta” da un'anima proveniente da un passato lontano. La trama è intricata, forse troppo, ma le atmosfere dark sono un preambolo per quella che diventerà la cifra stilistica di Undici. Una prova sottovalutata, che merita di essere riscoperta, quantomeno perché evidenzia tutto il potenziale dell’attrice, all’epoca giovanissima È un titolo consigliato a chi ama i thriller soprannaturali con un tocco horror, o anche semplicemente a chi vuole riscoprire gli esordi di Brown. Rispetto a ruoli successivi qui la prova è ancora acerba, ma la scintilla è già evidente.

    6. Godzilla II: King of the Monsters (2019)

    Il debutto al cinema, arriva con Godzilla II: King of The Monsters, adattamento di un classico del cinema. Peccato che, nonostante le aspettative, il film non le renda giustizia, tra mostri giganti, città devastate e un caos apocalittico. Brown prova a ritagliarsi un suo spazio, ma il suo personaggio (Madison) rimane schiacciato da tonnellate di effetti speciali. Un blockbuster insipido, che regala poco oltre il CGI, dove Millie Bobby Brown è più vittima di una sceneggiatura opaca che protagonista. Film pensato per piacere ai fan del genere e degli action apocalittici, ideale per una serata leggera tra divano, popcorn e colpi di scena, anche se non è il titolo migliore per apprezzare le sue doti recitative.

    5. Godzilla vs. Kong (2021)

    Seconda apparizione nel “MonsterVerse”, ma questa volta un pelo più riuscita. Rispetto al precedente, Godzilla vs. Kong è più leggero, più spettacolare e più divertente – seppur con tutti i suoi limiti, evidentissimi. La sua Madison qui ha più respiro, più spazio e riesce a destreggiarsi meglio con gli altri personaggi. Anche il suo ruolo perde di centralità, Brown riesce a convincere e a portarsi a casa la parte. Come nel capitolo precedente, anche questo è un film consigliato a chi cerca intrattenimento puro, senza troppe pretese. Rispetto al talento puro sfoggiato con Undici, in questo franchise la carriera di Brown è rimasta un po’ impacciata, meglio negli altri titoli inclusi in questa lista.

    4. Damsel (2024) 

    Un fantasy in cui la principessa di turno viene offerta in sacrificio a un drago, trasformandosi poi in un’eroina. La trama è piuttosto banale, forse gli sceneggiatori erano in ferie, ma fortunatamente per Damsel c’è Millie Bobby Brown a tenere in piedi la baracca. Come prevedibile, lo sviluppo del film lascia un po’ a desiderare, anche se ha un buon ritmo e qualche discreto colpo di scena, ma la prova della protagonista è da applausi. Brown si prende tutto il film sulle spalle e, se non ci fosse stata lei, in questo momento staremmo parlando di un flop. Un ottimo esempio di come il talento riesca a rendere interessanti anche i cliché. Consigliato a chi ama i fantasy d’azione con eroine forti, in stile Hunger Games.

    3. Enola Holmes (2020)

    Qui Millie Bobby Brown si prende decisamente il centro del palcoscenico. Enola Holmes è il primo film dove è sia attrice protagonista che produttrice, e si vede. La sorella minore di Sherlock è un personaggio costruito a tutto tondo, ribelle e brillante, e l’idea al centro di questo spin-off è convincente. Se alle prese con giganteschi mostri giapponesi Brown aveva faticato, qui il ruolo è cucito su misura per lei, e rappresenta la prima vera via d’uscita dal Sottosopra. Il peso di un personaggio come Undici può essere asfissiante, ma qui Brown è riuscita a dimostrare di poter andare oltre. Un film fresco e godibile, perfetto per chi ama personaggi femminili indipendenti e storie di formazione. Ancora oggi resta una delle prove più convincenti e amate della sua carriera.

    2. Enola Holmes 2 (2022)

    Idem come sopra, anche se il secondo capitolo della saga alza l’asticella. Più azione, la trama è più strutturata, il contesto storico degli scioperi del 1888 a Londra rendono il tutto più coinvolgente e interessante. Rispetto al precedente, Enola Holmes 2 prende una direzione più matura. Lo stesso vale per il personaggio interpretato da Brown. Da outsider e “sorella-di”, qui Enola diventa detective a tutti gli effetti, aprendo una sua agenzia. I temi femministi diventano più evidenti, ma senza coprire la leggerezza della saga. Il film è consigliato a chi ha amato il primo Enola Holmes, ma anche a chi cerca un buon compromesso tra intrattenimento e tematiche più impegnate. Un sequel solido e ben riuscito, che probabilmente farà di questo titolo un classico del catalogo young adult di Netflix

    1. Stranger Things (2016 – in corso) 

    Eccoci finalmente arrivati alla (scontatissima) prima posizione, il ruolo che l’ha resa una star e una delle attrici più ricercate dai produttori hollywoodiani. Stranger Things non è solo la serie più amata di Netflix, ma rappresenta anche il primo vero debutto di Millie Bobby Brown. Prima qualche cameo, qualche particina, ma con Undici si inizia a fare sul serio, e l’entrata in scena è di quelle che fanno rumore per davvero. Un personaggio complesso, stratificato, che si sviluppa episodio dopo episodio. Pioggia di premi, l’amore incontestato di critica e pubblico, la prova che non ci trovavamo davanti all’ennesima ‘teen star’, ma a una vera fuoriclasse. Un mix di nostalgia anni ’80, horror, fantascienza, teen drama, tutto curato nei minimi dettagli. Semplicemente un altro livello. Questa serie è perfetta per… tutti, e non è un caso se abbia raggiunto un posto in prima fila nella cultura pop contemporanea. Insomma, in attesa della nuova stagione (in arrivo a novembre 2025) è arrivato il momento per un rewatch.

  • Da “Gintama” a “Spy x Family”: i 10 migliori anime comedy da non perdere

    Da “Gintama” a “Spy x Family”: i 10 migliori anime comedy da non perdere

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Gli anime comedy hanno una marcia in più rispetto a molte commedie occidentali: uniscono creatività sfrenata, ritmo serrato e personaggi indimenticabili che sanno far ridere e commuovere nello stesso momento. Non è un caso che negli ultimi anni il genere abbia trovato nuovo slancio, grazie a titoli che hanno conquistato il pubblico globale e piattaforme come Netflix e Crunchyroll che li hanno resi più accessibili.

    Se cerchi qualcosa che alleggerisca le tue giornate senza rinunciare a storie intelligenti e curate, gli anime comedy sono perfetti: ironia surreale, romanticismo, parodie dei generi più amati e situazioni quotidiane trasformate in puro intrattenimento. Ecco 10 titoli imperdibili che dimostrano quanto la risata made in Japan possa essere universale.

    1. Gintama (2006–2018)

    Considerato da molti il re incontrastato della comicità anime, Gintama mescola parodia sfrenata, azione e improvvisi picchi emotivi. Ambientato in un Edo alternativo invaso dagli alieni, segue Gintoki e la Yorozuya tra lavori assurdi, duelli samurai e rotture della quarta parete. La sua forza è l’umorismo meta che bersaglia tutto: cultura pop, altri anime, il medium stesso. Quando decide di fare sul serio, però, Gintama sfodera archi narrativi intensi e combattimenti coreografati. Se ami le parodie demenziali ma intelligenti, è il tuo porto sicuro. Per affinità, pensa al nonsense ipercinetico di Excel Saga (1999) o all’assurdità muscolare di Bobobo-bo Bo-bobo (2003): entrambi spingono il registro comico oltre il limite, proprio come fa Gintama, ma con stili ancora più cacofonici.

    2. Great Teacher Onizuka – GTO (1999–2000)

    GTO è un cult che unisce comicità scolastica e lampi di dramma sociale. Onizuka, ex teppista dal cuore enorme, diventa insegnante e prova a salvare studenti problematizzati con metodi decisamente poco ortodossi. Si ride forte, ma si riflette: bullismo, isolamento, aspettative dei genitori. Con 43 episodi, il ritmo è sostenuto e l’empatia sempre al centro. Se cerchi una serie capace di alternare gag e carezze emotive, eccola. Per affinità, guarda anche Cromartie High School (2003), parodia surreale dei delinquenti scolastici, e Haven’t You Heard? I’m Sakamoto (2016), commedia “cool” dove ogni problema viene risolto in modo tanto elegante quanto ridicolo: due facce dell’umorismo scolastico, diverse ma complementari a GTO.

    3) Nichijou – My Ordinary Life (2011)

    Il quotidiano portato all’assurdo: Nichijou trasforma spilli di normalità in esplosioni di comicità cartoonesca, con timing perfetto e animazione lussureggiante. Le micro-storie di Yūko, Mio e Mai scivolano dal “banale” al “cosmico” in un battito di ciglia. È la serie ideale per chi vuole sketch autoconclusivi, ritmo velocissimo e trovate visive memorabili. Se ti conquista il suo nonsense poetico, metti in coda Azumanga Daioh (2002) per un surreale più gentile e corale, e Daily Lives of High School Boys (2012) per un umorismo di banter e improvvisi guizzi assurdi: entrambi esplorano la commedia scolastica da angolazioni “slice” che esaltano la micro-comicità del quotidiano.

    4) Ouran High School Host Club (2006)

    Shōjo aware e parodia elegante: Ouran High School Host Club prende i tropi del romance scolastico (idoli, triangoli, cliché da manga) e li ribalta con classe. Haruhi, studentessa borsista, entra per caso nell’Host Club: da lì, travestimenti, malintesi e gag raffinate sfilano con ritmo impeccabile. In 26 episodi, la serie alterna ironia e tenerezza senza mai scadere nel facile. Se vuoi restare in area “metaparodia romantica”, prova Skip Beat! (2008), che smonta lo showbiz con spirito caustico, e Special A (2008), rivalry-romance dai toni brillanti: due consigli che ampliano il ventaglio dello shōjo comico mantenendo l’impronta scintillante che rende Ouran così speciale.

    5) Konosuba: God’s Blessing on This Wonderful World! (2016–2017)

    Parodia isekai irresistibile: Kazuma muore in modo ridicolo e rinasce in un mondo fantasy con un party di “compagni” più problematici che utili. Konosuba: God’s Blessing on This Wonderful World! vive di situazioni slapstick, dialoghi caustici e personaggi memorabili (Aqua, Megumin, Darkness) che sabotano i cliché del genere. Due stagioni compatte e densissime che filano via come un bicchiere d’acqua frizzante. Se vuoi altre risate fantasy fuori asse, recupera Is This a Zombie? (2011), harem/supernatural che gioca sporco con i generi, e The Devil Is a Part-Timer! (2013), isekai al contrario dove il Signore dei Demoni lavora in fast food: due declinazioni diverse della satirella fantastica.

    6) Kaguya-sama: Love Is War (2019–2022)

    Rom-com strategica: Kaguya e Shirogane si amano ma nessuno vuole confessare per primo. Ne nasce una “guerra fredda” di piani, bluff e escalation meta-comiche. Tre stagioni (più film) che fondono regia creativa, voice acting brillante e una crescita emotiva sorprendentemente tenera. Kaguya-sama: Love is War è perfetta se cerchi una commedia romantica che alzi l’asticella di messa in scena e scrittura. In scia, segnati Wotakoi: Love Is Hard for Otaku (2018), workplace rom-com nerd, e My Dress-Up Darling (2022), dolce e spigliata storia di cosplay e autostima: entrambe condividono l’attenzione ai dettagli del rapporto e la cura del “cuore” sotto le gag.

    7) One Punch Man (2015–2019)

    Satira supereroistica con coreografie da urlo. Saitama sconfigge chiunque con un pugno: da qui il paradosso comico di un eroe annoiato in un mondo che esplode di minacce. One Punch Man brilla quando contrappone epica audiovisiva e apatia zen del protagonista. Se ami l’idea di prendere in giro codici shōnen senza rinunciare allo spettacolo, è l’abbinamento perfetto. Per altre declinazioni meta-eroiche, prova The Tick (2016, serie live action USA, per il tono parodico) come curiosità occidentale, e torna in Giappone con Samumenco (2013), love-letter ironica ai tokusatsu che si trasforma più volte restando sempre spiritosa: due riferimenti “fuori lista” che ampliano il discorso sulla parodia dell’eroismo.

    8) Spy x Family (2022–in corso)

    Action-comedy dal cuore grandissimo. Una spia deve creare una famiglia fittizia per infiltrarsi… ma la “moglie” è un’assassina e la “figlia” è telepate. L’umorismo nasce dai malintesi, dal contrasto tra missione e affetti veri, e dalla dolcezza di Anya. Con 2 stagioni (episodi ~24 minuti), Spy x Family alterna set-piece dinamici, slice-of-life tenerissimi e running gag riuscite. Se ti piace questa miscela, dai spazio a Buddy Daddies (2023), due sicari si ritrovano alle prese con una bambina da crescere e a mettere in discussione le loro scelte di vita cercando di assicurarle una vita “normale”, Kakushigoto (2020), papà mangaka che nasconde il proprio lavoro alla figlia con situazioni comico-affettive, Hinamatsuri (2018), yakuza alle prese con una ragazzina con poteri psichici: tutte e tre le serie che condividono il cuore “family + super-situazioni”.

    9) Prison School (2015)

    Irriverente, sfacciata, deliberatamente sopra le righe: Prison School racconta cinque liceali confinati in una “prigione” scolastica gestita da un Consiglio Segreto. Fan-service e slapstick convivono con una sorprendente precisione nel timing comico e nel gioco di potere. Dodici episodi compatti, ritmo alto, zero paura di esagerare. Se cerchi altre commedie che spingono forte sull’assurdo “piccante”, orientati su Shimoneta (2015), satira sessuale demenziale, e Grand Blue (2018), college comedy di sbronze e fraintendimenti catastrofici: due titoli che, pur diversissimi, condividono la logica del “too much” usata qui per scuotere e far ridere.

    10) Ranma ½ (1989–1992)

    Classico immortale di Rumiko Takahashi: arti marziali, maledizioni acquatiche e romanticismo slapstick. Ranma si trasforma in ragazza con l’acqua fredda e la sua vita sentimentale/lottatoria diventa un caos adorabile. Oltre 160 episodi tra gag fisiche, triangoli e rivali folli: la formula ha influenzato decenni di commedie. Se vuoi esplorare il “proto-DNA” del titolo, recupera Lamù, la ragazza dello spazio (1981) per il vortice romantico-alieno e Maison Ikkoku (1986) per una vena più tenera e quotidiana: entrambe, sempre di Takahashi, mostrano quanto ampio sia il ventaglio comico-romantico che Ranma ½ ha portato al grande pubblico. Ma potreste anche dare un’occhiata al nuovissimo reboot di Netflix!

  • Da “American Horror Story” a “Monster”: la classifica di tutte le serie TV horror di Ryan Murphy, dalla meno alla più spaventosa

    Da “American Horror Story” a “Monster”: la classifica di tutte le serie TV horror di Ryan Murphy, dalla meno alla più spaventosa

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    A guardare la filmografia di Ryan Murphy appare chiaro come il regista, sceneggiatore e produttore statunitense abbia una predilezione per il genere horror.

    Tutto è iniziato nel 2011, anno di debutto dell'antologica American Horror Story ed è arrivato fino al successo di Monster (2022) in cui ripercorre le storie di alcuni dei più celebri serial killer della storia.

    Ma quello che ha fatto non è stato solo portare sullo schermo eventi inventati o ispirati a fatti realmente accaduti. Il suo successo è da rintracciarsi nella capacità di dare vita a un vero e proprio sottogenere. Quello che potremmo definire “l'horror murphyano”. Chiunque guardando un episodio di Ratched (2020) o di Grotesquerie (2024), infatti, può riconoscere immediatamente il suo tocco unico. Una commistione di camp, kitsch, pop e horror in cui Ryan Murphy porta in scena il male provando a raccontarne le sue radici. JustWatch ha stilato una classifica di tutte le sue serie TV horror, dalla più alla meno spaventosa.

    7. Scream Queens (2015)

    Con Scream Queens Ryan Murphy, Brad Falchuk e Ian Brennan si prendono gioco dell'horror realizzando una black comedy intrisa di citazioni ai titoli che hanno fatto la storia del 

    genere slasher. Due stagioni da 23 episodi della durata di circa 45 minuti in cui assistere a un tripudio di camp e pop. Autoironica, coloratissima, leggera e con personaggi fortemente stereotipati, la serie vede al centro una serie di omicidi che hanno come vittime tutti coloro che ruotano attorno alla confraternita femminile governata da una cinica e superficiale Chanel Oberlin (Emma Roberts).

    Un personaggio che, insieme alle sue fedelissime, ricorda le protagoniste di Mean Girls (2004). Un cast all star – da Jamie Lee Curtis a Lea Michele -, una regia energica, outfit strabilianti e un tono comico fanno della serie un titolo di grande intrattenimento e poco spavento. Anche se la curiosità di scoprire chi si celi dietro il killer mascherato da Red Devil è sempre presente. Da recuperare se hai amato Scream (2015), serie TV ispirata al classico del 1996 e The Final Girls (2015).

    6. The Watcher (2022)

    Basata su una storia vera racchiusa in un articolo pubblicato nel 2018 su The Cut, The Watcher segue una coppia sposata interpretata da Bobby Cannavale e Naomi Watts che, dopo essersi trasferita nella casa dei loro sogni, si ritrova a dover fronteggiare uno stalker che li molesta inviando loro lettere inquietanti.

    Avvolta in un'atmosfera di costante paranoia, la serie non punta sull'orrore causato da mostri o violenza, ma dalla sensazione terrificante di essere costantemente spiati in un luogo, la propria casa, in cui si dovrebbe essere al sicuro. Sette episodi che nell'arco di 50 minuti circa amplificano il senso di angoscia e sfiducia provato dai protagonisti anche grazie a una regia che gioca con lenti e inquadrature chiamate ad evidenziare il loro stato d'animo. Un racconto sul peso delle aspettative e sulla nostra ossessione voyeuristica da recuperare se hai apprezzato Disclaimer – la vita perfetta (2024).

    5. Ratched (2020)

    Prequel e spin-off di Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975),  Ratched vede Sarah Paulson vestire i panni della celebre infermiera Mildred Ratched che, nel 1947, riesce a farsi assumere in un importante istituto psichiatrico californiano. Il suo interesse, però, non è la cura dei pazienti, bensì liberare il fratello trattenuto dopo l'omicidio di quattro sacerdoti. La regia di Murphy è visivamente curatissima.

    I colori saturi, il design d'epoca e l'attenzione maniacale al dettaglio fanno della serie una visione mozzafiato che strizza l'occhio a classici come Psycho (1960), Shining (1980) e Il mago di Oz (1939). Tra atmosfere thriller, melodramma, noir e horror, Ratched nell'arco di otto episodi che oscillano tra i 40 e i 60 minuti parla di disturbi mentali, razzismo e discriminazione di genere attraverso uno sguardo votato all'eccesso che smorza un po' le note di terrore.

    4. American Horror Stories (2021)

    Un altro spin-off, questa volta di American Horror Story di cui mantiene fede all'estetica e alle tematiche. La differenza risiede tutta nel formato. Ogni episodio, infatti, si concentra su una storia autoconclusiva. Tre stagioni da 24 episodi che variano dai 37 e 52 minuti di durata, American Horror Stories amplifica l'universo narrativo della serie madre di cui inserisce svariati riferimenti nelle sue storie.

    Ma, similmente aBlack Mirror (2011) e Piccoli brividi (1995), permette di saltare da una puntata all'altra o di godere di un intrattenimento più rapido e meno impegnativo. Anche qui sono presenti umorismo nero, colpi di scena e sequenze cruente che spaziano per la varietà dei generi e dei temi affrontati, dalla satira sociale alla critica tecnologica.

    3. Grotesquerie (2024)

    Come sempre per i titoli ideati o diretti da Ryan Murphy, anche Grotesquerie unisce elementi di critica sociale all'horror, questa volta di stampo psicologico e soprannaturale. Al centro le indagini della detective con il volto di Niecy Nash che deve indagare su una serie di crimini efferati collegati al suo passato. Per farlo chiederà aiuto a una suora giornalista interpretata da Micaela Diamon.

    Una sola stagione (finora) da 10 episodi di poco meno di un'ora, la serie è avvolta in un'atmosfera cupa e dark che esplora le conseguenze dei traumi, del fanatismo religioso, del nazionalismo cristiano e dell'ossessione per la cronaca nera. Nonostante il titolo faccia pensare a tutt'altro, c’è molto meno grottesco da un punto di vista narrativo e visivo rispetto alle altre creazioni di Murphy. Da recuperare se hai apprezzato Midnight Mass (2021) e Before (2024).

    2. Monster (2022 - )

    Serie antologica dedicata alle figure di serial killer divenuti tristemente celebri per la crudezza dei loro crimini. Tre stagioni – con una quarta dedicata a Lizzie Borden attualmente in produzione – per un totale di 27 episodi che durano in media tra i 36 e i 65 minuti, Monster si è concentrata finora su Jeffrey Dahmer, i fratelli Menéndez ed Ed Gein.

    Tutti pluriassassini attraverso i quali Murphy ha potuto affrontare tematiche come la malattia mentale, gli abusi sessuali e il fallimento del sistema giudiziario e sociale che hanno contribuito a far sì che l'orrore si perpetrasse. La serie più riuscita in termini di scrittura, regia e interpretazioni di tutta la produzione horror di Ryan Murphy. Una disamina psicologica approfondita che, sebbene non rinuncia al suo stile eccessivo, riesce a restituire tutta la complessità dei suoi protagonisti senza volontà di giustificarne le azioni. Da recuperare se ti è piaciuta Candy - Morte in Texas (2022). 

    1. American Horror Story (2011)

    Ben 132 episodi divisi in 12 stagioni per la serie TV antologica che più di tutte ha contribuito a legare il nome di Ryan Murphy all'horror. Un cast corale di grandi nomi, da Sarah Paulson a Jessica Lange passando per Kathy Bates e Evan Peters, storie sempre diverse legate da un filo rosso che le collega di stagione in stagione e generi che spaziano dallo slasher al gotico passando per il fantascientifico.

    Visivamente audace e ricercata, American Horror Story affronta tematiche sempre nuove, dalla discriminazione alle malattie mentali, dalla manipolazione alle ossessioni. Un vero e proprio universo narrativo dal grande impatto visivo ed emotivo nonostante, ovviamente, l'andamento dei vari capitoli possa oscillare. Tra hotel infestati, circhi, manicomi, streghe e case coloniali, ce n'è davvero per tutti i gusti (horror).

  • Tutti i film diretti da Dario Argento da "Suspiria" a "Opera"

    Tutti i film diretti da Dario Argento da "Suspiria" a "Opera"

    Andrea Ballerini

    Andrea Ballerini

    Editor a JustWatch

    Sono passati 55 anni dall’uscita al cinema de L'uccello dalle piume di cristallo, il film d’esordio di Dario Argento. Nei successivi vent’anni, il regista romano solidificherà la sua eredità di maestro dell’horror. I marchi di fabbrica che rendono Argento uno dei registi più importanti di sempre nel genere sono il suo approccio visivo altamente estetico, l’impianto della storia con un taglio psicologico e un virtuosismo tecnico dietro la macchina da presa.

    Questa lista di JustWatch vi porta a fare un viaggio attraverso tutta la filmografia di Dario Argento, il Maestro del brivido. Per voi abbiamo selezionato i 10 titoli che più rappresentano il regista romano e per farlo ci siamo basati sul grado di iconicità, sul livello di paura e sulla qualità visiva. Tuttavia, dopo la nostra top 10 troverete tutte le pellicole che compongono la filmografia di Argento.

    10. La sindrome di Stendhal (1996)

    La sindrome di Stendhal è l’unico film anni ‘90 presente nella lista. Ero indeciso tra il film a quattro mani con George A. Romero Due occhi diabolici (1990) o questo ma il cult del ‘96 ha prevalso. La scelta è motivata da una trama molto creativa che cerca di dipingere in chiave horror il disturbo che alcuni provano di fronte a quadri imponenti e maestosi. Tuttavia, la recitazione è a tratti debole e i 120 minuti di durata sembrano eccessivi. Per questi motivi, La sindrome di Stendhal (1996) si posiziona all’ultimo posto della classifica. Se avete amato la commistione di horror e poliziesco alla Seven (1995) e alla Il silenzio degli innocenti (1991), questa pellicola di Argento potrebbe sortire gli stessi effetti.

    9. 4 mosche di velluto grigio (1971)

    Il film che chiude la Trilogia degli animali, 4 mosche di velluto grigio, è un quasi addio al genere giallo, che ritorna in Profondo rosso seppur sporcato da pennellate horror. Il film del 1971 pecca delle stesse dimenticanze che troverete nei due film successivi in classifica, Phenomena e Inferno: tanta forma e poca sostanza. Il livello visivo, però, salva il film e gli conferisce il diritto di accedere alla top 10. Lo stesso si potrebbe dire per la colonna sonora composta da Ennio Morricone, che dipinge sonoramente in maniera solida la suspense della trama. Il titolo più debole della Trilogia degli animali, 4 mosche di velluto grigio (1971) è comunque una pellicola da non perdere, importante per godersi il graduale passaggio di Argento all’horror.

    8. Phenomena (1985)

    Phenomena (1985) è uno di quegli horror solidi che si posizionano sul fondo della classifica ma che continuano a essere una piacevole visione. Il film con Jennifer Connelly, Daria Nicolodi e Donald Pleasence appare più spento rispetto ad altre opere di Argento. Da un lato la fotografia non offre spunti innovativi né particolari esperienze visive. Allo stesso tempo, la recitazione degli attori è decente ma nessuna prova del cast spicca all’interno del film. Phenomena (1985) entra comunque nella top 10 grazie alla colonna sonora dei Goblin, e a un paio di incursioni heavy metal da parte degli Iron Maiden e dei Motöhead. Consiglio tuttavia il film ai fan dell’Argento più soprannaturale alla Suspiria.

    7. Inferno (1980)

    Con Suspiria (1977) e La terza madre (2007), Inferno (1980) costituisce il secondo tassello della Trilogia delle tre madri. I film, infatti, portano sullo schermo vicende collegate a tre streghe potentissime: Mater Suspiriorum, Mater Tenebrarum e Mater Lacrimarum. Il film del 1980 non convince tanto quanto il titolo che comincia la trilogia, ma contiene un livello visivo di grande spessore. Come Suspiria (1977), l’atmosfera è da sogno, o meglio da incubo. Su tutto trionfa una fotografia al neon che richiama i colori del teschio della locandina, ovvero il blu e il rosso. Sempre sul versante tecnico, la regia di Argento è ormai più che rodata e continua a offrire riprese esteticamente pregne. Peccato per la trama debole e con poca sostanza. Per questo, il settimo posto è la posizione che si merita Inferno (1980).

    6. Il gatto a nove code (1971)

    Dopo il successo unanime de L'uccello dalle piume di cristallo (1970), Argento torna al cinema con il film numero due, oltre che secondo della Trilogia degli animali. Il gatto a nove code potrebbe sembrare un horror gotico alla Edgar Allan Poe, ma va ad aggiungersi al numero di gialli diretti dal regista. Tuttavia, la pellicola ha un non so che che mi ricorda i thriller politici, con i delitti che si collegano a un laboratorio scientifico alquanto misterioso. Se l’atmosfera da thriller funziona alla perfezione, le scene delle morti sono più composte e meno sanguinolente ne Il gatto a nove code (1971). Abituati come siamo a un Argento rosso sangue, il piccolo freno azionato va a penalizzare il film, che si posiziona al sesto posto.

    5. Tenebre (1982)

    Tenebre è un’altra grande prova per Argento e un’opera di raccordo, insieme a Inferno (1980) e Phenomena (1985), tra due dei titoli più sublimi del regista, Suspiria (1977) e Opera (1987). Torna il killer dai guanti neri come per L'uccello dalle piume di cristallo (1970), torna un protagonista non italiano come in Profondo rosso (1975) e, soprattutto, torna il sangue a fiotte di Argento. Tenebre (1982) potrebbe posizionarsi più in alto, se non fosse che le sequenze delle morti non riescono a raggiungere la potenza di quelle dei film successivi nella classifica. Nonostante ciò, il film rimane uno dei fiori all’occhiello dell’ampia filmografia del regista romano e, su venti film all’attivo, il quinto posto non sembra poi così male.     

    4. Opera (1987)

    Chi l’avrebbe mai detto che un po’ di scotch e una manciata di spilli potessero avere un tale effetto. Con Opera, Dario Argento firma una delle pellicole più eleganti e raffinate della sua filmografia. Non temete però, il sangue scorre comunque a fiumi e la tensione non sembra calare mai. Una storia di uno stalker ossessionato da una cantante d’opera si sviluppa attraverso un'estetica chic e una sceneggiatura che esalta le forti emozioni della giovane artista. I punti di forza della pellicola sono la ricostruzione delle morti –Argento sembra inesauribile nella sua creatività cupa– e la prova grandiosa della protagonista Cristina Marsillach. Opera (1987) mantiene alto il livello già visto in Tenebre (1982) ma non riesce a superare le opere visive che compongono la top 3.

    3. L'uccello dalle piume di cristallo (1970)

     L'uccello dalle piume di cristallo è il biglietto da visita di Argento. E che biglietto da visita. Il film si ispira agli stilemi del giallo polarizzati da registi come Mario Bava, ma andando oltre con una violenza ben più macabra. Ancora una volta, Argento costruisce un film dal grande impatto estetico. Le scene con l’assassino dai guanti di pelle nera, un personaggio ricorrente nel cinema argentiano, sono tra le più stilose e lugubri che vedrete sullo schermo. L'uccello dalle piume di cristallo (1970) non è solo l’esordio di Argento, ma anche il primo tassello nella sua Trilogia degli animali, composta anche da Il gatto a nove code (1971) e 4 mosche di velluto grigio (1971). Se vi piacciono Sei donne per l'assassino (1964) e Vestito per uccidere (1980), questo titolo fa al caso vostro.

    2. Profondo rosso (1975)

    Il passaggio fondamentale di Argento dagli esordi thriller all'horror di natura soprannaturale avviene con Profondo rosso (1975). La pellicola con David Hemmings e Daria Nicolodi si posiziona proprio a cavallo tra i due generi e ha fatto scuola con la sua magnifica messa in scena. Argento carica sempre di più il carattere bombastico del suo cinema con movimenti di camera elaborati e un montaggio sopraffino. Il film mantiene gli stilemi del giallo all’italiana ma calca la mano sugli aspetti horror con morti veramente cruente, anche se molto teatrali. Il colpo di grazia che rende Profondo rosso (1975) irresistibile, tanto quanto Phenomena (1985), è la colonna rock indimenticabile dei Goblin, stretti collaboratori del regista. Starebbe al primo posto, se non fosse per Suspiria (1977).

    1. Suspiria (1977) 

    Suspiria (1977) è la coronazione di tutto ciò che Dario Argento rappresenta nel mondo dell’horror. Combinate l’estetica raffinata e colorata de L'uccello dalle piume di cristallo (1970) con le atmosfere gotiche e soprannaturali di Inferno (1980) e avrete questo capolavoro del 1977. Ovviamente, l’impatto visivo di Suspiria (1977) è qualcosa di speciale. I set sono pomposi e ricchi di dettagli sfarzosi. La fotografia utilizza luci artificiali di colore rosso e viola per creare un’atmosfera paranormale da incubo. E poi c’è la mano sapiente di Argento, che muove la macchina in ogni lato e da qualsiasi angolazione lasciando estasiato l’occhio. Suspiria (1977) funziona anche come trama, con una storia ricca di tensione e sempre in crescendo fino al finale stupefacente.

  • I 10 migliori film drammatici di sempre da vedere almeno una volta nella vita

    I 10 migliori film drammatici di sempre da vedere almeno una volta nella vita

    Andrea Ballerini

    Andrea Ballerini

    Editor a JustWatch

    I film drammatici tendono a mostrare gli aspetti più difficili e impegnativi della vita e ci offrono spunti e riflessioni che allargano la nostra mente, facendoci comprendere le sfaccettature della nostra esistenza. Le vicissitudini tragiche che portano dolore e difficoltà possono avere a che fare con l’amore, con il crescere, con le circostanze socio-economiche, con il mal di vivere e molto altro ancora.

    Questa lista di JustWatch elenca i 10 migliori film drammatici di sempre e contiene sia classici senza tempo sia pellicole più moderne. I titoli trattati sono stati scelti in base al livello di drammaticità della trama, al contributo nella storia del cinema e alla gradevolezza dell’aspetto visivo delle opere.

    10. Magnolia (1999)

    Paul Thomas Anderson è uno dei re moderni del dramma. Da Boogie Nights - L'altra Hollywood (1997) a Il petroliere (2007), il regista americano ha trasposto storie drammatiche infondendole di comicità o mantenendo intatto il pathos intenso. Per questa lista, però, la mia scelta è caduta su Magnolia, epopea drammatica con Tom Cruise, Julianne Moore, Philip Seymour Hoffman e Felicity Huffman. Magnolia (1999) è al tempo stesso una delizia tecnica e un melodramma dove il dolore è al centro del racconto. La regia di PTA non è invisibile ma virtuosa grazie a movimenti di macchina elaborati. Tutto ciò per innalzare il livello epico di una trama che intreccia vite di persone differenti, rimando al padre artistico di Anderson, ovvero Robert Altman. Tuttavia, il continuo passaggio tra una storia e l’altra e i 189 minuti di durata possono essere un punto negativo per qualcuno. Ergo, il decimo posto.

    9. Le ali della libertà (1994)

    Le ali della libertà è il classico film drammatico dove già si intravede la luce alla fine del tunnel. La pellicola di Frank Darabont va mostrata a chiunque voglia assistere allo spettacolo del cinema. Tuttavia, ho voluto posizionarla al nono posto perché le emozioni che suscita sembrano troppo facili in alcuni momenti. Per questo, più avanti trovate titoli come Viaggio a Tokyo o Moonlight - Tre storie di una vita dove il carattere drammatico è espresso in maniera più complessa. Le ali della libertà (1994) rimane uno dei film più famosi di sempre ed è perfetto per chi ha amato epopee carcerarie come Il miglio verde (1999) e Hurricane - Il grido dell'innocenza (1999). Ah, dimenticavo. Date un occhio di riguardo alla strepitosa fotografia di Roger Deakins.  

    8. Una separazione (2011)

    Una separazione unisce il dramma familiare alla Viaggio a Tokyo (1953) con elementi di tensione simili a Non è un paese per vecchi ma decisamente meno brutali. Il film del regista iraniano Asghar Farhadi vive della sua sceneggiatura, un vero e proprio gioiello. Attraverso lo sviluppo della vicenda attraverso due fulcri drammatici, Farhadi mantiene alta la tensione e l’attenzione del pubblico. Fondamentale anche la performance di alto livello dell’intero cast e uno stile visivo che non esagera, ma si mantiene ancorato alla vicenda. Consiglio assolutamente questo film a chi è rimasto colpito da Il seme del fico sacro (2024) e da Anatomia di una caduta (2023). L’ottava posizione è dovuta al finale che potrebbe non convincere tutti.

    7. Moonlight - Tre storie di una vita (2016)

    Vincitore di tre Oscar, tra cui Miglior film, Moonlight - Tre storie di una vita di Barry Jenkins è un dramma dai toni coming-of-age che attraversa tre fasi della vita di Chiron. Il protagonista è un giovane afroamericano che vive a Miami e la sua vita conosce il dolore, la discriminazione ma anche un pizzico di speranza. Come per Magnolia (1999), Moonlight (2016) ottiene sullo schermo il mix perfetto tra forma e sostanza. La fotografia è magnifica e rispecchia sia i colori caldi della Florida che i toni freddi del dramma che si sviluppa di fronte ai nostri occhi. La storia di Chiron parla di identità sessuale e della ricerca di sé stessi mentre si attraversa una vita ricca di problemi e difficoltà, e lo fa nella maniera più convincente possibile. Un settimo posto meritato.

    6. Non è un paese per vecchi (2007)

    Non è un paese per vecchi (2007) è un ritorno alle origini per i fratelli Coen. Dopo aver esordito con il magnifico Blood Simple - Sangue facile (1984), i due tornano ad occuparsi di thriller. Il film con Josh Brolin e Javier Bardem è una meticolosa corsa sulle montagne russe scandita da una tensione che non sembra calare mai. Il livello drammatico di Non è un paese per vecchi (2007) è elevato dalla scelta di non utilizzare una colonna sonora. Less is more e nel caso dei Coen, questa giocata vi farà immedesimare ancora di più nei personaggi e assorbire meglio la storia. Altro punto fondamentale che fa guadagnare al film la sesta posizione è la performance da Oscar di Bardem nei panni dell’enigmatico Anton Chigurh. Le espressioni facciali, la glacialità dello sguardo e quel taglio di capelli così distintivo lo rendono indimenticabile.

    5. Persona (1966)

    Ingmar Bergman ci ha abituato a un cinema intellettuale, visivamente potente e ricco di elementi psicologici. Persona è uno degli apici della sua filmografia e porta sullo schermo un dramma in bianco e nero che rispecchia i tre punti che caratterizzano il suo cinema. La storia di un’attrice che non parla più e di un’infermiera che si prende cura di lei è l’occasione per mostrare diversi lati della psicologia umana. Dalla solitudine alla pazzia, Bergman si districa attraverso diversi temi per innalzare il livello drammatico. Persona (1966) è anche un capolavoro visivo dato da una fotografia in bianco e nero sublime e una composizione artistica di figure e elementi del set. Il classico di Bergman non va oltre il quinto posto perché, a tratti, la fruizione del film risulta difficile e complicata.

    4. Ladri di biciclette (1948)

    Similmente a Persona (1966), Ladri di biciclette è un altro classico in bianco e nero. L’immortale film di Vittorio De Sica è un testamento del potere imperituro del neorealismo italiano e un capolavoro del genere drammatico. Il quarto posto in classifica può sembrare immeritato, ma, a questi livelli, ciò che separa i titoli sono minuzie che non penalizzano la loro bellezza. Ladri di biciclette (1948) è un film fin troppo reale sull’estrema situazione italiana nel secondo dopoguerra, tra fame, miseria e volontà di ricostruire le proprie vite. Al punto che una bicicletta diventa una ricchezza indispensabile per continuare a campare. Il film di De Sica ha fatto la storia vincendo anche un Oscar ed è una visione imprescindibile per chi apprezza il neorealismo.

    3. Fa' la cosa giusta (1989)

    Fa' la cosa giusta si discosta dal realismo di Ladri di biciclette (1948) e dal ritmo posato di Viaggio a Tokyo (1953), portando sullo schermo una vicenda ricca di tensione, ritmo e sangue caldo. Il film che ha consacrato quel talento innato di Spike Lee ci porta in una torrida giornata d’estate a Brooklyn. Esplorando le tensioni razziali nel quartiere, Lee sbatte sulla faccia di tutti l’orgogliosa ma travagliata esperienza afroamericana e la quotidianità in una nazione non proprio ospitale. A solidificare il terzo posto in classifica ci pensano il cast impeccabile, la fotografia mozzafiato di Ernest Dickerson e la regia esperta di Lee.   

    2. Viaggio a Tokyo (1953)

    Viaggio a Tokyo (1953) è un altro classico del cinema internazionale in bianco e nero come Ladri di biciclette (1948) e Persona (1966). Il più grande capolavoro di Yasujirō Ozu esprime il suo lato drammatico attraverso la gentilezza e la tenerezza. Allo stesso tempo, Ozu non risparmia allo spettatore i momenti tragici. Infatti, la storia rimane il focus del film, con l’aspetto estetico a supporto. Lo stile di Ozu è ormai inconfondibile: ritmo posato, inquadrature statiche e perfetto posizionamento degli attori nella scena. Questa tendenza minimale del regista giapponese non solo crea quadri con ogni inquadratura, ma permette alla trama di prendere il centro della scena. Viaggio a Tokyo (1953) è una visione must che non deve mancare a nessuno.

    1. Quarto potere (1941)

    La scelta di Quarto potere può sembrare ovvia, ma spesso la scelta più scontata è tale perché di alternative non ce ne sono. L’esordio alla regia di Orson Welles è da molti considerato il film più bello di tutti i tempi. E non senza motivo. Da un lato, il livello tecnico non solo è impeccabile ma a dir poco rivoluzionario. A cominciare dai posizionamenti di camera e dai movimenti sinuosi di essa. Quarto potere (1941) è anche ricco tematicamente ed esprime il suo livello drammatico sia a livello politico, con una critica al concetto di potere, sia a livello umano, con una storia ricca di colpi di scena e aspetti dolorosi e melanconici. Un film gigante fatto da un gigante del cinema che non può non rimanere impresso nella mente dopo la sua visione.

  • I 10 migliori film simili a “The Substance” tra terrore, body horror e psicologia

    I 10 migliori film simili a “The Substance” tra terrore, body horror e psicologia

    Andrea Ballerini

    Andrea Ballerini

    Editor a JustWatch

    The Substance ha sbalordito il pubblico con la sua radicale e sanguinosa analisi del culto della bellezza. La parabola finale della carriera della star di mezza età Elisabeth Sparkle (Demi Moore) è la base per l’inserimento nella storia di un colpo di scena sci-fi: un siero che porta alla luce la versione esteticamente migliore di chi assume la Sostanza. Le cose ben presto si complicano e la virata verso il body horror è repentina e incessante.

    Se avete amato l’horror della regista Coralie Fargeat, questa guida di JustWatch vi presenta i 10 migliori film come The Substance (2024). La lista include classici del passato, perle moderne e cult imperdibili. I titoli che trovate qui sotto non sono ordinati in base alla loro bellezza, ma alle similitudini con The Substance (2024). Per questo motivo, le posizioni non rispecchiano una vera e propria classifica.

    10. From beyond - Terrore dall'ignoto (1986)

    From beyond - Terrore dall'ignoto è il primo dei due film di Stuart Gordon che trovate nella lista. Questo cult ricorderà The Substance (2024) a molti per le immagini grottesche che si susseguono sullo schermo. Gli effetti pratici sono ovunque negli 85 minuti di durata e creano visioni difficili da dimenticare. From beyond - Terrore dall'ignoto (1986) brilla anche per una fotografia al neon che esalta il sottotesto sci-fi dell’opera e che osa con l’uso di un rosa acceso a dir poco accecante. Se La cosa (1982) e Slither – Una fame da paura (2006) fanno al caso vostro, fidatevi di me e mettetevi comodi: From beyond (1986) è il prossimo film da guardare.

    9. Shining (1980)

    Shining è uno dei tanti successi di Stanley Kubrick. Dopo essersi cimentato in film fantascientifici, crime e di guerra, il maestro inglese approccia il genere horror per la prima volta e ci regala un vero e proprio capolavoro. Dalle performance storiche di Jack Nicholson e Shelley Duvall alle scene cult dell’ascensore sanguinante o delle gemelle, Shining (1980) è da annoverare tra i classici, in compagnia de L'esorcista (1973) e Rosemary's Baby (1968). Tra il film di Kubrick e The Substance (2024), le similitudini sono prettamente estetiche. Fargeat, infatti, omaggia sia alcuni set di Shining (1980) sia alcune inquadrature iconiche. Allo stesso tempo, il deterioramento del corpo della protagonista ricorda le sembianze della donna nella stanza 237 dell’Overlook Hotel.

    8. Titane (2021)

    Come per Revenge (2018), il secondo film di Julia Ducournau, Titane, non ha paura di mostrare visioni intense che provocano lo spettatore. Questo body horror si posiziona orgogliosamente sulla scia del sottogenere reso famoso da David Cronenberg, unendo sequenze splatter con un sottotono politico. Titane (2021) è simile a The Substance (2024) per l’analisi estrema sul corpo umano e per il tono provocatorio dalla vicenda narrata. Non adatta ai deboli di cuore, questa visione è consigliata a chi si è già fatto i denti con altri film horror francesi dal carattere eccessivo come Inside - À l'intérieur (2007) o Alta tensione (2003).

    7. Revenge (2018)

    Prima di essere acclamata in tutto il mondo per The Substance (2024), Coralie Fargeat aveva esordito come regista con l’action Revenge (2018). Questa classica storia di vendetta potrebbe svolgersi secondo gli stilemi del genere, ma Fargeat mostra fin da subito la sua impronta femminista. In Revenge (2018), la vittima si trasforma in aggressore pronto a tutto per vendicare la violenza subita. Una vicenda all’insegna dell’occhio per occhio che ha poco di biblico. Il sangue scorre a fiumi, soprattutto nella parte finale, e serve a lavare l’ingiustizia subita dalla protagonista. Se cercate un film ad alto impatto che va dritto al sodo e non ha paura di osare con le immagini, Revenge (2018) potrà soddisfare la vostra sete di cinema.

    6. La pelle che abito (2011)

    La pelle che abito è forse uno dei film più disturbanti della lista, nonostante contenga un livello di sangue non paragonabile a Society - The Horror (1989) o Revenge (2018). Questo thriller dalle tinte horror esplora la trasformazione del corpo tanto quanto The Substance (2024) e lascerà a bocca aperta chi ha amato Il sacrificio del cervo sacro (2017) e Inseparabili (1988). Il regista Pedro Almodóvar calca la mano su temi cari alla sua filmografia –sesso, desiderio, identità, psicologia– e porta sullo schermo una storia che diventa sempre più agghiacciante al progredire della trama. Allo stesso tempo, La pelle che abito (2011) è dotato di aspetto visivo degno di nota, in primis una fotografia lucida e pulita che ricorda la stanza delle operazioni del protagonista.

    5. Re-Animator (1985)

    Re-Animator è l’ennesimo cult anni ‘80 che non poteva mancare da questa lista. Ovviamente, l’omaggio di Coralie Fargeat al film di Stuart Gordon è esplicito. Infatti, la sostanza che il personaggio di Demi Moore si inietta ha lo stesso colore verde neon del siero del dottor West. Con la differenza che il secondo non crea una versione più giovane di una persona, ma serve per resuscitare i morti. Re-Animator (1985) è tutto ciò che vi aspettereste da un horror anni ’80: ricco di scene splatter, estremamente divertente in alcuni punti e dotato di un tocco di follia che non guasta mai. Immaginatevi il focus sul corpo di pellicole body horror come Videodrome smorzato da un umorismo sanguinolento alla Splatters - Gli schizzacervelli (1992) e avrete Re-Animator (1985).

    4. Il cigno nero (2010)

    Se cercate film dove la protagonista vive momenti ambivalenti al limite del disturbo da personalità multiple, Il cigno nero è qui per voi. Infatti, il conflitto tra le due versioni di Elisabeth in The Substance (2024) è simile a ciò che avviene nella testa di Nina (Natalie Portman) nel film di Aronofsky.  Anche dal punto di vista tematico, i due film si toccano nel mostrare la deleteria spirale creata dalla ricerca di perfezionismo. Meno gore di The Substance (2024), Il cigno nero (2010) crea comunque una grande accoppiata con il secondo film di Coralie Fargeat ed è consigliato a chi abbia amato il remake di Guadagnino Suspiria (2018) e The Neon Demon, che trovate più avanti nella lista.

    3. Society - The Horror (1989)

    Society - The Horror è l’esordio alla regia del produttore horror Brian Yuzna, passato alla storia per il finale raccapricciante e il forte umorismo nero. Questo connubio di sangue e risate surreali è prepotente anche in The Substance (2024) e crea un ciclo nella mente dello spettatore, alternando momenti ilari a raffiche di disgusto. Un occhio di riguardo va anche agli effetti speciali manuali utilizzati per ricostruire le scene splatter. A opera di Screaming Mad George, sono un testamento della creatività analogica del body horror, mantenuta da Fargeat anche in The Substance (2024). Society - The Horror (1989) si abbina perfettamente ad altri titoli anni ‘80 nella lista come Re-Animator (1985) e From beyond (1986)   

    2. The Neon Demon (2016)

    The Neon Demon (2016), il decimo film di Nicolas Winding Refn, ci mantiene all’interno del mondo dello spettacolo, anche se l’universo esplorato dalla protagonista Jesse (Elle Fanning) è quello della moda. Ad accomunare i due titoli non sono solamente le sferzate gore e un’attenzione capillare per l’estetica delle inquadrature. La natura effimera della bellezza, una volta varcata la soglia dell’entertainment, è il centro portante di entrambe le pellicole. Lo stesso si potrebbe dire della critica esplicita al carattere machista di una parte di queste industrie. Una menzione speciale va alla fotografia scintillante e ricca di luci al neon, che ricordano i colori di Titane (2021) e  Society - The Horror (1989).

    1. Videodrome (1983)

    Il sottovalutato Videodrome (1983) del pioniere del body horror David Cronenberg è una scelta obbligata. L’ambientazione nel mondo della televisione e la crescente dose di mutazioni corporee sono alla base dei due film. L’unica differenza è che il protagonista di Videodrome (1983) è il proprietario di una televisione privata e non una star del palinsesto. Questo cult è ricco di scene dove lo splatter e l’anatomia corporea sono i punti fondamentali e credo lascerà nello spettatore gli stessi effetti di stupore e disgusto di The Substance (2024). Un plauso va anche agli effetti speciali analogici, immensi nella loro plasticità come in From beyond (1986). Morte a Videodrome, gloria e vita alla nuova carne! 

  • I 10 migliori film di (e con) Clint Eastwood: la nostra classifica

    I 10 migliori film di (e con) Clint Eastwood: la nostra classifica

    Andrea Ballerini

    Andrea Ballerini

    Editor a JustWatch

    Clint Eastwood sembra non fermarsi mai. A più di novant’anni, l’attore e regista americano continua a sfornare film dopo film. L’abbiamo conosciuto come l’Uomo senza nome nei classici di Leone. Le sue caratteristiche: sguardo da duro, poncho verde e grilletto facile. L’abbiamo conosciuto come l’Ispettore Callaghan nel franchise poliziesco. Le sue caratteristiche: sguardo da duro, 44 Magnum e grilletto facile.

    Altri l’hanno conosciuto per i suoi film da regista, che gli sono valsi il plauso unanime di critica e pubblico. Due di essi hanno permesso a Eastwood di ottenere ben quattro Oscar, due volte come Miglior Regista e due volte per il Miglior film. Ripercorriamo insieme la sua carriera con questa lista sui 10 migliori film di Clint Eastwood. Troverete sia film in cui ha solo recitato, ma anche pellicole da lui dirette. 

    10. Il texano dagli occhi di ghiaccio (1976)

    Il texano dagli occhi di ghiaccio apre questa classifica in maniera poderosa, portando sullo schermo una storia di vendetta ambientata verso la fine della Guerra Civile Americana. Eastwood dirige senza sbavature e interpreta in maniera solida il protagonista Josey Wales. Tuttavia il film non può che fermarsi al decimo posto. Da un lato, la regia di Eastwood è senza pecche ma non è ancora del tutto matura rispetto ai suoi film successivi. Dall’altro, Il texano dagli occhi di ghiaccio (1976) è una visione gradevole ma non regge il confronto con gli altri western nella lista, che non a caso si posizionano nei tre gradini più alti. Pur essendo l’ultimo film in classifica, questo titolo rimane un must da vedere per chiunque ami film come Hostiles - Ostili (2017) e Terra di confine - Open Range (2003).

    9. Nel centro del mirino (1993)

    I thriller anni ‘90 hanno un sapore tutto diverso e Nel centro del mirino non è un’eccezione. Clint Eastwood ha superato i 60 nel 1993 ma la sua energia rimane intatta. Oltre a essere famoso per i suoi western, l’attore è una garanzia anche quando si tratta di thriller. Il film di Wolfgang Petersen ha un ritmo che ti trascina, mentre la tensione sale e scende come nelle migliori pellicole di questo genere. Eastwood come sempre è perfetto in questo tipo di ruoli eroici. Tuttavia, il suo personaggio è abbastanza multiforme da mostrare anche la sua debolezza e i suoi tormenti interiori. Questo era già successo ne Il texano dagli occhi di ghiaccio (1976), a riprova di come Eastwood possa andare oltre lo stereotipo di eroe tutto d’un pezzo. Nel centro del mirino (1993) non va oltre il nono posto perché, pur essendo un solido thriller, segue una trama classica e senza innovazioni.

    8. Ispettore Callaghan: Il caso Scorpio è tuo!! (1971)

    Oltre all'anti eroe senza nome nel mondo di Leone, tutti si ricordano di Eastwood per il personaggio dell’Ispettore Callaghan. Il poliziotto senza mezzi termini e mai sprovvisto della sua fedele 44 Magnum esordisce al cinema con Ispettore Callaghan: Il caso Scorpio è tuo!!. Diretto da uno dei mostri sacri del cinema americano, Don Siegel, questo poliziesco vive grazie alla performance iconica di Eastwood. Callaghan se ne infischia della legge e, per certi versi, ricorda proprio un cowboy del Vecchio West. Il caso Scorpio è tuo!! (1971) non indugia sugli stati emotivi del protagonista come Nel centro del mirino (1993), ma rimane un reperto storico che aiuta a comprendere come venissero costruiti alcuni personaggi.

    7. Gran Torino (2008)

    Pur essendo uno tra i film più amati di Eastwood, per me Gran Torino rimane relegato al settimo posto. Le emozioni non mancano in questa pellicola che bilancia perfettamente momenti più leggeri con scene strazianti e drammatiche. Altro punto di forza è senza dubbio la regia di Eastwood, sbocciata ormai del tutto. Ma veniamo ora al punto dolente. Anche se sono passati poco più di quindici anni, Gran Torino (2008) appare alquanto antiquato nel modo in cui tratta temi legati al razzismo e alla discriminazione. Se da un lato il film tenta di riabilitare il personaggio reazionario di Eastwood, dall’altro mostra alcune sequenze pregne del pregiudizio che cerca di criticare.

    6. Million Dollar Baby (2004)

    Million Dollar Baby è forse il film dove Eastwood esprime il livello più alto del potere emotivo del suo cinema. Questa versione del regista è meno presente nella sua filmografia ma è la prova della versatilità del suo stile. Il film con Hilary Swank e Morgan Freeman è la classica parabola sul riscatto sociale attraverso la boxe e si unisce ad altri titoli di grande successo come Rocky (1976) e The Fighter (2010). A differenziarlo da questi film c’è un finale che non aderisce alla classica storia a lieto fine. Ciò, a mio avviso, penalizza l’effetto complessivo di questa visione. Million Dollar Baby (2004) è una di quelle pellicole che si guarda una sola volta e non si ha il coraggio di rivederla. Ergo, il sesto posto nella lista.

    5. Lettere da Iwo Jima (2006)

    Lettere da Iwo Jima e Flags of Our Fathers (2006) sono due film complementari che formano il progetto di Eastwood legato alla battaglia di Iwo Jima durante la Seconda Guerra Mondiale. I due titoli mostrano rispettivamente i punti di vista dei soldati giapponesi e americani. Ho optato per Lettere da Iwo Jima (2006) per la minuzia e il rispetto culturale con i quali Eastwood ha approcciato il film sul lato giapponese. Il film è quasi interamente in giapponese con sottotitoli e, pur apprezzando enormemente la scelta, posso comprendere come ciò possa allontanare alcuni spettatori. Per questo motivo, la pellicola si ferma al quinto posto. Tuttavia, è consigliata a coloro che hanno amato film di guerra dal sapore autentico come La sottile linea rossa (1998).

    4. Mystic River (2003)

    Come per Million Dollar Baby (2004), Mystic River è l’altro film di Eastwood che tocca le corde del cuore nella maniera più drammatica possibile. A colpire a fondo sono le interpretazioni di Sean Penn, Tim Robbins e Kevin Bacon, tre amici d’infanzia le cui vite si intrecciano ancora una volta dopo una tragedia. Il film è anche impreziosito dalla regia sempre opportuna di Eastwood. Il poliedrico artista mette la sua tecnica al servizio della storia, non oscurandola con leziosità ma elevandola. Menzione d’onore va anche alla fotografia di Tom Stern, cupa e sbiadita al punto giusto. Mystic River (2003) è una miscela perfetta di thriller e dramma come in Prisoners (2013) e Gone Baby Gone (2007). Dopo decenni, rimane un film da vedere e rivedere più volte.

    3. Per un pugno di dollari (1964)

    Per un pugno di dollari è il primo film della Trilogia del Dollaro di Sergio Leone, a cui appartiene anche un altro film nella lista, Il buono, il brutto, il cattivo. La pellicola non poteva mancare dalla top 3, perché porta sullo schermo per la prima volta l’antieroe senza nome di Eastwood. Basato sul classico di Akira Kurosawa La sfida del samurai (1961), questa rilettura western contiene già tutti gli ingredienti che renderanno immortale la coppia Eastwood-Leone. L’attore è impassibile e stoico di fronte alle difficoltà ed esprime tutto il carattere ruvido del West. Leone, dal canto suo, è un maestro dell’inquadratura e del movimento di macchina e confeziona un film dove di errori non ce ne sono. Se cercate un Eastwood tutto d’un pezzo come ne Il caso Scorpio è tuo!! (1971), Per un pugno di dollari (1964) è il classico che fa per voi.

    2. Gli spietati (1992)

    Gli spietati è il secondo western nella top 3. Cambiano i decenni, ma Eastwood continua a confezionare immacolate storie di cowboy. Immacolato, però, è solo lo stile visivo. L’approccio revisionista di questo western non presenta certo figure integerrime di eroi senza macchia. Per certi versi, non ci sono personaggi positivi né lodevoli. Solo la durezza di una società basata sulla sopraffazione e sulla legge della pistola. La fotografia più espressiva di titoli come Il buono, il brutto, il cattivo (1966) lascia spazio a colori sbiaditi tanto quanto i protagonisti di mezz’età. Gli unici sprazzi di calore avvengono nelle sequenze dei tramonti, dove lo schermo si tinge di tonalità arancioni. Gli spietati (1992) si ferma al secondo posto proprio a causa del capolavoro di Leone appena citato.

    1. Il buono, il brutto, il cattivo (1966)

    C’è poco da discutere a mio avviso. Il classico di Sergio Leone, Il buono, il brutto, il cattivo (1966), è il miglior film con Clint Eastwood. L’attore si cala di nuovo nei panni dell’antieroe taciturno e senza nome, contribuendo a rendere immortale questo film. Come per altre prove di Eastwood nel genere western, la sua faccia soltanto è già metà del film. Se a ciò aggiungiamo le performance da capogiro di Eli Wallach e Lee Van Cleef, due attori con altrettante facce significative, il gioco è fatto. Tuttavia, Il buono, il brutto, il cattivo (1966) non sarebbe lo stesso senza la mano sapiente del regista italiano. Leone piazza la telecamera ovunque ed è perfetto nel lungo campo come nei dettagli più minuziosi. Questo classico del 1966 non è altro che cinema con la “C” maiuscola.  

  • I 10 migliori film francesi da non perdere assolutamente

    I 10 migliori film francesi da non perdere assolutamente

    Andrea Ballerini

    Andrea Ballerini

    Editor a JustWatch

    Il cinema francese è indubbiamente uno dei più significativi, influenti e innovativi della settima arte, oltre a essere uno dei più riconoscibili. Questa lista presenta i 10 migliori film francesi e include quei film che sono indispensabili per comprendere appieno il contributo del cinema d’oltralpe.

    Ci sono ovviamente i titoli più rappresentativi della Nouvelle Vague, ma anche sublimi film gangster e commedie dei toni più leggeri.

    Vista la capacità del cinema francese di produrre maestri della settima arte, la lista poteva contenere molteplici film di registi come Godard, Truffaut, Varda e Melville. Per dare spazio a diverse voci da decadi differenti, ho deciso di scegliere solo un film per regista. I criteri di selezione prendono in considerazione l’impatto del film sull’arte cinematografica, il livello tecnico dell’opera e le interpretazioni del cast.

    10. Il favoloso mondo di Amélie (2001)

    Apriamo la classifica con Il favoloso mondo di Amélie, il grande successo di critica e botteghino di Jean-Pierre Jeunet. Questo classico di inizio millennio è tutto ciò che il titolo suggerirebbe. Lo spettatore entra in un mondo che sembra un sogno, sia per la sfilza di personaggi eccentrici che animano la trama sia per le scelte della fotografia. Infatti, i colori de Il favoloso mondo di Amélie (2001) appaiono accentuati sullo schermo, con un'attenzione per i toni caldi e la predilezione del rosso e del verde. Ciò rende diversa la realtà di Amélie, ma senza sembrare estranea né frutto della fantasia. L’unica pecca che qualche spettatore potrebbe trovare nel film con Audrey Tautou è l’eccessiva dolcezza che emana. La classica storia a lieto fine non sempre soddisfa appieno chi cerca più complessità. Nonostante ciò, il film merita la top 10 perché rappresenta al meglio il lato leggero del cinema francese.   

    9. Il profeta (2009)

    Il profeta è un film gangster che potrebbe competere con il predominio americano nel genere. Il film di Jacques Audiard ricorda l’autenticità graffiante di titoli come Il ribelle - Starred Up (2014) e La fratellanza (2017), dove la vita criminale non viene abbellita nemmeno per un secondo. Il crudo realismo de Il profeta (2009) si unisce, poi, a un impianto tecnico degno del miglior cinema d’autore francese. A colpire è l’uso preciso della camera a mano, che favorisce l’immedesimazione con il protagonista Malik. La sua vicenda non sarebbe la stessa senza la prova magistrale di Tahar Rahim nei suoi panni. I momenti di tensione, di gioia e di orrore puro trovano l’attore in grande forma e pronto a soddisfare ogni cambiamento di tono. La nona posizione per Il profeta (2009) è dovuta al fatto che gli elementi trattati, crudi e intensi, potrebbero non incontrare il gusto di tutti.

    8. Titane (2021)

    Titane è il film più recente in classifica, ma tra vent’anni sarà considerato un classico del genere body horror. La regista Julia Ducournau ci ha abituato a pellicole crude e provocatorie, dove l’impianto psicologico fa da contraltare a visioni viscerali. Il film con Vincent Lindon e Agathe Rousselle è una delle sue visioni più riuscite ed è per questo che guadagna la top 10. La posizione lontana dal podio è dovuta alla natura polarizzante delle immagini che vedrete, non certo adatte a tutti. Nonostante ciò, Titane (2021) è tutto ciò che un body horror deve essere: politico, provocante, psicologicamente pregno. Con Il profeta (2009), è senza dubbio il film più crudo nella lista ed è consigliato soprattutto agli amanti di David Cronenberg e di quel capolavoro pazzo di Crash (1996).

    7. Play Time - Tempo di divertimento (1967)

    Al contrario del cinema intenso di Titane (2021) e de Il profeta (2009), Play Time - Tempo di divertimento è una commedia dai toni surreali e il fiore all’occhiello della filmografia di Jacques Tati. Non fatevi distrarre dai toni rilassati e giocosi, però. Questa commedia racchiude nel suo umorismo una critica creativa alla vita moderna e al potere alienante della società in cui viviamo. Per farlo, Tati non solo costruisce sequenze ilari e surreali che giocano più sulla fisicità che sui dialoghi. Allo stesso tempo, l’uso delle tonalità di grigio che pervadono lo schermo richiamano l’esistenza sterile e impersonale che il regista vuole criticare. Come i migliori film francesi, critica sociale ed estetica sono amici per la pelle. Forse il registro comico risulterà leggermente antiquato, ragione per cui Play Time (1967) si ferma al settimo posto.

    6. Il fascino discreto della borghesia (1972)

    Il fascino discreto della borghesia è uno dei tanti capolavori attribuibili a quel genio di Luis Buñuel. Questo cult anni ‘70 vi piacerà di sicuro se avete amato il lato surreale e autoriale di Play Time - Tempo di divertimento (1967). Come il grande film di Tati, Buñuel spinge l'acceleratore della commedia senza tralasciare la critica sociale che ha animato altre sue pellicole. La ridicolizzazione della classe sociale avviene attraverso una serie infinita di gag che fanno ridere e pensare. Irresistibile, poi, la fotografia granulosa tipica di quel decennio e le inquadrature da maestro. La sesta posizione per Il fascino discreto della borghesia (1972) è motivata dal fatto che il predominante carattere surreale dell’opera potrebbe non attirare chi cerca un film più diretto.

    5. L'odio (1995)

    Come per Il profeta (2009), L'odio di Mathieu Kassovitz è una pellicola autoriale che tocca le corde del gangster movie. Un’altra caratteristica che accomuna i due film è l’autenticità nella trasposizione della vicenda. Gli aspetti drammatici della vita all’interno di una banlieue non vengono sbiaditi né esaltati, ma mostrati così come sono. Lo stesso vale per la tematica del razzismo strutturale, che pervade il film senza prevaricarne la potenza narrativa. Ovviamente, il film non sarebbe un classico se non fosse anche per l’impianto estetico, a cominciare da una fotografia in bianco e nero mozzafiato. L’alto contrasto tra luce e ombra ricorda il noir e accompagna perfettamente le atmosfere di tensione e rabbia della pellicola. Un film perfetto che potrebbe stare al primo posto se non fosse per la presenza dei quattro film che trovate più avanti.

    4. Frank Costello, faccia d'angelo (1967)

    La lista di film gangster che trovate in questa classifica continua con Frank Costello, faccia d'angelo. Questa pellicola è esteticamente insuperabile, grazie al tocco del maestro Jean-Pierre Melville. Le immagini sono eleganti e lussuriose, grazie ai set impeccabili e ai costumi senza tempo. L’immancabile trench che indossa il protagonista Alain Delon, marchio di fabbrica di Melville, diventerà poi un classico nei film crime in tutto il mondo. Allo stesso tempo, è proprio l’iconico attore francese a elevare il titolo e a farli guadagnare la quarta posizione. Delon interpreta un personaggio impassibile, freddo, calcolatore e taciturno. Con poche battute nella sceneggiatura, Delon si affida a una recitazione fisica dove lo sguardo e i movimenti sono tutto.

    3. Cleo dalle 5 alle 7 (1962)

    Cleo dalle 5 alle 7 è uno dei film pionieri della Nouvelle Vague e il capolavoro più grande della regista Agnès Varda. L’attesa di Cleo (Corinne Marchand) per il risultato di una biopsia è il pretesto per mostrare la vibrante vita parigina e la quotidianità della protagonista all’interno di essa. Per farlo, Varda utilizza un registro a dir poco elegante, con movimenti di macchina studiati e una fotografia in bianco e nero quasi eterea nei suoi toni chiari. Questo film sperimentale non solo vi farà innamorare di Parigi come Il favoloso mondo di Amélie (2001), ma ne esaminerete ogni frame come Frank Costello, faccia d'angelo (1967). La top 3 di Cleo dalle 5 alle 7 (1962) è dovuta anche all’impatto del cinema di Varda in generale, considerata da molti la vera pioniera della Nouvelle Vague con il suo esordio La Pointe Courte (1956).

    2. I 400 colpi (1959)

    I 400 colpi è uno di quei film che non ha bisogno di nessuna introduzione. Lo stesso vale per il regista che ha portato sullo schermo questo capolavoro senza tempo, ovvero François Truffaut. Il suo esordio nel formato lungometraggio è una vera e propria scuola di cinema per vari motivi. La sceneggiatura colpisce lo spettatore e mette in risalto la difficoltà di essere bambini in un mondo di adulti. La recitazione del cast è superba, a cominciare da un giovanissimo Jean-Pierre Léaud nei panni del protagonista Antoine Doinel. L’attore diventerà poi un assiduo collaboratore di Truffaut e del regista che si trova al primo posto della classifica, Jean-Luc Godard. A completare la bellezza de I 400 colpi (1959) ci pensa la fotografia in bianco e nero, che non spinge su contrasti eccessivi ma sfuma le immagini in diverse tonalità di grigio.   

    1. Fino all'ultimo respiro (1960)

    La scelta per la posizione numero uno tra I 400 colpi (1959) e Fino all'ultimo respiro è stata dura. Tuttavia, il film di Jean-Luc Godard si aggiudica la vetta più alta grazie all’immane contributo alla settima arte. Il film del 1960 è uno dei più conosciuti della Nouvelle Vague e, forse, il più rivoluzionario. Tagli improvvisi di montaggio, un uso robusto della camera a mano e una sceneggiatura che lascia spazio all’improvvisazione sono i cavalli di battaglia di questo classico, nonché aspetti prima impensabili. La mente sperimentale di Godard partorisce un film che non rivoluziona solamente il linguaggio cinematografico. Fino all'ultimo respiro (1960) contiene anche performance senza tempo di Jean-Paul Belmondo e Jean Seberg, degne del primo posto in classifica.

  • Da "Winx Club" a "Winx Club: The Magic is Back": tutti i film e le serie TV del franchise

    Da "Winx Club" a "Winx Club: The Magic is Back": tutti i film e le serie TV del franchise

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Bloom, Stella, Flora, Tecna, Musa e Aisha sono tornate. Ben 13 nuovi episodi (i restanti 13 arriveranno nella primavera 2026) racchiusi in una nuova serie, Winx Club: The Magic is Back, a 21 anni dalla prima messa in onda che ci ha fatto conoscere le fate nate dall'immaginazione di Iginio Straffi. 

    Modellate traendo ispirazione da celebri volti dell'intrattenimento - Britney Spears, Cameron Diaz, Jennifer Lopez, Lucy Liu, Pink e Beyoncé -, coloratissime e bellissime, le Winx in breve tempo sono diventate un fenomeno pop con un peso importante nel panorama dell'animazione e dell'intrattenimento.

    Pensate per un pubblico di giovani spettatrici, le fatine del mondo magico di Magix nascono come serie animata per poi trasformarsi in un franchise fatto di fumetti, spin-off, lungometraggi, live-action e reboot. Al centro del racconto delle tematiche e valori che si ripetono e si declinano di titolo in titolo: dall'amicizia alla fiducia in se stessi passando per solidarietà e onestà. Il tutto accompagnato da una buona dose di avventura che vede le protagoniste impegnate a salvare l'universo da varie minacce. Senza dimenticare i problemi di cuore tipici dell'adolescenza.

    JustWatch ha stilato una lista di tutti i film e le serie TV del franchise delle Winx da vedere in streaming.

    1. Winx Club (2004-2019)

    Distribuita in 150 paesi,Winx Club è la serie animata originale che ha introdotto il pubblico al magico mondo di Alfea, la scuola per aspiranti fate di Magix dove studiano Bloom e le sue amiche. È tra quelle mura che imparano a controllare le proprie abilità che useranno per contrastare i vari pericoli che saranno chiamate ad affrontare.  Un totale di 208 episodi divisi in otto stagioni che hanno trasformato la serie in un fenomeno globale grazie alla fortunata combinazione di avventura, amicizia femminile, magia, moda e canzoni pop.

     Tanti i messaggi racchiusi nei vari capitoli: dalla tolleranza al rispetto per l'ambiente passando per l'accettazione degli altri e il credere nelle proprie qualità. Nel 2011 sono usciti quattro brevi mediometraggi – Il destino di Bloom, La vendetta delle Trix, Battaglia per Magix, La Fenice d'Ombra - che riassumono le prime due stagioni adottando un'animazione più moderna. Da recuperare se sei cresciuto guardando Sailor Moon (1992) o ti piacciono W.I.T.C.H. (2004) e Glitter Force (2012).

    2. Winx Club - Il segreto del regno perduto (2007)

    Primo lungometraggio basato sulla serie animata e ambientato dopo la sua terza stagione,Winx Club - Il segreto del regno perduto inizia circa 18 anni prima. Quando, cioè, un gruppo di maghi, fate e streghe conosciuto come la Compagnia della Luce lottò contro il male assoluto simboleggiato dalle Tre Streghe Antenate. Nella battaglia, i regnanti di Domino scomparvero nel nulla e tocca ora a Bloom scrivere il destino del regno perduto. Una missione nella quale la fata scoprirà le sue origini.

    Una pellicola di 85 minuti realizzata in CGI che non brilla per la resa grafica, ma che mette in campo tutta l'ambizione produttiva che da sempre caratterizza il fenomeno Winx. Inoltre, la pellicola amplia l'universo narrativo legato alle giovani fatine, permettendo un approfondimento che va oltre e amplifica la serie originale. Se ti piacciono le storie che permettono ai protagonisti di scoprire le proprie radici come Encanto (2021), non perderti il primo film delle Winx.

    3. Winx Club 3D - Magica avventura (2010)

    Secondo lungometraggio dedicato alle fatine di Magix,Winx Club 3D - Magica avventura è stato il primo film animato italiano ad essere interamente realizzato in 3D stereoscopico. La trama vede le Winx confrontarsi con le perfide Trix e il ritorno delle Streghe Antenate, in una corsa contro il tempo per salvare l'albero della vita e ripristinare la magia nell'universo.

    Una pellicola di un'ora e 20 minuti che attinge a tanti spunti narrativi, dal Romeo e Giulietta di Shakespeare alla mitologia greca fino alle leggende medievali. Grazie al personaggio di Bloom, il film racconta di quanto sia facile vedere il coronamento di un sogno trasformarsi in una dimensione troppo stretta e di come l'unione permetta di superare ogni avversità. Da vedere se hai apprezzato Trilli e il grande salvataggio (2010).

    4. PopPixie (2011)

    Primo spin-off del franchise Winx Club,PopPixie è una serie animata ambientata nella città di Pixieville alimentata dall'Albero della Vita e incentrata sulle avventure delle piccole creature magiche che spesso accompagnano le fatine. Pensata per un pubblico prescolare, la serie è caratterizzata da trame più semplici attraversate da un tono leggero e ironico. I nemici dei protagonisti sono i dispettosi elfi e gnomi sempre pronti a combinare qualche guaio.

    I temi ricalcano quelli della serie originale e puntano a sottolineare l'importanza dell'amicizia. Non a caso ogni Pixie ha un talento particolare che, quando sfruttato a beneficio degli altri, riceve una MagicPop che lo trasforma in un PopPixie. Una sola stagione da 52 episodi per un racconto spensierato e tenero. Se hai adorato Trulli Tales (2017) e Esme e Roy (2018), PopPixie ti conquisterà.

    5. Winx Club - Il mistero degli abissi (2014)

    Ambientato dopo la quinta stagione,Winx Club - Il mistero degli abissi è il terzo lungometraggio incentrato sulle avventure – questa volta sottomarine - delle fate di Magix e segna il decimo anno dalla loro creazione. In quest'occasione Bloom e le altre, mentre sono impegnate a fare da tutor alle matricole, devono fronteggiare nuovamente le loro storiche antagoniste, le Trix, determinate a diventare imperatrici approfittando dell'incuria degli uomini che inquinano gli oceani.

    Un film di 80 minuti da ritmo sostenuto e con una grafica più curata rispetto a Winx Club - Il segreto del regno perduto in cui si ritrovano i tratti caratteristici dell'universo Winx, dove alle insicurezze tipiche dell'adolescenza viene accostato lo sforzo delle sei fate di sacrificarsi per un bene superiore. Da vedere se ti piacciono le ambientazioni sottomarine come in Luca (2021) o Il mostro dei mari (2022).

    6. World of Winx (2016-2017)

    Altra serie spin-off prodotta in collaborazione con Netflix,World of Winx è caratterizzata da un tono da spy story thriller e una trama più complessa e matura rispetto all'originale per abbracciare un nuovo bacino di spettatori. Le Winx, presentate con un nuovo look, si trasformano in talent scout per un reality show chiamato “WOW”.

    Una copertura, che impedisce loro di usare i loro poteri e svelare la loro vera identità, per salvare i ragazzi di tutto il mondo da un ladro di talenti. Un passo in avanti in termini sia narrativi che visivi che sottolinea la volontà di aprirsi ad un pubblico più ampio per due stagioni e un totale di 26 episodi da 24 minuti. Se hai trovato coinvolgenti le avventure di Regal Academy (2026), World of Winx fa al caso tuo.

    7. Fate: The Winx Saga (2021-2022)

    Adattamento live-action di Winx Club,Fate: The Winx Saga è una serie young adult che si confronta con un pubblico completamente diverso dagli altri titoli del franchise. Niente ali per le fate protagoniste che, proprio come nella prima stagione della serie animata, arrivano ad Alfea per imparare ad utilizzare i loro poteri. L'approccio narrativo ed estetico è più dark ed esplora drammi adolescenziali così come il tema dell'identità o della lotta del bene contro il male.

    Interrotta dopo la sua seconda stagione (per un totale di 13 episodi da 50 minuti), la serie trasporta il mondo delle Winx nella contemporaneità raccontando il passaggio verso l'età adulta. Quello che stona è un finale affrettato al netto delle comprensibili differenze che allontanano il live action dalla versione animata. Da recuperare se sei fan di Tenebre e Ossa (2021) e The Magicians (2015).

    8. Winx Club: The Magic is Back (2025)

    Il reboot animato di Winx Club segna un ritorno alle origini per la serie, ma con un'estetica che si preannuncia del tutto nuova.Winx Club: The Magic is Back è un'operazione pensata per far conoscere a una nuova generazione di spettatori le storie di Bloom, Stella, Flora, Tecna, Musa e Aisha e far rivivere ai fan storici un effetto nostalgia.

    Un'opportunità per aggiornare alla sensibilità contemporanea le tematiche che da sempre fanno da sfondo alle storie delle fatine alate di Magix che si sposa con la necessità di innovarsi per restare un punto di riferimento nel mondo dell'animazione. Un totale di 26 episodi da 24 minuti divisi in due parti che non puoi assolutamente perdere se ami il mondo magico delle Winx e le sue protagoniste.

  • I migliori film e serie TV tratti dai romanzi di Jane Austen: la nostra classifica

    I migliori film e serie TV tratti dai romanzi di Jane Austen: la nostra classifica

    Andrea Ballerini

    Andrea Ballerini

    Editor a JustWatch

    Siamo nel 250esimo anno dalla nascita di Jane Austen. Due secoli e mezzo dopo, le sue opere sono ancora attuali, tanto da continuare a ricevere adattamenti sul grande e piccolo schermo. Troppo spesso ridotta a romanziera di storie d’amore, Jane Austen ha usato la sua sottigliezza per infondere le sue opere con temi sociali.

    Il ruolo della donna in una società codificata dal patriarcato viene affrontato tra le righe, cosicché solo coloro che sanno cogliere queste sfumature possano comprenderne il vero significato. Al momento, è in corso la produzione di due nuovi adattamenti: Orgoglio e Pregiudizio, una serie TV con protagonista Emma Corrin, e Ragione e Sentimento, film con Daisy Edgar-Jones e Esmé Creed-Miles.

    A ribadire la potenza assoluta della penna di Jane Austen a 250 anni dalla sua nascita, JustWatch vi presentai i migliori film e serie TV tratti dalle sue opere. Tra i criteri di scelta ho preso in considerazione il livello iconico dei titoli, la capacità di rendere giustizia all’essenza di Jane Austen e la bellezza tecnica. Non dimenticatevi di utilizzare i filtri di JustWatch per selezionare uno o più titoli in base all’anno di produzione, alla durata, alle valutazioni IMDb e Rotten Tomatoes e molto altro.

    10. Sanditon (2019)

    Sanditon apre la lista e, fin da subito, mette sul piatto uno dei dibattiti eterni sugli adattamenti da romanzi. Soprattutto se si tratta di Jane Austen. Il nocciolo sta nella lotta tra un adattamento fedele al libro o un altro che si prenda più libertà. Sanditon (2019) si posiziona nel mezzo, dando più respiro ai personaggi e alle vicissitudini rispetto all’opera di Austen. Per questo motivo la serie TV si posiziona all'ultimo posto della classifica. Al centro della serie TV troviamo Charlotte Heywood, una ragazza di campagna appartenente a una buona famiglia. Dopo aver salvato Tom e Mary Parker, viene invitata da quest’ultimi nella loro casa sul mare. Formata da tre stagioni – per un totale di 20 episodi di un’ora l’uno – questa serie è perfetta per chi voglia guardarsela tutta d'un fiato.

    9. L'abbazia di Northanger (2007)

    L'abbazia di Northanger è il terzo adattamento per la TV del romanzo del 1817 ed è consigliato per coloro che amano il lato comico di Jane Austen. Allo stesso tempo, i fan di Felicity Jones potranno gioire. L’attrice ci regala una performance da protagonista di grande livello, nei panni di Catherine Morland, una giovane introdotta nella società che conta. La storia d’amore con risvolti sociali a cui Catherine va in contro rispecchia le tematiche tipiche di Austen. Tuttavia, L'abbazia di Northanger (2007) è arricchita da aspetti gotici che danno un tocco differente. Nonostante i punti a favore, il film si posiziona al nono per la sua eccessiva brevità. La durata di poco più di un’ora e mezza non riesce a dare abbastanza respiro all’opera. Più avanti troverete un paio di eccezioni a questa regola.  

    8. Mansfield Park (1999)

    Se cercate una commedia romantica in stile Jane Austen, Mansfield Park è il film che fa per voi. Si posiziona all'ottavo posto per la sua capacità di fondere il gradevole aspetto visivo di Sanditon (2019) con le vene comiche de L'abbazia di Northanger (2007). Mansfield Park (1999) si focalizza sulla storia di Fanny –interpretata con grande maestria da Frances O'Connor– ragazza di umili origini che si trasferisce dal ricco zio per essere introdotta in società. La trama tocca anche temi relativi al colonialismo, esprimendo venature sociali. Tuttavia, lo spazio lasciato a brillanti scene comiche rendono la pellicola di Patricia Rozema imperdibile per chi voglia godersi due ore in leggerezza.

    7. Emma (2020)

    Emma è un solido esordio alla regia per Autumn de Wilde ed è il primo dei tre adattamenti cinematografici che troverete nella lista. Questa versione è a cavallo tra modernità e fedeltà all’originale, rappresentate dagli altri due titoli che troverete più avanti. Questa commistione ben riuscita potrebbe, però, lasciare non del tutto soddisfatti i fan più accaniti. Ergo per cui il titolo si posiziona al settimo posto. Nonostante ciò, Emma (2020) si merita la top 10 grazie a una fotografia con colori pastello che ricorda la visione artistica di Wes Anderson. Allo stesso tempo, i fan di Anya Taylor-Joy non possono perderla nei panni della protagonista Emma, in uno dei casting più azzeccati della sua carriera.

    6. Amore e inganni (2016)

    Amore e inganni ha ottenuto un grande risultato al box office. Non c’è da stupirsi vista la prova straordinaria di Kate Beckinsale nei panni di Lady Susan Vernon, una giovane vedova dalla furbizia sopraffina. Per trovare il prossimo marito ricco da sposare, decide di recarsi in una delle tenute della famiglia del defunto marito. Amore e inganni (2016) è l’unico adattamento del romanzo di Austen e la sua rarità gli vale il sesto posto. Non solo, il film è anche ricco di momenti ilari e dialoghi intrattenenti, rendendolo perfetto per chi cerca questo lato di Jane Austen. Seppur abbia penalizzato L'abbazia di Northanger (2007) per l’eccessiva brevità, non mi sento di fare lo stesso con Amore e inganni (2016) per i lati positivi già elencati.   

    5. Emma (1996)

    Emma di Douglas McGrath rappresenta la versione più accurata del romanzo. Per questo motivo, coloro che stanno cercando film che rispecchiano fedelmente la penna di Austen non possono guardare oltre. Al posto di Anya Taylor-Joy, questa volta è il momento di Gwyneth Paltrow, grandiosa nei panni della combinatrice di matrimoni. L’attenzione di Emma verso la vita amorosa degli altri, però, la distoglie dai suoi interessi personali e dalla possibilità di avere amore anche nella sua vita. A testimonianza dell’importanza di Austen, il film è ricco di attori che faranno strada nel mondo del cinema, tra cui Alan Cumming e Ewan McGregor. Tutti, infatti, devono passare da Jane Austen e farsi le ossa con un pubblico giustamente esigente e un materiale originale di portata iconica.

    4. Ragione e sentimento (1995)

    Uno degli adattamenti più fortunati e di successo, Ragione e sentimento di Ang Lee sfiora il podio grazie all’impatto visivo dell’opera e all’autenticità della resa. Il primo punto di forza è senza dubbio la sceneggiatura premio Oscar di Emma Thompson, anche attrice nel film. Senza dimenticare il cast d’eccezione composto da Kate Winslet, Hugh Grant e Alan Rickman, che porta a termine la missione in maniera egregia. Come dicevamo, tutti prima o poi devono passare da Jane Austen. Allo stesso tempo, il film è confezionato perfettamente dalla regia sopraffina di Lee. Se cercate una pellicola che sprizza Jane Austen da tutti i pori, questa è una scelta sicura.

    3. Ragazze a Beverly Hills (1995)

    Questa sarà di sicuro la scelta più controversa della classifica, ma Ragazze a Beverly Hills rimane uno degli adattamenti più riusciti delle opere di Austen. Il cult anni ‘90 a opera di Amy Heckerling non è altro che il terzo adattamento di Emma presente nella lista. Ovviamente, la chiave moderna con la quale viene riadattato viene spinta fino ai limiti. Dall’Inghilterra del XIX secolo si passa a un’assolata California. Al posto di Emma troviamo Cher, interpretata da Alicia Silverstone in uno dei suoi ruoli più iconici. Questo film coming-of-age non troverà il consenso del partito degli adattamenti alla lettera, ma spinge sul pedale dell'acceleratore con il suo modernismo. Per questo motivo, ho voluto premiare il coraggio dell’opera chiudendo un occhio sui criteri di scelta. 

    2. Orgoglio e pregiudizio (2005) 

    Orgoglio e pregiudizio di Joe Wright è la trasposizione cinematografica più famosa di Jane Austen. Il film vede Keira Knightley nei panni di Elizabeth Bennet, uno dei momenti più iconici nella carriera dell’attrice inglese. La giovane, come le altre sue sorelle, è in cerca di un marito per assicurarsi di mantenere la proprietà sulla casa di famiglia. Questa pellicola mette d’accordo tutti ed è perfetta per chi voglia introdursi nel mondo di Jane Austen, per i fan più accaniti e anche per chi è estraneo e disinteressato alla scrittrice di Steventon. Orgoglio e pregiudizio (2005) è uno di quei film da vedere almeno una volta nella vita e, senza dubbio, rimane l’adattamento cinematografico che più ha contribuito a far avvicinare le giovani generazioni alla romanziera. Per questo, il secondo posto non glielo toglie nessuno.

    1. Orgoglio e pregiudizio (1995)

    Essendo il romanzo più famoso di Austen, Orgoglio e pregiudizio è stato trasposto in innumerevoli versioni. Tra queste, il non plus ultra, oltre che migliore adattamento di sempre, è la miniserie del 1995 Orgoglio e pregiudizio. Non poteva essere altrimenti visto il connubio tra BBC e Jane Austen, che mantiene intatto lo spirito british innalzando il livello di autenticità dell’opera. Sfarzoso, romantico e ironico, Orgoglio e pregiudizio (1995) non ha rivali tra gli adattamenti. La visione è consigliata a tutti coloro che vogliono vivere il mondo di Jane Austen fino in fondo, assaporandone ogni dettaglio. La perfezione tecnica e lo spirito autentico di questa miniserie sono i due aspetti che mi spingono a posizionarla più in alto di tutti gli altri titoli.

  • Da “I pugni in tasca” a “Esterno notte”: i migliori film e serie TV di Marco Bellocchio

    Da “I pugni in tasca” a “Esterno notte”: i migliori film e serie TV di Marco Bellocchio

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    A Venezia 82 ha presentato i primi due episodi di Portobello (2025), serie TV dedicata al caso giudiziario di Enzo Tortora che vedremo su HBO Max nel 2026. E, senza paura di venire smentiti, possiamo affermare che all'età di 85 anni Marco Bellocchio è ancora lo sguardo più lucido del cinema italiano. 

    L'unico, insieme a Marco Tullio Giordana, a saper raccontare il nostro Paese ed eventi cruciali della nostra Storia contemporanea con una limpidezza di pensiero rara da fare invidia a tanti colleghi.

    JustWatch ha stilato la classifica dei migliori film e serie TV di Marco Bellocchio da (ri)vedere!

    9. Fai bei sogni (2016)

    Con Fai bei sogni, Marco Bellocchio ci regala uno dei finali più belli e struggenti del cinema italiano degli ultimi 20 anni. Lo fa partendo dal romanzo omonimo e autobiografico di Massimo Gramellini che segue la vita dell'autore, un giornalista con il volto di Valerio Mastandrea che, dopo la misteriosa morte della madre quando era bambino, convive con un dolore irrisolto.

    Se nel suo esordio al lungometraggio con I pugni in tasca, Bellocchio uccide la figura materna, qui in un certo senso la fa rivivere attraverso i flashback del passato del protagonista che cerca di trovare una risposta alle domande che si pone da tutta la vita. Un viaggio interiore in cui, per 131 minuti, il regista affronta il tema del lutto – come farà in modo ancora più diretto e personale in Marx può attendere - intrecciato a un seme di speranza. Una delle opere più emozionanti della filmografia di Bellocchio da vedere se hai apprezzato Lei mi parla ancora (2021) e Ride (2018).

    8. L’ora di religione (2002)

    Un film spiazzante che, all'epoca dell'uscita, suscitò una forte reazione indignata da parte della comunità cattolica italiana. Il motivo è un'imprecazione pronunciata da uno dei personaggi. Scelta che Bellocchio ha sempre difeso. Non da considerare come una blasfemia, dunque, ma come l'espressione di una profonda disperazione del personaggio.

    Il film segue Ernesto (Sergio Castellitto), illustratore di favole discendente da una famiglia blasonata ma caduta in disgrazia. L'uomo scopre, sgomento, che i familiari vorrebbero riacquistare prestigio grazie alla beatificazione di sua madre. Attraverso questa storia Bellocchio, in un'ora e 40 minuti, affronta tematiche care al suo cinema, dalla fede alla famiglia, svelando l'ipocrisia che ci guida come singoli e come società. Se lo sguardo del regista sull'ingerenza della religione nella vita degli esseri umani raccontata in Rapito ti ha affascinato, puoi recuperare questa pellicola del 2002.

    7. Sbatti il mostro in prima pagina (1972)

    Un film dalla forza premonitrice impressionante. Sbatti il mostro in prima pagina, ambientato durante gli anni di piombo a Milano, vede Gian Maria Volontè – in una prova magistrale - vestire i panni di Giancarlo Bizanti, redattore capo di un giornale conservatore che, su volere della proprietà del quotidiano, sfrutta le indagini di un omicidio per fini politici, provando a incastrare un giovane militante di sinistra. 

    Una pellicola che, nell'epoca delle fake news e di un giornalismo sempre più di parte, appare più attuale che mai nella sua denuncia della manipolazione dei media come strumento di propaganda. Se ami il cinema sociale come Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970), La classe operaia va in paradiso (1971) e Le mani sulla città (1963), amerai anche Sbatti il mostro in prima pagina.

    6. Marx può aspettare (2021)

    Il lavoro più intimo e personale di tutta la filmografia di Marco Bellocchio. Se nei film di finzione i riferimenti alla sua vita sono stati filtrati attraverso il racconto cinematografico, con Marx può aspettare il regista si confronta direttamente con Camillo, il fratello gemello morto suicida nel 1968.

    Un'opera struggente e lucida, un'analisi sul senso di colpa che lo ha accompagnato tutta la vita e che ha cercato di esorcizzare attraverso le storie portate sullo schermo. Ma anche 97 minuti di confronto, dove il regista riunisce tutta la sua famiglia per guardare a ritroso alla loro storia e mettere sul tavolo rimpianti e dolore mentre riflette su come l'arte possa contribuire ad alleviarli. Da recuperare se hai amato Gli occhi, la bocca (1982), in cui Bellocchio racconta proprio la storia di due fratelli gemelli e un suicidio.

    5. Buongiorno, notte (2003)

    Raccontare la prigionia di Aldo Moro sequestrato dalle Brigate Rosse e immaginarne un finale diverso per una storia che conosciamo tutti. Con Buongiorno, notte, Bellocchio affronta una delle ferite più profonde della storia italiana con un punto di vista del tutto inedito.

    Lascia da parte la fredda cronaca degli eventi e ci porta nel covo dove era rinchiuso il fondatore della Democrazia Cristiana (Roberto Herlitzka) mostrandoci il dramma dello statista e il dubbio vissuto da una delle brigatiste (Maya Sansa) disarmata dall'umanità di Moro. Un'ora e 46 minuti in cui Bellocchio fotografa le insidie delle ideologie, mentre racconta gli anni di piombo dall'interno aprendo a un barlume di speranza regalato da un finale emozionante e inatteso. Se hai visto il film/serieEsterno notte in cui il regista ritorna sul rapimento Moro analizzandolo da un'altra prospettiva, non puoi perderti il film del 2003.

    4. Rapito (2023)

    Con Rapito Marco Bellocchio torna a confrontarsi ancora una volta con la religione e la sua intromissione nel privato delle persone. Lo fa portando sullo schermo la vera storia del piccolo Edgardo Mortara che già Spielberg avrebbe voluto trasformare in un film. Un bambino ebreo di sei anni, battezzato di nascosto da una domestica, strappato alla sua famiglia nel 1858 per essere cresciuto come cattolico sotto la custodia di Papa Pio IX.

    Un dramma in costume dalla forte potenza emotiva e visiva arricchito dalle grandi interpretazioni di Barbara Ronchi, Fabrizio Gifuni e Fausto Russo Alesi e Paolo Pierobon. Un'opera maestosa che, in 134 minuti, ci lascia interdetti e si interroga sul rapporto tra fede e (stra)potere, identità e famiglia. Da non perdere se ami i film incentrati su complesse storie vere come Il signore delle formiche (2022) di Gianni Amelio.

    3. Il traditore (2019)

    Una delle più riuscite interpretazioni di Pierfrancesco Favino per uno dei più riusciti film di Marco Bellocchio. Con Il traditore, il regista ricostruisce la storia di Tommaso Buscetta, il primo grande pentito di mafia che ha portato a galla molti segreti di Cosa Nostra. Belocchio ne racconta la scissione psicologica, diviso tra il suo legame con la famiglia criminale e la necessità di allontanarsene.

    Nel farlo ricostruisce in modo minuzioso il maxiprocesso nell'aula-bunker di Palermo e ci regala sequenze oniriche dal forte impatto visivo. Favino, dal canto suo, dà vita a un'interpretazione complessa e stratificata grazie alla quale vedere un po' più da vicino un mondo fatto di regole e rituali dal retrogusto ancestrale. Due ore e 25 minuti di puro cinema che Bellocchio governa con mano e sguardo fermi. Da vedere se hai apprezzato Il pentito (1985),La trattativa (2014) eIddu – L'ultimo padrino (2024).

    2. Esterno notte (2022)

    Un film diviso in due parti o una serie di sei episodi da 344 minuti complessivi. Poco importano le etichette. L'unica cosa certa è che Esterno notte è una delle opere più importanti di tutta la filmografia di Marco Bellocchio. Quasi 20 anni dopo Buongiorno, notte, il regista torna a parlare del rapimento di Aldo Moro. Questa volta, però, lo sguardo è più ampio e non si limita a raccontare la prigionia e il rapporto del politico con i suoi carcerieri brigatisti.

    Questa volta Bellocchio apre anche a tutti i protagonisti della scena politica di questi giorni e ai familiari del giurista interpretato da uno straordinario Fabrizio Gifuni. Così facendo ci restituisce un ritratto umano sfaccettato in cui tragedia e grottesco si mescolano e raccontano di un Paese senza più riferimenti. Una visione obbligatoria a cui accostare anche la pellicola del 2023.

    1. I pugni in tasca (1965)

    Debutto al lungometraggio per il ventiseienne Marco Bellocchio che con I pugni in tasca manda all'aria l'idea buonista di famiglia in 105 minuti. Lo fa raccontando la storia di quattro fratelli e la loro anziana madre cieca. Tra di loro Alessandro, interpretato da Lou Castel, che medita di uccidere i suoi familiari per permettere al maggiore di loro di vivere una vita serena senza doversi prendere cura delle loro esigenze.

    Un film provocatorio e crudo che all'epoca fece scalpore e con il quale il regista mette a nudo tutta l'ipocrisia borghese a lui contemporanea. Anche dal punto di vista cinematografico, la pellicola è di rottura nei confronti del cinema che l'ha preceduto e al suo interno è ricca dei temi che Bellocchio affronterà nelle sue opere successive, come in Marx può aspettare e L'ora di religione.

  • Gli alieni più terrificanti dei film e delle serie TV, classificati in base al fattore paura

    Gli alieni più terrificanti dei film e delle serie TV, classificati in base al fattore paura

    Andrea Ballerini

    Andrea Ballerini

    Editor a JustWatch

    La fantascienza offre grande spazio alla creatività degli autori. Mondi futuristici, astronavi, lingue aliene, società ultratecnologiche: il world-building di un’opera sci-fi è fondamentale per ammaliare gli spettatori. Tra gli elementi che gli sceneggiatori devono creare ci sono molto spesso creature aliene.

    Tra queste, alcune svolgono il ruolo di antagonisti e, perciò, sono immaginate e portate sullo schermo nelle maniere più orripilanti e paurose.

    Questa lista di JustWatch fa per voi se avete quella curiosità mista a ribrezzo del voler vedere sullo schermo le creature più terrificanti possibili. La classifica elenca gli alieni più terrificanti dei film e delle serie TV. Le posizioni sono state decise dal sottoscritto in base al fattore paura, ovvero il livello di terrore che queste creature suscitano. Che si tratti dell’aspetto fisico o di particolari azioni che questi alieni svolgono, i mostri che troverete nella classifica sono i più terrificanti di sempre.

    10. Star Trek: The Next Generation (1987)

    La saga di Star Trek ci ha dato innumerevoli occasioni per essere inorriditi da extraterrestri terrificanti. La mia scelta è ricaduta sui Borg, che fanno il loro ingresso nel franchise in Star Trek: The Next Generation. L’aspetto dei Borg potrebbe non intimorire a prima vista. Al contrario dello Xenomorfo di Alien, un Borg rimane un essere umanoide e quindi più simile a noi. Per questo motivo, questi alieni si posizionano all’ultimo posto. Tuttavia, è la loro sete di perfezione e la conseguente tecnica dell’assimilazione a farli entrare nella top 10. infatti, miliardi di abitanti dell’universo sono stati assimilati, ovvero trasformati in cyborg perdendo ogni capacità di libero arbitrio. La perseveranza nel voler assimilare sempre più specie rende i Borg un tipo di alieni da cui è meglio stare alla larga.

    9. Essi vivono (1988)

    Il maestro dell’horror John Carpenter non poteva certo mancare in questa lista. Due sono i suoi film che troverete in classifica. Essi vivono è un classico distopico di fine anni ‘80 con una forte impronta sociale e controculturale. Attraverso occhiali magici, un operaio capisce che le classi dominanti non sono altro che alieni. Queste creature non sono certo le più spaventose che troverete nella storia del cinema. La loro composizione scheletrica non risulta più orripilante dopo qualche minuto. Tuttavia, la paura che sprigionano è indubbia. La loro capacità di ammaliare la gente e renderla conformista e schiava del consumismo è una brutta favola che puzza di realtà. Tuttavia, questo timore a tratti evocativo non è sufficiente per far avanzare Essi vivono (1988) oltre il nono posto.

    8. Slither – Una fame da paura (2006)

    Slither – Una fame da paura è il pregevole esordio alla regia di James Gunn, che porta sullo schermo un mostro tra i più grotteschi. Nei punti più spinti della pellicola, la creatura aliena ricorda l’ammasso di carne nel finale mozzafiato di Society - The Horror (1989). Senza mezzi termini, l’aspetto esteriore della creatura di Slither (2006) è il vero punto di forza che infonde paura. Il terrore, però, non è ansiogeno come in Alien o La cosa, ma crea un senso di disgusto e di voltastomaco. Se non bastasse, l’annessione di larve che cercano di inserirsi nella bocca di malcapitati non fa che aumentare il livello di nausea. Ironicamente, le pennellate comiche di Slither (2006) funzionano perfettamente ma indeboliscono il fattore paura dell’alieno. Per questo, il film si posiziona all’ottavo posto.

    7. Nope (2022)

    La Jean Jacket di Nope è di sicuro una delle creature aliene più spettacolari della lista. La maestosità e l’eleganza del corpo dell’alieno richiama le sembianze di una medusa. Non lasciatevi ingannare, però. Quando si entra in contatto con la Jean Jacket c’è un solo motivo: da questo momento la nostra vita è in pericolo. Questa creatura tende a cacciare le sue prede e risucchiarle quando l’occasione è opportuna. Nope (2022) è un film a forte carattere tematico, con la Jean Jacket che rappresenta la bramosa ricerca di fama. Questa lista, tuttavia, non prende in considerazione questo risvolto, ma si focalizza sull’aspetto esteriore e le azioni degli alieni. Tutto sommato, la Jean Jacket merita il settimo posto per il potere evocativo che sprigiona la sua visione.

    6. Falling Skies (2011)

    In Falling Skies, una delle paure più grandi si manifesta per l’umanità: un’invasione aliena che azzera quasi del tutto la popolazione della Terra. I responsabili della calata sul pianeta sono gli Espheni, razza aliena decisa a rendere il Globo un’immensa colonia. Queste creature aliene mettono i brividi solo a guardarle. Corpo longilineo, altezza smisurata e sembianza scheletriche caratterizzano il loro aspetto. In più, asserviti a loro ci sono gli skitter, creature geneticamente modificate che ricordano diversi tipi di insetti combinati in un unico corpo. Tuttavia, ho preferito optare per gli Espheni in quanto essi sono al vertice della gerarchia aliena nella serie TV. Il sesto posto è il frutto del loro terrificante aspetto esteriore e della pericolosa bramosia di colonizzare altri popoli.

    5. Alien - Pianeta Terra (2025)

    Alien - Pianeta Terra è un altro tassello ben riuscito dell’immortale saga iniziata con Alien (1979), che trovate più avanti. Il quinto posto in classifica della serie è dovuto all’introduzione di una nuova creatura aliena da cui guardarsi. Si tratta dei tick, un organismo che ricorda sia un insetto che una sanguisuga. Caratteristiche sono anche le loro appendici tentacolari. Le dimensioni ridotte di queste creature aliene potrebbero non impensierire chi si imbatta in loro. Sottovalutare i tick, però, è forse la mossa più sciocca che si potrebbe fare. Le piccole dimensioni favoriscono i movimenti furtivi e, senza accorgertene, un tick si è già fiondato sul tuo collo. Dopo essersi collegati a una vena del corpo, i tick ne prosciugano tutto il sangue non lasciando neanche una goccia.

    4. Star Trek: Voyager (1995)

    Come già ribadito, Star Trek è ricco di creature aliene con un fattore paura eccellente. Dopo i Borg di Star Trek: The Next Generation (1987), ecco a voi i Vidiiani di Star Trek: Voyager. Come i cyborg, i Vidiiani sono creature dall’aspetto umanoide. Nonostante ciò, un virus di nome Fagia devasta una parte della popolazione, rendendoli simili a mummie e zombi. Pian piano la pelle inizia a putrefarsi e solo un continuo utilizzo di trapianti può impedire la morte di un Vidiiano colpito dal virus. Ed è qui che troviamo la vera motivazione per il quarto posto. Se l’aspetto esteriore crea un senso di disgusto simile a quello provato in Slither (2006), è il continuo bisogno di corpi per i trapianti ad innalzare il fattore paura. Per salvare la loro specie, i Vidiiani sono costretti a ucciderne di altre, non potendosi mai fermare.

    3. Bagliori nel buio (1993)

    Bagliori nel buio porta sullo schermo una versione molto canonica di come un umano immagina un alieno. Faccia umanoide ma con tratti meno pronunciati, capo calvo e allungato, corporatura longilinea sono le loro caratteristiche fisiche. In un primo impatto, questi alieni mettono paura ma non in maniera eccessiva. Ciò che turba veramente lo spettatore è il loro atteggiamento estremamente cinico e distaccato con il quale compiono esperimenti su un uomo. La freddezza del loro operato ricorda la mancanza di libero arbitrio dei Borg. Tuttavia, gli alieni di Bagliori nel buio (1993) possiedono la capacità di intendere e volere, il che li rende ancora più terrificanti. Per questo particolare, le creature si posizionano sul gradino più basso del podio.

    2. Alien (1979)

    Alien (1979) contiene al suo interno una delle creature più iconiche del mondo horror e fantascientifico. Lo Xenomorfo è ormai il terrore di tutti con la sua bocca protuberante, il suo istinto killer e l’intramontabile corporatura nera. La lunghezza della saga ci ha abituato alle sue sembianze ma nel 1979 lo Xenomorfo era qualcosa di nuovo e di terrificante. Ad aumentare il fattore paura c’è la scelta del regista Ridley Scott di non mostrare in maniera eccessiva la creatura. In Alien (1979), la tensione è padrona della scena e ogni corridoio buio o sperduto anfratto dell’astronave fanno battere il cuore a non finire. Il classico di Scott ci ricorda, storpiando una frase molto famosa, che l’attesa della paura è essa stessa paura. L’unico motivo per cui lo Xenomorfo rimane al secondo posto è un certo remake anni ‘80 di un classico della fantascienza. 

    1. La cosa (1982)

    Ero molto combattuto se mettere al primo posto La cosa (1982) o Alien (1979). Alla fine, l’alieno multiforme del magistrale remake di John Carpenter ha avuto la meglio. Questo alieno, in primis, è veramente orripilante da vedere quando non si è trasformato del tutto nella vita a cui si è unito. Ancora una volta, gli effetti speciali pratici dimostrano, a mio avviso, la loro superiorità rispetto ai cugini digitali. Soprattutto se a crearli c’è il maestro Rob Bottin. Non è solo l’aspetto a incutere timore. Quando la cosa ha assimilato completamente il corpo ospite ne assume le sembianze in maniera perfetta. In questo modo, risulta complicato per gli umani capire chi si ritrovano davanti. Questo aspetto accresce il livello ansiogeno della paura e dona a La cosa (1982) il posto più alto del podio.

  • Da “Attack on Titan” a “Solo Leveling”: i 10 migliori anime degli ultimi dieci anni

    Da “Attack on Titan” a “Solo Leveling”: i 10 migliori anime degli ultimi dieci anni

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    L’ultimo decennio è stato una miniera d’oro per gli anime: sperimentazione visiva, colonne sonore memorabili e storie che hanno scardinato i confini tra mainstream e cult. Dallo shonen “da brividi” ai drammi storici fino alle bombe d’azione, abbiamo assistito a serie capaci di fare numeri da cinema e, soprattutto, di restare nel cuore.

    Se vuoi una guida pratica per recuperare il meglio del meglio senza perderti nella giungla dei cataloghi, qui trovi una selezione ragionata: 10 titoli che rappresentano l’eccellenza degli ultimi anni, ognuno con un’identità forte e un motivo preciso per essere visto adesso. Pronto a scegliere la prossima maratona?

    1. Attack on Titan (2013 - 2023)

    Un colosso che ha ridefinito lo shonen dark. Attack on Titan parte come survival feroce e si trasforma, stagione dopo stagione, in un thriller politico-militare su libero arbitrio, propaganda e cicli di violenza. La regia dinamica, le OST “da stadio” e le scene d’azione in verticale hanno creato un’estetica inconfondibile. Vale la pena vederlo oggi perché è una storia completa: la chiusura (inevitabilmente discussa) invita a rileggerne i temi con uno sguardo più adulto. Se cerchi un anime che unisca worldbuilding ambizioso, colpi di scena e personaggi moralmente complessi, è la scelta numero uno. Preparati a cambiare idea più volte, su tutto e su tutti.

    Se ti è piaciuto, prova anche 86 Eighty-Six (2021) per guerra e trauma dal punto di vista dei cadetti, e Kabaneri of the Iron Fortress (2016) per il survival adrenalinico “mura vs mostri”.

    2. Jujutsu Kaisen (2020 - in corso)

    Battaglie mozzafiato, regia “elastica” e una mitologia di maledizioni che funziona sia a livello di spettacolo sia come metafora delle ferite interiori. Jujutsu Kaisen prende lo scheletro dello shonen classico e lo aggiorna con ritmo contemporaneo, humour secco e antagonisti magnetici. L’azione è tra le migliori del decennio: coreografie leggibili, impatto visivo, uso creativo degli spazi. Perché guardarlo? Perché riesce a essere accessibile e, insieme, tecnicamente sopra la media. È la serie ideale se vuoi un pacchetto completo: personaggi che crescono, una “scuola” dove allenarsi a vivere prima ancora che a combattere, e archi narrativi che esplodono in set-piece memorabili.

    Non sai come ingannare il tempo fino all’arrivo della terza stagione? Nessun problema! Prova anche Bleach: Thousand-Year Blood War (2022) per l’action spirituale ipercurata, e Mob Psycho 100 (2016) per poteri psichici, emozioni e regia super creativa.

    3. Demon Slayer (2019 - in corso)

    Il fenomeno globale che ha portato milioni di spettatori al cinema. Demon Slayer è semplice nella premessa — un fratello che vuole salvare la sorella — ma potentissimo nell’esecuzione: animazione di altissima fascia, regia elegante, combattimenti “calligrafici” e una sensibilità melodrammatica che colpisce dritto al cuore. Perché vederlo oggi? Perché unisce lacrime e hype come pochissimi titoli, e ogni arco alza l’asticella tecnica. Se cerchi uno shonen che ti travolga senza perdere la tenerezza, qui troverai legami familiari fortissimi, antagonisti tragici e un’estetica che resta impressa (l’Arco del Castello dell’Infinito (2025), primo film della trilogia finale, è già storia).

    Per ingannare l’attesa fino al 2027 (data d’uscita del prossimo film), prova anche Dororo (2019) per folklore oscuro e duelli “a lama” poetici, e Hell’s Paradise (2023) per l’ibrido tra estetica raffinata, demoni e tragedie personali.

    4. Solo Leveling (2024 - in corso)

    L’adattamento del manhwa che ha scatenato il pubblico.  Solo Leveling è crescita di potere allo stato puro: Jinwoo parte dal fondo della food chain e, “livellando”, riscrive le regole del suo mondo. Il fascino sta nel loop ipnotico di sfide sempre più impossibili, nell’art direction cupa da dungeon e in una regia che trasforma ogni boss-fight in un evento. Perché guardarlo? Perché è il distillato dell’azione moderna: veloce, “lucido” nelle tavole, spettacolare negli impatti. Se hai voglia di un percorso di ascesa senza fronzoli, con un protagonista che impara a fare i conti con la propria ombra, è la tua chiamata alle armi.

    Se ti è paciuto, prova anche Tower of God (2020) per l’ascesa “a livelli” densa di misteri, e The God of High School (2020) per torneo, power-up e botte da orbi super animate.

    5. Frieren - Oltre la fine del viaggio (2023 - in corso)

    Un fantasy contemplativo che inverte la rotta: la quest è già finita, ora si fa i conti con ciò che resta. Frieren segue un’elfa quasi immortale nel tentativo di comprendere il tempo degli umani, la memoria e il significato dei legami. Perché guardarlo? Perché riesce a essere poetico senza essere statico: ogni episodio è una piccola ferita che si ricuce con delicatezza. Se cerchi un anime che parli di lutto, rimpianto e seconde possibilità con grazia visiva e musicale, questa è la sorpresa del decennio. Un invito a rallentare, a guardare indietro e a scegliere cosa portare con sé. Sulla stessa scia, potresti anche vedere To Your Eternity (2017) per immortalità e memoria come ferite che insegnano, e Somali and the Forest Spirit (2020) per viaggio contemplativo e legami teneri.

    6. DanDaDan (2024 - in corso)

    UFO, spiriti, corse contro l’ignoto e ormoni in tilt: DanDaDan è un fuoco d’artificio che fonde sovrannaturale, commedia romantica e action ultra-pop. L’energia visiva è contagiosa: montaggio frenetico, character design espressivi, trovate che ribaltano gli stereotipi “teen”. Perché vederlo? Perché prende il caos e lo orchestra con intelligenza, passando dal ruggito horror al sorriso in un secondo. Se hai voglia di un titolo che non si prende mai troppo sul serio ma sa colpire duro quando serve, è perfetto per una maratona mordi e fuggi (e poi di nuovo “play”). Un inno al “tutto può succedere”!

    L’hai già visto e non sai che altro vedere? Allora prova Noragami (2014) per urban-fantasy ironico tra spiriti e divinità, e Occultic;Nine (2016) per occulto metropolitano, ritmo folle e humour nero.

    7. My Hero Academia (2016 - in corso)

    Lo shonen-supereroistico che ha conquistato anche chi i supereroi li aveva già visti tutti. My Hero Academia parte dal mito dell’eroe e lo riempie di dubbi, ferite e responsabilità. Le stagioni (tante, ma scorrevoli) alternano tornei scolastici, crisi pubbliche e guerre di ideali. Perché guardarlo oggi? Perché, al netto degli alti e bassi, resta uno dei mondi scolpiti meglio del decennio: docenti memorabili, villain con ragioni (spesso sbagliate) e un protagonista che cresce senza scorciatoie. Se vuoi un viaggio lungo dove l’azione “spacca” ma l’emozione arriva, qui c’è pane per i tuoi denti. Plus Ultra, sempre! E l’ultima stagione è davvero dietro l’angolo!Inoltre, se cerchi qualcosa di simile, potresti dare una chance a One Punch Man (2015) per parodia supereroistica con action top, e Hunter x Hunter (2011) per crescita, strategia e valori “shonen” portati al massimo.

    8. Chainsaw Man (2022 - in corso)

    Denji è un’icona pop istantanea: desideri minuscoli, catastrofi gigantesche. Chainsaw Man Chainsaw Man è sporco, ironico, crudele e romanticamente disilluso. Il suo segreto? Trattare i mostri come specchi dei bisogni più umani e costruire set-piece che restano in testa per giorni. Perché guardarlo? Perché è l’anti-shonen che serviva: sovverte il “sogno di gloria” con un realismo emotivo che taglia corto alle pose. Se cerchi un anime che ti faccia ridere mentre ti stringe lo stomaco, questa miscela di pulp, cinismo e malinconia è irresistibile. Non è per tutti, ma quando colpisce, colpisce forte. E a brevissimo, al cinema, arriverà uno degli archi più attesi di questo titolo: Chainsaw Man: Razer Arc (2025).

    9. Vinland Saga (2019 - 2023)

    Un’epica vichinga che inizia come racconto di vendetta e diventa un trattato sul pacifismo e la dignità umana. Vinland Saga ha combattimenti brutali e paesaggi maestosi, ma vince soprattutto nella scrittura: personaggi che cambiano davvero, idee che maturano, scelte che pesano. Perché guardarlo? Perché dimostra che l’azione più potente può essere posare l’arma. Se ami i drammi storici che non si accontentano dell’adrenalina, qui troverai un classico moderno: colto, doloroso, liberatorio. Due stagioni dense, zero filler, tanta sostanza da rileggere a freddo.L’azione non ti stanca mai? Allora guarda anche Golden Kamuy (2018) per survival storico, ironia e umanità spiazzante.

    10. Made in Abyss (2017 - 2022)

    Sembra “carino”, è un pugno nello stomaco. La fonte di tutti i vostri prossimi traumi! Made in Abyss ti invita a scendere — letteralmente — in un abisso di meraviglie e orrori, con una coppia protagonista che affronta prove sempre più estreme. Il contrasto tra design tenero e body horror controllato genera una tensione unica. Perché guardarlo? Per la costruzione del mondo, per la musica ipnotica, per la capacità di parlare di curiosità e costo della conoscenza. Se vuoi un’avventura che non fa sconti ma sa essere di una bellezza feroce, è un’esperienza imprescindibile. Attenzione: non è per stomaci delicati. E se proprio ti piace soffrire, allora potresti trovare di tuo gradimento anche Heavenly Delusion (2023) per viaggio post-apocalittico tra meraviglia e incubo, e The Promised Neverland (2019) per innocenza tradita e fuga ad alta tensione.

  • 10 film d’animazione da vedere se hai amato “KPop Demon Hunters”

    10 film d’animazione da vedere se hai amato “KPop Demon Hunters”

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Diciamolo: KPop Demon Hunters è diventato un vero e proprio tormentone globale. Se non stai canticchiando “Golden” o "Soda Pop" o scrollando TikTok pieni di fan edit, probabilmente vivi in un bunker. Tra idol che combattono demoni tra una coreografia e l’altra, look da urlo e momenti da lacrimuccia, la serie ha conquistato tutti: dagli amanti del K-pop agli appassionati di anime, passando per chi non sa resistere a una protagonista che prende a calci gli inferi con i tacchi glitterati.

    Sei stanco di riguardarlo in loop nella speranza di un secondo film o guardare il vuoto cercando un senso alla tua vita? Niente panico. Ecco 10 film d’animazione che ti faranno rivivere la stessa adrenalina, lo stesso stile esplosivo e quell’irresistibile mix di musica, magia e girl power. Preparati a rimettere le cuffie e a salvare il mondo… con stile.

    Belle (Mamoru Hosoda, 2021)

    Suzu è una ragazza timida che nella realtà non riesce più a cantare; nell’universo virtuale “U” rinasce come Belle, diva luminosa seguita da milioni di utenti. Il film è da vedere perché trasforma la performance in terapia: ogni canzone è un passo verso la ricomposizione dell’identità, tra trauma, vergogna e desiderio di essere visti davvero. Visivamente è un trip ipnotico: folle digitali, scenografie oniriche, abiti-palcoscenico che sembrano couture d’alta moda; a far da contrappunto, l’intimità ruvida della vita quotidiana. Il parallelo con KPop Demon Hunters è naturale: il palco scintillante contro i demoni interiori, l’immagine pubblica da gestire, il peso del fandom e del controllo. Hosoda innesta inoltre un eco di “La Bella e la Bestia” per interrogare empatia e cura nell’era dei social. La colonna sonora è trainante, le sequenze-concerto hanno la potenza di un live pop, ma il cuore resta il percorso di una ragazza che usa la voce per ritrovare sé stessa – online e, finalmente, offline.

    Interstella 5555 (Kazuhisa Takenouchi, 2003)

    Questa gemma cult realizzata con i Daft Punk è un’esperienza audiovisiva totale: zero dialoghi, solo l’album “Discovery” a guidare il racconto di una band aliena rapita da un produttore terrestre e trasformata in prodotto da “fabbrica pop”. È imperdibile per chi ha amato KPop Demon Hunters perché condivide la stessa estetica iper-pop, l’attenzione alla performance e un sottotesto lucidissimo sullo sfruttamento dell’immagine delle star. In Interstella 555 il palcoscenico diventa campo di battaglia: tra concerti, inseguimenti spaziali e identità rubate, il film parla di libertà artistica e del prezzo della fama. Il character design glam e la regia psichedelica trasformano ogni traccia in un set-piece visivo. È un viaggio da vedere con il volume al massimo, capace di far vibrare cuore, occhi e orecchie con una potenza che dialoga perfettamente con le vibrazioni pop-action di Hana & co.

    Promare (Hiroyuki Imaishi, 2019)

    Colori acidi, linee squadrate, dinamismo da videoclip e un’idea di movimento che sembra esplodere fuori dallo schermo: Promare è un trip futuristico in cui i pompieri mecha dei Burning Rescue sfidano i Burnish, mutanti piromani tra rivoluzione e persecuzione. Per chi ha amato KPop Demon Hunters, in Promare ritroviamo l’energia “da palco”, le pose larger-than-life e un’epica pop che mette a fuoco il conflitto tra potere e giustizia, istituzioni e outsiders. L’estetica “sparata a mille”, le coreografie d’azione millimetriche e le musiche pulsanti ricreano la stessa scarica di adrenalina da live show. Anche senza una boy band, il senso di squadra, i costumi iconici e l’overacting pieno di carisma colpiscono come un hook orecchiabile. È puro spettacolo: 105 minuti che filano via come un singolo estivo in heavy rotation, tra ironia, pathos e fuoco (tantissimo fuoco).

    Macross Plus: Movie Edition (Shoji Kawamori, 1995)

    Se ti intriga la musica come arma e linguaggio universale, Macross Plus è un riferimento cruciale. In scena c’è Sharon Apple, popstar virtuale che diventa senziente e pericolosa, mentre due piloti rivali si sfidano tra dogfight aerei e un triangolo emotivo sospeso tra passato e tecnologia. L’intreccio tra palcoscenico e guerra, immagine e desiderio, macchina e umano anticipa con lucidità temi oggi centrali nell’industria idol. Proprio come KPop Demon Hunters, mette a nudo il lato oscuro del culto dell’immagine e il rischio di perdere sé stessi nell’ingranaggio dello spettacolo. Le performance olografiche ipnotiche, la colonna sonora sofisticata e l’animazione ibrida creano un’estetica cyber-pop che pare predire stan culture, AI e fandom globali. Visionario, elegante, ancora attualissimo: un ponte perfetto tra action high-tech e critica del mito pop.

    Paprika (Satoshi Kon, 2006)

    Onirico, conturbante, abbagliante: Paprika è un tuffo nei sogni dove identità e performance si sfumano fino a confondersi. La scienziata Atsuko/“Paprika” entra nei subconscî per curare i pazienti, ma un sabotaggio trasforma la città in una parata allucinata di simboli e desideri. Perché è ideale per chi ha amato KPop Demon Hunters? Perché, pur lontano dall’estetica idol, mette al centro metamorfosi, personae e lotta interiore tra ciò che mostriamo al pubblico e ciò che siamo davvero. Il montaggio fluido di Kon, che passa da una “scena” all’altra come da un set a un backstage, dialoga con la dimensione performativa del pop contemporaneo. È cinema che suona come un concept album: ogni sequenza è un “brano” visivo che spinge sulla percezione. Ne esci con la sensazione di aver assistito a uno show mentale grande quanto un’arena.

    Magical Girl Lyrical Nanoha: The Movie 1st (Takayuki Hamana, 2010)

    Dietro l’apparenza kawaii di un “magical girl movie” in Magical Girl Lyrical Nanoha: The Movie batte un cuore action sorprendentemente intenso. Nanoha, studentessa qualunque, scopre poteri straordinari e si ritrova a combattere per proteggere mondi e legami, tra beam-struggle spettacolari e scelte che pesano. Per i fan di KPop Demon Hunters torna la risonanza tra trasformazione, performance e sorellanza: la magia come messa in scena, la squadra come coreografia emotiva. Le sequenze di combattimento sono veri numeri da palco, con armi-bacchetta che ricordano light-stick e finishing moves “coreografate” come breakdance di luce. A rendere tutto più avvincente è la carica emotiva: sotto il glitter c’è un discorso maturo su empatia, sacrificio e identità. Un ponte perfetto tra estetica idol e azione sincera, capace di parlare tanto agli occhi quanto al cuore del pubblico.

    Nana (Morio Asaka, 2006)

    Sì, è una serie e non un film, ma sarebbe un delitto non citarla in un itinerario legato a musica, identità e sorellanza. Nana segue due giovani donne che condividono lo stesso nome e un appartamento a Tokyo: una insegue il successo con la sua punk band, l’altra cerca un amore capace di darle un posto nel mondo. È da vedere perché racconta la scena musicale come rito di passaggio emotivo: concerti, sale prove, backstage diventano specchi di desideri e fragilità. Proprio come in KPop Demon Hunters, il cuore sta nel legame tra ragazze che si sostengono (e a volte si feriscono) mentre l’industria mette a nudo pressioni, compromessi e solitudini. L’attenzione ai dettagli – look, testi, dinamiche di gruppo – rende ogni episodio una piccola canzone di crescita. Se ami storie di amicizie incandescenti, sogni che costano caro e palcoscenici che salvano e consumano, Nana ti entra nelle ossa.

    Perfect Blue (Satoshi Kon, 1997)

    Se K-Pop Demon Hunters ti ha colpito anche per le ombre del mondo idol, Perfect Blue è la discesa definitiva nel lato oscuro dell’immagine. Mima lascia una girl band per diventare attrice e si ritrova stretta tra stalking, doppi digitali e una psiche che si incrina. È da vedere perché, con la lucidità di un bisturi, Satoshi Kon anticipa l’ansia da performance 24/7, il giudizio dei fan e l’erosione dell’identità sotto i riflettori. Qui il palco non è liberazione, ma labirinto: reality e finzione si avvitano finché lo specchio non restituisce più certezze. Il parallelo con KPop Demon Hunters sta nel peso dell’immagine pubblica e nella battaglia interiore che ne deriva – solo che Kon toglie glitter e lascia il dolore nudo. Thriller psicologico magnetico, disturbante, ancora attualissimo nell’era dei social: guardarlo significa chiedersi quanto di noi resti nostro quando diventiamo un personaggio.

    Pretty Guardian Sailor Moon Cosmos: The Movie (Tomoya Takahashi, 2023)

    Il gran finale del nuovo ciclo di Sailor Moon è un’esplosione di energia cosmica e sentimento. Usagi affronta una minaccia intergalattica che mette in gioco tutto ciò che ama, mentre il team delle Guardian brilla in trasformazioni e combattimenti dal respiro epico. Pretty Guardian Sailor Moon Cosmos: The Movie è da vedere perché incarna il girl power in chiave visiva: palette sgargianti, pose iconiche, coreografie che sembrano numeri da palco. Come in KPop Demon Hunters, il legame tra ragazze è il vero “superpotere”: amicizia, lealtà, sacrificio diventano musica emotiva che regge l’azione. Il tono è più maturo, ma conserva la magia dell’originale, fondendo nostalgia e spettacolo in un unico abbraccio. Se ti hanno conquistato la sorellanza militante, i costumi-immagine e l’idea che la performance sia anche un atto d’amore e protezione, Cosmos è il capitolo stellare che stavi aspettando.

    Jujutsu Kaisen 0 (Sunghoo Park, 2021)

    Prequel potente e autonomo, Jujutsu Kaisen 0 segue Yuta, ragazzo schiacciato da una maledizione che impara a incanalarla in forza. Ne esce un racconto di formazione adrenalinico: scuola di stregoneria, maestri carismatici, compagni che diventano famiglia, scontri disegnati come coreografie dal respiro musicale. È da vedere perché ha la compattezza di un concerto “best of”: ritmo alto, picchi emotivi, assoli visivi che restano in testa. Il punto di contatto con KPop Demon Hunters sta nell’energia giovane, nell’idea di talento come responsabilità e nel modo in cui la squadra trasforma il trauma in slancio. Non c’è la componente idol, ma c’è lo stesso battito: amicizia, dolore, redenzione che si intrecciano a un’azione diretta, leggibile, spettacolare. Se cerchi cuori che battono forte mentre il buio avanza – e un finale capace di risuonare a lungo – è una visione perfetta.

  • L’universo di "The Boys": tutte le serie e spin-off da guardare in ordine

    L’universo di "The Boys": tutte le serie e spin-off da guardare in ordine

    Alessandro Zaghi

    Alessandro Zaghi

    Editor a JustWatch

    Quando uscì, nel 2019, in pochi conoscevano la storia di The Boys. Certo, il racconto ideato da Garth Ennis e Darick Robertson era già un cult tra gli appassionati di fumetti, ma quando dalle pagine si è passati al formato serie, ecco spuntare uno dei titoli più convincenti e appassionanti degli ultimi anni, senza ombra di dubbio. 

    Tra lo splatter e il black humor, tra satira affilata ed effetti speciali, The Boys ha preso il genere supereroistico e l’ha lanciato in direzioni prima impensabili, diventando un fenomeno globale fin dal primo episodio. E non è un caso se dal titolo originale sono iniziati a spuntare spin-off o prequel, arricchendo il mondo di The Boys di nuovi intrecci e personaggi. Niente di nuovo rispetto all’universo Marvel? Non proprio, qui i supereroi non sono i paladini senza macchia del MCU, ma star viziate, subdole, disposte a tutto pur di accrescere fama e potere. 

    Ogni stagione di The Boys ha aggiunto uno strato in più di cinismo, violenza e critica sociale, consolidando  la serie come una delle saghe più irriverenti degli ultimi anni. Ma come orientarsi tra stagioni, linee temporali e universi paralleli? Soprattutto ora che siamo in attesa del quinto (e ultimo) capitolo della saga – in arrivo per la seconda metà del 2026. Ecco quindi una guida completa, con tutte le serie e gli spin-off da guardare in ordine, per non perdere neanche un tassello della storia.

    1. The Boys – Stagione 1 (2019)

    Un debutto roboante, una serie che già dalle prime scene rapisce e convince, anche (e soprattutto) chi è solito storcere il naso davanti al genere supereroistico. Qui si ribalta il tavolo, i supereroi vengono ritratti in maniera spietata, super-influencer in mano a una multinazionale senza scrupoli. La trama conquista fin dall’inizio con un mix di dramma (la storia del protagonista Hughie), action, satira feroce e comicità tagliente. Un titolo volutamente sopra le righe, che non ha paura di andare oltre e stravolgere le regole, consigliatissimo per chi cerca una serie che spezzi gli schemi dei cinecomic tradizionali, un po’ come aveva fatto Watchmen al cinema. La prima stagione rimane forse il capitolo più potente della saga, certamente la più ricca di dark humor e colpi comici geniali – su tutti lo sketch in cui vengono citate le Spice Girls, di un altro livello.

    2. The Boys – Stagione 2 (2020)

    Con la seconda stagione cambia il registro, qui più oscuro e dalle tonalità più “politiche”, a tratti disturbante per quanto riesce a rispecchiare il mondo in cui stiamo vivendo, ovviamente esagerandone le storpiature. La volontà di potere dei supereroi si porta al centro della scena, con temi come l’eugenetica o la superiorità della razza, tra propaganda e social media utilizzati per manipolare le masse. Con questa stagione The Boys accentua i suoi tratti più satirici che verranno poi ripresi nei capitoli successivi, in cui il paragone tra il ciuffo biondo di Homelander e l’attuale presidente USA verrà sempre più esplicitato. È qui che la serie inizia a osare davvero sul piano sociale, portando a galla i lati più distopici della cultura pop contemporanea. Il ritmo è forse meno sorprendente rispetto alla prima stagione, ma guadagna in complessità e stratificazione. È consigliata a chi non cerca solo intrattenimento, ma anche uno specchio satirico del presente.

    3. The Boys Presents: Diabolical (2022)

    Con Diabolical il franchise cambia volto e sperimenta con l’animazione. Otto episodi brevi e indipendenti, ognuno con stili e toni diversi, esplorano lati del mondo di The Boys che nella serie principale restano solo accennati. Un format che ricorda la geniale Love, Death & Robots in quanto a libertà creativa, ma è pensata soprattutto per i fan già affezionati alla serie originale, per cui può risultare più come un “contenuto extra” che come un titolo a sé stante. Interessante per come riesce a esplorare i margini più nascosti della trama centrale, ma più che la storia qui a colpire è lo stile visivo. Un esperimento affascinante ma rimane comunque secondario, perfetti per gli amanti dell’animazione fuori dagli schemi e per i fan più sfegatati della serie.

    4. The Boys – Stagione 3 (2022)

    Nuova stagione, nuovo registro, dalla satira oscura si gira verso l’action, si infittisce la storia con nuovi personaggi e grandi ritorni, che vanno ad arricchire il ghigno già glaciale di Homelander, il supereroe più villain di sempre. Qui la serie spinge sull'acceleratore, con sequenze che prendono a piene mani dal genere splatter, esaltando le origini comics di The Boys, mentre la trama si arricchisce con colpi di scena continui che vanno a stravolgere le dinamiche buoni-cattivi (mai del tutto definite nella saga). Rispetto alla critica sociale della seconda stagione, qui si punta su tonalità più spettacolari e per questo risulterà più vicina ai fan del genere supereroi più tradizionale. Ma niente paura, perché se la terza stagione perde in profondità e in satira a favore dell’adrenalina, con la quarta stagione si torna in quella direzione, ma in maniera ancora più spietata.

    5. Gen V – Stagione 1 (2023)

    Seppur non ai livelli di tensione della storia principale, questo spin-off nasce da un’idea strepitosa, raccontare il mondo dei super prima che diventino super, ovvero della Godolkin University, una sorta di Hogwarts del mondo di The Boys, ma con tanta (tantissima) dose di ormoni e Comp V in più. Ovviamente nessun paragone con Harry Potter, nemmeno con la scuola per giovani mutanti di X-Men: qui ci sono indici di gradimento social, genitori manager, followers, graduatorie spietate e storie di crescita personale. E quindi l’ansia di essere accettati, la paura del giudizio altrui, la scoperta del proprio corpo e dei superpoteri, insomma, tutti gli elementi del teen drama, ma “potenziati”. Gen V è un prodotto pensato chiaramente per un pubblico più giovane, che tuttavia riesce a mantenere lo stampo di The Boys, tra cinismo, satira pungente e scene action tendenti allo splatter più ironico. Un esperimento molto più che riuscito, adatto a chi ama i teen drama, senza rinunciare al taglio irriverente e sopra le righe che caratterizza l’intero franchise. Forse meno impattante rispetto a The Boys, ma solida e capace di reggersi sulle proprie gambe.

    6. The Boys – Stagione 4 (2024)

    È con la quarta stagione che The Boys raggiunge il suo apice dark, tra super-dittatori, virus di sterminazione di massa, con i toni politici e distopici amplificati alla massima potenza. L’America è ritratta in maniera feroce, sull’orlo della guerra civile, i richiami alla politica statunitense contemporanea qui vengono più che esplicitati. Questa è una delle stagioni più intense anche se forse la più difficile da seguire, perfetta per chi ama i thriller e le distopie politiche, ma il lato più comico di The Boys ne soffre un po’, messo da parte per accentuare il lato satirico della serie. Rispetto alle stagioni precendenti qui il ritmo risulta più incostante e sembra soffrire dell’entrata in scena di tanti (forse troppi) nuovi personaggi. Poco male, perchè la faida tra Butcher e Homelander raggiunge l’apice (Karl Urban e Antony Starr, voto 10), con un colpo di scena nelle ultime scene che prepara alla resa dei conti finale. Perde un poì la freschezza degli inizi, a volte sempra calcare un po’ troppo la mano sulla critica sociale, ma l’asticella rimane comunque altissima.

    7. Gen V – Stagione 2 (2025)

    La seconda stagione di Gen V segna un cambio di passo, mettendo decisamente da parte le tonalità teen drama per portare al centro il doloroso percorso di formazione della protagonista, amplificato dal lutto per la perdita di Andre (conseguenza forzata per la tragica scomparsa dell’attore Chance Perdomo). La trama si avvicina sempre di più al nucleo centrale di The Boys, e Gen V perde molto dell’autonomia spin-off, con la spietata Vough e la sua follia eugenetica si sempre più presenti. A soffrirne è il ritmo scanzonato e ironico che aveva contraddistinto la prima stagione, dato che anche qui i binari si dirigonoverso l’oscurità verso cui aveva virato il filone principale. Un titolo che racconta di identità, che va in profondità, ma meno adatto per chi amava la leggerezza del capitolo precedente. Il risultato è una serie meno esplosiva ma più consapevole, capace di trasformare la perdita in motore narrativo e confermare che Gen V non era semplicemente il capitolo “teen-splatter”, ma un tassello necessario della saga.

  • 30 cartoni animati Disney che hanno fatto la storia del cinema d’animazione

    30 cartoni animati Disney che hanno fatto la storia del cinema d’animazione

    Alessandro Zaghi

    Alessandro Zaghi

    Editor a JustWatch

    L’infanzia di molti non sarebbe stata la stessa senza i cartoni animati della Disney. Generazione dopo generazione, questi gioielli dell’animazione continuano ad essere visti e rivisti dalle famiglie di tutto il mondo per la loro capacità di intrattenere i più piccoli e di farli immergere completamente in mondi nuovi e magici. Al tempo stesso, i cartoni sono importanti perché contribuiscono a sviluppare i diversi tipi di carattere che i bambini possono avere, mostrando episodi che vanno ad attivare diverse emozioni nello spettatore.

    Questa lista presenta i 30 cartoni animati Disney che non potete assolutamente lasciarvi scappare. Da classici del genere come La carica dei 101 e Biancaneve e i sette nani, a capolavori moderni che hanno mantenuto l’essenza Disney come Mulan e La principessa e il ranocchio, questi film d’animazione sono adatti a tutti. In più, sono perfetti per una serata in famiglia o per un viaggio nel passato a quando si era ancora bambini.

    Biancaneve e i sette nani (1938)

    Il film che ha dato inizio alla mitologia Disney. Con i suoi 83 minuti Biancaneve è stato il primo lungometraggio animato della storia e resta ancora oggi una pietra miliare del cinema. L’eleganza dei disegni, una delle cattive più cattive di sempre, i sette nani e la loro Ehi Oh!, qui è stato creato lo standard della fiaba animata. Certi momenti della trama stonano con la contemporaneità, per cui non tutti potrebbero apprezzare. Anche se non spettacolare come Cenerentola o La Bella e la Bestia, rimane comunque parte fondante nella storia dell'animazione, adatto soprattutto a chi cerca le atmosfere da favola pura. Un must per chiunque voglia riscoprire le origini della Disney.

    Pinocchio (1940)

    Pinocchio è uno dei film più antichi e profondi dello studio Disney. Dietro la favola del burattino che vuole diventare bambino si nasconde una storia che parla di crescita, dell’importanza di prendersi le prime responsabilità, anche quando tutto sembra andare in direzione contraria. Un capolavoro di animazione, all’avanguardia per i suoi tempi, basti pensare  alle sequenze con Mangiafuoco o la balena, frammenti di spettacolo puro hanno segnato l’immaginario di intere generazioni, anche se con un tono molto più cupo rispetto ad altri classici. Una fiaba che fa parte della cultura tutta, un film perfetto per chi cerca un racconto senza tempo, con un forte insegnamento etico. Adatto agli spettatori di tutte le età, dura appena 88 minuti.

    Fantasia (1940)

    Un esperimento unico, Fantasia è una sinfonia visiva che unisce musica classica e animazione. Dalla celebre sequenza con Topolino sulle note de L’apprendista stregone di Dukas, fino alla nascita della vita raccontata con Stravinskij, o il banchetto dionisiaco su La pastorale di Beethoven. È un film che va oltre la narrazione tradizionale, verso territori d’avanguardia e sperimentazione pura. Non è pensato per tutti i bambini, che con i suoi 124 minuti potrebbero trovarlo più lento rispetto a titoli come Peter Pan (per non parlare di quelli più contemporanei come Lilo & Stitch). Tuttavia rimane un’opera perfetta per gli appassionati di musica e arte visiva, uno dei film più innovativi mai prodotti dalla Disney.

    Dumbo (1941)

    Con Dumbo, la Disney racconta una storia commovente e sorprendentemente attuale: quella di un piccolo elefante emarginato per le sue orecchie enormi che impara a trasformare la sua diversità in un dono. È un film pensato soprattutto per i bambini, ma che spesso lascia il segno anche nei grandi con scene struggenti come quella della madre in catene. Più breve e rispetto a produzioni come Biancaneve o Il re leone (soli 64 minuti), ma proprio per questo più facile per i più piccoli. Una scelta perfetta per chi cerca un classico breve ma indimenticabile, i lacrimoni sono assicurati.

    Bambi (1942)

    Tra i film più delicati e struggenti della Disney, Bambi è una vera favola sulla crescita e sulla perdita. La scena della morte della madre ha traumatizzato generazioni, ma il film è anche un inno alla natura e all’amicizia. È consigliato a chi cerca un’esperienza più poetica e riflessiva, dai toni intimi e delicati, molto diversa dalla comicità di altri titoli con cui verranno trattati argomenti similari, come Toy Story o Lilo & Stitch. Una capolavoro di 70 minuti, anche per la resa animata degli animali della foresta, ovviamente umanizzati, ma impressionanti per come vengono ritratti nei movimenti – i primi passi del protagonista sono l’esempio perfetto. Per quella scena serviranno fazzoletti in abbondanza, ma sarà impossibile per i più piccoli non innamorarsi del cerbiatto più famoso nella storia del cinema.

    Cenerentola (1950)

    Tra le fiabe più iconiche di sempre, Cenerentola è un pilastro dell’immaginario Disney, magia pura, tra zucche trasformate in carrozza e la scarpetta di cristallo dimenticata a mezzanotte. Una storia tra le più conosciute, il tono è leggero, le atmosfere eleganti. È perfetto per chi ama le favole romantiche e i racconti più classici, anche se oggi la figura tipica della principessa Disney può risultare meno contemporanea rispetto a film come Mulan o Frozen. Con i suoi 74 minuti rimane imprescindibile per il suo ruolo nella storia dell’animazione, indimenticabile anche per la sua colonna sonora.

    Alice nel Paese delle Meraviglie (1951)

    Tra i film più visionari della Disney, Alice nel Paese delle Meraviglie è un viaggio surreale in un mondo fatto di nonsense, logica capovolta e personaggi memorabili come il Cappellaio Matto e lo Stregatto, fino allo ‘spinoff’ interno del Tricheco e il Carpentiere. È ideale per chi ama i racconti più eccentrici e meno lineari Alice, sia per trama che per stile di animazione, si differenzia da tutti gli altri titoli di questa lista, soprattutto da quelli tradizionali. È un titolo che conquista i bambini per i colori e la fantasia surreale, ma che diverte anche gli adulti per l’umorismo assurdo e le atmosfere psichedeliche. Con i suoi 75 minuti è perfetto per chi cerca un’esperienza Disney decisamente fuori dagli schemi.

    Le avventure di Peter Pan (1953)

    Tra i titoli più conosciuti della filmografia Disney, Peter Pan  è il simbolo del desiderio di non crescere mai. Con i Darling che volano verso l’Isola Che Non C’è e il duello eterno con Capitan Uncino, il film resta tra i più amati dai bambini. È perfetto per chi cerca una storia d’avventura leggera, con un tocco nostalgico che parla anche agli adulti. Rispetto a film più cupi come Il gobbo di Notre Dame, qui regna l’allegria, anche se oggi alcune rappresentazioni culturali risultano datate e stereotipate. Un classico di 77 minuti da vedere per riscoprire il senso di libertà dell’infanzia.

    Lilli e il vagabondo (1955)

    Romantico e tenero, Lilli e il vagabondo è ricordato soprattutto per la celebre scena degli spaghetti, ma è molto di più: una storia sul contrasto tra sicurezza e avventura, tra il nido dell’infanzia e la strada della crescita, pronta ad attenderci là fuori. Con i suoi 76 minuti è perfetto per chi ama i racconti con animali protagonisti, capace soprattutto di toccare un tema spinoso da spiegare ai più piccoli, come le differenze sociali e i muri di apparenza che possono creare durante l’infanzia, sempre con sorprendente delicatezza. Qui il tono è più intimo, per certi versi può ricordare un altro grande capolavoro come Gli Aristogatti. Una scelta ideale per una serata leggera e romantica.

    La bella addormentata nel bosco (1959)

    Un classico che unisce l’eleganza tipica delle favole disneyane a sfumature oscure. La bella addormentata nel bosco resta celebre per il suo stile visivo ispirato all’arte medievale e per Malefica, una delle villain più iconiche di sempre tanto da prendersi anche un remake a lei dedicato, Maleficent (2014) . Un film solenne di 75 minuti, che incanta con la sua estetica da fiaba pura. Perfetto per chi ama i racconti classici con un tocco gotico, è consigliato soprattutto agli appassionati delle principesse Disney più tradizionali.

    La carica dei 101 (1961)

    Il titolo più cinefilo nella storia del cinema, tra i più divertenti del catalogo Disney, La carica dei 101 è un’avventura che unisce romanticismo, comicità e un pizzico di tensione grazie all’entrata in scena dell’unica e inimitabile Crudelia De Mon, vera protagonista del film. È ideale per famiglie con bambini, ancor di più se in famiglia avete animali – Pongo, Peggy e tutti i cuccioli sono ancora oggi tra i personaggi  più amati nell’animazione. Rispetto a Pinocchio, qui il tono è molto più leggero anche nelle scene potenzialmente più forti, la trama regala colpi comici continui, soprattutto con il duo Gaspare e Orazio. La colonna sonora, e la hit dedicata alla villain più cool di sempre, fanno di questo titolo uno dei pilastri portanti della magia firmata Disney. Anche in questo caso la durata di 80 minuti aiuta a non perdere il ritmo.

    Il libro della giungla (1967)

    Uno dei classici più irresistibili, Il libro della giungla conquista tutti, tra la sua animazione spettacolari e una colonna sonora tra le più amate, dal jazz di Re Luigi a Lo stretto indispensabile di Baloo. È perfetto per i bambini, ma anche per chi ama le atmosfere da musical tipiche dei classici firmati Disney. Rispetto a film più drammatici come Bambi o Il gobbo di Notre Dame, qui il tono è decisamente leggero, 78 minuti di divertimento puro. Un film che resta tra i più amati nelle visioni in famiglia, con un’energia che lo rende senza tempo.

    Robin Hood (1973)

    Tra i classici più amati dagli anni ’70, Robin Hood porta sullo schermo la celebre leggenda inglese. Nonostante un’animazione meno raffinata rispetto ai grandi classici precedenti, il film è rimasto nel cuore di generazioni per il suo tono allegro e scanzonato e un ritmo comico difficilmente eguagliabile, dall’amicizia tra Robin e Little John fino al principe mammone, o ancora lo sceriffo e i suoi scagnozzi fino all’inimitabile Lady Cocca. Perfetto per famiglie e bambini, conquista con scene iconiche come il torneo di tiro con l’arco e la colonna sonora diventata cult (“Oo-De-Lally”). Con i suoi 83 minuti, è l’ideale per chi cerca un Disney divertente e avventuroso.

    La sirenetta (1989)

    Con La sirenetta inizia ufficialmente il cosiddetto “Rinascimento Disney”. Ariel è una protagonista ribelle e sognatrice che ha reso il film amatissimo dalle adolescenti, ma anche dai più piccoli grazie a personaggi come Sebastian e Flounder. La colonna sonora è tra le più memorabili e ancora oggi In fondo al mar resta un inno del cinema d’animazione. Rispetto a titoli come Cenerentola o Biancaneve, qui la principessa è ritratta più a tutto tondo, preambolo di ciò che sarà con La Bella e la Bestia. Con i suoi 83 minuti, questo è il titolo ideale per chi cerca romanticismo, magia e musica in puro stile Disney anni ’90.

    La bella e la bestia (1991)

    Primo film d’animazione nella storia ad candidato all’Oscar come Miglior Film, La bella e la bestia è un classico che unisce romanticismo a una riflessione profonda su come l’apparenza talvolta possa ingannare, il tutto impreziosito dalle atmosfere gotiche del castello. Belle è una delle eroine più moderne del catalogo Disney: colta, indipendente e capace di guardare oltre l’aspetto esteriore. Un titolo importante, per come si distanzia dallo stereotipo della principessa Disney, con un tono leggero, perfetto per chi ama le storie romantiche e i musical, con canzoni diventate leggenda come Stia con noi, sottofondo della scena più spettacolare del film. Dura 84 minuti.

    Aladdin (1992)

    Negli anni ’90, Disney ha ridefinito il proprio immaginario, e Aladdin ne è uno degli esempi più brillanti. Ambientato ad Agrabah tra atmosfere da Mille e una notte, è una storia di avventura, amore e magia, resa indimenticabile dal Genio doppiato da Robin Williams (in italiano da Gigi Proietti). È un film perfetto per chi ama i musical ricchi di comicità, le gag sono continue e i momenti drammatici sono praticamente assenti (scongiurato il pericolo Bambi o Re Leone). La sua colonna sonora, vincitrice di premi Oscar, resta tra le più amate di sempre. Con la sua durata di 90 minuti, questo film è tra i più consigliati per la visione in famiglia, perfetto anche per chi vuole riscoprire l’ironia Disney al suo massimo livello.

    Il re leone (1994)

    Forse il film più spettacolare della Disney moderna, Il re leone ha segnato un’intera generazione con la sua storia crescita, coraggio, con il percorso del protagonista per ritrovare se stesso. Simba, Timon e Pumbaa restano tra i personaggi più amati dal pubblico, e la colonna sonora di Elton John e Hans Zimmer ha fatto la storia del cinema (per non parlare della hit Hakuna Matata). Un avventura epoca, paesaggi mozzafiato, inquadrature come mai se ne erano viste prima – la scena iniziale con la prospettiva dalle ali di Zazu in volo è cinema puro. Seppure non manchino i momenti drammatici (tratto tipico dei film Disney) è un film adatto a tutta la famiglia, perfetto per i bambini, soprattutto nel racconto del ciclo della vita, vero perno attorno a cui ruota trama. Non sarà il film più adatto per affrontare con i bambini un tema spinoso come la perdita (per quello consigliamo Coco), ma l’importanza della memoria viene portata in scena splendidamente. Il lavoro maestoso di 90 minuti circa.

    Pocahontas (1995)

    Un film che punta sul messaggio ecologista e sul rispetto tra culture diverse. Pocahontas è ricordato per la sua protagonista forte e per le canzoni epiche come I colori del vento. Il carattere della protagonista può ricordare un’altra “principessa” Disney non convenzionale come Mulan, tuttavia qui c’è meno azione ma decisamente più poesia e riflessione, con paesaggi mozzafiato che sembrano dipinti. Il ritratto delle foreste americane è solenne e maestoso, simile alla savana de Il re leone, uscito lo stesso anno. ha È perfetto per chi ama i racconti romantici e per chi cerca una storia che parli di dialogo e convivenza. Ideale anche per adolescenti e adulti, grazie al tono più maturo. Dura 81 minuti.

    Il gobbo di Notre Dame (1996)

    Uno dei film Disney più maturi e complessi, Il gobbo di Notre Dame affronta temi come l’emarginazione e la discriminazione. La storia di Quasimodo è una delle più drammatiche portata in scena da Disney, ottimamente bilanciata dai momenti comici,  una colonna sonora imponente e riprese aeree mozzafiato (l’apertura sulla cattedrale è da brividi). È consigliato a chi vuole un film intenso, dalle atmosfere più cupe rispetto a Hercules o Aladdin, adatto a tutta la famiglia. Forse potrebbe non il titolo più facile per i bambini più piccoli, ma con i suoi 91 minuti rimane un capolavoro da riscoprire.

    Hercules (1997)

    Uno dei film più divertenti del catalogo Disney, Hercules porta sullo schermo la mitologia greca con un tono pop e spassoso. Le muse narranti, l’idea geniale dello stile grafico ispirato ai vasi antichi, un villain irresistibile come Ade, un co-protagonista come Filottete, questo è un film imperdibile, perfetto per i bambini e adulti. Consigliato a chi cerca un classico meno romantico ma più brillante, tra decine di gag e un ritmo comico che lo rende uno dei titoli più godibili tra quelli inclusi in questa lista, 93 minuti che passeranno in un attimo. 

    Le follie dell’Imperatore (2000)

    Tra i titoli più sorprendenti e fuori dagli schemi della Disney, Le follie dell’Imperatore rompe con le fiabe romantiche e si lancia in una pura commedia slapstick. Kuzco, imperatore viziato trasformato in lama, vive un’avventura grottesca piena di gag, supportato da personaggi irresistibili come Kronk e l’antagonista Yzma. È ideale per chi ama un umorismo più moderno e irriverente, lontano dall’atmosfera solenne de Il gobbo di Notre Dame o dal romanticismo de La Bella e la Bestia. Con i suoi 78 minuti scorre velocissimo e, più che un film per bambini, è una commedia capace di divertire anche adolescenti e adulti. Oggi è riscoperto come cult, soprattutto da chi cerca un Disney ironico e alternativo.

    Il pianeta del tesoro (2002)

    Forse il titolo più sottovalutato della Disney. Il pianeta del tesoro rilegge il classico di Stevenson in chiave fantascientifica, con vascelli spaziali e un rapporto emozionante tra Jim Hawkins e il cyborg Silver. È perfetto per adolescenti e per chi cerca un’avventura diversa dal solito, lontana dalle fiabe disneyane più classiche, con un’atmosfera sci-fi più vicina a titoli come Atlantis (2001) o. Non ebbe grande successo al cinema, ma oggi è considerato un cult per la sua animazione mista 2D/3D e per la colonna sonora. Dura 95 minuti ed è l’ideale per chi ama i film d’avventura futuristici.

    Lilo & Stitch (2002)

    Con il suo mix perfetto di comicità e momenti strappalacrime, Lilo & Stitch è la storia di un’amicizia tra una bambina hawaiana e un esperimento alieno fuori controllo. A differenza dei classici con principesse, è un film che parla di appartenenza, di “ohana”, la famiglia che ci si sceglie. Amatissimo anche dagli adulti, è perfetto per chi vuole un titolo Disney più moderno e alternativo, con un tocco di fantascienza e tanta ironia, con i suoi 85 minuti è uno dei film più riusciti tra quelli usciti negli anni ‘2000.

    La principessa e il ranocchio (2009)

    Con questo film, Disney è tornata all’animazione 2D tradizionale dopo le prime sperimentazione in CGI. La principessa e il ranocchio è ambientato a New Orleans e unisce jazz, magia e una protagonista come Tiana, personaggio decisamente contemporaneo e lontano dallo stereotipo della tipica “principessa DIsney”.  È perfetto per chi ama le atmosfere musicali e preferisce le eroine determinate: rispetto a Cenerentola, qui la protagonista non aspetta la magia, ma lavora per i propri sogni. È un omaggio alle origini Disney, ma con un tocco moderno e multiculturale. Dura 97 minuti.

    Rapunzel – L’intreccio della torre (2010)

    Un titolo che segna l’inizio della nuova era digitale della Disney. Rapunzel combina animazione 3D con le tonalità da musical classico, e una protagonista contemporanea, in linea con il nuovo corso inaugurato dalla casa di produzione nei suoi titoli più recenti. È perfetto per chi ama le fiabe tradizionali ma rivisitate in chiave moderna e, rispetto a Frozen, qui c’è più ironia e avventura. Adatto a tutta la famiglia, con i suoi 100 minuti è una delle storie più fresche e coinvolgenti del catalogo.

    Frozen (2013)

    Uno dei più grandi fenomeni moderni della Disney, Frozen ha conquistato il mondo con la hit Let It Go e con le avventure delle sorelle Elsa e Anna, simboli di indipendenza e legame familiare. È perfetto per bambini e famiglie, ma anche per adolescenti che amano i musical emozionanti. Rispetto a classici come La bella addormentata o Biancaneve, qui il focus non è sul principe azzurro ma sul potere dei legami familiari. Con i suoi 102 minuti, questo è uno dei film più influenti degli ultimi anni, capace di parlare a più generazioni.

    Big Hero 6 (2014)

    Un mix di supereroi e sentimento, Big Hero 6 è ambientato in una futuristica San Fransokyo e racconta la storia il giovane Hiro e il robot Baymax. È film perfetto per i bambini, ma anche per gli adolescenti appassionati di fumetti e tecnologia, ma capace anche di conquistare anche gli adulti con il suo messaggio sulla perdita e sul valora dell’amicizia. Lontano dalle tradizionali fiabe Disney, Big Hero 6 si avvicina molto di più all’azione in stile Marvel e alle atmosfere anime. Dura 102 minuti ed è una scelta ideale per chi cerca un titolo Disney più vicino al mondo dei comics.

    Zootropolis (2016)

    Un film che ha rivoluzionato l’animazione Disney recente. Zootropolis non è solo una commedia con animali antropomorfi, ma anche una riflessione sulla società, i pregiudizi e la convivenza. Judy Hopps e Nick Wilde formano una coppia iconica, capace di conquistare bambini e adulti. È perfetto per chi cerca un titolo intelligente, ricco di humour ma anche di messaggi profondi. Lontano dalle atmosfere da fiaba classica, la storia si sviluppa in un mondo che riflette il nostro. Dura 108 minuti.

    Oceania (2016)

    Con le canzoni di Lin-Manuel Miranda e una protagonista che incarna il desiderio di indipendenza e di trovare un proprio posto nel mondo. Oceania racconta il viaggio di Vaiana tra oceani, mostri mitologici e leggende polinesiane. È una celebrazione dell’avventura e della cultura del Pacifico, perfetta per chi ama i musical e le storie di viaggio. È un racconto che arla di legami, con l’ambiente che ci circonda, con la famiglia, il tutto attraverso un avventura spettacolare, visivamente tra le più maestose portate in scena da Disney. Dura 107 minuti ed è perfetto per una visione in famiglia.

    Encanto (2021)

    Tra i titoli più recenti, Encanto ha conquistato tutti con la storia della famiglia Madrigal, ognuno con un dono speciale… tranne la protagonista Mirabel. È perfetto per bambini, ma colpisce anche gli adulti con il suo messaggio sull’importanza di accettarsi e di non sentirsi “meno” degli altri. Un film consigliato anche agli amanti dei musical, con la sua colonna sonora firmata da Lin-Manuel Miranda, una delle più riuscite del catalogo Disney contemporaneo insieme a Coco. Un coloratissimo mix di comicità e sentimenti, in cui ogni personaggio ha un suo spazio nello sviluppo della trama, con i suoi 102 minuti questo film è già un cult dell’animazione moderna.

  • 10 film da vedere assolutamente almeno una volta nella vita

    10 film da vedere assolutamente almeno una volta nella vita

    Andrea Ballerini

    Andrea Ballerini

    Editor a JustWatch

    La storia del cinema è piena di film che devono essere visti a tutti i costi. Queste pellicole, più o meno famose, hanno saputo distinguersi dalle altre per svariati e differenti motivi, riuscendo a esprimere appieno la forza del cinema con la “C” maiuscola. Alcuni di questi film sono ricordati ed ammirati tutt’ora per la loro forza narrativa, mentre altri hanno sbalordito il pubblico con uno spettacolo visivo inimmaginabile. Non mancano poi quelle pellicole che si sono distinte per l’innovazione che hanno apportato alla settima arte.

    Questa lista contiene 10 film da vedere assolutamente che non possono lasciare delusi gli amanti del grande cinema, ma neppure coloro che si avvicinano a questo magico mondo per la prima volta. I film sono elencati in ordine cronologico di uscita e l’elenco non rappresenta una classifica. I criteri di scelta sono stati l’impatto nell’industria del cinema, la forza visiva e la potenza delle storie trattate.

    1. Quarto potere (1941)

    Quarto potere è il film più vecchio della lista, ma la sua posizione potrebbe rispecchiare il valore di questo titolo. L’esordio da regista di Orson Welles è considerato tra i film più belli di sempre, forse IL migliore della settima arte. Il poliedrico artista statunitense gira ogni scena come se fosse un regista navigato, posizionando la camera dove nessuno mai l’aveva fatto. In Quarto potere (1941), Welles è anche protagonista nei panni del magnate Charles Foster Kane. La drammatica storia di un personaggio al di sopra delle righe è una parabola della tortuosa e poco limpida strada verso il successo, ovvero il sogno americano. Anche se gli amanti di film più moderni potrebbero storcere il naso, l’esordio di Welles è un must che nessuno, dico nessuno, si deve perdere.

    2. Anatomia di un rapimento (1963)

    Altro film in bianco e nero, altro film di un maestro del cinema. Anatomia di un rapimento di Akira Kurosawa non ha samurai come protagonisti, né è ambientato nel medioevo giapponese. Il thriller si concentra su un rapimento con riscatto e vive della tensione psicologica che la trama sprigiona. Come per Quarto potere (1941), troverete una fotografia in bianco e nero mozzafiato e movimenti di macchina eccelsi. Per gli amanti di polizieschi tesi e senza respiro, Anatomia di un rapimento (1963) sarà come una manna dal cielo. Allo stesso tempo, la visione dà la possibilità di gustare Kurosawa in un’ambientazione moderna e differente dai suoi film più famosi come I sette samurai (1954). 

    3. La montagna sacra (1973)

    La montagna sacra è un’esperienza psichedelica imperdibile. Il cult di Alejandro Jodorowsky è un caleidoscopio di colori e un’opera visionaria sul senso della vita. Consiglio la visione di questa gemma a tutti quelli che cercano un film sperimentale che non annoi. La montagna sacra (1973) è, anche, un grande esempio della libertà artistica concessa ai registi negli anni ‘70. Bisogna ammettere, però, che Jodorowsky non fa per tutti. Le sue visioni oniriche e surreali sono, a volte, sanguinose, con un gusto artistico per il macabro e disgustoso. Tutto sommato, però, questo cult anni ‘70 rimane una visione quasi obbligatoria per essere testimoni della potenza vera del cinema. Se Stati di allucinazione (1980) ed Enter the Void (2009) sono i vostri film, La montagna sacra (1973) formerà con essi un grande trittico.

    4. Fa' la cosa giusta (1989)

    Molti sono i film di Spike Lee che potrebbero appartenere a questa lista. Tuttavia, Fa' la cosa giusta mi è sembrata la scelta più azzeccata, essendo il film che cattura in un attimo il senso cinematografico di Lee. La pellicola combina momenti esilaranti con sequenze dal forte carattere drammatico. La vena sociale pervade la trama ed è sbattuta sullo schermo senza allegorie, ma in maniera diretta e schietta. Infine, la fotografia variopinta con colori vividi complementa l’ambientazione della storia, ovvero un caldo giorno d’estate a Brooklyn. La cosa migliore sarebbe guardare Fa' la cosa giusta (1989) e poi passare direttamente a L'odio, altro film nella lista e classico antirazzista.

    5. Hong Kong Express (1994)

    Se avete amato i colori vivaci de La montagna sacra (1973) e Fa' la cosa giusta (1989), Hong Kong Express vi lascerà a bocca aperta ancora una volta. Il classico di Wong Kar-wai è uno spettacolo per gli occhi. La fotografia di Christopher Doyle e Andrew Lau esalta il paesaggio urbano di Hong Kong ricco di luci artificiali e al neon, creando un’atmosfera da sogno a occhi aperti. Le due storie d’amore raccontate nella pellicola sono quasi un contorno all’esperienza visiva. Non sperimentale come La montagna sacra (1973), Hong Kong Express (1994) è comunque un altro titolo dal forte carattere autoriale che potrebbe non soddisfare chi cerca un film più diretto.     

    6. L'odio (1995)

    L'odio (1995) chiude il trittico di film in bianco e nero con Quarto potere (1941) e Anatomia di un rapimento (1963). Allo stesso tempo, come questi due film miscela forma e sostanza come pochi altri titoli nella lista. Ventiquattro ore nelle vite di tre ragazzi provenienti da una banlieue parigina sono l’occasione per affrontare temi legati alle differenze sociali, al riscatto e al razzismo sistemico. Pur essendo un film sociale, L'odio (1995) sviluppa la trama senza forzare nessun messaggio, ma mostrando in maniera diretta la problematica quotidianità dei personaggi principali. Le prove attoriali dei tre attori –Vincent Cassel, Hubert Koundé e Saïd Taghmaoui– sono la ciliegina sulla torta. Da non perdere per i fan di City of God (2002) e Athena (2022).

    7. Erin Brockovich - Forte come la verità (2000)

    Ci sono film come Hong Kong Express (1994) dove l’aspetto estetico è il cardine della visione. Erin Brockovich - Forte come la verità, al contrario, mette in primo piano i personaggi e la storia. Il cinema è anche questo, un’opportunità per farsi trascinare dal racconto di vite reali. Il magnifico film di Steven Soderbergh vede Julia Roberts interpretare Erin Brockovich, assistente legale che scopre uno scandalo relativo all’operato della Pacific Gas and Electric Company. Una storia da film così non poteva che essere trasposta. Il film di Soderbergh si fonda sulla prova immensa di Julia Roberts nei panni della tenace e intelligente Brockovich. Se cercate drammi legali come Cattive acque (2019) e Insider - Dietro la verità (1999), Erin Brockovich - Forte come la verità (2000) fa per voi.

    8. Cosmopolis (2012)

    Con Cosmopolis voglio azzardare. Il film di David Cronenberg è uno dei più sottovalutati della sua filmografia, oltre a essere uno dei più divisivi. Robert Pattinson è Eric Packer, un miliardario giovanissimo che ha appena avuto una giornata no in borsa. Per tirarsi su, decide di attraversare New York con la sua limousine per andare a tagliarsi i capelli. Tanti sono i motivi per vedere Cosmopolis (2012). Pattinson regge il film in maniera impeccabile, donandoci una delle sue performance più riuscite. L’ambientazione, quasi interamente all’interno della limousine, è qualcosa di diverso rispetto al solito e potrebbe intrigare chi è rimasto colpito da un film come Locke (2014). Infine, i dialoghi la fanno da padrone restituendoci un film cerebrale, dove ogni parola e ogni dettaglio contano.  

    9. Vizio di forma (2014)

    Vizio di forma miscela la tensione di Anatomia di un rapimento (1963) con i tocchi psichedelici de La montagna sacra (1973). Questo neo-noir con Joaquin Phoenix porta lo spettatore negli Stati Uniti paranoici degli anni ‘70. Vizio di forma (2014) è da vedere assolutamente per la prova magistrale dell’attore nei panni di Larry Sportello, detective privato hippie. Seppur complessa, la trama rimane avvincente e ricca di colpi di scena, per chiunque riesca a seguirne gli sviluppi. Infatti, il ritmo pacato e l’intersecarsi delle sottotrame crea un effetto annebbiato che richiama la vita “alterata” del protagonista. Altro punto di forza della pellicola è l’aspetto estetico, con un fotografia che richiama i migliori film anni ‘70. Combinate Vizio di forma (2014) con Il lungo addio (1973) e con Under the Silver Lake (2018) per triplicare gli effetti psichedelici.

    10. Babylon (2022)

    Come per Cosmopolis (2012), la scelta di Babylon potrebbe non essere popolare. Il film di Damien Chazelle, infatti, non aveva avuto una grande performance al box office, non riuscendo neanche a pareggiare l’investimento economico. Quando si tratta di cinema, però, la vendita dei biglietti non sempre è l’unica cosa che conta. Vi consiglio Babylon (2022) perché è una lettera d’amore alla settima arte. È un’epopea caotica che vi porta direttamente sul set e che esplora le pazze vite di tutte quelle persone che ruotano attorno al cinema. Non solo, Babylon (2022) è anche uno spettacolo tecnico, con movimenti di macchina ambiziosi e una fotografia mozzafiato in ogni ambientazione. Le tre ore e nove minuti di durata, tuttavia, potrebbero non convincere alcuni spettatori.

  • Gli 8 migliori film di rapine di tutti i tempi

    Gli 8 migliori film di rapine di tutti i tempi

    Andrea Ballerini

    Andrea Ballerini

    Editor a JustWatch

    Il film di rapine più bello di tutti i tempi ha compiuto trent’anni nel 2025. Sembra da arroganti decretare che non ci sarà mai più un film che catturi appieno l’adrenalina di svaligiare una banca. Aspettate però di arrivare alla fine di questa lista e, forse, sarete d’accordo con me. Conosciuti in America come “heist movies”, i film di rapine combinano un ritmo pulsante con sceneggiature all’insegna di colpi di scena e… in banca. Inoltre, sono ricche di prove magistrali di attori come Paul Newman ne La stangata (1973) o di Alain Delon ne I senza nome (1970).

    Visto l’anniversario, ci sembrava buona cosa proporvi i migliori film di rapine che potete trovare sui servizi streaming. Questa lista prende in considerazione non solo classici del genere e cult che continuano a esprimere la loro potenza, ma anche moderni esempi che hanno dimostrato l’immortalità del genere. Il ranking è ordinato in base al realismo delle scene di rapina nelle varie pellicole. Per questo motivo, non aspettatevi film dagli stili “esagerati” come Ocean's Eleven - Fate il vostro gioco (2001) o Le iene (1992). Inoltre, queste pellicole sono le migliori a catturare lo spirito anticonvenzionale e anticonformista del rapinatore.

    8. Point Break - Punto di rottura (1991)

    Point Break - Punto di rottura si posiziona all’ultimo posto di questa lista per la premessa altisonante di un gruppo di surfisti che si dedicano alle rapine. Nonostante questa pecca, il realismo ritorna protagonista durante le sequenze delle rapine. Tempi cronometrati, movimenti studiati nei minimi dettagli, controllo in un momento di caos. La regia superba di Kathryn Bigelow dona quel tocco di realismo in più, con un largo uso della camera a mano. Questo cult anni ‘90 con Keanu Reeves e Patrick Swayze è perfetto per gli amanti dei film action senza fronzoli. Una menzione speciale va alla colonna sonora dal ritmo rock e alla performance di Swayze, impeccabile nel portare sullo schermo l’antieroe di Bodhi. 

    7. Hell or High Water (2016)

    Hell or High Water vanta una sceneggiatura solida che mischia il film di rapine con un’atmosfera da western. Due fratelli devono salvare il ranch di famiglia dalla Texas Midlands Bank. Per farlo decidono di procurarsi il denaro necessario rapinando le filiali della stessa banca. Nonostante alcuni elementi da commedia, simili a Point Break (1991), che vanno a smussare il tono realistico, Hell or High Water (2016) contiene svariate scene di rapine dal sapore autentico. Un’eccezione va fatta per il secondo furto. Qui commedia e realismo vanno a braccetto, con un civile dall’età avanzata che brandisce il suo ferro per cercare di sventare il colpo. Non potremmo aspettarci di meno dal Texas.

    6. Drive (2011) 

    Il film che ha consacrato il regista Nicolas Winding Refn, Drive è memorabile per svariati motivi. L’aura ribelle di Ryan Gosling nei panni del protagonista senza nome. La sua iconica giacca bianca con uno scorpione sulla schiena. La colonna sonora synthwave che ha fatto impazzire milioni di ascoltatori. Tutto questo, però, ci fa forse dimenticare il forte realismo che si percepisce durante le scene di rapina. Tutti si concentrano, giustamente, sulla scena che apre il film, con Gosling che guida in una magica Los Angeles notturna. Tuttavia, è la drammatica sequenza della rapina effettuata da Standard (Oscar Isaac) a far guadagnare a Drive (2011) la classifica. Pur mostrando solo le conseguenze dell’atto, Refn mette in primo piano la tensione che si prova a trovarsi in una situazione del genere.

    5. Johnny il bello (1989)

    Johnny il bello è uno dei film meno considerati del regista americano Walter Hill. Il film si posiziona al quinto posto perché il realismo delle rapine non si esprime anche sul lato psicologico. I personaggi, infatti, appaiono come se usciti da un western anni ‘50, tutti d’un pezzo e senza ampie sfumature. Nonostante ciò, la rapina iniziale è da storia del cinema. Dal montaggio all’uso perfetto della camera a mano, la sequenza si sviluppa armoniosamente come un valzer. Johnny il bello (1989) è perfetto per tutti gli amanti dei film crime dal sapore retrò. Per questo motivo, risulterà di più difficile visione per tutti quelli a cui non piacciono i film più datati.

    4. Strade violente (1981)

    Michael Mann lo ritroveremo anche più avanti nella lista. Il suo esordio come regista, Strade violente con James Caan e Jim Belushi, è tra i più folgoranti che abbiate mai visto. Mann mischia uno stile visivo che esalta i neon delle grandi città con una storia autentica e aderente alla realtà. Ci sono sia la forma che la sostanza, in poche parole. Il realismo di Mann è ormai leggenda e, per Strade violente (1981), il regista ha ingaggiato veri rapinatori come consulenti sul set. Per questo motivo, Caan viene filmato mentre apre realmente la cassaforte nella prima scena. Strade violente (1981) è ultra consigliato per gli amanti dei neo-noir, dei film visivamente stilosi e di coloro che vogliono imparare ad aprire una cassaforte con una lancia termica.

    3. Gangster Story (1967)

    Gangster Story è il primo film del podio e, come gli altri due dopo di esso, è basato su una storia vera. Quella di Bonnie e Clyde, iconici amanti e rapinatori durante la Grande Depressione. I due sono interpretati sullo schermo da Faye Dunaway e Warren Beatty. Il film di Arthur Penn è unanimemente considerato uno degli antesignani del movimento della Nuova Hollywood. Come per Johnny il bello (1989), il film farà storcere il naso agli spettatori che non sono abituati ai film vecchi. Tuttavia, Gangster Story (1967) è una pietra miliare del genere heist. Il realismo che infonde Penn riguarda soprattutto le scene più violente durante le sequenze delle rapine. Il regista, infatti,  non risparmia il sangue e lo mostra senza distogliere l’obiettivo, cosa impensabile per l’epoca.

    2. Quel pomeriggio di un giorno da cani (1975)

    Quel pomeriggio di un giorno da cani è uno dei tanti capolavori di Sidney Lumet. Il regista porta sullo schermo la vera rapina intentata da John Wojtowicz (Al Pacino con il nome di Sonny Wortzik) per pagare un’operazione di riassegnazione di genere alla persona amata. In questo caso, la scena della rapina si protrae per l’intera durata del film, 125 minuti. Quel pomeriggio di un giorno da cani esprime il suo realismo attraverso una sapiente miscela di thriller e commedia. I rapinatori sono degli amatori e il caos scatenato dalle loro azioni lascia confusi non solo i dipendenti e i clienti della banca, ma anche loro stessi. Questo elemento, oltre a creare scene oltremodo divertenti, dona un tocco di realismo inaspettato. Le performance di Al Pacino e del suo complice John Cazale rimangono tra le migliori mai viste prima.

    1. Heat - La sfida (1995)

    Se siete arrivati fin qui, avrete scoperto qual è il miglior film di rapine di sempre. Viste la precisione e l’autenticità di Strade violente (1981), Heat - La sfida di Mann non poteva che alzare il tiro. Con un cast stellare composto da Robert De Niro, Al Pacino, Val Kilmer, Danny Trejo, Tom Sizemore e Amy Brenneman, questo heist movie ha tutti gli ingredienti per essere il migliore. Le scene di rapina sono impeccabili, soprattutto quella a metà film in una banca di Los Angeles. L’epica sparatoria che ne segue è talmente accurata che la sequenza dove Kilmer ricarica il suo fucile viene mostrata ai Marines durante l’addestramento. Come sempre, la scelta di avvalersi di veri criminali come consulenti ripaga ancora una volta il regista. Il lato psicologico che Mann infonde alla sceneggiatura farà felici i fan di personaggi complessi e pieni di sfumature. 

6 7 8

301-350 / 737

JustWatch | Il motore di ricerca streaming
We are hiring!
© 2026 JustWatch Tutti i contenuti esterni rimangono di proprietà dei rispettivi proprietari (3.13.0)

Top 5 film

  • I peccatori
  • Una battaglia dopo l’altra
  • Hamnet - Nel nome del figlio
  • “Cime Tempestose”
  • Rental Family - Nelle vite degli altri

Top 5 Serie TV

  • A Knight of the Seven Kingdoms
  • The Pitt
  • Portobello
  • Young Sherlock
  • Paradise

Top 5 provider

  • Netflix
  • Amazon Prime Video
  • Apple TV
  • Disney Plus
  • Rakuten TV

Top 5 novità sul provider

  • Cosa c'è di nuovo su Netflix
  • Cosa c'è di nuovo su Amazon Prime Video
  • Cosa c'è di nuovo su Apple TV
  • Cosa c'è di nuovo su Disney Plus
  • Cosa c'è di nuovo su Rakuten TV

Prossimi film in uscita

  • Il più bel secolo della mia vita
  • Odissea
  • Thrash
  • Mio fratello è un vichingo
  • Un anno di scuola

Serie TV di prossima uscita

  • The Valley Stagione 3
  • Your Friends and Neighbors Stagione 2
  • Born to Bowl Stagione 1
  • Vampire Knight Stagione 1
  • Imperfect Women - Le mie amiche del cuore Stagione 1

Top 5 ultime news

  • Da Miley Cyrus a Emily Osment: dove rivedere il cast di "Hannah Montana"?
  • I 10 migliori ruoli di Diego Abatantuono
  • “One Piece” e altri 9 adattamenti di manga in live action: la nostra classifica
  • Da “Excalibur” a “Il labirinto del fauno": i 10 migliori film dark fantasy da non perdere
  • Dieci grandi registi che non hanno mai vinto un premio Oscar