JustWatch PRO
HomeNovitàPiù visti Liste Sportguida
  • “Venom”: in che ordine guardare il franchise cinematografico dedicato al letale protettore

    “Venom”: in che ordine guardare il franchise cinematografico dedicato al letale protettore

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Venom non è il classico supereroe da copertina. È sporco, caotico, spesso ridicolo eppure irresistibile: un anti-eroe che si muove a metà strada tra horror e commedia, capace di trasformare la sua mostruosità in puro intrattenimento. Quando nel 2018 è uscito il primo film con Tom Hardy, molti non si aspettavano che avrebbe avuto un tale seguito: invece, la strana relazione tra Eddie Brock e il suo simbionte alieno ha conquistato fan in tutto il mondo, creando un franchise che non ha paura di essere sopra le righe.

    Ciò che rende questi film unici rispetto ad altri titoli Marvel è proprio il tono: più cupo e grottesco, ma anche sorprendentemente comico, con un rapporto tra i protagonisti che assomiglia più a quello di una coppia disfunzionale che a un team di eroi. Se amate i personaggi imperfetti, le atmosfere un po’ horror ma senza prendersi troppo sul serio, o se cercate un’alternativa più irriverente agli Avengers, i film di Venom sono perfetti per voi.

    Dopo l’uscita dell’ultimo capitolo della trilogia Venom: The Last Dance — disponibile in streaming su Prime Video — abbiamo l’occasione ideale per ripercorrere insieme a JustWatch l’intera saga in ordine e riscoprire perché questo “letale protettore” è diventato così amato.

    1. Venom (2018)

    Venom è il film che ha dato il via al franchise, un mix tra cinecomic e commedia nera. Eddie Brock (Tom Hardy), giornalista in crisi, si lega accidentalmente al simbionte alieno Venom, dando vita a una delle coppie più improbabili e divertenti del cinema Marvel. Al di là della trama piuttosto convenzionale, la vera forza del film è la chimica tra Eddie e Venom: battute sarcastiche, conflitti interiori e una relazione che ricorda una strana amicizia tossica.

    Se vi piacciono gli anti-eroi borderline e imperfetti, questo film è per voi: pensate al tono “sporco” di Deadpool (2016) (ma senza la rottura della quarta parete) o alle atmosfere urban-horror di Spawn (1997). In questo senso, Venom è un’alternativa più cupa e grottesca rispetto ai tradizionali film Marvel Studios.

    2. Venom - La furia di Carnage (2021)

    Venom - La furia di Carnage — il secondo film —  alza l’asticella della follia. Qui Eddie e Venom affrontano Cletus Kasady (Woody Harrelson), serial killer che diventa l’ospite del simbionte Carnage. Il film è più breve e serrato del primo, e punta su una spettacolarità esagerata: duelli tra simbionti, toni grotteschi e un Hardy sempre più immerso nel doppio ruolo.

    Chi cerca puro intrattenimento e scontri sopra le righe troverà pane per i suoi denti. Se amate villain psicopatici in stile Joker (2019) di Todd Phillips o la violenza grottesca di film come The Suicide Squad (2021) di James Gunn, questo è il capitolo che più si avvicina a quelle atmosfere, pur restando all’interno di un cinecomic più mainstream.

    3. Venom - The Last Dance (2024)

    Venom - The Last Dance chiude la saga con toni più cupi. Eddie e Venom sono braccati e devono affrontare decisioni radicali che segneranno il destino del loro legame. È la conclusione naturale di una trilogia che ha sempre oscillato tra ironia e azione, ma qui emergono anche sfumature più drammatiche, pensate per dare un senso di chiusura definitiva.

    Se vi sono piaciuti finali epici e malinconici come quello di Logan (2017), aspettatevi un tono simile: un “ultimo ballo” che vuole lasciare un segno e salutare i fan con un addio emotivo.

  • Da “Eternals” a “Thunderbolts*”: come vedere tutti i film Marvel prima de 'I Fantastici 4 – Gli inizi'

    Da “Eternals” a “Thunderbolts*”: come vedere tutti i film Marvel prima de 'I Fantastici 4 – Gli inizi'

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Primo standalone del Marvel Cinematic Universe e prima famiglia Marvel a essere protagonista di un film, I Fantastici 4: Gli Inizi (2025) è un titolo cruciale per la Fase 6, di cui è l'apripista. Dopo il flop di Fantastic Four - I Fantastici 4 (2015) e l'acquisizione della 20th Century Fox da parte della Disney, il controllo del franchise dedicato ai personaggi creati da Stan Lee e Jack Kirby è passato ai Marvel Studios, che hanno deciso di dare vita a un nuovo reboot uscito nel luglio 2025.

    Ambientato negli anni '60 retro-futuristi immaginati da Matt Shakman, il film vede Reed Richards/Mister Fantastic (Pedro Pascal), Sue Storm/Donna Invisibile (Vanessa Kirby), Johnny Storm/Torcia Umana (Joseph Quinn) e Ben Grimm/la Cosa (Ebon Moss-Bachrach) cercare di trovare un equilibrio tra la loro figura di eroi pubblici e il loro privato, mentre si ritrovano a dover difendere la Terra da una vorace divinità spaziale chiamata Galactus (Ralph Ineson) e dal suo enigmatico Araldo, Silver Surfer (Julia Garner).

    Tra i villain che i Fantastici 4 dovrebbero incontrare nel loro cammino, oltre al già citato Galactus, c'è anche il Dottor Destino. Questo segna il ritorno nel MCU di Robert Downey Jr. in una nuova veste inedita. Inoltre, come parte della Saga del Multiverso, il film – la cui azione si svolge in un universo parallelo - apre esponenzialmente il racconto, offrendo la possibilità di intrecciarsi con la timeline principale e preparare il terreno a eventi futuri. JustWatch ha stilato la lista di tutti i film Marvel da vedere in streaming prima de I Fantastici 4: Gli Inizi.

    1. Avengers: Endgame (2019)

    Quello di Avengers: Endgame è, al contempo, un punto di arrivo e di inizio per il MCU. Da una parte, il film segna la fine di un ciclo narrativo fondante del mondo targato Marvel, con l'uscita di scena di Iron Man e Captain America. Dall'altro, introduce il Multiverso. La pellicola, nelle sue tre ore di durata, vede i Vendicatori, sopravvissuti allo schiocco delle dita di Thanos, usare il viaggio nel tempo per recuperare le Gemme dell'Infinito e ripristinare la metà dell'universo spazzata via. 

    L'introduzione di questo elemento narrativo ha ridefinito le fasi successive dei titoli Marvel arrivando fino al film di Matt Shakman, i cui protagonisti sono già stati annunciati in Avengers: Doomsday (2026). Quella di Endgame è una pellicola corale che celebra un'era cinematografica grazie al giusto mix di azione, epica e commozione. In particolare, le uscite di scena di Robert Downey Jr. e Chris Evans regalano due dei momenti più emozionanti dell'intero MCU. Una visione imprescindibile per chiunque abbia apprezzato la Saga dell'Infinito.

    2. Eternals (2021)

    Eternals, il debutto di Chloé Zhao alla regia di un film Marvel, introduce la mitologia dei Celestiali e la loro influenza sulla Terra all'interno del MCU. Sono loro, nel 5.000 a.C. a inviare gli Eterni, esseri immortali con superpoteri, sul nostro pianeta per proteggere l'umanità dai Devianti. Nel presente, il gruppo si riunisce per affrontare una nuova minaccia. La stessa grazie alla quale scoprono la verità dietro la loro creazione e il vero scopo della loro presenza sulla Terra. 

    Il film ha una rilevanza all'interno de I Fantastici 4: Gli Inizi (2025) proprio grazie all'introduzione dei Celestiali, la nemesi del cattivo Galactus che darà filo da torcere a Mr. Fantastic, Donna Invisibile, Torcia Umana e La Cosa. Uno dei titoli meno fortunati e meno apprezzati dalla critica del MCU. Il film si distingue però per la sua estetica visiva in parte ispirata a Terrence Malick e al suo The Tree of Life (2011). Zhao, infatti, mentre in due ore e 40 racconta una storia di identità che contrappone libero arbitrio e destino, infonde le immagini di una bellezza ammaliante come già fatto in Nomadland (2020) e The Rider - Il sogno di un cowboy (2017).

    3. Doctor Strange nel Multiverso della Follia (2022)

    Con Doctor Strange nel Multiverso della Follia di Sam Raimi, il Multiverso è una realtà sdoganata all'interno del Marvel Cinematic Universe. Il Maestro delle Arti Mistiche di Benedict Cumberbatch è impegnato a proteggere America Chavez (Xochitl Gomez), una ragazza capace di viaggiare tra realtà diverse, dalle mire di Scarlet Witch (Elizabeth Olsen) che vuole appropriarsi dei suoi poteri per ricongiungersi con i suoi figli. La scelta dei Marvel Studios di ingaggiare un regista come Raimi ha permesso al film di discostarsi visivamente dai titoli precedenti, infondendolo di un'atmosfera più dark che omaggia il genere horror. Lo fa in molti modi, dagli incubi che infestano le notti del protagonista alla presenza di figure sinistre. 

    Se ti piacciono i cinecomic, ma apprezzi anche una visione precisa capace di trovare una propria dimensione narrativa e visiva, non resterai deluso. Inoltre, i passaggi di Doctor Strange all'interno del Multiverso, oltre a dare libero sfogo all'immaginazione del regista, sono fondamentali per I Fantastici 4: Gli Inizi (2025) perché permettono agli spettatori di avere confidenza con questa complessa dinamica che apre a svariate possibilità narrative per il futuro del MCU, come dimostra lo stesso film di Matt Shakman.

    4.  Thunderbolts* 

    Uno dei titoli più riusciti da Avengers: Endgame (2019) in poi. Thunderbolts* riunisce il gruppo di anti-eroi e criminali del MCU, tra cui Yelena Belova (Florence Pugh) e Bucky Barnes (Sebastian Stan), sotto la guida della contessa Valentina Allegra de Fontaine (Julia Louis-Dreyfus), per svolgere missioni governative segrete. Un thriller ricco di azione e di umorismo, ma senza quelle forzature tali da risultare forzato, che ha dato un segnale di ripresa per i Marvel Studios dopo una sequela di film poco ispirati. 

    Tra i suoi punti di forza il cambiamento di punto di vista – non più eroi senza macchia al centro del racconto, ma personaggi pieni di zone grigie – e la scelta di concentrarsi su tematiche importanti come la depressione e il confronto con i propri traumi e fragilità. Il film è l'unico dei Marvel Studios a contenere al suo interno – merito di una scena post-credit – un diretto riferimento al film di Matt Shakman. Nella sequenza in questione si vede la squadra capitanata da Yelena Belova (Florence Pugh) ricevere una richiesta di aiuto da un'astronave con il logo dei Fantastici 4. La prima incursione dei supereroi nel MCU.

  • Da "Tre uomini e una gamba" a "Odio l'estate": tutti i film di Aldo, Giovanni e Giacomo

    Da "Tre uomini e una gamba" a "Odio l'estate": tutti i film di Aldo, Giovanni e Giacomo

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Se si pensa ai più grandi rappresentanti della comicità italiana, sul podio un posto è senza dubbio occupato dal trio composto da Aldo, Giovanni e Giacomo.

    Una carriera iniziata in teatro oltre vent'anni fa e poi esplosa sul piccolo e grande schermo grazie a programmi come Mai dire Gol, dove ci hanno regalato personaggi esilaranti e film come Tre uomini e una gamba, loro esordio cinematografico, o La leggenda di Al, John e Jack. Dei cult entrati a far parte dell'immaginario collettivo e del nostro linguaggio grazie alle battute che abbiamo imparato a memoria.

    JustWatch vi porta alla scoperta di tutti i loro film da poter (ri)vedere sulle principali piattaforme.

    1. Tre uomini e una gamba (1997)

    Cento minuti spaccati di puro divertimento per il film d'esordio che ha consacrato il trio. Tre uomini e una gamba è un affresco sincero e genuino sull'amicizia al maschile. Una commedia on the road irresistibile, che parte da Milano per arrivare in Puglia. La trama ruota attorno al viaggio di Aldo, Giovanni e Giacomo verso Gallipoli per il matrimonio di “Giacomino”, portando con sé una misteriosa scultura divenuta iconica.

    Tra equivoci e personaggi indimenticabili, la pellicola è un concentrato di gag surreali e battute diventate leggendarie, resa ancora più strutturata da una disillusione generale, culminata in un finale dai toni amari. Senza dubbio il film, diretto insieme a Massimo Venier, ha riscritto le regole della comicità italiana. Un cult immediato che riunisce i celebri sketch del trio. Se hai visto Le città di pianura (2025) e l'hai trovato irresistibile, scoprirai uno spirito simile nell'esordio di Aldo, Giovanni e Giacomo.

    2. Così è la vita (1998)

    Citazionista, imprevedibile e dal finale sorprendente: conCosì è la vita il trio approfondisce la loro comicità, mescolando risate a momenti più riflessivi e dolenti. Un evaso (Aldo), un poliziotto (Giacomo) e un inventore di giocattoli (Giovanni) si ritrovano a condividere un'avventura imprevista. Le loro diverse personalità creano dinamiche esilaranti e, allo stesso tempo, toccano temi come l'amicizia, la solitudine e il destino. Sebbene la pellicola mantenga l'umorismo riconoscibile del trio, con tanto di viaggio in macchina, troviamo una cifra surreale e amara.

    Memorabili le location, ricreate in Abruzzo, così come memorabile è la colonna sonora dei Negrita. Anche qui, l'immancabile presenza femminile di Marina Massironi, che interpreta un personaggio simile a quello di Brad Pitt in Vi presento Joe Black (1998). Un film che conferma la loro versatilità artistica, segnando uno dei maggiori incassi al botteghino della loro filmografia. Se amate la filmografia dei fratelli Coen, in particolare Fargo (1996), allora Così è la vita è la commedia giusta per voi.

    3. Tutti gli uomini del deficiente (1999)

    Ben altro spirito nella commedia di Paolo Costella. Il trio si cimenta in una serie di sketch slegati, esplorando diverse sfaccettature della loro comicità. Nonostante la struttura episodica diTutti gli uomini del deficiente possa renderlo meno coeso, i 98 minuti il film offre comunque momenti di grande divertimento, in pieno stile Mai dire goal. Aldo, Giovanni e Giacomo interpretano i tre giapponesi Sakato, Pocoto e Mamoto, dimostrando la loro capacità di trasformarsi e di adattarsi a situazioni comiche sempre diverse.

    Inoltre il film segna anche l'esordio cinematografico della Gialappa’s Band. Anche qui c'è Marina Massironi, nel ruolo della mitica Little Star. Tutti gli uomini del deficiente è un unicum, ma se siete fan di Grande grosso e verdone (2008) troverete la visione giusta per voi.

    4. Chiedimi se sono felice (2000)

    Per sceneggiatura, situazioni e verve comica, probabilmente uno dei migliori film comici di sempre. Considerato da molti uno dei loro lavori più riusciti,Chiedimi se sono felice bilancia perfettamente comicità e malinconia, anche grazie alla regia di Massimo Venier, offrendo al pubblico diverse scene divenute cult.

    In un'ora e quaranta si racconta la storia di tre amici che ripercorrono il loro passato e le loro scelte di vita creando situazioni decisamente emotive oltre che divertenti, muovendosi sul filo del divertimento e della commozione. Il film esplora temi come l'amicizia, i sogni infranti e la nostalgia, mostrando la maturità artistica di Aldo, Giovanni e Giacomo. Un classico della loro filmografia che, per la regia, trae ispirazione daAmerican Beauty (1999) di Sam Mendes eUnderground (1995) di Emir Kusturica.

    5. La leggenda di Al, John e Jack (2002)

    Uno sforzo produttivo con pochi eguali per una delle commedie più intelligenti di inizio Millennio. Girato quasi interamente a New York, la pellicola firmata dal trio e da Massimo Venier è un'incursione nel mondo della mafia italo-americana riletta, però, in chiave comica. Aldo, Giovanni e Giacomo prestano il volto a tre gangster pasticcioni - già incontrati in vari sketch -, in un'ambientazione suggestiva e ricca di citazioni cinematografiche, daVertigo - La donna che visse due volte (1958) aQuei bravi ragazzi (1990).

    La leggenda di Al, John e Jack è un omaggio parodistico ai film di genere, con gag e situazioni assurde. Una commedia divertente dall'atmosfera diversa dai loro precedenti film, che mostra la loro capacità di giocare con i cliché e stravolgerli, senza mai risultare banale. Grande accompagnamento musicale con brani come The Wanderer di Dion o Stagger Lee di Lloyd Price. Da applausi la citazione finale a Toro Scatenato (1980).

    6. Tu la conosci Claudia? (2004)

    Una commedia romantica dove la presenza femminile di Claudia Cortellesi gioca un ruolo cruciale. Tu la conosci Claudia?, firmato ancora insieme al fedele Massimo Venier, esplora le dinamiche di un triangolo amoroso con l'inconfondibile umorismo che contraddistingue il trio. Le situazioni equivoche e i fraintendimenti alimentano la comicità di Aldo, Giovanni e Giacomo, mentre il tema dell'amore e delle relazioni aggiunge un tocco di dolcezza, dando il giusto ritmo ai 104 minuti di durata.

    Un film leggero e piacevole in cui anche qui la musica gioca un ruolo fondamentale. Inoltre, sono diversi i temi che tornano in Tu la conosci Claudia?, dall'amicizia alle relazioni, già affrontati in Tre uomini e una gamba e Chiedimi se sono felice. E se vi siete divertiti con Si fa presto a dire amore (2000) riderete anche qui.

    7. Anplagghed al cinema (2006)

    Il ritorno del mitico trio sui palchi più importanti d'Italia. Uno spettacolo divenuto cinema, diretto da Arturo Brachetti e Rinaldo Gaspari. In Anplagghed al cinema, registrato in digitale, Aldo, Giovanni e Giacomo danno vita a numerosi sketch, dai grandi classici alle novità. In 90 minuti di registrato i comici diventano tre astronauti che, tramite gag e siparietti, raccontano agli alieni com'è la vita sulla Terra.

    Una sorta di contenitore nel quale affrontano, tra divertimento e risate, vizi e virtù degli uomini. Un esempio di puro cabaret. Ad accompagnare il trio in questo viaggio comico la presenza femminile di Silvana Fallisi. Una curiosità, alla sceneggiatura c'è anche la Gialappa's Band. Se non sei riuscito a smettere di ridere guardando I corti di Aldo, Giovanni e Giacomo (1995), farai lo stesso anche guardando Anplagghed al cinema.

    8. Il cosmo sul comò (2008)

    Un film da un'ora e mezza composto da quattro episodi distinti - “Milano Beach”, “L’autobus del peccato”, “Falsi prigionieri” (che cita la saga di Harry Potter) e “Temperatura basale” -, ognuno con ambientazione e personaggi diversi. Questa struttura a sketch permette al trio di esplorare varie situazioni comiche, dalla vita familiare alle avventure più surreali.

    Sebbene la qualità degli episodi possa variare,Il cosmo sul comò offre comunque momenti di puro intrattenimento. Rivisto qualche anno dopo, sembra molto simile ad un'operazione cinematografico-teatrale, capace di affinare e rafforzare una comicità divenuta inimitabile. Nel film diverse guest star, da Isabella Ragonese a Raul Cremona. Una curiosità: a dirigere c'è Marcello Cesena, il mitico Jean Claude di Sensualità a corte (2005). Per struttura, il film è simile a Le barzellette (2004) di Carlo Vanzina.

    9. La banda dei Babbi Natale (2010)

    Sortita natalizia per il trio diretto da Paolo Genovese.La banda dei Babbi Natale è diventato un classico natalizio. Aldo, Giovanni e Giacomo interpretano tre amici accomunati dalla passione per le bocce e da guai giudiziari, sospettati di essere ladri. La commedia si tinge di giallo, offrendo risate e un messaggio sull'amicizia.

    Un film dall'intrattenimento leggero, veloce e immediato anche grazie ai 97 minuti di durata, ben ritmati. Nel cast anche Angela Finocchiaro, versione commissario irreprensibile. Se ti hanno divertito Un Natale per due (2011) o Io sono Babbo Natale (2021), questa è la commedia perfetta da rivedere sotto il vischio sul divano insieme alla famiglia.

    10. Il ricco, il povero e il maggiordomo (2014)

    In questo film, il trio esplora le differenze sociali e i pregiudizi attraverso le vicende di un facoltoso imprenditore, un povero venditore ambulante e il loro maggiordomo.Il ricco, il povero e il maggiordomo è una commedia degli equivoci che, in 102 minuti, affronta temi sociali con leggerezza e umorismo, puntando sull'interazione tra personaggi da mondi opposti, generando risate e divertimento.

    Al centro una struttura da commedia classica che, per la prima volta, punta sia sulla comicità del trio sia sulla comicità degli attori, dando spazio ai singoli Aldo, Giovanni e Giacomo. E se avete apprezzato la verve umoristica di Aldo Baglio in Scappo a casa (2019), allora non resisterete a vederlo anche qui.

    11. Fuga da Reuma Park (2016)

    Una pellicola che celebra i 25 anni di carriera del trio, ambientato in una sorta di "parco dei divertimenti" per anziani. Aldo, Giovanni e Giacomo interpretano sé stessi in età avanzata, tra gag e ricordi della loro lunga carriera.

    Fuga da Reuma Park è un'operazione nostalgica, una continua citazione dei cavalli di battaglia più famosi, che alterna risate a un tocco di malinconia omaggiando la loro lunga storia riassunta in un'ora e mezza. Nel cast anche Ficarra e Picone per una pellicola dall’atmosfera surreale e dal tocco fumettistico. Non c'è dubbio che il riferimento sia I corti di Aldo, Giovanni & Giacomo (1995), vero e proprio manuale della comicità teatrale.

    12. Odio l'estate (2020)

    Un ritorno alle origini per Aldo, Giovanni e Giacomo che ritrovano al timone Massimo Venier. Una commedia estiva che riunisce il trio in un contesto familiare e vacanziero omaggiando Tre uomini e una gamba. Odio l'estate esplora le dinamiche tra famiglie diverse che si ritrovano a condividere la stessa casa vacanze, generando situazioni comiche e riflessioni sui rapporti umani.

    La leggerezza dell'ambientazione si sposa con la loro comicità, offrendo un film piacevole e divertente che non rinuncia a una nota drammatica che, alla fine dei 105 minuti, rende il racconto ancor più coinvolgente sotto il profilo emotivo. Nel cast anche Massimo Ranieri nel ruolo di se stesso per una sequenza diventata un piccolo cult. Se l'estate è la vostra stagione preferita e vi siete emozionati con C'era una volta un'estate (2013), allora questa è la commedia da recuperare.

    13. Il grande giorno (2022)

    L'ultima fatica cinematografica del trio, che con Il grande giorno prosegue la narrativa ricominciata con Odio l'estate. Al centro, le tensioni e le aspettative per un matrimonio imminente creano situazioni esilaranti e imprevisti. Il film dimostra che la loro alchimia comica è ancora intatta, regalando spunti e risate.

    L'ennesima prova della loro capacità di rinnovarsi a 25 anni dal loro esordio sul grande schermo. Come già avvenuto ne Il ricco, il povero e il maggiordomo, un film capace di sottolineare la bravura attoriale di Aldo Baglio, Giacomo Poretti e Giovanni Storti, sia da soli che insieme. E se non vi stancate mai di rivedere Steve Martin ne Il padre della sposa (1991), Il grande giorno farà al caso vostro.

  • Da "Odio il Natale" a "Romantiche": i 10 migliori film e serie TV con Pilar Fogliati

    Da "Odio il Natale" a "Romantiche": i 10 migliori film e serie TV con Pilar Fogliati

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Alla Festa del Cinema di Roma 2025 la vedremo insieme ad Adriano Giannini, Andrea Carpenzano e Valeria Golino in Breve storia d'amore (2025), debutto alla regia di Ludovica Rampoldi. Ma in questi ultimi dieci anni, Pilar Fogliati ha saputo costruirsi una carriera significativa, dividendosi tra grande e piccolo schermo e ritagliandosi uno spazio sempre più centrale nel cinema italiano. 

    Dagli esordi con Che Dio ci aiuti (2014) e Forever Young (2016) passando per Un passo dal cielo (2017) e Gli indifferenti (2020) fino a Odio il Natale o Cuori, in cui ha dato prova di poter reggere il racconto sulle sue spalle. Ma in questo arco di tempo è arrivato anche il debutto alla regia con Romantiche, film in cui, oltre a sedere dietro la macchina da presa, ha interpretato quattro diversi personaggi.

    L'ultimo ruolo in ordine di tempo che l'ha vista protagonista è FolleMente, la commedia corale diretta da Paolo Genovese che ha segnato un record al botteghino e che l'ha vista fare coppia sullo schermo con Edoardo Leo. JustWatch vi porta alla scoperta dei 10 migliori film e le serie tv con Pilar Fogliati, da poter (ri)vedere sulle principali piattaforme, scelti in base alla sua interpretazione e alla riuscita complessiva dell'opera.

    10. Extravergine (2019)

    Roberta Torre dirige una commedia al femminile ricca di ironia in cui esplora sesso e relazioni. La protagonista è Dafne (Lodovica Comello), una giovane giornalista un po' nerd che, alla soglia dei 30 anni, è ancora vergine. Per un malinteso, però, viene nominata sex columnist del giornale per cui lavora.

    Extravergine è una serie fresca e divertente che, nei suoi 10 episodi da 40 minuti, gioca con i tabù e gli stereotipi, raccontando con leggerezza il femminile. Pilar Fogliati è Samira, una ragazza araba che ha scelto di vivere una vita lontana dalle imposizioni del padre musulmano. L'attrice realizza il ritratto di una giovane donna schietta, lontana dalle convenzioni, dalla sessualità fluida e alla ricerca della propria identità. Da recuperare se Jane the Vergin (2014) ti ha divertito.

    9. Finché notte non ci separi (2024)

    Eleonora e Valerio (Pilar Fogliati e Filippo Scicchitano) si sono appena sposati. Si ritrovano con le fedi al dito e gli abiti da cerimonia addosso nel più lussuoso albergo di Roma. Tutto sembra pronto per la luna di miele, ma i neo sposi si ritrovano catapultati in una Roma notturna, alle prese con scontri e incontri.

    Una commedia notturna di poco meno di un'ora e mezza sulla ricerca di se stessi, tra disavventure, questioni irrisolte, incomprensioni e risate. Come per molti altri suoi ruoli, qui Fogliati dà vita a un personaggio spontaneo. La sua Eleonora è un concentrato di emozioni che oscillano dall'ansia al cinismo, dalle incertezze al romanticismo. Se ti piacciono i film a tema matrimoniale come Il mio grosso grasso matrimonio greco (2002), Se scappi ti sposo (1999) o Tutti tranne te (2024), anche questa commedia romantica ti delizierà.

    8. Mai scherzare con le stelle (2020)

    Uno dei 20 titoli che compongono il ciclo di film per la tv, Purché finisca bene. Tutti episodi a sé stanti che raccontano le difficoltà dell'Italia del XXI secolo rifacendosi alle atmosfere della commedia all'italiana. Mai scherzare con le stelle vede Pilar Fogliati nei panni di Ines, una psicologa che lavora come netturbina con una propensione alle bugie e una passione per gli oroscopi. Un tubo rotto nella sua casa la fa incontrare con Alfredo (Alessandro Roia), ricercatore di ingegneria alle prese con un robot capace di capire i gusti e i desideri degli umani.

    Una commedia romantica, leggera e spensierata, sugli opposti che si attraggono della durata di un'ora e 40 minuti. Pilar Fogliati ci regala un personaggio pieno di luce, capace di catturare all'istante grazie al suo fare trascinante e la chimica con Roia rende la visione ancor più piacevole. Da recuperare se ti piacciono i classici del cinema italiano del dopoguerra, ma anche pellicole più recenti come Divine - La fidanzata dell'altro (2020).

    7. Corro da te (2022)

    Riccardo Milani si confronta con un remake. Per Corro da te si rifà alla commedia francese Tutti in piedi di Franck Dubosc. I protagonisti sono Pierfrancesco Favino nei panni di Gianni, uomo d'affari e incallito Don Giovanni, e Miriam Leone in quelli di Chiara, musicista classica che, per un fraintendimento, lo crede disabile proprio come lei. Quando i due iniziano a frequentarsi, Gianni prova sentimenti autentici e inediti.

    Una commedia sentimentale sulla disabilità di poco meno di due ore che fa sorridere ed emozionare. Pilar Fogliati è Alessia, la sorella minore della protagonista. Un personaggio sicuro di sé, divertente, ironico che regala al racconto un tono comico capace di bilanciare quello romantico e drammatico della pellicola. Se ami le commedie brillanti come Quasi amici - Intouchables (2011), il film di Riccardo Milani saprà divertirti ed emozionarti, anche grazie all'aggiunta della nota sentimentale.

    6. Confidenza (2024)

    Daniele Luchetti si confronta con il romanzo omonimo di Domenico Starnone, realizzando un thriller drammatico di oltre 120 minuti tra i titoli più riusciti della sua filmografia. La storia è quella di Pietro Vella, stimato professore, che inizia una relazione con una sua ex studentessa, Teresa. Quando lei gli propone di confidarsi a vicenda un segreto, la donna, turbata da esso, esce dalla sua vita. Ma l'idea che Teresa possa rivelare al mondo quella confessione perseguiterà il protagonista.

    Confidenza è un film stratificato, reso ancor più prezioso dalle interpretazioni di Elio Germano e Federica Rosellini. Pilar Fogliati interpreta la figlia del protagonista da adulta. Un ruolo che rappresenta un tassello importante nella sua carriera perché l'attrice si confronta con un registro drammatico in modo del tutto convincente. Se ti piacciono i film dalle trame complesse e i personaggi ambigui come L'uomo senza sonno (2004) o Memento (2000), Confidenza ti affascinerà.

    5. Romeo è Giulietta (2024)

    Gianni Veronesi rivisita la tragedia classica di William Shakespeare. Già dal titolo, Romeo è Giulietta, si capisce però il ribaltamento dei ruoli. Pilar Fogliati è una giovane attrice rifiutata per il ruolo di Giulietta che decide di proporsi, sotto falsa identità, per quello di Romeo ottenendo la parte.

    Una storia che parte da un'opera di fine '500, ma affronta tematiche senza tempo e di attualità. Un film di quasi due ore che vuole giocare con il pubblico, sovvertendone le attese. La prova dell'attrice mette in risalto le sue doti comiche e drammatiche, sottolineando ancora una volta la sua ecletticità. Se sei un fan di un classico come Shakespeare in Love (1998), non puoi perderti questa variazione nostrana.

    4. Cuori (2021)

    In Cuori Pilar Fogliati si confronta con un medical drama ambientato negli anni '60, incentrato sul mondo pionieristico della cardiochirurgia. Una serie amata dal pubblico per la sua capacità di far convivere le storie personali dei protagonisti con il racconto medico. L'attrice interpreta la cardiologa Delia Brunello. Una dottoressa, specializzata a Houston, dalle sbalorditive capacità diagnostiche grazie all'orecchio assoluto che le permette di individuare anomalie cardiache attraverso l'auscultazione. Un personaggio ispirato alla vera dottoressa Helen Brooke Taussig, pioniera della cardiologia pediatrica.

    Due stagioni da 28 episodi complessivi della durata di 50 minuti a cui si aggiunge una terza stagione che vedremo nel 2026 in cui Fogliati offre una delle sue prove più convincenti grazie al mix di forza e vulnerabilità del suo personaggio chiamato ad affrontare diverse sfide professionali e sentimentali. Da recuperare se sei appassionato di medical drama come Doc – Nelle tue mani (2020).

    3. FolleMente (2024)

    Commedia campione di incassi al botteghino, diretta da Paolo Genovese. FolleMente racconta la storia di un primo appuntamento, quello tra Lara (Fogliati) e Piero (Edoardo Leo). Il pubblico li segue tra imbarazzi e confidenze, entrando nella loro mente e assistendo allo scontro tra le varie personalità che li abitano. Una commedia corale che, in poco più di 90 minuti, mette in scena le differenti sensibilità di donne e uomini e ci fa ridere di noi stessi, sebbene non sia priva di cliché.

    Qui l'attrice gioca con diverse sfumature emotive date dalle altrettanti situazioni che si susseguono nel corso dell'appuntamento. La sua è una prova votata alla naturalezza, dove convivono impacciatezza, passione e caos. Se ti sei divertito ed emozionato nel guardare Inside Out (2015) o apprezzi i racconti corali legati alle relazioni sentimentali come Perfetti sconosciuti (2016), anche FolleMente ti conquisterà.

    2. Odio il Natale (2022)

    Altro adattamento, questa volta della serie norvegese Natale con uno sconosciuto. In Odio il Natale, Pilar Fogliati è Gianna, infermiera di Chioggia da tre anni single. Quando si avvicinano le feste, la ragazza mente alla famiglia affermando di avere un fidanzato che presenterà durante il cenone della Vigilia. Inizia così una sfida contro il tempo per trovare il ragazzo giusto in 24 giorni. Una sfida tutt'altro che semplice.

    La serie, in due stagioni da 12 episodi da 30 minuti, offre un racconto originale e divertente rispetto ai classici titoli natalizi prendendosi gioco degli stereotipi delle feste. Qui Pilar Fogliati si cala alla perfezione in un ruolo con il quale in molti sapranno riconoscersi grazie al mix di romanticismo e disillusione che caratterizza la sua Gianna. Ancora una volta sono la verosimiglianza e l'approccio realistico a fare la differenza nella sua performance. Da non perdere se hai adorato Guida astrologica per cuori infranti (2021) o Dash & Lily (2020).

    1. Romantiche (2023)

    Esordio alla regia di Pilar Fogliati, di cui è anche quadrupla protagonista. L'attrice, infatti, interpreta Michela, Eugenia, Tazia e Uvetta. Le quattro giovani donne che compongono gli altrettanti episodi di Romantiche. Un'esplorazione dell'universo femminile e dell'amore. Una commedia corale e ironica che, in poco meno di due ore, guarda con sincerità alle relazioni contemporanee con un approccio affettuoso e leggero.

    Un film in cui Fogliati mette in scena tutta la sua versatilità di attrice, comica e drammatica, attraversando toni agli antipodi, ognuno dedicato a una sfaccettatura differente del femminile. Finora la sua prova più completa per la sua doppia natura registica e attoriale. Da non perdere se consideri Bianco, rosso e Verdone (1981) un cult del nostro cinema.

  • Da "Io sono un autarchico" a "Il sol dell'avvenire": tutti i film di Nanni Moretti

    Da "Io sono un autarchico" a "Il sol dell'avvenire": tutti i film di Nanni Moretti

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Il prossimo film di Nanni Moretti, Succederà questa notte, arriverà in sala nella primavera del 2026. Un'opera liberamente ispirata a Legami, la raccolta di racconti di Eshkol Nevo, il cui lavoro il regista aveva già portato sul grande schermo con l'adattamento di Tre piani. Un cinema il suo che rappresenta un genere a parte. Ironico, sarcastico, pungente. Con i suoi film Moretti ha fotografato la società italiana attraversando 50 anni di storia, che coincidono con la sua carriera. Dall'esordio a metà degli anni '70 con Io sono un autarchico, quando i film si giravano ancora in super 8, a Il sol dell'avvenire in cui riflette sulla politica e il cinema nostrano con uno sguardo malinconico.

    Una filmografia ricchissima di storie e personaggi da lui stesso interpretati che, grazie a battute diventate iconiche, sono uscite dallo schermo per diventare parte integrante del nostro linguaggio. Regista, attore, sceneggiatore, produttore. Quella di Nanni Moretti è una figura legata a doppio filo alla settima arte. Così immerso nel mondo di celluloide tanto da aver aperto un suo cinema, il Sacher, nel cuore di Roma che ogni anno fa da cornice al festival Bimbi Belli, in cui dà spazio a registi esordienti.

    JustWatch vi porta alla scoperta di tutti i suoi film che potete recuperare sulle principali piattaforme.

    1. Io sono un autarchico (1976)

    Esordio alla regia per Nanni Moretti che introduce il suo alter ego, Michele Apicella, protagonista di altre sue quattro pellicole. Un personaggio dallo sguardo disilluso sulla società post '68. Abbandonato dalla moglie, l'uomo impiega il suo tempo recitando in una compagnia teatrale d’avanguardia.

    Costato poco più di 3 milioni di lire, Io sono un autarchico rappresenta il biglietto da visita del regista mettendo in campo, in 95 minuti, tematiche che diventeranno care al suo cinema. Un esordio dal respiro fresco e una testimonianza dello spirito della controcultura italiana di quegli anni di cui è stato uno dei principali esponenti. Da recuperare se hai amato le sue opere più mature come Habemus Papam e Mia madre e vuoi scoprire i suoi esordi.

    2. Ecce Bombo (1978)

    Uno dei film più celebri di Nanni Moretti, Ecce Bombo prosegue nel racconto di una generazione delusa dagli esiti della rivoluzione sessantottina e immerso, un decennio dopo, negli anni di piombo. Con Apicella mette in scena ansie e nevrosi della generazione dei trentenni borghesi di sinistra di fine anni '70, tra alienazione e incapacità di comunicare.

    Il film è attraversato da una vena costante di leggero umorismo che si ritrova nei lunghi dialoghi racchiusi nella sua ora e 40 minuti di durata. Numerose le battute divenute dei classici. Su tutte: "Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?". Se hai apprezzato Cosa resta della rivoluzione (2018), non puoi perderti questo cult morettiano.

    3. Sogni d'oro (1981)

    Questa volta Michele Apicella è un giovane regista alle prese con il suo terzo lungometraggio, un'opera dedicata a Sigmund Freud. Terzo film anche per Moretti che con Sogni d'oro fa un'analisi sul mondo del cinema e delle difficoltà creative con le quali deve confrontarsi ogni regista. All'epoca dell'uscita buona parte della critica vide nel film un tentativo di Nanni Moretti di omaggiare 8½ di Federico Fellini. Tesi più volte smentita dallo stesso regista.

    Un'opera a tratti sperimentale nella sua volontà di mettere in scena, nell'arco di 105 minuti, il subconscio del suo protagonista chiamato a confrontarsi con ansie e blocchi artistici. Dal capolavoro di Fellini, passando per La grande bellezza (2013) e Interiors (1978), se ti affascinano i film sugli artisti in crisi, non puoi non vedere Sogni d'oro.

    4. Bianca (1984)

    Con Bianca, Nanni Moretti si confronta con la commedia tinta di giallo. Il suo Apicella questa volta è un professore di matematica pieno di manie e fobie la cui passione è l'osservazione delle vite altrui. Quando una sua vicina viene ritrovata uccisa, l'uomo finisce per essere uno dei sospettati.

    Un'analisi ironica dalle atmosfere noir che omaggiano Hitchcock e Truffaut per il ritratto di una generazione repressa dove ci si deve difendere dal dolore, ma si finisce per rimanere da soli. Una black comedy di poco più di un'ora e mezza su come l'ossessione per la perfezione e il controllo possano degenerare. Tra La finestra sul cortile (1954) e L'uomo che amava le donne (1977), recupera Bianca se ti affascinano i personaggi dalla forte rigidità come quello raccontato ne Il filo nascosto (2017).

    5. La messa è finita (1985)

    Tra omaggi a I 400 colpi (1959) e a L'Atalante (1934), La messa è finita è uno dei film più amari di Nanni Moretti. Prima pellicola in cui non compare il suo alter ego, il regista interpreta Don Giulio. Un sacerdote a cui, dopo una missione in un Paese lontano, viene affidata una parrocchia nella periferia romana.

    Tra riferimenti al terrorismo, suicidi, aborto e depressione, la pellicola in 94 minuti parla della crisi dei valori della società del tempo sempre più individualista. Non poi così diversa dalla nostra. Non manca una vena umoristica che fa da contraltare al tono malinconico che pervade il film. Un'altra riflessione di un’ora e mezza sulla disillusione e il ruolo della comunità. Da vedere se hai apprezzato L'equilibrio (2017) e Corpus Christi (2019).

    6. Palombella rossa (1989)

    Quinto e ultimo film in cui compare Michele Apicella, questa volta nei panni di un funzionario del PCI che, dopo un incidente, perde la memoria. Palombella rossa si sviluppa intorno a una partita di pallanuoto – celebre la sequenza sulle note di I'm On Fire di Bruce Springsteen – in cui l'uomo cerca di riacquistarla. La sua condizione rappresenta l'identità perduta da parte del partito comunista e la crisi della sinistra italiana.

    Un'opera che in un'ora e mezza parla di memoria, ideali e di crisi di identità personali e collettive. Uno dei film più riusciti e completi della filmografia di Nanni Moretti, da recuperare se sei interessato a temi come la memoria, l'identità e la politica presenti ne Il portaborse (1991) e La seconda volta (1995).

    7. Caro diario (1993)

    Basterebbe la passeggiata in Vespa per i quartieri di una Roma estiva quasi del tutto deserta per consegnare Caro diario alla storia del cinema. Diviso in tre capitoli - “In Vespa”, “Isole” e “Medici” -, il film vede Moretti interpretare se stesso in un viaggio attraverso la Capitale e le isole Eolie. 

    Una delle opere più personali del regista che affida alla pellicola le sue riflessioni su cinema, malattia e società. In poco più di un'ora e mezza, Moretti si apre regalandoci un racconto intimo che cattura con onestà, malinconia a ironia il suo sguardo sul mondo. Da vedere almeno una volta nella vita.

    8. Aprile (1998)

    Ancora una volta Nanni Moretti intreccia pubblico e privato. Lo fa raccontando l'attesa per la nascita di suo figlio Pietro e le sue opinioni sulla politica italiana dell'epoca. Non a caso il film si apre con un discorso di Emilio Fede che annuncia al TG4 la vittoria di Berlusconi alle elezioni del '94.

    Come tipico del suo cinema, Aprile è un film ricco di ironia tagliente che guarda al mondo che ci circonda con uno sguardo privo di illusioni. Un mix di finzione e documentario su una parentesi storica particolare del nostro Paese in cui il regista, similmente a Caro diario, apre al suo privato e continua il suo dialogo con il pubblico in poco meno di un'ora e 20 minuti.

    9. La stanza del figlio (2001)

    Uno dei film più belli di Nanni Moretti. Una profonda e lucida riflessione sulla perdita e sull'elaborazione del lutto attraverso la storia di una famiglia sconvolta dall'improvvisa morte del figlio. Un dramma in cui non si ritrovano gli elementi tipici del suo cinema o le nevrosi dei suoi personaggi.

    La stanza del figlio apre un nuovo capitolo cinematografico per il regista che porta in scena i legami familiari messi a dura prova da una sofferenza insostenibile. Tutto, dalle interpretazioni alla delicatezza con cui procede il racconto, lo rende un'opera profondamente toccante che, in 99 minuti, riflette sul faticoso cammino in risalita di chi resta. Da vedere se Gente comune (1980), Rabbit Hole (2010) e Pieces of a woman (2021) ti hanno emozionato.

    10. Il caimano (2006)

    Più che un film su Silvio Berlusconi, Il caimano è per Nanni Moretti un film sull'antiberlusconismo. Capace di attirare l'attenzione dei più alti esponenti della politica italiana, la pellicola racconta di un regista di film di serie B in crisi la cui unica salvezza sembra essere la sceneggiatura di una giovane cineasta che racconta la vita del fondatore di Forza Italia.

    Il risultato è una satira politica di un'ora e 40 minuti attraverso la quale analizzare il potere e la sua rappresentazione nei media visti dalla lente del clima politico italiano del tempo. Se i due capitoli di Loro (2018) e Il Divo (2008) ti hanno affascinato, anche Il caimano sarà una visione appassionante.

    11. Habemus Papam (2011)

    Potremmo definirlo un film profetico. Prima ancora delle dimissioni di Papa Ratzinger, Nanni Moretti in Habemus Papam ha raccontato la storia di un neo-pontefice riluttante interpretato da Michel Piccoli che, in seguito a un attacco di panico, decide di fuggire dal Vaticano. La sua fuga costringe i cardinali a chiamare uno psicanalista per risolvere una situazione inaspettata.

    Una commedia lieve quanto profonda sulle fragilità umane in cui la sua vena surreale incontra una malinconia spesso presente nel cinema di Moretti. Il peso delle aspettative e la paura delle responsabilità si fondono in 102 minuti con una riflessione sulla ricerca della libertà personale e le conseguenze di una crisi di fede. Da recuperare se ti piacciono i film o le serie TV che raccontano quello che accade tra i corridoi del Vaticano con uno sguardo originale e inedito come The Young Pope (2016) e Conclave (2024).

    12. Mia madre (2015)

    Con Mia madre Nanni Moretti si confronta con un altro titolo dal respiro intimo in cui sceglie Margherita Buy per interpretare una regista in crisi esistenziale e professionale. Una donna che fatica a conciliare lavoro, vita sentimentale e la malattia dell'anziana madre.

    Un film incentrato sul rapporto madre-figlia in cui il regista torna a misurarsi con il tema della perdita dopo La stanza del figlio e della crisi professionale come ne Il caimano. Un'opera che, in poco più di un'ora e mezza, oscilla tra tenerezza, umorismo e dolore con profonda autenticità. Se hai amato film come Dolor y Gloria (2019), non resterai deluso dal film.

    13. Tre piani (2021)

    Adattamento del romanzo di Eshkol Nevo, Tre piani è un film corale in cui altrettante famiglie di un condominio romano vedono intrecciarsi le loro vite dopo un incidente che coinvolge la palazzina. Un evento che scoperchia segreti e tensioni tra i condomini. Un cast importante che spazia da Alba Rohrwacher a Tommaso Ragno passando per Riccardo Scamarcio e Margherita Buy per un dramma di due ore sulle dinamiche familiari che rappresenta il primo titolo di Moretti nato da un'idea non sua.

    Un intreccio di relazioni umane e dilemmi morali che procede con un ritmo introspettivo e mette al centro la complessità delle emozioni e le tensioni tra individui. Da recuperare se Crash – Contatto fisico (2005), Magnolia (1999) e Il colibrì (2022) ti hanno emozionato.

    14. Il sol dell'avvenire (2023)

    Un film che racchiude un omaggio all'universo cinematografico di Nanni Moretti - da Sogni d'oro a Palombella rossa - e che cita molti altri film – da The Blues Brothers (1980) a San Michele aveva un gallo (1972). Ancora una volta il protagonista è un regista in crisi, questa volta alle prese con l'adattamento di un racconto di John Cheever.

    Con Il sol dell'avvenire il regista torna a raccontare il mondo del cinema e a riflettere sulla politica mentre celebra i volti che hanno animato e dato vita alla sua lunga filmografia. Una pellicola intrisa di nostalgia e ironia che, in 95 minuti, torna a indagare gli ideali politici di una stagione passata. Una visione imprescindibile se vuoi scoprire il cinema di Nanni Moretti perché contiene tanto delle tematiche affrontate nelle opere precedenti.

  • “Quel pazzo venerdì”: tutti i film di “Freaky Friday” in ordine di uscita

    “Quel pazzo venerdì”: tutti i film di “Freaky Friday” in ordine di uscita

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Tutto accadde un venerdì, Quel pazzo venerdì e Freaky Friday. Cos'hanno in comune questi film? Al centro c'è sempre un rapporto madre/figlia conflittuale e un pizzico di magia che permette alle due, loro malgrado, di scambiarsi i corpi e vivere l'una nei panni dell'altra. Il tutto accompagnato da una grossa dose di imprevisti e momenti comici esilaranti. 

    Di quei titoli, il film del 2003 è diventato un vero cult che ha visto protagoniste Jamie Lee Curtis e Lindsay Lohan nei panni di Tess e Anna Coleman.

    Una madre e una figlia adolescente ai ferri corti che faticano a comunicare. Ci penserà un biscotto della fortuna a mettere sottosopra le loro vite e farle guardare al loro rapporto con una prospettiva inedita. Le due attrici sono tornate sul grande schermo nell'agosto 2025 nei panni dei rispettivi personaggi con un sequel, Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo, che ha duplicato divertimento e magia grazie all'introduzione di nuovi personaggi dando vita a un racconto (e a uno scambio di corpi) multigenerazionale.

    Per scoprire le origini di un film capace negli anni di dare vita a più trasposizioni bisogna tornare indietro nel tempo fino al 1882. È in quell'anno che F. Anstey diede alle stampe Vice-versa, o una lezione per i padri, romanzo in cui un padre e un figlio vivevano la vita l'uno dell'altro grazie a un sortilegio. Da quel testo ha preso ispirazione Mary Rodgers e nel 1972 è uscito A ciascuno il suo corpo:imprevisti, incidenti, panico, risate per uno scambio impossibile. Un libro di grande successo che racconta la storia di una ragazzina di New York, Annabel, che una mattina qualsiasi al suorisveglio si ritrova nel corpo della madre. Lo stesso volume che ha dato vita alle numerose trasposizioni che JustWatch ha racchiuso in una lista ordinata per anno di uscita.

    1. Tutto accadde un venerdì (1976)

    Un classico targato Disney. Protagoniste una giovanissima Jodie Foster e Barbara Harris nei panni, rispettivamente, di Annabel e sua madre Ellen. Una commedia irresistibile grazie alla quale esplorare con leggerezza quelle classiche incomprensioni che da sempre caratterizzano il rapporto tra genitori e figli. In seguito all'ennesimo litigio, una mattina di venerdì 13, si ritrovano magicamente l'una nel corpo dell'altra dovendo affrontare le rispettive quotidianità fatte di scuola e responsabilità da adulti. Tutto accadde un venerdì è film per famiglie nel quale il pubblico, nell'arco di un'ora e mezza, può rispecchiarsi nelle dinamiche tipiche che caratterizzano da sempre le incomprensioni generazionali, tra equivoci, risate e commozione. Un'opera che resiste al tempo e mantiene intatta la sua vivacità.

    2. Quel pazzo venerdì (2003)

    La più celebre delle trasposizioni del romanzo di Mary Rodgers, Quel pazzo venerdì è un vero e proprio cult. Merito anche delle sue due protagoniste: Jamie Lee Curtis e Lindsay Lohan nei panni di Tess e sua figlia Anna. L'aspirante rock star liceale che si scontra con la madre psicoterapeuta in procinto di sposarsi dopo essere rimasta vedova. Complice un litigio in un ristorante cinese, le due si scambiano i corpi. Ma dopo lo shock iniziale quel cambio di prospettiva – e tutte le gag nel mezzo – permette loro di capire meglio i punti di vista e le emozioni l'una dell'altra. 

    Un remake da un'ora e mezza di enorme successo anche grazie a una sceneggiatura capace di bilanciare una comicità molto fisica con tematiche quali la ribellione adolescenziale e la voglia di indipendenza, la rigidità genitoriale e le incomprensioni. Senza dimenticare una dimensione più emotiva, portando la storia originale nel XXI secolo conquistato una nuova generazione di spettatori.

    3. Freaky Friday (2018)

    Questa volta la storia dello scambio di corpi tra madre e figlia viene raccontata in versione musical. Una piccola rivoluzione narrativa ricca di brani da poter intonare. Un adattamento del romanzo del '72, ma anche la trasposizione del musical Disney tratto dal romanzo di Bridget Carpenter. Questa volta è una clessidra magica a permettere lo scambio dei corpi tra la liceale Ellie Blake (Cozi Zuehlsdorff) e sua madre, la vedova e pasticcera Katherine (Laura Romano). E così Ellie si ritrova a dover preparare la torta nuziale, mentre Katherine deve affrontare i problemi di un'adolescente. 

    Freaky Friday è un film tv che, sebbene non manchi di ritmo ed energia, non ha la stessa forza emotiva dei suoi predecessori. La freccia al suo arco è la freschezza data dai numerosi numeri musicali. Per questo è consigliato se ami i musical. Inoltre, essendo ambientato negli anni 2000, il film nella sua ora e mezza spaccata si concentra su dinamiche più moderne rispetto al libro da cui prende le mosse.

    4. Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo (2025)

    Il sequel che in molti attendevano e che segna il ritorno della coppia composta da Jamie Lee Curtis e Lindsay Lohan. I primi rumors riguardanti un nuovo capitolo hanno iniziato a circolare nel 2022 proprio dalle dirette interessate che hanno parlato della voglia di tornare a vestire i panni dei loro personaggi. Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo, riprende 22 anni dopo il film del 2003. Questa volta Anna è madre e sta per accogliere in famiglia una figliastra. Lei e Tess affrontano svariate sfide quando due famiglie si uniscono, scoprendo che forse la fortuna può colpire due volte nello stesso posto. Un film per gli amanti del primo capitolo, ma pensato per abbracciare una nuova generazione di spettatori grazie all'entrata in scena di Julia Butters e Sophia Hammons che trasforma la pellicola in un racconto multigenerazionale. Un sequel genuinamente spassoso, pieno di citazioni al capitolo precedente, ma anche capace di costruire una propria identità.

  • Tutti i film del MCU da vedere in ordine cronologico prima di “Avengers: Doomsday”

    Tutti i film del MCU da vedere in ordine cronologico prima di “Avengers: Doomsday”

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Ambientato 14 mesi dopo gli eventi raccontati in Thunderbolts*, Avengers: Doomsday , che vedremo al cinema a dicembre 2026,vede Vendicatori, Wakandiani, Fantastici Quattro, X-Men e Nuovi Avengers unire le forze per contrastare un nemico comune : il Dottor Destino con il volto di Robert Downey Jr. che torna nel MCU in una nuova veste dopo gli anni passati nella corazza di Iron Man. 

    Diretto dai fratelli Anthony e Joe Russo, il film ha un cast da capogiro che spazia da Chris Hemsworth a Florence Pugh passando, tra i tanti, per Alan Cumming, Pedro Pascal e Tom Hiddleston.

    Quinto capitolo della saga degli Avengers e 39° titolo del MCU, Avengers: Doomsday fa parte della Fase 6 dell'universo cinematografico targato Marvel. Se vuoi arrivare preparato alla visione, JustWatch ti aiuta a muoverti nel Multiverso con una lista di film da (ri)vedere in ordine cronologico prima dell'uscita in sala della pellicola.

    1. La saga originale di X-Men (2000-2006)

    Quando Avengers: Doomsday è stato annunciato, uno dei aspetti che ha destato maggiore curiosità è stato l'annuncio del ritorno degli X-Men originali della saga targata 20th Century Fox: il Professor X (Patrick Stewart), Magneto (Sir Ian McKellen), Nightcrawler (Alan Cumming), Ciclope (James Marsden), la Bestia (Kelsey Grammer) e Mystica (Rebecca Romijn). Per rinfrescarti la memoria puoi recuperare la trilogia composta da X-Men (2000),X-Men 2 (2003) e X-Men - Conflitto Finale (2006). 

    Tre film che hanno segnato un'epoca per quanto riguarda il cinema supereroistico, ognuno per un motivo specifico che ti potrebbe interessare approfondire. X-Men ha permesso l'esplorazione di un tono più maturo grazie al tema dell'accettazione della propria diversità, mentre X-Men 2 ha dato maggiore risalto all'azione regalando sequenze visivamente mozzafiato. X-Men - Conflitto finale, invece, punta tutto sull'epicità dell'azione lasciando un po' sullo sfondo quell'attenzione alla psicologia dei personaggi che aveva segnato i primi due capitoli, ma resta comunque un tassello importante da recuperare in vista del ritorno dei mutanti.

    2. Avengers: Endgame (2019)

    Ultimo film in ordine di tempo della Saga dell'Infinito,Avengers: Endgame è il punto dal quale si è sviluppato il Marvel Cinematic Universe come lo conosciamo oggi. Dopo la devastazione causata da Thanos, gli Avengers rimasti hanno unito le forze per un'ultima missione che li porta a viaggiare nel tempo per recuperare le Gemme dell'Infinito. Tre ore di visione capaci di dare vita a un nuovo corso narrativo. 

    Se ami le storie epiche, dove l'azione si intreccia con il cuore e l'adrenalina con le risate, il film dei fratelli Russo è una visione obbligata. Un cast corale affiatato e sequenze d'azione spettacolari fanno il resto. In Avengers: Doomsday vedremo riunirsi molti dei personaggi che hanno preso parte a questa fase della saga e, come per il film del 2018, anche questa volta sarà l'unione di mondi diversi a fare la differenza.

    3. Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli (2021)

    Spesso nei film Marvel le scene post credit giocano un ruolo centrale per anticipare avvenimenti o suggerire implicazioni future. È il caso di Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli che, oltre a introdurre Xu Shang-Chi, l'eroe con il volto di Simu Liu costretto a confrontarsi con il suo passato che rivedremo anche in Avengers: Doomsday, mostra una breve sequenza in cui spiega il suo legame con Captain Marvel e Hulk. Questo potrebbe significare un ruolo di primo piano per i Dieci Anelli all'interno del film dei fratelli Russo. 

    Se ti piacciono i cinecomic, ma vuoi vedere un film dall'approccio e ambientazioni diverse, il film di Destin Daniel Cretton è un'alternativa valida grazie alle coreografie di arti marziali che strizzano l'occhio al cinema orientale. Inoltre, nelle sue due ore di durata, il film ti permette di guardare alla mitologia asiatica grazie alla scoperta del protagonista delle proprie origini.

    4. Doctor Strange nel Multiverso della follia (2022)

    Insieme alla Fase 4 e 5, la Fase 6 costituisce la saga del Multiverso. Se vuoi capire meglio da dove tutto è iniziato ecco che Doctor Strange nel Multiverso della follia diventa una visione necessaria. Il film con protagonista Benedict Cumberbatch nei panni dello Stregone Supremo mostra cosa significa confrontarsi con numerosi mondi e quali sono le implicazioni e le minacce che nascono dalle incursioni in universi alternativi. 

    Un film che nell'arco di due ore si discosta dalle altre pellicole del MCU grazie al tocco horror di Sam Raimi. Se ti piacciono i film del regista de La casa (1981), ti affascina il concetto di Multiverso e vuoi vedere una pellicola che si discosta visivamente dagli altri film del franchise - grazie agli incubi terrificanti del protagonista, morti violente, spiriti, streghe e un’atmosfera decisamente più dark in linea con lo stile di Raimi -, il 28º film del MCU con la sua esplosione di energia creativa sarà come intrattenerti. Infine, la pellicola segna la presenza di Patrick Stewart nei panni di Professor X.

    5. Thor: Love and Thunder (2022)

    Il dio tuono con il volto di Chris Hemsworth è l'unico membro della squadra originale dei Vendicatori a prendere parte ad Avengers: Doomsday. La sua ultima apparizione in carne ed ossa nel MCU risale proprio aThor: Love and Thunder di Taika Waititi. Non è ancora chiaro quale sia il legame del 39° titolo del MCU con il supereroe di Asgard e quale sarà il suo ruolo, ma è certo che la sua presenza sarà cruciale per collegare gli eventi attuali al passato della saga. 

    Nel film, Thor, insieme a Valchiria, Korg e Jane Foster, deve affrontare Gorr, il Macellatore di Dei, un'entità malvagia che vuole sterminare tutte le divinità. Se ti piace lo stile colorato, eccessivo, ironico e sfacciato di Taika Waititi non resterai deluso perché il film è un tripudio della sua visione cinematografica. Ci pensa l'oscurità del Butcher of Gods di Christian Bale a bilanciare (un po') i toni.

    6. Black Panther: Wakanda Forever (2022)

    Sono molti i personaggi diBlack Panther: Wakanda Forever ad avere un ruolo centrale in Avengers: Doomsday. Dalla nuova Black Panther (Letitia Wright) al mutante ibrido Namor (Tenoch Huerta) passando per il nuovo re di Wakanda, M'Baku (Winston Duke). Un film importante per la capacità di ampliare i confini narrativi del MCU e per mostrare il ruolo di Wakanda nelle alleanze tra popoli e nelle sorti del mondo. Specie in una pellicola che si basa proprio sull'unione di più realtà contro un pericolo comune, Namor. 

    Un film dal tono più solenne che nelle sue 2 ore e 40 di durata omaggia la memoria di Chadwick Boseman trasformando la sua prematura scomparsa in un nuovo incipit narrativo. Se dei film Marvel apprezzi l'azione, ma sei più interessato all'introspezione psicologica e all'impatto emotivo, questo è il film giusto per te.

    7. Ant-Man and the Wasp: Quantumania (2023)

    Paul Rudd è uno dei numerosi attori del MCU che rivedremo in Avengers: Doomsday. Ant-Man and the Wasp: Quantumania segna la sua ultima apparizione nella saga. Un film che introduce la figura di Kang il Conquistatore come minaccia per il Multiverso. Dopo il processo che ha visto protagonista il suo interprete, Jonathan Majors, la Marvel ha deciso di sospendere la linea narrativa del suo supercriminale. Ma rimane invariata l'importanza del racconto del Regno Quantico e delle sue infinite insidie e possibilità. 

    Primo titolo della Fase 5 dell'MCU, il film ha un tono meno leggero dei suoi capitoli precedenti e regala scenari visivamente affascinanti grazie al subuniverso accessibile attraverso la riduzione dimensionale. Se ti piacciono i film ambiziosi e anticonvenzionali e le storie familiari, potresti restare piacevolmente sorpreso.

    8. The Marvels (2023)

    Non rivedremo Captain Marvel, Monica Rambeau e Ms. Marvel in Avengers: Doomsday, maThe Marvels ha una sua importanza nella linea narrativa che conduce fino al film dei fratelli Russo. Tutto merito di una scena post credit in cui compare proprio uno dei protagonisti di Doomsday che ci permette di capire il perché della presenza degli X-Men all'interno dell'universo Marvel. Nel film, le supereroine Carol Danvers, Monica Rambeau e Kamala Khan si ritrovano con i loro poteri intrecciati e sono costrette a collaborare per combattere l'aliena Kree. 

    Se ti piacciono i film d'azione ricchi però di comicità e leggerezza, il film di Nia Costa fa al caso tuo. Inoltre, grazie al suo minutaggio di 1 ora e 45 minuti permette una visione meno impegnativa e votata all'intrattenimento. A renderlo peculiare all'interno del MCU anche la scelta di mettere al centro un racconto tutto al femminile grazie alle sue tre eroine protagoniste. 

    9. Captain America: Brave New World (2025)

    Con il ritorno del Captain America di Anthony Mackie e del Falcon di Danny Ramirez in Avengers: Doomsday, (ri)vedereCaptain America: Brave New World è una tappa più che consigliata. Non tanto per le connessioni con gli altri capitoli della saga, essendo la pellicola slegata dal Multiverso, quanto per rendersi conto del nuovo assetto assunto nella leadership nel mondo dopo gli avvenimenti di Endgame. Nel film del 2025 Sam Wilson assume il ruolo di Captain America ed è chiamato a sventare un complotto in un mondo post-Thanos. 

    Se ti piacciono i film del MCU che hanno meno a che vedere con i multiversi e la magia e più con riferimenti all'attualità, il film di Julius Onah non ti deluderà. Un thriller politico a tutti gli effetti che rimanda all'atmosfera di Captain America: Il primo vendicatore (2014).

    10. Thunderbolts* (2025)

    Uno dei titoli più riusciti della Marvel dopo la fine della Fase 3. Thunderbolts* introduce una squadra di antieroi composta da assassini e mercenari raggruppati dalla direttrice della CIA , Valentina Allegra de Fontaine (Julia Louis-Dreyfus). Bucky Barnes (Sebastian Stan), Red Guardian (David Harbour), Ghost (Hannah John-Kamen), Taskmaster (Olga Kurylenko), John Walker (Wyatt Russell) a cui si aggiunge Sentry, new entry con il volto di Lewis Pullman. Molti di loro torneranno in Avengers: Doomsday regalando alla Saga del Multiverso un approccio meno ortodosso. 

    Se la Marvel fatigue ha contagiato anche te, il film saprà come fartela passare grazie a un mix equilibrato di umorismo e atmosfera dark. Se poi fai il tifo per gli antieroi e apprezzi le storie mature che affrontano temi complessi come la depressione, Thunderbolts* è il titolo migliore per ritrovare fiducia nel MCU.

    11. I Fantastici 4: Gli Inizi (2025)

    La prima famiglia Marvel composta da Mister Fantastic (Pedro Pascal), la Donna Invisivile (Vanessa Kirby), la Torcia Umana (Joseph Quinn) e La Cosa (Ebon Moss-Bachrach) fa il suo debutto nel MCU aprendo alla Fase 6. I Fantastici 4: Gli Inizi è il titolo immediatamente precedente ad Avengers: Doomsday dove fa la sua comparsa il loro nemico giurato: il Dottor Destino. Inoltre, grazie alla loro conoscenza scientifica e cosmica, la loro presenza nel film potrebbe avere un peso decisivo all'interno della trama. 

    Similmente a Thunderbolts*, anche la storia dei quattro ex astronauti con poteri straordinari è una ventata d'aria fresca all'interno dell'universo Marvel. Se ti piacciono i film dall'atmosfera retro-futurista anni '60 e le storie familiari che non rinunciano all'azione ma puntano molto di più sulle emozioni, la pellicola di Matt Shakman saprà soddisfarti. In due ore, infatti, il film affronta il concetto di famiglia e responsabilità dimostrando che il MCU ha ancora molto da offrire.

  • Le serie TV più amate di Disney+ da vedere assolutamente

    Le serie TV più amate di Disney+ da vedere assolutamente

    Alessandro Zaghi

    Alessandro Zaghi

    Editor a JustWatch

    Disney+ continua ad arricchire il suo catalogo con produzioni originali e grandi classici, ma ci sono serie che hanno saputo conquistare il pubblico in modo speciale, diventando veri e propri fenomeni culturali. 

    È il caso di Only Murders in the Building, che proprio in questi giorni torna con la sua attesissima quinta stagione: un’occasione perfetta per rivedere i vecchi episodi e per riscoprire altri titoli che hanno lasciato il segno sulla piattaforma. Dal medical drama che ha ridefinito il genere ai cult italiani, passando per space opera, satira pungente e drammi storici in grande stile, ecco le serie più amate da guardare (o riguardare) in streaming su Disney+.

    Grey’s Anatomy (2005)

    Tra le serie presenti su DIsney +, Grey’s Anatomy è probabilmente quella più amata in assoluto. Vent’anni di storia, senza mai arretrare di un millimetro, sempre in prima linea tra i titoli più visti e adorati, in assoluto. Da una parte storie di amore, di amicizia, di tradimenti, di crescita personale; dall’altra casi clinici estremi, dilemmi etici da strappacuore. Il tutto bilanciato nel minimo dettaglio, con la stessa cura maniacale con cui sono raccontati i personaggi (TUTTI i personaggi, e sono 21 stagioni). Questa serie è quella con cui Shonda Rhimes ha mostrato al mondo il suo talento fuori da ogni logica, con cui ha preso il genere medico e lo ha stravolto per sempre, con buona pace di E.R. (1994) o Dr. House (2004). Infatti, se come per gli altri titoli ambientati tra corsie, anche qui il realismo dei casi trattati è impressionante, la differenza è proprio nel modo in cui Rhimes è riuscita a costruire le storie e le vite dei suoi personaggi, da Meredith Grey al dottor Mark Sloan o Derek Shepherd. Questo il motivo per cui Grey’s Anatomy è una delle serie più amate su Disney + (e probabilmente di sempre), non solo per i casi trattati per ogni singola puntata, ma anche per come è riuscita a catturare il pubblico, catapultandoci dritti dentro le vite e le emozioni dei protagonisti. Perfetto per chi ama il genere medico, ma anche per i fan dei drammi romantici.

    Boris (2007)

    La serie comedy italiana per eccellenza, Boris è diventata un cult fin dal primo episodio. Una comicità senza limiti, battute diventate iconiche, momenti di puro surrealismo televisivo: questa è una serie perfetta per chiunque cerchi un titolo carico di risate, imprescindibile per gli amanti dei titoli comici dato che regge tranquillamente il confronto con mostri sacri dello humor come The Office (2005). Il “maestro” René Ferretti, la “cagna maledetta” Corinna, Duccio, Biascica, l’immenso Stanis La Rochelle, tutti i personaggi hanno un loro umorismo ben definito, tutti hanno conquistato milioni di spettatori. Nonostante siano passati quasi vent’anni, questa serie rimane una delle più amate in assoluto, una delle più divorate tra quelle in streaming su Disney+. E se di solito i titoli italiani più iconici hanno percorso le strade del crimine (come Gomorra o Romanzo Criminale), Boris ha dimostrato le potenzialità della commedia italiana, tradotta nel formato serie, e ad oggi rimane stella polare di tutta la serialità Made In Italy. Ottima per chi cerca una visione leggera e piena di divertimento, dal ritmo veloce e coinvolgente per un totale di 48 episodi di circa 30 minuti ciascuno.

    The Mandalorian (2019 - in corso)

    Con The Mandalorian Disney+ ha trovato subito il suo titolo simbolo: una space opera che ha saputo rimettere in carreggiata l’universo di Star Wars dopo le incertezze dei sequel cinematografici. Din Djarin, cacciatore di taglie misterioso e affascinante, è diventato un nuovo eroe iconico, mentre Grogu (“Baby Yoda”) è stato un fenomeno culturale e commerciale senza precedenti. Le atmosfere da western intergalattico, le inquadrature che richiamano Sergio Leone, il fascino del protagonista e della sua stirpe rendono ogni episodio un piccolo film. Questa serie è perfetta per chi ama l’epica fantascientifica, adatta anche per chi non conosce a memoria l’epopea degli Skywalker, dato che The Mandalorian può essere guardata anche come un titolo a sé stante, a differenza di altre serie tratte dal franchise come Ahsoka (2023) o Obi-Wan Kenobi (2022). Il tratto sorprendente di The Mandalorian sta proprio qui, sulla sua capacità di convincere sia i fan di lunga data con richiama alla saga Star Wars e cameo sorprendenti, sia per come riesce a catturare anche a chi si avvicina per la prima volta alla Galassia più famosa del cinema. 

    The Bear (2022 - in corso?)

    Una delle serie più amate e cool degli ultimi anni, The Bear ci catapulta invece nel caos quotidiano di una cucina di Chicago. Nel tempo in cui l’ossessione per il cibo e i ristoranti ha invaso social e tv, questa serie ci porta nel caos e nel vortice di stress del lavoro quotidiano dietro ai fornelli, ma non solo. I sogni di uno chef e della sua brigata, i fantasmi del passato, dilemmi famigliari, la pressione soffocante di voler essere il numero uno. Il tutto con una fotografia iperrealistica, inquadrature che sembrano realizzate in presa diretta, siamo davanti allo schermo ma sembra di stare in cucina: ogni goccia di sudore, ogni mano che trema, ogni grido, si sente tutto come se lo spettatore fosse lì. L’intensità con cui si scava (o si disossa) ogni personaggio rende The Bear una serie unica nel suo genere, e non ha caso ha divorato premi e riconoscimenti, tra cui 21 Emmy Awards e 5 Golden Globe, tra cui quello a Jeremy Allen White nel 2025 come miglior attore, proprio per la sua performance in questa serie. Perfetta (ovviamente) per gli appassionati di cucina, ma anche per chi cerca un titolo veramente diverso dal solito e in cui la tensione si taglia (veramente) a fette, per lo più con tagli pronti per l’impiattamento. La sua “ansia” e il suo realismo estremo sono i tratti che la rendono una delle serie più amate su Disney +, ma allo stesso tempo difficile da digerire per chi cerca atmosfere rilassate e ritmi meno frenetici.

    Shōgun (2024)

    Tratta dall’omonimo romanzo di James Clavell, Shōgun non è solo un dramma storico: è un’immersione totale nel Giappone feudale, con ricostruzioni accurate, costumi sontuosi e una fotografia che lascia senza fiato. Il punto di forza di questa serie, oltre all’impatto visivo incredibile, è la complessità con cui sono ritratti i personaggi, scavati nel profondo della loro umanità. I drammi etici contrapposti all’obbedienza cieca alla tradizione e all’onore, la paura “umana” dell’ignoto, qui non c’è nessuna mistificazione dell’eroe in stile Game of Thrones (2011), qui le tensioni politiche e la brama di potere sono portate sul piano orizzontale della storia. Una serie maestosa, con tocchi che sembrano presi dal cinema di Kurosawa, per uno dei titoli più riusciti dell'intero catalogo Disney +. Per la sua coerenza e la sua spettacolarità, Shōgun è un capolavoro per chi ama le serie storiche con trame politiche, ma non è per tutti, alcune scene particolarmente crude e il ritmo lento potrebbero trasformarsi in un ostacolo al binge watching. Dieci episodi, ciascuno che sembra tratto da un quadro dell’arte tradizionale giapponese, per questo è una delle serie più amate su Disney+.

    Only Murders in the Building (2021 – in corso)

    Poche serie hanno saputo unire commedia e giallo con l’eleganza di Only Murders in the Building. Ambientata in un condominio newyorkese che sembra uscito direttamente da un romanzo di Agatha Christie, segue tre vicini improbabili – Steve Martin, Martin Short e Selena Gomez – che si improvvisano detective e podcaster dopo un misterioso omicidio. L’alchimia tra i protagonisti è la chiave: ironica, tenera e sorprendentemente efficace nel trasformare questa serie in un racconto di amicizia intergenerazionale, con tinte di giallo classico. Questa è la scelta perfetta per chi ha amato titoli come Knives Out (2019) e il seguito Glass Onion (2022), ma qui la vena comica è decisamente più in primo piano. Infatti non serve essere appassionati di serie crime per innamorarsi di Only Murders in the Building, anzi, la serie gioca proprio con i cliché del genere e li ribalta con creatività, rendendola accessibile anche a chi cerca una commedia brillante. La quinta stagione, appena arrivata su Disney+, è il motivo giusto per recuperare tutte le stagioni (se non le avete già divorate prima), con nuovi enigmi e nuove guest star a confermare la formula che ha già conquistato spettatori in tutto il mondo, senza perdere il ritmo leggero che l’ha resa una delle serie più amate in circolazione.

  • Se ti è piaciuto “Demon Slayer”, questi 10 anime ti faranno impazzire

    Se ti è piaciuto “Demon Slayer”, questi 10 anime ti faranno impazzire

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Dopo aver infranto record al botteghino mondiale, arrivando al primo posto anche in Italia, Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba – Infinity Castle (2025) ha confermato ancora una volta di essere non solo uno degli anime più amati della nuova generazione, ma anche un fenomeno culturale capace di trascinare milioni di spettatori al cinema.

    La saga di Tanjiro e Nezuko, arrivata al suo atto finale con il primo film di una trilogia conclusiva che ci accompagnerà per i prossimi quattro anni, ha conquistato grazie al suo mix di animazione spettacolare, combattimenti mozzafiato e legami profondi (e a volte traumatici) che commuovono e coinvolgono. Si, perché anche i demoni possono avere un cuore (tranne Muzan, lui è un villain fatto e finito e ci va benissimo così!). Ed è proprio questo equilibrio tra azione e sentimento che spinge tanti fan, una volta finito un episodio o uscendo dalla sala, a chiedersi: “E adesso, cosa guardo?”.

    Se anche tu sei in quella fase di nostalgia post Demon Slayer (2019- in corso), in attesa dei prossimi film previsti per il 2027 e 2029 (AIUTO!), abbiamo raccolto per te dieci anime che condividono lo stesso spirito: storie di crescita, battaglie contro forze oscure e personaggi che restano nel cuore.

    Attack on Titan (2013–2023)

    Se c’è un anime che ha rivoluzionato il genere dark shonen come ha fatto Demon Slayer, quello è Attack on Titan. Ambientato in un mondo devastato dai giganti che divorano esseri umani, segue la lotta disperata di Eren e dei suoi compagni per la sopravvivenza e la libertà. Come Demon Slayer, mescola combattimenti mozzafiato a un dramma umano intenso, in cui la perdita e il sacrificio sono all’ordine del giorno. Con quattro stagioni e una conclusione epica, offre la stessa tensione e spettacolarità visiva che ha reso indimenticabili le battaglie di Tanjiro e Nezuko. È perfetto per chi cerca un anime che non risparmi emozioni forti e colpi di scena sconvolgenti.

    Jujutsu Kaisen (2020–presente)

    Considerato l’erede naturale di Demon Slayer, Jujutsu Kaisen racconta la storia di Yuji Itadori, uno studente che ottiene poteri oscuri dopo aver ingerito un oggetto maledetto. L’anime combina combattimenti spettacolari, un comparto tecnico straordinario e personaggi carismatici che ricordano molto lo spirito del gruppo di cacciatori di demoni. Come in Demon Slayer, la lotta contro entità sovrannaturali diventa anche un percorso di crescita personale. Con due stagioni già disponibili, si è affermato come uno dei titoli più amati della nuova generazione shonen. È consigliato a chi cerca intensità, emozione e un mondo narrativo cupo e affascinante.

    Fullmetal Alchemist: Brotherhood (2009–2010)

    Un classico moderno, Fullmetal Alchemist: Brotherhood segue i fratelli Edward e Alphonse Elric, che usano l’alchimia per cercare di recuperare ciò che hanno perso in un esperimento proibito. Come Demon Slayer, affronta temi di sacrificio, legami familiari e ricerca della redenzione, il tutto accompagnato da combattimenti spettacolari e una trama corale. Sebbene non tratti di demoni in senso stretto, l’atmosfera drammatica e la profondità emotiva lo rendono una scelta perfetta per chi ha apprezzato il viaggio di Tanjiro e Nezuko. Con i suoi 64 episodi, rappresenta uno dei racconti più completi e coinvolgenti dell’animazione giapponese.

    Tokyo Ghoul (2014–2018)

    Tokyo Ghoul esplora un mondo oscuro in cui creature chiamate ghoul vivono nascoste tra gli esseri umani, nutrendosi di carne umana per sopravvivere. Il protagonista, Kaneki, diventa mezzo ghoul dopo un incontro fatale e deve imparare a vivere tra due mondi. Proprio come Nezuko in Demon Slayer, Kaneki incarna il conflitto tra umanità e mostruosità, diventando un simbolo di lotta interiore. L’anime è crudo, violento e intenso, con un’atmosfera gotica che richiama i momenti più cupi del viaggio di Tanjiro. È consigliato a chi cerca un racconto più estremo e disturbante, ma sempre capace di parlare di identità e accettazione.

    Blue Exorcist (2011–2017)

    Blue Exorcist racconta la storia di Rin Okumura, un ragazzo che scopre di essere figlio di Satana e decide di combattere il destino diventando esorcista. Come in Demon Slayer, il cuore della trama è il rapporto familiare, in questo caso tra fratelli, e la lotta contro entità demoniache. L’anime combina azione, momenti leggeri e un forte pathos emotivo, con atmosfere scolastiche che bilanciano le sequenze più cupe. Con due stagioni, è perfetto per chi cerca un anime che mescoli dramma, amicizia e spettacolari scene di combattimento. È un titolo consigliato soprattutto a chi ha amato la determinazione e l’umanità di Tanjiro.

    Inuyasha (2000–2010)

    Con le sue sette stagioni, Inuyasha è un’epopea che ha segnato una generazione di fan. Racconta la storia di Kagome, una ragazza moderna catapultata nel Giappone feudale, dove incontra Inuyasha, mezzo demone alla ricerca della Sacra Gemma. L’anime mescola azione, romanticismo e folklore giapponese, elementi che ricordano da vicino l’atmosfera di Demon Slayer. Anche qui, il legame tra i protagonisti è al centro della narrazione, tra lotte epiche e momenti di dolcezza. È ideale per chi ha amato l’aspetto più folklorico e mitologico della serie di Tanjiro e vuole immergersi in un racconto lungo, avventuroso e appassionante.

    Akame ga Kill! (2014)

    Oscuro e brutale, Akame ga Kill! segue un gruppo di assassini ribelli che combattono contro un impero corrotto. Come in Demon Slayer, i protagonisti affrontano battaglie sanguinose e spesso pagano un caro prezzo per la loro lotta. L’anime si distingue per la sua imprevedibilità: nessun personaggio è davvero al sicuro, e questo aumenta la tensione emotiva episodio dopo episodio. Se ti è piaciuto il senso di pericolo costante e la durezza delle battaglie contro i demoni, qui troverai un’intensità simile. È consigliato a chi cerca un’esperienza più cupa e drammatica, capace di sorprendere e lasciare il segno.

    Seraph of the End (2015–2016)

    In un mondo post-apocalittico dove vampiri e umani si scontrano, Seraph of the End racconta la storia di Yuichiro, un ragazzo deciso a vendicarsi dopo la morte della sua famiglia. Come Demon Slayer, mette al centro il tema della famiglia perduta e della lotta disperata contro creature sovrannaturali. L’anime combina azione frenetica, atmosfere gotiche e un forte legame tra compagni di squadra. Con due stagioni, è perfetto per chi cerca un’alternativa che unisca dramma, azione e un tocco di romanticismo. L’energia dei combattimenti e la componente emotiva lo rendono uno dei titoli più vicini all’esperienza di Demon Slayer.

    Noragami (2014–2015)

    Noragami racconta la storia di Yato, un dio minore che sogna di diventare famoso, e della sua inaspettata amicizia con Hiyori e Yukine. L’anime bilancia momenti comici e drammatici, ma al cuore della storia ci sono battaglie contro spiriti corrotti e un forte senso di legame tra i protagonisti. Come Demon Slayer, esplora il confine tra il mondo umano e quello soprannaturale, offrendo combattimenti spettacolari e riflessioni emotive profonde. Con due stagioni, è perfetto per chi vuole un anime che unisca leggerezza e pathos, ricordando la stessa capacità di Demon Slayer di passare da momenti di dolcezza a scene di pura tensione.

    Claymore (2007)

    Claymore è un anime dark fantasy che racconta la storia di Clare, una guerriera metà umana e metà demone che combatte contro mostri chiamati Yoma. L’atmosfera cupa, le battaglie brutali e la lotta interiore della protagonista ricordano da vicino i temi affrontati in Demon Slayer. È un anime che non teme di mostrare la durezza del conflitto e la complessità dei personaggi, rendendolo perfetto per chi cerca storie intense e mature. Con i suoi 26 episodi, è una serie breve ma incisiva, consigliata a chi ha amato il lato più oscuro e drammatico delle avventure di Tanjiro e della sua squadra di ammazzademoni.

  • I migliori film di supereroi: 15 titoli imperdibili

    I migliori film di supereroi: 15 titoli imperdibili

    Alessandro Zaghi

    Alessandro Zaghi

    Editor a JustWatch

    Dalle loro iconiche uniformi ai poteri non sempre facili da gestire, i supereroi sono sempre stati parte dell’universo narrativo cinematografico. Ma specialmente negli ultimi due decenni, i superhero movies sono aumentati non solo numericamente, ma hanno anche riscosso un successo planetario senza precedenti. Tuttavia, dal primo grande film che ha raccontato la genesi di un supereroe fino alle più recenti serie Marvel su Disney +, come l'ultima arrivata Thunderbolts, soprattutto negli scorsi anni il genere cinecomics è fiorito come non mai.

    In questa lista cerchiamo di fare un po’ di chiarezza, scegliendo 15 tra i film che più hanno rivoluzionato la figura del supereroe, dal primo Clark Kent fino alla saga dell’uomo pipistrello firmata Nolan, passando dagli eroi Disney fino al titolo che sconvolse il cinema italiano, con il suo antieroe di Tor Bella Monaca con i pugni d'acciaio.

    Una lista che di certo non sarà esaustiva – i titoli supereroistici sono davvero troppi! – ma che vi aiuterà a orientarvi nel mondo cinecomics con 15 tra i film più originali sul tema, in ordine dal più “classico” fino al più sorprendente, ma ognuno a suo modo importante. Buona visione!

    Superman (1978)

    È il modello originale dell’eroe al cinema: coraggioso, senza macchia, romantico, talvolta quasi ingenuo se guardato con le lenti della contemporaneità. Superman è un pilastro del genere supereroi, il vero primo blockbuster tratto da un fumetto, con cui Christopher Reeve nei panni del super “uomo” da krypton si ritagliò uno spazio nella storia del cinema. Rispetto a titoli moderni come Iron Man (2008) o il primo Spider Man (2002) qui c’è meno ironia e gli effetti speciali risultano ovviamente datati, il tono è decisamente più fiabesco anche se comparato alla trilogia di Batman firmata Nolan o agli sviluppi futuri del personaggio stesso, come ne L’uomo d’acciaio (2013). Perfetto per chi vuole riscoprire un supereroe più tradizionale, questo è un film imprescindibile per tutti gli amanti del genere anche grazie alla sua colonna sonora, realizzata da John Williams, il compositore che firmò le musiche di Star Wars (1977).

    Wonder Woman (2017)

    Con Wonder Woman, il DC Comics trova finalmente la sua prima vera svolta, con un cinecomic epico che finalmente introduce un’eroina che sembrava relegata all’album dei ricordi. Gal Gadot convince sia come guerriera che nei momenti più introspettivi della trama, dando vita a un personaggio complesso, inaspettato se si guardano i titoli precedenti targati DC, come Batman vs Superman (2016) o il primo Suicide Squad (2016). Patty Jenkins firma un film che evita l’oggettivazione che aveva caratterizzato il personaggio, capace di bilanciare azione e momenti più sentimentali, pur con qualche scivolone di sceneggiatura e un finale forse un po’ troppo convenzionale. Il percorso di Diana, dalle spiagge di Themyscira all’orrore della Prima Guerra Mondiale, è un viaggio di formazione che in 141 minuti unisce mito, fantasy e riflessione storica, regalando al pubblico non solo intrattenimento ma un vero simbolo di emancipazione che ha aperto la strada a titoli come Black Widow (2021) o al monografico Harley Quinn (2020). 

    Big Hero 6 (2014) – 102 minuti

    Con Big Hero 6 Disney porta in scena il suo primo cinecomic, ovviamente animato. Ambientato a San Fransokyo, fusione immaginaria tra Tokyo e San Francisco, è una storia commovente fin dagli istanti iniziali, con le prime scene che ricordano l’intensità di Up (2009) in quanto a facilità di scatenare subito le lacrime più incontrollate (consigliamo ai più sensibili di tenere i fazzoletti vicini). Nonostante sia ispirato a uno dei fumetti meno conosciuti tra quelli Marvel, questo film va in direzione contraria rispetto all’MCU, sia come stile di animazione (può ricordare più una certa animazione giapponese) che come trama, mettendo al centro della scena colori più teneri e adatti soprattutto ai più piccoli. Perfetto per la visione in famiglia e per gli amanti dei toni e atmosfere Disney, un racconto strappacuore di 102 minuti capace di appassionare anche gli spettatori più restii al genere cinecomic.

    Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli (2021)

    All’apparenza un “Marvel minore”, Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli si rivela invece una delle sorprese più fresche e originali dell’MCU. Diretto da Destin Daniel Cretton, unisce le arti marziali classiche allo spettacolo tipico del mondo Marvel, qui arricchito da combattimenti che sembrano presi da La tigre e il dragone (2000), degni del miglior film di arti marziali. Il film dura 132 minuti e alterna i toni action a momenti più riflessivi, talvolta quasi epici, ma sempre con tocchi ironici che alleggeriscono la trama. Simu Liu dà credibilità al nuovo eroe, mentre Tony Leung regala uno degli antagonisti più sfaccettati visti nei film Marvel. È pensato per chi cerca un origin story capace di sorprendere, a cavallo tra wuxia e supereroi, e si collega in modo solido al resto del MCU senza rinunciare alla propria identità. Perfetto per scoprire un lato diverso del franchise, lontano dai titoli più fumettistici e grezzi come il primo Batman (1989)  e, soprattutto, da quelli più sfacciatamente “stelle e strisce” centrici come The Avengers (2012) o l’ultimo Captain America - Brave New World (2025).

    Logan – The Wolverine (2017)

    Con Logan, Hugh Jackman avrebbe dovuto salutare per sempre uno dei ruoli che più hanno definito la sua carriera, con un film profondo, struggente, lontano cinecomic tradizionale. James Mangold firma un racconto cupo e commovente, dove un Wolverine invecchiato e ferito cerca di proteggere la giovane Laura, simbolo di un futuro possibile per i mutanti ormai sull’orlo dell’estinzione. Sono 135 minuti che alternano azione brutale e momenti di intimità e paesaggi spettacolari, tocchi western resi ancor più convincenti da un realismo inedito per il franchise e da un lato umano mai visto prima nella saga X-Men (2000). È un film pensato per un pubblico adulto, ma, soprattutto per chi ha seguito Jackman nei vent’anni in cui ha dato vita a Wolverine. Nonostante qualche eco di blockbuster, Logan resta un unicum nel genere, un’opera che mostra l’eroe come non l’avevamo mai visto e che sarebbe dovuto rimanere un addio strappalacrime, peccato per Deadpool & Wolverine (2024).

    Spider-Man: Un nuovo universo (2018)

    Ci si aspettava l’ennesima reinterpretazione del titolo più riscritto nell’universo Marvel, e invece con Un nuovo universo Spider-Man torna alle origini, ma con una freschezza e un linguaggio che non avevamo mai visto al cinema. Una storia di formazione, ricerca di identità, ma nella prospettiva del passaggio di testimone tra Peter Parker, ormai disilluso, e la nuova leva Miles Morales. Questa è l’unicità del film, nel modo in cui riesce giocare con gli infiniti Spider Man che hanno volato sugli schermi, senza mai troppo prendersi sul serio ma anzi, accentuando la “confusione” ritraendo tutti gli Uomo Ragno con stili grafici sempre diversi. L’animazione è straordinaria, con colori pulsanti, quasi psichedelici, in un omaggio alla pop-art comic tipica del mondo Marvel. Quasi due ore, un ritmo incalzante, questa è probabilmente la trasposizione animata più riuscita del genere supereroi, azzeccatissima anche l’idea di un ritorno al fumetto, senza abbandonarsi alla tentazione facile del live action. 

    Guardiani della Galassia (2014)

    Quando uscì, in pochi credevano che un gruppo di eroi sconosciuti potesse conquistare il pubblico come Iron Man o Captain America. E invece James Gunn ha firmato una space opera divertente, appassionante, tra i film più freschi dell’universo Marvel. Con i suoi 121 minuti, Guardiani della Galassia mescola ironia, azione e tantissima comicità, trasformando un manipolo di antieroi improbabili in una famiglia, ancora più improbabile ma spassosissima – da un un ladro spaziale in stile Han Solo fino a un procione parlante e armato fino ai denti. Il film è perfetto per chi cerca un’avventura in chiave comedy, intrisa di riferimenti anni ’80 e di una colonna sonora irresistibile, diventata cult anche a sé stante. Rispetto ad altri cinecomic più cupi e seriosi come The Winter Soldier, qui domina il tono è decisamente più leggero. Un film che riesce a conquistare sia i fan Marvel di lungo corso che i neofiti. Importante perché è un vero punto di svolta per il franchise, il primo a introdurre colori più brillanti nel MCU. 

    Gli Incredibili – Una normale famiglia di supereroi (2004)

    Prima che i cinecomics diventassero l’impero che conosciamo oggi, con Gli Incredibili la Pixar aveva già firmato un piccolo capolavoro. Un racconto che mescola azione e tenerezza, aggiungendo un pizzico di satira sul genere supereroistico a riflessioni sulla vita familiare, ma raccontata attraverso la metafora dei superpoteri. La forza del film sta proprio nella sua doppia natura; da un lato un’avventura comedy tra gadget retrò in stile primissimo Batman ( la serie degli anni ‘60, costumi e personaggi memorabili e divertentissimi, su tutti Edna e il piccolo Jack Jack. Dall’altro una storia intima su una famiglia e le sue difficoltà per rimanere unita nonostante i superpoteri, e un mondo che li ha esclusi per la loro “diversità”. È un film perfetto per la visione in famiglia, ma anche per chi cerca un cinecomic dalle tonalità più delicate e adatte anche ai più piccoli. Con i suoi 115 minuti, ancora oggi, a vent’anni dall’uscita, rimane uno dei film Pixar più amati, anche se forse non a livello di Toy Story (1995) o Alla ricerca di Nemo (2003).

    Deadpool (2016)

    Se la maggior parte dei cinecomic si prende tremendamente sul serio, Deadpool fa l’esatto contrario: rompe la quarta parete, prende in giro il genere supereroistico, regalando uno spettacolo che è metà action e metà parodia irriverente. Ryan Reynolds porta in scena un ruolo che sembrava scritto su misura per lui, trasformando Wade Wilson in un antieroe sboccato e iper-violento, ma al tempo stesso irresistibilmente autoironico. Un film perfetto per chi ama i cinecomic ma è stufo delle solite formule, o per chi cerca un mix di sarcasmo, metacinema e sparatorie a tutto spiano. Rispetto a titoli più epici come Captain Marvel (2019) o Justice League (2017), qui domina il black humor, il tutto lanciato in un vortice di 108 minuti fatto di action pura. Uno degli adattamenti Marvel più freschi e anticonformisti degli ultimi anni.

    Iron Man (2008) 

    Con Iron Man non nasce solo un supereroe, ma prende avvio l’intero Marvel Cinematic Universe. Il film di Jon Favreau, con un Robert Downey Jr. in stato di grazia, ridefinisce il genere portando sullo schermo un protagonista carismatico, arrogante e imperfetto come Tony Stark, ma capace di evolvere da “mercante di morte” all’eroe simbolo del MCU. Seppur non scavi nel personaggio come Il cavaliere oscuro, l’unicità di questo film è proprio nel binomio morale che dilania il protagonista, in cui il peso del senso di colpa bilancia lo spettacolo action, che non risulta mai eccessivo proprio grazie a questo escamotage. Rispetto al classico cinecomic, qui il tono è più cupo, sorprendentemente quasi “politico” per il modo in cui racconta le responsabilità dell’industria bellica, seppur in maniera più leggera di Black Panther. È il film ideale per chi ama le storie di redenzione e soprattutto per chi vuole scoprire la genesi della saga più famosa e importante del cinema contemporaneo. Centoventisei minuti che scorrono a un ritmo serrato, perfettamente accompagnati da una colonna sonora che dai Black Sabbath porta agli AC/DC. 

    Hellboy (2004)

    In un’epoca in cui i cinecomic puntavano su eroi patinati e “luminosi”, Hellboy di Guillermo del Toro portò qualcosa di radicalmente diverso, un supereroe oscuro, gotico, ironico dai tratti paradossalmente più umani, nonostante l’aspetto diavolesco. È un film che merita di essere rivisto e riscoperto, uno dei titoli supereroistici più originali dei primi anni ‘2000 grazie soprattutto a uno stile spiccatamente comics unito ad atmosfere che richiamano l’horror. Ciliegina sulla torta, il protagonista, ironico e surreale, lontanissimo dai cliché dell’eroe perfetto in stile Thor (2011) o Captain America (2011). In questo film, nei suoi colori e nelle sue ambientazioni, c’erano già tutti i preamboli dello stile Del Toro, che toccherà i suoi apici con Il labirinto del fauno (2006) o nel capolavoro La forma dell’acqua (2017). Novantanove minuti di cult, perfetto per chi cerca un supereroe diverso e lontano dai canoni del genere, interessante anche per scoprire la genesi del tocco del Toro.

    Black Panther (2018)

    Con Black Panther, Ryan Coogler ha mostrato che un cinecomic può essere molto più di azione e coolness. Qui siamo davanti a un racconto maturo, che racconta una cultura immaginaria ma sorprendentemente “politico”, che parla soprattutto al mondo in cui viviamo. Il Wakanda prende vita con scenografie mozzafiato, costumi e rituali che trasformano il film in un’esperienza immersiva, capace di unire tecnologia futuristica e una tradizione “millenaria”, credibile anche se creata ad hoc per questo film. Un film importante anche per il lavoro di Chadwick Boseman, che con il suo T’Challa portò in scena uno dei ruoli più incisivi della sua carriera, purtroppo uno degli ultimi. Un film ideale per chi cerca un cinecomic diverso, finalmente con un peso tematico forte, che affronta temi complessi, come l'oppressione e l’identità culturale, senza rinunciare a livelli visivi altissimi, tra i più spettacolari nel catalogo Marvel. Un cinecomic di 134 minuti, il primo ad aver lasciato il segno anche fuori dallo schermo.

    Avengers: Endgame (2019) 

    Avengers: Endgame non è solo un film, è l’atto finale di un viaggio iniziato undici anni prima con Iron Man. I fratelli Russo firmano un’opera maestosa, probabilmente l’apice massimo del genere supereroi. Ogni personaggio è portato al suo apice, 181 minuti in cui tutti gli Avengers prendono il palcoscenico come fosse una sinfonia dell’universo Marvel, in cui tutti gli strumenti hanno una parte chiara e definita, pur dando il respiro alla trama, avvincente dall’inizio alla fine. Può certamente appassionare anche anche chi muove i primi passi nel MCU – è visivamente spettacolare – ma è soprattutto pensato per i fan di lunga data, dato che è pieno di rimandi e citazioni a tutti i titoli precedenti, e proprio qui sta il suo punto di forza. I fili sono connessi perfettamente, le trame dei singoli eroi si chiudono, con un finale da lacrime che consacra Tony Stark e Steve “Captain America” Rogers come due dei personaggi più riusciti e sorprendenti del cinema pop contemporaneo. Questo film è una vera lettera d’amore al pubblico che ha seguito le avventure Marvel per oltre un decennio.

    Lo chiamavano Jeeg Robot (2015)

    Un supereroe nato a Tor Bella Monaca non è qualcosa che ci si aspetta di vedere sul grande schermo, di sicuro non su un grande schermo italiano. Eppure in 112 minuti Lo chiamavano Jeeg Robot riesce nell’impresa di trasformare Enzo Ceccotti, in un antieroe profondamente umano, anche nei suoi lati più gretti. Il film di Gabriele Mainetti non copia i modelli americani, anzi li stravolge piegandoli tra le borgate di Roma, raccontando gli esclusi della periferia degradata, tra la violenza quotidiana nascosta dietro la porta di casa. Claudio Santamaria porta sullo schermo un outsider unico nella storia del genere super, Luca Marinelli regala un villain memorabile, tra i ruoli più riusciti nella sua carriera. È un film crudo, non per tutti, ma un tassello fondamentale nel cinema italiano contemporaneo.

    Il cavaliere oscuro (2008)

    Non è solo un film di supereroi: Il cavaliere oscuro di Christopher Nolan è diventato un punto di riferimento per il cinema moderno, capace di unire intrattenimento da blockbuster e tematiche più complesse, etiche, mai davvero sviluppate nei film supereroistici. Il vero motivo per cui resta imprescindibile è la prova di Heath Ledger come Joker, che ha ridefinito l’idea del villain sul grande schermo. È un titolo perfetto per chi cerca un cinecomic dal tono adulto, più vicino a un thriller criminale che a un’avventura fantasy. Rispetto sia ai titoli Marvel che ai film targati DC, solitamente più leggeri e pop, qui domina l’oscurità, la tensione e una Gotham City ritratta in maniera più realistica. Con i suoi 152 minuti di durata, è un’esperienza intensa che vale sempre la pena rivedere, soprattutto ora che l’eredità di Ledger continua a influenzare tutto il genere. Perfetto anche per una maratona a tema Nolan, da guardare insieme a Batman Begins (2005) e Il cavaliere oscuro - il ritorno (2012).

  • Tutti gli adattamenti dei romanzi di Stephen King: dai film cult alle future produzioni

    Tutti gli adattamenti dei romanzi di Stephen King: dai film cult alle future produzioni

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Stephen King non è solo “il Re dell’Horror”: è una macchina di storie che da quasi cinquant’anni alimenta cinema e televisione. Con oltre 80 adattamenti già realizzati e molti altri in arrivo, il suo universo narrativo ha dato vita ad alcuni dei film più amati, discussi e spaventosi di sempre.

    Da "Carrie" a "It", da "Shining" a "Il miglio verde", le sue opere hanno attraversato generi e decenni, diventando parte della cultura pop globale. Ma cosa rende gli adattamenti di King così irresistibili? La capacità di mescolare terrore e umanità, paura e quotidianità, mostri e traumi reali.

    Nei prossimi giorni al cinema arriverà, diretto da Mike Flanagan – uno dei registi e sceneggiatori che più fa parlare di sé per quanto riguarda l’horror contemporaneo, soprattutto di ispirazione Kinghiana – il film The Life of Chuck (2025); e dal 27 Ottobre farà finalmente il suo debutto l’attesissima serie TV spin-off di IT: Welcome to Derry (2025). Quale momento migliore per recuperare tutti gli adattamenti cinematografici e televisivi di Stephen King? Nessuno!

    Non sapete da dove partire? Vi aiutiamo noi approfondendo nello specifico i 10 adattamenti più iconici da recuperare, in ordine di uscita, che hanno definito la sua leggenda sullo schermo. In fondo all’articolo, invece, potete trovare sia i 5 adattamenti in arrivo e in sviluppo più attesi che l’elenco completo di tutte le trasposizioni tratte dai libri e racconti di Stephen King!

    1. Carrie – Lo sguardo di Satana (1976)

    Il primo romanzo pubblicato di King diventa anche il suo primo film, diretto da Brian De Palma. Carrie è la quintessenza dell’horror adolescenziale: bullismo, repressione religiosa e poteri telecinetici si fondono in una parabola crudele e indimenticabile. Sissy Spacek, con il suo sguardo innocente che si trasforma in furia, resta una delle interpretazioni più iconiche del genere. Il climax al ballo scolastico è entrato nella storia del cinema horror, tanto quanto il sangue che cade sulla protagonista. Se lo confrontiamo con Ginger Snaps (2000), altro cult adolescenziale, vediamo come Carrie abbia aperto la strada ai film che uniscono crescita e mostruosità. Con i suoi 98 minuti, è una visione compatta e letale, che colpisce ancora oggi.

    2. Shining (1980)

    Stanley Kubrick prende il romanzo di King e lo trasforma in un incubo glaciale. Shining non è solo un film horror: è un’esperienza sensoriale, fatta di corridoi infiniti, silenzi disturbanti e la follia crescente di Jack Nicholson. King non ha mai amato questo adattamento, accusandolo di essere troppo distante dal suo libro, ma per il pubblico resta un capolavoro assoluto. L’Overlook Hotel diventa un personaggio a sé, e le immagini – dalle gemelle alla cascata di sangue – sono scolpite nell’immaginario collettivo. Con i suoi 146 minuti, non è breve, ma ipnotizza come pochi altri film del genere. Se vi è piaciuto Hereditary (2018), vedrete qui la radice di quell’horror psicologico fatto di atmosfera più che di jump scare.

    3. Stand by Me (1986)

    Non solo horror: King è anche il cantore dell’infanzia e dell’amicizia. Stand by Me, tratto dal racconto “Il corpo”, è un coming-of-age tenero e crudele, diretto da Rob Reiner. Seguiamo quattro ragazzini alla ricerca di un cadavere, in un viaggio che è soprattutto scoperta di sé, della vita e della morte. Ogni personaggio è memorabile e la voce narrante di Richard Dreyfuss aggiunge una malinconia che ti accompagna ben oltre i titoli di coda. A differenza dei classici horror di King, qui non ci sono mostri: il male è il mondo degli adulti, la violenza latente, il tempo che scorre. Per chi ha amato Stranger Things (2016– in corso), questo è il modello originale: ragazzi, avventura e un pizzico di oscurità.

    4. It (miniserie TV, 1990)

    Il pagliaccio Pennywise, interpretato da Tim Curry, ha traumatizzato intere generazioni. La miniserie televisiva IT in due parti non regge sempre dal punto di vista tecnico, ma ha saputo rendere It un fenomeno culturale. Il punto forte resta la capacità di mescolare amicizia e paura: i “Perdenti” affrontano non solo un mostro, ma le proprie paure più intime. Nonostante il finale zoppichi, la prima parte rimane un cult imprescindibile. Confrontata con l’adattamento cinematografico del 2017, la serie del ’90 appare più ingenua ma anche più sincera nella sua dimensione televisiva. Con quasi 192 minuti complessivi, è una maratona che vale la pena recuperare, soprattutto per capire da dove nasce la leggenda di Pennywise.

    5. Misery non deve morire (1990)

    Un film claustrofobico e disturbante. Diretto ancora da Rob Reiner, Misery porta in scena la paura di ogni scrittore: essere prigioniero della propria creatura e dei propri fan. Kathy Bates, premiata con l’Oscar, è incredibile nei panni della fan psicopatica Annie Wilkes, mentre James Caan dà vita a uno scrittore fragile e terrorizzato. L’assenza di elementi soprannaturali lo rende ancora più inquietante: l’orrore qui è umano, fatto di ossessione e violenza domestica. Il film, con i suoi 107 minuti, è perfetto nella tensione e resta un must per chi ama i thriller psicologici. Se apprezzate Il cigno nero (2010), troverete lo stesso mix di arte, follia e corpo martoriato.

    6. Il miglio verde (1999)

    Frank Darabont firma un adattamento toccante, tratto dal romanzo a puntate di King. Il miglio verde mescola prigione, dramma umano e soprannaturale in oltre tre ore (188 minuti) che non pesano mai. Tom Hanks è straordinario come guardia carceraria, ma è Michael Clarke Duncan, nei panni del gigante buono John Coffey, a lasciare un segno indelebile. Più che horror, è un racconto sul dolore, l’ingiustizia e la possibilità del miracolo. Condividendo temi con Le ali della libertà (1994), altro adattamento di Darabont, mostra come King sappia scavare nell’umanità più che nel mostruoso. È un film che piange e commuove, perfetto per chi vuole scoprire il lato più empatico e universale dell’autore.

    7. Le ali della libertà (1994)

    Considerato da molti il miglior adattamento di sempre, Le ali della libertà (dal racconto “Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank”) è un dramma carcerario che parla di speranza, amicizia e resilienza. Diretto da Frank Darabont, con Tim Robbins e Morgan Freeman straordinari, il film non ebbe grande successo al cinema ma divenne un cult immortale grazie al passaparola e alla TV. È un esempio lampante della versatilità di King: nessun demone, nessun mostro, solo uomini e le loro storie. Il finale è uno dei più emozionanti della storia del cinema. Come detto prima, per chi ha amato Il miglio verde troverà qui la stessa sensibilità, ma in una forma più asciutta e poetica.

    8. The Mist – Nebbia mortale (2007)

    Un altro lavoro di Frank Darabont, che porta sullo schermo un racconto breve di King e lo trasforma in un incubo claustrofobico. Una comunità intrappolata in un supermercato, una nebbia che nasconde mostri, e la paura che trasforma le persone più della minaccia esterna. Il finale, diverso dal libro, è tra i più spietati e discussi del cinema horror moderno. Con i suoi 126 minuti, The Mist è una riflessione cupa sulla natura umana che anticipa atmosfere simili a The Walking Dead (2010–2022). Non perfetto negli effetti speciali, ma devastante nel messaggio.

    9. It - Capitolo Uno (2017)

    Il ritorno di Pennywise al cinema è stato un trionfo. Andy Muschietti dirige IT, un film visivamente potente e spaventoso, con Bill Skarsgård che reinventa il clown in una versione più mostruosa e inquietante. Ambientato negli anni ’80 (anziché ’50 come nel libro), strizza l’occhio alla già citata Stranger Things, cavalcando anche la grande ondata di ritorno delle vibes anni ‘80, ma resta fedele al cuore della storia: l’amicizia dei “Perdenti” contro le proprie paure. La parte uno funziona come un film a sé, con ritmo serrato e momenti iconici. Confrontato con la miniserie del 1990, è più spettacolare, ma meno genuino. Resta uno degli adattamenti più riusciti e amati degli ultimi anni.

    10. Doctor Sleep (2019)

    Difficile compito: continuare Shining conciliando libro e film (visti anche i precedenti). Con Doctor Sleep Mike Flanagan riesce nell’impresa con un adattamento che fonde i due universi, regalando un sequel cupo e avvincente. Ewan McGregor interpreta un Danny Torrance adulto, segnato dall’alcolismo e dai traumi, che deve proteggere una bambina dotata di poteri simili ai suoi. Il film dura 152 minuti (180 nella director’s cut) e prende il tempo per costruire atmosfera e personaggi. Non è al livello del classico di Kubrick, ma riesce a camminare da solo, con villain inquietanti e un messaggio di resilienza. Se amate le atmosfere di Hill House (2018), sempre diretta da Flanagan, troverete qui lo stesso equilibrio tra orrore e umanità.

    Dando uno sguardo verso il futuro, tra i nuovi adattamenti di Stephen King in arrivo e che sono in corso di sviluppo, ecco quelli che non vediamo l’ora di vedere:

    The Life of Chuck (2025)

    Tra i progetti più recenti e curiosi tratti dall’universo di Stephen King c’è The Life of Chuck, diretto da Mike Flanagan, regista che ha già dimostrato una sensibilità unica nell’adattare l’autore con Il gioco di Gerald (2017) e Doctor Sleep (2019). Uscito nelle sale il 18 settembre 2025, il film porta sul grande schermo uno dei racconti più intimi e insoliti della raccolta Se scorre il sangue. La storia non ha tinte horror classiche, ma segue la vita di Charles Krantz al contrario, dalla sua morte prematura alla sua infanzia, in un viaggio che riflette sulla fragilità dell’esistenza e sulla bellezza dei piccoli momenti. Un’opera toccante e malinconica, che conferma quanto King sappia andare oltre l’horror e parlare dell’umanità in tutte le sue sfumature.

    Welcome to Derry (2025)

    Forse l’annuncio più atteso dai fan del “Kingverse”, in arrivo dal 27 Ottobre. Welcome to Derry sarà una serie prequel di It (2017-2019), ambientata negli anni ’60, e racconterà le origini del male che ha infestato la cittadina del Maine. L’idea è di ampliare il mito di Pennywise e mostrare come la sua presenza ciclica abbia plasmato la comunità ben prima degli eventi con i “Perdenti”. L’aspettativa è enorme: se gestito bene, potrebbe diventare la prima grande serie horror dell’universo kinghiano, con il potenziale di unire l’atmosfera di Castle Rock (2018) al terrore cosmico del romanzo originale. I fan sperano che approfondisca non solo Pennywise, ma anche il lato sociale di Derry, già descritto da King come una città corrotta nel profondo.

    The Long Walk (2025)

    Tratto da uno dei romanzi più cupi firmati con l’alias Richard Bachman, The Long Walk racconta di una competizione mortale in cui un gruppo di ragazzi deve camminare senza fermarsi, pena la morte. L’idea è semplice ma devastante, anticipando concetti poi resi celebri da Battle Royale (2000) e Hunger Games (2012); non a caso, alla regia dell’adattamento cinematografico troviamo proprio Francis Lawrence, il regista che ha firmato la regia di tutti i film della saga Hunger Games. Adattarlo oggi significa confrontarsi con un pubblico che ama i survival distopici, ma la chiave sarà restare fedeli alla crudezza del romanzo. Se diretto con coraggio, può essere uno dei film più disturbanti e potenti tratti da King, senza bisogno di mostri: basta l’uomo stesso.

    The Girl Who Loved Tom Gordon (in sviluppo)

    Un romanzo breve, intimo, spesso dimenticato, ma amatissimo dai fan. Racconta la lotta per la sopravvivenza di una bambina persa nei boschi, guidata solo dalla sua immaginazione e dall’eroe del baseball Tom Gordon. L’adattamento promette un horror psicologico più che soprannaturale, che potrebbe richiamare film come Room (2015) o The Witch (2015), dove la tensione nasce dalla solitudine e dalla mente del protagonista. Non avrà forse lo stesso appeal dei grandi classici, ma se ben girato, può sorprendere come piccolo gioiello d’atmosfera.

    Fairy Tale (in sviluppo)

    Il romanzo del 2022 è uno degli ultimi successi di King, e non sorprende che Hollywood voglia portarlo subito sul grande schermo. Fairy Tale è un mix di fantasy e horror, con un ragazzo che eredita le chiavi di un mondo parallelo popolato da creature magiche e oscure. L’aspettativa è quella di un adattamento che mescoli l’epica di Stranger Things con il tono dark dei migliori racconti di King. Potrebbe essere la risposta “fiabesca” a It, ma con un respiro più fantasy e universale.

  • I migliori anime su Crunchyroll: 25 titoli imperdibili per ogni tipo di fan

    I migliori anime su Crunchyroll: 25 titoli imperdibili per ogni tipo di fan

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Se sei un vero appassionato di anime (o vuoi diventarlo), Crunchyroll è il tuo paradiso. La piattaforma è il punto di riferimento mondiale per l’animazione giapponese, con un catalogo sterminato che spazia dai grandi classici alle ultime uscite direttamente dal Giappone. 

    Shonen esplosivi, storie d’amore strappalacrime, thriller psicologici, fantasy epici, comedy scolastiche: su Crunchyroll c’è davvero tutto, e spesso arriva prima che altrove. Ma con così tanta scelta, da dove si comincia? In questo articolo ti consigliamo i 25 migliori anime da vedere su Crunchyroll in streaming. Prepara i sottotitoli (e i fazzoletti, in certi casi): ti aspetta un viaggio nel meglio dell’animazione nipponica!

    1. One Piece (1999 - in corso)

    La saga dei pirati più longeva e amata di sempre è disponibile su Crunchyroll in tutta la sua gloria. Con migliaia di episodi, One Piece racconta le avventure di Luffy e della sua ciurma alla ricerca del tesoro leggendario. Ma è molto più di una caccia al tesoro: è un inno alla libertà, all’amicizia, al sogno. Ogni isola è un mondo a sé e ogni personaggio ha una storia che resta nel cuore. Un classico senza tempo.

    2. Attack on Titan (2013 - 2023)

    Un’epopea colossale che ha segnato un’era. Attack on Titan parte da una premessa apparentemente semplice — l’umanità in lotta contro mostruosi giganti — ma si trasforma in un complesso dramma politico, filosofico ed esistenziale. Con un worldbuilding incredibile, personaggi moralmente ambigui e colpi di scena che cambiano tutto a ogni stagione, è una serie che tiene incollati fino all’ultimo. Disponibile nella sua interezza su Crunchyroll: un binge che non si dimentica.

    3. My Hero Academia (2016 – in corso)

    In un mondo dove quasi tutti hanno superpoteri, Izuku Midoriya nasce senza alcuna abilità… ma con il cuore di un eroe e questo, il suo mito All Might, lo nota subito. My Hero Academia è uno shonen emozionante, ricco di combattimenti dinamici, crescita personale e momenti toccanti e inaspettati. Ogni personaggio, anche secondario, ha una storia e un’evoluzione ben costruite. Neanche i villain vengono lasciati indietro, regalandoci alcune delle backstory più complesse e profonde di sempre. L’estetica da fumetto americano si fonde con il pathos giapponese, rendendolo unico. Tra le saghe scolastiche e i combattimenti epici, è diventato una pietra miliare del genere. Aspettiamo tutti l’ultima stagione con il cuore in gola!

    4. Naruto (2002 – 2017)

    Il ninja più famoso del mondo anime. Naruto racconta la storia di un ragazzo orfano ed emarginato che sogna di diventare Hokage, il leader del suo villaggio. Con oltre 700 episodi tra la serie classica e Shippuden, è un viaggio di formazione ricco di scontri epici, legami intensi, dolori e redenzioni. È uno degli anime che ha segnato l’infanzia di milioni di spettatori ed è ancora oggi tra i più seguiti e amati. Una vera icona.

    5. Jujutsu Kaisen (2020 – in corso)

    Uno degli shonen più potenti degli ultimi anni. Jujutsu Kaisen è dark, adrenalinico e stilisticamente impeccabile. Seguiamo Yuji Itadori, adolescente che ingoia un dito maledetto e diventa il recipiente di un potente demone. Combattimenti fluidissimi, antagonisti memorabili e una regia visiva di livello altissimo rendono ogni episodio un’esperienza cinematografica. Gojo Satoru è già leggenda!

    6. Demon Slayer – Kimetsu no Yaiba (2019 – in corso)

    Pochi anime hanno avuto un impatto visivo come Demon Slayer. La storia segue Tanjiro, un giovane che combatte per salvare la sorella Nezuko, trasformata in demone. L’animazione firmata Ufotable è da applausi e ogni battaglia sembra una danza. L’intensità emotiva si fonde con l’estetica tradizionale giapponese, creando un’opera potente, bella e toccante.

    7. Solo Leveling (2024 – in corso)

    Tratto dal celebre webtoon coreano, Solo Leveling segue Sung Jin-Woo, il cacciatore più debole di tutti, che scopre di potersi “livellare” come un personaggio di un videogioco. Il suo potere cresce, ma anche le responsabilità. L’anime è un’esplosione di animazione, potenziamenti e battaglie sempre più epiche. Per chi ama i power-up infiniti e le atmosfere dark fantasy, è un must.

    8. Dan Da Dan (2024 – in corso)

    L’anime rivelazione degli ultimi anni! Un mix esplosivo di horror, alieni, yokai e romanticismo strampalato. Dan Da Dan segue due adolescenti coinvolti in eventi paranormali sempre più assurdi. L’anime è visivamente sorprendente, con una regia frenetica e brillante, e uno stile che mescola comicità e tensione. È il titolo più folle e creativo del momento, destinato a diventare un cult.

    9. I diari della speziale (The Apothecary Diaries) (2023 – in corso)

    Nel cuore del palazzo imperiale cinese, Mao Mao, giovane esperta di erboristeria, risolve misteri di corte con intelligenza e sarcasmo. I diari della speziale è un anime raffinato e intrigante, con atmosfere storiche e un tocco di crime. La protagonista è carismatica e anticonvenzionale, e la serie affascina per ritmo, estetica e finezza narrativa, ma con un contraltare maschile non certo da meno. La seconda stagione si è conclusa da poco e noi ci sentiamo già orfani di Mao Mao e Jinshi!

    10. Frieren – Oltre la fine del viaggio (2023 – in corso)

    E se la vera avventura cominciasse dopo la fine della missione? Frieren racconta la storia di una maga elfica che, dopo aver salvato il mondo, deve affrontare la solitudine del tempo e dei ricordi. È un anime delicato, malinconico e filosofico, che parla di perdita, memoria e umanità. Un piccolo gioiello per anime sensibili.

    11. Chainsaw Man (2022 – in corso)

    Denji, un ragazzo disperato con un debito da saldare, si fonde con il suo diavolo-motosega e diventa un’arma vivente. Chainsaw Man è cinico, crudo, e sorprendentemente umano. Ogni episodio è una corsa tra sangue, satira e solitudine. MAPPA confeziona un prodotto visivamente mozzafiato con una sigla diversa a ogni puntata. Geniale! La storia andrà avanti questo 31 Ottobre con il film!

    12. Kaiju No. 8 (2024 – in corso)

    Kafka Hibino è un uomo comune che si trasforma in kaiju, i mostri che dovrebbero essere combattuti dagli eroi. Kaiju No. 8 ribalta la narrativa classica del genere monster e offre combattimenti ad alta tensione, una forte componente emotiva e uno stile grafico accattivante. È l’anime perfetto per i fan del genere sci-fi e azione.

    13. Mob Psycho 100 (2016 – 2022)

    Shigeo, detto Mob, ha poteri psichici devastanti ma è il ragazzo più gentile e anonimo della scuola. Mob Psycho 100mescola azione, introspezione e assurdità in uno stile visivo unico e sperimentale. È un coming-of-age profondo mascherato da shonen sopra le righe. Finale perfetto, lacrime assicurate.

    14. Dr. Stone (2019 – in corso)

    La scienza salverà il mondo? Dopo che l’umanità si è pietrificata per millenni, il geniale Senku si risveglia e inizia a ricostruire la civiltà usando solo conoscenza e ingegno. Dr. Stone è un anime educativo e avvincente, che riesce a rendere la chimica… divertente. Sì, davvero.

    15. Black Clover (2017 – in corso)

    Asta nasce senza magia in un mondo dove tutti ne hanno. Ma non si arrende. Black Clover è uno shonen classico ma energico, con una crescita costante di tensione, potere e coinvolgimento. Tra rivalità, determinazione e magie devastanti, è la serie perfetta per chi ama i power fantasy puri.

    Altri 10 anime da vedere su Crunchyroll in streaming:

    16. Wind Breaker (2024 – in corso)

    Combattimenti scolastici con stile e valori da strada.

    17. Vinland Saga (2019 – 2023)

    Dramma storico e vichinghi: crudo, maturo e intenso.

    18. Spy x Family (2022 – in corso)

    Famiglia fake, spionaggio vero: irresistibile.

    19. My Dress-Up Darling (2022 – in corso)

    Cosplay, dolcezza e una storia d’amore fuori dagli schemi.

    20. Horimiya (2021 – 2023)

    Romanticismo realistico e relazioni genuine tra adolescenti.

    21. The Ancient Magus' Bride (2017 – in corso)

    Fiaba dark sull’identità e l’accettazione.

    22. Noragami (2014 – 2015)

    Dei dimenticati, spiriti e ironia malinconica.

    23. The Rising of the Shield Hero (2019 – in corso)

    Un isekai più cupo e drammatico del solito.

    24. Mashle: Magic and Muscles (2023 – in corso)

    Harry Potter incontra One Punch Man: demenziale e divertente.

    25. Toilet-Bound Hanako-kun (2020 – in corso)

    Commedia sovrannaturale con uno stile visivo originale.

    Dove guardare i migliori anime di Crunchyroll in streaming: 

    Tutto ciò che adesso vi resta da fare è mettervi comodi, snack e bibita alla mano, telecomando e abbonamento pronto! E se aveste ancora dei dubbi, ecco l’elenco completo su dove guardare i 25 migliori anime su Crunchyroll in streaming:

  • Da "Lo chiamavano Jeeg Robot" a "Christian": 10 film e serie TV fantasy italiani

    Da "Lo chiamavano Jeeg Robot" a "Christian": 10 film e serie TV fantasy italiani

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Fantaghirò (1991),Desideria e l’anello del drago (1995),La principessa e il povero (1997),Sorellina e il principe del sogno (1996). Per chi è nato sul finire degli anni Ottanta, i pomeriggi della propria infanzia sono stati caratterizzati da storie fantastiche, dove pietre parlanti, duelli, storie d'amore e creature mostruose convivevano. Racconti fantasy dietro i quali c'era sempre lo zampino di un pioniere del genere come Lamberto Bava.

    Un genere che negli anni si è un po' andato perdendo, salvo qualche eccezione. Ne è un esempio ilPinocchio di Roberto Benigni. Poi, in contemporanea con l'arrivo in sala deIl ragazzo invisibile di Gabriele Salvatores, si è aperto un nuovo capitolo per il cinema e la serialità italiani.

    Per chi vuole immergersi in mondi fantastici, JustWatch ha preparato una guida tra film e serie tv per scoprire il meglio del fantasy italiano.

    10. Curon (2020)

    Il suggestivo campanile sommerso nel lago di Resia fa da sfondo al thriller soprannaturale di Netflix.Curon racconta la storia di due fratelli gemelli che vengono portati dalla madre a vivere nella sua piccola città natale in Alto Adige. Qui si trovano a dover fronteggiare oscuri avvenimenti che richiamano a delle antiche maledizioni legate al campanile intrecciate alla loro storia familiare.

    Una serie che si basa sul folklore e si amplia in un racconto che fa convivere suspense, tematiche legate all'adolescenza e mistero. Una stagione da sette episodi da 50 minuti che ha dalla sua il tentativo di far convivere le atmosfere thriller con il folk-horror. Molto suggestiva da un punto di vista visivo, Curon è attraversata da un tono cupo che aleggia su tutti gli episodi. Da vedere se ti sono è piaciuta Elves (2021).

    9. Luna nera (2020)

    Basata sulla trilogia di romanzi Le città perdute di Tiziana Triana,Luna nera vede dietro la macchina da presa tre grandi registe italiane: Francesca Comencini, Susanna Nicchiarelli e Paola Randi. Uno degli esempi più recenti di fantasy in Italia. La protagonista è Ade, un'adolescente levatrice del XVII secolo che scopre di discendere da una famiglia di streghe e viene perseguitata con l'accusa di stregoneria.

    Una serie che si concentra sul tema della sorellanza incorniciata da un'ambientazione magica. Una sola stagione da sei episodi della durata tra i 40 e i 60 minuti che, attraverso la lente del fantasy, mette al centro la lotta contro una società patriarcale. Se ami le storie al femminile che parlano di streghe, sorellanza e resistenza come Salem (2014), Le terrificanti avventure di Sabrina (2018) e Cursed (2020), anche Luna nera saprà convincerti.

    8. Noi siamo leggenda (2023)

    C'è il tema dell'adolescenza al centro di questo racconto in cui un gruppo di ragazzi scopre di possedere poteri straordinari e deve imparare a gestirli mentre affronta sfide personali.Noi siamo leggenda chiama all'appello alcuni dei nomi più amati della serialità italiana – Nicolas Maupas, Giulio Pranno, Giacomo Giorgio, Valentina Romani e Lino Guanciale – per esplorare tematiche legate all'identità e all'amicizia.

    Il risultato è un giusto mix di coming of age e fantasy. Una stagione da 12 episodi che oscillano tra i 70 e gli 85 minuti ambientati sullo sfondo di Roma. Quello che funziona maggiormente nella serie sono le dinamiche relazionali tra i giovani protagonisti che devono fare i conti con i problemi tipici della loro età, ma con l'aggiunta della difficoltà di confrontarsi con abilità fuori dall'ordinario. Se ami i teen-drama e gli elementi fantasy come in The 100 (2014) e Misfits (2009), Noi siamo leggenda non ti deluderà.

    7. La Befana vien di notte (2018)

    Un film per tutta la famiglia in cui Paola Cortellesi interpreta una maestra di scuola elementare con un segreto. Se di giorno è giovane e bella, la notte si trasforma nella Befana. Quando un misterioso giocattolaio, il Mr. Johnny di Stefano Fresi, la rapisce, saranno sei piccoli alunni della donna a mettersi sulle sue tracce per riportarla a casa.

    La Befana vien di notte è una commedia fantasy leggera e divertente che incanta i più piccoli e intrattiene gli adulti con una serie di citazioni e omaggi al cinema degli anni '80. Paola Cortellesi ci regala una prova divertente e riuscita nei panni di una Befana del tutto inedita rispetto a quella del folclore impressa nell'immaginario collettivo. Un'ora e mezza di intrattenimento per tutta la famiglia. Se vuoi puoi vedere anche il sequel del 2021 con Monica Bellucci e Fabio De Luigi,La Befana vien di notte II - Le origini.

    6. Il ragazzo invisibile (2014)

    Con Il ragazzo invisibile Gabriele Salvatores regala al cinema italiano il suo primo supereroe. Lo fa unendo il genere fantascientifico al racconto per ragazzi caro alla sua filmografia. Protagonista è Michele, un adolescente timido che scopre di potersi rendere invisibile. Tra l'apprendimento dei suoi poteri e il confronto con le tematiche tipiche dell'adolescenza – dal rapporto con gli adulti al bullismo passando per la scoperta di sé -, nei suoi 100 minuti il film è un esperimento riuscito specie sotto il punto di vista degli effetti visivi sempre credibili e ben amalgamati all'interno del racconto.

    Il suo più grande merito, però, è aver mostrato che una strada narrativa diversa è percorribile dal nostro cinema. Come per ogni film di Salvatores, un ruolo centrale lo gioca la colonna sonora che alterna Ezio Bosso ai Gorillaz. Se vuoi scoprire di più del mondo magico di Michele puoi vedere il sequel del 2018 Il ragazzo invisibile - Seconda generazione.

    5. Pinocchio (2019)

    Dopo Il racconto dei racconti del 2015, Matteo Garrone con Pinocchio torna a confrontarsi con un classico della letteratura. Questa volta è il romanzo di Carlo Collodi con protagonista il burattino di legno che sogna di diventare bambino ad essere trasposto sul grande schermo. A differenza degli altri suoi film, questa volta il regista si rivolge anche ai bambini realizzando una pellicola che abbraccia gli elementi noti dell'originale e infondendola di emozioni.

    Molto attento a lavorare con effetti speciali artigianali, Garrone ha ricreato il mondo immaginato da Collodi facendo convivere l'oscuro e il fantastico. Il risultato è un film di 125 minuti dove convivono magia e realismo e in cui il regista punta l'attenzione sulle difficoltà insite nella crescita. Da sottolineare la presenza di Roberto Benigni nei panni di Geppetto. Lo stesso attore e regista toscano che aveva diretto il suo Pinocchio nel 2002. Puoi anche vedere la versione di Robert Zemeckis e quella di Guillermo del Toro, entrambe del 2022, per scegliere l'adattamento che preferisci.

    4. Freaks Out (2021)

    Dopo l'enorme successo di Lo chiamavano Jeeg Robot, Gabriele Mainetti firma un secondo lungometraggio in cui la componente fantasy è centrale.Freaks Out racconta la storia un gruppo di artisti circensi con abilità straordinarie che, nella Roma del 1943, si ritrova a fronteggiare l'orrore della guerra e un nazista deciso a sfruttare i loro poteri per salvate il Terzo Reich.

    Una riflessione sulla diversità e un romanzo di formazione corale dove la fantasia dell'intreccio si confronta con una pagina buia del '900. Un'altra opera ambiziosa e sorprendente per il cinema italiano. Due ore e 20 minuti in cui la meticolosa ricostruzione storica si fonde con gli effetti speciali mentre il film mette in scena personaggi ben delineati che permettono un trasporto emotivo che accompagna tutta la visione. Tra Freaks (1932) e Bastardi senza gloria (2009), ma immerso in un contesto fantasy.

    3. Il racconto dei racconti (2015)

    Per Il racconto dei racconti Matteo Garrone si confronta nientedimeno che con Lo cunto de li cunti, raccolta di fiabe di metà '600 di Giambattista Basile. Come se non bastasse chiama all'appello un cast internazionale che spazia da Salma Hayek a Vincent Cassel passando per Toby Jones e John C. Reilly per una pellicola divisa in tre episodi: “La cerva”, “La pulce” e “Le due vecchie”.

    Il risultato è un'opera di oltre due ore in cui convivono il grottesco e il fantastico con la meraviglia di immagini mozzafiato. Il tutto arricchito dal tocco inconfondibile di Garrone che infonde l'opera di desiderio. Molto importante il lavoro su costumi e scenografie che fanno del film un'opera intrisa di un'atmosfera sognante e magica che lascia spazio ad ombre oscure e inquietanti mentre racconta storie diverse ma accomunate da una riflessione sull'uomo e i suoi istinti e debolezze. Da non perdere se hai amato Il labirinto del fauno (2006).

    2. Christian (2022)

    Liberamente ispirata alla graphic novel Stigmate di Claudio Piersanti e Lorenzo Mattorri,Christian è la miglior serie fantasy italiana che troverete in streaming. Il protagonista ha il volto di Edoardo Pesce, un picchiatore di professione della periferia romana che improvvisamente si ritrova le stigmate sulle mani. Quando si accorge di avere poteri di guarigione e risurrezione sarà costretto a fare i conti con il proprio passato e con il concetto di fede.

    Un'opera curatissima sotto il profilo narrativo, interpretativo e registico dove commedia e dramma si immergono in una forte componente fantasy. Due stagioni per un totale di 16 episodi in cui l'ottima interpretazione di Edoardo Pesce è sorretta da un grande cast che include Giordano De Plano, Silvia D'Amico, Francesco Colella, Giulio Beranek e Antonio Bannò. Un'opera davvero sorprendente per originalità e capacità di far convivere il realismo che guarda all'attualità con il fantastico. Da vedere se hai amato Preacher (2016).

    1. Lo chiamavano Jeeg Robot (2016)

    Un vero e proprio caso cinematografico capace di ridare nuovo lustro al genere in Italia. Con Lo chiamavano Jeeg Robot Gabriele Mainetti ha svelato al mondo il suo talento e la sua ambizione. Il suo protagonista è Enzo Ceccotti, un piccolo delinquente con il volto di Claudio Santamaria che, dopo un bagno nel Tevere, si scopre supereroe.

    Una pellicola sorprendente capace di intrecciare il fantasy con il noir, l'azione con la commedia e l'anime con il dramma dimostrando tutto il suo coraggio nell'osare. Impossibile poi non citare il villain di Luca Marinelli, Lo Zingaro, protagonista di più di una sequenza diventata cult. Un film di grande intrattenimento, dove nell'arco di due ore le risate si mischiano alla violenza e dove la componente umana è centrale. Per l'audacia produttiva dimostrata puoi vedereLa città proibita (2024) eDenti da squalo (2023), film diretto da Davide Gentile prodotto dallo stesso Mainetti.

  • Da “Cena con delitto – Knives Out” a “Blonde”: i migliori film con Ana De Armas

    Da “Cena con delitto – Knives Out” a “Blonde”: i migliori film con Ana De Armas

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Dieci anni dopo il suo debutto americano al fianco di Keanu Reeves nel thriller erotico di Eli Roth, Knock Knock (2015), Ana De Armas, per una bizzarra coincidenza del destino è stata scelta come protagonista di Ballerina (2025). Un thriller action e quinto capitolo della saga di John Wick di cui è protagonista proprio Reeves. Un decennio in cui l'attrice ha costruito una carriera solida vestendo i panni di personaggi molto diversi tra loro, fino a quello di Marilyn Monroe in Blonde (2022) che le ha regalato la sua prima nomination agli Oscar.

    Niente male per una bambina e adolescente cubana che poteva guardare solo 20 minuti di cartoni animati a settimana e andare al cinema unicamente la domenica pomeriggio! La sua carriera è iniziata a Cuba e proseguita in Spagna prima di approdare a Los Angeles dove, oggi, è diventata una delle attrici più ricercate di Hollywood. JustWatch ha stilato una lista dei 10 migliori film con Ana De Armas segnalando dove puoi recuperarli in streaming.

    1. Blonde (2022)

    Il ruolo, finora, più importante nella carriera di Ana De Armas. Il più complesso, il più doloroso, il più desiderato. L'attrice è Marilyn Monroe in Blonde di Andrew Dominik. Un'immersione nella vita della diva americana dall'infanzia alla tragica morte che narra in modo libero le tappe più importanti della sua vita partendo dal romanzo omonimo di Joyce Carol Oates.

    Un'opera visivamente audace e sperimentale in cui Ana de Armas, nei 167 minuti di durata del film, ha dato vita a una performance straordinaria in cui ha saputo far rivivere lo spirito dell'attrice e le sue fragilità dietro una facciata glamour che nasconde profonde ferite. Senza dubbio la sua performance più riuscita e complessa che ci restituisce il ritratto di una donna dal profondo tormento interiore. La somiglianza con Marilyn Monroe è impressionante, ma ciò che colpisce della sua interpretazione è la volontà di non farne un’imitazione, provando invece a catturarne lo spirito.

    Diviso tra l'uso del bianco e nero e sequenze a colori, Blonde si discosta dai biopic tradizionali anche per l'approccio coraggioso della regia dai contorni onirici. Un film che può respingere per la crudezza di alcune scene, ma che dalla sua ha la capacità di raccontare la persona dietro il mito e quanto possa essere caro il prezzo da pagare per raggiungere la fama.

    2. Cena con Delitto - Knives Out (2019)

    Se dovessimo scegliere il film che ha consacrato Ana De Armas a Hollywood sarebbe senza dubbioCena con Delitto - Knives Out. Rian Johnson omaggia il genere giallo grazie alla figura dell'eccentrico detective Benoit Blanc interpretato da Daniel Craig alle prese con la morte del patriarca di una ricca famiglia. Un rompicapo ricco di colpi di scena, segreti e bugie in cui l'attrice ha un ruolo centrale che le permette di fare sfoggio di più registri mentre si confronta con un cast corale che spazia da Chris Evans a Jamie Lee Curtis passando per Christopher Plummer.

    Il suo personaggio, quello dell’infermiera Marta Cabrera fisicamente impossibilitata a mentire, è un mix di insicurezza e forza. L’attrice - che per il ruolo ha ottenuto una nomination ai Golden Globes - è bravissima nel mostrarne l’evoluzione emotiva muovendosi su registri diversi, tra parentesi comiche e momenti drammatici. Le scene condivise con Plummer sono tra le più belle e riuscite del film, grazie anche alla chimica tra i due interpreti.

    Inoltre, le origini sudamericane del personaggio permettono di inserire una nota socio-politica al racconto. Gli altri facoltosi protagonisti, infatti, non vedono di buon occhio l’infermiera in un atteggiamento razzista che li (auto)eleva rispetto a lei. Una nota di attualità non indifferente negli Stati Uniti di Trump al suo primo mandato alla Casa Bianca.

    Se amate i romanzi e i film tratti dalle opere di Agatha Christie come Assassinio sull'Orient Express (2017), adorerete le due ore e 10 di intrighi, misteri, alibi e moventi che si susseguono con un stile arguto e un ritmo vivace. Un film fresco che infonde il genere di nuova linfa.

    3. Blade Runner 2049 (2017)

    La carriera di Ana De Armas è ricca di collaborazioni con grandi registi. Uno di questi è Denis Villeneuve. È lui a sceglierla per il ruolo di un'intelligenza artificiale in Blade Runner 2049. Il sequel del classico di Ridley Scott in cui Ryan Gosling interpreta K, un replicante che scopre un segreto capace di alterare il futuro delle specie. Un film visivamente mozzafiato grazie alla maestria del regista di creare immagini suggestive.

    L'attrice, seppur interpretando un ologramma, infonde nel suo personaggio una profonda umanità, sancendo definitivamente il suo talento dopo l'esordio hollywoodiano. Nonostante sia un’intelligenza artificiale programmata per dare a K l’illusione di vivere una vita normale, Joi è uno dei personaggi più “umani” dell’intero film.

    L’interpretazione di De Armas è affascinante per il modo in cui riesce far affiorare in lei emozioni come desiderio ed empatia, sempre immerse in una profonda malinconia che abbraccia l’intero racconto. Tutto si gioca sulle espressioni del volto e le movenze del corpo che le permettono di comunicare nonostante la sua natura di entità digitale. Dalla durata di 163 minuti, la pellicola sci-fi è magnetica e dal ritmo ipnotico.

    4. No Time To Die (2021)

    Prima di Ballerina, Ana De Armas ha dato prova delle sue capacità acrobatiche inNo Time To Die, ultimo capitolo dell'era Daniel Craig nei panni di 007. L'attrice è l'agente della CIA Paloma che in un passaggio del film aiuta James Bond in una delle sue missioni. Una manciata di minuti in cui, con un lungo abito nero mozzafiato, ci regala una sequenza action di puro intrattenimento che non disdegna una nota di umorismo e ci dimostra che non esiste personaggio che non possa interpretare.

    Totalmente irresponsabile e dall'attitudine impetuosa, la sua Paloma riesce a offuscare tutto il resto. De Armas è semplicemente magnetica. Un mix di azione frenetica e sensualità che regala al film una parentesi di puro divertimento e lascia nel pubblico il desiderio di vederla di nuovo nel franchise. Un piccolo ruolo, ma molto ben esplicativo della sua capacità di bucare lo schermo.

    5. Eden (2025)

    Un'altra storia vera, un altro grande regista e un ruolo ancora una volta diverso dai precedenti. InEden Ron Howard racconta i fatti realmente accaduti sull'isola di Floreana quando un piccolo gruppo di europei decise di lasciare il continente per trasferirsi nell'arcipelago delle Galápagos. Un thriller psicologico sulla natura umana e su quello che siamo disposti a fare per ottenere ciò che vogliamo. Ana De Armas brilla nel ruolo della baronessa Eloise von Bosquet de Wagner-Wehrhorn. Una donna bellissima e ammaliante quanto crudele e truffaldina.

    Una performance sopra le righe per un personaggio egocentrico e arrivista, ma anche profondamente tragicomico. Un ruolo teatrale nella sua presenza scenica e in un'attitudine performativa che fa della sua baronessa un concentrato di vanità, ambizione e follia. Un ruolo rischioso che sarebbe potuto facilmente scivolare nella macchietta, ma che invece De Armas riesce ad elevare trasformandolo in una delle sue performance più memorabili.

    Inoltre, grazie alle storie personali dei protagonisti – tra cui figurano Jude Law, Vanessa Kirby, Sydney Sweeney e Daniel Brühl – il film, in due ore e 20 minuti, esplora luci e ombre della natura umana, mostrandoci a cosa si può arrivare pur di sopravvivere. Attraversato da una vena sottile di black humor, il film di Ron Howard è perfetto se ti piacciono le avventure esotiche che fanno uscire la vera indole dell'uomo.

    6. Knock Knock (2015)

    Esordio hollywoodiano per Ana De Armas che, con ancora una scarsa conoscenza dell'inglese, ha imparato le sue battute foneticamente (come per Trafficanti) per recitare al fianco di Keanu Reeves in Knock Knock di Eli Roth. L'attore interpreta un padre di famiglia che, rimasto solo durante il fine settimana, si ritrova due giovani donne all'uscio di casa in cerca di una festa nei paraggi. Quelle ragazze apparentemente innocue trasformano, però, una notte di tentazione in un vero e proprio tormento per l'uomo.

    Un thriller erotico sulla fragilità maschile in cui De Armas fa il suo ingresso nel dorato mondo di Hollywood. Quello che colpisce della sua interpretazione è la capacità di variare registro in modo repentino. Dall'apparente innocenza quasi infantile alla seduzione passando per un sadismo pericoloso. Una performance piena di sfumature e attraversata da una vivacità incontenibile e un senso di tensione perenne.

    Ambientata interamente in una casa, la pellicola sfrutta lo spazio per sottolineare il senso di oppressione psicologica di cui è vittima il protagonista. Se hai amato Funny Games (1997) e l'originale del '77,Death Game, da cui Roth ha tratto il suo film, anche Knock Knock saprà come metterti alla prova. Merito di una tensione che cresce fino a esplodere nell'arco di 99 minuti. Se, invece, il genere Home Invasion ti terrorizza, meglio virare su titoli più leggeri.

    7. Wasp Network (2019)

    Un altro grande regista, Olivier Assayas, sul cammino cinematografico dell'attrice cubana. La pellicola, tratta da Gli ultimi soldati della guerra fredda di Fernando Morais, racconta la vera storia di spie cubane a Miami durante gli anni Novanta. L'attrice, affiancata da Penélope Cruz, Edgar Ramírez e Gael García Bernal, interpreta Ana Margarita Martínez, ex moglie della spia del regime castrista Juan Pablo Roque che ha accusato il film di distorcere la realtà, raffigurando gli esuli come gangster ed esaltando le spie cubane come patrioti.

    De Armas offre una prova dall'arco evolutivo notevole. Dalla nascita della relazione con Roque al matrimonio tra i due in cui viene rappresentata come una sorta di “moglie trofeo”, fino al dolore per l'abbandono da parte dell'uomo. Il tutto sullo sfondo di un conflitto politico in cui è calata la storia e che impatta con quella privata del personaggio. A rendere ancora più efficace la sua interpretazione ci pensa poi la chimica istantanea dell'attrice con Wagner Moura nei panni della spia castrista.

    Sebbene nelle sue due ore di durata la ricostruzione degli eventi non sia stata elogiata da tutti,Wasp Network fotografa le tensioni politiche di una pagina della storia cubano-americana. Un film per chi ama vedere le storie vere trasposte sul grande schermo che non si limita a raccontare gli eventi storici, ma si addentra nella psicologia dei personaggi e nel loro intimo. Se ti piacciono film comeLa spia – A Most Wanted Man (2014) e Il nostro agente all'Avana (1958), anche il film di Assayas saprà affascinarti.

    8. Trafficanti (2016)

    Questa volta a chiamarla sul set è Todd Phillips che la vuole per il ruolo della moglie di Miles Teller in Trafficanti. Basata su una storia vera, la pellicola racconta la storia di due amici che si ritrovano a fare affari con il Pentagono per mandare armi alle truppe americane in Afghanistan. Una commedia nera velata di dramma che mette in scena l'assurdità della guerra e dell'avidità umana con un taglio cinico che regala più di una risata.

    De Armas ha poco spazio sullo schermo, ma in quel lasso di tempo concessole riesce a farsi notare. Una prova luminosa come la sua interprete capace di elevare un ruolo che, se dato ad un'altra attrice, non avrebbe avuto la medesima riuscita, rischiando di risultare piatto e senza sfumature. Una performance resa ancor più degna di nota perché all'epoca delle riprese Ana De Armas ancora non parlava fluentemente inglese e dovette imparare le battute foneticamente.

    Anche Jonah Hill e Miles Teller sono perfetti nel dare vita a un duo spudorato calato in un film dinamico, teso, ironico e febbrile. Quasi due ore di adrenalina per una storia reale quanto assurda che Phillips riesce a immortalare grazie a una regia senza cali di tensione. Inoltre, il thriller non si limita a mettere in scena una storia estrema, ma mostra anche le conseguenze amare di scelte impulsive. Da vedere se hai amatoThe Wolf of Wall Street (2013).

    9. The Informer – Tre secondi per sopravvivere (2019)

    Un thriller serrato diretto dall'italiano Andrea Di Stefano partendo dal romanzo Three Seconds di Roslund & Hellström. Qui l'attrice interpreta la moglie del protagonista, un ex soldato delle forze speciali con il volto di Joel Kinnaman che si ritrova in una prigione di massima sicurezza per un'operazione sotto copertura che va storta. Dovrà lottare per sopravvivere e ricongiungersi con la sua famiglia mentre tutto sembra remargli contro.

    The Informer – Tre secondi per sopravvivere è un film di genere che mantiene alta la suspence e regala intense scene d'azione, mantenendo al contempo una forte componente emotiva proprio grazie al personaggio di Ana De Armas. Anche se il suo non è un ruolo centrale, l'attrice cubana riesce a ritagliarsi il suo spazio e a far affiorare la paura provata da una moglie e madre che vede la sua famiglia messa in pericolo.

    Un ruolo drammatico di cui riesce a sostenere il peso con incisività per un film solido e dal ritmo vertiginoso. Una riflessione sulla giustizia divisa tra lealtà e tradimento che per poco meno di due ore ti inchioderà sul divano. Da vedere se hai apprezzato classici thriller come The Departed - Il bene e il male (2006) oThe Town (2010).

    10. I segreti della notte (2020)

    Con I segreti della notte Ana De Armas si confronta con il thriller psicologico. Al centro della storia Bart Bromley (Tye Sheridan), un portiere d'albergo affetto da sindrome di Asperger che usa le registrazioni delle telecamere della struttura per imitare comportamenti e linguaggio degli ospiti e superare i suoi limiti sociali. Ma una sera da quelle stesse telecamere assiste a un omicidio.

    Sebbene la pellicola non mantenga intatta la tensione per tutta la sua durata, l'interazione tra Sheridan e De Armas vale la visione. L'attrice mette in scena un personaggio difficile inquadrare, diviso tra un'attitudine gentile e una manipolatrice. Un'ambiguità e un dualismo che l'attrice porta avanti con convinzione per tutta la durata del film, lasciando lo spettatore a chiedersi continuamente chi sia veramente.

    Dalla durata perfetta di un'ora e mezza, il thriller di Michael Cristofer mette in scena personaggi sfuggenti e una storia dai contorni cupi e misteriosi che indaga sulle relazioni sociali e il concetto di percezione. Sebbene la pellicola non mantenga intatta la tensione per tutta la sua durata, l'interazione tra Sheridan e De Armas vale la visione. Da non perdere se ti piacciono i film tesi che si svelano lentamente comeLa donna alla finestra (2021) eFino all'ultimo indizio (2021).

  • Da "Ozark" a "Weapons": i migliori film e serie TV con Julia Garner

    Da "Ozark" a "Weapons": i migliori film e serie TV con Julia Garner

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Se Madonna in persona ti sceglie per un biopic sulla sua vita e carriera - Who’s That Girl, attualmente in produzione - devi essere davvero un talento fuori dal comune. E Julia Garner, classe '94, lo ha dimostrato ampiamente in più di un'occasione. 

    Dopo averla recentemente vista nei panni di Silver Surfer neI Fantastici 4: Gli Inizi, l'attrice è tornata protagonista in uno degli horror più apprezzati dell'anno, Weapons, diretto dal regista statunitense Zach Cregger già acclamato per Barbarian (2022).

    Ma la prima volta che il grande pubblico si è accorto di lei è stato in Ozark, la serie crime drama di Netflix in cui ha condiviso lo schermo con Jason Bateman e Laura Linney. La sua interpretazione della giovane Ruth Langmore le è valsa tre Emmy per altrettante stagioni dello show e un Golden Globe. Un riconoscimento della sua bravura che le ha permesso di diventare una delle attrici più apprezzate della nuova generazione di Hollywood, capace di spaziare tra titoli indipendenti e grandi produzioni mainstream.

    JustWatch ha stilato una classifica dei 5 migliori film e serie TV con Julia Garner.

    5. I Fantastici 4 - Gli Inizi (2025)

    Con I Fantastici 4 - Gli Inizi, Julia Garner entra nel Marvel Cinematic Universe. L'attrice interpreta Shalla-Bal/Silver Surfer, l'araldo del divoratore di mondi Galactus. Un ruolo diverso da qualsiasi altro fatto in precedenza, dove la componente di GCI gioca un ruolo determinante e dimostra le sua abilità recitative anche in un contesto così condizionato dalla tecnologia. Un personaggio pervaso dalla malinconia e diviso moralmente in due che comunica principalmente attraverso il corpo e lo sguardo. Una prova misteriosa e ambigua.

    Il suo contributo nel primo film della Fase 6 dei Marvel Studios è indiscusso e aggiunge fascino a un racconto incentrato sulla famiglia che dona nuova linfa ai Marvel Studios, tra un'estetica retro-futuristica e un respiro più intimo che guarda al lato umano della storia pur sempre inserito in un contesto supereroistico. Da non perdere se sei un fan dei film e delle serie TV Marvel come WandaVision (2021) e Thunderbolts* (2025), titoli dove la componente narrativa dedicata alla famiglia o il tono hanno un peso specifico ed unico.

    4. Weapons (2025)

    Zach Cregger si era già fatto notare con Barbarian, debutto horror-thriller prodotto e distribuito da Prime Video nel 2022. A tre anni di distanza torna con un nuovo film dell'orrore, Weapons, che conferma il suo sguardo come uno dei più autorevoli e originali nel cinema di genere. Un'opera in cui suspence, mistero e un tocco di umorismo nero si intersecano per dare vita a un racconto che non perde mai in tensione e regala più di un turbamento. Julia Garner è uno dei personaggi chiave del film, la maestra elementare Justine Gandy, i cui piccoli alunni scompaiono misteriosamente. Mentre buona parte della comunità la incolpa per la sparizione, Justine cerca di capire cosa possa essere successo ai suoi studenti.

    L'attrice, anche grazie al montaggio del film che mostra la stessa storia da più prospettive, abbraccia la paura, la disperazione e il tentativo di trovare risposte a un evento apparentemente inspiegabile. Una prova ricca di umanità che contribuisce a fare del film una visione imperdibile. Weapons esplora le conseguenze psicologiche di quell'allontanamento apparentemente ingiustificato mentre sfrutta l'inquietudine che pervade il racconto per realizzare una fiaba dark che si ispira a Magnolia (1999) e al cinema di David Lynch. Se ami gli horror capaci di stupire comeIt Follows (2014), anche il film di Zach Cregger saprà conquistarti (e terrorizzarti).

    3. Inventing Anna (2022)

    La capacità di Julia Garner di calarsi completamente in un personaggio non ha lasciato indifferente Shonda Rhimes che l'ha voluta per Inventing Anna, la serie TV basata sulla storia vera di Anna Sorokin, presunta ereditiera che ha truffato mezza élite di New York. Un personaggio ammaliante quanto respingente che la regia tipica delle produzioni Shondaland immerge in un racconto febbrile che esplora i dettagli del suo macchinoso raggiro, le storie di chi è caduto nel suo tranello e il ruolo dei media nel trasformarla in una figura pubblica.

    Una produzione pop, eccessiva, controversa che parla delle tante facce della verità, dell'ossessione per la fama e di come l'ambizione possa nascondere un lato oscuro. Qui l'attrice dà vita a un vero e proprio tour de force per mostrare le diverse anime del suo personaggio. Il risultato è una prova impegnativa che da un lato mette in scena la natura manipolativa e carismatica di Sorokin e dall'altro l'angoscia e il dolore legati al suo passato. Anche qui, come in Ozark, il lavoro sull'accento è fondamentale per la credibilità del personaggio, una giovane donna che Garner interpreta con estrema cura per i dettagli. Affabulatrice, scaltra, ma anche terrorizzata dal rifiuto. Se ti piacciono le serie TV basate su storie vere e personaggi controversi come Elizabeth Holmes in The Dropout (2022), Inventing Anna ti conquisterà.

    2. The Assistant (2019)

    Uno dei drammi più accurati nati come risposta al movimento #MeToo, The Assistant è anche una delle prove più convincenti e riuscite di Julia Garner che porta sulle sue spalle il successo del progetto. Un film con un impianto minimalista e una sceneggiatura poco verbosa che lascia all'attrice la possibilità di esprimersi principalmente attraverso i silenzi e lavorando in sottrazione. È lei il centro emotivo del film che opta per una prova contenuta e minimalista sotto la cui superficie è però possibile avvertire tutto il peso schiacciante della pressione psicologica che l'affligge.

    Ambientata nell'arco di una giornata lavorativa, la pellicola è una cruda disamina delle dinamiche di potere e del silenzio complice sul luogo di lavoro. Lo stato d'animo della protagonista è esplicitato dall'atmosfera asfissiante che pervade il racconto che punta il dito su tutti gli Harvey Weinstein del mondo che sfruttano e abusano della loro autorità. Da vedere se ami i film di denuncia come Bombshell – La voce dello scandalo (2019) e Anche io (2022).

    1. Ozark (2017-2022)

    Ozark è la serie che ha permesso al grande pubblico di scoprire Julia Garner. L'attrice interpreta Ruth Langmore, giovane appartenente a una famiglia di criminali che vivono di piccole truffe ed espedienti. Un personaggio che lotta per restare a galla e affrancarsi dalla miseria che la circonda. La prova di Garner, a partire dal lavoro sull'accento del Missouri, è sbalorditiva racchiudendo le tante sfaccettature del suo personaggio, dalla rabbia alla vulnerabilità. Nel corso delle quattro stagioni che compongono la serie, Ruth cresce, si evolve e cambia sotto i nostri occhi. L'attrice ne ha saputo abbracciare ogni sfumatura psicologica, restituendoci un personaggio complesso e tutt'altro che stereotipato.

    Al suo fianco un cast altrettanto eccellente rappresentato da Jason Bateman e Laura Linney nei panni degli ambigui coniugi Byrde. Grazie a loro la serie riflette sul concetto di moralità e sui suoi limiti che la coppia valica a più riprese per il proprio tornaconto. Un crime cupo che nel corso dei suoi 44 episodi non ha cali di tensione, riuscendo ad alzare sempre di più la posta in gioco rappresentando uno dei migliori titoli originali Netflix. Da vedere se hai apprezzato Bloodline (2015) e Black Rabbit (2025).

  • I 10 migliori film romantici drammatici da non perdere

    I 10 migliori film romantici drammatici da non perdere

    Andrea Ballerini

    Andrea Ballerini

    Editor a JustWatch

    Ci sono film romantici che mostrano eventi a lieto fine e l’aspetto più idilliaco dell’innamorarsi. Altri, invece, cercano di bilanciare le esperienze positive che derivano dall’amore con un ritratto più realistico e, alcune volte, struggente dell’emozione più bella al mondo. Questa lista si concentra su quest’ultima categoria e passa in rassegna 20 film drammatici e romantici da vedere assolutamente.

    Tra i titoli selezionati troverete classici che hanno fatto la storia del cinema come Casablanca, cult anni ‘90 come Prima dell'alba e film più recenti che hanno sbancato i botteghini. Sto parlando di La forma dell'acqua - The Shape of Water, vincitore dei due principali premi Oscar, alla Regia e al Miglior film.

    10. P.S. I Love You (2007)

    P.S. I Love You è come un dolce con un retrogusto amaro. Le due ore di film scorrono che è un piacere e ci portano nella vita di Holly (Hilary Swank). Dopo la perdita del marito Gerry (Gerard Butler) a causa di un tumore, la sua vita sembra finita. Il primo di molti messaggi post-mortem da parte della sua anima gemella cambieranno la sua vita. P.S. I Love You (2007) vi farà ridere e vi farà piangere. I tocchi di commedia danno un senso di speranza al racconto, ma la sceneggiatura di Richard LaGravenese e Steven Rogers non risparmia certo i momenti drammatici. Se cercate atmosfere melanconiche come ne Le pagine della nostra vita (2004), ma con un tocco di commedia, questa è la pellicola che fa per voi.

    9.  La vita di Adele: Capitoli 1 & 2 (2013)

    L’equilibrio tra dramma e romanticismo prende una piega più dolorosa ne La vita di Adele: Capitoli 1 & 2. Questo cult moderno non ha lasciato nessuno indifferente, anche se alcune scelte del regista penalizzano il film, che rimane in una posizione lontana dal podio. Ciò è da imputare alla durata eccessiva e senza motivazione di alcune scene esplicite. La penalizzazione non è dovuta a uno scadente moralismo, ma bensì all’inutilità delle scene in funzione della trama. La vita di Adele: Capitoli 1 & 2 (2013) rimane però un caposaldo del genere, non solo per la grande accuratezza visiva dell’opera di Abdellatif Kechiche. A colpire è l’impianto psicologico della trama e dei personaggi principali, animati da passione ed emozioni dal grande impatto.

    8. Titanic (1997)

    Uno dei film più famosi di sempre e campione d’incassi, Titanic di James Cameron rimarrà per sempre nella storia. La drammatica unione romantica tra Jack (Leonardo DiCaprio) e Rose (Kate Winslet) non ha certo bisogno d’introduzioni. Il film del 1997 gode di un aspetto visivo perfetto e di una trama coinvolgente, ma potrebbe far allontanare qualche spettatore per l’estremo minutaggio. Il classico di Cameron, infatti, raggiunge i 195 minuti di lunghezza. Se siete pronti a questa epopea, però, scoprirete alla fine del film che ne sarà valsa la pena investire più di tre ore del vostro tempo. Entrate nel mondo di Titanic (1997) se amate film catastrofici come La tempesta perfetta (2000) o il romanticismo in costume di Orgoglio e pregiudizio (2005).

    7. La forma dell'acqua - The Shape of Water (2017)

    La forma dell'acqua - The Shape of Water (2017) è una fiaba dark ricca di romanticismo e dramma. Al centro dell’opera filmica di Guillermo del Toro c’è il rapporto d’amore tra un’addetta alle pulizie muta di nome Elisa e un essere anfibio rinchiuso nel laboratorio dove lei lavora. Una storia sull’accettazione del diverso che trasmuta in qualcosa di molto più grande, La forma dell'acqua (2017) è una parabola visiva oltre che un semplice film. Tuttavia, questa pellicola si ferma al settimo posto perché non tutti potrebbero apprezzare la vena sentimentale di Del Toro, così come una certa prevedibilità della trama.

    6. Amour (2012)

    Amour porta la firma del prestigioso regista austriaco Michael Haneke. La sceneggiatura ci porta nella vita di George (Jean-Louis Trintignant) e Anne (Emmanuelle Riva), una coppia agiata di ottantenni. Quando la salute della donna peggiora, George si ritrova a prendersi cura di lei. Amour (2012) è un film romantico drammatico sui generis. Haneke è rinomato per confezionare film che sfidano lo spettatore. Questa perla mantiene le promesse portando sullo schermo una forma di romanticismo venata di dolore. Le poco più di due ore del film accompagnano pacatamente gli spettatori verso un finale tanto poetico quanto unico. Una pecca che alcuni spettatori potrebbero riscontrare in Amour (2012) è l’ambientazione della storia, relegata quasi interamente in singolo appartamento.     

    5. Chiamami col tuo nome (2017)

    Se c’è un film che rappresenta perfettamente il carattere melanconico ed entusiasmante di un amore estivo, questo è Chiamami col tuo nome. Diretto da Luca Guadagnino e interpretato da Timothée Chalamet e Armie Hammer, il film narra della relazione estiva tra Elio e Oliver. Chiamami col tuo nome (2017) possiede una carica estetica che non lascerà indifferenti gli spettatori che cercano la bellezza visiva. Sul piano della trama, il film è consigliato per chiunque ami pellicole come È nata una stella (2018) o Blue Valentine (2010), dove già si sa che le relazioni mostrate sono destinate a finire. Una pecca che possiamo trovare è la durata di più di due ore; una durata inferiore avrebbe potuto aumentare ancora di più la forza d’impatto.

    4. Prima dell'alba (1995)

    Prima dell'alba (1995) colpirà nel segno coloro che amano la melanconia di Chiamami col tuo nome (2017) e la tenerezza di Amour (2012). Due giovani si incontrano su un treno e decidono di passare un giorno a Vienna prima che le loro strade si separino. Il terzo film di Richard Linklater vive dei dialoghi tra i due protagonisti e della splendida ambientazione viennese. Oltre a essere una storia d’amore che si consuma nell’arco di una giornata, Prima dell'alba (1995) è anche una meditazione filosofica sulla vita e l’amore. I dialoghi sono sicuramente il punto forte della pellicola. Tuttavia, l’elevata presenza di essi potrebbe scoraggiare alcuni spettatori. Per questo motivo, Prima dell'alba (1995) non riesce a raggiungere la top 3.

    3. Se mi lasci ti cancello (2004)

    La top 3 non poteva che essere inaugurata con un classico del genere, il film di Michael Gondry Se mi lasci ti cancello. Questo cult sci-fi contiene performance d’eccezione da parte di Jim Carrey e Kate Winslet, protagonisti nei panni di Joel e Clementine. La rottura tra i due porta a conseguenze drastiche. Il velo di malinconia di Prima dell'alba (1995) è squarciato dal dolore vero e proprio in Se mi lasci ti cancello (2004). Nonostante la sceneggiatura viri di più sull’aspetto drammatico, la pellicola è implicitamente un inno positivo all’accettazione della perdita, anche se estremamente dura. La visione del film di Gondry avviene in maniera scorrevole, ma il lato depressivo dell’opera potrebbe tenere lontano chi non se la sente di esplorare questo tipo di emozione.

    2. Casablanca (1943)

    Casablanca (1943) è uno di quei film immortali che non ha certo bisogno di presentazioni. Fra cent’anni continueremo a parlare del capolavoro di Michael Curtiz. La pellicola si posiziona a metà tra dramma romantico e film storico dal fervore antifascita. Un americano a Casablanca (Humphrey Bogart) si ritrova ad aiutare la donna che ama (Ingrid Bergman). Per farlo decide di facilitare la fuga del marito di lei, leader della Resistenza e ricercato dai nazisti. Il melodramma di Casablanca (1943) ha un sapore vintage che però non appassisce. È come un pregiato whisky: più passa il tempo e più si insaporisce. Dalla fotografia in bianco e nero mozzafiato alle prove emotive magistrali di Bogart e Bergman, la pellicola è imprescindibile.

    1. In the Mood for Love (2000)

    In the Mood for Love non è solo il miglior film romantico drammatico di sempre. Il capolavoro di Wong Kar-wai è indubbiamente uno dei film più belli della storia del cinema. La storia si concentra su un uomo e una donna che sviluppano sentimenti l’uno per l’altra, dopo aver scoperto che i loro rispettivi coniugi hanno iniziato una relazione. Come ogni perla del regista di Hong Kong, In the Mood for Love (2000) sbalordisce con il suo impatto visivo. La fotografia enfatizza i toni giallastri e grigi della città ma dà anche risalto al colore rosso. La commistione di questi tre colori richiama i sentimenti provati dai protagonisti oltre che l’impossibilità della storia d’amore. Se avete amato i toni malinconici di Chiamami col tuo nome (2017) e la potenza visiva de La vita di Adele (2013), In the Mood for Love (2000) è il prossimo film da vedere. 

  • Da “Mob Psycho 100” a “Blue Exorcist”: 10 anime da vedere se hai amato DanDaDan

    Da “Mob Psycho 100” a “Blue Exorcist”: 10 anime da vedere se hai amato DanDaDan

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Se c’è un anime che negli ultimi mesi ha fatto impazzire i fan è DanDaDan. Una serie esplosiva che sembra uscita da un frullatore impazzito: alieni, fantasmi, battaglie paranormali, romance adolescenziale e gag demenziali, tutto condensato in episodi che scorrono come un treno in corsa. È questo mix irresistibile a renderlo diverso da qualsiasi altra cosa in circolazione: unisce il caos creativo di un battle shonen con l’assurdità più comica, il tutto condito da uno stile visivo pirotecnico.

    E adesso che hai divorato la prima stagione e la seconda stagione, ti chiedi: cosa guardo di simile per colmare il vuoto lasciato da Momo e Okarun? Non temere: abbiamo preparato una lista con i migliori anime che condividono lo stesso spirito di DanDaDan. Tra esper, esorcisti, divinità pasticcione e mondi surreali, troverai titoli che mischiano azione, soprannaturale e comicità senza freni. Pronto a lanciarti in un altro vortice di follia anime?

    Mob Psycho 100 (2016–2022)

    Shigeo “Mob” Kageyama sembra un ragazzo qualunque, ma sotto la calma apparente ribolle un potere psichico capace di devastare la città se le emozioni gli sfuggono di mano. Seguendo il (pseudo)mentore Reigen, Mob affronta spiriti rancorosi, sette bizzarre e avversari paranormali in una girandola di idee visive che cambiano stile a ogni climax. Mob Psycho 100 è da vedere perché alterna gag surreali e combattimenti psichedelici a una crescita personale sincera: Mob impara a dire di no, a farsi amici veri, a non definire sé stesso solo col potere. Ricorda DanDaDan per il mix di occulto, ritmo vorticoso e cuore, oltre alla capacità di passare dal riso allo stupore in un attimo. Tre stagioni (37 episodi totali) perfette per una maratona che alza sempre l’asticella.

    Chainsaw Man (2022–in corso)

    Denji è un ragazzo senza niente, tranne un sogno minuscolo: mangiare bene e non essere solo. Dopo il patto con Pochita, diventa un ibrido umano-diavolo con motoseghe al posto degli arti e finisce nei Devil Hunters. Chainsaw man è da vedere perché fonde un’estetica “grunge” a un realismo emotivo disarmante: i combattimenti sono brutali e bellissimi, ma quello che resta sono desideri piccoli, relazioni ambigue e una malinconia che perfora. Come DanDaDan è da vedere per l’energia disordinata, l’umorismo nero che scoppia tra una scena estrema e l’altra e i personaggi fuori forma che però ti restano incollati. Se ti piace quando soprannaturale, teen drama e azione si mescolano senza filtri, qui trovi un’esperienza intensa e imprevedibile, già pronta a espandersi con nuove stagioni. E poi… all’uscita del film Chainsaw Man: Razer Arc manca pochissimo!

    Blood Lad (2013)

    Staz è un vampiro otaku che governa un quartiere del Mondo dei Demoni ma passa le giornate tra manga e videogiochi. L’arrivo di Fuyumi, umana finita per errore laggiù e morta quasi subito, lo trascina in una missione: riportarla in vita. Blood Lad è da vedere perché unisce umorismo demenziale, combattimenti fantasiosi e una quantità adorabile di citazioni pop, senza prendersi mai troppo sul serio. Ricorda DanDaDan per il tono sfacciato, il montaggio rapido e il continuo incontro-scontro tra mondi (umano/soprannaturale) che genera gag e guai in egual misura. Se cerchi un paranormal/action leggero, pieno di personaggi strambi ma affettuosi, Blood Lad è quel tipo di serie che ti fa sorridere mentre scivola in una scena d’azione sorprendentemente creativa.

    One Punch Man (2015–in corso)

    Saitama è l’eroe definitivo: vince con un pugno e si annoia a morte. In un mondo affollato di supercriminali e mostri assurdi, l’apatia del protagonista diventa la miccia comica perfetta per detonare combattimenti giganti e gag secche. One Punch Man è da vedere perché è una satira lucidissima dei codici shonen/supereroi, ma anche una “vetrina” d’azione tra le più spettacolari degli ultimi anni. Simile a DanDaDan per l’alternanza fulminea tra nonsense e botte da antologia, il gusto per i design fuori di testa e l’idea che i personaggi “strani” sappiano regalare umanità sincera. Se ami i ritmi che schizzano dall’assurdo all’epico e vuoi una serie che faccia ridere mentre esagera tutto, Saitama e Genos sono una garanzia.

    FLCL (Fooly Cooly) (2000)

    Naota vive una routine da provincia finché una donna misteriosa, Haruko, arriva a bordo di una Vespa e gli pianta una chitarra in testa. Da lì: robot che spuntano dal cranio, metafore sulla pubertà, montaggi musicali e una libertà visiva irripetibile. È da vedere perché è un concentrato di coming-of-age surreale che usa l’assurdo per parlare di crescita, desiderio e confusione emotiva. Ricorda DanDaDan per l’energia anarchica, i picchi di azione folli e l’umorismo che non annacqua mai la tenerezza. Se vuoi un’esperienza breve (6 episodi nella serie originale) ma potentissima, capace di rimanerti addosso per stile e sensazioni, FLCL è una tappa obbligata dell’animazione giapponese.

    Toilet-Bound Hanako-kun (2020–in corso)

    Nene evoca lo “spirito del bagno” scolastico per un desiderio d’amore, ma Hanako-kun è tutt’altro che una leggenda da brivido: è un ragazzo spiritoso, ambiguo e legato a misteri del passato. Ne nasce un’indagine continua tra corridoi pieni di folklore, maledizioni e segreti. È da vedere perché bilancia con grazia horror gentile, romanticismo accennato e gag vivaci, sostenuto da un’arte stilizzata che sembra uscita da un picture book gotico. Toilet-Bound Hanako-kun ricorda DanDaDan per la scuola come teatro dell’occulto, la commistione di comicità e paranormale e il cuore dei protagonisti che cresce tra un caso e l’altro. Se ami leggende urbane giapponesi e “mostri” con personalità, troverai un tono unico e sorprendentemente caldo.

    Gintama (2006–2018)

    In un Edo alternativo invaso dagli alieni, Gintoki, Kagura e Shinpachi accettano lavori assurdi, sfidano samurai e prendono in giro tutto e tutti. È da vedere perché Gintama è un’enciclopedia della comicità anime: parodia, slapstick, meta-humour, improvvisi archi serissimi e duelli strepitosi. Cosa ha in comune con DanDaDan? La narrativa “a scatti” che passa dal caos all’azione coreografata in un respiro, la capacità di trasformare l’assurdo in empatia reale. Se cerchi una serie dal catalogo infinito di gag e, allo stesso tempo, vuoi personaggi che diventano famiglia puntata dopo puntata, Gintama è una miniera d’oro in cui perdersi felicemente.

    Noragami (2014–2015)

    Yato, divinità minore senza tempio, punta a farsi un nome facendo “lavoretti” a pagamento nel mondo umano. L’incontro con Hiyori e lo spirito-arma Yukine lo trascina in un vortice di lotte con spiriti corrotti, ex amici e dèi troppo umani. Consigliamo Noragami perché unisce urban fantasy, umorismo a scatto e dolcezza sincera nel raccontare amicizia e autostima. Ricorda DanDaDan per l’intreccio tra quotidiano e soprannaturale, i combattimenti rapidi e l’alchimia tra trio protagonista. Due stagioni (24 episodi complessivi) ideali se vuoi una serie d’azione “leggera”, piena di carattere e capace di alternare risate e colpetti al cuore senza perdere ritmo.

    Blue Exorcist (2011– nuove stagioni in corso)

    Rin Okumura scopre di essere figlio di Satana: invece di cedere al destino, decide di diventare esorcista insieme al fratello Yukio. Tra accademia, missioni e verità scomode, il confine tra luce e ombra si fa sottile. Blue Exocist intreccia dinamiche scolastiche, mythology horror e un coming-of-age pieno di scontri interiori. Ricorda DanDaDan per l’azione paranormale energica, i legami di squadra “disfunzionali ma sinceri” e l’umorismo che filtra i momenti più scuri. Con più stagioni e archi distinti, è perfetto se vuoi un viaggio lungo che alterna mostri, segreti di famiglia e crescita emotiva, mantenendo sempre un tono accessibile e coinvolgente.

    Dorohedoro (2020–in corso)

    Caiman si sveglia con la testa di lucertola e senza memoria in una città sporca di magia e sangue, Hole. La sua caccia all’identità incrocia stregoni eccentrici, cucine improvvisate e violenza surreale. È da vedere perché mescola black humour, worldbuilding straniante e fight scene originalissime in un cocktail unico. Ricorda DanDaDan per la stramberia dark, l’amore per i personaggi “sbilanciati” e la naturalezza con cui il bizzarro convive con il tenero. Se ti piacciono le serie che odorano di ferro e spezie, capaci di farti ridere e rabbrividire nella stessa scena, Dorohedoro è un viaggio sensoriale da assaporare senza pregiudizi.

  • Wolverine: l’ordine in cui guardare i film sul supereroe Marvel

    Wolverine: l’ordine in cui guardare i film sul supereroe Marvel

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Pochi personaggi hanno lasciato un’impronta così profonda nell’immaginario dei cinecomic come Wolverine. Con gli artigli di adamantio, il fattore rigenerante e quell’aria da eterno outsider, Logan è diventato uno dei mutanti più amati di sempre. Ma al di là dei poteri, a renderlo immortale è stata l’interpretazione di Hugh Jackman: per oltre vent’anni l’attore australiano ha dato volto e corpo a un eroe tormentato, regalando al pubblico momenti epici e commoventi.

    Dopo l’uscita di Deadpool & Wolverine al cinema nel 2024 — adesso disponibile su Disney+ — e il ritorno dei supereroi in sala, basti pensare a I Fantastici 4 - Gli Inizi (2025), è il momento perfetto per ripercorrere il viaggio di Logan in ordine cronologico in streaming. Non solo perché il film ha segnato il ritorno attesissimo di Jackman accanto a Ryan Reynolds, ma anche perché ha riportato Wolverine al centro del Marvel multiverso, aprendo nuove prospettive per i mutanti nel MCU.

    1. X-Men le origini: Wolverine (2009)

    X-Men le origini: Wolverine, il prequel dedicato a Logan voleva essere l’occasione per scavare nel passato del mutante dagli artigli di adamantio, ma il risultato è uno dei capitoli più discussi della saga. La trama segue il rapporto fraterno e conflittuale con Victor Creed (Sabretooth) e l’ingresso forzato nel programma Weapon X, che segnerà per sempre la sua vita. Nonostante l’ambizione, il film soffre di una sceneggiatura confusa e di un eccesso di personaggi secondari introdotti senza sviluppo adeguato. Celebre, nel bene e nel male, la versione “silenziata” di Deadpool, che suscitò l’ira dei fan. Pur con difetti evidenti, resta interessante come primo tentativo di costruire una mitologia intorno al personaggio. 

    È consigliato soprattutto a chi ama le origin story, anche imperfette, sulla scia di Spawn (1997) o di Hulk (2003) di Ang Lee.

    2. X-Men (2000)

    Quando X-Men arrivò al cinema, i cinecomic non erano ancora il fenomeno globale di oggi. Bryan Singer portò sullo schermo un gruppo di mutanti in lotta per l’accettazione, ma fu Wolverine, interpretato per la prima volta da Hugh Jackman, a conquistare immediatamente il pubblico. Il personaggio emerge come un outsider cinico e riluttante, che trova negli X-Men una famiglia inaspettata. Sebbene il film sia corale, Logan diventa il cuore emotivo della storia, incarnando la rabbia e la fragilità che lo definiscono.

    Riguardandolo oggi, appare meno spettacolare rispetto ai blockbuster moderni, ma resta fondamentale per capire come i cinecomic abbiano guadagnato credibilità.  È il film ideale per chi ama i racconti di squadra con protagonisti diversi e conflittuali, come accade nei Guardiani della Galassia (2014) o persino nei The Suicide Squad (2021).

    3. X-Men 2 (2003)

    Considerato da molti il miglior capitolo della prima trilogia, X-Men 2 mette Logan al centro della scena, esplorando più a fondo le sue origini e mostrando alcuni dei suoi momenti d’azione più memorabili. La sequenza dell’assalto alla scuola di Xavier è un classico del genere, capace di catturare l’anima brutale e animale del personaggio. Ma il film non si limita all’azione: indaga anche sul senso di identità e appartenenza di Logan, tormentato da un passato frammentato. La forza del film sta nel bilanciare spettacolo e introspezione, offrendo al pubblico un cinecomic maturo e complesso per l’epoca.

    Consigliato a chi apprezza i film che alternano esplosività e profondità psicologica, in stile Il Cavaliere Oscuro (2008) o Watchmen (2009).

    4. X-Men: Conflitto finale (2006)

    Il terzo film della trilogia originale è forse il più controverso, X-Men: Conflitto finale. Diretto da Brett Ratner, punta molto sull’azione e sulla spettacolarità degli scontri, ma viene spesso criticato per la gestione affrettata di archi narrativi importanti e per alcune scelte drastiche sui personaggi. Nonostante ciò, Wolverine rimane centrale e affronta decisioni difficili che mettono in luce il lato più tragico del suo percorso. L’elemento che lo rende rilevante è proprio la capacità di mostrare Logan come leader e come uomo costretto a sacrifici dolorosi, un aspetto che tornerà con forza in Logan.

    È un film imperfetto, ma significativo per chi ama i cinecomic che non hanno paura di osare con svolte drammatiche, un po’ come accade nel recente Superman (2025) di James Gunn.

    5. Wolverine – L’immortale (2013)

    Dopo la trilogia originale, James Mangold porta Logan in Giappone per una storia più intima e personale. Ambientato dopo gli eventi di Conflitto finale, Wolverine - L’immortale mostra un eroe segnato dal dolore che affronta il peso della sua immortalità. L’ambientazione nipponica regala atmosfere insolite per un cinecomic, tra duelli con katane, yakuza e riflessioni sulla vita e la morte. Alcune scelte narrative non convincono del tutto, soprattutto nel finale, ma l’approccio diverso lo rende un capitolo interessante per chi cerca un Logan vulnerabile e meno supereroistico.

    È un film che piacerà a chi ama i racconti di redenzione con un forte background culturale, vicino a titoli come L’Ultimo Samurai (2003) o Ghost in the Shell (2017).

    6. X-Men: Giorni di un futuro passato (2014)

    X-Men: Giorni di un futuro passato è uno dei capitoli più ambiziosi dell’intera saga, diretto nuovamente da Bryan Singer, unisce due generazioni di X-Men e mette Wolverine al centro di un intricato viaggio nel tempo. Logan viene catapultato negli anni ’70 per impedire un futuro apocalittico dominato dalle Sentinelle. Il film riesce a fondere azione, spettacolo e nostalgia, offrendo allo stesso tempo un ritratto maturo del personaggio. Hugh Jackman mostra qui un Wolverine che non è più solo il guerriero rabbioso, ma anche il collante tra due epoche. Con un cast corale eccezionale e un tono epico, resta una delle migliori produzioni Marvel della Fox.

    Perfetto per chi ama i racconti corali con intrecci temporali complessi, come Avengers: Endgame (2019) o Ritorno al Futuro II (1989).

    7. Logan – The Wolverine (2017)

    Il capitolo più amato e premiato della saga è anche il più cupo e realistico. Diretto ancora da James Mangold, Logan - The Wolverine mostra un eroe invecchiato e stanco, in un futuro distopico dove i mutanti sono quasi scomparsi. Logan, ormai indebolito, si trova a proteggere una giovane mutante, Laura, che diventa per lui specchio e redenzione. Il film si distingue per la sua violenza cruda, la regia asciutta e l’approccio da western crepuscolare. Non è un cinecomic tradizionale, ma un’opera che riflette sulla mortalità e sull’eredità. Hugh Jackman offre qui la sua interpretazione più intensa, regalando un addio indimenticabile.

    È un film da vedere non solo per i fan Marvel, ma per chiunque abbia amato drammi potenti come The Road (2009).

    8. Deadpool 2 (2018)

    Wolverine non è protagonista in Deadpool 2, ma la sua presenza aleggia su tutto il film. La sequenza post-credit, in cui Deadpool prende in giro X-Men le origini: Wolverine e la controversa versione muta del suo personaggio, è diventata uno dei momenti più amati dai fan. Questo cameo ironico funziona come auto-parodia, dimostrando quanto il mito di Logan sia radicato nella cultura pop e quanto Deadpool sappia giocare con i meta-riferimenti. Anche senza un ruolo attivo, Wolverine resta parte integrante della narrazione e dell’umorismo del film.

    Perfetto per chi ama i crossover comici e irriverenti in stile The Boys (2019 - in corso) o con momenti fuori dagli schemi di She-Hulk: Attorney at Law (2022).

    9. Deadpool & Wolverine (2024)

    Dopo l’addio struggente di Logan, nessuno si aspettava davvero di rivedere Hugh Jackman con gli artigli. E invece Deadpool & Wolverine ha riportato il personaggio sul grande schermo in un’avventura folle e spettacolare insieme al Deadpool di Ryan Reynolds. Il film unisce comicità meta, azione senza freni e momenti emotivi che sorprendono per sincerità. Deadpool e Wolverine si odiano, si provocano e allo stesso tempo si completano, dando vita a una coppia che funziona sul piano comico e drammatico. Pur non essendo il film più equilibrato della saga, è una celebrazione del personaggio e un regalo ai fan.

    Consigliato a chi ha amato crossover esagerati come Spider-Man: No Way Home (2021) o la creatività caotica di Doctor Strange nel multiverso della follia (2022). Oltre al cinema, Logan ha avuto grande spazio anche nelle serie TV animate, che ne hanno ampliato il mito per intere generazioni di spettatori. Dall’iconico Insuperabili X-Men (1992) a X-Men: Evolution (2000), fino al revival X-Men ’97 (2024), ogni incarnazione ha mostrato sfumature diverse del personaggio, rendendolo una leggenda trasversale tra media e generazioni.

  • Tutti i film su Godzilla e i 10 migliori titoli da non perdere

    Tutti i film su Godzilla e i 10 migliori titoli da non perdere

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Godzilla non è solo un mostro del cinema: è un’icona culturale che dal 1954 a oggi ha incarnato paure, speranze e trasformazioni sociali di epoche diverse. Dal cupo simbolismo nucleare del dopoguerra giapponese fino agli spettacolari blockbuster hollywoodiani, il Re dei Mostri è stato raccontato in decine di film, spesso con toni e generi molto diversi. Parlare di tutti i film su Godzilla sarebbe quasi impossibile, ma vale la pena soffermarsi su quelli che hanno davvero lasciato il segno.

    In questa lista abbiamo raccolto i 10 migliori film di Godzilla, quelli che non solo hanno fatto la storia del franchise, ma che riescono ancora oggi a colpire lo spettatore, ognuno a modo suo. Alcuni sono imprescindibili classici, altri opere di culto, altri ancora blockbuster recenti che hanno rilanciato il mito per le nuove generazioni. In fondo, invece, vi aspetta l’elenco completo di tutti i film su Godzilla.

    1. Godzilla (1954)

    Il primo, inimitabile, imprescindibile. Godzilla di Ishirō Honda non è solo un film di mostri: è un dramma cupo e allegorico che traduce in immagini la paura collettiva del Giappone post-Hiroshima. Il bianco e nero, l’atmosfera quasi da horror, il ruggito iconico: tutto contribuisce a creare una creatura che è insieme minaccia e simbolo. Nonostante gli effetti speciali oggi datati, la potenza emotiva del film resta intatta. Guardarlo significa capire perché Godzilla non è mai stato solo intrattenimento, ma anche riflessione politica. È un film da vedere per comprendere le radici del mito, al pari di come Frankenstein (1931) o Dracula (1931) hanno definito l’horror classico.

    2. Mothra vs. Godzilla (1964)

    Tra i film della cosiddetta "Era Showa", Mothra vs. Godzilla è uno dei più amati dai fan. Qui vediamo il Re dei Mostri contrapposto a Mothra, la falena divina, in uno scontro che mette insieme distruzione e poesia. Il tono è più leggero rispetto al film del ’54, ma introduce quella componente spettacolare e un po’ fiabesca che avrebbe segnato buona parte della saga negli anni ’60 e ’70. Vale la pena guardarlo perché mostra come Godzilla possa essere reinterpretato in mille chiavi diverse: non solo minaccia apocalittica, ma anche parte di un universo popolato da creature mitiche. 

    In un certo senso, può essere paragonato a King Kong vs. Godzilla (1962), ma con una maggiore eleganza visiva e un nemico che, a differenza di Kong, rappresenta la speranza invece che la brutalità.

    3. Godzilla vs. Mechagodzilla (1974)

    Forse uno dei capitoli più “pop” della saga, Godzilla vs. Mechagodzilla presenta uno dei nemici più iconici: la versione robotica del mostro. Effetti artigianali, costumi bizzarri e atmosfere da fumetto lo rendono un film meno cupo, ma di enorme fascino. È perfetto per chi ama il lato più kitsch e fantasioso del kaijū eiga. Alcuni potrebbero trovarlo datato o esagerato, ma proprio quel mix di assurdità e creatività lo rende ancora oggi un cult irresistibile. Una pellicola che mostra la capacità del franchise di reinventarsi, strizzando l’occhio alla fantascienza pulp degli anni Settanta.

    4. The Return of Godzilla (1984)

    Dopo anni di film sempre più leggeri, The Return of Godzilla segna un ritorno alle origini più cupe. Questo reboot ignora molti dei film precedenti e si riallaccia direttamente al primo del 1954, riportando Godzilla a essere una minaccia seria e terrificante. Il tono è drammatico, con un forte sottotesto politico legato alla Guerra Fredda. Alcune scene di distruzione sono davvero impressionanti per l’epoca, e il design del mostro appare più spaventoso che mai. È un film perfetto per chi cerca il lato più “adulto” della saga, quello che vede in Godzilla una metafora della catastrofe imminente.

    5. Godzilla vs. Biollante (1989)

    Uno dei film più originali e sottovalutati. In Godzilla vs. Biollante, il Re dei Mostri affronta una creatura nata dalla fusione di cellule di Godzilla, una rosa e DNA umano. L’idea può sembrare assurda, ma il risultato è sorprendentemente affascinante e inquietante. Biollante è una delle nemesi più riuscite, con un design visivo unico e battaglie spettacolari. Rispetto ad altri film del periodo, questo capitolo ha anche una forte componente drammatica e malinconica. Forse non è tra i più famosi, ma rappresenta bene quanto la saga sappia osare e sperimentare oltre gli schemi.

    6. Godzilla (1998)

    Il Godzilla di Roland Emmerich è forse il film più divisivo mai realizzato sul re dei mostri. Lontanissimo dall’iconografia classica, qui Godzilla diventa una gigantesca lucertola mutata dalle radiazioni nucleari che attacca New York, con un design più vicino a Jurassic Park che alla creatura giapponese. Per molti fan si tratta di un tradimento, ma va riconosciuto che il film, pur imperfetto, ha una sua importanza: è il primo tentativo hollywoodiano di portare il kaijū sul grande schermo e aprire la strada a future produzioni. Con un ritmo frenetico e un’estetica anni ’90 piena di CGI discutibile, Godzilla resta comunque uno spettacolo pop coraggioso nel provare a reinterpretare un mito. Rispetto al capolavoro del 1954, qui siamo di fronte a un disaster movie più simile a Independence Day (1996) (non a caso diretto dallo stesso Emmerich) che a un film di mostri con sottotesto politico. Non imprescindibile, ma interessante da (ri)scoprire per capire l’evoluzione del personaggio.

    7. Godzilla (2014)

    Il film di Gareth Edwards è stato il rilancio hollywoodiano del franchise dopo anni di silenzio. Godzilla (2014) si distingue per la sua costruzione lenta e atmosferica, che a qualcuno può sembrare eccessiva, ma che restituisce al mostro un’aura quasi divina. La durata (123 minuti) può apparire impegnativa, ma le sequenze finali di scontro valgono l’attesa. Rispetto ad altri blockbuster del genere, Edwards sceglie un approccio più contenuto e suggestivo, avvicinandosi quasi al cinema catastrofico classico. Può dividere gli spettatori, ma è indubbiamente un tassello importante, come Kong: Skull Island (1997), per il MonsterVerse contemporaneo.

    8. Shin Godzilla (2016)

    Probabilmente il miglior film moderno del franchise. Shin Godzilla di Hideaki Anno (Evangelion) e Shinji Higuchi rilegge il mito in chiave satirica e politica, raccontando un Giappone immobilizzato dalla burocrazia mentre un nuovo Godzilla evolve e devasta Tokyo. L’approccio è radicale, con un design mostruoso e inquietante che segna un netto distacco dal passato. L’approccio ricorda Neon Genesis Evangelion: The End of Evangelion (1997) o in generale Evangelion (1995) nella sua ossessione burocratica e nell’ansia collettiva. È anche uno dei film più lunghi del franchise (120 minuti), ma il ritmo serrato lo rende ipnotico. Un titolo da vedere per capire come un mostro possa riflettere le paure della società contemporanea e che non ha paura di essere scomodo, unendo intrattenimento e critica sociale. 

    9. Godzilla: King of the Monsters (2019)

    Il terzo capitolo del MonsterVerse, Godzilla: King of the Monsters, porta sullo schermo i grandi rivali storici di Godzilla: Mothra, Rodan e soprattutto King Ghidorah. È il film più spettacolare e “fumettistico” della saga americana, con battaglie epiche e un’estetica quasi operistica. Nonostante una trama un po’ confusa e personaggi umani poco memorabili, le scene di scontro tra kaijū sono tra le più impressionanti mai realizzate. La durata (132 minuti) può sembrare eccessiva, ma se amate i combattimenti mostruosi in CGI, questo film è puro godimento visivo. Un’esplosione di fan service, nel bene e nel male, rigorosamente da accompagnare con Godzilla vs. Kong (2021) e Godzilla x King Kong: The New Empire (2024).

    10. Godzilla Minus One (2023)

    L’ultimo arrivato è già considerato un capolavoro. Godzilla Minus One riporta la saga alle sue radici drammatiche, ambientando la storia nel Giappone del dopoguerra. È un film che unisce spettacolo e profondità emotiva, con una forte attenzione ai personaggi umani e alle cicatrici lasciate dalla guerra. Il ritmo, pur non essendo frenetico, è calibrato alla perfezione e rende le apparizioni del mostro ancora più potenti. Facendo un paragone azzardato, potrebbe ricordare Oppenheimer (2023) per il modo in cui affronta il tema della colpa e della distruzione atomica. Un nuovo classico, capace di parlare sia ai fan di lunga data che a chi si avvicina per la prima volta al mito.

  • Da "Law & Order" a "CSI": le 10 migliori serie TV crime procedurali da non perdere

    Da "Law & Order" a "CSI": le 10 migliori serie TV crime procedurali da non perdere

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    In principio furonoLa signora in giallo (1984) eColombo (1969). Le due serie TV procedurali più celebri del piccolo schermo. Da un lato la scrittrice e detective dilettante di Cabot Cove con il volto di Angela Lansbury, dall'altro il tenente di Peter Falk con un vecchio impermeabile beige e un sigaro sempre tra le dita. Poi, complice il proliferare di canali e piattaforme, il genere procedurale ha avuto un vero e proprio boom anche grazie all'unione di elementi noir, horror o thriller

    Abbiamo visto di tutto in questi anni: detective sui generis o dotati di abilità fuori dal comune, poliziotti solitari o racconti legati ad aspetti prettamente scientifici. Tra casi irrisolti, serial killer, interrogatori e aule di tribunale, JustWatch ha stilato una lista delle migliori serie TV procedurali e come vederle in streaming.

    NCIS - Unità anticrimine (2003)

    Nata come spin-off di un altro procedurale di successo,JAG – Avvocati in divisa, NCIS - Unità anticrimine vede protagonista un gruppo di agenti speciali con il compito di occuparsi di casi che coinvolgono membri della Marina Militare degli Stati Uniti. Considerata la serie TV più vista e amata dal pubblico statunitense, NCIS è arrivata a quota 22 stagioni e 487 episodi grazie al suo mix di investigazioni e ironia. Cinque gli spin-off:NCIS: Los Angeles (2009),NCIS: New Orleans (2014),NCIS: Hawai'i (2021),NCIS: Sydney (2023) e il recentissimo NCIS: Tony & Ziva (2025).

    Ma più che ai casi che si susseguono di puntata in puntata, lo show punta molto l'attenzione sul gruppo di protagonisti capeggiati dall'agente speciale supervisore Leroy Jethro Gibbs di Mark Harmon e sulle loro dinamiche interne fatte di amicizia e sostegno reciproco durante l'azione sul campo. Al netto della sua incredibile popolarità e dell'affetto del pubblico conquistato di stagione in stagione, la componente procedurale è qui meno centrale rispetto agli altri titoli presenti in classifica. Ma se ti piacciono show come Hawaii Five-0 (2010), NCIS - Unità anticrimine non ti deluderà.

    Castle – Detective tra le righe (2009)

    Quello diCastle – Detective tra le righe è senza dubbio un approccio decisamente più leggero alle indagini. Merito della coppia di protagonisti, lo scrittore di bestseller Richard Castle (Nathan Fillion) e la detective Kate Beckett (Stana Katic). Una collaborazione all'inizio forzata che, episodio dopo episodio, si trasforma in un sentimento profondo. Una serie che unisce elementi tipici del poliziesco alla commedia sentimentale e che si diverte a utilizzare l'umorismo e citazioni pop per rendere il racconto maggiormente spensierato, al netto delle immancabili indagini della coppia protagonista.

    Proprio la chimica tra Fillion e Katic, similmente aBones, è uno degli assi nella manica della serie che si fonda sull'evoluzione della loro relazione. Il risultato è un mix di crimine e romanticismo che ha accompagnato il pubblico per 173 episodi da 40 minuti racchiusi in otto stagioni. Da vedere se hai amato Rizzoli & Isles (2010), The Mentalist (2008) o Chuck (2007).

    Bones (2005)

    Temperance Brennan (Emily Deschanel) è l'antropologa forense protagonista di Bones. Chiamata a collaborare con l'agente dell'FBI Seeley Booth (David Boreanaz), il suo compito è quello di aiutarlo nella risoluzione di intricati casi di omicidio grazie al suo talento nell'analisi di resti umani. Un personaggio ispirato all'omonima protagonista dei romanzi dell'antropologa Kathy Reichs per una serie che, come accade in Castle – Detective tra le righe, nelle sue 12 stagioni da 40 minuti - per un totale di 246 episodi - alterna umorismo ed emozioni svelando un lato ancora diverso del genere procedurale.

    Il diverso approccio dei protagonisti, razionale quello di Brennan e istintivo quello di Booth, permette sia di giocare sui loro contrasti caratteriali sia di guardare ai casi con una maggiore versatilità ampliando lo spettro di emozioni messe in campo. Se hai apprezzato Psych (2006), Elementary (2012) e Crossing Jordan (2001), anche Bones ti conquisterà.

    Senza traccia (2002)

    Anthony LaPaglia è Jack Malone, agente federale a capo di una squadra dell'FBI incaricata di ritrovare persone scomparse. È lui il protagonista diSenza traccia, serie che intreccia dramma, poliziesco e giallo con New York a fare da sfondo alle indagini. Ogni episodio delle sette complessive presenta un nuovo caso e una serie di flashback che permettono di scoprire dettagli privati della persona al centro delle indagini.

    Andata in onda per sette stagioni dal 2002 al 2009, per un totale di 160 episodi da 45 minuti, la serie ha sempre avuto un'attenzione particolare per la componente umana del racconto sebbene non manchi una buona dose di suspense. Lo show, forte delle storie personali degli scomparsi ricostruite nel corso della puntata, fa in modo che l'attenzione non cali mai in una corsa contro il tempo che intreccia indagini e azione. Da recuperare se sei fan di  NYPD – New York Police Department (1993) e  Cold Case – Delitti irrisolti (2003).

    Cold Case – Delitti irrisolti (2003)

    Un altro classico del genere procedurale. Cold Case – Delitti irrisolti, andata in onda dal 2003 al 2010 per sette stagioni da 156 episodi totali, si concentra su casi irrisolti che dai primi del '900 arrivano fino ai primi anni Duemila. Ogni episodio si apre con un flashback che permette allo spettatore di conoscere la vittima e il contesto in cui si muoveva. Grazie alla scoperta di nuove prove o testimonianze, la detective Lily Rush prova a far luce su crimini rimasti insoluti. Forte la componente emotiva del racconto, con finali dal sapore agrodolce che danno giustizia a vittime dimenticate.

    Similmente a Senza traccia, anche in Cold Case la componente umana e la storia personale delle vittime e degli scomparsi è centrale. Qui è l'emozione a giocare il ruolo principale. In ogni puntata, infatti, si torna indietro nel tempo per far riaffiorare la memoria e i segreti a lungo taciuti. Ma anche per onorare la vita degli scomparsi e il sacrificio dei loro cari che per anni e anni hanno atteso invano una risposta. Se serie come The Killing (2011) e Major Crimes (2012) ti hanno conquistato per l’empatia dedicata a chi è al centro dell'investigazione, Cold Case non sarà da meno.

    9-1-1 (2018)

    Non consigliata ai deboli di cuore. 9-1-1 è pura adrenalina che porta lo spettatore nel centro dell'azione, tra primi soccorsi e incidenti catastrofici. Senza mai dimenticare le emozioni. Creata da Ryan Murphy, Brad Falchuk e Tim Minear, la serie ha uno stile pop e spettacolare nel raccontare le storie di un gruppo di soccorritori - poliziotti, paramedici e vigili del fuoco - di Los Angeles che cercano di trovare un equilibrio tra un lavoro complesso e pericoloso e le loro vite private.

    A guidare il cast della serie una sempre ottima Angela Bassett che, a differenza dei procedurali presenti in questa lista, non si limita a seguire un caso per puntata ma ne segue diversi parallelamente dislocati in parti diverse della città. Questo permette a 9-1-1 di non avere mai cali di tensione tanto è costante l'azione che attraversa le 9 stagioni realizzate finora. Quaranta minuti circa di emergenze e momenti di sincera emozione dove si affrontano traumi e perdite con coraggio e profonda umanità. Se ami le serie adrenaliniche puoi raddoppiare l'emozione con lo spin-off  9-1-1: Lone Star (2020) o conStation 19 (2018) e The Rookie (2018).

    Criminal Minds (2005)

    Altro titolo immancabile per chi vuole avventurarsi nelle serie TV procedurali,Criminal Minds si concentra su una squadra di proflier che danno la caccia a serial killer in giro per gli Stati Uniti. Ben 18 stagioni all'attivo da cui sono nati due spin-off:Criminal Minds: Suspect Behavior (2011), Criminal Minds: Beyond Borders (2016). Ogni episodio mette al centro le analisi del team che non solo prova a catturare il colpevole, ma cerca anche di anticipare le sue mosse. Per farlo è costretto ad addentrarsi nel lato oscuro della mente umana.

    Non mancano momenti di ironia così come un'attenzione al privato dei membri della squadra che alleggeriscono l'atmosfera cupe data dai crimini efferati al centro degli episodi. Quello che la rende una serie procedurale di successo è il mix tra la metodologia analitica e l'azione svolta sul campo. Se preferisci un approccio più soft e meno cruento come Bones o Castle, forse questa non è la serie giusta per te. Ma se, al contrario, ti affascinano le storie più oscure come Lincoln Rhyme – Caccia al collezionista di ossa (2020), non resterai deluso.

    Broadchurch (2013)

    Broadchurch è tra le migliori serie TV poliziesche degli anni Duemila e gode di un cast di attori strepitosi. A partire dai protagonisti: i detective Alec Hardy (David Tennant) e Ellie Miller (Olivia Colman). Tre stagioni da otto episodi, ognuna dedicata alla risoluzione di un caso sullo sfondo di una piccola città costiera del Dorset ricca di misteri e zone d'ombra. Dai ritmi più lenti rispetto a un procedurale classico, la serie spicca per la sua eccezionale scrittura che cattura senza mai perdere in tensione e per le interpretazioni che donano al racconto un tocco profondamente umano.

    I casi che caratterizzano i tre capitoli servono anche per esplorare le ripercussioni dei crimini sulla comunità, lasciando affiorare i segreti dei suoi abitanti e tutto il dolore di chi resta. Non a caso, oltre alle indagini, un aspetto importante è quello legato ai media e alla parte giudiziaria. Se ti affascinano i polizieschi britannici come Luther (2010), Collateral (2018) eHappy Valley (2014), anche Broadchurch saprà come catturarti.

    CSI: Scena del crimine (2000)

    CSI: Scena del crimine rappresenta una rivoluzione narrativa nell'ambito delle serie TV procedurali. Seguendo le indagini della squadra del turno di notte della polizia scientifica di Las Vegas, il suo creatore, Anthony E. Zuiker, ha permesso al pubblico di entrare in familiarità con termini e procedure scientifiche che segnano uno spartiacque con il passato. Inoltre la regia immersiva ci trasporta sulla scena del crimine con uno stile inedito capace di far entrare, letteralmente, nei corpi e nelle ferite delle vittime.

    Per questo particolare, infatti, la serie non è indicata ai deboli di stomaco. Qui non troverai azione adrenalinica, inseguimenti o sparatorie come in NCIS o Criminal Minds. Lo show si concentra sulle analisi forensi e il set principale è il lavoratorio guidato da Gil Grissom (William Petersen) che analizza scrupolosamente le prove per incastrare i colpevoli. Un approccio del tutto originale che ha fatto la storia del genere. Se l'originale non ti basta, puoi goderti ben quattro spin-off:CSI: Miami (2002), CSI: New York (2002), CSI: Cyber (2015), CSI: Vegas (2021).

    Law & Order – I due volti della giustizia (1990)

    Un vero e proprio cult intramontabile. Con all'attivo 24 stagioni e 523 episodi da 45 minuti,Law & Order – I due volti della giustizia è una delle serie TV più longeve di sempre e l'esempio principe quando si parla di procedurali. Ogni episodio è diviso in due. Nella prima parte la storia segue le indagini successive a un crimine, nella seconda l'azione si sposta nelle aule di tribunale. Questo permette allo show di concentrarsi proprio sui “due volti della giustizia” a cui fa riferimento il titolo. Spesso, infatti, le indagini che portano a un arresto devono fare i conti con un sistema giudiziario fondato su leggi e compromessi che lasciano l'amaro in bocca. Quello che sorprende e che ancora oggi la rende una serie avvincente è la capacità di adattarsi ai tempi che cambiano. Non si tratta solo di mettere in scena un crimine.

    Law & Order guarda all'attualità e la traduce in storie sempre diverse. Inoltre, parte della sua forza è data anche dal cast di detective e procuratori con i quali è facile entrare in empatia. Un classico capace di dare vita ad altri 10 titoli altrettanto riusciti, tra spin-off e remake: Law & Order: Unità vittime speciale (1999),Law & Order: Criminal Intent (2001),Law & Order: Il verdetto (2005),Conviction,Law & Order: Los Angeles (2010),Law & Order: True Crime (2017),Law & Order: Organized Crime (2021), Law & Order Toronto: Criminal Intent (2024),Law & Order: UK (2009), Law & Order: Parigi (2007).

  • Come guardare in ordine tutti i film della saga di ‘Harry Potter’ e degli ‘Animali Fantastici’

    Come guardare in ordine tutti i film della saga di ‘Harry Potter’ e degli ‘Animali Fantastici’

    Andrea Ballerini

    Andrea Ballerini

    Editor a JustWatch

    La saga cinematografica di Harry Potter è una delle più famose al mondo. Basata sui romanzi dal successo planetario di J. K. Rowling, la saga ha influenzato generazioni di bambini e ragazzi. Gli 11 film che la compongono hanno incassato quasi 10 miliardi di dollari. Questa guida di JustWatch vi aiuta a scoprire dove guardare in streaming la saga di Harry Potter. In più vi mostra due modi alternativi di gustarveli, in ordine di uscita o in ordine cronologico.

    Di seguito trovate l’ordine di uscita, composto solamente dai film con Harry Potter protagonista:

    • Harry Potter e la pietra filosofale (2001) 
    • Harry Potter e la camera dei segreti (2002) 
    • Harry Potter e il prigioniero di Azkaban (2004) 
    • Harry Potter e il calice di fuoco (2005) 
    • Harry Potter e l'Ordine della Fenice (2007) 
    • Harry Potter e il principe mezzosangue (2009) 
    • Harry Potter e i Doni della Morte - Parte 1 (2010) 
    • Harry Potter e i Doni della Morte - Parte 2 (2011)

    La visione in ordine cronologico è, però, la più consigliata perché contiene anche la trilogia degli Animali Fantastici. Infatti l’unione della saga di Harry Potter con quella degli Animali Fantastici ha dato avvio al Wizarding World, l’universo cinematografico di J. K. Rowling. In questo modo potrete vedere su siti streaming come Prime Video, Netflix, Disney+ e Apple TV le fantastiche performance di Daniel Radcliffe (Harry Potter), Emma Watson (Hermione Granger) e Rupert Grint (Ron Weasley), ma anche quelle di Eddie Redmayne (Newt Scamander) e Katherine Waterston (Tina Goldstein).

    1. Animali fantastici e dove trovarli (2016)

    Nonostante sia uscito dopo il capitolo finale della saga di Harry Potter, il franchise degli Animali Fantastici deve essere visto prima se si segue l’ordine cronologico. Animali fantastici e dove trovarli è il portale d’ingresso verso il Wizarding World e si basa sulla guida scritta da J.K. Rowling. Newt Scamander è uno zoologo che si occupa di creature magiche. Per errore, tutti gli animali contenuti nella sua valigia magica vengono liberati, creando il caos a New York durante gli anni ‘20. Animali fantastici e dove trovarli (2016) è un film per chi cerca due ore di avventura, gioia e divertimento. Pur non raggiungendo il livello sublime dei film di Harry Potter, vive di cast perfetto e di una regia che mostra tutta la magia del mondo della Rowling. Non a caso il regista David Yates ha dedicato 15 anni della sua carriera per dirigere sett film del Wizarding World.

    2. Animali fantastici - I crimini di Grindelwald (2018)

    Ottocento milioni di incassi e via con il secondo prequel spin-off. Animali fantastici - I crimini di Grindelwald si concentra sulla lotta dei nostri contro Gellert Grindelwald, un mago oscuro che crede nella superiorità dei suoi simili rispetto ai babbani. I crimini di Grindelwald (2018) è un film divisivo che non lascerà tutti soddisfatti. Il mondo anni ‘20 è ben costruito, anche se la trama appare a volte troppo lenta e carente di scossoni. Nonostante ciò, i fan del Wizarding World non possono perdersi la pellicola per la presenza di Silente versione giovane, interpretato con successo da Jude Law. Seppur non al massimo livello del suo potenziale, Johnny Depp nei panni di Grindelwald si rivela un villain con carattere.

    3. Animali fantastici - I segreti di Silente (2022)

    Animali fantastici - I segreti di Silente è il capitolo conclusivo della saga degli Animali fantastici e l’ultimo film in ordine cronologico prima della saga di Harry Potter. Dopo il mezzo passo falso de I crimini di Grindelwald (2018), questo capitolo ritrova il vigore che ha contraddistinto il Wizarding World. Ancora una volta, Newt Scamander e Albus Silente si ritrovano ad affrontare Grindelwald, che porta il volto di Mads Mikkelsen. Lo scontro dà la possibilità al capitolo finale di allargare l’orizzonte e mostrare una guerra tra maghi che sa tanto di blockbuster. Tuttavia, la magia che contraddistingue i capitoli cronologicamente successivi non riesce a spiccare completamente ne I segreti di Silente (2022).     

    4. Harry Potter e la pietra filosofale (2001)

    A opera di Chris Columbus, Harry Potter e la pietra filosofale sono 152 minuti di puro fantasy che riporteranno tutti i millennial nella loro infanzia. Harry e compagnia bella devono affrontare il primo anno a Hogwarts, tra ansia ed entusiasmo. Fin da subito, però, l’ombra di colui che non deve essere nominato si staglia sulla scuola di maghi. Lo stile per famiglie di Columbus, autore di Mamma, ho perso l'aereo (1990) e Mrs. Doubtfire (1993), si nota anche in questo film. Per gli amanti delle atmosfere più dark della saga, questo capitolo risulterà quasi fiabesco e smussato. Anche se bisogna ammetterlo, la scena dove Voldemort si rivela a Harry ha traumatizzato molti da piccoli, incluso me.

    5. Harry Potter e la camera dei segreti (2002)

    Il miliardo di dollari al box office per Harry Potter e la pietra filosofale (2001) fa sì che Harry Potter e la camera dei segreti esca solo un anno dopo. Columbus è sempre alla regia e il tono famigliare ritorna a essere presente. Tuttavia, già si intravede l’evoluzione verso un immaginario sempre più oscuro, a cominciare dalla trama. L’apertura della camera dei segreti crea scompiglio a Hogwarts a causa del mostro contenuto al suo interno. Il fatto infonde dosi di suspense e di ansia che non si erano viste nel primo capitolo. La camera dei segreti (2002) è anche ricca di scene cult rimaste impresse nelle menti dei fan della saga. Dalle sfide a colpi di bacchette tra Harry e Draco fino al volo con la macchina magica del maghetto insieme a Ron.

    6. Harry Potter e il prigioniero di Azkaban (2004)

    Harry Potter e il prigioniero di Azkaban è uno spartiacque fondamentale nella saga di Harry Potter. Dopo il tono fanciullesco dei primi due capitoli, il terzo di Alfonso Cuarón rispecchia la filmografia drammatica del regista messicano (Anche tua madre (2001), Paradiso perduto (1998)). Il prigioniero di Azkaban (2004) è perfetto per gli amanti dello stile gotico e delle atmosfere dark. Da un lato, la fotografia enfatizza i colori freddi e il gioco di luci e ombre. Dall’altro, gli spettri dei Dissennatori sono sufficienti a incutere paura anche ai più grandi. Non c’è dubbio che alcuni capitoli successivi abbiano alzato l’asticella in quanto a cupezza, ma Il prigioniero di Azkaban (2004) rimane impresso nella mente per il cambio radicale rispetto ai primi due film.

    7. Harry Potter e il calice di fuoco (2005)

    Harry Potter e il calice di fuoco unisce lo spirito d’avventura che aveva contraddistinto i primi due capitoli con un sottotono dark che rimanda a Il prigioniero di Azkaban (2004). Il film si svolge durante il Torneo Tremaghi, a cui partecipano tre studenti maggiorenni delle tre scuole di magia d’Europa. A sorpresa, Harry viene scelto come quarto contendente. Il film vive delle scene spettacolari che racchiudono le varie prove del torneo. L’incontro tra gli studenti delle varie scuole dà spazio anche a sottotrame in cui i nostri si trovano a sperimentare contesti romantici. Il calice di fuoco (2005) è il secondo spartiacque nella saga, questa volta sul versante trama. Le prime due ore, infatti, servono a preparare il campo all’ultima agghiacciante mezz’ora e al ritorno di tu sai chi.

    8. Harry Potter e l'Ordine della Fenice (2007)

    Harry Potter e l'Ordine della Fenice è il primo film dopo il ritorno di Voldemort, anche se non tutti ci credono. La trama vede Harry scoprire l’esistenza dell’Ordine della Fenice, un gruppo segreto creato da Silente per contrastare il male. Nonostante il film continui a calcare la mano sulle atmosfere dark, L'Ordine della Fenice (2007) è molto più di una pellicola di maghi. A mio avviso, la parte più interessante del film è lo scontro che si crea a Hogwarts tra il nuovo establishment istituzionale e coloro che veramente credono al ritorno di Voldemort. Sembra di stare nel sessantotto parigino, tra continue regole imposte per disciplinare gli studenti e la loro auto-organizzazione per contrastare la deriva autoritaria.

    9. Harry Potter e il principe mezzosangue (2009)

    Sesto film della saga di Harry Potter e nono del Wizarding World, Harry Potter e il principe mezzosangue ritorna agli albori oscuri de Il prigioniero di Azkaban (2004). Il focus del film riguarda una preziosa memoria che un ex professore di Hogwarts ha modificato. Questo ricordo potrebbe cambiare totalmente la lotta contro Voldemort. Il principe mezzosangue (2009) è il terzo per lunghezza e i suoi 153 minuti sono più che giustificati. La forza di questo capitolo sta nel dare più spazio sullo schermo anche ai villain della saga, mostrandone non solo la malvagità ma anche l’umanità, almeno di alcuni. Per chi ama Piton, questo è il film da non perdere assolutamente per scoprire alcuni retroscena della sua vita.

    10. Harry Potter e i Doni della Morte - Parte 1 (2010)

    Harry Potter e i Doni della Morte - Parte 1 è l’inizio della fine. La prima parte del capitolo conclusivo della saga porta sullo schermo la ricerca di Harry, Hermione e Ron degli Horcrux di Voldemort. Allo stesso tempo, una porzione della pellicola si concentra proprio sul nemico numero uno della saga. I Doni della Morte - Parte 1 (2010) è imperdibile non solo perché è complementare alla seconda, ma per due motivi fondamentali. Da un lato, più tempo per Voldemort sullo schermo significa più tempo per ammirare la prova magistrale di Ralph Fiennes, l’attore più espressivo senza naso. Dall’altro, possiamo essere partecipi dei momenti più meditativi della saga, quando i nostri tre si ritrovano nella foresta. 

    11. Harry Potter e i Doni della Morte - Parte 2 (2011)

    Deve essere stato un lungo anno d’attesa il 2011. Tutti i fan della saga hanno aspettato religiosamente per Harry Potter e i Doni della Morte - Parte 2. Prima di iniziare a parlare dell’ultimo tassello, bisogna segnalare il lavoro eccelso di David Yates dietro la macchina da presa. Il regista inglese è infatti artefice di sette film su undici del Wizarding World. Il finale di una saga così importante deve per forza soddisfare tutti e chiudere, in maniera degna e completa, tutti i fili creati durante gli anni. I Doni della Morte - Parte 2 (2011) lo fa senza nessun intoppo. L’azione che domina il film è spettacolare e ben costruita. La battaglia all’ultimo sangue tra Harry e Voldemort rimane tra le più belle mai viste al cinema.

  • Tutte le serie prodotte da Shonda Rhimes (ShondaLand) in ordine cronologico, da "Grey's Anatomy" a "Bridgerton"

    Tutte le serie prodotte da Shonda Rhimes (ShondaLand) in ordine cronologico, da "Grey's Anatomy" a "Bridgerton"

    Giovanni Berruti

    Giovanni Berruti

    Editor a JustWatch

    Cosa accomuna The Residence (2025) e Grey’s Anatomy (2005 -)? La mano di Shonda Rhimes. Affermata sceneggiatrice, una vera e propria garanzia di qualità per il mondo dell’intrattenimento, fonda nel 2005 la sua casa di produzione, la ShondaLand. Una carriera piena di successi, che ancora oggi appassionano ed emozionano milioni di spettatori in tutto il globo.

    Riscopriamo insieme tutte le sue serie televisive prodotte da ShondaLand. Nel nostro elenco, qualsiasi tipo di spettatore troverà sicuramente un titolo in linea con i propri gusti!

    1. Grey’s Anatomy (dal 2005)

    Perfetto mix tra medical drama e soap opera, è una delle serie televisive più longeve della storia della televisione. Ad oggi conta infatti ben ventuno stagioni, oltre a diversi spin off prodotti negli anni. Le avventure di Meredith Grey (Ellen Pompeo) e dei suoi amici e colleghi hanno appassionato intere generazioni di spettatori, tra amori, drammi medici e personali e situazioni estreme (Covid incluso). Non ha bisogno di ulteriori presentazioni: chi non avesse ancora visto questa serie finirà per appassionarsene, soprattutto se fan di ER - Medici in prima linea (1994) e delle storie d’amore, in quanto l’elemento romantico è un punto cardine. Si presta inoltre perfettamente per una lunga maratona, adatta ai più impazienti che non hanno voglia di aspettare "l'episodio della settimana"!

     2. Private Practice (2007-2013)

    Si tratta di uno spin-off di Grey’s Anatomy. Al centro troviamo Addison Montgomery (Kate Walsh), chirurga che si trasferisce a Los Angeles per operare presso una clinica privata. La serie condivide con la serie madre l'universo narrativo, tuttavia queste  sei stagioni si concentrano maggiormente sull’aspetto più intimo e personale dei personaggi e meno sulle loro vite professionali da medici, stavolta inserite in un contesto differente, ovvero la sanità privata statunitense. Consigliate soprattutto agli amanti delle storie che toccano più a fondo i personaggi e le loro dinamiche sentimentali e sociali, mentre l'aspetto lavorativo fa da sfondo.

    3. Scandal (2012-2018)

    Dopo il medical drama, Shonda Rhimes mette mano a un thriller politico che segue le vicende di Olivia Pope (Kerry Washington), che assieme al suo staff deve occuparsi di proteggere l’immagine pubblica di alcuni personaggi di spicco degli Stati Uniti, che inevitabilmente custodiscono dei segreti. Sette stagioni imperdibili per gli appassionati di drammi a sfondo politico alla West Wing - Tutti gli uomini del Presidente (1999-2006) e “Designated Survivor” (2016-2019). La serie è perfetta per chi è alla ricerca di continui colpi di scena, di intrighi e soprattutto con personaggi dai contorni morali sfumati. 

    4. Le regole del delitto perfetto (2014-2020)

    Eccoci a un legal thriller con protagonista Viola Davis, vincitrice di un Emmy. Lei stagioni prodotte da Shonda Rhimes seguono l’avvocato e professoressa di diritto penale Annalise Keating alle prese con diversi casi di omicidio, a cui lavora con l'aiuto di alcuni studenti selezionati.  I casi legali si intrecciano con le vite (complicate) di tutti i personaggi, rendendo la serie un continuo colpo di scena. Gli amanti dei legal drama, come “Suits” (2011-2019), non possono farsela sfuggire, così come chi ha apprezzato la serie thriller Big Little Lies - Piccole grandi bugie (2017-2026), di cui da poco è stata annunciata una terza stagione.

    5. The Catch (2016-2017)

    La storia segue Alice Vaughan (Mireille Enos), investigatrice privata di Los Angeles, che scopre che l’uomo che sta per sposare non è altro che un abilissimo truffatore, di cui si ritroverà anche vittima. Sarà difficile per la protagonista dare la caccia all’uomo che ama, e che a sua volta ricambia. La serie, che è stata cancellata dopo due stagioni, catturerà sicuramente l’attenzione dei fan di Scandal (2012-2018), altra creazione della Rhimes, ma anche di White Collar (2009-2014), che aveva come protagonista un affascinante e abile truffatore. Forse non una delle migliori produzioni di Shonda Rhimes, ma comunque interessante per chi volesse conoscere una delle sue opere meno note.

    6. Station 19 (dal 2018)

    Altro spin off di Grey’s Anatomy, Station 19 racconta le vicende di una squadra di vigili del fuoco di Seattle (la stessa apparsa nel tredicesimo episodio della quattordicesima stagione del longevo medical drama). Oltre alle eroiche azioni dei personaggi durante gli interventi di salvataggio, gli spettatori seguono anche i loro drammi familiari e i loro intrecci sentimentali, in pieno stile della “serie madre”.  Per chi apprezza dunque le serie d’azione, ma è anche curioso di conoscere il dietro le quinte della vita di un vigile del fuoco, sull’onda di titoli come Chicago Fire (2012-) o Fire Country (2022-), la serie è perfetta.

    7. For the People (2018-2019)

    Da Paul William Davies, la mente dietro Scandal, ecco un altro legal drama prodotto da Shonda Rhimes. Si tratta di una serie procedural che pone l’accento soprattutto sui casi giudiziari affrontati nel corso degli episodi piuttosto che sul privato dei protagonisti, un gruppo di giovani avvocati alle prese con le prime esperienze lavorative. Nel cast figura anche Regé-Jean Page che ritroveremo come Duca di Hastings in Bridgerton. Se siete appassionati di storie ambientate nelle aule di tribunale, proprio come Le regole del delitto perfetto (2014-2020), è la serie farà sicuramente per voi.

    8. Bridgerton (dal 2020)

    Basata sui romanzi di Julia Quinn, è una delle serie dal più grande successo per Netflix. Acclamata dal pubblico e dalla critica, si svolge nell’Inghilterra dell’Età della Reggenza (1811-1820), dando un tocco più "moderno" all'atmosfera della Regency con costumi e pettinature bizzare, ma restando fedele alle tematiche romantiche classiche (con un tocco spicy!)  La serie si concentra infatti sulle storie d’amore dei protagonisti, fratelli e sorelle di una famiglia agiata, che arrivano a sconvolgere persino la vita di corte. Tra gli estimatori di Bridgerton (2020-), di cui è in lavorazione una quarta stagione, ci sono gli appassionati di drammi in costume come Downton Abbey (2010-2015), da poco è al cinema Downton Abbey- Il gran finale (2025), e The Crown (2016-2023), incentrata su Regina Elisabetta II. 

    9. Inventing Anna (2021)

    Tratta da un articolo di Jessica Pressler del New York Magazine, How Anna Delvey Tricked New York’s Party People, la miniserie in nove episodi segue una giornalista che indaga su Anna Delvey (Julia Garner), una leggendaria finta ereditiera che, oltre a rubare i cuori dei protagonisti della scena sociale di New York, ne ruba anche i soldi. Shonda Rhimes ha scritto la sceneggiatura dell’episodio pilota di questa serie che coinvolgerà sicuramente gli amanti delle storie vere, soprattutto se tratte da un fatto di cronaca, come la sconvolgente The Shrink Next Door (2021). 

    10. La regina Carlotta: Una storia Bridgerton (2023)

    Prequel di “Bridgerton” (2020-), questa serie è composta da sei episodi incentrati sul personaggio interpretato da Golda Rosheuvel. ovvero la regina Charlotte. Nello spin-off, interamente sceneggiato dalla stessa Rhimes, i fan della serie madre potranno contare su un maggior approfondimento sulle vite di personaggi che già conoscono, alternato su due piani temporali. Attendibilità dei fatti storici a parte, volutamente non cercata, La regina Carlotta: Una storia Bridgerton (2023) offre al pubblico un racconto più maturo, anche nell’affrontare dei temi delicati come la malattia mentale, capace probabilmente di avvicinare anche nuovi spettatori al mondo letterario di Julia Quinn trasposto sul piccolo schermo da Chris Van Dusen. 

    11. The Residence (2025)

    La serie è stata creata da Paul William Davies, già autore di successi come Scandal e For the People. La trama ruota attorno a 132 stanze, 157 sospettati, un cadavere, un detective estremamente eccentrico e una cena di Stato finita nel peggiore dei modi. Un classico murder mystery, ma ambientato alla Casa Bianca, che mescola politica, ironia e colpi di scena, capace di conquistare pubblico e critica. Consigliata soprattutto per gli amanti della saga di Knives Out (Cena con delitto (2018), Glass Onion (2022), e Wake Up Dead Man (2025) con Daniel Craig. Perfetta per chi cerca un mistero classico con un'ambientazione moderna.

  • “Squid Game”: dove vedere il cast dopo la fine della terza stagione?

    “Squid Game”: dove vedere il cast dopo la fine della terza stagione?

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Hwang Dong-hyuk ha più volte dichiarato di aver ideato Squid Game in uno dei momenti più difficili della sua vita a causa degli ingenti debiti contratti. Da una crisi personale il regista e sceneggiatore sudcoreano ha tirato fuori dal cilindro una delle serie più popolari degli anni Duemila.

    Un fenomeno sociale e culturale che grazie alla distribuzione su Netflix è arrivato in ogni angolo del mondo entrando a far parte di un immaginario visivo e pop condiviso da milioni di persone. Una spietata gara di sopravvivenza alla quale prendono parte uomini e donne disperati. Tutto per un montepremi che potrebbe stravolgere in meglio le loro esistenze. Una metafora della nostra società dove il capitalismo la fa da padrone e dove i ricchi governano il mondo a discapito di chi vive ai margini. Una disamina della nostra avidità e del nostro individualismo estremo travestita da intrattenimento.

    Mentre si continua a parlare di un possibile remake americano diretto da David Fincher, JustWatch ha stilato una lista dove potete scoprire in quali altri film e serie TV sono comparsi i protagonisti della serie.

    1. Lee Jung-jae - Giocatore 456

    Quello di Lee Jung-jae è senza dubbio il volto di Squid Game (2021). Quando lo incontriamo per la prima volta nella serie nei panni di Gi-hun, è un giocatore d'azzardo divorziato e in difficoltà che si iscrive al gioco per assicurarsi abbastanza soldi per ricucire il rapporto con la figlia. È lui, il Giocatore 456, a vincere la competizione originale. Ma come mostrato nelle stagioni 2 e 3, l'uomo è tormentato dal rimorso e dal desiderio di distruggere dall'interno lo Squid Game. 

    Lee Jung-jae è uno degli attori più famosi della Corea del Sud. Tra i film più celebri ai quali ha preso parte ci sono il dramma di E. J-yong, An Affair(1998); il dramma sci-fi Il Mare(2000), di cui Keanu Reeves ha interpretato lo stesso ruolo nel remake americano La casa sul lago del tempo (2006); il thriller erotico The Housemaid (2010) che ha ridato lustro alla sua carriera dopo una pausa dalla recitazione; l'heist movie The Thieves (2012), il dramma politico Chief of Staff (2019) e l'action Liberaci dal male(2020). Nel 2022 ha esordito dietro la macchina da presa nel film di spionaggio Hunt per poi entrare nel cast di The Acolyte – La seguace (2024), serie ambientata nell'universo di Star Wars (1977).

    2. Lee Byung-hun - Front Man

    C'è Lee Byung-hun dietro la maschera dell'enigmatico Front Man, il villain di Squid Game (2021) che tira le fila del gioco. Nel corso delle stagioni scopriamo essere un ex vincitore dello Squid Game che ha preso una strada diametralmente opposta a quella del Giocatore 456. Lo stesso con il quale si allea nel corso del secondo capitolo, manovrando dall'interno la competizione, senza che inizialmente l’uomo sospetti nulla. 

    Il suo primo grande ruolo sul grande schermo è nel thriller storicoJ.S.A. - Joint Security Area (2000) di Park Chan-wook. Cinque anni dopo è fuori concorso al Festival di Cannes con Bittersweet Life (2005) di Kim Ji-woon per poi prendere parte ad altri tre titoli del regista: il western Il buono, il matto, il cattivo (2008), il thriller action I Saw the Devil (2010) e il dramma di spionaggioL'impero delle ombre (2016). Nella filmografia di Lee Byung-hun sono presenti anche titoli statunitensi come gli action sci-fi G.I. Joe - La nascita dei Cobra (2009) e G.I. Joe - La vendetta (2013), la commedia d'azione Red 2 (2013), Terminator Genisys (2015) al fianco di Arnold Schwarzenegger e I magnifici 7 (2016), remake del western anni '60 diretto da Antoine Fuqua. A Venezia '25 lo vedremo in Nessun’altra scelta (2025) in cui tornerà ad essere diretto da Park Chan-wook.

    3. Yim Si-wan - Giocatore 333

    Myung-gi, il Giocatore 333, è un influencer delle criptovalute le cui scelte finanziarie hanno portato al baratro se stesso e i suoi follower. È per questo che sceglie di entrare nello Squid Game. Confida nella vittoria per potersi risollevare dal suo tracollo finanziario. Yim Si-wan è un'ex star del K-pop, membro della band ZE:A. Tra le sue incursioni cinematografiche e seriali ci sono il dramma storico-fantasy The Moon Embracing the Sun (2012), la commedia sentimentaleRun On (2020) e il thriller Unlocked (2023).

    4. Kang Ha-neul - Giocatore 388

    Inizialmente è considerato un amico da Gi-hun, ma il loro rapporto cambia drasticamente nel corso della seconda stagione a causa della sua mancanza di coraggio dimostrata durante il tentativo di ribellione organizzato per distruggere il gioco. Ha-neul ha ottenuto il suo primo ruolo da protagonista nella commedia romantica venata di thriller When the Camellia Blooms (2019). Tra gli altri suoi titoli di rilievo: il film d'avventura The Pirates: Il tesoro reale (2022), il dramma Netflix 84m²(2025) e la serie Tastefully Yours(2025), una commedia romantica sudcoreana in cui recita al fianco Go Min-si.

    5. Wi Ha-joon - Hwang Jun-ho

    Gi-hun e il detective Hwang Jun-ho hanno un obiettivo comune: distruggere lo Squid Game. Per Jun-ho, come impariamo a conoscere nel corso della serie, la motivazione è decisamente personale e riguarda la sua connessione con l'enigmatico Front Man. Tra i film e le serie TV più rilevanti della sua carriera vanno segnalati il dramma Something in the Rain (2018), la trasposizione sudcoreana di uno dei romanzi più celebri della letteratura mondiale, Little Women (2022), la serie TV in costumeLa creatura di Gyeongseong (2024) in cui si intrecciano elementi horror, thriller e action e il poliziesco noir The Worst of Evil (2023).

    6. Park Gyu-young - No-Eul

    No-eul lavora come guardia nel gioco. Nel corso della serie scopriamo che è un'ex soldatessa della Corea del Nord che ha disertato dopo aver ucciso il suo superiore e aver abbandonato sua figlia, il cui unico obiettivo è ritrovarla. A prestarle il volto Park Gyu-young, attrice molto popolare nel suo paese. È apparsa in un ruolo secondario nella commedia romantica Romance Is a Bonus Book (2019) per poi prendere parte all'acclamato drama sudcoreano It's Okay to Not Be Okay (2020), alla serie horror apocalittica Sweet Home (2020-2024) e al thriller Celebrity (2023), di cui è l'assoluta protagonista nel ruolo di Sea Ah-ri, un'umile commessa che denuncia le vite degli influencer.

    7. Park Sung-hoon - Giocatore 120

    Park Sung-hoon è stato molto criticato per il suo ruolo in Squid Game. L'attore presta il volto al personaggio transgender Cho Hyun-ju e in molti all'annuncio del cast hanno sostenuto che a interpretarla sarebbe dovuto essere una vera attrice transgender. Cho Hyun-ju è entrata nel gioco per riuscire a vincere il denaro sufficiente per finanziare il suo intervento chirurgico di affermazione di genere. È uno dei personaggi più positivi della serie grazie all'aiuto che dà ad altre concorrenti, proteggendole. Tra i suoi ruoli più celebri quelli nella dramedy La regina delle lacrime (2024), nel thriller horror Eredità sepolta (2024) e nel thriller drammatico The Glory(2022-2023).

    Dove vedere il cast di "Squid Game" dopo la fine della terza stagione?

    Qui sotto trovate la lista di JustWatch che vi permette di scoprire dove vedere il cast di Squid Game sulle principali piattaforme dopo la fine della terza stagione. Non dimenticatevi di utilizzare i filtri e di costruire la vostra watchlist. Con quest'ultima funzione riceverete notifiche su cosa guardare in base alle vostre preferenze. Buona visione!

  • Da “Downton Abbey” a “Chiamatemi Anna”: le 20 migliori serie TV da vedere se ti è piaciuto "Bridgerton"

    Da “Downton Abbey” a “Chiamatemi Anna”: le 20 migliori serie TV da vedere se ti è piaciuto "Bridgerton"

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Da quando Bridgerton ha debuttato su Netflix nel 2020, il mondo dei period drama non è più stato lo stesso. Con i suoi costumi sontuosi, i balli scintillanti e le storie d’amore piene di passione e scandali, la serie prodotta da Shonda Rhimes ha conquistato un pubblico globale, trasformando un genere di nicchia in un fenomeno pop. Lo spin-off Queen Charlotte (2023) ha dimostrato che la sete di drammi storici romantici è tutt’altro che placata, anzi: c’è sempre più voglia di universi narrativi in cui le emozioni si intrecciano con i giochi di potere e le rigide regole sociali. Se anche tu hai amato le avventure dei Bridgerton e cerchi altre serie capaci di farti rivivere lo stesso mix di romanticismo, intrighi e atmosfera d’epoca, ecco dieci titoli che non ti deluderanno.

    Cominciamo con un approfondimento sulle 10 serie imperdibili per i fan di Bridgerton; chiude il pezzo la lista completa delle 20 migliori.

    1. Downton Abbey (2010–2015)

    Con sei stagioni e un successo internazionale, Downton Abbey è forse la serie che più si avvicina a Bridgerton per eleganza e attenzione al dettaglio. Ambientata nella campagna inglese del primo ’900, segue la famiglia Crawley e i loro domestici tra intrighi, scandali e cambiamenti sociali. Come Bridgerton, combina romanticismo, lotte di potere e dinamiche di classe, ma con un tono più sobrio e realistico. È una visione imprescindibile per chi ama storie corali in cui ogni personaggio, dall’aristocrazia ai servitori, ha un ruolo chiave. Perfetta per chi cerca dialoghi brillanti, costumi spettacolari e il fascino senza tempo delle grandi case inglesi.

    2. Sanditon (2019–2023)

    Tratta da un romanzo incompiuto di Jane Austen, Sanditon porta sullo schermo il mondo della scrittrice con un approccio moderno e appassionato. Ambientata in una località balneare in crescita, racconta storie d’amore, ambizioni e scandali che ricordano da vicino l’atmosfera di Bridgerton. Le tre stagioni esplorano personaggi femminili forti e indipendenti, spesso in lotta con le convenzioni sociali. L’estetica raffinata, i dialoghi brillanti e i colpi di scena romantici la rendono un must per i fan delle storie in costume. È perfetta per chi vuole un mix tra fedeltà alla tradizione austeniana e un tocco contemporaneo capace di parlare al pubblico odierno.

    3. Victoria (2016–2019)

    Victoria racconta gli anni giovanili della regina più iconica della storia britannica, interpretata con grazia da Jenna Coleman. Con tre stagioni, la serie alterna fedeltà storica e licenze narrative, offrendo uno sguardo intimo sulle difficoltà e i trionfi della giovane sovrana. Come Bridgerton, mescola storie d’amore appassionate con giochi di potere e splendidi costumi d’epoca. È consigliata a chi apprezza i drammi storici che coniugano grandezza regale e conflitti emotivi personali. Le dinamiche di corte, gli intrighi politici e i dilemmi romantici richiamano lo stesso mix irresistibile di glamour e tensione che ha reso celebre la serie Netflix.

    4. The Gilded Age (2022–presente)

    Creata da Julian Fellowes, lo stesso autore di Downton Abbey, The Gilded Age esplora l’alta società di New York alla fine dell’Ottocento. Con due stagioni già disponibili, racconta la contrapposizione tra vecchia e nuova aristocrazia, offrendo una cornice lussuosa fatta di palazzi, balli e rivalità sociali. Come Bridgerton, è una serie in cui moda, status e relazioni sentimentali si intrecciano continuamente. È ideale per chi ama i drammi corali in cui le alleanze e i tradimenti sono all’ordine del giorno. Il fascino sta nel mostrare un’epoca di grandi cambiamenti, con donne determinate a ritagliarsi un ruolo in un mondo dominato dagli uomini.

    5. Outlander (2014–presente)

    Con le sue sette stagioni (e un’ottava in arrivo), Outlander è un colosso del romanticismo storico. Racconta la storia di Claire, un’infermiera del XX secolo che viaggia indietro nel tempo fino alla Scozia del ’700, dove vive un amore epico con Jamie Fraser. Come Bridgerton, combina passione, intrighi e costumi d’epoca spettacolari, ma aggiunge una componente fantasy che amplifica il senso di avventura. È consigliata a chi cerca una narrazione intensa e travolgente, capace di mescolare dramma storico e sentimenti universali. Le scene d’amore sono appassionate e curate, rendendola un punto di riferimento per chi ama le storie che uniscono cuore e storia.

    6. The Great (2020–2023)

    Con Elle Fanning e Nicholas Hoult, The Great è una satira storica liberamente ispirata all’ascesa di Caterina la Grande. A differenza di Bridgerton, non punta solo sul romanticismo, ma su un’ironia tagliente che svela il lato più assurdo delle corti reali. Tuttavia, condivide lo stesso gusto per i costumi sontuosi, i dialoghi brillanti e i personaggi femminili al centro dell’azione. Le tre stagioni offrono una visione fresca e anticonvenzionale della storia, ideale per chi cerca una serie in costume che non prenda troppo sul serio sé stessa. È perfetta per chi ha amato l’approccio moderno di Bridgerton al genere storico.

    7. Reign (2013–2017)

    Reign segue la vita di Mary Stuart, regina di Scozia, mescolando storia e finzione in quattro stagioni piene di intrighi, passioni e tragedie. È una serie che condivide con Bridgerton il focus sui giovani reali e sulle dinamiche amorose ambientate in una corte sontuosa. Sebbene più melodrammatica e fantasy rispetto ad altre serie storiche, ha conquistato un pubblico giovane grazie al ritmo veloce e ai colpi di scena continui. È perfetta per chi cerca un’esperienza coinvolgente, con protagonisti che oscillano tra dovere e desiderio. Intrighi politici, amori proibiti e costumi spettacolari creano un’atmosfera irresistibile per i fan di Bridgerton.

    8. The Buccaneers (2023–presente)

    Adattata dall’ultimo romanzo incompiuto di Edith Wharton, The Buccaneers racconta l’arrivo di giovani ereditieri americani nella Londra vittoriana, determinate a conquistare mariti aristocratici. La serie, con la sua prima stagione, si colloca perfettamente accanto a Bridgerton: amori segreti, tensioni sociali e balli scintillanti riempiono ogni episodio. Ciò che la distingue è la prospettiva americana, che introduce freschezza e ribellione in un mondo rigidamente codificato. È consigliata a chi ha apprezzato la miscela di scandalo e romanticismo di Bridgerton e vuole riviverla in un contesto altrettanto affascinante, ma con un accento diverso.

    9. The Spanish Princess (2019–2020)

    Divisa in due parti per un totale di 16 episodi, The Spanish Princess racconta la storia di Caterina d’Aragona, la principessa spagnola che diventerà regina d’Inghilterra. Come Bridgerton, mette al centro una giovane donna determinata, che affronta amori, tradimenti e giochi di potere all’interno della corte inglese. È una serie che colpisce per la cura nei costumi e per la capacità di bilanciare storia e dramma romantico. Consigliata a chi cerca una narrazione storica intensa, in cui l’ascesa al potere e le passioni personali si intrecciano continuamente. Un mix di accuratezza e pathos che richiama lo spirito di Bridgerton.

    10. Chiamatemi Anna (Anne with an E, 2017–2019)

    Ispirata al classico romanzo Anna dai capelli rossi, questa serie canadese reinterpreta la storia con un approccio moderno e sensibile. Chiamatemi Anna, segue le vicende della giovane Anna, adottata da due fratelli anziani, mentre affronta pregiudizi, sogni e prime emozioni. Sebbene ambientata in un contesto diverso, condivide con Bridgerton l’attenzione per la crescita personale, l’importanza dei legami e il ruolo delle convenzioni sociali. Le tre stagioni esplorano temi come identità, femminismo e inclusione, rendendola una serie storica dal cuore contemporaneo. È perfetta per chi cerca la stessa miscela di dolcezza, emozione e critica sociale che ha reso unica la serie Netflix.

  • Bud Spencer e Terence Hill: in che ordine guardare i film della coppia western italiana

    Bud Spencer e Terence Hill: in che ordine guardare i film della coppia western italiana

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Bud Spencer e Terence Hill, pseudonimi rispettivamente di Carlo Pedersoli e Mario Girotti, sono una coppia iconica del cinema italiano e internazionale, noti per i loro film di genere spaghetti western, commedie d'azione e avventura. La loro collaborazione ha dato vita a un numero significativo di film, che hanno conquistato il pubblico con il loro mix di humor, azione e amicizia sincera.

    Per apprezzare al meglio l'evoluzione della collaborazione tra Bud Spencer e Terence Hill e la varietà dei generi e dei toni dei loro film, consiglio di seguire l'ordine cronologico di uscita al cinema. Questo permette di vedere come i due attori hanno sviluppato il loro stile, passando dal western serio alla commedia, e come abbiano saputo mantenere intatta la loro alchimia sullo schermo attraverso i decenni.

    • Dio perdona... io no! (1967) 
    • I quattro dell'Ave Maria (1968) 
    • La collina degli stivali (1969) 
    • Lo chiamavano Trinità... (1970) 
    • ...continuavano a chiamarlo Trinità (1971) 
    • ...più forte ragazzi! (1972) 
    • ...altrimenti ci arrabbiamo! (1974) 
    • Porgi l'altra guancia (1974) 
    • I due superpiedi quasi piatti (1977) 
    • Pari e dispari (1978) 
    • Io sto con gli ippopotami (1979) 
    • Chi trova un amico trova un tesoro (1981) 
    • Nati con la camicia (1983) 
    • Non c'è due senza quattro (1984) 
    • Miami Supercops (I poliziotti dell'8ª strada) (1985) 
    • Botte di Natale (1994)

    Fermo restando che l’ordine cronologico, se volete fare un gran bel recuperone (che non fa mai male), vi consiglio quelli che sono i 10 film da vedere assolutamente di Bud Spencer e Terence Hill! 

    I quattro dell'Ave Maria (1968)

    Seguito diretto di Dio perdona… io no! (1967), questo film con i suoi 126 minuti (uno dei più lunghi della coppia) conferma l’alchimia tra Bud Spencer e Terence Hill, anche se ancora immersa in un western più vicino al modello classico che alla commedia. La trama vede i due coinvolti in una nuova avventura con criminali, imbrogli e sparatorie, arricchita dalla presenza di attori come Eli Wallach, che porta un tocco da spaghetti western di alto livello. Pur non essendo ancora il “marchio” che li renderà celebri negli anni ’70, I quattro dell’Ave Maria è importante perché segna una fase di transizione: un mix tra azione seria e primi accenni di ironia. Può ricordare certe epopee corali alla Il buono, il brutto, il cattivo (1966), ma con il tono scanzonato di Spencer & Hill.

    Lo chiamavano Trinità... (1970)

    Il film che ha cambiato tutto. Con Lo chiamavano Trinità..., Bud Spencer e Terence Hill inventano di fatto un nuovo sottogenere: il “western comico all’italiana”. Terence Hill, con il suo Trinità pigro ma letale con la pistola, e Bud Spencer, nei panni del burbero ma bonario Bambino, conquistano il pubblico con la perfetta fusione di scazzottate spettacolari, ritmo da commedia e ambientazione western. Rispetto ai western più cupi di Sergio Leone, qui regna la leggerezza, ma senza perdere la spettacolarità. È un film che ha fatto scuola, anticipa la commedia d’azione all’italiana che poi ispirerà perfino coppie hollywoodiane come Mel Gibson e Danny Glover in Arma Letale (1987), diventando il modello per tantissimi titoli successivi, e ancora oggi resta uno dei più amati non solo dagli appassionati di Bud e Terence, ma anche dagli amanti del cinema popolare italiano.

    ...continuavano a chiamarlo Trinità (1971)

    Il successo del primo Trinità fu tale da rendere inevitabile un seguito, e questo film — … continuavano a chiamarlo Trinità — riuscì nell’impresa di replicarne (e per molti superarne) la popolarità. Qui la formula è ancora più affinata: gag irresistibili, scazzottate diventate iconiche e un ritmo che non lascia pause. Se nel primo film si intravedeva la svolta comica, in questo la commedia prende definitivamente il sopravvento sul western. È il titolo che ha consacrato Bud Spencer e Terence Hill come vere e proprie leggende del cinema di intrattenimento. Non a caso, viene spesso citato come il loro capolavoro, capace di conquistare intere generazioni. Chi cerca di capire perché la loro coppia funzioni così bene dovrebbe partire proprio da qui.

    Altrimenti ci arrabbiamo! (1974)

    Altrimenti ci arrabbiamo! è forse la commedia più popolare in assoluto della coppia, tanto da essere entrata nell’immaginario collettivo grazie alla celebre “dune buggy rossa con cappottina gialla”. La trama è semplice ma efficace: Bud e Terence devono vedersela con un boss che ruba loro la macchina vinta in una gara, scatenando una serie di sfide e scazzottate memorabili. Le sfide per la dune buggy rossa e gialla hanno reso questo film un cult popolare, paragonabile alla capacità di Fast & Furious (2001) di unire azione e comicità con un oggetto cult al centro. Qui la comicità è allo stato puro, con un tono quasi da cartone animato, e con un ritmo che ancora oggi nei suoi 98 minuti (uno dei più bravi e compatti della coppia) non perde colpi.

    I due superpiedi quasi piatti (1977)

    Ambientato a Miami, I due superpiedi quasi piatti è un altro grande classico della coppia, che qui si reinventa portando la formula della commedia d’azione in un contesto poliziesco. Bud Spencer e Terence Hill interpretano due amici disoccupati che, per caso, finiscono arruolati nella polizia. Le gag sono irresistibili, ma ciò che rende il film memorabile è l’ambientazione americana, che dà un respiro più internazionale alla loro comicità. È una pellicola che ha saputo mescolare le atmosfere da buddy cop movie con lo stile scanzonato e scazzottone tipico del duo. 

    Pari e dispari (1978)

    Con Pari e dispari, la coppia conferma la sua capacità di reinventarsi restando fedele alla propria formula. Ancora una volta ambientato a Miami, il film gioca sul contrasto tra i due fratelli: Bud Spencer è un ufficiale integerrimo della Guardia Costiera, mentre Terence Hill è un giocatore d’azzardo impenitente. La trama ruota attorno al mondo delle scommesse clandestine, offrendo spunti per scazzottate e gag esilaranti. Ciò che colpisce è come i due sappiano costruire dinamiche sempre fresche pur partendo da schemi consolidati. È un film che, per ambientazione e ritmo, ricorda le commedie americane d’azione di quegli anni come La corsa più pazza d’America (1981), ma con quel sapore unico che solo Bud e Terence potevano dare.

    Io sto con gli ippopotami (1979)

    In Io sto con gli ippopotami, la coppia si sposta in Africa, dando vita a una commedia avventurosa dal sapore esotico. Bud Spencer e Terence Hill difendono la fauna locale da un trafficante senza scrupoli, mescolando comicità e un messaggio ambientalista ante litteram. Rispetto ad altri film, c’è una vena più “familiare”, con un tono meno urbano e più legato alla natura e all’amicizia. Le scene con gli animali e le ambientazioni africane donano freschezza alla formula, facendone un titolo perfetto anche per i più piccoli. Un film che dimostra come il duo sapesse adattarsi a contesti sempre nuovi senza mai perdere la propria identità.

    Chi trova un amico trova un tesoro (1981)

    Chi trova un amico trova un tesoro è un mix tra commedia e avventura, con atmosfere da cinema piratesco e isole tropicali. Bud Spencer e Terence Hill partono alla ricerca di un tesoro nascosto, dando vita a uno dei loro film più colorati e divertenti. L’ambientazione esotica e la trama che ricorda i film di cappa e spada, o certe avventure alla Indiana Jones (1981), arricchiscono la classica formula di gag e scazzottate. È un titolo che mostra il lato più sognante e avventuroso della coppia, capace di trasportare lo spettatore in un mondo leggero e scanzonato. Ancora oggi resta uno dei preferiti del pubblico per la sua atmosfera spensierata.

    Nati con la camicia (1983)

    In questo film, i due vengono scambiati per agenti segreti e si trovano catapultati in un intrigo internazionale. È la dimostrazione di quanto il duo sapesse giocare con i generi: dal western alla commedia poliziesca, fino allo spy movie. Nati con la camicia prende in giro i cliché dei film di James Bond, ma lo fa con lo stile inconfondibile di Bud e Terence, fatto di scazzottate e ironia. Il risultato è una commedia d’azione frizzante, con un respiro internazionale e un ritmo incalzante. Gli equivoci da spie possono ricordare certe gag dei fratelli Zucker in Una pallottola spuntata (1988), ma filtrati attraverso lo stile più fisico e bonario della coppia.

    Non c'è due senza quattro (1984)

    Un’altra delle commedie più amate degli anni ’80, dove Bud Spencer e Terence Hill interpretano due uomini comuni assunti per sostituire due miliardari a loro identici, minacciati di morte. Il gioco degli equivoci funziona alla perfezione e regala gag irresistibili, tra scazzottate e battute fulminanti. Non c’è due senza quattro è un film che gioca molto sul tema del doppio, regalando un divertimento immediato e adatto a tutta la famiglia. Ancora oggi resta uno dei titoli più popolari, spesso trasmesso in TV e capace di riunire davanti allo schermo più generazioni.

    Miami Supercops (I poliziotti dell'8ª strada) (1985)

    Con questo titolo, Bud Spencer e Terence Hill tornano al poliziesco, interpretando due agenti dell’FBI alle prese con un caso di rapina rimasto irrisolto. Miami Supercops è un film che mescola commedia e azione, ma con un tono leggermente più serio rispetto ad altri titoli della coppia. L’ambientazione americana e la trama poliziesca lo rendono simile a tanti buddy movie d’oltreoceano, come per esempio Miami Vice (1984), ma con quel tocco scanzonato che li contraddistingue. Non è tra i più leggeri, ma resta un esempio di come i due attori riuscissero a declinare la loro comicità in contesti sempre diversi senza perdere il loro marchio di fabbrica.

    Botte di Natale (1994)

    L’ultimo film della coppia è un ritorno alle origini, ambientato nel West come i loro primi successi. Qui interpretano due fratelli alla ricerca del padre scomparso, con una storia che mescola ironia e un tocco di malinconia. Rispetto agli anni d’oro, in Botte di Natale si avverte una certa nostalgia, ma il film resta un addio affettuoso e coerente al percorso condiviso da Bud Spencer e Terence Hill. Con 107 minuti, è un ritorno nostalgico alle origini western, ma con un tono più riflessivo, quasi da epilogo. Può ricordare, in chiave comica, l’atmosfera malinconica di Gli spietati (1992) di Clint Eastwood, chiudendo idealmente il cerchio della carriera della coppia.

  • James Bond: come guardare tutti i film di 007 in ordine di uscita

    James Bond: come guardare tutti i film di 007 in ordine di uscita

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    James Bond non è solo una spia: è un’icona culturale che ha attraversato più di sessant’anni di cinema, adattandosi a epoche e gusti diversi senza mai perdere fascino. Dal debutto di Sean Connery negli anni ’60 fino all’intensità drammatica di Daniel Craig, ogni Bond ha rappresentato un volto diverso della mascolinità, dell’eroismo e del mito stesso della spia britannica. Oggi, mentre i fan attendono di scoprire chi raccoglierà l’eredità del personaggio, vale la pena ripercorrere i film che hanno reso celebre la saga.

    In questa guida, analizzeremo prima di tutto le varie epoche dell’agente 007 attraverso i 10 film più iconici dei suoi storici interpreti, per poi suggerirvi in un elenco completo come guardare tutti i film di James Bond in streaming in ordine di uscita.

    Agente 007 – Licenza di uccidere (1962)

    Il primo Bond non si scorda mai. Sean Connery inaugura il mito di 007 con un carisma che ancora oggi sembra scolpito nella pietra. Agente 007 - Licenza di uccidere è un’avventura più asciutta rispetto a quelle che seguiranno, ma getta le basi di tutti gli elementi iconici: la pistola Walther PPK, i Martini “agitati, non mescolati”, le Bond girl e il cattivo larger than life. È un film consigliato a chi ama il fascino rétro del cinema d’avventura degli anni ’60, con atmosfere che ricordano il ritmo secco e spigoloso de Il dottor Mabuse (1960). Per chi vuole capire da dove è partito il mito, questo è il punto di ingresso ideale in meno di due ore di film.

    Agente 007 – Missione Goldfinger (1964)

    Se Licenza di uccidere ha acceso la miccia, Goldfinger  fa esplodere l’universo Bond. Con il villain più memorabile dell’era Connery e la scena indimenticabile della ragazza dipinta d’oro, questo film porta la saga in una dimensione pop e spettacolare. L’equilibrio tra glamour e azione è perfetto, e la colonna sonora di Shirley Bassey resta una delle più iconiche di sempre. È un Bond che dialoga con i fan di Mission: Impossible (1996) e di quei film in cui l’azione incontra lo stile. Una vera pietra miliare che, ancora oggi, rappresenta il modello a cui tutti i film della saga guardano.

    Agente 007 – Al servizio segreto di Sua Maestà (1969)

    Agente 007 - Al servizio segreto di Sua Maestà , unico film con George Lazenby, ma anche una delle pellicole più sottovalutate dell’intera saga. Qui Bond non è solo un eroe invincibile: vive una storia d’amore intensa e tragica con Tracy, interpretata da Diana Rigg, che culmina in un finale devastante. È un film che mostra il lato vulnerabile di 007 e anticipa le tonalità più drammatiche dell’era Craig. Consigliato a chi ama spy movie dalle tinte romantiche e malinconiche, come La spia che venne dal freddo (1965). Con il tempo è stato giustamente rivalutato, e oggi appare come uno dei momenti più maturi della saga.

    Agente 007 – Vivi e lascia morire (1973)

    Il debutto di Roger Moore nei panni di Bond segna una svolta di tono: più ironico, più elegante e meno “duro” rispetto a Sean Connery.  Agente 007 - Vivi e lascia morire  è una pellicola audace, che fonde l’universo Bond con suggestioni blaxploitation e atmosfere voodoo. Ricordato per la colonna sonora di Paul McCartney & Wings, per essere tra i pezzi più iconici mai scritti per la saga, e per l’ambientazione immersa nel voodoo e nei culti afro-caraibici. Personalmente lo trovo meno elegante dell’era Connery, ma più sfacciata e pop, ideale per chi ama titoli come Shaft il detective (1971). Un film che dimostra quanto la saga sappia reinventarsi e mescolarsi con i generi più in voga del momento.

    Agente 007 – La spia che mi amava (1977)

    Tra i titoli più amati della lunga era Moore, La spia che mi amava rappresenta la perfetta combinazione di glamour, action ed esotismo. La chimica con la spia sovietica interpretata da Barbara Bach è una delle migliori dinamiche “di coppia” della saga, e il film introduce Jaws, il gigantesco villain con i denti d’acciaio diventato iconico. Lo spettacolo visivo è di altissimo livello, con location spettacolari dall’Egitto al mare aperto, culminando nel gigantesco sottomarino che funge da base del cattivo Stromberg. È un film consigliato a chi cerca l’equilibrio perfetto tra spettacolo e romanticismo, con un tono che anticipa il gusto per l’azione glamour di titoli come Top Gun (1986). Una vera summa dello spirito Bond anni ’70.

    Agente 007 – Zona pericolo (1987)

    Timothy Dalton entra in scena con un approccio molto diverso dai suoi predecessori: meno ironico, più cupo e vicino al Bond letterario di Ian Fleming. 007 - Zona pericolo  segna la fine degli eccessi spettacolari degli anni ’70 e ’80, riportando la saga a un tono realistico, quasi da spy thriller della Guerra Fredda. La storia di tradimenti, doppi giochi e traffici d’armi è più complessa della media bondiana, e Dalton offre un’interpretazione intensa, ricca di sfumature drammatiche. Consigliato a chi ama spy thriller adrenalinici come Ronin (1998) o The Bourne Identity (2002). Un film spesso ingiustamente trascurato, che merita di essere riscoperto per la sua capacità di avvicinare 007 al mondo reale senza rinunciare al fascino dell’azione.

    Agente 007 – GoldenEye (1995)

    Con Pierce Brosnan, James Bond torna negli anni ’90 più affascinante e tecnologico che mai. 007 - GoldenEye è considerato uno dei migliori film della saga moderna, capace di rilanciare il personaggio in un’epoca post-Guerra Fredda senza farlo sembrare superato. Il villain interpretato da Sean Bean è uno degli antagonisti più memorabili, ex alleato trasformato in nemico, e introduce anche una nuova M interpretata da Judi Dench. È un capitolo ideale per chi ama gli action più sofisticati, sullo stile di Die Hard – Trappola di cristallo (1988). Inoltre, la sequenza iniziale sul bungee jump resta una delle più spettacolari di sempre.

    Casino Royale (2006)

    Con Daniel Craig arriva la rivoluzione. Casino Royale è un reboot che azzera tutto e ci mostra un Bond più fisico, brutale e allo stesso tempo fragile. Un film che taglia i ponti con l’eccesso di gadget e ironia degli anni precedenti, puntando su azione brutale, intrighi psicologici e una storia d’amore intensa con Vesper Lynd, interpretata da Eva Green. La partita a poker al centro del film è una delle sequenze più cariche di tensione di tutta la saga, e il finale tragico ha ridefinito l’immagine di Bond per un’intera generazione. Un titolo che ha fatto scuola, paragonabile per impatto a Batman Begins (2005), capace di reinventare un’icona senza tradirne l’essenza in poco meno di due ore e mezza di film.

    Skyfall (2012)

    Skyfall è considerato uno dei migliori Bond di sempre, e non a caso: diretto da Sam Mendes, con una fotografia premiata con l’Oscar, il film eleva il franchise a un livello quasi autoriale. Il rapporto tra Bond e M, interpretata da Judi Dench, raggiunge qui il suo apice emotivo, con un legame materno-filiale che dona una profondità inedita al personaggio. L’antagonista di Javier Bardem è un villain indimenticabile, disturbante e carismatico, che aggiunge tensione psicologica alla narrazione. È consigliato a chi ama spy thriller autoriali come La Talpa (2011). Un capitolo che celebra il mito di Bond mentre lo reinventa per il nuovo millennio.

    No Time To Die (2021)

    Il capitolo finale dell’era Craig è un film coraggioso, che chiude un ciclo narrativo come mai era stato fatto prima nella saga di James Bond. No Time To Die porta sullo schermo un 007 stanco, vulnerabile e segnato dal passato, ma ancora pronto a sacrificarsi per ciò in cui crede. La pellicola riesce a bilanciare azione spettacolare, emozione e un addio che ha commosso anche i fan più scettici. Non tutti hanno apprezzato il rischio preso dal film, ma resta un titolo imprescindibile per comprendere l’evoluzione del personaggio. È il Bond perfetto per chi ama saghe che si chiudono con coraggio, Logan (2017).

  • "FolleMente" e altre commedie romantiche italiane da non perdere

    "FolleMente" e altre commedie romantiche italiane da non perdere

    Giovanni Berruti

    Giovanni Berruti

    Editor a JustWatch

    Cosa succede nella mente di due persone al primo appuntamento? Di tutto.“FolleMente” (2025) di Paolo Genovese parte da questa domanda, senza pretendere di dare una risposta assoluta. Semplicemente offre una storia a forte immedesimazione. Il film è infatti andato molto bene, ha fatto parlare molto di sé, persino all’estero dove sono arrivate richieste per la realizzazione di diversi remake, ripetendo forse l’iter del fortunatissimo “Perfetti Sconosciuti” (2016). 

    Una scommessa vinta da una rom-com made in Italy. È un genere difficile quello delle commedie sentimentali. Amatissime da un pubblico trasversale, di giovani e di adulti, necessitano di una scrittura solida che sappia intercettare anche i tempi odierni. Hanno bisogno di attori e attrici capaci, in grado di interpretare dei personaggi in cui riconoscersi. Ma oltre all’ultima fatica di Genovese, quali sono altri titoli realizzati nel nostro paese da recuperare con oggetto la coppia? Scopriamoli insieme.

    FolleMente (2025)

    Campione d’incassi della scorsa stagione cinematografica, “FolleMente” (2025)  racconta di un primo appuntamento, quello tra Marco e Lara, rispettivamente interpretati da Edoardo Leo e Pilar Fogliati. Quel che accade nelle loro teste è esilarante, può sicuramente ricordare “Inside Out” (2015), ma in realtà è tutt’altro. Una sceneggiatura divertente, un cast corale sempre ben amalgamato (Marco Giallini, Rocco Papaleo, Maurizio Lastrico, Claudio Santamaria, Claudia Pandolfi, Eleonora Fanelli, Maria Chiara Giannetta e Vittoria Puccini), e soprattutto tante domande sollevate sul complesso universo dei sentimenti. Paolo Genovese conferma nuovamente la sua maestria nel fare la commedia.

    Finché notte non ci separi (2024)

    Remake della rom-com israeliana “Honeymood” (2020) di Talya Lave, la seconda opera di Riccardo Antonaroli segue una coppia nella loro prima notte di nozze. Un viaggio per le strade di Roma diventa un’inaspettata riflessione sul matrimonio. Di nuovo protagonista Pilar Fogliati, funziona soprattutto l’alchimia con l’altro interprete principale, Filippo Scicchitano. È scorrevole, consigliato per chi volesse guardare un'altra storia sulla coppia con la giovane attrice di “FolleMente” (2025) che allo stesso tempo si avvicini a titoli come “Prima dell’alba” (1995), ambientati nell’arco di una notte.

    Corro da te (2022)

    Remake del francese “Tutti in piedi”(2018) di Franck Dubosc, la commedia sentimentale di Riccardo Milani affronta il delicato tema della disabilità. Pierfrancesco Favino è Gianni, un manager di un’importante brand di scarpe da corsa, seduttore seriale, pronto a tutto pur di conquistare l’ennesima donna di turno…persino a fingere di avere una disabilità. Quando incontra Chiara (Miriam Leone), costretta alla sedia a rotelle per un incidente, inizia a provare dei sentimenti importanti, e di conseguenza arriverà a cambiare prospettive sulla vita stessa. Si potrebbe definire un “Quasi amici” (2011) in salsa sentimentale, dunque il film di Milani si presta benissimo a una serata in cui si è alla ricerca di una storia divertente, capace di far riflettere e soprattutto di far emozionare.

    Supereroi (2021)

    Ci vogliono i superpoteri per amarsi tutta una vita. Genovese indaga la coppia in questo film, da cui ha anche tratto anche un romanzo. Lo fa diversamente da “FolleMente” (2025), che si limitava a raccontare solo un primo appuntamento, non esitando a nascondere anche quelle istantanee difficili e dolorose degli anni che passano. Protagonisti Alessandro Borghi e Jasmine Trinca, rispettivamente Marco e Anna, due giovani innamorati, alle prese con lo scorrere del tempo. Non una semplice commedia romantica, ma un film in grado di far suo un inno alle coppie di lunga durata, quelle che ce la fanno tra gioie, complicità, tentazioni e dolori. Consigliata a chi vuole una storia introspettiva sull’amore, ma è una visione particolarmente emozionante, da accompagnare con qualche fazzoletto per le lacrime….

    Lasciarsi un giorno a Roma (2020)

    Quanto è difficile separarsi dopo tanti anni di relazione? Partendo dall’omonima canzone di Niccolò Fabi, Edoardo Leo racconta con leggerezza la fine di un amore duraturo, e le sue conseguenze, attraverso due coppie nella Città Eterna, da sempre vista come il teatro romantico per eccellenza. Nel cast Marta Nieto, Stefano Fresi e Claudia Gerini. È una rom-com molto contemporanea, adatto a chi sta cercando una storia che sappia affrontare le moderne complessità dei rapporti sentimentali. Un film che racconta l’altra faccia dell’amore, quella annichilita dalla crisi degli anni che passano.

    Dieci inverni (2009)

    Una storia d’amore lunga dieci anni ambientata a Venezia. Opera prima di Valerio Mieli, protagonisti Michele Riondino e Isabella Ragonese, rispettivamente nei panni di Silvestro e Camilla, raccontate in quei dieci inverni indicati dal titolo, dieci istantanee per ordinari momenti di una relazione sentimentale. Fortemente consigliata a chi ha apprezzato la serie dello spagnolo Rodrigo Sorogoyen, “Dieci Capodanni”(2024), ma anche “Normal People” (2020) e il film “One Day” (2011), dunque per chi è appassionato di storie di due giovani e delle loro dinamiche sentimentali, tra alti e bassi, gioie e dolori.

    Pane e tulipani (2000)

    Tra i lavori più celebri di Silvio Soldini, una commedia sentimentale che segue la storia di una donna in fuga da un’esistenza infelice alla riscoperta di sé stessa. Con le straordinarie interpretazioni di Licia Maglietta e Bruno Ganz, è un film che non invecchia mai, un vero e proprio classico del nuovo millennio. Si parla di insoddisfazione per la propria vitac della voglia di cambiarla e del conseguente coraggio di farlo. Per il tema potrebbe ricordare altri film, come “Mangia, prega, ama” (2010) con Julia Roberts e Javier Bardem, arrivato ben dieci anni dopo, oppure il più drammatico “Wild” (2014) con Reese Witherspoon.

  • “Il signore degli anelli” e “Lo Hobbit”: tutti gli adattamenti televisivi e cinematografici in ordine di uscita

    “Il signore degli anelli” e “Lo Hobbit”: tutti gli adattamenti televisivi e cinematografici in ordine di uscita

    Sarah Grossi

    Sarah Grossi

    Editor a JustWatch

    “In una caverna sotto terra, viveva uno hobbit”… che sarebbe diventato il protagonista di una trilogia cinematografica di successo, preceduta da una trilogia di un successo ancora più travolgente, considerata oggi una pietra miliare del cinema e del fantasy. Stiamo parlando, ovviamente, di Il Signore degli Anelli e de Lo Hobbit.

    La nostra guida vi propone tutti gli adattamenti cinematografici e televisivi dei due racconti più famosi di J.R.R.Tolkien, inclusi quelli prima e dopo gli arcinoti film diretti da Peter Jackson: dall’animazione al live action, passando per una serie televisiva tratta da Il Silmarillion (l’enciclopedia contenente storia e mitologia della Terra di Mezzo), scopriamo insieme tutte le le volte che Bilbo, Frodo, Gandalf e tutti gli altri personaggi sono apparsi su piccolo e grande schermo, in ordine di uscita al cinema, in TV o sulle piattaforme di streaming.

    Lo Hobbit (1977)

    Il primo lungometraggio tratto del romanzo di Tolkien incentrato su Bilbo Baggins è un cult, forse un po’ sottovalutato, dei film d’animazione per la TV. Non privo di piccole imperfezioni nell’animazione, Lo Hobbit è una delle prime trasposizioni delle avventure di Bilbo Baggins che i fan dell’universo tolkeniano apprezzeranno sicuramente (a patto di tenere a mente i limiti dell’epoca e il budget limitato della produzione).

    Il film evoca le atmosfere del romanzo ritraendo con grande attenzione ai dettagli i personaggi e i luoghi letterari. Chi non ha apprezzato la versione allungata del 2012 e, secondo alcuni, eccessivamente pregna di CGI ed effetti speciali, ritroverà in questo film d’animazione un'interpretazione più semplice e meno “scenografica” di quella di Peter Jackson, ma più fedele al materiale originale. Con le giuste aspettative, Lo Hobbit si rivela un piccola perla da recuperare a tutti i costi.

    Il signore degli anelli (1978)

    Ebbene sì, anche la trilogia più famosa di Tolkien è passata dall’animazione prima di diventare un successo planetario con i film della New Line Cinema. Il regista Ralph Bakshi si è occupato di adattare il primo capitolo della trilogia e parte del secondo: questo Il signore degli anelli è quasi riuscito (non tutti i film d’animazione invecchiano bene!) e non ebbe successo, motivo per cui il sequel previsto non fu mai realizzato. Venne comunque realizzato un film mai distribuito in Italia dal titolo Il ritorno del re, a cui lavorò parte del team di questo lungometraggio.

    Ciononostante, chi è curioso di conoscere il modo in cui Il signore degli anelli è stato adattato per lo schermo senza alcuna influenza precedente, quando ancora non pensavamo in automatico ai film di Jackson al solo sentire “Il signore degli anelli”, questo film d’animazione può rivelarsi una visione piacevole e divertente. 

    Il signore degli anelli – La compagnia dell’anello (2001)

    Innegabilmente, Il signore degli anelli – La compagnia dell’anello diretto da Peter Jackson ha fatto conoscere il mondo di Tolkien al grande pubblico, che se ne è innamorato perdutamente, così come la critica. Vincitore di 4 Oscar, il primo film della trilogia è un gioiello del genere fantasy impareggiabile. Dalla fotografia ai costumi, ai personaggi interpretati da un cast con il perfetto physique du role, il film mette in scena gli avvenimenti del primo capitolo della trilogia letteraria: il ritorno di una forza oscura, un anello del male, e un giovane hobbit scelto per distruggerlo con l’aiuto di una compagnia di avventurieri: la Compagnia dell’Anello.

    Chi non ha familiarità con il mondo di Tolkien può iniziare qui la visione dei film, che introduce lo spettatore al mondo della Terra di Mezzo senza bisogno di alcuna conoscenza pregressa. Si tratta di un must watch fantasy adatto a tutti, della durata di “soli” 178 minuti (versione cinematografica). Per chi invece non volesse perdersi neanche una scena di quelle girate da Peter Jackson, si consiglia la versione estesa da 3 ore e 50. In questa Extended Edition, le scene extra non modificano in modo significativo la storia principale, ma la arricchiscono di dettagli e informazioni aggiuntive sui personaggi e sui luoghi.

    Il signore degli anelli – Le due torri (2002)

    Continua l’avventura dopo che la Compagnia dell’Anello è stata divisa dalle circostanze: Frodo e Sam proseguono il viaggio per Mordor, mentre Legolas, Aragorn e Gimli sono alla ricerca di Merry e Pipino, rapiti dagli Urukhai. In Le due torri, tutto si fa più intenso ed epico: più battaglie, più sottotrame, più personaggi umani e non. Anche il secondo capitolo della trilogia ha goduto di un successo straordinario e persino maggiore del precedente, aggiudicandosi l’Oscar per i migliori effetti speciali e per il sonoro.

    Chi ha amato il primo capitolo della trilogia non può fermarsi a metà strada, soprattutto quando la strada si fa più tortuosa ma anche più interessante! In questo capitolo conosciamo gli alberi parlanti della foresta di Fangorn, gli abitanti del regno di Rohan e, finalmente, uno dei villain (ma lo è davvero?) più interessanti della trilogia: il Gollum interpretato da Andy Serkis. Non vi bastano i 179 minuti di versione cinematografica? Nessun problema: vi attendono oltre 220 minuti di versione estesa, in cui potrete ascoltare la canzone di Barbalbero! 

    Il signore degli anelli – Il ritorno del re (2003)

    Si tratta del capitolo finale della trilogia: tutte le trame e sottotrame si intrecciano e incontrano la loro fine, tenendo gli spettatori col fiato sospeso fino all’ultimo nodo da sciogliere. Frodo ha portato a termine la sua missione? Il male è stato sconfitto? E adesso? Sono tutte domande a cui Il ritorno del re risponde ancora una volta con una perfetta miscela di epicità fantasy e umanità che accomuna tutti personaggi, poco importa se elfi immortali o semplici uomini. Record di Oscar aggiudicati (ben 13) Il Ritorno del Re è una delle più spettacolari conclusioni di una trilogia cinematografica, e se vi sono piaciuti i due titoli precedenti, la visione di questo ultimo capitolo è d’obbligo.

    Anche in questo caso, sono ben 201 i minuti che vi terranno incollati allo schermo. Per i più curiosi che non possono fare a meno di restare immersi nell’universo tolkeniano il più a lungo possibile (comprensibile!), si consiglia un Extended Cut da record: quasi 4 ore e 30 contenenti scene che esaminano più a fondo le storie dei personaggi, incluso Gollum.

    Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato (2012)

    Arriviamo quindi a un nuovo adattamento cinematografico del romanzo “Lo Hobbit”, che riporta in scena parte del cast de Il signore degli anelli. Qui, assistiamo alle gesta di un giovane Bilbo Baggins (zio di Frodo) decenni prima degli avvenimenti de Il signore degli anelli. Martin Freeman porta sullo schermo un hobbit intrepido, curioso e di buon cuore, disposto a lasciare la comoda vita da hobbit per avventurarsi nell’ignoto insieme allo stregone Gandalf, quando un gruppo di nani in difficoltà bussa alla sua porta…

    Tratto nuovamente da un romanzo di Tolkien, Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato è un delizioso ritorno nell’universo di LOTR che propone una storia meno densa di sottotrame e intrecci, e più incentrata sui temi classici dell’avventura: un viaggio, un drago, un tesoro. Per chi ha amato Il signore degli anelli e per chi è semplicemente curioso di scoprire una nuova storia ambientata nello stesso universo, questo è un titolo da non perdere per tornare nella Contea… e avere il coraggio di abbandonarla insieme a Bilbo. I 169 minuti della versione cinematografici possono essere compensati da, naturalmente, una versione estesa di 182 minuti!

    Lo Hobbit – La desolazione di Smaug (2013)

    Continua il viaggio di Bilbo Baggins insieme allo stregone Gandalf e ai nani. Similmente a Le due torri, anche in La desolazione di Smaug la storia si arricchisce di personaggi e sviluppi. Diventa qui più evidente che il racconto di Tolkien è stato ampiamente diluito per far spazio a un’altra trilogia cinematografica. Nonostante qualche aggiunta risulti un po’ forzata e non apprezzata dai puristi tolkeniani, anche il secondo capitolo ha convinto il pubblico e la critica.

    Continua a spiccare Martin Freeman nel ruolo di un Bilbo Baggins umile e coraggioso, nonché la gradita voce di Benedict Cumberbatch che interpreta il drago Smaug, che finalmente possiamo ammirare in tutta la sua fierezza e grandiosità. Le scene in cui i due interagiscono erano tra le più attese del film, e si sono infatti rivelate all’altezza delle aspettative. Come da tradizione, le scene tagliate sono state aggiunte alla Extended Edition che allunga la visione da 161 a 186 minuti.

    Lo Hobbit – La battaglia delle cinque armate (2014)

    Si arriva qui alla conclusione del viaggio di Bilbo, di Gandalf e dei nani decisi a reclamare la loro terra. Tornano le scene di battaglie epiche che avevano caratterizzato due terzi della trilogia di LOTR, ma stavolta c’è di mezzo anche il drago Smaug. La trilogia si conclude dignitosamente con un film che forse non è il migliore dei tre, ma chiude con coerenza la serie diluendo ancora il racconto di Tolkien con aggiunte e arricchimenti di trama.

    Se avete visto i due capitoli precedenti, La battaglia delle cinque armate non vi lascerà delusi. Seppur allontanandosi ancora un po’ dal materiale originale, offre agli spettatori quel mix di azione, elementi fantasy e sentimento a cui LOTR ci ha abituati, concludendo con una “morale della favola” che si trova invece perfettamente in linea con la creazione di Tolkien. E naturalmente, avete a disposizione anche la versione estesa! Sono 19 i minuti aggiuntivi che mostrano brevi momenti e conversazioni che arricchiscono la storia senza modificarla.

    Il signore degli anelli: gli anelli del potere (serie TV, 2022 - presente)

    Anni dopo il successo de Lo Hobbit, ecco che il mondo di LOTR si ripresenta sotto forma di adattamento televisivo (o meglio, per la piattaforma di streaming Amazon Prime). Gli anelli del potere, liberamente ispirata a frammenti di Silmarillion ha riscosso critiche principalmente legate alla mancanza di fedeltà al materiale originale, ma è stato comunque impossibile negare l’ottima fotografia ed estetica della produzione. Al centro della storia c’è una giovane (per gli standard degli elfi) Galadriel migliaia di anni prima degli avvenimenti de Lo Hobbit, a capo di una compagnia di Elfi alla ricerca di Sauron.

    Forse non adatta a chi si considera un cultore del mondo di Tolkien, ma sicuramente “un’occhiatina” è consigliata a chi è semplicemente curioso di sbirciare questa nuova e contemporanea interpretazione del mondo tolkeniano. 

    Il signore degli anelli - La guerra dei Rohirrim (2024)

    Si cambia totalmente stile: l’universo di LOTR diventa un anime! Questo interessante spin-off animato e prequel degli eventi de Il Signore degli Anelli è narrato da un personaggio che abbiamo già conosciuto negli adattamenti precedenti: Eowyn, principessa di Rohan. Con la voce della sua interprete originale Miranda Otto, in La guerra dei Rohirrim Eowyn ci narra la storia dimenticata della valorosa Héra.

    Il mondo tolkeniano si presenta qui in vesti decisamente inaspettate, ma è indiscutibilmente frutto di una scelta diversa e coraggiosa. Il film non riesce a evocare le stesse atmosfere dei film in live action (complice uno stile d’animazione che, per quanto innovativo, non risulta convincente se applicato all’universo di LOTR) ma è un’aggiunta fuori dagli schemi che si consiglia a chi è curioso di allontanarsi, per una volta, dalle due storie principali e conoscere nuove sottotrame e personaggi… con il ritorno di alcune vecchie conoscenze.

  • Dove guardare i migliori film di fantascienza impossibili da perdere

    Dove guardare i migliori film di fantascienza impossibili da perdere

    Andrea Ballerini

    Andrea Ballerini

    Editor a JustWatch

    La fantascienza è sempre stato uno dei generi più evocativi e potenti che il cinema potesse concepire. Attraverso storie che si discostano dalla realtà temporale in cui sono scritte e concepite, la fantascienza è stata capace di portare sul grande schermo argomenti impegnativi e sociali. Tuttavia, la potenza della fantascienza è sempre stata legata anche agli universi visivi che gli artisti hanno concepito. La fortuna del genere si basa principalmente su questo connubio riuscitissimo di forma e sostanza.Tra gli argomenti trattati da questo genere figurano per esempio i futuri distopici di classici come Matrix o Blade Runner; infatti, entrambi mettono in risalto la complicata relazione tra la nostra società e l’avanzare della tecnologia. Non potrebbero poi mancare quelle pellicole come Interstellar che affrontano il tema saliente del cambiamento climatico o, più in generale, che cercano di sensibilizzare gli spettatori ad un rapporto più simbiotico con la natura, come Avatar.I film di fantascienza sono anche uno specchio per comprendere le rivoluzioni tecnologiche in ambito cinematografico che coinvolgono gli effetti speciali e la computergrafica. Senza di essi, i mondi futuristici che ci vengono presentati non sarebbero così reali e suggestivi. La bellezza delle immagini è anche dovuta ai grandi professionisti del cinema che hanno deciso di dare una propria versione del genere, autori come Ridley Scott, John Carpenter, Denis Villeneuve e Alex Garland.

    Con tutti i film di fantascienza che escono ogni anno, è difficile riuscire a vederli tutti. In ogni caso, ci sono alcuni film sci-fi che sono impossibili da perdere, per il semplice fatto di essere classici del genere, cult imprescindibili o moderne riletture che faranno scuola.

  • “Omen”: come guardare i film horror sull’Anticristo in ordine

    “Omen”: come guardare i film horror sull’Anticristo in ordine

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Il franchise di Omen - Il Presagio  è uno di quei casi rari in cui un singolo film è riuscito a definire un intero immaginario (non solo cinematografico). Nel 1976, Richard Donner ha portato sullo schermo una storia che mescolava tensione politica, atmosfera da thriller soprannaturale e terrore religioso, dando vita a una delle icone dell’horror moderno. Per molti spettatori, Omen rappresenta l’ultima parte di una “trilogia ideale del demonico” insieme a Rosemary’s Baby (1968) e L’esorcista (1973), che hanno plasmato il modo in cui il male e l’infanzia sono stati raccontati al cinema. 

    Il franchise ha avuto un impatto significativo sulla cultura popolare, ispirando numerosi omaggi e parodie in altri film, serie TV e persino nella musica, basti pensare, tra i più celebri, al brano The Number of the Beast del 1982 degli Iron Maiden.

    A distanza di 48 anni dal primo film, nel 2024 al cinema arriva Omen - L’origine del presagio, sequel che scivola alle radici del male, infiltrato nelle intercapedini più strette della stessa chiesa cattolica. Infatti, se volessi guardare questo franchise in ordine cronologico di eventi, dovremmo fare così:

    1. Omen – L’origine del presagio (2024)
    2. Il presagio (1976)
    3. Omen II – La maledizione di Damien (1978)
    4. Omen III – Conflitto finale (1981)
    5. Omen IV – Presagio infernale (1991)

    La serie TV, Damien (2016), funge da sequel diretto della pellicola del 1976, ignorando però gli eventi dei film successivi. Considerando che è stata cancellata dopo solo una stagione, non consiglio di darle troppo credito lato eventi. Invece, nel 2006, in (iconica) data 06/06/06, è uscito al cinema il remake Il presagio. 

    Nella seconda parte di questa guida, invece, vi consiglio come guardare tutti i film di Omen in ordine d’uscita, ma anche perché alcuni di questi film meritano di essere visti e, magari, darvi lo spunto per guardare altri titoli simili!

    1. Il presagio (The Omen, 1976)

    Con i suoi 111 minuti di tensione crescente, Il presagio resta una pietra miliare dell’horror soprannaturale. Richard Donner firma un’opera che, insieme a L’esorcista (1973) e Rosemary’s Baby (1968), segna un’epoca in cui il terrore nasce dal contrasto tra fede, innocenza e malvagità pura. Gregory Peck conferisce al film un peso drammatico insolito per un horror, trasformandolo in una sorta di tragedia shakespeariana con il Male come protagonista invisibile. L’Oscar a Jerry Goldsmith per la colonna sonora è meritato: le sue note corali ancora oggi gelano il sangue. Guardarlo oggi significa riscoprire quanto il cinema degli anni ’70 fosse capace di spaventare senza eccessi visivi, puntando su atmosfera e ambiguità morale.

    2. Omen II – La maledizione di Damien (1978)

    Il sequel diretto da Don Taylor amplia la mitologia, seguendo Damien adolescente mentre prende coscienza dei suoi poteri. Pur non avendo l’impatto destabilizzante dell’originale, Omen II - La maledizione di Damien resta un film affascinante per come fonde il dramma famigliare con l’horror apocalittico. Con i suoi 107 minuti, si colloca accanto ad altri horror di fine anni ’70 che esploravano l’eredità del male, come Halloween – La notte delle streghe (1978). Le morti creative, che diventeranno un marchio del franchise, anticipano un gusto quasi “slasher” nel mostrare incidenti fatali orchestrati dal destino. Nonostante i difetti, ha un fascino cupo che lo rende più di un semplice “more of the same”.

    3. Omen III – Conflitto finale (1981)

    Il terzo capitolo — Omen III - Conflitto finale — porta Damien, ora adulto e interpretato da Sam Neill, al centro di un thriller politico e religioso. L’idea di mostrare l’Anticristo come uomo di potere lo distingue dai capitoli precedenti, avvicinandolo a film come L’avvocato del diavolo (1997) che fondono satanismo e ambizione politica. Con i suoi 108 minuti, il film prova a dare una chiusura epica, tra profezie bibliche e finali apocalittici. Se la scrittura non sempre regge, la performance di Neill vale da sola la visione: è carismatica, disturbante e lascia intuire il futuro attore di culto che diventerà. Una degna conclusione della trilogia originale, anche se non al livello del capostipite.

    4. Omen IV – Presagio infernale (1991)

    Prodotto direttamente per la TV, questo quarto capitolo è senza dubbio il più debole. La protagonista di Omen IV - Presagio infernale è Delia, figlia di Damien, ma la messa in scena è piatta e risente della qualità televisiva dei primi anni ’90. Confrontato con altri horror direct-to-video dell’epoca, come Hellraiser IV (1996), appare un’appendice poco ispirata più che una vera continuazione. Tuttavia, resta interessante come tentativo di estendere la maledizione a una nuova generazione, anticipando il gusto moderno per i “legacy sequel”. È il capitolo che anche i fan più affezionati faticano a difendere, ma completa il quadro di una saga che non ha mai smesso di rincorrere il proprio mito.

    5. Il presagio (The Omen, 2006)

    Il remake di John Moore, Il presagio, si appoggia a una trovata di marketing notevole: uscire il 6/6/06, richiamando il numero della Bestia. Con i suoi 110 minuti, il film riprende fedelmente la trama del classico di Donner, ma senza riuscire a rinnovarla davvero. Julia Stiles e Liev Schreiber fanno del loro meglio, ma manca il senso di tragedia e il carisma dell’originale. È un’operazione simile a quella del remake di Psycho (1998): troppo fedele per sorprendere, troppo priva di personalità per convincere. Eppure, resta un prodotto guardabile, utile per chi vuole scoprire la storia con uno sguardo più moderno.

    6. Damien (serie TV, 2016)

    Questa serie tenta la via del “sequel spirituale”, seguendo Damien adulto e ignorando gli eventi dei film successivi al primo. L’idea non era sbagliata, in un’epoca in cui il televisivo riscriveva franchise horror (vedi Bates Motel, 2013–2017), ma la realizzazione soffriva di ritmo lento e una scrittura poco incisiva. Bradley James interpreta un Damien tormentato, ma non abbastanza iconico per imprimersi nella memoria. Nonostante la cancellazione dopo una sola stagione, resta una curiosità interessante, segno di quanto il personaggio continui ad affascinare i creatori.

    7. Omen – L’origine del presagio (2024)

    A 33 anni dall’ultimo sequel, il prequel diretto da Arkasha Stevenson, Omen - L’origine del presagio, riporta la saga al cinema con un taglio cupo e moderno. Ambientato in un contesto ecclesiastico, indaga le radici del male e la manipolazione delle istituzioni religiose, inserendosi nel filone recente di horror che riflettono sulla fede, come Saint Maud (2019) o The Pope’s Exorcist (2023). Con la sua estetica raffinata e disturbante, il film cerca di dare nuovo spessore al mito, puntando più sul mistero che sulle morti spettacolari. Non è perfetto, ma dimostra che Omen ha ancora qualcosa da dire in un panorama horror contemporaneo affamato di reinvenzioni.

  • Le migliori serie TV per maratone da vedere su Disney+

    Le migliori serie TV per maratone da vedere su Disney+

    Alessandro Zaghi

    Alessandro Zaghi

    Editor a JustWatch

    Sotto le coperte o sotto l’ombrellone, è sempre la stagione perfetta per rispondere al richiamo della nostalgia per le serie TV, o per recuperare quelle mai viste prima.

    Ecco quindi le più longeve e amate serie TV perfette per una maratona in streaming, sia per chi si prepara all’arrivo di una nuova stagione con un rewatch, sia per chi ha finalmente deciso di farsi trasportare nei corridoi del Seattle Grace Hospital insieme alla Meredith di Ellen Pompeo e al “Dottor Stranamore” Derek Shepherd interpretato da Patrick Dempsey. O ancora, nel confortevole salotto di Ted, Marshall e Lily, o a timbrare il cartellino alla Dunder Muifflin prima di una riunione con Michael Scott.

    Grazie a Disney+, è possibile trovare tutte le stagioni di questi titoli, dalla prima all’ultima, e prepararsi al meglio alle nuove avventure in arrivo.

    I Simpson (1989)

    Più che una serie, I Simpson sono una religione. Oltre trent’anni di programmazione, centinaia di sketch diventati leggendari anche al di fuori della fanbase. Homer, Marge, Bart, Lisa e Maggie non sono semplicemente tra i personaggi tra i più amati nella storia dell’animazione, e in generale nella TV di intrattenimento, ma sono uno dei simboli della cultura pop della nostra epoca. Questa è la serie che per prima ha unito satira e animazione, un tabù per l’epoca in cui uscì, quando con le sue battute e il suo sarcasmo scandalizzarono migliaia di spettatori, allo stesso tempo conquistandone milioni. La sua comicità potrebbe risultare meno dissacrante se paragonata a titoli più contemporanei (o più volutamente sboccati) come Rick & Morty (2013), BoJack Horseman (2014) o – tornando più indietro nel tempo – South Park (1997) o Beavis and Butt-Head (1993), ma senza la rivoluzione portata in scena dai I Simpson queste serie forse non avrebbero mai visto la luce. Questa serie è perfetta, per qualsiasi tipo di maratona: iconica, senza impegno e, soprattutto, non stanca mai di far ridere. Non esiste momento migliore per tornare a lanciarsi sul divano accanto alla famiglia più famosa della tv.

    The Office (2005)

    Lo sappiamo, non c’è bisogno di ripeterlo per la milionesima volta, come The Office U.K. (2001) nessuno mai. È assodato, ma diamo a The Office US il giusto merito, perché siamo davanti a un gigante della comicità in tv. La coppia Gervais-Freeman con i loro David e Tim era da sbellicarsi, ma il binomio Michael Scott/ Dwight Schrute è devastante, surreale fino all’estremo, basta uno sguardo di Steve Carell per scompisciarsi, basta gridare “Parkour!” e tutti hanno già capito di che scena si parla. Unica “pecca”, sono nove stagioni, la formula narrativa rimane più o meno sempre la stessa e i personaggi non evolvono granchè, ma il livello di divertimento è talmente alto da far passare in secondo piano tutto il resto e, lo ripetiamo, Carell sfodera una delle sue performance più esilaranti di sempre. Lo stile mockumentary (poi ripreso da titoli come St. Denis Hospital o Abbott Elementary), tonnellate di cringe comedy (Arrested Development, Fleabag), qui il livello di comicità è altissimo. Una maratona piena di risate, consigliata davvero a tutti, da riguardare anche per l’arrivo dello spin-off The Paper con Sabrina Impacciatore, attrice definitivamente consacrata da Hollywood dopo la sua performance nella seconda stagione di The White Lotus (2021).

    Grey’s Anatomy (2005)

    Se parliamo di serie TV longeve che hanno definito un genere, con le sue oltre 20 stagioni Grey’s Anatomy è una pietra miliare. Il medical drama di Shonda Rhimes non è solo un racconto di vite tra le corsie ospedaliere, ma una vera e propria maratona emotiva, rimasta nel cuore degli spettatori molto più di altri titoli simili, come E.R. (1994) o Dr. House (2004). La forza della serie sta proprio nella sua capacità unica di intrecciare casi clinici e dilemmi etici con le storie d’amore e di crescita personale che costellano la trama, senza mai lasciare che il lato più “romantico” della storia prevalga su quello medico, in cui il background di ogni personaggio è studiato e ritratto alla perfezione, senza tuttavia mai risultare preponderante, come invece accade in Nip/Tuck (2003) o in The Good Doctor (2017). Perfetto per chi ama i drammi corali, con personaggi che si evolvono stagione dopo stagione, imprescindibile per i fan delle serie mediche, ma se cercate un titolo più ironico per quello c’è sempre Scrubs (2001).

    How I Met Your Mother (2005) 

    Il formato è quello tipico della sit-com americana – un po’ New Girl (2011), un po’ Big Bang Theory (2007) e un bel po’ Friends (1994) – ma ciò che ha reso How I Met Your Mother così tanto amato sta tutto nel suo titolo. Un percorso a ritroso fatto di flashback e rimandi continui, momenti comici esilaranti, personaggi perfettamente bilanciati, fino alla fatidica risposta, che arriva dopo nove stagioni che volano via. Se cercate una serie leggera, tenera, romantica, comica, un pizzico nostalgica, insomma la sit-com per definizione, qui siete nel posto giusto. Per i fan più sfegatati del capostipite Friends, qualche rimando al modello originale potrebbero risultare un po’ tanto ovvio (i binomi Ted/Ross, Barney/Joey, Robin/Rachel, o anche solo la New York sullo sfondo), tuttavia How I Met Your Mother è più contemporaneo, sia come ritmo che come tematiche. Adatto per una serata sul divano e una maratona tra risate e pop-corn.

    American Horror Story (2011)

    American Horror Story è l’esperimento televisivo che ha preso il concetto di antologia horror e l’ha catapultato dentro la pop culture. Ogni stagione cambia ambientazione e personaggi, ma porta con sé la stessa firma: atmosfere disturbanti e oscure, trame stratificate (talvolta arricchite da tematiche sociali) e, ovviamente, un cast stellare, tra Jessica Lange, Sarah Paulson o Kathy Bates, persino Lady Gaga o Kim Kardashian. È la serie perfetta per chi ama l’horror in tutte le sue declinazioni, dal gotico alle streghe, fino agli ospedali psichiatrici (la seconda stagione, Asylum rimane imbattibile) e il bello di questo titolo è che si può scegliere da quale stagione iniziare, lasciandosi guidare solo dal tema che più affascina. Penny Dreadful (2014), The Watcher (2022), la stessa serie true-crime Monsters (Dahmer, Menendez Brothers) creata sempre da Ryan Murphy, nessuna batte American Horror Story per inquietudine e oscurità, nessuna raggiunge quei livelli di suspance. La tredicesima (e ultima?) stagione dovrebbe uscire nel 2025, nel frattempo ce ne sono altre dodici tra cui scegliere. Maratona horror assicurata.

    The Walking Dead (2011)

    The Walking Dead è la serie che ha trasformato il genere zombie da nicchia a fenomeno globale. Tratta dal fumetto di Robert Kirkman, unisce atmosfere post-apocalittiche e tensione continua, ma con uno sguardo più profondo, talvolta quasi “filosofico” sul significato di umanità e sulla sopravvivenza dei valori etici quando la società crolla. È pensata per chi ama il genere, ma arricchita da dilemmi morali e personaggi strutturati, complessi, costantemente in bilico in un mondo in cui il concetto di bene e male sono sempre più sbiaditi. Anche chi di solito non ama il genere potrebbe restare sorpreso, e non è un caso che da questo franchise si siano sviluppati alcuni spin-off di successo come Fear The Walking Dead (2015), Daryl Dixon (2023) o The Ones Who Lived (2024). Se amate le serie in cui la tensione si taglia a fette (in questo caso armati di katana) questo è il titolo che fa per voi. Se poi vi è piaciuta The Last Of Us (2023), sapete già in che maratona buttarvi.

  • “Paranormal Activity”: come vedere tutti i film horror in ordine di uscita e di trama

    “Paranormal Activity”: come vedere tutti i film horror in ordine di uscita e di trama

    Sarah Grossi

    Sarah Grossi

    Editor a JustWatch

    Nonostante non fosse il primo del suo (sotto)genere, la saga di Paranormal Activity ha dato una svolta all’horror found footage. Tramite una serie di filmati registrati da videocamere seguiamo le terrificanti vicende che coinvolgono le sorelle Katie e Kristi, nonché una serie di altri personaggi legati a un’entità misteriosa che sconvolge le loro vite… dall’aprire le credenze della cucina di notte a trascinarli terrorizzati fuori dalla loro abitazione.

    Il nostro elenco non tiene conto del reboot giapponese Paranormal Activity 2: Tokyo Night, ma si consiglia ai fan di recuperare anche questa versione una volta conclusa la saga statunitense!

    Ma veniamo al dunque. Chi desiderasse avere una visione degli eventi nell’ordine cronologico in cui si sono verificati, l’ordine giusto in cui guardare i film della serie è il seguente:

    1. Paranormal Activity 3 (2011)
    2. Paranormal Activity 2 (2010). Eventi in contemporanea con Paranormal Activity
    3. Paranormal Activity (2007). Eventi in contemporanea con Paranormal Activity 2
    4. Paranormal Activity 4 (2012)
    5. Paranormal Activity: Il segnato (2014)
    6. Paranormal Activity: Dimensione fantasma (2015)
    7. Paranormal Activity: Parente Prossimo (2021)

    Vediamo invece adesso qual è l’ordine di uscita di tutti i film della saga horror, e cosa aspettarsi da ogni film più nel dettaglio (senza spoiler!).

    Paranormal Activity (2007)

    Il primo film della saga è un ormai diventato un cult del found footage. Nonostante The Blair Witch Project (1999) avesse già riportato in auge la tecnica del filmato ritrovato, è stato Paranormal Activity a dare il vero “via” a un’ondata di film simili che si sarebbero succeduti negli anni. In questo primo capitolo, seguiamo la vita quotidiana di una giovane coppia, Micah e Katie, che possiedono una videocamera con cui documentano le loro giornate. Le registrazioni cercano di catturare in video una serie di fenomeni paranormali che si verificano in casa dei due…

    Si tratta di un punto di partenza fondamentale per chi desidera iniziare la saga o nutre semplicemente un po’ di curiosità verso questo chiacchierato primo film. Uno slow burn forse non per tutti i gusti, Paranormal Activity si distingue per la sua semplicità e il realismo che trasmette nei filmati: Katie Featherston e Micah Sloat interpretano i loro omonimi in modo naturale e credibile, e il regista Oren Peli sa costruire con maestria un’atmosfera claustrofobica che fa sentire “intrappolati in casa” insieme ai due protagonisti.

    Paranormal Activity 2 (2010)

    Il secondo capitolo della saga si svolge in contemporanea agli eventi del primo: se nel capitolo precedente assistiamo alla vita quotidiana di Katie, qui la prospettiva si sposta su sua sorella minore Kristi, sposata e appena diventata mamma. Anche in casa sua, cominciano a manifestarsi eventi inspiegabili. Cosa lega Katie e Kristi a questi fenomeni? Cosa “vuole” questa presenza?

    Paranormal Activity 2 è un’ottima aggiunta alla saga, che non fornisce ancora risposte dirette ma introduce nuovi pezzi del puzzle che incuriosiscono ulteriormente lo spettatore. Rispetto al primo film, questo titolo sia avvale di più personaggi e di più punti di vista, dalle videocamere di sorveglianza al baby monitor del piccolo Hunter. Se avete apprezzato il primo Paranormal Activity, non lasciatevi scappare questo titolo che vi intrigherà per la sua capacità di rimanere fedele al primo (nonostante qualche piccola incongruenza) e, al contempo, alzare la posta in gioco: c’è di mezzo un neonato, un possibile legame familiare all’entità demoniaca, un rituale e un finale shock.

    Paranormal Activity 3 (2011)

    Per capire meglio una situazione presente, a volte, serve fare un tuffo nel passato. È proprio quello che succedere con Paranormal Activity 3, ambientato negli anni Ottanta. Seguiamo una Katie e una Kristi bambine, che vivono serenamente insieme alla madre e al suo compagno. Come tanti bambini, Kristi ha un amico immaginario… perché è immaginario, vero?

    L'espediente narrativo del found footage continua qui grazie alla videocamera del compagno della madre, Dennis, che opera similmente a Micah nel primo film. Fedele alle dinamiche degli altri due capitoli, Paranormal Activity 3 soddisferà chi si aspetta finalmente una risposta più sostanziosa ad alcune delle domande che perseguitano gli spettatori dal primo film. Considerato il vero e proprio prequel della saga, si tratta infatti di un tassello fondamentale per la reale comprensione dei fenomeni che tormentano le due sorelle dall’infanzia.

    Paranormal Activity 4 (2012)

    Le cose cambiano: nonostante l’entità e la storia di Katie e Kristi restino comunque al centro di questo quarto capitolo, conosciamo una nuova famiglia apparentemente sconnessa dagli eventi precedenti. Alex, una ragazza adolescente, è la nostra “camerawoman” che, insieme al ragazzo e alle telecamere installate in casa, ci accompagna alla scoperta di nuovi fenomeni, alcune (ma non molte) nuove rivelazioni… e un interessante plot twist. 

    Discostandosi dai capitoli precedenti per personaggi e trama, ma non per tecnica narrativa, Paranormal Activity 4 è decisamente un’aggiunta “per i fan”, che rischia di non reggere se presa singolarmente e non aggiunge nulla di davvero sostanzioso alla lore di questo universo narrativo. Tuttavia, il film è consigliato a chi ha amato i titoli precedenti e a chi si sta chiedendo “Sì, e poi?” dalla fine del primo Paranormal Activity.

    Paranormal Activity – Il segnato (2014)

    Con questo capitolo, ha inizio un distacco più netto dalla saga principale, ma non ancora definitivo. Classificato infatti come uno spin-off, Il segnato è comunque legato alla storia di Katie e Kristi, e risulta interessante per chiunque sia ancora interessato a saperne ancora di più. In California, alcuni adolescenti entrano nell’appartamento di una donna ritenuta una strega per cercare fra le sue cose. Inutile dire che troveranno oggetti inquietanti e che inizieranno a essere perseguitati da strani fenomeni.

    Nonostante Paranormal Activity cerchi sempre di rinnovarsi offrendo molteplici punti di vista e introducendo nuovi personaggi legati alla storia principale, questo è uno dei titoli meno riusciti. Il film riesce comunque a sciogliere ulteriori nodi, soddisfando i fan più curiosi di capire ogni minimo dettaglio (incluso un legame importante con il finale del primo film).

    Paranormal Activity – Dimensione Fantasma (2015)

    Rispetto a Paranormal Activity 4, che già offriva un nuovo punto di vista e nuovi personaggi, Paranormal Activity – Dimensione Fantasma ha una trama più fitta e contorta, che richiede necessariamente la conoscenza di tutti i capitoli precedenti (in particolare del terzo). Ci spostiamo in un futuro prossimo, seguendo la vita di una giovane coppia sposata e della loro figlia di 6 anni, Leila. I problemi iniziano quando lo zio di Leila trova delle videocassette (che lo spettatore già conosce) e inizia a guardarle.

    Questo sesto capitolo è una buona aggiunta alla saga, con uno sviluppo di trama più intrigante rispetto a Paranormal Activity 4. Chi ormai ha familiarità con lo stile di Paranormal Activity non troverà niente di nuovo nella tecnica e negli espedienti narrativi utilizzati in questo film (rischiando a tratti di annoiarsi). Tuttavia, preparatevi a un elemento inaspettato che potrebbe farvi appassionare ancora di più alla saga…o essere felici che si stia concludendo.

    Paranormal Activity – Parente Prossimo (2021)

    Se Il segnato è considerato uno spin-off ma può essere comunque considerato parte della saga, Parente Prossimo tronca qualsiasi relazione con Paranormal Activity. Di attività paranormali se ne vedono eccome, ma il film ci presenta una storia che non ha un legame chiaro con quella di Katie, Kristi e tutte le trame e sottotrame che ci sono state introdotte fino a questo momento.

    Ci trasferiamo qui in una comunità Amish insieme a Margot che, accompagnata da un cameraman, è in cerca di risposte sulle sue origini. Durante la sua permanenza nella comunità, la ragazza inizia a notare che qualcosa non quadra… Chi ha amato tutta la saga di Paranormal Activity potrebbe trovare divertente cercare una qualsiasi connessione con i capitoli precedenti, mentre chi non ha apprezzato la maggior parte dei film può tranquillamente passare questi 98 minuti a dedicarsi ad attività non paranormali.

  • I 15 migliori film horror da vedere almeno una volta, in ordine di uscita

    I 15 migliori film horror da vedere almeno una volta, in ordine di uscita

    Sarah Grossi

    Sarah Grossi

    Editor a JustWatch

    Slasher, gotico, found footage, body horror, dark fantasy: le sfumature e i sottogeneri del cinema horror sono molteplici e tutte degne di nota. Stilare una lista dei migliori film horror in assoluto è quindi pressoché impossibile, ma ci sono alcuni titoli che un fan dell’horror curioso di spaziare fra sottogeneri e periodi storici non può non conoscere.

    Dagli albori dello slasher all’evoluzione del folk horror nei decenni, ecco quindi la nostra lista dei 15 migliori titoli, ordinata in ordine di uscita al cinema, che speriamo possa fornire una scelta ampia e variegata a chi è in cerca di brividi!

    1. Nosferatu (1922)

    Un’eccellente remake diretto da Robert Eggers lo ha riesumato dalle tenebre, ma l’originale Nosferatu  non ha mai realmente perso di rilevanza. Il film horror muto e in bianco e nero diretto da Murnau portò sul grande schermo uno dei più inquietanti vampiri della storia del cinema, a cui sarebbero seguiti altri capolavori come il Dracula di Bram Stoker (1992) e Intervista col vampiro (1994).

    Liberamente ispirato al romanzo di Bram Stoker, il film è una pietra miliare che gli amanti dell’horror non possono non conoscere per capire quanto il cinema degli albori sia riuscito a sfruttare al meglio risorse limitate per dar vita (o meglio, non-morte) a una delle creature più iconiche e terrificanti del grande schermo, che avrebbe lasciato il segno non solo sui pallidi colli delle vittime, ma anche nella storia del cinema, introducendo formalmente la figura del vampiro agli spettatori del grande schermo. Giochi di luci e ombre, atmosfera gotica e un’interpretazione da brivido di Max Schreck nei panni del Conte Orlok rendono Nosferatu un’immortale – come il suo villain – perla del genere horror.

    2. Il bacio della pantera (1942)

    Questo sottovalutato gioiello dell’horror può essere considerato un antenato del sottogenere folk horror, ovvero un film la cui trama si ispira a tradizioni e credenze popolari. In Il bacio della pantera (Cat People), una giovane donna di nome Irina è tormentata da un’antica leggenda balcanica secondo cui le donne di un villaggio sono destinate a trasformarsi in pantere nere in determinate circostanze… le cose si complicano quando Irina si innamora. E ancora di più, quando una collega di suo marito mostra una certa simpatia per l’uomo.

    Nonostante la costante tensione e il dubbio che si insinua nello spettatore (è davvero tutta superstizione?) durante tutto il film, è la scena della piscina a essere una delle più inquietanti mai girate in quegli anni, che tutti i fan dell’horror dovrebbero vedere almeno una volta. Luci soffuse e una terrorizzata vittima in costume al centro della piscina vuota, difesa soltanto dall’acqua trasparente che la circonda, mentre strane ombre si proiettano sul muro e suoni animaleschi provengono da ogni lato… non c’è bisogno di aggiungere altro. Nascondete i vostri gatti e preparatevi alla visione.

    3. L’invasione degli ultracorpi (1956)

    Negli anni Cinquanta, è la fantascienza a dominare lo schermo, ma gli elementi del genere horror ne sono parte integrante: così come Alien viene spesso considerato uno Sci-Fi horror, L’invasione degli ultracorpi è un horror di fantascienza che riflette le paure predominanti di un’America in guerra: la paura dello straniero, dell’invasione, della dominazione del proprio territorio da parte di una minaccia esterna.

    Questo caposaldo dell’horror sci-fi diretto da Don Siegel presenta agli spettatori una tranquilla cittadina statunitense in cui alcuni abitanti iniziano a dubitare dei propri cari, ritenendoli degli impostori che hanno assunto le loro sembianze. Un medico viene così coinvolto in quella che sembra un’allucinazione collettiva ma che (purtroppo) è molto di più. In un perfetto crescendo di tensione e rivelazioni sconvolgente, L’invasione degli ultracorpi è l’horror vintage per eccellenza, non troppo lento e con tematiche sempre attuali. Così attuali che non sorprende che ne siano seguiti remake (Ultracorpi – L’invasione continua, 1993), reboot (Invasion, 2007)  e persino serie TV (Invasion).

    4. Psycho (1960)

    Siamo qui giunti a un film di successo globale al punto che tutti, anche gli spettatori che non amano l’horror, ne sanno riconoscere l’iconica colonna sonora e i terrificanti frame in bianco e nero. Psycho, diretto dal maestro del brivido Alfred Hitchcock, è un horror psicologico brutale, insidioso e uno slow-burn con sporadiche esplosioni di violenza dal tempismo perfetto. 

    Anthony Perkins (Norman) offre un’interpretazione magistrale nel ruolo del turbato proprietario del Bates Motel, che destabilizza lo spettatore con un mix di follia e occhi da cerbiatto, ma il merito va anche a Janet Leigh (Marion) per aver saputo reggere l’intera parte iniziale del film che precede la tensione culminante nell’arcinota scena della doccia. Precursore dei moderni slasher come Non aprite quella porta (1974) e Halloween (1978), Psycho ha rivoluzionato il genere portando finalmente sullo schermo una mostruosità cruda, complicata, realistica e brutale: quella umana. Non lasciatevi ingannare dall’anno di produzione: questo capolavoro riesce ancora a inquietare profondamente i moderni spettatori, non tanto per la (scarsa) presenza di sangue e scene grafiche, tanto per l’intensità con cui mette in scena senza fronzoli gli effetti di una psiche turbata.

    5. Rosemary’s Baby (1968)

    Di bambini demoniaci ne abbiamo visti tanto negli ultimi decenni, ma pochi di questi fanno gelare il sangue come il loro antesignano Rosemary’s Baby. Eppure, le premesse sembrano tutt’altro che spiacevoli: una coppia di giovani sposi si trasferisce in una casa nuova, lui riceve il lavoro dei suoi sogni, lei resta incinta e ne è felice… ma come noi fan dell’horror sappiamo, le situazioni idilliache hanno un prezzo molto salato.

    Mia Farrow interpreta Rosemary, la protagonista distratta, spaventata, confusa e infine combattiva di questo lungometraggio diretto da Roman Polanski e tratto da un romanzo di Ira Levin. Quando ancora la povera Regan di L’Esorcista (1973) e il demoniaco Damien di Il presagio (1976) non dominavano lo schermo, è stato questo cult dell’horror a rappresentare sullo schermo la relazione fra demoni e bambini. Il film terrorizza non solo nei suoi momenti più dark (decisamente arditi per l’epoca), ma anche grazie ai personaggi nella vita di Rosemary – dal marito all’insistente vicina di casa – che ci trascinano insieme a lei in un vortice di dubbi, timori e paure che turba tanto noi spettatori quanto la protagonista lasciata sola a vivere una gravidanza senza precedenti.

    6. Suspiria (1977)

    Ed eccoci giunti a un capolavoro dell’horror made in Italy con questo mix di body horror e soprannaturale: Suspiria è un’indimenticabile film horror diretto da Dario Argento, che lo ha scritto a due mani con Daria Nicolodi. Ambientato in Germania, il film ci porta all’interno della scuola di danza in cui Susy, ballerina americana, arriva per proseguire gli studi. Tra corridoi di specchi e sparizioni misteriose, Susy scoprirà presto cosa nasconde davvero l’edificio…

    Capolavoro visivo che rimanda costantemente allo stile dell’Art Nouveau (dagli edifici alle decorazioni degli interni), colori saturi e abbaglianti, colonna sonora iconica dei Goblin: chi ha sempre creduto che l’Italia non avesse niente da offrire al cinema horror sarà felice di sbagliarsi recuperando Suspiria. Si va dalle più brutali scene in cui il sangue scorre e le morti si susseguono in modo sempre più violento, ai momenti più calmi e investigativi, in cui Susy continua la ricerca di una verità raccapricciante. Tale è stata l’influenza internazionale di Suspiria, che Luca Guadagnino ne ha girato un remake nel 2018 con Dakota Johnson, Tilda Swinton e Mia Goth.

    7. The Shining (1980)

    Quando parliamo di adattamenti cinematografici dei romanzi di Stephen King, non si può non pensare a The Shining. Tuttavia, questo è proprio uno dei film che il Re del Brivido non ha apprezzato. Ma il successo di The Shining prescinde dalla mancata fedeltà al materiale originale: angosciante, claustrofobico e agghiacciante, il film diretto da Stanley Kubrick lascia lo spettatore senza un attimo di tregua. Il tutto ha inizio quando Jack Torrance, neoassunto guardiano invernale di un albergo sperduto nel Colorado, si trasferisce all’Overlook Hotel con sua moglie e suo figlio. L’isolamento, alcune presenze soprannaturali e la tendenza all’alcolismo di Jack faranno lentamente precipitare lui e la sua famiglia in un vortice di pazzia. 

    Forte anche di due eccezionali performance (Jack Nicholson nei panni di un protagonista sull’orlo della follia, Shelley Duvall in quelli di una donna terrorizzata fino al midollo, ma tenace), il film tiene gli spettatori sulle spine sin dal primo fotogramma. Non c’è una tensione inizialmente assente e poi crescente; la tensione è sempre presente, ma a diverse intensità. Ci troviamo davanti a un’ulteriore perla del genere, che anche chi è fedele al materiale di King dovrebbe recuperare, cercando di considerarlo un film a sé stante.

    8. Scream (1996)

    Innegabilmente, si tratta di uno degli slasher horror che ha dominato gli anni Novanta, fonte di interminabili parodie e citazioni (il vero segno del successo!). Scream non solo segue diligentemente le regole dell’horror “con killer”, ma ne è consapevole e addirittura ce le spiega mentre gli eventi si susseguono. Va infatti a questo titolo di Wes Craven il merito di aver introdotto il meta-commento del film da parte dei suoi stessi personaggi: come sopravviviamo a un killer? Quali sono le cosa da fare e da non fare per evitare di morire in un horror? Sono tutte domande che i protagonisti si pongono per capire come giostrarsi nella serie di morti che sta terrorizzando la piccola cittadina di Woodsboro.

    Il fortunato titolo con protagonista Neve Campbell nei panni dell’iconica final girl Sidney Prescott ha dato vita a una serie di sequel che riportano sullo schermo il killer Ghostface, la cui identità e la cui motivazione cambiano di volta in volta. Il film è una visione d’obbligo per chi cerca un punto di riferimento nel sottogenere dello slasher.

    9. Ring (1998)

    Spostiamoci in Giappone, terra da cui provengono innumerevoli horror dei quali sono stati realizzati remake statunitensi. Uno di questi è proprio Ring (o Ringu), che forse i più conoscono come The Ring (2002), versione americana dell’originale giapponese. L’arcinota bambina dai capelli bagnati appare infatti per la prima volta nel film di Hideo Nakata. C’è di mezzo una videocassetta che, se guardata, condannerà il malcapitato a soli 7 giorni di vita; il modo in cui questo gli viene comunicato è… tramite una telefonata.

    Ring racconta una favola horror moderna che mescola tratti classici delle leggende metropolitane giapponesi con la paura dell’avanzamento tecnologico, che è qui un ulteriore mezzo con cui il male può raggiungerci ovunque. Tramite video e telecomunicazioni, infatti, la piccola Sadako può terrorizzare chiunque. Nonostante anche il suo remake americano lasci il segno, Ring è una visione obbligatoria per chi vuole farsi un’idea di come l’horror asiatico differisca per ritmo e stile narrativo da quello occidentale, riuscendo comunque a disturbare gli spettatori più cinici di tutto il mondo.

    10. The Blair Witch Project (1999)

    Quando si parla di found footage, si può pensare all’infinita saga di Paranormal Activity (2007), o all’ottimo prodotto spagnolo REC (2007).. Ma alla fonte dell’esplosione del successo di questo genere cinematografico c’è The Blair Witch Project. Girato con un bassissimo budget, con attori alle prime armi e un copione quasi inesistente se non poche direzioni e suggerimenti, il film si distingue per l’atmosfera brutalmente realistica e angosciante. Non ci sono commenti musicali volti a creare tensione, i dialoghi sono a tratti confusi ma plausibili, e per quanto alcuni degli ottimi found footage usciti negli anni successivi (da ESP – Fenomeni paranormali a Creep) possano ricreare un’atmosfera cruda e claustrofobica, The Blair Witch Project resta il vero caposaldo di questa tecnica narrativa.

    Persi nel bosco di Blair, tre studenti di cinema (la regista Heather, il cameraman Josh e il tecnico del suono Mike) si trovano alle prese con perdita di orientamento, confusione mentale e percorsi che sembrano ripetersi e non finire mai… tutto questo, per girare un documentario sulla presunta strega del luogo. Come ci informa il testo all’inizio del film, quello che vediamo è il materiale girato dai tre: non vi resta che spegnere le luci e guardare il film per sapere che fine hanno fatto.

    11. The Others (2001)

    Antiche ville e castelli, mobili polverosi, ombre, candele, notti buie e tempestose. L’horror gotico non è solo un genere letterario, ma anche un sottogenere dell’horror a cui appartengono eccellenti film quali The Woman in Black (2012) e Crimson Peak (2015). Tra tutti i titoli più che validi, spicca però su tutti The Others, una perla horror quasi priva di effetti speciali che offre agli spettatori una prospettiva originale su temi universali quali vita e morte, solitudine e perdono.

    La premessa è semplice: tre servitori iniziano a lavorare a casa di una donna il cui marito è in guerra e i cui due figli soffrono di una rara malattia genetica che li confina nell’oscurità delle camere della villa, in quanto qualsiasi esposizione alla luce sarebbe per loro nociva se non fatale. Alejandro Amenába dirige Nicole Kidman in questa “quasi classica” storia di fantasmi che, pur rispettando i canoni dell’horror gotico grazie a una fotografia magistrale e una colonna sonora suggestiva, non ha paura (al contrario degli spettatori) di ribaltare completamente alcuni elementi del genere che lasceranno il pubblico senza parole. La visione è consigliata in qualsiasi momento, ma combinata con un clima autunnale e invernale possibilmente in una giornata di pioggia, l’esperienza batterà qualsiasi Dolby Surround o Cinema Imax.

    12. The VVitch (2015)

    Di streghe al cinema se ne sono viste tante, specialmente all’opera con terrificanti malefici come quelle di Suspiria o “invisibili” come la strega dei boschi di Blair. Quello che invece ci mostra Robert Eggers in questo The VVitch (grafia tipica del ‘600) è la possibile, insinuosa nascita di una strega: il percorso della giovane Thomasin verso la seduzione del male e la stregoneria ha una fotografia glaciale, evocativa di un periodo storico in cui la caccia alle streghe non tentava di debellare solo presunte forze del male, ma anche la semplice esistenza di giovani donne, la cui colpa era essere nel fiore dell’età. 

    La giovane protagonista, interpretata da una Anya-Taylor Joy al suo debutto sul grande schermo, è la primogenita di una numerosa famiglia che vive con fatica in una fattoria nei boschi del New England. Quando il suo fratellino neonato scompare, presumibilmente rapito da una strega, la famiglia di Thomasin inizia lentamente a perdere la ragione… Ogni evento è una possibile allegoria lasciata all’interpretazione dello spettatore: allucinazione collettiva dettata da una fede religiosa troppo rigida, o puro male che si insidia anche fra i credenti? E c’è realmente differenza fra i due? The VVitch vi lascerà confusi, spaventati, storditi, ma allo stesso tempo incapaci di staccare gli occhi dallo schermo.

    13. Midsommar (2019)

    Un horror ambientato nella bellissima Svezia nel picco dell’estate, in piena luce del giorno? Si può fare. Ari Aster l’ha già fatto, magistralmente. Midsommar (tard.Mezza Estate) è la storia di una ragazza che sta affrontando un periodo molto complicato che decide di unirsi al fidanzato, studente in antropologia, in un viaggio in Svezia insieme ad altri compagni universitari. Accompagnato da un amico del luogo, il gruppo si trova alle prese con una comunità di peculiari locals che prende le proprie tradizioni decisamente sul serio…

    Nonostante la premessa da “gruppo di giovani che si ritrova isolato”, che lascerebbe suggerire un classico slasher con final girl, Midsommar prende una piega diversa: pieno di simbolismo e metafore visive (impossibile cogliere ogni dettaglio a una prima visione!), il film tiene in tensione gli spettatori non solo tramite scene degne di un body horror, ma anche tramite una lenta, impercettibile (e per questo terrificante) manipolazione psicologica che arriva da più fronti. Si tratta di una delle migliori aggiunte al sottogenere folk horror degli ultimi anni.

    14. The Substance (2024)

    Corpo, bellezza, giovinezza: nel ventesimo secolo è impossibile non riconoscere alcune delle ossessioni che ancora affliggono le persone, in particolare le donne nel mondo dello spettacolo. È il caso della protagonista Elizabeth interpretata magistralmente da Demi Moore, la cui stella una volta splendeva sul piccolo schermo ma che si sta lentamente affievolendo. La soluzione? Creare una versione di sé più giovane e più bella: Sue, interpretata da Margaret Qualley.

    The Substance è un body horror attuale, incisivo e… disgustoso. Troverete disgusto ovunque: dalle parole usate da certi personaggi per parlare delle donne al corpo (dis)umano di Elizabeth e Sue che si sfalda sotto i disperati tentativi di renderlo più bello, più duraturo, più efficiente. Non solo un horror corporale, ma un horror sul corpo: fino a che punto saremmo disposti a modificarlo, pur di raggiungere la fama e l’ammirazione di un pubblico? Non consigliato ai deboli di stomaco, è un must watch per chiunque abbia voglia di scoprire quanto ancora il sottogenere del body horror può raccontarci – o meglio, sbatterci in faccia – con grande maestria. 

    15. Weapons (2025)

    Bambini scomparsi in una piccola cittadina: il film diretto da Zach Cregger parte da una premessa classica spesso usata da thriller e film gialli e porta lo spettatore in un viaggio inaspettato con una tecnica narrativa usata brillantemente e, nell’horror, raramente. Gli avvenimenti ci vengono infatti mostrati dai diversi punti di vista dei personaggi (lo abbiamo già visto in Rashomon, 1950, di Akira Kurosawa e nel più recente thrillerGone Girl, 2014), rendendo Weapons film horror corale perfettamente riuscito. Si inizia con il personaggio interpretato da Julia Garner, la maestra della classe di bambini scomparsi, per poi  passare al punto di vista di altri abitanti della cittadina, che lasciano sempre più incuriositi gli spettatori: vi ritroverete a cambiare teorie e rielaborare congetture a ogni cambio di prospettiva. 

    Con un ritmo incalzante e un’atmosfera non perfettamente leggibile (ma sta proprio qui il bello: siamo davanti a un thriller? Un horror sovrannaturale? Un dark fantasy?), Weapons tiene lo spettatore affamato di risposte, per poi placarne l’appetito con una spiegazione che, fidatevi, difficilmente indovinerete con facilità. 

  • Da “Come far perdere la testa al capo” a “Altruisti si diventa”: le 10 migliori commedie su Netflix

    Da “Come far perdere la testa al capo” a “Altruisti si diventa”: le 10 migliori commedie su Netflix

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    L'arrivo delle piattaforme ha sancito un proliferare di film e serie TV. Titoli pensati per un pubblico eterogeneo, capaci di accontentare gusti diversi grazie a generi e registri tra i più svariati. Tra i servizi streaming senza dubbio Netflix ricopre un ruolo di primo piano. Non solo come piattaforma che ospita pellicole e serie tv realizzate da terzi, ma anche come produzione con i suoi Originals.

    Una realtà capace di competere nei grandi festival così come lavorare con registi del calibro di Martin Scorsese con The Irishman (2019) o Adam McKay con Don't Look Up (2021).

    Se vuoi trascorrere una serata spensierata sul divano, JustWatch ha stilato una lista delle 10 migliori commedie da recuperare in streaming su Netflix.

    1. Come far perdere la testa al capo (2018)

    La commedia per eccellenza. Quella che ti fa dimenticare il mondo esterno per un'ora e mezza e ti lascia con il sorriso sulle labbra. Aggiungi poi Glenn Powell e Zoey Deutch, perfettamente calati in una dinamica fatta di scintille e batticuore, e il gioco è fatto. I protagonisti, Charlie e Harper, sono due assistenti sfiancati dai loro rispettivi boss con richieste assurde a qualsiasi ora. Il loro piano è quello di farli innamorare per avere un po' di tempo libero. 

    Ma le cose non andranno esattamente come hanno previsto. Divertente e romantica, Come far perdere la testa al capo è la commedia perfetta per una serata all'insegna della leggerezza, ma che non dimentica di affrontare tematiche come l'ambizione personale e il mondo del lavoro. Preparati a ridere di gusto e a fare il tifo per i due protagonisti, tra battute brillanti, situazioni comiche e momenti romantici. Da vedere se hai apprezzato Tutti tranne te (2023).

    2. Altruisti si diventa (2016)

    Un ex scrittore che si iscrive a un corso per caregiver, un 18enne con distrofia muscolare e una ragazza scappata di casa. Paul Rudd, Craig Roberts e Selena Gomez sono l'improbabile terzetto protagonista di Altruisti si diventa, commedia diretta da Rob Burnett tratta dal romanzo The Revised Fundamentals of Caregiving di Jonathan Evison. Una pellicola on the road sull'altruismo che bilancia alla perfezione leggerezza e profondità invitandoci a riflettere sull'importanza della gentilezza e della compassione senza dimenticare di regalarci una buona dose di risate.

    Se hai amato Little Miss Sunshine (2006), 5 giorni fuori (2010) e Quasi amici - Intouchables (2011), non resterai indifferente al mix di umorismo, dramma ed emozione che convive in questo film. Rudd, Roberts e Gomez insieme funzionano benissimo e l'evoluzione del loro rapporto così come le emozioni che incarnano appaiono autentiche perché prive di luoghi comuni su malattia e dolore. Delicata e ironica, Altruisti si diventa è una commedia che ti sorprenderà.

    3. Leo (2023)

    Commedia d'animazione per tutta la famiglia, Leo è uno dei titoli originali Netflix più riusciti. Il protagonista è un vecchio lucertolone che passa la sua vita in una teca di vetro di una scuola elementare. Quando capisce di aver sprecato la sua esistenza decide di recuperare facendosi portare a casa dei piccoli studenti per il fine settimana.

    Una commedia dolcissima e spassosa sulla paura del tempo che passa e sulle insicurezze che ci bloccano, ma senza mai dimenticare sequenze comiche slapstick davvero spassose realizzate con intelligenza e un umorismo trasversale pensato per un pubblico altrettanto variegato. Preparati a innamorati di Leo e della sua saggezza così come dei suoi errori che lo rendono “umano”. Inoltre, il film non si limita a realizzare una serie di gag comiche nell'arco di 102 minuti, ma fotografa anche le difficoltà che i bambini possono incontrare durante l'infanzia.

    4. Glass Onion – Knives Out (2022)

    Ambientato nel bel mezzo della pandemia Covid, Glass Onion – Knives Out è il sequel di Cena con Delitto – Knives Out (2019). Il detective Benoit Blanc di Daniel Craig torna a indagare. Questa volta l'ambientazione è un'isola del mar Egeo di proprietà di un multimiliardario egocentrico con il volto di Edward Norton che fa da sfondo a un nuovo omicidio da risolvere. Un cast corale che vede protagonisti Janelle Monáe, Kathryn Hahn, Kate Hudson, Dave Bautista, Ethan Hawke e Hugh Grant, per un film che tiene lo spettatore con il fiato sospeso per la sua intera durata.

    Pop ed eccessiva, la pellicola sotto la sua veste d'intrattenimento e le sue due ore e 20 di durata cela anche una satira sociale legata ai magnati della tecnologia e all'ipocrisia delle relazioni di convenienza legate al profitto economico. Da recuperare se ami i gialli di Agatha Christie e le sue trasposizioni cinematografiche come Assassinio sull'Orient Express (2017), i murder mystery corali come 7 sconosciuti a El Royale (2018) e le sceneggiature ricche di svolte e colpi di scena. Un film vivace e stimolante.

    5. Murder Mystery (2019)

    Jennifer Aniston e Adam Sandler sono una coppia di sposi in crisi in Murder Mystery, commedia action che li vede involontariamente coinvolti in un omicidio su uno yacht di lusso. Quella che doveva essere la loro luna di miele rimandata per 15 anni si trasforma in un intrigo internazionale sul lago di Como che dovranno provare a risolvere per scagionarsi dalle accuse di essere i colpevoli. Una trama esile, ma molte risate assicurate in poco più di 90 minuti grazie a una comicità slapstick e all'intelligenza dell'autoironia.

    Anche qui, come per Glass Onion – Knives Out, la commedia si tinge di giallo e permette e Sandler e Aniston – perfetti insieme - di trasformarsi in una coppia di detective alle prese con situazioni esilaranti e folli. Un film che punta all'intrattenimento allo stato puro, senza sovrastrutture, messaggi o tematiche impegnate. E se nel vedere questa commedia ti divertirai, potrai raddoppiare il divertimento con Murder Mystery 2 (2023).

    6. Eurovision Song Contest - La storia dei Fire Saga (2020)

    Una commedia musicale assolutamente folle sul dietro le quinte del celebre concorso musicale. Il film segue le disavventure di un improbabile duo islandese composto da Will Ferrell e Rachel McAdams che fin da piccoli coltiva il desiderio di partecipare alla competizione musicale. Quando riescono a gareggiare rappresentando l'Islanda vedranno da vicino il mondo che hanno sempre (troppo) idealizzato.

    Un taglio demenziale e un cuore sincero fanno di questa pellicola della durata di due ore un tributo a tutti gli amanti della musica e a chi coltiva sogni nonostante sembri impossibile realizzarli. Ferrell e McAdams insieme formano un duo eccentrico, grottesco e, al tempo stesso, tenero e le loro esibizioni musicale sono memorabili. Se hai una passione segreta per le commedie demenziali come Anchorman – La leggenda di Ron Burgundy (2004), Napoleon Dynamite (2004) e Blades of Glory – Due pattini per la gloria (2007), preparati ad aggiungere un nuovo titolo alla tua lista dei guilty pleasure.

    7. Nonnas (2025)

    Ispirato alla storia vera del ristoratore italo-americano Joe Scaravella interpretato da Vince Vaughn, Nonnas racconta la storia di un atto d'amore. L'uomo, dopo la scomparsa della madre, decide di rischiare tutto per onorarla aprendo un ristorante italiano e mettendo dietro i fornelli un gruppo di nonne interpretate da un cast di prim'ordine - Susan Sarandon, Lorraine Bracco, Talia Shire, e Brenda Vaccaro – che insieme fa scintille.

    Una commedia piena di calore dove i legami tra generazioni, l'amicizia e le tradizioni culinarie sono il cuore di un racconto vivace fatto di battute e parentesi più emotive condite da un pizzico di malinconia e una spolverata di umorismo. Un tripudio di positività e speranza che in poco meno di due ore abbraccia, entusiasma e commuove, tra ricette tramandate da generazioni e il profumo del sugo sui fornelli.

    8. A Family Affair (2024)

    Come reagireste se scopriste che il vostro capo, una star del cinema con il volto di Zac Efron, ha una relazione con vostra madre interpretata da Nicole Kidman? È quello che accade a Joey King in A Family Affair. Ricca di gag e momenti imbarazzanti per qualsiasi figlio alle prese con la vita sentimentale del proprio genitore, la commedia mette in scena una riflessione sulle seconde opportunità nate in contesti del tutto inimmaginabili e sulle dinamiche familiari alle prese con eventi inaspettati.

    In più il rapporto tra i tre protagonisti spazia tra l'esilarante e il romantico, il conflittuale e l'affiatamento vivacizzando il racconto e permettendo al film di muoversi tra toni e registri diversi nel corso di due ore. Se ti sei emozionato e divertito nel guardare L'idea che ho di te (2024) e 2 Young 4 Me – Un fidanzato per mamma (2007), troverai lo stesso mix di sentimenti anche qui. Una commedia semplice, elevata dalla presenza di un cast di prestigio, perfetta per una serata da trascorrere all'insegna della leggerezza.

    9. Back in Action (2024)

    Il grande ritorno di Cameron Diaz al cinema con una commedia action in cui condivide lo schermo con Jamie Fox. I due sono ex agenti della CIA che hanno cambiato vita reinventandosi grazie a nuove identità fino a quando un evento imprevisto li costringe a tornare in azione. Tra sequenze adrenaliniche, umorismo e un omaggio al cinema di genere anni Novanta, Back in Action intrattiene con spensieratezza senza prendersi troppo sul serio.

    Dalla trama prevedibile, il film è una visione pensata per staccare la testa e godersi lo spettacolo di sequenze action folli ed esagerate che si mischiano a una comicità slapstick calata in un contesto familiare. Da recuperare se insieme alle risate non disdegni una buona dose di azione spettacolare come in The Family Plan (2023) o Le spie della porta accanto (2016).

    10. Da me o da te (2023)

    Una classica commedia da “tutti vissero felici e contenti”. Protagonisti Reese Witherspoon e Ashton Kutcher nei panni di Debbie e Peter, amici di lunga data dopo una notte trascorsa insieme quando erano ventenni. Lei a Los Angeles, lui a New York, i due finiscono per scambiarsi le case e aiutarsi a vicenda in un momento complesso delle rispettive vite facendo venire a galla un sentimento nascosto per anni.

    Da me o da te non ha la pretesa di rivoluzionare il genere d'appartenenza, ma sa come intrattenere il suo pubblico. Una pellicola sulle relazioni moderne e l'amicizia che si basa sulla forte intesa tra i due protagonisti e dallo spirito fresco e vivace che non disdegna una buona dose di romanticismo. Se le rom-com dei primi anni 2000 come Tutta colpa dell'amore – Sweet Home Alabama (2002) e Amici, amanti e... (2011) ti fanno battere il cuore, qui troverai le stesse vibrazioni.

  • I 10 episodi più dark de “I Puffi” che probabilmente non ricordi

    I 10 episodi più dark de “I Puffi” che probabilmente non ricordi

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    “Puffare”. Quando si è così popolari da avere addirittura un verbo di riferimento. È quanto accaduto con I Puffi, la serie animata targata Hanna-Barbera tratta dai fumetti del belga Peyo che negli anni Ottanta raggiunsero una fama mondiale.

    Nati come comprimari di un altro titolo animato, John e Solfamì (1952), gli ometti blu alti “due mele o poco più” abitano in un villaggio nascosto nella foresta in casette a forma di fungo. Le loro giornate sono caratterizzate da avventure semplici, se non fosse per la minaccia costante dello stregone Gargamella e del suo gatto Birba.

    Diventati un punto di riferimento per generazioni intere di piccoli spettatori – dando vita ad altre serie e film, l'ultimo in ordine di tempo è I Puffi – Il Film – Grande Puffo, Puffetta e gli altri personaggi evocano un senso di innocenza e raccontano di una società idealizzata dove ognuno ha un ruolo ben preciso. Ma c'è anche un altro lato, meno conosciuto e più oscuro.

    JustWatch ha stilato una lista dei 10 episodi de I Puffi che probabilmente non ricordi.

    1. “Il Puffo senza memoria” Stagione 1 (1981)

    Già dal suo esordio la serie ha dato modo di confrontarsi con tematiche meno leggere. Lo dimostra “Il Puffo senza memoria”, episodio in cui uno dei piccoli protagonisti blu perde la memoria a seguito di un incidente e si allontana dal villaggio. Questo permette a Gargamella di manipolarlo a suo piacimento, convincendolo di essere suo figlio per poter penetrare nel loro mondo. La puntata si concentra nel mostrare lo stato di disorientamento e solitudine che la mancanza di identità comporta e di quanto sia facile sfruttare la vulnerabilità di chi è in difficoltà. Privo di ricordi, il Puffo è solo e isolato, ricordandoci quanto l'appartenenza sia fatta di punti di riferimento, memoria e legami.

    2. "La maschera nera" Stagione 2 (1982)

    Con “La maschera nera” ci troviamo di fronte a una tematica serissima, quella della depressione. Il racconto ruota attorno allo stregone Nemesys e alla maschera da lui creata che ha il potere di assorbire tutta la gioia e la felicità dei Puffi. La loro trasformazione da esseri allegri e vivaci ad apatici e tristi è una metafora dell'oppressione emotiva. Un episodio profondamente cupo che si distingue dall'atmosfera lieve che solitamente contraddistingue la serie. Non a caso fa un certo effetto vedere i protagonisti, sempre attivi e gioiosi, vagare senza uno scopo per il villaggio. Un'allegoria della tristezza e della determinazione necessarie per affrontare le forze che cercano di spegnere la nostra luce.

    3. "La cripta dei tesori nascosti" Stagione 3 (1983)

    In questo episodio i folletti blu si ritrovano tra le mani una mappa del tesoro, apparentemente innocua, che promette loro di raggiungere una cripta ricca di tesori. Ma le cose non vanno esattamente come previsto. I Puffi si ritrovano in un luogo pieno di trappole mortali e antiche maledizioni dando vita a un episodio lontanissimo per genere e tono da quelli ai quali la serie ci ha abituati. Un'avventura horror ricca di suspense e di inquietudine che poco si sposa ad un titolo pensato per un pubblico di bambini. Ma l'obiettivo de "La cripta dei tesori nascosti" è nobile: mostrare come l'avidità possa portare a conseguenze tutt'altro che piacevoli.

    4. "Il puffo fantasma" Stagione 4 (1984)

    Cosa succede quando uno scherzo sfugge di mano? È quello che scopriamo nell'episodio della quarta stagione della serie animata, “Il puffo fantasma”. Un Puffo dispettoso si traveste da spiritello e, pur nonostante nessuno nel villaggio ne abbia mai visto uno, la paura si diffonde dando vita a una vera e propria isteria di massa. Con questa trama, la serie vuole mettere in luce la facilità con la quale le azioni impulsive portano a gravi conseguenze. In un periodo storico in cui la disinformazione è una piaga per la società, (ri)vedere questa puntata de I Puffi potrebbe essere un ottimo insegnamento.

    5. "Il giorno della rivelazione" Stagione 5 (1985)

    Uno degli episodi più oscuri e drammatici di tutte le stagioni de I Puffi. Ne “Il giorno della rivelazione”, i piccoli protagonisti si ritrovano ad un passo dal loro stesso annientamento. Tutta colpa dello stregone Gargamella – insolitamente efficace nelle sue mire distruttive - che riesce a creare un potentissimo incantesimo in grado di distruggere il villaggio dove vivono i piccoli omini blu. Una narrazione tesa che li vede alle prese con un nemico ad un passo dal raggiungere il suo obiettivo. Un ritratto della vulnerabilità e della resistenza di fronte a una minaccia che fa percepire agli spettatori tutta la disperazione e l'impotenza dei Puffi.

    6. "Il mago malvagio" Stagione 6 (1986)

    Se Gargamella è generalmente un cattivo poco minaccioso che finisce sempre per perdere la faccia contro i Puffi, ecco che invece "Il mago malvagio" ci mostra un villain molto più complesso e pericoloso con cui fare i conti. Si tratta di un oscuro stregone il cui passato è legato a quello di Grande Puffo. Ed è proprio la sua brama di vendicare conflitti irrisolti a dare vita a un episodio molto più personale e diretto. I protagonisti si ritrovano a fronteggiare una sfida inattesa e a confrontarsi con il tema del passato che può dare vita a complesse dinamiche e minacce.

    7. "Il giudizio di Gargamella" Stagione 7 (1987)

    Similmente a quanto raccontato nella quinta stagione della serie, nell'episodio "Il giorno della rivelazione", anche "Il giudizio di Gargamella" ci mette davanti a una creazione ben più potente del solito da parte dell'arcinemico dei Puffi. Questa volta Gargamella è riuscito a costruire un gigante imponente e apparentemente indistruttibile per, neanche a dirlo, abbattere i folletti blu e il loro villaggio. Una minaccia concreta e tangibile a differenza delle pozioni magiche con le quali è solito provare a sconfiggere i suoi piccoli rivali che, nella puntata, si ritrovano a competere con una forza maestosa che genera nel pubblico una forte tensione.

    8. "Il pozzo dei desideri maledetti" Stagione 8 (1988)

    I Puffi si imbattono in un pozzo capace di esaudire i loro desideri che, però, si avverano in modo distorto e pericoloso rispetto a quanto pensavano, creando caos nel villaggio. Invece di portare gioia, ecco che si moltiplicano i problemi dando vita a delle vere e proprie catastrofi. Ne "Il pozzo dei desideri maledetti" ci troviamo alle prese con una narrazione incentrata sulle nostre intenzioni. Anche le più nobili, infatti, possono portare a risultati critici. I Puffi perdono il controllo e l'episodio vuole proprio essere un monito per ricordarci i rischi di affidarsi a soluzioni facili senza pensare alle conseguenze.

    9. "L'ombra di Hogatha" Stagione 9 (1989)

    Un altro episodio che vede protagonista Grande Puffo. Questa volta il leader dei folletti blu è preso di mira dalla perfida strega Hogatha che lo rapisce per sfruttare la sua magia, lasciando gli altri Puffi impotenti e disperati. Senza il loro punto di riferimento, gli abitanti del villaggio si sentono persi e disorientati. "L'ombra di Hogatha" affronta la paura della perdita e del doversi rimboccare le maniche per aiutare un amico in difficoltà. Non a caso sono molteplici i tentativi di liberare la loro guida dalla prigionia imposta dalla strega. Un episodio attraversato da ansia e tensione dove il senso di vulnerabilità è palpabile.

    10. "Il cristallo oscuro" Stagione 9 (1989)

    Nella nona e ultima stagione della serie originale de I Puffi, ne "Il cristallo oscuro" ci si imbatte in un altro episodio ben distante dalle classiche atmosfere allegre del cartone animato. Anche questa volta c'è di mezzo lo zampino di Gargamella che si impossessa di un cristallo magico che assorbe luce e gioia trasformando tutto ciò che lo circonda in un ambiente tetro e desolato. Una delle puntate più oscure di tutta la serie, caratterizzata da un senso di angoscia che attraversa il racconto. Il cristallo al centro della trama simboleggia la corruzione che distrugge tutto ciò che incontra e costringe i Puffi a lottare per ristabilire la luce e, quindi, la speranza.

    Dove vedere in streaming i 10 episodi più oscuri de "I Puffi"?

    Di seguito trovate la lista di JustWatch dei 10 episodi più oscuri de I Puffi da vedere in streaming. Non dimenticatevi di utilizzare i film e di costruire la vostra watchlist. Con quest'ultima funzione riceverete notifiche su cosa guardare in base alle vostre preferenze. Buona visione!

  • Da ‘Munich’ a ‘Untamed’: i migliori film e serie TV con Eric Bana

    Da ‘Munich’ a ‘Untamed’: i migliori film e serie TV con Eric Bana

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Da ragazzino voleva fare il meccanico, poi il pilota di Formula 1. Ma è stato mentre lavorava come barista e lavapiatti in un albergo che ha scoperto la sua vocazione comica facendo imitazioni per intrattenere gli ospiti. Spinto a coltivare il suo talento, in una manciata di anni Eric Bana si è ritrovato con un programma tutto suo in televisione, diventando uno dei comici più celebri d'Australia. 

    Da lì il passo verso Hollywood è stato breve, merito di ruoli ben lontani dalla vena comica che ha contraddistinto il suo esordio, lavorando con registi del calibro di Ang Lee, Steven Spielberg, Joe Wright  e Guy Ritchie. Ora l'attore è tornato con un altro ruolo che sta riscuotendo parecchio successo sul piccolo schermo, quello dell'agente speciale del National Park Service Kyle Turner in una nuova miniserie thriller di Netflix.

    JustWatch ha stilato una lista dei migliori ruoli di Eric Bana da (ri)scoprire in streaming.

    1. Chopper (2000)

    Primo ruolo drammatico della carriera di Eric Bana – per il quale è dovuto ingrassare di 15 chili – Chopper è il thriller biografico diretto da Andrew Dominik basato sulle memorie dell'omonimo criminale australiano. Grazie a questa interpretazione, l'attore ha potuto dimostrare le sue versatili capacità interpretative dando vita alla complessa psiche del protagonista: un uomo profondamente violento, ma capace anche di momento di vulnerabilità. Inoltre la pellicola cerca di andare più a fondo nella psiche del suo personaggio, mostrandone i ragionamenti contorti e il senso dell'umorismo dark. Un debutto che ha permesso a Eric Bana di farsi notare, lasciando un segno per l'intensità della sua prova in un film provocatorio e audace.

    2. Black Hawk Down - Black Hawk abbattuto (2001)

    Trasposizione del saggio scritto nel 1999 da Mark Bowden, Black Hawk Down - Black Hawk abbattuto di Ridley Scott porta sul grande schermo la battaglia di Mogadiscio. Un film di guerra dal cast corale che vede protagonisti Josh Hartnett, Ewan McGregor, Orlando Bloom, Sam Shepard e lo stesso Bana. L'attore interpreta il sergente di prima classe Norm "Hoot" Hooten, un soldato delle forze speciali Delta. Un ruolo di supporto grazie al quale riesce a farsi notare per la capacità di comunicare attraverso poche parole, affidando tutto a sguardi e gesti. Il film è un'immersione nel caos e nell'orrore della guerra, caratterizzato da un regia frenetica che sottolinea la brutalità del conflitto grazie a sequenze action estremamente realistiche.

    3. La guerra di Troia  (2004)

    Altro titolo corale, La guerra di Troia è un kolossal epico che trae ispirazione dall'Iliade di Omero per raccontare la guerra di Troia e il mito di Achille. Quest'ultimo interpretato da Brad Pitt che, insieme a Eric Bana nei panni di Ettore, rappresentano i protagonisti assoluti della pellicola. Nonostante le libertà narrative prese, il film di Wolfgang Petersen ha convinto molti proprio grazie alla performance dell'attore australiano che regala al suo personaggio l'aurea dell'eroe: un guerriero dal forte senso del dovere che mantiene vivo un profilo umano capace di fargli mettere al primo posto il suo popolo. Un esempio di moralità che Eric Bana ha saputo abbracciare dando vita a una delle migliori interpretazioni della sua carriera.

    4. Munich (2005)

    Se dovessimo scegliere un solo film che rappresenti al meglio il talento di Eric Bana sarebbe senza ombra di dubbio Munich di Steven Spielberg. Basato sul romanzo Vendetta di George Jonas, il film vede l'attore vestire i panni di Avner Kaufman, un agente del Mossad incaricato di vendicare il massacro alle Olimpiadi estive di Monaco del 1972 in Europa. Quella dell'attore è un'interpretazione più che riuscita nel trasporre sullo schermo le sfumature del suo personaggio, dal senso di dovere al costo psicologico dato dalla missione che lo trascina in un vortice di uccisioni dal quale vorrebbe allontanarsi.

    5. L’altra donna del re (2008)

    Un dramma storico in piena regola con protagonisti Eric Bana, Natalie Portman e Scarlett Johansson, L'altra donna del re mette in scena la rivalità tra le sorelle Anna e Maria Bolena per l'amore e un posto sul trono accanto a quello del re Enrico VIII. Il film ci permette di spiare dal buco della serratura le dinamiche di potere e gli intrighi di corte nell'Inghilterra della dinastia Tudor, raccontando quanto erano costrette a subire le donne in un'epoca in cui il loro destino si basava sulla possibilità di mettere o meno al mondo un erede. Bana con la sua prova attoriale racconta di un monarca inizialmente affascinante che, man mano che la pellicola procede, lascia spazio a un uomo brutale ossessionato dall'avere un figlio maschio che possa portare avanti la sua casata.

    6. Un amore all’improvviso (2009)

    In Un amore all'improvviso Eric Bana si confronta con un dramma sentimentale attraversato da una vena fantasy nella trasposizione cinematografica del romanzo La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo di Audrey Niffenegger. L'attore interpreta Henry DeTamble, un bibliotecario con la capacità di viaggiare nel tempo in modo incontrollabile a causa di una rara condizione genetica. Il film racconta il tentativo dell'uomo e di sua moglie Clare (Rachel McAdams) di costruire una vita insieme nonostante le frequenti separazioni involontarie dell'uomo. Una pellicola sulla forza dell'amore nonostante le avversità, nella quale Bana ha dato prova delle sue sfumature attoriali più vulnerabili e romantiche.

    7. Lone Survivor (2013)

    Un grande thriller di guerra diretto da Peter Berg che porta sul grande schermo l'omonimo romanzo autobiografico dell'ex Navy SEAL Marcus Luttrell, in missione in Afghanistan per l'operazione Red Wings, impegnata a fermare un gruppo di talebani. Una ricostruzione minuziosa e intensa che racconta la realtà cruenta dei combattimenti calando lo spettatore all'interno di un film dal forte impatto emotivo. Protagonista di Lone Survivor è un ottimo Mark Wahlberg attorniato da un cast corale che comprende anche Taylor Kitsch, Emile Hirsh e Ben Foster. Eric Bana interpreta il tenente comandante Erik S. Kristensen, chiamato a prendere decisioni complesse mentre i suoi uomini sono sul campo.

    8. Chi è senza peccato - The Dry (2020)

    In Chi è senza peccato - The Dry, adattamento del romanzo del best-seller di Jane Harper, Eric Bana interpreta Aaron Falk, un agente federale australiano che torna nella sua città natale per indagare su un omicidio-suicidio che coinvolge anche il suo migliore amico d'infanzia. Un thriller poliziesco accolto molto positivamente da pubblico e critica anche per l'ottima performance, misurata e introspettiva, offerta da Eric Bana che cattura il tormento interiore del suo personaggio perseguitato dal passato. Uno di quei film capaci di catturare lo spettatore coinvolgendolo nelle indagini alla ricerca del colpevole fin dalla prima sequenza, mantenendo alta la suspence.

    9. Untamed (2025)

    Ultimo titolo in ordine di tempo ad arricchire la filmografia di Eric Bana, Untamed è una miniserie thriller ambientata presso lo Yosemite National Park. L'attore presta il volto a Kyle Turner, un agente speciale del National Parks Service impegnato nelle indagini sulla morte di una giovane donna il cui corpo è stato ritrovato su una parete rocciosa. Ma il mistero della sua morte non è l'unico che caratterizza il racconto. Anche il passato del protagonista, tormentato da un dramma personale, alimenta un racconto che si svela lentamente e cattura per la sua capacità di svelare nuovi tasselli di un intricato puzzle senza fretta o colpi di scena sensazionalistici.

    Dove vedere in streaming i migliori ruoli di Eric Bana tra film e serie TV?

    Qui sotto trovate la lista completa di JustWatch che vi permette di scoprire dove vedere i migliori film e serie TV con Eric Bana sulle principali piattaforme. Non dimenticatevi di utilizzare i filtri e di costruire la vostra watchlist. Con quest'ultima funzione riceverete notifiche su cosa guardare in base alle vostre preferenze. Buona visione!

  • I 10 peggiori cambiamenti nei remake live-action Disney

    I 10 peggiori cambiamenti nei remake live-action Disney

    Alessandro Zaghi

    Alessandro Zaghi

    Editor a JustWatch

    Negli ultimi anni, Disney ha trasformato i suoi classici animati in remake live-action sempre più spettacolari. Il problema? Non sempre “più spettacolari” significa “più riusciti”. Inseguendo realismo, attualità e qualche effetto speciale in più, molti di questi film hanno perso l’anima delle fiabe originali, talvolta dimenticandosi della magia che aveva fatto innamorare generazioni di spettatori

    Certamente alcuni cambiamenti sono comprensibili: aggiornare temi problematici, dare più spazio a personaggi femminili, rappresentare meglio la diversità. Ma altri sembrano usciti da un universo parallelo dove la musica è messa in secondo piano, i villains devono avere traumi da raccontare e gli animali sembrano presi da un documentario. Ecco quindi una guida ai peggiori cambiamenti nei remake Disney, elencati in ordine di uscita.

    1. Maleficent (2014)

    Ne La Bella Addormentata (1959), Flora, Fauna e Serenella erano le vere "madrine” della principessa: protettive, affettuose, sagge. In Maleficent diventano Giuggiola, Fiorina e Verdelia, tre fate che sembrano uscite da una sit-com, impegnate più a bisticciare tra loro che a prendersi cura di Aurora. La loro inutilità è tale che a un certo punto è la stessa Malefica (Angelina Jolie) a prendersi cura della bambina. Un paradosso che può funzionare a livello narrativo, ma più che a uno spin-off qui sembra di trovarsi davanti a una seduta di psicanalisi. I villains delle fiabe sono affascinanti proprio per la loro malvagità, non devono per forza avere dei traumi da spiegarci.

    2. Cenerentola (2015)

    Il live action di Cenerentola è elegante, visivamente curato, con costumi da Oscar, un cast che include Cate Blanchett e Helena Bonham Carter. Ma qualcosa manca. O meglio, mancano le canzoni, e basti pensare che Bibbidi-Bobbidi-Boo è relegata all’incirca ai titoli di coda. Nella versione originale la musica era parte integrante della magia, mentre qui è messa da parte a favore di una trama “più realistica” – per quanto possa essere realistica una zucca trasformata in carrozza.

    3. Il Libro della Giungla (2016)

    Anche nel live-action de Il Libro della Giungla siamo davanti allo stesso problema, le atmosfere e le musiche originali sono messe da parte per inseguire non si sa bene che cosa. A farne le spese questa volta è Re Luigi, uno dei personaggi più amati dell'intero catalogo Disney. Via il jazz, via lo swing, via una delle scene più divertenti del cartone, al loro posto un minuto scarso in cui Voglio Essere Come Te è appena accennata. E ancora, un grande problema comune a tutti i live-action, su tutti Il Re Leone (2019): cercare di “rinnovare” gli animali parlanti Disney dandogli fattezze da documentario. Diciamo che non è stata proprio una scelta vincente.

    4. La bella e la bestia (2017)

    La rosa incantata ovviamente c’è, così come lo specchio magico, ma nel remake de La bella e la bestia di magico c’è anche un libro, di cui nessuno sentiva il bisogno. Un oggetto dalle potenzialità infinite, che può trasportare ovunque si voglia, ma che Belle usa solo per tornare alla sua casa di Parigi e scoprire della morte per peste della madre. E poi? Niente. Usare il potere del libro per fuggire dal castello in cui è imprigionata? No. Usarlo per salvare il padre che rischia di essere rinchiuso in manicomio? Figurarsi! Un’aggiunta tanto per aggiungere che, a conti fatti, non aggiunge nulla.

    5. Aladdin (2019)

    Nell’Aladdin (1992) originale, il Genio voleva solo una cosa: essere libero. Ed era perfetto così, lontano dalle vicende, dalle trame e dai desideri umani, amore compreso. In Aladinn versione remake non solo viene “umanizzato”, ma finisce pure per sposarsi. Una sottotrama in cui viene coinvolta la new entry Dalia (damigella di Jasmine), che non aggiunge nulla al racconto principale, se non qualche gag del tutto trascurabile. Insomma, nell’epoca in cui il remake serve anche a dare maggior empowerment a principesse per cui il matrimonio era il vero lieto fine, proprio al Genio (il personaggio più empowered di tutti) tocca sposarsi. Ci mancava solo Jafar come testimone.

    6. Dumbo (2019)

    Insieme ai primi minuti al cardiopalma di Bambi (1942), questa era una delle scene più toccanti nell’universo Disney, se non nell’intera storia del cinema d’animazione. Nella versione originale, la canzone Bimbo Mio viene cantata dalla madre di Dumbo, mentre culla il proprio piccolo incatenata in gabbia. Qui il brano è cantato da un personaggio secondario, una performer del circo, e la tenerezza che aveva strappato il cuore a milioni di spettatori rimane depotenziata. Salvataggio in corner per il riarrangiamento del brano, la cover realizzata dagli Arcade Fire e cantata da Elisa nella versione italiana. Ma la musica, purtroppo, non è l’unica eresia di questo remake…

    6. Dumbo (2019) (parte due)

    Gli elefanti rosa. Dove sono gli elefanti rosa? Quella che era la scena più spettacolare e psichedelica del film originale qui scompare, puf, come fosse una bolla di sapone. Al suo posto viene adottato l’escamotage “realistico”. Certo, ci si aspettava un riadattamento rispetto al trip alcolico del Dumbo del 1941 – rimane comunque un bambino, seppur di un quintale – ma il regista di questo remake era comunque Tim Burton, e da lui ci si aspettava decisamente molto di più. Vale comunque la pena guardarlo, ma considerando il regista, non possiamo che dire: un’occasione mancata.

    7. Mulan (2020)

    Qualcuno alla Disney deve avere un problema con la musica dato che, anche in questo caso, le canzoni sono praticamente state eliminate da un film che proprio nella colonna sonora aveva una delle sue parti più interessanti. Ma sorvoliamo, perché qui l’impatto visivo e l’escamotage narrativo sono da applausi, tra il wuxia e il war-movie, ma in chiave Disney.  Però, c’è un però, un enorme però. Dal live-action Mulan è stato eliminato l’anima del film originale, lo spirito guida Mushu, essenza non solo delle gag con la protagonista, ma di tutta la trama. E in cambio? Xianniang, una strega che combatte al fianco dell’esercito rivale e che rappresenta il lato oscuro di Mulan. Poi si redime, si sacrifica, dopo una sottotrama che appesantisce il tutto. Se ne poteva fare a meno? Forse sì.

    8. La Sirenetta (2023)

    No, il problema qui non è l'inclusività, anzi, il polverone razzista scatenatosi dopo l’annuncio di Halle Bailey nei panni di Ariel ne La Sirenetta lo lasciamo ad altri. Il problema è tutto il resto. Del magico mondo “in fondo al mar” de La Sirenetta (1989) in questo remake non c’è traccia: Flounder sembra preso dal banco pescheria del supermercato, Sebastian uscito da un film horror e Scuttle… la solita questione, non si possono ritrarre gli animali realisticamente per poi farli parlare, o l’uno o l’altro. L’incanto e la magia anche qui vengono "sacrificati" per un realismo impossibile da realizzare veramente, perchè non dimentichiamoci che si tratta pur sempre di fiabe.

    9. Biancaneve (2025)

    Come sopra, le polemiche degradanti seguite all’annuncio dell’attrice protagonista non ci interessano. Aggiornare il mondo Disney, includendo persone prima mai rappresentate è una scelta più che condivisibile, anzi, apprezzabile. Ma le controversie, in questo caso, non si limitavano alla nuova Biancaneve, ma ai suoi “coinquilini”: Brontolo, Pisolo, Mammolo ecc. Per evitare gli stereotipi e non offendere nessuno, questo remake si arrampica sugli specchi, proponendo personaggi generati in CGI che finiscono col risultare piatti, inquietanti e totalmente privi del tanto ambìto realismo. Insomma, pur di non pestare i piedi a nessuno, qui Disney si è data la zappa sui piedi. Speriamo che abbiano imparato almeno una lezione, da ripetere a memoria: “Fare i remake in live-action NON È OBBLIGATORIO!”.

    10. Lilo & Stitch (2025)

    Partiamo dalle buone notizie, Stitch è ancora al suo posto, adorabile come lo ricordavamo, anche in versione CGI – pericolo “sette nani” scampato, almeno per questa volta. Purtroppo però, le buone notizie finiscono qui perchè il nuovo Lilo & Stitch sembra aver perso per strada l’ironia e l’anima della versione originale. Per chi ha amato il cartone del 2002 la delusione più grande sono Jumba e Pleakley, qui totalmente privati della loro comicità, quasi sempre in versione “umana”, senza i travestimenti surreali della versione animata. Lo stesso vale per Cobra Bubbles, che per il remake ha appeso al chiodo la doppia identità assistente sociale/ agente segreto per dedicarsi full-time alla CIA. Il risultato? La tenerezza dei due protagonisti rimane la stessa, ma la verve dell’originale è un ricordo lontano anni luce.

    Dove vedere in streaming i remake Disney?

    Qui sotto trovate la lista completa dei remake Disney citati nell’articolo, così potete recuperarli – o riguardarli con spirito critico – sulle principali piattaforme di streaming. Che vi emozionino le principesse, o che siate più incuriositi dalle follie degli sceneggiatori, è il momento di mettervi comodi e tornare nel mondo magico dei live-action firmati Disney. Anche in quelli in cui la magia zoppica un po’.

  • I film di Paolo Sorrentino con Toni Servillo e dove guardarli in streaming

    I film di Paolo Sorrentino con Toni Servillo e dove guardarli in streaming

    Giovanni Berruti

    Giovanni Berruti

    Editor a JustWatch

    La grazia di Paolo Sorrentino è il film d’apertura della 82° Mostra del Cinema di Venezia. Pochi giorni fa l’annuncio che l’attesissima nuova opera del regista partenopeo sarà infatti presentata in anteprima mondiale al Lido il prossimo 27 agosto, inaugurando così la celebre kermesse, in programma fino al 6 settembre. Pochi dettagli sulla trama del film in concorso, se non che si tratterà di “una storia d’amore ambientata da qualche parte in Italia”. 

    Protagonista del film Toni Servillo. Si tratta della settima collaborazione tra il regista di Parthenope e l’attore. Entrambi napoletani, il loro è un sodalizio artistico che ha dato vita a una delle coppie più significative del cinema italiano. Un legame decisamente fortunato, considerato che La grande bellezza ha vinto l’Oscar come miglior film internazionale. Ripercorriamo i titoli realizzati insieme. 

    1. L’uomo in più (2001)

    L’uomo in più è l’opera prima di Paolo Sorrentino. Le vite parallele di due uomini, chiamati Antonio Pisapia. Uno è un calciatore, l’altro è un cantante. Oltre che dal nome, entrambi sono accomunati da un triste destino, che dall’apice del successo li farà sprofondare negli abissi. Servillo interpreta il cantante “Tony”, per un solido esordio del regista con un film che riflette sulle turbolenze e sull’imprevedibilità della vita stessa.

    2. Le conseguenze dell’amore (2004)

    Servillo è Titta Di Girolamo in Le conseguenze dell’amore, un uomo solitario che vive da otto anni in una camera di albergo di un’anonima cittadina in Svizzera. Ha un segreto inconfessabile. Forse più di uno… È il film che ha portato Sorrentino alla ribalta, e sicuramente il merito è anche del lavoro dell’attore protagonista, in grado di comunicare molto attraverso il solo sguardo. Un film che è dunque la prima conferma di un sodalizio artistico di successo. 

    3. Il Divo (2008)

    Giulio Andreotti secondo Paolo Sorrentino. Il Divo è un ritratto enigmatico come la figura che racconta. Non un biopic classico, ma un’indagine sul potere, a tratti grottesca, in cui spicca la magistrale interpretazione di Servillo. Quarto film del regista, è stato presentato in concorso al Festival del Cinema di Cannes, aggiudicandosi il premio della giuria, ottenendo grande successo di pubblico e critica.

    4. La grande bellezza (2013)

    “Io non volevo solo partecipare alle feste, volevo avere il potere di farle fallire”. Questa frase è pronunciata dal protagonista de La grande bellezza (2013), Jep Gambardella interpretato da Servillo, giornalista e scrittore alle prese con la mondanità romana. È il film che ha fatto vincere l’Oscar al regista nella categoria di “Miglior film in lingua straniera”. Una sceneggiatura, firmata dallo stesso Sorrentino con Umberto Contarello, che guarda al glorioso passato del cinema italiano, si pensi a La dolce vita di Federico Fellini, ambientando la vicenda nella “grande bellezza” monumentale e decadente della Capitale.

    5. Loro (2018)

    Sorrentino e Servillo tornano alla politica, portando Silvio Berlusconi sul grande schermo. Diviso in Loro – parte 1 e Loro – parte 2, usciti in sala a poca distanza l’uno dall’altro, offre un ritratto (caricaturale) dell’ex Presidente del Consiglio e della sua “corte”. A oggi, non è disponibile su alcuna piattaforma streaming, così come nessuna televisione l’ha trasmesso. Una situazione che ha suscitato diverse polemiche, facendo parlare di censura.  

    6. È stata la mano di Dio (2021)

    È stata la mano di Dio è una commovente autobiografia del regista. Toni Servillo interpreta Saverio Schisa, il padre del protagonista Fabietto, l’alter ego cinematografico di Sorrentino. Presentato in anteprima mondiale alla 78° Mostra del Cinema di Venezia, la pellicola ha vinto il Gran Premio della Giuria, e successivamente era riuscita a entrare nella cinquina finale per l’Oscar per il miglior film straniero. 

    7. La grazia (2025)

    Una storia d’amore ambientata da qualche parte in Italia. È quel poco che si sa dell’attesissimo film di Paolo Sorrentino, girato tra Roma e Torino. Al fianco di Toni Servillo l’attrice Anna Ferzetti. “Del mio prossimo film La grazia l'unica cosa che vorrei dire è che con Toni Servillo da una ventina d'anni vogliamo fare un film d'amore, come quelli di Truffaut. Ma non vorrei passare da Fellini a Truffaut in un colpo solo. I detrattori comunque dovranno impegnarsi di più” – aveva raccontato il regista all’ANSA, aggiungendo di aver trovato una chiave per declinare la comune idea di amore. 

    Dove guardare in streaming i film di Paolo Sorrentino con Toni Servillo

    Ecco dove è possibile guardare, noleggiare e acquistare tutti i film di Paolo Sorrentino con Toni Servillo. Per quanto riguarda Loro (2018), da considerare diviso in due film o in un unico montaggio, al momento non è disponibile in streaming nel nostro Paese. La grazia (2025) uscirà nelle sale cinematografiche (probabilmente) il prossimo autunno, distribuito da Piper Film. La lista viene aggiornata in tempo reale, mettendo sempre a disposizione degli utenti le ultime informazioni e i cambiamenti sulle opzioni di streaming.

  • Dove vedere in streaming la serie TV e tutti i film de 'I Soliti Idioti'

    Dove vedere in streaming la serie TV e tutti i film de 'I Soliti Idioti'

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    “Gianlucaaaaaa!”. C'è chi lo ha letto con la voce di Ruggero De Ceglie e c’è chi mente. Esponente della Roma benestante, volgarissimo, irascibile e con l'ossessione di insegnare la vita al mite e sensibile figlio ormai adulto ma trattato come un ragazzino.

    Sono due dei personaggi più iconici creati da Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio, insieme a Enrico Lando e Martino Ferro, per I Soliti Idioti. Una serie TV diventata un fenomeno culturale in Italia tra la fine degli anni 2000 e l'inizio del 2010.

    Ispirata all'inglese Little Britain (2003-2006) e omaggio alla commedia all'italiana, la serie ha raccontato con un taglio politicamente scorretto la quotidianità del Paese sottolineandone gli stereotipi, i tic e i paradossi attraverso vari sketch e personaggi. 

    JustWatch vi porta alla scoperta della serie TV e di tutti i film de I Soliti Idioti (2009) da poter (ri)vedere in ordine in streaming sulle principali piattaforme.

    1. I Soliti Idioti (2009-2012)

    Quando I Soliti Idioti (2009) ha esordito sul piccolo schermo, ci è voluto pochissimo prima che alcune delle battute ricorrenti pronunciate dai personaggi diventassero parte del vocabolario collettivo. Segnale della forza degli sketch surreali e grotteschi interpretati dal duo comico composto da Fabrizio Biggio e Francesco Mandelli. Dagli (im)moralisti Marialuce e Giampietro all'impiegata Gisella passando per Ruggero e Gianluca, il nichilista Pompeo Avvighini e gli zarri della Barona milanese Patrick e Alexio, la serie è una fotografia del nostro Paese, tra lavoratori precari, raccomandazioni e temi complessi come l'eutanasia e la prostituzione. Il tutto raccontato con un tono portato all'eccesso.

    2. I Soliti Idioti – Il film (2011)

    I Soliti Idioti – Il film segna il passaggio sul grande schermo del fenomeno portato in televisione da Biggio e Mandelli. Un film che ha tentato di replicare la formula vincente della serie, mostrando però anche i suoi limiti a confronto con un medium diverso. Questa volta il racconto è meno episodico vedendo al centro della storia il tentativo di Ruggero di impedire le nozze per amore del figlio Gianluca. Un affronto per un donnaiolo incallito come lui. Non mancano però altri personaggi storici della serie come Fabio & Fabio e Gisella e Sebastiano che permettono di affrontare tematiche come l'omosessualità o prendersi gioco del razzismo di certa borghesia.

    3. I 2 Soliti Idioti (2012)

    Seconda incursione cinematografica per Biggio e Mandelli che con I 2 Soliti Idioti si concentrano esclusivamente su Ruggero e Gianluca alle prese con una banda di russi in cerca di vendetta e una crisi imprenditoriale. Ma il risultato delude. Nonostante il tentativo di costruire una struttura filmica slegata dal concetto di sketch televisivo, la pellicola è un accumulo di volgarità e gag demenziali che poco ha a che fare con la satira sociale.

    4. I Soliti Idioti 3 – Il ritorno (2024)

    Dopo oltre 10 anni dal secondo capitolo, Biggio e Mandelli tornano al cinema con I Soliti Idioti 3 – Il ritorno. Questa volta il duo comico riprende la formula episodica mettendo in scena un nutrito numero di personaggi storici. La volontà è quella di raccontare l'Italia contemporanea tra crisi climatica, case ecosostenibili, intelligenza artificiale, fluidità e bisogno di essere accettati. Se la scrittura è più attenta nel raccontare il presente, è anche però vero che la struttura è troppo esile per reggere il peso di un film.

    Dove vedere in streaming tutti i film e la serie TV de I Soliti Idioti?

    Qui sotto trovate la lista completa di JustWatch che vi permette di scoprire dove vedere la serie TV e tutti i film de I Soliti Idioti (2009) in ordine sulle principali piattaforme. Non dimenticatevi di utilizzare i filtri e di costruire la vostra watchlist. Con quest'ultima funzione riceverete notifiche su cosa guardare in base alle vostre preferenze. Buona visione!

  • Film erotici nati come fanfiction: da Cinquanta Sfumature a The Idea of You, 5 titoli hot da non perdere

    Film erotici nati come fanfiction: da Cinquanta Sfumature a The Idea of You, 5 titoli hot da non perdere

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    C’è stato un tempo in cui la fanfiction era considerata roba da nerd chiusi in cameretta. Ma oggi? È una vera e propria fucina di best seller e film da milioni di dollari, soprattutto nel genere erotico. Wattpad, FanFiction.net, Archive of Our Own: sono le culle segrete di molte delle storie più bollenti arrivate sul grande schermo.

    Personaggi ispirati a vampiri glitterati, cantanti delle boyband o cavalieri Jedi si sono trasformati in businessman dominanti, studenti sexy e prof universitari dal passato tormentato. Il tutto condito da drammi, scene hot e una buona dose di fan service. In questo articolo ti portiamo alla scoperta di 10 film erotici nati come fanfiction da vedere in streaming, da quelli diventati fenomeni globali ad altri più di nicchia ma super intriganti. Pronti a entrare nel mondo della fanfiction diventata cinema? Via col tasto play.

    1 - Cinquanta Sfumature di Grigio (2015)

    Il capostipite del filone, il film che ha sdoganato l’erotismo “da camera da letto” nelle multisale: Cinquanta Sfumature di Grigio nasce come fanfiction di Twilight con il titolo Master of the Universe, pubblicata online da E.L. James sotto lo pseudonimo “Snowqueens Icedragon”. Inizialmente, i protagonisti erano chiaramente Edward e Bella, ma dopo il boom online, l’autrice riscrisse la storia in chiave originale, trasformandola in un romanzo che vendette oltre 150 milioni di copie. Il film con Jamie Dornan e Dakota Johnson ha poi portato Christian Grey e Anastasia Steele su tutti gli schermi, dando il via a una trilogia super sensuale e discutibile quanto iconica. Che piaccia o no, 50 Sfumature (2015) ha avuto il merito di portare l’erotismo femminile nella cultura pop mainstream. Scene hot, dialoghi intensi (a volte trash) e una colonna sonora da urlo. Perfetto se ti piacciono i giochi di potere, le stanze rosse e i segreti dietro le cravatte di seta.

    2 - After (2019)

    Se Cinquanta Sfumature (2015) è nato da Twilight (2008), After è figlio diretto dei One Direction. Sì, hai letto bene: la fanfiction originale, scritta da Anna Todd su Wattpad, era incentrata su una versione romanzata (e mooolto più oscura) di Harry Styles. Col tempo, i nomi sono cambiati, ma il cuore della storia è rimasto: Tessa, studentessa modello, incontra Hardin, il classico bad boy pieno di misteri, tatuaggi e rabbia repressa. Il film del 2019 ha conquistato una nuova generazione di fan con il suo mix di erotismo softcore, scontri passionali e drammi adolescenziali. Con ben cinque film all’attivo (e un prequel in arrivo), After è ormai un franchise a tutti gli effetti. Il bello? La storia è iniziata con una ragazza che scriveva sul suo cellulare. Il brutto? Il tasso di tossicità nella relazione. Ma se ami i rollercoaster emotivi, questo è il guilty pleasure che fa per te.

    3 - Gabriel’s Inferno (2020)

    Meno mainstream, ma molto più raffinato, Gabriel’s Inferno è una chicca per chi cerca romanticismo colto ed erotismo avvolto nel velluto. Nato anch’esso come fanfiction di Twilight (2008), l’opera di Sylvain Reynard ha preso una piega accademica e quasi dantesca: Gabriel è un professore affascinante e tormentato, Julia una studentessa innocente e misteriosa. La loro storia si muove tra Firenze, citazioni di Dante Alighieri e tensione sessuale a livelli da combustione spontanea. L’adattamento in tre parti prodotto da Passionflix ha mantenuto quell’atmosfera elegante e sensuale, senza scivolare nel trash. Non ci sono fruste né stanze rosse, ma sguardi intensi, baci rubati e un desiderio che si costruisce lentamente. Perfetto per chi ama gli slow burn con un tocco di cultura e un protagonista che legge la Divina Commedia a letto. Letteralmente.

    4 - 365 giorni (2020)

    Ok, tecnicamente non è nato come fanfiction. Ma se 365 giorni non è una fanfiction “ufficiale”, è sicuramente una figlia spirituale di Cinquanta Sfumature di Grigio. Il romanzo di Blanka Lipińska, da cui è tratto il film Netflix, riprende in pieno i tropi dell’erotico da bestseller: miliardario dominante? C’è. Rapimento e sindrome di Stoccolma romantica? C’è. Scene hot ai limiti del censurabile? Oh, sì. La storia segue Laura, una giovane donna che viene rapita da Massimo, un boss mafioso italiano che le dà 365 giorni per innamorarsi di lui. Il film ha fatto scalpore per la sua carica erotica (non a caso è diventato virale su TikTok), ma anche per le polemiche sul consenso. Nonostante tutto, ha avuto un enorme successo e ha dato vita a due sequel. Se cerchi il guilty pleasure definitivo, questo è il film da vedere con le tende chiuse. E magari... senza i genitori in casa.

    5 - The Idea of You (2024)

    Anche qui, c’entra Harry Styles. Anzi, c’entra tantissimo. The Idea of You è stato inizialmente un romanzo scritto da Robinne Lee, attrice e scrittrice, che si è ispirata all’immagine idealizzata di Styles per creare Hayes Campbell, frontman dei “August Moon”, boyband immaginaria con un fandom adorante. La protagonista è Solène, una madre quarantenne che si ritrova travolta da una relazione con il giovane cantante durante un viaggio al Coachella. Il libro ha conquistato migliaia di lettrici, e ora è diventato un film con Anne Hathaway, pronto a debuttare su Prime Video. Il tono? Molto più maturo, dolceamaro e femminista rispetto ad altri titoli in lista. Erotico sì, ma anche profondamente emotivo e sincero. Se vuoi una storia d’amore tra una donna adulta e un uomo più giovane, con scene hot e riflessioni sul tempo, il corpo e il desiderio… preparati a innamorarti.

    Dove vedere i film erotici nati da fanfiction in streaming 

    Dalle camerette dei fan alle luci della ribalta, il salto è stato breve. Questi film dimostrano che la fanfiction non è solo un passatempo, ma un vero motore creativo che ha rivoluzionato il mondo dell’erotico e del romance. Ogni storia nasce da una fantasia, ma alcune diventano bestseller e blockbuster. Che tu preferisca le sfumature del grigio, i drammi da college o le passioni d’ufficio, c’è una fanfiction diventata film pronta a farti battere il cuore (e magari anche arrossire). Hai già visto tutti questi titoli? O sei più tipo da AO3 con la tenda chiusa e il browser in incognito? In ogni caso… qui trovi l’elenco completo su dove guardare i 5 film erotici nati da fanfiction in streaming:

  • La classifica di tutti i film della Fase 1 Marvel da vedere online

    La classifica di tutti i film della Fase 1 Marvel da vedere online

    Alessandro Zaghi

    Alessandro Zaghi

    Editor a JustWatch

    Decine di film, serie spin-off, personaggi che si collegano tra loro, multiversi, le tradizionali scene “nascoste” post-credits: in sintesi il Marvel Cinematic Universe. Un vero e proprio universo cinematografico, negli anni diventato sinonimo contemporaneo del colossal hollywoodiano. Chiunque ormai conosce Iron Man o Thor, personaggi un tempo confinati alle pagine dei fumetti, oggi entrati a gamba tesa nell’immaginario collettivo proprio grazie all’arrivo della Marvel nelle sale.

    Una storia iniziata nel 2008, con il primo di sei titoli che compongono la cosiddetta “Fase 1” del Marvel Cinematic Universe. Questi film sanciscono l’ingresso in scena dei personaggi che andranno poi a formare il dream team degli Avengers. È in questa Fase, inoltre, che per la prima volta venne introdotta l’idea di un universo condiviso, invenzione 100% made in Marvel; prima di allora a nessuno era mai venuto in mente di connettere fra loro personaggi di film diversi (forse a Quentin Tarantino, ma questa è un’altra storia…). 

    Come fossimo alla ricerca delle Gemme dell’Infinito apriamo quindi una porta temporale, per un viaggio indietro nel tempo, verso i film che hanno dato inizio al Marvel Cinematic Universe. Qui sotto li trovate tutti, dai meno riusciti fino a quelli diventati pezzi di storia del cinema dedicato ai supereroi.

    6. L’incredibile Hulk (2008) 

    Il tassello dimenticato della Fase 1. L’incredibile Hulk racconta la storia di Bruce Banner, interpretato da Edward Norton, in lotta con una trasformazione devastante (letteralmente) che non riesce a controllare. Il film ha un tono cupo, talvolta quasi thriller, si prende molto sul serio pur portando in scena un gigantesco mostro verde. Tuttavia fatica a trovare una vera anima: lo stile è distante dagli altri film Marvel, i legami con il resto del MCU sono minimi (tranne che un breve cameo di Tony Stark nel finale). Come se non bastasse, L’incredibile Hulk (2008) è l’unico film della saga in cui il protagonista cambierà attore (da Norton a Mark Ruffalo), e forse anche per questo rimane isolato dal resto. 

    5. Iron Man 2 (2010)

    Dopo il successo travolgente del primo Iron Man (2008), questo sequel aveva il compito di alzare l’asticella. Non è andata proprio così. In questo secondo capitolo Tony Stark è ormai una celebrità, ma deve fare i conti con il governo che vuole le sue armature, un nuovo nemico russo (Whiplash) e la tossicità del reattore che tiene incastonato nel petto. Troppe sottotrame, troppi personaggi introdotti in vista dei film successivi. Il risultato è confuso e anche il fenomeno Downey Jr. non basta a tenere tutto insieme. Rimangono alcune buone intuizioni (la prima vera apparizione di Vedova Nera, il legame con Nick Fury), ma se L’incredibile Hulk (2008) sembrava un po’ insipido, con Iron Man 2 siamo davanti a un vero ‘mappazzone’.

    4. Thor (2011)

    Un principe spocchioso, un martello magico e un regno di divinità norrene: le possibilità che questa ricetta si trasformasse in un flop c’erano eccome, eppure la scommessa andò a buon fine. A causa della sua mitologica arroganza, Thor (Chris Hemsworth) viene esiliato sulla Terra dal padre Odino (Anthony Hopkins). Qui incontra Jane Foster (Natalie Portman), scienziata che lo aiuterà a riscoprire se stesso. La trama fantasy di Thor è arricchita dai tocchi shakespeariani dell'odio fratricida di Loki, che qualche anno dopo diventerà uno dei villain (e antieroi) più amati del MCU. 

    3. Captain America: Il primo vendicatore (2011)

    Anche qui il disastro era dietro l’angolo. Il classico eroe senza macchia, chiamato a salvare la patria durante la Seconda Guerra Mondiale, che alla fine trionfa e torna dalla sua bella… un po’ già visto no? Ma anche questa volta la Marvel riuscì a stupire, con Chris Evans che regalò al personaggio un volto credibile e, soprattutto, umano. La trasformazione da gracile recluta a supersoldato è raccontata in maniera convincente in Captain America - Il primo vendicatore. Lo stesso vale per la storia d’amore con Peggy Carter, a mani basse la più toccante dell'intero MCU. 

    2. Iron Man (2008)

    Il film da cui tutto è iniziato. Tony Stark, miliardario playboy, cinico quanto geniale, viene rapito in Afghanistan, ma riesce a scappare dalla prigionia costruendo – praticamente a mani nude – l’armatura che diventerà poi simbolo della saga. Iron Man (2008) è una origin story perfetta, dal ritmo serrato e appassionante, in cui il protagonista Robert Downey Jr. si prende la scena con una delle sue prove migliori. A chi si aspettava il solito film di supereroi (la tipica “americanata” per intenderci) Marvel rispose introducendo temi complessi, decisamente inusuali per il genere, come gli interessi dell’industria bellica e il conseguente senso di colpa attorno cui ruota lo sviluppo del personaggio. E poi quel finale, “I am Iron Man”, game-set-match.

    1. The Avengers (2012)

    Il punto di arrivo di tutta la Fase 1. Sei eroi riuniti per fermare l’invasione di Loki, sotto la guida del capo dell’organizzazione segreta S.H.I.E.L.D., il leggendario Nick Fury (qui interpretato da Samuel L. Jackson). Trama apparentemente semplice, ma realizzare The Avengers era davvero un’impresa quasi impossibile: incrociare le trame, mettere insieme personaggi lontani, farli funzionare come squadra. Missione compiuta dal regista e screenwriter Joss Whedon, con un film che gira e non si inceppa mai, in cui ogni protagonista ha il suo spazio pur non intaccando le dinamiche del gruppo. Ciliegina sulla torta, la battaglia finale a New York, ancora oggi una delle sequenze più iconiche nella storia del genere. The Avengers (2012) non solo chiude la Fase 1: la consacra. Da qui in poi, l’MCU sarebbe diventato un fenomeno mondiale.

    Dove vedere in streaming i film della Fase 1 Marvel

    Se dopo questo viaggio nella Fase 1 vi è venuta voglia di rivedere tutto da capo, sappiate che potete farlo comodamente in streaming. Cinque film su sei sono disponibili su Disney+, piattaforma che ospita gran parte del catalogo Marvel, dalle origini degli Avengers fino agli ultimi sviluppi del Multiverso. L’unica eccezione è L’incredibile Hulk (2008), distribuito da Universal e quindi assente su Disney+: in quel caso, lo trovate su Prime Video, a noleggio o per l’acquisto digitale.

  • I 10 migliori film e serie TV di Nicholas Hoult: da giovane rivelazione a Lex Luthor del Nuovo Millennio

    I 10 migliori film e serie TV di Nicholas Hoult: da giovane rivelazione a Lex Luthor del Nuovo Millennio

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Con l’uscita nelle sale del nuovo film su Superman diretto da James Gunn, non si parla d’altro: Nicholas Hoult è ufficialmente il nuovo Lex Luthor del grande schermo. Un casting sorprendente ma azzeccato, che conferma la traiettoria fuori dagli schemi dell’attore inglese, capace di reinventarsi a ogni ruolo.

    Da prodigio della recitazione in About a Boy (2002) fino a famiglio stressato di un vampiro, zar psicotico, “critico culinario” in crisi o villain leggendario, Hoult ha costruito una carriera solida e ricca di sorprese, in equilibrio tra cinema indipendente e blockbuster.

    Il suo talento camaleontico, il fascino magnetico e una certa tendenza a scegliere personaggi eccentrici, fragili o disturbati lo rendono uno degli attori più interessanti della sua generazione. In attesa di vederlo sfidare l’Uomo d’Acciaio, ecco i 10 migliori film e serie TV da guardare in streaming, fondamentali per capire l’evoluzione di Nicholas Hoult.

    1. About a Boy (2002)

    Tutti ricordano il piccolo Marcus: capelli a scodella, maglioni imbarazzanti e una sincerità spiazzante. Con About a Boy, tratto dal romanzo di Nick Hornby, Nicholas Hoult debutta al cinema al fianco di Hugh Grant, regalando un personaggio memorabile per delicatezza e umorismo. Marcus è un ragazzino solitario con una madre depressa, che finisce per instaurare un’improbabile amicizia con un trentenne immaturo e irresponsabile. Hoult riesce a rendere credibile e toccante il difficile equilibrio tra l’ingenuità infantile e la consapevolezza precoce del dolore, rubando spesso la scena al protagonista adulto. Il film ottiene un grande successo e lancia la carriera del giovane attore, che già mostra una sorprendente maturità interpretativa. Una performance che ancora oggi emoziona e che segna l’inizio di un percorso fatto di scelte coraggiose e ruoli sempre diversi.

    2. Skins (2007–2008)

    Se About a Boy (2002) ha rivelato il suo talento, è con Skins che Nicholas Hoult è diventato un’icona generazionale. Nel ruolo di Tony Stonem, ragazzo brillante, manipolatore e carismatico, Hoult incarna l’adolescente pericolosamente perfetto, destinato però a una rovinosa caduta. Tony è l’anti-eroe perfetto della serie: affascinante, spietato, ma anche profondamente umano nei momenti di vulnerabilità. Skins, con il suo stile crudo e realistico, ha rivoluzionato la rappresentazione dei teen drama, e Hoult ne è stato il volto simbolo nella prima generazione. Il suo arco narrativo, tra eccessi, trauma e redenzione, gli permette di esplorare registri diversi, dimostrando un’ampiezza espressiva che lo distingue dai suoi coetanei. È qui che Hoult passa da promessa a certezza, aprendosi le porte per ruoli più adulti e complessi.

    3. The Great (2020–2023)

    Chi pensava che Nicholas Hoult fosse adatto solo a ruoli tormentati o romantici, non ha visto The Great. Nella serie satirica ideata da Tony McNamara, Hoult interpreta lo zar Pietro III di Russia con una combinazione irresistibile di crudeltà infantile e comicità surreale. Il suo Pietro è un despota ignorante, capriccioso e narcisista, ma talmente sopra le righe da risultare irresistibile. Accanto a Elle Fanning nei panni di Caterina la Grande, Hoult brilla in una performance che fonde commedia, tragedia e grottesco con sorprendente naturalezza. Il successo della serie è dovuto in gran parte alla sua capacità di rendere tridimensionale un personaggio così assurdo, sfidando ogni stereotipo. The Great (2020) segna un punto di svolta: Hoult non è più solo un attore talentuoso, ma una presenza carismatica capace di guidare una serie di successo internazionale.

    4. A Single Man (2009)

    Sotto la regia elegante di Tom Ford, Nicholas Hoult regala una delle sue interpretazioni più intense e sottovalutate. In A Single Man, interpreta Kenny, un giovane studente affascinato dal suo professore, interpretato da Colin Firth. Il film, ambientato nella Los Angeles degli anni Sessanta, è un racconto di lutto, desiderio e bellezza estetica, e Hoult si muove con grazia in questo mondo ovattato e malinconico. La sua presenza è luminosa e ambigua, e il personaggio di Kenny assume un ruolo quasi salvifico per il protagonista. Hoult, ancora poco più che ventenne, mostra una notevole profondità emotiva e una sensualità mai banale. A Single Man (2009) è un film che conferma la sua versatilità, capace di esprimersi anche attraverso silenzi e sguardi, e non solo con dialoghi brillanti o scene teatrali.

    5. La Favorita (2018)

    Con La Favorita, diretto da Yorgos Lanthimos, Hoult si immerge in un’altra corte disfunzionale, questa volta quella della regina Anna. Nel ruolo di Robert Harley, leader dei Whigs, l’attore sfoggia parrucca e sarcasmo in egual misura, rubando la scena con ogni comparsata. Hoult è perfettamente a suo agio nell’universo strambo e tagliente di Lanthimos, trasformando un ruolo secondario in una vera e propria mina vagante narrativa. Il suo personaggio è tanto comico quanto inquietante, e rappresenta uno dei migliori esempi della capacità di Hoult di adattarsi a toni e stili molto diversi tra loro. In un cast stellare con Olivia Colman, Rachel Weisz ed Emma Stone, Hoult riesce comunque a lasciare il segno, confermando la sua affinità con i ruoli ambigui e sopra le righe.

    6. The Menu (2022)

    The Menu è una black comedy feroce e inquietante, e Hoult è perfetto nel ruolo dell’appassionato foodie Tyler, cliente insopportabile di un esclusivo ristorante gourmet. Insieme a Anya Taylor-Joy, Hoult esplora le dinamiche del privilegio, dell’ossessione e della disconnessione emotiva. Il suo personaggio, apparentemente innocuo, si rivela uno dei più disturbanti del film: adorante fino alla follia nei confronti dello chef interpretato da Ralph Fiennes, Tyler incarna la deriva dell’adorazione cieca per l’élite culturale. Hoult riesce a rendere il personaggio insopportabile e allo stesso tempo tragicamente umano, una maschera di superiorità che nasconde un vuoto devastante. È una delle sue prove più riuscite nel campo del cinema satirico, e un ulteriore esempio della sua bravura nel rendere indimenticabili anche personaggi secondari.

    7. Renfield (2023)

    Con Renfield, Nicholas Hoult torna a vestire i panni del mostro romantico, ma in chiave ironica e contemporanea. Nel film interpreta il celebre servitore di Dracula, stanco della sua relazione tossica con il Principe delle Tenebre (un Nicolas Cage in forma smagliante). Il film gioca con i cliché del genere horror e li capovolge in una commedia action piena di sangue e sarcasmo. Hoult riesce a bilanciare perfettamente lo humour nero con momenti più toccanti, dando vita a un personaggio tragicomico che combatte la dipendenza, letteralmente, da un padrone immortale. Ancora una volta, dimostra il suo talento nel mescolare generi diversi e nel dare profondità emotiva anche ai ruoli più assurdi. Renfield (2023) non è un capolavoro, ma è un veicolo perfetto per l’energia e l’ironia sempre più affilate di Hoult.

    8. X-Men: L’inizio (2011)

    Nel rilancio della saga X-Men, Nicholas Hoult entra a far parte del franchise nel ruolo di Hank McCoy, alias Bestia. In X-Men: L’inizio, lo vediamo nei panni di un giovane scienziato brillante e introverso, la cui mutazione lo porterà a diventare un gigante blu dal cuore gentile. Hoult riesce a infondere al personaggio una vulnerabilità sincera, rendendolo uno dei mutanti più umani del gruppo. Il suo arco narrativo, che attraversa più film della saga, è uno dei più interessanti: riflette temi come l’accettazione di sé, il desiderio di normalità e la lotta tra scienza e istinto. La sua interpretazione, meno sopra le righe rispetto ad altri ruoli, dimostra una solida presenza drammatica. Con X-Men, Hoult entra nel mondo dei blockbuster mantenendo una sensibilità d’autore.

    9. Nosferatu (2025)

    Tra i film più attesi di questo 2025 c’è stato Nosferatu di Robert Eggers, nuova rilettura del classico horror espressionista di F.W. Murnau. Hoult interpreta Thomas Hutter, il protagonista della storia e vittima designata del vampiro interpretato da Bill Skarsgård. Dopo ruoli brillanti e grotteschi, Hoult torna a esplorare l’oscurità con un personaggio tragico e romantico. La scelta di Eggers — regista di The Witch (2016) e The Lighthouse (2019) — lascia intendere un film visivamente straordinario e narrativamente perturbante, in cui Hoult ha avuto l’occasione di mostrare nuove sfumature del suo talento. Un ritorno alle origini horror, ma con la maturità di un interprete ormai consapevole.

    10. Superman (2025)

    È il ruolo di una vita: Lex Luthor. Con il reboot di Superman (2025) firmato da James Gunn, Nicholas Hoult entra nell’universo DC vestendo i panni del più iconico tra i villain del fumetto americano. Un personaggio che è stato interpretato da grandi nomi (Gene Hackman, Kevin Spacey, Jesse Eisenberg), ma che Hoult promette di reinventare completamente. A differenza delle versioni più caricaturali o nevrotiche, il suo Lex sembra ispirarsi a figure reali del potere contemporaneo: freddo, intelligente, carismatico e inquietante. Gunn ha descritto il film come un mix di avventura, emozione e satira sociale, e Hoult — con la sua versatilità e il suo sguardo tagliente — è la scelta ideale per incarnare un antagonista che non ha bisogno di superpoteri per essere terrificante. Sarà questa la definitiva consacrazione di un attore che non ha mai smesso di reinventarsi?

    Dove guardare i migliori film e serie TV di Nicholas Hoult in streaming

    Nicholas Hoult ha dimostrato di essere un attore di straordinaria versatilità, capace di passare con disinvoltura da ruoli densi d’umanità a personaggi eccentrici, da blockbuster a film d’autore. La sua carriera non può dirsi conclusa, ma questa selezione rappresenta i momenti più iconici del suo viaggio sul grande (e piccolo) schermo. Di seguito, l’elenco completo su dove guardare i migliori film e serie TV di Nicholas Hoult in streaming:

  • Ti interessano gli anime ma non ne hai mai visto uno? Inizia con questi 10 titoli!

    Ti interessano gli anime ma non ne hai mai visto uno? Inizia con questi 10 titoli!

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Il mondo degli anime è vastissimo: ci sono saghe infinite, drammi esistenziali, combattimenti spettacolari, storie romantiche, avventure fantasy e persino panda rossi che urlano death metal. Ma se non hai mai visto un anime in vita tua, potresti sentirti sopraffatto da tutta questa varietà. 

    Da dove cominciare? Questo articolo è pensato per te che sei alle prime armi. Non esiste davvero la guida perfetta. La scelta potrebbe tanto variare dal gusto (sei uno che ama l’azione? Preferisci le cose romantiche? Sperimentali?) e dal tempo a disposizione. Ad esempio, shonen famosissimi (e assolutamente da vedere) come Dragon Ball (1986) o One Piece (1999), Naruto (2002) o Naruto: Shippuden (2007) potrebbero risultare un po’ impegnative (e, per forza di cose, respingenti) per il numero elevatissimo di episodi. Per dirla in termini sportivi, ti consigliamo un po’ di riscaldamento, prima di buttarti sull’agonismo vero e proprio! 

    Premesso questo, ti proponiamo 10 anime perfetti per iniziare, da guardare in streaming e scelti proprio per la loro accessibilità, la varietà di generi e l’incredibile capacità di far innamorare anche chi non sa cosa sia un “isekai” o una “tsundere”. Sono serie che spiegano bene cos’è l’animazione giapponese: emotiva, creativa, sorprendente. Questi titoli sono lo starter pack ideale per principianti: li trovi facilmente in streaming, sono brevi o ben strutturati, e hanno conquistato il cuore di milioni di fan. Sei pronto a iniziare il tuo viaggio?

    1. Death Note (2006)

    Un thriller psicologico avvincente, che ti prende dal primo episodio e non ti molla più. Death Note racconta la storia di Light Yagami, studente modello che entra in possesso di un quaderno capace di uccidere chiunque, semplicemente scrivendone il nome. Da lì parte una sfida mentale contro il misterioso detective L. Con soli 37 episodi e una trama serratissima, è l’anime perfetto per chi ama le serie intelligenti, piene di colpi di scena e dilemmi morali. Oscuro, elegante e avvincente: un classico che affascina anche i non appassionati.

    2. Spy x Family (2022 - in corso)

    Un agente segreto, un’assassina professionista e una bambina telepate… che formano una famiglia (finta). Spy x Family è una commedia brillante che mescola azione, affetto e ironia. Ogni episodio è leggero, ben ritmato e incredibilmente adorabile, grazie soprattutto alla piccola Anya, che è già un’icona. Perfetto per chi ama lo humor intelligente, le dinamiche familiari dolci e un pizzico di mistero. È l’anime ideale per avvicinarsi al genere senza sentirsi sopraffatti da mille sottotrame.

    3. Your Name. (2016)

    Se preferisci cominciare con un film, Your Name. è il punto di partenza perfetto. Diretto da Makoto Shinkai, racconta l’intreccio temporale e sentimentale tra due ragazzi che si scambiano misteriosamente di corpo. È una storia toccante, visivamente mozzafiato, che unisce il romanticismo a una vena fantasy delicata. Il ritmo è perfetto anche per chi non ha mai visto anime: emoziona, sorprende e resta nel cuore. Uno dei più grandi successi globali del cinema d’animazione giapponese.

    4. My Hero Academia (2016 - in corso)

    Lo sappiamo, lo sappiamo, avevamo premesso niente anime dalle “mille stagioni”. E sebbene My Hero Academia di stagioni ne abbia ben sette con un’ultima e ottava in arrivo questo autunno, rispetto ai “colleghi shonen” citati precedentemente, di episodi ne ha comunque meno! Per chi è cresciuto con i supereroi Marvel, My Hero Academia è un ponte ideale verso l’animazione giapponese. Ambientato in un mondo dove quasi tutti hanno superpoteri (quirk), segue la crescita di Izuku, ragazzo senza poteri che sogna di diventare un eroe. È uno shonen classico, pieno d’azione, emozione e insegnamenti sulla perseveranza, il coraggio e il valore della gentilezza. Ideale per chi ama le storie di crescita e non disdegna un po’ di epicità.

    5. Fruits Basket (2019 - 2021)

    Ti piacciono le storie commoventi con un pizzico di magia? Fruits Basket è una meravigliosa serie slice of life con un tocco fantasy. Racconta di Tohru, una ragazza che scopre che alcuni membri della famiglia Soma si trasformano in animali dello zodiaco cinese quando vengono abbracciati. Ma dietro la premessa buffa si nasconde un racconto profondo di traumi, guarigione e amore. Dolce e terapeutico, è perfetto per chi cerca un anime emotivo e introspettivo, ma accessibile.

    6. One Punch Man (2015 - in corso)

    Cosa succede quando sei talmente forte da sconfiggere chiunque con un solo pugno? Ti annoi. One Punch Man è una parodia geniale del genere supereroistico e shonen. Segue le disavventure del placido Saitama, che cerca un avversario alla sua altezza. È divertente, veloce e incredibilmente ben animato. Una scelta perfetta per chi vuole un anime action… ma non troppo serio. Si guarda in un attimo e lascia il segno.

    7. Demon Slayer – Kimetsu no Yaiba (2019 - in corso)

    Vuoi rimanere senza fiato per l’animazione? Inizia con Demon Slayer. La storia segue Tanjiro, un ragazzo dal cuore d’oro che si unisce ai cacciatori di demoni per salvare la sorella. L’anime unisce un’estetica giapponese raffinata a battaglie spettacolari e un legame familiare toccante. Perfetto per chi ama le avventure emotive e visivamente mozzafiato. Ha pochi episodi all’inizio e continua con film e stagioni molto accessibili.

    8. Toradora! (2008 - 2009)

    Un classico delle commedie romantiche scolastiche. Toradora! segue due studenti dal carattere opposto che decidono di aiutarsi a vicenda con le rispettive cotte… ma finiranno per legarsi tra loro. L’anime alterna momenti buffi e teneri a riflessioni sull’identità, la solitudine e l’amore. È breve, intenso e spesso commuove più di quanto si creda. Una porta d’ingresso perfetta per il lato romantico (e realistico) dell’animazione giapponese.

    9. Mob Psycho 100 (2016 - 2022)

    Un protagonista con poteri mentali devastanti… ma il suo vero problema è imparare a esprimere le emozioni. Mob Psycho 100 è un anime unico per stile e contenuto: colora la crescita personale con battaglie spettacolari, assurdità comiche e un messaggio profondo. Dallo stesso autore di One Punch Man, riesce a essere divertente, strano e toccante allo stesso tempo. Breve e perfetto per chi vuole un anime che faccia tutto: ridere, pensare e gasare.

    10. Violet Evergarden (2018 - 2020)

    Un anime struggente e visivamente meraviglioso. Violet Evergarden segue una giovane ex-soldatessa che, finita la guerra, cerca di capire il significato delle emozioni e delle parole. Scrivendo lettere per gli altri, affronta anche il proprio trauma e la propria solitudine. Ogni episodio è una piccola storia intensa. L’animazione è da togliere il fiato, la colonna sonora commovente. È perfetto per chi ama le emozioni forti e le storie di redenzione.

    Dove guardare i 10 anime perfetti per iniziare in streaming

    Entrare nel mondo degli anime può sembrare complicato, ma con i titoli giusti può diventare amore a prima vista. Che tu preferisca l’azione, il romanticismo, le risate o le storie commoventi, c’è un anime perfetto per te. Questi titoli sono pensati per farti scoprire tutto ciò che l’animazione giapponese ha da offrire… e magari dare inizio a una nuova passione (e qualche ossessione!).

    Di seguito trovi l’elenco completo su dove guardare i 10 anime perfetti per iniziare in streaming:

  • Gli anime censurati in Italia: 10 casi famosi (e cosa non ci hanno fatto vedere davvero)

    Gli anime censurati in Italia: 10 casi famosi (e cosa non ci hanno fatto vedere davvero)

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Chi è cresciuto guardando gli anime in TV tra gli anni ’80 e 2000 lo sa bene: molte scene, battute e persino trame sono state pesantemente censurate. A volte per “proteggere i bambini”, spesso per ignoranza e bigottismo, altre ancora per conformarsi a una sensibilità culturale diversa da quella giapponese.

    Il risultato? Baci scomparsi, coppie trasformate in “amici”, battute ambigue tagliate e interi episodi rimontati, nonché terribili finali tronchi. Alcune censure sono diventate leggendarie e oggi ci fanno sorridere o storcere il naso. Ma cosa succedeva davvero nelle versioni originali?

    Ecco 10 anime che in Italia sono arrivati censurati da vedere in streaming (senza censura), e cosa ci siamo persi nella versione non tagliata.

    1. Sailor Moon (1992)

    Sailor Moon è forse il caso di censura più celebre in Italia. Negli anni ’90, molte delle sue sfumature più adulte vennero rimosse per renderlo “più adatto” a un pubblico infantile. Il caso più noto? Haruka (Sailor Uranus) e Michiru (Sailor Neptune), una coppia saffica affiatata e romantica nella versione originale, sono diventate… cugine nella versione italiana. Un escamotage che rendeva incomprensibile la loro intimità e alcune scene ambigue. Oppure, altro esempio molto famoso sono le Sailor Starlights e il loro cambio di genere. Nella versione “umana” assumono l’identità segreta di una boyband, per poi trasformarsi in donne nella loro versione Sailor. La storyline in Italia, però, è stata completamente stravolta; i tre ragazzi, infatti, chiamano in aiuto dallo spazio le cugine. O, ancora, gli alieni Ali e An, effettivamente fratelli al limite dell’incesto che, nella versione italiana, fingono solo di essere fratelli. Senza dimenticare il generale Zachar, in Italia divenuto una donna a causa del suo aspetto “troppo femmineo”. Ma non è finita qui: diversi baci, dialoghi con doppi sensi e persino morti troppo drammatiche vennero tagliate o edulcorate. In Giappone, Sailor Moon (1992) era un anime femminista e queer-friendly, ma in Italia ne arrivò una versione “ripulita” e molto meno audace.

    2. Lady Oscar (1979)

    In Lady Oscar l’identità di genere, l’ambiguità sessuale e l’amore non convenzionale sono al centro della narrazione. Eppure nella versione italiana tutto questo fu fortemente censurato. La virilità di Oscar venne attenuata, Rosalie – la ragazza che lei accoglie in casa – non viene mostrata come innamorata di lei, e la tensione omosessuale che attraversa l’anime viene sistematicamente nascosta. Inoltre, nella versione originale, durante un processo, Jeanne Valois accusa addirittura Maria Antonietta di intrattenere rapporti omosessuali con le cortigiane, tra cui Oscar stessa. In Italia? Tutto tagliato. Ed anche le scene tra Oscar e Andre sono state fortemente censurate perché troppo violente, come il momento in cui Andre costringe Oscar a fare i conti con la sua identità di genere biologica strappandole i vestiti di dosso. Insomma, un anime audace e coraggioso trasformato in un dramma storico convenzionale.

    3. Card Captor Sakura (1998)

    Dietro l’apparenza dolce di Card Captor Sakura si nascondono temi che l’adattamento italiano ha preferito evitare. In particolare modo a risentirne di più è stata la relazione omosessuale tra Yukito Tsukishiro e Touya Kinomoto. Entrambi ammettono di essere attratti l’uno dall’altro, e di amarsi, ma nell’adattamento italiano, purtroppo, tutte le scene “troppo ambigue” sono state eliminate, facendo passare il rapporto tra i due unicamente come una profonda amicizia fraterna. E non è l’unico episodio in cui l’amore viene trasformato in amicizia; per esempio, la profonda ammirazione (e cotta palese) di Tomoyo per Sakura è stata resa più “amichevole” e sfumata nei dialoghi italiani. Nella versione giapponese, Card Captor Sakura (1998) era un anime dolce ma audace, che parlava di amore in tutte le sue forme. Da noi, si è trasformato in una storia di amicizia molto… platonica.

    4. The End of Evangelion (1997)

    Neon Genesis Evangelion (1995) è un capolavoro complesso, ma nella versione italiana anni ’90 molte scene sono state modificate per “ammorbidire” temi come la sessualità e il disagio mentale. La scena di apertura del film The End of Evangelion, in cui Shinji si masturba accanto a una Asuka in coma, è stata tagliata nelle trasmissioni e censurata in molti contesti. Altro elemento che ha fatto molto discutere e oggetto di molteplici interpretazioni, ma qui la colpa non va attribuita alla censura italiana, è il rapporto tra Shinji e Kaworu. Essendo quest’ultimo un angelo, ritrovatosi poi nel corpo di un adolescente, comincia a provare improvvisamente tutte le sfumature tipiche dei sentimenti e dell’attrazione, riversando la sua attenzione su Shinji che, in più di un’occasione, viene preso contropiede. Solo successivamente, Shinji ammettere di aver provato dell’attrazione per Kaworu, prima di poterla definire davvero tale. C’è una forte discussione ancora in corso tra manga e anime (ritenuto canonico) dove, però, si gioca moltissimo sull’ambiguità di questo rapporto che va oltre il concetto canonico di amicizia. Anche alcuni dialoghi cruciali che parlano esplicitamente di depressione, impulsi sessuali o identità sono stati riformulati. Il risultato? Una versione più confusa e meno coraggiosa rispetto all’originale, che invece non ha paura di mostrare il lato oscuro dell’animo umano.

    5. Ranma ½ (1989)

    Il cuore di Ranma ½ è il gioco di trasformazioni, identità e ambiguità di genere. In Italia, però, tutto questo è stato filtrato con molta cautela. Le numerose scene di nudo comico sono state tagliate o sfumate, e molti dialoghi allusivi sono stati modificati. Ranma, che si trasforma in ragazza con l’acqua fredda, è un personaggio fluido e anticonformista, ma nella versione italiana tutto ciò è stato ridotto a una gag priva di riflessione. Le dinamiche queer e le situazioni più spinose sono state edulcorate, cancellando la carica provocatoria e rivoluzionaria dell’anime originale di Rumiko Takahashi.

    6. One Piece (1999)

    Quando One Piece arrivò in Italia, fu subito chiaro che la versione trasmessa non era esattamente quella pensata da Eiichiro Oda. Le sigarette di Sanji divennero lecca-lecca, le pistole furono rimpiazzate da armi improbabili e molte scene vennero tagliate per ridurre la violenza. Persino il sangue fu ritoccato o eliminato. I dialoghi originali, spesso taglienti o ironici, vennero resi più infantili per adattarsi al target “bambini”. Il risultato? Un’avventura pirata molto più soft, che nascondeva le sue sfumature più mature e drammatiche sotto una patina da cartone animato per piccoli.

    7. Kiss Me Licia (1983)

    Kiss Me Licia (basato su Ai Shite Knight) è un classico degli anni ’80, ma la sua versione italiana è stata pesantemente censurata. Scene romantiche o sensuali sono state tagliate, così come battute a doppio senso. Persino alcuni atteggiamenti tra i personaggi sono stati modificati nei dialoghi per renderli più “casti”. Il contesto musicale e giovanile dell’anime originale includeva anche tematiche adulte, come relazioni complicate e gelosie, che da noi vennero fortemente semplificate. E se pensate che tutto fosse già troppo ingenuo, sappiate che Kiss Me Licia (1983) è anche diventato una fiction live action in Italia, Love Me Licia (1986), con ancora più filtri moralizzanti. Però, le “fettine panate” di Cristina D’Avena sono ormai un cult!

    8. Dragon Ball Z (1989)

    Dragon Ball Z è stato censurato in diversi modi durante la sua trasmissione italiana. Alcune scene particolarmente violente – come esplosioni sanguinose, colpi mortali e mutilazioni – vennero tagliate o ricolorate. Anche il linguaggio fu “alleggerito”: parole come “morte”, “uccidere” o “inferno” furono sostituite con eufemismi. Scene ambigue con personaggi come Il Maestro Muten Roshi (il Genio delle tartarughe), noto per le sue uscite osé, furono ridimensionate. E così, un anime che parlava di battaglie epiche, ma anche di morte e sacrificio, è diventato un po’ più innocuo – ma anche meno intenso – per il pubblico italiano.

    9. Rossana (1996)

    Chi ricorda Rossana come una commedia scolastica allegra forse non ha visto la versione originale. Kodomo no Omocha (1996) è un anime sorprendentemente maturo, che affronta tematiche forti: depressione, suicidio, abbandono, bullismo. In Italia, però, molte di queste sfumature sono state eliminate o minimizzate. Per esempio, in Italia l’ossessione di Rossana per il suo manager Robbie venne smorzata di molto, per timore di inciampare in tematiche pedofile; sempre nella serie originale, l’età reale della madre biologica di Rossana al momento del parto, prima dell’abbandono, era di 14 anni e non 24 anni come in quella italiana. Alcune frasi sono state ritradotte in modo da rimuovere riferimenti espliciti alla violenza familiare o a tentativi di suicidio. Persino il tono dei personaggi è stato modificato per rendere tutto più leggero. Ma sotto la superficie da “cartone per ragazzine”, Rossana (1996) era – e resta – un anime che non aveva paura di scavare nel dolore reale.

    10. Detective Conan (1996)

    Detective Conan è un giallo geniale con una media di un cadavere per episodio. E questo, per la TV italiana, era un problema. Molti episodi non sono mai stati trasmessi, soprattutto quelli con scene particolarmente crude o delitti efferati. Anche alcune scene con armi, strangolamenti o morti violente sono state tagliate o modificate. Inoltre, alcuni dialoghi furono “addolciti” per evitare riferimenti diretti alla morte o al suicidio. La versione italiana risulta così più “soft”, ma anche meno fedele all’intento originale: un poliziesco che non aveva paura di mostrare la parte più oscura del crimine.

    Dove vedere i 10 anime censurati in Italia in streaming

    Conoscevate tutti questi tagli e modifiche? O qualcuna di queste vi ha sorpreso? Per fortuna oggi le cose sono molto cambiate, grazie anche alle piattaforme e a una messa in onda praticamente in contemporanea, anche se, di tanto in tanto, qualche scivolone capita ancora di farlo. Intanto, se volete fare un rewatch degli anime che hanno contrassegnato la vostra infanzia, ma nella loro reale versione, ecco l’elenco completo su dove guardare i 10 anime censurati in Italia in streaming:

  • 10 cameo indimenticabili in "Friends" che forse non ricordavi

    10 cameo indimenticabili in "Friends" che forse non ricordavi

    Alessandro Zaghi

    Alessandro Zaghi

    Editor a JustWatch

    Rachel, Ross, Joey, Chandler, Monica e Phoebe, sei nomi che qualunque appassionato di serie tv ha stampato indelebili nella memoria: i sei protagonisti di Friends, probabilmente la sitcom più celebre degli anni ‘90. Storie d’amore, di amicizia, di crescita personale, il tutto condito da litri di caffè consumati sul mitico divano del Central Perk e, ovviamente, tantissime risate, tra battute e sketch diventati iconici.

    Un successo immediato, fin dal primo episodio (22 settembre 1994), quando Rachel entra in scena con l’abito da sposa, in fuga dal suo matrimonio.

    Dieci stagioni, 236 episodi, ognuno diventato un cult della televisione. E se certamente gran parte del merito va al cast – all’epoca attori e attrici poco più che esordienti – non bisogna dimenticare i cameo che hanno impreziosito le puntate della serie di tante piccole gemme. Infatti, la popolarità dello show durante gli anni della messa in onda era talmente alta da attrarre sul set anche star tra le più luminose di Hollywood. Alcune come semplici guest star, altre entrate nelle trame della serie interpretando personaggi che sono rimasti nel cuore degli spettatori. Ve li ricordate tutti? È arrivato il momento di fare un ripasso

    1. Brad Pitt – Will Colbert (The One with the Rumor, Stagione 8, Episodio 9)

    Quando pensiamo ai cameo di Friends, il primo nome che viene in mente è inevitabilmente il suo. Brad Pitt, fresco del successo di Fight Club (1999) e all’epoca sposato con Jennifer Aniston, interpreta Will Colbert: ex compagno di scuola di Monica e Ross e membro fondatore del club “Io odio Rachel Green”. Invitato per il pranzo del Ringraziamento, Will si presenta ancora carico di rancore adolescenziale, pronto a tirare fuori vecchie ruggini di liceo, il tutto condito da un'autoironia irresistibile. Bastano poche scene per trasformare questa puntata in un classico assoluto.

    2. Julia Roberts – Susie Moss (The One After the Superbowl: Part 2, Stagione 2, Episodio 13)

    Quando si parla di vendette memorabili, quella di Susie Moss non si batte. La star di Pretty Woman (1990) Julia Roberts interpreta l’ex compagna di scuola di Chandler, decisa a fargli pagare un’umiliazione subita ai tempi delle elementari. Prima lo seduce, poi lo chiude in bagno e gli ruba i vestiti. Un cameo lampo, ma talmente potente da restare scolpito nella storia della serie.

    3. Brooke Shields – Erika Ford (The One After the Superbowl: Part 1, Stagione 2, Episodio 12)

    Nello stesso episodio, andando in onda dopo il XXX Super Bowl davanti a oltre 50 milioni di telespettatori, fa la sua entrata anche Brooke Shields, nei panni di Erika, una fan al limite dello stalking e convinta che Joey sia davvero il dottor Drake Ramoray della soap I giorni della nostra vita. Con un vago retrogusto a là Misery non deve morire (1990), Shield esagera l’ossessione del suo personaggio per l’adorato medico, tra baci, vocine infantili e dichiarazioni assurde che mettono in crisi tutto il gruppo per uno dei momenti più surreali della serie.

    4. Ben Stiller – Tommy (The One with the Screamer, Stagione 3, Episodio 22)

    Ben Stiller veste i panni di Tommy, il nuovo fidanzato di Rachel. All’apparenza sembra il partner perfetto, gentile e sicuro di sé, in realtà nasconde un lato oscuro, che tuttavia solo Ross riesce a cogliere. Ovviamente, nessuno gli crede, per una delle gag più riuscite della terza stagione con Stiller che, nel ruolo del folle urlatore, regala un’interpretazione da dieci e lode.

    5. Reese Witherspoon – Jill Green (The One with Rachel’s Sister, Stagione 6, Episodi 13-14)

    Jill Green entra nella serie con la grazia di un uragano. Sorella minore di Rachel, viziata e allergica alla parola “responsabilità”, stravolge ogni equilibrio flirtando con Ross e spendendo cifre folli in shopping compulsivo. Reese Witherspoon la interpreta con leggerezza e ironia, regalando un personaggio che, pur essendo all’inizio fastidioso, a fine episodio resta nel cuore. In fondo, Jill è un po’ la Rachel dei primi episodi… solo molto più capricciosa.

    6. Christina Applegate – Amy Green (The One with Rachel’s Other Sister, Stagione 9, Episodio 8)

    E quando pensi che peggio della sorellina Jill non possa esserci nessuno, ecco che arriva la mediana Amy. Christina Applegate interpreta l’altra sorella Green con una cattiveria così surreale da diventare irresistibile. Amy è superficiale, disinteressata a tutto ciò che non sia sé stessa e completamente fuori dal mondo. Le sue battute taglienti e le sue proposte fuori luogo (tipo decidere chi dovrà crescere la figlia di Rachel) la rendono uno dei personaggi più spietati ma anche più divertenti della serie. E non a caso Applegate si portò a casa un Emmy, proprio per la sua interpretazione in Friends.

    7. Bruce Willis – Paul Stevens (The One Where Ross Meets Elizabeth’s Dad, Stagione 6, Episodi 21-23)

    L’icona di Die Hard (1995) Bruce Willis interpreta Paul Stevens, padre ipermuscoloso e iperprotettivo di Elizabeth, la giovane fidanzata di Ross. Inizialmente severo e intimidatorio, a sorpresa Paul inizia a uscire con Rachel, abbandonando la maschera da duro apparentemente inscalfibile per lasciarsi inaspettatamente andare in un pianto a dirotto davanti allo specchio. Tra comicità e autoironia, il cameo di Willis diventò un instant classic tra i fan della serie, tanto da creare la leggenda che l’attore avesse accettato di partecipare a Friends dopo una scommessa persa con Matthew Perry.

    8. Alec Baldwin – Parker (The One with the Tea Leaves, stagione 8, Episodio 17)

    Alec Baldwin porta in scena Parker, l’uomo più entusiasta di sempre. Applaude il tramonto, si emoziona per il gusto dell’acqua, sorride per qualunque cosa. Phoebe all’inizio lo trova adorabile, ma il resto del gruppo non riesce proprio a digerire il suo entusiasmo fuori scala. Baldwin lo interpreta esagerando ogni suo gesto, trasformando l’ottimismo irrefrenabile del personaggio in gag di pura comicità.

    9. Jennifer Coolidge – Amanda Buffamonteezi (The One with Ross’s Tan, Stagione 10, Episodio 3)

    Amanda è una vecchia conoscenza di Monica e Phoebe, appena tornata dall’Inghilterra con un improbabile accento british, aneddoti surreali e un ego oltre misura. I suoi racconti e la sua spocchia mettono le due amiche in imbarazzo, tanto che cercheranno di scaricarla in ogni modo. Ma sarà propria una sua rivelazione a mettere in crisi il loro rapporto, apparentemente inscalfibile. I tempi di The White Lotus (2021 - presente) erano ancora lontani, ma il talento comico di Coolidge era già luminoso.

    10. Tom Selleck – Richard Burke (dalla stagione 2 in poi)

    Già attore cult grazie a Magnum, P.I. (1980) Tom Selleck non si limitò a partecipare come guest star per qualche episodio, ma portò in scena uno dei più grandi amori di Monica. Richard era l'affascinante oculista, più maturo, con cui Monica iniziò la sua prima vera storia d’amore adulta. La sua calma e pacatezza, la comicità della sua distanza con la spensieratezza giovanile dei sei protagonisti, resero Richard uno dei personaggi più amati tra quelli “esterni” al gruppo.

    In quali film e serie TV è possibile rivedere queste star?

    Siamo sicuri che questa lista vi ha fatto venire voglia di tornare ad abbuffarvi di episodi di Friends, ma se voleste saperne di più sugli attori di cui abbiamo parlato in questa lista, qui ci sono alcuni titoli che potete scoprire (o riguardare). Buona visione!

  • I migliori anime da vedere su Netflix: 15 titoli imperdibili tra originali, cult e novità

    I migliori anime da vedere su Netflix: 15 titoli imperdibili tra originali, cult e novità

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Netflix ha rivoluzionato anche il mondo degli anime. Non solo ospita alcuni dei titoli più amati di sempre, ma negli ultimi anni ha investito fortemente nella produzione e distribuzione di contenuti originali, creando un vero e proprio catalogo parallelo per appassionati e curiosi. Il risultato? Un mix esplosivo di serie spettacolari, visivamente ricercate, con tematiche mature, storie fuori dagli schemi e spesso audaci nei toni e nelle scelte stilistiche.

    In questa guida troverai il meglio dell’offerta anime disponibile su Netflix, con un’attenzione speciale per le produzioni originali e le esclusive più recenti. Dai drammi psicologici ai fantasy iperviolenti, dagli shonen esplosivi alle eleganti epopee visive, questi 15 titoli sono la crema dell’animazione giapponese (e non solo) da vedere oggi.

    1. Blue Eye Samurai (2023 - in corso)

    Un capolavoro visivo e narrativo. Blue Eye Samurai è un anime occidentale ambientato nel Giappone feudale, con un’estetica mozzafiato e una protagonista memorabile: Mizu, una guerriera metà occidentale e metà giapponese che cerca vendetta in un mondo dominato da violenza e discriminazione. Una storia adulta, ricca di sfumature, che parla di identità, rabbia e sopravvivenza con una regia da cinema e sequenze di combattimento tra le migliori mai viste in animazione. Si aspetta la seconda stagione con grande ansia!

    2. Pluto (2023)

    Tratto dall’opera di Naoki Urasawa (che reimmagina a tinte thriller un arco di Astro Boy), Pluto è un anime maturo e profondo che affronta il concetto di umanità attraverso robot dotati di coscienza. Il detective Gesicht indaga su una serie di misteriosi omicidi, in una trama che fonde crime, filosofia e tragedia. Ogni episodio è carico di tensione e bellezza, con una narrazione lenta ma potente. Imperdibile per chi ama la sci-fi d’autore.

    3. Dan Da Dan (2024 - in corso)

    Tra le nuove proposte più elettrizzanti, Dan Da Dan è un anime folle, caotico e irresistibile. Non proprio un’esclusiva Netflix, ma sicuramente uno dei più chiacchierati sulla piattaforma. Miscelando horror paranormale, comicità surreale e combattimenti fuori di testa, segue due adolescenti coinvolti in una spirale di eventi assurdi che includono alieni, esorcismi e strane mutazioni. L’estetica è dinamica, il ritmo altissimo, e l’energia pura. Una ventata di freschezza perfetta per chi cerca qualcosa di imprevedibile e bizzarro. Attualmente è in onda la seconda stagione!

    4. Sakamoto Days (2025 - in corso)

    Immagina un ex sicario leggendario, ormai ritirato a vita privata con una moglie, un figlio e… una panza da supermercato. Sakamoto Days è un anime action-comedy che stravolge i cliché del genere: il protagonista Taro Sakamoto è un ex killer ora gestore di un minimarket, ma guai a toccargli la famiglia — o la tranquillità. Tra combattimenti spettacolari, gag fulminanti e un cast di personaggi sopra le righe, la serie è un mix esplosivo di azione e umorismo. Netflix lo propone in esclusiva e, a partire dal 14 luglio, arriva anche il secondo arco narrativo, pronto a rilanciare il ritmo con nuovi nemici e colpi di scena. Se ti piacciono gli anime adrenalinici ma autoironici, questo è il titolo giusto da iniziare subito.

    5. Ranma ½ (2024 - in corso)

    Un classico che ha fatto la storia e che Netflix sta riportando alla luce per le nuove generazioni in un reboot che ha saputo accontentare anche i fan di vecchia data. Ranma ½ è una commedia romantica e marziale con uno dei concept più iconici: il protagonista cambia sesso ogni volta che si bagna con acqua fredda. Tra equivoci, arti marziali e triangoli amorosi, la serie è una valanga di risate e nostalgia. Perfetta per chi vuole scoprire (o riscoprire) i capisaldi del genere.

    6. Castlevania: Nocturne (2023 - 2025)

    Dopo il successo di Castlevania, Netflix rilancia con Castlevania: Nocturne, un sequel ancora più ambizioso e superiore persino alla serie madre. Ambientato durante la Rivoluzione francese, segue le gesta di Richter Belmont e Maria Renard contro un culto vampirico apocalittico. L’anime mescola orrore, misticismo e politica con animazioni spettacolari e un tono più cupo e drammatico. Da vedere per chi ama l’action gotico con una spolverata di tragedia e romanticismo dark.

    7. Devil May Cry (2025 - in corso)

    L’adattamento anime del celebre videogioco di casa Capcom è stata una delle novità più attese del 2025. Creato dallo stesso team di Castlevania, Devil May Cry è pura azione demoniaca, battaglie pirotecniche e un protagonista carismatico come Dante, cacciatore di demoni per eccellenza. Ironico, esplosivo e visivamente accattivante, diventato un istant cult tra i fan dell’action sovrannaturale. Si aspetta già la seconda stagione con grande attesa e, nel mentre, si consuma l’incredibile colonna sonora!

    8. Cyberpunk: Edgerunners (2022 - in corso)

    Ambientato nell’universo del gioco Cyberpunk 2077, Cyberpunk: Edgerunners è un’esperienza esplosiva. Seguiamo David, un ragazzo che si trasforma in un mercenario cyborg in una città spietata. Neon, dolore, sangue e amore si fondono in una tragedia high-tech che conquista per intensità e stile. Finale devastante, ma ne vale la pena. Inoltre, la seconda stagione è ufficialmente entrata in produzione!

    9. Beastars (2019 - in corso)

    Tra i titoli più particolari mai visti, Beastars racconta una società di animali antropomorfi divisa tra carnivori ed erbivori. Il lupo Legoshi cerca il proprio posto nel mondo mentre lotta con i suoi istinti e l’amore per la coniglietta Haru. Temi come desiderio, violenza e identità vengono trattati con sorprendente maturità, il tutto in uno stile visivo sperimentale e teatrale. Un teen drama profondo, originale e memorabile. Una sorta di Zootropolis (2016) molto più maturo e violento! 

    La seconda parte della terza e ultima stagione è prevista per il 2026!

    10. L’estate in cui Hikaru è morto (2025)

    Grande novità di questi giorni appena sbarcato su Netflix! Dolore, amore e orrore si fondono in questa serie dalla poetica disturbante. Dopo la scomparsa e il ritorno dell’amico Hikaru, Yoshiki si rende conto che la persona che lo accompagna non è più lui ma… qualcosa di diverso. L’estate in cui Hikaru è morto è un anime che parla di lutto, identità e ambiguità con uno stile visivo delicato ma inquietante. Tra body horror e struggimento queer, è una delle esperienze più originali ed emotivamente potenti nel panorama recente.

    11. Blood of Zeus (2020 - 2025)

    Un anime epico che rilegge la mitologia greca con toni dark e visioni spettacolari. Blood of Zeus segue Heron, figlio illegittimo di Zeus, in una lotta contro demoni e divinità per salvare il mondo. Violento, intricato e visivamente imponente, ha conquistato fan di tutto il mondo grazie al suo stile ibrido tra anime e animazione occidentale. Se ami le divinità guerriere e i drammi familiari in salsa epica, è la serie per te.

    12. Dungeon Food (2024 - in corso)

    Cosa succede quando fantasy, gioco di ruolo e cucina si incontrano? Dungeon Food è la risposta. Un party di avventurieri decide di cucinare i mostri che incontra nei dungeon per sopravvivere. Il risultato è un anime creativo, leggero e assolutamente delizioso, in tutti i sensi. Perfetto per chi cerca un’alternativa spassosa e intelligente agli shonen tradizionali, con un tono tra il comico e il surreale.

    13. Castlevania (2017 - 2021)

    La serie che ha ridefinito l’anime occidentale. Castlevania è un gioiello dark fantasy che fonde azione, horror e dialoghi taglienti in un universo gotico ricco di fascino. Seguiamo Trevor Belmont, Sypha e Alucard nella loro guerra contro Dracula. Splendida l’animazione, iconici i personaggi, travolgente la storia. Un must per chi cerca emozioni forti e ambientazioni decadenti.

    14. Aggretsuko (2018 - 2023)

    La panda rossa più stressata del Giappone è anche la regina del karaoke metal. Aggretsuko racconta con ironia e realismo la vita da impiegata tra boss tossici, crisi esistenziali e sogni di libertà. Una commedia brillante che riesce a essere anche uno specchio feroce della società moderna. Breve, intensa, divertente: binge assicurato.

    15. Devilman Crybaby (2018)

    Visionario, eccessivo, ultraviolento: Devilman Crybaby non è un anime per tutti, ma di certo non lascia indifferenti e che, comunque, consigliamo la visione. Diretto da Masaaki Yuasa, reinventa il classico manga di Go Nagai in chiave contemporanea e psichedelica. Una discesa nell’oscurità umana, tra sesso, sangue e apocalisse, ma anche un profondo legame d’amicizia (o quasi). Da guardare con lo stomaco forte e la mente aperta.

    Dove guardare i migliori anime di Netflix in streaming

    Netflix continua a sorprendere con una selezione anime sempre più ricca, variegata e visivamente mozzafiato. Che tu sia fan delle atmosfere gotiche, degli amori queer, delle botte da orbi o dei drammi esistenziali, nella piattaforma troverai qualcosa che ti parla — e forse, ti cambia. Ecco l’elenco completo su dove guardare i 15 titoli migliori anime di Netflix in streaming: 

  • I migliori cartoni animati con Superman di tutti i tempi

    I migliori cartoni animati con Superman di tutti i tempi

    Andrea Ballerini

    Andrea Ballerini

    Editor a JustWatch

    Superman è uno dei supereroi più iconici e amati della DC. La sua forza infinita lo rende uno dei personaggi più potenti. A questa si aggiungono un’intelligenza formidabile e capacità psichiche fuori dal comune. Con il suo iconico costume blu e rosso, Superman si aggira anche per i cieli, essendo capace di volare. Il suo tallone d’Achille, però, rimane la kryptonite, l’unico minerale in grado di ucciderlo.

    Oltre a fantastici film live-action come Superman (1978) e L'uomo d'acciaio (2013), l’epopea di Superman si è espressa anche grazie all’animazione. Questa lista elenca i migliori cartoni animati con Superman di tutti i tempi e vi mostra la disponibilità in streaming di ogni titolo. Inoltre, con i filtri potete selezionare in maniera più dettagliata in base alle valutazioni IMDb e Rotten Tomatoes, alla durata e molto altro.

    10. Superman (1966)

    Superman (1966) è una raccolta di mini-episodi che narrano svariate gesta di Superman. Tra gli episodi ci sono invasioni aliene, maghi oscuri e scienziati pazzi. Le quattro stagioni originariamente andate in onda sulla CBS vi faranno apprezzare l’animazione anni ‘60. Linee pulite, stile semplice ma d’impatto, richiamo esplicito all’estetica del fumetto. Queste sono le caratteristiche di Superman (1966). La durata limitata di ogni segmento fa sì che lo spettatore voglia sempre vedere un episodio in più. Un’introduzione veloce e senza pensieri a Superman in stile animato. Da notare anche il carattere pionieristico, per l’epoca, di mostrare un livello di violenza superiore rispetto ad altri cartoni animati.

    9. Superman (1988)

    Se Superman (1966) aveva mostrato le possibilità creative di un personaggio come Clark Kent, Superman (1988) va oltre con un livello estetico senza paragoni. Lo sviluppo tecnologico dà la possibilità alle immagini di muoversi in maniera fluida sullo schermo. Il salto di qualità a livello dinamico combacia con miglioramenti anche sul fronte dei colori. Le tonalità di blu, su tutte, vengono utilizzare per accentuare visivamente i dettagli e per richiamare il costume di Superman in ogni scena. È come se il supereroe fosse onnipresente. La durata limitata della serie - ne fu prodotta solamente una stagione - non penalizza Superman (1988), ma al contrario dona all’opera un alone cult.

    8. Justice League Action (2016)

    Come per Superman (1966), Justice League Action è una serie TV che propone episodi di natura breve. Nonostante solo una stagione sia stata pubblicata, la serie contiene ben 52 episodi. In quelli in cui Superman è presente, lo vediamo fronteggiare il Demoniaco Uthool, il cacciatore di taglie Lobo e alcuni nanobots, tra gli altri. Lo stile animato non raggiunge i livelli stilistici dei suoi due predecessori nella lista, ma l’opera brilla per scene d’azione ben costruite e per le interazioni tra Superman e gli altri supereroi. Justice League Action (2016) ha visto la luce grazie alla produzione di Jim Krieg, Butch Lukic, and Alan Burnett.

    7. I Superamici (1973)

    I Superamici ci porta direttamente negli anni ‘70 e si concentra come Justice League Action (2016) sull’omonimo gruppo di supereroi DC. Oltre a Superman, nel cast troviamo anche Batman, Wonder Woman e Aquaman, tra gli altri. Con nove stagioni in dodici anni, I Superamici (1973) attraversano la decade mostrandoci Superman nelle avventure più disparate. Inoltre, la serie TV espande la tavolozza dei colori, anche se rimangono centrali il blu e il rosso. Il risultato è una versione psichedelica della Justice League. Sotto la direzione artistica di Gardner Fox, I Superamici (1973) rimane un cartone animato con Superman di tutto rispetto.

    6. Justice League: La crisi dei due mondi (2010)

    Justice League: La crisi dei due mondi è diretto da Sam Liu e Lauren Montgomery ed è sceneggiato da Dwayne McDuffie. Il film del 2010 vede Superman alle prese con un universo parallelo dove lui e gli altri membri della Justice League sono cattivi. Con l’aiuto di Lex Luthor versione buona, i supereroi dovranno battere il loro lato oscuro. L'animazione di Justice League: La crisi dei due mondi (2010) rispecchia l’avanzamento tecnologico e appare ultra dettagliata e lucida. Allo stesso tempo, la trovata geniale di mostrare la versione cattiva di ogni personaggio non crea solo tensione nello spettatore, ma anche curiosità. Come sarà Superman versione villain?

    5. Justice League Unlimited (2004)

    Sviluppato da Bruce Timm, Justice League Unlimited è l’ultimo tassello del DC Animated Universe. La serie TV raccoglie in tre stagioni alcune delle avventure più entusiasmanti del gruppo di supereroi. Come sempre, l’obiettivo numero uno rimane la lotta al crimine e la difesa del mondo. Lo stile animato di Justice League Unlimited (2004) ha solo punti di forza, tra abbinamenti di colori azzeccati e una fluidità di movimenti senza paragoni. Da segnalare anche la presenza di un episodio che adatta il fumetto Per l'uomo che aveva tutto di Alan Moore. Justice League Unlimited (2004) non sembra invecchiata per nulla, nonostante siano trascorsi più di vent’anni.

    4. Superman: Man of Tomorrow (2020)

    Superman: Man of Tomorrow vede Clark Kent affrontare due nemici temibili: il cacciatore di taglie Lobo e Parassita, villain che assorbe la linfa vitale delle sue vittime. Il film di Chris Palmer colpisce per lo stile animato che ricalca appieno la pagina del fumetto. Da notare lo spesso contorno nero all’ esterno di ogni personaggio, proprio come nei comics. Inoltre, il livello di violenza non viene risparmiato, come accade quando vengono mostrati, in primo piano, gli effetti mortali di un attacco di Parasite. Superman: Man of Tomorrow (2020) è un film con Superman indirizzato ai più grandi e fonda la sua potenza sulla miscela di intrattenimento e azione.

    3. My Adventures with Superman (2023)

    My Adventures with Superman riscrive la storia di Superman non dal punto di vista narrativo, ma bensì stilistico. La serie TV sviluppata da Jake Wyatt, Brendan Clougher e Josie Campbell è portata sullo schermo seguendo gli stilemi grafici dell’anime. Inoltre, la vena ottimistica e il clima giovanile che vi ha fatto amare i migliori anime sono presenti anche in My Adventures with Superman (2023). Questa fusione tra lo stile giapponese e il materiale a stelle e strisce è progettata per suscitare reazioni e potrebbe non andare a genio ai fan più accaniti del supereroe. È proprio questa prova di coraggio, però, che rende My Adventures with Superman (2023) unica e imperdibile.

    2. Superman: All Star Superman (2011)

    Basato su una serie limitata di fumetti di Grant Morrison e Frank Quitely, Superman: All Star Superman vede il supereroe di fronte alla sua sfida più difficile di sempre. Con un solo anno di vita rimasto a causa di radiazioni che hanno colpito il suo corpo, Superman deve affrontare l’inevitabile giorno dopo giorno. Come per Superman: Man of Tomorrow (2020), Superman: All Star Superman (2011) non lesina sulle scene d’azione e sulla rappresentazione esplicita della violenza. Tuttavia, il film colpisce per la forza con cui Superman affronta la sua malattia e per il messaggio di perseveranza che il supereroe rappresenta.

    1. Superman (1996)

    Superman, a cura di Alan Burnett e Bruce Timm, è senza dubbio il cartone animato più iconico sull’uomo d’acciaio. Facente parte del già citato DC Animated Universe, quest’opera degli anni ‘90 svecchia l’iconografia di Superman modernizzando i personaggi. Allo stesso tempo, le scene più violente e quelle più drammatiche elevano il materiale rendendolo maturo e adatto a un pubblico più grande. Superman (1996) è anche un gioiello estetico, nel quale brillano sia le linee fluide dell’animazione che l’ampliata tavolozza dei colori. Nonostante le sole quattro stagioni, Superman (1996) è rimasto nel cuore di tutti e sarà difficile soppiantarlo.

    Ecco a voi i migliori cartoni animati con Superman di tutti i tempi

    I film presenti nella lista sono consultabili qui sotto. Se fossero disponibili in streaming, per il noleggio o per l’acquisto, JustWatch ve lo farà sapere. Allo stesso tempo, non dimenticatevi di utilizzare i filtri per una ricerca più customizzata. Inoltre, costruendo la vostra watchlist riceverete notifiche su cosa guardare in base alle vostre preferenze. L’uomo d’acciaio vi sta aspettando. Buona visione!

  • I 15 migliori film anime di sempre: capolavori da vedere almeno una volta nella vita

    I 15 migliori film anime di sempre: capolavori da vedere almeno una volta nella vita

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    I film anime giapponesi sono molto più di semplici “cartoni animati”: sono viaggi emotivi, sogni ad occhi aperti, poesie visive che attraversano tempo, spazio e cuore. Dal fascino senza tempo delle opere Ghibli alla sperimentazione psicologica di autori come Satoshi Kon, il cinema d’animazione giapponese ha creato capolavori che hanno segnato intere generazioni.

    In questa guida, ti portiamo alla scoperta dei 15 migliori film anime di sempre da guardare in streaming: un mix perfetto tra classici intramontabili e gioielli più recenti, tutti da vedere (o rivedere) almeno una volta nella vita.

    Che tu sia un fan sfegatato o un neofita curioso, preparati a lasciarti trasportare in mondi incantati, città futuristiche, drammi umani e avventure straordinarie. Pronto per il viaggio?

    1. La città incantata (Spirited Away, 2001)

    Vincitore dell’Oscar come miglior film d’animazione, La città incantata di Hayao Miyazaki è il film anime per eccellenza. Segue Chihiro, una bambina catapultata in un mondo soprannaturale governato da spiriti, streghe e creature incantate. Tra bagni pubblici per divinità, draghi volanti e sfide interiori, il film racconta un viaggio di crescita, trasformazione e identità. La forza visiva, l’immaginario onirico e la profondità simbolica ne fanno un’esperienza indimenticabile. Più che un film, è un rito di passaggio: ogni rewatch svela nuovi significati. Se esiste un capolavoro assoluto dell’animazione, è questo.

    2. Il castello errante di Howl (Howl’s Moving Castle, 2004)

    Un castello semovente tra le nuvole, una ragazza trasformata in anziana da una maledizione, e uno stregone affascinante che nasconde molte ombre: Il castello errante di Howl è una delle favole più romantiche e ambigue di Miyazaki. Tratto da un romanzo di Diana Wynne Jones, il film mescola magia, guerra e pacifismo in un racconto dalle mille sfumature. Visivamente spettacolare, con un worldbuilding strabordante e personaggi indimenticabili (Calcifer, ti adoriamo), è una storia sull’amore che guarisce, il coraggio di cambiare e la bellezza dell’imperfezione. Un film da rivedere con il cuore aperto.

    3. Your Name (Kimi no Na wa, 2016)

    Makoto Shinkai ha fatto il colpaccio con Your Name, una storia d’amore e destino che ha fatto piangere mezzo mondo. Due adolescenti, Mitsuha e Taki, si svegliano a giorni alterni nel corpo dell’altro, e attraverso questa connessione iniziano a conoscersi, capirsi e amarsi… anche senza essersi mai incontrati. Ma il tempo non è lineare, e nemmeno l’amore. Tra paesaggi mozzafiato, musiche travolgenti (Radwimps forever!) e un twist che spezza il cuore, Your Name è un'esperienza emotiva totale. Uno dei film anime più amati e di successo degli ultimi decenni, e non a caso.

    4. Il mio vicino Totoro (My Neighbor Totoro, 1988)

    Un’icona dell’animazione giapponese, Totoro è molto più di un peluche gigante: è simbolo di infanzia, meraviglia e natura. Il film segue due sorelline trasferitesi in campagna con il padre, mentre la madre è in ospedale. Tra alberi secolari, creature misteriose e gatti-autobus (!), vivono una serie di avventure incantate che restituiscono lo stupore del mondo visto con gli occhi dei bambini. Il mio vicino Totoro è uno dei film più teneri e rassicuranti mai realizzati: semplice nella trama, profondo nei temi. È il Ghibli del cuore, quello che abbraccia l’anima.

    5. Perfect Blue (1997)

    Dimentica la dolcezza: Perfect Blue è un incubo lucidissimo firmato Satoshi Kon. Thriller psicologico cupo e claustrofobico, segue Mima, una pop idol che decide di lasciare il suo gruppo per diventare attrice. Ma la realtà inizia a sfaldarsi: tra stalking, identità distorte e allucinazioni, la sua mente crolla. Perfect Blue anticipa temi oggi attualissimi: la cultura della celebrità, la violenza dell’industria dello spettacolo, la perdita del sé nell’era digitale. È stato fonte d’ispirazione per Darren Aronofsky (Il cigno nero ne è una versione “occidentale”). Angosciante, spietato, potentissimo. Da vedere assolutamente, ma non da soli.

    6. Principessa Mononoke (Princess Mononoke, 1997)

    Epico, selvaggio e maestoso, Principessa Mononoke è il film con cui Miyazaki alza l’asticella del cinema d’animazione. Ambientato in un Giappone antico dove umani e spiriti della foresta sono in guerra, segue Ashitaka, un giovane maledetto, e San, la ragazza-lupo che combatte per proteggere la natura. Nessuno è buono o cattivo: tutto è ambivalente, complesso, vivo. Temi come l’ecologia, il progresso, la spiritualità e il conflitto tra culture si intrecciano in un racconto potente e visivamente mozzafiato. È una fiaba adulta e brutale, ma anche profondamente umana. Un pilastro del cinema mondiale, non solo anime.

    7. Akira (1988)

    Il film che ha cambiato tutto. Akira è cyberpunk puro: violento, visionario, colossale. Ambientato in una Tokyo post-apocalittica, segue la discesa di Tetsuo, ragazzo con poteri psichici incontrollabili, e il suo amico Kaneda, coinvolto in una spirale di caos, ribellione e mutazioni. Il tratto è iperdettagliato, la regia frenetica, la colonna sonora alienante. È un'esplosione visiva e tematica che ha influenzato tutto, da Matrix a Stranger Things. Anche dopo oltre trent’anni, Akira resta insuperabile per impatto e modernità. Se non l’hai mai visto, preparati: è come un pugno in faccia… e una rivoluzione nello sguardo.

    8. La forma della voce (Koe no Katachi, 2016)

    La forma della voce è un film sull’empatia, il rimorso e la possibilità di rinascita. Racconta la storia di Shoya, un ex bullo che cerca di fare ammenda nei confronti di Shoko, una ragazza sorda che aveva preso di mira alle elementari. Il film affronta con estrema sensibilità il tema del bullismo, della disabilità e della depressione, mostrando le ferite invisibili che ci portiamo dentro. L’animazione è delicata, l’introspezione profonda. Non è solo un dramma adolescenziale: è una lettera aperta a chi ha sbagliato e a chi cerca di perdonare. Commuove, scuote, fa riflettere. Un must.

    9. 5 cm al secondo (Byousoku 5 Centimeter, 2007)

    Quanto può durare un amore che il tempo e la distanza separano? 5 cm al secondo è poesia pura, malinconia liquida. Tre corti intrecciati raccontano la storia di Takaki e Akari, due anime legate dall’infanzia ma trascinate via dal tempo. Makoto Shinkai firma un’opera struggente, dove ogni inquadratura è un quadro e ogni silenzio è una ferita. L’amore non è sempre eterno, ma resta incastonato nei ricordi. È un film che parla a chi ha perso qualcosa, a chi guarda indietro con dolcezza e dolore. Breve, lento, meravigliosamente triste. Da vedere in una notte d’inverno.

    10. Paprika (2006)

    Un viaggio psichedelico nella mente umana. Paprika è l’ultimo film di Satoshi Kon, e forse il suo più folle. In un futuro prossimo, una tecnologia permette di entrare nei sogni. Quando questa finisce nelle mani sbagliate, la realtà comincia a sgretolarsi. Solo Paprika, l’alter ego onirico della dottoressa Atsuko, può tentare di fermare il disastro. Paprika è un’esplosione di immagini, simboli, identità fluide e sovrapposizioni tra conscio e inconscio. Ha ispirato film come Inception, ma è unico nella sua audacia visiva e concettuale. Non è sempre facile da seguire, ma ti rimane addosso. Un’esperienza ipnotica.

    11. La ragazza che saltava nel tempo (The Girl Who Leapt Through Time, 2006)

    Un giorno qualunque, una ragazza qualunque scopre di poter saltare nel tempo. E lo fa... per le piccole cose: evitare interrogazioni, arrivare in orario, mangiare di nuovo il suo dolce preferito. Ma ogni salto ha un prezzo. La ragazza che saltava nel tempo è uno dei film più amati di Mamoru Hosoda: tenero, intelligente, leggero ma anche profondo. Un coming-of-age travestito da sci-fi romantico, con una protagonista imperfetta e adorabile. Il messaggio? Non si può tornare indietro su tutto, ma si può scegliere come andare avanti. Emozionante e senza tempo.

    12. Il ragazzo e l’airone (The Boy and the Heron, 2023)

    L’ultimo capolavoro di Hayao Miyazaki è una riflessione poetica sulla morte, la memoria e la trasformazione. In Il ragazzo e l’airone, il giovane Mahito attraversa un mondo surreale alla ricerca della madre scomparsa, guidato da un airone parlante enigmatico. Il film mescola elementi autobiografici con metafore filosofiche e immagini potenti. Non è una storia lineare, ma un’esperienza da assaporare lentamente, come un sogno lucido. È il testamento artistico di un maestro, un film che parla della fine per raccontare la rinascita. Un’opera difficile ma profonda, da vedere più volte per coglierne l’anima.

    13. I figli del mare (Children of the Sea, 2019)

    Un film che sembra dipinto a mano, I figli del mare è un'esperienza sensoriale intensa. Racconta di Ruka, una ragazza affascinata da due misteriosi fratelli legati al mare. Man mano che eventi inspiegabili scuotono il mondo, Ruka si immerge in un viaggio cosmico tra balene, stelle e coscienza. L’animazione di Studio 4°C è straordinaria: fluida, viva, spirituale. Il film non è immediato, ma poetico e contemplativo, con influenze di filosofia naturale e shintoismo. È l’oceano che ti guarda. Un film da sentire, non solo da capire.

    14. Wolf Children (Ookami Kodomo no Ame to Yuki, 2012)

    Cosa succede quando una madre cresce due bambini-lupo da sola? Wolf Children, firmato da Mamoru Hosoda, è una storia commovente sull’amore genitoriale, la diversità e la scelta tra istinto e integrazione. Hana, la protagonista, affronta con coraggio la maternità dopo la morte dell’uomo-lupo che amava. I suoi figli crescono divisi tra natura e umanità, in una parabola emozionante e simbolica. Il film alterna momenti dolcissimi ad altri dolorosi, sempre con una regia elegante e un cuore enorme. È un inno all’amore incondizionato. Preparati a piangere (ma anche a sorridere).

    15. The End of Evangelion (1997)

    Caotico, disturbante, grandioso: The End of Evangelion è il finale alternativo (e definitivo?) della serie Neon Genesis Evangelion. Un film che disintegra tutto ciò che pensavi di sapere, tra apocalissi psicologiche, visioni cosmiche e crisi esistenziali. Hideaki Anno ci trascina nella mente di Shinji, in un viaggio senza ritorno tra senso di colpa, desiderio, autodistruzione e speranza. Non è per tutti, e non dà risposte semplici. Ma è un’opera d’arte totale, che sfida i limiti dell’animazione e del linguaggio stesso. Un film che ti lascia svuotato, ma diverso.

    Dove guardare i 15 migliori film anime di sempre in streaming

    Dal magico mondo di Totoro ai deliri mentali di Paprika, dai viaggi temporali alle lacrime adolescenziali, questi 15 film anime rappresentano il meglio dell’animazione giapponese. Sono storie che parlano a ogni età, che trascendono il genere e che ti rimangono dentro per anni. Se non li hai ancora visti, è il momento di recuperare.

    E se li hai già amati, riguardarli sarà come tornare a casa. Perché l’animazione, quando è fatta così bene, non ha confini. Ecco la lista su dove guardare i 15 migliori film anime di sempre in streaming: 

  • "M3GAN" e altri 7 film horror e thriller su… giocattoli killer!

    "M3GAN" e altri 7 film horror e thriller su… giocattoli killer!

    Andrea Ballerini

    Andrea Ballerini

    Editor a JustWatch

    I giocattoli possono sembrare innocui passatempi per bambini piccoli. L’horror, però, è riuscito a trasformarli in creature terrificanti e assetate di sangue. Che si tratti di peluche o bambole, i giocattoli assassini seminano terrore tra gli adulti e sono sempre sottovalutati finché è troppo tardi.

    Questa lista di JustWatch vi farà scoprire alcuni dei migliori film sui giocattoli killer, incluso M3gan di Gerard Johnstone. Per tutti i film, vi faremo sapere dove siano disponibili in streaming. Infine, con i filtri di JustWatch potrete selezionare uno o più titoli in base alla durata, all’età consigliata e alle valutazioni IMDb e Rotten Tomatoes.

    M3gan (2022)

    Cady perde i genitori e viene adottata dalla zia Gemma, un ingegnere robotico. Per farla sentire meno sola, Gemma affianca a Cady una bambola dotata di intelligenza artificiale. Le cose, però, prendono una brutta piega. M3gan (2022) ha dalla sua una brillante scelta. La fusione della paura suscitata dai giocattoli assassini e da quella per l’IA rendono questo horror sci-fi doppiamente terrificante. La bambola robotica è agghiacciante con i suoi occhi azzurri e non risparmia nessuna vittima, grande o più piccola. Il film è convincente anche sul piano registico e della fotografia, senza dimenticare le prove eccelse di tutto il cast.

    Poltergeist - Demoniache presenze (1982)

    Poltergeist - Demoniache presenze è un classico senza tempo di Tobe Hooper, già regista del cult Non aprite quella porta (1974). Questo horror non si concentra in esclusiva su giocattoli assassini, ma contiene al suo interno uno dei più perfidi esempi di questi killer. Una famiglia,  due adulti e tre bambini, vive in periferia. Il nucleo è testimone di eventi paranormali nella loro casa, causati da diversi fantasmi. Uno di questi spettri finisce per impossessarsi di un clown giocattolo appartenente a Robbie, uno dei tre figli. Il clown pupazzo è, di gran lunga, uno dei più terrificanti mai apparsi sullo schermo, grazie a un’espressione facciale a cavallo tra pazzia e perfidia.

    La bambola assassina (1988)

    Il giocattolo killer per eccellenza, il più iconico di tutti, è senza dubbio Chucky. La sua comparsa nel panorama cinematografico avviene, per la prima volta, ne La bambola assassina. Da quel momento, la saga ha inizio. La mamma di Andy regala al bambino di sei anni la bambola che tanto desiderava. Quello che non sa è che Chucky è posseduto dall’anima di un killer. Chucky verrà ricordato per sempre per i suoi capelli rossi e l’estrema risolutezza nell’uccidere le sue vittime. La pellicola di Tom Holland brilla anche per la grande prova del regista, che confeziona un horror dal solido montaggio e dal grande impatto visivo. 

    The Monkey (2025)

    Tratto dall’omonima storia breve di Stephen King, The Monkey si focalizza su un giocattolo a forma di scimmia. Quest’ultimo appartiene a una coppia di gemelli, Hal e Bill. È ormai troppo tardi quando i due capiscono che il giocattolo ha intenzioni poco rassicuranti. Il film di Osgood Perkins mischia horror e commedia in maniera formidabile. I tocchi comici sono perfetti e vanno a “sgrassare” le generose dosi di splatter e sangue. Ciò che colpisce di The Monkey (2025) è la creatività diabolica con la quale il giocattolo termina le sue vittime. Allo stesso tempo, il settore tecnico è impeccabile, proprio come la prova duale di Theo James nei panni di Hal e Bill.

    Five Nights at Freddy's (2023)

    Five Nights at Freddy's è perfetto per chiunque impazzisca per i giocattoli assassini. Nel film di Emma Tammi, infatti, non ce n’è solo uno, ma bensì molteplici. Le mascotte animatroniche della pizzeria Freddy Fazbear's Pizza sono possedute e non danno un attimo di riposo al guardiano Mike (Josh Hutcherson). Rispetto a The Monkey (2025), Five Nights at Freddy's (2023) non presenta alcun tocco comico, ma si sviluppa secondo una trama thriller horror. La presenza di più giocattoli assassini rende la storia più caotica, aumentando il livello di suspense e di attesa. Non si può mai sapere, infatti, chi delle tante mascotte attaccherà per prima.

    Dolls (1986)

    Stuart Gordon è stato uno dei massimi esponenti dell’horror indipendente anni ‘80. Un maestro come lui non poteva non cimentarsi in un film sui giocattoli killer. Dolls vede al centro della vicenda una famiglia che cerca di ripararsi durante una tempesta. Il nucleo finisce in una casa abitata da bambole stregate. Questo cult è indimenticabile per la superba atmosfera gotica della casa. Il mood del film è elevato da una fotografia da manuale che gioca abilmente con luci e ombre. Le bambole appaiono minacciose e attaccano le vittime utilizzando vari stratagemmi e armi differenti. Il risultato è un piacevole horror che intrattiene e impaurisce allo stesso tempo.

    Annabelle (2014)

    Annabelle fa parte dell’universo di The Conjuring ed è il prequel di quest’ultimo. Dopo aver subito una violazione di domicilio da parte di fanatici, una coppia inizia ad avere esperienze paranormali terrificanti. Al centro di questi avvenimenti c’è una vecchia bambola. Annabelle (2014) funziona grazie alla forte carica di suspense che pervade la pellicola. La sceneggiatura viene traslata sullo schermo con solida maestria da parte del regista John R. Leonetti. Il punto di forza, però, rimane la macabra presenza della bambola vintage. Il volto bianco e gli occhi sporgenti incutono un livello di terrore che soddisferà ogni fan del genere.

    Tales from the Hood (1995)

    Tales from the Hood è un cult anni ‘90 prodotto da Spike Lee. Questo horror antologico contiene quattro racconti, tra cui uno intitolato “KKK Comeuppance”. In questo segmento troviamo un politico del profondo Sud, apertamente razzista, mentre viene perseguitato da alcune bambole. I giocattoli possiedono al loro interno le anime di alcune persone schiavizzate centinaia di anni prima. La vicenda mostra tutta la versatilità del sottogenere horror, che si sposa perfettamente con i toni sociali e politici dell’opera. Seppur gli effetti speciali mostrano il carattere vintage di questo horror, le scene con le bambole sono del tutto convincenti e ricche di sangue.

    Ecco tutti i film sui giocattoli killer di questa lista

    Tutti gli otto film citati sono disponibili qui sotto. JustWatch vi aiuta a scoprire se siano disponibili in streaming, per il noleggio e per l’acquisto. Non dimenticatevi di utilizzare i filtri per una ricerca più dettagliata. Inoltre, costruendo la vostra watchlist potrete ricevere notifiche su cosa guardare in streaming in base alle vostre preferenze. I giocattoli assassini da incubo vi aspettano. Buona visione!

  • Le morti più orribili in "Jurassic Park" e "Jurassic World"

    Le morti più orribili in "Jurassic Park" e "Jurassic World"

    Andrea Ballerini

    Andrea Ballerini

    Editor a JustWatch

    Il mondo di Jurassic Park è ricco di avventura e stupore. Aver la possibilità di ammirare creature estintesi migliaia e migliaia di anni fa è uno spettacolo unico. Quando qualcosa va storto e la distanza tra queste creature e gli umani si fa pericolosamente più vicina, lo stupore lascia il posto all’orrore più primordiale. Questa lista di JustWatch elenca le morti più orribili in Jurassic Park e Jurassic World.

    Qui sotto troverete anche la lista di film in cui sono contenute e tutte le informazioni su dove vederli in streaming. Con i filtri, inoltre, potrete selezionare uno o più titoli in base alla durata, all’età consigliata, alle valutazioni IMDb e Rotten Tomatoes e molto altro.

    Dennis Nedry - Jurassic Park (1993)

    Nel primo film dell’iconica saga, Jurassic Park di Steven Spielberg, facciamo la conoscenza di Dennis Nedry. Questo scienziato dei computer lavora nel parco dei dinosauri e si ritrova a tu per tu con un Dilophosaurus. Di dimensione ridotta rispetto ad altri mostri giurassici, il Dilophosaurus non suscita il timore di Nedry. Almeno inizialmente. Quando lo scienziato capisce di essere una preda, è ormai troppo tardi. Questa sequenza di morte colpisce per il miscuglio ben riuscito di suspense, humor nero e paura pura. Spielberg inquadra da fuori l’auto nella quale Nedry muore e allontana la camera, così da farci sentire solo le sue urla strazianti. Facendo così, è l’immaginazione dello spettatore a prendere il sopravvento.

    Robert Muldoon - Jurassic Park (1993)

    Ogni parco contenente animali selvaggi è dotato di un guardiacaccia. Jurassic Park ha il proprio e si chiama Robert Muldoon. Se tutti sono affascinati dalle creature preistoriche, Muldoon è l’eccezione. Il guardiacaccia è al corrente del pericoloso potenziale dei dinosauri e prova un timore reverenziale verso di essi. Uomo dall’intuito acuto, muore a causa di una trappola escogitata da due Velociraptor. Mentre uno di questi agisce da esca, l’altra si scaglia sul guardiacaccia, che urla tutto il suo dolore. Questa morte iconica mostra tutta la ferocia devastante e l’intelligenza sopraffina dei dinosauri e ci ricorda ancora una volta il potere sconfinato della natura.

    Lewis Dodgson - Jurassic World - Il dominio (2022)

    La morte di Lewis Dodgson in Jurassic World - Il dominio è forse la meno cruenta. Lo spettatore, infatti, non vede neanche un attimo della fine del CEO di Biosyn. Tuttavia, questa sequenza è di grande impatto e fortemente ansiogena. Infatti, Dodgson viene ucciso da un gruppo di Dilophosaurus. Queste creature avevano già interrotto la vita di Dennis Nedry in Jurassic Park (1993). Per questo motivo, quando lo spettatore nota le iconiche creste che si stagliano dalla testa dei Dilophosaurus, non può che ricordarsi della fine terribile di Nedry. In questo modo, la morte di Dodgson rinforza la paura già sperimentata nel primo capitolo della saga.   

    Ken Wheatley - Jurassic World - Il regno distrutto (2018)

    Ken Wheatley è a capo della squadra di mercenari diretta verso Isla Nublar in Jurassic World - Il regno distrutto. La sua fine avviene a opera di un Indoraptor. Wheatley si trova nella gabbia dove il dinosauro giace. L’uomo è sul punto di estrarre un dente dalla creatura, come trofeo. L’Indoraptor, però, è vivo e non ci pensa due volte a sbarazzarsi del mercenario. La sequenza è scandita da una suspense montante, con lo spettatore che si accorge fin da subito dei movimenti di coda del dinosauro. Wheatley, invece, è ignaro del pericolo finché è troppo tardi. Dopo avergli staccato un braccio con un solo morso, la creatura si avventa sull’uomo lasciandogli una speranza impossibile di sopravvivenza.

    Simon Masrani - Jurassic World (2015)

    Simon Masrani è l’amministratore delegato di Jurassic World. Quando l’Indominus rex, un dinosauro geneticamente modificato, scappa, Masrani e due soldati iniziano a dargli la caccia in elicottero. Il dinosauro causa la fuga ulteriore di Pteranodon e Dimorphodon. Questi uccelli preistorici si stampano sull’elicottero, facendolo precipitare fino alla sua esplosione. Per Masrani e gli altri non c’è nulla da fare. L’aspetto orribile della sequenza è dato dall’ineluttabilità della sua morte. Una volta colpito l’elicottero, l’amministratore delegato sa già che la sua fine è vicina. Anche se fosse riuscito ad atterrare, la fauna preistorica si sarebbe scagliata contro il suo corpo umano. 

    Estinzione - Jurassic World - Il regno distrutto (2018)

    Jurassic World - Il regno distrutto (2018) dà la possibilità allo spettatore di assistere a una vera e propria estinzione. A causa dell’eruzione di un vulcano, un folto gruppo di dinosauri si lancia in una corsa per la sopravvivenza. All’interno dell’Isla Nublar inondata da fiamme, lava e dinosauri troviamo anche Owen (Chris Pratt), Claire (Bryce Dallas Howard) e Franklin (Justice Smith). Una delle scene più caotiche e pericolose della saga, l’eruzione genera panico non solo nelle tre figure umane, ma anche tra i dinosauri. La corsa verso la salvezza mostra ancora una volta l’istinto di sopravvivenza di qualunque specie e l’energia catastrofica della natura.

    Donald Gennaro - Jurassic Park (1993)

    Come per la morte di Dennis Nedry, quella di Donald Gennaro è, al tempo stesso, divertente e agghiacciante. Gennaro è un avvocato e rappresenta gli investitori del parco. Quest’ultimo deve vedersela con il predatore numero uno tra i dinosauri, ovvero il Tirannosauro. L’estremo orrore di trovarsi di fronte una creatura di tale potenza è bilanciato dalle circostanze. L’avvocato, infatti, si trova in bagno e, quando viene attaccato, non ha ancora tirato su le braghe ne abbandonato il water. Questo non impedisce al T. rex di avventarsi e divorare in un solo boccone l’uomo. Differentemente da Nedry, però, Spielberg inquadra l’orribile morte senza staccare. 

    Eddie Carr - Il mondo perduto - Jurassic Park (1997)

    Eddie Carr è un assistente del dottor Ian Malcolm ne Il mondo perduto - Jurassic Park. Come Gennaro, Carr deve vedersela con il Tirannosauro. Per sua sfortuna, le creature predatrici sono due. L’uomo si trova all’interno della sua jeep quando incontra i due dinosauri. La violenza primordiale dei T. rex si abbatte su Carr nella maniera più terribile. Dopo avergli distrutto l’auto, uno dei dinosauri lo prende per la gamba, alzandolo dal suolo. L’assistente vive gli ultimi suoi istanti di vita nel terrore più puro. Tirato per il volto e per le gambe, il corpo di Carr si divide in due, lasciando ogni metà nelle fauci dei due predatori. 

    Zara Young - Jurassic World (2015)

    A quasi quindici anni di distanza dalla trilogia classica, Jurassic World (2015) porta di nuovo sullo schermo i tanto amati e temuti dinosauri del parco naturale. Il film vede due ragazzini, nipoti della direttrice operativa, visitare il parco di dinosauri. A loro viene affiancata l’assistente della zia, di nome Zara. Quando il caos invade Jurassic World, Zara rimane vittima di un Mosasaurus. Ciò che colpisce della scena è l’imprevedibilità e la casualità della morte. Chiunque può essere ucciso quando un gruppo di Pterosauri plana sulla folla. Zara viene prima catturata dai dinosauri volanti e gettata in acqua. Viene poi riacciuffata da uno di loro ma un mastodontico Mosasaurus sbuca dalle acque sottostanti, a bocca aperta.

    Dieter Stark - Il mondo perduto - Jurassic Park (1997)

    Il mondo perduto - Jurassic Park (1997) è il secondo capitolo della trilogia classica e contiene la morte più orribile di tutte. Protagonista della sequenza è Dieter Stark, che fa parte del gruppo di cacciatori mandati su una seconda isola ricca di dinosauri. Stark si perde nella natura ed entra in contatto con un gruppo di Compsognathus. Le loro piccole dimensioni non devono rassicurare chi li incontra, perché il gioco di squadra è la loro arma migliore. Stark viene attaccato ripetutamente da diversi Compsognathus, che lo mordono su tutta la superficie del corpo. Sopraffatto, muore lasciando al suolo una pozza di sangue.

    Dove vedere in streaming le morti più orribili di "Jurassic Park" e "Jurassic World"?

    Tutti i titoli citati nella lista sono disponibili qui sotto. Per ognuno troverete tutte le informazioni sulla disponibilità streaming. Inoltre, JustWatch vi farà sapere se uno o più titoli sono disponibili per l’acquisto e il noleggio. Non dimenticatevi di utilizzare i filtri per una ricerca più customizzata e di costruire la vostra watch list. In questo modo riceverete notifiche su cosa guardare in base alle vostre preferenze. 

7 8 9

351-400 / 720

JustWatch | Il motore di ricerca streaming
We are hiring!
© 2026 JustWatch Tutti i contenuti esterni rimangono di proprietà dei rispettivi proprietari (3.13.0)

Top 5 film
  • I peccatori
  • Una battaglia dopo l’altra
  • Hamnet - Nel nome del figlio
  • La vita va così
  • “Cime Tempestose”
Top 5 Serie TV
  • A Knight of the Seven Kingdoms
  • The Pitt
  • Portobello
  • Fallout
  • Sweetpea
Top 5 provider
  • Netflix
  • Disney Plus
  • Amazon Prime Video
  • Rakuten TV
  • Apple TV Store
Top 5 novità sul provider
  • Cosa c'è di nuovo su Netflix
  • Cosa c'è di nuovo su Disney Plus
  • Cosa c'è di nuovo su Amazon Prime Video
  • Cosa c'è di nuovo su Rakuten TV
  • Cosa c'è di nuovo su Apple TV Store
Prossimi film in uscita
  • Odissea
  • Shiver
  • Mio fratello è un vichingo
  • Un anno di scuola
  • Universal
Serie TV di prossima uscita
  • The Valley Stagione 3
  • Rooster Stagione 1
  • Your Friends and Neighbors Stagione 2
  • One Piece live-action Stagione 2
  • Age of Attraction Stagione 1
Top 5 ultime news
  • "X-Files": cosa decreterà il successo (o il fallimento) del reboot di Ryan Coogler?
  • “Buen Camino” e altri 9 film comici che hanno sbancato il botteghino negli ultimi 10 anni
  • Le cinque migliori interpretazioni di Christian Bale (esclusa la trilogia di Batman)
  • I 10 migliori film, serie TV e corti animati con Topolino da vedere su Disney+
  • Da "KPop Demon Hunters" a "GOAT": tutti i film d'animazione di Sony