“Kill Bill” e altri 9 film innovativi divisi in capitoli

“Kill Bill” e altri 9 film innovativi divisi in capitoli

Andrea Ballerini
Andrea Ballerini

Pubblicato il 10 maggio 2026

Aggiornato il 10 maggio 2026

Dal 28 maggio al 3 giugno potremo gustarci la versione definitiva di Kill Bill: Volume 1 (2003) e Kill Bill: Volume 2 (2004), riorganizzati in un solo film lungo più di quattro ore rilasciato con il titolo Kill Bill: The Whole Bloody Affair (2011). L’evento porta nelle sale un classico moderno del cinema di arti marziali rivisitato secondo la visione originale di Quentin Tarantino, che prevedeva un film singolo e l’inclusione di scene extra.

Tra i caratteri distintivi del film con Uma Thurman c’è la divisione in capitoli della sceneggiatura, uno dei marchi di fabbrica del regista statunitense. Questa tecnica narrativa non aiuta solamente lo spettatore a seguire più accuratamente lo sviluppo della trama, ma viene utilizzata anche con scopi creativi. Qui sotto trovate Kill Bill: The Whole Bloody Affair (2011) e altri 9 film innovativi divisi in capitoli.

01

Shining
Shining

Shining

1980

C’è poco da dire quando si parla di film come Shining. Il classico di Stanley Kubrick rimane un capostipite del genere horror per ovvie ragioni. Basti pensare alle performance terrificanti del cast e alle scene cult che si sono impresse nella nostra memoria. Il film tratto dalla penna di Stephen King è considerato uno dei più paurosi mai realizzati. Non tanto per le scene orrorifiche, ma soprattutto per l’atmosfera di pericolo e incertezza che si respira all’Overlook Hotel. A contribuire al terrore ci pensa proprio la divisione in capitoli della trama. Oltre a richiamare la fonte letteraria, i capitoli – che scandiscono nei loro titoli il passare del tempo – creano nello spettatore un ulteriore livello di ansia, dato dalla connessione tra il trascorrere dei giorni e l’escalation schizoide del protagonista.
Mishima: Una vita in quattro capitoli è uno dei biopic più creativi e sperimentali che vedrete nella vostra vita. Il genio di Paul Schrader si presta alla rappresentazione della vita del famoso poeta e intellettuale giapponese mescolando arte e vita come solo Mishima ha saputo fare. Schrader mette in chiaro le cose non solamente dal titolo del film, ma anche a inizio pellicola, dove riporta il titolo di ogni capitolo. Come se fosse un indice al principio di un libro. La scelta aiuta la comprensione della pellicola – dato che mischia fatti realmente accaduti con sequenze tratte dai libri di Mishima – ma serve anche a organizzare tematicamente la trama in quattro blocchi, che rappresentano i temi che hanno contraddistinto il vissuto del poeta.
Kill Bill: The Whole Bloody Affair (2011) è l’ennesimo utilizzo grandioso della divisione in capitoli di Tarantino. Questa scelta narrativa ha attraversato spesso il suo cinema, essendo utilizzata per scopi differenti. Nel classico con Lucy Liu e David Carradine questa tecnica serve per espandere il la libertà creativa del regista. Ogni capitolo si ispira chiaramente a un certo tipo di cinema, che sia lo spaghetti western, il film di arti marziali o l’anime. Utilizzando i capitoli, Tarantino riesce a rendere più coesa una trama che, oltre a saltare di genere in genere, è organizzata in maniera frammentata dal punto di vista temporale. I capitoli diventano la colla che tiene attaccato il tutto.
Kill Bill: The Whole Bloody Affair non è disponibile per lo streaming.
Avvisami quando lo puoi guardare

La struttura narrativa di Grand Budapest Hotel condivide lo stesso scheletro arzigogolato di Kill Bill: The Whole Bloody Affair (2011), con diversi archi temporali che si susseguono. Ovviamente l’uso di capitoli, in questo caso parti, aiuta ad orientarsi meglio all’interno del classico moderno di Wes Anderson. Tuttavia, l’uso di capitoli ha una funzione non solo semplificatoria. Da un punto di vista meta, rinforza l’introduzione della pellicola nella quale scopriamo che Grand Budapest Hotel è il titolo di un libro, nel quale viene raccontata la storia a cui assistiamo. Di conseguenza, è come se Grand Budapest Hotel (2014) fosse un libro interattivo che non deve essere sfogliato, ma visto.

05

La casa di Jack
Non c’è due senza tre ed è per questo che, dopo due maestri assoluti della suddivisione in capitoli, non poteva mancare il terzo. Lars Von Trier porta questa tecnica a un livello superiore ne La casa di Jack. Anche qui il contesto meta è essenziale. Il protagonista è uno spietato serial killer con una sua logica perversa che cerca di legittimare il suo agire a Virgilio, la guida di Dante nell’Inferno. Ogni capitolo esplora le sue nefandezze dando risalto al peculiare e ossessivo spirito di violenza che anima il protagonista. Jack vorrebbe esporre e giustificare la sua filosofia di sangue, ma la divisione in capitoli rende ogni “incidente” una prova inconfutabile del destino che lo attende sul finale.

06

Mandy
Mandy

Mandy

2018

Tra psichedelia, violenza e sangue, Mandy lascia decisamente il segno anche dopo una sola visione. Uno dei primi film a segnare il ritorno di Nicolas Cage nelle grazie della critica, questo revenge movie è indimenticabile grazie a un’estetica al neon imbattibile. Il forte spessore visivo dell’opera contamina anche la scelta della divisione in capitoli. Nel caso di Mandy (2018), l’innovazione è infatti più estetica che concettuale. I capitoli vengono utilizzati in maniera convenzionale per enfatizzare la classica divisione in tre atti della sceneggiatura. Tuttavia, al contrario di molti film nella lista, i titoli di ogni capitolo rappresentano esteticamente il contenuto di ognuno di essi. Per esempio, la parte finale incentrata sulla vendetta sanguinosa di Red ha come titolo “Mandy”, stilizzato come il logo minaccioso di una band black metal.
La persona peggiore del mondo è un grande esempio dell’uso convenzionale dei capitoli per suddividere la trama. Il film di Joachim Trier esplora molteplici anni della vita della protagonista, sia dal punto di vista professionale che personale. La narrazione attraversa momenti fondamentali di una donna senza una precisa direzione nella vita e questa indecisione crea una traiettoria caotica per la protagonista. Questo elemento caotico, però, viene strutturato e “domato” sullo schermo proprio grazie alla divisione in capitoli, che offre allo spettatore una base minima di ordine. Senza dubbio, i capitoli sono anche fondamentali per scandire il trascorrere del tempo ed evidenziare lo sviluppo esistenziale della protagonista.
Ironicamente, Pig - La vendetta di Rob è una sorta di Mandy (2018) più intimista e meno esagerato nella messa in scena. Anche se il titolo italiano della pellicola di Michael Sarnoski fa presagire una classica storia di vendetta, la trama si sviluppa seguendo più i confini del dramma. Questo è riscontrabile anche nella scelta dell’uso dei capitoli. Come il successivo The Menu (2022), i titoli fanno riferimento al cibo, non ammiccando solamente al passato del protagonista. I tre piatti che compongono i tre atti sono legati anche allo sviluppo della trama. La torta rustica rappresenta il presente austero di un Rob immerso nei boschi. Le capesante decostruite, invece, simboleggiano la falsa raffinatezza e l’esistenza senza anima della città in cui il protagonista ritorna.

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The Menu
The Menu

The Menu

2022

The Menu (2022) fa uno degli usi più brillanti e innovativi della tecnica dei capitoli. Inoltre, la divisione della trama appare come una scelta del tutto organica, come se il contenuto stesso del film invocasse per forza questo stile narrativo. Infatti, il film di Mark Mylod divide i suoi capitoli in base alle varie portate del famigerato menu, alzando la posta a ogni nuovo piatto. Non solo dal punto di vista culinario, per la sfortuna dei clienti. E così, a ogni apparizione del titolo del capitolo, il livello di tensione dello spettatore non fa che aumentare proprio come in Shining (1980).

10

The Northman
The Northman ha dato lustro all’epica dopo anni di film decisamente iperbolici. Il film di Robert Eggers riesce nella dura impresa di non farci ridere di fronte a persone con spade giganti che si prendono sul serio. Al contrario, la reinterpretazione della figura mitologica nordica di Amleto lascia pietrificati dalla sua poetica brutalità. La vita consacrata alla vendetta del protagonista lo porta ad attraversare il classico viaggio dell’eroe e non c’è modo migliore di scandire ogni tappa che utilizzare la struttura a capitoli. Soprattutto se stilizzati alla perfezione grazie all’uso dell’alfabeto runico. Facendo così, The Northman (2022) combina una scelta concettuale alla The Menu (2022) con un’attenzione particolare all’estetica similmente a Mandy (2018).

Informazioni su questa lista

Titoli

10

Costo totale di visione

18,95 €

Durata totale

22h 39min

Generi

Drammatico, Thriller e Mistero, Orrore

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