
Alessandro Zaghi
L’idea di poter attraversare il tempo e lo spazio, che questo mondo che viviamo potrebbe esistere soltanto in quanto infinita possibilità. Dalle vertigini della fisica quantistica il concetto di multiverso è una delle più affascinanti mai pensate, tanto da contagiare nel suo vortice l’arte.
Dalla letteratura con i primi capolavori fantascientifici, fino a cinema e serie TV, in cui l’idea di un universo parallelo è diventato uno strumento narrativo “classico”, non solo del genere sci-fi.
Idea che, negli ultimi anni, una serie più di altre ha ripreso, portandola al centro della trama, ovvero Stranger Things (2016) con il Sottosopra. Nella serie, arrivata alla sua quinta e ultima stagione, il multiverso è ritratto come uno specchio di Hawkins, la cittadina in cui è ambientata, ma è un riflesso oscuro, dove vivono e crescono le paure e i traumi più profondi dei personaggi che a quel multiverso sono profondamente collegati, come Eleven e Will Byers.
Da qui parte questo viaggio negli altri universi paralleli che il cinema e le serie hanno immaginato negli ultimi anni, tra linee temporali che si intrecciano, sogni condivisi, realtà simulate, mondi alternativi in cui è possibile essere qualcun altro o fare scelte diverse. Alcuni sono cupi e filosofici, altri più pop e spettacolari, altri ancora sembrano favole oscure. Qui ne abbiamo scelti dieci.
Fringe (2008 - 2013)
Fringe è una di quelle serie che all’inizio sembrano l’ennesimo procedurale sci-fi (quelle con i “casi strani” dell’FBI per intenderci), ma dopo poche puntate ti accorgi che sta parlando di tutt’altro, del peso delle scelte, di cosa siamo disposti a fare per chi amiamo, di quanto sia labile il confine tra scienza e fede. Al centro c’è il triangolo Olivia–Walter–Peter, una famiglia spezzata che diventa il laboratorio emotivo in cui testare esperimenti, universi paralleli e sensi di colpa. Il multiverso non è un vezzo narrativo ma la conseguenza di un gesto irrimediabile, un padre che rifiuta il lutto e finisce per compromettere due realtà intere. È una serie ideale per chi è cresciuto con X-Files (1993) e ama le indagini “ai margini”, ma cerca personaggi che cambiano e non restano gli stessi da un episodio all’altro. Rivederla oggi, dopo “l’invasione di multiversi” al cinema e in TV, significa tornare a un racconto che usava questa idea con misura, legandola alla fragilità “umana” dei suoi protagonisti. Cinque stagioni, abbastanza per costruire un mondo complesso ma gestibile per un rewatch completo, perfetta se avete voglia di una fantascienza che non rinuncia al suo volto più emotivo.
Coraline e la porta magica (2009)
In Coraline e la porta magica l’universo parallelo non è un semplice “altrove”, ma diventa metafora del bisogno di scappare dalla noia e da una casa in cui la protagonista si sente ignorata dai genitori. Il film racconta del bisogno di trovare sé stessi in un “altrove”, qui simboleggiato nella porticina magica che permette alla protagonista di entrare nella versione migliore della sua vita, tra una casa da sogno e genitori finalmente affettuosi. Una favola gotica, dai toni oscuri, solo apparentemente “per bambini”, dato che qui il multiverso diventa simbolo di tutte le fughe che sembrano salvifiche e che invece rischiano di inghiottire, del dolore sostituito da una finzione più sopportabile ma altrettanto accecante. È un film perfetto per chi ama l’animazione in stop-motion e le fiabe che riescono a parlare anche agli adulti e per atmosfere e sottotrame ricorda Il labirinto del fauno (2006), un altro titolo in cui la magia e il fantastico sono insieme rifugio e minaccia.
Inception (2010)
Inception è il film in cui Nolan sposta il multiverso dentro la testa dei personaggi, dentro un sogno, che è in un altro sogno, dentro un altro sogno… e via dicendo. Non ci sono universi paralleli “là fuori”, ma un viaggio onirico verso universi alternativi interiori, ognuno con le sue regole, il suo tempo e (soprattutto) i suoi crolli e capovolgimenti. Più che seguire ogni passaggio della trama, qui interessa come il regista usa questo meccanismo per costruire il suo film più stratificato e complesso, a volte tanto da rasentare il manierismo. È un titolo ideale per chi ama i film rompicapo ma non vuole rinunciare all’adrenalina dell’action e all’idea di un grande heist movie travestito da fantascienza. Il legame con Il tredicesimo piano (1999) resta evidente per l’ossessione sulla realtà manipolata, anche se Inception lavora più sul labirinto emotivo che su quello tecnologico. Lo inseriamo in questa lista perché usa un “multiverso” mentale per mettere in crisi la distinzione tra reale e immaginato, e perché a quindici anni di distanza continua a essere uno dei punti più alti di quel cinema spettacolare e allo stesso tempo profondamente personale che associamo al nome di Nolan.
Rick and Morty (2013 - )
Rick and Morty parte da un’idea quasi banale, un nonno scienziato geniale e distruttivo che porta il nipote in giro per il multiverso, per poi farla letteralmente a pezzi in una delle serie animate più radicali e dissacranti di sempre. L’universo parallelo qui non è un singolo mondo alternativo, ma un’infinità di varianti in cui Rick può scappare da tutto: dalle responsabilità, dal senso di colpa, perfino dalla propria famiglia. La serie tiene insieme comicità brutale, fantascienza nerdissima e un nichilismo talmente estremo da diventare comico, che passa da frasi come «nessuno esiste di proposito» per poi gettarle pochi secondi dopo dentro uno humor nerissimo che ricorda un altro capolavoro come BoJack Horseman (2014). Ogni episodio è un esperimento, ognuno tratta temi complessi (anche pesanti), ma lo fa attraverso battute al vetriolo. È una serie da vedere e rivedere più volte, perfetta se vuoi un multiverso che faccia ridere forte, ma ti lasci anche con un pensiero scomodo a fine puntata.
The OA (2016 - 2019)
Una serie a dir poco audace, forse una delle produzioni più coraggiose mai lanciate su Netflix. Una storia di angeli e miracoli, di fede e ricerca di senso, di traumi inesprimibili e un mondo che sembra vivere solo nella testa di chi li racconta. Un titolo che procede ‘lentamente’, o meglio, che procede nella difficoltà estrema della protagonista nel raccontare ciò che le è successo dopo la sua scomparsa, nei dubbi della sua nuova famiglia, nella loro fede in qualcosa di “altro”. The OA è una serie capace di inventarsi un genere, fantascienza “mistica”, lo stesso che verrà ripreso in un altro capolavoro come Sense8 (2015), in cui il multiverso viene raccontato attraverso un legame misterioso, spirituale, che unisce indissolubilmente tra loro persone apparentemente estranee.
Dark (2017 - 2020)
Dark parte come un giallo “nordico”, ma bastano poche scene per capire che di giallo c’è solo l’impermeabile del protagonista. Un ragazzo scompare, una piccola comunità tedesca va in crisi, quattro famiglie provano a capire cosa sia successo. In realtà, nel giro di poche puntate, ti ritrovi dentro un intreccio inestricabile fatto di viaggi nel tempo, linee temporali che si rincorrono, paradossi metafisici e universi paralleli ma intrecciati. Il villaggio di Winden diventa così un labirinto interdimensionale in cui ogni decisione influisce passato, presente e futuro (contemporaneamente), la trama una riflessione su destino e libero arbitrio, per una delle serie più affascinanti e complesse uscite negli ultimi anni. Questo è un titolo che non cerca (mai) di essere facile, più vicino al romanzo filosofico che al binge-watching, che prende alcune dell’atmosfere di The Leftovers (2014) o Lost (2004), ma le spinge più in là, verso atmosfere prese in prestito da Nietzsche e dal mistero dell’Eterno Ritorno. Una delle serie più ambiziose che potete trovare in streaming, perfetta per chi ama i puzzle narrativi in stile Memento (2000) ma con una sottotrama teorica imponente. Se cercate una serie più "passatempo" meglio andare altrove.
Spider-Man: Un nuovo Universo (2018)
Tra tutti i supereroi Marvel, Spider-Man è quello che più di tutti rischiava la saturazione. Fumetti, serie animate, tre cicli di film live action in pochi anni, il rischio déjà-vu era altissimo. Un nuovo Universo ribalta il tavolo riportando l’Uomo Ragno nell’animazione, cioè nel luogo dove può davvero permettersi di essere altro. Il multiverso qui non è una scusa per infilare citazioni, ma un pretesto originale per smontare il personaggio con autoironia, ricomporlo, per smontare lo stesso cinecomic e dargli un volto nuovo. La discontinuità dei vari Spider-Man del cinema diventa un pretesto per parlare di identità, qui l’Uomo Ragno è Miles Morales e le sue infinite altre versioni. La forza di questo film, tuttavia, è nello stile in cui è realizzato, un lavoro in cui la Marvel torna alle sue origini comics, in cui ogni dettaglio sembra essere strappato dalle pagine di un fumetto. Un multiverso che è una vera boccata d’aria nell’universo Avengers.
Everything Everywhere All at Once (2022)
Una lavanderia sull’orlo del baratro, un matrimonio al capolinea, un rapporto madre-figlia pressoché inesistente, una vita costellata di rimpianti. Per non parlare della minaccia continua dell’Agenzia dell’Entrate. Insomma, i problemi di “ogni giorno”, ma proprio qui sta il colpo di genio del film vincitore del premio Oscar nel 2023, l’entrata del multiverso gettato dentro la noia quotidiana, dentro quella monotonia che sembra l’unica in grado di poter salvare le infinite versioni “what if” della protagonista. Everything Everywhere All at Once è un film esplosivo, totalmente surreale ed esagerato, dove i generi si fondono tra loro, in bilico tra l’immaginario estetico dei momenti più assurdi e psichedelici in stile Il Grande Lebowski (1998) e l’escamotage narrativo di Se mi lasci ti cancello (2004), dove il rimpianto diventa centro del racconto e chiave per leggerne lo sviluppo. Perfetto per chi cerca un film paradossale, fuori da ogni logica e per questo unico nel suo genere.
Doctor Strange nel Multiverso della Follia (2022)
Doctor Strange nel Multiverso della Follia è il film in cui il multiverso smette di essere un “giocattolo” gettato nell’universo Marvel ma assume finalmente una sua fondazione, diventa un incubo, pieno di lutti non risolti, ossessioni e scelte sbagliate che tornano a chiedere il conto. Sam Raimi prende l’impalcatura del personaggio impersonato da Benedict Cumberbatch e lo spinge verso il suo pieno potenziale, tra inquadrature storte (o po’ “nolaniane” a dire il vero) e momenti più vicino allo slasher più che al cinecomic. In questo titolo il viaggio tra universi non è solo pretesto per i cameo, vizietto tutto Avengers, ma diventa soprattutto il mezzo per esplorare il personaggio di Strange, prima ingiustamente messo in ombra dagli ingombrantissimi comprimari. Il film funziona soprattutto per chi ha seguito WandaVision (2021), perché il dolore di Wanda è il motore emotivo del film, ma anche da solo resta uno degli esperimenti più radicali dell’MCU: recente, sporco, cupo, a tratti davvero disturbante. Perfetto se volete cercato il volto oscuro della Marvel.



































