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Le scene anime più folli del 2025: 10 momenti che ti lasceranno senza fiato

Le scene anime più folli del 2025: 10 momenti che ti lasceranno senza fiato

Gabriella Giliberti

Gabriella Giliberti

Editor a JustWatch

Il 2025 è stato uno di quegli anni in cui la “stagione anime” non è solo una stagione, ma un’agenda emotiva: finali attesi da dieci anni, film-evento in sala, miniserie da sei episodi che ti devastano in una sera, battaglie mostruose e piccoli momenti romantici diventati meme. Tra Crunchyroll, Netflix, Disney+, la difficoltà non è tanto scegliere cosa vedere, ma quali scene ti resteranno davvero addosso una volta finiti i titoli di coda. 

Questa classifica raccoglie le 10 scene più sconvolgenti, emozionanti o brutalmente memorabili della stagione anime 2025: grandi scontri shonen, duelli interiori, confessioni che cambiano la vita, ma anche momenti diventati meme virali. È pensata sia per chi è in pari e vuole rivivere i picchi dell’anno, sia per chi sta decidendo cosa recuperare in streaming.

ATTENZIONE: inevitabilmente, l’articolo contiene spoiler molto grandi! 

1. Deku vs Shigaraki in "My Hero Academia": lo scontro che chiude un decennio 

Era la scena che tutti aspettavano dal 2016: lo scontro definitivo tra Izuku Midoriya e Tomura Shigaraki nella stagione 8, la Final Season di My Hero Academia (2016 - 2025). La battaglia arriva dopo anni di build-up e conclude un conflitto iniziato quasi dieci anni prima, come ricordano diversi articoli che parlano di “fight nearly 10 years in the making”. 

Non è solo una questione di pugni: qui si chiude davvero la parabola di Deku come erede di One For All e quella di Shigaraki come arma di All For One. La scena funziona su più livelli. Visivamente, è una delle sequenze più muscolari mai realizzate dalla serie: impatto degli scontri, frammenti di ricordi, dettagli delle espressioni, il corpo di Shigaraki letteralmente “riscritto” dal conflitto interno con All For One. Emozionlmente, è un duello sulla possibilità (o meno) di salvare qualcuno già oltre il limite: Deku che allunga la mano verso il bambino dentro Shigaraki è l’immagine-manifesto di tutto MHA. Intorno, la stagione costruisce altri momenti enormi – lo scontro di All Might con All For One, il ruolo di Bakugo – ma è in questo faccia a faccia che il 2025 anime si prende il suo “series finale” più potente.

2. Tanjiro vs Akaza in "Il Castello dell’Infinito"

Con Demon Slayer: Il Castello dell’Infinito, il 2025 porta in sala il primo atto di una trilogia che adatta l’arco più folle e onirico del manga. Il cuore emotivo del film, almeno per molti fan, è lo scontro tra Tanjiro e Akaza nel Castello dell’Infinito: un duello che fa da contraltare all’iconica battaglia del Mugen Train, ma con anni di crescita in più sulle spalle. 

La regia spinge tutto al massimo: piani sequenza impossibili tra le stanze che ruotano, clash di colori tra i pattern della Respirazione dell’Acqua e quelli di Akaza, e una colonna sonora che accentua la sensazione di trovarsi in un limbo tra vita e morte. Ma la vera mazzata è narrativa. Tanjiro non combatte solo per vendetta: porta addosso il peso dei caduti, dei suoi compagni feriti, del sacrificio di Shinobu e degli Hashira che il film mostra senza filtri. L’ultima parte dello scontro, con i corpi distrutti e il Castello che sembra collassare su di loro, è uno dei momenti più brutali e spirituali dell’anno. È la scena che ha fatto dire a più di un critico di essere “tornato fan” della saga grazie a questo film. 

3. Il sacrificio di Takopi in “To All of You in 2016”

In soli sei episodi, Takopi’s Original Sin (2025) si è guadagnato la reputazione di finale più devastante del 2025. Il culmine arriva in episodio 6, “To All of You in 2016”: Takopi, l’alieno del “Pianeta Felice”, capisce che non può cancellare il dolore di Shizuka, Marina e Azuma, ma può rinunciare a sé stesso per concedere loro un’ultima possibilità di crescere senza di lui. 

La scena del sacrificio finale è quasi anti-spettacolare: niente esplosioni, solo silenzio, rewind del tempo e una vita che si riavvolge in una versione della realtà dove Takopi non è mai esistito. Il colpo di grazia non è vedere un personaggio morire, ma rendersi conto che la vera “magia” è stata solo regalare ai bambini lo spazio per parlare, perdonarsi e portare le cicatrici nel futuro. La regia rallenta tutto, insiste su dettagli come le mani che tremano, le lacrime che non escono, le luci della città nel lontano 2016. È una scena che ha generato articoli, reel e thread infiniti su quanto sia “la nuova definizione di finale tragico”. 

4. Jinwoo vs Ant King Beru: “Arise” portato all’estremo in "Solo Leveling"

Nella seconda stagione di Solo Leveling (2024 - in corso) il livello di spettacolo sale parecchio, ma il momento che ha messo tutti d’accordo è il climax contro l’Ant King Beru, con Sung Jinwoo che spinge al limite il suo potere e il concetto stesso di “Arise”. Un climax trailer ufficiale è stato dedicato proprio a questa sequenza, a conferma di quanto sia percepita come il cuore spettacolare della stagione. 

La scena è puro power fantasy, ma girato con una cura quasi da boss finale videoludico: l’Ant King domina lo schermo con movimenti animaleschi, il sangue sporca l’arena, e Jinwoo sembra soccombere prima di ribaltare la situazione con una combo di abilità, teletrasporti e, soprattutto, l’evocazione dell’esercito d’ombre. Il momento in cui il castello sotterraneo si riempie di sagome nere che gridano “ARISE” è esattamente il tipo di scena che vuoi rivedere in loop. Non è solo estetica, però: qui si cristallizza l’idea di Jinwoo come qualcosa di più di un “hunter fortissimo”. Diventa un’entità quasi mitologica, distante dagli umani e vicinissima a quei mostri che finge di combattere. Per chi segue l’anime in simulcast su Crunchyroll è il momento in cui Solo Leveling smette di essere “la serie hype del momento” e diventa un classico del genere.

5. Kafka all’ultimo stadio: la trasformazione finale in "Kaiju No. 8"

Se c’è un’altra “trasformazione” che nel 2025 ha fatto parlare tantissimo, è quella di Kafka nella seconda stagione di Kaiju No. 8 (2024 - in corso). Dopo episodi che giocano moltissimo sull’ansia da prestazione e sulla paura di non riuscire più a trasformarsi, l’episodio 11 porta tutto all’estremo: Kafka, spinto sull’orlo del baratro, libera finalmente tutta la potenza del Kaiju No. 8 in una battaglia che viene descritta come “la final battle for humanity” nei recap degli episodi. 

La scena è costruita benissimo a livello emotivo: prima c’è il blocco, poi l’intervento di Kikoru che lo aiuta a superare la sua transformance anxiety, infine il momento in cui Hoshina “vede” l’anima del Kaiju bruciare dentro di lui e decide di fidarsi. Quando Kafka si lascia andare e il suo corpo si deforma in qualcosa di gigantesco, la serie fa quello che prometteva da tempo: mostra un mostro che è al tempo stesso minaccia e ultima speranza.

6. Il robot gigante contro il kaiju spaziale – finale di "Dan Da Dan" Stagione 2

Se cercate la scena più fuori di testa dell’anno, è difficile battere il finale della seconda stagione di Dan Da Dan (2024 - in corso). L’episodio 12, “Clash! Space Kaiju vs. Giant Robot!”, è stato descritto come un concentrato di “livewire and energetic artistry” in una delle recensioni più entusiaste della stagione. In pratica: Momo, Okarun e compagnia pilotano un robot gigante contro un kaiju spaziale in una coreografia che sembra uscita da un sogno febbrile di un fan di tokusatsu.

La scena non è solo spettacolo: il mecha-clash è anche il punto in cui la serie esplicita il suo discorso su quanto sia bello amare le cose in modo sfacciato. Ogni colpo, ogni urlo, ogni posa è una dichiarazione d’amore per l’animazione, i film di mostri, le trasformazioni anni ’90. E nel mezzo, Science SARU infila piccoli dettagli di caratterizzazione – gli sguardi di Momo, le esitazioni di Okarun, il modo in cui il team si coordina – che danno peso emotivo alla baraonda. Se volete capire perché ha fatto incetta di nomination agli Anime Awards, basta guardare questo episodio. 

7. L’episodio 11 di "Zenshu": il flashback che spezza (e ricompone) Natsuko

Zenshu (2025) è la serie “da addetti ai lavori” che nel 2025 è diventata parola d’ordine tra critici e appassionati. Il momento di svolta è l’episodio 11, spesso citato come uno degli episodi più forti dell’anno: un concentrato di flashback, musica e introspezione che racconta il burnout di Natsuko e il suo rapporto con l’anime dentro cui è finita. 

La scena chiave – quella che entra in questa classifica – è la sequenza di ricordi accompagnata dal ritorno della canzone “First Love”. Vediamo Natsuko bambina, i primi contatti con l’animazione, la pressione crescente del lavoro, l’isolamento emotivo. Il montaggio alterna il mondo “reale” e quello dell’anime A Tale of Perishing, facendo capire che in entrambi lei si è sempre messa al servizio della storia senza mai concedersi il lusso di sentirla davvero. È una scena lenta, quasi contemplativa, ma devastante per chi ha mai amato troppo un lavoro creativo: non ci sono combattimenti o esplosioni, solo la consapevolezza di aver sacrificato troppo, e la possibilità, forse, di ricominciare. Per molti critici, è il momento che trasforma Zenshu da “buon isekai meta” a vero e proprio “love letter agli anime”.

8. La ramen performance di Huntr/x – la scena che ha acceso un trend (pericoloso) in "K-Pop Demon Hunters"

Se parliamo di viralità pura nel 2025, è impossibile non citare K-Pop Demon Hunters (2025), diventato il film più visto nella storia di Netflix e persino “Breakthrough of the Year” per TIME: un fenomeno globale che ha travolto classifiche, social e cosplay. In mezzo alle performance di “Golden” e ai numeri musicali dei Saja Boys, la scena che ha fatto letteralmente uscire il film dallo schermo è la sequenza di “How It’s Done”: Rumi, Mira e Zoey che mangiano ramyun bollente e combattono demoni mentre cantano e rappano in cucina, trasformando un momento da slice of life in un videoclip iper-coreografato. È una scena perfetta da clip: ritmo altissimo, coreografia studiata da grandi nomi del K-pop, montaggio che alterna close-up del cibo, passi di danza e colpi di arma bianca in sincrono con la base. Non a caso è diventata uno dei momenti più condivisi e cantati dai fan, fino a generare il famigerato ramen noodle challenge: persone che provavano a replicare la scena con ciotole d’acqua bollente, al punto da costringere medici e media a lanciare avvisi sui rischi di ustioni. È l’esempio perfetto di come una scena animata possa trasformarsi in trend reale, tra entusiasmo, fanart e… qualche conseguenza fin troppo concreta.

9. Il crollo della fede in "To Be Hero X": quando l’eroe precipita davvero

To Be Hero X ha stupito molti nel 2025 con il suo modo di raccontare i supereroi: qui i poteri nascono dalla fede delle persone, e svaniscono quando quella fiducia si spezza. In mezzo a tante gag e trovate visive, c’è una scena che si è ritagliata un posto speciale nelle discussioni online: quella in cui un top hero, messo con le spalle al muro, vede la propria fiducia crollare in diretta e… precipita. 

Senza entrare nei dettagli per non rovinare troppi twist, il momento funziona perché rende letterale qualcosa che in altre serie è solo metafora: l’eroe non cade “moralmente”, cade fisicamente quando il pubblico smette di crederci. La regia gioca con i numeri del “Trust Value” che calano, i commenti sui social in sovraimpressione, il rumore muto del vuoto quando nessuno applaude più. È una scena che fa riflettere su quanto l’idea di eroe sia sempre un contratto tra chi agisce e chi guarda – tema molto contemporaneo, tra cancel culture e culti della personalità. Per chi ama storie alla The Boys ma cerca qualcosa di più anime e sperimentale, To Be Hero X è una sorpresa, e questo crollo nel torneo è il suo picco drammatico.

10. La performance virale di "Wandance": il meme ballare per esistere

Chiudiamo con un momento che rappresenta il lato meme del 2025 anime. Wandance (2025), adattamento del manga hip-hop prodotto da Madhouse e Cyclone Graphics e distribuito su Disney+ e Hulu, è diventato virale per una serie di sequenze di danza in 3D che hanno spaccato il fandom in due: c’è chi le ama e chi le odia, ma quasi tutti hanno condiviso almeno una clip. 

La scena simbolo è una delle prime grandi performance di On, con la camera che gira attorno ai ballerini mentre il 3D spinge i movimenti oltre il realismo. Nella sua versione “ufficiale”, è un momento di liberazione per un protagonista che lotta con la timidezza e il blocco espressivo. Nella versione social, è diventato il meme dell’anno: remix, montaggi con canzoni diverse, reaction al CGI “troppo gommoso”. È il perfetto promemoria che una scena memorabile nel 2025 non deve per forza farti piangere o urlare: può anche farti ridere, dividere, discutere su cosa sia “bella animazione” e cosa no. E nel frattempo spingerti a recuperare una serie che, dietro il meme, parla seriamente di corpo, ritmo e desiderio di essere visti.

Film incredibilmente diversi che non sapevi fossero diretti dallo stesso regista

Film incredibilmente diversi che non sapevi fossero diretti dallo stesso regista

Manuela Santacatterina

Manuela Santacatterina

Editor a JustWatch

Il cinema è l'arte più malleabile di tutte. Sperimentare, osare, cominciare e ricominciare. Soprattutto, cambiare e ancora cambiare. Come Steven Spielberg che, dopo Schindler's List, decise di girare una pellicola opposta come Jurassic Park (entrambi usciti nel 1993), o come Danny Boyle che, in meno di dieci anni, è passato dai toni punk di Trainspotting (1996) a quelli più zuccherati di The Millionaire (2008). 

Impossibile non citare anche Ridley Scott, che dallo sci-fi di Alien (1979) è arrivato al peplum de Il Gladiatore (2000). Se alcuni registi vengono ricordati per un unico genere o una cifra stilistica riconoscibile, basta guardare più a fondo nella loro filmografia per scoprire invece trasformazioni radicali, salti narrativi spericolati e netti contrasti tra un'opera e l'altra.

JustWatch ha stilato la lista dei registi che hanno diretto film profondamente diversi tra loro.

6. Bob Clark: "Black Christmas" (1974) e "Una storia di Natale" (1983)

Da una parte la tensione psicologica e la paranoia, dall'altra un cult natalizio caloroso e nostalgico. In mezzo, il Natale come filo conduttore. Bob Clark è stato uno dei registi più versatili degli anni '70 e '80, dimostrando di saper alternare umori e generi. In meno di dieci anni ha firmato Black Christmas (Un natale rosso sangue) – tra i primi slasher – e Una storia di Natale - uno dei film più teneri legati alle feste natalizie. 

Black Christmas, lungo la sua ora e 40 di montaggio è cupo e disturbante, mentre A Christmas Story è una cartolina dei tempi che furono racchiusa in 90 minuti. Una pellicola perfetta per sognare, da vedere rigorosamente con tutta la famiglia. Si potrebbe dire: due Natali diversi per due universi cinematografici in contrasto. Un contrasto scenico e narrativo, netto e inaspettato.

5. Richard Donner: "Il presagio" (1976) e "I Goonies" (1985)

Autore culto, simbolo di un passato cinematografico forse irripetibile. Richard Donner in carriera ha sempre alternato diversi generi, ma due pellicole sono particolarmente emblematiche: Il presagio e I Goonies. Dal terrore satanico alla più iconica avventura per ragazzi degli anni ’80, capace di ispirare un fenomeno come Stranger Things (2016). Il regista aveva già messo in scena l’Anticristo prima di accompagnare un gruppo di dodicenni tra mappe del tesoro, pirati e frasi tramandate di generazione in generazione. 

Una differenza di generi, certo, ma soprattutto di tono: un'ora e cinquanta inquietante e glaciale per Il presagio, sicuramente più energiche e giocose le due ore de I Goonies. Una cosa però è certa: Donner sapeva rendere credibile qualunque atmosfera, dal brivido al divertimento più puro. E infatti entrambi i film hanno fatto storia.

4. Ted Kotcheff: "Rambo" (1982) e "Weekend con il morto" (1989)

Il creatore della figura cinematografica di John Rambo (tra gli action hero più influenti), e allo stesso tempo il padre di una delle commedie più assurde (e macabre) degli anni ’80. Se Rambo con Sylvester Stallone non ha bisogno di presentazioni (drammatico e crudo, un ritratto sull'alienazione e la violenza), l'on-the-road di Weekend con il morto è invece una farsa slapstick di un'ora e mezza su due uomini costretti a far finta che il loro capo, passato a miglior vita, sia ancora vivo. 

Due mondi narrativi così distanti da sembrare partoriti da persone diverse: invece è sempre Kotcheff, capace di oscillare tra film anti-militaristi e comicità surreale. A modo suo, ha scritto due pagine importanti della settima arte.

3. Rob Reiner: "Harry, ti presento Sally..." (1989) e "Misery non deve morire" (1990)

Una delle commedie romantiche più amate di sempre e, appena un anno dopo, ecco arrivare un thriller psicologico claustrofobico e ossessivo tratto da Stephen King. Nulla di più diverso. Rob Reiner è tra i pochi autori ad aver lasciato impronte indelebili e profonde, riscrivendo due generi diametralmente opposti. 

Harry, ti presento Sally... è brillante, leggero e, complice l'alchimia tra Meg Ryan e Billy Crystal, divenuto leggendario; Misery non deve morire, sorretto dalla grande prova di Kathy Bates, è serrato, disturbante, quasi teatrale nell'elaborazione di un terrore che si sedimenta fino ad esplodere. Se le pellicole sono opposte, è lampante la capacità del regista di far funzionare tutto ciò che mette in scena: risate, tensione, sentimenti, paura.

2. Peter Jackson: "Il Signore degli Anelli - Trilogia" (2001–2003) e "Splatters – Gli schizzacervelli" (1992)

Dall’eccessivo e truculento gore fino all’immensità e all'epica della Terra di Mezzo. Prima di rileggere il fantasy facendolo diventare monumentale (e generazionale), Peter Jackson era un regista di culto del cinema splatter neozelandese, famoso all'epoca per essere l'autore di Splatters – Gli schizzacervelli. Un'ora e 40 minuti deliranti, sanguinosi e dalla comicità eccessiva. 

È incredibile pensare che lo stesso regista, una decade dopo, abbia portato sullo schermo una delle saghe più complesse e prestigiose della storia del cinema, dividendo l'opera di Tolkien in tre kolossal che superano le 10 ore di durata: Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell'anello, e poi Le due torri e Il Ritorno del Re. Un salto, quello di Jackson, che dimostra tutta la sua creatività. Un estro capace di esplorare qualunque scala cinematografica, senza sbagliare una sola inquadratura.

1. George Miller: "Interceptor" (1979) e "Babe va in città" (1998)

Il regista che ha reinventato il cinema d’azione post-apocalittico e che ha diretto uno dei film per famiglie più stravaganti e dolci degli anni ’90. George Miller è un caso unico: da una parte il suo furioso film d'esordio Interceptor con Mel Gibson, nel quale si muove (anzi, sfreccia) in un mondo desertificato segnato dalla benzina e dalla sopravvivenza (ritrovato poi in Mad Max: Fury Road del 2015); dall’altra Babe va in città, favola urbana da un'ora e mezza che riprende i personaggi di Babe (1995) nel quale avventura, azione e una nota drammatica si mescolano alla sensibilità e alla poesia di un maialino coraggioso. 

E non finisce qui, perché sempre George Miller, prima di girare Mad Max: Fury Road con Tom Hardy, ha firmato due film animati per tutta la famiglia: Happy Feet nel 2006 e, cinque anni dopo, il sequel Happy Feet 2. Diversi universi cinematografici decisamente contrari e inconciliabili, ma comunque legati dal potere più forte di tutti: l'immaginazione.

Da "Percy Jackson" a "Blood of Zeus": 10 film e serie TV che reinventano la mitologia greca

Da "Percy Jackson" a "Blood of Zeus": 10 film e serie TV che reinventano la mitologia greca

Gabriella Giliberti

Gabriella Giliberti

Editor a JustWatch

Tra libri, film e ora anche la serie TV Disney+ Percy Jackson e gli Dei dell’Olimpo, la mitologia greca è ufficialmente tornata mainstream. Il 10 dicembre 2025 è arrivata la seconda stagione su Disney+ e Hulu, adattamento de "Il Mare dei Mostri", con Percy, Annabeth e Grover di nuovo in missione tra ciclopi, sirene e il Vello d’Oro.

Se hai già divorato i primi nuovi episodi e hai voglia di restare in quel mood fatto di profezie, semidei e dèi capricciosi, ci sono parecchi film e serie che fanno esattamente questo: prendono i miti che studiavi a scuola e li reinventano. A volte li spostano nel presente, a volte li trasformano in epopee action, altre li smontano del tutto per raccontare traumi molto umani.

In questa guida trovi 10 titoli perfetti da vedere dopo Percy Jackson: non sono adattamenti “fedeli” delle fonti antiche, ma riletture creative. Dal dark comedy con Zeus in burnout al cinecomic DC con Amazzoni e Ares, fino all’horror d’autore che trasforma Prometeo in un marinaio disperato: un piccolo Olimpo di storie per tutti i gusti.

1. KAOS (2024) 

Se l’idea degli dèi che vivono “tra noi” ti piace in stile Percy Jackson, KAOS è la versione adulta, cinica e super britannica della stessa ossessione. Creata da Charlie Covell per Netflix, è una dark comedy mitologica in cui Zeus è un despota paranoico convinto che una profezia segni la sua fine, mentre tre mortali scoprono di essere legati al destino del mondo. 

Qui gli dèi greci non sono figure irraggiungibili, ma boomer tossici con poteri cosmici: narcisisti, crudeli, seduttori seriali che usano il mondo umano come scacchiera personale. La serie gioca molto sul contrasto tra immaginario “classico” e sensibilità contemporanea, infilando temi come patriarcato, capitalismo e culto dell’immagine in un Olimpo fatto di complotti familiari e giochi di potere. È perfetta se ami il tono più irriverente di Riordan ma vuoi qualcosa di più cupo e satirico. E anche se è stata cancellata dopo una sola stagione, il suo modo di raccontare gli dèi come una famiglia disfunzionale con superpoteri la rende uno dei tentativi più interessanti degli ultimi anni di aggiornare il pantheon greco.

2. Blood of Zeus (2020 - 2025)

Se Percy Jackson è il lato YA dell’epica, Blood of Zeus è la sua controparte adulta, sanguinaria e operistica. La serie Netflix segue Heron, giovane che scopre di essere figlio illegittimo di Zeus e finisce al centro di una guerra tra dèi, demoni e giganti, in una versione dell’antica Grecia in cui il mito viene remixato come un gigantesco battle royale. 

La forza della serie sta nella capacità di mescolare rispetto per le fonti e libertà totale: ci sono Talos, i Giganti, l’Ira di Hera, ma riassemblati in una trama nuova, dove la rabbia e il potere diventano temi centrali. La critica l’ha lodata per l’animazione spettacolare e per il modo in cui tratta la mitologia come un universo narrativo coerente, non come un semplice sfondo decorativo. È un’ottima scelta se ti piace l’idea dei semidei di Percy Jackson ma vuoi qualcosa di più dark, con dèi molto meno “genitoriali” e molto più spietati. E se ami gli anime d’azione alla Castlevania o Attack on Titan, qui ritrovi la stessa intensità, ma tutta giocata tra Olimpo, Tartaro e città in rovina.

3. Hercules (1997) 

Prima che Percy Jackson portasse i semidei in classe, Disney aveva già trasformato la Grecia antica in un jukebox anni ’90. Hercules è una delle riletture più spudoratamente creative del mito di Eracle: Zeus e Hera diventano genitori modello, Ade è un villain da stand-up comedy e le Muse sono un coro gospel che commenta l’azione come se fosse uno show televisivo. 

Dal punto di vista mitologico è un disastro, ma è proprio lì il punto: la pellicola usa il mito come materiale grezzo per parlare di identità, appartenenza e fama. Hercules è un outcast che sogna di “diventare qualcuno”, la scalata eroe-come-celebrity viene vista con un certo sarcasmo, e l’idea di “vero eroe” si sposta dal muscolo al sacrificio. È esattamente il tipo di operazione che un fan di Percy può apprezzare: rispetto affettuoso ma zero sacralità. Se ti piace il tono più leggero e ironico di Riordan, Hercules è un rewatch perfetto: è pieno di easter egg mitologici deformati ad arte, tiene ancora botta come musical e continua a influenzare lo sguardo pop sulla Grecia antica, dai meme alle nuove produzioni teatrali. 

4. Wonder Woman (2017)

Con Wonder Woman, la mitologia greca entra di peso nel cinecomic. Il film di Patty Jenkins apre su Themyscira, isola nascosta creata da Zeus per proteggere le Amazzoni, e costruisce tutto il conflitto intorno alla guerra millenaria tra Zeus e Ares, dio della guerra, che continua a manipolare l’umanità dietro le quinte. 

Quello che rende interessante Wonder Woman per chi ama Percy Jackson è la fusione tra superhero movie e mito classico. Diana è una semidea cresciuta in un’utopia femminile, che scopre il proprio ruolo di “Godkiller” nel pieno della Prima guerra mondiale: la sceneggiatura usa Ares come personificazione dell’odio umano, ma allo stesso tempo critica l’idea che basti eliminare un dio per ripulire il mondo. È un discorso molto vicino al modo in cui Riordan ribalta le figure divine, rendendole specchi dei problemi reali. In più, Themyscira e le Amazzoni offrono una delle rappresentazioni visive più iconiche dell’immaginario greco al cinema recente: meno marmo, più corpi in movimento, armature ibride e una fisicità che rende il mito immediato anche per chi non ha mai aperto l’Iliade.

5. Troy (2004) 

Se la maggior parte dei film mitologici mette gli dèi in primo piano, Troy fa l’esatto opposto: prende l’Iliade, toglie quasi del tutto gli dèi e lascia solo uomini, politica e strategia militare. Il film di Wolfgang Petersen è un colossal bellico liberamente ispirato al poema omerico, con Brad Pitt nei panni di Achille e Eric Bana in quelli di Ettore, concentrato sulla guerra di Troia come conflitto umano più che divino.

Perché è interessante dopo Percy Jackson? Perché mostra cosa succede quando togli la parte esplicitamente fantastica ma lasci intatto il senso di mito. Le profezie diventano calcoli politici, gli dei sono evocati nei discorsi ma non scendono mai in campo, e l’eroismo di Achille è al tempo stesso grandioso e profondamente narcisista. È una “nuova interpretazione” proprio perché rifiuta l’idea di fedeltà religiosa alle fonti, scegliendo una lettura laica, quasi cinica. È un ottimo ponte se ti affascinano Achille, Ettore e compagni grazie ai romanzi YA e vuoi vedere una versione più adulta e disincantata della stessa storia, senza però rinunciare alle grandi scene di assedio e duello.

6. 300 (2006)

Con 300, Zack Snyder trasforma la battaglia delle Termopili in un fumetto vivente. Il film adatta la graphic novel di Frank Miller e racconta l’impresa di Leonida e dei suoi 300 Spartani contro il “dio-re” Serse con una messa in scena iper-stilizzata: slow motion, panoramiche irreali, mostri deformi e un’estetica che mescola storia e fantasy. 

Qui la mitologia greca non appare tanto nei nomi degli dèi, quanto nel modo in cui la storia reale viene mitizzata. La voce narrante di Dilios trasforma ogni evento in leggenda, esagera proporzioni e numeri, costruisce Leonida come una figura quasi sovrumana. È la stessa logica dei bardi antichi, ma applicata al linguaggio del cinema pop dei primi anni 2000. Per chi arriva da Percy Jackson, 300 è un esempio di come la Grecia possa diventare puro stile, senza bisogno di mostri classici o semidei: basta la sensazione di assistere a qualcosa di più grande, in cui la realtà storica è solo il punto di partenza per un racconto epico e dichiaratamente esagerato.

7. Immortals (2011) 

Se vuoi vedere la mitologia greca filtrata attraverso l’occhio di un regista visivamente ossessionato, Immortals è il tuo film. Tarsem Singh prende i miti di Teseo, del Minotauro e della Titanomachia e li ricombina in un action fantasy barocco, dove il contadino Teseo viene scelto da Zeus per fermare il tiranno Hyperion, deciso a liberare i Titani con l’arco di Epirus. 

Qui gli dèi scendono davvero in campo, in armature dorate che sembrano sculture contemporanee, e ogni inquadratura è pensata come un quadro. La trama prende enormi libertà rispetto alle fonti, ma è proprio questa sua natura “apocrifa” a renderlo interessante: l’idea non è insegnare il mito, ma usarlo per discutere libero arbitrio, fede negli uomini e violenza del potere. Zeus è severo, quasi distante, e il rapporto con Teseo ricorda più quello tra mentore e allievo che tra dio e devoto. È consigliato a chi ama i mondi visivamente ricchi, alla 300 o God of War, e vuole un’esperienza più sensoriale che filologicamente corretta.

8. American Gods (2017–2021) 

Ok, American Gods non è solo greco: nel romanzo di Neil Gaiman e nella serie Starz ci sono divinità e spiriti da mezzo mondo. Ma è uno dei titoli più interessanti per capire cosa succede quando sposti i dèi nel presente. Nel mondo di Shadow Moon, gli “Old Gods” sono versioni americane delle divinità antiche, sopravvissute finché qualcuno ci crede, e costrette a fare i conti con i “New Gods” della tecnologia, dei media e del consumo.

L’idea alla base è molto Percy Jackson: gli dei esistono perché gli umani li portano con sé, nei viaggi, nelle storie, nei bisogni. La serie, pur tra alti e bassi, offre momenti potentissimi in cui il mito viene usato per parlare di migrazione, razzismo, fede e identità culturale. Tra gli Old Gods che appaiono nel corso delle stagioni ci sono anche figure legate al pantheon greco e romano, rilette in chiave problematica e decadente. Se ti affascina l’idea di un Olimpo “sopravvissuto” nel nostro mondo, American Gods è la versione più adulta, filosofica e spigolosa di quello che Percy mostra con ironia e spirito YA.

9. The Lighthouse (2019)

A prima vista, The Lighthouse sembra lontanissimo da Percy Jackson: due guardiani di un faro alla fine dell’Ottocento che lentamente impazziscono su un isolotto in mezzo alle tempeste. Ma diversi saggi e analisi critiche hanno letto il film di Robert Eggers come una riscrittura contemporanea dei miti di Prometeo e Proteo: il giovane Ephraim / Winslow come Prometeo che sfida il divieto per rubare la luce, il vecchio Wake come divinità marina capricciosa e crudele. 

Il faro diventa un sostituto del fuoco sacro: qualcosa di proibito, che acceca chi osa guardarlo troppo da vicino. Il corpo martoriato del protagonista, il gabbiano “tabù” da non toccare, le allucinazioni con sirene e mostri marini: tutti elementi che rimandano a punizioni e metamorfosi tipicamente greche, ma spogliate della loro aura eroica, rese sporcamente umane. Per chi ama il lato più oscuro e simbolico del mito, The Lighthouse è un’esperienza densissima: non troverai nomi di dei o mostri, ma la sensazione di assistere a una tragedia greca ridotta all’osso, dove la hybris (la tracotanza) porta letteralmente alla caduta.

10. Scontro tra Titani (2010)

Chiudiamo con un classico della “fase blockbuster mitologico”: Scontro tra Titani del 2010, remake del film del 1981. Qui seguiamo Perseus, figlio di Zeus, trascinato in una guerra tra gli dèi dell’Olimpo e Hades, che vuole scatenare il Kraken sull’umanità per vendicarsi del fratello. È un film che prende la base del mito e la trasforma in un videogioco live-action, con boss fight (Medusa, Kraken), armi leggendarie e side quest varie. 

La “nuova interpretazione” sta tutta nel tono: Perseus rifiuta di essere un burattino degli dèi, si schiera con gli umani e mette in discussione il diritto stesso degli Olimpi a governare il mondo. Zeus è meno saggio e più ambiguo, Hades è un villain tragico e risentito, e gli uomini non sono più semplici pedine. È una versione molto anni 2000, piena di CGI discutibile ma ancora godibile se cerchi un fantasy muscolare che usi il mito come base per avventura pura. Perfetto da recuperare se ami l’idea del semidio riluttante alla Percy Jackson ma vuoi vederla espressa in un contesto più cupo, sporco e rumorosamente action.

Gli episodi finali più divisivi nella storia delle serie TV

Gli episodi finali più divisivi nella storia delle serie TV

Andrea Ballerini

Andrea Ballerini

Editor a JustWatch

Non c’è niente di peggio di innamorarsi di una serie, di guardare religiosamente ogni episodio, di legarsi ai personaggi e alle loro sorti, per poi essere delusi dall’episodio finale. Dobbiamo ammetterlo, concludere uno show amato da tutto il pubblico non deve essere qualcosa di facile. Tuttavia, ci sono alcune conclusioni che continuano a lasciare l’amaro in bocca.

Speriamo che questo non accada a Stranger Things, una delle serie più amate di sempre che si appresta a concludere il suo percorso. Per questa occasione e augurandoci il meglio per la creatura dei fratelli Duffer, vi proponiamo una lista con gli episodi finali più divisivi nella storia della TV. Abbiamo tenuto conto non solo dell’ultimo episodio di ogni serie, ma anche della popolarità dei titoli. Non c’è bisogno di dire che i paragrafi seguenti contengono spoiler!

10. Due uomini e mezzo (2003)

Nei primi anni 2000 c’erano poche serie comiche che potessero rivaleggiare con Due uomini e mezzo. Non a caso il protagonista Charlie Sheen riceveva cifre astronomiche per ogni episodio della serie. Fino al suo licenziamento e sostituzione con Ashton Kutcher. Questi potrebbero sembrare solo gossip di Hollywood, ma la disputa tra Sheen e il co-creatore della serie Chuck Lorre finì per invadere anche l’episodio finale dello show. Non solo un pianoforte uccide il personaggio di Sheen, ma, rompendo la quarta parete, Lorre stesso dichiara la sua vittoria. Un secondo dopo, un altro pianoforte mette fine alla sua vita. Ai tempi, questo finale era apparso a molti come di cattivo gusto. Di recente, alcuni spettatori lo hanno rivalutato come un tocco di genio.

9. Twin Peaks: A Limited Event Series (2017)

Dopo le due stagioni cult de I segreti di Twin Peaks (1990), nessuno stava più nella pelle quando David Lynch annunciò il suo ritorno con l’ultima stagione. Twin Peaks: A Limited Event Series non ha di certo sconvolto i fan del compianto regista visionario. La stagione finale è ancora più surreale delle prime due. Lynch spinge forte l'acceleratore con visioni oniriche dark difficilmente decifrabili a una prima visione. Questa scelta creativa si condensa in un finale che ha lasciato il pubblico diviso a metà. La serie si chiude in perfetto stile lynchiano: poche risposte e tanti fili della trama lasciati aperti. Ancora oggi i difensori e i detrattori dell’episodio finale rimangono convinti delle loro posizioni. A voi l’ardua sentenza. 

8. True Blood (2008)

True Blood ha portato l’horror nelle case di molti spettatori, creando controversie sin dall’inizio per il livello spinto dello spettacolo. Ciò non ha impedito allo show di Alan Ball di diventare un fenomeno di massa in tutto il globo. Tra i fattori che hanno influenzato il successo della serie c’era sicuramente la storia d’amore centrale tra Sookie e Bill, rispettivamente un'umana e un vampiro. Il problema si presenta proprio nell’episodio finale, che dovrebbe coronare le molteplici stagioni precedenti. Al contrario, il rapporto tra Sookie e Bill costruito episodio dopo episodio si infrange con la prima che decide di sposare un umano. Questo finale ha lasciato basiti molti fan della saga, che si aspettavano una chiusura più soprannaturale con i due personaggi uniti. 

7. Mad Men (2007)

Mad Men ha reso icone pop Jon Hamm ed Elisabeth Moss, portando una ventata di aria fresca in TV con la sua ambientazione retrò. Tuttora, lo show è tra i più apprezzati di sempre ma non sono pochi coloro che storcono ancora il naso ripensando al finale. Qui siamo di fronte a una divisione molto più sottile rispetto a quella di True Blood (2008). Tutto sta nell’ambiguità del finale, con un Don Harper (Jon Hamm) redento e in pace con sé stesso e una pubblicità della Coca-Cola a seguire. I fan si dividono sull’interpretazione della sequenza. C’è chi vede un lieto fine e chi un ritorno al cinismo da venditore che ha contraddistinto Harper. Per molti, un finale meno ambiguo sarebbe stata la scelta migliore.

6. Gossip Girl (2007)

Per molti millennials, Gossip Girl è una serie cult imperdibile ricca di storie d’amore, umorismo, dramma, colpi di scena e una buona dose di tensione. La serie di Josh Schwartz e Stephanie Savage le aveva tutte, a parte un finale che mettesse d’accordo chiunque. I fan della serie non ce la facevano più ad aspettare: dovevano sapere chi si nascondesse dietro il blog di Gossip Girl. Come sappiamo, l’identità del famigerato blogger appartiene a Dan (Penn Badgley) ed è proprio questa scelta a polarizzare ancora oggi gli spettatori. C’è chi ha amato questo colpo di scena e chi lo trova forzato, soprattutto perché il blog prendeva spesso di mira l’interesse amoroso di Dan, Serena (Blake Lively).

5. Dexter (2006)

Dexter è riuscito in un’impresa colossale: farci amare un serial killer dai tratti psicopatici. Allo stesso tempo, non ha convinto del tutto gli spettatori con il suo finale, tanto da far resuscitare la serie con Dexter: New Blood (2021). Oltre alla morte senza senso di Debra (Jennifer Carpenter), l’episodio conclusivo ha lasciato la maggior parte dei fan perplessi per il destino del personaggio omonimo. Dexter (Michael C. Hall) che si reinventa come boscaiolo appare come una scelta di comodo per terminare la serie. Inoltre non si addice allo sviluppo del personaggio a cui abbiamo assistito in tutte le stagioni precedenti.

4. I Soprano (1999)

I Soprano è una delle serie TV più belle di tutti i tempi, che ha consacrato attori come James Gandolfini, Michael Imperioli e Tony Sirico. Un briciolo di fama è dato anche dal famigerato finale dello show creato da David Chase. Molti aficionados non hanno potuto digerire del tutto il brusco taglio di montaggio, da un’immagine con Tony (Gandolfini) al nero dello schermo. Tutto rimane in sospeso, il destino del boss mafioso è incerto e ciò crea grandissima divisione tra i fan. Alcuni sostenitori del finale lo credono in linea con lo spirito dello show. Infatti, come dice una battuta di Bobby (Steve Schirripa): “Probabilmente non lo senti nemmeno quando succede”.

3. How I Met Your Mother (2005)

Tra i finali più controversi di sempre non poteva di certo mancare How I Met Your Mother. Ancora una volta, siamo di fronte a una serie storica che ha segnato un’epoca. Tuttavia, ancora oggi è difficile pensare allo show con Neil Patrick Harris e Cobie Smulders senza associarlo al finale estremamente divisivo. La conclusione finalmente rivela chi sia la madre, ovvero l’anima gemella di Ted (Josh Radnor), ma complica le cose con le scelte successive. Sia la morte della madre che il ritorno di fiamma tra Ted e Robin (Smulders) sono controverse perché depotenziano il concetto di “mother” su cui si regge lo show.

2. Lost (2004)

Lost è una scelta obbligatoria quando si parla di finali polarizzanti. La serie TV dai toni thriller e sci-fi (se così si può definire!) ha letteralmente incollato allo schermo milioni di spettatori durante le sue sei stagioni di durata. Nonostante la qualità sia diminuita verso gli attimi conclusivi, pochi vedevano l’ora di assistere al finale della serie e ancora di meno a quel finale. Tutti volevano sapere cosa si celasse veramente dietro l’isola misteriosa in cui è ambientata la serie, ma il finale non fornisce una spiegazione soddisfacente e dettagliata. Al contrario, l’opera di J. J. Abrams, Damon Lindelof e Jeffrey Lieber ripiega su una soluzione spirituale che ha suscitato emozioni contrastanti nei fan: chi ne apprezza il finale parzialmente aperto alla libera interpretazione e chi proprio si sente amareggiato dopo anni di domande, intrecci e dubbi mai chiariti.

1. Il Trono di Spade (2011)

Quando si tratta di “rovinare” una serie con un finale raffazzonato, pochi show possono competere con Il Trono di Spade. La serie TV fantasy aveva rapito chiunque con i suoi intrighi per il potere, le scene d’azione spettacolari e la forte tensione che permeava ogni stagione. Il finale de Il Trono di Spade (2011), però, è la conclusione più deludente e divisiva di sempre a causa di un problema di fondo impossibile da ignorare: la fretta con cui si è voluto chiudere la serie. I fili narrativi giungono alla loro conclusione saltando passaggi e non rimanendo coerenti con il resto dello spettacolo. Ai fan non resta che fantasticare su un finale alternativo più coerente con il mondo di George R. R. Martin.   

  • "Ballando con le stelle"... ma non solo in Italia! Ecco le versioni più celebri da tutto il mondo

    "Ballando con le stelle"... ma non solo in Italia! Ecco le versioni più celebri da tutto il mondo

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Stile libero, contemporaneo, jazz, tango, cha-cha, mambo. C'è uno show che ha fatto il giro del mondo portando nelle case di milioni di spettatori coppie di ballerini professionisti e celebrità pronte a sfidarsi in coreografie spettacolari. 

    Stiamo parlando di quello che in Italia è conosciuto come Ballando con le stelle. Ma dalla Grecia alla Cina, passando per il Vietnam e il Kazakistan, il programma ha raggiunto ogni angolo del mondo concedendo la sua licenza in 60 territori che, nel 2006, lo hanno trasformato nel format più visto tra tutti i generi TV.

    Un appuntamento settimanale in cui i concorrenti si sfidano per poi essere valutati da una giuria variegata ed essere votati dal pubblico a casa. Di settimana in settimana, la coppia con il punteggio più basso viene eliminata fino ad arrivare al termine della competizione che decreta il vincitore del trofeo. JustWatch ha stilato una lista delle versioni più celebri da tutto il mondo.

    1. Strictly Come Dancing (Inghilterra)

    Lo show da cui tutto ha avuto inizio. Strictly Come Dancing, il cui titolo è una fusione tra Strictly Ballroom (1992) e il programma TV Come Dancing, è il format originale trasmesso da BBC One venduto nel resto degli altri Paesi che, nel 2010, è entrato nel Guinness World Records come programma di maggior successo al mondo. Attualmente al timone ci sono Tess Daly e Claudia Winkleman che lasceranno la conduzione alla fine del 2025. Negli anni tra i giurati ospiti hanno fatto la loro apparizione Jennifer Grey (Dirty Dancing - Balli proibiti, 1987) e Cynthia Erivo (Wicked, 2024 e Wicked – Parte 2, 2025). Attualmente arrivato alla stagione numero 23, negli anni il programma ha visto partecipare talent del calibro di Emma Bunton delle Spice Girls, Ricky Whittle (American Gods, 2017) e Michelle Williams delle Destiny's Child.

    2. Dancing with the Stars (Stati Uniti)

    Versione statunitense dell'originale inglese, Dancing with the Stars ha all'attivo ben 34 stagioni spalmate nel corso di 20 anni. Condotto per 28 edizioni da Tom Bergeron, lo show vede ora Alfondo Ribeiro (Willy, il principe di Bel-Air, 1990-1996) come padrone di casa affiancato dalla giuria composta da Carrie Ann Inaba (Austin Powers in Goldmember, 2002), Bruno Toniolo (Le amiche di mamma, 1987-1995) e Derek Hough (Jane the Virgin, 2014-2019). Tra i vincitori delle varie edizioni: Jennifer Grey (e chi se non la Baby di Dirty Dancing?), Xochitl Gomez (Doctor Strange e il Multiverso della Follia, 2022), Jordan Fisher (Teen Wolf, 2011-2017) e Rumer Willis (C'era una volta a... Hollywood, 2019). Tra le star che negli anni hanno partecipato al programma anche Mario Lopez (Nip/Tuk, 2006-2010), Zendaya (Challengers, 2023), e Kristie Alley (Senti chi parla, 1989).

    3. Bailando con las estrellas (Spagna)

    Ultimo dei tre adattamenti spagnoli del format inglese (i precedenti erano ¡Mira quién baila! e ¡Más que baile!), Bailando con las estrellas va in onda in Spagna dal 2018. Roberto Leal (Amar es para siempre, 2013) e Rocío Muñoz Morales (Una gran voglia di vivere, 2023) sono stati scelti come presentatori, mentre la coreografa Moira Chapman, il ballerino e coreografo Joaquín Cortés e la ballerina e coreografa Isabel Pérez sono stati nominati giudici del programma. Nel corso degli anni e delle diverse edizioni, tra i concorrenti del format si sono succeduti volti noti dello spettacolo iberico, da Jimena Barón (Quiero vivir a tu lado, 2017), Anita Martínez (Socios por accidente, 2014) e Pampita (Desire, 2017).

    4. Ballando con le stelle (Italia)

    Uno dei programmi più celebri e popolari della prima serata italiana. Con 20 edizioni all'attivo condotte ininterrottamente da Milly Carlucci (affiancata nel 2025 da Massimiliano Rosolino), Ballando con le stelle è una vera e propria istituzione nel nostro paese. Sono ben 5 i giudici – Guillermo Mariotto, Ivan Zazzaroni, Carolyn Smith, Fabio Canino e Selvaggia Lucarelli – che ogni settimana sono chiamati a valutare le performance delle coppie di ballerini in gara. Tra i volti più noti apparsi nel programma come partecipanti in gara in due decenni troviamo Asia Argento (Ingannevole è il cuore più di ogni cosa, 2004), Martina Stella (L'ultimo bacio, 2001), Nancy Brilly (Compagni di scuola, 1988) ed Ettore Bassi (Noi siamo leggenda, 2023).

    5. Bailando por un Sueño (Argentina)

    Oltre a Dança dos Famosos in Brasile, El Baile en TVN in Chile, Bailando con las Estrellas in Colombia e Messico Baila in Messico, il Sud America è presente anche Bailando por un Sueño. La versione argentina del format inglese. Un totale di 15 stagioni condotte fin dall'inizio da Marcelo Tinelli e una giuria composta da Moria Casán (Sí, mi amor, 2020), Marcelo Polino, Carolina Ardohain e Ángel de Brito (ma che ha ospitato anche nomi del calibro di Diego Armando Maradona), lo show negli anni è diventato il più importante della televisione argentina. Tra i vincitori e finalisti delle varie edizioni: Emilia Attias (La sequía, 2019) e Federico Bal (Juan & Eva, 2011).

  • I 10 film di Natale più costosi di sempre

    I 10 film di Natale più costosi di sempre

    Alessandro Zaghi

    Alessandro Zaghi

    Editor a JustWatch

    Negli ultimi anni il film di Natale ha cambiato davvero faccia, almeno sul fronte delle grandi produzioni hollywoodiane. Accanto alle solite commedie romantiche e famigliari da palinsesto, girate con budget contenuti, tra biscotti alla cannella e renne “un po’ cheap” dal naso fluorescente, sono arrivati titoli che giocano nello stesso campionato dei blockbuster estivi, con cifre altissime, cast stellari e città innevate ricostruite al computer o in studi californiani (con buona pace del global warming).

    Basti guardare a film come The Polar Express (2004) o A Christmas Carol (2009), in cui l’immaginario e la tradizione natalizia sono diventate fonte per veri e propri colossal tecnologici, tra 3D, attori premi Oscar trasformati in versione digitali e scenari pensati per lasciare a bocca aperta. Altro che film-sottofondo per la quinta manche del mercante in fiera!

    Sempre negli stessi anni, e in parallelo, il Natale è diventato anche una stagione chiave per l’industria. Tra uscite in sala, produzioni per la tv e film pensati direttamente per lo streaming, ambientare una storia tra alberi addobbati e lucine è uno dei modi più sicuri per arrivare a un pubblico enorme, ovunque si trovi, perché sotto Natale hanno tutti più tempo per il binge. I titoli di cui parliamo qui nascono dentro questo scenario, non semplici film delle feste, ma progetti in cui si è deciso di alzare al massimo il livello di investimento e di spettacolo. Insomma, di investire un budget da cenone (e che cenone)

    In questa lista proviamo a orientarci tra commedie romantiche, cinecomic sulla neve, action della Vigilia e fiabe digitali, seguendo un criterio molto semplice: dal meno costoso al più esageratamente dispendioso. Perché dietro ogni fiocco di neve perfettamente illuminato c’è sempre un budget, spesso molto alto.

    10. Daddy’s Home 2 (2017) - 70 milioni di dollari

    Partiamo dal gradino “più basso” di questa classifica, con Daddy’s Home 2 (2017), commedia natalizia piuttosto tradizionale, ma con un budget stimato intorno ai 65-70 milioni di dollari. Budget per lo più investito nel cast, con un dream team composto da Mark Wahlberg, Will Ferrell, John Lithgow e Mel Gibson chiamati per un film incentrato sul conflitto generazionali tra padri, figli, e nonni, il tutto infilato in un contesto natalizio. Insomma, un classico delle trame sotto l’albero, la riconciliazione familiare in stile Tutti insieme inevitabilmente (2008) o Nonno questa volta è guerra (2020). Se state cercando un capolavoro, probabilmente non è qui dovete guardare, ma Daddy’s Home 2 è un film leggero, da guardare senza impegno con gli amici o la famiglia, tra un regalo e l’altro.

    9. Die Hard 2 (1990) - 70 milioni di dollari

    Se cercate il “tipico” film natalizio, questo forse non è il posto giusto, ma se sotto l’albero preferite trovare tanta (tantissima) azione, siete davanti al film per voi. Niente regali e cenoni, ma un aeroporto bloccato dalla neve, Bruce Willis che cerca di salvare gli ignari turisti vacanzieri da un gruppo di terroristi e un budget di circa 70 milioni di dollari. Die Hard 2 (1990) è uno dei massimi esempi di come Hollywood abbia visto nel Natale l’occasione perfetta per portare un blockbuster in sala, tra esplosioni, effetti speciali ancora grezzi e il successo di Die Hard - Trappola di cristallo (1988) ancora freschissimo. Di certo questo titolo non vi farà tornare in mente l’odore dei biscotti allo zenzero, né tantomeno i canti di Natale, ma se preferite digerire il cenone tra inseguimenti e sparatorie questo film potrebbe essere una scelta diversa dal solito Una poltrona per due (1983). Assicuratevi solo di aver messo a letto i bambini.

    8. The Grinch (2018) - 75 milioni di dollari

    Diciott’anni dopo il classico firmato da Ron Howard (che vedremo più avanti) la casa di produzione Illumination prese uno dei personaggi più amati delle feste e lo trasformò in un blockbuster animato, con un budget di circa 75 milioni di dollari. Rispetto alla versione originale con Jim Carrey, Il Grinch uscito nel 2018 ha toni decisamente meno grotteschi, ma colori sgargianti, animazione in 3D e un tono pensato per un pubblico di famiglie, forse un po’ troppo lontano dal dark humor dell’originale. Come toni può ricordare Cattivissimo Me (2010), con un villain atipico e adatto a una visione in famiglia. Se cercate un film perfetto per i più piccoli, questo titolo è quello che stavate cercando. 

    7. Batman - Il ritorno (1993) - 80 milioni di dollari

    Anche qui di natalizio c’è solo sfondo, ovvero una Gotham City completamente innevata, con tanto di alberi addobbati. Peccato che al posto di Babbo Natale e le renne ci siano Pinguino, Catwoman e Batman a bordo della sua Batmobile. Batman - Il ritorno (1992) è per certi versi segna l’arrivo dell’Uomo Pipistrello nel cinema mainstream, con un budget di produzione stimato tra i 70 e gli 80 milioni di dollari, una cifra all’epoca astronomica. Rispetto agli altri film che compongono il franchise targato DC, questo è quello dalle tonalità più fumettistiche, la mano di Tim Burton c’è, e si vede ma se siete fan del regista e siete alla ricerca di un film propriamente natalizio consigliamo un altro classico come Nightmare Before Christmas (1993).

    6. L’amore non va in vacanza (2006) - 85 milioni di dollari

    Anche questo film presenta un classico delle feste, la commedia romantica con il super cast (e un relativo super budget da 85 milioni di dollari!). Cameron Diaz, Kate Winslet, Jude Law e Jack Black sullo sfondo location da sogno e storie d’amore, in sintesi la perfetta rom-com natalizia. L’amore non va in vacanza (2006) è un film natalizio pensato per essere tale, niente a che vedere con gli action o cinecomic che presenti in questa lista. Questo è film perfetto se cercate un titolo accogliente, in cui sentire l’atmosfera delle feste e del Natale trascorso con chi si ama. Non ai livelli di un classico come Love Actually (2003), ma se cercate il titolo romantico da portare sotto l’albero questo è il film che fa per voi.

    5. Lo schiaccianoci e i quattro regni (2018) - 120 milioni di dollari

    Qui saliamo di budget, e di parecchio, con i 120 milioni di dollari investiti per Lo schiaccianoci e i quattro regni (2018). La scommessa natalizia di casa Disney, portare le atmosfere della musica classica sul grande schermo, un po’ come fatto con Fantasia, ma questa volta con il celebre balletto scritto da Tchaikovsky. Colori sgargianti, atmosfere barocche, costumi e scenografie spettacolari, una trama ispirata a un classico, ma il risultato finale non ripagò l’investimento, probabilmente frenato dai cambi alla regia. Un film musicale, fiabesco, in linea con gli adattamenti live action della principesse Disney, sullo stile Biancaneve (2025) o La Sirenetta (2023).    

    4. Il Grinch (2000) - 125 milioni di dollari

    Un classicissimo di ogni Natale, Il Grinch (2000) diretto da Ron Howard e interpretato da Jim Carrey, primo live-action sul cattivo più cattivo del Natale. Un investimento da circa 125 milioni di dollari, una lavorazione da colossal, tra costumi burtoniani, un lavoro al trucco maestoso e la creazione di un set volutamente “teatrale”, senza neanche l’ombra del moderno CGI. Un film oltre le righe, come il suo personaggio principale, portato in scena da Carrey con tanto black humor e una dose caricaturale sfoggiata in alcuni dei suoi ruoli più celebri, uno su tutti The Mask (1994). Per le atmosfere “più cupe” rispetto ai classici natalizi, questo potrebbe essere un film adatto ai bambini più grandi, ma rimane comunque un instant classic delle festività.

    3. The Polar Express (2004) - 170 milioni di dollari

    La fiaba “ferroviaria” con cui Robert Zemeckis ha inaugurato il filone del motion capture in salsa natalizia, e ancora oggi uno dei massimi esempi di questo tipo di animazione. Con il suo budget stimato di 165-170 milioni di dollari, The Polar Express (2004) è uno dei film natalizi visivamente più spettacolari mai realizzati, merito anche della prova di Tom Hanks, “digitalizzato” e impiegato in ben sette ruoli. Un film interessante sia per la portata rivoluzionaria che accompagnò la sua uscita, sia per il suo tono da fiaba natalizia purissima, tra atmosfere innevate e magia. Un titolo affascinante, a tratti riflessivo, dal ritmo delicato ma mai zoppicante. La scelta ideale per una vigilia in famiglia con i bambini.

    2. A Christmas Carol (2009) - 200 milioni di dollari

    Ancora Robert Zemeckis, ancora la motion capture natalizia, ancora Jim Carrey, ma questa volta nei panni di un altro “cattivo” delle feste come Ebenezer Scrooge, e annessi tre spiriti del Natale. Ancora un super budget, circa 200 milioni di dollari. A Christmas Carol (2009) riprende uno dei racconti di Natale più noti, il classico di Charles Dickens, adattandolo a un’animazione 3D massiccia, in volo sopra il cielo di Londra ritratta come in una fiaba gotica, tra passato, presente e futuro. Rispetto all’esperimento precedente, qui Zemeckis si trova più a suo agio con l’animazione in performance capture, tanto che il risultato si avvicina al live action in quanto a spettacolarità. Le atmosfere e i personaggi dickensiani potrebbero non essere adattissimi ai più piccoli (per loro è forse meglio l’adattamento con Topolino del 1983)  ma questo è un film spettacolare, che reinterpreta un classico di Natale con gli strumenti visivi del cinema contemporaneo.

    1. Uno Rosso (2024) - 250 milioni di dollari

    Arrivati al gradino più alto del podio troviamo Uno Rosso (2024), il blockbuster che spinge all’estremo il film natalizio in chiave action. E non solo, perché con un budget di 250 milioni di dollari, questo è un film tra i più costosi realizzati negli ultimi anni, anche al di fuori delle feste. Un po’ heist movie, un po’ supereroi, un comedy, un po’ come un Deadpool (2016) in versione pan di zenzero (non temete, nessuna volgarità o eccesso, se non quelli visivi). Ci sono le battute, c’è tantissima azione, ma i toni rimangono quelli di una commedia di Natale, anche se decisamente non tradizionale. Consigliato a chi cerca un titolo decisamente oltre, ma adatto a tutta la famiglia, per i fan dei cinecomics che vogliono rivivere un'atmosfera The Avengers (2012) anche a Natale.

  • “Now You See Me” e altri 5 film imperdibili su magia, inganni e illusionismo

    “Now You See Me” e altri 5 film imperdibili su magia, inganni e illusionismo

    Andrea Ballerini

    Andrea Ballerini

    Editor a JustWatch

    Quando si pensa a cinema e magia, i primi film che ci vengono in mente sono Harry Potter e la pietra filosofale (2001) e Le cronache di Narnia - Il leone, la strega e l'armadio (2005). Questo tipo di magia, però, si trova nei mondi fantasy figli della nostra immaginazione. Quando si tratta di film come The Illusionist - L'illusionista e Now You See Me - I maghi del crimine, invece, la musica cambia. O meglio, la magia.

    Qui siamo di fronte a giochi di prestigio e di illusioni che ci fanno credere che la magia esista veramente. Per l’uscita di Now You See Me: Now You Don't (2025), terzo capitolo del franchise, abbiamo pensato di proporvi i sei migliori film sulla magia. Abbiamo preso in considerazione film dove le illusioni e i giochi di prestigio sono una parte centrale del racconto.

    6. The Illusionist - L'illusionista (2006)

    The Illusionist - L'illusionista (2006) mischia il mistero della magia con gli intrighi di una storia d’amore. I giochi di prestigio dell’illusionista Eisenheim (Edward Norton) sono tra le sequenze più significative del film per un motivo fondamentale. Queste scene non servono solo a creare atmosfera, ma sono punti centrali per lo sviluppo della trama. Il film di Neil Burger è da inserire nella classifica anche per il meraviglioso aspetto visivo dato dalla fotografia e dalle scenografie, oltre che dai costumi. Tuttavia, la pellicola si ferma all’ultimo posto perché il ritmo potrebbe fiaccare lo spettatore più impaziente in alcuni frangenti... ma sentitevi liberi di ignorare questo commento sul ritmo se amate lo slow burn! 

    5. Now You See Me - I maghi del crimine (2013)

    Now You See Me - I maghi del crimine (2013) ha riportato la magia al centro di un blockbuster dopo il successo di The Prestige nel 2006. Il film di Louis Leterrier mantiene gli elementi thriller di The Illusionist (2006), ma li sporca con il genere crime e con la commedia. Se cercate due ore di puro intrattenimento dove sospendere qualche volta il senso di realismo, allora il film con Morgan Freeman, Isla Fisher e Dave Franco fa per voi. Nonostante si possa passare sopra i giochi prestigio fin troppo bombastici, la trama potrebbe risultare difficile da seguire per chi cerca un film più immediato e intuitivo. Per questo motivo, trovate la pellicola al quinto posto. Se invece andate pazzi per la magia e l’adrenalina, Now You See Me (2013) non vi deluderà.

    4. Ocean's Eleven - Fate il vostro gioco (2001)

    Ocean's Eleven - Fate il vostro gioco è una versione meno magica di Now You See Me (2013), ma molto più efficace nel raccontare una storia crime ricca di colpi di scena. Il film di Steven Soderbergh avrebbe potuto aggiudicarsi una posizione migliore della quarta se si fosse focalizzato ancora di più sui trucchi magici e l'illusionismo. La pellicola ha al suo interno momenti in cui giochi d’astuzia come travestimenti vengono utilizzati per giocare con la percezione della realtà delle vittime. Tuttavia, questi sono solo alcuni degli elementi che vanno a creare l’elaborato piano della rapina al centro della trama. Non perdetelo anche per l’aspetto estetico sopraffino e una colonna sonora da urlo. 

    3. Sleight - Magia (2016)

    Sleight - Magia è un piccolo gioiello indipendente dove la magia è coniugata attraverso atmosfere da film di supereroi. Per chi ha amato il tono crime di Now You See Me (2013), troverà gradevole anche il film di J. D. Dillard. Come per The Illusionist (2006), i giochi di prestigio del protagonista vengono utilizzati per spingere in avanti la trama e non solo per stupire lo spettatore. Gli aspetti drammatici del film sono costruiti in maniera perfetta e lasciano chiunque con il fiato sospeso fino alla fine. La terza posizione è più che meritata per la sua variegata commistione di generi e la scene d’azione convincenti.

    2. La casa dei giochi (1987)

    La casa dei giochi ha come protagonisti quei maghi del crimine chiamati truffatori. Non c’è dubbio che una truffa ben eseguita abbia il retrogusto di magia, oltre a quello amaro di essersi fatti imbrogliare. Il film scritto e diretto da David Mamet, al suo esordio come regista, è un cult neo-noir con molteplici colpi di scena. La casa dei giochi (1987) guadagna il secondo posto perché i giochi di prestigio dei truffatori non solo sono centrali alla trama. Piccolo spoiler: per l’80%, la trama è un gioco di prestigio tra i più elaborati. Consigliato fortemente ai fan de Il genio della truffa (2003) e di Rischiose abitudini (1990).

    1. The Prestige (2006)

    Quando si tratta di film di magia, The Prestige (2006) non può che essere sulla bocca di tutti. Il film di Christopher Nolan è tra i più sottovalutati se si pensa alla fama mondiale di altri suoi progetti come Interstellar (2014) e Il cavaliere oscuro (2008). Eppure, questo mezzo capolavoro continua ad ammaliare chiunque ponga gli occhi su di esso. Nel film con Christian Bale e Hugh Jackman troverete il mistero di The Illusionist (2006) e il tono noir de La casa dei giochi (1987). Il primo posto è dovuto anche al fatto che un trucco di prestigio del personaggio di Bale è il motivo trainante della trama, con il personaggio di Jackman ossessionato da capirne il funzionamento.

  • I migliori anime del 2025 da vedere su Crunchyroll: tra nuovi cult e finali imperdibili

    I migliori anime del 2025 da vedere su Crunchyroll: tra nuovi cult e finali imperdibili

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Parto subito mettendo in chiaro una cosa: il 2025 è l’anno in cui Crunchyroll ha deciso di esagerare. Finali attesissimi, nuove serie tratte da manga di culto, shonen sporchissimi di ruggine e rifiuti, romance zuccherini e trauma anime da guardare con il cuore in mille pezzi. In mezzo a tutto questo, orientarsi non è facile!

    Alcuni titoli sono già entrati nelle classifiche dei migliori anime del 2025, altri sono sleeper hit che la community sta spingendo fortissimo su social, ranking e recensioni. 

    In questa guida abbiamo selezionato i migliori anime 2025 disponibili su Crunchyroll, mescolando nuove uscite e stagioni successive. L’ordine non è casuale: tiene conto di gradimento online, premi, voti su IMDb e buzz critico – dal trionfo di Takopi’s Original Sin (2025) alle nomination dei Crunchyroll Anime Awards per titoli come Dan Da Dan (2024 - in corso), Kaiju No. 8 (2024 - in corso) e Solo Leveling (2024 - in corso). 

    Che siate alla ricerca del prossimo binge di azione, del romance che fa sciogliere, o della mazzata psicologica dell’anno, qui sotto trovate 10 serie (e stagioni) da mettere in watchlist subito.

    1. Takopi’s Original Sin (2025)

    Se dovessimo scegliere un solo titolo per riassumere il 2025 degli anime, sarebbe probabilmente Takopi’s Original Sin. L’adattamento del manga di Taizan 5 è diventato in pochissimo tempo un caso mediatico: miniserie da soli 6 episodi, ma con voti altissimi (ogni episodio sopra il 9 su IMDb) e un coro unanime di “contender anime dell’anno” da parte di critica e pubblico. 

    Takopi è un buffo alieno venuto dal “Pianeta Felice” che vorrebbe solo spargere gioia sulla Terra, ma finisce invischiato nella vita di Shizuka, una bambina tormentata da bullismo, violenza domestica e un dolore troppo grande per la sua età. Non aspettatevi consolazione: Takopi’s Original Sin è un viaggio nella colpa, nel trauma e nelle linee temporali che cercano disperatamente di aggiustare l’irreparabile. Visivamente è curatissimo, ma è la scrittura a colpire: ogni scelta narrativa è pensata per farvi mettere in discussione il concetto stesso di “happy ending”. È la serie perfetta se amate storie alla Made in Abyss (2017 - 2022) o Oshi no Ko (2023 - in corso), ma ancora più crude e concentrate. Crunchyroll lo distribuisce fuori dall’Asia, quindi è il titolo ideale per una maratona breve ma devastante.

    2. My Hero Academia – FINAL SEASON (2016 - 2025)

    Dopo quasi dieci anni, My Hero Academia arriva al suo gran finale, e il 2025 è l’anno in cui tutto si chiude su Crunchyroll. La FINAL SEASON debutta il 4 ottobre 2025 e porta su schermo gli ultimi archi del manga, tra la guerra finale e l’epilogo che saluta definitivamente Deku, gli eroi e i villain che abbiamo seguito dal 2016.  È uno di quegli eventi seriali che vanno oltre l’anime in sé: poster celebrativi, sondaggio globale per votare la scena migliore dell’intera serie, discussioni infinite sui social su come concludere una saga così iconica. 

    Dal punto di vista qualitativo, la stagione punta tutto sul climax emotivo: All Might, Shigaraki, Deku e All For One sono al centro di scontri che mescolano combattimenti spettacolari e resa dei conti interiori. Se siete arrivati fin qui, siete il pubblico perfetto: non è una stagione da principianti, ma il payoff di anni di worldbuilding e crescita dei personaggi. È anche un ottimo “punto zero” per chi, dopo il finale, vorrà recuperare spin-off My Hero Academia: Vigilantes (2025 - in corso) e film collegati: le piattaforme stanno già spingendo l’universo MHA come uno dei franchise shonen più importanti dell’ultimo decennio.

    3. Dan Da Dan – Stagione 2 (2024 - in corso)

    La seconda stagione di Dan Da Dan è la prova che il successo della prima non era un caso. La serie continua a vivere in quell’ibrido perfetto tra horror paranormale, sci-fi esagerato e romcom adolescenziale, e la critica ha risposto alla grande: stagione con 100% su Rotten Tomatoes e reception entusiasta sui principali siti di settore. 

    Narrativamente si entra nel vivo degli archi del Cursed House e dell’Evil Eye: Momo, Okarun e Jiji affrontano yokai, possessioni e famiglie ben più disturbanti dei mostri stessi, mentre le relazioni tra i protagonisti diventano più complesse e mature. È una serie perfetta se vi piacciono titoli iper-cinetici alla Jujutsu Kaisen (2020 - in corso) o Chainsaw Man (2022), ma con un cuore romantico e una comicità molto più spiccata. L’animazione di Science SARU spinge sull’acceleratore con inquadrature folli, effetti sperimentali e un uso del colore subito riconoscibile. Perché guardarla adesso? Dan Da Dan è una presenza fissa nelle liste “best anime su Crunchyroll” e tra i candidati ai Crunchyroll Anime Awards, quindi è il momento ideale per recuperarla prima che arrivi la prossima ondata di hype.

    4. Gachiakuta (2025)

    Tra gli shonen duri e puri del 2025, Gachiakuta è quello che ha fatto innamorare critica e appassionati di “sporcizia ben animata”. Partendo da un manga che molti consideravano già uno dei migliori battle shonen degli ultimi anni, l’anime segue Rudo, ragazzo cresciuto nello slum e falsamente accusato di omicidio, gettato in un gigantesco inferno di rifiuti chiamato “Pit”. 

    Qui parte il bello: il mondo di Gachiakuta è costruito come un enorme parco giochi tossico, dove l’immondizia diventa arma, potere e architettura. Lo stile grafico è grezzo, pieno di linee spezzate e ambienti industriali, e l’adattamento anime è stato lodato proprio per come traduce in movimento quell’estetica sporca. Alcuni articoli l’hanno definito “il miglior shonen scritto degli ultimi anni”, sottolineando quanto le dinamiche di classe, la rabbia sociale e il tema del rifiuto (letterale e metaforico) diano profondità ai combattimenti.  Se amate Jujutsu Kaisen, Chainsaw Man o Tokyo Ghoul (2014 - 2018) e vi attira l’idea di un battle shonen che parla di scarto, colpa e vendetta, Gachiakuta su Crunchyroll è un must assoluto del 2025.

    5. To Be Hero X (2025)

    To Be Hero X è il classico caso di serie che parte come “curiosità” e finisce per essere eletta sleeper hit dell’anno. Donghua sino-giapponese co-prodotto con Aniplex, immagina un mondo in cui i supereroi ottengono i poteri dalla fede delle persone: se tutti credono che tu possa volare, voli davvero. Ma se smettono di crederci, precipiti – in tutti i sensi. 

    La serie alterna episodi quasi antologici, ciascuno incentrato su un diverso eroe, a un filo rosso più ampio su cosa significhi davvero essere degni di fiducia. Visivamente To Be Hero X è una bomba, spesso paragonata all’“effetto Arcane” per l’uso di 3D, texture e colori, e online viene celebrata come una delle produzioni più ambiziose del 2025. Nonostante non sia il titolo più chiacchierato in Italia, i dati di visualizzazione la collocano tra gli show Crunchyroll in più rapida crescita e alcuni siti l’hanno definita addirittura “miglior nuova serie dell’anno”. Consigliatissima se vi piacciono i supereroi decostruiti alla The Boys (2019 - in corso) o Invincible (2021 - in corso), ma con un taglio più filosofico e un’estetica altamente stilizzata.

    6. Kaiju No. 8 – Stagione 2 

    Dopo il boom della prima stagione, Kaiju No. 8 torna su Crunchyroll con una seconda stagione compatta ma densissima, composta da 11 episodi più uno special, e già considerata una delle serie action di riferimento dell’anno. 

    Prosegue la storia di Kafka, uomo di mezza età che condivide il corpo con un kaiju, in un Giappone assediato da mostri giganteschi. L’equilibrio tra comicità da “adulto stanco” e tensione bellica rimane uno dei punti forti della serie. La seconda stagione punta molto sia sui nuovi scontri sia sull’evoluzione della Terza Unità e dei comprimari, alzando progressivamente la posta in gioco. Non a caso Kaiju No. 8 è entrata tra i candidati agli Anime Awards, insieme a titoli come Solo Leveling e Dan Da Dan, consolidando il suo status di nuovo colosso shonen-militare. È la scelta giusta se vi piacciono mostroni alla Godzilla, dinamiche da corpo speciale in stile Attack on Titan (2013 - 2023) ma con un protagonista insolito e un tono meno disperato, più “shonen adulto” e autoironico.

    7. Solo Leveling -Arise from the Shadow- (2024 - in corso)

    Con la seconda stagione, Solo Leveling conferma di essere uno dei titoli più forti in casa Crunchyroll: l’arco Arise from the Shadow porta Jinwoo a padroneggiare sempre di più il suo esercito di ombre, alzando di colpo la scala degli scontri e l’impatto visivo delle battaglie. La stagione è partita a gennaio 2025 nel blocco invernale e ha mantenuto costantemente il posto tra gli anime più visti, mentre la serie si ritagliava spazio anche tra i candidati agli Anime Awards dell’anno insieme a Kaiju No. 8 e Dan Da Dan. 

    Questa seconda parte è puro power fantasy dark, con dungeon sempre più complessi, politica tra gilde, minacce globali e un protagonista che passa da underdog assoluto a figura semi-divina. Se vi piacciono i numeri, è un titolo perfetto da binge mentre si parla già di una terza stagione (ancora lontana, ma oggetto di articoli e speculazioni). Pubblico ideale: chi ama gli overpowered hero alla Overlord (2015 - 2022) o The Beginning After the End (2025), chi ha letto il manhwa e vuole vedere certe splash-page animate, e chi cerca il classico “un altro episodio e poi vado a dormire” che diventa cinque.

    8. Dr. STONE: Science Future (2019 - in corso)

    Dr. STONE: Science Future è la quarta e ultima stagione dell’anime dedicato al regno della scienza di Senku, e nel 2025 ne abbiamo già due cour andati in onda (inverno ed estate). Molti siti l’hanno inserita tra i migliori anime dell’anno, in particolare per la seconda parte, dove la serie riesce a combinare finalmente grande avventura, showdown con un antagonista all’altezza e un uso più maturo dei dilemmi scientifici ed etici.

    Se nelle prime stagioni Dr. STONE era soprattutto un giocattolone didattico e divertente, Science Future è la fase in cui il tono si fa più epico e conclusivo: il viaggio si allarga, la posta in gioco riguarda il destino stesso dell’umanità “pietrificata” e le invenzioni diventano sempre più folli. Il bello è che la serie non perde la sua vena comica e il cast corale, ma li usa per dare respiro a una trama altrimenti densissima. Perché recuperarla nel 2025? Perché è il momento perfetto per fare rewatch completo: i primi due cour sono già disponibili su Crunchyroll, mentre l’ultimo arriverà nel 2026. È consigliatissima se amate serie che mescolano shonen e divulgazione alla Fullmetal Alchemist: Brotherhood (2019), ma con un taglio più giocoso e “nerd delle scienze”.

    9. My Dress-Up Darling – Stagione 2 (2022 - in corso)

    Dopo un’attesa lunghissima, My Dress-Up Darling torna nel 2025 con una seconda stagione che molti critici hanno definito un vero salto di qualità rispetto alla prima, soprattutto per come approfondisce temi come insicurezza, desiderio di essere visti e paura di non meritare l’amore. Marin e Gojo proseguono il loro viaggio tra cosplay sempre più ambiziosi, festival scolastici e nuove collaborazioni, con un focus ancora più forte sulla crescita di Gojo, finalmente costretto ad affrontare il proprio valore come artista e persona. 

    La stagione è arrivata su Crunchyroll in estate, con un’uscita settimanale che ha mantenuto la serie costantemente al centro delle discussioni social, mentre articoli e video-saggi ne celebravano la capacità di parlare di self-expression e identità in modo dolce ma per nulla superficiale. Dal punto di vista tecnico, l’animazione cura ancora di più luci, tessuti e dettagli dei costumi, rendendo ogni cosplay un piccolo evento visivo. Se vi piacciono romance come Horimiya (2021) o Wotakoi (2018), ma volete qualcosa di più fisico, sensuale e concentrato sul lavoro creativo, questa seconda stagione è una delle migliori proposte sentimentali del 2025 su Crunchyroll.

    10. Zenshu (2025)

    Zenshu è la proposta più strana di questa lista, e proprio per questo perfetta se nel 2025 avete voglia di qualcosa di diverso. Serie originale di MAPPA, è un isekai che gioca con il genere invece di limitarsi a ripeterlo: critica e siti di settore l’hanno più volte definita uno degli anime più interessanti e sperimentali dell’anno, al punto da spuntare in classifiche dedicate sia agli isekai sia ai “migliori anime 2025” in generale. 

    La forza di Zenshu sta nel modo in cui usa il trasporto in un altro mondo per parlare di lavoro creativo, fallimento e identità professionale, seguendo un’aspirante animatrice che finisce in una realtà dove le regole narrative e fisiche sono a metà tra sogno e produzione anime. È una serie piena di idee visive e meta-riflessive, che farà particolare presa su chi conosce un po’ l’industria o ama titoli come Re:Creators (2017) e Shirobako (2014). Non è la serie più discussa e condivisa sui social italiani, ma è proprio il titolo che ti fa sentire di aver scoperto “quel gioiellino di cui parlano solo gli addetti ai lavori”. Su Crunchyroll si recupera facilmente in una stagione singola, perfetta tra un colosso shonen e l’altro.

  • Tutte le nomination ai Golden Globes 2026 e dove vedere la cerimonia dall'Italia

    Tutte le nomination ai Golden Globes 2026 e dove vedere la cerimonia dall'Italia

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Hollywood ha ufficialmente aperto la sua award season. Le nomination dell'83ª edizione dei Golden Globes, i premi cinematografici e televisivi assegnati dalla stampa estera che anticipano di un paio di mesi la notte degli Oscar, sono state svelate lunedì 8 dicembre da Marlon Wayans e Skye P. Marshall.

    Sul fronte cinematografico è Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson a guidare la lista di film con più candidature con un totale di nove nomination – tra cui miglior film e miglior regia – seguito da Sentimental Value di Joachim Trier e Sinners di Ryan Coogler. Mentre sul piccolo schermo è The White Lotus ad ottenere il maggior numero di nomination, attestandosi a quota sei, subito seguito da Adolescence con 5 candidature. Seguono a ruota Only Murders in the Building e Scissione, con quattro nomination ciascuno.

    JustWatch ha stilato la lista di tutti i film e le serie televisive nominati ai Golden Globes 2026.

    Film

    Miglior film – drammatico 

    • Frankenstein 
    • Hamnet - Nel nome del figlio
    • Un semplice incidente
    • L’agente segreto
    • Sentimental Value 
    • Sinners

    Miglior film – musical o commedia 

    • Blue Moon 
    • Bugonia 
    • Marty Supreme 
    • No Other Choice
    • Nouvelle Vague
    • Una battaglia dopo l’altra

    Miglior attrice in un film drammatico 

    • Jessie Buckley, Hamnet
    • Jennifer Lawrence, Die My Love
    •  Renate Reinsve, Sentimental Value 
    • Julia Roberts, After the Hunt 
    • Tessa Thompson, Hedda
    • Eva Victor, Sorry, Baby

    Miglior attore maschile in un film drammatico

    • Joel Edgerton, Train Dreams
    • Oscar Isaac, Frankenstein
    • Dwayne Johnson, The Smashing Machine
    • Michael B Jordan, Sinners
    • Wagner Moura, L’agente segreto
    • Jeremy Allen White, Springsteen: Liberami dal nulla

    Miglior attrice in un film – musical o commedia 

    • Rose Byrne, If I Had Legs I’d Kick You 
    • Cynthia Erivo, Wicked: Parte 2
    • Kate Hudson, Song Sung Blue - Una melodia d’amore
    • Chase Infiniti, Una battaglia dopo l’altra
    • Amanda Seyfried, The Testament of Ann Lee 
    • Emma Stone, Bugonia

    Miglior attore maschile in un film – musical o commedia

    • Timothée Chalamet, Marty Supreme
    • George Clooney, Jay Kelly
    •  Leonardo DiCaprio, Una battaglia dopo l’altra
    •  Ethan Hawke, Blue Moon
    •  Lee Byung-hun, No Other Choice
    •  Jesse Plemons, Bugonia

    Miglior film d'animazione

    • Arco 
    • Demon Slayer: Kimetsu No Yaiba – Il castello dell'infinito
    • Elio
    • KPop Demon Hunters 
    • La piccola Amélie 
    • Zootropolis 2

    Miglior film in lingua non inglese

    • Un semplice incidente
    • No Other Choice 
    • L’agente segreto
    • Sentimental Value 
    • Sirāt 
    • The Voice of Hind Rajab

    Miglior attrice non protagonista in un film 

    • Emily Blunt, The Smashing Machine
    •  Elle Fanning, Sentimental Value
    •  Ariana Grande, Wicked: Parte 2
    •  Inga Ibsdotter Lilleaas, Sentimental Value 
    • Amy Madigan, Weapons
    • Teyana Taylor, Una battaglia dopo l’altra

    Miglior attore non protagonista in un film 

    • Benicio del Toro, Una battaglia dopo l’altra
    •  Jacob Elordi, Frankenstein
    •  Paul Mescal, Hamnet
    •  Sean Penn, Una battaglia dopo l’altra
    •  Adam Sandler, Jay Kelly
    •  Stellan Skarsgård, Sentimental Value

    Miglior regista – film

    •  Paul Thomas Anderson, Una battaglia dopo l’altra
    •  Ryan Coogler, Sinners
    •  Guillermo del Toro, Frankenstein
    •  Jafar Panahi, Un semplice incidente
    •  Joachim Trier, Sentimental Value 
    • Chloé Zhao, Hamnet

    Miglior sceneggiatura – film 

    • Paul Thomas Anderson, Una battaglia dopo l’altra
    •  Ronald Bronstein, Josh Safdie, Marty Supreme
    •  Ryan Coogler, Sinners
    •  Jafar Panahi, Un semplice incidente
    • Eskil Vogt, Joachim Trier, Sentimental Value
    •  Chloé Zhao, Maggie O'Farrell, Hamnet

    Miglior colonna sonora originale – film 

    • Alexandre Desplat, Frankenstein
    • Ludwig Göransson, Sinners
    • Jonny Greenwood, Una battaglia dopo l’altra
    • Max Richter, Hamnet
    • Hans Zimmer, F1 - Il film

    Miglior canzone originale – film 

    • Dream as One, Avatar: Fuoco e cenere 
    • Golden, KPop Demon Hunters
    • I Lied to You, Sinners 
    • No Place Like Home, Wicked: Parte 2
    • The Girl in the Bubble, Wicked: Parte 2
    • Train Dreams, Train Dreams

    Risultati cinematografici e al botteghino 

    • Avatar: Avatar: Fuoco e cenere 
    • F1
    • KPop Demon Hunters
    • Mission: Impossible – The Final Reckoning 
    • Sinners 
    • Weapons
    • Wicked: Parte 2
    • Zootropolis 2

    Serie TV

    Miglior serie televisiva – drammatica

    • The Diplomat 
    • The Pitt
    • Pluribus 
    • Scissione 
    • Slow Horses 
    • The White Lotus

    Miglior serie televisiva – musical o commedia

    • Abbott Elementary 
    • The Bear
    • Hacks 
    • Nobody Wants This 
    • Only Murders in the Building 
    • The Studio

    Miglior serie televisiva limitata, serie antologica o film per la televisione

    • Adolescence
    • All Her Fault
    • The Beast in Me
    • Black Mirror
    • Dying for Sex
    • The Girlfriend 

    Miglior attrice in una serie televisiva drammatica

    • Kathy Bates, Matlock
    • Britt Lower, Scissione
    • Helen Mirren, MobLand
    • Bella Ramsey, The Last of Us
    • Keri Russell, The Diplomat 
    • Rhea Seehorn, Pluribus

    Miglior attore maschile in una serie televisiva drammatica

    • Sterling K Brown, Paradise
    •  Diego Luna, Andor
    • Gary Oldman, Slow Horses 
    • Mark Ruffalo, Task
    • Adam Scott, Scissione
    • Noah Wyle, The Pitt

    Miglior attrice in una serie televisiva – musical o commedia

    • Kristen Bell, Nobody Wants This
    • Ayo Edebiri, The Bear
    • Selena Gomez, Only Murders in the Building
    • Natasha Lyonne, Poker Face 
    • Jenna Ortega, Mercoledì
    • Jean Smart, Hacks

    Miglior attore maschile in una serie televisiva – musical o commedia 

    • Adam Brody, Nobody Wants This
    • Steve Martin, Only Murders in the Building
    • Glen Powell, Chad Powers
    • Seth Rogen, The Studio
    • Martin Short, Only Murders in the Building
    • Jeremy Allen White, The Bear

    Miglior attrice in una miniserie televisiva, serie antologica o film per la televisione 

    • Claire Danes, The Beast in Me
    • Rashida Jones, Black Mirror
    • Amanda Seyfried, Long Bright River
    • Sarah Snook, All Her Fault
    • Michelle Williams, Dying for Sex
    • Robin Wright, The Girlfriend

    Miglior attore maschile in una miniserie televisiva, serie antologica o film per la televisione 

    • Jacob Elordi, The Narrow Road to the Deep North
    • Paul Giamatti, Black Mirror
    • Stephen Graham, Adolescence
    • Charlie Hunnam, Monster: La storia di Ed Gein 
    • Jude Law, Black Rabbit 
    • Matthew Rhys, The Beast in Me

    Miglior attrice non protagonista in televisione 

    • Carrie Coon, The White Lotus
    • Erin Doherty, Adolescence
    • Hannah Einbinder, Hacks
    • Catherine O'Hara, The Studio
    •  Parker Posey, The White Lotus
    •  Aimee Lou Wood, The White Lotus

    Miglior attore non protagonista in televisione 

    • Owen Cooper, Adolescence
    • Billy Crudup, The Morning Show
    • Walton Goggins, The White Lotus
    • Jason Isaacs, The White Lotus
    • Tramell Tillman, Scissione
    • Ashley Walters, Adolescence

    Miglior stand-up comedy in televisione 

    • Bill Maher, Bill Maher: Is Anyone Else Seeing This?
    • Brett Goldstein, Brett Goldstein: The Second Best Night of Your Life
    •  Kevin Hart, Kevin Hart: Acting My Age
    • Kumail Nanjiani, Kumail Nanjiani: Night Thoughts
    • Ricky Gervais, Ricky Gervais: Mortality
    • Sarah Silverman, Sarah Silverman: Postmortem

    Miglior podcast 

    • Armchair Expert con Dax Shepard
    • Call Her Daddy 
    • Good Hang con Amy Poehler 
    • The Mel Robbins Podcast 
    • Smart Less 
    • Up First

    Quando si terrà la cerimonia e dove posso vederla dall'Italia?

    Negli Stati Uniti, la cerimonia dei Golden Globes si terrà l'11 gennaio 2026 e andrà in onda sul canale americano CBS, oltre a essere trasmessa in streaming su Paramount+. In Italia, al momento, sarà visibile sul canale YouTube officiale dei Golden Globes. E, per il secondo anno consecutivo, sarà la comica Nikki Glaser a presentare lo show.

  • Da “Love Actually” a “Il Grinch”: i 10 film di Natale con gli incassi più alti di tutti i tempi

    Da “Love Actually” a “Il Grinch”: i 10 film di Natale con gli incassi più alti di tutti i tempi

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Oltre ai regali sotto l'albero addobbato, i giochi in famiglia, i dolci e le lunghe tavolate, durante le Feste natalizie c'è un'altra tradizione considerata da molti irrinunciabile. Quella di andare al cinema a vedere il film di Natale. Un pomeriggio al sapore di popcorn capace di mettere d'accordo tutti grazie a un'offerta che spazia da film d'animazione, commedie romantiche e, perché no, film d'azione rigorosamente sotto il vischio.

    Tra gli esempi più popolari degli ultimi anni Last Christmas (2019), Uno Rosso (2024) e Una notte violenta e silenziosa (2022). Ma la lista potrebbe andare a ritroso nel tempo fino a Miracolo nella 34ª strada (1994) e Nightmare Before Christmas (1993). JustWatch ha stilato la classifica dei 10 film di Natale con gli incassi più alti di tutti i tempi.

    10. Elf - Un elfo di nome Buddy (2003)

    Un classico natalizio contemporaneo. Elf - Un elfo di nome Buddy prende tutta la dolcezza smielata del Natale elevandola e distruggendola al tempo stesso. La storia è quella di Buddy, umano cresciuto al Polo Nord come uno degli elfi di Babbo Natale, che scopre le sue origini e va a New York alla ricerca del padre biologico, cinico editore di libri per bambini. A vestire i panni – decisamente natalizi - del protagonista uno strepitoso Will Ferrell in uno dei suoi ruoli più iconici.

    È lui il cuore del film che, con la sua smodata ingenuità, dà vita a sketch spassosi. Una favola urbana da oltre 225 milioni di dollari al botteghino immersa nel caos della Grande Mela. Una pellicola che parla dell'importanza della famiglia mentre intrattiene il pubblico per poco più di un'ora e mezza con una serie di gag diventate dei classici. Da vedere e rivedere, magari mentre si addobba l'albero di Natale. Se ti sei divertito guardando Babbo Bastardo (2003), con Elf - Un elfo di nome Buddy puoi scoprire l'altro volto delle Feste.

    9. 58 minuti per morire - Die Harder (1990)

    Chi l'ha detto che sotto il vischio di celluloide c'è spazio solo per buoni sentimenti e storie romantiche? 58 minuti per morire - Die Harder, sequel del cult del 1988, riporta in scena il detective della polizia di New York City John McClane. Il carismatico personaggio interpretato da un'indimenticabile Bruce Willis che, proprio alla vigilia di Natale, si ritrova alle prese con un gruppo di terroristi che ha preso il controllo dell'aeroporto di Washington-Dulles.

    Due ore di azione, umorismo, adrenalina, suspense e sparatorie che dimostrano come anche gli action movie possano essere perfetti da guardare durante le Feste grazie ai 240 milioni di incasso registrati al box office. Una scelta inconsueta, forse, ma che saprà come rianimarti dopo il cenone. Se ti sei divertito a guardare Speed (1994), 58 minuti per morire - Die Harder non ti deluderà.

    8. Love Actually - L’amore davvero (2003)

    Se la sequenza di un film diventa così iconica da essere citata, omaggiata e parodiata anche a distanza di oltre 20 anni dalla sua uscita, si può parlare di cult a tutti gli effetti. Ne è un esempio la celebre scena con i cartelli presente in Love Actually - L’amore davvero. La commedia natalizia corale scritta e diretta da Richard Curtis e ambientata nelle settimane immediatamente precedenti il Natale. Una riflessione sugli innumerevoli volti dell'amore messa in scena attraverso 10 storie capaci di far commuovere, battere il cuore e divertire con la stessa intensità.

    Un grande cast - da Hugh Grant a Keira Knightley passando per Alan Rickman e Emma Thompson – per una delle migliori commedie di sempre, a prescindere dall'ambientazione natalizia. Oltre due ore e 10 minuti che mettono al centro storie con le quali è facile immedesimarsi perché parlano di emozioni che, prima o poi, abbiamo provato tutti nella vita. Con oltre 245 milioni di dollari in tasca, uno dei film di Natale più remunerativo di sempre. Da recuperare se hai amato L'amore non va in vacanza (2006) e Appuntamento con l'amore (2010).

    7. Batman - Il ritorno (1992)

    Un Natale alternativo, oscuro e gotico, quello che ci regala Tim Burton in Batman - Il ritorno. Il regista ci immerge in una Gotham City innevata e dark che fa da sfondo alle storie dei suoi tre protagonisti: Batman (Michael Keaton), il Pinguino (Danny DeVito) e Catwoman (Michelle Pfeiffer). Tutti personaggi attanagliati dalla solitudine in un film che parla di ricerca della propria identità più autentica.

    Poco più di 120 minuti per uno dei migliori blockbuster degli anni '90 grazie alla sua estetica ricercata e una trama che affonda nella psicologia dei personaggi che ha fatto incassare al film quasi 267 milioni di dollari. Un titolo che ancora oggi tiene testa ai cinecomics di ultima generazione grazie a una visione unica, il suo umorismo nero e le sequenza d'azione ben equilibrate con i suoi rivolti più cupi. Se sei fan di Edward mani di forbice (1990) e de Il corvo - The Crow (1994), non puoi non recuperare questo film.

    6. Polar Express (2004) $315.249.768

    Primo film d'animazione realizzato in CGI utilizzando la performance capture, Polar Express è uno dei tanti primati che hanno costellato la carriera di un regista votato all'innovazione e alla sperimentazione come Robert Zemeckis. La storia è quella di un bambino che ha perso la fede nel Natale e che, la notte della Vigilia, si ritrova su un treno a vapore che porta al Polo Nord.

    Un'avventura animata sul valore della magia e dell'immaginazione oltre che sull'importanza di mantenere viva la luce dentro di noi. Un film per tutta la famiglia che in un'ora e 40 minuti omaggia classici come Forrest Gump (1994) e Ritorno al futuro (1995) mentre ci regala sequenze visivamente suggestive che hanno portato il film a guadagnare oltre 315 milioni di dollari al botteghino. Piccola curiosità: nel film Tom Hanks interpreta molteplici ruoli, tra cui quelli del capotreno e di Babbo Natale. Da recuperare se ti è piaciuta l'animazione de Le avventure di Tintin - Il segreto dell'Unicorno (2011).

    5. A Christmas Carol (2009) 325.286.646

    Altro film natalizio campione d'incassi al box office da 325 milioni di dollari firmato da Robert Zemeckis. Questa volta il regista si confronta con un classico della letteratura inglese: Il Canto di Natale di Charles Dickens. Una versione in CGI con la tecnica della performance capture che, la notte di Natale, vede il vecchio e avaro Ebenezer Scrooge di Jim Carrey alle prese con tre spiriti con una missione precisa. Quella, cioè, di spingerlo alla redenzione mostrandogli gli errori del passato, la solitudine del presente e la desolazione del suo futuro.

    Un adattamento fedele alla fonte, ma arricchito da un'animazione attenta ai più minimi dettagli che, sebbene pensata per tutta la famiglia, non disdegna passaggi cupi, drammatici o spaventosi racchiusi in 96 minuti. Se hai apprezzato Canto di Natale (1999) e Una favola fantastica (1994), non puoi perdere A Christmas Carol.

    4. Il Grinch (2000)

    Jim Carrey torna protagonista del Natale interpretando il suo più acerrimo nemico, il Grinch, in uno dei film più iconici delle Feste. Diretta da Ron Howard, la pellicola è la prima versione live-action del romanzo del Dr. Seuss che, nel 2000, si portò a casa quasi 346 milioni di dollari. La storia è quella dell'umanoide verde, misantropo e burbero, con un cuore di "due taglie troppo piccolo" che detesta il Natale.

    Un'ora e 45 minuti di colori sgargianti e malinconia, umorismo e malizia. Inoltre, il film fa luce anche sul passato del protagonista per dare un quadro più esaustivo del perché detesti così tanto il prossimo. A trainare il film la prova di Jim Carrey, fisica, esagerata e sopra le righe. Perfetta per il tono del film che ha al suo interno anche un messaggio di dolcezza legato al vero significato del Natale. Se ti sono piaciuti Hocus Pocus (1993) e Lemony Snicket - Una serie di sfortunati eventi (2004), non puoi perderti Il Grinch.

    3. Mamma ho riperso l’aereo - Mi sono smarrito a New York (1992) 

    Sul terzo gradino del podio dei film di Natale con gli incassi più alti di tutti i tempi c'è Mamma ho perso l’aereo 2 - Mi sono smarrito a New York che, nel 1992, incassò poco meno di 360 milioni di dollari. Sequel diMamma, ho perso l’aereo, il film vede replicare la struttura del primo capitolo, ma con un cambio di ambientazione che dalla periferia di Chicago si sposta in una scintillante New York dove il piccolo Kevin McCallister di Macaulay Culkin si ritrova da solo.

    Un'avventura lussuosa al Plaza Hotel – con tanto di cameo di Donald Trump – disturbata dal ritorno di Harry e Marv, i due ladri che aveva fatto arrestare nel film originale. Sebbene in molti abbiano criticato il ricorso a una violenza eccessiva e una certa prevedibilità nella trama, è indiscussa l'atmosfera natalizia che pervade la commedia in cui il protagonista impara a non farsi ingannare dalle apparenze. Due ore tonde da recuperare se ti sei divertito a guardare Ho trovato un milione di dollari (1994) e Richie Rich – Il più ricco del mondo (1994).

    2. Mamma, ho perso l’aereo (1990)

    Non è Natale senza Mamma, ho perso l’aereo. Il film diretto da Chris Columbus e scritto da John Hughes è il film delle Festa per eccellenza. E con quasi 477 milioni di dollari al box office è anche uno dei titoli natalizi di maggiore successo della storia del cinema. La trama ruota attorno al piccolo Kevin, bambino di 8 anni, accidentalmente dimenticato a casa dalla famiglia in procinto di partire per le vacanze natalizie.

    Quella libertà improvvisa diventa un incubo quando due ladri, Harry e Marv, provano a entrare in casa. Ma è nello stesso momento che il film prende vita e si trasforma nel cult che abbiamo imparato ad amare, tra momenti di pura commedia slapstick, le trappole architettate da Kevin e un mix di dolcezza e perfidia. Il film perfetto da vedere con tutta la famiglia da non perdere se Piccole canaglie (1990) e Dennis la minaccia di Natale (2007) ti hanno divertito.

    1. Il Grinch (2018) 

    C'è dell'ironia se ci si sofferma a pensare che tra i 10 film natalizi dal maggiore incasso di sempre ben due siano una trasposizione de Il Grinch. Il racconto di Dr. Seuss sullo scontroso e solitario essere verde che odia il Natale. Dopo il live-action del 2000, ecco che la rivisitazione si trasforma in un film d'animazione da poco meno di 539 milioni di dollari dal box office. Una pellicola che vede il protagonista, doppiato nella versione originale da Benedict Cumberbatch, meno arrabbiato ma ancora più solo.

    Pensato per un pubblico più giovane rispetto al film diretto da Ron Howard, Il Grinch rilegge il romanzo in una chiave più calda e accessibile. Un totale di 85 minuti dall'animazione morbida e luminosa che sottolinea come il vero spirito del Natale risieda nella comunità e non nella frenesia vuota del consumismo. Da guardare se ti è piaciuto il classico del 1966, Come il Grinch rubò il Natale.

  • "Wicked": i 10 momenti più dark del romanzo che i film non ci hanno mostrato

    "Wicked": i 10 momenti più dark del romanzo che i film non ci hanno mostrato

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Ora che anche Wicked – Parte 2 è uscito nei cinema di tutto il mondo e milioni di spettatori hanno potuto ammirare il capitolo conclusivo del dittico diretto da Jon M. Chu, è arrivato il momento di ripercorrere alcune delle differenze più sostanziali tra il romanzo originale, il musical di Broadway e la sua trasposizione cinematografica.

    Sì, perché l'adattamento cinematografico con protagoniste le Elphaba e Glinda di Cynthia Erivo e Ariana Grande, iniziato nel 2024 con Wicked, differisce in più punti dal musical di Winnie Holzman e Stephen Schwartz così come da Strega - Cronache dal Regno di Oz in rivolta di Gregory Maguire, rivisitazione del romanzo del 1900 Il meraviglioso mondo di Oz di L. Frank Baum.

    JustWatch ha stilato una lista – ricca di spoiler – dei 10 momenti più dark del romanzo che i film non ci hanno mostrato.

    10. La creazione delle scimmie volanti

    In Wicked la creazione delle scimmie volanti avviene in modo del tutto accidentale dopo l'arrivo di Elphaba e Glinda nella Città di Smeraldo. Un grande cruccio per la strega dalla pelle verde come dimostrato anche in Wicked – Parte 2 quando ammette l'accaduto agli altri animali di Oz. Per questo, quando si trova faccia a faccia con il mago in un confronto in cui sembrano trovare un accordo, lo convince a liberarle. Le stesse, più avanti, diventeranno sue alleate e avranno un ruolo cruciale nel finale del film. Ma nella versione originale appaiono più avanti nel racconto e sono il frutto di esperimenti magici mirati da parte della malvagia strega dell'Ovest.

    9. La relazione tra Fiyero e Glinda

    Il primo film di Jon M. Chu ci mostra la chimica immediata tra il Fiyero di Jonathan Bailey e la  Glinda di Ariana Grande che porta a una relazione tra i due, presente anche nel musical, e portata avanti anche nel capitolo finale. Ma nel romanzo originale i due non sono mai una coppia. Il principe dei Winkie arriva all'Università di Shiz, lasciando a palazzo la giovane moglie - sposata tramite matrimonio combinato  - e la figlioletta. Il suo è un ruolo marginale nel libro che assume importanza solo quando inizia una relazione extraconiugale con Elphaba dalla quale avrà un figlio, Liir. 

    8. Il padre di Nassarose

    In Wicked la sceneggiatura ci mostra un uomo dell'identità ignota con il quale Melena, madre di Elphaba e Nessarose, ha avuto una relazione extraconiugale dalla quale è nata la malvagia strega dell'Ovest. Ma per tutti Nessarose è la figlia legittima della donna e Frexspar. Ecco, stando a Strega - Cronache dal Regno di Oz in rivolta non sarebbe andata proprio così. La futura governatrice del paese dei Mastichini è nata dalla relazione tra Melena e Cuore di Tartaruga, un mastro vetraio proveniente dalla terra dei Gingillini, che diventa un caro amico di famiglia e resta con loro per un po' prima di , essere ucciso in un sacrificio per porre fine a una siccità. A rendere ancora più sinistro il tutto la scoperta, anni dopo, che anche Frexspar era innamorato di lui. Motivo per il quale Nessarose è la sua figlia prediletta, perché la considerava come una figlia in comune con Melena. 

    7. La disabilità di Nessarose

    Nel libro, così come nel musical, Nessarose nasce con una disabilità. La motivazione è da poter rintracciare nel fatto che probabilmente Melena assumeva farmaci per prevenire la nascita di un altro bambino dalla pelle verde come Elphaba. Ma nel romanzo Nessa, anziché non poter usare le gambe, nasce senza braccia ed è aiutata dalla tata che resta al suo fianco fino all'età adulta. Nel musical di  Winnie Holzman e Stephen Schwartz è la sorella a fare un incantesimo sulle scarpette argentate in modo che possa camminare, mentre nel libro è Glinda a farlo per permetterle di avere un migliore equilibrio e una maggiore autonomia nella vita di tutti i giorni.

    6. La natura malvagia del mago di Oz

    Se Jeff Goldblum in Wicked cala quasi immediatamente la maschera e viene smascherato da Elphaba per chi è veramente, nel musical è ugualmente spregevole. Ma, rispetto al libro originale, è paradossalmente più umano. Baum ce lo presenta come un uomo qualsiasi proveniente da Omaha, nel Nebraska. Un prestigiatore e ventriloquo di un circo che, complice un incidente in mongolfiera, viene trasportato dal vento a Oz dove gli vengono attribuiti poteri che non ha. Invece di dire la verità, l'uomo assume il titolo di Meraviglioso Mago di Oz. Una figura potente e temuta da tutti che si isola nella sala del trono per non farsi vedere da nessuno. Un truffatore che discrimina gli animali attraverso leggi razziali e che tiranneggia sui popoli che abitano il regno. 

    5. Il vero aspetto di Elphaba alla nascita

    Nel primo capitolo di Wicked, Jon M. Chu è stato attento a mostrarci il passato di Elphaba con una serie di flashback che spiegassero passaggi cruciali della sua infanzia che l'hanno portata ad essere la giovane donna che conosciamo. Nata con la pelle verde e per questo considerata diversa dal padre e non degna del suo amore, al contrario della sorella Nassarose. Nonostante questo cresce come una bambina gentile e timida, accudita con amore dalla tata. Il musical di Broadway, invece, non si sofferma sugli anni della sua formazione. Quello che il libro racconta è, però, una storia molto più cupa. La bambina, infatti, nasce con denti aguzzi, una forte repulsione all'acqua e ha un temperamento aggressivo che porta gli adulti a stare attenti a non farsi mordere. 

    4. La vera storia di Fiyero

    Nei due capitoli di Wicked assistiamo all'evoluzione del personaggio interpretato da Jonathan Bailey, da giovane uomo superficiale a coraggioso eroe pronto a tutto pur di proteggere Elphaba. Nel libro, oltre ad essere stato destinato a un matrimonio combinato fin da ragazzo e a tradire la moglie con la malvagia strega dell'Ovest che gli darà un figlio, alla fine Fiyero non lascerà Oz mano nella mano con la donna che ama. Viene infatti ucciso dalle guardie del Mago una volta scoperto il loro legame in quanto ricercata per i suoi presunti atti malvagi. Elphaba non lo trasforma dunque nello Spaventapasseri per salvarlo come, invece, fa nel musical e nei film.

    3. Il morte del professor Dillamond

    Nel primo film di Jon M. Chu, quando Elphaba arriva alla Shiz, instaura un legame profondo con il professor Dillamond, una capra parlante che insegna storia e che ha su di lei una forte influenza. Nel corso di Wicked, quando le restrizioni contro gli animali si fanno più serrate, l'animale sarà arrestato e allontanato dall'Università. Lo ritroviamo in Wicked – Parte 2 ormai incapace di parlare e rinchiuso in una gabbia. Un destino triste e ingiusto che nei libri è ancor più drammatico.  Dillamond, infatti, viene ucciso e la sua ricerca universitaria distrutta lasciando i suoi studenti sgomenti. Elphaba è convinta che dietro la sua morte ci sia la mano di Madame Morrible, ma non ha le prove per poterlo dimostrare. 

    2. Il concepimento della Malvagia Strega dell'Ovest

    In uno dei punti di questa lista abbiamo scritto che Jon M. Chu nel film non ci mostra il volto dell'uomo misterioso con il quale Melena concepisce Elphaba. Non è esattamente così. In Wicked – Parte 2 scopriamo che si tratta del Mago di Oz che le porta in dono un elisir verde. Quello che gli adattamenti cinematografici non dicono rispetto al romanzo è che, a differenza della relazione consensuale con Cuore di Tartaruga dalla quale nasce Nessarose, la donna non acconsente al concepimento di Elphaba. Non a caso, quando Melena parla con la tata e cerca di capire il perché della sua pelle verde, menziona un ricordo. Quello dell'incontro con uno strano uomo (il mago di Oz) che le offrì da bere. Al suo risveglio c'era solo una piccola bottiglia verde...

    1. Il destino di Elphaba

    In Wicked – Parte 2 assistiamo allo straziante addio tra Elphaba e Glinda. Le due amiche hanno un ultimo confronto prima che la Strega Buona del Nord venga fatta nascondere dall'amica in un armadio da cui, disperata, assiste a quella che crede essere la morte di Elphaba per mano di Dorothy. Ma poco dopo assistiamo a Fiyero versione Spaventapasseri che apre una botola dalla quale esce la strega. I due avevano architettato un piano andato a buon fine che permette loro di scappare dal regno di Oz e vivere insieme. Jon M. Chu segue la trama del musical del 2003. Ma nel romanzo di Gregory Maguire, così come in quello di L. Frank Baum, il destino è molto più amaro per Elphaba. La Malvagia Strega dell'Ovest viene realmente uccisa da Dorothy che le getta dell'acqua addosso per spegnere un incendio. Così Elphaba, insofferente al liquido fin dalla nascita, si scioglie.

  • I 10 momenti più estremi nei film di Jennifer Lawrence

    I 10 momenti più estremi nei film di Jennifer Lawrence

    Alessandro Zaghi

    Alessandro Zaghi

    Editor a JustWatch

    Nel corso di quindici anni di carriera, Jennifer Lawrence ha attraversato praticamente ogni genere cinematografico, mantenendo sempre una capacità interpretativa che sembra non conoscere timidezza né protezione. Non cosa da poco, soprattutto se si pensa a un’attrice spesso "appiattita" nel suo aspetto fisico, troppo in fretta bollata come la tipica “bellissima di Hollywood” ma che è riuscita a ribaltare le carte in tavola, proprio utilizzando il suo corpo come uno strumento di recitazione.

    Ruoli drammatici, blockbuster distopici, commedie, storie d’amore e film d’autore estremi, Lawrence si è mossa sempre al limite, spesso superandolo. Il suo ultimo film Die My Love (2025) è uscito il 27 novembre; il film in torna a esplorare i territori più radicali della salute mentale post-partum, pertanto vale la pena guardarsi indietro e capire come l'attrice sia arrivata ad avere una tale sicurezza nel portare i personaggi in luoghi emotivi, fisici e psicologici molto difficili. Questa lista non è una classifica dei suoi “film migliori”, ma dei momenti più estremi, quelli che raccontano chi è davvero Jennifer Lawrence come attrice: un corpo che interpreta, una mente che implode o resiste, una recitazione che sembra sempre disposta al rischio.

    10. “Red Sparrow”: il corpo come arma

    In Red Sparrow (2018) Lawrence interpreta Dominika Egorova, ex ballerina costretta a trasformarsi in un’arma umana all’interno dei servizi segreti russi, indottrinata attraverso un processo di manipolazione, umiliazione e violenza. Il momento più estremo del film arriva proprio durante l’esercitazione, dove alla protagonista è insegnato a usare la seduzione come controllo psicologico sul nemico. In particolare una scena, in cui Lawrence si spoglia davanti alle altre reclute e al cadetto che aveva tentato di violentarla. Il volto impassibile, lo sguardo glaciale, il corpo spogliato da ogni sessualità, puro strumento.

    9. “No Hard Feelings”: Il nudo comico

    E se in Red Sparrow Lawrence prendeva una scena di nudo dandole un significato drammatico, anche qui usa il proprio corpo, ma in senso opposto. In No Hard Feelings (2023) Lawrence interpreta Maddie, una cinica trentenne che accetta di “sedurre” un diciannovenne introverso in cambio di soldi per salvare la casa di famiglia. Il picco del film è proprio la scena sulla spiaggia, quando Maddie (totalmente nuda, ferita) affronta un gruppo di sconosciuti che cercano di rubarle i vestiti, riempiendoli di botte. È comica, ma non nel senso leggero del termine: Lawrence trasforma l’umiliazione pubblica in un gesto di autodifesa quasi animalesco, dove la vulnerabilità diventa aggressione. Un film leggero, probabilmente uno dei meno celebrati nel catalogo di Lawrence, ma quella scena riesce a trasmettere le sue capacità come attrice pura. Datele un copione, e lei se lo divorerà.

    8. “The Burning Plain”: ferire per non essere feriti

    In The Burning Plain - il confine della solitudine (2008) Lawrence interpreta Mariana, un’adolescente che legge l’infedeltà della madre come una ferita personale, quasi fosse un tradimento rivolto direttamente a lei. Il momento più estremo del film arriva quando decide di “riportare l’ordine” nella sua famiglia con un gesto che dovrebbe punire gli adulti, ma ne innesca invece una tragedia irreversibile. Al contrario di The Poker House, qui non c’è la fragilità ingenua dell’adolescente che cerca amore, ma una traiettoria emotiva, più scura e disturbante, quella del bisogno di ferire per non sentirsi feriti. La performance di Lawrence è tangibile, intensa tanto da richiamare le dinamiche di Revolutionary Road (2008), quando l’illusione di “salvare ciò che resta” porta i personaggi a distruggere ciò che hanno. The Burning Plain è un film per chi cerca drammi familiari intensi, dove la colpa non è solo conseguenza ma anche motore narrativo. Rivederlo oggi significa cogliere una delle prime prove in cui Lawrence interpreta il trauma non come qualcosa che si subisce, ma come qualcosa che si infligge.

    7. “Causeway”: la guerra che segue a casa

    In Causeway (2022) Lawrence interpreta Lynsey, soldatessa rientrata a casa dopo una grave lesione cerebrale. L’attrice riesce a trasmettere lo sforzo con cui il suo personaggio cerchi in ogni modo di minimizzare il dolore, il modo in cui insiste per tornare al fronte invece che affrontare il dolore. Lawrence scava nel trauma, quasi con un lavoro di sottrazione, “reprimendo” Lynsey, incarnandone le nevrosi, per un’interpretazione che richiama la stessa logica emotiva di American Sniper (2014), dato che anche qui, seppur in modo diverso, viene raccontata la nostalgia del campo di battaglia come fosse un rifugio, l’opposto dell’eroismo tipico del genere. Causeway è un film per chi cerca drammi introspettivi, dove la guerra non è spettacolo ma una ferita che perseguita la protagonista nelle sue pieghe più nascoste. 

    6. “X-Men”: orgoglio mutante

    Un blockbuster, diranno gli scettici. Tutto il contrario, il lavoro fatto da Lawrence su Mystica/Raven è impressionante, quasi totalmente fisica. Nascosta nella sua forma umana, libera in quella mutante, esiste in quanto imita gli altri. Personaggio inizialmente defilato, Mystica viene costruita passo dopo passo durante tutta la saga iniziata con X-Men - L’inizio (2011) ma che diventa uno dei centri attorno a cui ruotano i temi più profondi della trama. Viene approfondita la sua storia, da bambina con un segreto “mostruoso” da nascondere, fino al momento in cui decide di non “abbassarsi” più, di esibire la sua forma blu definitivamente, smettendo di chiedersi quale versione di sé sia quella “giusta”.  In quel momento la sua storia diventa simbolo della lotta dei mutanti per essere accettati, metafora di una ricerca dolorosa della propria identità, il significato più intenso della saga al di là della facciata super-eroistica.

    5. “Joy”: il silenzio della rivincita

    Potrebbe sembrare un normale biopic, e invece anche stavolta bisogna guardare più a fondo. In Joy (2015) Lawrence ribalta quello che sembrava un trait d’union dei suoi personaggi: niente traumi o costrizioni, qui a imprigionare la protagonista è la sua quotidianità di madre single prima, il suo essere donna e imprenditrice poi. Quando finalmente riesce a trasformare la sua invenzione in un prodotto, la società e perfino chi le sta accanto iniziano a consumarla, a rinchiuderla dentro il suo poter essere una casalinga, nulla più. Di Joy Lawrence ritrae la fatica, la speranza, la sfida, l’umiliazione, il sentirsi tradita. Il momento più estremo è la sua reazione nello scoprire che il suo brevetto è stato registrato a nome di qualcun altro (di un uomo) e che tutto ciò che ha costruito le è stato sottratto come se non le fosse mai appartenuto. Invece di esplodere, si irrigidisce, fa spazio alla rabbia, la trasforma in lucidità. Un ritratto che può ricordare la forza raccontata da Julia Roberts in Erin Brockovich (2000), ma mentre lì il riscatto arriva come vittoria, qui è un atto di sopravvivenza, quasi senza rumore.

    4. “The Hunger Games”: la maschera dell’eroina

    Lo scenario anche qui era simile a X-Men, con un ruolo che avrebbe potuto “inghiottire” l’attrice sotto il peso di una saga e appiattirla nel suo personaggio più conosciuto, inaugurato con The Hunger Games (2012). Ma anche qui Lawrence ha dimostrato le sue capacità di andare oltre un franchise da milioni di dollari. Non si limita a portare in scena un'eroina moderna, ma le da un volto vero, dando risalto alla ragazza obbligata a combattere, ad essere appunto un’eroina ma contro la sua volontà. La chiave per leggere la performance di Lawrence non è l’arena o i combattimenti, ma l’autocontrollo del suo personaggio, quando Katniss deve guardare in camera e celebrare il sistema che la sta distruggendo, fingendo amore e riconoscenza mentre dentro è paralizzata dalla paura. Lawrence recita trattenendo tutto, forzando ogni muscolo del volto a negare il panico, fino a costruire una maschera emotiva che diventa la vera arma di Katniss. Come in altri titoli inclusi nella lista, la sua è una recitazione fisica, ma compressa, che trasforma il corpo in campo di battaglia e la ribellione in silenzio. È proprio questo a rendere la sua interpretazione così radicale, scommessa vinta anche stavolta.

    3. “American Hustle”: sedurre per sopravvivere

    Rosalyn è uno dei ruoli in cui Jennifer Lawrence dimostra quanto possa essere “pericolosa” quando una scena le appartiene. Pur non essendo la protagonista di American Hustle (2013) ogni volta che entra nell’inquadratura ne ridisegna l’energia. Un personaggio comico ma solo all’apparenza, facciata del rancore quotidiano, del dramma di sentirsi una comparsa della propria vita, messa da parte dalle ambizioni criminali del marito. La scena della cucina racconta tutta la struttura del personaggio, tra seduzione e aggressività repressa come tentativo ultimo di non sparire. Qui c’è tutta Lawrence, la sua gestualità, la sua comicità, la seduzione e l’autoironia, la disperazione “sedata” dall’orgoglio. Rosalyn è un personaggio atipico, eccessivo certamente, ma è proprio questo suo essere “oltre” l’escamotage per raccontarne la fragilità, tragicommedia allo stato puro. 

    2. “Silver Linings Playbook”: il dolore che non urla

    Tiffany è uno dei personaggi più complessi della carriera di Lawrence, né vittima né antagonista, ma una donna che prova a rimettere insieme la propria vita senza sapere come farlo. In Silver Lining Playbook (2012) Lawrence costruisce il personaggio su un paradosso emotivo, una rigidità che nasconde un bisogno disperato di essere vista senza essere giudicata. Il momento più estremo arriva nella scena del diner, quando Tiffany elenca con precisione chirurgica tutte le persone che l’hanno definita, denigrata o compatita per il modo in cui ha affrontato il lutto. Lawrence non cerca l’attenzione alzando la voce, ma abbassa il tono, rallenta, lascia spazio ai silenzi. La disperazione non esplode mai, rimane sospesa,  ma è proprio così che riesce a raccontare il trauma, quello reale. L’alchimia con Bradley Cooper funziona perché entrambi interpretano personaggi che si riconoscono prima nei loro difetti che nei sentimenti, ed è proprio questo riconoscimento reciproco a far funzionare la storia. Tiffany è uno dei casi più evidenti in cui Lawrence riesce a spingersi nel dolore di un personaggio, rendendo la fragilità qualcosa di concreto, quasi fisico, una prestazione che le è valsa un Oscar.

    1. “Madre!”: l’annientamento totale

    Qui Lawrence interpreta un personaggio che non può proteggersi, nemmeno per un istante. Il film di Aronofsky richiede un livello di esposizione fisica e psicologica raramente visto nel cinema mainstream, e Lawrence accetta la sfida senza cercare di mettersi al riparo. La scena del sacrificio è certamente l’apice tragico, ma tutto Madre! (2017) è una lenta trasformazione verso la privazione dell’identità, in cui la protagonista è spogliata di tutto, del proprio spazio, del proprio corpo, delle proprie emozioni. Un “martirio” lento, quotidiano, che procede subdolo verso il baratro. Sulla fisicità attoriale di Lawrence abbiamo già detto, ma qui si passa a un altro livello, qui il rapporto tra l’attrice e il personaggio che porta in scena è totale, quasi claustrofobico. Il respiro che trasmette l’angoscia, la gestualità indifesa, la paura di essere: questa performance dice tutto sulle capacità di Lawrence di gettarsi dentro un ruolo, soprattutto tra le pieghe più drammatiche, annullandosi insieme al suo personaggio per restituirne il grido silenzioso, ma tra i più drammatici nel cinema contemporaneo. Un film difficile, asfissiante tanto da ricordare a momenti la tragedia di Dogville (2003) o di Rosemary’s Baby (1968), ma qui la ferita è esposta e messa in primo piano. Standing ovation.

  • Da ​​“Pluribus" a “Westworld”: 10 serie TV Sci-Fi che ribaltano la realtà

    Da ​​“Pluribus" a “Westworld”: 10 serie TV Sci-Fi che ribaltano la realtà

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Le serie televisive sci-fi hanno sempre avuto il potere di spingere lo spettatore oltre i confini del possibile, ma alcune di esse riescono in qualcosa di ancora più affascinante: riscrivono completamente la realtà, prendendo ciò che conosciamo e trasformandolo in un territorio inesplorato. Alieni, strani robot, virus, umanoidi e ambientazioni distopiche. 

    Elementi alla base di molti show capaci non solo di intrattenere, ma di mettere in discussione le nostre certezze, offrendo uno sguardo diverso sul mondo. Basti pensare alle verità rivelate di X-Files (1993 - 2018), alla distopia di Westworld (2016 - 2022) o alla nuova – e sconvolgente – realtà di Pluribus (2025).

    Partendo proprio dal suggestivo plot della serie diVince Gilligan, JustWatch ha stilato una classifica delle 10 serie TV capaci di ribaltare la realtà per come la conosciamo.

    10. Pluribus (2025)

    Una trama avvincente e inaspettata, dove nulla è come sembra. Vince Gilligan dopo Better Call Saul (2015 - 2022) ritrova Rhea Seehorn per una serie TV che non prevede punti di riferimento. Uno schema da classico e coinvolgente sci-fi, che disegna una realtà in cui l'umanità viene soggiogata da un virus. La popolazione viene infettata e trasformata in un'unica entità, mossa da una mente collettiva. La protagonista, Carol Sturka, è tra le uniche dodici persone al mondo immuni al virus.

    Una stagione da nove episodi dalla durata di un'ora, in cui l'originalità e la suspense giocano un ruolo chiave, catturando l'attenzione del pubblico. Non solo, lo show - visto l’argomento - è tra i primi ad essere stati prodotti sotto l’influenza diretta della pandemia Covid. Un altro grande titolo firmato da uno dei più influenti showrunner americani che parla di identità e ci mette davanti a dei dilemmi che ci riguardano come società e individui. Se sei un fan di Gilligan e hai amato Breaking Bad (2008 - 2013), Pluribus è lo show adatto a te.

    9. The Leftovers (2014 - 2017)

    Tre stagioni, 28 episodi da circa un'ora e uno spunto suggestivo: The Leftovers affronta le conseguenze della scomparsa improvvisa e inspiegabile del 2% della popolazione mondiale. Creata da Damon Lindelof, la serie ribalta la realtà trasformando un mondo identico a quello conosciuto in un luogo dove le vite quotidiane si sfaldano a causa di un trauma inspiegabile e universale.

    Una nuova quotidianità, che segue il protagonista Kevin Garvey (Justin Theroux), capo di polizia di Mapleton, comunità al centro dello show. Attenzione: se cercate facili risposte, la serie le evita accuratamente mostrando, invece, come gli esseri umani si attacchino a credenze, rituali e nuove identità per colmare i vuoti. Un racconto sulla perdita, sulla fede e sulla sopravvivenza interiore. Se hai adorato le atmosfere sci-fi di The OA (2016 - 2019), The Leftlovers è lo show per te.

    8. The Last Man On Earth (2015 - 2018)

    Quasi profetica nella trama, The Last Man On Earth racconta di Phil (Will Forte) che crede di essere l'unico sopravvissuto a una misteriosa pandemia. Ideato dallo stesso Forte, lo show si basa sulla quotidianità stravolta di un gruppo di sopravvissuti: le dinamiche sociali ricominciano da zero, mostrando una società basata su capricci, fragilità e tentativi disperati di ritrovare un barlume di normalità.

    Al centro, la solitudine come spunto tragicomico, offrendo una nuova prospettiva sulla narrativa post-apocalittica: una realtà distopica che non rinuncia a far ridere di gusto. La storia è allungata in quattro stagioni suddivise in 67 episodi da venti minuti. Il tutto in equilibrio tra leggerezza, dramma e malinconia. Da recuperare se hai apprezzato Fallout (2014).

    7. Westworld (2016 - 2022)

    Westworld immagina un futuro in cui convivono uomini e androidi. Al centro delle quattro stagioni, divise in 36 episodi la cui durata varia dai 60 ai 90 minuti, c’è un parco tematico in cui androidi umanoidi vivono in funzione del divertimento dei visitatori, ma presto sviluppano autocoscienza e desiderio di libertà. 

    La serie che mischia western e sci-fi rimodula la realtà attraverso i concetti di memoria e identità: tutto può essere programmato, riscritto o cancellato. Più livelli narrativi, dove anche il concetto di “umano” diventa ambiguo. Narrativamente complessa, ma affascinante per atmosfera e messa in scena. Con una domanda: qual è il confine tra creatore e creatura? Grande cast: da Evan Rachel Wood a Thandie Newton e Jeffrey Wright. Da non perdere se hai adorato i toni oscuri di Dark Matter (2024).

    6. Il problema dei 3 corpi (2024)

    La serie high-budget basata sul romanzo-fenomeno di Liu Cixin affronta il primo contatto con una civiltà aliena proveniente da un sistema solare instabile, dove le leggi fisiche sembrano ribaltare ogni logica umana. Una sola stagione divisa in otto episodi da un'ora circa, in cui viene messa in discussione addirittura la scienza.

    La trama ruota attorno a un universo molto più ostile e imprevedibile di quanto l’umanità possa comprendere, facendo perdere alla realtà i punti di riferimento. Ad ingarbugliare ancora di più la storia, uno strano videogioco che sembra collegato all'invasione aliena. Una serie epica, perfetta per chi ama la fantascienza dura e pura mischiata alla religione e alla filosofia. Tra i protagonisti Jess Hong, Liam Cunningham ed Eiza González. Se sei un fan di Inverso - The Peripheral (2022), Il problema dei 3 corpi è lo show TV per te.

    5. Scissione (2022)

    Da un'idea di Ben Stiller, Scissione inventa un mondo in cui i lavoratori subiscono una procedura che divide completamente la memoria personale da quella lavorativa, creando due identità separate che vivono in reciproca inconsapevolezza. La realtà è ribaltata perché il confine tra lavoro e vita privata non è più un equilibrio da trovare, intanto che i protagonisti diventano prigionieri delle proprie versioni incomplete: un “sé” non conosce il mondo esterno, mentre l’altro non conosce il proprio lavoro.

    Lo show, con protagonista Adam Scott nei panni di Mark Scout, si regge su temi come l'alienazione e la manipolazione mentale. Due stagioni per 19 episodi che non superano mai i 60 minuti. Nel cast anche Zach Cherry e Britt Lower, oltre a Patricia Arquette, John Turturro e Christopher Walken. Se apprezzi le storie inaspettate come Il premio del destino (2023), non devi perdere Scissione.

    4. Silo (2023)

    Una realtà distopica e piramidale, il passato riscritto e un’eco che si lega al nostro drammatico presente: basata sul romanzo di Hugh Howey, Silo è ambientata in un gigantesco bunker sotterraneo dove l’umanità vive convinta che il mondo esterno sia letale. L’universo dello show - efficace e suggestivo - pone molte domande agli spettatori - e ai protagonisti - aprendo una riflessione sul concetto di verità e percezione. 

    Un worldbuilding suggestivo e asfissiante, retto da un cast di grandi nomi: Rebecca Ferguson, Rashida Jones, David Oyelowo e Common. Venti episodi da un'ora, divisi in due stagioni, che ci portano a riflettere sul potere oscuro delle verità imposte. Se sei un fan delle serie filosofiche in stile Extrapolations - Oltre il limite (2023), devi recuperare Silo.

    3. Sense8 (2015 - 2018)

    Appena due stagioni, ma Sense8 è presto divenuto un vero e proprio cult. Protagonisti, otto individui sparsi per il mondo che scoprono di essere mentalmente, emotivamente e sensorialmente connessi, formando una sorta di organismo collettivo. 

    Ventiquattro episodi da un'ora circa (più due episodi speciali da 124 e 151 minuti) in cui la realtà viene stravolta: l'idea dietro lo show, sviluppata da Lana e Lilly Wachowski, mette in discussione il concetto di identità come entità isolata. Sentimenti, relazioni, esperienze: tutto è legato e interconnesso. Uno spunto narrativo efficace e suggestivo. Scena cult: quella in cui i protagonisti cantano What's Up? dei 4 Non Blondes in giro per il mondo. Da non perdere se hai amato Kaos (2024).

    2. Black Mirror (2011)

    Charlie Brooker immagina una realtà completamente stravolta, rifacendosi ai grandi classici della fantascienza, da Philip K. Dick a Ray Bradbury. Black Mirror – serie divenuta fenomeno mondiale – è una raccolta di storie autonome che immaginano futuri alternativi o versioni distorte del presente, costruiti a partire dalle ossessioni tecnologiche.

    Non solo un mondo diverso, forse alternativo, ma amplificatore di quello già esistente, portando a estremi plausibili le dinamiche sociali e digitali che viviamo. Trentaquattro episodi in totale, in cui si rimpalla il controllo tecnologico, la dipendenza dai social, la mercificazione delle emozioni e la fragilità della libertà. Dietro l'approccio pop che punta all'intrattenimento, uno show disturbante, politico e inquietante. Se ti hanno colpito le suggestioni di Maniac (2018), ti colpirà anche Black Mirror.

    1. X-Files (1993 - 2018)

    Dal genio di Chris Carter, la serie simbolo degli anni ’90. Oltre 200 episodi da 44 minuti per ben 11 stagioni: X-Files segue le indagini di due agenti dell’FBI, Mulder e Scully (David Duchovny e Gillian Anderson), divenuti leggende del piccolo schermo. La coppia, mentre affronta fenomeni inspiegabili, creature misteriose e complotti governativi, indaga un mondo in cui tutto è possibile.

    Tra UFO, leggende metropolitane, alieni e intelligenza artificiale, la realtà di X-Files diventa quindi malleabile, inaspettata e inquietante. Ma anche affascinante e suggestiva, perfetta per accendere l'immaginazione. Segreto dopo segreto, la verità resta quasi sempre nascosta. Più che una serie televisiva, un pezzo di storia della televisione. Se hai sognato con Ai confini della realtà (1959), ti innamorerai degli agenti Mulder e Scully.

  • “Across the Universe” e altri film sui Beatles da vedere prima dei biopic di Sam Mendes

    “Across the Universe” e altri film sui Beatles da vedere prima dei biopic di Sam Mendes

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Fa impressione pensare che quattro adolescenti, John, Paul, George e Ringo, da un locale fumoso della Liverpool degli anni '50 siano riusciti a cambiare la storia della musica. Cresciuti con il mito di Elvis e Little Richard e con un nome, The Beatles, scelto per rendere omaggio a Marlon Brando ne Il selvaggio (1953), i Fab Four continuano a influenzare milioni di persone con la loro musica a distanza di oltre 50 anni dal loro scioglimento.

    Ancora così rilevanti nella cultura pop che Sam Mendes si è lanciato in un'impresa titanica. Il 7 aprile 2028 uscirà nei cinema The Beatles – A Four-Film Cinematic Event, quattro film basati sulla vita e la carriera di ciascun membro della band. John Lennon sarà Harris Dickinson, Paul Mescal interpreterà Paul McCartney, Joseph Quinn vestirà i panni di George Harrison mentre Barry Keoghan sarà Ringo Starr.

    E mentre nei loro anni di attività hanno anche recitato in 4 film - Tutti per uno (1964), Aiuto! - Help! (1965), Magical Mystery Tour (1967) e Yellow Submarine - Il sottomarino giallo (1969), in cui diventano addirittura dei cartoni animati -, JustWatch ha stilato una guida ai film e documentari essenziali per scoprire la storia dei Beatles.

    6. Nowhere Boy (2009)

    Chiunque abbia un po' di affinità con i Beatles, conosce bene anche le storie personali dei suoi membri. In particolare l'infanzia di John Lennon, cresciuto dalla zia Mimi per poi incontrare la madre biologica solo da adolescente e alla quale dedicherà due brani, “Julia” e “Mother”. In Nowhere Boy, Sam Taylor-Johnson si concentra proprio sul rapporto con queste due figure femminili fondamentali anche nella sua crescita artistica, tra Mimi che lo scoraggiava dal prendere in mano la chitarra e Julia che, invece, nutriva il suo lato artistico.

    Ma, oltre alla rabbia adolescenziale e la folgorazione per la musica, questo film è importante anche per scoprire il periodo pre-Beatles, tra la fondazione del suo primo gruppo, The Quarrymen, e l'incontro con Paul McCartney e George Harrison. Un giovanissimo Aaron Taylor-Johnson presta voce e corpo al musicista e, in un'ora e mezza, ci mostra il seme dal quale sarebbe nato il mito. Da vedere se ti è piaciuto Rocketman (2019).

    5. One to One: John & Yoko (2024)

    Non si può scindere la storia umana e professionale di John Lennon da quella di Yoko Ono. La musa, compagna e artista alla quale ha legato gli ultimi anni con la band e tutta la sua carriera solista fino alla tragica morte del 1980. Kevin Macdonald e Sam Rice-Edwards in One to One: John & Yoko esplorano la loro relazione negli anni '70 concentrandosi sul concerto di beneficenza che dà il titolo al documentario tenutosi al Madison Square Garden di New York nel 1972. Uno dei pochissimi live di Lennon come solista dopo lo scioglimento dei Fab Four realizzato per raccogliere fondi a favore dei pazienti della Willowbrook State School. 

    Un titolo che si concentra sulla loro complicità artistica, ma anche sul loro attivismo sociale e politico che in quegli anni causò molti problemi al cantautore avverso all'amministrazione Nixon e spiato dall'FBI. Un documentario di 100 minuti che guarda anche al contesto storico in cui i due erano immersi, mostrando i bed-in per la pace e che fa accenno al famoso “lost weekend” di Lennon in cui si separò da Yoko per iniziare una relazione con la sua assistente May Pang. Se vuoi avere un quadro più completo su quel periodo puoi recuperare The Lost Weekend: A Love Story (2022).

    4. The Beatles: Eight Days A Week - The Touring Years(2016)

    Ci sono così tante storie diverse che possono essere portare alla luce quando si parla dei Beatles. Nel 2016 Ron Howard ha deciso di concentrarsi sugli anni dei tour della band di Liverpool. Dai primi concerti iniziati nel 1962 al Cavern Club della loro città natale all'ultimo live registrato al Candlestick Park di San Francisco del 1966 quando decisero di dire basta con le esibizioni dal vivo per concentrarsi sulla musica registrata in studio.

    Una fotografia della Beatlemania che in quegli anni travolse ogni angolo del mondo, dalla natia Inghilterra al Giappone. Ricco di immagini e filmati d'archivio, The Beatles: Eight Days A Week - The Touring Years include anche 30 minuti di riprese del celebre concerto allo Shea Stadium di New York. A rendere ancor più emozionante la visione di un'ora e quaranta, la consapevolezza che il suono è stato rimasterizzato da Giles Martin, figlio del leggendario produttore dei Fab Four, George Martin. Una gioia da guardare e ascoltare per chiunque ami il gruppo, ma anche una riflessione sull'altra faccia della popolarità. Se ti sono piaciuti Homecoming: A Film By Beyoncè (2019) e Gaga: Five Foot Two (2017), non puoi perderti il documentario di Ron Howard.

    3. Across the Universe (2007)

    È vero: Across the Universe non è un film sui Beatles. Ma quello che è riuscita a fare Julie Taymor ha del miracoloso. L'unica regista al mondo, finora, che è stata in grado di prendere la loro musica e catturarne l'essenza. Lo ha fatto in un musical che intreccia citazioni al loro universo musicale con una storia d'amore ambientata tra Inghilterra e Stati Uniti degli anni '60 sullo sfondo della guerra in Vietnam.

    Ma non solo: nel film sono presenti ben 30 brani della band riarrangiati e interpretati dai membri del cast che comprende Evan Rachel Wood e Jim Sturgess. Un film emotivamente e visivamente travolgente che trasuda amore per i Beatles e tutto ciò che rappresentano. Un colpo al cuore lungo 133 minuti per ogni fan e un punto di partenza privilegiato per chiunque voglia scoprire il potere senza tempo della loro musica. Se hai amato l'audacia di Io non sono qui (2007), Across the Universe ti conquisterà.

    2. The Beatles: Get Back (2021)

    Con The Beatles: Get Back, Peter Jackson ha riscritto il finale della storia dei Beatles. Una docu-serie in tre episodi di oltre due ore l'uno realizzate partendo da 60 ore di filmati e 150 di registrazioni audio inedite girate da Michael Lindsay-Hogg nel 1969. Quelli raccolti per immortalare le sessioni di Let it be poi trasformate in Un giorno con i Beatles (1970) e rimasti chiusi sotto chiave per 50 anni. Quattro anni di lavoro per un capolavoro in cui l'intimità si mescola con tensione, gioia, umorismo, noia, frustrazione e invettiva.

    Da sempre la sessione di registrazione dell'ultimo disco dei Beatles è stata considerata un momento buio fatto di contrasti e freddezza tra i membri della band. Jackson non tralascia quei passaggi, ma ci mostra molto altro. È come sbirciare dal buco della serratura per osservare quattro amici che ancora si entusiasmano a stare seduti uno davanti all'altro imbracciando i propri strumenti. Emozionante il finale con i filmati dell'ultimo concerto della band sul tetto della sede della Apple a Londra. Se hai apprezzato la dettagliata ricostruzione di Summer of Soul (2021), amerai The Beatles: Get Back.

    1. The Beatles Anthology (2025)

    Pubblicata originariamente nel 1995 e divisa in otto episodi, The Beatles Anthology è la docu-serie sulla band raccontata dagli stessi Fab Four. La biografia definitiva in cui Paul, George e Ringo ripercorrono la loro storia attraverso una serie di interviste (quelle di John sono basate su filmati d'archivio) che dall'infanzia arrivano fino allo scioglimento. Un tesoro di aneddoti, materiali d'epoca ed esibizioni che tocca qualsiasi tema, dalla follia della Beatlemania alla loro evoluzione musicale nel corso degli anni.

    Ben 600 minuti per un totale di 10 ore alle quali nel 2025 si è aggiunto un nono episodio inedito in una versione restaurata con immagini mai viste prima della band durante la creazione della serie originale. Un punto di vista intimo e prezioso per chiunque voglia avvicinarsi ai Fab Four o abbia nostalgia di quei quattro ragazzi che da un pub di Liverpool hanno finito per conquistare il mondo interno con la loro musica.

  • Dottor Dolittle: tutti i film sul medico che parla con gli animali

    Dottor Dolittle: tutti i film sul medico che parla con gli animali

    Alessandro Zaghi

    Alessandro Zaghi

    Editor a JustWatch

    Nel cinema ci sono personaggi che cambiano con le epoche, ma restano riconoscibili anche a distanza di anni. Doctor Dolittle è uno di questi. Un medico gentile, un po’ strambo, che invece di curare gli uomini decide di dedicarsi esclusivamente agli animali, addirittura imparando a comunicare coi suoi pazienti a quattro zampe. Da lì in poi, la sua vita (e quella del pubblico) non sarà più la stessa.

    Dalla versione musicale degli anni Sessanta alle commedie con Eddie Murphy, fino al reboot fantasy con Robert Downey Jr., la saga ha attraversato stili e decenni, ma ha sempre conservato la sua idea centrale, portando sul grande schermo temi fino ad allora poco toccati, legati alla protezione dell’ambiente e alle questioni animaliste. Questa è una guida per orientarsi tra tutti i film di Doctor Dolittle, in ordine di uscita.

    1. Doctor Dolittle (1967)

    Tutto inizia con questo primo adattamento cinematografico. Ne Il favoloso dottor Dolittle del 1967, tratto dalle storie per bambini scritte da Hugh Lofting, Rex Harrison interpreta un eccentrico dottore che vive in un villaggio inglese, circondato da animali, libri e mappe antiche. È un medico che rifiuta di curare gli esseri umani, preferendo parlare con pappagalli, cani e cavalli... letteralmente, parlando la loro lingua. Il tono è da fiaba classica: colori accesi, scenografie teatrali, animali esotici e canzoni d’epoca. Un viaggio fantasioso che culmina con una spedizione in mare aperto, alla ricerca di un misterioso animale a due teste… Consigliato a un pubblico di tutte le età, godibilissimo da vedere in famiglia.

    2. Il dottor Dolittle (1998)

    Negli anni Novanta, il Dolittle cinematografico cambia completamente faccia. Niente più epoca vittoriana, niente musical, niente Inghilterra come nel suo predecessore. Questa volta, in scena entra Eddie Murphy, all’epoca star planetaria della comicità. Questo Il dottor Dolittle è la storia di un medico di successo che vive in una metropoli americana e che, dopo un incidente, scopre improvvisamente di capire la lingua degli animali e di essere capace di comunicare con loro. Il tono è brillante, e il ritmo comico e incalzante. Il film funziona proprio grazie a quell’attore protagonista (con Murphy si vince facile!). Il risultato? Una commedia per famiglie che ha segnato l’immaginario di una generazione, nuovamente consigliata a tutti seppure diversa per toni ed estetica dall'adattamento degli anni Sessanta.

    3. Il dottor Dolittle 2 (2001)

    Seguito di Il dottor Dolittle del 1998, Il dottor Dolittle 2 riparte esattamente da dove eravamo rimasti. Grazie alle sue straordinarie capacità, il Dolittle di Eddie Murphy è ormai una celebrità mondiale, quand’ecco che viene improvvisamente convocato per una missione: salvare una foresta minacciata dal disboscamento. Anche qui ritroviamo numerose gag comiche, battute frizzanti e animali parlanti, ma le tematiche ambientaliste sono più presenti rispetto al film precedente. Il succo, tuttavia, rimane simile al primo capitolo; questo sequel resta una visione piacevole per chi ha amato il personaggio portato in scena Murphy, che dopo questo film abbandonerà definitivamente il camice da veterinario.

    4. Il dottor Dolittle 3 (2006)

    Quando Eddie Murphy abbandona il franchise, la saga prende una nuova direzione. Al centro della storia c’è Maya (interpretata da Kyla Pratt), la figlia adolescente del dottore, la quale scopre di avere lo stesso dono del padre. Il dottor Dolittle 3 cambia adesso tono e target, dovuti al cambio del personaggio protagonista: meno gag "splastick", più tematiche legate alla crescita, alla scuola e ai primi amori adolescenziali. Come prevedibile, l’addio di Murphy influì sul successo al botteghino di questo film, ma chi era bambino nel 2006 probabilmente lo ricorda con affetto. Se vi sono piaciuti i precedenti titoli con Murphy protagonista, potrebbe rivelarsi diverso ma comunque godibile seppur non all'altezza.

    5. Il dottor Dolittle 4 (2008)

    Maya Dolittle continua la sua avventura e, nonostante non sia ancora veterinaria a tutti gli effetti, viene chiamata alla Casa Bianca. Il cane del Presidente si comporta infatti in modo strano, e solo lei può capire cosa sta succedendo. Il dottor Dolittle 4 è costruito attorno a un’idea semplice: un’eroina adolescente che usa il suo talento per aiutare gli altri, animali e non solo. Il ritmo non è mai sopra le righe, i personaggi sono archetipi familiari e rassicuranti e gli animali parlanti sono sempre più al centro della scena. Qui tutto è costruito per essere un perfetto film per famiglie, che piacerà a chi ha apprezzato il precedente.

    6. Il dottor Dolittle 5 (2009)

    Arrivati all’ultimo capitolo della saga con Maya Dolittle, l’azione si sposta adesso a Hollywood. Ormai famosa quanto il padre ma delusa dal mondo della veterinaria, Maya viene chiamata a lavorare a un reality show per animali. Il dottor Dolittle 5 continua a focalizzarsi su tematiche profonde ma con tono leggero, mescolando temi legati alla crescita con la comicità, un pizzico di satira sul mondo dello spettacolo e messaggi sull’importanza di restare fedeli a sé stessi senza perdersi. È un capitolo conclusivo, senza grandi colpi di scena, ma coerente con la trama inaugurata dopo l’addio di Murphy. 

    7. Dolittle (2020)

    Dopo dieci anni di silenzio, il dottor Dolittle torna al cinema con un reboot in grande stile. In Dolittle Robert Downey Jr. interpreta una versione più cupa e malinconica del personaggio rispetto alle performance di Harrison e Murphy, che vive isolato dopo un lutto e viene spinto a partire per un lungo viaggio per salvare la regina d’Inghilterra. Il film ha un’estetica spettacolare, animali parlanti realizzati in CGI e un tono più vicino all’avventura fantasy che alla commedia divertente. Il film, pur non avendo avuto il successo sperato, rimane apprezzabile per il tentativo di restituire al personaggio il suo respiro originale, tra esplorazioni misteriose, creature leggendarie e il desiderio di spingersi oltre i confini del mondo umano. Più adulto, ma comunque godibile da tutta la famiglia.

  • Da “Il Favoloso Mondo di Amélie” a “Inside Out”: 10 film non natalizi perfetti (anche) da vedere per Natale

    Da “Il Favoloso Mondo di Amélie” a “Inside Out”: 10 film non natalizi perfetti (anche) da vedere per Natale

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    C’è chi a Natale vuole solo commedie classiche, e chi invece preferisce usare le vacanze per recuperare film che non hanno nulla a che vedere con renne, fiocchi e lucine… ma che funzionano alla perfezione proprio durante le feste.

    Perché? Perché il Natale è un momento sospeso: hai più tempo, più voglia di emozionarti (o ridere, o piangere), e la magia delle luci crea l’atmosfera ideale per riscoprire titoli speciali, coccolosi, intensi o semplicemente perfetti da guardare in compagnia. Abbiamo selezionato 10 film non natalizi, ma assolutamente perfetti per il periodo: storie calde, piene di emozioni, comfort movies, cult da rivedere con la famiglia o da recuperare finalmente quando fuori fa freddo e il divano chiama.

    Da Wes Anderson ai fantasy da copertina, passando per animazioni poetiche e drammi che stringono il cuore: ecco i film “non di Natale” che renderanno il tuo Natale… migliore.

    1. Il favoloso mondo di Amélie (2001)

    Caldo, sognante, avvolgente: Il favoloso mondo di Amélie è uno dei film più perfetti da vedere durante le feste pur non avendo nulla di natalizio. L’estetica parigina, la musica di Yann Tiersen, il senso di meraviglia costante e la delicatezza della protagonista trasformano ogni scena in una piccola fiaba moderna. A Natale, quando siamo tutti più sentimentali, la storia di Amélie che impara a vivere il mondo e ad aprirsi agli altri acquista ancora più forza emotiva. Ti farà sorridere, coccolare e magari farti venire voglia di fare un piccolo gesto gentile. Se ti piace questa atmosfera poetica e malinconica, guarda anche Big Fish (2003), un’altra fiaba per adulti intrisa di magia.

    2. Il castello errante di Howl (2004)

    Alcuni film dello Studio Ghibli sembrano fatti apposta per essere visti a dicembre, e Il castello errante di Howl è uno di questi. È caldo, pieno di magia, di colori, di cibo confortevole, di stanze da esplorare e personaggi che sembrano abbracciarti. La storia di Sophie e Howl mescola romanticismo, avventura e crescita personale in un’atmosfera che, con la neve fuori, diventa irresistibile. La sensazione è quella di stare dentro una coperta calda che si muove, proprio come il castello. Se cerchi un altro film animato perfetto per le feste, prova Kiki – Consegne a domicilio (1989): un altro comfort movie totale.

    3. Piccole Donne (2019)

    Non è un film natalizio, ma è il film perfetto da guardare a Natale. Le dinamiche familiari, la casa piena di vita, il calore domestico, le sorelle che litighano e si abbracciano: tutto rende Piccole Donne un’esperienza avvolgente che si sposa con l’atmosfera festiva. Greta Gerwig riesce a dare nuova vita ai March con delicatezza, humour e una forte sensibilità contemporanea. Da vedere davanti a una cioccolata calda, possibilmente con chi ami. Se vuoi un'altra storia di sorelle e famiglia con tante emozioni, prova 4 Amiche e un paio di jeans (2005).

    4. The Greatest Showman (2017)

    La scintilla, lo spettacolo, l’esuberanza dei musical: The Greatest Showman è talmente pieno di energia positiva che funziona benissimo come film delle feste. Le canzoni ti entrano in testa, le scene sono un’esplosione di colori, e il messaggio – celebrare le differenze, accettarsi, credere nei sogni – è perfetto per il mood di fine anno. È un film che unisce, solleva l’umore e regala due ore di pura evasione. Se dopo ti viene voglia di un altro musical brillante e trascinante, guarda Mamma Mia! (2008): stesso livello di “buon umore immediato”.

    5. Hugo Cabret (2011)

    Un film che parla di cinema, meraviglia, infanzia e magie inattese. Hugo Cabret è una lettera d’amore alla fantasia e ai pionieri del cinema, ambientata in una stazione ferroviaria che sembra un villaggio innevato. La fotografia calda, la musica dolce, il senso di mistero e l’emozione pura lo rendono un titolo perfetto da vedere durante le feste. È un film per sognatori, curioso e delicato, che fa sentire il mondo più grande e più gentile. Se ami i film che parlano di cinema e magia, prova The Fabelmans (2022).

    6. Il Re Leone (1994)

    Un film che non ha nulla a che vedere con il Natale, ma che diventa perfetto per le feste perché parla di famiglia, destino, legami e crescita personale. Il Re Leone è uno di quei titoli che unisce generazioni, e vederlo durante una pausa festiva può diventare un rito familiare. La musica, l’epicità delle scene, il viaggio emotivo di Simba: tutto risuona ancora più forte quando lo si guarda con calma e cuore aperto. Se ti piacciono i classici animati pieni di sentimento, recupera La Bella e la Bestia (1991).

    7. Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban (2004)

    Sì, è vero: tecnicamente la saga contiene scene natalizie. Ma questo non è un film di Natale – è un film perfetto da Natale. L’atmosfera invernale, Hogwarts avvolta nella neve, il tono più dark e maturo, i legami tra i personaggi e la magia che permea ogni scena rendono Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban il capitolo ideale delle feste. È quel tipo di comfort movie che si guarda sotto una coperta, con un senso di nostalgia e avventura. Se vuoi un’altra storia magica adatta al mood invernale, prova con Stardust (2007).

    8. The Grand Budapest Hotel (2014)

    Wes Anderson è una certezza quando si parla di film “da vedere in inverno”, ma Grand Budapest Hotel lo è in modo particolare: neve, montagne, pasticcerie, misteri, personaggi coloratissimi, humour secco e una malinconia dolce che si sposa perfettamente con il periodo. È un film elegante, geometrico, caldo, capace di emozionare e divertire allo stesso tempo. Perfetto per chi cerca un titolo non natalizio ma visivamente in linea col clima delle feste. Se ami questo stile, ti consigliamo di recuperare Moonrise Kingdom (2012).

    9. Edward Mani di Forbice (1990)

    Pochi film non natalizi riescono a catturare l’atmosfera delle feste come Edward Mani di Forbice. Non racconta il Natale, ma sembra respirarlo: la neve che cade dalle sculture di ghiaccio, i quartieri pastello pieni di decorazioni, il contrasto tra calore domestico e diversità, il bisogno di sentirsi accettati. Tim Burton firma una fiaba gotica dal cuore tenerissimo, che parla di solitudine, gentilezza e amore impossibile con una delicatezza che tocca grandi e piccoli. Visto a dicembre, il film diventa una piccola tradizione emotiva: malinconico ma accogliente, triste ma confortante, perfetto per chi vuole qualcosa di magico senza scivolare nel melenso. E se dopo hai voglia di un’altra favola dark da accoccolarsi sul divano, dai una chance a Coraline (2009): artistica, poetica e inquietante al punto giusto.

    10. Inside Out (2015)

    Inside Out è un film natalizio, ma è uno dei film più perfetti da vedere con la famiglia durante le feste. Tocca emozioni universali – gioia, tristezza, crescita, nostalgia – in un modo che unisce adulti e bambini. È un racconto che parla di transizioni, cambiamenti e di come accettare i momenti difficili della vita: un tema che risuona moltissimo a fine anno, quando inevitabilmente si pensa a ciò che è cambiato. È commovente senza essere pesante, divertente senza essere superficiale: un classico moderno. Se vuoi guardare un altro film Pixar profondamente emotivo, ti consigliamo di vedere Soul (2020).

  • Da “Super 8” a “The Innkeepers”: 10 film + uno special che sembrano usciti da un libro di Stephen King

    Da “Super 8” a “The Innkeepers”: 10 film + uno special che sembrano usciti da un libro di Stephen King

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Stephen King non è solo uno scrittore: è un immaginario. Il New England battuto dal vento, le piccole città piene di segreti, i ragazzini in bicicletta che inciampano nell’orrore, il soprannaturale che scivola nella quotidianità, il trauma che diventa mostro. 

    È uno stile di racconto così forte da aver generato decine di imitatori e una quantità di film e serie che sembrano usciti direttamente dalla sua macchina da scrivere, pur non avendo alcun legame con lui.

    In un momento in cui l’universo kinghiano sta vivendo una nuova giovinezza – tra Welcome to Derry (2025), Salem’s Lot (2024), The Life of Chuck (2025) e gli adattamenti in arrivo come The Long Walk (2026) – vale la pena riscoprire quei titoli che, pur non basandosi su un romanzo di King, sembrano dannatamente kinghiani.

    Abbiamo raccolto 10 film perfetti per chi ama l’atmosfera di King e un titolo speciale: Midnight Mass (2021), probabilmente la serie TV più “Stephen King senza Stephen King” mai realizzata. Preparati a cittadine inquietanti, infanzie perdute, paure ancestrali e orrori che nascono dai sentimenti umani più cupi.

    1. Super 8 (2011)

    Super 8 è probabilmente il film non kinghiano più kinghiano degli ultimi vent’anni. J.J. Abrams, affiancato da Steven Spielberg, costruisce un racconto incentrato su un gruppo di ragazzini che filma un cortometraggio amatoriale quando, durante la notte, un incidente ferroviario libera qualcosa di misterioso nella loro cittadina dell’Ohio. Il cuore del film è la prospettiva dei bambini: amicizia, lutto, crescita, curiosità e paura si fondono in un’avventura dove l’orrore è sempre un passo dietro il quotidiano. Le dinamiche di gruppo ricordano subito Stand by Me (memorabile il film del 1986) e It (e qui si può scegliere tra il film tv con Tim Curry del 1990 o il più recente adattamento di Muschietti del 2017), mentre il senso di comunità in crisi richiama molti romanzi del periodo d’oro di King. Anche senza citare esplicitamente l’autore, Super 8 utilizza la sua grammatica emotiva: il mondo adulto è imperfetto, distratto, incapace di vedere ciò che i ragazzi percepiscono con lucidità. È una storia di mostri e di adolescenti, ma soprattutto un racconto sul bisogno di ricordare.

    2. Midnight Special (2016)

    Midnight Special è un'intensa fuga on the road che ruota attorno a un bambino dotato di poteri paranormali e al padre che tenta disperatamente di proteggerlo da un culto religioso e da un governo ossessivo. Jeff Nichols dirige un film carico di tensione emotiva, dove il soprannaturale non è un effetto speciale, ma un catalizzatore di paura, amore e sacrificio. Il tono quieto, l'ambientazione rurale e il focus sulla famiglia riecheggiano moltissime opere di King, in particolare quelle dove i “poteri” non sono un dono, ma una maledizione che isola e distrugge. La lotta tra bene e male è intima, mai spettacolare: le relazioni vengono prima dell’azione. È un film che vive di silenzi e sguardi, di padri che tremano e figli che brillano. L’atmosfera sospesa e il mistero costante lo rendono un perfetto “King che non è King”.

    3. The Black Phone (2021)

    Basato su un racconto di Joe Hill – figlio di King, buon sangue non mente – The Black Phone sembra davvero un film uscito dalle pagine del padre. La storia segue Finney, un ragazzino rapito da un serial killer mascherato e rinchiuso in un seminterrato dove un vecchio telefono disconnesso inizia a squillare. A rispondere sono le vittime precedenti dell’assassino, che cercano di guidarlo verso la fuga. È un horror suburbano, sporco, crudele nel modo giusto, immerso in un’America anni ’70 fatta di biciclette, zaini e violenza domestica. Il villain, “The Grabber”, è uno dei più kinghiani: inquietante, teatrale, imprevedibile. Ma il film brilla soprattutto per il rapporto tra Finney e la sorella Gwen, che ha visioni sovrannaturali — una dinamica che richiama romanzi come Shining (ricordiamo il film di Kubrick del 1980) o Firestarter (che vanta due trasposizioni, una del 1984 con una giovanissime Drew Barrymore e una più recente del 2022). Imperdibile per chi ama l’orrore emotivo e radicato nei personaggi.

    4. The Autopsy of Jane Doe (2016)

    Ambientato quasi interamente in un obitorio sotterraneo, The Autopsy of Jane Doe segue un medico legale e suo figlio mentre tentano di scoprire le cause della morte di una giovane donna senza identità. Più l’autopsia procede, più il cadavere rivela segreti impossibili e inquietanti. La forza del film sta nel modo in cui trasforma un luogo quotidiano in un teatro dell’orrore, come spesso fa King nei suoi racconti. Il ritmo è claustrofobico, la tensione cresce lentamente e il soprannaturale entra in scena come qualcosa di antico, legato a maledizioni e ferite del passato. È un horror “piccolo”, ma di enorme atmosfera, che combina mistero, folklore e dinamiche familiari. Perfetto per chi ama le storie in cui l’orrore non esplode: si insinua.

    5. It Follows (2015)

    Pur essendo un horror fortemente allegorico, It Follows possiede diverse caratteristiche kinghiane: una periferia americana grigia e malinconica, adolescenti lasciati soli dagli adulti, un’entità sovrannaturale che rappresenta paure invisibili. Il film segue Jay, una ragazza perseguitata da una creatura che cambia forma e può essere trasmessa sessualmente. L’idea dello “stalker paranormale” sembra una short story di King: semplice, geniale, spaventosa. Ma ciò che lo avvicina ancora di più al suo stile è il modo in cui affronta il trauma e l’ansia adolescenziale. I personaggi non sono cliché da teen horror: sono ragazzi veri, fragili, poco ascoltati. La creatura è solo il sintomo di un disagio più grande, e la regia di David Robert Mitchell costruisce un’atmosfera sottilmente inquietante che ricorda i racconti ambientati nei quartieri di periferia degli anni ’80.

    6. The Empty Man (2020)

    The Empty Man è un film che molti hanno scoperto solo dopo la sua uscita in streaming, ma che oggi è considerato una delle opere horror più affascinanti e sottovalutate degli ultimi anni. La storia parte come un teen horror su una leggenda urbana e si trasforma lentamente in un'indagine sovrannaturale ambientata in una cittadina isolata, per poi evolvere in qualcosa di molto più cosmico e disturbante. L’atmosfera di provincia, i segreti sussurrati, le comunità chiuse, la paranoia crescente: è King al 100%. Il protagonista, un ex poliziotto tormentato, sembra uscito da uno dei suoi thrillers più cupi. Il film ha poi un modo tutto suo di affrontare il concetto di “setta” e di entità invisibili, ricordando i racconti lovecraftiani che King ha spesso imitato. Imperdibile per chi ama le atmosfere cupe e stratificate.

    7. Summer of ’84 (2018)

    Un gruppo di adolescenti sospetta che il loro vicino di casa, un poliziotto dall’apparenza irreprensibile, sia in realtà un serial killer. Il film parte come un’avventura alla Stand by Me e si incupisce progressivamente, fino a un finale durissimo che sembra davvero uscito dalle pagine di King. L’ambientazione suburbana, le biciclette, le walkie-talkie vibes, i pomeriggi d’estate che diventano scoperta del male: tutto parla il linguaggio kinghiano degli anni ’80. La forza di Summer of ’84 è nel modo in cui mostra l’ingenuità dell’adolescenza scontrarsi con l’orrore adulto, senza mai diventare nostalgico o parodico. È un film che cresce nella memoria e che lascia addosso quella sensazione inquieta tipica dei racconti di fine estate di King.

    8. Frailty (2002)

    Diretto e interpretato da Bill Paxton, Frailty è un thriller-horror familiare che sembra il fratello oscuro di Il miglio verde. Racconta di un padre convinto che Dio gli abbia ordinato di eliminare esseri demoniaci nascosti tra le persone comuni — e dei suoi due figli trascinati in questo delirio. Fanatismo religioso, dinamiche familiari tossiche, un narratore inaffidabile, un’America profonda carica di paranoia: è un film che avrebbe potuto tranquillamente essere firmato da King. La tensione nasce dai rapporti, non dagli effetti speciali, e il mistero cresce fino a un epilogo inquietante che ribalta completamente la prospettiva. Frailty è uno dei film più sottovalutati degli anni 2000 e merita davvero una riscoperta.

    9. The Hole in the Ground (2019)

    Una madre e il suo bambino si trasferiscono in una zona rurale piena di foreste. Una notte, il piccolo scompare brevemente nel bosco, e quando torna sembra… diverso. The Hole in the Ground è uno dei migliori horror sugli scambi di identità infantili, costruito su silenzi, paranoia e un’intera comunità che osserva e giudica. Elementi perfettamente kinghiani: la provincia come luogo che accoglie ma allo stesso tempo intrappola, il bosco come spazio di metamorfosi, il dubbio materno come motore del terrore. Il film alterna realismo psicologico e folklore europeo, creando un’atmosfera che ricorda La metà oscura e La bambina che amava Tom Gordon. È un piccolo gioiello spesso trascurato nei circuiti mainstream.

    10. The Innkeepers (2011)

    Ti West costruisce in The Innkeepers una ghost story dal sapore tipicamente kinghiano: un vecchio hotel del New England, due dipendenti annoiati durante l’ultimo weekend di apertura, e una presenza che non ha alcuna intenzione di salutare. Il film è lento, atmosferico, impregnato di folklore locale e di quella malinconia tipica dei luoghi che stanno per essere dimenticati. La dinamica tra i due protagonisti — disillusi, ironici, con una vita sospesa — ricorda lo stile di King nel costruire personaggi che potrebbero essere tuoi vicini di casa. Quando l’orrore arriva, non lo fa mai in modo spettacolare: si insinua, si manifesta negli spazi vuoti, nei rumori di notte, nelle storie che si raccontano per riempire il silenzio. Una gemma per chi ama il ghost horror d’atmosfera.

    11. Midnight Mass (2021)

    Midnight Mass è, senza mezzi termini, la serie più “Stephen King senza Stephen King” mai realizzata. Mike Flanagan costruisce un racconto ambientato su un’isola sperduta, abitata da una piccola comunità che porta addosso ferite, segreti, dipendenze, rancori e speranze represse. Quando arriva un giovane sacerdote carismatico, la vita degli abitanti cambia radicalmente: miracoli, guarigioni e fenomeni inspiegabili si intrecciano a un orrore antico e devastante. È King allo stato puro: la provincia americana, il fanatismo religioso, l’alcolismo come fantasma personale, il male che si traveste da speranza. Ma è anche profondamente Flanagan, soprattutto nel modo in cui riflette su fede, colpa e redenzione. Se Salem’s Lot è la storia del Mostro che si insinua e contamina, Midnight Mass è la storia del Mostro che ti promette la salvezza. Imperdibile.

  • 10 film che puoi guardare gratis direttamente su JustWatch

    10 film che puoi guardare gratis direttamente su JustWatch

    Andrea Ballerini

    Andrea Ballerini

    Editor a JustWatch

    L’inverno è ormai alle porte e con lui arriva il freddo e il brutto tempo. Ci possiamo, però, consolare sapendo che non c’è periodo migliore per fare una scorpacciata di film. Sotto le coperte al calduccio e con una tazza di tè caldo, quasi vorremmo che la stagione invernale non finisse mai.

    Per l’arrivo dell’inverno vi vogliamo coccolare con una selezione di 10 film che potete guardare gratis direttamente su JustWatch. Infatti, il nostro sito è dotato anche del suo canale streaming chiamato JustWatchTV. A questo link trovate i 10 film presenti in questa lista e altre centinaia di titoli che possono essere visti gratuitamente.

    1. Nosferatu il vampiro (1922)

    A più di cento anni dalla sua uscita, Nosferatu il vampiro di F. W. Murnau continua a influenzare il cinema horror. Non a caso, il film è stato oggetto di remake da parte di uno dei registi di punta del genere, ovvero Robert Eggers con l’eccelso Nosferatu (2024). Ma ciò non sarebbe possibile senza il capolavoro del regista danese. Dalla fotografia espressionista ricca di ombre all’atmosfera dark che ti pietrifica, la pellicola è semplicemente una lezione di cinema. Se si aggiunge l’iconica interpretazione di Max Schreck nei panni del vampiro, è sacrosanto lo status di leggenda di Nosferatu il vampiro (1922).

    2. Rebecca - La prima moglie (1940)

    Se Nosferatu il vampiro (1922) è un film leggendario, lo stesso si potrebbe dire di Rebecca - La prima moglie di Alfred Hitchcock. Le similitudini, però, non finiscono qui. Il film del regista inglese vive dell’atmosfera gotica riscontrabile anche in Nosferatu il vampiro (1922). La fotografia non raggiunge i picchi espressionisti di Murnau, ma è comunque efficace nel richiamare il gotico. Infatti, la bellezza di Rebecca - La prima moglie (1940) sta nell’ammaliare lo spettatore con le immagini e farlo inorridire con la trama. Se avete amato Gli invasati (1963) e Crimson Peak (2015), questo è il film che fa per voi.

    3. La notte dei morti viventi (1968)

    Vi giuro che non ho selezionato solo horror, ma La notte dei morti viventi non poteva mancare da questa lista. Qui siamo di fronte a uno di quei film che bisogna vedere almeno una volta nella vita. Il capolavoro d’esordio di George A. Romero mischia horror e critica sociale come pochi film del terrore hanno fatto. Infatti, ne La notte dei morti viventi (1968) i veri mostri non sono gli zombie, bensì gli umani. Come per Nosferatu il vampiro (1922) e Rebecca - La prima moglie (1940), il film di Romero è caratterizzato da una fotografia in bianco e nero che rende la vicenda ancora più cupa, grazie anche agli angoli obliqui di molte inquadrature.

    4. Buio Omega (1979)

    Con Buio Omega cominciano i film a colori della lista. Il cult di Joe D’Amato è anche l’ultimo horror della lista, come vi avevo promesso. Il tocco autoriale di Nosferatu il vampiro (1922) lascia spazio alla cruda mentalità da film di serie B. Non è un caso che Buio Omega (1979) sia consigliato agli stomaci forti. I 90 minuti di durata vi porteranno in un universo splatter contorto e provocatorio. Nonostante il livello estremo della pellicola, D’Amato colpisce nel segno anche con trovate minimaliste, come uno stacco tra una sequenza di sangue e una di un pasto che lascia esterrefatti chiunque. Per fan de Lo squartatore di New York (1982) e Terrifier (2018).

    5. Un uomo qualunque (2007)

    A prima vista, Un uomo qualunque potrebbe sembrare una versione meno riuscita di Un giorno di ordinaria follia (1993). Tuttavia, le impressioni a volte ingannano. Non c’è dubbio che il film con Christian Slater faccia l’occhiolino al cult di Joel Schumacher. Un uomo qualunque (2007), però, abbassa i toni drammatici usando una dose generosa di umorismo nero. In questo modo, la trama incentrata su psicosi e sulla voglia di fare una stage si sgrassa, risultando meno pesante. Menzione d’onore per Christian Slater che regge sulle sue spalle il film e che ci fa dimenticare degli effetti speciali di bassa qualità.

    6. Brooklyn Castle (2012)

    Tra i film da vedere gratis direttamente su JustWatch potete trovare anche documentari che raccontano con un tocco unico una fetta di realtà. Brooklyn Castle è uno dei documentari più belli tra quelli proposti grazie ai temi trattati e al taglio dato dalla regista Katie Dellamaggiore. L’opera narra la vera storia di una scuola superiore statunitense ricca di campioni di scacchi. Questa favola sportiva è bilanciata dalle difficoltà economiche degli studenti. Brooklyn Castle (2012) non si focalizza solamente sugli aspetti negativi della vicenda, ma costruisce un filo del discorso che porta solo gioia e ispirazione nello spettatore. Inoltre, riesce a descrivere con efficacia la magia degli scacchi.

    7. 32 Weeks (2020)

    32 Weeks dimostra, ancora una volta, il potere del cinema indipendente. Il film di Brian Cavallaro è essenziale e solido. La durata di 82 minuti lo rende una visione veloce ma non lasciatevi abbindolare. Nella sua brevità, il film vi lascerà con il fiato sospeso fino a un finale da bocca aperta. 32 Weeks (2020) controbilancia i pochi fondi disponibili per la sua produzione con una trama che cattura lo spettatore. Soprattutto con il colpo di scena centrale, che renderà il film indelebile nella vostra mente. Non lasciatevelo sfuggire se avete apprezzato le atmosfere indie di Primer (2004) e Coherence - Oltre lo spazio tempo (2014).

    8. Effigy: Poison and the City (2020)

    Realtà e finzione si mescolano in Effigy: Poison and the City, thriller storico che ripercorre le vicende della serial killer Gesche Gottfried. Come per 32 Weeks (2020) e Brooklyn Castle (2012), è la trama a fare da forza trainante. Il thriller si sviluppa con grande ritmo e beneficia della sua ambientazione nel XIX secolo. Abituati come siamo a film su serial killer moderni, Effigy: Poison and the City (2020) è una ventata di aria fresca con il suo approccio da pellicola in costume. L’opera d’esordio di Udo Flohr vanta anche una grande performance da parte di Suzan Anbeh nei panni della killer. Da vedere assolutamente se vi è piacuto La vera storia di Jack lo Squartatore - From Hell (2001).

    9. Scarborough (2022)

    Anche se Scarborough non è un documentario, il film di Rich Williamson e Shasha Nakhai vi scalderà il cuore come Brooklyn Castle (2012). Tuttavia, ciò sarà possibile solamente se siete disposti a commuovervi. La forza di questa pellicola sta nell’equilibrio tra momenti estremamente drammatici e istanti di gioia e felicità. Con al centro tre bambini che navigano attraverso innumerevoli difficoltà, l’associazione con Brooklyn Castle (2012) è automatica. Per questo motivo, vi consiglio di vedere i due film in coppia. Se Un sogno chiamato Florida (2017) vi ha segnato nel profondo, Scarborough (2022) è il prossimo film da vedere.

    10. The Stix (2024)

    The Stix è simile a 32 Weeks (2020) e a Scarborough (2022) per il suo carattere spiccatamente indie. Le somiglianze, però, iniziano e finiscono qui. Il film di Jaron Lockridge è un crime dal forte impatto realistico, grazie alle location scelte e alle prove attoriali convincenti. L’effetto del poco budget a disposizione è riscontrabile in alcune scene, ma il ritmo della pellicola vi farà dimenticare queste sbavature. Il mio consiglio è di dare una possibilità a The Stix (2024) se non potete resistere a film come Boyz n the Hood - Strade violente (1991) e Nella giungla di cemento (1993).

  • 10 adattamenti shakespeariani divertenti da vedere prima che “Hamnet” ti spezzi il cuore

    10 adattamenti shakespeariani divertenti da vedere prima che “Hamnet” ti spezzi il cuore

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Con l’arrivo di Hamnet - Nel nome del figlio (2025) – uno dei film più attesi e potenzialmente più devastanti dell’anno – molti spettatori stanno già preparando i fazzoletti. 

    La storia d’amore e perdita dietro la figura di Shakespeare padre, filtrata dalla sensibilità contemporanea di Maggie O’Farrell e portata sullo schermo con Paul Mescal e Jessie Buckley, promette lacrime, struggimento e una malinconia lunga giorni. Prima di precipitare in questo vortice emotivo, però, vale la pena rispolverare il lato più leggero, brillante e giocoso del Bardo: le sue commedie, le storie d’amore assurde, gli scambi di identità, le gelosie buffe, le rivalità che finiscono sempre in risate.

    Abbiamo scelto 10 adattamenti shakespeariani divertenti, freschi, intelligenti e perfetti per entrare nel mood “Shakespeare… ma con il sorriso”. Dalle rom-com anni ‘90 ai musical, passando per fiabe pop e cartoni animati irriverenti, ecco la lista ideale per alleggerirti il cuore prima che Hamnet te lo spezzi in mille pezzi.

    1. 10 Cose che odio di te (1999)

    Uno degli adattamenti shakespeariani più iconici e immediatamente amabili, 10 Cose che odio di te riprende La bisbetica domata e la trasforma in una teen comedy brillante, sarcastica, romanticissima. Heath Ledger e Julia Stiles hanno una chimica esplosiva, e il tono del film oscilla tra ironia intelligente e momenti emozionanti senza mai scadere nel banale. Il liceo diventa un palcoscenico perfetto per rivalità, scontri di personalità e dichiarazioni inaspettate (la scena della serenata sul campo da football resta una delle più amate del cinema anni ’90).

    Se hai voglia di un’altra commedia romantica scolastica altrettanto divertente e con personaggi memorabili, prova anche Easy Girl (2010), che offre lo stesso mix irresistibile di humour, ritmo e una protagonista magnetica.

    2. Molto rumore per nulla (2012)

    Joss Whedon dirige questa versione sorprendentemente moderna di Molto rumore per nulla, girata in bianco e nero nella sua stessa casa, con un cast affiatato e un’atmosfera da party infinito. Il film cattura perfettamente lo spirito della commedia romantica di Shakespeare: battute pungenti, fraintendimenti, giochi di seduzione e un duo centrale – Benedick e Beatrice – che funziona grazie a un’ironia affilata e un calore autentico.

    È un adattamento low-budget ma geniale, che dimostra come Shakespeare possa vivere benissimo in ambientazioni contemporanee senza perdere fascino. Se ti piace questa vibe da commedia sofisticata e casalinga, recupera The Big Sick (2017), un’altra storia brillante dove battute, amore e conflitti familiari si intrecciano con leggerezza e intelligenza.

    3. She’s the Man (2006)

    Ispirato a La Dodicesima Notte, She’s the Man è una delle commedie più scatenate e divertenti degli anni 2000. Amanda Bynes dà il meglio di sé in una storia fatta di travestimenti, equivoci, crush esplosive e dialoghi slapstick. Il film prende una delle dinamiche più amate di Shakespeare – l’identità nascosta – e la mescola al teen movie sportivo, creando un ritmo irresistibile.

    Tra dormitori maschili, partite di calcio e situazioni assurde, questo adattamento riesce a essere leggero, spensierato e sorprendentemente fedele allo spirito del testo originale. Se cerchi un’altra commedia dal ritmo frenetico con identità scambiate e spirito pop, guarda Tootsie (1982): energia simile, humour intelligente e temi portati all’eccesso con eleganza.

    4. Gnomeo & Giulietta (2011)

    Un adattamento di Romeo e Giulietta… con gnomi da giardino. Sembra folle, e in effetti lo è, ma proprio questo lo rende irresistibilmente divertente. Gnomeo & Giulietta è un’esplosione di colori, gioco, ironia e musica pop, che ribalta completamente il tono tragico del testo originale trasformandolo in una commedia vivace e autoironica.

    Il film è ricco di gag visive, riferimenti al mondo di Shakespeare e una colonna sonora di Elton John che aggiunge ulteriore personalità. Perfetto per una serata leggera, soprattutto perché scherza sul mito dell’amore proibito senza svilirlo. Se ami l’idea di rivisitazioni pop, veloci e piene di humour, prova anche Cappuccetto rosso e gli insoliti sospetti (2005), che reinventa Cappuccetto Rosso con lo stesso spirito sfrontato.

    5. La bisbetica domata (1967)

    Elizabeth Taylor e Richard Burton trasformano La bisbetica domata in una commedia sofisticata e seducente, in cui il testo originale convive con un’energia cinematografica travolgente. Il film è un incessante botta e risposta tra due interpreti al massimo della loro potenza, che danno vita a una commedia di carattere, desiderio e rivalità amorosa.

    La regia di Zeffirelli mantiene intatta la teatralità del testo, ma la rende accessibile grazie a un ritmo vivace e un umorismo fisico che ancora oggi funziona alla perfezione. Se adori i duelli verbali e le love story tempestose, recupera Chi ha paura di Virginia Woolf? (1966), dove la coppia Taylor/Burton dà vita a un’altra dinamica esplosiva, più drammatica ma altrettanto magnetica.

    6. Get Over It! (2001)

    Un musical teen libero (molto libero!) ispirato a Sogno di una notte di mezza estate, con un giovane Ben Foster, una Kirsten Dunst in piena ascesa e un Martin Short totalmente fuori controllo. Get Over It! è un delirio gioioso: numeri musicali anni 2000, scuola superiore, amori non corrisposti e caos romantico in stile Shakespeare.

    Il film è volutamente sopra le righe, con un humour camp che oggi sembra quasi anticipare le serie teen più ironiche. L’energia è contagiosa e l’atmosfera da musical improvvisato lo rende perfetto per chi cerca leggerezza pura. Se cerchi un altro musical teen brillante e poco convenzionale, prova Pitch Perfect (2012): ritmo, risate e un gruppo di personaggi altrettanto indimenticabili.

    7. Sogno di una notte di mezza estate (1999)

    Un cast pazzesco (Michelle Pfeiffer, Kevin Kline, Stanley Tucci, Christian Bale) rende questa versione di Sogno di una notte di mezza estate una commedia romantica luminosa, elegante e piena di magia. La regia mantiene intatto lo spirito originale: intrighi amorosi, fate dispettose, metamorfosi comiche e una sensualità giocosa che rende il film irresistibile.

    È uno degli adattamenti classici più accessibili e piacevoli: raffinato ma non pretenzioso, teatrale ma leggero, con scenografie che sembrano uscite da un dipinto dell’Ottocento. Se vuoi ritrovare la stessa “magia estiva”, guarda anche Shakespeare in Love (1998): non è un adattamento, ma è una lettera d’amore brillante, romantica e spiritosa al mondo del Bardo.

    8. Il Re Leone (1994)

    Una reinterpretazione in chiave disneyana di Amleto, ma piena di humour, musica, assurdità e personaggi che sembrano usciti da una sitcom. Il Re Leone è un classico capace di parlare sia ai bambini che agli adulti, con battute geniali, dinamiche familiari irresistibili e una storia che mantiene la tragedia dell’originale… ma la bilancia con momenti di leggerezza indimenticabili.

    Timon e Pumbaa sono una delle coppie comiche migliori di sempre, e ogni scena con loro è un antidoto immediato alla tristezza. Se dopo questo ti va un altro classico d’animazione filosofico ma divertente, prova Kung Fu Panda (2008): ironia, saggezza e un protagonista memorabile.

    9. Pene d’amor perdute (2000)

    Kenneth Branagh trasforma Pene d’amor perdute in un musical anni ’30, con numeri coreografici, costumi scintillanti e una leggerezza assoluta. È uno degli adattamenti più insoliti del Bardo, ma anche uno dei più divertenti: un’esplosione di romanticismo vintage e humour slapstick.

    Il film gioca con la forma, con la musica e con un tono volutamente artificioso che ricorda le screwball comedy hollywoodiane. Perfetto per chi cerca un Shakespeare elegante ma frizzante. Se ami questa combinazione di humour rétro e musical, guarda anche Cantando sotto la pioggia (1952): ritmo, genialità e romanticismo inarrivabile.

    10. Warm Bodies (2013)

    Un adattamento zombie-romance liberamente ispirato a Romeo e Giulietta: Warm Bodies è una delle rom-com più originali degli anni 2010. Racconta l’amore tra una ragazza umana e un morto vivente con un tono ironico, dolcissimo e sorprendentemente profondo, capace di trasformare il cliché del “mostro buono” in una metafora sull’empatia.

    Il film è pieno di humour, musica, monologhi interiori comici e un ritmo che rende impossibile non affezionarsi ai protagonisti. Perfetto come “cura emotiva” prima di prepararsi alla tragedia autentica di Hamnet. Se ami questo mix di horror leggero e romanticismo, prova Lisa Frankenstein (2024): non c’entra con Shakespeare, ma è pur sempre ispirato ad un classico e la dinamica “ragazza umana/zombi”, a suo modo, non manca. 

  • Il Sottosopra di "Stranger Things" e altri 10 migliori Universi Paralleli in film e serie TV

    Il Sottosopra di "Stranger Things" e altri 10 migliori Universi Paralleli in film e serie TV

    Alessandro Zaghi

    Alessandro Zaghi

    Editor a JustWatch

    L’idea di poter attraversare il tempo e lo spazio, che questo mondo che viviamo potrebbe esistere soltanto in quanto infinita possibilità. Dalle vertigini della fisica quantistica il concetto di multiverso è una delle più affascinanti mai pensate, tanto da contagiare nel suo vortice l’arte.

    Dalla letteratura con i primi capolavori fantascientifici, fino a cinema e serie TV, in cui l’idea di un universo parallelo è diventato uno strumento narrativo “classico”, non solo del genere sci-fi.

    Idea che, negli ultimi anni, una serie più di altre ha ripreso, portandola al centro della trama, ovvero Stranger Things (2016) con il Sottosopra. Nella serie, arrivata alla sua quinta e ultima stagione, il multiverso è ritratto come uno specchio di Hawkins, la cittadina in cui è ambientata, ma è un riflesso oscuro, dove vivono e crescono le paure e i traumi più profondi dei personaggi che a quel multiverso sono profondamente collegati, come Eleven e Will Byers.

    Da qui parte questo viaggio negli altri universi paralleli che il cinema e le serie hanno immaginato negli ultimi anni, tra linee temporali che si intrecciano, sogni condivisi, realtà simulate, mondi alternativi in cui è possibile essere qualcun altro o fare scelte diverse. Alcuni sono cupi e filosofici, altri più pop e spettacolari, altri ancora sembrano favole oscure. Qui ne abbiamo scelti dieci.

    Fringe (2008 - 2013)

    Fringe è una di quelle serie che all’inizio sembrano l’ennesimo procedurale sci-fi (quelle con i “casi strani” dell’FBI per intenderci), ma dopo poche puntate ti accorgi che sta parlando di tutt’altro, del peso delle scelte, di cosa siamo disposti a fare per chi amiamo, di quanto sia labile il confine tra scienza e fede. Al centro c’è il triangolo Olivia–Walter–Peter, una famiglia spezzata che diventa il laboratorio emotivo in cui testare esperimenti, universi paralleli e sensi di colpa. Il multiverso non è un vezzo narrativo ma la conseguenza di un gesto irrimediabile, un padre che rifiuta il lutto e finisce per compromettere due realtà intere. È una serie ideale per chi è cresciuto con X-Files (1993) e ama le indagini “ai margini”, ma cerca personaggi che cambiano e non restano gli stessi da un episodio all’altro. Rivederla oggi, dopo “l’invasione di multiversi” al cinema e in TV, significa tornare a un racconto che usava questa idea con misura, legandola alla fragilità “umana” dei suoi protagonisti. Cinque stagioni, abbastanza per costruire un mondo complesso ma gestibile per un rewatch completo, perfetta se avete voglia di una fantascienza che non rinuncia al suo volto più emotivo.

    Coraline e la porta magica (2009)

    In Coraline e la porta magica l’universo parallelo non è un semplice “altrove”, ma diventa metafora del bisogno di scappare dalla noia e da una casa in cui la protagonista si sente ignorata dai genitori. Il film racconta del bisogno di trovare sé stessi in un “altrove”, qui simboleggiato nella porticina magica che permette alla protagonista di entrare nella versione migliore della sua vita, tra una casa da sogno e genitori finalmente affettuosi. Una favola gotica, dai toni oscuri, solo apparentemente “per bambini”, dato che qui il multiverso diventa simbolo di tutte le fughe che sembrano salvifiche e che invece rischiano di inghiottire, del dolore sostituito da una finzione più sopportabile ma altrettanto accecante. È un film perfetto per chi ama l’animazione in stop-motion e le fiabe che riescono a parlare anche agli adulti e per atmosfere e sottotrame ricorda Il labirinto del fauno (2006), un altro titolo in cui la magia e il fantastico sono insieme rifugio e minaccia.

    Inception (2010)

    Inception è il film in cui Nolan sposta il multiverso dentro la testa dei personaggi, dentro un sogno, che è in un altro sogno, dentro un altro sogno… e via dicendo. Non ci sono universi paralleli “là fuori”, ma un viaggio onirico verso universi alternativi interiori, ognuno con le sue regole, il suo tempo e (soprattutto) i suoi crolli e capovolgimenti. Più che seguire ogni passaggio della trama, qui interessa come il regista usa questo meccanismo per costruire il suo film più stratificato e complesso, a volte tanto da rasentare il manierismo. È un titolo ideale per chi ama i film rompicapo ma non vuole rinunciare all’adrenalina dell’action e all’idea di un grande heist movie travestito da fantascienza. Il legame con Il tredicesimo piano (1999) resta evidente per l’ossessione sulla realtà manipolata, anche se Inception lavora più sul labirinto emotivo che su quello tecnologico. Lo inseriamo in questa lista perché usa un “multiverso” mentale per mettere in crisi la distinzione tra reale e immaginato, e perché a quindici anni di distanza continua a essere uno dei punti più alti di quel cinema spettacolare e allo stesso tempo profondamente personale che associamo al nome di Nolan.

    Rick and Morty (2013 - )

    Rick and Morty parte da un’idea quasi banale, un nonno scienziato geniale e distruttivo che porta il nipote in giro per il multiverso, per poi farla letteralmente a pezzi in una delle serie animate più radicali e dissacranti di sempre. L’universo parallelo qui non è un singolo mondo alternativo, ma un’infinità di varianti in cui Rick può scappare da tutto: dalle responsabilità, dal senso di colpa, perfino dalla propria famiglia. La serie tiene insieme comicità brutale, fantascienza nerdissima e un nichilismo talmente estremo da diventare comico, che passa da frasi come «nessuno esiste di proposito» per poi gettarle pochi secondi dopo dentro uno humor nerissimo che ricorda un altro capolavoro come BoJack Horseman (2014). Ogni episodio è un esperimento, ognuno tratta temi complessi (anche pesanti), ma lo fa attraverso battute al vetriolo. È una serie da vedere e rivedere più volte, perfetta se vuoi un multiverso che faccia ridere forte, ma ti lasci anche con un pensiero scomodo a fine puntata.

    The OA (2016 - 2019)

    Una serie a dir poco audace, forse una delle produzioni più coraggiose mai lanciate su Netflix. Una storia di angeli e miracoli, di fede e ricerca di senso, di traumi inesprimibili e un mondo che sembra vivere solo nella testa di chi li racconta. Un titolo che procede ‘lentamente’, o meglio, che procede nella difficoltà estrema della protagonista nel raccontare ciò che le è successo dopo la sua scomparsa, nei dubbi della sua nuova famiglia, nella loro fede in qualcosa di “altro”. The OA è una serie capace di inventarsi un genere, fantascienza “mistica”, lo stesso che verrà ripreso in un altro capolavoro come Sense8 (2015), in cui il multiverso viene raccontato attraverso un legame misterioso, spirituale, che unisce indissolubilmente tra loro persone apparentemente estranee. 

    Dark (2017 - 2020)

    Dark parte come un giallo “nordico”, ma bastano poche scene per capire che di giallo c’è solo l’impermeabile del protagonista. Un ragazzo scompare, una piccola comunità tedesca va in crisi, quattro famiglie provano a capire cosa sia successo. In realtà, nel giro di poche puntate, ti ritrovi dentro un intreccio inestricabile fatto di viaggi nel tempo, linee temporali che si rincorrono, paradossi metafisici e universi paralleli ma intrecciati. Il villaggio di Winden diventa così un labirinto interdimensionale in cui ogni decisione influisce passato, presente e futuro (contemporaneamente), la trama una riflessione su destino e libero arbitrio, per una delle serie più affascinanti e complesse uscite negli ultimi anni. Questo è un titolo che non cerca (mai) di essere facile, più vicino al romanzo filosofico che al binge-watching, che prende alcune dell’atmosfere di The Leftovers (2014) o Lost (2004), ma le spinge più in là, verso atmosfere prese in prestito da Nietzsche e dal mistero dell’Eterno Ritorno. Una delle serie più ambiziose che potete trovare in streaming, perfetta per chi ama i puzzle narrativi in stile Memento (2000) ma con una sottotrama teorica imponente. Se cercate una serie più "passatempo" meglio andare altrove. 

    Spider-Man: Un nuovo Universo (2018)

    Tra tutti i supereroi Marvel, Spider-Man è quello che più di tutti rischiava la saturazione. Fumetti, serie animate, tre cicli di film live action in pochi anni, il rischio déjà-vu era altissimo. Un nuovo Universo ribalta il tavolo riportando l’Uomo Ragno nell’animazione, cioè nel luogo dove può davvero permettersi di essere altro. Il multiverso qui non è una scusa per infilare citazioni, ma un pretesto originale per smontare il personaggio con autoironia, ricomporlo, per smontare lo stesso cinecomic e dargli un volto nuovo. La discontinuità dei vari Spider-Man del cinema diventa un pretesto per parlare di identità, qui l’Uomo Ragno è Miles Morales e le sue infinite altre versioni. La forza di questo film, tuttavia, è nello stile in cui è realizzato, un lavoro in cui la Marvel torna alle sue origini comics, in cui ogni dettaglio sembra essere strappato dalle pagine di un fumetto. Un multiverso che è una vera boccata d’aria nell’universo Avengers.

    Everything Everywhere All at Once (2022)

    Una lavanderia sull’orlo del baratro, un matrimonio al capolinea, un rapporto madre-figlia pressoché inesistente, una vita costellata di rimpianti. Per non parlare della minaccia continua dell’Agenzia dell’Entrate. Insomma, i problemi di “ogni giorno”, ma proprio qui sta il colpo di genio del film vincitore del premio Oscar nel 2023, l’entrata del multiverso gettato dentro la noia quotidiana, dentro quella monotonia che sembra l’unica in grado di poter salvare le infinite versioni “what if” della protagonista. Everything Everywhere All at Once è un film esplosivo, totalmente surreale ed esagerato, dove i generi si fondono tra loro, in bilico tra l’immaginario estetico dei momenti più assurdi e psichedelici in stile Il Grande Lebowski (1998) e l’escamotage narrativo di Se mi lasci ti cancello (2004), dove il rimpianto diventa centro del racconto e chiave per leggerne lo sviluppo. Perfetto per chi cerca un film paradossale, fuori da ogni logica e per questo unico nel suo genere.

    Doctor Strange nel Multiverso della Follia (2022)

    Doctor Strange nel Multiverso della Follia è il film in cui il multiverso smette di essere un “giocattolo” gettato nell’universo Marvel ma assume finalmente una sua fondazione, diventa un incubo, pieno di lutti non risolti, ossessioni e scelte sbagliate che tornano a chiedere il conto. Sam Raimi prende l’impalcatura del personaggio impersonato da Benedict Cumberbatch e lo spinge verso il suo pieno potenziale, tra inquadrature storte (o po’ “nolaniane” a dire il vero) e momenti più vicino allo slasher più che al cinecomic. In questo titolo il viaggio tra universi non è solo pretesto per i cameo, vizietto tutto Avengers, ma diventa soprattutto il mezzo per esplorare il personaggio di Strange, prima ingiustamente messo in ombra dagli ingombrantissimi comprimari. Il film funziona soprattutto per chi ha seguito WandaVision (2021), perché il dolore di Wanda è il motore emotivo del film, ma anche da solo resta uno degli esperimenti più radicali dell’MCU: recente, sporco, cupo, a tratti davvero disturbante. Perfetto se volete cercato il volto oscuro della Marvel.

  • Anne Rice’s Immortal Universe: guida alle serie Netflix tra vampiri, streghe e segreti

    Anne Rice’s Immortal Universe: guida alle serie Netflix tra vampiri, streghe e segreti

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Dal 1 dicembre, l’Anne Rice’s Immortal Universe è arrivato in Italia su Netflix, portando in streaming le tre serie AMC tratte dai romanzi della scrittrice di New Orleans: Intervista col vampiro (2022-in corso), Mayfair Witches (2022-2025) e Talamasca – L’ordine segreto (2025).

    Per chi ama i vampiri eleganti, le streghe secolari e le società occulte, è l’occasione perfetta per tuffarsi in un universo condiviso che aggiorna in chiave contemporanea le atmosfere gotiche di Anne Rice.

    Questa guida vuole fare proprio questo: spiegare chi è Anne Rice, perché i suoi libri hanno cambiato il modo di raccontare i vampiri, quali adattamenti sono arrivati prima al cinema, e come sono strutturate le nuove serie AMC – di cosa parlano, chi sono i protagonisti, come si collegano tra loro e in che ordine conviene guardarle. L’obiettivo non è stabilire se le serie siano “degne” dei libri (questo lo deciderà ogni spettatore), ma offrire gli strumenti per orientarsi.

    Chi era Anne Rice e perché i suoi vampiri sono diversi da tutti gli altri

    Anne Rice (1941–2021) è stata una delle autrici fondamentali del gotico contemporaneo. Nata e cresciuta a New Orleans, ha costruito la sua mitologia vampirica a partire dal romanzo Interview with the Vampire (1976), primo capitolo della saga Le Cronache dei vampiri – in Italia edito da Longanesi/TEA – incentrata sul carismatico vampiro Lestat de Lioncourt.

    I suoi vampiri sono creature introspettive, malinconiche, tormentate, più vicine ai “perduti” che ai mostri tradizionali. Rice stessa definiva i suoi vampiri una metafora delle anime smarrite e, col tempo, la critica ha sottolineato la forte componente queer e il sottotesto omoerotico dei suoi romanzi, che hanno parlato a generazioni di lettori LGBTQ+ ben prima che la parola “rappresentazione” diventasse di uso comune.

    Le Cronache dei Vampiri hanno venduto decine di milioni di copie nel mondo e trasformato Lestat in una vera icona pop. Parallelamente, Rice ha creato un secondo grande ciclo, Il Ciclo delle Streghe di Mayfair, inaugurato nel 1990 con il romanzo The Witching Hour, in cui una dinastia di streghe di New Orleans è legata a un’entità misteriosa chiamata Lasher.

    Vampiri e streghe, nei libri, condividono lo stesso mondo, anche se le trame si sfiorano solo in alcuni punti – nello specifico, i romanzi Merrick la strega (Merrick, 2000), Il vampiro di Blackwood (Blackwood Farm, 2007) e Blood (Blood Canticle, 2010) mettono in relazione le streghe della famiglia Mayfair con le Cronache dei vampiri – l’idea di un universo unificato era già lì, in filigrana, molto prima che AMC battezzasse ufficialmente l’Immortal Universe.

    Prima della TV: gli adattamenti cinematografici

    Prima delle serie AMC, Anne Rice è arrivata al cinema con due film:

    • Intervista col vampiro (1994) – Diretto da Neil Jordan, con Tom Cruise (Lestat) e Brad Pitt (Louis), è un adattamento piuttosto fedele al romanzo, che enfatizza il lato decadente e romantico dei vampiri. Una delle pellicole che, insieme al Bram Stoker’s Dracula (1992) di Francis Ford Coppola, diede vita alla grande era neo-gotica e romantica del vampiro tanto al cinema quanto come concetto di vita. Il film fu un successo di critica e pubblico, incassando oltre 220 milioni di dollari e contribuendo a fissare nell’immaginario il trio Lestat–Louis–Claudia (una giovanissima Kirsten Dunst).
    • La Regina dei Dannati (2002) – Ispirato in modo molto (ma molto molto) libero all’omonimo libro La Regina dei Dannati e, in parte, a Scelti dalla Tenebre. Qui Lestat (Stuart Townsend) si risveglia nell’era del rock e diventa una rockstar, risvegliando la regina vampira Akasha (Aaliyah). Il film mescola più romanzi e prende molte libertà, diventando un oggetto di culto soprattutto per la colonna sonora e per l’ultima, iconica interpretazione di Aaliyah.

    Questi adattamenti hanno contribuito a consacrare Anne Rice presso il grande pubblico, ma AMC ha scelto una strada diversa: non remake dei film, bensì nuove versioni, seriali e interconnesse, che ripensano personaggi e linee temporali per il pubblico degli anni 2020.

    Che cos’è l’Anne Rice’s Immortal Universe

    L’Immortal Universe è il nome del franchise seriale lanciato da AMC a partire dal 2022. Nasce con Interview with the Vampire, prosegue con Mayfair Witches e si espande con Talamasca: The Secret Order. Tutte le serie condividono lo stesso mondo narrativo e attingono dai romanzi.

    AMC puntava fin dall’inizio a un universo coeso di vampiri, streghe e società segrete, con possibilità di crossover e personaggi che passano da una serie all’altra, un po’ come accade nei cineuniversi supereroistici, ma con un’estetica gotica, sensuale e queer.

    Le serie TV: di cosa parlano e chi le anima

    1. Intervista col vampiro (Interview with the Vampire)

    Punto di partenza dell’Immortal Universe, la serie reimmagina il romanzo del 1976 aggiornandone contesto e tempi. La cornice è ambientata ai giorni nostri: il giornalista Daniel Molloy, ormai anziano e malato, viene richiamato a Dubai dal vampiro Louis de Pointe du Lac per rifare l’intervista che non riuscì a completare negli anni ‘70.

    Attraverso il racconto di Louis, la serie ci porta nella New Orleans degli anni 1910–40, dove Louis (Jacob Anderson) è un imprenditore nero che gestisce bordelli e casinò, diviso tra desiderio, colpa e razzismo; all’incontro con Lestat de Lioncourt (Sam Reid), vampiro francese affascinante e manipolatore che lo trasforma e ne diventa amante; alla creazione di Claudia, adolescente vampira che diventa figlia e detonatore della loro relazione.

    La serie enfatizza in modo esplicito la relazione romantica e sessuale tra Louis e Lestat, rendendo palese quello che nei romanzi e nel film del 1994 restava in parte nel sottotesto.

    Perché guardarla:

    • è il cuore emotivo dell’Immortal Universe, quello che meglio incarna il mix di romanticismo tragico, violenza e riflessione sull’identità;
    • offre un cast molto forte e una messa in scena curata, con una New Orleans lussureggiante, sensuale e decadente;
    • introduce elementi chiave dell’universo, come l’ordine della Talamasca, che studia e sorveglia il soprannaturale.

    2. Le streghe di Mayfair (Anne Rice’s Mayfair Witches)

    Secondo tassello del franchise, Mayfair Witches adatta la trilogia Il Ciclo delle Streghe Mayfair. La protagonista è Rowan Fielding (Alexandra Daddario), brillante neurochirurga che scopre di essere l’erede di una vasta e ricchissima famiglia di streghe di New Orleans, i Mayfair.

    Man mano che Rowan entra in contatto con la famiglia, emergono: un lascito di poteri magici ereditari; la presenza di Lasher (Jack Huston), entità seducente e ambigua legata alla stirpe da secoli; giochi di potere interni al clan, con i Mayfair divisi tra chi vuole controllare Lasher e chi vuole sfruttarne il potere.

    Accanto a Rowan troviamo Ciprien Grieve (Tongayi Chirisa), agente della Talamasca che diventa suo protettore (e interesse amoroso), e il patriarca Cortland Mayfair (Harry Hamlin), vecchia volpe della famiglia.

    Perché guardarla:

    • esplora il lato stregonesco e familiare dell’universo di Anne Rice, con un focus sulle eredità tossiche, sui legami di sangue e sulla tentazione del potere;
    • approfondisce la Talamasca dal punto di vista umano, attraverso Ciprien;
    • è la serie più legata al filone delle saghe familiari, ma con un’estetica gotica e sensuale.

    3. Talamasca – L’ordine segreto (Talamasca: The Secret Order)

    Terza serie dell’Immortal Universe, Talamasca: The Secret Order mette finalmente al centro la misteriosa società che, nei romanzi di Rice, osserva da secoli vampiri, streghe, spiriti e altre creature. La serie segue Guy Anatole (Nicholas Denton), giovane e brillante studente di legge reclutato nella Talamasca e introdotto nei suoi Motherhouse di New York e Londra.

    Qui conosciamo figure come Helen (Elizabeth McGovern), leader della Motherhouse di New York; Jasper (William Fichtner), l’affascinante e carismatico vampiro anziano che dirige la sede di Londra; altri agenti e reclute della Talamasca, impegnati in una sorta di spy thriller soprannaturale, tra dossier segreti, contenimento di minacce occulte e inevitabili compromessi morali.

    La serie amplia la prospettiva: non più solo il punto di vista di vampiri e streghe, ma quello degli umani incaricati di monitorare, archiviare e, quando necessario, intervenire.

    Perché guardarla:

    • è il collante naturale dell’Immortal Universe: la Talamasca è presente in tutte le serie e questo show ne svela i meccanismi interni;
    • il tono è più da thriller cospirazionista che da melodramma gotico;
    • ospita già alcuni crossover, come la partecipazione di Daniel Molloy dopo gli eventi della seconda stagione di Intervista col Vampiro. 

    Come sono collegate le serie tra loro

    L’Immortal Universe è pensato come un mosaico. Ogni serie è autonoma, ma ci sono punti di contatto:

    • La Talamasca – appare in Intervista col vampiro, ha un ruolo chiave in Mayfair Witches tramite Ciprien e diventa protagonista assoluta nella serie dedicata all’ordine; appunto, Talamasca. È l’elemento di world-building più importante.
    • Daniel Molloy – il giornalista dell’intervista a Louis. Nella continuità di AMC la sua storia non si ferma alla sala d’hotel: la sua presenza in Talamasca crea un ponte diretto tra le serie.
    • New Orleans – è la culla di vampiri e streghe, teatro sia delle vicende di Intervista col vampiro che della saga Mayfair. Le strade, le case e persino certe location ricorrenti creano familiarità visiva.

    Nel futuro del franchise, AMC ha già annunciato che la serie Interview with the Vampire cambierà titolo in The Vampire Lestat a partire dalla terza stagione (prevista per la prima metà del 2026), avvicinandosi ai romanzi successivi e a una dimensione più ampia, e ha confermato l’intenzione di continuare a espandere l’universo con altre storie.

    Ordine di visione consigliato

    Visto che su Netflix Italia arrivano insieme, la domanda sorge spontanea: da dove comincio? Ti propongo un ordine che combina uscita originale, chiarezza narrativa e costruzione del mondo:

    • Intervista col vampiro (Stagioni 1–2) – Qui conosci le basi dell’universo vampirico, il rapporto Louis/Lestat e i primi accenni alla Talamasca. È la serie più forte sul piano emotivo e tematico, ideale come porta d’ingresso.
    • Mayfair Witches (Stagioni 1–2) – Sposta il focus sulle streghe e amplia l’orizzonte da New Orleans alle dinastie magiche. Ti permette di vedere la Talamasca dall’altro lato del tavolo e di capire come vampiri e streghe siano parte di uno stesso ecosistema soprannaturale.
    • Talamasca – L’ordine segreto (Stagione 1) – A questo punto conosci già vampiri e streghe: è il momento di guardare chi li sorveglia. Vedrai comparire personaggi che hai già incontrato e coglierai meglio i rimandi alle altre serie.

    Se ti stai avvicinando per la prima volta a questo mondo grazie a Netflix, le serie AMC possono essere la porta d’ingresso perfetta per scoprire, poi, i libri che hanno dato origine a tutto.

  • Giochi, morte e plot twist: 10 serie TV simili a "Squid Game" da non perdere

    Giochi, morte e plot twist: 10 serie TV simili a "Squid Game" da non perdere

    Sarah Grossi

    Sarah Grossi

    Editor a JustWatch

    Con la conclusione (?) di Squid Game, numerosi fan sono rimasti a bocca asciutta: niente più giochi letali, tradimenti, collaborazioni inaspettate e critiche feroci alla società? Sbagliato. Seppur portato magistralmente sullo schermo, quello di Squid Game non è un concetto nuovo.

    Sono numerose le serie televisive che hanno portato e continuano a rappresentare una qualche forma di gioco mortale, in cui i personaggi si alleano e si tradiscono per sopravvivere, e in cui i plot twist sono dietro l’angolo. Vediamo quindi quali sono le 10 migliori serie televisive simili a Squid Game: troverete titoli internazionali, anime e antologie.

    1. The 8 show (2024)

    Uscita nel 2024, The 8 show è tratta da un webtoon dell’autore Bae Jin-Soo. La serie, anch’essa sudcoreana, si incentra su un gruppo di 8 persone che partecipa a un gioco molto peculiare: rinchiusi in un grande edificio e pagati per ogni minuto di gioco, ognuno passerà la notte in una stanza diversa su otto livelli separati e potrà acquistare beni di prima necessità. Durante il giorno, invece, il gruppo si riunisce per acquistare beni comuni. Non sembra esserci nessun elemento di tensione o distopia simile a Squid Game? Aspettate che gli 8 partecipanti scoprano che chi dorme ai livelli più alti guadagna più di chi alloggia in basso…

    Come nei Giochi del Calamaro, il sadico sistema di “gioco” di 8 Show inizia con una tentennante collaborazione da parte dei giocatori, per poi sfociare in caos, violenza, tradimenti e alleanze che altro non sono che specchio delle brutture della nostra società (a prescindere dai confini geografici!).

    2. Alice in Borderland (2020 - 2025)

    La prima stagione di questa serie giapponese tratta da un manga è uscita su Netflix nel 2020, e come Squid Game vede al centro della vicenda un protagonista che si trova catapultato in un universo di giochi letali. Il giovane Arisu infatti deve infatti navigare in un mondo fatto di continue sfide – dai giochi di abilità logica fino alle prove di resistenza fisica – assegnate a ogni “abitante” dell’universo da un…mazzo di carte.

    Se Squid Game aveva scelto i giochi dell’infanzia, Alice in Borderland butta nel calderone le più svariate esperienze di gioco, da un classico gioco di carte alla più spietata caccia all’uomo in cui solo il giocatore con più fiato sopravvive! Più incalzante, più ricco di intrecci e un po’ più “videogioco” dello show coreano, Alice in Borderland è la scelta perfetta per chi vuole ritrovare la formula di Squid Game, ma con più adrenalina.

    3. 3% (2016 - 2020)

    Ci spostiamo in Brasile, dove le sfide affrontate dai ventenni dell’Entroterra non sono meno impegnative e sfidanti di quelle dei concorrenti di Squid Game. In un futuro distopico in cui le risorse scarseggiano e la povertà dilaga, chi raggiunge i vent’anni di età partecipa a una serie di prove di vario genere e difficoltà per aggiudicarsi un posto nel fortunato 3% che verrà mandato a vivere su l'idilliaco Maralto, un luogo ricco di risorse. Una ragazza e i suoi compagni di “giochi” si vedono quindi costretti a collaborare (o pugnalarsi le spalle?) per arrivare fino in fondo; ma verranno presto a galla oscure verità sugli organizzatori delle sfide.

    Nella prima stagione di questa serie brasiliana ritroviamo sfide e giochi che, seppur non costando la vita ai perdenti, tengono col fiato sospeso. I protagonisti sono quasi tutti ventenni, rendendo la serie perfetta anche per i giovani adulti.

    4. Darwin’s Game (2020)

    Un sistema che li controlla dall’alto e una serie di giochi da vincere per sopravvivere: non è solo parte del titolo che questa serie anime basata sull’omonimo manga, Darwin’s Game, condivide con Squid Game. In questo anime, il protagonista Kaname riceve un invito a un videogioco per smartphone… ma non appena accetta, si ritrova coinvolto in un letale killing game dove accumulare punti è essenziale e dove ogni partecipante possiede un potere speciale chiamato “Sigil” per combattere. 

    Vicino per trama e dinamiche anche ad Alice in Borderland, Darwin’s Game è la scelta perfetta per chi cerca, oltre che a una sfida mortale, anche una buona dose di azione e violenza animate. Non adatto ai più giovani!

    5. Kakegurui (2017 - 2019)

    Meno sangue e armi, ma più destini pericolosamente affidati alla sorte, passiamo dai giochi d’infanzia alle scommesse e al gioco d’azzardo. Allontaniamoci anche da arene e ampi spazi di gioco, per entrare in una “semplice” accademia: la serie anime Kakegurui si ambienta in un prestigioso liceo giapponese in cui gli studenti si sfidano in giochi d’azzardo estremi. Sono la ricchezza e lo status sociale a essere la posta in gioco più alta in queste sfide; dunque, in un certo senso, come in Squid Game, la propria vita. Ma la nuova arrivata Yumeko Jabami è pronta a rivoluzionare le gerarchie…

    Le differenze di ambientazione e tipo di giochi saranno interessanti per chi cerca qualcosa di simile ma non identico a Squid Game, che con Kakegurui condivide comunque lo spirito di critica sociale, puntando il dito contro il potere del denaro e la corruzione del sistema.

    6. Black Mirror (2011 - )

    Come in molti sapranno (anche chi non ha mai visto un episodio), Black Mirror è una serie antologica con un fil rouge che lega tutte le storie delle stagioni: l’avanzamento tecnologico e il modo in cui questo cambia le nostre vite. Cosa creerà il nostro mondo digitale sempre più in espansione? Distopia? Utopia? Semplice strumento o macchina di distruzione? Ogni episodio offre una prospettiva diversa.

    Non è una serie sui giochi mortali in senso stretto, ma Black Mirror è una delle antologie più vicine allo spirito di Squid Game. Dalle simulazioni di realtà virtuale ai sistemi di controllo sociale, Black Mirror ci sbatte in faccia le conseguenze dell’abuso dell’innovazione tecnologica, alternando ironia, fantascienza e pura violenza fisica e mentale. Se avete amato Squid Game per la sua critica al capitalismo e alla disumanizzazione, Black Mirror è una visione fortemente consigliata. Si consigliano in particolare gli episodi USS Callister, White Bear e Playtest.

    7. Tomodachi Game (2013 - 2024)

    Veniamo a un altro anime giapponese che esplora i giochi psicologici e la manipolazione tra compagni di squadra: Tomodachi Game segue un gruppo di studenti che si ritrova costretto a partecipare a sfide mentali per ripagare un debito. Ogni gioco mette infatti alla prova la fiducia reciproca, portando inevitabilmente alla luce bugie, rancori e debolezze dei partecipanti.

    Anche qui, non sono le armi o la violenza a impressionare lo spettatore: il vero campo di battaglia è la mente. Una differenza interessante con Squid Game che invitiamo gli spettatori a osservare riguarda i giocatori: se la serie coreana metteva in campo un gruppo di sconosciuti, in questo anime abbiamo l’occasione di scoprire cosa succederebbe in un gruppo di persone già unite dall’amicizia… e quanto realmente stretto sia quel legame.

    8. The Circle (2020)

    Un reality show trasformato (in pure stile social!) in un “esperimento sociale”: in The Circle, i partecipanti vivono isolati in appartamenti separati e comunicano solo attraverso un social network creato ad hoc. Possono scegliere di essere autentici e sinceri, o fingersi qualcun altro per guadagnarsi la fiducia degli altri giocatori. Anche senza eliminazioni fisiche, il gioco psicologico e le alleanze strategiche evocano alla mente le dinamiche di Squid Game. Come nei Giochi del Calamaro, il vincitore è colui o colei che meglio manipola la squadra e l’intero sistema.

    Per chi vuole ritrovare il pungente commento sociale di Squid Game, ma senza morte e spargimento di sangue, The Circle è la scelta perfetta. Stavolta, però, non si tratta di finzione: come ci comporteremmo realmente in una situazione del genere?

    9. Danganronpa: The Animation (2013)

    Tratto da una serie di videogiochi cult, Danganronpa segue un gruppo di studenti d’élite intrappolati in una scuola dove un inquietante orsetto robotico, Monokuma, li costringe a uccidersi a vicenda per “diplomarsi”. Ogni volta che un omicidio viene commesso, i superstiti partecipano a un processo per scoprire il colpevole. Uno sbaglio costa una punizione molto cara: come in Squid Game, la morte del partecipante.

    Un mix perfetto di mistero, violenza e psicologia, anche in Danganronpa ritroviamo protagonisti che si vedono costretti a pensare a sé stessi nel bel mezzo di giochi mortali, dovendo scegliere bene in chi riporre la propria fiducia.

    10. Death’s Game (2023)

    Serie coreana del 2023 tratta da un webtoon, Death’s Game introduce una variante mistica al tema della sopravvivenza. L’ elemento “gioco mortale” è mantenuto, ma con un significato leggermente diverso! Al contrario di Squid Game, infatti, la morte è infatti qui un punto di partenza che dà il via a un macabro gioco: il protagonista, dopo essersi tolto la vita, viene punito dalla Morte stessa e costretto a reincarnarsi in 12 persone, vivendo ogni volta una vita diversa fino al momento della dipartita.

    Chi cerca temi simili ma con un twist diverso da quello di Squid Game, troverà esattamente questo in Death’s Game: una riflessione sulla morte e il valore della vita, ma soprattutto sulla forza di trovare una ragione per vivere nonostante le avversità che tutti (dai ricchi ai poveri, dagli anziani ai giovani) dobbiamo affrontare.

  • I 15 migliori cartoni animati anni 2000: la guida definitiva ai capolavori di una generazione

    I 15 migliori cartoni animati anni 2000: la guida definitiva ai capolavori di una generazione

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    I primi anni 2000 sono stati una stagione irripetibile per l’animazione occidentale: un decennio in cui Cartoon Network, Nickelodeon, Disney Channel e Rai Gulp hanno scolpito nell’immaginario collettivo personaggi, mondi e temi che ancora oggi influenzano la cultura pop.

    È il decennio dei cartoni “ponte”: serie pensate per bambini ma capaci di conquistare anche gli adolescenti (e oggi gli adulti), grazie a humour intelligente, world-building sorprendente e un’identità visiva che non si è mai più ripetuta. Dalle avventure epiche di Avatar allo humour geniale di SpongeBob, passando per i supereroi di Teen Titans e la magia fashion delle Winx, questa è la guida definitiva per tornare nel cuore dei 2000 e riscoprire 15 capolavori animati che hanno cambiato una generazione. Che tu voglia fare un tuffo nella nostalgia o recuperare serie che ti sei perso, questa lista è il posto giusto da cui iniziare.

    1. Avatar: The Last Airbender (2005–2008)

    Universalmente considerato il miglior cartoon occidentale mai prodotto, Avatar: The Last Airbender è un’opera che supera i confini dell’animazione televisiva. La storia di Aang, l’ultimo dominatore dell’aria destinato a riportare l’equilibrio nel mondo, combina arti marziali, filosofia orientale, mitologia e crescita personale con una maturità straordinaria. I personaggi crescono davvero, affrontano traumi, responsabilità, identità e perdita, pur restando all’interno di un’avventura avvincente e piena di humour. La regia è cinematografica, il world-building vastissimo e il finale è uno dei più amati di sempre.

    Non è solo un grande cartoon: è una delle migliori serie fantasy mai realizzate, punto. Se vuoi continuare con un’altra serie spirituale e piena di ottima scrittura, prova anche Il principe dei draghi (2018–in corso), creata dagli stessi autori.

    2. SpongeBob (1999–in corso)

    È partito nel 1999, ma la sua esplosione culturale è totalmente anni 2000: SpongeBob è lo show che ha definito l’umorismo della generazione millennial. L’assurdità surreale di Bikini Bottom, le battute meta, il nonsense geniale e l’energia del protagonista hanno trasformato la serie in un fenomeno mondiale, ancora oggi protagonista di meme e citazioni.

    La sua forza è la libertà creativa: ogni episodio è un esperimento visivo, un esercizio comico o un delirio slapstick che resta impresso nella memoria. Eppure, sotto la superficie cartoon, c’è una satira sociale affilatissima che parla anche agli adulti. È il tipo di serie che puoi guardare a qualsiasi età e trovare sempre nuovi livelli di lettura. Se apprezzi lo humour surreale, prova Lo straordinario mondo di Gumball (2011–2019), erede spirituale della stessa follia creativa.

    3. Kim Possible (2002–2007)

    Icona totale dei 2000, Kim Possible è la serie che ha rivoluzionato le eroine teen: intelligente, ironica, atletica, ma anche pienamente adolescente. Ogni episodio combina missioni segrete, supercattivi sopra le righe e vita quotidiana scolastica, creando un equilibrio perfetto tra azione e commedia.

    Kim è una protagonista forte e sfaccettata, mentre la dinamica con Ron Stoppable è una delle più riuscite dell’animazione Disney. La scrittura è brillante, le battute rimangono attuali e il design dei personaggi è diventato iconico. Un cartoon capace di divertire i bambini e, allo stesso tempo, di essere un vero comfort show per gli adulti. Se ami le spy-comedy teen, guarda Totally Spies! (2001–2014), che condivide la stessa energia pop e coloratissima.

    4. Samurai Jack (2001–2004)

    Gendy Tartakovsky ha creato con Samurai Jack una delle serie più artisticamente audaci mai trasmesse su Cartoon Network. Pochi dialoghi, regia quasi cinematografica, un uso dello spazio e del silenzio degno del cinema d’autore: ogni episodio è un piccolo film d’animazione.

    La storia del samurai intrappolato in un futuro distopico dominato dal demone Aku è epica, malinconica e visivamente spettacolare. Lo stile minimalista, le palette cromatiche studiatissime e l’uso dell’action coreografata lo rendono un’opera senza tempo. Una serie così matura che solo oggi, riguardandola, ci si rende conto di quanto fosse avanti. Se vuoi un altro capolavoro d’azione animata, recupera Primal (2019–2022), dello stesso creatore.

    5. Teen Titans (2003–2006)

    Prima della moda dei supereroi ovunque, c’erano i Teen Titans: un mix perfetto di umorismo, azione e cuore. La serie portava sullo schermo versioni adolescenti degli eroi DC, ma lo faceva con uno stile anime-influenced che ha cambiato tutto: character design iconico, musiche indimenticabili, episodi comici alternati a archi narrativi intensi.

    Raven, Starfire, Cyborg, Robin e Beast Boy sono diventati subito personaggi di culto. La serie affrontava temi di identità, amicizia e crescita con una profondità sorprendente. È uno dei cartoni più completi dei 2000: divertente per i bambini, emozionante per gli adulti. Se vuoi un altro mix supereroi + teen drama, prova Young Justice (2010–in corso).

    6. Ben 10 (2005–2008)

    Ben Tennyson è stato il supereroe dei bambini anni 2000. Con l’Omnitrix – un orologio alieno in grado di trasformarlo in dieci creature diverse – la serie univa alieni, avventura, humour e un sense of wonder irresistibile.

    Ben 10 funzionava perché parlava davvero ai bambini: che cosa c’è di più affascinante che trasformarsi in mostri superpotenti? Il design degli alieni, il ritmo degli episodi e l’alchimia tra i personaggi (Ben, Gwen e nonno Max) hanno dato vita a un franchise gigantesco. Riguardarlo oggi è come aprire un album dei ricordi. Se ami i mondi pieni di mostri e trasformazioni, recupera Generator Rex (2010–2013), perfetto per quell’adrenalina early-2000s.

    7. Gli amici immaginari di casa Foster (2004–2009)

    Pochi cartoni hanno la creatività sconfinata di Gli amici immaginari di casa Foster. La premessa è poetica: cosa succede agli amici immaginari quando i bambini crescono? Finiscono in una casa-rifugio animata da creature buffe, dolci, eccentriche o indomabili.

    La serie è un tripudio di design bizzarri, humour intelligente e momenti di tenerezza che rimangono impressi. Bloo è uno dei personaggi più divertenti dei 2000, e ogni episodio unisce caos e delicatezza con una grazia sorprendente. È un cartone che parla di amicizia, crescita e fantasia senza mai diventare lezioso. Se ami il tono dolce-surreale, guarda anche Hilda (2018–in corso), che condivide lo stesso cuore.

    8. Justice League / Justice League Unlimited (2001–2006)

    La miglior trasposizione animata della DC Comics, punto. Justice League e Justice League Unlimited sono state un’autentica rivoluzione per l’animazione occidentale: mature, complesse, stratificate, capaci di prendere i personaggi DC e trattarli con una profondità che molti film live-action ancora oggi non raggiungono. La serie costruisce un universo narrativo credibile, dove le relazioni tra i membri della squadra contano quanto le battaglie. Hawkgirl, Green Lantern, Flash, J’onn J’onzz, Batman e Wonder Woman hanno archi narrativi solidi, con temi che spaziano dal trauma alla fiducia, dal sacrificio al ruolo dell’eroe in una società fragile.

    La regia è spesso cinematografica, e gli episodi corali sono piccoli film che hanno fatto scuola nel modo di raccontare i supereroi. Unlimited amplifica tutto, portando in scena decine di eroi secondari e affrontando trame politiche, morali e cosmiche. Se vuoi un’altra serie animata di supereroi narrativamente impeccabile, prova Avengers: i più potenti eroi della terra (2010–2012).

    9. Danny Phantom (2004–2007)

    Danny Phantom è uno di quei cartoni capaci di mescolare teen drama, humour e azione sovrannaturale con un equilibrio quasi perfetto. Protagonista è Danny Fenton, un adolescente che ottiene poteri fantasma e si ritrova a gestire scuola, amicizie, batticuori e minacce spettrali. La serie è fortissima perché parla di trasformazione, identità e responsabilità attraverso un’estetica gotico-pop unica nel panorama Nickelodeon.

    Gli episodi alternano battaglie spettacolari, momenti emotivi sinceri e gag irresistibili, con un design dei villain che ancora oggi molti fan ricordano a memoria (Ember, Skulker, la Box Ghost, che icona!). Danny, Sam e Tucker formano un trio perfetto, dinamico e credibile. È una serie che cresce con lo spettatore: pensata per i ragazzi, ma con una sensibilità che oggi viene letta come proto-YA. Se ami i mix tra humor e sovrannaturale, prova The Owl House (2020–2023).

    10. Code Lyoko (2003–2007)

    Code Lyoko è probabilmente il cartone europeo più innovativo dei primi 2000: ha osato mescolare animazione 2D tradizionale per il mondo reale e 3D per Lyoko, la realtà virtuale in cui i protagonisti combattono contro l’IA malvagia XANA. Una scelta che oggi può sembrare datata, ma che all’epoca era rivoluzionaria e ha definito l’identità della serie.

    Il fascino di Code Lyoko sta nella sua atmosfera cyber, nelle tensioni tra scuola e segreti, nella dinamica del gruppo e nella gestione di un mondo digitale che anticipava temi come hacking, avatar, IA e responsabilità tecnologica. Yumi, Ulrich, Odd, Jérémie e Aelita hanno personalità complementari e credibili, e gli episodi alternano mistero, azione e crescita personale. È un cult assoluto per chi è cresciuto nei 2000, tanto diverso e avanti da non assomigliare a nulla. Se vuoi un altro show con vibe digital-fantasy, prova Digimon Tamers (2001–2002).

    11. Le tenebrose avventure di Billy & Mandy (2001–2007)

    Poche serie hanno il coraggio comico di Le tenebrose avventure di Billy & Mandy. Crudele, surreale, cattivissima, questa sitcom animata parte da un’idea geniale: due bambini vincono una sfida contro la Morte – e il Mietitore è costretto a diventare il loro migliore amico. Da qui, puro caos: episodi deliranti, humour nero, creature mitologiche trattate come scocciature quotidiane e un’estetica gotica che ha segnato un’intera generazione.

    Billy è stupidità pura nel suo stato più comico, Mandy è una protagonista iconicamente cinica (uno dei migliori personaggi femminili della decade), e Grim è il perfetto terzo elemento della dinamica. La serie è stata più influente di quanto sembri: ha anticipato il tono dark-comedy delle produzioni moderne e ha un fandom ancora attivissimo. Se cerchi un altro cartoon con humour scurissimo, prova Leone il cane fifone (1999–2002): non è anni 2000, ma lo spirito è lo stesso.

    12. Due Fantagenitori! (2001–2017)

    Uno degli show più creativamente travolgenti mai prodotti da Nickelodeon. Due Fantagenitori! è una vera macchina da gag: desideri che degenerano, mondi che collassano, parodie pop, regia iperattiva, villain memorabili e una satira sorprendentemente raffinata per un programma per ragazzi. Timmy Turner è il perfetto protagonista dei 2000: un bambino sopraffatto dal mondo adulto, che trova conforto nei padrini magici Wanda e Cosmo, due delle figure più carismatiche dell’animazione occidentale.

    La serie è brillante, velocissima, stratificata: i bambini ridono per le buffonate, gli adulti per le parodie e il meta-humour. Molti episodi sono veri esercizi narrativi travestiti da commedia slapstick. Ha lasciato un’impronta enorme sulla cultura pop. Se ami la comicità intelligente e frenetica, guarda Gravity Falls (2012–2016).

    13. Winx Club (2004–2010)

    Non è solo un cartone: Winx Club è un fenomeno globale che ha definito moda, estetica e girl-power in Europa e nel mondo. Bloom, Stella, Flora, Musa, Tecna e Aisha sono diventate icone pop per un’intera generazione, con un equilibrio perfetto tra avventura fantasy, amicizia femminile, romanticismo e formazione personale.

    La serie è straordinaria per il suo world-building: Alfea, Magix, le altre scuole, i nemici, le trasformazioni stagionali — tutto crea un universo vivo e coerente. Ma il vero cuore sono i valori: collaborazione, crescita, identità, forza individuale e collettiva. È uno dei prodotti italiani più influenti della storia dell’animazione contemporanea. Se vuoi un’altra serie magica e girl-power, prova W.I.T.C.H. (2004–2006), altra perla italiana amata in tutto il mondo.

    14. A tutto reality - L’isola (2007–2008)

    A tutto reality - L’isola è stato uno dei più grandi fenomeni dell’animazione anni 2000: una parodia dissacrante dei reality show in stile Survivor, con concorrenti teen caricaturalmente estremi, sfide assurde e un humour nero irresistibile. La serie funziona perché riesce a prendere un genere televisivo allora in esplosione e portarlo all’estremo, mescolando satira, comicità slapstick e momenti sorprendentemente intensi.

    I personaggi – da Gwen a Heather, da Owen a Duncan – sono diventati icone pop, perfetti archetipi adolescenziali che si prestano a mille meme e citazioni. L’animazione colorata, il ritmo veloce e il tono pungente rendono ogni episodio una sorpresa. È un cartone che ha definito un’intera generazione di spettatori, portando nel mainstream un tipo di ironia più adulta e meta-narrativa. Se ti piace questo mix di reality e animazione caustica, prova anche Drawn Together (2004–2007), ancora più satirico e fuori controllo.

    15. Invader Zim (2001–2002)

    Oscuro, anarchico, alienante, brillante: Invader Zim è uno dei cartoni più audaci mai passati su Nickelodeon. La storia dell’alieno incompetente Zim, mandato a conquistare la Terra per liberarsi di lui, e del robot psicotico GIR è un vortice di humour nero, animazione sperimentale e critica sociale travestita da cartoon per bambini.

    Il tratto grafico è aggressivo, la regia usa prospettive impossibili e distorsioni, e la comicità è volutamente disturbante, quasi punk. Non sorprende che la serie sia diventata un culto tra adolescenti outsider, goth, emo e fan dell’animazione “non allineata”. È uno dei prodotti più creativi e rischiosi dei 2000 – cancellato troppo presto, ma mai dimenticato. Se vuoi qualcosa di altrettanto weird, guarda Over the Garden Wall (2014): non è 2000s, ma è pura poesia dark.

  • Da “The Thing” a “Leviathan”, i migliori film horror sci-fi simili ad “Alien” da non perdere

    Da “The Thing” a “Leviathan”, i migliori film horror sci-fi simili ad “Alien” da non perdere

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Nel 1979 Ridley Scott ha cambiato per sempre il cinema con Alien: un incubo industriale sospeso tra horror, fantascienza e body horror. Da allora, il concetto di “paura nello spazio” non è più stato lo stesso. Il mostro di H. R. Giger, la claustrofobia del Nostromo, la potenza di Sigourney Weaver come Ellen Ripley: tutto in Alien parla di sopravvivenza e nascita, di biologia e terrore.

    Con l’arrivo della serie TV Alien – Pianeta Terra (2025), la saga torna al cinema e molti spettatori vogliono ritrovare quel brivido cosmico, quell’odore di metallo e sangue che Scott rese leggenda. Se anche tu vuoi risalire alle origini di quella paura, ecco 10 film simili ad Alien che condividono la stessa tensione tra scienza e orrore, carne e acciaio.

    Alla fine dell’articolo troverai anche la lista completa dei titoli da (ri)guardare in streaming per prolungare l’incubo.

    1. The Thing (1982, 109 min)

    Diretto da John Carpenter, The Thing è il gemello malvagio di Alien. In una base antartica isolata, un gruppo di scienziati scopre una creatura capace di imitare qualsiasi forma di vita. L’orrore non viene solo dall’esterno, ma dal dubbio: chi è ancora umano? Carpenter mescola paranoia, gelo e carne mutante con effetti speciali ancora disturbanti. Come in Alien, il mostro è anche metafora — della fiducia spezzata, della solitudine, della paura di conoscersi troppo. Entrambi i film costruiscono tensione attraverso lo spazio chiuso e il suono: porte che sbattono, respiri che tremano, silenzi che gridano. È l’horror perfetto per chi ama il panico lento e inesorabile.

    2. Predator (1987, 107 min)

    Con Predator, John McTiernan sposta il terrore alieno dalla nave spaziale alla giungla. Arnold Schwarzenegger guida un commando che diventa preda di una creatura invisibile. Se Alien parla di sopravvivenza claustrofobica, Predator la ribalta in caccia all’aperto, ma l’anima è la stessa: il confronto fra umano e mostruoso, la violenza come linguaggio universale. Il design del Predator — maschera tribale e tecnologia letale — nasce proprio dal culto visivo di Giger. Entrambi i film ridefiniscono il corpo come teatro di guerra e di paura. Muscoli, sudore e sangue sostituiscono le pareti metalliche, ma il risultato è identico: una tensione fisica che non lascia scampo.

    3. Event Horizon (1997, 96 min)

    Firmato da Paul W. S. Anderson, Event Horizon unisce l’horror sovrannaturale al viaggio spaziale. Una nave scomparsa riappare dopo anni e il suo equipaggio scopre un portale per l’inferno. È Alien incontrato con Hellraiser: metallo, incubi e visioni di dannazione. Come nel film di Scott, lo spazio è una culla di follia, e la scienza diventa il mezzo per evocare l’indicibile. Sam Neill e Laurence Fishburne guidano un cast intrappolato in un incubo barocco, dove ogni rumore di metallo è un presagio. Event Horizon eredita da Alien la paura del vuoto, ma la riempie di colpa e misticismo. È un cult oscuro e maledetto, perfetto per chi cerca l’horror cosmico più estremo.

    4. Life (2017, 104 min)

    In Life, diretto da Daniel Espinosa, un gruppo di astronauti trova una forma di vita su Marte: minuscola, intelligente e letale. Sembra l’inizio di un esperimento, ma diventa una lotta disperata per la sopravvivenza. Life è il discendente diretto di Alien, tanto da seguirne quasi il ritmo biologico: curiosità, contatto, contagio, distruzione. Ryan Reynolds e Jake Gyllenhaal portano la tensione al limite, mentre la creatura, fluida e traslucida, incarna la paura della vita stessa. Come nel film di Scott, non c’è eroismo, solo istinto e terrore. Espinosa filma lo spazio come un laboratorio di morte silenziosa: elegante, preciso, inevitabile.

    5. Sunshine (2007, 107 min)

    Diretto da Danny Boyle, Sunshine trasforma l’orrore cosmico in riflessione metafisica. Un gruppo di scienziati deve riaccendere il Sole con una bomba stellare, ma qualcosa va storto. Come in Alien, il viaggio nello spazio si fa discesa nella follia, tra isolamento e delirio mistico. Sunshine brilla per la regia ipnotica e la colonna sonora trascendente di John Murphy. Cillian Murphy guida un cast corale che esplora la linea sottile tra sacrificio e ossessione. Se Alien parla di un nemico esterno, Sunshine indaga quello interno: la paura di essere troppo vicini alla luce. Un’esperienza sensoriale e spirituale, dove il cosmo brucia e l’anima si consuma.

    6. Pandorum (2009, 108 min)

    Con Pandorum, Christian Alvart riporta l’orrore dentro la navicella. Due astronauti si risvegliano dal sonno criogenico senza memoria e scoprono che la loro nave è infestata da mostri. Il film mescola Alien e Event Horizon, aggiungendo paranoia e mutazioni genetiche. Il buio, i corridoi stretti, i rumori metallici: ogni elemento cita e reinventa l’immaginario di Scott. Ma Pandorum è anche un dramma sulla sopravvivenza psicologica, sulla paura di diventare ciò che si teme. Ben Foster regge la tensione con un’intensità nervosa, trasformando il film in una discesa claustrofobica verso la follia. È la versione più ruvida e industriale del mito di Alien.

    7. Prometheus (2012, 124 min)

    Diretto ancora da Ridley Scott, Prometheus torna alle origini del mostro per indagare la creazione stessa. Più filosofico che horror, ma con la stessa impronta estetica di Alien: architetture biomeccaniche, orrore liquido, tensione materica. Noomi Rapace e Michael Fassbender guidano una spedizione che cerca gli “ingegneri” dell’umanità, trovando invece il caos. Prometheus condivide con Alien il tema della curiosità come condanna: l’uomo che cerca Dio e trova solo se stesso. È il prequel spirituale della saga, dove la paura nasce dalla conoscenza. Scott trasforma la mitologia in biologia, e la nascita diventa l’orrore più grande.

    8. Species (1995, 108 min)

    In Species di Roger Donaldson, la minaccia aliena prende la forma di una donna perfetta, interpretata da Natasha Henstridge nel ruolo di Sil, ibrido umano-extraterrestre creato in laboratorio da un esperimento fallito. Quando fugge, il suo istinto primordiale la spinge a cercare un compagno per generare una nuova razza. È l’incubo sessuale di Alien portato all’estremo: eros e morte fusi in un’unica pulsione inarrestabile. Donaldson trasforma la seduzione in arma biologica, unendo tensione erotica e paranoia scientifica. La fotografia lucida e notturna amplifica l’ambiguità di Sil, al tempo stesso predatrice e vittima. Come in Alien, il corpo femminile diventa terreno di paura e fascinazione, simbolo di nascita e distruzione. Species è pulp, sensuale e sorprendentemente fedele allo spirito di Scott: la vita come minaccia, il desiderio come condanna.

    9. The Blob (1988, 95 min)

    Remake del cult del 1958, The Blob di Chuck Russell è un horror biologico in piena regola. Una massa gelatinosa caduta dal cielo divora tutto ciò che tocca. Sembra lontano da Alien, ma ne condivide l’essenza: il corpo che si dissolve, la comunità assediata, il mostro che non si può fermare. La differenza è nel tono: più pop, più sanguinolento, ma altrettanto inquietante. The Blob è un esempio perfetto di come la paura dello sconosciuto possa prendere qualsiasi forma, anche quella più semplice e viscida. È il film da vedere se ami l’horror da laboratorio mutante con cuore anni ’80.

    10. Leviathan (1989, 98 min)

    Ambientato nelle profondità oceaniche, Leviathan di George P. Cosmatos è spesso definito “Alien sott’acqua”. Un equipaggio di minatori sottomarini trova un relitto sovietico e scatena un’epidemia mutante. Le atmosfere claustrofobiche, la struttura narrativa e il design dei mostri richiamano direttamente Scott. Ma Leviathan aggiunge un tocco politico e malinconico: l’uomo che sfrutta la natura finisce divorato da essa. Peter Weller guida il cast in un crescendo di terrore viscerale e isolamento. È un film che affonda nelle stesse paure di Alien: la contaminazione, la solitudine e l’idea che, nello spazio o negli abissi, nessuno possa sentirti urlare.

  • Fan dei thriller erotici? Ecco 10 titoli irresistibili, dai classici ai film più recenti

    Fan dei thriller erotici? Ecco 10 titoli irresistibili, dai classici ai film più recenti

    Giovanni Berruti

    Giovanni Berruti

    Editor a JustWatch

    Cos’è un thriller erotico? È un genere che negli anni Ottanta e Novanta ha fatto impazzire il pubblico, mescolando tensione e desiderio come pochi altri hanno saputo fare. Suspense continua, passioni travolgenti, sfociate in ossessioni, tradimenti, ricatti, violenze con l’aggiunta di quella componente erotica, tanto affascinante quanto misteriosa: ecco gli ingredienti che hanno dato vita a un filone cinematografico irresistibile.

    Alcuni titoli sono diventati dei veri classici, ancora oggi particolarmente amati. Uno su tutti? Basic Instinct (1992) con Michael Douglas e Sharon Stone. Qui trovi dieci film da non perdere, dove intrigo e proibito si intrecciano alla perfezione, proprio come due corpi che si incontrano senza bisogno di parole.

    Omicidio a luci rosse (1984)

    Brian De Palma attinge nuovamente dall’immaginario Hitchockiano. Tra La donna che visse due volte (1958) e La finestra sul cortile (1954), il regista regala allo spettatore un thriller intrigante dagli elementi erotici, e allo stesso tempo disturbante.

    Protagonista è Craig Wasson, nei panni di un attore disoccupato che nello spiare una sensuale vicina di casa si ritroverà coinvolto in un caso di omicidio. Imperdibile per chi è alla ricerca di un grande classico del genere, da far restare incollati allo schermo per i continui colpi di scena. È un film divisivo, particolarmente amato o meno dai fan di De Palma, ma sicuramente è un tassello importante, e dunque da riscoprire, della carriera del regista di Vestito per uccidere (1980) e Scarface (1983).

    Attrazione Fatale (1987)

    Un triangolo sentimentale dai risvolti letali. Dan Gallagher (Michael Douglas) trascorre una notte di passione con la collega Alex Forrest (Glenn Glose), approfittando dell’assenza della moglie e i figli. Ma Alex vuole di più, e non accetterà la volontà dell’uomo di troncare la relazione. È l’inizio di un vortice di follia e violenza che porterà la donna a cercare di distruggere Dan e la sua famiglia.

    Diretto da Adrian Lyne, Attrazione Fatale (1987) è una pellicola imperdibile, ricca di suspense e tensione. Probabilmente tra i migliori titoli del thriller erotico, è un film particolarmente consigliato a chi è interessato a storie incentrate sull’altra faccia delle relazioni, e di come un tradimento possa cambiare irreversibilmente, e in questo caso in maniera estremamente drammatica, la vita di una coppia.

    Basic Instinct (1992)

    La pellicola manifesto, per eccellenza. Oggi sembra ancora impossibile parlare di thriller erotici senza pensare all’opera di Paul Verhoeven, con Michael Douglas e Sharon Stone. Basic Instinct (1992) è una storia di sesso e violenza per un film esplicito e provocatorio, con l’indimenticabile scena che vede protagonista la Stone, capace di segnare per sempre l’immaginario collettivo.

    Per chi volesse approcciarsi a quello che ad oggi è ancora un vero e proprio cult assoluto della storia del cinema, di cui fu realizzato un sequel, tra suspense e personaggi ambigui, ma è altamente consigliato anche agli amanti dei gialli. È una visione sconsigliata a chi invece volesse trascorrere una serata cinematografica all’insegna della spensieratezza.

    Eyes Wide Shut (1999)

    L’ultimo film di Stanley Kubrick. Il leggendario regista è partito dal romanzo “Doppio Sogno” di Arthur Schintzer, Protagonista è una coppia dell’alta borghesia americana, composta da Nicole Kidman e Tom Cruise, che entra in un labirinto senza ritorno di erotismo, desiderio, sogno e incubo. La premessa da fare è che Eyes Wide Shut (1999) è un film dallo svolgimento sicuramente più lento, meno serrato, e proprio per questo forse più attento a un racconto psicologico con oggetto dinamiche sentimentali. È soprattutto un pezzo di storia del cinema, completato da Kubrick poco prima della sua scomparsa, che ha lasciato al pubblico una delle opere più discusse di sempre.

    L’amore infedele – Unfaithful (2002)

    Remake di Stéphane, una moglie infedele (1969), una storia di una coppia benestante, apparentemente felice, la cui solidità matrimoniale viene minata dall’ingresso di una terza persona che porterà all’infedeltà di uno dei due. Un film dove fanno da protagoniste la passione, il tradimento e l’ossessione, diretto da quello stesso Adrian Lyne, che quindici anni prima firmò Attrazione Fatale (1987), che si avvale di ottime interpretazioni, soprattutto di Diane Lane.

    Pur non essendo un racconto particolarmente originale, L’amore infedele - Unfaithful (2002) è da non perdere se avete apprezzato la pellicola con Michael Douglas e Glenn Close, di cui oltre al regista, ne condivide tematiche e toni.

    Chloe – Tra seduzione e inganno (2009)

    Catherine (Julianne Moore) è convinta che il marito David (Liam Neeson) la tradisca. Assolda così Chloe (Amanda Seyfried), una giovane escort affinché seduca il coniuge. Un ménage a trois che porterà a delle conseguenze irreversibili. Remake di Nathalie… (2003), Chloe – Tra seduzione e inganno (2009) di Atom Egoyan riflette sui segreti di una coppia in apparenza stabile, indagandone le fragilità e alternando dramma ed erotismo.

    È un film che intrattiene, emoziona e soprattutto seduce lo spettatore, che non può far a meno di andare in fondo a una nuova storia di sensualità ed ossessione. Adatto a chi vuole trascorrere una serata di fronte a un buon thriller.

    L’amore bugiardo - Gone Girl (2014)

    Dall’omonimo bestseller di Gillian Flynn, David Fincher firma uno dei migliori thriller degli ultimi anni. L’amore bugiardo - Gone Girl (2014) mette al centro una coppia formata da Amy (Rosamund Pike) e Nick (Ben Affleck). La donna scompare, il marito è il principale sospettato. Ma tutto è continuamente ribaltato nella ricerca della verità per una storia che altro non è che un’analisi della vita coniugale dei nostri tempi.

    Un film imprevedibile, ad alto tasso erotico, da non farsi scappare se attratti da vicende di personaggi moralmente ambigui, la cui scrittura e interpretazione è magistrale, tanto da rendere difficile una netta e immediata presa di posizione. Poi se il tutto è affidato a un regista come Fincher, che ha firmato dei capisaldi della storia della settima arte, da Seven (1995) a The Social Network (2010), è maggiormente garanzia di qualità.

    The Voyeurs (2021)

    Scritto e diretto da Michael Mohan, un thriller dai risvolti erotici che guarda proprio al cinema di Hitchcock e De Palma. Protagonista una meravigliosa Sydney Sweeney, al centro della storia una coppia, che non appena si trasferisce in un lussuoso loft nel centro di Montreal inizia a interessarsi ai vicini che vivono dall’altra parte della strada.

    The Voyeurs (2021) è una storia che vede un capovolgimento dei ruoli tra predatori e prede, appassionante per gli amanti del mistero, degli intrighi sentimentali, e proprio come suggerito dal titolo, per coloro che sono disposti a farsi trascinare da un viaggio nelle conseguenze del voyeurismo, che nel caso specifico possono essere persino mortali.

    Acque profonde (2022)

    Il thriller (quasi) erotico che ha segnato il ritorno Adrian Lyne. Vent’anni dopo L’amore infedele- Unfaithful (2002), mette insieme Ben Affleck e Ana de Armas su una sceneggiatura tratta dall’omonimo romanzo di Patricia Highsmith.

    Fingendo di acconsentire a una relazione aperta e ossessionato dai ripetuti tradimenti della moglie, un uomo si ritrova a essere il principale sospettato dell’improvvisa sparizione degli amanti di lei. Acque profonde (2022) è sicuramente un film che pur non facendo dell’erotismo la propria bandiera, esplora le crepe di un matrimonio, affrontando tematiche care al regista, relative alle dinamiche di una coppia. Pur condividendo il protagonista, purtroppo non è un lavoro all’altezza di Gone Girl – L’amore bugiardo (2014) di Fincher. Ma non per questo non bisogna dargli una possibilità.

    Fair Play (2023)

    Opera prima di Chloe Domont, segue Luke e Emily, una giovane coppia di New York. Entrambi sono due analisti finanziari, lavorano per lo stesso fondo di investimenti. Quando Emily viene promossa, la situazione tra i due inizia a incrinarsi, soprattutto per la gelosia dell’uomo verso il successo della compagna.

    A differenza degli altri titoli, Fair Play (2023) si concentra maggiormente sulle dinamiche all’interno di un ambiente lavorativo, in questo caso nel settore finanziario, offrendo uno sguardo sulla deriva tossica di un rapporto sentimentale, soprattutto sulla fragilità maschile e su quanto essa possa diventare pericolosa. Per chi ama la suspense e vuole riflettere su un tema terribilmente contemporaneo.

  • Da “I Simpson” a “BoJack Horseman”: le 10 migliori serie TV animate per adulti

    Da “I Simpson” a “BoJack Horseman”: le 10 migliori serie TV animate per adulti

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Libera, rivoluzionaria, citazionista, sperimentale. L'animazione può tutto e può parlare di tutto. Il privilegio di non dover sottostare a regole o verosimiglianza e di poter giocare con forme, colori, stili, universi narrativi. 

    La forma più audace di racconto grazie alla quale affrontare qualsiasi tipo di tematiche: dalla presa in giro all'american way of life de I Simpson e American Dad! (2005) al racconto familiare di F is for Family (2015-2021) e Bob's Burgers (2011) passando per l'esplorazione dell'adolescenza in Big Mouth (2017-2024), la parodia dello spionaggio in Archer (2009-2023), l'approccio scansafatiche di Beavis & Butt-Head (1993) o le insidie dell'età adulta di Tuca & Bertie (2019-2022). In mezzo una lunga sequenza di titoli per qualsiasi gusto e di qualsiasi genere che fanno dell'animazione per adulti una grande forma di arte e intrattenimento. JustWatch ha stilato una lista delle 10 migliori serie TV animate per adulti!

    I Simpson (1989)

    Homer, Marge, Bart, Lisa e Maggie. La famiglia animata più celebre del piccolo schermo che da oltre 30 anni fa compagnia a generazioni di telespettatori. Il racconto della loro quotidianità a Springfield, tra un divano di pelle, la taverna di Boe e la centrale nucleare. La creatura nata dall'immaginazione di Matt Groening sul finire degli anni '90 rappresenta le fondamenta dell'animazione per adulti facendo da apripista per tutti i titoli successivi. I Simpson sono una parodia della famiglia americana colma di umorismo, di riferimenti alla società e a tematiche universali. Il tutto mentre Homer combina qualche disastro. Un classico senza tempo.

    Daria (1997-2002)

    “La La La La La, La La La La”. Chiunque abbia visto Daria, cult della fine degli anni '90 di MTV, si sarà ritrovato a canticchiare la melodia della sua sigla sulle note di You're Standing On My Neck della band grunge newyorchese Splendora. Nata come spin-off di Beavis and Butt-head (1993), la serie vede protagonista la liceale Daria Morgendorffer. Una sedicenne brillante quando cinica e misantropa con una sorella, Quinn, che rappresenta il suo opposto. Umorismo nero, critica pungente alla tv generalista e alla cultura pop, Daria è stata un punto di riferimento per tutti gli adolescenti che si sono sentiti ai margini e non conformi alla società.

    South Park (1997)

    “Oh mio Dio, hanno ucciso Kenny!”. È una delle battute più ricorrenti e popolari di South Park, la sitcom più corrosiva del mondo. Non c'è argomento che non sia stato bersaglio della sua satira al vetriolo, dalla religione alla politica passando per riscaldamento globale e violenza. La serie segue le vite di quattro ragazzini – Stan, Kyle, Eric e Kenny – mentre frequentano le elementari. Caratterizzata nelle prime stagioni da un'animazione in stop motion poi sostituita dal digitale, la serie ha sempre spinto sul pedale dell'accelerazione finendo spesso al centro di controversie legate ad argomenti trattati o personaggi presi di mira.

    Futurama (1999-2003)

    Creata dagli stessi autori de I Simpson, Futurama è un tenera parodia della letteratura e del cinema di fantascienza che cita a più riprese nel corso dei suoi episodi. Ambientata nella New York del 31º secolo, la serie prende il via quando Fry, fattorino di una pizzeria, finisce per sbaglio in una capsula per il sonno criogenico risvegliandosi 1000 anni dopo, nel futuro. Una commedia spaziale, ricca di personaggi iconici come l'incorreggibile robot Bender, la mutante e capitano dell'astronave Planet Express Leela o il pasticcione dottor Zoidberg che brilla nel costruire mondi lontani unendo l'umorismo con parentesi emotive più profonde.

    I Griffin (1999)

    Se I Simpson parodiano lo stile di vita dell'americano medio, I Griffin lo asfaltano. La serie creata da Seth MacFarlane è un mix tagliente di umorismo surreale, gag e riferimenti alla cultura pop messi in scena con una grossa dose di cinismo e politicamente scorretto. Al pari di South Park, nulla è mai troppo quando si tratta di fare satira, anche sugli argomenti più controversi o delicati. Al centro del racconto la famiglia di Quahog composta da Peter, Lois, Meg, Chris, Stewie e il cane parlante Brian con velleità di scrittore. È tramite la loro quotidianità e quella dei personaggi secondari che gli autori creano episodi surreali, eccessivi e innegabilmente irresistibili.

    Rick and Morty (2013)

    Nata come parodia del cult Ritorno al futuro (1985) di Robert Zemeckis, Rick and Morty è un piccolo gioiello di fantascienza animata, dove black humour e cinismo esistenziale si fondono con trame complesse e viaggi spaziali. La serie segue l'eccentrico scienziato pazzo Rick e il giovane nipote Morty mentre vivono avventure in giro per l'universo, tra pericoli e meraviglie. Una serie che usa l'umorismo e il grottesco per farsi beffa della società moderna e della fantascienza stessa mentre affronta temi complessi come il nichilismo e le relazioni interpersonali, ponendosi domande sul senso dell'esistenza. Il tutto condito da una comicità dissacrante.

    BoJack Horseman (2014-2020)

    Creata da Raphael Bob-Waksberg e disegnata da Lisa Hahawalt, BoJack Horseman è la più bella serie animata per adulti in circolazione. Ambientato a Hollywoo(d), lo show vede l'ex stella del piccolo schermo, il cavallo antropomorfo BoJack, cercare di ritrovare un equilibrio dopo anni di depressione e dipendenze. Un racconto profondo, ironico, sensibile, intelligente sulle fragilità di ognuno di noi. Un'esperienza visiva ed emotiva unica che sottolinea quanto l'animazione non sia seconda a nessun genere in fatto di esplorazione di tematiche profonde. Una grande pagina di televisione anche solo grazie a due episodi, “Free Churro” e “Fish Out of Water”, semplicemente perfetti.

    Undone (2019-2022

    Prima serie tv a utilizzare il rotoscope, la tecnica d’animazione in cui l’immagine filmata è poi disegnata creando un senso di fluidità e realismo, Undone è un'altra rivoluzione animata firmata da Raphael Bob-Waksberg. Anche qui, come in BoJack Horseman, le tematiche spaziano dalla salute mentale al lutto. La protagonista è Alma (Rosa Salazar), una giovane donna bloccata in una vita monotona. Quando si risveglia dal coma provocato da un incidente stradale, scopre di avere una nuova relazione con il tempo che sfrutta per trovare la verità sulla morte del padre (Bob Odenkirk). Un'esperienza emotiva e visiva immersiva che gioca sulla complessità della mente umana grazie alla libertà dettata dall'animazione.

    Strappare lungo i bordi (2021)

    Prima serie TV di Zerocalcare, Strappare lungo i bordi è un'opera pressoché perfetta dove il fumettista parte da un racconto personale per mettere in scena le incertezze e difficoltà della vita adulta. Lo fa con il suo stile inconfondibile in cui l'umorismo si fonde con la malinconia. La trama ruota attorno a un viaggio in treno verso Biella che il protagonista fa con gli amici di sempre, Sarah e Secco. Per cercare di distrarsi da quello che cerca di ricordargli la sua coscienza, l'Armadillo con la voce di Valerio Mastandrea, Zerocalcare racconta episodi della sua vita nei quali è facile riconoscersi. Un'opera matura che ha saputo raggiungere un pubblico internazionale grazie alla sua schiettezza e profondità.

    Invincible (2021)

    Basata sull'omonima serie a fumetti di Robert Kirkman, Invincible è una trasposizione fedele e riuscita delle tavole pubblicate dal 2003 al 2018. Il protagonista è Mark Grayson, adolescente per metà umano e metà viltrumita – suo padre è il supereroe più potente del pianeta, Omni-Man – che poco dopo il suo diciassettesimo compleanno inizia a sviluppare dei poteri. Una serie che sovverte il genere supereroistico mettendo in scena personaggi moralmente ambigui, violenza e una narrazione cruda. Dall'animazione dal taglio vintage, la serie è un mix di azione, relazioni umane, brutalità e parentesi dal forte impatto emotivo.

  • Sexy ma non troppo: i 10 migliori anime ecchi per principianti del genere

    Sexy ma non troppo: i 10 migliori anime ecchi per principianti del genere

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Cerchi un anime un po’ piccante, ma che non sfoci mai nell’esplicito? Benvenuto nel meraviglioso mondo dell’ecchi, il genere che gioca con la sensualità in modo ironico, leggero e spesso sorprendentemente creativo. 

    L’ecchi non è hentai: niente pornografia, niente contenuti vietati ai minori. Qui si parla di situazioni maliziose, gag sexy, imbarazzi adolescenziali, poteri magici attivati in modi improbabili e personaggi che finiscono regolarmente in scene equivoche… ma sempre con tono comico o avventuroso.

    È un genere perfetto per chi vuole qualcosa di divertente, frizzante e un po’ audace, senza mai superare il limite. Dall’harem romantico allo scolastico più scatenato, passando per fantasy bollenti e commedie assurde, ecco una guida ai 10 migliori anime ecchi da cui partire: ideali per principianti, ma amati anche dagli appassionati più esperti. Preparati a ridere, arrossire e innamorarti di personaggi più goffi che provocanti.

    1. High School DxD (2012–2018)

    Se esiste un biglietto da visita per entrare nel mondo dell’ecchi, è High School DxD. La storia segue Issei, uno studente ossessionato dalle ragazze che viene ucciso… e riportato in vita come demone al servizio di Rias Gremory, una delle protagoniste più iconiche del genere. Il mix funziona perché unisce fanservice sfacciato a una sorprendente quantità di azione, umorismo slapstick e lore soprannaturale.

    Le sue scene piccanti sono sempre trattate con leggerezza ed esagerazione, rendendo la serie un perfetto “manuale” dell’ecchi moderno. E sì, anche se sembra tutto gioco, i personaggi si evolvono davvero. Se vuoi qualcosa di simile ma più romantico e meno spinto, prova Rosario + Vampire (2008–2009).

    2. Golden Boy (1995) 

    Golden Boy è uno dei cult assoluti dell’ecchi, ma è molto più intelligente e sottile di quanto il suo aspetto “spinto” lasci pensare. La serie segue Kintaro Oe, eterno studente e factotum iper-ottimista che cambia lavoro a ogni episodio: programmatore, commesso, assistente di uno studio legale, rider… ogni volta finisce in situazioni assurde, sensuali e imbarazzanti, spesso accanto a donne carismatiche che lo sottovalutano — finché il suo impegno maniacale e la sua bontà d’animo non conquistano tutti.

    Il fanservice è esagerato e dichiaratamente comico, ma ciò che rende Golden Boy davvero speciale è la satira sul desiderio maschile, l’ingenuità del protagonista e il contrasto tra la sua goffaggine e la sua genialità latente. È un anime irriverente, esilarante e sorprendentemente progressista per l’epoca, capace di far ridere senza mai cadere nel volgare gratuito. Se vuoi un'altra commedia “over the top” piena di gag assurde e ritmo forsennato, recupera Excel Saga (1999–2000): stesso livello di anarchia, ma ancora più meta.

    3. Food Wars! (2015–2020)

    L’unico anime al mondo in cui un piatto di ramen può letteralmente far “esplodere i vestiti” ai personaggi… metaforicamente, si intende! Food Wars! trasforma le competizioni culinarie in duelli epici a metà tra reality show, parodia ed ecchi puro. Le “foodgasms” sono uno dei gimmick più famosi dell’animazione moderna, e rappresentano perfettamente lo spirito del genere: sexy, esagerato, ma sempre ironico.

    Il bello è che l’ecchi non è mai gratuito: tutto nasce dal gusto, dall’eccesso sensoriale, dal ritmo narrativo. La serie è anche una delle più curate a livello di ricette e tecniche culinarie. Se vuoi qualcosa di altrettanto creativo, prova Ben-To (2011): combattimenti per accaparrarsi i pasti scontati nei supermercati.

    4. To LOVE-Ru (2008–2015)

    Considerato uno dei pilastri dell’ecchi harem, To LOVE-Ru è caos puro: alieni, romanticismo, malintesi, trasformazioni improbabili e una valanga di situazioni assurde che finiscono immancabilmente in fanservice. Il protagonista Rito si ritrova circondato da ragazze – alcune umane, altre no – che portano la sua vita scolastica a un livello di follia totale.

    La serie è perfetta per chi vuole leggerezza assoluta, con gag sexy che fanno parte integrante del suo linguaggio comico. Ma sotto questo strato di confusione c’è un cuore romantico che ha conquistato milioni di fan. Se vuoi restare sul genere harem piccante ma con un tono più dolce, prova Nisekoi (2014–2015).

    5. Prison School (2015)

    Prison School è l’ecchi più estremo… senza diventare mai davvero proibito. È satirico, intelligente, crudele e completamente fuori di testa. Cinque studenti maschi finiscono nella sezione femminile di una scuola rigidissima e vengono puniti con metodi grotteschi da un consiglio studentesco sadico.

    Il risultato? Una serie che alterna umorismo fisico, critica sociale e scene volutamente eccessive, pensate per esagerare ogni cliché del genere. Il bello è che, sotto il fanservice aggressivo, c’è una costruzione narrativa sorprendentemente solida e un cast assurdo ma memorabile. Se ami l’ironia spinta e il caos, prova Grand Blue (2018): niente ecchi, ma un livello di assurdità simile.

    6. Sankarea (2012)

    Un ecchi gotico? Esiste, ed è sorprendentemente romantico. Sankarea racconta la storia di Chihiro, un ragazzo ossessionato dagli zombie, e Rea, una ragazza che – per sfuggire alla sua vita opprimente – finisce davvero per diventarlo.

    La serie è un mix unico di tenerezza, sensualità sottile e temi dark, con un fanservice molto più misurato rispetto agli altri titoli del genere. L’atmosfera malinconica, i toni horror e la crescita dei protagonisti lo rendono un ecchi “diverso”: sexy sì, ma più emotivo e delicato. Se ti piace il romantico soprannaturale con un tocco dark, prova anche Dusk Maiden of Amnesia (2012).

    7. The Testament of Sister New Devil (2015–2018)

    Demoni, incantesimi, contratto di servitù magico e fanservice al massimo: The Testament of Sister New Devil è uno dei fantasy ecchi più famosi. Lo stile è spinto, ma sempre dentro i limiti del genere; è un action piccante che mischia poteri proibiti, combattimenti spettacolari e dinamiche sensuali tra i protagonisti. Ha un world-building sorprendentemente ricco e personaggi che crescono, pur all’interno di una cornice volutamente assurda. Se ti piace questo equilibrio tra magia e sensualità, prova Highschool of the Dead (2010): azione, horror e fanservice in egual misura.

    8. B Gata H Kei (2010)

    Un ecchi dal punto di vista femminile – rarissimo! B Gata H Kei segue Yamada, una ragazza che vuole fare “esperienza” con 100 ragazzi, ma finisce per innamorarsi del più timido della scuola.

    Il tono è leggero, divertente e sorprendentemente sincero: invece del solito harem, qui c’è un racconto erotico adolescenziale molto più realistico e ironico, che gioca con tabù e insicurezze senza mai esagerare. Se cerchi un’altra commedia romantica frizzante e onesta, prova Wotakoi: Love is Hard for Otaku (2018).

    9. Aesthetica of a Rogue Hero (2012)

    Aesthetica of a Rogue Hero è un isekai ecchi pieno di muscoli, magie e intrighi scolastici. Il protagonista Akatsuki è un eroe di ritorno da un altro mondo che porta con sé la figlia del Re dei Demoni… spacciandola per sua sorella.

    Il mix è quello perfetto del genere: poteri magici, scuola speciale, vestiti che si strappano nei combattimenti e un tono volutamente esagerato. Il fanservice è continuo, ma sempre giocato sul registro dell’action. Se vuoi un altro isekai leggero e autoironico, vai su Konosuba (2016–in corso).

    10. Heaven’s Lost Property (2009–2010)

    Heaven’s Lost Property è uno degli ecchi più amati grazie al suo equilibrio tra comicità, romanticismo e sci-fi stramba. Protagonista: Tomoki, un ragazzo ossessionato dalla “tranquilla vita quotidiana”, che invece si ritrova circondato da angeloidi dai poteri assurdi.

    La serie passa da gag sexy a momenti emotivi con una naturalezza sorprendente, creando un tono affettuoso e caotico allo stesso tempo. Se ami i fantasy con personaggi adorabili e situazioni improbabili, recupera Oh, mia Dea! (2005–2006).

  • “Zootropolis 2” e altri 10 film con animali parlanti che anche gli adulti ameranno (senza vergognarsi!)

    “Zootropolis 2” e altri 10 film con animali parlanti che anche gli adulti ameranno (senza vergognarsi!)

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Con Zootropolis 2 (2025) nelle sale, è tornata fortissima una verità che spesso facciamo finta di ignorare: gli adulti adorano i film di animazione con animali parlanti. E non si deve nemmeno più fingere che siano solo “per bambini”.

    Il successo del primo Zootropolis (2016) ha dimostrato che dietro un’estetica colorata possono nascondersi temi serissimi: discriminazione, pregiudizi, politica, libertà individuale. Insomma, tutto ciò che amiamo nel cinema “per grandi”, ma con più battute intelligenti, world-building fantastico e personaggi memorabili.

    Per questo motivo abbiamo raccolto 10 film con animali parlanti pensati sì per tutti, ma costruiti anche per conquistare un pubblico adulto, con humour sofisticato, sottotesti profondi e una cura visiva che ripaga ogni spettatore. Niente imbarazzo: questi titoli sono perfetti per una serata cinema piena di emozioni, risate e storie universali. E ora… pronti a scoprire i film che hanno molto più da dire di quanto sembri?

    1. Sing (2016)

    Sing è uno di quei film che parte come semplice divertimento musicale e finisce per colpire dritto al cuore di qualsiasi adulto. La storia del koala Buster Moon, deciso a salvare il suo teatro con un grande talent show, è in realtà una riflessione sull’ambizione, il fallimento, il lavoro creativo e la resilienza. Ogni animale-personaggio rappresenta una diversa insicurezza adulta: la madre sovraccarica che perde sé stessa tra famiglia e sogni, l’adolescente timida con talento soffocato dall’ansia, il criminale che desidera una seconda possibilità. L’animazione illumina le loro emozioni senza infantilizzarle, mentre la colonna sonora è uno dei maggiori punti di forza: reinterpretazioni di brani pop che trascinano chiunque. Sing funziona perché parla del coraggio di tentare, dell’amore per l’arte e della paura di non essere abbastanza, concetti che risuonano assai più negli adulti che nei bambini.

    2. Boxtrolls – Le Scatole Magiche (2014)

    Con la sua stop-motion inconfondibile e il suo humour corrosivo, Boxtrolls è una delizia per chi ama film d’animazione che non trattano lo spettatore come un bambino. La storia ruota attorno a una comunità di creaturine gentili che vivono sotto terra, perseguitate da un villain ossessionato dallo status sociale e dai cappelli – sì, proprio così. Dietro l’aspetto eccentrico, il film racconta in maniera acuta temi come l’emarginazione, la propaganda, la manipolazione della paura e l’ansia di apparire “rispettabili” a ogni costo. Adulti e cinefili troveranno nella regia della Laika un’estetica ricca, artigianale e volutamente imperfetta, molto più sofisticata della CGI standard. È un film ironico, socialmente pungente e visivamente straordinario: perfetto per chi ama l’animazione intelligente e politicamente affilata, con creature adorabili che parlano meno degli umani… ma dicono molto di più.

    3. L’isola dei cani (2018)

    Wes Anderson firma L’isola dei cani, un film che sembra una fiaba moderna, ma con uno humour surreale e malinconico che parla direttamente agli adulti. Ambientato in un futuro distopico dove i cani sono stati esiliati su un’isola-discarica a causa di una finta pandemia, il film segue un ragazzino alla ricerca del suo amato cane. Ogni animale ha una personalità sfaccettata, una voce memorabile (il cast vocale è impressionante: Bryan Cranston, Jeff Goldblum, Scarlett Johansson, Tilda Swinton) e un ruolo nella critica sociale che Anderson costruisce: politica corrotta, fake news, propaganda, disuguaglianze. Visivamente è un’opera d’arte in stop-motion, con dettagli maniacali che invogliano a riguardarlo mille volte. È uno di quei film che un adulto può rivedere da solo, senza alcun pretesto “family”, e che anzi colpisce più profondamente proprio chi conosce le asperità del mondo reale.

    4. Madagascar 3: Ricercati in Europa (2012)

    Tra tutti i capitoli della saga, Madagascar 3 è il film che più parla agli adulti. È una storia di fuga, identità e seconde possibilità, travestita da commedia colorata. Gli animali del Central Park Zoo finiscono in un circo itinerante e, mentre tentano di tornare a casa, si scontrano con scelte di vita, desideri repressi e paure personali. Il film è incredibilmente maturo nel modo in cui riflette sul bisogno di appartenenza e sull’idea di reinventarsi. L’estetica circense poi è folle, psichedelica, quasi da musical sperimentale, con numeri visivi che ricordano Broadway più che un cartone. A questo si aggiunge un villain straordinario, la spietata Chantel DuBois, che offre alcune delle scene più esilaranti dell’intero franchise. È uno dei film DreamWorks più adulti e sorprendenti.

    5. Fantastic Mr. Fox (2009)

    Ancora Wes Anderson, ancora stop-motion, ancora animali parlanti che incarnano nevrosi profondamente umane. Fantastic Mr. Fox è una gemma: elegante, ironico, malinconico, con dialoghi rapidi e intelligenti che sembrano scritti per un pubblico adulto con un debole per l’assurdo. La storia segue Mr. Fox, un ex ladro che tenta di vivere una vita “normale” per la sua famiglia, salvo ricadere nella tentazione dell’avventura. È un film che parla di crisi di mezza età, responsabilità, dominio dell’ego, compromessi matrimoniali – tutti temi irresistibili per un pubblico adulto. L’animazione artigianale, volutamente ruvida, dà un fascino unico alla narrazione. È un film che diverte i bambini, ma che conquista davvero gli adulti con la sua intelligenza e la sua profondità emotiva.

    6. La Collina dei Conigli – Watership Down (1978)

    Basato sul romanzo di Richard Adams, La collina dei conigli – Watership Down è probabilmente il film di animazione più adulto mai realizzato con protagonisti animali parlanti. Dimentica le atmosfere morbide dei film per famiglie: qui trovi violenza, politica, ecologia, spiritualità e una delle rappresentazioni più dure della sopravvivenza. I conigli non sono “carini”: sono esseri senzienti che affrontano guerre territoriali, profezie e la minaccia dell’estinzione. L’animazione anni ’70, con le sue tinte acquerellate e le scene crudissime, amplifica la sensazione di assistere a qualcosa di epico e tragico. È un film che colpisce profondamente proprio gli adulti, perché parla di comunità, sacrificio e perdita con una serietà rara nell’animazione. Chi lo guarda da grande lo capisce davvero.

    7. Robin Hood (1973)

    Uno dei classici Disney più amati dagli adulti, anche più che dai bambini. Robin Hood trasforma la celebre leggenda inglese in una fiaba elegante abitata da animali antropomorfi, ma non alleggerisce i temi: tasse oppressive, ingiustizie sociali, ribellione contro un governo corrotto. La scelta degli animali-personaggio – volpi astute, leoni tirannici, lupi burocratici – ricorda la tradizione delle satire politiche. L’umorismo è intelligente, la musica memorabile, le dinamiche romantiche sincere. È un film che molti riscoprono da adulti rendendosi conto di quanto sia sottilmente politico, e quanto abbia influenzato generazioni di narratori. Perfetto per chi vuole una fiaba con un’anima ribelle.

    8. Galline in fuga (2000)

    Il primo Galline in fuga è una fuga carceraria travestita da film per famiglie. Uno dei capolavori della Aardman, racconta una colonia di galline che tenta la fuga da una fattoria-lager gestita da una proprietaria crudissima. L’umorismo è brillante, il ritmo eccellente e le citazioni al cinema carcerario e a La grande fuga renderanno la visione irresistibile per gli adulti. Dietro il tono leggero, però, si nasconde una vera riflessione sulla libertà, l’oppressione e il coraggio collettivo. I personaggi – dalle galline combattive al gallo fanfarone – sono scritti con una profondità sorprendente. È un film che si apprezza sempre di più con l’età.

    9. La fattoria degli animali (1954)

    Uno dei film animati più maturi e politicamente taglienti mai realizzati, La fattoria degli animali porta in scena l’allegoria di George Orwell con sorprendente forza visiva. Gli animali della fattoria parlano, complottano, si organizzano e lottano contro l’oppressione umana… per poi replicare esattamente le stesse dinamiche di potere, manipolazione e ingiustizia.

    La scelta dell’animazione, tutt’altro che “infantile”, amplifica la potenza del racconto: il film diventa una parabola universale su come le rivoluzioni possono degenerare e su come il potere corrompa chiunque lo detenga. Gli adulti coglieranno ogni sfumatura politica, dai riferimenti al totalitarismo alle derive propagandistiche, mentre i più giovani resteranno affascinati dall’atmosfera cupa e insolita.

    La fattoria degli animali è essenziale per chi ama l’animazione che non ha paura di essere scomoda, ambiziosa e profondamente umana – pur avendo protagonisti animali.

    10. Pom Poko (1994)

    Unico, poetico e profondamente adulto: Pom Poko dello Studio Ghibli è una metafora ambientalista travestita da epopea di tanuki parlanti. Il film racconta la lotta di un gruppo di creature del bosco che tenta di salvare il proprio habitat dalla distruzione urbanistica. Pur popolato da animali buffi e metamorfici, Pom Poko parla di colonialismo, perdita culturale, estinzione e resistenza contro un sistema moderno che divora tutto. I toni oscillano dal comico al tragico, come in molte grandi opere di Ghibli, e il risultato è un film che emoziona più gli adulti per la sua malinconia e profondità politica. È uno dei film più maturi in assoluto con animali parlanti, e uno dei più importanti da riscoprire oggi.

  • La verità dietro lo schermo: 8 film che parlano del cinema senza filtri

    La verità dietro lo schermo: 8 film che parlano del cinema senza filtri

    Andrea Ballerini

    Andrea Ballerini

    Editor a JustWatch

    Con l’uscita di New Wave (2025) di Richard Linklater, abbiamo assistito a un film che non ha paura di raccontare la verità riguardo al cinema. Se si parla di Nouvelle Vague e Jean-Luc Godard, ci aspettiamo un set controllato dove ogni meccanismo è oliato e rasenta la perfezione. Invece, il film di Linklater mostra tutte le difficoltà di creare una pellicola.

    Dalla pressione dei produttori ai conflitti con gli attori, senza dimenticare la cocciutaggine dei registi stessi. New Wave (2025) è solo uno dei tanti film che hanno voluto mostrare la faccia veritiera del cinema, anche a costo di mettere in mostra il lato oscuro o inaspettato dell’industria. Per questo motivo, vi proponiamo questa lista che passa in rassegna otto film senza filtri che, come New Wave (2025), non si sono tirati indietro quando si tratta di raccontare in forma veritiera la settima arte. Qui sotto, li trovate in ordine di uscita.

    1. Viale del tramonto (1950)

    Viale del tramonto è il primo titolo che compare nella mente quando si tratta di mostrare il cinema senza filtri. Forse perché il capolavoro noir di Billy Wilder è stato uno dei primi in ordine di tempo. Il film si prende molte licenze creative, esagerando il carattere torbido della vicenda. Tuttavia, è esemplare nel mostrare quello che succede quando un attore o un’attrice non sono più nel culmine delle loro carriere. L’industria ti permette una vita agiata da artista, tra fama e ricchezze, ma quando il tuo tempo è finito, non resta che il dimenticatoio. Viale del tramonto (1950) ci ricorda che a ogni salita corrisponde anche una discesa.

    2. I protagonisti (1992)

    I protagonisti e Viale del tramonto (1950) sono simili nell’utilizzare atmosfere noir per raccontare il cinema senza filtri. Il film di Robert Altman, però, si discosta dal classico in bianco e nero per i suoi tratti da black comedy. Il cinema è sicuramente un’arte collaborativa, dove molte teste convergono per creare qualcosa. Tuttavia, I protagonisti (1992) è perfetto nel far luce sull’altra faccia della medaglia, ovvero la competizione sfrenata tra addetti al lavoro. Inoltre, non ha problemi a portare sullo schermo quello che pochi film osano mostrare: il cinema come business, dove il denaro regna sovrano e l’arte passa in secondo piano.

    3. Boogie Nights - L’altra Hollywood (1997)

    Il cinema a luci rosse è pur sempre cinema, nonostante sia ancora considerato un paria. Per questo, il capolavoro di Paul Thomas Anderson Boogie Nights - L'altra Hollywood (1997) non poteva mancare. Il film non fa alcun mistero sull’enorme quantità di droga consumata sui set pornografici negli anni ‘70 e ‘80. Possiamo essere certi che lo stesso accadesse nella Hollywood che conta. Se non bastasse e seppur l’accostamento sembri improbabile, Boogie Nights (1997) si avvicina a Viale del tramonto (1950). Entrambi, infatti, mettono in mostra la parabola discendente di una star. Se vi sono piaciuti i set movimentati di Boogie Nights (1997), aspettate di vedere Babylon.

    4. L.A. Confidential (1997)

    Come per I protagonisti (1992) e Viale del tramonto (1950) il noir rimane uno dei veicoli migliori per mostrare la verità su Hollywood. L.A. Confidential, il classico di Curtis Hanson con Guy Pearce, Kevin Spacey e Russell Crowe, non fa prigionieri quando si tratta di far trapelare il lato falso dell’industria. La percezione che abbiamo delle star hollywoodiane è veicolata dalla manipolazione dei media, che le costruisce con una particolare immagine per scopi di lucro. C’è l’attrice ribelle, l’attore dai modi innocenti, o l’opposto. In ogni caso, la vita pubblica di una star viene costruita a tavolino per mantenere la fama e espanderla ancora di più.

    5. L'ultima parola - La vera storia di Dalton Trumbo (2015)

    L'ultima parola - La vera storia di Dalton Trumbo dice tutto già dal titolo. Qui non si tratta di un film allegorico che cerca di fare luce su qualcosa di veritiero. Con il film di Jay Roach ci troviamo di fronte a fatti realmente accaduti che mostrano una delle verità più scomode, la censura e l’ostracismo. Dalton Trumbo è uno degli sceneggiatori più apprezzati a Hollywood, ma le sue simpatie comuniste lo mettono sotto il riflettore e lo fanno entrare nella lista nera dell’industria. La vera storia di Dalton Trumbo (2015) picchia duro e non si fa problemi nel raccontare senza filtri una delle vicende più buie del cinema.

    6. C'era una volta a… Hollywood (2019)

    C'era una volta a… Hollywood può offrire una visione molto romanzata del tragico destino di Sharon Tate. Tuttavia, fa luce sul problema che attanaglia molte star: il declino della loro carriera e la paura del futuro. Per questo motivo, la visione del film di Quentin Tarantino è consigliata in tandem con Boogie Nights (1997) e Viale del tramonto (1950), per i temi attigui. Al contrario del film di Anderson, però, C'era una volta a… Hollywood (2019) mostra una valida possibilità per attori e attrici sul viale del tramonto: accettare lavori fuori dalla loro industria di riferimento e continuare la cavalcata.

    7. Seberg - Nel mirino (2019)

    Se cercate un film complementare a L'ultima parola - La vera storia di Dalton Trumbo, lo troverete in Seberg - Nel mirino. Ironicamente, al centro del film c’è Jean Seberg, icona della Nouvelle Vague e protagonista di Fino all'ultimo respiro (1960), la cui realizzazione è trattata in New Wave (2025). Ancora una volta parliamo di una storia vera. Ancora una volta parliamo degli intrecci tra cinema e politica. La pellicola di Benedict Andrews dà la possibilità allo spettatore di calarsi nei panni dell’attrice perseguitata dall’FBI a causa delle sue posizioni in favore delle Pantere Nere. Da vedere anche per l’interpretazione magistrale di Kristen Stewart nel ruolo principale.

    8. Babylon (2022)

    Babylon è una miscela esplosiva che combina l’analisi sulla parabola ascendente-discendente di C'era una volta a… Hollywood (2019) con i set imprevedibili di Boogie Nights (1997). Il film è eccessivo in ogni suo aspetto, mostrando il saliscendi di emozioni che si chiama cinema. Un giorno sei invitato a tutti i party più esclusivi, le tue scene colpiscono mezzo mondo e la tua striscia di successi sembra infinita. Il giorno dopo l’ispirazione è sparita, il cinema si svuota e nessuno ti chiama più per nuove parti. Babylon (2022) è cinema con la “C” maiuscola perché offre una visione diretta e impulsiva della settima arte.

  • Tutti i film di Cynthia Erivo: la nostra classifica dei 10 titoli

    Tutti i film di Cynthia Erivo: la nostra classifica dei 10 titoli

    Andrea Ballerini

    Andrea Ballerini

    Editor a JustWatch

    Cynthia Erivo è apparsa nel suo primo film per il cinema solamente nel 2018, ma la sua traiettoria nella settima arte ha continuato a seguire un percorso ascendente. Una delle vette della sua carriera, non di sicuro l’ultima, è stata interpretare Elphaba Thropp nel musical Wicked - Parte I, affiancata da Ariana Grande nei panni di Glinda Upland.

    Da poco è anche uscito il sequel del film di Jon M. Chu, Wicked: For Good, ed è per questo che ci sembra una grande occasione per ripercorrere la carriera di Cynthia Erivo. Qui sotto trovate tutte le pellicole della sua filmografia, ordinate secondo la nostra classifica. Ho tenuto conto non solo della performance dell’attrice e cantante, ma anche dei film nel loro complesso.     

    10. Chaos Walking (2021)

    Chaos Walking di Doug Liman e con Tom Holland dice tutto già dal titolo. Questo tentativo di blockbuster sci-fi è un piccolo caos ambulante. La sceneggiatura non colpisce nel profondo e contiene personaggi poco sviluppati. Non si salva neanche l’aspetto visivo con una fotografia slavata e poco incisiva. Cynthia Erivo si unisce al cast in una parte minore, quella di Hildy. L’attrice veste i panni del personaggio senza errori, ma non basta per evitare a Chaos Walking (2021) l’ultima posizione in classifica. Onestamente, è uno di quei ruoli di cui nessuno si ricorderà, proprio come il film in cui è contenuto.

    9. Pinocchio (2022)

    Proprio come Chaos Walking (2021), Pinocchio è destinato a posizionarsi nel dimenticatoio, oltre che al nono posto in classifica. Il film di Robert Zemeckis, ahimè, impallidisce a confronto del suo collega Pinocchio di Guillermo del Toro (2022). Se il secondo è pieno di ispirazione e creatività, Pinocchio (2022) è ricco di forma ma privo di sostanza. Se poi si considera che di film di Pinocchio ce ne sono già abbastanza, la versione di Zemeckis risulta ingiustificata. Erivo può tirare un respiro di sollievo perché la sua performance nei panni della Fata Turchina è pregevole. In più, le dà la possibilità di sfoggiare l’altro suo talento: il canto.

    8. Needle in a Timestack (2021)

    Needle in a Timestack mescola romanticismo, fantascienza e thriller e, a prima vista, sembra invitante come visione. Soprattutto per un cast stellare con Freida Pinto, Leslie Odom Jr. e Orlando Bloom. Tuttavia, la pellicola di John Ridley non riesce a mantenere le aspettative. Si posiziona all’ottavo posto per il ritmo troppo blando e una sceneggiatura a tratti confusa. Erivo ha già fatto esperienza con parti da protagonista a questo punto della sua carriera. Per questo motivo, il ruolo principale di Janine in Needle in a Timestack (2021) la vede in buona forma. Anche se, come per Pinocchio (2022), non basta per salvare la pellicola dalla parte bassa della classifica.

    7. Luther: Verso l'Inferno (2023)

    Dopo la fortunata serie cult Luther (2010), Netflix ha portato il personaggio di idris Elba nella dimensione cinematografica con Luther: Verso l'Inferno. Anche se il balzo in avanti sembra più un passo falso. Per chi ha amato le atmosfere slow burning e crime della serie, si troverà leggermente spiazzato vedendo il film. Infatti, Luther: Verso l'Inferno (2023) è molto più simile a un action che a un poliziesco. Nonostante la settima posizione, il ruolo di Odette Raine trova Cynthia Erivo in grande forma. L’attrice riesce a confrontarsi ad armi pari recitando in opposizione a Elba, con una performance vibrante e ricca di carattere.

    6. Drift (2024)

    Drift è un passo avanti ulteriore nella carriera di Erivo, perché l’attrice inglese di origini nigeriane è anche co-produttrice di questo dramma romantico. Se in Chaos Walking (2021) le dimensioni sono grandiose come di regola per un blockbuster sci-fi, Drift porta tutto su un piano più intimo e ristretto. Inoltre, connette dramma, amore, storia e politica con intelligenza e senza risultare oltremodo forzato. La posta in gioco è alta per Erivo visto il duplice ruolo di attrice protagonista e co-produttrice. Il sesto posto è un buon risultato ed è dovuto in particolare alla sua recitazione, estremamente convincente sia nei momenti drammatici che in quelli più leggeri.

    5. Wicked: For Good (2025)

    Dopo l’enorme successo con il capitolo precedente, Wicked: For Good (2025) ritrova Erivo nel suo ruolo più iconico, ovvero quello di Elphaba Thropp. La posizione cinque calza a pennello. Da un lato, il tono più “oscuro” dà una verve in più a questo sequel. Lo stesso si potrebbe dire per i numeri musicali e le prove senza pecche delle due protagoniste. Dall’altro, il film pecca per una sceneggiatura non sempre al top e un leggero sentimento di noia. Per fortuna che c’è Cynthia Erivo. Anche con il secondo capitolo dimostra di essere stata la scelta perfetta per il personaggio di Thropp. Wicked: For Good (2025) rimane una visione consigliata per chi è rimasto colpito da Aladdin (2019) e La bella e la bestia (2017).

    4. Wicked - Parte I (2024)

    Wicked - Parte I (2024) passerà alla storia non solo per essere uno dei musical più belli di sempre, ma anche per la prova indimenticabile di Cynthia Erivo. Il film centra tutti i suoi obiettivi, dalla musica sontuosa allo stile visivo d’impatto. Intrattiene, fa ridere, fa piangere e, se non bastasse, fa anche riflettere. Erivo è l’unica che può interpretare Elphaba Thropp con tanta maestria e versatilità. L’attrice riesce a padroneggiare sia i momenti di estrema sicurezza del personaggio, sia quelli dove la fragilità e la debolezza sono predominanti. Si ferma a un passo dal podio solamente per un piccolo neo: la durata di 160 minuti è leggermente eccessiva.

    3. 7 sconosciuti a El Royale (2018)

    7 sconosciuti a El Royale è un film super intrattenente e ben costruito che doveva raggiungere il podio. Dalla fotografia ricca di colori che richiama l’ambientazione anni ‘70 all’intricata storia che si sviluppa di fronte ai nostri occhi, il film è perfetto per essere visto e rivisto. Si tratta solamente della seconda prova come attrice per Erivo e già deve vedersela con attori del calibro di Jeff Bridges, Jon Hamm e Chris Hemsworth. Ancora una volta, Erivo riesce a brillare mettendo in uso sia il suo talento come attrice che come cantante. La scena del suo monologo riecheggerà nelle vostre menti dopo averla vista per la prima volta.

    2. Harriet (2019)

    Harriet è una delle prove più convincenti nella carriera di Cynthia Erivo. L’attrice è impeccabile nei panni di Harriet Tubman, abolizionista afroamericana che aiutò a far scappare 70 persone schiavizzate. Il film nel suo complesso, forse, non è al livello di 7 sconosciuti a El Royale (2018) ma ho voluto premiarlo con il secondo posto proprio per la performance di Erivo. La profondità con cui affronta un personaggio simile e il tour de force di emozioni, interpretate con grande forza, non potevano passare inosservati. Harriet (2019) colpirà chi non è rimasto indifferente a film impegnati come 12 anni schiavo (2013) e Malcolm X (1992).

    1. Widows - Eredità criminale (2018)

    In 7 sconosciuti a El Royale (2018), Erivo si è confrontata con un cast d’eccezione al suo secondo film in assoluto. Pensate quanto talento ci voglia a recitare con Viola Davis, Michelle Rodriguez ed Elizabeth Debicki all’esordio. Per di più diretta da un maestro come Steve McQueen. Tutto ciò lo trovate in Widows - Eredità criminale, uno dei crime più sottovalutati degli ultimi tempi. Si tratta di un’altra pellicola dal cast corale ed Eviro ha meno possibilità di brillare rispetto a un ruolo da protagonista assoluta come in Harriet (2019). Basta assistere all’introduzione del suo personaggio e allo scambio di battute con quello di Viola Davis per capire che Eviro è fatta per stare di fronte alla cinepresa. Primo posto garantito per questo film magnifico.

  • Le maggiori ship del cinema e della TV: le 10 coppie più amate (o desiderate) dai fan

    Le maggiori ship del cinema e della TV: le 10 coppie più amate (o desiderate) dai fan

    Alessandro Zaghi

    Alessandro Zaghi

    Editor a JustWatch

    Tifare per una coppia sullo schermo è un istinto condiviso, quasi una lingua universale, perché ci piacciono i film, ma immedesimarsi in una storia d’amore ancora di più. Ogni spettatore ha almeno una ship da perderci la testa, anche a costo di aspettare sei film o quattro stagioni, anche quando gli sceneggiatori sembrano divertirsi a rimandare l’inevitabile.

    L’eterna friendzone “paranormale” tra Mulder e Scully in X-Files (1993), oppure Cam e Mitch, gli zii che tutti vorremmo di Modern Family (2009). E ancora, Elio e Oliver di Call Me By Your Name (2017), Elizabeth Bennet e il suo Mr. Darcy di Orgoglio e Pregiudizio (2005), la love story da hit parade tra Ally Campana e Jackson Maine in A Star Is Born (2018), i coniugi “del diavolo” di The Conjuring (2013) Ed e Lorraine Warren.

    Navigare in questo oceano di amore in pellicola non è affar semplice, bisogna fare delle scelte, ed è per questo che abbiamo selezionato alcune tra le coppie più amate del cinema, quelle che forse più di altre sono entrate nel cuore dei fan, quelle diventate leggenda, quelle che hanno scatenato blog e fanzine, quelle che a distanza di anni continuano a conquistare e a meritarsi un rewatch.

    Han Solo e Leia Organa (“Star Wars”)

    Può una storia d’amore riuscire a prendersi la scena in mezzo a Spade Laser, viaggi intergalattici e un rapporto padre-figlio a dir poco complicato? Per George Lucas nulla era impossibile, neanche unire il romanticismo alla fantascienza. Un contrabbandiere e una principessa, un amore partito che più in salita non si può, con tanto di incesto scampato per un soffio. Han Solo e Leia sono la coppia letteralmente più spaziale di sempre, Harrison Ford e Carrie Fisher la ship che ogni seguace di Star Wars (1977) avrebbe voluto vedere realizzarsi anche al di fuori del Millennium Falcon. L’universo Jedi fece sognare ad occhi aperti milioni di spettatori, un classico di tutti i tempi che non smette mai di stupire, rivederlo oggi significa tornare a scoprire un titolo leggendario che ha fatto e continua a fare la storia del cinema.

    Jessica e Ivano (“Viaggi di Nozze”)

    “O’ famo strano”, serve aggiungere altro? Jessica e Ivano sono LA coppia della commedia italiana, e chi dice il contrario mente sapendo di mentire. Battute diventate iconiche (“Nun riesco a individua' 'o stadio…”), musica glam rock a palla, chewing gum mozzicato, e acconciature che più tamarre non si può. In Viaggi di Nozze (1995) Claudia Gerini e Carlo Verdone portarono sul grande schermo personaggi entrati nel cuore di tutti i fan, tanto da sperare in una coppia anche nella vita reale. I due sono ottimi amici e in Grande, grosso e… Verdone (2008) interpretarono un’altra coppia altrettanto cafona, composta da Moreno Vecchiarutti e Enza Sessa, genitori del piccolo Steven. Come tutta la filmografia di Verdone, anche Viaggi di Nozze è una commedia che ancora oggi non smette di far ridere, con il suo umorismo immediatamente riconoscibile e inarrivabile, un film che insieme a Un sacco bello (1980) e Bianco rosso e Verdone (1981) forma il trio in cui ritrovare alcuni dei personaggi “verdoniani” più amati, da Furio a Mimmo, da Enzo a Ruggero. Imprescindibili.

    Ross e Rachel (“Friends”)

    Qui siamo davanti alla ship portabandiera della televisione degli anni ‘90, Ross e Rachel sono una coppia talmente perfetta da essere diventati un simbolo di quell’amore da sitcom: romantico, delicato, quasi ingenuo. Ma in questo caso anche pieno di risate. Il loro rapporto è sempre stato più di una semplice amicizia, fin dalla prima puntata di Friends (1994), quando la viziatissima Rachel entra in scena per la prima volta, indossando ancora il vestito da sposa e in fuga dal suo matrimonio. Lo sguardo di Ross  aveva già detto tutto il resto. Un serie indimenticabile, tra le più celebri e celebrate della televisione, forse una delle prime ad avere una fanbase talmente affezionata da sperare che, post Pitt, Jennifer Aniston avrebbe finalmente trovato il vero grande amore in David Schwimmer. Rivedere Friends oggi è una boccata di ossigeno, una serie leggera, sempre divertente, un tuffo nostalgico negli anni d’oro della tv.

    Jack e Rose (“Titanic”)

    La storia più strappalacrime nella storia del cinema, una frase scolpita nella pietra, “Ti fidi di me?”. Una coppia nata tra le cabine e la pancia del Titanic, tra ritratti alla francese e una colonna sonora indimenticabile, e se non fosse stato per quella maledetta porta… Jack e Rose rappresentano l’amore romantico come poche altre coppie viste sul grande schermo, un amore che sfida ostacoli insormontabili, iceberg compreso. Leonardo DiCaprio e Kate Winslet riuscirono a dar vita ai loro personaggi, a viverne e ritrarne le emozioni più profonde, e non è un caso che negli anni ‘90 fossero in tanti a sperare in una coppia anche fuori dal set, Jack e Rose avevano conquistato il mondo. Titanic (1997) è il film con cui James Cameron ha ridefinito il colossal, un titolo che a quasi trent’anni di distanza dalla sua uscita continua a lasciare a bocca aperta e a commuovere come pochi altri lavori hanno saputo fare. Da vedere e rivedere, 3 ore di cinema allo stato puro, preparate i fazzoletti per l’ultima scena, l’entrata nella sala da ballo in fondo all’oceano è da pelle d’oca.

    Hermione Granger e Ron Weasley (“Harry Potter”)

    Un amore nato tra i banchi di scuola, tra l’ora di Pozioni e quella di Difesa contro le arti oscure. Ron Weasley e Hermione Granger sono quella coppia che all’inizio sembrava impossibile ma che, riguardando la saga oggi, era già scritta fin dal primo treno per Hogwarts. Lui insicuro, goffo, il caos fatto a maghetto; lei determinata, brillante, un tantino puntigliosa. Apparentemente agli opposti, ma si sa che gli opposti… completate voi il resto della frase, se esiste un modo di dire c’è sempre un motivo. Un bacio che arriva soltanto nella parte seconda di Harry Potter e i Doni della Morte (2011), ma che già aveva mandato in tilt i fan dei best seller scritti da J.K. Rowling, tra chi amava la coppia e chi proprio non li poteva vedere, tra chi sperava che Emma Watson e Rupert Grint si mettessero insieme anche fuori dalla saga, e chi alla coppia avrebbe lanciato un Avada Kedavra. Con il primo capitolo uscito nel 2001, Harry Potter è uno dei franchise più amati da generazioni di spettatori, che ancora oggi incanta come la prima volta, tanto che il re-watch annuale è per molti una tradizione, perfetta per il periodo delle feste.

    Ennis e Jack (“Brokeback Mountain”)

    Storie più tormentate, più "impossibili", più infuocate di questa ce ne sono davvero poche. Con Brokeback Mountain (2005) l’amore proibito entra nel mondo dei cowboy, con un film che di western ha pochissimo, ma che fu tra i primi a portare a questi livelli di profondità tematiche mai trattate prima, almeno non così. Due personaggi consumati dal senso di colpa per essere se stessi, per la passione che gli brucia dentro in un mondo cieco e incapace di accettarli. La storia di Ennis e Jack provocò clamore, l’Oscar alla regia pure, gli stessi Heath Ledger e Jake Gyllenhaal rimasero profondamente segnati dai loro personaggi, la loro scena di sesso rimane una delle più realistiche mai viste. Vedere questa ship nel mondo reale sarebbe stato forse impossibile, ma il modo in cui i due attori interpretarono la parte ha un significato che va oltre quello che poi è effettivamente stato. Brokeback Mountain è un film crudo, non per tutti, ma consigliato a chi cerca una storia intensa, capace di parlare (eccome) anche alla società in cui viviamo oggi.

    Chuck e Blair (“Gossip Girl”)

    Dylan e Brenda di Beverly Hills, 90210 (1990), Joey e Pacey di Dawson’s Creek (1998), Ryan e Marissa di The O.C. (2003), fino ad arrivare ai giorni nostri con Noah e NicK di È colpa mia? (2023). Di ship simbolo dei teen drama ce ne sono parecchie, tutte memorabili ognuna a suo modo, ma se dovessimo sceglierne una a rappresentare tutto il genere… beh non ci sarebbero dubbi. Cattivissimi, firmatissimi, invidiatissimi, i belli e maledetti dell’Upper East Side di Manhattan, tra festini esclusivi e sfilate di moda. Una storia tormentata, fatta di continui tira e molla, Chuck e Blair sono la coppia che incarna in pieno lo spirito di Gossip Girl (2007), la storia d’amore che a un certo punto diventò più importante della trama stessa. Un amore partito quasi inaspettato, in segreto, cresciuto insieme ai suoi personaggi, fino all’apice finale. A volte eccessivo, altre ancora di più, ma da questa serie non bisognava aspettarsi altro. Perfetta se siete alla ricerca di guilty pleasure con cui trascorrere le serate invernali, un tuffo nella nostalgia dei primi anni ‘2000 e in una New York fatta di sfarzo, MET Gala e vendette servite dentro un martini ghiacciato. 

    Tony Stark e Pepper Potts (“Iron Man”)

    Un CEO e la sua assistente, ma qui non c’è nessun concerto dei Coldplay e nessun video virale, e chissà che polverone dato che sul palco cantava l’ex marito di Gwyneth Paltrow, l’attrice che interpreta Pepper Potts, che insieme a Tony Stark forma la coppia più amata dell’universo Marvel. Un amore che nasce in Iron Man (2008) per poi crescere  fino all’apice del capitolo finale uscito nel 2019, The Avengers Endgame (no spoiler!). Una coppia brillante, carismatica, elegantissima, se Gwyneth Paltrow e Robert Downey Jr. si fossero messi insieme anche fuori dallo schermo avrebbero potuto far impallidire anche i Brangelina dei tempi migliori. La loro storia nasce con il film che inaugurò l’ascesa Marvel nella cultura pop contemporanea, e rivederlo oggi è interessante per riscoprire il capitolo da cui tutto è partito, il titolo che ha ridefinito per sempre il supereroe al cinema.

    Adele e Emma (“La vita di Adele”)

    Anche qui un film che fece scandalo, ma questa volta non per la storia d’amore tra le due protagoniste, ma per il realismo con cui quell’amore viene raccontato. La vita di Adele (2013) è uno dei rari casi in cui la traduzione italiana del titolo, seppur storpiata rispetto all’ originale Blue is the Warmest Color, riesce a dire tanto del film. Adele è ritratta così com’è, una ragazza come tante, sospesa tra insicurezze e alla ricerca della propria identità, e che in Emma trova un amore incerto, idealizzato, passionale e disperato. Una storia raccontata senza filtri, con inquadrature a volte eccessive e iper-realiste, “figlie” dell’eredità di un certo cinema francese. Il film fece (ovviamente) discutere, e non poco, le stesse Léa Seydoux e Adèle Exarchopoulos presero le distanze dal regista Abdellatif Kechiche, scoprire certe dinamiche sul set distrusse il sogno di una ship vera e propria, sperata da tanti spettatori. La vita di Adele è un film crudo ma tenero allo stesso tempo, tuttavia può essere una visione non adatta a tutti, proprio per lo stile con cui è raccontata la storia della sua protagonista.

    Rue e Jules (“Euphoria”)

    Schiacciare Euphoria (2019) all’interno del genere teen sarebbe riduttivo, e non soltanto perché questa è la serie che ha consacrato alcuni tra gli attori e attrici attualmente più ricercati a Hollywood, da Zendaya a Jacob Elordi, da Sydney Sweeney a Hunter Schafer. Questa serie riprende i toni di Skins (2007), ma li porta su un altro piano, ancora più realistico, ancora più amaro. Nonostante il target di questo titolo sia principalmente il pubblico giovane, la storia tra Rue e Jules non si limita a raccontare l’amore di due adolescenti, ma diventa una lente attraverso cui guardare la depressione della protagonista, raccontata lentamente, nei suoi gesti più nascosti e per questo drammatici. Certo, dispiace per Tom Holland, ma alzi la mano chi non avrebbe voluto vedere concretizzarsi la ship tra Schafer e Zendaya anche al di là della serie. In attesa dell’arrivo della terza stagione, programmata per il 2026, riguardare Euphoria significa osservare un ritratto delle nuove generazioni, senza filtri, un racconto importante perché tra i più efficaci per comprendere temi delicati di cui è importante continuare a parlare, anche attraverso lo schermo.

  • Merry Creepmas! I 10 migliori film horror a tema natalizio

    Merry Creepmas! I 10 migliori film horror a tema natalizio

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Benvenuti nel meraviglioso, inquietante mondo del Creepmas: quella tradizione alternativa che mescola il clima festivo del Natale con l’oscurità dell’horror. Nata come risposta ironica all’eccesso di zucchero e buonismo natalizio, la cultura Creepmas celebra tutto ciò che è macabro, grottesco e spaventosamente divertente… ma con fiocchi di neve, lucine colorate e renne che forse non sono solo renne.

    Dai mostri sotto l’albero ai serial killer travestiti da Babbo Natale, fino alle leggende del folklore invernale che mettono i brividi più di un vento artico, il Creepmas rappresenta il lato oscuro delle feste – quello che ci ricorda che, sotto la superficie brillante, il Natale è anche un rituale antico, carico di miti, paure e figure spaventose.

    In un periodo dell’anno in cui abbondano commedie romantiche e film per famiglie, gli horror natalizi diventano un antidoto perfetto per chi cerca qualcosa di diverso: cattivo, irriverente, liberatorio. Ecco dunque i 10 migliori film horror a tema natalizio, dalle gemme di culto ai successi moderni. Preparati: sotto questo albero non c’è nessun regalo innocuo!

    1. Krampus (2015)

    Krampus è il re indiscusso del Creepmas moderno. Diretto da Michael Dougherty, il film trasforma la tradizione mitologica del Krampus – la creatura demoniaca che punisce i bambini cattivi – in una farsa horror sorprendentemente intelligente. Ambientato in una tipica famiglia americana che trascorre un Natale disfunzionale, il film parte come una dark comedy e prosegue verso un incubo sempre più fantasioso, pieno di pupazzi animati, giocattoli posseduti e demoni natalizi. Il merito di Krampus è la capacità di unire humour e orrore senza mai perdere il cuore emotivo: è un film sulla frustrazione, sulla perdita dello spirito natalizio e su ciò che succede quando la speranza scompare. Visivamente spettacolare, ricco di creature meravigliose, è ormai un classico delle feste per gli amanti del genere.

    2. Silent Night, Deadly Night (1984)

    Se hai sempre sospettato che ci fosse qualcosa di inquietante nel sorriso di Babbo Natale, Silent Night, Deadly Night confermerà ogni tuo timore. Il film segue Billy, un ragazzo traumatizzato da un’aggressione subita da bambino, che da adulto si ritrova a lavorare in un negozio di giocattoli… e a vestire i panni di Santa Claus. Peccato che quella divisa scateni in lui un’ondata di violenza. Contestato all’uscita, accusato di “distruggere il Natale”, oggi è un cult fondamentale dell’horror slasher. È grezzo, nevrotico, viscerale, e rappresenta una delle letture più feroci della figura di Babbo Natale. Al di là dello shock, il film funziona perché racconta una spirale psicologica credibile, fatta di traumi infantili e di un’America che non sa cosa farsene dei suoi emarginati.

    3. Black Christmas (1974)

    Precedente alle glorie di Halloween (1978) e Venerdì 13 (1980), Black Christmas è uno dei veri padri fondatori del moderno slasher. La storia è ambientata in una confraternita universitaria durante le vacanze di Natale, dove un misterioso killer si intrufola nella casa e inizia a perseguitare le ragazze con telefonate disturbanti. La forza del film sta nella sua capacità di creare tensione quasi esclusivamente attraverso l’atmosfera: luci soffuse, interni domestici, la sensazione che il pericolo sia già dentro casa. Margot Kidder e Olivia Hussey guidano un cast solido e la regia di Bob Clark costruisce un senso di inquietudine crescente che resiste perfettamente dopo cinquant’anni. Black Christmas non è solo un classico dell’horror natalizio, ma è uno dei migliori slasher mai realizzati.

    4. Better Watch Out (2017)

    Better Watch Out parte come un tipico film natalizio con babysitter e casa addobbata… e poi spiazza totalmente lo spettatore con un twist brutale che trasforma la storia in un home invasion disturbante e psicologicamente feroce. Uno dei grandi punti di forza del film è il modo in cui ribalta i tropi: niente è come sembra, nessuno è veramente innocente. Le dinamiche tra i personaggi sono scritte con precisione chirurgica, e l’ambientazione natalizia diventa ironicamente il palcoscenico di una violenza quasi teatrale. 

    Pur ricevendo molte recensioni positive, Better Watch Out è rimasto sottovalutato e poco visto dal grande pubblico. Meriterebbe invece un posto accanto ai migliori film di tensione degli anni 2010, soprattutto per il suo villain giovane e terribilmente realistico.

    5. Trasporto eccezionale (2010)

    Se vuoi un film natalizio davvero originale, Trasporto eccezionale – proveniente direttamente dalla Finlandia – è la scelta perfetta. Ambientato nelle foreste ghiacciate della Lapponia, il film immagina che Babbo Natale non sia un vecchio gentile, ma un’entità ancestrale e terrificante imprigionata da secoli sotto una montagna. Quando un gruppo di ricercatori la libera accidentalmente, l’incubo comincia. Il film mescola folklore locale, humour nero e creature da fiaba oscura, creando un horror natalizio unico. È anche una storia di formazione, con un protagonista bambino che deve confrontarsi con un orrore più grande di lui. Trasporto eccezionale ha una costruzione visiva straordinaria e un tono che oscilla tra il dark fantasy e l’horror puro. È diventato un cult per chi cerca qualcosa di diverso dai soliti cliché.

    6. The Lodge (2019)

    The Lodge non è un horror natalizio “tradizionale”, ma è impossibile non considerarlo un titolo Creepmas: atmosfera glaciale, isolamento, senso di colpa e una casa nel bosco addobbata per le feste dove nulla è ciò che sembra. Il film delle sorelle Severin segue una donna che cerca di creare un rapporto con i due figli del compagno durante un soggiorno natalizio in un rifugio innevato. Bloccati da una tempesta, iniziano a verificarsi eventi inquietanti che mettono in dubbio la sanità mentale di tutti. Claustrofobico, disturbante, costruito come un lento avvelenamento psicologico, The Lodge è un horror da brividi interiori più che esterni. Perfetto per chi ama il lato più cupo del Natale: quello in cui le lucine non servono a dissipare il buio, ma a renderlo più evidente.

    7. Anna and the Apocalypse (2018)

    Un musical natalizio… con gli zombie. Anna and the Apocalypse è un risultato sorprendente: una commedia horror energica, brillante, piena di numeri musicali orecchiabili e sangue a secchiate. La storia segue un gruppo di studenti che, durante le feste, deve affrontare un’epidemia improvvisa. Il film riesce a essere divertente, commovente e a suo modo persino poetico: tra un assolo pop e una mazzata in testa agli zombie, si parla di crescita, perdita e amicizia. 

    È un titolo unico nel panorama horror, capace di catturare l’atmosfera natalizia senza per questo rinunciare alla violenza e al caos. Nonostante la sua qualità e originalità, è rimasto un piccolo cult ancora da scoprire. Perfetto per chi vuole un Creepmas energico e fuori dagli schemi.

    8. Christmas Evil (1980)

    Considerato da molti registi (tra cui John Waters) come uno dei migliori horror natalizi mai realizzati, Christmas Evil è un film sorprendentemente psicologico per il periodo. Racconta di un uomo ossessionato dallo spirito del Natale che, dopo una serie di delusioni e frustrazioni personali, scivola lentamente nella follia e decide di “punire” chi non rispetta la magia natalizia. Il film è inquietante proprio perché non punta sull’orrido visivo, ma sulla discesa mentale del protagonista: una sorta di Taxi Driver (1976) natalizio, dove la città illuminata diventa un carosello di ipocrisie e solitudine. L’atmosfera è malinconica, i personaggi complessi, il ritmo volutamente lento. Non è uno slasher tradizionale, ma un ritratto psicologico degno di nota e un perfetto esempio di Creepmas “tragico”.

    9. A Christmas Horror Story (2015)

    Antologia horror perfetta per chi ama ricevere più regali (spaventosi) alla volta. A Christmas Horror Story intreccia diverse storyline: una presenza maligna in una scuola, una famiglia alle prese con un Krampus furioso, una leggenda oscura che torna a perseguitare i membri di una cittadina innevata e persino un Santa Claus che affronta un’orda di elfi zombie. Il film mescola ironia e terrore con abilità, creando un mood natalizio distorto e piacevolmente macabro. Non tutte le storie sono allo stesso livello, ma l’insieme funziona e cattura pienamente l’essenza del Creepmas: il contrasto tra lucine, neve e incubi. Una chicca per chi cerca varietà e una playlist di paure natalizie da gustare in una sola notte.

    10. Dead End - Quella strada nel bosco (2003)

    Ambientato durante un viaggio natalizio in auto, Dead End - Quella strada nel bosco è un horror psicologico minimalista che sfrutta al massimo l’isolamento e la ripetizione. Una famiglia in viaggio verso il cenone prende una scorciatoia in mezzo al bosco… e da lì inizia un loop di incontri inquietanti, apparizioni misteriose e morti inspiegabili. Il film ha un’atmosfera quasi da racconto del terrore alla Ai confini della realtà (1959 - 1963), con un uso magistrale della notte e della strada deserta. 

    Non è un titolo ad alto budget, ma proprio la sua semplicità lo rende memorabile: è un incubo da automobile, una storia di famiglia disfunzionale che si sfalda sotto la pressione del sovrannaturale. Perfetto per una notte di Creepmas in stile “strada buia e niente via di fuga”.

  • “Mamma ho perso l’aereo” e altri 9 film che non ci stancheremo mai di guardare a Natale

    “Mamma ho perso l’aereo” e altri 9 film che non ci stancheremo mai di guardare a Natale

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Sì, sono titoli che conosciamo a memoria. Recitiamo le battute, sempre uguali eppure sempre capaci di commuoverci o divertirci. Film che abbiamo visto e rivisto, ogni volta come se fosse la prima volta. Appena le temperature calano, riecco l'irrefrenabile voglia di film di Natale. Perché diciamolo: le Feste non sarebbero le stesse senza quelle pellicole che, anno dopo anno, tornano puntuali a farci ridere ed emozionare.

    Film diventati dei veri e propri rituali: prima da noleggiare in VHS, e ora da (ri)trovare sulle varie piattaforme. La lista è ovviamente lunga: da classici come Il Grinch a titoli alternativi come Batman – Il ritorno. Senza dimenticare l'animazione per tutta la famiglia: da Gli eroi del Natale (2017) a Polar Express (2004) e Klaus – I Segreti del Natale (2019).

    Se addobbate l'albero già a ottobre e la Xmas Playlist è già in loop, JustWatch ha stilato una classifica dei 10 film che non ci stancheremo mai di guardare a Natale.

    10. L'amore non va in vacanza (2006)

    La neve, i biscotti allo zenzero e un film capace di accendere il nostro lato più romantico. L'amore non va in vacanza racconta in 130 minuti la storia di due donne – una americana e l'altra britannica - che, stanche delle loro vite, decidono di scambiarsi casa per le festività. Quello che trovano è la possibilità di ricominciare.

    Protagonista, un poker di grandissimi: Cameron Diaz, Kate Winslet, Jude Law e Jack Black. Anno dopo anno, il film di Nancy Meyers ci regala la stessa sensazione: anche nei momenti più complicati, il Natale può aprire porte gigantesche. Se per te non è festa senza Natale all’improvviso (2015), allora devi vedere L'amore non va in vacanza.

    9. Miracolo nella 34ª strada (1994)

    Un classico che attraversa generazioni su generazioni, anche per merito dei passaggi televisivi. La storia della bambina che vuole credere nell’esistenza di Babbo Natale e dell’uomo che potrebbe davvero esserlo. Una favola senza tempo in bilico tra fede, speranza e fiducia. Sullo sfondo, una Manhattan addobbata a festa.

    Miracolo nella 34ª strada di Les Mayfield non ha bisogno di effetti speciali per scaldare, puntando tutto sulla delicatezza, sull'emotività e sulla bravura dei protagonisti, Richard Attenborough e Elizabeth Perkins. Il film di Natale perfetto da vedere con tutta la famiglia. Se ti sei emozionato con i buoni sentimenti de La vita è meravigliosa (1946), allora ti commuoverai con Miracolo nella 34ª strada.

    8. Nightmare Before Christmas (1993)

    Un cult che sfida generi e categorie, in appena 76 minuti. Con una domanda: ma Nightmare Before Christmas è un film di Halloween o di Natale? Scegliete voi. Da un'idea di Tim Burton, Henry Selick ci regala un mondo gotico e affascinante dove Jack Skeletron, stanco della cupezza di Halloween Town, decide di “prendersi il Natale”. Come? Rapendo Santa Claus!

    Atmosfere uniche, canzoni memorabili e l'alternanza tra luce e ombra ne fanno un titolo che non smette di incantare. Ideale per chi ama il Natale che inizia già a ottobre. Se La sposa cadavere (2005) ti fa battere il cuore, l'animazione in stop-motion di Nightmare Before Christmas fa al caso tuo.

    7. Batman Returns (1989)

    Batman e il Natale, grande accoppiata. Se il fumetto Batman: Noël del 2011 immaginava l’Uomo Pipistrello in versione Scrooge, Tim Burton apre Batman – Il ritorno con una sequenza magistrale: Oswald Cobblepot, il futuro Pinguino di Danny De Vito, nato deforme e malvagio, viene abbandonato nelle acque dell'Hudson durante la notte della Vigilia.

    E non finisce qui: nelle due ore di durata c'è un'altra grande scena, ovvero l'illuminazione dell'albero addobbato in una Gotham City mai così dark. Un film senza tempo per un Christmas movie alternativo. Se hai apprezzato i toni più colorati di Batman Forever (1995), apprezzerai anche quelli più oscuri di Batman – Il ritorno. Due facce della stessa medaglia. 

    6. Trappola di cristallo (1988)

    “Yippee ki yay”! Una frase divenuta leggenda, tanto quanto il ritornello di Jingle Bells. Non c'è dubbio, Trappola di cristallo, oltre ad aver riscritto il senso degli action movie, è tra le pellicole di Natale da non perdere.

    Tensione, adrenalina, battute fulminanti e un'iconica canottiera bianca: in 132 minuti l'icona dura e pura di John McClane affronta un gruppo di terroristi durante la festa aziendale della Vigilia, tra decorazioni e canzoni natalizie. Per molti fan, il Natale non è Natale senza rivedere Bruce Willis in azione. Se gli action movie in stile Impatto imminente (1993) ti elettrizzano, non puoi non rivedere un cult come Trappola di cristallo.

    5. Elf (2003)

    Il talento comico di Will Ferrell per un altro grande irrinunciabile classico natalizio. Senza dubbio, il titolo più allegro della nostra lista. L'attore interpreta Buddy, un uomo cresciuto come un elfo al Polo Nord, che decide di andare a New York alla ricerca delle sue origini. Elf di Jon Favreau in 97 minuti miscela zucchero, ottimismo e umorismo.

    La forza del film? Non si prende mai troppo sul serio riuscendo però a trasmettere un messaggio potente: crescere non significa perdere l'immaginazione. Tutt'ora, uno dei titoli natalizi più amati e citati. Se hai adorato ridere con Noelle (2019), allora amerai Elf.

    4. Il Grinch (2000)

    Siete allergici alle Feste? La comicità di Jim Carrey prova a farvi cambiare idea in un classico di inizio Millennio. Diretto da Ron Howard e ispirato al libro di Dr. Seuss, l'essere verde e brontolone più famoso del cinema ritrova il suo momento di gloria ogni dicembre.

    Dietro a Il Grinch c'è una storia dalla durata di 105 minuti, che miscela umorismo, scenografie spettacolari e un messaggio mai banale: non importa quanto tu voglia sottrarti allo spirito natalizio, prima o poi troverà un modo per scaldarti (facendoti sorridere). Se ti sei divertito con la versione animata del 2018, amerai il film con Jim Carrey.

    3. Una poltrona per due (1983)

    Per molti italiani, non è Vigilia di Natale senza Eddie Murphy e Dan Aykroyd, che si scambiano il ruolo come se fossero Il principe e il povero. Una commedia degli equivoci che mescola critica sociale e comicità irresistibile, diventata un inspiegabile rituale televisivo.

    Ma attenzione: Una poltrona per due di John Landis non è solo una commedia simbolo degli anni Ottanta ma anche una interessante e alternativa disamina sul Capitalismo americano. Due ore di durata per la visione obbligatoria che accompagna ogni cena di Natale. Se The Blues Brothers (1980) è il tuo film preferito, non puoi non rivedere Una poltrona per due.

    2. Mamma ho perso l’aereo (1990)

    Forse, il titolo natalizio per eccellenza. Merito del passaparola, merito degli anni Novanta, merito delle VHS noleggiate al Blockbuster sotto casa. La storia di Kevin McCallister (Macaulay Culkin), lasciato accidentalmente a casa dalla sua famiglia in partenza per le vacanze, è diventata un mito per diverse generazioni.

    Tra trappole ingegnose, ladri improbabili e una colonna sonora di John Williams, Mamma, ho perso l’aereo di Chris Columbus incarna perfettamente lo spirito dei film delle Feste: avventura, risate e un pizzico di amarissima malinconia. Tutto concentrato in 100 minuti. Una certezza che resiste al tempo. Se ti è piaciuta la versione del 2021 Home Sweet Home Alone - Mamma, ho perso l'aereo, amerai la pellicola del 1990.

    1. Love Actually (2003)

    Dalla geniale penna di Richard Curtis un mosaico di storie intrecciate che parlano d’amore in tutte le sue forme: romantico, familiare, tradito, buffo, imperfetto. Love Actually è diventato un appuntamento fisso perché in due ore riesce a catturare l’essenza del Natale come momento in cui facciamo i conti con i nostri sentimenti.

    Impreziosito da un cast all-star – Hugh Grant e Emma Thompson, Alan Rickman e Colin Firth – il film è tra le migliori commedie mai realizzate. Le scene cult – dalla dichiarazione con i cartelli al discorso del Primo Ministro Britannico – hanno riscritto l'immaginario collettivo. Un'opera che scalda il cuore come fosse una tazza di cioccolata calda. Se le rom-com in stile Last Christmas (2019) sono il tuo genere preferito, allora non perdere l’opera del regista inglese.

  • Frenesia da Black Friday? Guarda questi 10 film contro il consumismo!

    Frenesia da Black Friday? Guarda questi 10 film contro il consumismo!

    Alessandro Zaghi

    Alessandro Zaghi

    Editor a JustWatch

    Il Black Friday è ormai diventato un appuntamento fisso anche in Italia. Ogni anno, quando arriva la fine di novembre (nel 2025 cadrà il 28 novembre) iniziano le code online, le wishlist, le notifiche “solo per oggi”. È una giornata che racconta molto del nostro tempo, l’idea che lo shopping sia una festa, che l’acquisto sia un momento di gratificazione, quasi un rito collettivo.

     Per alcuni è un gioco, per altri un’occasione per risparmiare, ma a un certo punto una domanda sorge spontanea: cosa rappresenta davvero tutto questo nella nostra cultura?

    Per rispondere, il cinema è un osservatorio privilegiato. Non perché “condanni”, ma perché osserva, analizza, amplifica ciò che già esiste. I film che abbiamo raccolto in questa lista non parlano solo di soldi, sconti o vetrine, ma di come il consumo influenzi i rapporti, la percezione di sé, l’idea di successo e perfino di felicità. Alcuni lo fanno con ironia, altri con distopia, altri ancora con toni intimi e familiari. Sono storie che non tolgono il gusto di un buon affare o di un regalo, ma aiutano a guardare il tema da un’altra prospettiva. E forse, prima di riempire il carrello, ricordarci che la parte interessante non è ciò che compriamo, ma ciò che ci porta a farlo.

    Zombi (1978)

    Un classico dell’horror, ma con tanta, tantissima, satira e critica sociale. In Zombi Romero ambienta l’apocalisse dentro un centro commerciale, quasi fosse un preambolo degli anni ‘80 alle porte, il decennio in cui il consumismo contemporaneo ha preso definitivamente forma. Gli zombie vagano senza coscienza, ma quello che inquieta davvero è la loro abitudine a muoversi verso le vetrine, come se il loro ultimo istinto umano fosse lo shopping. Se amate le storie in cui l’horror non serve a spaventare ma a far sentire a disagio per quello che siamo diventati, qui c’è un capolavoro che anticipa tutto: la società delle merci, l’identità costruita sugli acquisti, l’illusione che circondarsi di oggetti equivalga a essere al sicuro. La satira che fa paura, uno specchio disturbante che ricorda Essi Vivono (1988) o La Cosa (1982), un film in cui gli zombie diventano l’autoritratto della società.

    Una poltrona per due (1983)

    Una poltrona per due sembra una commedia natalizia leggera, ma sotto la superficie c’è uno dei commenti più feroci sul consumismo. Basta spostare un uomo privilegiato ai margini della società e un uomo ai margini dentro il privilegio per mostrare quanto l’identità sociale, in un sistema economico come il nostro, non abbia nulla a che fare con chi siamo davvero. Quando Louis perde soldi perde anche rispetto, amicizie, credibilità. Quando Billy Ray diventa ricco diventa immediatamente “meritevole”, non perché sia cambiato ma perché ora possiede ciò che gli altri riconoscono come valore. È lo stesso meccanismo che anni dopo vedremo in The Wolf of Wall Street (2013), dove l’adorazione di un individuo coincide con la sua capacità di produrre ricchezza. In entrambi i casi le persone non vengono giudicate per carattere, etica o umanità, ma per patrimonio e status. La risata resta, ma a fine film ci si accorge che è una risata amara. Non si ride della cattiveria dei singoli, si ride dell’assurdità di un intero sistema.

    Brazil (2985)

    In Brazil il consumismo non è mostrato nei centri commerciali, ma nella burocrazia. Terry Gilliam immagina un futuro in cui non si obbedisce per paura, ma per comodità: il sistema funziona finché ciascuno accetta di compilare moduli, firmare autorizzazioni e vivere dentro un ordine che ha preso il posto della libertà. Il consumo non riguarda gli oggetti, ma le vite, rese più gestibili quando sono standardizzate, intercambiabili, prevedibili. Sam Lowry prova a fuggire attraverso i sogni, ma anche lì viene raggiunto dallo stesso meccanismo che governa la realtà, perché l’obbedienza non viene imposta, viene interiorizzata. È una distopia grottesca, a tratti comica, che osserva come la società occidentale sia capace di trasformare la rinuncia alla libertà in un servizio confortevole. Un film perfetto per chi ama le critiche sociali sottili alla Orwell 1984 (1984), ma restituite con i toni della commedia surreale, in stile Il Dottor Stranamore (1964) in cui il vero orrore non è la violenza, ma l’idea di accettarla purché tutto continui a “funzionare”.

    The Truman Show (1998)

    Prima ancora di parlare di reality show, The Truman Show parla di una vita costruita per vendere. Truman nasce dentro una pubblicità infinita, ogni relazione è un product placement, ogni giornata è pianificata per essere consumata dal pubblico. Il film porta in scena la società dei consumi, in particolare degli anni ‘90, dove la barriera tra schermo e spettatore si assottiglia sempre di più come a dire “siamo noi a guardare o è la televisione a guardare noi?”. Una storia per certi versi “comica”, perfetta la scelta di Jim Carrey, ma in cui il disagio avanza scena dopo scena, nel film come in chi lo guarda, trascinato suo malgrado dentro la trama. Un po’ Scissione (2022), un po’ Black Mirror (2011), questo film fu uno dei primi a trattare la spettacolarizzazione continua in cui viviamo, ma con toni leggeri, e per questo ancora più subdoli. «Buongiorno! E, casomai non vi rivedessi, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte!».

    Matrix (1999)

    Una delle metafore più potenti mai costruite sul consumismo, Matrix è il film che ha trasformato la fantascienza in un’allegoria sulla schiavitù del consumismo. Le sorelle Wachowski immaginano un’umanità che vive dentro una realtà simulata, prodotta per tenerci buoni mentre il nostro corpo viene sfruttato come batteria. È spettacolare, rivoluzionario, disturbante nella sua verità: se tutto ciò che vediamo e desideriamo è costruito da un sistema che decide cosa è reale, quanto siamo davvero liberi? Un film che riprende le tematiche profonde della fantascienza più filosofica, da Asimov a Gibson, passando per titoli come Blade Runner (1982) o Ghost In The Shell (1995), storie in cui l’individuo scopre che la libertà era solo un’illusione ben disegnata. Un film perfetto per chi ama i toni più profondi ed etici del genere sci-fi.

    Fight Club (1999)

    In Fight Club il  consumismo è raccontato nella sua ineluttabilità, non come un nemico (impossibile da combattere) ma come anestetico, qualcosa che promette identità e senso di appartenenza, ma è una promessa che non potrà mai compiersi. Il protagonista non crolla perché compra troppo, crolla perché tutto quello che compra non gli restituisce niente. Ed è in questo senso che bisogna leggere il personaggio di Tyler Durden e la violenza che si porta dietro, come un grido d’aiuto, come una fuga disperata dall’apatia quotidiana. Un film potente, crudo, una domanda che suona ancora inquietante: “cosa resta della nostra identità oltre agli oggetti che compriamo?”. 

    American Psycho (2000)

    American Psycho  è la versione più lucida e brutale del consumismo come malattia dell’identità. Patrick Bateman non è un serial killer “nonostante” la sua ossessione per il lusso, lo è proprio a causa di quell’ossessione. Il mondo che lo circonda gli insegna che il valore umano coincide con il prezzo di un completo o la prenotazione nel ristorante giusto, in cui la violenza assume la forma di un decadentismo spietato, via d’uscita dalla noia. Un racconto brutale, in cui Christian Bale porta in scena la rappresentazione dell’individualismo estremo, un carnefice assetato di possesso ad ogni costo, ma dove il vero “mostro” è la società che lo ha creato nell'indifferenza totale.

    Wall-E (2008)

    Può sembrare una favola, un film per bambini, ma dentro il racconto di Wall-E c’è molto di più. Un pianeta ridotto a discarica, l’umanità intera “esiliata” su astronavi/centri commerciali, assorbita dentro spot infiniti, sospesa tra un prodotto e l’altro. Dietro la dolcezza del piccolo robot protagonista c'è la critica al mondo in cui viviamo, al consumismo sfrenato della nostra società, disposta a sacrificare tutto, l’ambiente in primis. È un film perfetto per una visione in famiglia, parla ai più piccoli ma anche agli adulti, sempre con toni morbidi e delicati, gli stessi che verranno poi ripresi anche in Lorax (2012), un altro titolo che tocca temi simili. Una storia di ecologia, di amicizia, un protagonista adorabile, la speranza finale di un mondo migliore. Consigliatissimo.

    Un affare di famiglia (2018)

    Un affare di famiglia parla di consumismo senza mostrarne il lato scintillante, ma quello invisibile, la storia di una famiglia costretta a rubare per sopravvivere. Piccoli oggetti, cibo, schiacciati da un mondo che misura il valore umano dal conto in banca, Shoplifters si chiede che cosa succede a chi resta fuori dal gioco. Non c’è vittimismo, né retorica, in primo piano rimane l’affetto e i piccoli gesti d’amore quotidiano con cui Kore-eda descrive i protagonisti, con la consueta eleganza che contraddistingue i lavori del regista giapponese. Un film delicato, che sussurra senza mai alzare la voce, di cui vi innamorerete se vi è piaciuto Perfect Days (2023). 

    Parasite (2019)

    In Parasite la storia di due famiglie diventa metafora sulla società del consumo, raccontata dal film premio Oscar in maniera spietata, come una distanza tra caste impossibile da colmare. Una casa luminosa, silenziosa, perfetta. Un seminterrato umido, stretto, invisibile. In mezzo c’è la scala, che Bong Joon-ho trasforma nell’immagine definitiva della distanza sociale, un po’ come aveva usato il treno in Snowpiercer (2013). È una satira, ma senza caricature. È un thriller, ma non cerca mai la spettacolarità, i toni sono iper realisti, asfissianti, quasi da romanzo russo. Il film parte con leggerezza, cambia tono lentamente, poi si incupisce senza sensazionalismi, in cui ogni passaggio serve a mettere a nudo un sistema più che i singoli personaggi. Non c’è morale da imparare, né un messaggio motivazionale. Rimane l’impressione di un confine sociale che tutti fingiamo di non vedere finché non si rompe.

  • Da “Porco Rosso” a “Si alza il vento”: i 10 migliori film di Hayao Miyazaki

    Da “Porco Rosso” a “Si alza il vento”: i 10 migliori film di Hayao Miyazaki

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Immagini poetiche e profondità emotiva. Mondi fantastici, magia, natura e sentimenti semplici ma universali. Il cinema di Hayao Miyazaki funziona perché ogni elemento è una combinazione unica, che funziona su più livelli. Ogni cosa sembra avere un proprio respiro, vibrando in una struttura cinematografica elevata dal potere dell’animazione. Basti pensare a Il ragazzo e l’Airone o ad un grande classico come La città incantata, o ai toni più leggeri di Lupin III - Il castello di Cagliostro (1979), fino ai titoli autobiografici ed esistenzialisti, vicini alla corrente più realistica. 

    La combinazione di meraviglia visiva, ritmo contemplativo e temi etici – ecologia, pacifismo, empatia – incanta i bambini e, allo stesso tempo, parla agli adulti con una maturità senza tempo. Al centro, la bellezza come strumento per capire meglio il mondo reale. JustWatch ha stilato la classifica dei 10 migliori film di Haya Miyazaki.

    10. Ponyo sulla scogliera (2008)

    Come tutti i film di Miyazaki, anche questo parla di più cose contemporaneamente. E anche questo, se vogliamo, contiene una parte importante della sua vita, con la sua infanzia, il rapporto che aveva con i suoi genitori e con il mondo esterno. Tutto condensato in un’ora e 40 di durata. 

    Soprattutto, però, Ponyo sulla scogliera ribadisce una cosa fondamentale. E cioè che i bambini, con la loro innocenza, possono essere una speranza per tutti. Tra le scene migliori, va sicuramente citata quella ispirata alla Cavalcata delle Valchirie di Wagner. Mentre la disegnava, infatti, Miyazaki non faceva altro che ascoltarla. Se hai amato il fantasy di Arietty - Il mondo segreto sotto il pavimento (2010), non puoi non rivedere Ponyo sulla scogliera.

    9. Kiki - Consegne a domicilio (1989)

    Le atmosfere di Kiki - Consegne a domicilio, con le sue stanze calde e accoglienti, con le panetterie, gli studi di pittori e le strade affollate, sono probabilmente la cosa più bella di tutto il film. È una storia di crescita. Kiki è una strega e deve trovare il suo posto nel mondo. Diventando adulta, però, perde il contatto – non con le sue radici, ma – con la parte più viscerale e istintiva di sé stessa. Con la parte più infantile e innocente.

    Tra i personaggi più belli di tutto il cinema di Miyazaki c’è Jiji, il gatto di Kiki. Un simbolo piuttosto evidente che caratterizza la maturazione della protagonista. Un film animato delicato e luminoso che - attraverso un’ora e 40 di montaggio - ci ricorda con grazia che trovare il proprio posto nel mondo richiede tempo, coraggio e gentilezza verso sé stessi. Se i personaggi di Mary e il fiore della strega (2017) ti hanno colpito, resterai incantato dalla potenza di Kiki.

    8. Il mio vicino Totoro (1989)

    Grazie al successo che ha ottenuto, Totoro è diventato la mascotte dello Studio Ghibli. Anche stavolta Miyazaki ha parlato di infanzia e di bambini, e anche stavolta si è riaffacciato sul suo passato, concentrandosi in particolare sul difficile periodo che ha trascorso quando sua madre ha affrontato una grave malattia.

    Ne Il mio vicino Totoro c’è l'avventura e c’è, soprattutto, un sentimento fraterno: quel senso di comunione e condivisione che difficilmente andrà via nel corso della propria vita e che in qualche modo traccia un legame ancora più forte del sangue. Un’ora e mezza di durata che non ha bisogno di troppi elementi per incantare, vivendo di attese, silenzi, scoperte. Un’opera che restituisce il senso puro dell’infanzia e il potere curativo della gentilezza. Un film da non perdere se hai adorato i tanuki di Pom Poko (1994).

    7. Nausicaä della Valle del vento (1984)

    All’inizio della sua carriera artistica Miyazaki voleva fare il mangaka, ma non ci aveva mai pensato seriamente prima del liceo. Quando ci ha provato, però, è stato respinto dagli editori che consideravano le sue idee e i suoi pitch troppo complessi. Prima di essere un film, Nausicaä della Valle del vento è stato un fumetto. Voluto, pubblicato e finanziato da Animage. In due ore, ne esce uno dei racconti più potenti e visionari dell’autore. Una favola post-apocalittica che parla con lucidità di ecologia, responsabilità e convivenza.

    Protagonista, un’eroina empatica, coraggiosa, profondamente legata alla natura. Se vogliamo cercare un inizio nella carriera autoriale di Miyazaki, probabilmente è questo. Un film maturo e feroce. Mai spudoratamente esplicito e violento come il manga, ma con lo stesso senso realistico del racconto nonostante sia un film fondamentalmente fantasy/fantascientifico. Adori l’epica animata de I maestri del tempo (1982)? Allora non devi perdere la pellicola di Miyazaki.

    6. Il castello errante di Howl (2004)

    Altro titolo cult, tratto dall'omonimo romanzo di Diana Wynne Jones. Il castello errante di Howl è uno dei racconti più antimilitaristi di Miyazaki. Anche stavolta, torna l’elemento magico. Howl è un ragazzo arrogante, insicuro e profondamente solo. Ed è questo il motivo che lo ha portato, con buone probabilità, a stringere un patto con un demone del fuoco. Sophie, d’altro canto, deve imparare a fidarsi di sé stessa e ad accettarsi. Entrambi, nel corso del racconto, crescono. Diventano – a sorpresa – adulti.

    Secondo l’autore, la magia non va via, ma si trasforma. Proprio come si trasforma tutto ciò che li circonda. Una fiaba di due ore esaltata dai colori saturi e vivi. Una storia in continuo movimento, tanto nella sua estetica quanto nei suoi personaggi. E il castello, caotico e vivo, è il simbolo perfetto di un cambiamento incessante. Un film poetico che celebra la gentilezza e la pace. Un titolo perfetto se hai amato la poetica di Mirai (2018).

    5. Principessa Mononoke (1997)

    Principessa Mononoke è senza ombra di dubbio uno dei film più intensi e maturi di Miyazaki. Meno mediato, meno leggero, meno favolistico. Ma diretto, affilato, a tratti addirittura brutale. Il desiderio di potere e ricchezza viene reso graficamente da una maledizione che divora, internamente ed esternamente, il protagonista.

    Nell’opera, che dura oltre due ore, il conflitto evidente tra natura ed esseri umani assume più volte una dimensione concreta e palpabile. Mononoke si trova a metà tra il mondo degli uomini, che odia, e il mondo degli animali, che invece l’hanno accolta come una figlia.  Attraverso immagini potentissime e una tensione costante, il film è una tragedia dal cuore umanista. Feroce e bellissimo. Se sei rimasto incantato dai temi di The Deer King - Il re dei cervi (2021), resterai rapito da Principessa Mononoke.

    4. La città incantata (2001)

    Grazie a La città incantata, Hayao Miyazaki ha vinto l’Oscar per il miglior film animato. Una storia intensa, ma non complicata della durata di due ore. La protagonista, Chihiro, è una bambina. E in quanto bambina, come spesso accade nell’immaginario miyazakiano, è costretta a farsi carico delle responsabilità degli adulti (e, in particolare, dei suoi genitori).

    Anche qui, come in Mononoke e Nausicaä, c’è una rappresentazione grafica e consistente della cupidigia umana e degli effetti che ha sulle persone. È indubbio, però, un approccio più favolistico e leggero, proprio perché tutto, ancora una volta, si contrae e comprime in una dimensione più infantile – e non per questo, però, superficiale. La narrazione, accompagnata dalle splendide musiche di Joe Hisaishi, è capace di essere allo stesso tempo vivace, malinconica e profondamente commovente. Ami la natura e la poesia in stile Il giardino delle parole (2013)? La città incantata è il film animato che fa per te.

    3. Porco Rosso (1992)

    Con il tempo, Porco Rosso è diventato un simbolo dell’antifascismo. Non stiamo esagerando. Alcune delle sue scene vengono condivise regolarmente dal pubblico, che l’ha identificato, così, come un film profondamente antimilitarista e pacifista. Marco, il protagonista, è un maiale. La sua maledizione è un’espressione evidente di ciò che succede agli uomini quando decidono di andare in guerra: vengono profondamente, e intimamente, cambiati. L’aspirazione di Marco? Volare e vivere lontano dalle costrizioni e dalle divisioni sociali.

    Più che in ogni altro film, in Porco Rosso sono evidenti le citazioni e riferimenti all’Italia disseminate nel corso di un’ora e mezza. Un'elegia romantica, ma anche un film d'avventura godibile e divertente, che sotto la favola cela riflessioni profonde sulla condizione umana e sulla libertà. Se hai amato il senso di libertà de La principessa e il pilota (2011), non puoi non vedere Porco Rosso.

    2. Il ragazzo e l’airone (2023)

    Potente, visionario, incantevole. Il ragazzo e l’airone in un primo momento doveva essere diverso: avrebbe dovuto essere il racconto dell’amicizia con Isao Takahata, co-fondatore dello Studio Ghibli. Quando Takahata però è venuto a mancare, Miyazaki è tornato sui suoi passi e ha rivisto la sua idea.

    Il risultato finale? Due ore mature e intense, mai oscure ma decisamente complicate e complesse, che meritano una lettura attenta e approfondita in ogni sua parte. Ci sono citazioni a 8 e mezzo (1963) di Fellini, c’è la grande letteratura giapponese. E c’è anche lo Studio Ghibli, con il protagonista che rappresenta Miyazaki, l’airone che si sostituisce a Suzuki e il mago, questa figura magica e apparentemente onnipotente, che celebra Takahata. L'opera è piena di metafore che esplorano il rapporto tra creazione e distruzione. Il film più criptico dell’autore giapponese. Se hai sognato con l’immaginazione e la bellezza de I racconti di terramare (2006), l’opera da Oscar di Miyazaki è film giusto da vedere.

    1. Si alza il vento (2013)

    Quando nel 2013 è uscito Si alza il vento è stato accolto – e definito – come il “testamento artistico” di Hayao Miyazaki. Perché doveva essere il suo ultimo film, e perché, più che in ogni altra opera, contiene la sua grande passione per l’aviazione e anche la sua storia (forse, la stessa quantità di riferimenti autobiografici è contenuta ne Il ragazzo e l’airone). È un film, sotto diversi aspetti, quasi felliniano. Costantemente diviso tra sogno e realtà, tra ciò che tormenta l’artista e ciò che lo definisce. Ed è pure antimilitarista: chi crea non vuole distruggere; chi crea sente il peso del proprio talento ed è portato a seguire la febbre che lo scuote dall’interno, dal profondo. 

    Ancora oggi, dopo più di dieci anni, Si alza il vento continua a rappresentare l’apice del processo creativo di Hayao Miyazaki. È il suo invito, la sua spinta, e forse anche la sua risposta alla domanda che pone Il ragazzo e l’airone: “E voi come vivrete?”. Un film maturo e profondamente malinconico, che celebra la bellezza della creatività e dell'amore, senza scordare l'ombra della tragedia. Da vedere se Your Name. (2016) è tra i tuoi film preferiti.

  • Da “Wicked” a “Don’t Look Up”: la nostra classifica dei migliori film e serie TV con Ariana Grande

    Da “Wicked” a “Don’t Look Up”: la nostra classifica dei migliori film e serie TV con Ariana Grande

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Nel corso di un episodio del podcast Good Hang, Ariana Grande ha dichiarato che il tour di Eternal Sunshine previsto per il 2026 sarà l'ultimo per un lungo periodo. Una pausa dalla musica scelta per dedicarsi alla recitazione che non significa un ritiro definitivo dalla scena musicale, ma la necessità di dedicarsi ad altre sue passioni.

    Un'esplorazione di altre forme di arte che passa per il grande e il piccolo schermo. Non a caso il biennio 2024/2025 ha svelato al mondo intero che dietro la popstar e volto di serie per ragazzi c'è una vera attrice. Il merito è tutto della sua Glinda protagonista di Wicked e Wicked – Parte 2 dove ha condiviso lo schermo con Cynthia Erivo e mostrato non solo le sue doti canore, ma anche quelle attoriali. Le stesse che le hanno regalato – finora – una nomination ai Golden Globes e una agli Oscar per la sua prova nel primo capitolo dell'adattamento del musical di Broadway.

    In attesa di vederla nel corso del 2026 in Focker In-Law di John Hamburg e American Horror Story (2011), JustWatch ha stilato una classifica dei migliori film e serie TV con Ariana Grande.

    10. Zoolander 2 (2016)

    È vero, quello di Ariana Grande in Zoolander 2 è più un cameo che un ruolo vero e proprio. Ma la sua Latex BDSM merita una menzione speciale in questa classifica per l'autoironia che da sempre contraddistingue la cantante e attrice. Un ruolo minuscolo che contribuisce, però, al tono totalmente fuori di testa del film che ci regala le apparizioni più disparate, da Katy Perry a Macaulay Culkin passando per Valentino e Anna Wintour. Ti basti sapere che in una manciata di secondi, senza dire una parola, Grande si ritaglia un piccolo spazio iconico all'interno del film.

    Sequel del cult demenziale Zoolander (2001), la pellicola vede gli ex supermodelli Derek Zoolander e Hansel tornare in azione – questa volta a Roma - per investigare su una serie di omicidi con vittime pop star di fama mondiale. Sebbene non riesca a replicare la genialità no sense dell'originale, il film ci regala più di una sequenza comica che intrattiene per un'ora e 40 minuti chiunque abbia amato la comicità corrosiva, esagerata e politicamente scorretta del primo capitolo. Se poi sei un fan di film come Austin Powers – Il controspione (1997) e Anchorman - La leggenda di Ron Burgundy (2004), non puoi perdertelo.

    9. Il grande colpo (2013)

    Un po' heist movie, un po' film per ragazzi. Il grande colpo è un titolo TV targato Nickelodeon pensato per un pubblico di giovani spettatori. Al centro la storia di un gruppo di adolescenti truffati dal gestore di un banco di pegni che decidono di organizzare una rapina per recuperare una preziosa figurina di baseball dal valore di oltre un milione di dollari. Una commedia ricca di azione, energia e divertimento che pone l'attenzione sul tema dell'amicizia e dell'importanza della comunità e del lavoro di squadra.

    Ariana Grande interpreta Amanda Benson, la "seconda ragazza più carina della scuola" con una propensione per i travestimenti, soprannominata da tutti “la ginnasta” per il suo talento sportivo. La sua performance è un mix di umorismo, carisma e passione geek, ma con una forte componente fisica che – con le giuste misure e proporzioni – fa del suo personaggio una piccola versione femminile di Ethan Hunt in Mission: Impossible (1996). Un'ora e 33 minuti da recuperare se L'ultimo colpo di mamma (2020) ti ha divertito.

    8. Sam & Cat (2013-2014)

    Spin-off e crossover di iCarly (2007-2012) e Victorious, Sam & Cat è una sitcom per ragazzi che vede protagoniste Jennette McCurdy e Ariana Grande nei ruoli che le hanno rese celebri su Nickelodeon. Una sola stagione da 36 episodi della durata di poco più di 20 minuti per una storia che unisce avventura e umorismo. L'attrice torna a vestire i panni di Cat Valentine, ragazza dai capelli rossi e dall'atteggiamento bizzarro che le ha permesso di diventare una beniamina del pubblico più giovane.

    Nella serie le due protagoniste si ritrovano a vivere insieme e ad aprire una società di babysitter. Similmente a Wicked, anche qui le due ragazze condividono una stanza perfettamente divisa a metà che rappresenta al meglio le loro opposte personalità. Se sei cresciuto guardando Hannah Montana (2006) e Drake e Josh (2004), dovresti dare una chance a Sam & Cat.

    7. Victorious (2010-2013)

    Victorious è la sitcom teen che ha lanciato la carriera di Ariana Grande e che le ha permesso di fare sfoggio delle sue doti attoriali e canore. L'azione si svolge nella Hollywood Arts High School, prestigiosa scuola di canto e recitazione di Los Angeles che vede la sua Cat Valentine tra gli studenti ammessi. Un personaggio dal grande impatto al quale l'attrice ha infuso energia e ottimismo legando per molto tempo la sua immagine privata a quella del ruolo che le ha dato popolarità.

    “Cosa vorresti dire?” è la frase cult pronunciata più volte nel corso delle quattro stagioni – per un totale di 56 episodi da 25 minuti – e che ha contribuito a mettere in mostra il suo innegabile talento comico ogniqualvolta la sua Cat si sente offesa o attaccata da un altro personaggio. Ironia della sorte: in uno degli episodi Ariana Grande si traveste da Dorothy de Il mago di Oz (1939). Se hai adorato Glee (2009-2015) e Lizzie McGuire (2001-2004), devi recuperare anche questa serie TV.

    6. Kidding - Il fantastico mondo di Mr. Pickles (2020)

    In Kidding - Il fantastico mondo di Mr. Pickles, Ariana Grande ha realizzato il sogno di esibirsi insieme a uno dei suoi miti di sempre: Jim Carrey. L'attrice e cantante è apparsa nell'episodio finale della seconda stagione dello show in cui l'attore interpreta Jeff Piccirillo, personaggio TV per bambini che si ritrova ad affrontare una tragedia personale che rischia di distruggere la sua immagine di gentilezza. Una serie drammatica – composta da due stagioni per 20 episodi di mezz'ora - ma dal tono surreale e dal retrogusto agrodolce che parla di lutto, immaginazione, dolore e felicità con uno stile profondamente originale. Nell'episodio

    Grande interpreta Piccola Grande, la fatina dei sottaceti della speranza, in un numero musicale che la vede duettare con il protagonista sulle note del brano “Hope is the Song”. Proprio come la sua Glinda, anche qui l'attrice impugna uno scettro. Solo che questa volta è fatto di piccoli sottaceti verdi! Una partecipazione capace di lasciare il segno per la difficoltà tecnica della canzone e la potenza emotiva della sequenza. Da recuperare se hai amato BoJack Horseman (2014-2020) ed Eric (2024).

    5. Don’t Look Up (2021)

    Un capolavoro e un pasticcio superficiale. La critica non ha avuto mezzi termini nel definire Don't Look Up. La dramedy sci-fi satirica di Adam McKay sulle conseguenze catastrofiche del riscaldamento globale e l'indifferenza di governi e media nel trattare l'argomento. Ariana Grande ha un piccolo cameo in cui interpreta Riley Bina, superstar pop dal temperamento capriccioso che sembra parodiare la sua stessa immagine pubblica.

    Momento cult: la sequenza in cui Riley offende pesantemente il professore di astronomia di Leonardo DiCaprio. Ben 145 minuti di durata per un film che si fa beffa dell'ossessione per le celebrità, dei social e dell'informazione usata per distrarre i cittadini dalle notizie davvero importanti. Nel film, inoltre, l'attrice duetta insieme a K Cudi nel brano "Just Look Up". Se ami il cinema di McKay, da La grande scommessa (2015) a Vice - L'uomo nell'ombra (2018), devi vedere anche Don't Look Up.

    3. Scream Queens (2015)

    Nel 2026, Ariana Grande tornerà a collaborare con Ryan Murphy in una nuova stagione di American Horror Story, ma ben 11 anni fa l'attrice aveva già preso parte a Scream Queens. La dark comedy horror che omaggia il genere slasher con un tocco camp e parecchio senso dell'umorismo. Grande interpreta Chanel #2, una delle sottoposte della spietata Chanel Oberlin con il volto di Emma Roberts. Un ruolo dal destino infausto che ci regala, però, una delle sequenze più goffe ed esagerate delle due stagioni (da 23 episodi da 40 minuti circa).

    Così eccessiva da diventare uno dei momenti più popolari della serie TV. Anche questa volta l'attrice e cantante non si è tirata indietro davanti a un ruolo autoironico ed eccessivo. Se non sei riuscito a staccarti dallo schermo mentre guardavi gli eccessi kitsch di All's Fair (2025), ti promettiamo che Scream Queens non sarà da meno.

    3. Hairspray Live! (2016)

    Che Ariana Grande sia nata per fare musical lo avevamo capito già nel 2016, ben prima di Wicked. A darcene prova la sua partecipazione ad Hairspray Live!, vivace e colorato adattamento televisivo del celebre musical trasmesso in diretta sulla NBC. L'attrice presta il volto a Penny Pingleton, timida e stravagante migliore amica della protagonista Tracy Turnblad. 

    Due ore sul palco, affiancata da nomi del calibro di Martin Short, Jennifer Hudson, Dove Cameron e Kristin Chenoweth (sì, la Glinda del musical di Broaway), nelle quali l'attrice canta e recita mostrando tutta la sua versatilità grazie anche alla sua fortunata carriera da pop star che l'ha forgiata per esibirsi dal vivo. Se ancora ce ne fosse stato bisogno, Hairspray Live! ci ricorda di quanto Grande sia una comica nata. Se sei un fanatico di musical come Grease – Brillantina (1978) e Cry Baby (1990), preparati a scatenarti con questa versione di un classico senza tempo.

    2. Wicked (2024) - Parte 1

    Milioni di dischi venduti e milioni di follower. Ma è con Wicked che Ariana Grande ha messo davvero tutti d'accordo. È come se lei e Cynthia Erivo fossero nate per interpretare Glinda ed Elphaba in questo adattamento cinematografico del musical di Broadway. Una prima parte spettacolare e visivamente sfarzosa in cui facciamo la conoscenza delle due Streghe e scopriamo come sono diventate amiche nonostante le profonde differenze.

    Le sue doti comiche sono tornate utili anche per questo ruolo grazie alle arie da diva che si dà nella prima parte del film che vanno in contrasto con il carattere scontroso della sua coinquilina con la pelle verde. Il primo passo verso un nuovo percorso attoriale che segna un prima e un dopo nella sua carriera. Sequenza da vedere e rivedere: quella in cui intona “Popular”. Due ore e 40 minuti che scorrono via in un batter d'occhio. Se ti emozioni ancora guardando la Dorothy di Judie Garland intonare “Somewhere over the Rainbow” ne Il mago di Oz, devi necessariamente vedere Wicked.

    Wicked - Parte 2 (2025)

    Se Wicked era l'antipasto, Wicked – Parte 2 è la portata principale. Il capitolo conclusivo diretto da Jon M. Chu è il culmine perfetto per mettere la parola “fine” alla storia di Elphaba e Glinda. A renderlo ancora più sorprendente il fatto che i due titoli siano stati girati in contemporanea. Ma la differenza nelle performance delle sue interpreti è evidente. Questo è il film della maturità e della consapevolezza per le due protagoniste.

    La Strega Buona del Nord di Ariana Grande impara a capire cosa significhi essere davvero buoni e diventa una donna davanti ai nostri occhi sulle note di “The Girl in the Bubble”. Quasi due ore e 20 minuti in cui non mancano momenti comici, ma in cui Grande ed Erivo danno prova di essere due grandi attrici drammatiche e due performer straordinarie. Ci sentiamo di darti un solo consiglio: prepara i fazzoletti per congedarti da questa grande storia di amicizia che ci ricorda di non fermarci alle apparenze e abbracciare le nostre paure.

  • Da “Il mago di Oz” a “Wonka”: 10 film da vedere simili a “Wicked”

    Da “Il mago di Oz” a “Wonka”: 10 film da vedere simili a “Wicked”

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Nel 2003, Wicked , il musical di Stephen Schwartz e Winnie Holzman ha debuttato a Broadway diventando un successo globale. Tra i tanti ammiratori della storia basata sul romanzo Strega – Cronache del regno di Oz in rivolta di Gregory Maguire che rivisitava Il meraviglioso mago di Oz di L. Frank Baum c'era anche Jon M. Chu. Il regista ha scelto per portare sul grande schermo l'ambizioso adattamento con le protagoniste Cynthia Erivo e Ariana Grande nei panni, rispettivamente, della Strega cattiva dell'Ovest e della Strega buona del Nord. 

    Il risultato è un dittico, Wicked (2024) e Wicked – Parte 2 (2025), da milioni di dollari al botteghino e decine di nomination ai premi più importanti, tra Oscar e Golden Globes. Una storia di amicizia, discriminazione, propaganda politica, illusioni e superamento delle apparenze accompagnate da una colonna sonora iconica, interpretazioni memorabili e scenografie mozzafiato.

    Se hai amato le due pellicole ambientate nel magico mondo di Oz, JustWatch ha stilato una classifica di 10 film simili a Wicked . 

    10. Cenerentola (2021)

    Prendete una delle fiabe più celebri di sempre, aggiungete Camila Cabello, messaggi di auto-accettazione e inclusività, canzoni pop e un tocco di femminismo. Frullate il tutto e avrete Cenerentola , commedia romantica musicale basata sull'omonima favola di Charles Perrault. Una versione moderna dove la protagonista sogna di realizzarsi professionalmente come stilista invece di pensare al matrimonio e in cui il principe è alle prese con il peso delle aspettative. Quasi due ore di durata per un film che fa dell'emancipazione il suo centro narrativo. 

    Colorato, eccessivo, energico, il film di Kay Cannon, inoltre, reimmagina completamente la figura della Fata Madrina affidando il ruolo a uno sfavillante Billy Porter mentre la colonna sonora alterna brani originali a classici pop come “ Material Girl ” e “ Let's Get Loud ”. La somiglianza con Wicked risiede nei reinterpretare un classico capovolgendo la struttura narrativa originale. Se ti è piaciuto Lo schiaccianoci ei quattro regni (2018), non puoi perderti questa trasposizione di Cenerentola .

    9. L'accademia del Bene e del Male (2022)

    Due amiche inseparabili quanto diverse l'una dall'altra e una scuola di magia. No, non è la trama di Wicked ma l'incipit da cui parte L'accademia del Bene e del Male , film fantastico diretto da Paul Feig tratto dall'omonimo romanzo di Soman Chainani. Una storia che, esattamente come nei film di Jon M. Chu, si concentra sul rovesciamento delle aspettative e delle percezioni che gli altri hanno di noi. 

    Un film pensato per un pubblico di giovanissimi che ruota attorno alle definizioni di “buono” e “cattivo” dimostrando come queste possano essere del tutto soggettive e spesso inautentiche. Ben 147 minuti che puntano sulla ricercatezza visiva, tra elementi magici e sequenze suggestive. Se sei un fan de L'apprendista stregone (2010), non puoi non recuperare questo film. 

    8. Wonka (2023)

    Proprio come il primo capitolo di Wicked ci mostra le origini di due figure iconiche come Elphaba e Glinda, anche Wonka si concentra nel raccontare la genesi di un personaggio indimenticabile. Un prequel con Timothée Chalamet nei panni del protagonista de La fabbrica di cioccolato di Roald Dahl. Un giovane cioccolataio con il sogno di aprire il suo primo negozio dove fare sfoggio delle sue abilità che dovrà farsi strada affrontando svariati ostacoli. 

    Un musical fantasioso, sognante e colorato che, in 116 minuti, mantiene intatta la magia del romanzo del 1964 mentre parla di avidità individuale e della forza della comunità, del potere dell'immaginazione e della determinazione di seguire i propri sogni. Da segnalare Hugh Grant in versione Umpa Lumpa. Se hai adorato Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato (1971) e La fabbrica di cioccolato (2005), non puoi esimerti dal vedere questo terzo adattamento del classico della letteratura per bambini. 

    7. Nel bosco (2014)

    Guardare alle fiabe con un punto di vista più adulto e complesso. È quello che, esattamente come Wicked , fa Into the Woods , film diretto da Rob Marshall basato sull'omonimo musical di Stephen Sondheim per il quale trasse ispirazione da Cenerentola , Cappuccetto rosso , Raperonzolo e Jack e la pianta di fagioli . Sono proprio le trame di queste celebri favole per ragazzi a intrecciarsi con la storia di un fornaio e sua moglie – James Corden ed Emily Blunt – e il loro tentativo di spezzare la maledizione di una strega con il volto di Meryl Streep. 

    Una pellicola in due per mostrare le conseguenze, non sempre positive, del “vissero felici e contenuti”, sottolineando quanto possa essere salato il prezzo della felicità e che i nostri desideri sono chiamati a scontrarsi con scelte morali che ci mettono in crisi. Due ore e cinque minuti da recuperare se hai apprezzato Maleficent (2014). 

    6. Come d'incanto (2007)

    Se il film di Jon M. Chu ribalta i tropi delle fiabe, dalle streghe cattive al lieto fine in cui tutti “vissero felici e contenti”, Come d'incanto si prende gioco in modo meta-cinematografico dei classici Disney e delle sue convenzioni narrative. Tutto merito della principessa Giselle – una strepitosa e auto-ironica Amy Adams – che dal regno di Andalasia si ritrova catapultata nel caos di New York. Ma neppure la durezza e il cinismo di Manhattan riescono a scalfire la sua innata positività.

    È questo contrato a rendere la commedia fantastica di Kevin Lima un concentrato di umorismo, tenerezza e romanticismo. Ricco di sequenze musicali basate proprio su questa divergenza tra la dimensione ingenua del protagonista e il mondo in cui si ritrova immersa, il film vede alle musiche due fuoriclasse come Alan Menken ( La sirenetta , 1989) e Stephen Schwartz ( Wicked e Wicked – Parte 2 ). Quasi un'ora e 50 minuti in cui la trama riflette sull'amore reale, imperfetto e difettoso, e quello idealizzato quanto vuoto. Da recuperare se hai amato Il principe ranocchio (2009). 

    5. La Bella e la Bestia (2017)

    Rivisitazione in chiave live-action del classico d'animazione del 1991, La Bella e la Bestia racconta la storia di una giovane intraprendente che, per salvare suo padre, si offre prigioniera in un castello incantato. È tra quelle mura che impara ad amare la Bestia, un principe maledetto vittima di un sortilegio. Molto fedele al classico Disney, il musical di Bill Condon ricostruisce alcune delle sequenze più iconiche del cartone con un'attenzione profonda ai dettagli, regalandoci passaggi di grande impatto visivo ed emotivo. 

    Una storia che, proprio come Wicked , parla del potere trasformativo dell'amore, dell'accettazione della propria diversità, dell'andare oltre le apparenze e dell'importanza della gentilezza. Due ore e 10 minuti dove la nostalgia si fonde con alcuni elementi di modernità che rendono la storia più vicina alla nostra sensibilità. Se la fiaba di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont è la tua preferita, puoi recuperare anche, La bella e la bestia , adattamento francese con Vincent Cassel e Léa Seydoux del 2014.

    4. Malefica (2014)

    All'inizio di Wicked , la strega buona del Nord Glinda conferma ai Mastichini la notizia della morte della Strega Cattiva dell'Ovest Elphaba. Da lì la narrazione fa un salto indietro nel tempo per svelarci il motivo per cui il personaggio interpretato da Cynthia Erivo è creduto da tutti malvagio. È quello che accade anche in Maleficent, remake e spin-off de La bella addormentata nel bosco (1959) raccontato dal punto di vista di Malefica. 

    Una strega buona tramutatasi in cattiva dopo un tradizionale che l'ha spinta a cercare vendetta. Un capovolgimento della fiaba per come la conosciamo, l'origin story di un personaggio che abbiamo dato per scontato e il cui dolore l'ha resa una figura tragica. Il film con Angelina Jolie, in poco più di un'ora e mezza, pone l'accento sulle emozioni umane della protagonista donandole sfumature inedite mentre esplora il concetto di redenzione. Se ti è piaciuto Crudelia (2021), Maleficent non ti deluderà.

    3. Frozen – Il regno di ghiaccio (2013)

    Se in Wicked tutti nel regno di Oz sono convinti che Elphaba sia la malvagia strega dell'Ovest che, per questo, si autoesilia, in Frozen - Il regno di ghiaccio assistiamo a qualcosa di molto simile. Elsa, capace fin dalla nascita di manipolare il ghiaccio e la neve, ha involontariamente intrappolato in un inverno perenne il regno di Arendelle scegliendo l'isolamento. Entrambi hanno dalla loro parte l'amore di una migliore amica, Glinda, e di una sorella, Anna, che sovverte la necessità di una figura maschile salvifica presente in molte delle favole con le quali siamo cresciuti. 

    Tra i più grandi successi targati Disney degli ultimi 20 anni, il film d'animazione di Chris Buck e Jennifer Lee è diventato un classico moderno grazie a una storia che in 101 minuti parla di coraggio, sorellanza, accettazione di sé e delle proprie paure. A questo c'è da aggiungere l'irresistibile pupazzo di neve Olaf, la demolizione delle strutture classiche delle fiabe e una colonna sonora capace di imporsi grazie a brani cult come "Let It Go" . Se fai il tifo per personaggi femminili indipendenti come Ribelle – The Brave (2012), la storia delle due sorelle al centro di Frozen fa al caso tuo.

    2. Il grande e potente Oz (2013)

    Sam Raimi porta sul grande schermo Il meraviglioso mago di Oz ei successivi libri della saga firmati da Lyman Frank Baum per quello che si attesta a tutti gli effetti come un prequel cinematografico de Il mago di Oz ( 1939) di Victor Fleming. Similmente a Wicked , Il grande e potente Oz amplia la narrazione delle vicende ambientate nella città di smeraldo, ampliando la trama e spiegando perché una delle streghe che la abita diventa cattiva. Per farlo si affida alla figura dell'illusionista Oscar Diggs che, dopo essere stato trasportato da una mongolfiera nel regno di Oz, viene creduto il grande mago della profezia destinato a salvare il popolo. 

    Due ore e 10 minuti di sequenze visive spettacolari chiamate a ricostruire il regno in CGI e dove il confine tra magia e illusione è raccontato attraverso l'evoluzione del protagonista. Un grande cast – James Franco, Michelle Williams, Rachel Weisz e Mila Kunis – per una storia che mette in guarda dall'apparenza, proprio come i film con Cynthia Erivo e Ariana Grande. Da vedere se ti è piaciuto Alice nel paese delle meraviglie (2010) e La bussola d'oro (2007). 

    1. Il mago di Oz (1939)

    In Wicked – Parte 2 , Jon M. Chu ha fatto un lavoro imponente nell'omaggiare il capolavoro di Victor Fleming inserendo citazioni e riferimenti diretti al classico con Judy Garland. Il mago di Oz è la fonte cinematografica primaria da cui prende vita il film musicale con Cynthia Erivo e Ariana Grande e non poteva che essere il titolo al primo posto della nostra classifica. 

    La storia è celebre e ruota attorno alle avventure della giovane Dorothy Gale che, in seguito a un tornado, viene trasportata dal Kansas in bianco e nero nella vivida e magica terra di Oz. Una storia di crescita che, in un'ora e 40 minuti, ci ricorda che tutto quello di cui abbiamo bisogno è già dentro di noi così come che le paure per essere superate vanno affrontate. Un punto di riferimento per tanto cinema venuto dopo e una meraviglia per gli occhi e le orecchie grazie a un'estetica ricchissima e una colonna sonora indimenticabile. Se hai amato Wicked e Wicked – Parte 2 devi assolutamente recuperare questa meraviglia.

  • “Sharknado”: la nostra classifica di tutti i film, dal peggiore al migliore

    “Sharknado”: la nostra classifica di tutti i film, dal peggiore al migliore

    Andrea Ballerini

    Andrea Ballerini

    Editor a JustWatch

    Dopo anni dall’ultimo film della saga, Sharknado Origins (2026) è pronto a riportare sullo schermo il mix improbabile che ha reso unico questo famigerato franchise: gli squali e i tornado. Sospendere ogni possibile concezione della realtà è fondamentale per lasciarsi trasportare nel mondo trash della creatura di Anthony C. Ferrante. Una volta fatto, però, i film di Sharknado saranno pane per i vostri denti se vi piace l’intrattenimento demenziale.

    In occasione dell’uscita del nuovo capitolo della saga, qui a JustWatch abbiamo redatto la nostra classifica di tutti i film di Sharknado. Li trovate qui sotto elencati dal peggiore al migliore in base alla creatività della trama, al fattore trash e al livello di ilarità. Forse non stiamo parlando di cinema d’autore, ma il franchise di Sharknado rimane qualcosa di imperdibile.

    6. L'ultimo Sharknado - Era ora! (2018)

    L'ultimo Sharknado - Era ora! doveva essere il tassello finale della saga, come si deduce già dal titolo. Come sappiamo, però, la magia folle dei tornado pieni zeppi di squali non poteva finire così. La pellicola del 2018 non conserva più l’originalità dei primi capitoli, essendo la sesta in sei anni consecutivi. Cercando di alzare ancora una volta l’asticella, L'ultimo Sharknado - Era ora! (2018) aggiunge il tema del viaggio nel tempo, sprecando però un’occasione. In 90 minuti i personaggi attraversano più di sette epoche, rendendo oltremodo caotica la trama. Speriamo che questi anni di pausa abbiano ricaricato la batteria creativa di Ferrante & co..

    5. Sharknado 4 (2016)

    Se non fosse per quel mezzo mappazzone di L'ultimo Sharknado - Era ora!, Sharknado 4 si ritroverebbe a essere il fanalino di coda. Anche se possiamo apprezzare il tentativo di trovare nuovi orizzonti per il concetto di “sharknado”, ovvero tornado di squali, il livello di assurdità che raggiunge il quarto capitolo è forse eccessivo. Anche per un film di Sharknado. Infatti, attacchi di squali iniziano a comparire ovunque nei modi più insensati, come tempeste di sabbia che portano con sé pescecani o squali nucleari. Sharknado 4 (2016) si ferma al quinto posto perché è comunque più divertente di molteplici viaggi temporali con squali all’attacco.

    4. Sharknado 5: Global Swarming (2017)

    In Sharknado 5: Global Swarming, i pericolosi tornado di squali escono dai territori nazionali e invadono il globo terrestre. Come per L'ultimo Sharknado - Era ora! (2018), siamo di fronte a un tour de force, con molteplici sequenze in diverse località del mondo nei classici 90 minuti. Tuttavia, essendo ambientato in un solo spazio temporale, Sharknado 5: Global Swarming (2017) appare più coeso a livello di trama. Se la computer grafica rimane, volutamente, di secondo livello, il film risulta superiore ai precedenti a livello tecnico. Forse perché è il capitolo più costoso della saga. La posizione quattro è più che meritata.

    3. Sharknado 2 - A volte ripiovono (2014)

    Dopo la sorpresa del glorioso primo film, l’anno seguente esce Sharknado 2 - A volte ripiovono. Ancora non sapevamo che l’Asylum ci avrebbe deliziato con un film all’anno per altri quattro anni. Il sequel di Sharknado porta il caos a ogni angolo di New York e quasi ci convince di essere di fronte a un “bel” film. È ovvio che non c’è scampo per immagini CGI scadenti e una recitazione non sempre al top. Tuttavia, la trama è solida abbastanza per farci apprezzare anche questi aspetti. Sharknado 2 - A volte ripiovono (2014) non poteva mancare dal podio soprattutto per la scena cult nella quale l’eroe della saga, Ian Ziering nei panni di Fin Shepard, trancia a metà uno squalo con una motosega. Il tutto in slow motion.

    2. Sharknado 3: Attacco alla Casa bianca (2015)

    I film sugli attacchi alla Casa Bianca sono un classico del genere action. Attacco al potere - Olympus Has Fallen (2013) e Sotto assedio - White House down (2013), due dei titoli più famosi, mostrano la casa del Presidente minacciata da terroristi pronti a tutto. Mai era stata in pericolo a causa di tornado di squali. Almeno fino a Sharknado 3: Attacco alla Casa bianca ed è per questo che lo trovate alla posizione numero due. Ciliegina sulla torta e piccolo spoiler, Frankie Muniz appare in un ruolo secondario che lo vede protagonista di una delle morti più divertenti della saga.

    1. Sharknado (2013)

    Sharknado (2013) è stata la rivelazione demenziale del 2013. Il primo capitolo del franchise ci ha deliziato per la prima volta con il suo spettacolo trash, mettendo le basi per i film a venire. La posizione numero uno non gliela toglie nessuno. La cosa che sorprende più di tutte è la mancanza di autoironia che troveremo negli altri capitoli successivi. Sharknado (2013) è ricco di pennellate comiche ma cerca di mantenere anche un certo livello di serietà. Ciò non solo fa aumentare ancora di più il livello comico ma, a mio avviso, è la cosa più Sharknado che ci sia.

  • “Abigail” e altri 15 film di vampiri sottovalutati che meritano una seconda chance

    “Abigail” e altri 15 film di vampiri sottovalutati che meritano una seconda chance

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Il cinema sui vampiri non muore mai; cambia pelle, si reinventa, si contamina con la commedia, il noir, il fantasy, il melodramma e perfino il grottesco. Eppure, quando si pensa al grande schermo, i nomi mainstream ricorrenti restano sempre gli stessi: Dracula (1992), Intervista col Vampiro (1994), Nosferatu (2024).

    Ma il genere è infinitamente più ricco, stratificato e sorprendente di quanto sembri. Negli ultimi anni lo dimostrano due uscite che stanno riportando il vampiro al centro della conversazione cinematografica: Abigail (2024), un concentrato di ironia e sangue con una protagonista irresistibile, e Dracula – L’amore perduto (2025), il film passionale e ossessivo firmato da Luc Besson e attualmente in sala.

    Nel solco di questo rinnovato entusiasmo, abbiamo raccolto 15 film di vampiri ingiustamente passati in sordina, troppo spesso dimenticati o messi da parte, ma che meriterebbero una seconda possibilità. Dai cult autoriali ai gioielli indie, dalle commedie nere più intelligenti ai drammi gotici d’autore, ecco i titoli che ridanno vita – e mordente – al mito del vampiro.

    1. Abigail (2024)

    Abigail è la prova definitiva che il cinema sui vampiri può essere ancora fresco, moderno e divertentissimo. Il film gioca con l’immaginario del “vampiro classico” trasformandolo in un personaggio giovane, feroce e sorprendentemente carismatico: una bambina vampira che non ha nulla da invidiare ai villain più sanguinari. L’opera alterna ironia e violenza con grande equilibrio, costruendo un ritmo frenetico e una serie di situazioni che ribaltano continuamente le aspettative. Ciò che rende Abigail davvero sottovalutato è la sua capacità di essere un horror pop intelligente, senza mai sacrificare la tensione o la personalità. Nonostante alcuni consensi critici, il film non ha avuto il boom che meritava: la sua miscela di humour nero, coreografie sanguinose e personaggi folli lo rende invece uno dei titoli più divertenti e riusciti dell’anno.

    2. Byzantium (2012)

    Diretto da Neil Jordan – lo stesso autore di Intervista col Vampiro (1994) – Byzantium è un’opera elegante, malinconica e per molti versi rivoluzionaria nel raccontare la figura della vampira. Protagoniste sono una madre immortale e la figlia adolescente che vive intrappolata in un eterno presente, costretta a nascondersi in un mondo che non riesce a comprenderla. Jordan crea un’estetica cupa e sensuale, fatta di luci rosse, hotel decadenti e memorie spezzate. La vera bellezza del film risiede nell’intimità del rapporto tra le due protagoniste e nel modo in cui affronta i temi del desiderio, della sopravvivenza e del potere. Byzantium è stato ignorato dal grande pubblico, forse perché lontano dagli stereotipi dell’horror mainstream, ma è uno dei film sui vampiri più raffinati degli ultimi vent’anni.

    3. A Girl Walks Home Alone at Night (2014)

    Definito “il primo western vampirico iraniano”, A Girl Walks Home Alone at Night è un film unico, ipnotico, radicale. Girato in un bianco e nero che richiama il cinema d’autore europeo e il fumetto indie, racconta una misteriosa vampira che pattuglia le strade di una città immaginaria, proteggendo i deboli e punendo gli uomini violenti. Il film di Ana Lily Amirpour non punta sull’horror tradizionale, ma sul fascino magnetico della protagonista, che sembra uscita da una graphic novel underground. È un’opera profondamente politica e al tempo stesso romantica, che ha conquistato la critica ma non il pubblico mainstream, forse spiazzato dal tono poetico e non convenzionale. Eppure è un gioiello assoluto: iconico, femminista, stilisticamente impeccabile.

    4. Solo gli Amanti Sopravvivono (2013)

    Jim Jarmusch trasforma il vampirismo in un viaggio sensuale, decadente e filosofico. Solo gli Amanti Sopravvivono è la storia d’amore di due vampiri moderni, interpretati magnificamente da Tilda Swinton e Tom Hiddleston, che vivono tra musica vintage, malinconia e una stanchezza antica quanto il mondo. Jarmusch esplora l'immortalità non come condanna horror, ma come testimonianza lenta e dolorosa del cambiamento culturale. È un film di atmosfera, fatto di dialoghi sussurrati, scenografie crepuscolari e un uso meraviglioso della musica. Troppo “cool” per l’horror puro e troppo vampirico per il cinema arthouse puro, è rimasto in una sorta di limbo critico: amato da chi lo scopre, ma ancora poco visto. È un capolavoro di dolcezza oscura.

    5. Thirst (2009)

    Park Chan-wook porta la sua poetica dell’eccesso nel mondo dei vampiri e il risultato è devastante. Thirst racconta di un prete che, dopo un esperimento fallito, si trasforma in un vampiro combattuto tra fede e desiderio. Come sempre nel cinema del regista coreano, eros e violenza si intrecciano in un racconto viscerale e moralmente ambiguo. Il film è esteticamente sublime, ricchissimo di invenzioni visive e momenti shock pur rimanendo profondamente umano. Nonostante abbia vinto il Premio della Giuria a Cannes, Thirst è ancora poco conosciuto fuori dai circuiti cinefili. È un’opera cruda, sensuale, destabilizzante, che meriterebbe di essere considerata tra i migliori film vampirici del nuovo millennio.

    6. The Transfiguration (2016)

    The Transfiguration riprende il mito del vampiro e lo filtra attraverso lo sguardo di un ragazzo emarginato che vive nei quartieri più difficili di New York. Il film alterna realismo sociale e mitologia gotica, creando un ibrido affascinante che ricorda, per tono e delicatezza, opere come Moonlight (2016) o Lasciami Entrare (2008). La regia di Michael O'Shea è sobria, quasi documentaria, e permette allo spettatore di entrare completamente nella mente del protagonista, che vede nel vampirismo un modo per dare senso alla propria solitudine. È un film introspettivo, doloroso, per molti versi più vicino al dramma psicologico che all’horror. Proprio per questo non ha avuto la visibilità che merita: è un gioiello silenzioso, profondamente toccante.

    7. Daybreakers (2009)

    Uno dei film di vampiri più originali degli ultimi anni, Daybreakers immagina un futuro in cui i vampiri sono la maggioranza e gli umani sono diventati risorse da sfruttare. Quando il sangue comincia a scarseggiare, nasce una crisi globale che porta alla deriva sociale, politica e culturale. Il film combina azione, fantascienza e horror con un world-building di rara creatività. Il cast (Ethan Hawke, Willem Dafoe, Sam Neill) è sorprendente e la regia dei fratelli Spierig costruisce sequenze visive eleganti e inquietanti. Nonostante il grande potenziale, Daybreakers non ebbe un grande successo commerciale, ma oggi è considerato un’idea brillante che avrebbe meritato di diventare un franchise.

    8. Blood for Dracula (1974)

    Il Dracula di Udo Kier, diretto da Paul Morrissey e prodotto da Andy Warhol, è uno dei film più strani, erotici e provocatori mai dedicati al vampiro. Blood for Dracula mescola melodramma decadente, satira sociale e un’estetica teatrale che non assomiglia a niente di ciò che lo precede. Il film è volutamente artificiale, stilizzato, e utilizza il vampirismo come metafora della decadenza aristocratica. Kier è magnetico, fragile e mostruoso al tempo stesso, e la sua performance è ormai cult tra gli appassionati. Tuttavia, il film resta poco conosciuto fuori dai circoli cinefili. È una visione insolita, audace, a suo modo geniale.

    9. Stake Land (2010)

    Stake Land è un road movie post-apocalittico che affronta il vampirismo come minaccia brutale e “sporca”, molto più vicina agli zombie che ai vampiri aristocratici. Seguiamo un giovane sopravvissuto e il suo mentore attraverso una serie di comunità distrutte, sette religiose fanatiche e territori devastati. Il film è duro, realistico e sorprendentemente emotivo. Nonostante la piccola produzione, costruisce un mondo credibile e personaggi intensi, tanto da ricordare The Road (2009) o The Walking Dead (2010 - 2022). Al momento dell’uscita venne apprezzato ma rapidamente dimenticato. Meriterebbe invece di essere un punto di riferimento dell’horror indipendente degli anni 2010.

    10. Let the Wrong One In (2021)

    Questa horror-comedy irlandese è una perla nascosta. Let the Wrong One In prende la struttura classica del film di vampiri e la rovescia con humour irresistibile, dialoghi fulminanti e un’energia “di quartiere” che lo rende diversissimo da qualsiasi titolo americano. Il film racconta di un ragazzo che scopre che il fratello tossicodipendente è stato trasformato in vampiro durante una notte brava. Da lì parte una spirale di caos che unisce satira sociale e comicità splatter. Il risultato è sorprendente: divertente, intelligente, travolgente. Nonostante la qualità, il film non ha avuto la distribuzione che meritava. È una piccola gemma per chi ama il lato più leggero – ma non troppo – del vampirismo.

    11. Vampyr (1932)

    Tra tutti i grandi classici sui vampiri, Vampyr è probabilmente il più dimenticato. Carl Theodor Dreyer, uno dei maestri del cinema europeo, dirige un film onirico, poetico e profondamente sperimentale che dialoga più con l’arte surrealista che con l’horror tradizionale. La trama è quasi evanescente, costruita attraverso immagini, ombre, silenzi e un uso della fotografia che sembra anticipare Lynch e Bergman. Vampyr è un’esperienza più che un film: un viaggio nella psiche, un sogno inquieto che sfida le regole narrative. Al pubblico contemporaneo può risultare “lento”, ma la sua bellezza formale è indiscutibile. Merita assolutamente una riscoperta.

    12. Vampira Umanista cerca suicida consenziente (2023)

    Vampira Umanista cerca suicida consenziente, spesso ignorato a causa della distribuzione limitata, è una sorprendente commedia nera su una giovanissima vampira che si rifiuta di uccidere, nonostante le costanti pressioni della sua famiglia, per vivere e decide di cercare qualcuno disposto a farsi uccidere. Il film affronta temi come la solitudine, la mortalità e l’etica dell’esistenza con uno humour nerissimo, delicato e molto intelligente. La protagonista è irresistibile: sarcastica, elegante, malinconica, lontanissima dalle vamp femme fatale più tradizionali. Pur essendo leggero nel tono, il film riesce a parlare di dolore e scopo esistenziale in modo originale. È un’opera che sarebbe potuta diventare cult, e invece è finita nel limbo dei titoli dimenticati.

    13. What We Do in the Shadows (2014)

    Prima che arrivasse la serie TV (2019 – 2024), What We Do in the Shadows era un gioiello di culto che pochi avevano visto. Il film di Taika Waititi e Jemaine Clement è una delle commedie horror più brillanti degli ultimi vent’anni: un mockumentary che racconta la vita quotidiana di un gruppo di coinquilini vampiri. La comicità nasce dal contrasto tra l’assurdità della loro natura immortale e i problemi “domestici” più banali. Nonostante oggi il brand sia esploso grazie alla serie, il film originale resta leggermente nascosto e spesso non riceve il riconoscimento che merita. È intelligente, irresistibile, perfettamente dosato: un cult da riscoprire.

    14. Renfield (2023)

    Renfield è stato accolto tiepidamente al botteghino, ma è molto più divertente e brillante di quanto la sua campagna marketing lasciasse intuire. Nicolas Cage regala una delle performance vampiriche più godibili di sempre, un Dracula camp, teatrale e irresistibile. Accanto a lui, Nicholas Hoult interpreta Renfield come un assistente vittima di una relazione tossica letterale, trasformando il vampirismo in una metafora delle dinamiche abusanti. Il film è colorato, veloce, pieno di idee visive e momenti comici ben calibrati. È ingiustamente considerato minore solo perché non aderisce ai codici dell’horror puro: in realtà è una delle commedie d’azione più originali degli ultimi anni.

    15. Martin (1977)

    Con Martin, George A. Romero reinventa il vampiro come figura psicologica e non soprannaturale. Il protagonista è un giovane convinto di essere un vampiro, ma il film lascia costantemente dubbi sulla natura reale della sua condizione. Martin è inquietante, malinconico e devastante. La regia di Romero è asciutta, quasi documentaria, con un’attenzione rara al ritratto della solitudine e dell’alienazione. È uno dei film più influenti del vampirismo moderno, eppure resta inspiegabilmente ai margini della storia del cinema. Per chi ama le storie ambigue, senza risposte facili, questa è una delle opere più preziose da recuperare.

  • “Mrs Playmen” e altre 9 interpretazioni memorabili di Carolina Crescentini

    “Mrs Playmen” e altre 9 interpretazioni memorabili di Carolina Crescentini

    Giovanni Berruti

    Giovanni Berruti

    Editor a JustWatch

    Carolina Crescentini diventa protagonista. Succede con Mrs Playmen (2025), la nuova serie Netflix, in cui indossa i panni di Adelina Tattilo. Una donna modernissima per gli anni Settanta, la prima editrice di una rivista erotica in Italia, la cui vita viene ricostruita nel corso dei sette episodi.

    Classe 1980, romana, la Crescentini si diploma al Centro Sperimentale e comincia a recitare in piccoli ruoli teatrali e televisivi. L’esordio al cinema arriva con H2Odio (2006) di Alex Infascelli, Fausto Brizzi la sceglie come co-protagonista di Notte prima degli esami – Oggi (2007), in cui interpreta Azzurra. Di lì si comincia ad alternare tra grande e piccolo schermo, con serie tv come Boris (2007), I Bastardi di Pizzofalcone (2017) e Mare Fuori (2020), spaziando fino ad oggi tra i personaggi e i generi più differenti. Ecco, secondo noi, le sue migliori interpretazioni.

    Mrs Playmen (2025)

    Abbandonata dal marito e ricoperta di debiti, Adelina Tattilo si ritrova a guidare Playmen, la rivista erotica italiana, salvando l’azienda e dando vita a una rivoluzione culturale. Mrs. Playmen (2025) è la serie che rende la Crescentini una protagonista a tutto tondo, che racconta la storia vera di una persona che cade e si rialza di fronte alle difficoltà della vita, e soprattutto di un’imprenditrice in prima linea a opporsi a una Roma conservatrice e bigotta. Sette episodi da non perdere per chi ama le serie incentrate su personaggi femminili forti e sulle loro battaglie e soprattutto per gli appassionati di period drama, interessati a scoprire un capitolo non troppo lontano del nostro passato. 

    Boris (2007)

    È l’attrice che getta in perenne disperazione il regista René Ferretti (Francesco Pannofino), è la raccomandata, imposta da un misterioso protettore, è priva di talento, ma è solo bella. È Corinna Negri, soprannominata “la cagna maledetta”, tra i personaggi più amati della serie Boris (2007). Per il “non ruolo d’eccellenza”, come da lei definito nel corso di un’intervista, la Crescentini ha anche ottenuto un Nastro d’Argento (nello specifico per la versione cinematografica, Boris – Il film (2011). Una serie che è diventata con gli anni un cult, quattro stagioni che hanno raccontato con ironia e precisione il fittizio (ma neanche troppo) dietro le quinte del set di una fiction immaginaria per la televisione generalista fino ad arrivare ai giorni nostri. Spassossima, e se non l’avete ancora vista correte ai ripari per capire delle battute che ormai sono entrate nell’immaginario collettivo.

    Notte prima degli esami – Oggi (2007)

    Tra i film più celebri dell’attrice, Notte prima degli esami – Oggi (2007) abbandona gli anni Ottanta per spostare il racconto ai tempi odierni. Non è un vero e proprio sequel di Notte prima degli esami (2006), nonostante ritroviamo Luca Molinari (Nicolas Vaporidis). La Crescentini interpreta il suo nuovo amore, Azzurra, una biologa marina poco più grande del protagonista. Un personaggio del tutto anticonvenzionale, che stravolgerà la sua vita, portandolo a compiere un giro sulle montagne russe dei sentimenti alle porte degli esami della maturità. La pellicola di Fausto Brizzi è consigliata a chi ha amato il film precedente, e soprattutto a chi è alla ricerca di una serata di leggerezza e divertimento, rivivendo il primo decennio degli anni duemila.

    Mare Fuori (2020)

    Interpreta Paola Vinci in una delle serie più amate di sempre nel nostro paese. In Mare Fuori (2020) la Crescentini è infatti la direttrice dell’Istituto di detenzione minorile di Napoli al centro delle vicende raccontate, e vede la struttura come una seconda possibilità per i ragazzi, finiti lì per i motivi più disparati. Le regole e la disciplina per lei sono comunque indispensabili, ma da donna dura e rigida si farà vedere decisamente più empatica. Un personaggio che si ritrova contemporaneamente alle prese con una disabilità, che affronta a testa alta. Dopo tre stagioni, l’attrice abbandona il ruolo, suscitando un tumulto generale soprattutto nei fan, con tanto di petizione per riaverla in una nuova stagione.

    I bastardi di Pizzofalcone (2017)

    È il pm Laura Piras nella fiction con Alessandro Gassman, tratta dall’omonima saga letteraria di Maurizio De Giovanni. Una grande lavoratrice, determinata, dal carattere forte, che intraprende una relazione segreta con l’ispettore Lojacono (Gassman), che finisce per interrompersi quando lei ottiene il trasferimento a Roma. Ma la parola fine è difficile. Quattro stagioni, I bastardi di Pizzofalcone (2017) è una serie molto amata dal grande pubblico, imperdibile per gli amanti dei polizieschi. Poi c’è la sua ambientazione, Napoli, capace di offrire costantemente paesaggi suggestivi e tanta umanità, come anche testimoniato da altre serie contemporanee.

    Cemento armato (2007)

    Un altro esordio alla regia, quello di Marco Martani, sceneggiatore con Fausto Brizzi anche di Notte prima degli esami – Oggi (2007). Nicolas Vaporidis, Giorgio Faletti e Carolina Crescentini sono protagonisti di Cemento armato (2007), noir metropolitano, dove una bravata innesca una serie di eventi che degenereranno in una storia torbida di vendetta, dove è fondamentale la legge del più forte. La Crescentini è Asia, la fidanzata del protagonista, che subirà una violenta ripercussione, che non potrà che scatenare in Diego (Vaporidis) la necessità di farsi giustizia da solo. Se volete ritrovare il cast di Notte prima degli esami, ma in un contesto spietatamente drammatico, è il film che fa per voi.

    Parlami d’amore (2008)

    Esordio alla regia di Silvio Muccino, che parte dal suo omonimo romanzo. In Parlami d’amore (2008) la Crescentini indossa i panni di Benedetta, ragazza romana ricca, che trascorre un’esistenza dedita ai vizi e da sempre desiderata dal protagonista, Sasha, interpretato dallo stesso Muccino. È il ruolo con cui l’attrice riesce ad aggiudicarsi la sua prima nomination ai David di Donatello per miglior attrice non protagonista. È un film consigliato a chi ha voglia di guardare una storia d’amore forte, travagliata, dove tutto è continuamente messo in discussione. Soprattutto l’attrice sembra calarsi perfettamente nella parte della “dark lady”.

    L’industriale (2011)

    Protagonista al fianco di Pierfrancesco Favino, la Crescentini viene diretta nuovamente da Giuliano Montaldo nel suo ultimo lavoro cinematografico. L’industriale (2011) è la storia di Nicola (Favino), proprietario di un’azienda sull’orlo del fallimento. Alla crisi economica si aggiunge anche quella coniugale con la moglie Laura (Crescentini). Consigliato a chi è interessato a un film d’autore con la capacità di offrire uno spaccato dell’attualità di allora, con una storia di difficoltà finanziaria dal punto di vista di un imprenditore, e di come essa possa impattare sui rapporti umani. Tra dramma sociale e componente emotiva, che si avvale di un’ottima regia e di grandi interpreti, è un bel film di denuncia di cui essere fieri.

    A casa tutti bene (2018)

    Film corale di Gabriele Muccino, da cui ha tratto successivamente anche una serie, A casa tutti bene (2018) è la storia di una famiglia allargata – nonché luogo di conflitti. La Crescentini interpreta Ginevra, sposata in seconde nozze con Carlo (Pierfrancesco Favino), che nel frattempo si ritrova ad avere a che fare ancora con la sua ex, nonostante siano passati molti anni. Un triangolo burrascoso, che tirerà fuori i lati ossessivi e paranoici di Ginevra. La pellicola di Muccino ha ottenuto il David dello Spettatore, premio per celebrare il film più visto dal pubblico, che ripropone molti temi già affrontati dal regista ed è consigliato soprattutto a chi apprezza le commedie corali.

    Sconnessi (2018)

    Una famiglia senza social. È la premessa di Sconnessi (2018), commedia di Christian Marazziti, che segue una riunione familiare in uno chalet di montagna in occasione del compleanno del patriarca, Ettore (Fabrizio Bentivoglio), in cui i componenti si ritrovano senza connessione internet. E se molti di loro sono dipendenti dai social, la situazione non può che degenerare. Un cast corale, da Bentivoglio a Fresi, da Memphis alla stessa Crescentini, giovane moglie col pancione del protagonista. Una donna di estrazione popolare che incarna un pensiero mai così attuale: “In tempi così social per ritrovare il rapporto con l'altro e in generale i rapporti umani c'è bisogno di isolamento”. Se avete amato Perfetti Sconosciuti (2016), non potete non provare a guardare questo film - non solo per le affinità tematiche.

  • Pennywise chi? Guarda questi 10 film e serie TV con clown molto più inquietanti (se hai il coraggio)

    Pennywise chi? Guarda questi 10 film e serie TV con clown molto più inquietanti (se hai il coraggio)

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Con l’arrivo di IT: Welcome to Derry (2025), la nuova serie ambientata nell’universo di Stephen King, Pennywise è tornato a infestare la cultura pop. Il pagliaccio danzante ci guarda nuovamente da un tombino, pronto a ricordarci che pochi personaggi hanno trasformato un costume da clown in un incubo collettivo tanto quanto lui. 

    Eppure, per quanto Pennywise sia iconico, non è necessariamente il clown più inquietante mai apparso sullo schermo. Il cinema e la televisione hanno infatti regalato figure ancora più disturbanti, sadiche, grottesche o profondamente umane da risultare molto più spaventose del Re dell’Incubo di King.

    Dai clown muti e sanguinari ai mostri demoniaci, dagli psicopatici dei parchi horror alle maschere fisse che si limitano a sorridere mentre il mondo intorno a loro brucia, questi personaggi hanno segnato generazioni di spettatori. In questa lista troverai 10 film e serie TV che, se visti di notte, potrebbero farti rimpiangere la relativa “tenerezza” di Pennywise. Preparati a un viaggio nel lato più oscuro (e truccato) dell’horror.

    1. Art the Clown – Terrifier (2018)

    Art the Clown non è semplicemente più inquietante di Pennywise: è un incubo puro, una figura che cancella ogni possibile sicurezza nello spettatore. Nel film Terrifier (2018), e ancor più nei suoi sequel, Art si muove in silenzio, con un sorriso fisso e una crudeltà che sembra non avere limiti umani. Non parla mai, non mostra emozioni, eppure comunica più terrore di qualsiasi clown dotato di parole. Il suo trucco bianco e nero, la camminata da mimo e le improvvise esplosioni di violenza rendono ogni scena imprevedibile.

    Il film stesso abbraccia un’estetica sporca, brutale, quasi grindhouse, che amplifica la sensazione di essere intrappolati in un sogno febbricitante senza via d’uscita. Art è un clown che rappresenta l’assenza totale di empatia: una figura che si diverte a distruggere la vita delle sue vittime con creatività sadica. Se Pennywise ha un suo ordine cosmico, Art è puro caos.

    2. Twisty – American Horror Story: Freak Show (2014)

    Twisty è uno dei clown più iconici mai apparsi in TV, un personaggio tragico e terrificante allo stesso tempo. American Horror Story: Freak Show (2014) gli dedica un’introduzione da brividi: maschera fissa, sorriso deformato, silenzio agghiacciante. Ma ciò che rende Twisty così disturbante è l’umanità ferita sotto il trucco. Un clown fallito, ossessionato dall’idea di “proteggere” i bambini, ma ormai incapace di separare la compassione dalla violenza.

    Il suo design – semplice ma potentissimo – crea immediatamente un impatto visivo che mette a disagio. La maschera che nasconde la bocca distrutta, il costume sporco, le movenze lente: Twisty è inquietante anche quando non fa nulla. La serie gli regala inoltre un retroscena devastante che amplifica il senso di tragedia. È proprio questa combinazione di compassione e orrore che lo rende più disturbante di Pennywise: Twisty sembra reale, possibile, umano. Ed è questo che spaventa davvero.

    3. Kent / Il Demone-Clown – Clown (2014)

    In Clown (2014), Eli Roth e Jon Watts trasformano un costume da clown in un vero incubo corporeo. Kent è un padre amorevole che indossa un vestito trovato in soffitta… salvo scoprire che si tratta di una pelle demoniaca che inizia lentamente a fondergli addosso. Il film è un body-horror spietato, dove la metamorfosi procede in modo fisicamente nauseante e psicologicamente devastante.

    La lenta trasformazione di Kent in una creatura affamata di bambini è una delle idee più disturbanti mai applicate al mito del clown. Non c’è ironia, non c’è gioco: c’è solo l’inevitabilità della corruzione, del decadimento, dell’identità che si dissolve sotto un trucco che diventa carne. Clown non punta sulle jump scare, ma su un horror viscerale che si attacca allo stomaco. Pennywise è un mostro eterno; Kent è un uomo che diventa mostro. Ed è infinitamente peggiore.

    4. Il Clown della cameretta – Poltergeist (1982)

    La scena del clown in Poltergeist (1982) è una delle sequenze horror più celebri e traumatiche della storia del cinema. Nonostante compaia poche volte, il pupazzo-clown è diventato simbolo di un terrore “domestico”, infantile e archetipico: quello delle cose che dovrebbero rassicurare e che invece osservano, aspettano, respirano quando la stanza è buia.

    Il pupazzo è inquietante proprio perché è un oggetto inanimato – o almeno così dovrebbe essere. Il film gioca magistralmente sulla paura della camera da letto come luogo vulnerabile: il clown è sempre lì, immobile, finché non decide di muoversi. L’attacco improvviso è un’esplosione di puro panico, perfetta esecuzione del concetto “il tuo peggiore incubo d’infanzia prende vita”. Pennywise parla, ride, si trasforma; il clown di Poltergeist invece non ha bisogno di nulla. Sta fermo. Ti guarda. E aspetta.

    5. Doom-Head – 31 (2016)

    Miguel Lobo interpreta Doom-Head in 31 (2016), probabilmente il personaggio più inquietante mai creato da Rob Zombie. Non è un clown sovrannaturale né un mostro ultraterreno: è un assassino perfettamente umano, metodico, intelligente e completamente privo di empatia. La pittura facciale lo rende ancora più sinistro, una maschera di morte che contrasta con la lucidità psicologica delle sue parole.

    Doom-Head è disturbante perché sceglie la violenza, la teatralizza, la trasforma in performance. Le sue sequenze di apertura e chiusura sono monologhi da brividi, recitati con una calma glaciale che lo rende infinitamente più reale di molti villan horror. Rob Zombie costruisce un mondo di clown assassini, ma Doom-Head è quello che non dimentichi: un clown senza risate, un killer che usa il trucco come arma psicologica. È l’orrore umano nella sua forma più pura, e dunque la più difficile da affrontare.

    6. The Laughing Clown — Amusement (2008)

    Amusement (2008) è un antologico sottovalutato, ma il segmento del Laughing Clown è talmente inquietante da essere diventato cult a sé. Il clown, con il suo costume rigido e la risata fissata sulla maschera, è un personaggio che sembra uscito da un incubo carpenteriano. Non parla, si limita a muoversi lentamente, invadendo la casa della protagonista con una calma glaciale.

    La forza del clown di Amusement sta proprio nella messa in scena minimalista: pochi suoni, poche parole, niente spiegazioni. Solo un antagonista che incarna l’idea di “predatore silenzioso”, un boogeyman che ha scelto il trucco da clown per amplificare la sensazione di estraneità. Il segmento è un piccolo capolavoro di tensione: slow burn, ma micidiale. Non è il più famoso della lista, ma è uno dei più efficaci. Pennywise è spettacolare; il Laughing Clown è spaventosamente plausibile.

    7. Killer Klowns — Killer Klowns from Outer Space (1988)

    Per quanto possa sembrare assurdo, Killer Klowns from Outer Space (1988) contiene alcuni dei clown più disturbanti di sempre. Certo, il tono è camp e volutamente esagerato, ma proprio questo contrasto rende i clown alieni incredibilmente inquietanti. Le loro maschere enormi, gli occhi vitrei, le movenze innaturali e soprattutto gli strumenti di morte travestiti da giocattoli creano un’estetica da incubo surreale.

    I clown di questo film sono creature predatrici che imitano la comicità umana solo per manipolare e uccidere. Ti fanno ridere un secondo e rabbrividire quello dopo. La loro crudeltà “gioiosa” rende tutto ancora più disturbante: non hanno motivazioni, non hanno emozioni, non hanno limiti. Sono pura caricatura del male.

    È uno di quei casi in cui l’ironia non attenua l’horror, ma lo amplifica. Pennywise è terrificante, sì, ma almeno è coerente: questi sono alieni travestiti da clown. E qualcosa dentro di noi sa che è ancora peggio.

    8. Stitches — Stitches (2012)

    In Stitches (2012), il clown interpretato da Ross Noble è il binario perfetto tra commedia nera, vendetta soprannaturale e gore creativo. Stitches è un clown fallito, maldestro e detestato dai bambini che intrattiene. Dopo una morte assurda durante una festa, ritorna dall’aldilà per vendicarsi degli ormai adolescenti responsabili della sua fine.

    Il film mescola humour britannico e violenza grafica con una disinvoltura sorprendente, ma ciò che rende Stitches inquietante è la sua imprevedibilità. È un clown che crede sinceramente nel proprio ruolo comico, e proprio per questo la sua crudeltà appare ancora più fuori luogo, quasi infantile. Le sue uccisioni, ispirate agli attrezzi tradizionali dei clown, hanno un sapore grottesco che scava nello spettatore un misto di disgusto e risata nervosa. Stitches non è elegante come Pennywise, non è mutevole come Art: è uno zombie-clown rancoroso e completamente fuori controllo. Terribile — e indimenticabile.

    9. Clown Porcellana — The Houses October Built (2014)

    Nel found footage The Houses October Built (2014), il clown porcellana è uno dei volti più inquietanti dell’horror moderno. Non parla, non corre, non grida: osserva. La sua maschera rigida, bianca, dall’espressione infantile e vuota, è un potente richiamo alle paure ataviche del teatro mascherato.

    La storia segue un gruppo di amici in cerca delle attrazioni horror più estreme; ben presto si rendono conto che alcune di queste attrazioni non sono “gioco”, ma vere reti criminali. Il clown porcellana diventa simbolo di questo confine invisibile tra spettacolo e pericolo reale. La sua presenza è talmente inquietante da apparire quasi rituale: un segno, una minaccia, un presagio.

    Pennywise ti parla, ti seduce, ti attira con la sua teatralità. Il clown porcellana, invece, non dice niente. Non deve. È l’assenza di spiegazione che lo rende devastante.

    10. Smiling Half-Mask Clown — Haunt (2019)

    Haunt (2019) è uno dei migliori horror degli ultimi anni ambientati durante Halloween, e il clown dalla mezza maschera sorridente è uno dei villain più spaventosi del film. La maschera rigida, mezza sorriso e mezza neutralità, è già di per sé disturbante, ma il vero colpo di scena è ciò che c’è sotto: un viso deformato e inquietante che rende il costume quasi rassicurante in confronto.

    Il clown di Haunt non è sovrannaturale, ma umano — il che lo rende ancora più pericoloso. Si muove con calma, precisione, come se ogni gesto fosse parte di un rituale. Il film gioca magistralmente sulla tensione crescente, sulla violenza fisica e sulla sensazione che ogni regola del “parco dell’orrore” sia stata spezzata.

    Se Pennywise è teatro, questo clown è realtà: un assassino che usa la maschera non per nascondersi, ma per farti abbassare la guardia.

  • Da “Five Nights at Freddy's 2” a “Super Mario Galaxy”: i sequel basati sui videogiochi che stiamo aspettando di più

    Da “Five Nights at Freddy's 2” a “Super Mario Galaxy”: i sequel basati sui videogiochi che stiamo aspettando di più

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Tra film, serie TV e anime, il mondo dei videogiochi è diventato oggi una delle miniere d’oro più importanti per Hollywood e per lo streaming.

    Dopo il successo di adattamenti come The Last of Us, Fallout e Five Nights at Freddy’s, l’industria ha finalmente capito che i videogiochi non sono più “materiale di nicchia”, ma universi narrativi complessi con fanbase gigantesche e storie perfette per diventare franchise multimilionari.

    E il 2025 – 2026 si prospetta come una vera e propria nuova era d’oro: sequel, nuovi adattamenti, ritorni attesissimi e progetti ambiziosissimi stanno per arrivare sul grande e piccolo schermo. Dai platform Nintendo ai survival horror, dagli FPS agli RPG distopici, questa lista raccoglie gli 11 sequel tratti da videogiochi più attesi, tra cinema, TV e anime.

    1. Five Nights at Freddy’s 2 (4 Dicembre 2025)

    Dopo l’enorme successo del primo film, Five Nights at Freddy’s 2 è ufficialmente uno dei sequel più attesi dagli amanti dell’horror videoludico. La pellicola dovrebbe addentrarsi più a fondo nella lore della saga creata da Scott Cawthon, introducendo nuovi animatronics e puntando su atmosfere ancora più claustrofobiche. Il primo film aveva diviso la critica ma conquistato il pubblico, soprattutto quello più giovane: ora Five Nights at Freddy’s 2 ha l’occasione di superare i limiti del capitolo inaugurale e di diventare un vero horror di culto. Tra flashback inquietanti, nuovi misteri e una mitologia sempre più complessa, il sequel potrebbe essere la prima vera trasposizione capace di catturare pienamente la follia onirica del gioco originale.

    Se cerchi un altro horror contemporaneo che gioca con l’idea di “creature tecnologiche che prendono vita”, recupera M3GAN (2022), perfetto per chi ama quella miscela di ironia, tensione e terrore pop.

    2. Fallout – Stagione 2 (17 Dicembre 2025)

    La seconda stagione di Fallout è una delle produzioni più attese di Prime Video dopo il trionfo della prima. L’adattamento riesce a mescolare ironia, violenza e satira politica proprio come i videogiochi, e la Season 2 promette di esplorare nuove fazioni, nuovi Vault e nuove zone della Wasteland. Il finale della prima stagione ha lasciato aperte almeno tre linee narrative, tutte potenzialmente esplosive. Oltre a questo, la qualità di produzione altissima e l’impegno showrunner–Bethesda fanno sì che ogni nuovo episodio sia praticamente un evento. Fallout – Season 2 ha tutte le carte in regola per diventare uno dei migliori adattamenti videoludici mai realizzati, ampliando il suo mondo con un tono più cupo e una satira ancora più feroce.

    Se ami le distopie ironiche e brutali, prova Snowpiercer (2020–2024), che esplora società post-apocalittiche con satira e world-building corposo.

    3. Return to Silent Hill (22 Gennaio 2026)

    Return to Silent Hill segna il ritorno del franchise horror più influente della storia dei videogiochi. Basato su Silent Hill 2, considerato da molti il miglior survival horror di sempre, il film promette una visione più psicologica, adulta e disturbante. Il regista Christophe Gans torna dopo il film del 2006, e l’obiettivo è chiaro: ricreare l’atmosfera malata, malinconica e metafisica del gioco. Piramid Head, nebbia, colpa, memoria e trauma faranno da cardine narrativo. Se il film riuscirà davvero a catturare l’essenza del gioco, potremmo trovarci di fronte al primo adattamento horror davvero “autoriale” tratto da un videogioco. Return to Silent Hill è uno dei progetti più rischiosi… e per questo uno dei più attesi. Se cerchi un altro horror psicologico basato sulla colpa e sulla memoria, guarda Jacob’s Ladder (1990), film che ha influenzato profondamente Silent Hill stesso.

    4. The Super Mario Galaxy Movie (1 Aprile 2026)

    Dopo l’esplosione mondiale di Super Mario Bros. – Il Film (2023), il progetto The Super Mario Galaxy Movie è uno dei sequel animati più chiacchierati e attesi. L’idea di portare sullo schermo Rosalinda, gli Osservatori, i Luma e l’immaginario cosmico di Super Mario Galaxy è già sufficiente per far impazzire i fan. La produzione Illumination/Nintendo promette un film più maturo, visivamente ambizioso e narrativamente ricco rispetto al primo. Le tematiche legate al destino, alla solitudine e al sacrificio potrebbero aprire profondità emotive mai viste nel franchise cinematografico. Se gestito bene, The Super Mario Galaxy Movie potrebbe essere non solo un sequel, ma un nuovo punto di riferimento per l’animazione mainstream.

    Se ti piacciono i film d’animazione che espandono universi videoludici in chiave cosmica, dai una chance a Ralph Spaccatutto 2 – Ralph Spacca Internet (2018).

    5. Mortal Kombat 2 (8 Maggio 2026)

    Mortal Kombat 2 continua la storia iniziata nel reboot del 2021 e ha già promesso di introdurre personaggi amatissimi come Johnny Cage. Il tono sarà più serio, più violento e più fedele al gioco, con fatalities spettacolari e un approccio più corale. La saga cinematografica sta finalmente abbracciando la sua natura estrema e sopra le righe, puntando su combattimenti creativi e world-building espanso. Questo sequel è determinante: può trasformare la nuova era cinematografica di Mortal Kombat in un vero franchise competitivo, con un’identità chiara che unisce nostalgia, fanservice e ambizione visiva. Mortal Kombat 2 si preannuncia come uno dei film action più discussi dell’anno di uscita.

    Se vuoi un’altra saga action videoludica esplosiva, recupera Tekken: Bloodline (2022), che rende bene l’adrenalina dei combattimenti.

    6. The Angry Birds Movie 3 (29 Gennaio 2027)

    Nonostante parta da un videogame “semplicissimo”, The Angry Birds Movie 3 è in realtà attesissimo dal pubblico family e da chi ama l’animazione slapstick. Il terzo capitolo promette di essere più esagerato, più colorato e più musical del solito. La saga ha dimostrato di saper sorprendere con un umorismo intelligente e un ritmo narrativo da cartoon classico. Questa volta gli autori sembrano intenzionati a espandere l’universo degli uccellini arrabbiati con nuovi mondi, nuovi nemici e un tono leggermente più avventuroso. The Angry Birds Movie 3 è l’esempio perfetto di come anche un brand apparentemente “piccolo” possa diventare un franchise transgenerazionale.

    Se preferisci commedie animate tratte da brand videoludici, prova The SpongeBob Movie: Sponge Out of Water (2015), ironico e sorprendentemente creativo.

    7. Sonic the Hedgehog 4 (19 Marzo 2027)

    La saga di Sonic the Hedgehog (2020) è diventata un fenomeno pop sorprendente, riuscendo a far convivere live-action, CGI, comicità e adrenalina. Sonic the Hedgehog 4 prosegue questa scia e dovrebbe includere nuovi personaggi iconici dei giochi, oltre a portare avanti la storyline iniziata con Shadow. L’universo si sta ampliando e Sega sembra voler creare una vera “Sonic Cinematic Universe”. L’estetica sempre più curata e la chimica tra i personaggi garantiscono un sequel all’altezza, mentre il coinvolgimento diretto dei fan attraverso easter egg e riferimenti ludici rende ogni film un piccolo evento. Sonic the Hedgehog 4 ha il potenziale per essere il capitolo più spettacolare della saga.

    Se ami film live-action/CGI ricchi di ritmo e personalità, guarda Detective Pikachu (2019), uno dei migliori esempi del genere.

    8. A Minecraft Movie 2 (23 Luglio 2027)

    Dopo un percorso produttivo complesso, A Minecraft Movie 2 è finalmente uno dei sequel più attesi in assoluto, soprattutto dal pubblico più giovane. L’universo di Minecraft è un terreno narrativo enorme, perfetto per espandere la lore, introdurre biomi nuovi e giocare con miti e creature del gioco. Il primo film (2025) ha fatto da “introduzione”, ma il seguito potrebbe essere quello che definisce davvero una mitologia cinematografica coerente. La grande domanda è: riuscirà il secondo capitolo a dare al mondo cubettoso un’anima narrativa forte? Le potenzialità ci sono tutte. L’attesa è enorme e A Minecraft Movie 2 potrebbe diventare uno dei film family più visti dell’anno.

    Se ti piacciono mondi immaginari che prendono vita in chiave family-friendly, recupera The Lego Movie 2 (2019), perfetto per chi ama creatività e costruzione narrativa.

    9. Devil May Cry – Stagione 2 (2026)

    Dopo il successo della prima stagione prodotta da Netflix, Devil May Cry – Stagione 2 promette di scatenare ancora più demoni, più azione e più estetica gotica. L’anime è riuscito a catturare la personalità carismatica di Dante e la poetica esagerata del videogioco, con una direzione artistica che unisce anime classico e modernità visiva. La stagione 2 dovrebbe introdurre nuovi demoni, nuovi livelli di potere e dinamiche familiari che i fan attendono da anni. Se manterrà il ritmo serrato e l’umorismo graffiante, potrebbe diventare uno dei migliori adattamenti anime di un videogame. Devil May Cry – Stagione 2 è un vero regalo per chi ama l’action sovrannaturale ad alto tasso di spettacolarità.

    Se vuoi un altro anime action sovrannaturale con estetica gotica, prova Hellsing Ultimate (2006–2012), stiloso, feroce e visivamente potentissimo.

    10. The Last of Us – Stagione 3 (2027)

    Con The Last of Us – Stagione 3, HBO continua uno dei suoi progetti narrativi più ambiziosi. La stagione dovrebbe coprire eventi ancora più maturi, dolorosi e complessi, ampliando le tematiche emotive del rapporto tra Ellie e Joel (o delle sue conseguenze). Il successo della serie dimostra che i videogiochi possono essere fonte di drama televisivo di prima qualità: ora la terza stagione potrebbe affrontare territori moralmente più grigi, ampliando world-building e conflitti. Visivamente ricca, recitata in modo magistrale e narrativamente precisa, The Last of Us – Stagione 3 è destinata a diventare uno degli eventi televisivi più discussi alla sua uscita.

    Se cerchi un altro survival narrativo e drammatico, recupera Station Eleven (2021–2022), una delle serie più mature e poetiche sul post-apocalisse.

    11. Cyberpunk: Edgerunners – Stagione 2 (2026)

    Cyberpunk: Edgerunners – Stagione 2 è uno dei sequel più desiderati dagli appassionati di anime. La prima stagione ha conquistato pubblico e critica con una storia devastante, visivamente esplosiva e narrativamente impeccabile, capace di ridare vita al brand Cyberpunk dopo un lancio complicato del videogioco. Il ritorno potrebbe esplorare nuove parti di Night City, nuovi personaggi e nuove tragedie emotive, mantenendo lo stile neon-punk che l’ha resa iconica. Con Studio Trigger ancora al timone, Cyberpunk: Edgerunners – Stagione 2 ha il potenziale per diventare uno dei migliori anime degli ultimi anni, unendo azione e sensibilità tragica in modo unico.

    Se ti affascinano storie neon-punk che uniscono tragedia e adrenalina, guarda Blade Runner: Black Lotus (2021), un’espansione noir del mondo di Blade Runner.

  • “The Mighty Nein”: una guida per principianti all'ultima serie animata di Critical Role

    “The Mighty Nein”: una guida per principianti all'ultima serie animata di Critical Role

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    The Mighty Nein (2025) è appena arrivata su Prime Video ed è il nuovo grande tassello dell’universo animato di Critical Role. Se il titolo ti dice poco ma hai visto The Legend of Vox Machina (2022 - in corso) o ti incuriosisce l’idea di una serie fantasy adulta “nata” da una campagna di Dungeons & Dragons, questa guida è per te: niente gergo da super-fan, solo quello che ti serve per capire se far partire play.

    Al momento la prima stagione è in corso: tre episodi sono già disponibili, il quarto arriva proprio il 26 novembre 2025 e i restanti seguiranno ogni mercoledì fino al 22 dicembre, sempre su Prime Video.

    Chi sono i Critical Role?

    Critical Role nasce come show web in cui un gruppo di doppiatori professionisti gioca a Dungeons & Dragons in streaming, trasformando una normale campagna da tavolo in una saga fantasy corale lunga centinaia di ore. Dal 2015 in poi, intorno al Dungeon Master Matthew Mercer e al suo cast (Laura Bailey, Liam O’Brien, Sam Riegel, Marisha Ray, Ashley Johnson, Taliesin Jaffe, Travis Willingham) si è costruita una community globale di fan, i “Critters”.

    Il successo è stato tale da portare alla nascita di un vero studio (Critical Role Productions / Metapigeon) e a un accordo con Amazon: da lì è arrivata prima The Legend of Vox Machina, che adattava la campagna 1, e ora The Mighty Nein, che porta in animazione la campagna 2, ambientata una ventina d’anni dopo gli eventi della serie precedente.

    La cosa importante, se parti da zero: non serve aver visto centinaia di ore di actual play per seguire la serie. The Mighty Nein è pensata come porta d’ingresso autonoma nel mondo di Exandria.

    Di cosa parla "The Mighty Nein"?

    La serie è un fantasy adulto ambientato sul continente di Wildemount, nel mondo di Exandria, in un momento di tensione altissima: l’Impero Dwendalian e la Dinastia Kryn sono a un passo dalla guerra.

    L’evento scatenante è il furto di un artefatto potentissimo, il Luxon Beacon, un reliquiario in grado di manipolare le anime e la stessa struttura della realtà. Quando il Beacon finisce nelle mani sbagliate, il continente rischia di precipitare nel caos.

    In mezzo a questo scenario politico e magico enorme c’è un gruppo di sbandati: criminali, disadattati, persone con segreti molto poco eroici alle spalle. Sono loro i Mighty Nein, costretti – quasi per caso – a diventare la variabile impazzita del conflitto. Non sono i “prescelti” perfetti da high fantasy classico: sono gente con traumi, colpe, dipendenze, che si ritrova a fare la cosa giusta spesso per puro istinto… o per salvare la propria pelle.

    Se ti piace l’idea di un party più vicino a un heist movie che al Il Signore degli Anelli (2001), sei nel posto giusto.

    Chi sono i Mighty Nein?

    La serie introduce gradualmente il cast, scegliendo un approccio più “mirato” rispetto alla campagna originale: nelle prime puntate l’attenzione è concentrata su Caleb Widogast, Nott the Brave e Beauregard, con gli altri che entrano in scena man mano.

    • Caleb Widogast – mago umano tormentato, con una magia di fuoco spettacolare e un passato traumatico che lo lega ai Volstrucker, la rete segreta di assassini maghi al servizio dell’Impero. Nella versione originale è doppiato da Liam O’Brien, in italiano da Emiliano Coltorti.
    • Nott the Brave – goblin ladra, ma anche alcolizzata cronica, capace di alternare comicità slapstick a momenti di dolore molto crudo: uno dei personaggi che più mettono in chiaro il tono adulto della serie. In originale è Sam Riegel, in italiano David Chevalier. 
    • Beauregard “Beau” Lionett – monaca investigatrice della Cobalt Soul, ruvida, sarcastica, perfetta per chi ama le protagoniste bisbetiche con un cuore più morbido di quanto vogliano ammettere. Interpretata in lingua originale da Marisha Ray, mentre in italiano da Rossa Caputo, adattatrice e direttrice del doppiaggio della serie. 
    • Fjord Stone – mezzo orco warlock con un patto misterioso legato a una creatura marina: incarna tutto il gusto di Critical Role per i patron occulti e i debiti di potere. La voce originale è di Travis Willingham, mentre in italiano Fabrizio De Flaviis. 
    • Mollymauk “Molly” Tealeaf – tiefling blood hunter e performer da circo, flamboyant fino all’eccesso, tra tarocchi, mantelli e frasi da rockstar del fantasy (“I am your god! Long may I reign!”). Nella serie animata è il classico personaggio che entra in scena a rubare la camera: coloratissimo, sfacciato, ma con segreti profondi che ne fanno uno dei filoni emotivi più interessanti. Doppiato in lingua originale da Taliesin Jaffe, mentre in italiano da Stefano Crescentini. 
    • Jester Lavorre – chierica tiefling devota a un dio più caotico che santo (il Traveler): sembra la comic relief del gruppo, con disegni, scherzi e dolci, ma la sua fede distorta e il rapporto col suo patron diventano presto uno dei fili narrativi più intriganti. È il personaggio di Laura Bailey, mentre in italiano la ritroviamo con la voce di Letizia Scifoni.
    • Yasha Nydoorin – guerriera taciturna e apparentemente inaccessibile, segnata da un lutto profondo: quando entra in azione è una forza della natura, ma la serie punta anche a scrostare piano piano la sua maschera da “bruta silenziosa”. Nel doppiaggio originale a darle vita è Ashley Johnson, mentre in italiano da Guendalina Ward. 

    Accanto al party vero e proprio c’è poi Essek Thelyss, mago drow della Dinastia Kryn. Un personaggio ambiguo, immerso nelle macchinazioni politiche tra Impero e Dinastia, ma mosso anche da motivazioni molto intime legate alla malattia della madre. L’adattamento animato ne amplia da subito il ruolo, facendone una delle chiavi di lettura del conflitto più “alto” della serie e un possibile ponte tra fan storici e nuovi spettatori. A doppiarlo troviamo lo stesso Dungeon Master Matthew Mercer, mentre in italiano è segnato dai toni caldi di Flavio Aquilone.

    Uno dei punti di forza dell’adattamento è proprio questo: invece di ricreare pedissequamente la campagna, la serie adatta il materiale, scegliendo cosa tenere, cosa spostare e cosa riscrivere per costruire un arco emotivo più compatto, soprattutto sui legami tra i personaggi e sulle figure chiave come Essek.

    Che tono ha la serie? Più dark di "Vox Machina", ma sempre divertente

    Se hai già visto The Legend of Vox Machina, preparati a cambiare leggermente registro. The Mighty Nein è ancora un fantasy avventuroso pieno di combattimenti, magia spettacolare e battute, ma sceglie un approccio più cupo e introspettivo: episodi di circa 45 minuti, ritmo meno frenetico e molto più spazio per i flashback e per i traumi dei personaggi.

    Dal punto di vista visivo, resta il marchio di fabbrica Titmouse: animazione dinamica, combattimenti leggibili, un’estetica fantasy che flirta apertamente con l’anime. Ma il mood è più “adult drama” che “cartone sboccato”: niente paura, le parolacce e il sangue ci sono, ma sono al servizio di una storia che punta a lungo termine, non solo al meme del momento.

    Devo aver visto "The Legend of Vox Machina" o giocato a "D&D"?

    In breve: no, ma aiuta.

    The Mighty Nein è ambientata nello stesso mondo di Vox Machina, ma su un altro continente e 20 anni dopo. I riferimenti alla serie precedente e al lore di Exandria ci sono, ma funzionano come bonus per chi li coglie, non come prerequisito per capire cosa sta succedendo.

    Stesso discorso per Dungeons & Dragons: le classi, gli incantesimi, i concetti di “patron” o di “religione fantasy” arrivano dalla 5a edizione del gioco, ma nella serie vengono integrati nel racconto in modo abbastanza intuitivo. Se hai familiarità con l’RPG riconoscerai certi momenti (“questo è chiaramente un tiro fallito”), altrimenti li vivrai semplicemente come scelte di messa in scena.

    Più che sulle regole del gioco, la serie punta sul fascino dei personaggi e su un’impostazione narrativa che ricorda una campagna lunga: archi emotivi, trame politiche che si stratificano, piccoli indizi seminati per payoff futuri.

    È la serie giusta per me?

    Guardala se…

    • ti piacciono i fantasy seri ma non seriosissimi, con un equilibrio tra dramma, politica, magia e umorismo;
    • hai amato Vox Machina e vuoi qualcosa di più ambizioso e character-driven nello stesso mondo;
    • sei incuriosito da Critical Role ma l’idea di recuperare ore e ore di actual play ti spaventa: questa è una porta d’accesso molto più gestibile;
    • cerchi una serie animata adulta che non sia solo supereroi (tipo Invincible) o dark fantasy iper-cinico, ma un racconto corale su traumi, seconde possibilità e famiglia trovata.

    Forse non fa per te se…

    • preferisci storie autoconclusive e non hai voglia di seguire una trama a lungo raggio;
    • cerchi solo comicità esplosiva alla Vox Machina: qui il ritmo è più lento e la componente emotiva molto più centrale.

    The Mighty Nein è, di fatto, la conferma che il “modello Critical Role” funziona anche fuori dal tavolo di gioco: un universo coerente, personaggi imperfetti ma irresistibili, un’animazione solida e una scrittura che non ha paura di prendersi il suo tempo.

    Per i fan storici è l’occasione di rivedere una campagna amata in una nuova veste; per i curiosi che arrivano da Prime Video è un ottimo punto d’ingresso nel fenomeno Critical Role, senza dover tirare un solo d20.

    Se ti intriga l’idea di seguire un gruppo di reietti che, loro malgrado, finisce a salvare il mondo, vale la prova: metti in coda The Mighty Nein, recupera eventualmente Vox Machina se ti appassiona l’universo, e tieni d’occhio il calendario delle uscite per non perderti i prossimi episodi.

  • Prima di "Wicked – For Good”: 10 film musical con un sequel di successo

    Prima di "Wicked – For Good”: 10 film musical con un sequel di successo

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Guardando ai dati del botteghino, Wicked – Parte 2 ha già superato se stesso. Nel weekend di apertura, il capitolo finale diretto da Jon M. Chu ha incassato più del suo predecessore uscito nel 2024. Il film, basato sull'opera teatrale musicale con musiche e testi di Stephen Schwartz su libretto di Winnie Holzman, è diventato l'adattamento cinematografico di Broadway di maggior successo di tutti i tempi.

    In questo capitolo Cynthia Erivo e Ariana Grande tornano a interpretare rispettivamente Elphaba e Glinda, la strega cattiva dell'Ovest e la strega buona del Nord. Ma questa volta le due amiche sono separate e costrette a convivere con le conseguenze delle loro scelte. Un classico del genere che ha catturato milioni di spettatori in tutto il mondo che ne conoscono a memoria ogni brano, da “Defying Gravity” a “Popular” e che in questa nuova pellicola verranno sorpresi da nuovi  numeri musicali.

    JustWatch ha stilato la classifica dei 10 musical con un sequel di successo.

    10. Grease 2 (1982)

    Sono ancora troppi a non sapere che un classico del cinema come Grease (1978) ha all'attivo un sequel con un cast del tutto nuovo rispetto all'originale. A partire da Michelle Pfeiffer nei panni di Stephanie, membro delle Pink Ladies e fidanzata del leader dei T-Birds. Ma l'incontro con il timido Michael (Maxwell Caulfield) manda all'aria la sua vita.

    Non siamo neanche lontanamente ai livelli del film con John Travolta e Olivia Newton-John, ma Grease 2 nelle sue quasi due ore di durata sa come difendersi. Il motivo è semplice: la pellicola di Patricia Birch è un concentrato di intrattenimento leggero immerso nelle atmosfere degli anni '80. Anche qui non mancano coreografie e brani originali come “Cool Rider” intonata da una giovanissima Pfeiffer, “Girl For All Seasons” o “We're Gonna Score Tonight”. Se ti sono piaciuti Hairspray – Grasso è bello (2007) e Cry-Baby (1990), devi dare una chance al film.

    9. Pitch Perfect 2 (2015)

    Un successo al botteghino superiore all'originale fa entrare di diritto Pitch Perfect 2 nella nostra classifica. Questa volta, dopo un'esibizione disastrosa davanti al presidente Obama, le Barden Bellas vengono sospese dai circuiti americani. Per riconquistare il loro onore decidono di iscriversi al campionato mondiale di canto a cappella, scontrandosi con le Das Sound Machine.

    Tornano l'umorismo e le dinamiche di gruppo che hanno caratterizzato Pitch Perfect (2012), così come la musica. Il vero motore del film che qui si arricchisce di nuovi arrangiamenti – come “Riff-Off” e “Flashlight” - e tematiche come la separazione e la preoccupazione per il futuro, che non sono mai prive di un tocco di leggerezza. Se ti sei divertito a guardare Lemonade Mouth (2011), non puoi perderti questo classico moderno.

    8. Camp Rock 2: The Final Jam (2010)

    Nel 2008 Camp Rock è stato un successo travolgente per un pubblico di adolescenti che si sono innamorati delle canzoni del film, da “Play My Music” a “This Is Me”. Ma due anni dopo la magia si è duplicata con il sequel Camp Rock 2: The Final Jam. I due protagonisti, Mitchie (Demi Lovato) e Shane (Joe Jonas), tornano al campo estivo dove si erano conosciuti e scoprono che, dall'altra sponda del lago è sorto Camp Star. Un campo rivale che attira molti studenti e che porta a una sfida musicale per decidere chi resterà in attività.

    Non c'è nulla di particolarmente innovativo nella trama di questo secondo capitolo, ma è palese come la produzione abbia investito per rendere i numeri musicali più elaborati e numerosi. Una pellicola energica e frizzante che mantiene alto l'entusiasmo e ci regala 15 brani nuovi di zecca da cantare in allegria spalmati nel corso di 97 minuti, da “Brand New Day” passando per “Heart and Soul”. E mentre Camp Rock 3 è stato già confermato, puoi recuperare i primi due film. Specie se ti è piaciuto A Cinderella Story: Once Upon a Song (2011).

    7. High School Musical 2 (2007)

    Ci troviamo di fronte a uno di quei sequel che riescono ad eguagliare e addirittura superare l'originale. High School Musical 2 è la gioia di ogni fan che non chiedono altro di poter continuare ad amare le storie e le canzoni intonate dai loro beniamini. La trama riprende le fila del primo film ed esplora ulteriormente la linea romantica tra Troy (Zac Efron) e Gabriella (Vanessa Hudgens) mentre i protagonisti devono formare un numero musicale da portare alla serata dei talenti che si terrà al country club in cui lavorano. Inutile sottolineare che nel mezzo ci saranno amicizie e relazioni messe alla prova.

    Un'ora e quaranta minuti circa in cui la qualità delle esibizioni e dei numeri musicali è alta, anche grazie al cambio di ambientazione che dai corridoi della scuola si sposta negli spazi del country club. Se dovessimo scegliere dei momenti chiave del film, sarebbero le esibizioni sulle note di "Bet On It", "Gotta Go My Way"e "Fabulous" che fanno della colonna sonora di questo sequel un successo duraturo. Da non perdere se hai amato Glee (2009).

    6. Il re leone 2 - Il regno di Simba (1998)

    Se Il re leone (1994) era ispirato all'Amleto di Shakespeare, il suo sequel, Il re leone 2 - Il regno di Simba, guarda a Romeo e Giulietta. Questa volta l'azione è incentrata su Kiara, figlia di Simba, che stringe amicizia con un giovane leone cresciuto dai fedeli del defunto Scar. Un legame che deve superare la rivalità tra i due branchi per riportare la pace.

    Un sequel che parla di perdono mentre approfondisce il rapporto padre/figlia e ci ricorda di non fermarci alle apparenze. Anche se i brani non hanno la forza di quelli scritte da Elton John e Tim Rice, in 81 minuti si susseguono canzoni – da “He Lives in You” a “We Are One” passando per “Love Will Find a Way” - che hanno saputo lasciare un segno facendo della pellicola un ottimo sequel che merita di essere visto.

    5. Il ritorno di Mary Poppins (2018)

    Julie Andrews nei panni della bambinaia più famosa di tutti i tempi è un'icona difficile da eguagliare. Nel 2018 il guanto di sfida lo ha impugnato Emily Blunt ne Il ritorno di Mary Poppins. Una pellicola ambientata a Londra 25 anni dopo i fatti raccontati nell'originale. Ora Michael Banks è un padre di tre figli che ha appena perso la moglie e rischia di perdere anche la casa. È per questo che la magica tata decide di tornare in città per riportare la gioia nella sua  famiglia.

    Un sequel rispettoso dell'originale che, però, non ha paura di esprimere la sua unicità e offrire un'esperienza di divertimento e allegria. Merito anche degli elaborati numeri musicali e delle nuove canzoni che vedono protagonista Blunt insieme a Lin-Manuel-Miranda, così come Angela Lansbury e Dick Van Dyke. Una pellicola di oltre due ore ricca di sequenze visivamente suggestive avvolte da un senso di calore e positività. Se hai amato Pomi d'ottone e manici di scopa (1971), non puoi perderti Il ritorno di Mary Poppins.

    4. Frozen 2 – Il segreto di Arendelle (2019)

    Che "Let It Go" sia diventato un classico istantaneo non c'è dubbio. Ma è anche vero che le storie di Elsa, Anna, Kristoff, Olaf e Sven hanno continuato a riscontrare il favore del pubblico anche in Frozen 2 - Il segreto di Arendelle. Un film ambientato tre anni dopo gli eventi del primo, in cui i protagonisti intraprendono un viaggio verso la foresta incantata per scoprire l'origine dei poteri di Elsa e svelare un antico mistero che minaccia il regno di Arendelle.

    Un sequel dichiaratamente ambizioso che ha l'obiettivo di eguagliare il successo dell'originale (e di superarlo). Per farlo sceglie di affidarsi a una trama più cupa che mette al centro personaggi più maturi. Anche il versante musicale non è da meno come dimostrato da "Into the Unknown", "Show Yourself" e "Lost in the Woods". Se ti sono piaciuti Raya e l'ultimo drago (2021) e Dragon Trainer 2 (2014), Frozen 2 non ti deluderà.

    3. Mamma Mia! Ci risiamo (2018)

    Un po' sequel e un po' prequel. Con Mamma Mia! Ci risiamo, la storia di Donna (Meryl Streep/Lily James) e Sophie (Amanda Seyfried) si muove tra presente e passato grazie a una serie di flashback che raccontano di come la protagonista abbia conosciuto ciascuno dei tre “padri” in un'estate indimenticabile. Se Mamma Mia! (2008) è stato un trionfo di pubblico e critica, questo secondo capitolo non è stato da meno.

    Il merito è dato da una struttura narrativa costruita con intelligenza e da un'idea originale di fondo che esalta e amplia quanto raccontato nel primo film. Quasi due ore di numeri musicali irresistibili, dall'omonima “Mamma Mia” a “Dancing Queen” e “Fernando” fino a “When I Kiss The Teacher” che ne hanno fatto un seguito dal successo più che meritato. Se ti sei emozionato guardando Across the Universe (2007) e Yesterday (2019), puoi star certo che Mamma Mia! Ci risiamo ti ruberà il cuore.

    2. Sing 2 - Sempre più forte (2021)

    Uno dei film di animazione degli ultimi anni più riuscito che vedrete in circolazione. Il panda Buster Moon e i suoi cantanti hanno un sogno: esibirsi nel leggendario Redshore City. Per realizzarlo devono convincere a far tornare sul palco una leggenda del rock, il leone Clay Calloway. Se già Sing (2016) era uno spasso, con Sing 2 - Sempre più forte il regista e sceneggiatore Garth Jennings si è superato portando il racconto a dei livelli ancor più alti in termini di messa in scena e musiche.

    Un film che parla dell'importanza di mettere da parte la paura e superare i propri limiti, quelli che spesso ci autoimponiamo. La colonna sonora e le sequenze musicali sono da capogiro e nel corso di 110 minuti spaziano da “Girl on Fire” a “I Still Haven't Found What I'm Looking For” e “I Say a Little Prayer” regalando intrattenimento ed emozioni. Da recuperare se ti è piaciuto Trolls 2: World Tour (2020).

    1. Sister Act 2 - Più svitata che mai (1993)

    Per farti rendere conto di quanto Sister Act 2 - Più svitata che mai abbia lasciato un segno indelebile in chiunque lo abbia visto, ti basta sapere che la sequenza del concerto sulle note di “Oh Happy Days” ha raggiunto quota 78 milioni di visualizzazioni su YouTube. La riprova di quanto il film musicale con Whoopie Goldberg sia un successo senza pari e senza tempo. Questa volta la sua Deloris Van Cartier torna a vestire i panni di suor Maria Claretta per insegnare musica a una classe di liceali indisciplinati e svogliati, salvando la scuola parrocchiale dalla chiusura.

    Tra le scene cult impossibile poi non citare quella che vede Lauryn Hill intonare “Joyful Joyful” che lascia poi spazio a una sequenza corale trascinante. A oltre 30 anni dalla sua uscita, il film continua a collezionare fan e a dimostrare che se le storie sono scritte tenendo a mente l'importanza delle emozioni, il pubblico le premierà. Poco più di un'ora e 40 minuti di energia, commozione, divertimento e gioia.

  • I migliori film italiani di sempre: 10 capolavori da vedere almeno una volta

    I migliori film italiani di sempre: 10 capolavori da vedere almeno una volta

    Andrea Ballerini

    Andrea Ballerini

    Editor a JustWatch

    Sono passati 80 anni dall’uscita nelle sale italiane di Roma città aperta, il capolavoro post-bellico di Roberto Rossellini. Il film neorealista inaugurava l’epoca d’oro del cinema italiano, che sarebbe continuata per tre decenni. In questo periodo, il nostro cinema era sulla bocca di tutti, ispirando alcuni dei registi che avrebbero fatto la storia come Martin Scorsese e David Lynch.

    In occasione di questo anniversario, ci è sembrato opportuno presentarvi la nostra lista con i migliori film italiani di sempre. Questi 10 capolavori sono da vedere almeno una volta nella vita, anche se consigliamo di vederli almeno una volta all’anno. Abbiamo selezionato i titoli in base alla loro iconicità, al valore tecnico e scegliendo solamente un film per regista.

    10. Gomorra (2008)

    Prima de La grande bellezza, Gomorra aveva fatto riaccendere i riflettori internazionali sul cinema italiano. Il film di Matteo Garrone tratto dall’omonimo romanzo di Roberto Saviano è un connubio perfetto tra due generi che hanno reso grande il cinema del Bel paese: il film crime e il neorealismo. La pellicola esplora il contesto criminale della Camorra, ma nel farlo lascia da parte l’epicità di classici come Il padrino (1972) e Scarface (1983). Qui siamo di fronte alla realtà dura e cruda, raccontata in maniera simile in film come City of God (2002) e Il profeta (2009). Gomorra (2008) si posiziona al decimo posto perché le sue atmosfere nichiliste potrebbero lasciare turbati alcuni spettatori.

    9. La battaglia di Algeri (1966)

    Il realismo di Gomorra (2008) non si perde con la posizione numero 9, il classico di Gillo Pontecorvo La battaglia di Algeri. Il film è stato un manuale visivo sia per i rivoluzionari di mezzo mondo che per alcune agenzie governative, ovviamente per scopi diametralmente opposti. Il film narra il processo di decolonizzazione dell’Algeria dal controllo francese e lo fa con un taglio realista incredibile. Sembrano immagini in diretta più che le sequenze di un film, grazie all’uso della camera a mano e di attori non professionisti. La fama di questo capolavoro è tale che il film ha fatto un piccolo cameo in Una battaglia dopo l’altra (2025) di Paul Thomas Anderson. Il nono posto è dovuto allo spirito vintage dell’opera.

    8. La grande bellezza (2013)

    La grande bellezza (2013) è uno dei film simbolo del cinema italiano del 21esimo secolo. Vincitrice dell’Oscar al Miglior film straniero, la pellicola di Paolo Sorrentino sembra offrire solo forma all’inizio. Lo stile estetico del regista è indiscusso, tra carrellate sublimi e una fotografia senza paragoni. I rimandi al cinema felliniano sono espliciti, ma La grande bellezza (2013) non è una brutta copia de La dolce vita, come vorrebbero i suoi detrattori. È un ritratto dei tempi che corrono, dove noia, apatia e decadenza fanno da padrone. Questo titolo colpirà in particolare chi ama film riflessivi come Before Sunset - Prima del tramonto (2004) e Synecdoche, New York (2009). Seppur magistrale, La grande bellezza (2013) non va oltre l’ottavo posto per la sua lunghezza, forse eccessiva.

    7. Non essere cattivo (2015)

    Pur non essendo uno dei registi più prolifici della storia, Claudio Caligari era sicuramente uno dei più talentuosi di sempre. Tre sono i film che compongono la sua filmografia e Non essere cattivo è il titolo che chiude la trilogia con Amore Tossico (1983) e L'odore della notte (1998). Ci troviamo sempre in ambiti crime come in Gomorra (2008), anche se qui il focus è molto più ristretto. La tragica vicenda tra droga, crimine e redenzione vede protagonisti Cesare (Luca Marinelli) e Vittorio (Alessandro Borghi), due giovani criminali comuni. Oltre alle prove immense degli attori, Non essere cattivo (2015) brilla per il taglio registico di Caligari e per una storia ricca di emozioni che non vi lascerà indifferenti. Se non fosse per i film che lo seguono, Non essere cattivo (2015) potrebbe essere facilmente in vetta.

    6. Roma città aperta (1945)

    80 anni portati divinamente per Roma città aperta (1945), un film iconico che si posiziona al sesto posto. Solamente per il ritmo, a volte troppo posato. Come per La battaglia di Algeri (1966), Roberto Rossellini costruisce una pellicola che sa di documentario. Il suo è un cinema istantaneo che racconta la realtà quotidiana della capitale sotto l’occupazione nazi-fascista. Il tutto a due anni dall’effettiva fine della guerra. Un pilastro del neorealismo, Roma città aperta (1945) contiene l’interpretazione eccellente di Anna Magnani, la cui corsa alla fine del film è ormai leggendaria. Se amate film di guerra ultra realistici come Va' e vedi (1985), dovreste considerare il classico di Rossellini per la vostra prossima visione.

    5. Nuovo Cinema Paradiso (1988)

    Con l’arrivo degli anni ‘80, il fasto del cinema italiano iniziava a scemare, a eccezione del cinema horror. Il cinema d’autore, però, non si dava per vinto e l’uscita di Nuovo Cinema Paradiso riportava in alto le speranze. Con una colonna sonora da bocca aperta di Ennio Morricone e la visione unica di Giuseppe Tornatore, il film non poteva che essere un capolavoro. Tuttavia, oltre agli aspetti tecnici perfetti, Nuovo Cinema Paradiso (1988) vive delle sue emozioni, costruendo un amalgama di nostalgia e allegria mai visto prima. Seppur i suoi fan vorrebbero non finisse mai, questa pellicola supera i 150 minuti di visione e ciò potrebbe lasciare indeciso qualcuno. Per questo motivo, Nuovo Cinema Paradiso (1988) si ferma al quinto posto.

    4. Suspiria (1977)

    Suspiria è sulla bocca di tutti quando si parla di horror. Il capolavoro di Dario Argento ha stupito il mondo con i suoi colori sgargianti e le morti agghiaccianti che porta sullo schermo. Estetica e violenza si fondono nel cinema argentiano, con ogni inquadratura che potrebbe essere tranquillamente un quadro. A completare l’opera ci pensano la colonna sonora psichedelica dei Goblin e una prova eccellente di Jessica Harper nei panni della protagonista. Suspiria (1977) si ferma a un passo dal podio perché adatto a un pubblico con lo stomaco forte. Tuttavia, se perdete la testa per horror al neon come Mandy (2018) e Bliss (2019), Suspiria (1977) è uno degli apripista di questa tipologia.

    3. Il conformista (1971)

    Se si parla di iconicità e pregio tecnico, ci sono pochi film che possono competere con Il conformista. Dopo la visione del capolavoro di Bernardo Bertolucci non potrete non sognare la fotografia espressionista di Vittorio Storaro. I colori del film non sono solo pura estetica, ma trasmettono le emozioni che la storia suscita. Come per La grande bellezza (2013), Il conformista (1971) non si ferma a mero spettacolo visivo. Al contrario, esplora la tendenza del fascismo a creare e a prediligere persone conformiste, che obbediscono senza fiatare. Il podio era scontato, anche se ho lasciato il film di Bertolucci sul gradino più basso. Se l’aspetto tecnico può competere ad armi pari con i due film successivi, questi ultimi battono Il conformista (1971) come simboli del nostro cinema.

    2. Il buono, il brutto, il cattivo (1966)

    Il buono, il brutto, il cattivo ha rivoluzionato il western con il suo revisionismo all’italiana, sancendo il trionfo di Sergio Leone come uno dei registi più rappresentativi dello Stivale. Come per Nuovo Cinema Paradiso (1988), ritroviamo l’epicità di Ennio Morricone. Le sue musiche si sposano perfettamente con il cinema di Leone, mitologico e vasto. Il buono, il brutto, il cattivo (1966) è irresistibile anche per la sua trama ricca di emozioni, dalle risate più chiassose al terrore più puro. Il podio è il minimo accettabile, anche se il film di Leone non riesce a scalare la vetta a causa di un signore chiamato Federico Fellini.

    1. La dolce vita (1960)

    Se si parla di cinema italiano, Fellini è da sempre il non plus ultra. La sua filmografia è piena zeppa di capolavori e di film iconici e sceglierne uno non è stato facile. Tuttavia, La dolce vita rappresenta appieno il suo spirito di cineasta, a cavallo tra quotidianità e surrealismo. Potremmo stare qui in eterno a elencare tutti gli elementi che rendono La dolce vita (1960) un capolavoro senza se e senza ma. La fotografia celestiale, la prova iconica di Marcello Mastroianni, la sequenza iniziale con la statua di Gesù, le musiche di Nino Rota, Anita Ekberg nella Fontana di Trevi: impossibile fermarsi. La posizione numero uno era forse scontata, ma è per questo che si chiamano ovvietà.

  • Da “Good Boy” a “DogMan”: i 10 migliori film dove il cane… non muore!

    Da “Good Boy” a “DogMan”: i 10 migliori film dove il cane… non muore!

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Dite la verità, quante volte vedendo un film – soprattutto un horror – in cui sbuca il simpatico muso di un cane, avete temuto per la sua sorte? Un rapporto quello tra cinema e animali a quattro zampe che ha una lunga storia. Basti pensare ad Alice in Wonderland, cortometraggio diretto da Cecil Hepworth nel 1903 in cui facciamo la conoscenza Blair, considerato il primo cane a comparire in un film.

    La lista è poi lunga: dal leggendario Lassie fino a Rin Tin Tin, passando per un'altra icona degli anni '90 come Beethoven, protagonista dell'amata saga. Come non citare poi i cani di Keanu Reeves in John Wick (2014), oppure il cucciolo di bovaro salvato da Christian Bale in Equilibrium (2002), il fedele Akita Inu visto nello strappalacrime Hachiko (2009) o l'impavido Indy protagonista assoluto di Good Boy.

    Se la regola d'oro a Hollywood è “non fate mai morire i cani”, JustWatch ha stilato la classifica delle 10 migliori pellicole in cui il miglior amico dell’uomo non muore.

    10. Prey (2022)

    In Prey di Dan Trachtenberg, la protagonista è Naru (Amber Midthunder), al suo fianco c’è Sarii, il suo fedele cane. Insieme, si ritrovano ad affrontare una minaccia letale: dallo spazio profondo arriva un temibile Predator, che sconvolge la vita della sua tribù. Tra location meravigliose e azione mozzafiato, quello di Trachtenberg è un ritorno alle origini del franchise. Il film sfrutta al meglio due elementi: l'ambientazione selvaggia e la protagonista dal sangue comanche, alle prese con una caccia tesa e brutale dove l'astuzia vince sulla forza. Menzione al finale che entusiasma e non delude le aspettative. Se sei un fan della saga sci-fi iniziata nel 1987 con Predator, non puoi non vedere questo capitolo. 

    9. Io e Lulù (2022)

    L'esordio alla regia di Channing Tatum (affiancato dall'amico Reid Carolin) è esaltato dall'amore per i cani. Protagonista l'ex soldato Jackson Briggs, affetto da disturbo da stress post-traumatico, che accetta di scortare Lulù, una problematica cagnolina - anch'essa ex militare - al funerale del suo padrone. I due intraprendono un avventuroso viaggio, catartico ed emozionante. Alla fine, il loro legame sarà indissolubile. Divertente, poetico e sicuramente commovente, Io e Lulù illumine il rapporto d'amicizia tra i due protagonisti, sottolineando quanto i cani possano essere fondamentali per mitigare depressione e stress. Se ti sei emozionato guardando Attraverso i miei occhi (2019) con Milo Ventimiglia, questo road movie non sarà da meno.

    8. Chi è senza colpa (2014)

    Quando si parla di alchimia cinematografica tra uomo e cane, non può non venire in mente Chi è senza colpa. Tutto merito della coppia vincente composta da Tom Hardy e un cucciolo di pitbull. Il film di Dennis Lehane - ispirato al racconto “Animal Rescue” - mette al centro un’amicizia “approvata” addirittura dall'American Humane Association, che ha applaudito il legame tra i due. Nonostante la presenza nel film anche di Noomi Ra e e James Gandolfini, è il "binomio uomo-cane" a rubare la scena e a formare il legame più toccante in un avvincente crime-drama. Ambientato nel sottobosco criminale di Brooklyn, il film inizia proprio quando il protagonista Bob salva un cucciolo abbandonato, sfidando così la malavita locale. Se ti affascinano le storie criminali ambientate nella Grande Mela come 1981: Indagine a New York (2014) con Oscar Isaac, non perdere il film di Lehane.

    7. Snatch – Lo strappo (2000)

    L’eclettismo di Guy Ritchie per uno dei cult movie di inizio Millennio. Snatch – Lo strappo, con protagonista Brad Pitt, intreccia una serie di storie criminali ambientate nella Londra dei bassifondi, dove si mischiano diamanti rubati, truffe, scommesse clandestine e personaggi eccentrici. Tra i personaggi principali anche un simpatico Staffordshire Bull Terrier, che ingoia proprio il prezioso diamante. Scena cult: il “cattivissimo” Tony di Vinnie Jones che si rifiuta di sparargli affermando: “Tutti ma non i cani”. Un film brillante e frenetico, in cui violenza, ironia e stile visivo si fondono. Dietro la coltre pop, una commedia criminale che non rinuncia ad essere emotiva. Se hai adorato i 7 Psicopatici (2012) di Martin McDonagh, preparati a divertirti con la banda di Guy Ritchie.

    6. DogMan (2023)

    Forse il film “definitivo” sul valore della fedeltà secondo gli amici a quattro zampe. Luc Besson, come da tradizione, cambia ancora registro e tono: per DogMan sceglie l'estetica pulp per raccontare l'epopea di un outsider, ossia Douglas (Caleb Landry-Jones), un uomo emarginato e segnato da un’infanzia violenta, che trova rifugio e amore nei suoi cani (decine e decine), usandoli come mezzo di riscatto e di vendetta contro una società crudele. Diverse le razze presenti in scena, seguite sul set da numerosi addestratori nascosti dietro la scenografia. Ovviamente i cani si riveleranno decisivi ai fini della sceneggiatura, diventando parte integrante. Un film cupo e intenso, ma anche emotivo e poetico, ben supportato dalla dolorosa prova di Caleb Landry-Jones. Se Léon (1994) è il tuo film preferito del regista francese, DogMan non ti deluderà.

    5. Gli spiriti dell’isola (2022)

    Gli animali sono centrali né Gli spiriti dell’isola di Martin McDonagh. Enfatizzano l'anima pura del protagonista, Pádraic, interpretato da Colin Farrell. Con lui, oltre ad un simpatico asino, anche uno splendido Border Collie, vispo, intelligente ed elegante. Al centro della trama la rottura inspiegabile tra Pádraic e Colm (Brendan Gleeson), una volta amici inseparabili. Una divisione improvvisa che sconvolge la vita di un piccolo villaggio irlandese. Il cane di Pádraic rappresenta la lealtà incondizionata. La sua presenza silenziosa raffigura una forma pura di affetto in un mondo dominato da disillusione e conflittualità. Splendide location e prove magistrali del cast per un film ironico e umano, ben racchiuso nel finale che non esclude il protagonista a quattro zampe rendendolo una figura risolutiva e fondamentale. Se hai apprezzato il talento di Colin Farrell ne La ballata di un piccolo giocatore, ti conquisterà anche ne Gli spiriti dell’isola.

    4. Good Boy (2025)

    Lo ha chiarito subito il regista Ben Leonberg: il cane Indy, protagonista di Good Boy, alla fine della pellicola non muore. Sarebbe stato assurdo il contrario, perché il film, tra i più interessanti ed emozionanti horror recenti, esalta la fedeltà e l'amore di questi animali, pronti ad affrontare qualunque pericolo pur di difendere l'amico umano. Good Boy narra di un'infestazione soprannaturale, vista attraverso gli occhi di un cane (un Nova Scotia Duck Tolling Retriever che appartiene davvero al regista). Il film illumina con poesia e commozione l'elaborazione della perdita, si sofferma sul tema del coraggio e sulla necessità di lasciar andare le persone amate. Se ami gli horror alternativi con protagonisti cani come Cujo (1983), film tratto dal romanzo di Stephen King, non perderti il lungometraggio di Ben Leonberg.

    3. Il silenzio degli innocenti (1991)

    Che ci fa una barboncina cotonata in uno dei film thriller-horror più inquietanti di sempre? Chiedetelo alla tirocinante dell'FBI Clarice Starling (Jodie Foster) che, ne Il silenzio degli innocenti di Jonathan Demme, ha il compito di interrogare il famigerato cannibale Dr. Hannibal Lecter (Anthony Hopkins) nella speranza di ottenere informazioni su un serial killer a piede libero. Con l'aiuto di Lecter, Clarice riesce a rintracciare l'inafferrabile Buffalo Bill e a salvare la sua ultima vittima. Per fortuna, nonostante lo spargimento di sangue, la dolce cucciola Precious riesce a sopravvivere. Una pellicola impeccabile, che unisce tensione e intelligenza, senza rinunciare al terrore più puro. Straordinario Anthony Hopkins nei panni di un personaggio tanto malvagio quanto elegante. Se sei rimasto sconvolto da Seven (1995), non perderti il film di Demme.

    2. C'era una volta a... Hollywood (2019)

    La violenza scenica è uno dei capisaldi narrativi di Quentin Tarantino. Eppure, il regista ha più volte detto che quella sugli animali e sui cani non è contemplata. In C'era una volta a... Hollywood accanto alla star in declino Rick Dalton (Leonardo DiCaprio) e la sua controfigura Cliff Booth (Brad Pitt) troviamo la pitbull Brandy. I tre incrociano personaggi reali come Sharon Tate e Charles Manson, ma sarà proprio Brandy “il fedele cane di Cliff” a sbrogliare la situazione, rivelandosi una vera e propria deus ex machina. Il nono film di Tarantino è anche uno dei suoi migliori, capace di riscrivere con arguzia e passione una pagina oscura e controversa della storia americana. Un'opera evocativa e carismatica, come i suoi protagonisti. Se ami le storie che parlano di cinema come Bowfinger (1999) con Steve Martin, la pellicola di Tarantino fa al caso tuo.

    1. Umberto D. (1952)

    Capolavoro neorealista italiano firmato da Vittorio De Sica su sceneggiatura di Cesare Zavattini. Umberto D. segue il girovagare di un anziano (interpretato da Carlo Battisti, attore non professionista) che, tra povertà e solitudine cerca di conservare la propria dignità. Sullo sfondo una Roma impassibile appena uscita dalla guerra. Ad affiancarlo, l'unico affetto sincero: quello del suo cagnolino Flaik. Sarà proprio il cane a salvargli la vita in un finale toccante e memorabile. Oltre ad essere riconosciuta universalmente come una delle pietre miliari del cinema, la pellicola di De Sica sintetizza il significato di amore tra uomo e cane. Un amore salvifico, nonché antidoto contro l'indifferenza sociale. Se ti sei emozionato con il film francese del 2008 con Jean-Paul Belmondo, Un uomo e il suo cane, l’opera di De Sica ti farà piangere a dirotto.

  • Da “Zootropolis” a “Toy Story”: 10 film Disney con un concept originale più dark di quanto pensi

    Da “Zootropolis” a “Toy Story”: 10 film Disney con un concept originale più dark di quanto pensi

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Si fa presto a dire film per bambini. Dietro la magia, il sogno e l'immaginazione, molti lungometraggi Disney – e Disney Pixar – in principio erano decisamente diversi rispetto al risultato finale. Spesso, in fase di scrittura, il pitch è ancora work-in-progress: ci vuole tempo per essere aggiustato e, a volte, addirittura riscritto. 

    Basti pensare a La bella e la bestia, capolavoro del 1991. I primi storyboard mostravano una versione più fiabesca e più convenzionale del soggetto, lontana dai toni gotici che hanno poi contraddistinto il 30° Classico Disney. Come non pensare poi a Zootropolis (2016): l'idea di partenza prevedeva addirittura di inserire in sceneggiatura un collare elettrico per addomesticare i predatori. Un elemento decisamente inquietante, poi eliminato durante la produzione.

    Partendo proprio dall'oscuro soggetto di Zootropolis, JustWatch ha stilato una classifica dei 10 film Disney con un concept molto più dark di quanto si pensi.

    10. Zootropolis (2016)

    Lo spunto narrativo di Zootropolis partiva dall'utilizzo dei collarini elettrici, destinati ai predatori. Un concept estremo, considerando che la volpe Nick Wilde, inizialmente, avrebbe dovuto gestire un rifugio illegale nel quale liberava gli animali dalla costrizione. Altra nota: la coniglietta Judy Hopps non era la protagonista, ma una semplice spalla.

    Il team produttivo della Disney pensava inizialmente che il controverso oggetto sarebbe stato un ottimo espediente narrativo, ma dopo diverse proiezioni di test i feedback furono decisamente negativi. Basti pensare che tra le scene eliminate c'è anche “la festa dell'addomesticamento” del piccolo Morris, un orsetto polare poi tagliato dal montaggio finale. Se hai amato gli animali antropomorfi di Troppo Cattivi (2022), Zootropolis è il film perfetto per te.

    9. Le follie dell'imperatore (2000)

    Una vera e propria commedia brillante quella di Mark Dindal. Eppure, Le follie dell'Imperatore, in origine, era molto differente. Il progetto era stato sviluppato con il titolo Kingdom of the Sun, e sarebbe dovuto essere il tentativo di reinterpretare Il principe e il povero di Mark Twain. In questa versione, Kuzco — sempre imperatore — avrebbe scambiato la propria identità con quella di un popolano a lui somigliante.

    Il personaggio sarebbe comunque stato trasformato in un lama, ma in circostanze molto diverse e decisamente più cupe. Yzma, antagonista della storia, non avrebbe voluto punire Kuzco per averla licenziata: il suo obiettivo originale era addirittura distruggere il sole. Il film sarebbe stato comunque interessante, ma di certo molto meno divertente rispetto al montaggio definitivo. Se sei un fan degli outsider animati in stile Rango (2011), Le follie dell'imperatore è il titolo che devi rivedere.

    8. Alla ricerca di Dory (2016)

    Cambio in corsa, in casa Pixar, durante la realizzazione de Alla ricerca di Dory. Il lieto fine, infatti, non era originariamente preventivato. Accanto ai protagonisti storici – Dory, Nemo e Marlin – compaiono anche alcuni nuovi personaggi, strappati alla prigionia del Marine Life Institute in California: lo squalo balena Destiny, la beluga Bailey e il polipo Hank. Tutti salvati, tutti restituiti alla vita. Eppure, dietro il finale, si nasconde un’ombra che pochi conoscono.

    I nuovi personaggi rischiavano in origine un destino molto diverso: sarebbero rimasti indietro, abbandonati per sempre all’interno del Marine Life Institute. È stato Blackfish (2013), con la sua denuncia straziante della vita in cattività delle balene, a cambiare tutto: il documentario ha colpito profondamente i dirigenti Disney, costringendo i creativi a rielaborare il tutto. Scelta saggia. Se ti sei commosso con Alla ricerca di Nemo (2003), non puoi perderti questo sequel.

    7. Il Re Leone (1994)

    Un concept ancora più oscuro di quello finale, plasmato da Roger Allers e Rob Minkoff? Esatto. Perché se la morte di Mufasa ha segnato intere generazioni, la scena madre de Il Re Leone doveva essere ancora più spietata ed esplicita. Scar, in prima stesura, non aveva alcun legame di sangue con la famiglia di Simba: doveva essere un leone solitario, violento e sanguinario. L'iconica dipartita di Mufasa era ben diversa: Scar lo uccideva spezzandogli il collo.

    Più in generale, le prime versioni del film erano estreme e sicuramente meno adatte alle famiglie. Al centro doveva esserci una cruenta battaglia tra leoni e babbuini, mentre Rafiki sarebbe dovuto essere un ghepardo. Quando Minkoff sostituì George Scribner alla regia le cose cambiarono. È restata la tragedia, ma addolcita e poeticizzata. Se adori Kimba – Il Leone Bianco (1997), Il Re Leone è il film che fa per te.

    6. Toy Story (1995)

    Sì, assurdo solo pensarlo: un evil Woody. Eppure, nelle prime versioni di Toy Story, il cowboy di pezza era stato pensato come un vero cattivo: uno sceriffo autoritario, egoista e aggressivo nei confronti degli altri giocattoli, vantandosi di essere il preferito di Andy. La scelta derivava dalle richieste di Jeffrey Katzenberg, allora presidente della Disney, che voleva un tono più adulto e cinico.

    Quando una versione preliminare del film venne mostrata ai dirigenti la reazione fu negativa: rimasero talmente scioccati da sospendere la produzione. A sbrogliare la situazione ci pensò John Lasseter, che rielaborò la storia che tutti noi abbiamo amato. Se ti sei divertito con i giocattoli di Small Soldiers (1998), non perderti Toy Story.

    5. Frozen - Il regno del ghiaccio (2013)

    Il più grande trionfo della Disney dal punto di vista degli incassi aveva un concept decisamente più oscuro. In origine, Elsa — la futura regina dei ghiacci — era stata concepita come la vera antagonista, pronta a tormentare Anna, molto più vulnerabile. A cambiare il pitch fu la regista Jennifer Lee, che ripensò completamente il personaggio, partendo dal significato del brano “Let It Go”.

    Alla fine Elsa, da cattiva, divenne una sorella maggiore profondamente umana. Questo cambiamento ha permesso al film di introdurre una dinamica insolita per i Classici Disney: non una storia romantica, ma il legame affettivo tra due sorelle. Se La Sirenetta (1989) è il tuo film Disney preferito, amerai Frozen.

    4. Mulan (1998)

    Come per Frozen, anche in Mulan il romanticismo non è il filo conduttore. Pur essendoci alcuni accenni al legame affettivo tra la protagonista e il capitano Li Shang, l’opera si conclude con un semplice accenno, senza essere il fulcro della trama. Il vero motore del percorso di Mulan è il desiderio di proteggere e onorare la famiglia Fa, prendendo il posto del padre nella guerra contro gli Unni.

    Ciononostante, nelle prime versioni della storia era prevista una scena in cui Mulan e Shang risultavano promessi sposi tramite un matrimonio combinato. In questo scenario alternativo, sarebbe stato il rifiuto di Mulan a questo accordo — e non l’amore per suo padre — a spingerla ad arruolarsi nell’esercito. Una scelta del genere avrebbe reso il personaggio molto meno eroico e ne avrebbe indebolito la trama, per cui questo pitch venne abbandonato durante la produzione.Se ti sei emozionato con Pocahontas (1995), l'eroismo di Mulan è quello che fa per te.

    3. Monsters & Co. (2001)

     Monsters & Co. del 2001 ruota attorno a due legami affettuosi: la complicità tra Sulley e Mike, e il rapporto quasi paterno che Sulley sviluppa con la piccola Boo, una bambina smarrita a Mostropoli. Eppure, nelle prime fasi dello sviluppo, nulla di tutto ciò esisteva: né l’ironia di Mike, né l’innocenza di Boo, né la dolce amicizia che oggi definisce la trama. La versione originale della storia era infatti molto più cupa, quasi un contrappunto inquietante ai toni vivaci del film.

    Il protagonista non era un mostro, ma un adulto tormentato. Una notte, iniziano a comparirgli delle creature deformi: mostri generati dai disegni che faceva da bambino, ora distorti dai suoi rimpianti e dalle sue paure irrisolte. Proprio come in Canto di Natale di Dickens. Difficile immaginare i coloratissimi e caotici abitanti di Mostropoli immersi in un simile scenario, dominato non dall’umorismo ma da un viaggio interiore carico di ombre. Se ti sei divertito con i mondi assurdi di Cattivissimo Me (2010), Monsters & Co. è il titolo giusto.

    2. Il gobbo di Notre Dame (1993)

    Tra i Classici Disney più dark, Il Gobbo di Notre Dame originariamente era ancora più nero. Lo sceneggiatore Tab Murphy racconta che, nelle prime idee, era prevista una storia d’amore tra Quasimodo ed Esmeralda. Tuttavia, la decisione di rendere Febo una figura più eroica e centrale portò naturalmente ad annullare il torbido triangolo tra i tre personaggi.

    Altra cosa: per venire incontro alle richieste della Disney, una delle prime modifiche riguardò la figura di Frollo: invece di mantenerlo arcidiacono, come nel romanzo, fu trasformato in un giudice, così da evitare possibili controversie religiose. Se adori i toni oscuri della Disney in stile Il Pianeta del Tesoro (2002), Il Gobbo di Notre Dame è il film animato adatto a te.

    1. Oliver & Company (1988)

    Uno dei Classici Disney più tristi della storia era, inizialmente, ancora più drammatico. Chiamato Oliver and the Dodger, l'amicizia tra il gatto soriano e un gruppo di cani randagi di New York aveva ben altre note, molto più crude. La prima stesura vedeva i due dobermann di Sykes – il villain del film, uno spietato usuraio – uccidere i genitori di Oliver, con il gatto poi intenzionato a vendicarsi. Una linea di trama ben diversa. 

    E non finisce qui. Prima del licenziamento di Richard Rich come co-regista, la lavorazione prevedeva anche un'altra drammatica scena: il senzatetto Fagin avrebbe dovuto rapire un panda dallo zoo. Davvero troppo! Se ami l'animazione di Lilli e il vagabondo (1955), Oliver & Company è il titolo per te.

  • 25 novembre: film e serie TV sulla violenza di genere che tutti dovrebbero vedere

    25 novembre: film e serie TV sulla violenza di genere che tutti dovrebbero vedere

    Giovanni Berruti

    Giovanni Berruti

    Editor a JustWatch

    Oggi è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Un appuntamento, quello del 25 novembre, che ci invita a fare un punto su un problema strutturale, non fatto di casi isolati, e ad essere più propensi per un cambiamento culturale profondo.

    Una riflessione che purtroppo sembra ancora non avere riscontri concreti. 

    Basti pensare ai drammatici femminicidi che riempiono quotidianamente le pagine di cronaca e i servizi dei telegiornali, che con il passare degli anni sembrano aumentare vertiginosamente. Un bollettino che fa veramente paura, con dei numeri pari a quella di una vera e propria guerra. Raccontare la violenza di genere è fondamentale. È un compito da cui il cinema non si è mai sottratto, con artisti che da tutto il mondo hanno saputo mettere in scena un tema estremamente delicato, spaziando tra linguaggi e punti di vista. Le storie possono essere inventate di sana pianta o rielaborate da fatti realmente accaduti, ma la potenza del messaggio non cambia. Proprio di recente, per esempio, a due anni dal delitto che sconvolse l’Italia (e non solo), è stata annunciata la realizzazione di un film sulla storia di Giulia Cecchettin, Se domani non torno. È fondamentale dar voce alle vittime di una tragedia collettiva affinché non smettano mai di essere al centro del dibattito, soprattutto per sensibilizzare le generazioni che verranno. In occasione del 25 novembre, ecco alcuni film e serie televisive da riscoprire, che hanno cercato di raccontare una vera e propria piaga della società, con le relative dinamiche che continuano ad alimentarla.

    Il mio nome è Nevenka (2025)

    Da poco in sala come evento speciale, Il mio nome è Nevenka (2025) è un film necessario al dibattito. Arriva dalla Spagna la pellicola di Icíar Bollaín, raccontando la storia vera di Nevenka Fernández, una giovane consigliera comunale che trovò il coraggio di denunciare per molestie sessuali il suo capo, il sindaco di Ponferrada. Una pellicola che riporta al centro dei riflettori un caso che sconvolse il paese all’inizio del nuovo millennio, che sancì la prima condanna inflitta a un politico spagnolo, e che ancora oggi riesce a porre l’attenzione su quanto possa essere ancora oggi alto il prezzo per una donna che decide di non restare in silenzio e di opporsi a dei soprusi di questo tipo. Da non perdere.

    C’è ancora domani (2023)

    Opera prima di Paola Cortellesi, tra i più grandi casi cinematografici italiani degli ultimi anni. Ambientata nella Roma del secondo dopoguerra, C’è ancora domani (2023) racconta la storia di Delia (Cortellesi), sposata con un uomo violento e madre di tre figli, e della ricerca della forza per opporsi a un destino apparentemente segnato. Un film in bianco e nero, che pur muovendosi nel passato è capace di raccontare in maniera lampante il presente, ancora segnato da drammatici episodi di violenza domestica nei confronti delle donne. È diventata una pellicola manifesto, tanto che alcune frasi sono finite sui cartelli delle manifestazioni che si sono tenute in tutta Italia in seguito all’uccisione di Giulia Cecchettin, e a una di queste ha persino preso parte la stessa Cortellesi.

    Mia (2023)

    La vita di una famiglia viene sconvolta dall’ingresso nelle loro vite del ragazzo di Mia, la figlia adolescente. Un manipolatore, un violento, che non si farà alcuno scrupolo a distruggere la vita della quindicenne, a partire dal controllo ossessivo che comincerà a esercitare su di lei. È un film scomodo quello di Ivano De Matteo, doloroso e decisamente efficace sul piano emotivo, che parla di stalking, di violenza psicologica e di revenge porn, offrendo una fotografia realistica di quanto possano essere insidiose e pericolose le relazioni tossiche. Ma Mia (2023) è anche la storia di due genitori, interpretati da Edoardo Leo e Milena Mancini, della loro impotenza, soprattutto di un padre che sembra non sapere più come proteggere sua figlia da un amore malato.

    Adolescence (2025)

    Tra i titoli più discussi dell’anno, Adolescence (2025) è stata un pugno nello stomaco per tutti. Magistralmente interpretata da Stephen Graham, anche nelle vesti di co-creatore, e dal giovanissimo Ewan Cooper, all’epoca delle riprese quattordicenne, racconta la storia di un femminicidio, affrontando diversi temi come il bullismo, la misoginia e l’istigazione alla violenza. 

    Quattro episodi in cui lo spettro della violenza di genere è tangibile e che invitano a riflettere sulle radici di un odio verso le donne sempre più diffuso e, soprattutto, sempre più a portata di clic per i giovanissimi. Una miniserie che affronta il lato oscuro dell’adolescenza e la sfida dei genitori dei nostri giorni, soprattutto nell’educare al rispetto e all’amore verso il prossimo.

    Angela (2025)

    Una storia di violenza domestica. Dietro la facciata perfetta della vita di Angela, sposata con due figlie, si nasconde infatti un matrimonio sbagliato, in cui si ritrova vittima di manipolazione e soprusi. Angela (2025) è un thriller psicologico di sei episodi, capace di tenerti incollato allo schermo, offrendo costantemente quella sensazione che tutto possa degenerare irreversibilmente da un momento all’altro. Una miniserie spagnola che altro non è che un viaggio disturbante e claustrofobico, in cui ogni scelta può risultare determinante per la stessa sopravvivenza. Nonostante possa essere a volte un po’ sopra le righe, sa essere terribilmente attuale.

    Per Elisa – Il caso Claps (2023)

    La miniserie che ricostruisce l’omicidio di Elisa Claps. Basato sul libro “Sangue sull’altare” di Tobias Jones, Per Elisa – Il caso Claps (2023) si focalizza sulla travagliata battaglia condotta da Gildo Claps e dalla sua famiglia per fare luce sulla scomparsa della sorella Elisa e per assicurare il suo assassino alla giustizia. Sei episodi per la regia di Marco Pontecorvo per far luce su uno dei femminicidi più sconvolgenti mai conosciuti dalla storia recente del nostro paese, una fiction che ha ottenuto un gran seguito sin dal suo debutto su Rai Uno.

    Alba (2021)

    Alba è vittima di uno stupro. È una serie molto forte, che ripercorre la parabola di una giovane donna, la cui esistenza viene sconvolta dopo aver subito una violenza di gruppo. Un dramma coinvolgente che esplora le terribili conseguenze di un atto criminale contrapposte alla sete di verità e di giustizia della protagonista. Adattamento spagnolo di una celebre serie turca, Alba (2021) è composta da tredici episodi, ed è importante guardarli per riflettere sulle molteplicità della violenza di genere e per sensibilizzare sull’importanza del non restare in silenzio e di denunciare, nonostante le difficoltà che purtroppo troppe donne conoscono ancora oggi.

    Unbelievable (2019)

    Marie racconta di essere stata violentata. Ma non viene creduta. Tra le miniserie più interessanti mai realizzate negli ultimi anni, Unbelievable (2019) racconta l’odissea di uno stupro, del calvario di una giovane donna, che si ritrova ad affrontare lo scetticismo della polizia e delle persone a lei vicine. Oltre agli effetti giudiziari dell’indagine, capace di agganciare il pubblico nel corso degli otto episodi, si sofferma molto sul lato emotivo, raccontando anche le possibili ripercussioni nel privato delle vittime di uno stupro. Un titolo indispensabile, consigliato a chi è alla ricerca di una storia basata su fatti reali, tra introspezione e indagine poliziesca, e soprattutto per l’approccio delicato nel racconto di temi che sono ancora all’ordine del giorno.

    Nome di donna (2018)

    Tra la filmografia di Marco Tullio Giordana c’è stato spazio anche per la violenza di genere. Stavolta per quella perpetrata sul luogo di lavoro. Con Nome di donna (2018) il regista de I cento passi (2000) e La meglio gioventù (2003) racconta la storia di Nina (Cristiana Capotondi), una donna che dopo aver trovato un impiego presso una prestigiosa clinica per anziani trova il coraggio di denunciare il dilagante abuso di potere maschile al suo interno con le relative violenze fisiche e psicologiche perpetrate nei confronti delle donne, da sempre coperte da un grande muro di omertà. Un film che ancora oggi è terribilmente attuale, considerato che secondo una ricerca ISTAT sono quasi due milioni le donne, tra i 15 e i 70 anni, ad aver subito almeno una volta una forma di molestia sul lavoro nel corso della vita.

    Io ci sono (2016)

    Cristiana Capotondi è di nuovo protagonista di un altro film di denuncia. Io ci sono (2016) ripercorre la vera storia di Lucia Annibali, giovane avvocatessa, sfregiata con l’acido su mandato dell’uomo con cui aveva avuto una relazione tormentata. Oggi Lucia è uno dei simboli della violenza di genere, e questa pellicola tratta dal suo libro è un film che parla di tragedia e di speranza, mettendo in scena il coraggio di una donna che nonostante il dolore subito non si è mai voluta arrendere, andando in prima linea contro il suo aguzzino e ritrovando la forza di ricominciare una nuova vita. Una visione indispensabile nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, e non solo.

    A letto con il nemico (1991)

    Un thriller che ancora oggi è tra i capisaldi delle pellicole sulla violenza di genere, che racconta le dinamiche tossiche di una relazione apparentemente perfetta. Come quella tra Martin e Laura, interpretati da Patrick Bergin e Julia Roberts, che oscilla tra momenti di affetto e di violenze inaudite. Tanto che la donna arriva a fingere la propria morte nel tentativo di rifarsi una vita. Ma l’uomo la troverà e la comincerà a perseguitare. A letto con il nemico (1991) è un cult, in cui si susseguono i colpi di scena, che oltre a contenere una delle migliori performance della Roberts, riesce ancora a parlare del presente – tant’è che negli anni scorsi si era persino parlato della possibilità di un remake in virtù dell’importanza del tema affrontato.

    La vita possibile (2016)

    Prima di Mia (2023), Ivano De Matteo aveva già raccontato la violenza di genere. Con La vita possibile (2016) ha messo in scena la storia di Anna e il figlio tredicenne Valerio, in fuga da un marito violento. È soprattutto una storia di rinascita, che vuole sensibilizzare su una piaga sociale che spesso purtroppo sfocia in finali drammatici. È un film che dunque non insiste sugli abusi stessi quanto sull’importanza del saper riconoscere la molla per poter reagire e soprattutto riconoscere che dove c’è violenza non può esistere alcuna forma di amore.

    Polytechnique (2009)

    Tra le prime pellicole di Denis Villeneuve, è il racconto di una strage realmente accaduta. Polytechnique (2009) ripercorre infatti il massacro avvenuto al École Polytechnique di Montreal, avvenuto il 6 dicembre 1989, quando un ragazzo uccise quattordici studentesse per poi togliersi la vita. C’è un prima, un durante e un dopo della tragedia, il cui richiamo cinematografico a Elephant (2003) di Gus Van Sant è inevitabile. Ma oltre alla cronaca dei fatti è importante la riflessione suscitata da un’opera come quella di Villeneuve, che cerca di analizzare le radici di una tragedia che fu un femminicidio di massa, il cui responsabile aveva apertamente dichiarato il proprio odio nei confronti delle femministe. Un film breve, senza filtri e da recuperare per la sua inquietante contemporaneità.

  • 10 serie animate (per adulti) da vedere se ami la satira demoniaca di “Hazbin Hotel”

    10 serie animate (per adulti) da vedere se ami la satira demoniaca di “Hazbin Hotel”

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Se c’è una serie che nell’ultimo anno e mezzo ha rivoluzionato il modo di intendere l’animazione adulta, quella è Hazbin Hotel. 

    La seconda stagione ha confermato ciò che già si intuiva dalla prima: Vivienne Medrano ha creato un universo unico (cioè l’Hellaverse), capace di fondere musical, satira, demonologia, umorismo queer e un’estetica feroce e scintillante. Hazbin Hotel è un palco teatrale, i peccati diventano numeri cantati, e i personaggi – da Charlie a Angel Dust, da Alastor a Vox – esprimono tra una battuta e un balletto intere linee tematiche su identità, trauma, redenzione e potere.

    Il successo della serie non è solo nella creatività, ma nella sua capacità di parlare a un pubblico adulto senza rinunciare all’ironia caotica tipica del web: meme, montaggi rapidissimi, slang queer e un senso del ritmo che ricorda Broadway. La seconda stagione, su Prime Video dal 29 Ottobre, ha poi alzato ulteriormente il tiro: canzoni più complesse, worldbuilding ampliato, satira ancora più velenosa e un focus emotivo maggiore sui personaggi.

    Se dopo il binge ti senti in crisi d’astinenza da caos infernale, humor nero, meta-satira e personaggi moralmente disastrosi, ecco 10 serie animate adulte che catturano almeno un lato dello spirito di Hazbin Hotel tra musica, peccati, demoni, assurdità e cattiveria brillantinata.

    1. Helluva Boss (2020 – in corso )

    Helluva Boss è il primo titolo da citare se ami Hazbin Hotel, perché nasce dallo stesso universo narrativo creato da VivziePop. Qui seguiamo l’IMPs, un’agenzia di sicari demoniaci che viaggia sulla Terra per risolvere “problemi” di clienti infernali. Il tono è più violento, più volgare e ancora più imprevedibile rispetto alla serie madre, con episodi brevi che oscillano tra il musical emotivo e la comicità brutale. Anche in Helluva Boss i personaggi hanno traumi profondi, relazioni tossiche e ferite non rimarginate che emergono in modo caotico, proprio come accade ai protagonisti di Hazbin Hotel, ma si concentra più sulla quotidianità degli Hellborns, cioè i nati all’inferno, e sulle disparità sociali tra demoni, anziché sulla redenzione dei Sinners (ovvero gli esseri umani peccatori finiti all’Inferno dopo la morte), rispetto alla serie madre. È una serie che colpisce per worldbuilding, satira e improvvisi picchi di dramma, diventando la compagna ideale per chi vuole esplorare ancora più a fondo l’inferno di VivziePop.

    2. Big Mouth (2017 – 2025)

    Big Mouth sembra lontana dall’estetica demoniaca di Hazbin Hotel, ma in realtà le somiglianze sono fortissime: i “mostri degli ormoni” sono l’equivalente adolescenziale dei demoni di VivziePop. Sono creature che incarnano vizi, impulsi e paure in modo esagerato, caotico e irresistibilmente umoristico. La serie affronta temi come crescita, desiderio, ansia sociale e identità con un’ironia senza filtri che ricorda lo spirito dissacrante di Hazbin Hotel. Con episodi da 25–30 minuti, Big Mouth alterna satira, musica e momenti emotional che sorprenderebbero chiunque si aspetti solo comicità oltraggiosa. Se apprezzi i personaggi complessi, imperfetti e costantemente in lotta con i propri demoni interiori, questa serie ha esattamente quell’energia anarchica e sfacciata che stai cercando.

    3. Smiling Friends (2022 – in corso )

    Smiling Friends porta la satira assurda al livello massimo, con episodi fulminanti da 10–12 minuti che ricordano lo humour iper-stratificato di Hazbin Hotel. Segue due impiegati di un’agenzia che “porta felicità”, ma ogni tentativo finisce nel caos totale: creature inquietanti, animazioni che cambiano stile a metà scena, humor nero che rasenta il disturbante. È una serie imprevedibile, perfetta per chi ama l’estetica delirante e gli scarti improvvisi di tono. Come Hazbin Hotel, anche Smiling Friends nasconde dietro l’assurdità un commento sorprendentemente lucido sulla società moderna, sull’alienazione e sulla fragile psicologia dei suoi personaggi. È l’esempio di come l’animazione adulta possa giocare senza regole, mantenendo però una coerenza narrativa affilata e intelligente.

    4. Inside Job (2021 – 2022)

    Inside Job è la risposta cyber-complottista a Hazbin Hotel: una serie dove tutto ciò che immaginiamo sul potere occulto è vero e gestito da una burocrazia delirante. La protagonista, Reagan Ridley, è una scienziata brillante ma disastrata emotivamente, travolta da daddy issues, burn-out e traumi affettivi che ricordano la vulnerabilità dei personaggi di VivziePop. Il tono mescola satira politica, cultura pop e momenti sinceri di fragilità psicologica. Con episodi da 25 minuti, Inside Job costruisce un mondo ricco di esseri assurdi, cospirazioni e follia istituzionale. È ideale per chi ama Hazbin Hotel per la sua capacità di unire caos, comicità corrosiva e drama emotivo — ma con una cornice scientifico-paranoica tutta sua.

    5. Rick and Morty (2013 – in corso )

    Rick and Morty resta uno dei riferimenti fondamentali per chi apprezza l’umorismo feroce e nihilista di Hazbin Hotel. Il rapporto tra Rick e Morty è un vortice di affetto disfunzionale, dipendenze affettive e distruzioni cosmiche, simile ai legami tormentati dei personaggi di VivziePop. Ogni episodio (20–25 minuti) è un mix di follia sci-fi, satira feroce e improvvise frasi che fanno male quanto un coltello. Come Hazbin Hotel, anche Rick and Morty usa il surreale per raccontare la fragilità umana: solitudine, ricerca di significato e autocondanna. È una serie che non ha paura di spingere il tono al limite, mantenendo però un’intelligenza narrativa che l’ha resa cult.

    6. Panty & Stocking with Garterbelt (2010)

    Panty & Stocking with Garterbelt è l’anima gemella punk e scandalosa di Hazbin Hotel: colori acidi, demoni, caos estetico e un ritmo delirante che non concede tregua. Le due protagoniste, angeli decaduti e sboccati, combattono mostri mentre inseguono sesso, zuccheri e auto-gratificazione in un universo visivo che cambia stile in ogni episodio. La serie è famosa per la sua comicità volgare ma brillante, per i numeri musicali e per la satira feroce contro moralismi e doppi standard. Un recentissimo sequel, New Panty & Stocking with Garterbelt (2025), è stato mandato pochi mesi fa. 

    Come Hazbin Hotel, anche Panty & Stocking gioca con l’anime trash, il pop americano e la cultura club, creando un mix esplosivo che oggi è ancora più rilevante. Se cerchi energia pura e un’estetica demoniaca da rave-party, questa è la tua serie.

    7. Disenchantment (2018 – 2023)

    Disenchantment, firmata da Matt Groening (il papà dei Simpson e di Futurama), porta l’umorismo sarcastico in un regno medievale pieno di mostri, demoni e magie controproducenti. La protagonista Bean è una figura tormentata, ribelle e autodistruttiva, che incanala perfettamente quel mix di fragilità e caos tipico dei personaggi di Hazbin Hotel. Il suo rapporto con il demone Luci è uno dei punti forti della serie: un “diavoletto sulla spalla” che ricorda molto l’ironia maligna dell’Inferno. Con episodi da 25–28 minuti e un’ambientazione fantasy decadente, Disenchantment racconta traumi familiari, dipendenze, perdite e crescita personale con una leggerezza solo apparente. È ideale per chi ama mondi pieni di creature infernali, ma vuole anche un sottotesto sorprendentemente malinconico.

    8. The Midnight Gospel (2020)

    Psych-spirituale, lisergica e filosofica, The Midnight Gospel è una serie unica nel suo genere. Segue il podcaster interdimensionale Clancy in mondi assurdi abitati da zombie, maghi e creature cosmiche, mentre dialoghi profondissimi esplorano morte, psiche, trauma, meditazione e spiritualità. È una serie sorella di Hazbin Hotel per la capacità di unire estetica psichedelica, caos visivo e uno struggente bisogno di redenzione interiore. Ogni episodio (20–25 minuti) è un viaggio emotivo potentissimo, con dialoghi presi da podcast reali che si fondono a una narrazione animata che è pura arte visionaria. The Midnight Gospel non è semplice intrattenimento: è un’esperienza sensoriale ed emotiva. Perfetta per chi ama gli universi narrativi che usano demoni, mondi paralleli e colori folli per parlare della vulnerabilità umana.

    9. Moral Orel (2005 – 2008)

    Moral Orel è una satira cupa, tagliente e sorprendentemente tragica sul fanatismo religioso e sulle ipocrisie della società americana. Anche se visivamente opposta a Hazbin Hotel, con uno stop-motion semplice e “innocuo”, la serie nasconde un cuore nerissimo: traumi familiari, abusi emotivi, solitudine e disperazione. Man mano che procede, diventa sempre più complessa e dolorosa, rivelando un inferno psicologico grande quanto quello dei personaggi di VivziePop. La forza di Moral Orel è proprio la capacità di contrapporre un’estetica ingenua a temi adultissimi e disturbanti. Chi ama Hazbin Hotel per il suo mix di satira, critica morale e introspezione troverà qui uno dei suoi predecessori più radicali e influenti.

    10. Haunted Hotel (2025 – in corso )

    Haunted Hotel porta la comicità adulta nel soprannaturale con un tono leggero ma pieno di trovate brillanti. La serie racconta un albergo infestato dove fantasmi e creature ultraterrene convivono con ospiti umani ignari, creando situazioni surreali e dialoghi esilaranti. Come Hazbin Hotel, anche Haunted Hotel reinterpreta l’aldilà con ironia, trasformando luoghi “spaventosi” in spazi di caos comico e interazioni imprevedibili. Gli episodi (brevi e scattanti) seguono un ritmo rapido, ricco di punchline, ma tra le righe catturano anche la malinconia e il bisogno di connessione che caratterizzano molti personaggi sovrannaturali. Una serie ideale per chi ama vedere mostri e demoni alle prese con problemi molto umani — ma senza mai rinunciare al divertimento. E poi, diciamolo, Abaddon sarebbe un ospite perfetto per l’Hazbin Hotel!

  • Non solo “Stranger Things”: le migliori serie Sci-Fi da guardare su Netflix

    Non solo “Stranger Things”: le migliori serie Sci-Fi da guardare su Netflix

    Alessandro Zaghi

    Alessandro Zaghi

    Editor a JustWatch

    Dai classici di Asimov, Philip K. Dick o William Gibson, la fantascienza non ha mai finito di stupire, e di farci riflettere. Universi fantastici, ma mai fantasy, dove trame e personaggi sono metafore per raccontare il nostro mondo e i limiti della conoscenza umana, tra tecnologia, filosofia contemporanea, neuroscienze o richiami alla sociologia sperimentale.

    Non solo robot giganti o viaggi interstellari, quindi, ma distopie, dimensioni quantiche, intelligenze artificiali e algoritmi fuori controllo. Il genere sci-fi ha sfumature infinite, così come infiniti sono gli stimoli che questo genere ha regalato al cinema e alle serie TV.  E tra le piattaforme streaming principali, Netflix è quella che più delle altre ne ha riscoperto il potenziale. Infatti, dopo le grandi saghe galattiche, la fantascienza sembrava finita nel dimenticatoio, o relegata tra gli stand di qualche Comic-Con, ma tra produzioni originali e scommesse azzeccate, il “tudum” ha riportato la popolarità del genere alle stelle. 

    È se l’universo è infinito e in espansione, anche il catalogo sci-fi di Netflix non scherza. In questa lista abbiamo provato a orientarci, tra supernove o buchi neri, con una guida essenziale alle migliori serie fantascientifiche presenti sulla piattaforma. 

    Neon Genesis Evangelion (1995)

    Un anime che ha fatto storia degli anni Novanta e, in generale, delle serie d'animazione giapponese. Dietro ai robot giganti e alle battaglie apocalittiche si nasconde una storia profonda e inquieta sull’identità e l’impossibilità di comunicare. Sullo sfondo temi etici e filosofici sul rapporto tra uomo e tecnologia, richiami biblici e cabalistici, simbolismo religioso e neuroscienze cognitive, Neon Genesis Evangelion è fantascienza esistenziale in purezza. Non a caso è uno dei titoli più iconici (e discussi) del genere. Non è una serie facile, ma un’esperienza che segna e rimane per chiunque sia disposto a lasciarsi trasportare in questo universo.

    Black Mirror (2011–oggi)

    Black Mirror è probabilmente la serie antologica che ha lanciato il genere sci-fi su Netflix. Un viaggio attraverso tutte le sfumature possibili del distopico con episodi quasi sempre slegati tra loro, ma la domanda al centro rimane la stessa: “Che succede quando la tecnologia ci sfugge di mano?”. Come suggerisce il titolo, Black Mirror è uno specchio oscuro attraverso cui leggere il presente, certamente estremizzato, ma in qualche modo intravedibile (almeno attraverso lo schermo del nostro telefono). Gli episodi sono legati dal tema della tecnologia, ma risultano anche abbastanza diversi fra loro per tono e genere, che difficilmente non ne troverete almeno uno che fa per voi.

    Sense8 (2015–2018)

    Otto sconosciuti in otto angoli diversi del mondo scoprono di essere connessi mentalmente ed emotivamente. Dopo aver rivoluzionato il genere con Matrix, le sorelle Wachowski tornano allo sci-fi per raccontare l’essenza dell’umano in una storia sull’identità, empatia, accettazione. Sense8 è una serie intensa e tra le più emozionanti dell’intero catalogo Netflix, da scoprire e riscoprire ancora. E se all’ultima puntata parte la standing ovation dal divano, non preoccupatevi, non siete i soli.

    Stranger Things (2016–oggi)

    Forse la più conosciuta e iconica tra le serie presenti sulla piattaforma. Atmosfere “spielberghiane”, richiami agli anni Ottanta e Novanta, una colonna sonora da brividi sullo sfondo di una trama che ha incollato allo schermo milioni di spettatori in tutto il mondo. Se non avete mai sentito parlare di Stranger Things (specialmente a ridosso dell’uscita della quinta e ultima stagione!) è forse il momento di uscire dalla caverna: questo è un titolo che ha lanciato lo sci-fi nella cultura pop contemporanea, imprescindibile per tutti gli appassionati di serialità. Chi cerca la fantascienza pura, dagli alieni agli esperimenti scientifici, non resterà deluso.

    The OA (2016–2019)

    Se non avete visto questa serie cult uscita nel 2016, è ora di recuperarla. The OA è una delle serie più visionarie che possiate scoprire tra viaggi interdimensionali, esperimenti segreti, spiritualità e misticismo: al centro della trama c’è un misterioso rapimento e una danza, ma non andiamo oltre: no spoiler! Forse non per tutti, ma se entrate nel mondo dell’Angelo Originario, difficilmente ne uscirete. Perfetta per chi cerca un bilanciato mix di fantascienza e fantasy, forse meno adatta a chi cerca un trama più leggera e meno contorta.

    Dark (2017–2020)

    Anche qui un misterioso rapimento, ma questa volta in una sperduta cittadina tedesca circondata dalla foresta. Ma quello che sembra l’inizio di un giallo si trasforma in un racconto di viaggi nel tempo, paradossi temporali e richiami all’eterno ritorno nietzschiano. Dark è una delle serie sci-fi più complesse e affascinanti degli ultimi anni. Se amate le atmosfere cupe e le trame labirintiche, qui troverete un capolavoro in cui perdervi (letteralmente). Si raccomanda una certa preparazione a ritrovarsi invischiati in un intreccio di vite e personaggi decisamente complesso. Se avete carta e penna a disposizione… usateli!

    Maniac (2018)

    I personaggi interpretati da Emma Stone e Jonah Hill partecipano a un misterioso esperimento farmaceutico. Da lì, comincia un viaggio surreale tra mondi alternativi, memorie rimosse e identità che si sovrappongono. Maniac è una miniserie brillante, visivamente spettacolare, unica nel suo genere. Questa serie è un mix di satira, psicologia e sci-fi psichedelica ambientata in una New York retrò-futuristica che la rende un gioiello incatalogabile, da gustarsi anche solo per il cast di fuoriclasse! Consigliata per chi ama un tocco di psicologia umana mischiato alla fantascienza.

    Love, Death & Robots (2019–oggi)

    Sul fatto che Netflix abbia sdoganato l’animazione per adulti non ci piove, ma con Love, Death & Robots ha portato il discorso a un altro livello. Si tratta di sperimentazione pura che esplora ogni angolo dello sci-fi, ma gettata dentro un caleidoscopio che va dal genere comedy al thriller psicologico. Questi episodi d’animazione 2D e 3D della durata di venti minuti ciascuno, ognuno visivamente sorprendente e diverso per trama e tematiche, compongono una serie antologica da gustarsi in pillole di fantascienza pura: una delizia per la mente e per gli occhi.

    The Umbrella Academy (2019–oggi)

    Sette fratelli adottivi, ognuno con un potere speciale (e una bella dose di traumi infantili), “arruolati” per salvare il mondo. Tratta dall’omonima graphic novel, The Umbrella Academy è una serie supereroistica con una vena sci-fi ben marcata, tra viaggi nel tempo, universi alternativi e un girotondo di apocalissi. Un po’ Ritorno al futuro, un po’ universo Marvel, ma senza essere nulla di tutto ciò. Se cercate una serie leggera e appassionante, ma diversa dal solito titolo sui supereroi, qui avrete pane per i vostri denti.

    Alice in Borderland (2020–oggi)

    Una Tokyo post-apocalittica, giochi di sopravvivenza di una crudeltà inaudita e un mistero da risolvere. Alice in Borderland porta lo sci-fi in Giappone con una serie che mescola adrenalina, katane e scenari distopici. Ogni gioco è una sfida mortale, ogni puntata aggiunge nuovi livelli al mistero, il tutto con evidenti rimandi al romanzo di Lewis Carroll. Il paragone con Squid Game o Hunger Games è dietro l’angolo, ma il tocco manga e le atmosfere gaming rendono unica questa serie, da vedere tutta d’un fiato. Perfetta per chi non cerca la fantascienza classica, ma qualcosa di più movimentato e distopico.

    Bodies (2023)

    Quattro epoche diverse. Lo stesso cadavere. Lo stesso punto esatto di Londra. È da qui che parte Bodies, una serie che inizia come un classico poliziesco, ma si trasforma presto in un vortice temporale dalla chiara anima sci-fi. C'è un detective vittoriano, uno degli anni Quaranta, uno del presente e una nel futuro. Nessuno sa dell’esistenza degli altri, eppure tutti stanno indagando sullo stesso omicidio. Otto episodi serrati, in cui il vero protagonista è il tempo e i suoi paradossi, perfetta per chi ama il thriller ma con una buona dose di fantascienza.

    Il problema dei 3 corpi (2024–oggi)

    Creata dagli autori di Game of Thrones (e già questo è un buon motivo per guardarla) Il problema dei 3 corpi è una serie ambiziosa, visivamente mastodontica. Il racconto parte dalla Cina degli anni Sessanta, da un messaggio alieno intercettato da una scienziata e una minaccia imminente (con tanto di countdown). Dalle domande filosofiche ai paradossi fisici, la serie porta tutto a un ritmo serrato, con una buona dose d’azione. Insomma, fantascienza al suo apice, per chi cerca intrattenimento ma anche una bella sfida cerebrale!

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