Il 2026 è l’anno in cui Illumination punta a dominare di nuovo il calendario con due “event movie” che parlano lingue diverse ma hanno la stessa missione: riportare al cinema il pubblico family (e non solo) a colpi di colori, gag e personaggi-icona.
Da una parte c’è The Super Mario Galaxy Movie (2026), atteso per aprile e già presentato come un salto “cosmico” rispetto al primo film, con nuovi mondi e nuove creature. Dall’altra parte arriva anche Mega Minions (2026), previsto per luglio, pronto a rimettere in moto la macchina del caos giallo (e del box office).
Ma per capire davvero perché Illumination sia diventata una delle fabbriche di intrattenimento più riconoscibili del cinema contemporaneo, vale la pena ripercorrere il suo percorso dall’inizio: non solo Cattivissimo Me e derivati, ma anche esperimenti musicali, favole natalizie, racconti “da animali domestici” e film che provano a fare il colpo al cuore con la migrazione di una famiglia di anatre. Qui sotto trovi tutti i lungometraggi (in ordine di uscita): un rewatch perfetto per vedere come lo studio abbia raffinato formula, ritmo e stile, fino ad arrivare a Mario e al prossimo assalto dei Minions.
1. Cattivissimo Me (2010)
Il film che definisce la “ricetta Illumination” prima ancora che diventasse un marchio: un’idea semplice, un ritmo da commedia, personaggi secondari che rubano la scena e un centro emotivo sorprendentemente solido. Cattivissimo Me parte come la storia di un super-cattivo in competizione, ma vince quando si sposta sul terreno che Illumination saprà coltivare meglio di chiunque: la famiglia. Gru non cambia perché “deve”, cambia perché tre bambine lo costringono a fare i conti con una tenerezza che lui non aveva previsto (né programmato). È qui che nasce anche l’idea di gag visive rapidissime, quasi da cartoon, e di un’animazione che privilegia l’espressività e la comicità fisica. E, ovviamente, è qui che i Minions iniziano a farsi notare come motore comico, pur senza essere ancora il fenomeno totalizzante che diventeranno. Ancora oggi funziona perché è un film che sa essere buffo e gentile nello stesso respiro.
2. Hop (2011)
Un po’ l’outsider della filmografia: Hop è un ibrido live action/animazione, ma racconta già molto di Illumination, soprattutto la voglia di fare intrattenimento “da festività” con gag veloci, personaggi pop e un concept immediato. Il protagonista è E.B., coniglietto pasquale in crisi d’identità che vorrebbe suonare la batteria invece di consegnare uova: un’idea che sembra leggera, ma che in realtà anticipa un tema ricorrente nello studio, quello del personaggio che non vuole essere ciò che il mondo si aspetta. Il film punta sulla commedia e sul caos (molto), e non sempre trova l’equilibrio perfetto tra due linguaggi diversi, però ha un valore da “capsula del tempo”: è l’Illumination che prova a espandersi, a sperimentare, a capire dove può arrivare il suo tono. Se lo riguardi oggi, lo leggi anche come una tappa di transizione: meno “mitologia” e più gioco, ma già con la precisione del ritmo che lo studio affinerà negli anni.
3. Dr. Seuss’ Lorax – Il guardiano della foresta (2012)
Con Lorax Illumination entra in un territorio rischioso: l’adattamento “da fiaba morale”, con un messaggio ambientale molto esplicito e un immaginario che deve restare memorabile senza diventare predica. Il risultato è un film che vive di contrasti: colori sgargianti e inquietudine di fondo, canzoni e una distopia sorprendentemente vicina. La parte migliore è proprio quella sensazione di mondo “finto” che si vende come perfetto: aria in bottiglia, natura ridotta a brand, felicità come prodotto. Illumination qui fa una cosa intelligente: non rinuncia alla comicità, ma la usa per rendere più digeribile un discorso che, se fosse solo serio, sarebbe respingente per il pubblico family. È anche un film che mostra lo studio alle prese con la musicalità e con la coreografia di massa, elementi che torneranno fortissimi in Sing (2016). Non è il titolo più amato da tutti, ma è una tappa chiave per capire la fase “ambiziosa” del primo decennio.
4. Cattivissimo Me 2 (2013)
Cattivissimo Me 2 fa una cosa che i sequel spesso dimenticano: non si limita ad “alzare il volume”, ma sposta il fuoco. Gru non è più solo un cattivo redento; è un padre in modalità gestione quotidiana, e questa normalità diventa terreno comico perfetto. L’arrivo di Lucy e della Anti-Villain League allarga il mondo e porta un’energia diversa: più action, più spy-comedy, più dinamiche da coppia. Ma ciò che resta davvero impresso è come Illumination capisca sempre meglio il suo pubblico: gag rapide, momenti emotivi brevissimi ma efficaci, e un’animazione che punta sull’espressività facciale quasi “da meme” (prima dei meme). È anche il film che mette definitivamente i Minions al centro dell’ecosistema comico: non sono più solo contorno, sono un linguaggio. Il risultato è un sequel estremamente rivedibile: funziona a scene, a pezzi, a serate “senza pensieri”, ma riesce comunque a darti una storia compiuta e un lieto senso di casa.
5. Minions (2015)
Qui Illumination fa l’operazione più ovvia e più rischiosa: prendere i personaggi più rumorosi e trasformarli in protagonisti. Minions funziona perché capisce che, per reggere un film intero, i Minions devono diventare quasi un cartone muto travestito da blockbuster: linguaggio inventato, slapstick, ritmo frenetico, e un’ambientazione (gli anni ’60) usata come parco giochi estetico. È un film che non chiede troppo allo spettatore, ma ti prende per mano e trascina in una sequenza di set piece comiche, come se fossero sketch collegati da una missione semplice (trovare un nuovo cattivo da servire). L’intelligenza sta nel non forzare una psicologia che non appartiene a questi personaggi: la loro forza è l’energia, non la profondità. È anche uno dei casi più limpidi di “cinema da brand” fatto bene.
6. Pets – Vita da animali (2016)
“Cosa fanno gli animali quando noi non ci siamo?”, questa è il concept da cui parte Pet e lo trasforma in una commedia d’avventura urbana con un cuore sorprendentemente tenero. Il film è una vetrina di caratteri: dal cane ansioso e possessivo al randagio disilluso, fino alla coniglietta iperattiva che sembra uscita da una stand-up. Illumination qui è bravissima a costruire un mondo parallelo dentro la città: tunnel, condotti, reti segrete di animali, e quella sensazione da “Toy Story ma con i guinzagli” che rende l’idea immediatamente comprensibile. La cosa che funziona di più è il ritmo: scene brevi, gag continue, e un crescendo action che non perde mai la bussola. E sotto la superficie c’è un tema semplice ma universale: la paura di essere sostituiti, di non bastare più, di perdere il proprio posto. Pets è uno di quei film che puoi mettere su “per ridere” e poi scoprire che, in mezzo alle battute, ti ha dato anche una piccola carezza emotiva.
7. Sing (2016)
Nello stesso anno, Illumination fa un’altra mossa fortissima: un film musicale “da talent” che, invece di limitarsi a imitare la TV, usa la struttura del concorso per raccontare piccole storie di sopravvivenza. Sing (2016) è un film che sa essere energico e consolatorio: ogni personaggio porta un problema concreto (famiglia, lavoro, insicurezza, fallimento) e la musica diventa il modo in cui si rimette insieme. La cosa furba è che l’animazione non prova a sembrare realistica: abbraccia l’eccesso, il palco, la teatralità, e rende ogni performance un mini-spettacolo. Funziona anche perché Illumination capisce il valore del “montaggio emozionale”: non ti chiede di credere che questi animali canterebbero davvero così, ti chiede di credere a cosa provano mentre cantano. È uno dei titoli più “feel good” dello studio, una celebrazione dell’arte come seconda possibilità, con la leggerezza di chi sa parlare a tutti.
8. Cattivissimo Me 3 (2017)
Cattivissimo me 3 è il capitolo che spinge ancora di più sul lato “cartoon” e sull’idea di franchise come comfort: più gag, più colori, più personaggi, più caos. L’elemento più fresco è l’arrivo del fratello gemello Dru, che permette di giocare sul doppio e su due fantasie opposte: la vita domestica e la vita avventurosa. Il villain (ex bambino star anni ’80) è una trovata pop perfetta per Illumination: nostalgia trasformata in cattiveria kitsch, con numeri musicali e un’estetica volutamente sopra le righe. È un film che non cerca di reinventare l’universo, ma di “pompettare” la sua energia: se entri nel mood, ti diverti; se cerchi evoluzioni profonde, qui trovi soprattutto intrattenimento. Eppure, anche in mezzo al circo, resta la costante della saga: Gru è un ex cattivo che non smette mai di imparare a essere padre, e quella piccola traiettoria emotiva tiene insieme tutto.
9. Il Grinch (2018)
Illumination prende un altro classico (Dr. Seuss) e lo rilegge con il suo codice: gag veloci, character design “morbido”, e un’idea di Natale come macchina emotiva. Il Grinch è meno acido di alcune versioni precedenti e più orientato al family puro. Il protagonista resta misantropo, ma il film è interessato soprattutto a spiegarti perché lo è e come possa riaprirsi al mondo senza diventare un santo. La Whoville qui è un’esplosione di decorazioni e comfort: luci, neve, cibo, tradizioni – quasi un catalogo di hygge natalizio animato. La cosa più riuscita è l’atmosfera; puoi guardarlo anche solo per “sentire” Natale, senza dover seguire ogni battuta. È un film che non pretende di essere rivoluzionario; punta a essere una coccola pop impeccabile, e ci riesce. Perfetto da rivedere a dicembre, ma anche fuori stagione se hai bisogno di un’ora e mezza di gentilezza.
10. Pets 2 – Vita da animali (2019)
Il sequel prende la strada più intelligente; invece di ripetere identico il primo film, allarga il mondo in tre direzioni diverse, quasi come se fossero tre mini-film che si incrociano. Pets 2 lavora più sulla crescita e Max deve affrontare ansie e cambiamenti, Snowball si convince di essere un supereroe (ed è esilarante), e Gidget diventa una guerriera in miniatura. Gag visive, set piece d’azione, e quel talento per rendere gli animali “attori comici” con tempi perfetti. Funziona soprattutto perché non è cinico: anche quando scherza, lo fa con affetto. Il film è pensato per essere consumato con facilità, ma non è pigro, ha un ritmo alto, una varietà di scenari (città, fattoria, appartamento) e un’energia che non si spegne mai. E sotto, ancora una volta, c’è un messaggio semplice: cambiare fa paura, ma non ti distrugge – spesso ti fa crescere.
11. Sing 2 – Sempre più forte (2021)
Sing 2 alza l’asticella dello spettacolo: più palco, più luci, più “evento”. Il salto di scala è parte della trama (dalla provincia alla grande città), ma è anche la dichiarazione d’intenti: Illumination qui vuole fare il musical pop in versione blockbuster animato. La cosa migliore è come riesce a tenere insieme cast corale e percorso emotivo, c’è la voglia di farcela, ma anche la paura di fallire davanti a un sogno troppo grande. L’introduzione del personaggio-legenda (il leone rockstar ritirato) aggiunge una vena malinconica che bilancia bene l’euforia da show. Visivamente, il film è pieno di numeri che sembrano pensati per farti dire “ok, questo al cinema deve essere bellissimo” come coreografie, scenografie gigantesche, montaggio serrato. Ma non è solo fuochi d’artificio, resta un film che parla di arte come rischio e come cura, e per questo non ti lascia solo con le canzoni in testa ma anche con un’energia addosso.
12. Minions 2 – Come Gru diventa cattivissimo (2022)
Con Minions 2 Illumination si cimenta in una nuova “furbata”: lega il delirio Minions a un racconto di origine, riportando al centro Gru bambino e la sua ambizione ridicola e tenera di diventare un super-cattivo. Il film è un buffet di set piece comiche e citazioni pop (anni ’70, arti marziali, villain “da album di figurine”), ma ha un vantaggio rispetto al primo Minions: c’è una traiettoria più chiara, un legame emotivo più presente, e un protagonista umano che dà direzione al caos. I Minions restano linguaggio slapstick puro, ma qui sono anche “spalla” di un ragazzino che vuole essere preso sul serio – e proprio questa sproporzione genera molte delle gag migliori. È un film che non chiede di essere analizzato, ma di essere goduto come fuoco d’artificio colorato. Eppure, quando finisce, ti resta addosso quella sensazione tipica Illumination; hai riso tanto, ma hai anche assistito a una piccola (buffa) costruzione di identità.
13. Super Mario Bros. – Il film (2023)
Illumination e Nintendo fanno centro perché capiscono la cosa più importante: Mario non deve diventare “realistico”, deve diventare cinema senza perdere l’anima da videogioco. Super Mario Bros. – Il film è un parco divertimenti di livelli, power-up, piste, regni e creature: la trama è semplice, ma è costruita per portarti da un’idea iconica all’altra con l’entusiasmo di chi sa di avere in mano un giocattolo perfetto. Il ritmo è quello dello studio, cioè gag rapide, scene d’azione compatte, momenti emotivi brevi ma calibrati. E soprattutto c’è un rispetto “da fan” per l’immaginario, con una quantità di dettagli pensati per chi conosce i giochi, senza però escludere chi ci arriva per la prima volta. È il tipo di film che funziona perché è sincero: vuole farti divertire, non dimostrarti qualcosa. E quando ci riesce, capisci perché il sequel “Galaxy” sia diventato uno degli appuntamenti più attesi del 2026.
14. Prendi il volo (2023)
Prendi il volo è uno dei film più “dolci” di Illumination, dove il brand viene meno ed emerge di più il racconto. La storia di una famiglia di anatre che lascia lo stagno “sicuro” per affrontare il mondo è una metafora trasparente (crescere, partire, cambiare), ma funziona perché è raccontata con leggerezza e con un senso di avventura autentico. Il viaggio diventa parte essenziale della storia con incontri strani, pericoli buffi, panorami, e quella sensazione da road movie family che rende ogni tappa un piccolo test di carattere; il cuore però il conflitto tra prudenza e desiderio del padre che vorrebbe proteggere tutti, castrando quel desiderio di libertà e vita della famiglia.
È un film che parla a chiunque si sia sentito “troppo comodo” e, allo stesso tempo, terrorizzato dall’idea di cambiare. Visivamente è più morbido e naturalistico rispetto ai titoli più pop dello studio, e proprio per questo fa bene.
Una Illumination che dimostra di saper anche rallentare, respirare, e puntare a una tenerezza meno rumorosa.
15. Cattivissimo Me 4 (2024)
Dopo tanti capitoli, Cattivissimo Me 4 (2024) ha una missione chiara: tenere viva la saga con un nuovo caos domestico e un nuovo villain, senza tradire la formula storica.
Il film spinge sul lato “famiglia allargata” e sulla comicità del quotidiano: Gru non è più l’uomo solo contro il mondo, è a tutti gli effetti un padre che deve gestire responsabilità, figli, identità pubblica e minacce da supercattivo. È il tipo di franchise movie che funziona soprattutto per la sua affidabilità, cioè sai che già che troverai un bilanciamento tra comicità ed emotività. E poi, immancabili come sempre, ci sono i Minions, ormai istituzione comica autonoma, che continuano a essere il metronomo del film.
Cattivissimo Me 4 assume anche un po’ i connotati di un “promemoria industriale”: questa serie è uno dei motori economici di Illumination, e ogni capitolo è pensato per essere un evento family globale. Non reinventa, ma consolida e prepara il terreno per la nuova corsa del 2026.
16. The Super Mario Galaxy Movie (2026)
Il 2026 di Illumination parte dal salto nello spazio, il “livello successivo” per trasformare Mario in una saga cinematografica vera e propria. The Super Mario Galaxy Movie è annunciato per aprile 2026 e, già dalle anticipazioni ufficiali, promette un cambio di scala: nuovi mondi, nuove creature, e una dimensione “galattica” che permette di portare sullo schermo l’immaginario più spettacolare della serie videoludica. La domanda interessante non è solo “quanti personaggi vedremo”, ma che tipo di film vuole diventare: più avventura, più epica, più continuità narrativa? Illumination ha dimostrato di saper costruire ritmo e gag; Nintendo ha dimostrato di saper custodire il brand. Ora la sfida è far convivere l’effetto parco giochi del primo film con un racconto che sembri davvero un viaggio – e non solo una collezione di livelli. Se ti stai preparando, riguardare il film del 2023 diventa quasi un “prologo”: ti farà notare cosa è stato piantato (personaggi, promesse, direzione) e cosa può esplodere qui in grande. È uno dei casi in cui l’attesa è parte dell’esperienza.
17. Mega Minions (2026)
Se Mario è la parte “epica” del 2026, Mega Minions è la parte “anarchica”; il film che punta a trasformare l’estate in una sequenza di risate (e di citazioni ripetute ovunque). È previsto per luglio 2026 e si inserisce in una macchina narrativa che Illumination ha reso quasi unica: un franchise capace di vivere su più linee temporali senza perdere riconoscibilità. La vera forza dei Minions, ormai, è che non devono “evolversi” come personaggi, loro sono già una forma di comicità, un dispositivo. Illumination, negli anni, ha imparato a usarli come acceleratore narrativo. C’è solo da chiedersi cosa aspettarsi per questo volume 3, se una commedia nuda e pura o un film d’avventura o una parodia pop.
Mega Minions arriva anche in un momento in cui il pubblico chiede intrattenimento semplice ma efficace; il tipo di film che puoi vedere senza fatica e citare subito dopo. E se il 2026 deve essere “l’anno di Illumination”, i Minions sono la garanzia che il rumore si sentirà.