
Film incredibilmente diversi che non sapevi fossero diretti dallo stesso regista
Il cinema è l'arte più malleabile di tutte. Sperimentare, osare, cominciare e ricominciare. Soprattutto, cambiare e ancora cambiare. Come Steven Spielberg che, dopo Schindler's List, decise di girare una pellicola opposta come Jurassic Park (entrambi usciti nel 1993), o come Danny Boyle che, in meno di dieci anni, è passato dai toni punk di Trainspotting (1996) a quelli più zuccherati di The Millionaire (2008).
Impossibile non citare anche Ridley Scott, che dallo sci-fi di Alien (1979) è arrivato al peplum de Il Gladiatore (2000). Se alcuni registi vengono ricordati per un unico genere o una cifra stilistica riconoscibile, basta guardare più a fondo nella loro filmografia per scoprire invece trasformazioni radicali, salti narrativi spericolati e netti contrasti tra un'opera e l'altra.
JustWatch ha stilato la lista dei registi che hanno diretto film profondamente diversi tra loro.
6. Bob Clark: "Black Christmas" (1974) e "Una storia di Natale" (1983)
Da una parte la tensione psicologica e la paranoia, dall'altra un cult natalizio caloroso e nostalgico. In mezzo, il Natale come filo conduttore. Bob Clark è stato uno dei registi più versatili degli anni '70 e '80, dimostrando di saper alternare umori e generi. In meno di dieci anni ha firmato Black Christmas (Un natale rosso sangue) – tra i primi slasher – e Una storia di Natale - uno dei film più teneri legati alle feste natalizie.
Black Christmas, lungo la sua ora e 40 di montaggio è cupo e disturbante, mentre A Christmas Story è una cartolina dei tempi che furono racchiusa in 90 minuti. Una pellicola perfetta per sognare, da vedere rigorosamente con tutta la famiglia. Si potrebbe dire: due Natali diversi per due universi cinematografici in contrasto. Un contrasto scenico e narrativo, netto e inaspettato.
5. Richard Donner: "Il presagio" (1976) e "I Goonies" (1985)
Autore culto, simbolo di un passato cinematografico forse irripetibile. Richard Donner in carriera ha sempre alternato diversi generi, ma due pellicole sono particolarmente emblematiche: Il presagio e I Goonies. Dal terrore satanico alla più iconica avventura per ragazzi degli anni ’80, capace di ispirare un fenomeno come Stranger Things (2016). Il regista aveva già messo in scena l’Anticristo prima di accompagnare un gruppo di dodicenni tra mappe del tesoro, pirati e frasi tramandate di generazione in generazione.
Una differenza di generi, certo, ma soprattutto di tono: un'ora e cinquanta inquietante e glaciale per Il presagio, sicuramente più energiche e giocose le due ore de I Goonies. Una cosa però è certa: Donner sapeva rendere credibile qualunque atmosfera, dal brivido al divertimento più puro. E infatti entrambi i film hanno fatto storia.
4. Ted Kotcheff: "Rambo" (1982) e "Weekend con il morto" (1989)
Il creatore della figura cinematografica di John Rambo (tra gli action hero più influenti), e allo stesso tempo il padre di una delle commedie più assurde (e macabre) degli anni ’80. Se Rambo con Sylvester Stallone non ha bisogno di presentazioni (drammatico e crudo, un ritratto sull'alienazione e la violenza), l'on-the-road di Weekend con il morto è invece una farsa slapstick di un'ora e mezza su due uomini costretti a far finta che il loro capo, passato a miglior vita, sia ancora vivo.
Due mondi narrativi così distanti da sembrare partoriti da persone diverse: invece è sempre Kotcheff, capace di oscillare tra film anti-militaristi e comicità surreale. A modo suo, ha scritto due pagine importanti della settima arte.
3. Rob Reiner: "Harry, ti presento Sally..." (1989) e "Misery non deve morire" (1990)
Una delle commedie romantiche più amate di sempre e, appena un anno dopo, ecco arrivare un thriller psicologico claustrofobico e ossessivo tratto da Stephen King. Nulla di più diverso. Rob Reiner è tra i pochi autori ad aver lasciato impronte indelebili e profonde, riscrivendo due generi diametralmente opposti.
Harry, ti presento Sally... è brillante, leggero e, complice l'alchimia tra Meg Ryan e Billy Crystal, divenuto leggendario; Misery non deve morire, sorretto dalla grande prova di Kathy Bates, è serrato, disturbante, quasi teatrale nell'elaborazione di un terrore che si sedimenta fino ad esplodere. Se le pellicole sono opposte, è lampante la capacità del regista di far funzionare tutto ciò che mette in scena: risate, tensione, sentimenti, paura.
2. Peter Jackson: "Il Signore degli Anelli - Trilogia" (2001–2003) e "Splatters – Gli schizzacervelli" (1992)
Dall’eccessivo e truculento gore fino all’immensità e all'epica della Terra di Mezzo. Prima di rileggere il fantasy facendolo diventare monumentale (e generazionale), Peter Jackson era un regista di culto del cinema splatter neozelandese, famoso all'epoca per essere l'autore di Splatters – Gli schizzacervelli. Un'ora e 40 minuti deliranti, sanguinosi e dalla comicità eccessiva.
È incredibile pensare che lo stesso regista, una decade dopo, abbia portato sullo schermo una delle saghe più complesse e prestigiose della storia del cinema, dividendo l'opera di Tolkien in tre kolossal che superano le 10 ore di durata: Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell'anello, e poi Le due torri e Il Ritorno del Re. Un salto, quello di Jackson, che dimostra tutta la sua creatività. Un estro capace di esplorare qualunque scala cinematografica, senza sbagliare una sola inquadratura.
1. George Miller: "Interceptor" (1979) e "Babe va in città" (1998)
Il regista che ha reinventato il cinema d’azione post-apocalittico e che ha diretto uno dei film per famiglie più stravaganti e dolci degli anni ’90. George Miller è un caso unico: da una parte il suo furioso film d'esordio Interceptor con Mel Gibson, nel quale si muove (anzi, sfreccia) in un mondo desertificato segnato dalla benzina e dalla sopravvivenza (ritrovato poi in Mad Max: Fury Road del 2015); dall’altra Babe va in città, favola urbana da un'ora e mezza che riprende i personaggi di Babe (1995) nel quale avventura, azione e una nota drammatica si mescolano alla sensibilità e alla poesia di un maialino coraggioso.
E non finisce qui, perché sempre George Miller, prima di girare Mad Max: Fury Road con Tom Hardy, ha firmato due film animati per tutta la famiglia: Happy Feet nel 2006 e, cinque anni dopo, il sequel Happy Feet 2. Diversi universi cinematografici decisamente contrari e inconciliabili, ma comunque legati dal potere più forte di tutti: l'immaginazione.









































