
I migliori doppiaggi italiani nel cinema: le 10 coppie voce-personaggio che hanno lasciato il segno
Non deve sorprendere se in Italia le vecchie generazioni non masticano una parola d’inglese o di altre lingue. Guardare film in lingua originale è tra i modi migliori per apprendere un nuovo idioma, ma come si fa quando l’Italia è dotata di alcuni dei migliori doppiatori di sempre?
Tra le eccellenze italiane ci sono alcuni nomi che sono andati oltre, legando indissolubilmente le loro voci al personaggio doppiato. In occasione dei 25 anni dall’uscita de Il gladiatore e della prova magistrale di Luca Ward nel doppiaggio di Russell Crowe, vogliamo rendere omaggio ai migliori doppiaggi italiani nel cinema. Qui sotto trovate 10 doppiaggi iconici che hanno lasciato il segno, al punto da poter ascoltare le battute recitate dal doppiatore a occhi chiusi e riconoscere il personaggio e i film all’istante.
10. “Scarface” (1983): Elvira Hancock doppiata da Emanuela Rossi
A volte, il doppiaggio italiano non solo rende più comprensibile un film, ma lo eleva se gli attori o le attrici non sono in gran forma. Non ci troviamo di fronte a un caso simile con Scarface, dove le performance sono una più bella dell’altra. Nonostante ciò, il film di Brian De Palma è rimasto impresso nella mente di tutti sia per il doppiaggio di Al Pacino (Ferruccio Amendola) che quello di Michelle Pfeiffer a opera di Emanuela Rossi. Quest’ultimo è fenomenale perché Rossi riesce a bilanciare perfettamente il carattere duro e rude di Tony Montana. Elvira in italiano ha una voce delicata che, però, non ha paura di esprimere pareri contrastanti. Con l’aumentare dell’abuso di droga e dei problemi mentali di Elvira, la sua voce cambia ancora una volta e diventa sempre più sfacciata.
9. “Pretty Woman” (1990): Vivian Ward doppiata da Cristina Boraschi
Cristina Boraschi non solo anima perfettamente il personaggio di Vivian Ward interpretato da Julia Roberts nel cult Pretty Woman. La doppiatrice è stata la voce nostrana di Roberts per tutti i suoi ruoli più iconici ed è per questo che, a occhi chiusi, ogni spettatore italiano può riconoscere l’attrice in qualsiasi film. Questo legame inscindibile non sarebbe lo stesso senza il successo stratosferico della rom com di Garry Marshall. La voce di Boraschi calza a pennello con la fisionomia e le espressioni facciali di Roberts, come se quella fosse veramente la sua voce. Allo stesso tempo, la doppiatrice è sul pezzo in tutte le sfaccettature del personaggio, esprimendo humor, dolore e amore con grande forza.
8. “Il Signore degli Anelli - La compagnia dell'anello” (2001): Aragorn doppiato da Pino Insegno
Doppiare l'erede al trono di Gondor ne Il Signore degli Anelli - La compagnia dell'anello non è un compito facile. Soprattutto perché Aragorn non è il classico eroe che brandisce spada ed elmo. La sua grinta e il suo coraggio sono bilanciati da una forte umiltà e un’irriducibile senso di speranza. Queste caratteristiche lo rendono un personaggio multiforme e difficile da doppiare. Se ti chiami Pino Insegno, però, la sfida non sembra per nulla insormontabile. Il doppiatore modula la sua voce con grande maestria, incollandola all’aspetto fisico e alle movenze di Aragorn. Che si tratti di sussurrare parole dolci a Arwen o spronare soldati a combattere, Insegno mostra tutto il suo range legandosi per sempre a personaggio.
7. “The Wolf of Wall Street” (2013): Naomi Lapaglia doppiata da Domitilla D'Amico
Come per Aragorn nel film di Peter Jackson, Naomi Lapaglia è un personaggio più complesso di quello che sembra. La parte iconica di Margot Robbie in The Wolf of Wall Street può sembrare a prima vista un ruolo dove le apparenze sono l’unica cosa che conta. Con l’evolversi della trama, però, l’estetica di Naomi passa in secondo piano, lasciando spazio a una varietà di emozioni che il personaggio deve affrontare. Domitilla D'Amico è la voce indimenticabile che dà vita a ognuna di esse, dai momenti sensuali a quelli drammatici. Poco importa se Naomi flirta con Jordan (Leonardo DiCaprio) o gli urla dietro dopo l’ennesimo abuso psicologico, D'Amico dona con la sua voce il senso naturale di fiducia e di sicurezza che appartiene al personaggio.
6. “Training Day” (2001): Alonzo doppiato da Francesco Pannofino
Training Day di Antoine Fuqua è ormai un classico moderno del filone gangster, soprattutto per la prova mastodontica di Denzel Washington nei panni dell’agente corrotto Alonzo Harris. Tra le sue parti più eccessive, il personaggio è sguaiato, pieno di sé, violento, sarcastico e ricco di linee di dialogo leggendarie. La voce ruvida e decisa di Francesco Pannofino si sposa alla perfezione con queste caratteristiche, dando peso a ogni parola e a ogni cambiamento d’umore di Alonzo. Basta godersi il monologo finale del detective in cui il doppiatore sfoggia tutta la sua capacità espressiva per capire che Pannofino-Washington sono una coppia perfetta.
5. “Shining” (1980): Jack Torrance doppiato da Giancarlo Giannini
La cura maniacale di Stanley Kubrick per ogni sua pellicola è nota a tutti. Non dovrebbe stupire nessuno che il regista inglese seguiva ogni passo della produzione minuziosamente, incluso il mixaggio delle parti doppiate. La situazione non era, quindi, delle migliori per Giancarlo Giannini quando si è ritrovato a doppiare nientepopodimeno che Jack Nicholson in Shining. Con una prova da storia del cinema dell’attore, la sfida di Giannini era quella di esprimere in lingua italiana la pazzia surreale, eccentrica e violentissima di Jack. Grugniti, urla, parole a bassa voce, impennate di volume: Giannini non sbaglia una virgola e rimane nei cuori di molti come l’unica possibile voce di Jack.
4. “Mamma ho perso l’aereo” (1990): Kevin McCallister doppiato da Ilaria Stagni
Doppiare un attore o un’attrice adulti è già un’impresa non da poco. Pensate quanto possa essere difficile immedesimarsi in un bambino. Ilaria Stagni lo ha fatto in maniera eccellente legandosi per sempre a doppio filo con il personaggio di Kevin in Mamma ho perso l’aereo. Doppiare Macaulay Culkin a dieci anni è possibile solo se si riesce a dare leggerezza ed espressività al personaggio che interpreta. Missione decisamente compiuta per Stagni, che mostra tutta la sua versatilità con un ruolo facile solo in apparenza. Non a caso, la doppiatrice ha donato la voce a un altro iconico personaggio bambino, Bart ne I Simpson (1989).
3. “Il diavolo veste Prada” (2006): Miranda Priestly doppiata da Maria Pia Di Meo
Maria Pia Di Meo è la voce di Meryl Streep da sempre. Le sue prove di doppiatrice in film leggendari come Il cacciatore (1978) e The Iron Lady (2011) hanno sedimentato l’accostamento della sua voce a una delle attrici più importanti della storia del cinema. Ma niente poteva prepararci al doppiaggio intramontabile di Miranda Priestly nel blockbuster di David Frankel Il diavolo veste Prada (2006). Di Meo ha un tono di voce saccente e posato che ricalca alla perfezione lo spirito di superiorità della direttrice della rivista Runway, donandoci una delle prove più memorabili e riuscite della storia del doppiaggio italiano.
2. “Taxi Driver” (1976): Travis Bickle doppiato da Ferruccio Amendola
Quando si parla di linee di dialogo che hanno fatto la storia, uno dei primi nomi che saltano alla mente è Taxi Driver. L’incredibile monologo di Robert De Niro di fronte allo specchio è cinema puro, tanto da essere stato omaggiato nel cult L'odio (1995). Come per Meryl Streep e Maria Pia Di Meo, gli spettatori italiani si sono goduti i personaggi di De Niro attraverso la voce senza tempo di Ferruccio Amendola. Forse il migliore tra i doppiatori, Amendola recita ogni parola con grande attenzione e carisma, dando profondità e intensità alla versione italiana di Travis Bickle. Si troverebbe al primo posto se non fosse per la coppia Ward-Crowe.
1. “Il gladiatore” (2000): Massimo Decimo Meridio doppiato da Luca Ward
Non c’è altra possibilità quando si parla delle migliori coppie composte da doppiatori e personaggi interpretati. La prova di Luca Ward nei panni del generale Massimo non solo è famosa a tutti. La sua voce si lega così bene alle fattezze di Russell Crowe da farci pensare che l’attore neozelandese sia in realtà italiano. Il carattere tenace e ruvido del gladiatore trova nel timbro profondo e caloroso di Ward la sua espressione naturale. La prova del doppiatore è diventata talmente iconica che, tutt’oggi, molte persone continuano a fermarlo per la strada chiedendo di recitare la famosa linea di dialogo sullo scatenamento dell’inferno.








































