
I 10 film Disney più sottovalutati di sempre
Quando si parla di classici Disney pensiamo sempre agli stessi titoli: Il re leone (1994), La Bella e la Bestia (1991), Frozen (2013), forse Encanto (2021) per le nuove generazioni. Intorno però c'è un'intera galassia di film passati quasi in sordina, usciti nel momento sbagliato o oscurati da successi più rumorosi. Alcuni hanno floppato al botteghino e sono diventati cult solo più tardi, altri hanno pagato il prezzo di essere ritenuti troppo “strani”, troppo cupi o semplicemente troppo avanti per il pubblico dell'epoca.
In questa lista proviamo a rimettere al centro dieci film Disney animati sottovalutati, in ordine cronologico. Non sono "i migliori in assoluto", ma quelli che ancora oggi sorprendono per coraggio, idee visive o personaggi, e che raccontano le fasi più sperimentali dello studio. La buona notizia: quasi tutti si recuperano facilmente su Disney+.
Sottovalutato??? Alcuni strabuzzeranno gli occhi, dato che Basil l’Investigatopo (1986) è oggi considerato un piccolo cult dell’animazione Disney. Eppure, nonostante l’idea geniale di “abbassare” Sherlock Holmes alle dimensioni di un topo londinese, questo film spesso viene messo in secondo piano. In generale, in mezzo ai titoli del Rinascimento Disney, Basil sembrava un film “minore”, tanto più che quando uscì (nonostante un discreto successo di incassi e i dichiarati rimandi allo Studio Ghibli) venne “oscurato” da un’altra storia di roditori e metropoli, Fievel sbarca in America, uscito lo stesso anno co-prodotto addirittura da Steven Spielberg. Per non parlare poi delle varie La Sirenetta (1989) e La Bella e la Bestia (1991), arrivati nei cinema qualche anno dopo in pieno grandeur disneyano. Per fortuna, Basil col passare del tempo è stato rivalutato come meritava e, nonostante non sia comunque entrato nell’immaginario dei classici Disney, rimane un titolo importante, anche solo perché fu il primo a utilizzare tecniche di animazioni digitale.
Negli anni in cui New York diventava il set ideale per le rom-com anni '90, Oliver & Company (1988) ci portava già tra taxi gialli e skyline di grattacieli, trasportando nel mondo Disney una versione di Oliver Twist ma con cani randagi e un gattino rimasto orfano. In tanti ricordano il titolo, ma alzi la mano a chi verrebbe in mente questo film quando si parla dei grandi classici Disney. Eppure gli ingredienti ci sono, c’è una New York nel pieno della pop culture, ci sono le canzoni, addirittura la voce di Billy Joel, che più anni ‘80 non si può. La trama paga un po’ in semplicità, troppo “uguale” all’originale ma, come nel titolo precedente, anche in questo film già si iniziano a vedere i primi esperimenti di animazione che porteranno al mix 2D/computer grafica degli anni successivi.
Sequel del più celebre Le avventure di Bianca e Bernie (1977), questo secondo capitolo ambientato in Australia diventò un caso (e non in positivo). Primo film Disney interamente colorato in digitale, ottime recensioni, ma risultati al botteghino ben sotto le aspettative, tanto da essere spesso citato come uno dei titoli più sottovalutati dell'era pre-Rinascimento. Eppure la regia è ancora oggi impressionante: il volo iniziale con l'aquila Marahutè ha un senso di vertigine che molti blockbuster moderni si sognano, le distese australiane danno una profondità rara da trovare in un film in 2D e la coppia Bianca e Bernie è una storia dentro la storia. Unica pecca, pochi (e poco memorabili) momenti musicali, per cui questo è uno dei titoli “pecora nera” dello stile tipico della casa d’animazione. Ci sono le scene d’azione, temi come la preservazione dell’ambiente e degli animali, le gag tra i due protagonisti, vale un rewatch, e dargli una chance oggi significa anche scoprire un pezzo importante dell'evoluzione tecnica di Disney.
Il gobbo di Notre Dame (1996) è l'anomalia per eccellenza nella filmografia Disney degli anni '90. Arriva dopo Il re leone (1994) ed è molto più cupo, adulto, ossessionato da temi come peccato, desiderio, fanatismo religioso. All'uscita molti lo hanno trovato "troppo" per un pubblico di bambini e ancora oggi viene ricordato meno spesso rispetto ai vicini di catalogo, nonostante diversi critici lo considerino uno dei film più sottovalutati dello studio. Visivamente è un'opera imponente, con Notre-Dame protagonista assoluta e folle di Parigi animate come se fossero un kolossal storico. Le canzoni tengono insieme Broadway e tragedia, mentre personaggi come Esmeralda e Frollo hanno una complessità che raramente si è vista in casa Disney. Se siete cresciuti con la VHS e vi sembrava "stranamente pesante", riguardarlo oggi da adulti è quasi un altro film, più vicino per toni a certi musical di Victor Hugo portati in teatro che alle favole edulcorate. Difficile che crescendo non abbiate già fatto un rewatch ma, se non lo avete fatto, è ora di premere play.
Per anni Hercules (1997) è stato considerato il fratello minore del canone: uscito dopo la maestosità de Il Gobbo e prima della standing ovation per Mulan (1998), ha incassato meno di altri film usciti negli stessi anni, impiegando tanto tempo per diventare un vero cult da rewatch. Negli ultimi anni però è entrato in tante liste di "underrated Disney", complice anche una rilettura più affettuosa della sua estetica (pazzesca!) e della sua colonna sonora in chiave mitologia gospel (pazzeschissima!). Il film venne volutamente pensato come un uragano: le divinità della Grecia antica e uno stile grafico ispirato ai vasi ellenici mescolati a battute modernissime e riferimenti alla contemporanea cultura delle celebrity. Ade è uno dei villain più divertenti mai scritti, Megara è ancora oggi una delle protagoniste femminili più sarcastiche e interessanti del catalogo. Sia che siate alla ricerca di un vero gioiellino Disney, sia che abbiate fatto il classico e vogliate insegnare ai vostri figli gli dei dell’Olimpo, questo è il titolo giusto.
Qui siamo in territorio cult puro, anzi, purissimo. Le follie dell'imperatore (2000) all'uscita andò bene, ma senza fuochi d'artificio. Troppo “strano” rispetto alle aspettative del pubblico, che si aspettava ancora grandi musical epici, tra principesse e relativi principi azzurri. Oggi però è uno dei titoli più rivalutati, soprattutto per la sua vena comica, più vicina al sarcasmo Looney Tunes che al "classico Disney". Il film dura poco, ha un ritmo forsennato, vive di improvvise rotture della quarta parete, montaggi assurdi, personaggi come Kuzco, Yzma e Kronk che sembrano usciti da una sitcom più che da una fiaba. Niente grandi canzoni (tranne l'intro), poca melassa, tantissima comedy. Se vi è piaciuto da bambini, riguardarlo oggi in italiano, con il doppiaggio firmato Luca Bizzarri, Paolo Kessisoglu, Anna Marchesini e Adalberto Maria Merli, è quasi un altro film, fidatevi. Tempi comici perfetti, che anticipano il modo in cui tantissime serie animate di oggi hanno mescolato meme, meta umorismo e ritmi da stand-up. È già un comfort movie per molti, ma meriterebbe di essere trattato come un vero classico.
Anche Atlantis (2001) è un altro esempio di film uscito nel momento sbagliato. Nel 2001 il pubblico si aspettava ancora musical e fiabe, e si è trovato davanti un'avventura steampunk senza canzoni, con un cast corale di esploratori e una civiltà perduta raccontata con toni più vicini a Indiana Jones (1981) che a Cenerentola (1950). Al botteghino non è andata bene, ma negli anni il film è diventato un cult tra chi ama la fase più sperimentale Disney. La direzione artistica è il suo vero punto di forza, con linee spigolose, colori saturi, tecnologie immaginate a metà tra fantascienza e archeologia, un mondo che sembra pronto per un intero franchise mai davvero esploso. Milo e Kida sono protagonisti decisamente meno immediati dei principi disneyani, ma certamente più reali e contemporanei. Se siete fan dei film d'avventura anni '90, Atlantis è un titolo che dovete assolutamente riscoprire.
Il pianeta del tesoro (2002) è forse il caso più clamoroso di film Disney “sottovalutato”. All'uscita è stato un vero disastro commerciale, con incassi estremamenti inferiori al budget, tanto da essere spesso citato come uno dei flop più pesanti dello studio. Solo col tempo è stato riscoperto per la sua ambizione visiva, che mischia fantascienza e romanzo d'avventura classico, ispirandosi a L'isola del tesoro di Stevenson ma in versione space opera. Lo stile grafico combina disegno tradizionale e ambienti digitali, con navi spaziali che sembrano velieri aerei e un universo pieno di dettagli. La relazione tra Jim e Silver è una delle più sottovalutate in casa Disney, un rapporto padre-figlio mancato che dà al film una profondità emotiva spesso ignorata. Se vi piace l'idea di un'animazione che guarda a Star Wars (1977) o alla fantascienza per ragazzi degli anni '80, Il pianeta del tesoro è esattamente quel tipo di film, in ritardo sul pubblico ma in anticipo sull'idea di "ibrido" che nei titoli di oggi diamo per scontata.
Come tanti titoli in questa lista, anche Koda, fratello orso (2003) è uno di quei film che pagano lo scotto di essere usciti in un momento complicato, in piena ascesa Pixar. Al cinema ha funzionato, ma senza esplodere, e le recensioni sono state decisamente più tiepide rispetto ai grandi apici del passato Disney, tanto da relegarlo spesso nella fascia "minore" del catalogo. Rivisto oggi, però, colpisce per il modo in cui racconta il rapporto tra empatia e colpa, con un protagonista che letteralmente diventa l'animale che ha odiato. Le ambientazioni del Nord America sono rese con colori caldi, quasi pittorici, e la colonna sonora firmata Phil Collins funziona meglio di quanto ricordassimo. È un film che parla di lutto, responsabilità e fratellanza ma con un tono più contemplativo rispetto al “classico Disney”, pur riprendendo tematiche “tipiche” come il rispetto per la natura e per gli animali, con tanto di ambientazioni à la Pocahontas (1995). Se cercate un titolo da vedere in famiglia, capace anche di insegnare ai bambini (ma non in maniera scontata), Koda è un’ottima risposta, soprattutto per gli spettatori più piccoli cresciuti con Oceania (2016).
I Robinson (2007) è uno di quei film che sembrava essere sparito dai radar subito dopo l'uscita, e invece è un tassello importante nella transizione di Disney verso la CGI moderna. Al botteghino andò discretamente, ma senza lasciare il segno, mentre oggi viene spesso citato come uno dei titoli più sottovalutati dei primi anni ‘2000, complice una storia che usa il viaggio nel tempo per parlare in realtà di adozione, famiglia scelta e resilienza. L'animazione è piuttosto grezza, soprattutto se paragonata ai Pixar che in quegli anni spopolavano tra Ratatouille (2007), Cars (2006) o WALL-E (2008). Tuttavia, le idee visive non mancano, ma è soprattutto nella tematica della “famiglia allargata” trattata nella trama in cui bisogna trovare la chiave di lettura per rivalutare questo film, arricchita da salti temporali e viaggi spaziali. Se vi piacciono storie in stile Big Hero 6 (2014) o film che mischiano sci-fi e crescita personale, I Robinson è un recupero obbligato, e un buon modo di chiudere questa carrellata di film che all'epoca non hanno avuto l'attenzione che meritavano.






























