
Sapore di cinema: le 10 migliori scene sul cibo e la cucina italiana nei film
Ci perdoneranno i cugini francesi, ma la cucina italiana è la prima ad entrare ufficialmente nella lista dei patrimoni culturali immateriali dell'umanità. Lo ha sancito il comitato intergovernativo dell'UNESCO riunito a New Delhi. E, a dirla tutta, la notizia non stupisce. Osannato in tutto il mondo, cinema compreso, da sempre il cibo dello Stivale è stato protagonista di pellicole nostrane e straniere, tra stereotipi o rappresentazioni sincere.
Da Mangia prega ama (2010) a Emily in Paris (2020-2025) passando per l'aglio tagliato in fettine sottilissime in Quei bravi ragazzi (1990) o gli spaghetti scolati sulla racchetta da tennis ne L'appartamento (1960), gli esempi sono infiniti. JustWatch ha stilato la classifica delle 10 migliori scene sul cibo e la cucina italiana nei film.
8. Dove vai in vacanza? - Episodio “Le vacanze intelligenti” (1978)
È proprio il cibo il filo rosso de “Le vacanze intelligenti”, episodio del film collettivo Dove vai in vacanza? diretto da Alberto Sordi e interpretato dallo stesso insieme ad Anna Longhi. Insieme i due prestano voce e corpo ai coniugi Proietti, due fruttivendoli romani spediti dai figli prossimi alla laurea a fare delle ferie culturali, tra la Biennale di Venezia e concerti di musica d’avanguardia. Una satira feroce degli intellettuali che dà vita a sequenze indimenticabili che oscillano tra comicità e amarezza.
Quaranta minuti tondi in cui i poveri Proietti sono anche costretti a seguire una dieta imposta da uno dei figli, futuro medico. Tra le sequenze più memorabili quella dei protagonisti in trattoria, prima sbeffeggiati dai vicini di tavolo altolocati, poi invidiati per quanto ordinato, tra salsiccia con fagioli e pappardelle al sugo di lepre. Altro momento indimenticabile vede protagonista una spaghettata organizzata dai figli della coppia al loro ritorno. Da recuperare se hai amato Bianco, Rosso e Verdone (1981) o Ferie d’agosto (1996).
La sensualità in Chiamami col tuo nome passa anche attraverso il cibo. L'adattamento del romanzo di André Aciman diretto da Luca Guadagnino racconta la storia d'amore lunga il tempo di un'estate del 1983 tra il diciassettenne Elio (Thimothée Chalamet) e lo studente americano Oliver (Armie Hammer). Lo sfondo è il nord Italia delle campagne del Cremasco e la villa nella quale si ritrovano a convivere temporaneamente. Un coming of age che incontra il dramma sentimentale nel quale il cibo svolge un ruolo centrale.
Oltre due ore in cui più di una sequenza ruota attorno a tavolate imbandite. Colazioni, pranzi o cene in cui sedersi insieme, numerosi, e parlare di filosofia o politica davanti a pasta e pietanze locali. Ma la scena che ha fatto storia è quella in cui Elio ripensando a Oliver e al loro incontro della notte precedente, toglie il nocciolo da una pesca, simulando un amplesso. Un frutto da sempre simbolo di sensualità grazie alla sua polpa matura e succosa. Se hai amato Maurice (1987) e La terra di Dio (2017), non puoi non vedere il film di Guadagnino.
"A pistola lasciala, pigliami i cannoli". C'è tutto il mondo de Il Padrino in questa frase pronunciata dal sicario Peter Clemenza e indirizzata al suo braccio destro Rocco Lampone dopo aver ucciso Paulie Gatto, il traditore della famiglia Corleone. Da una parte la brutalità della mafia, dall'altra la vita domestica fatta di piccoli rituali legati al cibo. Il primo titolo della trilogia di Francis Ford Coppola sull'ascesa criminale di Michael Corleone racchiusa in quasi tre ore di durata.
Un lasso di tempo in cui, tra omicidi, corruzione e sangue, vengono a galla sequenze legate a piatti della tradizione culinaria italiana. Una su tutte quella che vede protagonista ancora una volta Clemenza insegnare a Michael a preparare il sugo con i pomodori freschi, l'aglio, la salsiccia e le polpette. Il suo segreto? “Un pizzico di zucchero”. Un classico intramontabile al pari di Quei bravi ragazzi (1990) e C'era una volta in America (1984).
Quattro amici stanchi delle loro vite considerate noiose e senza stimoli - un pilota, un giudice, un ristoratore e un produttore televisivo - si ritirano in una villa fuori Parigi per suicidarsi mangiando fino alla morte. Il film scandalo di Marco Ferreri, in 130 minuti, mette in scena una critica feroce alla società dei consumi e della borghesia destinata all'autodistruzione dovuta a un capitalismo esasperante.
Fortemente criticato e censurato ai tempi della sua presentazione a Cannes 26, La grande abbuffata è un film feroce e grottesco in cui il cibo è onnipresente dalla prima all'ultima scena. Dalla sua preparazione al consumo smodato, tra paté, ostriche, rognone, tortellini, salsiccia, maialino arrosto, formaggi e capretto. L'ultimo pasto è una bavarese alle fragole a forma di seno che chiude le portate ingurgitate in cinque giorni. Da vedere se ti piacciono i film che rifuggono da ogni conformismo come Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975).
Il manifesto del Neorealismo diretto da Vittorio De Sica. La storia di Antonio Ricci, un operaio disoccupato che ottiene un lavoro come attacchino e il cui sostentamento ruota attorno al possesso di una bicicletta. La stessa che gli viene rubata il primo giorno di lavoro. Da lì inizia una ricerca disperata in giro per Roma insieme al figlioletto Bruno nel tentativo di ritrovarla. Un'ora e mezza profondamente commovente che ritrae la miseria in cui era immersa l'Italia del dopoguerra.
Tra le sequenze più significative quella in cui i due protagonisti si ritrovano in trattoria e il piccolo Bruno resta ammaliato dalla tavola apparecchiata alla loro spalle. In una simulata normalità il padre gli propone di ordinare una mozzarella in carrozza. Quel filo di formaggio filante è una parentesi di felicità e innocenza vissuta da un bambino che in quell'odissea urbana vede svanire la sua infanzia. Se ti sei commosso fino alle lacrime nel vedere Umberto D., Ladri di biciclette non sarà da meno.
“Il Montblanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte”. Michele Apicella non ha dubbi su quale sia il modo migliore per mangiare il dolce con marroni, cacao e rum ricoperto da panna montata. È lui il protagonista di Bianca, film diretto e interpretato da Nanni Moretti in cui la commedia si intreccia al mistero.
Una storia di 95 minuti su come l'ossessione per il controllo possa prendere traiettorie pericolose e in cui convivono momenti di romanticismo con indagini, commento sociale e ironia. La scena cult è quella in cui Apicella, nudo, si sveglia nel cuore della notte e si mette a mangiare la Nutella da un barattolo enorme, spalmandola sul pane bianco. Se sei un estimatore del cinema di Nanni Moretti, da Ecce Bombo (1978) a Palombella rossa (1989), Bianca non ti deluderà.
Doveva essere pasta e fagioli la protagonista della sequenza principe de I soliti ignoti, capolavoro della commedia all'italiana diretto da Mario Monicelli. Ma Marcello Mastroianni chiese che venisse sostituita da una pasta e ceci, venendo accontentato. Al centro del racconto le gesta di un gruppo di ladri dilettanti il cui piano consiste nel tentativo di svaligiare un Monte di Pietà a Roma.
Un concentrato di comicità dal retrogusto agrodolce che racconta di un Paese nella morsa della povertà – e ad un passo dal boom economico degli anni '60 - che cerca di arrabattarsi come può. Così maldestri i protagonisti del film, da finire nella casa adiacente del caveau che avrebbero dovuto derubare. Il loro unico bottino diventa così una minestra calda...Se vuoi goderti qualche ora di risate amare, recupera anche Audace colpo dei soliti ignoti (1959).
Uno dei grandi classici d'animazione Disney per una delle sequenze più famose che celebra la cucina italiana nel mondo, diventando addirittura un punto di riferimento per l'iconografia dell'Italia all'estero (qualcuno ha detto tovaglie a quadretti rossi e bianchi?). La trama di Lilli e il vagabondo ruota attorno alla storia d'amore tra la cocker spaniel domestica Lilli e il randagio Biagio per un racconto sull'incontro di due mondi diversi e l'importanza di andare oltre la propria comfort zone.
Dei suoi 76 minuti, la scena della cena a lume di candela è diventata un cult. Merito di un piatto di pasta e polpette e di uno stesso lungo spaghetto succhiato dai due protagonisti che culmina nel loro primo, tenerissimo, bacio. Da non perdere se ami l'animazione Disney classica di film come La carica dei 101 (1961) e Gli Aristogatti (1970).
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Miseria e nobiltà
Totò, la più grande maschera tragicomica del cinema italiano, è il protagonista della trasposizione cinematografica dell’omonima opera teatrale di Eduardo Scarpetta. Miseria e nobiltà è una fotografia dell’Italia post bellica alle prese con la fame più nera raccontata attraverso la figura di Felice Sciosciammocca, scrivano squattrinato. Poco più di un’ora e mezza che culmina in una delle scene più rappresentative della nostra cinematografia.
Quella in cui Totò, dopo giorni di fame, si ritrova davanti a un banchetto e li divora con le mani, infilandoli nelle tasche. Un’immagine comica quanto tragica. Se ami le opere di Scarpetta trasposte sul grande schermo, da Un turco napoletano (1953) a Il medico dei pazzi (1954), e i film con Totò come Totò, Peppino e la... malafemmina (1956), questa gemma del cinema italiano è una visione obbligatoria.
"M'hai provocato, e io te distruggo... maccarone! M'hai provocato? E io me te magno!". Non c'è italiano che non conosca questa frase e non l'abbia detta almeno una volta nella vita. A pronunciarla Alberto Sordi nei panni di Nando Moriconi in Un americano a Roma. Maglia bianca attillata, berretto, bracciale in cuoio borchiato, cinturone da cowboy. Sognatore con il mito degli States, Nando vive la vita come se fosse il protagonista di un film a stelle e strisce e americanizza ogni aspetto della sua vita.
Nel film Steno mette in scena un'acuta e divertente satira sull'ossessione per l'America (che sopravvive ancora oggi) e sulla sfida a mantenere la propria identità. Un'ora e mezza di disavventure e bizzarrie, tra finti tentativi di suicidio al Colosseo e sogni infranti. Ma la sequenza che è stata capace di diventare una cartolina (autoironica) dell'Italia nel mondo è quella in cui Nando, circondato da yogurt, mostarda e latte, finisce per tuffarsi su un piatto di maccheroni. Imperdibile se ti è piaciuto Il vigile (1960).































