
Festival di Cannes, cosa aspettarsi dalla 79° edizione?
Manca pochissimo al Festival di Cannes. La 79° edizione si terrà infatti dal 12 al 23 maggio. Proprio nelle scorse ore è stato rilasciato il manifesto ufficiale, un fotogramma in bianco e nero per omaggiare Thelma & Louise (1991), la pellicola di Ridley Scott che fu proprio presentata in anteprima mondiale fuori concorso sulla Croisette ben 35 anni fa.
Cosa ci dice del Festival questo poster che ritrae Susan Sarandon e Geena Davis, protagoniste del road movie, ancora oggi un vero e proprio cult? Gli organizzatori hanno sottolineato in un comunicato che “queste due indimenticabili combattenti hanno ribaltato le convenzioni e infranto alcuni stereotipi di genere, sia sociali che cinematografici, hanno incarnato la libertà assoluta e un'amicizia incrollabile, hanno mostrato la via dell'emancipazione quando questa diventa vitale. Ricordarle oggi significa celebrare il cammino già percorso, senza dimenticare quel che resta ancora da fare”.
Ciò che è immediatamente saltato agli occhi, nel corso della presentazione del programma di quest’anno è l’assenza dal concorso di film italiani. Le indiscrezioni davano per assodata la presenza di Nanni Moretti con il suo attesissimo Succederà questa notte (2026), ma sembrerebbe che il film interpretato da Louis Garrel e Jasmine Trinca non sia stato ancora completato. Probabilmente lo vedremo alla prossima Mostra del Cinema di Venezia.
Ma torniamo sui fatti, su quel che sarà dell’edizione che ha suscitato già alcune perplessità…
In Concorso
La giuria presieduta dal regista Park Chan-Wook, che proprio a Cannes vinse il Grand Prix per Old Boy (2003), sarà chiamata ad esprimersi su ben 21 titoli. Si comincia dal ritorno sulla Croisette di Pedro Almodóvar con Amarga Navidad (2026), un dramma sentimentale a sfondo natalizio, già uscito in Spagna, per poi passare al due volte Premio Oscar iraniano Asghar Farhadi con Parallel Tales (2026), il suo secondo film francese, che racconta di esistenze che si intrecciano a Parigi all’alba degli attentati al Bataclan. Nel cast Isabelle Huppert e Vincent Cassel. Dal Giappone Sheep in the Box (2026) di Hirokazu Kore-eda, incentrato su una coppia che accetta di accogliere un umanoide come figlio, e Nagi Notes (2026) di Koji Fukada, storia di un’architetta che dalla frenetica Tokyo scopre la bellezza rurale del villaggio di Nagi, mentre dalla Corea del Sud Hope di Na Hong-jin, un thriller sci-fi su una cittadina che si ritrova nel caos dopo l’arrivo di forze misteriose. Presente anche Coward (2026) del regista belga Lukas Dhont, che segue i dubbi di un soldato in trincea durante la Prima Guerra Mondiale.
Tra gli europei, Andrey Zvyagintsev porta Minotaur, un thriller sulla crisi esistenziale di un manager, mentre Pawel Pawlikowski ha girato Fatherland con Sandra Hüller, pellicola incentrata sul rapporto tra lo scrittore Thomas Mann e sua figlia Erika durante la Guerra Fredda. Il ritorno di Rodrigo Sorogoyen con El Ser Querido, un dramma familiare sul rapporto tra un padre regista e la figlia attrice su un set cinematografico
Di nuovo la guerra in Moulin di László Nemes, tragica parabola di un eroe della Resistenza del secondo conflitto mondiale, Jean Moulin, e Notre Salut di Emmanuel Marre, un dramma politico ambientato nel 1940 a Vichy. Sempre dalla Francia Léa Mysius con il thriller Histoire de la nuit, Jeanne Herry con Garance, incentrato sulla dipendenza da alcol di una giovane attrice, e Charline Bourgeois-Taquet con La vie d’une femme segue la crisi esistenziale di un’affermata chirurga di 55 anni. L’austriaca Marie Kreutzer dirige, invece, Gentle Monster (2026), un dramma psicologico su una famiglia, protagonista Léa Seydoux, che ritroviamo anche in L’Inconnue (2026) di Arthur Harari, storia di un fotografo che non esce mai e che dopo essere finito a una festa e ad aver incontrato una donna si risveglia nel cuore della notte nel suo corpo.
Se Fjord (2026) di Cristian Mungiu racconta di una famiglia immigrati rumeni residenti in Norvegia che si ritrova sotto indagine, The Dreamed Adventure (2026) di Valeska Grisebach è la storia di una donna che intraprende un’avventura pericolosa per aiutare un vecchio conoscente.
Ira Sachs con The Man I Love (2026), ambientato nella New York degli anni Ottanta con un artista diviso tra la malattia e la morte e Ryusuke Hamaguchi con All of Sudden (2026), incentrato su una corrispondenza accademica tra due studiosi che sfocia in discussioni molto intime sulla mortalità quando uno dei due si ammala. Infine, La Bola Negra (2026), firmato da Javier Ambrossi e Javier Calvo, intreccia la vita di tre uomini in tre diverse epoche storiche.
Fuori Concorso
Ad aprire il Festival La Vénus électrique (2026) di Pierre Salvadori, descritto come una “commedia romantica burlesca” ambientata nella Parigi degli anni Venti. La storia ruota attorno a un giovane pittore affermato, alle prese con un blocco creativo al seguito della morte della moglie, che per ritrovarla si affida a una sensitiva, che in realtà lo sta raggirando. Tra i titoli che spiccano Fuori Concorso, Her Private Hell (2026) di Nicolas Winding Refn e Karma (2026) di Guillaume Canet. Nella sezione Première occhi puntati su Propeller One-Way Night Coach (2026), pellicola che segna l’esordio dietro la macchina da presa di John Travolta.
La palma d’oro d’onore va…
Due riconoscimenti alla carriera fortemente simbolici. Quest’anno a ricevere la Palma d’Oro di Onore saranno infatti Peter Jackson e Barbra Streisand. Il regista neozelandese, dietro a Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit, otterrà il riconoscimento il 12 maggio, durante la cerimonia d’apertura, “in segno di ringraziamento per la sua creatività straordinaria, che ha elevato il genere dell'heroic fantasy a nuovi livelli”. Per Frémaux si tratta di un premio necessario in quanto “esiste chiaramente un prima e un dopo Peter Jackson”, sottolineando che “non si tratta solamente di un tecnico straordinario, ma soprattutto di un narratore immenso e di un artista imprevedibile”.
Alla Streisand sarà invece conferito il premio onorario il 23 maggio, nel corso della cerimonia di premiazione che accompagna la chiusura del Festival. Cantante e attrice, oggi ottantatreenne, vanta una lunga carriera di oltre sessant’anni, tra le poche artiste ad avere ottenuto lo status di EGOT, ovvero coloro che hanno vinto i quattro principali premi dell’intrattenimento statunitense, Emmy, Grammy, Oscar e Tony.
Secondo Frémaux, Streisand incarna “la leggendaria sintesi tra Broadway e Hollywood, tra il palcoscenico del music hall e il grande schermo”.
Che resta dell’Italia?
Gli unici legami con il nostro paese sono marginali. Per esempio, Roma Elastica (2026) di Bertrand Mandico, co-produzione italiana tra i Midnight Screenings, che annovera nel cast Isabella Ferrari, Ornella Muti Franco Nero, Maurizio Lombardi, Martina Scrinzi, Michele Bravo, Alessio Gallo e Tea Falco. Poi potremo contare sullo scrittore Erri De Luca che farà una breve apparizione in La vie d’une femme di Charline Bourgeois-Tacquet, mentre Rai Cinema, invece, figura tra i produttori di L’Inconnue di Arthur Harari. Entrambi i titoli sono in concorso.
Correva l’anno 2017, e fu l’ultima volta in cui si vide un’edizione senza l’Italia nel programma. Nel 2018, infatti fu l’anno di Dogman (2018) di Matteo Garrone e di Lazzaro felice (2018) di Alice Rohrwacher, nel 2019 arrivò Marco Bellocchio con Il traditore. Dopo un anno di stop causato dalla pandemia, nel 2021 la kermesse ospitò Nanni Moretti con Tre piani (2021), nel 2022 Mario Martone con Nostalgia (2022), mentre Valeria Bruni Tedeschi firmava la regia del francese Forever Young - Les Amandiers (2022) e Bellocchio presentava in anteprima la serie sul sequestro Moro, Esterno Notte(2022). Nel 2023 ci fu una tripletta in concorso, che sancì il ritorno di Moretti con Il sol dell'avvenire (2023), di Bellocchio con Rapito (2023) e di Rohrwacher con La chimera (2023). Le scorse due edizioni furono caratterizzate, invece, da Sorrentino, che tornava al Festival con Parthenope (2024), e di nuovo Martone con Fuori (2025).
Pensare che proprio l’anno scorso, nella sezione Un Certain Regard, c’erano il western con Alessandro Borghi, Testa o croce? (2025) di Matteo Zoppis e Alessio Rigo de Righi e Le città di pianura (2025) di Francesco Sossai. Soprattutto il secondo è diventato uno dei casi cinematografici più interessanti nel nostro Paese degli ultimi tempi.
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Hako no Naka no Hitsuji
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Nagi Notes
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Coward
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Minotaur
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The Beloved




















