
Perle nascoste su Crunchyroll: 10 anime sottovalutati che dovresti recuperare
Più l’offerta sulle piattaforme si espande, più è complesso orientarsi tra i mille titoli proposti e, di conseguenza, è sempre più facile soffermarsi su ciò che è più chiacchierato e mainstream, perdendosi delle vere e proprie chicche. Ovviamente questo dipende da come è organizzata la piattaforma; è normale che su Crunchyroll, per esempio, ci sia un focus maggiore intorno ai suoi titoli di punta, le hit stagionali che monopolizzano la home page, gli shōnen che ogni settimana riempiono i feed di clip e analisi.
Eppure, scorrendo più in basso nel catalogo, esiste un altro Crunchyroll, fatto di serie e film che non hanno avuto la stessa cassa di risonanza ma non per questo meritano di restare nell’ombra; anzi, in alcuni casi, può capitare che abbiano tanto da offrire, se non di più, quanto i titoli più blasonati.
In questo articolo, vi consigliamo dieci anime sottovalutati da scoprire su Crunchyroll che spaziano tra epoche e generi, dal magical girl ripensato in chiave allegorica al gotico storico, dal mystery temporale al dramma intimista. Ad accomunarli non è la cifra stilistica, che anzi è volutamente eterogenea, ma il fatto di essere opere che lavorano sul significato. Alcune sono dichiaratamente queer, altre lo sono nel modo in cui ridisegnano i legami familiari, le ossessioni, le forme dell'attaccamento.
Vi consigliamo di dargli una possibilità. Siamo certi che sapranno ricompensarvi a dovere!
Pronti a farvi cambiare completamente la vita? Perché è quello che potrebbe succedere dopo aver visto Journal with Witch. Una serie che usa una cornice apparentemente quotidiana per costruire un discorso preciso sul lutto e sulla crescita, sul modo in cui si impara ad abitare con certi vuoti.
Asa Takumi ha quindici anni quando perde entrambi i genitori in un incidente, e si ritrova a convivere con la zia Makio, scrittrice trentacinquenne dal carattere chiuso, opposta a lei in tutto. La narrazione si muove con calma, quasi sussurrata, e affida il peso emotivo ai piccoli gesti del quotidiano, alle ruvidità di una convivenza obbligata che lentamente si trasforma in qualcosa d'altro. Su suggerimento di Makio, Asa comincia a tenere un diario, ed è da lì che la storia prende il suo ritmo intimo.
Una serie da scoprire perché racconta il dolore senza esibirlo e la guarigione senza addolcirla. Due solitudini che imparano a stare nella stessa stanza, una ragazza che scrive per non affondare, un'adulta che riscopre come si tiene per mano qualcuno. Una scoperta piccola e preziosa!
Link Click, uno dei più famosi donghua cinesi, è un titolo che dietro la formula del potere soprannaturale e del caso settimanale, costruisce un discorso struggente sul tempo, sulla memoria, sull'impossibilità di salvare chi è già perduto.
Cheng Xiaoshi e Lu Guang gestiscono il Time Photo Studio, un piccolo negozio di fotografia dall'aspetto dimesso. Ma in realtà il loro lavoro è ben diverso dall’essere dei semplici commessi. Entrambi, grazie ai loro poteri diversi ma complementari, possono entrare nelle fotografie dei clienti per esaudire desideri legati al passato, ma con regole rigide e conseguenze impreviste. La premessa procedurale lascia presto spazio a una tensione emotiva crescente, in cui il legame tra i due protagonisti diventa il vero centro gravitazionale della serie.
Uno dei casi più interessanti di animazione cinese contemporanea, con una regia sorprendente nei tempi e nei silenzi – la stessa che ritroviamo in To Be Hero X (2025) – e anche un’occasione per confrontarsi con un prodotto che non è giapponese. Inoltre, sebbene la relazione tra Cheng Xiaoshi e Lu Guang non è mai dichiarata, attraversa la serie con un'intensità che parla chiaro a chi sa leggere tra le righe. Una storia sull'eco delle scelte e su quanto pesa, davvero, voler bene a qualcuno.
Sonny Boy è uno degli anime più ambiziosi degli ultimi anni sul tema dell'adolescenza come deriva esistenziale.
Una scuola intera viene risucchiata in una dimensione altra, dove gli studenti sviluppano poteri arbitrari e devono navigare un susseguirsi di mondi astratti, ognuno con regole proprie, spesso indecifrabili. La trama è volutamente refrattaria alla sintesi, perché il punto è il modo in cui ogni episodio diventa una parabola sul crescere, sul disilludersi, sull'imparare a stare al mondo quando il mondo non ti dà istruzioni.
Andrebbe recuperato perché è coraggioso come pochi anime osano essere. Il design pulito, il ritmo sospeso, la regia che evita ogni compiacimento, tutto concorre a un'opera che parla dell'adolescenza senza mai cadere nel suo immaginario codificato. Per chi è disposto a lasciarsi disorientare, potrebbe essere una visione diversa dal solito.
A volte è proprio nelle sfumature dell’imperfezione che si possono celare le piccole grandi perle, un po’ come nel caso di Wonder Egg Priority, che affronta temi “trigger” che vanno dal trauma adolescenziale al suicidio, dall'identità di genere all'abuso, e proprio per questo paga lo scotto di una serie controversa, complessa, interessante ma dalla struttura instabile.
Ai Ohto, studentessa che ha messo di frequentare le lezioni a scuola dopo il suicidio dell'amica Koito, viene attirata in una sala giochi deserta dove una misteriosa voce la guida verso una macchina gachapon le offre un Wonder Egg. Da quel momento, ogni notte, Ai entra in un mondo onirico in cui deve proteggere ragazze appena nate dall'uovo da creature mostruose chiamate Seeno Evils, nella promessa che salvarne abbastanza possa riportare indietro Koito.
Ogni mostro rappresenta una metafora precisa, ogni ragazza salvata è una ferita reale che la serie nomina senza eufemismi, riflettendo su molte delle problematiche che affliggono la nostra società, soprattutto quando si tratta dei più giovani. A differenza della più comune rappresentazione femminile – spesso stereotipata oppure oggettificata nel mondo degli anime – Wonder Egg Priority lavora sul corpo femminile adolescente come campo di battaglia simbolico, spronando lo spettatore anche un po’ a mettersi in discussione, andando oltre la riuscita completa strutturale per soffermarsi un po’ di più su quella tematica e rappresentativa.
Esistono film che fanno della delicatezza una forma di precisione, e The Stranger by the Shore è un film anime tratto dall’omonimo manga che si distingue per la sua delicatezza ed eleganza al limite del poetico, senza però perdere la leggerezza e freschezza tipica dell’estate, dei primi amori e del sapore di salsedine sulla pelle. Una storia d'amore tra due ragazzi che è anche una storia di amicizia, di scoperta e messa in discussione. Un dramma intimo dove il sentimento si misura con il dolore, l'esclusione, la difficoltà di lasciarsi raggiungere.
Su una piccola isola di Okinawa, Shun Hashimoto, giovane scrittore omosessuale fuggito di casa il giorno del proprio matrimonio dopo il coming out, vive nella pensione della nonna. Sulla spiaggia incontra Mio Chibana, adolescente segnato dal lutto recente della madre, che dopo poco tempo deve trasferirsi sull'isola principale. Shun è da subito attratto da Mio, ma vista l’imminente partenza, sceglie di reprimere i suoi sentimenti e concentrarsi sul proprio sogno nel cassetto. Dopo tre anni, però, Mio torna, e prendendo completamente alla sprovvista Shun, sarà proprio lui a dichiararsi.
The Stranger by the Shore racconta una queerness che non è solo desiderio, ma anche sradicamento, fuga, ricostruzione di sé in un altrove geografico ed emotivo. La regia respira con il paesaggio, lascia che il mare faccia da contrappunto al non detto, e affida ai silenzi quello che le parole non riescono ancora a portare. La costruzione delle scene più intime e sensuali è pura magia, definendo quasi un nuovo codice rappresentativo nei classici adattamenti BL, motivo per cui è ben presto diventato uno dei titoli imprescindibili per chi ama il genere (e non solo).
Davvero un gioiello che merita di essere trovato.
Spesso liquidato come la versione minore di Spy x Family (2022 – in corso), Buddy Daddies è invece un anime capace di portare avanti un suo discorso autonomo sulla famiglia scelta, sulla paternità non biologica, sul modo in cui la cura di un’altra persona può aiutare a ridarci nuovo valore e prenderci cura anche di noi stessi.
Kazuki Kurusu, intermediario criminale estroverso e disordinato, vive con Rei Suwa, assassino professionista taciturno addestrato fin dall'infanzia a uccidere. Le loro vite cambiano quando si ritrovano accidentalmente a prendersi cura di Miri, bambina di quattro anni figlia di un boss mafioso, finita in mezzo a una sparatoria mentre cercava il padre.
Da quel momento la serie si reinventa come commedia domestica con sottofondo di violenza, dove la routine quotidiana diventa il vero terreno di scoperta dei due protagonisti.
Una volta superato il pregiudizio dell'imitazione, la serie sa difendersi tranquillamente da sola, raccontando un nucleo familiare alternativo con una tenerezza disarmante, questo perché il legame tra Kazuki e Rei attraversa la serie con un'ambiguità che molti hanno saputo riconoscere. Una piccola storia sulla possibilità di ricostruirsi attraverso lo sguardo di chi ti sceglie.
Adattamento di uno dei più importanti classici medievali giapponese sulla caduta del clan Taira, Heike Monogatari di Naoko Yamada trasforma un racconto epico e bellico in un'opera intima sul lutto, sulla predeterminazione, sulla memoria come unica forma di resistenza alla scomparsa.
Biwa, una giovane suonatrice di liuto dotata del potere di vedere il futuro, viene accolta dalla famiglia Taira e diventa testimone della loro lenta, inevitabile rovina. Conosce già la fine, e questa consapevolezza deposita su ogni scena una malinconia che non ha bisogno di troppe spiegazioni didascaliche. Al tempo stesso Biwa è l’unica ad avere il potere di far perdurare le gesta della famiglia Taira, non di certo potendo evitare la tragica fine, bensì usando la sua voce, il suo canto, per poter tramandare, di persona in persona, le gesta del clan. In fondo, il potere delle storie non risiede proprio nella loro essenza immortale. Non importante quale sia la fine dei protagonisti, quella storia non finirà mai davvero fintanto che qualcuno sarà disposto a raccontarla.
Heike Monogatari andrebbe recuperato tanto la storia in sé per sé quanto per la regia di Yamada che lavora con una grazia rara, costruendo un anime che parla del passato come di qualcosa che continua a guardarci. Una regia che si affida ai dettagli, i quali diventano parte integrante della narrazione, del suo sviluppo ed evoluzione, chiedendo quindi un’alta attenzione allo spettatore ma che viene ricompensata grazie all’anima più pura di questo bellissimo titolo.
Tra i grandi assenti del discorso anime contemporaneo c'è una serie che andrebbe nominata accanto ai titoli più celebrati del decennio scorso, e che invece resta confinata a un pubblico ristretto (di grandi intenditori).
Shouwa Genroku Rakugo Shinjuu è uno dei migliori anime mai prodotti sul tema dell'arte come ossessione, sull'eredità, su quello che si trasmette quando non si può trasmettere niente di concreto. Segue la vita di Kikuhiko, maestro di rakugo, l'antica arte giapponese del racconto comico, e ricostruisce attraverso un lungo flashback il suo legame con Sukeroku, talento naturale dal carattere opposto al suo. Tra la metà del Novecento e il presente narrativo, la storia attraversa l'amicizia, la rivalità, l'amore, e la lenta agonia di una forma d'arte che rischia di non sopravvivere ai suoi maestri.
Un dramma adulto come pochi, costruito con una densità psicologica che mette in difficoltà l'idea stessa di anime come categoria leggera, senza però scivolare nei grandi traumi, epopee drammatiche e brutali. Il rapporto tra Kikuhiko e Sukeroku è una delle relazioni più complesse, tese e inconfessate che l'animazione abbia raccontato.
Una serie da scoprire e custodire.
Yurikuma Arashi di Kunihiko Ikuhara è un'opera allegorica sulla queerness, sull'esclusione, sulle istituzioni che divorano l'amore non conforme camuffandosi da comunità.
In un mondo separato in due da un Muro dell'Esclusione, le orse, un tempo innocue, sono diventate carnivore e attaccano gli umani. Le ragazze di un liceo vivono nel terrore di essere divorate, mentre due orse travestite da studentesse si infiltrano nella scuola per avvicinarsi a Kureha, una giovane segnata da una perdita. La trama procede per simboli, processi onirici, ripetizioni rituali, e chiede al pubblico di accettare le sue regole estetiche per restituirgli un significato stratificato.
Per i grandi amanti degli anime seinen, pensiamo sia una visione necessaria; inoltre Kunihiko Ikuhara, già autore di La Rivoluzione di Utena (1997), costruisce qui una delle riflessioni più radicali sulla queerness adolescenziale femminile e sulla violenza dei codici sociali che la circondano.
Chiudere questa lista di perle nascoste con Masaaki Yuasa, uno dei pochi registi che hanno saputo costruire una filmografia così personale e, paradossalmente, così sistematicamente sottostimata dal pubblico mainstream.
Kaiba è uno dei suoi lavori più radicali: una storia di fantascienza che usa l'estetica retrò per indagare temi profondamente contemporanei, l'identità, la memoria, il corpo come contenitore intercambiabile.
In un mondo in cui le coscienze possono essere trasferite da un corpo all'altro, e i ricchi accumulano corpi come oggetti di lusso mentre i poveri vendono i propri ricordi, un giovane si risveglia senza memoria, con un buco nel petto e una foto di una ragazza che non riconosce. Da lì comincia un viaggio attraverso pianeti, esistenze prese in prestito, identità fluide.
Yuasa lavora con una libertà visiva totale, costruendo un anime che sembra venire da un tempo parallelo. Sotto la superficie giocosa del character design, Kaiba pone domande durissime su cosa resti di noi quando tutto, persino il corpo, può essere sostituito. Un'opera che andrebbe vista da chiunque pensi di sapere cosa può fare l'animazione, per poi imparare qualcosa di nuovo.



























