
“Dutton Ranch”; Annette Bening: “Racconto una donna che lotta per rimanere integra. Lontano dagli stereotipi”
Se è vero che il western è il genere che più di tutti ha saputo raccontare il Nuovo Mondo, è anche vero che Taylor Sheridan ha saputo infondergli una nuova linfa. Lo ha fatto creando un universo narrativo di cui la “prima pietra” è rappresentata da Yellowstone (2018).
Da lì, con lo stesso nome, ha preso il via un franchise fatto di prequel, sequel e spin-off ambientati in epoche e luoghi differenti che ora si arricchisce di un nuovo titolo: Dutton Ranch (2026). Nove episodi creati da Chad Feehan – disponibili dal 15 maggio su Paramount+ - che rappresentano il quinto tassello di un fenomeno culturale capace di parlare a un pubblico trasversale, tra lotte di potere dinastiche, il rapporto conflittuale con i nativi americani, la moralità grigia dei suoi protagonisti, corruzione e il legame con la natura.
In questo nuovo titolo ritroviamo Kelly Reilly e Cole Hauser nei panni di Beth Dutton e Rip Wheeler, già al centro della serie madre, che dal Montana si ritrovano in Texas per cercare di lasciarsi alle spalle i fantasmi del passato e ripartire insieme. Ma i due dovranno scontrarsi con un ranch rivale che non arretrerà di un centimetro pur di proteggere un dominio costruito nel tempo. Alle sue redini la scaltra, ammaliante e influente Beulah Jackson interpretata da Annette Bening.
Una sfida ambiziosa, lontano dagli stereotipi
“È stata l'opportunità di entrare in un mondo completamente nuovo per me ad affascinarmi. Ero una grande fan di Yellowstone e sapendo che anche Ed Harris avrebbe fatto parte del mix, ho pensato che sarebbe stato un universo divertente e interessante di cui far parte. È stato quasi irresistibile”, confida divertita l'attrice quando la incontriamo su Zoom per parlare di Dutton Ranch.
“Yellowstone è stato così divertente, perché succede sempre qualcosa e la posta in gioco è così alta per tutti. E ha quel tipo di sotto testo mitico di conflitto familiare che ho ritrovato anche qui”.
Tra Tulsa King (2022), Mayor of Kingstown (2021) e Operazione speciale: Lioness (2023), Taylor Sheridan ha creato quello che viene definito il "Sheridan-verse". E al suo interno ha dato spazio ad attrici over 50 del calibro di Helen Mirren, Nicole Kidman, Demi Moore e Michelle Pfeiffer. E queste si aggiunge ora un'altra star cinematografica. “In generale, tra teatro, cinema e TV, ora c'è un'intera opportunità per le donne di esplorare sfumature di diverse età e diversi tipi di femminile”, riflette Bening. “Penso che ci stiamo davvero allontanando dagli stereotipi. Questo non significa che non ne esistano più, e non solo per le donne. Ma abbiamo l'opportunità di ampliare davvero l'idea di chi siano le donne e di pensare a noi più come individui mentre ci muoviamo nel mondo”.
Annette Bening e un personaggio con al centro un dilemma
Beulah è una matriarca che, con polso e spregiudicatezza, protegge l'impero familiare. “Non la vedo affatto come una cattiva, né come una dominatrice. Se fossi un uomo e interpretassi questa parte, probabilmente non si userebbero queste parole. Sarebbe semplicemente vista come una persona a capo di un'azienda e di una famiglia che cerca di fare il suo meglio”, afferma l'attrice. “Non c'è dubbio che abbia problemi e segreti e che alcune delle cose che fa per ottenere ciò che vuole sono moralmente ed eticamente discutibili. Ma è per questo che realizziamo drammi e creiamo storie. Credo sia una donna che sta cercando di proteggere l'eredità del ranch e la sua famiglia. E forse non fa sempre le scelte migliori, ma per me è una mamma orsa”.
Quella di Dutton Ranch è una realtà radicata nell'eredità tramandata di generazione in generazione, nel potere e nella sopravvivenza. In questo contesto Annette Bening ha dovuto trovare un punto di ingresso emotivo attraverso il quale inquadrare il suo personaggio. “L'ho individuato nella famiglia. Qualcosa con cui tutti possiamo relazionarci, tra madri, padri e figli”, sottolinea l'attrice. “Ho potuto davvero immergermi nel suo passato, specialmente nel suo rapporto con suo padre che ha rappresentato una relazione chiave. Oltre all'amore per i figli e la nipotina. La sua eredità e storia sono complicate e quindi è stato affascinante addentrarvisi. Credo stia lottando per mantenere in vita il ranch mentre cerca di essere una persona integra. È il suo grande dilemma. Ed è lì che per me c'era il 'succo': nel cercare di trovare e chiarire nella mia immaginazione cosa significasse tutto questo”.
Entrare nel mondo del ranching
Quello raccontato in Dutton Ranch, così come in tutti gli altri titoli del franchise, è un mondo molto specifico che ha a che fare con tradizioni, regole e consuetudini precise. Necessario, quindi, entrarci in confidenza per poterlo ritrarre e interpretare al meglio. “Ho avuto molto da imparare sul mondo in cui è ambientata la serie. Ed è stata una gioia muoversi in quella realtà e scoprire com'è davvero gestire un ranch e quante donne ne siano a capo”, racconta Bening. “Sono stata accolta in un paio di case e famiglie di allevatori che mi hanno istruita. C'è un meraviglioso museo a Fort Worth chiamato Cowgirl Museum. Celebra le donne del West e ciò che hanno fatto come parte della comunità che ha popolato il Texas e altri luoghi. E come quel tipo di vita fosse, ed è, parte integrante della quotidianità di tutti”.
Ma la preparazione si è mossa anche in ambito fisico, con un sottile lavoro sulla voce del suo personaggio. “Ho ascoltato molto Ann Richards, una famosissima governatrice del Texas che fece un discorso molto celebre su George Bush anni fa”, rivela Bening. “Un altro riferimento è stato Molly Ivins, una giornalista texana democratica progressista. Una donna divertente e incredibile di cui, ascoltandola, mi sono un po' innamorata”.









