10 personaggi di serie TV che meritavano uno spin-off dedicato

10 personaggi di serie TV che meritavano uno spin-off dedicato

Alessandro Zaghi
Alessandro Zaghi

Pubblicato il 15 maggio 2026

Aggiornato il 15 maggio 2026

La storia della televisione è piena di personaggi secondari che, talvolta, sono diventati più interessanti dei protagonisti. A volte succede per merito della scrittura, altre per una performance che trasforma tre scene per episodio in momenti decisivi e indimenticabili, altre ancora semplicemente perché il pubblico si affeziona a un personaggio costruito con cura. Alcuni hanno ottenuto il loro spin-off, basti pensare al successo di Better Call Saul (2015) o Ahsoka (2023), ma la maggior parte no. Ecco perché qui trovate una lista con dieci personaggi che avrebbero meritato una serie tutta loro e non l'hanno mai avuta.

The Wire
The Wire

The Wire

2002

Omar Little

Omar Little cammina per le strade di West Baltimore fischiettando The Farmer in the Dell, con un trench lungo e un fucile a pompa sotto il braccio, e i ragazzi che spacciano agli angoli si nascondono gridando "Omar coming!". Michael K. Williams ha costruito uno dei personaggi più magnetici della storia della televisione: un rapinatore di spacciatori con un rigido codice morale personale (non ruba ai civili, non tocca chi non è nel gioco), gay dichiarato in un ambiente dove l'omosessualità è un tabù, e libero da qualunque affiliazione con le gang che controllano la città.

Lo spin-off che The Wire non ha mai fatto, e che probabilmente David Simon non farebbe mai perché la serie è concepita come un'opera chiusa, avrebbe potuto raccontare gli anni di Omar prima degli eventi della serie, la formazione del suo codice, i primi colpi, il rapporto con la strada. Williams, scomparso nel 2021 a cinquantaquattro anni, ha portato con sé un personaggio che nessun altro attore avrebbe potuto interpretare. Barack Obama lo ha definito il suo personaggio preferito di The Wire, ed è difficile dargli torto.

Barney Stinson

Neil Patrick Harris ha preso un personaggio che sulla carta era lo stereotipo del playboy da sitcom (vestiti costosi, battute da rimorchio, paura dell'impegno) e lo ha trasformato in una figura molto più complessa e divertente di quanto la premessa lasciasse intendere. Barney Stinson è il motore comico di How I Met Your Mother, con le sue regole assurde sulla vita e sull'amore (il Bro Code, la Playbook, il "legendary"), e una maschera del seduttore seriale che nasconde un bambino abbandonato dal padre, incapace di costruire relazioni vere.

Uno spin-off su Barney avrebbe potuto esplorare le sue origini (il rapporto con il padre interpretato da John Lithgow, gli anni alla Goliath National Bank, la costruzione del personaggio pubblico come meccanismo di difesa) oppure, più interessante ancora, la sua vita dopo il finale della serie. Harris ha il range comico e drammatico per reggere una serie da protagonista, e Barney è uno di quei personaggi che il pubblico non ha mai smesso di amare.

The Office
The Office

The Office

2005

Dwight Schrute

Il fatto che lo spin-off di Dwight Schrute sia stato effettivamente sviluppato dalla NBC nel 2012, con un episodio pilota intitolato The Farm inserito nella nona stagione di The Office, e poi cancellato prima di andare in produzione, è uno di quegli errori della televisione americana che diventano più evidenti col tempo. Rainn Wilson ha costruito in Dwight uno dei personaggi comici più originali della serialità contemporanea: un agricoltore di barbabietole con un'ossessione per la gerarchia aziendale, una fedeltà cieca verso il capo Michael Scott, e una visione del mondo che mescola autoritarismo da ufficio e sopravvivenza rurale in modo unico.

The Farm avrebbe seguito Dwight nella gestione della fattoria di famiglia dopo la morte della zia, e l'idea era promettente perché il mondo rurale di Schrute (già esplorato in alcuni episodi memorabili della serie principale, come quello del matrimonio) era uno degli aspetti più ricchi e meno sviluppati del personaggio. Wilson ha detto in diverse interviste di essere rimasto deluso dalla cancellazione, e il pubblico di The Office non ha mai smesso di immaginare come sarebbe stata quella serie.

Gustavo Fring

Giancarlo Esposito ha interpretato Gus Fring con una precisione che è diventata un punto di riferimento per qualunque villain televisivo successivo. Il proprietario della catena di fast food Los Pollos Hermanos, che dietro la facciata dell'imprenditore modello nasconde un impero della metanfetamina nel sud-ovest americano, è un personaggio costruito su dettagli minimi: il modo in cui si sistema la cravatta, il tono pacato con cui minaccia, la postura perfetta che non cambia mai nemmeno nei momenti di violenza estrema. Better Call Saul ha dedicato archi narrativi importanti al personaggio, ma il passato di Fring in Cile resta uno dei grandi misteri irrisolti dell'universo di Vince Gilligan.

Lo spin-off che non esiste (e che Esposito ha dichiarato più volte di voler fare) avrebbe potuto raccontare gli anni cileni, il rapporto con il socio Max Arciniega il cui omicidio da parte del cartello è il motore nascosto di tutta la storia di Fring, la costruzione dell'identità americana, e la lenta, paziente architettura della vendetta contro i Salamanca, fino all’arrivo nelle trame di Breaking Bad. Fring è un personaggio che funziona per sottrazione, e una serie dedicata a lui richiederebbe una scrittura di altissimo livello per non rovinare il mistero. Ma se c'è qualcuno che potrebbe reggere una serie intera su un personaggio così complesso, quello è proprio Esposito.

Bronn

In una serie piena di personaggi nobili, profetici, tormentati e destinati a grandi cose, Bronn è l'uomo che vuole solo essere pagato. Jerome Flynn ha interpretato il mercenario più pragmatico di Westeros con un cinismo allegro e una sincerità brutale che lo rendevano quasi un sollievo comico ogni volta che compariva sullo schermo, senza mai trasformarlo in una macchietta. Bronn combatte quando gli conviene, e cambia alleanza con la naturalezza di chi non ha mai avuto il lusso di un codice morale.

Il suo arco narrativo nella serie è uno dei più sottovalutati: da mercenario anonimo che vince un duello per Tyrion Lannister nella prima stagione a signore di Altogiardinoe Maestro del Conio nel finale dell'ottava, Bronn scala l'intera struttura sociale di Westeros senza sangue nobile, senza un esercito e (soprattutto) senza draghi, solo con la spada e la capacità di stare dalla parte giusta al momento giusto. Uno spin-off ambientato dopo gli eventi della serie, con Bronn che cerca di governare il Reach senza avere la minima idea di come si amministri un territorio, sarebbe stata la commedia che Game of Thrones non ha mai fatto.

Killing Eve
Killing Eve

Killing Eve

2018

Villanelle

Jodie Comer ha vinto l'Emmy a ventisei anni per il ruolo di Villanelle, l'assassina psicopatica con un guardaroba da fashion week e un gusto per l'omicidio creativo che è diventata il personaggio più cool della televisione britannica degli ultimi dieci anni. Killing Eve ha funzionato finché ha funzionato (le prime due stagioni, scritte e supervisionate da Phoebe Waller-Bridge e Emerald Fennell, sono straordinarie; le ultime due hanno perso la rotta) grazie al rapporto tra Villanelle e Eve Polastri (Sandra Oh), ma il personaggio di Comer è sempre stato quello con più potenziale narrativo inesplorato.

Le origini russe di Villanelle, l'orfanotrofio, il reclutamento nei Dodici, gli anni di addestramento come killer professionista, il rapporto con Konstantin (Kim Bodnia): il materiale per un prequel c'è tutto, e Comer ha dimostrato di avere il range per passare dal comico al terrificante nel giro di una battuta. Il finale della serie, che ha deluso buona parte del pubblico, ha reso lo spin-off ancora più desiderabile, perché il personaggio meritava un congedo migliore.

New Girl
New Girl

New Girl

2011

Schmidt

Max Greenfield ha preso un personaggio che nella prima stagione di New Girl sembrava destinato a essere il coinquilino vanitoso e ossessionato dal fitness (la jar delle cose da maschi, i prodotti per il corpo, il guardaroba curatissimo) e lo ha trasformato, stagione dopo stagione, in uno dei personaggi comici più completi della sitcom americana degli anni dieci. Schmidt è divertente perché è ritratto appieno, un ragazzo ebreo cresciuto sovrappeso da una madre single che ha costruito un'identità adulta interamente fondata sull'apparenza e sul successo professionale, ma che sotto quella corazza è ancora il ragazzino insicuro di sempre.

Il rapporto con Cece (Hannah Simone), che da flirt da sitcom diventa una storie d'amore, e il rapporto con Nick (Jake Johnson), che è una delle migliori amicizie maschili mai scritte in una sitcom, sono i due assi su cui il personaggio cresce. Uno spin-off sulla vita professionale di Schmidt nel marketing o sulla sua vita da padre avrebbe funzionato perché Greenfield ha una gamma comica enorme e il personaggio ha abbastanza profondità da reggere senza la struttura corale della serie originale.

Arthur Shelby

Mentre Tommy Shelby lavora per sottrazione, Arthur lavora per eccesso, ed è proprio questo contrasto a rendere il fratello maggiore dei Peaky Blinders uno dei personaggi più interessanti e meno esplorati della serie. Paul Anderson ha costruito Arthur come un uomo in guerra permanente con sé stesso: veterano della Somme come Tommy, ma senza la capacità di Tommy di trasformare il trauma in strategia, Arthur crolla, beve, prega, picchia, piange e ogni volta si rialza per eseguire gli ordini del fratello minore.

Il rapporto con la moglie Linda (Kate Phillips), che cerca di portarlo fuori dal mondo criminale attraverso la religione e che finisce per essere respinta dalla famiglia, è uno degli archi più ambiziosi di Peaky Blinders e meriterebbe da solo una serie dedicata. Uno spin-off su Arthur, chi era prima della guerra, o gli anni precedenti all’inizio della serie, sarebbe stato un dramma psicologico crudo, dedicato a uno dei protagonisti assoluti del franchise.

Bobby Munson

Bobby "Elvis" Munson è la coscienza morale dei SAMCRO, non esattamente una posizione comoda in un club di motociclisti fuorilegge. Mark Boone Junior ha interpretato il tesoriere del club con una dolcezza e un'intelligenza che lo distinguevano dal resto del gruppo: Bobby è quello che fa i conti, certo, ma è soprattutto lui che cerca di tenere insieme il club quando tutto sembra andare a rotoli. È anche quello che fa imitazioni di Elvis a Lake Tahoe, che cucina dolci per i compagni, e che ha imparato la contabilità dal padre, un ragioniere di Reno che teneva due libri contabili per la mafia italiana.

In una serie dominata da personaggi che agiscono d'impulso (Jax, Clay, Tig, Juice), Bobby è quello che pensa, e questo lo rende paradossalmente il più interessante. Il suo destino nella settima stagione, catturato e torturato da August Marks fino alla morte, è uno dei momenti più dolorosi della serie, proprio perché Bobby era l'unico che non meritava quella fine. Uno spin-off ambientato negli anni prima della serie, con Bobby diviso tra il chopper e le serate da Elvis, avrebbe avuto il tono perfetto per richiamare i fan di Sons Of Anarchy che manco un raduno di harleysti.

Succession
Succession

Succession

2018

Tom Wambsgans

Matthew Macfadyen ha vinto l'Emmy per il ruolo di Tom Wambsgans, e il premio è arrivato per la quarta e ultima stagione, cioè la stagione in cui Tom ha completato una delle trasformazioni più sottili e impressionanti della serialità recente. Per tre stagioni Tom è stato il genero di Logan Roy che tutti trattavano come un corpo estraneo, il ragazzo del Midwest sposato con Siobhan Roy (Sarah Snook) che cercava di entrare nella famiglia più ricca e disfunzionale d'America imparando le regole del gioco mentre le regole cambiavano sotto i suoi piedi. Nella quarta stagione, Tom diventa il CEO di Waystar Royco, e lo diventa nel modo più Tom possibile: non per merito, non per potere, ma perché è l'unica persona nella stanza che nessuno considera una minaccia.

Uno spin-off su Tom come CEO, circondato da un consiglio di amministrazione che lo disprezza e da una ex moglie che non lo ama più ma non lo lascia andare, sarebbe stata la dramedy sul potere aziendale che Succession lascia intuire nel suo finale. Macfadyen ha dimostrato di poter essere contemporaneamente patetico, minaccioso, buffo e commovente nel giro di una singola scena, e Tom è il tipo di personaggio che una serie intera potrebbe esplorare senza mai esaurirne le contraddizioni.

Informazioni su questa lista

Titoli

10

Costo totale di visione

136,76 €

Durata totale

567h 55min

Generi

Drammatico, Giallo, Commedia

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  1. 4 titoli Disney Plus
  2. 4 titoli Netflix
  3. 3 titoli HBO Max Amazon Channel
  4. 3 titoli HBO Max
  5. 3 titoli Sky Go