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  • 10 serie TV che mettono in scena la nostalgia degli anni '80 e '90 meglio di “Stranger Things”

    10 serie TV che mettono in scena la nostalgia degli anni '80 e '90 meglio di “Stranger Things”

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Capelli cotonati, colori sgargianti, walkie talkie, musicassette, giochi da tavolo. Guardare Stranger Things (2016) è come tuffarsi nel passato e rivivere gli anni '80. 

    Un decennio fatto di eccessi che si affacciava verso nuove tecnologie e a un'idea di futuro più simile al nostro presente. La serie dei fratelli Duffer ha riscritto l'immaginario legato a quell'epoca catapultandoci nell'immaginaria Hawkings, nell'Indiana, grazie a una bambina chiamata Undici e al gruppo di amici coetanei che incontra sul suo cammino.

    Ma sono svariate le serie TV che in questi anni hanno ambientato le loro storie durante la presidenza Reagan o la guida del governo di Margaret Thatcher, tra Guerra Fredda e Guerra delle Falkland, la paura dell'AIDS e la cultura del consumo. In vista della quinta e ultima stagione della serie Netflix, JustWatch ha stilato una classifica delle serie TV che hanno messo in scena la nostalgia anni '80 e '90 meglio di Stranger Things.

    10. Halt and Catch Fire (2014)

    Ci sono un visionario, un ingegnere e una programmatrice. No, non è l'inizio di una barzelletta a tema tecnologico, ma la base da cui parte Halt and Catch Fire. La serie ambientata negli anni '80 durante la rivoluzione dei personal computer. Quattro stagioni per 40 episodi da 40 minuti che raccontano l'evoluzione dell'industria informatica attraverso le storie e le invenzioni di chi quella realtà la vive dall'interno, mostrandoci gli albori di un mondo nel quale oggi siamo completamente immersi.

    Qui la nostalgia risiede tutta nell'atmosfera che pervade la serie e vede i protagonisti spinti da una bramosia creativa in cui l'orizzonte delle possibilità sembra sconfinato e tutto è caratterizzato da un senso di ottimismo. Senza dimenticare di mostrare anche lo spirito di competizione e la nascita della cultura hacker. Se hai amato Mad Men (2007) e ti sei divertito con Silicon Valley (2014), non puoi perderti Halt and Catch Fire.

    9. Red Oaks (2014)

    Colori pastello, completi da tennis bianchi, acconciature voluminose, musica spensierata. Se vuoi vedere una serie TV che cattura lo spirito più solare e leggero degli anni '80, Red Oaks è quella giusta. Al centro dello show il giovane studente universitario David Myers. Indeciso su cosa fare della sua vita, il ragazzo sceglie di passare l'estate del 1985 a lavorare come istruttore di tennis in un lussuoso country club.

    Una commedia che intreccia il coming of age grazie al confronto con più personaggi coetanei del protagonista e le pressioni vissute dalla famiglia per dare forma al suo futuro. Tre stagioni da 26 episodi da circa 30 minuti che fotografano un mondo pre social in cui tanto è debitore dei film di John Hughes come The Breakfast Club (1985) e Una pazza giornata di vacanza (1986), ma che guarda anche a un classico più recente come Freaks and Geeks (1999).

    8. Wet Hot American Summer: First Day of Camp (2015)

    Elizabeth Banks, Bradley Cooper, Amy Poehler, Paul Rudd, Jason Schwartzman, Jon Hamm, Kristen Wiig. Sono solo alcuni dei moltissimi attori e comici di alto profilo protagonisti di Wet Hot American Summer: First Day of Camp, la serie TV che li vede interpretare – da adulti - un gruppo di adolescenti al loro primo giorno di campeggio nell'estate del 1981. Uno show profondamente comico e surreale che parodizza le commedie adolescenziali di quegli anni con sguardo tenero e sfacciato.

    La comicità è volutamente demenziale così come la recitazione è goffa e la trama oltre l'assurdo. Se vuoi vedere una serie TV di puro svago che al tempo stesso celebra e canzona gli anni '80 difficilmente troverai qualcosa di più divertente. E se una stagione da 8 episodi da 30 minuti non ti basta, puoi sempre recuperare il film del 2001, Wet Hot American Summer, e la serie sequel del 2017 Wet Hot American Summer: Ten Years Later.

    7. Physical (2021)

    Fasce, scaldamuscoli, body. C'è tutto l'immaginario legato alle lezioni di aerobica di Jane Fonda nelle tre stagioni di Physical. Ma nei suoi 30 episodi da mezz'ora, la serie li contrappone all'oscurità che pervade il cuore e la mente della sua protagonista. Una casalinga di San Diego di metà anni '80 profondamente insoddisfatta della sua vita e con un grave disturbo alimentare.

    Sarà proprio il mondo dell'aerobica a lanciarla verso una nuova stagione della sua esistenza, trasformandola in un'imprenditrice del mondo fitness. Sarcastica quanto cupa, la serie guarda con spirito critico a un periodo storico in cui le donne erano ben più ingabbiate dentro modelli di perfezione irraggiungibili rispetto al nostro presente. Se hai amato le wrestler di Glow non puoi perderti Physical.

    6. Pose (2018)

    Nella New York a cavallo tra fine degli anni '80 e l'inizio dei '90, Pose fotografa la società del tempo e la sua evoluzione da un punto di vista ben preciso. Quello dell'ascesa dell'era Trump da un lato e quello della cultura delle ballroom dall'altro, seguendo le vite di chi anima la scena underground della città. Quello che ne esce è un omaggio ai membri della comunità LGBTQIA+ in un momento storico segnato dall'epidemia di AIDS e da una forte chiusura mentale.

    Ispirandosi al documentario del 1990 di Jennie Livingston, Paris is Burning, le tre stagioni da 26 episodi offrono uno sguardo inedito su un periodo storico cruciale per la lotta al razzismo, alla discriminazione di genere e all'omofobia. Senza mai dimenticare, però, di dare spazio a costumi ed esibizioni strabilianti ed audaci.

    5. The Americans (2013)

    Se si pensa agli anni '80, oltre alle VHS di Jane Fonda che fa fitness e i jeans a vita alta, viene subito in mente un altro simbolo di quegli anni non proprio trascurabile: la Guerra Fredda che impazzava tra Stati Uniti e Unione Sovietica. L'elemento che fa da sfondo a The Americans, la serie TV con Keri Russell e Matthew Rhys nei panni di Elizabeth e Philip Jennings, coppia di spie del KGB che vive sotto copertura come una tipica famiglia americana a Washington D.C. durante l'amministrazione Reagan.

    Una doppia vita resa ancor più difficile da due figli cresciuti nella patria del consumismo e da un vicino agente dell'FBI. Qui la ricostruzione di quel decennio passa attraverso la spy story, con una grande ricerca per i dettagli e la credibilità storica senza abbandonarsi ad eccessi caricaturali. A rendere le sei stagioni - per un totale di 75 episodi da circa 50 minuti – ancor più credibili, l'uso della tecnologia del tempo e il conflitto dei personaggi tutto giocato tra le ideologie agli antipodi dei due Stati. Da recuperare se Deutschland 83 (2015) e Homeland – Caccia alla spia (2011) ti hanno appassionato.

    4. Glow (2017)

    Una serie sull'empowerment femminile dove, però, gli stereotipi sul gentil sesso sono sfruttati per sfidare le aspettative degli uomini e della società. Al centro di Glow un cast corale, che spazia da Alison Brie a Betty Glipin, dove troviamo le storie di donne emarginate e in difficoltà che decidono di unirsi al Gorgeous Ladies of Wrestling, gruppo di lottatrici professioniste protagoniste di un programma TV.

    Un tripudio di ombretti coloratissimi e body attillati per uno show che abbraccia ed eleva il kitsch come emblema di un decennio all'insegna dell'esagerazione. Trenta episodi divisi in tre stagioni che oscillano tra i 30 e i 40 minuti in cui i fallimenti, le difficoltà e le conquiste delle protagoniste si muovono tra umorismo e dramma. Se sei attratto dalle storie al femminile che vanno oltre i cliché come Orange Is the New Black (2013), Glow ti stupirà.

    3. Derry Girls (2018)

    Semplicemente irresistibile. Derry Girls è tutto ciò che si può desiderare da una serie TV. Risate, lacrime, personaggi indimenticabili e un'ottima scrittura. Ambientato negli anni '90, lo show racconta le disavventure di un gruppo di adolescenti - Erin, Orla, Clare, Michelle e James - che frequentano una scuola cattolica dell'Irlanda del Nord nel pieno dei Troubles. Una pagina drammatica della storia irlandese vissuta con cinismo dai suoi giovani protagonisti.

    Tre stagioni dove i drammi e le scoperte tipiche dell'adolescenza si fondono con eventi storici nel corso di 19 episodi in cui la nostalgia per gli anni '90 è vissuta attraverso i riferimenti alla cultura pop e alla musica dell'epoca. E se vuoi approfondire le tue conoscenze sul conflitto nord irlandese, puoi vedere Non dire niente (2024).

    2. The Goldbergs (2013)

    Si scrive “nostalgia” si legge The Goldbergs. La serie creata dal produttore e sceneggiatore Adam Goldberg in cui racconta la sua infanzia all'interno della sua famiglia negli anni '80 a Jenkintown, Pennsylvania. Una storia di vita quotidiana, fatta di caos e conflitti tipici di ogni nucleo casalingo, la cui particolarità risiede nella veridicità degli episodi messi in scena ispirati ai filmini che lo stesso Goldberg filmava da ragazzino e che scorrono sui titoli di coda.

    Dieci stagioni per 229 episodi che ricreano l'estetica di quegli anni grazie a una maniacale attenzione ai costumi e alle scenografie oltre che alla cultura pop del periodo. Tra le guest star personaggi iconici del decennio come Chuck Norris, Hulk Hogan e David Hasselhoff. Da non perdere se sei fan di That '70s Show (1998) e Fresh Off the Boat (2015).

    1. Pam & Tommy (2022)

    Pamela Anderson e Tommy Lee. La star di Baywatch (1989) e il batterista dei Mötley Crüe. Una delle coppie più iconiche degli anni '90 protagonista di uno degli scandali più famigerati del decennio: il furto del loro sex tape diffuso illegalmente nel 1997. Ma Pam & Tommy, interpretati magnificamente da Sebastian Stan e Lily James, è molto di più. È il racconto dell'impatto che quel furto ha avuto sulle loro vite a livello emotivo e professionale, un ritratto dell'ossessione per le celebrità e le insidie per la privacy legate al nascente Internet.

    Un decennio che ha gettato le basi per il nostro presente in cui le immagini circolano senza consenso e tutti possono immortalare qualsiasi momento, anche il più intimo, senza pensare alle conseguenze per se stessi e per gli altri. Otto episodi di poco meno di un'ora da vedere se hai apprezzato la ricostruzione storica e la riflessione culturale di The People v. O. J. Simpson: American Crime Story (2016).

  • Hai amato “Il Maestro”? Ecco altri 7 film che raccontano il mondo del tennis

    Hai amato “Il Maestro”? Ecco altri 7 film che raccontano il mondo del tennis

    Giovanni Berruti

    Giovanni Berruti

    Editor a JustWatch

    È tennis mania. Grazie, soprattutto al fenomeno Jannik Sinner, alle sue vittorie (compresa l’ultima alle Atp Finals di Torino) e alla scalata alla vetta della classifica mondiale. Dunque, non poteva arrivare in un momento migliore, il film di Andrea De Stefano, II Maestro (2025), interpretato da Pierfrancesco Favino.

    La pellicola, appena sbarcata nelle sale italiane, si aggiunge a un filone abbastanza consolidato negli anni, dove questa disciplina conferma di prestarsi molto bene alle esigenze del grande schermo (e non solo).

    Titoli come Borg McEnroe (2017), Match Point (2005) di Woody Allen o il recente Challengers (2021) di Luca Guadagnino. Tra un dritto, un rovescio e una volèe, sembra esserci una chiave di lettura di molte vicende esistenziali, raccontate in diverse pellicole. Ripercorriamole insieme. 

    Wimbledon (2004)

    Paul Bettany e Kristen Dunst sono i protagonisti di questa commedia romantica a tinte sportive, incentrata su un tennista inglese sul viale del tramonto. L’incontro con una giovane collega però lo aiuterà a ritrovare le motivazioni agonistiche di un tempo. Liberamente ispirato alla storia di Goran Ivanisevic, tennista croatoche nel 2001 trionfò a Wimbledon, sancendo l’unica vittoria da wild card nella storia del torneo. Wimbledon (2004) si conferma così una visione imperdibile non solo per gli appassionati di tennis, ma soprattutto per chi si lascia emozionare dalle storie di riscatto, specialmente se a sfondo sentimentale.

    Match Point (2005)

    “A volte, in una partita, la palla colpisce il nastro e per un attimo può andare oltre o tornare indietro; con un po’ di fortuna, va oltre e allora si vince. Oppure no… e allora si perde”. È la frase che ci accompagna alla visione di un thriller che porta la firma di Woody Allen. Basterebbe già questo per avvicinarsi a una inedita incursione della cinematografia del regista di Io e Annie (1977) e Manhattan (1979), che si avvale di ottime interpretazioni, a partire da Jonathan Rhys Meyers e Scarlett Johansson. Perché Match Point (2005) non è proprio un film sul tennis. Lo sport in questione è una metafora centrale, con tutte le relative analogie, per una storia ambientata nell’alta borghesia londinese, dove forze invisibili decretano le sorti di una partita complessa chiamata vita. Ma la tensione vi terrà incollati al divano, nel seguire le conseguenze dell’ambizione sociale del protagonista.

    Borg McEnroe (2017)

    Se pensiamo all’equazione tennis-cinema, è impossibile non pensare a Borg McEnroe (2017). Probabilmente tra i migliori film mai realizzati sul tennis, che ripercorre la rivalità tra Bjorn Borg (Sverrir Gudnason) e John McEnroe (Shia LaBeouf) a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta. La pellicola diretta da Janus Metz mette in scena la vita dentro e fuori dal campo di Borg e McEnroe, due campioni e due personalità agli opposti, che hanno scritto un capitolo indimenticabile della storia del tennis. È un dramma sportivo, che può ricordare Rush (2013), ambientato nella Formula Uno dei medesimi anni, incentrato sulla sfida tra James Hunt e Niki Lauda.

    La battaglia dei sessi (2017)

    Il film di Jonathan Dayton e Valerie Faris ripercorre la storica partita di tennis di inizio anni Settanta, nota come “la battaglia dei sessi”. Il 20 settembre 1973 si sono infatti sfidati sul campo l’ex campione Bobby Riggs (Steve Carell) e Billie Jean King (Emma Stone), la campionessa del momento. Un match dal forte valore simbolico, un tassello per la parità di genere nel mondo sportivo, all’alba dell’ascesa del movimento femminista. La battaglia dei sessi (2017) è un titolo imperdibile se siete alla ricerca di un dramma sportivo a impianto storico, di una visione avvincente, capace di affrontare temi sociali, ancora oggi decisamente attuali.

    Il quinto set (2021)

    Una storia di riscatto. Arriva dalla Francia Il quinto set (2021), con un protagonista che si ritrova a giocare la partita della vita. Oggi Thomas ha 37 anni, e in passato è stato una promessa del tennis. Nonostante la forma non sia dalla sua parte, decide di partecipare alle qualificazioni degli Open di Francia per dimostrare soprattutto a sé stesso di non essere al capolinea. Se cercate un film che parli di seconda possibilità, oltre che di tennis, siete sicuramente nel posto giusto. A maggior ragione se Wimbledon (2004) è stato di vostro gradimento, questa pellicola diretta da Quentin Reynaud non sarà da meno.

    Una famiglia vincente – King Richard (2021)

    È il film che ha valso l’Oscar a Will Smith. L’attore interpreta Richard Williams, padre delle sorelle Venus e Serena, e la sceneggiatura ripercorre il suo sogno di vederle diventare campionesse, mostrando la tenacia nel realizzare ciò che oggi è storia. Una famiglia vincente – King Richard (2021) parla di sacrificio, di ambizione, di perseveranza, ma non omette i lati oscuri del percorso. Una storia dove lo sport si fa di nuovo metafora della vita, che si trasforma in ossessione, in voglia di riscatto. È una pellicola che si farà apprezzare, oltre che dagli amanti di biopic, da chi è alla continua ricerca di storie incoraggianti, di successo.

    Challengers (2024)

    Il tennis secondo Luca Guadagnino. Anche se è bene sottolineare, come con Match Point (2005), Challengers (2024) non è proprio un film sul tennis, bensì usa questo sport per raccontare soprattutto le relazioni tra i protagonisti. È la storia di un triangolo sentimentale che vede al centro Tashi (Zendaya) contesa tra Patrick (Josh O’Connor) e Art (Mike Faist). Sono tennisti, ma soprattutto esseri umani, con le loro pulsioni, desideri e quant’altro. Un ménage à trois giocato come una partita, decisamente non adatto a un pubblico trasversale. Ma la forza della pellicola di Guadagnino risiede forse proprio in questo: tra un salto temporale e l’altro, e grazie a un ritmo avvincente, ci ricorda che attraverso lo sport è sempre possibile parlare della vita e delle sue molteplici sfaccettature.

  • Da "A proposito di Davis" a "Frankenstein": i migliori film e serie TV con Oscar Isaac

    Da "A proposito di Davis" a "Frankenstein": i migliori film e serie TV con Oscar Isaac

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    A Venezia 82 Oscar Isaac è stato protagonista di due film, Frankenstein (2025) di Guillermo del Toro e In the Hand of Dante (2025) di Julian Schnabel. Titoli agli antipodi che ben sintetizzano la pluralità di generi con i quali l'attore si confronta fin dall'inizio della sua carriera. 

    Con un diploma della prestigiosa Julliard in tasca, Isaac ha debuttato sul grande schermo nel 2002 inAll About the Benjamins al fianco di Eva Mendes per poi prendere lentamente sempre più spazio fino a farsi notare da grandi nomi. È così che Steven Soderbergh lo sceglie per una piccola parte in Che – L'argentino (2008), Ridley Scott lo chiama per Nessuna verità (2008) e Robin Hood (2010) e Madonna lo sceglie per W.E. - Edward e Wallis (2011).

    Ma la svolta è del 2013 quando Joel e Ethan Coen gli offrono il ruolo da protagonista in A proposito di Davis (2013) che gli ha regalato una nomination ai Golden Globes. Da lì in poi la sua carriera ha preso il via permettendogli di dimostrare il suo talento in opere sempre diverse, dai blockbuster come Star Wars – Il risveglio della Forza (2015) agli sci-fi come Ex-Machina (2015).

    JustWatch ha stilato una classifica dei migliori film e serie TV con Oscar Isaac.

    9. Dune (2021) 

    Ci aveva già pensato David Lynch nel 1984 con Dune a portare sul grande schermo l'omonimo romanzo fantascientifico di Frank Herbert scritto 20 anni prima. Nel 2021 anche Denis Villeneuve si è cimentato in un adattamento cinematografico dell'opera. Il nome giusto per dare vita a una pellicola immersiva e visivamente impressionante. Ambientato in un futuro in cui l'umanità vive sul sabbioso pianeta Arrakis, unica fonte della preziosa “spezia” che dà il dono della premonizioni, il film segue Paul Atreides, un giovane nobile interpretato da Timothée Chalamet il cui destino si intreccia proprio con quello della spezia.

    Oscar Isaac interpreta il duca Leto Atreides, padre del protagonista, leader compassionevole guidato dal senso di giustizia che l'attore fa trasparire nella sua interpretazione. Nel suo Leto c'è tutta la dignità e il tormento del suo personaggio che permette al pubblico di empatizzare con lui nonostante la sua breve presenza sullo schermo. Villeneuve, dal canto suo, dà vita a un'esperienza cinematografica totale, tra vermi delle sabbie, deserti vastissimi e navi spaziali. Dal ritmo denso e rarefatto, campi lunghissimi ed effetti speciali ben congegnati, Dune è un adattamento degno del romanzo che ne traduce in immagini le pagine. Se la regia di Villeneuve in Arrival (2016) e Blade Runner 2049 (2017) ti ha entusiasmato, non puoi perdere il film e il suo sequel,Dune - Parte 2 (2024).

    8. Frankenstein

    Guillermo Del Toro ha desiderato realizzare un adattamento del romanzo di Mary Shelley da sempre. Il risultato è un'opera dal respiro sontuoso che rende omaggio al classico della letteratura gotica, ma va oltre trovando una sua voce nella decisione di fare della Creatura interpretata da Jacob Elordi un simbolo di solitudine. Oscar Isaac è il barone Victor Frankenstein che lo porta in vita spinto da una profonda ossessione. 

    L'attore porta in scena il dolore e l'ego del suo personaggio mostrandoci come l'arroganza possa deteriorare dall'interno un individuo. Due ore e 30 minuti di pura bellezza, tra inquadrature che sembrano dipinti e un'attenzione maniacale per i dettagli. Se il cinema di Del Toro e i “mostri” che lo abitano – daIl labirinto del fauno (2006) a La forma dell'acqua - The Shape of Water (2017) - ti emozionano, non puoi perderti Frankenstein.

    7. Moon Knight (2022)

    Per Moon Knight Oscar Isaac si è fatto letteralmente in due. L'attore è il protagonista della miniserie della Fase 4 del MCU in cui interpreta Steven Grant, mite e timido dipendente della National Gallery appassionato di egittologia che scopre di soffrire di un disturbo dissociativo che lo porta a condividere l'identità con l'ex mercenario Marc Spector. Un uomo dall'opposta personalità che veste i panni di Moon Knight, eroe che combatte il crimine.

    Sei episodi da 40/50 minuti che si inseriscono in quel filone di innovazione narrativa e stilistica di molte serie TV Marvel, da WandaVision (2021) a Loki (2021). Dallo spirito avventuroso come Indiana Jones e i predatori dell'arca perduta (1981) e ricco di elementi soprannaturali come in Ghostbusters (1984), lo show affronta il tema della salute mentale mentre si muove tra azione e thriller. Isaac, che per il doppio ruolo ha detto di essersi lasciato guidare dalla lettura di A Fractured Mind di Robert B. Oxnam, è bravissimo nell'alternare e interpretare le due personalità modificando completamente voce e postura e costituendo il cuore pulsante della serie.

    6. Ex Machina (2014)

    Basterebbe la scena del ballo sulle note di Get Down Saturday Night di Oliver Cheatham a fare di Ex Machina un cult e regalare a Oscar Isaac un posto nella storia del cinema contemporaneo. Ma c'è molto di più. Debutto alla regia di Alex Garland, il film è un thriller sci-fi dai tratti profetici e anticipatori. La storia è quella di Caleb (Domhnall Gleeson), programmatore chiamato a interagire con Ava, una macchina umanoide dotata di intelligenza artificiale (Alicia Vikander), nell'isolata tenuta del suo capo, Nathan Bateman (Isaac).

    Un film che nell'arco di 108 minuti stupisce per la sua riflessione sull'etica legata all'IA, la coscienza, il rapporto uomo/macchina e la manipolazione immersa in un'atmosfera claustrofobica accentuata dal lavoro sul suono. Un elemento tipico dei film di Garland che ritroveremo anche in Civil War (2024) e Warfare – tempo di guerra (2025). Isaac, nel modellare la figura di un genio carismatico quanto ambiguo, gioca tutta la sua performance sul linguaggio del corpo e gli stati d'animo di Bateman, affascinante prima, feroce poi. Uno dei personaggi più seducenti della sua carriera. Se ami i racconti di fantascienza con protagonisti androidi come Westworld – Dove tutto è concesso, l'esordio di Garland fa al caso tuo.

    5. 1981: Indagine a New York (2014)

    Oscar Isaac e Jessica Chastain sono amici fin dai tempi della Julliard. Non è stato difficile per loro, quindi, portare sullo schermo un legame che risultasse autentico. I due interpretano Abel Morale, capo di un'impresa che distribuisce carburante, e sua moglie Anna. Mentre l'uomo cerca di espandere il commercio deve anche difendersi da continui furti e minacce che minano la riuscita del suo sogno imprenditoriale.

    J.C. Chandor ambienta1981: Indagine a New York sullo sfondo di una città attraversata da un'ondata di violenza mentre, in poco più di due ore, riflette sulle ombre del sogno americano, sulla corruzione e i veleni in seno al capitalismo. Isaac, elegantissimo nei suoi abiti di fine sartoria, ci regala una prova di grande controllo che sembra guardare alle grandi interpretazioni di Al Pacino e Robert De Niro mentre incarna un personaggio moralmente complesso. Se ami il cinema di Sidney Lumet e pellicole come Serpico (1973) o Il principe della città (1981), il film di J.C. Chandor non ti deluderà.

    4. Il collezionista di carte (2021)

    Paul Schrader è uno dei pilastri del cinema statunitense. Un autore che è tornato, più e più volte, sugli stessi temi per raccontarli attraverso angolazioni differenti. Con Il collezionista di carta sceglie di farlo attraverso William Tell (Isaac), ex carceriere di Abu Ghraib che si reinventa giocatore di poker dopo aver trascorso otto anni in carcere per violazione dei diritti umani. Schrader costruisce un film in cui, nell'arco di 1 ora e 52 minuti, riflette su trauma, redenzione, violenza e rivalsa. Sullo sfondo il regista punta il dito sull'implicazione degli Stati Uniti nella guerra in Iraq, tra conseguenze psicologiche e responsabilità materiali. 

    Lo fa attraverso una regia che si muove tra le atmosfere soffocanti e deliranti dei flashback e momenti di puro controllo e compostezza. Elementi che si ritrovano tutti nell'interpretazione di Oscar Isaac che, come ex militare e giocatore di poker sa come gestire e sopprime le emozioni. Un'interpretazione enigmatica e poco verbosa, tutta giocata sul linguaggio del corpo. Se ritieni Taxi Driver (1976) un capolavoro indiscusso e hai visto First Reformed - La creazione a rischio (2017) e Il maestro giardiniere (2022), non puoi non recuperare il tassello centrale della Trilogia della Redenzione di Paul Schrader.

    3. Scene da un matrimonio (2021)

    Oscar Isaac e Jessica Chastain tornano ad interpretare una coppia a sette anni di distanza da 1981: Indagine a New York. Ma questa volta la loro relazione è in crisi profonda e l’unico avvertimento che ci sentiamo di dare è di prepararti a farti spezzare il cuore. Scena da un matrimonio è il remake firmato da Hagai Levi del classico di Ingmar Bergman e segue la storia di Mira e Jonathan. Marito e moglie dalla vita sentimentale apparentemente salda che si sbriciola davanti ai nostri occhi. Una miniserie in 5 episodi dal sapore teatrale che affonda nel profondo delle dinamiche psicologiche di entrambi i personaggi restituendoci una disamina cruda e onesta della fine di un amore.

    Insieme Chastain e Isaac sono straordinari e permettono una totale immersione emotiva da parte di noi spettatori. In particolare, l’attore è più che convincente nel mostrare l’evoluzione del suo personaggio. Inizialmente attonito e incredulo, Jonathan fa uscire tutta la sua rabbia e risentimento di uomo tradito. Se hai pianto tutte le tue lacrime guardando l’originale del 1973 e Storia di un matrimonio (2019), questa miniserie promette di farti replicare l’esperienza.

    2. A proposito di Davis (2013)

    Il film della svolta per Oscar Isaac e un’interpretazione assolutamente indimenticabile. I fratelli Coen lo scelgono per prestare voce e corpo a Llewyn Davis, cantante folk talentuoso quando incredibilmente sfortunato che cerca invano di sfondare a New York negli anni ‘60. L’attore sembra nato per il ruolo al quale infonde tutta la frustrazione e la disillusione di un artista che non vede riconosciuto il valore della sua musica. Struggente la sequenza in cui, sulle note di The Death of Queen Jane, si esibisce per un grosso produttore discografico che non ne capisce il talento.

    Passando di divano in divano e di locale in locale, il film è una sorta di racconto on the road che in poco meno di due ore parla di fallimento, occasioni mancate e ambizione. A rendere ancor più potente la prova di Isaac il fatto che l’attore non si è limitato a recitare, ma ha anche interpretato ogni brano. A proposito di Davis è da recuperare se hai amato Blaze (2018), splendido biopic diretto da Ethan Hawke e dedicato alla storia vera del musicista folk Blaze Foley.

    1. Show Me a Hero (2015)

    Inizia sulle note di Gave It a name di Bruce Springsteen Show Me a Hero, meravigliosa miniserie diretta da Paul Haggis dedicata alla storia vera del sindaco di Yonkers Nick Wasicsko (Isaac) che, alla fine degli anni '80, si trovò fronteggiare una decisione federale che imponeva la costruzione di abitazioni per famiglie povere nei quartieri benestanti. Sei episodi scritti, diretti e interpretati magistralmente in cui si racconta di un Paese attraversato da forti tensioni sociali e razziali attraverso l'idealismo di un giovane politico.

    L'attore ci ha regalato una prova indimenticabile abbracciando tutto l'impegno, la dedizione, le preoccupazioni, l'empatia e il dolore di un uomo che voleva davvero fare la differenza per la sua comunità. Una performance dalla quale è impossibile distogliere lo sguardo per uno show capace di fotografare un momento storico degli Stati Uniti che continua a riecheggiare nel nostro presente. Se consideri The Wire (2002) una delle migliori serie mai realizzate, stai pur certo che Show Me a Hero non ti deluderà.

  • Da “La Signora in giallo” a “High Potential”: le 10 migliori serie TV con detective amatoriali

    Da “La Signora in giallo” a “High Potential”: le 10 migliori serie TV con detective amatoriali

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Il piccolo schermo negli anni ha saputo regalarci detective formidabili, burberi, solitari, dall’intuito infallibile. Ne sono un esempio la coppia Matthew McConaughey e Woody Harrelson in True Detective (2014), l’incontenibile Cordelia Cupp di The Residence (2025) e i protagonisti di un cult come Law & Order - I due volti della giustizia (1990). 

    Ma è anche vero che la storia della serialità è ricca di detective amatoriali. Quelli che si sono trovati nel posto sbagliato al momento giusto. Uomini e donne con i quali per noi spettatori è più facile immedesimarsi e magari immaginare di poter risolvere un caso intricato! JustWatch ha stilato una lista delle 10 migliori serie TV con protagonisti detective amatoriali.

    10. Monterossi - La serie (2022)

    Cinico per natura e con una venerazione sconfinata per Bob Dylan, Carlo Monterossi è un autore televisivo che ne ha viste tante nella sua vita. Un uomo disincantato interpretato con efficacia da Fabrizio Bentivoglio vittima di un tentativo di omicidio che decide di indagare su chi volesse fargli le penne in una Milano blues come la musica che ama ascoltare. È il protagonista di Monterossi - La serie, serie che porta i romanzi di Alessandro Robecchi sul piccolo schermo. 

    La regia è affidata a Roan Johnson, già dietro la macchina da presa de I delitti del BarLume. Se lì l'ambientazione è solare, qui l'atmosfera è malinconica. Non manca mai, però, una buona dose di umorismo rigorosamente black spesso regalato da personaggi surreali che circondano il protagonista mosso da una forte sete di giustizia nonostante il suo atteggiamento apparentemente distaccato. Due stagioni per 11 episodi perfette per chi ama i crime dalle tinte cupe come Rocco Schiavone (2016), ma che non rinunciano a strappare una risata nella sua ora scarsa di durata.

    9. Castle – Detective tra le righe (2009-2016)

    Un poliziesco sì, ma tinto di una nota romantica. È Castle - Detective tra le righe, la serie TV che segue le vicende dello scrittore di gialli Richard Castle con il volto di Nathan Fillion chiamato a collaborare con la squadra capeggiata dalla detective della NYPD Kate Beckett (Stana Katic). Tra i due non scorre subito buon sangue, anzi. Ma la chimica è palpabile e non tarda a manifestarsi, rappresentando una delle colonne portanti della serie. 

    È proprio la loro relazione umana e sentimentale ad evolversi nei 40 minuti che compongono ognuno dei 173 episodi divisi nell’arco di 8 stagioni, mentre insieme lavorano per risolvere i vari casi che sono chiamati ad affrontare. La tensione romantica intrecciata a quella investigativa crea un mix brillante, sebbene nel corso dei vari capitoli ci siano stati momenti più riusciti di altri. Tra battute e frecciatine pungenti, Castle - Detective tra le righe è una di quelle visioni confortanti capaci di intrattenere alternando indagini e batticuore. Da recuperare se hai apprezzato Bones (2005).

    8. Padre Brown (2013)

    Se amate l'Inghilterra rurale e i gialli classici, Padre Brown è la serie giusta per passare una serata sul divano alla ricerca di un colpevole. Basata sui racconti di G.K. Chesterton, la serie vede il sacerdote cattolico con il volto di Mark Williams cercare di portare a galla la verità spesso dopo che la polizia ha messo dietro le sbarre la persona sbagliata. Il parroco di St. Mary. A Kembleford conosce l'animo umano e ha un grande intuito. 

    Doti che usa per ficcare il naso dove non dovrebbe. Ambientata nei primi anni '50, la serie è un'ottima combinazione di mistero, umorismo, riflessione ed empatica. Un crime leggero ma ben congegnato dalla durata di 50 minuti che, nel corso di 11 stagioni, ti immergerà nei verdi paesaggi della campagna inglese, tra chiese, omicidi e personaggi eccentrici. Un altro detective dilettante che usa la testa al posto della pistola. E se ti diverte vedere personaggi improbabili come Angela Merkel in versione detective come in Miss Merkel - Morte al cimitero, non puoi perderti Padre Brown.

    7. Miss Marple (1984)

    Mai dubitare di una (apparentemente) innocua signora anziana. È la lezione che possiamo imparare dalla visione di Miss Marple, la serie TV basata sul personaggio protagonista degli omonimi romanzi di Agatha Christie interpretata da Joan Hickson. È lei a incarnare alla perfezione l'essenza dell'eroina letteraria, tutta cappellini e raziocinio. Una serie che guarda con fedeltà al materiale originale portando in scena le atmosfere tipiche della provincia inglese. 

    Miss Marple, con il suo piglio perspicace e sereno, svela intrighi e segreti che si celano dietro la facciata serena dei villaggi inglesi che diventano le scene del crimine sulle quali si ritrova a indagare osservando e collegando i vari indizi raccolti. Dodici episodi che coprono gli altrettanti romanzi e che, nella loro durata di due ore, hanno un'impronta cinematografica. Così come per La Signora in giallo, anche Miss Marple è la serie adatta per chi predilige le risoluzioni logiche, piuttosto che inseguimenti e sparatorie.

    6. I delitti del BarLume (2013)

    L'umorismo toscano, la provincia e un barista detective con il volto di Filippo Timi aiutato da quattro vecchietti in pensione. Basata sui romanzi di Marco Malvaldi, I delitti del BarLume è quanto di più vicino al cozy mystery di stampo anglosassone. Solo che qui ci troviamo nella fittizia Pineta e a fare da sfondo alle indagini c'è un bar trasformato in quartier generale per scambiare intuizioni, confidenze e investigazioni amatoriali. Arrivato alla tredicesima stagione per un totale di 27 episodi, lo show non ha mai perso la sua unicità data dall'unione di una forte identità con la componente crime diluita da situazioni comiche al limite del grottesco. 

    Un giallo leggero costellato di personaggi bizzarri come Monterossi che farà la gioia di chiunque voglia vedere una serie fresca e divertente senza perdere la tensione data dagli omicidi attorno a cui ruotano le puntate da 90 minuti. Una delle migliori produzioni italiane per la sua vivacità di scrittura e la capacità di fidelizzare il suo pubblico. Un crimine e una partita a carte alla volta.

    5. Afterparty (2022)

    Una piccola gemma televisiva: Afterparty. Una mystery comedy che ruota attorno a un omicidio avvenuto durante una rimpatriata del liceo. A guidare le indagini una detective fuori dagli schemi con il volto di Tiffany Haddish. Ma a investigare, nella speranza di non essere scoperti, ci pensano anche i personaggi di Ben Schwartz e Sam Richardson, due degli invitati alla festa che rischiano di finire sulla lista dei sospettati. 

    Meno di 50 minuti per gli 8 episodi della prima stagione, ognuno debitore a un genere differente. Ed ecco allora il musical che lascia spazio al thriller o alla commedia romantica rispetto a chi degli invitati è chiamato a raccontare la sua versione. Se amate i rompicapo, le storie viste da prospettive differenti e le trame ingegnose come in Only Murders in the Building e Murderville (2022), avete trovato la vostra prossima serie TV del cuore.

    4. High Potential (2024)

    High Potential è la serie perfetta per chi ama le indagini sul piccolo schermo, ma ha un debole per chi non si prende troppo sul serio. Merito della sua protagonista, Morgan Gillory, una scoppiettante madre single di 3 figli con un QI eccezionalmente alto che, da donna delle pulizie della polizia di L.A. viene reclutata per diventarne consulente. Remake statunitense di Morgane – Detective geniale (2021), la serie deve molto alla sua protagonista interpretata da una trascinante Kaitlin Olson. 

    Un look sgargiante, lunghi capelli biondi e un'intelligenza fuori dal comune per un procedurale all'apparenza standard che la protagonista eleva grazie al suo innato carisma. L'evoluzione del rapporto con il suo partner, il detective Adam Karadec (Daniel Sunjata), dapprima ostile e poi di reciproca stima, offre anche una componente più umana al racconto che si estende all'approccio di Morgan ai casi chiamata a risolvere. Una stagione da 13 episodi - con una seconda in arrivo - che si lascia guardare tutta d’un fiato.

    3. A Murder at the End of the World (2024)

    Chi ha visto e amato The OA (2016) conosce già il talento smisurato e anticipatore di Brit Marling in coppia con Zal Batmanglij. Con A Murder at the End of the World realizzano un thriller psicologico con protagonista la giovane hacker detective Darby Hart di Emma Corrin. È lei, nel corso di 8 episodi da oltre un’ora di durata, a dover risolvere una serie di omicidi all'interno di un lussuoso edificio nel cuore dell'Islanda. 

    Mentre la serie omaggia i classici del genere alla Agatha Christie, il suo tratto distintivo è la modernità dei temi trattati, dall'intelligenza artificiale ai cambiamenti climatici. Una miniserie che pone molte domande sull'attualità mentre costruisce una trama stratificata giocata su due piani temporali differenti. Avvincente, suggestiva, profonda, A Murder at the End of the World è intrattenimento intelligente sorretto da un grande cast dove l'alchimia tra il personaggio di Corrin e quello di Harris Dickinson illumina lo schermo. Da vedere se ti è piaciuto La donna della cabina numero 10 (2025).

    2. Only Murders in the Building (2021)

    Un po' un omaggio, un po' una bonaria presa in giro dell'ossessione collettiva per il true crime. Only Murders in the Building fin dal suo esordio ha saputo distinguersi per l'intelligenza della sua scrittura e la sua trama così ben congegnata da scivolare via che è un piacere nei suoi episodi che oscillano tra i 30 e i 40 minuti di durata. Qui di detective amatoriali ce ne sono addirittura 3 e hanno il volto di Steve Martin, Martin Short e Selena Gomez. Tutti inquilini dello stesso elegante edificio di New York scenario di un omicidio che darà il via alle loro indagini portate avanti grazie a un podcast, ovviamente truce crime! 

    Un giallo dalle atmosfere comedy che celebra il genere mentre gli infonde nuova linfa grazie a un approccio originale quanto irresistibile. Al resto ci pensano due mostri sacri come Martin e Short che funzionano alla grande con Gomez riuscendo ad abbracciare un pubblico ampio e variegato. Una vera delizia che vi divertirà con situazioni improbabili, colpi di scena e grandi prove attoriali. Ma non solo: perché nell'unione di tre vite così diverse c'è anche il racconto di un'amicizia che va oltre l'età anagrafica. Cinque stagioni da recuperare - con una sesta già confermata che porterà i protagonisti a Londra - se Poker Face (2023) e Morte e altri dettagli (2024) ti hanno divertito. 

    1. La signora in giallo (1984-1996)

    Impossibile non aver passato almeno un pomeriggio della propria vita in compagnia di Jessica Fletcher e una delle sue indagini. La scrittrice di best-seller che ha fatto la storia del piccolo schermo grazie alle 12 stagioni de La Signora in giallo in cui ha risolto casi di omicidio ovunque si trovasse. La serie, anche se andata in onda tra il 1984 e il 1996, non ha perso il suo fascino che risiede tutto in una protagonista intelligente e arguta e in una formula narrativa dal retrogusto familiare condensata nei 45 minuti di durata dei suoi episodi.

     Niente violenza o azione al cardiopalma, quanto un crime paradossalmente confortante nel suo approccio “casalingo”, merito anche della placida Cabot Cove sullo sfondo. La serie perfetta per chi cerca il brivido del mistero, ma ama i gialli vecchia scuola tutta logica e osservazione. Un classico intramontabile che presto avrà un suo reboot con protagonista Jamie Lee Curtis. Molto probabilmente si tratterà di un film pensato per lo streaming al cui timone siedono i registi Phil Lord e Chris Miller (Spider-Man - Un nuovo universo, 2018) con il contributo della produttrice Amy Pascal (Venom, 2018).

  • Easter Egg in “Stranger Things”: ecco 10 film famosi che hanno ispirato la serie

    Easter Egg in “Stranger Things”: ecco 10 film famosi che hanno ispirato la serie

    Alessandro Zaghi

    Alessandro Zaghi

    Editor a JustWatch

    Negli anni ‘90 c’erano le risate di Friends (1994), l’inquietudine di Twin Peaks (1990), l’arrivo dei teen drama con Dawson’s Creek (1998) o ancor prima di Beverly Hills 90210 (1990). Gli anni ‘2000, con le gangster stories de I Soprano (1999), The Wire (2002), o Breaking Bad (2008).

    Poi sono arrivati gli anni dieci, con titoli hollywoodiani a tutti gli effetti e serie maestose come House of Cards (2013) o Game of Thrones (2011). Ma è nella seconda metà di questo decennio che il gioco è cambiato una volta per tutte, con l’affermarsi definitivo dello streaming, Netflix in primis, seguita poi dai grandi colossi lanciati da Disney, Amazon o Apple. 

    Un mercato da miliardi di dollari, che ha spinto le piattaforme a espandersi sempre di più, fino a prodursi le serie “in casa”. E se il primo grande esempio rimane Black Mirror (inizialmente prodotto da Channel 4, nel 2015 acquisito da Netflix), è nel 2016 con Stranger Things che la casa del tu-dum ha iniziato a mostrare i muscoli, a far vedere che anche le piattaforme potevano dar vita a produzioni monstre. “Si può fare!” avrà gridato qualcuno nel quartier generale di Los Gatos in California.

    Con la storia di Undici, Mike e soci, Netflix ha creato la serie che più di altre è riuscita a rapire gli spettatori, a spostare definitivamente lo sguardo dal grande al piccolo schermo on-demand. Il titolo che ha definito la serialità contemporanea. Quasi paradosso, a pensarci bene, perché nonostante il ritmo della serie, ultra-contemporaneo, Stranger Things è allo stesso un viaggio nell’iconografia degli anni Ottanta. 

    I Duffer Brothers hanno costruito Hawkins come un archivio vivente di film, serie, musica e letteratura, un luogo dove convivono la meraviglia di Spielberg, il terrore di Carpenter e le inquietudini di Stephen King. Un racconto che non si limita alla nostalgia, ma che rielabora quelle atmosfere, restituendo ai nuovi spettatori la magia di un’epoca d’oro del cinema. 

    Ora che Stranger Things si prepara alla quinta e ultima stagione, il cerchio si chiude. La serie che ha ridefinito la cultura pop e riportato sugli schermi un immaginario “lontano”  si congeda dal pubblico che l’ha seguita per quasi un decennio. Un buon momento per tornare alle origini, riscoprendo alcuni dei film che l’hanno ispirata e che ancora oggi pulsano sotto la superficie dell’Upside Down.

    Star Wars 

    La Forza è potente a Hawkins. I poster sulle pareti delle camerette dei protagonisti, i loro giocattoli, le citazioni a non finire tra Lando e R2-D2: i rimandi alla “galassia lontana lontana” sono tantissimi. Lo stesso Mike paragona Undici a Yoda, Dustin prova a farle sollevare un modellino di Millennium Falcon con la forza del pensiero, in una scena che prende a piene mani dall’addestramento Jedi di Luke Skywalker. È proprio il percorso di Eleven, infatti, il richiamo più evidente alla saga di Lucas. Un padre che diventa nemico da sconfiggere, il duello interiore per controllare il potere che scorre dentro di lei, continuamente in sospeso tra luce e ombra, tra pericolo e salvezza. Star Wars (1977) è la leggenda cinematografica dietro ogni titolo sci-fi che si rispetti, e Stranger Things non fa eccezione.

    E.T. – L’extra-terrestre 

    Tra tutti gli easter eggs presenti nella serie, E.T. (1982) è probabilmente uno dei più evidenti. Il bambino che nasconde un essere misterioso nello scantinato, un gruppo di scienziati malvagi disposti a tutto per rinchiuderlo in laboratorio, l’amicizia indissolubile tra il protagonista e il piccolo alieno. E ancora, l’immagine dei ragazzi in bici che sfrecciano (e volano) nel buio, il costume di Halloween indossato da Undici, il modo in cui Mike le mostra i propri giocattoli, tutto viene dal capolavoro di Spielberg. I Duffer Brothers riprendono quella sensibilità, quella storia di un'amicizia “impossibile”, e la mettono tutta dentro Stranger Things. Il nucleo emotivo della serie è tutto qui, sull’altro come amico e non come un mostro che spaventa.

    I Goonies

    Una cosa è certa, la serie di Netflix non esisterebbe senza I Goonies (1985). La banda di ragazzini ‘outsider’ che parte per un’avventura guidati da una mappa a dir poco improvvisata, diretti verso un mondo sotterraneo e una verità nascosta che nessun adulto sembra in grado di vedere. La loro unica certezza e l’amicizia che li lega. Mike, Dustin, Lucas e Will sembrano presi direttamente dal film di Richard Donner, le dinamiche del gruppo sono le stesse di Mikey, Chunk, Mouth e Data. Ma l’omaggio più evidente è l’arrivo di Sean Astin, l’indimenticabile Mikey che torna in Stranger Things nei panni di Bob, volto onesto e un po’ impacciato, il tipo di adulto che i Goonies sarebbero potuti diventare.

    Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977)

    Il legame tra Stranger Things e Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977) è più sottile, ma non sarà certamente sfuggito ai fan di Spielberg. Infatti, se da una parte Roy Neary diventa ossessionato da un segnale misterioso che solo lui sembra percepire, nella serie dei Duffer Brothers, Joyce Byers vive la stessa situazione quando capisce che le luci di casa stanno comunicando con suo figlio intrappolato nel Sottosopra. A Hawkins le lettere dipinte sul muro, nel Wyoming la riproduzione della Torre del Diavolo costruita in salotto. Entrambi i personaggi vengono guardati come fossero impazziti, fraintesi da chi li circonda, ma ostinati verso quel segnale, verso l’intuizione che qualcosa di “altro” là fuori, o là sotto, stia cercando un contatto.

    Ghostbusters 

    L’omaggio a Ghostbusters (1984) è uno dei più riconoscibili e teneri dell’intera serie. All’inizio della seconda stagione, è Halloween del 1984 e Mike, Lucas, Dustin e Will arrivano a scuola vestiti come gli acchiappafantasmi, con tute beige e zaini protonici costruiti in garage. Il riferimento è un colpo di genio, dato che il film di Ivan Reitman era uscito pochi mesi prima, divenendo un instant classic del genere sci-fi comedy. Il tipo di film che quattro piccoli nerd appassionati del paranormale avrebbero sicuramente trasformato in un costume di gruppo. Una scena che prende il cuore, con i quattro che arrivano a scuola fieri dei loro costumi fatti in casa, ma la reazione della classe è fredda, ed è quello il momento in cui capiscono di non essere più dei bambini.

    Poltergeist 

    Per capire casa Byers il riferimento è uno soltanto, Poltergeist (1982). Una villetta americana come le altre, finché le luci non iniziano ad accendersi da sole, le pareti a deformarsi, suoni provenienti da un’altra dimensione in cui è stata imprigionata la piccola della famiglia. Le stesse immagini, seppur con qualche differenza, vengono riprese in Stranger Things, dove la casa della famiglia Byers diventa un ponte verso un mondo popolato da mostri e presenze inquietanti, con Will che cerca di comunicare attraverso le luci per scappare dalla sua prigione. Dal film di Tobe Hooper sono riprese le stesse atmosfere inquietanti, la casa trasformata da luogo che protegge a portale minaccioso aperto verso un luogo mostruoso. Su questo parallelismo gioca l’intera prima stagione.

    La Cosa 

    La Cosa (1982) è il riferimento che più ha influenzato il modo in cui Stranger Things rappresenta l’orrore. Nel capolavoro di John Carpenter la creatura non ha una forma definibile, ma imita gli esseri umani, si deforma, è indistinguibile dalle persone, ed è qui che sta il terrore. Lo stesso meccanismo torna nella serie con il Mind Flayer e con i “Flayed”, persone controllate dall’interno e completamente svuotate, richiamo evidente a un altro cult come L’invasione degli ultracorpi (1956). Lo stesso design ideato per il Demogorgone, con la testa che si apre in più strati, ricorda molto le trasformazioni create da Rob Bottin con i suoi effetti speciali a cui i Duffer, nonostante il largo utilizzo del digitale, hanno voluto rendere omaggio.

    Fenomeni paranormali incontrollabili 

    Firestarter (1984) è probabilmente il riferimento più diretto per capire l’origine di Undici. Nel film tratto dal romanzo di Stephen King, una bambina con poteri psichici cresce all’interno di un programma governativo che vuole trasformarla in un’arma. Le somiglianze sono ovvie: esperimenti di telecinesi fatti sui bambini sacrificati come cavie, l’infanzia costretta tra le pareti asettiche di un laboratorio, addirittura il sangue dal naso della protagonista, quando il suo potere supera il limite. Stranger Things riprende questa struttura e la amplia. Come Charlie nel film, Eleven non ha scelto i suoi poteri, li subisce e ne ha paura. L’idea stessa di essere identificata con un numero e non con un nome è un’eredità diretta. Ma la serie introduce qualcosa di diverso, un lato più umano e luminoso: la possibilità per Undici di trovare una famiglia e di costruire la propria identità fuori dal laboratorio.

    Alien 

    Anche se Alien (1979) non viene citato apertamente come altri titoli in questa lista, la sua impronta estetica è comunque evidente in tutto ciò che riguarda il Sottosopra. Nel film di Ridley Scott, la nave Nostromo diventa il “nido” dello Xenomorfo, tra pareti ricoperte di sostanze organiche, uova, e quel verso inimitabile, che ha fatto la storia del cinema horror fantascientifico.  L’Upside Down riprende questa atmosfera quasi alla lettera, costruendo un ambiente minaccioso e oscuro, che respira e reagisce come un organismo unico. Lo stesso Demogorgone richiama le creature disegnate da H.R. Giger, sia nella struttura che (soprattutto) nel suo modo di cacciare. Come in Alien anche in Stranger Things la tensione nasce dal sentimento claustrofobico per cui il mostro non è uno solo, ma un ecosistema intero.

    Akira 

    Dal Giappone arriva il riferimento forse più sorprendente. Akira (1988) di Katsuhiro Ōtomo è un capolavoro che ha ridefinito la fantascienza animata, le sue tracce si sentono ovunque in Stranger Things. Esperimenti di telecinesi, bambini con numeri al posto dei nomi, poteri che sfuggono al controllo; la storia di Tetsuo e Kaneda è un riflesso di Eleven e dei laboratori di Hawkins in cui è rinchiusa. Come Tetsuo teme di diventare qualcosa che non comprende, Eleven vive lo stesso conflitto, tra paura di sé e l’esigenza di trovare il proprio posto nel mondo. L’estetica cambia, ma la struttura emotiva è la stessa. È il riferimento che dà a Stranger Things uno sguardo più ampio, meno nostalgico, capace di intrecciare il cinema americano degli anni ’80 con le ossessioni della fantascienza giapponese.

  • “Charlie’s Angels”: tutti i film e le serie TV in ordine cronologico

    “Charlie’s Angels”: tutti i film e le serie TV in ordine cronologico

    Alessandro Zaghi

    Alessandro Zaghi

    Editor a JustWatch

    Dagli anni ’70 a oggi, Charlie’s Angels ha attraversato la storia della cultura pop cambiando volto più volte, ma senza mai perdere la propria essenza: tre donne protagoniste, brillanti e intraprendenti, impegnate a risolvere missioni per conto di un misterioso benefattore invisibile che comunica solo con la sua voce, il mitico Charlie Townsend. 

    Un’idea nata per cavalcare la moda del “girl power”, ma all’epoca ancora profondamente influenzata dallo sguardo maschile. Tuttavia il format col tempo si è evoluto, mettendo più a fuoco un punto di osservazione femminile, con le protagoniste non più ritratte semplicemente come una miscela tra agenti segreti e pin-up.

    Un’ evoluzione che parte dal debutto televisivo del 1976 fino al ritorno sul grande schermo del 2019, che oggi potete vedere e riscoprire in streaming sulle maggiori piattaforme. Qui sotto la lista completa, in ordine cronologico, con cui guardare ogni film e serie.

    1. Charlie’s Angels – La serie originale (1976–1981)

    È qui che tutto comincia. Tre ex poliziotte – Sabrina Duncan (Kate Jackson), Jill Munroe (Farrah Fawcett) e Kelly Garrett (Jaclyn Smith) – vengono reclutate dalla misteriosa Townsend Agency per diventare investigatrici private. A coordinare il tutto è Charlie, la mente a capo dell’agenzia, che nessuno ha mai visto e che comunica solo attraverso la voce (quella di John Forsythe).La serie divenne un successo immediato: 5 stagioni, 115 episodi e un posto fisso nella cultura pop. Tra cambi di cast e missioni sempre più spettacolari, Charlie’s Angels lanciò per la prima volta un modello di squadra tutta al femminile, che verrà poi ripreso nei decenni successivi.

    2. Charlie’s Angels (2000)

    Dopo quasi vent’anni ritorna la saga, ma questa volta al cinema, e con una nuova generazione di Angeli. Cameron Diaz, Drew Barrymore e Lucy Liu interpretano Natalie, Dylan e Alex, tra arti marziali, spionaggio e look entrati nella storia del franchise. Il tono cambia: la trama è ironica, leggera, a tratti surreale, ma con scene d’azione più spettacolari rispetto all’originale. La missione questa volta ruota attorno alla misteriosa scomparsa di un genio dell’informatica, Eric Knox. Il film riaccende l’interesse sugli Angeli e mostra che il format può funzionare anche con un’estetica da blockbuster anni ’2000.

    3. Charlie’s Angels: Animated Adventures (2003)

    Nel 2003 arriva anche una mini-serie animata online, Charlie’s Angels: Animated Adventures. Composta da sei brevi episodi, si colloca cronologicamente tra i due film con Diaz, Barrymore e Liu, e racconta una missione segreta per ritrovare un U.S. Marshal di cui si sono perse le tracce. Pochi dialoghi, grafica essenziale, ma rimane un titolo utile per chi vuole completare l’universo narrativo del franchise.

    4. Charlie’s Angels - Più che mai (2003)

    Sempre nel 2003 esce Charlie’s Angels - Più che mai, ancora interpretato dal trio Diaz, Barrymore, Liu. Questa volta gli Angeli devono recuperare due anelli rubati, in cui sono contenute informazioni riservate sui testimoni sotto protezione. A loro si unisce Jimmy Bosley (Bernie Mac), fratello del precedente Bosley, e torna anche un’ex Angelo, Madison Lee (Demi Moore), mossa da intenzioni tutt’altro che nobili. Il film spinge sull’acceleratore: più azione, più comicità, più stile. Tuttavia il risultato non convinse il pubblico, e il franchise finì nel dimenticatoio per qualche anno.

    5. Charlie’s Angels – La serie reboot (2011)

    Nel 2011 si tenta un nuovo reboot televisivo. Questa volta il trio è formato da Kate (Annie Ilonzeh), Eve (Minka Kelly) e Abby (Rachael Taylor), affiancate dall’hacker John Bosley (Ramon Rodriguez). Ogni personaggio ha un passato difficile alle spalle, ognuno è alla ricerca di una seconda possibilità. Rispetto alla serie originale il tono è più serio e realistico, ma anche questa volta la serie non convince e viene cancellata dopo soli quattro episodi. Un’occasione mancata, ma comunque parte integrante della storia del franchise.

    6. Charlie’s Angels (2019)

    L’ultimo capitolo della saga – almeno finora – arriva nel 2019 con una nuova versione cinematografica firmata da Elizabeth Banks (che interpreta anche uno dei “Bosley”). Stavolta, la Townsend Agency è diventata una rete internazionale con team operativi in tutto il mondo, e i tre nuovi Angeli sono Kristen Stewart, Naomi Scott ed Ella Balinska. La loro missione? Impedire che una tecnologia per il risparmio energetico venga trasformata in un’arma letale. Il film unisce scene d’azione ma con un focus più femminista rispetto ai titoli precedenti, cercando di modernizzare la formula, ma senza tradirne le radici. Nonostante l’idea forte e un buon cast, il film non ottenne il successo sperato, tuttavia rimane un tassello importante nell’evoluzione della saga.

  • Tutti i film e le serie TV con Serena Rossi (e la nostra classifica dei migliori 10 titoli)

    Tutti i film e le serie TV con Serena Rossi (e la nostra classifica dei migliori 10 titoli)

    Andrea Ballerini

    Andrea Ballerini

    Editor a JustWatch

    Serena Rossi è stata al centro di alcuni tra i migliori film e le migliori serie TV uscite in Italia negli ultimi anni. L’attrice napoletana ha fatto breccia nel panorama nazionale con la parte di Carmen Catalano nella soap opera di culto Un posto al sole, dove ha lavorato anche con suo marito Davide Devenuto.

    L’attrice continua ad avere una carriera fitta di ruoli, con decine di apparizioni sul piccolo e grande schermo. Questa lista di JustWatch vi porta alla scoperta di tutti i film e le serie TV con Serena Rossi. Oltre all’elenco completo che trovate in fondo, abbiamo selezionato per voi cinque film e cinque serie TV che meglio rappresentano la bravura di Serena Rossi.   

    1. Song'e Napule (2014)

    Song'e Napule è l’esordio sul grande schermo di Serena Rossi, dopo già un decennio di presenze in TV. Il film dei Manetti Bros. la vede interpretare Marianna, sorella del cantante neomelodico Lollo Love (Giampaolo Morelli). L’attrice mostra di essere più che pronta per il salto sul grande schermo, contribuendo con il suo ruolo a creare una commedia crime irresistibile. Indimenticabile la prova di Morelli nei panni del neomelodico. Infine, lo stile dei fratelli Manetti è irresistibile, a partire dall’estetica che strizza l’occhio ai poliziotteschi anni ‘70. Una piccola gemma che verrà apprezzata da chi ha in casa un poster di Tomas Milian in Squadra volante (1974).

    2. Ammore e malavita (2017)

    Abituatevi a vedere il nome dei Manetti Bros. perché l’accoppiata con Serena Rossi ci ha regalato alcuni dei film italiani moderni più belli di sempre. Ammore e malavita ripropone molti elementi vincenti di Song'e Napule (2014), espandendo ancora di più l’universo sui generis dei Manetti. Torna il poliziesco made in Italy dei Settanta, questa volta sporcato ancora di più da virate in stile musical. Ritornano anche Morelli e Rossi, nei panni di una ex coppia che si incontra di nuovo dopo anni, in circostanze estremamente pericolose. Rossi appare in grande forma sia nelle scene drammatiche che in quelle più leggere, spiccando anche nelle prove musicali.

    3. Mia Martini - Io sono Mia (2019)

    Mia Martini - Io sono Mia è un biopic sull’omonima cantante, che restituisce allo spettatore alcune fasi della sua carriera, tra gioie artistiche e periodi drammatici. Nonostante la pellicola abbia qualche difetto, tra cui una durata forse troppo ristretta, Serena Rossi riesce a portare a casa una delle sue interpretazioni migliori. L’attrice si cala in maniera formidabile nei panni di Mia Martini, senza scimmiottarla per sembrarle identica ma catturandone l’essenza. Un po’ come fa Jeremy Allen White in Springsteen - Liberami dal nulla (2025). Se avete amato Fabrizio De André: Principe libero (2018), questo è il film che fa per voi.

    4. Diabolik (2021)

    Non si sbaglia mai con i Manetti Bros. Con Diabolik, i due spingono il pedale dell'acceleratore consegnando agli spettatori un film con uno dei budget più alti con cui abbiano mai lavorato. E si vede. Il film con Luca Marinelli, Valerio Mastandrea e Miriam Leone brilla per il suo valore estetico. La fotografia elegante ricorda a tratti Diabolik (1968), la prima trasposizione sullo schermo dell’antieroe del maestro Mario Bava. Con un cast così, poi, è difficile sbagliare. A partire proprio da Serena Rossi che, nonostante un ruolo di secondo piano, mostra come a volte una grande attrice possa mostrare la sua bravura anche in pochi minuti. Peccato per il ritmo a tratti troppo lento.

    5. Il treno dei bambini (2024)

    Il treno dei bambini si discosta dalle atmosfere leggere dei Manetti Bros. e vede Serena Rossi in chiave totalmente drammatica. L’attrice deve anche ricoprire un ruolo difficile, ovvero quello di una madre che cerca di tarpare le ali al figlio a causa della povertà. Un ruolo complesso che lascia lo spettatore a metà tra comprensione delle circostanze e critica delle azioni. La prova di Rossi è di grande impatto ed è per questo che la visione de Il treno dei bambini (2024) ci lascia così combattuti. Una menzione d’onore va anche alla regista Cristina Comencini, che non soffoca la storia con virtuosismi fuori luogo ma la esalta con una regia invisibile e posata.

    6. Il commissario Montalbano (2008)

    Come già detto, Serena Rossi ha partecipato ad alcuni dei titoli più famosi e importanti del Bel paese. Poteva forse mancare dalla serie TV simbolo dei primi anni 2000, ovvero Il commissario Montalbano? L’attrice appare nel primo episodio della stagione 7, intitolato La vampa d'agosto, e lo fa con una performance memorabile. Calandosi nei panni di una donna che cerca vendetta per la morte della sorella gemella, Rossi mostra una grande confidenza. La parte la vede coinvolta in scene di seduzione ma anche altamente drammatiche, riuscendo a sostenere entrambi i registri con disinvoltura. Non a caso, il poliziesco è un genere nel quale l’attrice sguazza senza alcun problema.

    7. Il clan dei camorristi (2013)

    Oltre al poliziesco, Rossi ci ha ormai abituati a grandi performance anche nel genere crime, come testimonia Ammore e malavita (2017). Il clan dei camorristi ne è l’ennesima conferma. Come ogni opera crime che si rispetti, a fianco dei personaggi dalla cattiva reputazione ci sono sempre persone che rappresentano la luce. Patrizia Teduccio interpretata da Serena Rossi rappresenta proprio il lato positivo della vicenda. Il ruolo richiede una prestazione drammatica e un range emotivo che l’attrice riesce a fare proprio. Il clan dei camorristi (2013) è da segnalare anche per la pregiata qualità visiva e per le prove dell’intero cast, tra cui Stefano Accorsi e Giuseppe Zeno.

    8. L'ispettore Coliandro (2016-2018)

    Dopo Il commissario Montalbano (2008), Serena Rossi non poteva lasciarsi sfuggire una parte in un’altra serie poliziesca di grande successo, quel cult chiamato L'ispettore Coliandro. L’attrice appare qui in due soli episodi, il secondo della stagione 5 e il secondo della stagione 7. Come per Diabolik (2021) e Il clan dei camorristi (2013), si tratta di un ruolo secondario che Rossi affronta con la stessa serietà di uno da protagonista. La parte di Ilaria, giovane donna per la quale Coliandro si invaghisce, è leggera ma con alcuni tocchi drammatici che non guastano. Ah, quasi dimenticavo: alla regia ci sono sempre loro, i Manetti Bros..

    9. Mina Settembre (2021-2025)

    Mina Settembre porta Serena Rossi nella città natale di Napoli per un ruolo da protagonista assoluta. L’attrice partenopea interpreta proprio il personaggio che dà il nome alla serie, un’assistente sociale che deve affrontare problemi quotidiani per migliorare il mondo in cui vive. La serie TV è perfetta per Rossi, raccontando ogni episodio con il giusto equilibrio tra commedia e dramma. La prova nei panni di Mina è molto naturale, con Rossi completamente nella parte. Mina Settembre (2021) non va persa anche per i bellissimi scorci della città del sole, che donano un tocco in più all’estetica dell’opera basata sui testi di Maurizio De Giovanni.

    10. Uonderbois: Il Tesoro Segreto di Napoli (2024)

    Uonderbois: Il Tesoro Segreto di Napoli è una serie TV targata Disney+ che mischia l’avventura con il dramma e la commedia, creando quasi un’atmosfera da realismo magico. Sempre ambientata a Napoli come Mina Settembre (2021), questa volta gli spettatori possono godersi sia le strade che i sotterranei della città. Serena Rossi continua ad alzare l’asticella interpretando qui un ruolo da villain. Se già si era calata in un mood simile ne Il commissario Montalbano (2008), qui l’attrice ha la possibilità di rivestire una parte da antagonista pura per più di un episodio. Il risultato è una prova potente e senza stonature, un’altra testimonianza della versatilità sempre più estesa di Serena Rossi.

  • Da “Gintama” a “One Punch Man”: i 10 anime più divertenti da guardare quando vuoi farti una bella risata!

    Da “Gintama” a “One Punch Man”: i 10 anime più divertenti da guardare quando vuoi farti una bella risata!

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Quando hai bisogno di spegnere il cervello, staccare dall’ansia quotidiana e ridere fino alle lacrime, l’animazione giapponese tira fuori il meglio di sé. La comicità anime è un universo vastissimo: slapstick surreale, parodia totale dei cliché otaku, commedie scolastiche scatenate, humor nero, demenzialità pura e personaggi così assurdi da diventare irresistibili.

    In un’epoca in cui l’offerta è sterminata e spesso ci si perde tra mille titoli, vale la pena tornare ai fondamentali: quegli anime che, indipendentemente dal mood o dal momento, riescono sempre a strapparci una risata sincera. Per aiutarti a scegliere, abbiamo raccolto i 10 anime più divertenti da guardare quando vuoi davvero farti una bella risata. Ognuno rappresenta una sfumatura diversa dell’umorismo giapponese e include anche un titolo consigliato simile, perfetto per continuare la maratona all’insegna del buon umore.

    1. Gintama (2006 – 2018)

    Gintama è probabilmente la serie più divertente che l’animazione giapponese abbia mai prodotto: un mix letale di parodia, comicità slapstick, non-sense, citazioni meta e improvvisi momenti drammatici che ti colgono di sorpresa. Il protagonista Gintoki, samurai pigro e allergico allo sforzo, vive in un Edo futuristico dominato dagli alieni e si ritrova in situazioni sempre più assurde: da battaglie per l’ultimo gelato in offerta a guerre intergalattiche risolte con rutti e minacce ridicole. Il ritmo è frenetico, i personaggi secondari diventano subito iconici e l’umorismo rompe continuamente la quarta parete. È l’anime ideale quando vuoi ridere senza freni e al tempo stesso affezionarti a un cast gigantesco e irresistibile.

    Se vuoi qualcosa di altrettanto incontenibile e parodico, prova Excel Saga (1999 – 2000), un cult caotico che non conosce regole.

    2. Saiki K. – The Disastrous Life of Saiki K. (2016 – 2019)

    Saiki K. è la definizione perfetta di commedia brillante: un protagonista implosivo, sarcastico, potentissimo… e disperato dal desiderio di vivere una vita normale. Saiki ha poteri psichici che lo renderebbero un supereroe, ma per lui sono solo un disturbo quotidiano. La comicità nasce dal contrasto tra il suo mutismo esasperato e la follia iperattiva dei compagni di classe, ognuno ridicolmente sopra le righe: dall’esaltato wannabe eroe al maschio alfa che crede di essere un boss degli anime shonen. L’alternanza di episodi brevissimi, gag fulminanti e humour deadpan la rende una serie perfetta da maratonare, soprattutto quando sei in cerca di leggerezza pura.

    Se ami la comicità veloce e i personaggi deliranti, guarda Haven’t You Heard? I’m Sakamoto (2016), un altro gioiello di humour surreale.

    3. Nichijou (2011)

    Nichijou (2011) è l’incarnazione dell’assurdo comico: un anime che prende la quotidianità scolastica e la porta direttamente nell’iperbole totale. Le scene più banali – un compito in classe, una discussione, un incontro casuale – diventano esplosioni teatrali di umorismo, con animazioni esagerate che trasformano un semplice schiaffo in una scena da kolossal d’azione. La serie alterna momenti di poesia, nonsense puro, slapstick e un ritmo perfetto, capace di sorprenderti in ogni episodio. È un’opera che funziona anche grazie alla dolcezza dei personaggi, tutti incredibilmente imperfetti e irresistibili nella loro goffaggine.

    Se ti piace il non-sense elegante, prova Azumanga Daioh (2002 – 2003), uno dei precursori della comicità scolastica “assurda ma tenera”.

    4. KonoSuba – God’s Blessing on This Wonderful World! (2016 – 2024)

    KonoSuba (2016 – 2024) è l’anti-isekai definitivo: invece di eroi virtuosi e mondi epici, ci regala un gruppo di incapaci adorabili. Kazuma è un protagonista sarcastico come pochi, e le sue compagne – Aqua la dea idiota, Megumin ossessionata dalle esplosioni e Darkness la paladina masochista – creano un perfetto disastro comico ad ogni missione. L’umorismo nasce dal sabotaggio continuo delle aspettative del genere, trasformando ogni quest in una spirale di fallimenti divertentissimi. Il ritmo è rapido, il dialogo brillante e il modo in cui i personaggi crescono (poco, pochissimo) è parte del fascino della serie.

    Se vuoi un altro fantasy comico, prova Cautious Hero (2019), che gioca in modo spassoso sulle aspettative del genere.

    5. One Punch Man (2015 – in corso)

    One Punch Man (2015 – in corso) unisce azione spettacolare e uno humour irresistibile. Saitama è l’eroe più forte di tutti i tempi, ma ha un problema: si annoia mortalmente perché sconfigge qualsiasi nemico con un solo pugno. La comicità nasce proprio dalla sua apatia totale di fronte al caos: mentre mostri catastrofici distruggono la città, lui pensa agli sconti al supermercato. L’animazione è di altissimo livello, e le battute sono fulminanti, soprattutto quando mettono alla berlina i cliché degli anime shonen e dei supereroi.

    Se vuoi un’altra satira dell’eroismo, guarda Mob Psycho 100 (2016 – 2022), divertente, profonda e altrettanto originale.

    6. The Devil Is a Part-Timer! (2013 – 2023)

    The Devil Is a Part-Timer! è un’idea geniale trasformata in una commedia irresistibile: cosa succede se il Signore dei Demoni arriva nel nostro mondo… e deve lavorare in un fast-food per tirare avanti? La serie sfrutta alla perfezione il contrasto tra la grandeur sovrannaturale e le miserie quotidiane: affitti, orari di lavoro, offerte speciali e turni di notte. Lucifer, angeli e eroi finiti male diventano colleghi problematici e coinquilini ingestibili. Il risultato è una satira fresca, piena di gag, situazioni grottesche e un protagonista sorprendentemente umano.

    Se ami gli isekai ribaltati, prova Re:Creators (2017), dove i personaggi delle opere di fantasia piombano nel nostro mondo.

    7. Detroit Metal City (2008)

    Detroit Metal City (2008) è un’anomalia geniale: un anime rock demenziale, volgare e intelligentissimo. Segue Negishi, un ragazzo timidissimo che sogna il pop svedese ma viene trascinato a forza nel ruolo di Krauser II, frontman di una band death-metal estrema. Il contrasto tra la sua personalità reale e il suo alter ego demoniaco crea alcune delle gag più esilaranti mai viste, spesso al limite dell’assurdo. La serie è breve, ma ha un ritmo devastante e una comicità aggressiva che non lascia respiro.

    Se ti intriga la satira musicale, prova Aggretsuko (2018 – 2023), una commedia che usa il metal per raccontare lo stress della vita adulta.

    8. Prison School (2015)

    Prison School è l’apice della commedia volgare giapponese, ma sarebbe riduttivo etichettarlo solo così: è una serie che prende lo humour “hard”, lo esaspera fino al grottesco e lo trasforma in una macchina di gag visive e tempi comici impeccabili. La trama è già una dichiarazione d’intenti: cinque ragazzi vengono ammessi in una scuola esclusivamente femminile e, dopo essere stati sorpresi a spiare le ragazze negli spogliatoi, finiscono letteralmente in una “prigione scolastica”. Lì iniziano punizioni paradossali, giochi di potere e momenti talmente eccessivi da diventare irresistibili. Ciò che rende Prison School così divertente è il contrasto tra l’estrema serietà con cui i personaggi vivono ogni situazione e la totale assurdità degli eventi. Le espressioni esasperate, la regia iper-drammatica e la fisicità dei protagonisti costruiscono una comicità che funziona perché consapevolmente sopra le righe.

    Se ti piace l’umorismo estremo ma intelligente, uno dei titoli più vicini per spirito è Shimoneta: A Boring World Where the Concept of Dirty Jokes Doesn’t Exist (2015), che porta la satira sessuale in un’altra direzione assurda e provocatoria, ma altrettanto irresistibile.

    9. Daily Lives of High School Boys (2012)

    Daily Lives of High School Boys (2012) prende un concetto semplicissimo – la vita quotidiana di tre ragazzi del liceo – e lo trasforma in una sequenza continua di gag memorabili. Le conversazioni assurde, gli esperimenti stupidi, le scenette improvvisate diventano piccole perle di comicità adolescenziale. Il cast è ampio, le situazioni sempre nuove e il tono spazia dal non-sense più totale all’umorismo imbarazzato che ricorda davvero come si parla e si gioca tra amici. È un anime che riesce a far ridere proprio perché cattura la spontaneità dell’età, trasformandola in un delizioso caos.

    Se vuoi un’altra commedia scolastica brillante, prova Hyouka (2012), più misteriosa ma con interazioni altrettanto divertenti.

    10. Great Teacher Onizuka (1999 – 2000)

    Great Teacher Onizuka (1999 – 2000) è una delle commedie più amate di sempre, grazie al suo protagonista: Eikichi Onizuka, ex teppista che diventa insegnante… con metodi decisamente poco ortodossi. L’anime alterna humour esagerato, situazioni assurde, critica sociale e momenti sinceramente emotivi, costruendo un equilibrio perfetto tra risata e crescita. Le classi problematiche, gli studenti ribelli, le sfide quotidiane: tutto diventa occasione per trasformare Onizuka in un eroe improbabile e irresistibile. È una serie che fa ridere di gusto, ma lascia anche molto di più. 

    Se vuoi un’altra serie scolastica con un tocco anarchico, guarda Sakamichi no Apollon (2012), più drammatica ma con un cuore pulsante altrettanto forte.

  • Da "Dragon Ball" a "Bleach": i 10 migliori anime shōnen di tutti i tempi

    Da "Dragon Ball" a "Bleach": i 10 migliori anime shōnen di tutti i tempi

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Lo shōnen è il cuore pulsante dell’animazione giapponese: il genere che più di ogni altro ha definito l’immaginario collettivo di intere generazioni. Avventure, poteri, rivalità, amicizia – ma anche perdita, sacrificio e crescita. Da Dragon Ball in poi, ogni decennio ha riscritto il linguaggio dell’epica giapponese, fondendo azione e formazione con stili sempre più maturi.

    Oggi lo shōnen non è più solo un racconto di battaglie: è una mitologia moderna che riflette paure e desideri del nostro tempo. Ecco i dieci anime shōnen che hanno lasciato un segno indelebile – pietre miliari che hanno cambiato la storia dell’animazione e continuano a ispirare i nuovi eroi del futuro.

    1. Dragon Ball Z (1996 – 2003)

    Creato da Akira Toriyama, Dragon Ball Z è l’archetipo dello shōnen moderno. Il viaggio di Goku da guerriero ingenuo a salvatore dell’universo ha plasmato generazioni di fan e definito l’idea stessa di “battaglia epica”. Ogni saga — dai Saiyan a Majin Bu — è una lezione di tensione narrativa e di escalation visiva. L’anime ha reso iconico il concetto di “power up” e la filosofia del superamento dei limiti, influenzando serie come Naruto e My Hero Academia. Pur datato nell’animazione, conserva un’energia e un ritmo ineguagliabili. È il punto zero dello shōnen: dove tutto è cominciato, e da cui tutto continua a nascere. Se ami l’evoluzione dei personaggi e i duelli infiniti, prova anche Yu Yu Hakusho (1992 – 1994), altro classico che fonde spiritualità e adrenalina.

    2. One Piece (1999 – in corso)

    Con oltre mille episodi e un fandom planetario, One Piece di Eiichiro Oda è più di un anime: è una saga epica sull’amicizia e la libertà. La ciurma di Cappello di Paglia incarna il sogno dell’avventura assoluta, tra mari in tempesta e misteri antichi. Oda costruisce un universo vastissimo e coerente, capace di mescolare umorismo, dramma e filosofia politica. Ogni personaggio è una storia di riscatto. One Piece è il manifesto dello shōnen come viaggio emotivo e collettivo, una lunga rotta verso la scoperta di sé. Se ami le avventure corali con mondi intricati, Fairy Tail (2009 – 2018) offre la stessa energia di gruppo e lo stesso spirito sognante.

    3. Naruto (2002 – 2007)

    Naruto di Masashi Kishimoto ha portato lo shōnen nel nuovo millennio, trasformando il tema della crescita in un dramma identitario. La storia del giovane ninja emarginato che sogna di diventare Hokage parla di solitudine, accettazione e destino. Il successo di Naruto deriva dalla sua struttura: duelli spettacolari, ma sempre legati a una ferita interiore. La serie esplora la ciclicità dell’odio e la ricerca di redenzione, anticipando il tono più maturo degli shōnen contemporanei. Con Naruto: Shippuden (2007 – 2017), la saga diventa un’epopea sulla memoria e il sacrificio. È l’anime che ha insegnato che la forza non sta solo nel chakra, ma nella capacità di non arrendersi mai. Se ti affascinano i ninja e i drammi psicologici, Blue Exorcist (2011 – 2025) condivide la stessa tensione tra eredità, peccato e destino.

    4. Attack on Titan (2013 – 2023)

    Con Attack on Titan, Hajime Isayama ha rivoluzionato lo shōnen, portandolo nel territorio del dramma politico e dell’horror esistenziale. Eren Jaeger e i suoi compagni lottano contro giganti mostruosi, ma la vera minaccia è l’uomo stesso. L’anime combina azione vertiginosa e riflessione filosofica sulla libertà, la vendetta e la manipolazione ideologica. È lo shōnen che ha osato sporcarsi di sangue e ambiguità morali, lasciando il pubblico diviso fino alla fine. Con la regia straordinaria di MAPPA, Attack on Titan ha ridefinito il concetto di epicità: non solo lotta, ma condanna e destino. Se ti affascinano le guerre morali e le trame corali, guarda Code Geass (2006 – 2008), un thriller mecha-politico con la stessa potenza tragica.

    5. Fullmetal Alchemist: Brotherhood (2009)

    Basato sul manga di Hiromu Arakawa, Fullmetal Alchemist: Brotherhood è una lezione di scrittura, ritmo e filosofia. I fratelli Elric, nel tentativo di riportare in vita la madre, commettono un errore irreparabile e pagano il prezzo della conoscenza. L’anime fonde azione, tragedia e metafisica, riflettendo sui limiti dell’ambizione umana. Ogni personaggio è tridimensionale, ogni arco narrativo trova una chiusura perfetta. È lo shōnen della maturità morale: non insegna a vincere, ma a capire. Se ami gli universi alchemici e i dilemmi etici, Death Note (2006) offre lo stesso equilibrio tra ingegno, colpa e potere.

    6. My Hero Academia (2016 – 2025)

    Kohei Horikoshi ha reinventato il concetto di eroe per la generazione contemporanea. My Hero Academia racconta un mondo in cui quasi tutti possiedono superpoteri, ma non tutti hanno un posto tra i “veri” eroi. Izuku Midoriya, fragile e determinato, diventa simbolo di resilienza e idealismo. L’anime fonde l’estetica americana dei supereroi con la sensibilità giapponese, esplorando temi come l’eredità, il coraggio e la disillusione. Con sequenze d’azione impeccabili e un cast corale di grande spessore, My Hero Academia è lo shōnen del nostro tempo: spettacolare, emotivo e profondamente umano. Se ami la riflessione sull’eroismo e il lato oscuro della giustizia, Tiger & Bunny (2011– 2022) è la sua versione più ironica e matura.

    7. Jujutsu Kaisen (2020 – in corso)

    Tra i nuovi giganti dello shōnen, Jujutsu Kaisen di Gege Akutami combina orrore urbano, filosofia esistenziale e combattimenti di straordinaria fluidità. Yuji Itadori non è un eroe classico: è un ragazzo che lotta contro l’assurdo e contro sé stesso. La serie riflette sull’equilibrio tra vita e morte, bene e male, con una scrittura corale che dà peso anche ai villain. Lo stile di animazione di MAPPA ha alzato l’asticella tecnica del genere, regalando scene d’azione diventate iconiche. Jujutsu Kaisen rappresenta la generazione post-Naruto: disillusa, ma capace di trovare forza nel dolore. Se cerchi lo stesso mix di esorcismo, violenza e spiritualità, Dorohedoro (2020) è un’alternativa visionaria e disturbante.

    8. Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba (2019 – in corso)

    Demon Slayer ha riportato l’animazione mainstream a livelli di spettacolo cinematografico. Il viaggio di Tanjiro e Nezuko è una parabola di amore fraterno, dolore e speranza. L’opera di Koyoharu Gotouge è visivamente stupefacente: lo studio Ufotable ha creato una sinfonia di colori e movimento che ha ridefinito lo standard dell’action. Ma il vero cuore della serie è emotivo: il coraggio di affrontare la perdita e proteggere ciò che resta umano anche tra i mostri. Con Mugen Train diventato il film anime più visto della storia, Demon Slayer è la dimostrazione che lo shōnen può ancora commuovere e stupire come nessun altro genere. Se ti emozionano i duelli tra bene e male con tocco gotico, Bleach: Thousand-Year Blood War (2022) amplifica la stessa tensione visiva e spirituale.

    9. Hunter x Hunter (2011)

    Yoshihiro Togashi, autore anche di Yu Yu Hakusho, ha firmato con Hunter x Hunter un capolavoro di complessità narrativa. Gon e Killua crescono tra duelli e rivelazioni, in un mondo che mette continuamente alla prova la loro moralità. Ogni arco narrativo è un esperimento: dal torneo classico al thriller psicologico, fino all’orrore della Chimera Ant. Togashi smonta i codici dello shōnen con intelligenza e crudele realismo. L’anime diretto da Hiroshi Kōjina mantiene ritmo e intensità per tutta la sua durata, pur restando incompiuto. È lo shōnen per chi cerca profondità e ambiguità: un viaggio nell’amicizia e nella perdita dell’innocenza. Se ami la complessità strategica e i mondi morali ambigui, guarda Magi: The Kingdom of Magic (2012 – 2013), altrettanto filosofico e avventuroso.

    10. Bleach (2004 – 2024)

    Con il ritorno di Bleach: Thousand-Year Blood War, la saga di Tite Kubo ha trovato la sua chiusura definitiva, confermandosi tra i pilastri dello shōnen classico. Ichigo Kurosaki, ragazzo capace di vedere gli spiriti, diventa il tramite tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Kubo ha creato uno stile visivo inconfondibile, fatto di spade, pose e silenzi che evocano più il cinema che il fumetto. La nuova serie ha rispolverato il fascino estetico di un anime che ha segnato gli anni Duemila, tra colonna sonora epica e design d’autore. Bleach è tornato per ricordarci che la vera forza di uno shōnen sta sempre nel suo stile e nella sua anima. Se ti appassiona la spiritualità guerriera e la mitologia dark, Black Clover (2017) riprende il testimone con energia giovane e battaglie magiche.

  • I migliori film sui serpenti da vedere prima dell’uscita del nuovo “Anaconda”

    I migliori film sui serpenti da vedere prima dell’uscita del nuovo “Anaconda”

    Andrea Ballerini

    Andrea Ballerini

    Editor a JustWatch

    I film di mostri ci hanno regalato dinosauri dalla forza distruttiva, creature aliene assetate di sangue umano o creature mitologiche di nuovo tra noi. Questo fortunato sottogenere che mescola horror e cinema d’azione ci ha tenuto svegli la notte anche con enormi serpenti. O di dimensione normale, visto il fattore paura di queste creature.

    Con l’imminente uscita di Anaconda, il reboot dell’omonimo cult con Jennifer Lopez, Ice Cube e Owen Wilson, qui a JustWatch vogliamo aiutarvi a scoprire i migliori film sui serpenti da vedere prima della pellicola con Jack Black e Paul Rudd. Abbiamo preferito una lista più contenuta perché, come potete immaginare, i film sui serpenti molte volte oltrepassano di gran lunga il livello tollerabile di trash. Non temete, però. Questa lista ne contiene abbastanza per chi stia cercando queste atmosfere. In alternativa potrete anche gustarvi un paio di interpretazioni più “autoriali” del sottogenere e un blockbuster inaspettato.

    6. King Cobra (1999)

    King Cobra è un buon inizio per chi voglia esplorare il sottogenere. Il livello di trash è contenuto e, nonostante la trama a tratti molto semplice, il film porta a casa un buon risultato. Ciò che rimane impresso nella mente è proprio il mostro protagonista, un cobra reale di 9 metri. Al posto di ricorrere alla computer grafica, il team di King Cobra (1999) ha costruito la creatura solamente con effetti pratici. Vista la qualità ancora altalenante delle tecniche CGI a quei tempi, questa scelta vale alla pellicola un posto in questa classifica. Menzione d’onore per Pat Morita, l’immortale Miyagi di Karate Kid (1984), qui nel ruolo di un cacciatore di serpenti. 

    5. Snakes on a Plane (2006)

    Il livello di trash cresce in maniera esponenziale con Snakes on a Plane. Tuttavia, anche questo lato del sottogenere doveva comparire nella lista in tutto il suo sfarzo. Se cercate un film trash alla Sharknado (2013) ma con gli animali dalla lingua biforcuta come protagonisti, l’avete trovato. La pellicola con Samuel L. Jackson è ricca di linee di dialogo indimenticabili, di scene d’azione impensabili e di grandi pennellate comiche che bilanciano il tutto. Non si tratterà forse di uno dei migliori film che vedrete nella vostra vita, ma Snakes on a Plane (2006) non può non essere annoverato tra i migliori film di serpenti della storia del cinema. Per questo lo trovate al quinto posto.

    4. La tana del serpente bianco (1988)

    Come vi avevo promesso, la lista contiene anche due approcci più “autoriali” al sottogenere. Dopo la ventata kitsch di Snakes on a Plane (2006), La tana del serpente bianco di Ken Russell abbassa i toni trash senza però lasciare a casa l’umorismo. La pellicola brilla per le prove oltremodo convincenti del cast, in primis di Hugh Grant e di Amanda Donohoe. Allo stesso modo, l’infusione di toni soprannaturali e di immagini vampiresche rinfrescano questo film di serpenti, differenziandosi dagli stilemi classici. A coronare un film ben riuscito ci pensa la fotografia eccezionale di Dick Bush. Il quarto posto è più che meritato.

    3. Anaconda (1997)

    Anaconda è indubbiamente il film più famoso del sottogenere e un cult senza tempo. Il podio è più che dovuto, anche se il film di Luis Llosa non va oltre il terzo posto. A pesare c’è una sceneggiatura non sempre sul pezzo e alcune performance sottotono da parte del cast. Ciò non toglie che Anaconda (1997) sia dotato di una grande fotografia e di spunti comici molto divertenti. Senza tralasciare la prova “unica” di Jon Voight, improbabile cacciatore di serpenti paraguaiano. È indubbio che ci troviamo di fronte a una scelta sbagliata da parte del direttore del cast, ma l’attore riesce comunque a rimanere impresso nella mente dello spettatore per l’accento a dir poco buffo e la prova bombastica. La prossima volta, però, meglio scritturare un attore paraguaiano.

    2. Green Snake (1993)

    Dopo le pennellate trash di Snakes on a Plane (2006) e Anaconda (1997), questa lista si ribilancia con Green Snake del maestro del cinema cinese Tsui Hark. Questa pellicola è un calderone che mescola romcom, dramma e film d’azione. Il secondo posto è automatico grazie alla forza visiva dell’opera, trainata sia dalla fotografia caleidoscopica di Ko Chiu-Lam e alla mano pregiata del regista. Il film si discosta dal classico snake movie, non essendo un horror ma mantenendo atmosfere soprannaturali attinte dal folklore cinese. I serpenti sono comunque al centro del racconto, anche se si tratta di spiriti capaci di assumere sembianze umane.

    1. Harry Potter e la camera dei segreti (2002)

    Fino a prova contraria, il basilisco è forse il serpente più imponente mai visto al cinema. Se aggiungiamo il fatto che l’unico modo per parlare con questo mostro sia conoscere il serpentese, tutto ciò rende Harry Potter e la camera dei segreti un vero e proprio film di serpenti. Dopo l’inizio della saga in chiave quasi fiabesca con Harry Potter e la pietra filosofale (2001), La camera dei segreti (2002) fa da apripista alla virata verso toni dark da Il prigioniero di Azkaban (2004) in poi. Il secondo capitolo con il maghetto più famoso di sempre funziona anche per la presenza del basilisco, mostro che rimane nascosto fino al finale del film, ma che trasmette tutta la carica ansiolitica della pellicola proprio con la sua assenza quasi totale.

  • Da “La vendetta del Signor S.” a “Cattivissimi a Natale”: tutti i film dei Me contro Te in ordine di uscita

    Da “La vendetta del Signor S.” a “Cattivissimi a Natale”: tutti i film dei Me contro Te in ordine di uscita

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Non c'è bambino nato nei primi anni 2000 che non conosca Luigi Calagna e Sofia Scalia. O meglio: Luì e Sofì. La coppia di fidanzati siciliani che dal 2014 ha iniziato a pubblicare video su YouTube fino a diventare un vero e proprio fenomeno. 

    Se i primissimi contenuti erano legati a challenge che li vedevano uno contro l'altra, ben presto il duo ha iniziato a realizzare video dedicati a un pubblico di giovanissimi, diventando i loro beniamini.

    Complice il proliferare dei social, la loro popolarità è cresciuta a dismisura finendo per trasformarli in un vero e proprio brand fatto di libri, giochi e album di figurine. Non poteva restarne escluso il cinema che li ha visti sbancare al botteghino con le loro storie pensate per il mondo dell'infanzia. JustWatch ha stilato una lista dei film dei Me contro Te in ordine cronologico.

    1. Me Contro Te: Il Film - La vendetta del Signor S. (2020)

    Poco più di 60 minuti per il debutto cinematografico del duo di youtuber con Me Contro Te: Il Film - La Vendetta del Signor S, che vede il loro malvagio nemico cercare vendetta dopo una serie di sconfitte subite per mano dei due. La coppia viene imprigionata nel laboratorio sotterraneo del villain e sostituita da dei cloni. Ecco allora che i due protagonisti dovranno fare tutto ciò che è in loro potere per sventare il suo complotto.

    Un esordio che replica sul grande schermo la formula che li ha resi celebri: un linguaggio e una storia semplici, canzoni e umorismo. Criticato per un intreccio eccessivamente esile, il film è stato un successo al box office che ha fatto ritrovare al suo giovane pubblico il tocco dei loro amati Sofì e Luì. Una pellicola che non si discosta molto dai contenuti pensati per YouTube, ma che consolida la forza della coppia nel saper attirare un grande pubblico.

    2. Me Contro Te - Il mistero della scuola incantata (2021)

    Con un David dello spettatore e 4 milioni di euro di incasso, Me Contro Te - Il Mistero della Scuola Incantata è un ulteriore tassello decisivo per costruire la fortunata strada dei Me contro Te al cinema. Questa volta la trama è attraversata da un'atmosfera mystery con la coppia chiamata a presenziare alla riapertura di una scuola rimasta chiusa per anni. Ma, anche questa volta, lo zampino del Signor S non tarda a guastare i loro piani.

    Parte così per i due una missione in cui scopriranno vecchi segreti e andranno alla ricerca di un tesoro. Questa volta l'intreccio è più solido rispetto all'esordio, mentre non mancano momenti musicali o scene comiche. Un'ora di intrattenimento leggero, sempre focalizzato sull'importanza dell'amicizia e del saper fare squadra nel momento del bisogno.

    3. Me Contro Te - Persi nel Tempo (2022)

    Con Me Contro Te - Persi nel Tempo, Luì e Sofì allargano i loro orizzonti narrativi e ci portano indietro nel tempo. Più precisamente nell'antico Egitto. Tutta colpa di un incidente con una clessidra magica che catapulta i due e i loro amici tra faraoni e mummie. Lì dovranno trovare un modo per riparare la clessidra e tornare al presente mentre si ritrovano a dover fronteggiare una nuova nemica.

    L'ambientazione inedita regala all'incursione cinematografica del duo nuova linfa così come l'introduzione di una nuova antagonista. La semplicità dell'intreccio e della messa in scena rimangono la cifra distintiva, così come l'utilizzo di brani musicali e tematiche legate all'amicizia e al coraggio. Poco più di un'ora e 10 minuti di durata che ricorda Piccoli Brividi (1995) e Una notte al museo 2 – La fuga (2009).

    4. Me Contro Te: Missione Giungla (2023)

    Quarto film per Luì e Sofì che in Me Contro Te: Missione Giungla si recano in una foresta tropicale per un'importante missione di ricerca, ma l'avventura si trasforma presto in una lotta contro il tempo per fermare l'ennesimo piano malefico dei loro nemici. Senza contare che, questa volta, la coppia deve anche guardarsi le spalle da un traditore che si nasconde tra i loro amici.

    Questa volta il tema dell'amicizia vive uno step in più perché deve confrontarsi con la delusione e la sfiducia. Tra le sfide che i protagonisti devono affrontare c'è anche quella di un ambiente ostile fatto di pericoli naturali. La trama resta prevedibile e immediata, pensata per un pubblico molto giovane. Con una durata di 73 minuti, il film si rifà alle atmosfere di classici come Jumanji (1995) e Dora e la città perduta (2019).

    5. Me Contro Te - Il Film: Vacanze in Transilvania (2023)

    Come suggerisce il titolo Me Contro Te - Il Film: Vacanze in Transilvania ci catapulta in una dimensione gotica, tra vecchi castelli e creature misteriose. Sofì e Luì si recano in Transilvania insieme ai loro amici per ostacolare i piani della banda dei Malefici di rubare un diamante custodito nel castello del conte Dracula capace di oscurare il Sole.

    Al quinto film la sceneggiatura introduce un messaggio sull'accettazione della diversità grazie alle creature presenti nel film e rende l'esperienza per il pubblico più entusiasmante grazie alle atmosfere lievemente horror che l'attraversano. Un'ora e cinque minuti dove musica, miti e coreografie fanno da sfondo al racconto. Da guardare con i più piccoli se Hotel Transylvania (2012) vi ha divertito.

    6. Me Contro Te - Operazione Spie (2024)

    Il film, finora, più movimentato dei Me contro Te. La coppia di protagonisti deve vedersela con tutti i loro nemici - Signor S, Perfidia, Viperiana e Serpe - racchiusi nell'alleanza dei Malefici. Sono loro a convincere il mondo che i due sono dei criminali, costringendoli a dimostrare la loro innocenza. Per farlo finiscono addirittura per viaggiare nel tempo provando a cambiare l'infanzia del Signor S e, di conseguenza, il futuro.

    In Operazione Spie la spy story incontra la fantascienza e rende il film più strutturato rispetto ai precedenti. Un'avventura sempre all'insegna della leggerezza indirizzata ai più piccoli, ma che mostra elementi più maturi nella scrittura e nella messa in scena. Un'ora tonda da recuperare se sei fan di Ritorno al futuro (1985) e Spy Kids (2001).

    7. Me Contro Te Presenta: Cattivissimi a Natale (2024)

    Con Me contro Te presenta: Cattivissimi a Natale, Luì e Sofì si confrontano con uno spin-off natalizio dove tutti i loro storici nemici - Signor S, Perfidia e sua figlia Velenia - tornano in scena. Ma questa volta la prospettiva è capovolta grazie a un elfo di Babbo Natale che decide di sabotare la consegna dei regali ai bambini buoni. Saranno proprio i cattivi a dover intervenire per salvare le Feste.

    Con questo film la coppia si inserisce in quel fortunato filone cinematografico ambientato nel periodo natalizio veicolando il messaggio che anche i villain hanno delle emozioni (specie se devono agire per il proprio tornaconto). L’umorismo è tutto giocato su questa inversione di passo che crea delle situazioni paradossali. Se Il Grinch (1996) è il tuo film natalizio del cuore, Cattivissimi a Natale saprà come divertirti nei suoi 68 minuti.

  • 10 film d’animazione giapponese (non Ghibli) da vedere assolutamente

    10 film d’animazione giapponese (non Ghibli) da vedere assolutamente

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    L’eredità dello Studio Ghibli è talmente grande da rischiare di oscurare tutto ciò che esiste al di fuori delle opere di Miyazaki e Takahata.

    Eppure, negli ultimi vent’anni, il cinema d’animazione giapponese ha vissuto una vera rinascita grazie a registi che, pur non appartenendo al celebre studio, ne condividono lo spirito poetico, l’amore per la natura, la cura per i personaggi e l’ambizione emotiva. Che si tratti di fiabe moderne, racconti di formazione, distopie malinconiche o storie intime di perdita e rinascita, il Giappone continua a produrre opere visivamente splendide e profondamente umane.

    Ecco quindi 10 film non-Ghibli imperdibili per chi ama quel tipo di sensibilità: avventure magiche, mondi paralleli, sentimenti puri e un’animazione che accarezza lo sguardo.

    1. Your Name. (Makoto Shinkai, 2016)

    Makoto Shinkai firma con Your Name. uno dei più grandi successi dell’animazione giapponese moderna. La storia di Mitsuha e Taki, due adolescenti legati da un misterioso scambio di corpi e da un destino che travolge spazio e tempo, unisce romanticismo, fantascienza e dramma con precisione quasi musicale. L’animazione è spettacolare: cieli, luci, paesaggi urbani e rurali diventano parte dell’emozione narrativa, amplificandone ogni momento.

    È un film che parla di mancanze, ricordi, connessioni invisibili, del modo in cui qualcuno può entrare nella nostra vita senza che ce ne accorgiamo. Se ti piacciono le storie che intrecciano destino e sentimento, Weathering With You (2019) porta avanti la poetica di Shinkai con un’altra storia d’amore sospesa tra magia e modernità.

    2. Viaggio verso Agartha (Makoto Shinkai, 2011)

    Diretto da Makoto Shinkai, Viaggio verso Agartha è uno dei suoi film più “ghibliiani”, un omaggio dichiarato all’epica fantastica e ai mondi sotterranei de Il castello nel cielo. Seguiamo Asuna, una ragazza che scopre un regno misterioso chiamato Agartha, dove vita e morte si sfiorano continuamente. L’animazione è lussureggiante: montagne, fiumi, creature primeve e antiche rovine danno al film un’atmosfera mitologica e malinconica. Shinkai parla di lutto, desiderio e accettazione con una maturità sorprendente, creando un racconto d’avventura che è anche un viaggio interiore.

    Se cerchi un’altra storia fantasy con un viaggio emotivo e un mondo misterioso, puoi recuperare anche Origin: Spirits of the Past (2006), che unisce ecologia, perdita e meraviglia in modo altrettanto evocativo.

    3. Wolf Children (Mamoru Hosoda, 2012)

    Mamoru Hosoda firma uno dei film d’animazione più delicati degli ultimi anni. Wolf Children  segue la giovane Hana mentre cresce da sola due figli metà umani e metà lupi dopo la morte dell’amato compagno. È un’opera che esplora maternità, isolamento, libertà e identità, con una dolcezza che richiama l’intimità dei film di Takahata. La natura è presenza costante: i campi, la neve, le stagioni che scorrono sembrano respirare con i protagonisti.

    Il film emoziona perché parla di crescere lasciando andare, un tema universale. Se ami il racconto familiare poetico e il rapporto con la natura, Mirai (2018), sempre di Hosoda, offre un’altra esplorazione ricca di sensibilità.

    4. La ragazza che saltava il tempo (Mamoru Hosoda, 2006)

    Con La ragazza che saltava il tempo, Mamoru Hosoda reinterpreta un classico della fantascienza giapponese trasformandolo in un dolce e fragile racconto di formazione. Makoto, la protagonista, scopre di poter saltare indietro nel tempo e usa il potere con leggerezza… finché ogni scelta non inizia a pesare sulle vite degli altri.

    È un film su rimpianti, prime passioni, l’incapacità di stare fermi e l’inevitabile arrivo dell’età adulta. L’animazione è pulita e luminosa, con un realismo quotidiano che rende i momenti emotivi ancora più incisivi. Se ami storie romantiche e fantascientifiche legate al destino, prova The Tatami Galaxy (2010), che gioca con le timeline alternative in un modo brillante e totalmente imprevedibile.

    5. Una lettera per Momo (Hiroyuki Okiura, 2011)

    Di Hiroyuki Okiura, Una lettera per Momo è un gioiello di sensibilità visiva e narrativa. Racconta di una ragazzina che si trasferisce su un’isola dopo la morte del padre, portandosi dietro una lettera incompleta. Qui scopre tre spiriti buffi che la seguono ovunque — e tra risate, lacrime e timori, Momo impara a fare spazio al dolore e alla speranza.

    Il film ricorda Takahata per la dolcezza del quotidiano e Miyazaki per l’apparizione di creature spiritose, ma resta profondamente originale nel modo in cui tratta il lutto. Se cerchi un’altra storia intima che lega umani e spiriti, Il ragazzo e l’airone (2023) dialoga con la stessa sensibilità, pur in una tonalità più visionaria.

    6. L’uovo dell’angelo (Mamoru Oshii, 1985)

    Scritto e diretto da Mamoru Oshii, L’uovo dell’angelo è un’opera unica: una fiaba oscura, simbolista e quasi muta, tornata da poco sul grande schermo. Segue una misteriosa ragazza che protegge un grande uovo in un mondo desolato, mentre un enigmatico ragazzo la accompagna in un viaggio attraverso rovine silenziose.

    Il film è puro cinema d’autore: metafore religiose, riflessioni sull’origine della vita, atmosfere gotiche e un’estetica che ricorda più Tarkovskij che l’animazione tradizionale giapponese. È un’esperienza ipnotica, per chi cerca un’opera radicale e profondamente contemplativa. Se ami l’animazione sperimentale e simbolica, Belladonna of Sadness (1973) è un altro capolavoro visionario fuori dagli schemi.

    7. Summer Wars (Mamoru Hosoda, 2009)

    Ancora Mamoru Hosoda, qui in una delle sue opere più energiche. Summer Wars unisce vita familiare e cyber-avventura in un mix irresistibile: Kenji, un liceale geniale ma timido, viene trascinato nella colorata e caotica famiglia Jinnouchi proprio mentre un’intelligenza artificiale attacca la rete mondiale OZ.

    Il film alterna vita domestica, tradizioni giapponesi e un immaginario digitale vivace e brulicante. È un racconto sulla forza della comunità e sull’importanza delle relazioni in un mondo iperconnesso. Se ti intrigano mondi digitali e identità online, Dennō Coil (2007) porta ancora più in profondità il tema della realtà aumentata e dell’infanzia in rete.

    8. In questo angolo di mondo (Sunao Katabuchi, 2016)

    Sunao Katabuchi firma una delle opere più commoventi degli ultimi anni. In questo angolo di mondo segue Suzu, una giovane donna che cerca di costruire una vita serena nella Hiroshima degli anni ’40, tra guerra, ristrettezze e quotidianità.

    È un film che celebra i piccoli gesti, la resilienza femminile e la luce che resiste anche nei momenti più bui. L’animazione, acquarellata e morbida, amplifica la fragilità del racconto. Un capolavoro pacato, che parla di sopravvivenza e dignità con una grazia rara. Se cerchi un’altra storia di guerra vista attraverso gli occhi di donne, Il diario di Anne Frank (Anne No Nikki, 1995) è un’opera poco nota ma di forte impatto.

    9. The Boy and the Beast (Mamoru Hosoda, 2015)

    Mamoru Hosoda torna con un racconto potente sulla crescita e il bisogno di appartenenza. Il giovane Ren, orfano e arrabbiato, finisce in un mondo parallelo popolato da creature antropomorfe e diventa apprendista di Kumatetsu, una bestia burbera ma dal cuore grande.

    The Boy and the Beast è una storia di legami trovati, rabbia trasformata, famiglia scelta. L’animazione è fluida e muscolare, con combattimenti coreografati che sostengono un percorso emotivo sincero e profondo. Se ami i racconti maestro-allievo e i mondi paralleli, guarda anche Dororo (2019), un anime crudo e poetico che rielabora il tema della crescita attraverso prove e legami intensi.

    10. Lu e la città delle sirene (Masaaki Yuasa, 2017)

    Diretto da Masaaki Yuasa, Lu e la città delle sirene è un’esplosione di invenzioni visive e ritmo. Racconta di Kai, un adolescente solitario che stringe amicizia con Lu, una sirena che ama danzare e portare vita ovunque.

    Lo stile di Yuasa è dinamico, fluido, quasi liquido — perfetto per animare l'oceano, la musica e l’amicizia. Il film parla di paura del diverso, crescita e legami che cambiano la vita. È una storia luminosa, vibrante e piena di gioia contagiosa. Se ami l’animazione che esce dai binari del realismo, Night Is Short, Walk On Girl (2017) dello stesso Yuasa è un’altra corsa folle e indimenticabile.

  • Aspettando “Wicked: For Good”: i 10 migliori musical passati dal palco allo schermo

    Aspettando “Wicked: For Good”: i 10 migliori musical passati dal palco allo schermo

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Con l’arrivo al cinema di Wicked: For Good (2025), seconda parte dell’attesissimo adattamento del musical di Broadway, il genere torna a essere protagonista del grande schermo. Wicked – Parte 1 (2024) ha già incantato il pubblico con la sua miscela di spettacolarità, emozione e riflessione sull’identità: due streghe opposte e inseparabili che riscrivono il mito del Mago di Oz.

    Ma non è un caso isolato — il musical cinematografico vive un momento di rinascita, sospeso tra nostalgia e innovazione. Negli ultimi vent’anni Hollywood ha riportato in auge il grande spettacolo cantato, con registi capaci di unire linguaggio teatrale e forza visiva. Dai classici di Broadway reinventati per il cinema alle opere originali che ne raccolgono l’eredità, ecco dieci musical imperdibili che hanno trasformato la musica in emozione pura.

    1. Wicked – Parte 1 (2024)

    Diretto da Jon M. Chu, Wicked – Parte 1 porta finalmente sul grande schermo la storia di Elphaba e Glinda, le due streghe di Oz divise da ideali, invidia e destino. Cynthia Erivo e Ariana Grande regalano interpretazioni magnetiche, mentre la regia mescola spettacolo e intimità con equilibrio sorprendente. L’universo di Oz viene reinventato con una fotografia che alterna luce e ombra, come riflesso del conflitto interiore delle protagoniste. La colonna sonora, già cult, mantiene intatto il potere emotivo del musical originale, regalando nuovi arrangiamenti che amplificano la drammaticità. È un film che parla di diversità, libertà e amicizia femminile, anticipando un secondo capitolo che promette di essere ancora più oscuro. Se ami le fiabe rivisitate in chiave adulta e musicale, Into the Woods (2014) offre la stessa fusione di magia e malinconia.

    2. Les Misérables (2012)

    Tom Hooper firma con Les Misérables un’opera epica e intima al tempo stesso. Basato sul celebre romanzo di Victor Hugo, il film mette in scena l’eterna lotta tra giustizia e redenzione, tra la miseria umana e la speranza. Hugh Jackman, Anne Hathaway e Russell Crowe cantano dal vivo in ogni scena, creando un’intensità rara per un musical. Ogni sguardo e respiro diventa parte della melodia. L’uso insistito del primo piano fa entrare lo spettatore nell’anima dei personaggi, rendendo “I Dreamed a Dream” una delle performance più struggenti mai viste sul grande schermo. Visivamente grandioso e narrativamente potente, Les Misérables è una sinfonia di dolore e fede. Se ami i musical storici e impegnati, Evita (1996) di Alan Parker con Madonna è un altro racconto di rivoluzione e sacrificio.

    3. Moulin Rouge! (2001)

    Con Moulin Rouge!, Baz Luhrmann reinventa il musical come spettacolo sensoriale totale. Ambientato nella Parigi fin de siècle, il film racconta l’amore impossibile tra Christian (Ewan McGregor), poeta idealista, e Satine (Nicole Kidman), stella del cabaret. È un’esplosione visiva di colori, montaggi frenetici e canzoni iconiche, da “Your Song” a “Come What May”. Luhrmann intreccia musica pop contemporanea e tragedia romantica, creando un’estetica che ha ridefinito il linguaggio del genere. Sotto la superficie luccicante, il film nasconde un cuore malinconico: quello di un amore destinato a spegnersi come le luci del palcoscenico. Se ami le storie d’amore impossibili e la fusione tra musica e cinema, Across the Universe (2007) di Julie Taymor trasforma i Beatles in una ballata psichedelica e politica.

    4. Chicago (2002)

    Con Chicago, Rob Marshall riporta il musical classico di Broadway alla ribalta, con un linguaggio cinematografico fresco e seducente. Catherine Zeta-Jones, Renée Zellweger e Richard Gere dominano la scena in un vortice di jazz, crimine e seduzione. La storia di due donne che trasformano l’omicidio in spettacolo è una satira feroce sul potere dei media e sulla spettacolarizzazione della violenza. Ogni numero musicale diventa un atto teatrale nella mente dei personaggi, in un gioco di piani narrativi perfetto. Vincitore di sei Oscar, Chicago è un musical che parla di ambizione, cinismo e desiderio di gloria. Se ti affascinano le protagoniste femminili carismatiche e l’ironia dark, Burlesque (2010) con Christina Aguilera e Cher riprende la stessa energia sensuale e teatrale.

    5. The Rocky Horror Picture Show (1975)

    Un fenomeno culturale senza tempo. The Rocky Horror Picture Show non è solo un musical, ma un rito collettivo di libertà e trasgressione. Tim Curry, leggendario Dr. Frank-N-Furter, guida un cast sopra le righe in un delirio di rock, latex e parodia fantascientifica. Il film ha sfidato le convenzioni di genere e sessualità, diventando manifesto del cinema queer. Ogni proiezione è una festa: pubblico, citazioni e travestimenti si fondono in un’esperienza unica. Oltre il kitsch e l’eccesso, resta un film sorprendentemente sincero sul desiderio di essere sé stessi. Se ami i musical anticonformisti e punk, Hedwig and the Angry Inch (2001) racconta con poesia e rabbia il viaggio di un’artista alla ricerca della propria identità.

    6. The Phantom of the Opera (2004)

    Joel Schumacher porta sul grande schermo il musical di Andrew Lloyd Webber con sfarzo visivo e sentimento gotico. The Phantom of the Opera è una storia di amore, ossessione e deformità che si consuma tra i corridoi dell’Opéra di Parigi. Gerard Butler, Emmy Rossum e Patrick Wilson interpretano una tragedia romantica dove la musica è voce dell’anima. Ogni inquadratura è un quadro barocco, ogni nota un urlo represso. Il film cattura l’essenza del mito — l’artista maledetto che ama troppo — con una sensibilità che fonde eros e dolore. Se ami le storie di passione e mostruosità, Il Gobbo di Notre Dame (1996) della Disney offre un dramma altrettanto intenso e struggente.

    7. West Side Story (2021)

    Steven Spielberg reinterpreta uno dei musical più amati di sempre con un’eleganza e un’energia che lasciano senza fiato. West Side Story racconta ancora una volta l’amore tra Tony e Maria, sospeso tra due mondi divisi dall’odio e dal pregiudizio. Spielberg unisce rispetto filologico e innovazione, regalando coreografie dinamiche e un’attenzione rara al contesto sociale. La musica di Bernstein e le parole di Sondheim suonano più attuali che mai. È un film che parla di appartenenza, sogno e giustizia, ricordando che il musical può ancora cambiare il modo in cui guardiamo la realtà. Se ami i musical urbani e vitali, In the Heights (2021) di Jon M. Chu offre lo stesso spirito di comunità e riscatto.

    8. Tick, Tick... Boom! (2021)

    Diretto da Lin-Manuel Miranda, Tick, Tick... Boom! è la biografia musicale di Jonathan Larson, autore del leggendario Rent. Andrew Garfield offre una delle performance più sentite della sua carriera, incarnando l’artista diviso tra sogni e paure. Il film è un inno alla creatività e al tempo che fugge, con canzoni che raccontano il sacrificio di chi vive per l’arte. Ogni scena vibra di passione e malinconia, e il ritmo del montaggio cattura la frenesia della vita di Larson. È un musical intimo e moderno, capace di commuovere anche chi non ama il genere. Se ti affascina la tensione tra arte e ambizione, La La Land (2016) di Damien Chazelle ne amplifica il romanticismo e il disincanto.

    9. Sweeney Todd: Il diabolico barbiere di Fleet Street (2007)

    Tim Burton trasforma l’opera di Stephen Sondheim in un cupo poema visivo. Sweeney Todd è un musical gotico dove Johnny Depp e Helena Bonham Carter incarnano due anime dannate: un barbiere assassino e la sua complice fornaia. La Londra vittoriana diventa un inferno teatrale di sangue e rimpianto, con brani che uniscono ironia macabra e lirismo tragico. Burton fonde melodramma e horror con un’estetica inconfondibile, costruendo un musical dove ogni nota è una ferita. Un’esperienza visiva potente e spaventosa, che canta la vendetta come se fosse un’opera d’amore. Se ami i musical dark e grotteschi, Repo! The Genetic Opera (2008) spinge l’horror musicale verso la pura follia.

    10. Mamma Mia! (2008)

    Un trionfo di leggerezza e nostalgia. Mamma Mia! di Phyllida Lloyd porta sullo schermo le canzoni degli ABBA in un vortice di allegria, amore e panorami da sogno. Meryl Streep, Amanda Seyfried e un cast irresistibile trasformano una storia familiare semplice in una festa collettiva. Ogni brano — da “Dancing Queen” a “The Winner Takes It All” — diventa una dichiarazione di libertà e vitalità. È un film che invita a lasciarsi andare, a cantare e a non avere paura del tempo che passa. Se ami i musical pop e colorati, The Greatest Showman  (2017) con Hugh Jackman regala la stessa energia trascinante e lo stesso spirito positivo.

  • Tutti i film di e con Roberto Benigni (e la nostra classifica degli 8 migliori titoli)

    Tutti i film di e con Roberto Benigni (e la nostra classifica degli 8 migliori titoli)

    Giovanni Berruti

    Giovanni Berruti

    Editor a JustWatch

    Classe 1952, Roberto Benigni è uno degli interpreti più riconoscibili del panorama culturale italiano. È indiscutibile la sua importanza per la storia del cinema italiano. La carriera del comico, attore e regista di origine toscana è stata infatti costellata di traguardi importanti, che hanno anche prodotto dei veri e grandi classici, alcuni dei quali noti a livello globale.

    L’esordio dietro la macchina da presa arriva con Tu mi turbi (1983), che lo porta nel corso degli anni successivi a dedicarsi sempre di più a progetti da lui scritti e diretti. Il successo internazionale con La vita è bella (1997), tre premi Oscar, tra cui quello per miglior interpretazione maschile, il primo per un attore italiano e in assoluto per un non anglofono. Determinante nel corso degli anni la collaborazione con lo scrittore Vincenzo Cerami e con Giuseppe Bertolucci, quest’ultimo indicato da Benigni come mentore e amico. Sicuramente le pellicole dell’artista toscano possono essere ricordate più per la sua presenza scenica e per il suo straordinario talento di applicare un registro ironico e leggero, a volte anche sopra le righe, a contesti anche drammaticamente seri.

    Ecco quindi una panoramica su tutti i film di e con Roberto Benigni: nell’articolo troverete i suoi 8 migliori titoli secondo noi, mentre in fondo è disponibile una lista completa.

    Tu mi turbi (1983)

    Opera prima di Roberto Benigni, Tu mi turbi  (1983) è una commedia a episodi. Qualcuno di essi può piacere di più, qualcun altro di meno, l’esordio dietro alla macchina da presa rimane comunque una sorta di manifesto artistico per l’attore determinato a edificare una struttura narrativa attorno al suo talento di trattare con umorismo temi complessi o scomodi, in questo caso rompendo il tabù del sacro. Consigliato a chi è interessato ad approcciarsi a uno dei primi lavori di Benigni alla ricerca delle radici di un peculiare stile comico e a chi vuole farsi un’idea complessiva della sua filmografia.

    Non ci resta che piangere (1984)

    Un film a quattro mani, interpretato e diretto dalla coppia Benigni-Troisi. Esistono diverse versioni di Non ci resta che piangere (1984), e ad oggi in streaming è disponibile la versione cinematografica. È un classico imperdibile tra le commedie degli anni Ottanta, che mette assieme due leggendari attori comici italiani. Da guardare per assistere a una chimica, frutto di improvvisazione sul set e di una genialità artistica, che ha dato vita a una serie di battute che ancora oggi sono rimaste nell’immaginario collettivo. Se poi cercate una storia di personaggi contemporanei catapultati nel passato, nel caso specifico nel 1492, l’anno in cui Cristoforo Colombo scoprì l’America, siete assolutamente nel posto giusto.

    Il piccolo diavolo (1988)

    Roberto Benigni e Walter Matthau insieme. La strana coppia per un film particolarmente eccentrico, che fu campione d’incassi, incentrato su un sacerdote americano che a seguito di un esorcismo si ritrova ad aver a che fare con un diavoletto, deciso a restare sulla terra per scoprirla. Il piccolo diavolo (1988) è una commedia surreale che ancora oggi ha lasciato il segno, pensiamo all’indimenticabile battuta “modello numero 4: Giuditta” pronunciata durante la messa dal “piccolo diavolo”. Imperdibile per chi è alla ricerca di un piccolo cult, con una leggenda come Matthau.

    Johnny Stecchino (1991)

    Tra le commedie più famose di Benigni, Johnny Stecchino (1991) è brillante. Una sceneggiatura che fa ridere e pensare, che attraverso il tema del doppio (e dunque si avvale di una duplice interpretazione di Benigni) e dell’equivoco consegna agli spettatori un film che vuole sicuramente prendersi gioco della mafia. È una pellicola che presenta dei parallelismi con l’opera successiva del regista e attore, che riesce a parlarci di attualità regalando allo stesso tempo un sorriso. Probabilmente potrebbe non essere particolarmente apprezzata da chi non ama gli approcci leggeri a temi scomodi, e dunque a chi è avverso a un genere che ha fatto la fortuna del nostro cinema, ovvero quello della “commedia all’Italiana”.

    Il mostro (1994)

    Una storia che richiama il caso di cronaca del mostro di Firenze attraverso la vicenda di Loris un uomo che viene scambiato per un assassino seriale che sta massacra le donne per la periferia della Capitale. Come Johnny Stecchino (1991), anche Il mostro (1994) è una commedia degli equivoci, con tutte le gag che ne conseguono che ci regala un’altra delle prove artistiche tra le più interessanti dell’attore toscano, prima del passaggio a un’altra fase. Da non perdere se volete guardare un film che intrecci la comicità e l’orrore, non sottraendosi dal voler fare anche stavolta della critica sociale.

    La vita è bella (1997)

    Il capolavoro di Roberto Benigni. La vita è bella (1997) segna l’apice della sua maturità artistica, e lo consacra una volta per tutte sulla scena internazionale. Tre premi Oscar vinti, tra cui per miglior interpretazione, per una pellicola che tratta l’Olocausto da una prospettiva inedita. È il film che ti mostrano a scuola, ricordo di averlo visto per la prima volta in classe alle elementari e di non aver mai dimenticato la scena della traduzione fittizia dell’ufficiale tedesco da parte del protagonista Guido (Benigni)  in merito alle regole del campo di concentramento. Un’opera importante e commovente, che tutti dovrebbero guardare e riguardare, proprio per riflettere su una delle pagine più drammatiche mai conosciute dalla nostra storia.

    Pinocchio (2002)

    Tra i film italiani più costosi di sempre (circa 45 milioni di euro), Benigni scrive, dirige e interpreta il protagonista del celebre romanzo di Carlo Collodi, “Le avventure di Pinocchio”. Reduce dalla straordinaria avventura de La vita è bella (1997), il kolossal non fu accolto positivamente, soprattutto negli Stati Uniti (probabilmente per la naturale difficoltà ad accettare l’attore nei panni del personaggio principale). Nonostante alcune scelte positive di cast, ad esempio funziona il duo dei fichi d’india come il gatto e la volpe, così come nella cura dei costumi, della scenografia e degli effetti digitali, non è una pellicola per tutti bensì per gli amanti della comicità dell’attore toscano e soprattutto se interessati a vederla applicata alla storia di Pinocchio. Pensare che poi Benigni tornò a recitare in un altro adattamento cinematografico del libro di Collodi, Pinocchio (2019) di Matteo Garrone, stavolta indossando i panni di Geppetto.

    La tigre e la neve (2005)

    “Innamoratevi”. La tigre e la neve (2005) contiene uno dei monologhi più famosi del cinema italiano. Memorabile e strizza l’occhio ad altre scene cult come la salita sulla cattedra del Professor Keating de L’attimo fuggente (1989). Il film racconta la storia di Attilio (Benigni), poeta e uomo innamorato di Vittoria (Nicoletta Braschi), disposto persino ad andare in Iraq per salvarle la vita. C’è chi ci ha visto un tentativo di ripetere la fortunata operazione de La vita è bella (1997) con risultati molto lontani, ma l’ultima opera cinematografica firmata Benigni può essere adatta a chi è alla ricerca di una commedia dolceamara, che sappia raccontare gli echi di una tragedia con un tono fiabesco, parlando soprattutto di amore e poesia.

  • “The Truman Show” e altri 9 film che hanno previsto il futuro, tra tecnologia e voyeurismo

    “The Truman Show” e altri 9 film che hanno previsto il futuro, tra tecnologia e voyeurismo

    Andrea Ballerini

    Andrea Ballerini

    Editor a JustWatch

    Molti film raccontano del passato e lo fanno stimolando la voglia di nostalgia delle persone. Altri si occupano del presente, cercando di capirne l’essenza. Altri ancora costruiscono visioni immaginarie del futuro, con la speranza di crearne una versione verosimile.

    Alcuni film, però, non solo ci stupiscono con futuri realisticamente plausibili. Con nostro grande spavento, sembrano predire il futuro con previsioni che diventano realtà. Questa lista passa in rassegna 10 film che hanno predetto il futuro e ci hanno mostrato la pericolosità del presente in cui viviamo. Dalla ricerca spasmodica della fama in Re per una notte ai dati come merce primaria in Johnny Mnemonic, questi titoli sono dei veri e propri Nostradamus.

    1. Blade Runner (1982)

    Blade Runner è uno dei tanti capolavori di Ridley Scott e uno dei film sci-fi più belli di tutti i tempi. La magnificenza della fotografia di Jordan Cronenweth, le scene cult come il discorso di Roy Batty sotto la pioggia e l’epica colonna sonora synth di Vangelis non rendono meno sinistro il futuro ipotizzato dal film. Su tutto, il crescente timore per l’avanzare dell’intelligenza artificiale e i dilemmi morali dell’utilizzo di tale tecnologia. Fortunatamente, Blade Runner (1982) non è stato solo l’uccello del malaugurio. La pellicola con Harrison Ford e Sean Young ha intuito, seppur con le dovute differenze, l’avvento delle videochiamate.

    2. Re per una notte (1982)

    Re per una notte (1982) non ha nulla a che fare con le atmosfere fantascientifiche e distopiche di Blade Runner (1982), ma le sue profezie sono altrettanto tetre. Al centro della storia c’è Rupert Pupkin, un comico interpretato egregiamente da Robert De Niro. L’uomo è ossessionato dal diventare famoso e la sua fissazione si trasforma in mania quando incontra Jerry Langford (Jerry Lewis), un noto presentatore e comico. Re per una notte (1982) espone in maniera eloquente come alcune persone siano disposte a tutto pur di diventare famose. Allo stesso tempo, il culto delle celebrità, che tuttora domina le vite di molte persone, viene criticato con durezza.

    3. Videodrome (1983)

    Con le sue visioni body horror apocalittiche, Videodrome del maestro David Cronenberg lascia molti spettatori attoniti e pietrificati ancora oggi. Tuttavia, oltre a pistole che entrano nello stomaco o che si collegano a un soggetto penetrandone la carne, il cult con James Woods e Deborah Harry fa molta più paura per le sue previsioni. Da un lato, c’è l’effetto della tecnologia sulla vita dell’individuo, che in Videodrome (1983) si materializza attraverso tumori al cervello. Dall’altro, il film indugia sui gusti sempre più violenti ed estremi del pubblico e sui tentativi moralisti di fermare questa escalation, simboleggiati nel film dalla Spectacular Optical.

    4. Akira (1988)

    Akira condivide con Blade Runner (1982) un’ambientazione futuristica urbana. Se la Los Angeles del 2019 del film non assomiglia per nulla alla città degli angeli, ciò non vale per Neo-Tokyo e l’odierna capitale giapponese. Con le dovute esagerazioni possibili solo grazie all’animazione, Akira (1988) porta sullo schermo una versione fin troppo accurata del soffocante e claustrofobico paesaggio urbano di Tokyo. I grattacieli dominano la silhouette, lasciando poco spazio alle aree verdi e rendendo la vita nella metropoli mal sopportabile. Le città come distese di palazzi non è l’unico presagio diventato realtà. Nel film, la città è attraversata da proteste anti-governative, avvenute anche nella vera Tokyo per impedire lo svolgimento delle Olimpiadi in pieno momento COVID.

    5. Natural Born Killers (1994)

    Se state cercando un’ulteriore analisi sui temi della fama dopo Re per una notte (1982), Natural Born Killers è il film che fa per voi. Questa volta, però, non sono i protagonisti a cercare a tutti i costi di essere famosi. La scia omicida di Mickey e Mallory diventa uno spettacolo grazie ai media, che li dipingono come eroi maledetti amplificando la loro aura. La spettacolarizzazione dei crimini violenti sulle televisioni di mezzo mondo e la grande popolarità delle serie e dei documentari true crime sono solo alcuni dei sintomi che descrivono una realtà simile a quella in Natural Born Killers (1994). Lo stesso si potrebbe dire per la figura, fin troppo veritiera, di Wayne Gale (Robert Downey Jr.), un giornalista assetato di notizie che non si ferma davanti a nulla.

    6. Johnny Mnemonic (1995)

    Johnny Mnemonic (1995) è un cult anni ‘90 con un cast tra i più variopinti di sempre: Keanu Reeves, Takeshi Kitano, Dolph Lundgren e Ice-T. Questa stravaganza sci-fi può lasciarvi sbigottiti al principio con scelte a dir poco audaci, tra cui la presenza di un delfino hacker. Tuttavia, Johnny Mnemonic (1995) colpisce nel segno quando presagisce l’emergere di multinazionali talmente potenti da governare il mondo. Non solo, questo tech noir di Robert Longo è premonitore nel descrivere i dati come una merce fondamentale nel panorama economico della storia. Se nel 1995 ciò sembrava distopico, oggi ci appare quasi come un dettaglio innocuo, visto che già viviamo in questa realtà.

    7. Strange Days (1995)

    Come per Videodrome (1983), Strange Days espone alcuni effetti nefasti del rapporto tra tecnologia e umanità, predicendo il futuro in cui viviamo oggi. È impossibile non vedere parallelismi tra la dipendenza di alcuni personaggi del film per la realtà virtuale e l’ossessione per la vita digitale di oggi. Tanto che Lenny Nero, il personaggio principale di Strange Days (1995) dell’immenso Ralph Fiennes, è uno spacciatore di realtà virtuale che vende illegalmente ricordi di altre persone conservati in dischetti appositi. Da notare anche come l’aspetto voyeuristico di alcuni clienti di Nero, che richiedono contenuti digitali legati al sesso e alla violenza, sia simile alla voglia odierna di materiale estremo.

    8. Nemico pubblico (1998)

    Nemico pubblico è il film per eccellenza che mette in chiaro la pericolosità delle tecnologie avanzate quando si tratta di sorvegliare i cittadini. Con quindici anni di anticipo rispetto alle rivelazioni di Edward Snowden, il film con Will Smith e Gene Hackman si focalizza sull’estremo potere della NSA, la National Security Agency. Come per ogni grattacapo riguardo la privacy, il dilemma tra libertà e sicurezza è al centro del dibattito nel film. Le vicende di Nemico pubblico (1998) fanno eco anche alle leggi antiterrorismo (varate pochi anni dopo in seguito ai fatti dell’11 settembre 2001) in riferimento all’inasprirsi delle misure di sorveglianza della popolazione. Non a caso, il film si apre con un membro del Congresso che si oppone a leggi simili.

    9. The Truman Show (1998)

    Se unite il voyeurismo di Strange Days (1995) e la critica ai media di Natural Born Killers (1994) otterrete The Truman Show, molto meno sanguinoso degli altri due film ma non meno efficace. Il classico cult con Jim Carrey, Laura Linney e Ed Harris è come un Grande Fratello all’insaputa del protagonista dello spettacolo, Truman Burbank. Il valore fittizio della sua vita mette i brividi ma, la cosa più sconcertante, è l’atteggiamento del pubblico che segue lo show. Le loro vite sono scandite da quella di Truman e le somiglianze con l’odierna ossessione di alcuni spettatori per i loro spettacoli preferiti è lampante. Per certi versi, The Truman Show (1998) è anche l’antesignano dell’avvento del fenomeno degli streamer, con la vita di Truman filmata 24 ore su 24.

    10. The Matrix (1999)

    Gli spettatori di The Matrix nel 1999 forse non avranno creduto ai loro occhi dopo aver visto il livello estremo di sviluppo tecnologico presente nel film. Soprattutto la vasta presenza dell’intelligenza artificiale. Al giorno d’oggi, il proliferare di questa tecnologia e la costruzione di robot AI sempre più avanzati rendono l’universo di The Matrix (1999) meno visionario è più realistico. Inoltre, il nome del film è entrato nel gergo comune per indicare il concetto di realtà simulata. Con studi scientifici che cercano ancora oggi di scoprire se la realtà in cui viviamo sia fittizia, il film delle sorelle Wachowskis potrebbe essere una previsione tra le più orrorifiche.

  • I migliori film sulla Formula 1 e sulle corse d’auto

    I migliori film sulla Formula 1 e sulle corse d’auto

    Giovanni Berruti

    Giovanni Berruti

    Editor a JustWatch

    Motori e cinema, che connubio! Il 2025 è stato l’anno di F1 - Il Film (2025) di Joseph Kosinski, il regista di Top Gun: Maverick (2022), con protagonista Brad Pitt sta riscontrando molto favore da parte del pubblico. Un debutto da vera pole position, diventato il più grande incasso cinematografico di sempre di Apple, tanto da far vociferare che sia già partita la pre-produzione di un sequel (con possibile crossover con Giorni di tuono (1990) con Tom Cruise).

    Un progetto che probabilmente allargherà la platea degli appassionati della già celebre serie automobilistica, che si accompagna ai successi targati Netflix, la miniserie Senna (2024) e soprattutto la docuserie Formula 1: Drive to survive (2019), ad oggi alla settima stagione. Tra Formula Uno e il mondo delle corse, sono diversi i film realizzati nell’arco di oltre mezzo secolo. Ripercorriamo in ordine cronologico i nostri preferiti…

    Grand Prix (1966)

    Il capostipite del cinema delle corse. Grand Prix (1966) porta per la prima volta gli spettatori nel mondo della F1 degli anni Sessanta. A discapito delle critiche che si sono scagliate sull’assenza di trama, e soprattutto sulla durata mastodontica che sfiora le tre ore, la pellicola diretta da John Frankenheimer presenta delle scelte tecniche e stilistiche d’avanguardia per l’epoca che hanno permesso la realizzazione delle scene più adrenaliniche, ad esempio le cineprese sono state montate direttamente sulle vetture. Si avvale di un cast stellare, da James Garner a Yves Montand, e la produzione ha potuto far affidamento sulla collaborazione delle principali scuderie di Formula Uno. È sicuramente un film “meno generalista”, più adatto ad appassionati della massima serie dell’automobilismo, ma per chi volesse avere uno spaccato dell’epoca è decisamente imperdibile.

    Le 24 Ore di Le Mans (1971)

    Guardando al successo di Grand Prix (1966), Steve McQueen decise di investire per un progetto ambizioso: una pellicola sulle 24 ore di Le Mans. La maggior parte delle riprese si sono svolte nel corso della vera gara della 24 Ore del 1970. La produzione è stata decisamente travagliata, con il regista che ha abbandonato il set per poi essere sostituito in corsa da Lee H. Katzin, portando così a una dilatazione dei tempi. Oggi il risultato si può guardare in Le 24 Ore di Le Mans (1971), una pellicola consigliata in primis ai fan di McQueen, essendo uno dei film più significativi della sua carriera, e infine a chi è alla ricerca di un approccio più documentaristico, al tempo stesso connotato da un forte realismo, che stavolta non annoia.

    Un attimo, una vita (1977)

    Meno azione, più dramma. Dal romanzo “Il cielo non ha preferenze” di Erich Maria Remarque, Un attimo, una vita (1977), in parte girato nel nostro paese, vede protagonista Al Pacino nei panni del pilota di Formula Uno, Bobby Deerfield, che a seguito della morte di un collega per un incidente durante un Gran Premio conosce e si innamora di Liliana, che si scoprirà poi essere affetta da una malattia terminale. Un incontro che dà vita a una love story che diventa una riflessione sul rapporto con la morte: da una parte un pilota che rischia la vita con il suo lavoro, dall’altra una donna tenace che lotta contro il destino per la propria sopravvivenza. Rispetto agli altri titoli, la pellicola di Sydney Pollack non spinge l’acceleratore sulla spettacolarizzazione, confermandosi più adatto a chi predilige un racconto in cui dramma e sentimenti si intrecciano.

    Senna (2010)

    La vita e la carriera del leggendario Ayrton Senna. Senna (2010) di Asif Kapadia non è un film di finzione bensì un documentario, che utilizza filmati d’archivio, interviste e registrazioni inedite per offrire uno sguardo intimo sulla passione, sul talento e infine sulla tragica scomparsa del pilota brasiliano. Era il 1° maggio del 1994 quando un incidente durante il Gran Premio di San Marino spezzò a soli 34 anni la vita di un vero e proprio fuoriclasse delle corse monoposto. Una visione consigliata a chi intende conoscere l’uomo dietro la leggenda, e soprattutto risulta complementare all’omonima serie, inevitabilmente più romanzata.

    Rush (2013)

    Un film simbolo sulla Formula Uno. Rush (2013) mette al centro la rivalità tra i leggendari piloti James Hunt e Niki Lauda. Un duello che ha caratterizzato il campionato del 1976, ricostruito attraverso sequenze spettacolari. Tre motivi per guardare la pellicola? La regia di Ron Howard, l’ottima interpretazione dei protagonisti, Chris Hemsworth e Daniel Brühl e soprattutto una sceneggiatura solida che porta la firma di un certo Peter Morgan. Oltre ad aver già lavorato in passato con Howard, scrivendo la sceneggiatura di Frost/Nixon – Il duello (2008), negli anni successivi Morgan ha creato la serie The Crown (2016). Consigliato anche ai non appassionati di motori, perché saprà coinvolgere chiunque ami le storie avvincenti, capaci di alternare momenti di pura adrenalina ad altri più intimi ed emozionanti, legati alla vita privata dei protagonisti.

    F1 – Il film (2025)

    Sonny Hayes (Brad Pitt), ex campione di F1, torna in pista per salvare un team sull’orlo del collasso. Tanta azione e un tasso adrenalinico alle stelle per un film alla ricerca di un realismo senza precedenti. Con il sostegno della stessa F1 e arricchito dalla partecipazione dei campioni, come Lewis Hamilton (anche produttore) e Charles Leclerc, F1 – Il film (2025) è stato infatti girato durante un vero campionato di Formula Uno, con gli attori che hanno guidato dei veri bolidi da corsa in circuiti ufficiali, da Monza a Silverstone. Tra tutti i titoli precedentemente citati, è decisamente quello più spettacolare. Consigliato a chi è alla ricerca di un blockbuster classico, che omaggia un certo cinema degli anni Ottanta, realizzato però con i mezzi di oggi. 

  • I 10 migliori film italiani di sempre da non perdere

    I 10 migliori film italiani di sempre da non perdere

    Andrea Ballerini

    Andrea Ballerini

    Editor a JustWatch

    Il cinema mondiale non sarebbe lo stesso senza il contributo essenziale del Bel paese, come ci dimostrano le dichiarazioni d’amore per il cinema italiano di mostri sacri della settima arte come Martin Scorsese e David Lynch. L’Italia è riconosciuta internazionalmente per il suo movimento neorealista, incentrato sul raccontare storie delle classi subalterne e famoso per il vasto utilizzo di attori non professionisti e “autentici”.

    Allo stesso tempo, dallo Stivale provengono anche film di genere che, per la sensibilità e bravura dei registi, sono diventati dei gioielli del cinema d’autore. Il nostro cinema ha sfornato western, polizieschi, horror e film storici che farebbero impallidire molti film che vengono pubblicati oggi. Questa lista vi propone i 10 migliori film italiani che rappresentano in toto l’apporto del nostro cinema al potere della settima arte.

    I criteri di scelta sono stati la bellezza estetica, l’eredità artistica delle opere e ciò che hanno trasmesso, e continuano a farlo, agli spettatori. Inoltre, ho deciso di scegliere solo un film per regista per dare spazio alle diverse voci che hanno animato il cinema italiano. Con buona pace di Fellini, Leone, Bertolucci e altri, che avrebbero potuto completare la classifica solo con i loro film.

    10. La notte (1961)

    La notte è uno degli innumerevoli capolavori autoriali di Michelangelo Antonioni, nonché il film che apre la classifica. Facente parte di una trilogia con L'avventura (1960) e L'eclisse (1962), il film con Marcello Mastroianni e Jeanne Moreau vive della sua pacatezza e tranquillità. Il ritmo è posato e il pennello con il quale Antonioni dipinge la storia si tinge di desolazione e isolamento. Non a caso, il cinema freddo e rarefatto del regista non poteva che essere apprezzato da un altro maestro con uno stile simile, ovvero Stanley Kubrick. La notte (1961) si posiziona all’ultimo posto perché è uno di quei film che si amano o si odiano. Qualcuno potrebbe trovarlo noioso mentre altri potrebbero avere delle rivelazioni esistenziali non comuni. Non c’è altro da fare se non guardarlo e capire a che categoria si appartiene.

    9. Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970)

    Alcuni dei migliori film italiani hanno saputo intrecciare la settima arte con risvolti pienamente politici. In questa lista troverete ben quattro titoli con questa inclinazione. Prima del trittico che trovate alle posizioni sei, cinque e quattro, è Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto ad aprire le danze. Il cult di Elio Petri con Gian Maria Volonté è incisivo tanto quanto Salò o le 120 giornate di Sodoma, anche se leggermente meno “sporco”. La critica al sistema rimane ma velata da una commedia nera a tratti surreale. Impossibile non menzionare uno dei punti di forza della pellicola, ovvero la prova magistrale di Volonté nei panni di un ispettore di polizia che fa di tutto per testare la lealtà dei suoi sottoposti. Regola d’oro: se un film anni ‘70 italiano ha un titolo chilometrico, nove volte su dieci è un grande film.     

    8. Nuovo Cinema Paradiso (1988)

    Come per La dolce vita, Nuovo Cinema Paradiso fonde la commedia con alcuni momenti di dramma, il tutto amalgamato con una generosa dose di nostalgia. Non c’è un fotogramma nel classico di Giuseppe Tornatore che non vi lascerà a bocca aperta. A contribuire alla magnificenza visiva di Nuovo Cinema Paradiso (1988) ci pensano le scelte delle inquadrature di Tornatore, che non ne sbaglia una, e la fotografia mozzafiato di Blasco Giurato. Ciò non toglie che il pezzo forte del film rimane la storia raccontata, che genera un’empatia simile a quella che troverete nel film successivo nella lista, ovvero Ladri di biciclette. Non perdetevelo se amate pellicole coming-of-age come L'ultimo spettacolo (1971) e Boyhood (2014).  

    7. Ladri di biciclette (1948)

    La pietra miliare del movimento neorealista Ladri di biciclette (1948) è il film più vecchio nella lista, ma il suo potere può essere ancora percepito ai giorni nostri. La pellicola di Vittorio de Sica è un viaggio drammatico, ma con toni da commedia, nell’Italia del secondo dopoguerra. Tra miseria e voglia di riscatto, il film dosa perfettamente l’atmosfera drammatica con uno stile visivo senza sbavature. Il focus sociale di de Sica non appesantisce minimamente la storia raccontata, ma forma uno strato in più con il quale lo spettatore deve fare i conti. infatti, la vicenda di Antonio e della sua bicicletta rubata crea un senso di empatia che non appare fabbricato ma naturale. Ladri di biciclette (1948) si attesta al settimo posto solamente perché i film successivi offrono impianti visivi ancora più magnifici.        

    6. Il conformista (1971)

    Il conformista è un altro esempio, dopo Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970), del carattere politico di un certo cinema italiano. Scritto e diretto dal due volte premio Oscar Bernardo Bertolucci, il film con Jean-Louis Trintignant, Stefania Sandrelli e Gastone Moschin è uno spettacolo per gli occhi e per il cervello. Da un lato, troviamo la fotografia leggendaria di Vittorio Storaro e i sublimi movimenti di macchina di Bertolucci. Dall’altro, Il conformista (1971) rimane fedele al suo titolo mostrando la connessione tra conformismo, fascismo e ricerca della normalità imposta dalla società. Il sesto posto è dovuto al fatto che i film successivi hanno avuto un impatto maggiore nella storia del cinema. Visivamente, però, rimane tra i migliori di questa lista.    

    5. Salò o le 120 giornate di Sodoma (1976)

    Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pier Paolo Pasolini è un film radicale adatto soprattutto a cinefili di lunga data. E soprattutto a persone con un forte stomaco. Come per Il conformista (1971), il poliedrico intellettuale contribuisce all’analisi del periodo fascista attraverso la settima arte. Per farlo, Pasolini costruisce un film corrosivo e altamente disturbante, famoso per le sue scene eccessive degne dei migliori horror. Salò o le 120 giornate di Sodoma (1976) è anche uno spettacolo visivo e la sua perfezione estetica non fa che aumentare il senso di disagio che si prova guardando la pellicola. Un film provocatorio che ha fatto scuola e che testimonia la totale rottura degli schemi del cinema pasoliniano. Lo metto al quinto posto perché potrebbe risultare indigesto ad alcuni.

    4. La battaglia di Algeri (1966)

    Gillo Pontecorvo non ha all’attivo molti film, ma, ogni volta che si sedeva dietro la macchina da presa, il risultato era alquanto pregiato. La battaglia di Algeri è il suo insuperabile capolavoro e degli esempi più brillanti dello stile neorealista. Pontecorvo narra della lotta anticoloniale algerina contro i francesi con uno stile innovativo e scelte artistiche azzeccatissime. La pellicola sembra quasi un documentario in presa diretta, con un grande utilizzo della camera a mano. Per aumentare l’autenticità delle immagini, Pontecorvo utilizza molti attori non professionisti che, addirittura, avevano partecipato alla lotta di liberazione. Questo film chiude il trittico di pellicole politiche iniziato con Il conformista (1971) e, se ancora dubitate della sua influenza, potete trovare un cameo de La battaglia di Algeri (1966) in Una battaglia dopo l’altra (2025).

    3. Suspiria (1977)

    Ho voluto premiare Suspiria con il gradino più basso del podio per lo spettacolo visivo che il capolavoro di Dario Argento porta sullo schermo. Questo horror segna un passaggio fondamentale per il Maestro del brivido, che abbandona i gialli per buttarsi su atmosfere soprannaturali. Suspiria (1977) è tuttora lodato come uno dei film del terrore più belli di tutti i tempi ed è famoso per la sua fotografia caleidoscopica e i suoi magnifici set. Il film costruisce l’effetto paura in forma teatrale, come succede per esempio nelle prime due morti a inizio film, ma ciò non ne penalizza la potenza, ma la esalta. È come se fossimo di fronte a uno spettacolo macabro che attrae e respinge allo stesso tempo. Ciliegina sulla torta, la colonna sonora dei Goblin è tremendamente perfetta.

    2. Il buono, il brutto, il cattivo (1966)

    Il buono, il brutto, il cattivo è la punta di diamante della filmografia di Sergio Leone, nonché uno dei western più belli di tutti i tempi. E come potrebbe essere altrimenti? Il regista romano ha dalla sua una tecnica sopraffina invidiata da chiunque. Campi larghi, stretti, inquadrature di dettagli, riprese di paesaggi maestosi. Leone è capace di tutto e di più. Se a ciò aggiungiamo una colonna sonora da maestro da parte di Ennio Morricone e un cast con la “C” maiuscola capitanato da Clint Eastwood, Eli Wallach e Lee Van Cleef, il gioco è fatto. Il buono, il brutto, il cattivo (1966) è un classico di genere tanto quanto Suspiria (1977) e La battaglia di Algeri (1966) e si posiziona al secondo posto della classifica perché ha influenzato generazioni e generazioni di registi.

    1. La dolce vita (1960)

    Cosa si può ancora dire de La dolce vita (1960)? Un’opera suprema creata da un regista supremo. Il film di Federico Fellini ha fatto innamorare il mondo di Roma e dell’Italia e rimane il film più importante e influente del Bel Paese. La dolce vita (1960) è un lungo viaggio all’interno della Capitale attraverso gli occhi del protagonista Marcello (Marcello Mastroianni), che si perde tra piaceri e ricerca di momenti felici. Un film esistenzialista mescolato con uno stile visivo da epopea. Basti pensare alla sequenza iniziale dell’elicottero e della statua di Gesù. La posizione numero uno era una scelta scontata che andava fatta perché de La dolce vita (1960) ce n’è una sola. Se cercate un tono esistenzialista come ne La notte (1961), ma con un’atmosfera ben più solare, il film di Fellini è una visione obbligatoria.

  • Tutti i film e le serie TV di Stephen King ambientati a Derry

    Tutti i film e le serie TV di Stephen King ambientati a Derry

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    La città immaginaria di Derry, nel Maine, è uno dei luoghi più inquietanti e iconici del multiverso di Stephen King. Se Castle Rock è il cuore mitologico del suo universo narrativo, Derry è la sua parte oscura: un luogo maledetto, attraversato ciclicamente dal Male e teatro di sparizioni, violenze e misteri che passano di generazione in generazione.

    Con l’arrivo di IT: Welcome to Derry (2025), la nuova serie prequel legata all’universo cinematografico di IT, è il momento perfetto per capire come questa città infestata sia diventata, negli anni, un personaggio vero e proprio.

    Derry non è solo la casa di Pennywise: compare in altri romanzi di King, fa capolino in adattamenti inaspettati e si insinua come riferimento nascosto in film ambientati altrove. Qui trovi tutti i film e le serie TV “di Derry”, in ordine di uscita, con una guida per orientarti e scoprire le connessioni interne.

    1. IT (1990) — Miniserie TV

    La miniserie IT (1990) è il punto di partenza obbligato per chi vuole esplorare Derry sullo schermo. Pensata per la TV, divisa in due parti (infanzia e età adulta), oggi mostra tutti i segni del tempo: effetti speciali artigianali, ritmo televisivo anni ’90, un’estetica un po’ kitsch. Ma proprio questi elementi, uniti all’interpretazione leggendaria di Tim Curry come Pennywise, le hanno garantito lo status di cult assoluto. 

    Derry qui è la quintessenza della provincia corrotta: vicini che non vedono, adulti che fingono, una città che lascia scomparire i bambini senza reagire davvero. Il Club dei Perdenti, tra biciclette, fogne e stanze chiuse a chiave, incarna il lato luminoso di un luogo altrimenti marcio. È perfetta come “iniziazione” all’universo visivo di King – e come confronto diretto con i film più recenti. Se ti piace l’atmosfera horror televisiva old school, vale la pena recuperare anche The Stand (1994), altro grande adattamento TV tratto da King, con la stessa vibrazione apocalittico-pop.

    2. Dreamcatcher (2003)

    Dreamcatcher (2003) è uno degli adattamenti più divisivi di Stephen King: un flop al botteghino, ma col tempo diventato un piccolo cult per chi ama le cose “troppo” – troppo lunghe, troppo assurde, troppo estreme. 

    La storia parte da un gruppo di amici cresciuti a Derry, legati da un trauma infantile e da strani poteri mentali. Anni dopo, li ritroviamo in una baita sperduta tra neve, foresta e… invasione aliena. Il film mescola horror del corpo, fantascienza grezza e dramma dell’amicizia maschile in modo totalmente sbilanciato, ma proprio per questo affascinante. Derry non è sempre al centro della scena, ma è la radice dell’orrore e del legame tra i protagonisti: è lì che qualcosa si è spezzato per sempre. Se invece ti intriga l’idea di King che gioca con fantascienza e claustrofobia, The Mist (2007) è una scelta perfetta: meno confusionario, ma altrettanto spietato.

    3. Bag of Bones – Miniserie (2011)

    Con Bag of Bones (2011) entriamo nel territorio del King più malinconico e gotico. La miniserie in due parti, tratta dall’omonimo romanzo, segue lo scrittore Mike Noonan (Pierce Brosnan), che dopo la morte improvvisa della moglie si rifugia nella casa al lago a TR-90. Derry non è l’ambientazione principale, ma è la sua città di partenza: è lì che la sua vita “normale” si spezza e dove si colloca parte delle radici emotive del personaggio. 

    La storia è un mix di ghost story, mistero giudiziario e tragedia razziale legata al passato del luogo. Il ritmo è più lento rispetto agli horror cinematografici, ma proprio questa dilatazione permette di assaporare l’atmosfera: pioggia, case di legno, suoni al piano di sopra, sogni infestati. È l’opera giusta se ti interessa il King delle colpe ereditate e dei fantasmi che chiedono giustizia prima che pace. Se ami questo tipo di horror soprannaturale lento e carico di rimorsi, Gerald’s Game (2017) è un altro adattamento che lavora molto su trauma e memoria.

    4. It (2017)

    Con IT (2017) Andy Muschietti rilancia Derry in chiave moderna e fa del romanzo un fenomeno pop globale. Il film copre solo la parte dell’infanzia, spostando gli eventi agli anni ’80 e puntando forte sull’aspetto coming-of-age: il Club dei Perdenti è un gruppo di ragazzə credibilmente imperfetto, in cui è facilissimo riconoscersi. 

    Derry è ricostruita con attenzione quasi feticista: i viali alberati, le case borghesi dove si consuma la violenza domestica, la scuola, la biblioteca, il luna park, fino alle fogne – cuore nero della città. Pennywise (Bill Skarsgård) è meno “umano” di quello di Curry e più mostruoso, ma Derry resta l’altro vero villain: è l’ambiente che alimenta bulli, abusi, silenzi. Il film miscela paura fisica (jump scare, deformazioni, inseguimenti) e paura emotiva (famiglie tossiche, isolamento) con grande efficacia. Se ti piace questa combinazione di nostalgia anni ’80, bambini in pericolo e horror sovrannaturale, Stranger Things (2016 – in corso) è il naturale compagno di visione, anche se non è tratto da King.

    5. IT – Capitolo Due (2019)

    IT – Capitolo Due (2019) riprende il filo a 27 anni di distanza, riportando il Club dei Perdenti ormai adulto a Derry per chiudere i conti con Pennywise. Il tono è più cupo e frammentato: l’orrore non è più solo nella creatura, ma in ciò che ognunə di loro è diventato, nelle vite costruite sopra a un trauma mai davvero elaborato. 

    Derry sembra quasi cambiare volto: stessa città, ma come distorta dalla memoria. Ogni navigazione negli spazi (la scuola, il vecchio quartiere, il ristorante cinese, la casa di Neibolt Street) è un viaggio nei ricordi, nelle colpe e nelle bugie che hanno permesso all’orrore di tornare. Non è un film perfetto – il ritmo è irregolare, qualche gag stona – ma è molto interessante come racconto di ritorno a casa, dove “casa” è il luogo da cui si è scappati.

    Se ti interessa il tema del trauma a lungo raggio in chiave horror, Doctor Sleep (2019) lavora in modo simile sul rapporto con il passato de Shining.

    6. IT: Welcome to Derry – Serie TV (2025)

    Chiudiamo con la novità più attesa: IT: Welcome to Derry (2025), serie HBO che fa da prequel ai film di Muschietti. Siamo nel 1962, in piena Guerra Fredda e a ridosso di uno dei massacri più famosi della mitologia di IT: l’incendio del Black Spot, locale frequentato dalla comunità nera. Al centro ci sono la famiglia Hanlon – con Leroy, nonno del futuro Mike – e un gruppo di ragazzə che iniziano a percepire che qualcosa, sotto Derry, si è di nuovo svegliato. 

    La serie espande il lore della città e di Pennywise, ma soprattutto lavora su trauma generazionale, razzismo e paura come strumento di potere. Derry qui è esplicitamente un organismo malato, contaminato da orrori storici e sovrannaturali insieme: caserme, cinema, fogne e quartieri periferici diventano tutti parte di un grande teatro dell’incubo. Se ti piacciono le serie in cui la città è il vero mostro, From (2022– in corso) è un’altra storia di luogo maledetto che inghiotte chi ci entra.

  • “After”: tutti i film in della saga drammatica romantica in ordine cronologico

    “After”: tutti i film in della saga drammatica romantica in ordine cronologico

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Tutto è iniziato nel 2013 quando Anna Todd ha pubblicato su Wattpad, un social di lettura e una community online di scrittori self-published, alcuni capitoli di After. Una fanfiction dedicata a Harry Styles, membro dei One Direction, che nel giro di pochi mesi ha riscosso l'attenzione della stampa e di oltre un miliardo di lettori online diventando un fenomeno letterario. 

    Da lì a poco, il cinema si è interessato ad acquisirne i diritti per trasformarla prima in un film e poi in una saga cinematografica. Il racconto di una storia d'amore travagliata, quella tra Tessa Young e Hardin Scott, che ha intercettato il favore di un pubblico di giovanissimi lettori/spettatori. Poco importa delle critiche che vogliono il racconto a tratti ripetitivo e che alcuni elementi della relazione messa in scena siano considerati tossici.

    JustWatch ha stilato una lista con tutti i film di After che puoi vedere in ordine cronologico.

    1. After (2019)

    Il capitolo introduttivo grazie al quale conosciamo la studiosa e seria Tessa e il tormentato e ombroso Hardin. Due opposti che finiscono per non riuscire a fare a meno l'una dell'altro. After è un perfetto esempio di film young adult che dà corpo e voce ai personaggi e alle emozioni che i lettori hanno provato leggendo la fanfiction di Anna Todd. A funzionare davvero, al di là di una scrittura superficiale e un eccesso di inverosimiglianza, è la chimica tra i due protagonisti interpretati da Josephine Langford e Hero Fiennes Tiffin.

    Poco più di un'ora e 30 minuti il cui il dramma adolescenziale incontra tematiche più adulte grazie all'incontro tra il prototipo della brava ragazza e quello del bad boy per antonomasia. Il primo tassello di un percorso alla scoperta dell'amore giovanile. Se hai amato The Kissing Booth (2018), non puoi perdertelo.

    2. After 2 (2020)

    Adattamento del romanzo After – Un cuore in mille pezzi, questo sequel non ha fatto altro che consolidare il successo mondiale della saga. Il film riparte un mese dopo gli eventi raccontati nel primo capitolo e approfondisce le dinamiche tossiche tra Tessa e Hardin dopo la loro prima brutale rottura soffermandosi sui temi di fiducia e perdono. Anche in After 2 i pregi e difetti sono i medesimi. L'amore totalizzante quanto malsano tra i due è il sole attorno al quale gravitano tutti gli altri elementi.

    Un film che in 105 minuti spinge ancor di più il piede sull'acceleratore del dramma sentimentale anche grazie all'introduzione di una terza figura che porta a destabilizzare il già complicato equilibrio tra i due protagonisti. Una pellicola incentrata maggiormente sul lato ossessioni delle relazioni alle prese con gelosia e perdono. Se film come Vicino all'orizzonte (2019) ti emozionano, non resterai deluso da questo secondo capitolo.

    3. After 3 (2021)

    Con questo terzo capitolo, trasposizione di After – Come mondi lontani e After - Anime perdute – il racconto fa un passo in avanti grazie all'introduzione di sotto trame che arricchiscono la storia. Su tutte le complesse relazioni familiari dei due protagonisti. After 3 si muove tra passato, presente e futuro mentre Tessa e Hardin affrontano ostacoli che mettono alla prova la loro relazione.

    Un'ora e quaranta che cambia la prospettiva del racconto e si fa ancor più intimo raccontando la crescita personale di Tessa decisa a realizzare i suoi sogni professionali trasferendosi a Seattle. Se I primi due capitoli erano più fisici, qui il focus è concentrato sulla psicologia dei personaggi e la tensione che segreti e legami familiari fanno affiorare. Da recuperare se hai apprezzato Uno splendido errore (2023).

    4. After 4 (2022)

    Capitolo “ponte” che traghetta la saga verso la sua conclusione. Questa volta il testo di riferimento è After – Amore infinito che vede la relazione di Tessa e Hardin subire una pesante battuta d'arresto dovuta anche dalle conseguenze relative alla scoperta di segreti che li mettono in crisi. After 4 racconta di personaggi più maturi che si evolvono e cercano di trovare un loro equilibrio individuale. Ma quello che spicca è il retrogusto di una struttura narrativa fin troppo familiare.

    Tra i punti di forza dei 96 minuti del film c'è la scelta di separare i due personaggi principali concentrando la narrazione sulle rispettive individualità e problematiche. Questo permette di riflettere sul ruolo delle relazioni e su quanto possano contribuire o meno ad aiutarci a superare e sconfiggere i nostri demoni. Da vedere se ti è piaciuto Da ciao ad addio (2022).

    5. After 5 – Capitolo finale (2023)

    Con After 5 - Capitolo finale si conclude la saga cinematografica di Tessa e Hardin. Adattamento di After – Come mondo lontani e After – Anime perdute, questo capitolo chiude il cerchio di una relazione a dir poco tumultuosa. A due anni dalla loro rottura, i protagonisti si ritrovano e si scoprono cambiati. Più maturi, più lucidi, più posati. Specie Hardin che sembra volersi riscattare non solo agli occhi di Tessa, ma anche a quelli degli spettatori.  Un finale di un'ora e 30 minuti che fa la gioia di tutti i fan dei libri per una saga dichiaratamente al loro servizio.

    Se dovessimo rintracciare gli elementi più rilevanti della pellicola, sarebbero senza dubbio la riflessione sul percorso di crescita del protagonista maschile e l'attenzione al tema della salute mentale. Due tematiche molto attuali che permettono di far riflettere e aiutare il pubblico di giovanissimi a cui la storia di Tessa e Hardin è indirizzata.

  • Le 10 sigle di serie TV famose diventate virali (e impossibili da dimenticare)

    Le 10 sigle di serie TV famose diventate virali (e impossibili da dimenticare)

    Alessandro Zaghi

    Alessandro Zaghi

    Editor a JustWatch

    Alcune sigle non sono solo l’inizio di una puntata: sono un rituale, un richiamo immediato a un mondo che ci si apre sullo schermo. Bastano una manciata di note per rivedere Tony Soprano alla guida, il trono di spade mentre si costruisce, biciclette che corrono (e volano) nel buio di Hawkins. 

    Alcune theme song sono diventate talmente tanto famose che non si sono limitate a introdurre le serie, ma ne sono diventate esse stesse cuore pulsante. In questa lista ne ricordiamo alcune tra le più iconiche.

    The Simpsons – “The Simpsons Theme” (Danny Elfman)

    Pochi secondi bastano per catapultarci subito nella scuola elementare di Springfield. Il brano composto da Danny Elfman porta un'orchestra sullo skateboard di Bart, alla centrale nucleare con Homer, in auto con Marge e Maggie, duetta al sax con Lisa. Una sigla perfetta per I Simpsons (1989), una musica che esplode, si ripiega su sé stessa, che mette subito il buon umore. Ogni generazione la riconosce all’istante, e ogni volta è come tornare a casa, davanti al divano più famoso del mondo. Una serie perfetta per tutti, in ogni momento della giornata, se non avete mai visto nemmeno un episodio probabilmente vivete su Marte, se li avete già visti tutti, è sempre tempo per un re-watch.

    Willy, il principe di Bel-Air – “Yo Home to Bel-Air” (DJ Jazzy Jeff & The Fresh Prince)

    Non serve nemmeno dire il titolo: basta iniziare con “Questa è la maxi-storia di come la mia vita è cambiata…" e tutti sanno il resto. Will Smith ha scritto e interpretato la sigla di Willy, il principe di Bel-Air (1990) con ironia e ritmo perfetti, per una theme song che incarna alla perfezione il personaggio portato in scena della serie. È un racconto in rima, essenziale per la trama, pensata e realizzata per fare parte della storia di Willy, non soltanto per introdurla. Un ponte tra hip-hop e cultura pop, diventato manifesto della TV di quegli anni. Una delle serie simbolo delle sitcom americane anni ‘90, da riscoprire per chi cerca una comicità leggera e per ritrovare le radici di uno degli attori più amati di Hollywood.

    Friends – “I’ll Be There for You” (The Rembrandts)

    Ci sono sigle che diventano parte del DNA di una generazione, e quella di Friends (1994) è una di queste. I’ll Be There for You è diventata più di una canzone, è un manifesto della tv anni ‘90, un inno per i milioni di spettatori che hanno amato Ross, Rachel, Monica, Chandler, Joey e Phoebe. Quel riff di chitarra, quei quattro battiti di mani, sono stampati a fuoco nella storia della cultura pop contemporanea, impossibile separarli dal Central Perk. Questa è probabilmente la sitcom più iconica di sempre, perfetta per una serata tra amici (ovviamente). Rivedere la New York di quegli anni, poi, è sempre un tuffo nella nostalgia.

    I Soprano – “Woke Up This Morning” (Alabama 3)

    Non c’è sigla che racconti un personaggio come Woke Up This Morning racconta Tony Soprano. Quel viaggio in macchina, le nuvole di fumo, il passaggio dal Lincoln Tunnel ai sobborghi del New Jersey. La canzone di Alabama 3 usata in apertura de I Soprano (1999) trasforma una semplice routine in un’epopea suburbana. È minacciosa, sensuale, un brano che avrebbe funzionato anche da solo, ma diventato così potente proprio grazie a questa serie leggendaria. Questa è la serie definitiva per tutti gli amanti del genere crime, da vedere e rivedere, da questo titolo il mondo delle serie non è più stato lo stesso, e il paragone con i film è andato sempre più ad assottigliarsi.

    CSI: Scena del crimine – “Who Are You” (The Who)

    Una canzone già iconica, ancora prima della serie, ed è per questo che le chitarre degli Who e l’urlo di Roger Daltrey hanno aiutato ( e non poco) anche Horatio e il team di CSI (2000) a prendersi un loro posto tra le serie crime anni ‘2000. Un titolo amatissimo da generazioni di spettatori, a cui la sigla iniziale dava subito il giusto appeal fin dalle battute finali. Certo, il copyright per questa canzone non deve essere costato poco, ma la scelta di metterla all’inizio di ogni puntata è sicuramente stata vincente. Se sei un amante delle indagini, delle storie che raccontano il lato investigativo, questa è la serie che fa per te. Non manca l’azione, questa è il titolo perfetto per i fan del genere poliziesco.

    The Wire – “Way Down in the Hole” (Tom Waits)

    Ogni stagione cambia voce, ma il significato resta identico, tenere “il diavolo in fondo al buco” come canta Tom Waits nel brano scelto come sigla di The Wire (2002). Parla della lotta quotidiana per non cedere al male, specchio perfetto della serie. Una sigla oscura, viscerale, sporca come i vicoli e la corruzione di Baltimora, con la voce di Tom Waits che si intreccia alla perfezione della trama. Oscura, minacciosa, definita una delle serie più belle e riuscite di sempre, se non avete mai visto The Wire  rimarrete sorpresi dalla sua intensità, dal suo ritmo frenetico, è come trovarsi a bordo della volante durante un inseguimento.

    The O.C. – “California” (Phantom Planet)

    “California, here we come.” Bastano quelle parole per essere già in viaggio verso il sogno californiano. La canzone dei Phantom Planet, scelta quasi per caso, è diventata un inno generazionale. Racconta l’adolescenza dorata e malinconica dei primi anni Duemila, quando tutto sembrava possibile, e il passaggio all’età adulta, i desideri, le fughe, le illusioni. È la sigla che ha reso The O.C. (2003) un fenomeno pop, una di quelle melodie che restano anche quando il sole tramonta su Newport Beach. Ritornare a questa serie, a quelle atmosfere, a quei personaggi, per qualcuno potrebbe essere un colpo al cuore, ma se cercate una serata di nostalgia e spiagge californiane questa è la serie per voi. E poi, diciamocelo, The O.C. è forse la serie teen più iconica di sempre.

    Il Trono di Spade – “Main Title” (Ramin Djawadi)

    Una sigla maestosa, imponente, come la saga di cui racconta nelle sue note. Il violoncello di Ramin Djawadi ha dato a Il Trono di Spade (2011) l’introduzione perfetta, ci porta dritto nelle trame di casa Targaryen e nell’Inverno oltre il muro a nord di Westeros. Anche qui, bastano una manciata di note per capire subito di quale serie si parla, pochi secondi per ritornare a tutte le emozioni della serie, e ogni volta il re-watch è dietro l’angolo. Un titolo tra i più celebrati nella storia delle serie, una delle trame più appassionanti mai realizzate, perfetta per chi ama le storie di intrighi, battaglie leggendarie e i drammi etici. Visivamente è forse la serie più potente inclusa in questa lista, se non l’avete mai vista (pazzi!) fate spazio in calendario, non riuscirete più a staccarvene.

    Stranger Things – “Stranger Things Theme” (Kyle Dixon & Michael Stein)

    Oscura, sintetica, ipnotica. La sigla di Stranger Things (2016) è un viaggio nel tempo, un ritorno diretto agli anni Ottanta e ai suoi sintetizzatori. Una sigla che omaggia Carpenter, Spielberg, e tutti i simboli di un decennio fatto di luci al neon, pettinature improbabili quanto il mullet di Steve, ma anche dal lato oscuro oltre il glitter. Il brano racchiude le atmosfere della serie, con i suoi toni inquietanti e misteriosi, portandoci dritti nel sottosopra insieme a Undici. Sta arrivando la quinta (e ultima ) stagione, e se siete tra i pochissimi che non l’hanno mai vista questo è il momento di recuperare. Perfetta per chi ama le atmosfere vintage e il genere sci-fi anni ‘80, ma realizzato con i ritmi delle serie contemporanee, dal teen al dark, in questa serie c’è tutto quello che state cercando.

    The White Lotus – “Aloha!” (Cristóbal Tapia de Veer)

    Tamburi tribali, voci isteriche, archi che esplodono. Il tema della seconda stagione The White Lotus è una danza inquietante, che parte da toni ancestrali fino ad andare verso un ritmo incalzante, quasi techno, in un crescendo continuo. Un brano minaccioso e inquietante, che ritrae l’oscurità oltre le apparenze raccontata nella serie. La sigla diventò virale fin dal primo episodio, tanto che tantissimi fan rimasero delusi dalla scelta di non usarla più per introdurre la terza stagione. Il genere crime qui si intreccia alla critica sociale, ambientazioni mozzafiato con una trama che tiene attaccati allo schermo per tutto l’episodio, ogni stagione di TWL è una gemma, perfette anche da guardare scollegate, soprattutto le prime.

  • “La signora in giallo” presto un reboot: ecco tutti i film e la serie TV con Jessica Fletcher

    “La signora in giallo” presto un reboot: ecco tutti i film e la serie TV con Jessica Fletcher

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    La conferma è arrivata dalla diretta interessata. Jamie Lee Curtis, intervistata da Entertainment Tonight ha dichiarato che sarà lei a diventare il nuovo volto de La signora in giallo, la serie TV crime con protagonista Angela Lansbury nei panni della scrittrice di best-seller gialli Jessica Fletcher con una predilezione per risolvere casi di omicidio.

    Un reboot prodotto da Universal Pictures che vede al timone del progetto i registi Phil Lord e Chris Miller (Spider-Man - Un nuovo universo, 2018) con il contributo della produttrice Amy Pascal (Venom, 2018). Molto probabilmente si tratterà di un film pensato per lo streaming e alla sceneggiatura sono già state confermate Lauren Schuker Blum e Rebecca Angelo, penne dietro il successo di Dumb Money: Non chiamateli sprovveduti (2023).

    In attesa di vedere Jamie Lee Curtis in azione, JustWatch ha stilato una lista delle serie e dei film con protagonista la detective amatoriale più famosa di sempre.

    1. La signora in giallo (1984-1996)

    Se uno spettatore qualsiasi nato dagli anni '70 in poi dovesse stilare una classifica delle serie TV che hanno fatto da sfondo alla propria adolescenza e vita adulta, La signora in giallo ricoprirebbe sicuramente una delle prime posizioni. Per anni è bastato accendere la TV e trovare in onda uno dei 263 episodi da 45 minuti che compongono le 12 stagioni dello show con protagonista la scrittrice di best-seller e detective amatoriale Jessica Fletcher.

    Di base a Cabot Cove, Massachusetts, per poi viaggiare in giro per il mondo grazie al suo lavoro, Jessica - interpretata da Angela Lansbury - ha risolto casi ovunque si trovasse. Tutto merito del suo intuito infallibile che, unito, a una buona dose di ironia e a un'ambientazione casalinga fa della serie un cozy mystery imperdibile. Un giallo classico dalla struttura sempre simile a se stessa, ma contraddistinto da casi nuovi di episodio in episodio. Un evergreen senza tempo, da ri(vedere) se adori gli investigatori amatoriali comeMiss Marple (2004) e Padre Brown (2013).

    2. Vagone letto con omicidio (1997)

    Vagone letto con omicidio inaugura il ciclo dei quattro film per la TV realizzati dopo la conclusione della serie. Jessica Fletcher si trova su un treno diretto a El Paso dove fa la conoscenza di Sarah, testimone oculare in un caso di omicidio. Quando la giovane donna scompare dal convoglio senza che il treno si sia mai fermato, ecco che la detective si mette sulle sue tracce.

    Per chiunque abbiamo amato lo show originale, questo film è una felice prosecuzione delle atmosfere e del tono de La signora in giallo. La durata di un'ora e 40 minuti permette poi un maggiore approfondimento delle varie linee narrative e un'attenzione maggiore ai personaggi secondari che una puntata televisiva non permette. Se sei un fan dei romanzi di Agatha Christie e dei relativi adattamenti cinematografici come Assassinio sull'Orient Express (2017), difficilmente resterai deluso.

    3. Appuntamento con la morte (2000) 

    Il titolo originale, A Story to Die For, esemplifica alla perfezione il movente dietro l'omicidio al centro di Appuntamento con la morte, secondo film TV legato all'universo televisivo de La signora in giallo. Jessica Fletcher si ritrova coinvolta nelle indagini sull'omicidio di uno scrittore, ex capo del KGB, avvenuto ad un convegno letterario. Una morte che catapulta la protagonista al centro di una spy story fatta di segreti di Stato e spie legate al passato della vittima.

    Come spesso è accaduto anche nel corso della serie, la protagonista si ritrova a destreggiarsi in un ambiente ostile che non vede di buon occhio il tentativo di una detective amatoriale di risolvere il caso. In 95 minuti, la pellicola offre un bilanciato equilibrio tra il tono tipico delle storie di spionaggio e l'atmosfera familiare del cozy mystery. Se ami gli intrecci intricati tipici di Poirot (1989), apprezzerai anche questo film TV.

    4. L’ultimo uomo libero (2001) 

    Con L'ultimo uomo libero ecco che l'universo investigativo legato a La signora in giallo cambia tono facendosi più serio e legato a tematiche storiche. Questa volta, infatti, Jessica si ritrova a indagare su un vecchio segreto di famiglia che la porta a viaggiare da Cabot Cove fino al profondo sud degli Stati Uniti. È lì che indaga sulla morte, avvenuta nell'800, di uno schiavo appartenuto a una sua antenata.

    Una linea narrativa che permette al film di mostrare un approccio di investigazione diverso, legato a vecchi documenti e testimonianze dell'epoca, e di affrontare una delle pagine più oscure della storia statunitense. Se le investigazioni su crimini del passato al centro di Cold Case - Delitti irrisolti (2003) ti affascinano, L'ultimo uomo libero è il film che fa per te.

    5. La ballata del ragazzo perduto (2003) 

    Chi ha guardato la serie originale sa bene come non ci sia luogo o circostanza che possa fermare la scrittrice detective dall'investigare. Neppure se si trova in vacanza. È quello che accade ne La ballata del ragazzo perduto, quarto e ultimo film legato alla serie TV. All'inizio della pellicola Jessica si trova in Irlanda per trascorrere qualche giorno di relax. Lì assiste alla lettura del testamento di Eamon Byrne che ha organizzato una "caccia al tesoro" tra gli eredi per trovare un tesoro segreto che costringe i membri della sua famiglia a mettere da parte vecchi rancori.

    Ma quando alcuni di loro iniziano a morire misteriosamente, ecco che la nostra detective non ha altra scelta se non quella di iniziare a investigare. Un capitolo conclusivo all'altezza delle stagioni televisive e in cui gli elementi tipici del giallo si intrecciano con quelli della tradizione gotica. Se hai trovato irresistibili i parenti serpenti di Cena con delitto - Knives Out (2019), ti consigliamo di non perderti le due ore de La ballata del ragazzo perduto.

  • 10 film famosi nominati per il Peggior Film dell’Anno che non ti aspetteresti (o forse sì!)

    10 film famosi nominati per il Peggior Film dell’Anno che non ti aspetteresti (o forse sì!)

    Andrea Ballerini

    Andrea Ballerini

    Editor a JustWatch

    I Razzie Award sono il contraltare degli Oscar. Se questi ultimi premiano ogni anno i migliori film che si sono visti in sala, i Razzie vengono assegnati ai peggiori. Tra le varie categorie a cui nessun film vuole ambire c’è il temutissimo Peggior film dell’anno. Una nomination a questa categoria può essere fatale, immaginatevi uscirne vincitori.

    I Razzie Award non guardano in faccia a nessuno e nel corso della loro storia molti film famosi sono si sono ritrovati nominati per il Peggior film dell’anno. Questa lista vi fa scoprire 10 titoli tra i più conosciuti che, secondo i Razzie, si sono meritati la nomination alla categoria più temuta di tutte. Tra cult indimenticabili e blockbuster hollywoodiani, non crederete ai vostri occhi. Almeno, in alcuni casi.

    1. I cancelli del cielo (1980)

    Oggi può sembrare strano che un capolavoro come I cancelli del cielo fosse nominato per il Peggior film dell’anno. La nostra visione del western revisionista di Michael Cimino è il frutto di anni e anni di rivalutazioni che hanno portato alla riscoperta di questa magnificenza. Quando uscì, però, il film scivolò non di poco al box office, mandando quasi in rovina la United Artists. Allo stesso tempo, il flop de I cancelli del cielo (1980) segna la fine dell’era d’oro della Nuova Hollywood e, con essa, l’epilogo della grande libertà artistica lasciata ai registi dagli studios. D’ora in poi, il controllo della produzione da parte dei conglomerati hollywoodiani diventò sempre più capillare.

    2. Waterworld (1995)

    Di flop in flop, passiamo ora a Waterworld, il cult che ha quasi distrutto la carriera di Kevin Costner. L’attore era al top a inizio anni ‘90, con successi strepitosi come Balla coi lupi (1990), Robin Hood - Principe dei ladri (1991) e Guardia del corpo (1992). Ma la seconda metà del decennio si prospettava tra le più difficili della sua carriera. Waterworld (1995) era ai tempi il film più costoso mai prodotto, ma al box office i risultati furono deludenti. Il film poteva convincere grazie ai set maestosi e al mondo post-apocalittico presentato, ma una sceneggiatura debole e personaggi mal costruiti hanno affossato fin dall’inizio la pellicola. Dopo decenni, Waterworld (1995) rimane un cult che, nonostante la nomination ai Razzie, ha saputo ritagliarsi un piccolo spazio nel cuore dei fan della fantascienza.

    3. L'ultimo dominatore dell'aria (2010)

    L'ultimo dominatore dell'aria è noto per non essere riuscito a replicare sul grande schermo la magia della serie TV da cui è tratto, ovvero quel capolavoro di Avatar - La leggenda di Aang (2005). Le premesse sembravano delle migliori, con la regia affidata a M. Night Shyamalan. Tuttavia, L'ultimo dominatore dell'aria (2010) pecca su più fronti, dai deboli effetti speciali alle prove non sempre convincenti del cast. Questo film è rimasto talmente in profondità nel dimenticatoio che, forse, molti si erano scordati della sua nomination ai Razzie. Al contrario de I cancelli del cielo (1980), però, è difficile controbattere alle critiche.

    4. Cinquanta sfumature di grigio (2015)

    Se Waterworld (1995) e I cancelli del cielo (1980) hanno avuto delle performance deludenti ai botteghini, questo non vale certo per quel fenomeno pop chiamato Cinquanta sfumature di grigio. Nonostante i giudizi poco lusinghieri della critica, il film di Sam Taylor-Johnson ha totalizzato più di mezzo miliardi di incassi, rimanendo sulla bocca di tutti dopo la sua uscita. La nomination ai Razzie per il Peggior film, però, non sembra del tutto fuori luogo. Il film non esprime tutta la potenza sovversiva e iconoclasta della relazione al centro della storia, risultando più un'operazione di marketing che una versione moderna di 9 settimane e ½ (1986). Dov’è la provocazione artistica che tutti si aspettavano?

    5. Morbius (2022)

    Forse il peggio per Morbius non è stata la nomination ai Razzie per il Peggior film, ma l’ondata di meme tratti dal film che ha travolto il web. Non contenti della flebile prova ai box office, alla Sony decisero di riproporlo nelle sale, con risultati ancora deludenti. Qui il discorso vale come per L'ultimo dominatore dell'aria (2010). Molti fan hanno voluto cancellare dalle loro menti Morbius (2022) e, forse, non si sono accorti della nomination ai premi più temuti di Hollywood. Tuttavia, basta vedere la pellicola con Jared Leto e Matt Smith per rendersi conto che, in fin dei conti, poteva anche andare peggio. Morbius (2022) poteva vincere il premio di Peggior film dell’anno, senza suscitare nessuno scandalo.

    6. Blonde (2022)

    Per la fortuna di Leto & Co., il Razzie è andato a Blonde, il biopic di Andrew Dominik sulla vita di Marilyn Monroe. Questa produzione di Netflix è il classico esempio di tanta forma e poca sostanza. Se da un lato la fotografia è magnifica, con un alternarsi di colore e bianco e nero, il succo del film lascia un retrogusto amaro dopo i titoli di coda. Blonde (2022) tenta di fare luce sull’incubo che Marilyn Monroe ha vissuto durante i suoi anni di fama, tra abusi psicologici e fisici da parte degli uomini che ha incontrato sul suo cammino. Tuttavia, il film non fa che cadere nello stesso errore, diventando esso stesso un veicolo di sfruttamento dell’immagine dell’icona. 

    7. Pinocchio (2022)

    Con successi stratosferici come Ritorno al futuro (1985), Forrest Gump (1994) e Flight (2012), siamo sicuri che Pinocchio sarà uno dei film meno ricordati di Robert Zemeckis. Anche perché nello stesso anno è uscita quella perla di Pinocchio di Guillermo del Toro (2022). Il film di Zemeckis sfoggia un mix di computer grafica e live-action che stuzzica la curiosità, ma la sceneggiatura non convince appieno con momenti che tendono quasi alla noia. Allo stesso tempo, visti gli innumerevoli adattamenti per il cinema del romanzo per bambini di Collodi, far uscire un’altra versione di Pinocchio deve essere motivato da innovazioni e riletture originali. Cosa che non vale per Pinocchio (2022). 

    8. Winnie-the-Pooh - Sangue e miele (2023)

    Winnie-the-Pooh - Sangue e miele diventerà con il tempo un cult per molti. Ciò non toglie che la pellicola di Rhys Frake-Waterfield non poteva evitare la nomination a Peggior film dell’anno. Non basta la scelta provocatoria e sui generis di accostare uno dei personaggi più amati dai bambini a scenari da fiumi di sangue. Winnie-the-Pooh - Sangue e miele (2023) rimane un film dimenticabile che fatica a decollare. Anche la scelta di utilizzare la CGI in alcune scene splatter non aiuta, soprattutto perché gli effetti pratici sono migliori per il loro potenziale realistico. Non vi sorprenderà sapere che il film non solo è stato nominato come Peggior film dell’anno. Ha anche vinto il premio!

    9. Joker: Folie à Deux (2024)

    Come ho letto altrove online, sono convinto anch’io che Todd Phillips abbia voluto autosabotare Joker: Folie à Deux. Del resto, il suo predecessore Joker (2019) era un film perfettamente riuscito e a sé stante che non aveva bisogno di un secondo capitolo. Con lo spirito del suo protagonista, Phillips ha confezionato un sequel che non mette d’accordo nessuno e che “sputa” nel piatto del primo capitolo. Proprio come la tempra anarchica e autodistruttiva di Joker, il film fa di tutto per non accontentare nessuno, dall’uso del formato musical al ridimensionamento della scala della sceneggiatura. Il paradosso, però, rimane. Non riuscendo, il film riesce nel suo intento.

    10. Megalopolis (2024)

    Megalopolis è forse il progetto più ambizioso di Francis Ford Coppola ed è un film che ha lasciato parecchi insoddisfatti nelle sale, proprio come Joker: Folie à Deux (2024). Il film era il progetto della vita per Coppola, che ha investito una buona parte del denaro per la sua produzione. La pellicola è, senza dubbio, ambiziosa e di una portata gigantesca, dall’immenso cast alla rilettura del declino degli Stati Uniti in chiave Impero Romano. Non basta il grande cuore di Coppola per impedire che Megalopolis (2024) venga nominata per i Razzie. Sfortunatamente, dalle performance non convincenti degli attori all’esuberante tocco kitsch, Megalopolis (2024) non fa giustizia a uno dei registi più influenti di sempre.

  • I 10 anime più attesi dell’inverno 2026

    I 10 anime più attesi dell’inverno 2026

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    L’inverno 2026 si preannuncia come una delle stagioni più esplosive per gli appassionati di anime. Tra grandi ritorni e nuove serie pronte a sorprendere, i prossimi mesi saranno dominati da sequel amatissimi e da debutti che promettono di ridefinire i generi fantasy e action. Dopo un 2025 da record per il medium, con l’ascesa di Solo Leveling (2024 - in corso) e l’impatto di Dan Da Dan (2024 - in corso), il nuovo anno consolida la tendenza verso storie complesse, direzione artistica raffinata e colonne sonore cinematografiche.

    Dai mondi malinconici di Frieren al caos maledetto di Jujutsu Kaisen, passando per i nuovi isekai con un tocco sociale, la stagione invernale 2026 mescola introspezione, spettacolo e grandi emozioni. Ecco i 10 anime più attesi e perché non dovreste perderveli.

    Frieren – Oltre la fine del viaggio, Stagione 2 (2023 - in corso)

    Dopo aver conquistato pubblico e critica, Frieren torna con la seconda stagione per continuare il suo viaggio nell’anima e nel tempo. L’anime, tratto dal manga di Kanehito Yamada e Tsukasa Abe, si conferma una delle opere fantasy più poetiche degli ultimi anni. Questa nuova parte approfondirà il passato di Frieren e il destino dei suoi compagni, mantenendo quell’equilibrio perfetto tra malinconia e speranza. La forza della serie resta nella sua lentezza contemplativa, una riflessione sull’immortalità e sul significato dei legami.

    Chi ha amato Made in Abyss (2017) o Mushoku Tensei ( 2021 - in corso) troverà anche qui una profondità emotiva e visiva rara, con un’anima che continua a brillare anche dopo la fine del viaggio.

    Jujutsu Kaisen – Stagione 3 (2020 - in corso)

    Il ritorno di Jujutsu Kaisen è probabilmente l’evento anime dell’inverno. Dopo la conclusione shock della seconda stagione, MAPPA promette una terza parte ancora più cupa e intensa, che adatterà l’attesissimo “Culling Game Arc”. Yuji Itadori e Megumi Fushiguro affronteranno un mondo devastato dalla guerra tra stregoni e maledizioni, in una spirale di violenza e rivelazioni.

    Le aspettative sono altissime, anche per la qualità tecnica e la regia, sempre al limite dell’eccesso. La serie resta un caposaldo dello shōnen moderno, con la capacità di combinare spettacolo, filosofia e tragedia. Se ami la tensione mitologica e l’estetica urbana del dolore, Jujutsu Kaisen 3 sarà il tuo must-watch.E se vuoi prolungare l’esperienza, allora ti consigliamo di vedere Demon Slayer (2019 - in corso) o Chainsaw Man (2022 - in corso).

    Oshi no Ko – Stagione 3 (2023 - in corso)

    Dopo due stagioni di successo, Oshi no Ko torna con una terza parte destinata a scavare ancora più a fondo nel mondo dello showbiz e nella psicologia dei suoi protagonisti. Il nuovo arco narrativo porterà Aqua e Ruby in un gioco sempre più crudele tra realtà e performance, dove ogni sorriso nasconde un segreto.

    Il fascino di Oshi no Ko resta nella sua fusione di critica sociale e dramma identitario, con una costruzione narrativa che alterna momenti pop e abissi emotivi. La terza stagione promette nuove rivelazioni sulla famiglia di Aqua e Ruby, con quest’ultima più al centro della scena, e una riflessione ancora più tagliente sul prezzo della fama. Per chi ha amato Perfect Blue (1998) o The Idolm@ster: Million Live! (2023), questo ritorno sarà imperdibile.

    Hell’s Paradise – Stagione 2 (2023 - in corso)

    L’atteso sequel di Hell’s Paradise ci riporta nell’isola dell’immortalità, dove Gabimaru e Sagiri devono affrontare nuove prove tra paradiso e inferno. L’anime tratto dal manga di Yuji Kaku aveva conquistato il pubblico con il suo mix di spiritualità, sangue e romanticismo brutale.

    La seconda stagione promette di alzare la posta in gioco con una tensione ancora più mistica e visivamente straordinaria. Hell’s Paradise è un racconto di sopravvivenza e redenzione che esplora il confine tra vita e morte con una sensibilità rara nel genere action. Chi ama l’estetica cupa e la lotta interiore dei protagonisti di Attack on Titan (2013 - 2023) o Dororo (2019) troverà qui la stessa intensità emotiva.

    My Hero Academia: Vigilantes – Stagione 2 (2025 - in corso)

    Lo spin-off di My Hero Academia (2016 - 2025) torna per approfondire la storia dei vigilantes: eroi senza licenza che agiscono ai margini della società. My Hero Academia: Vigilantes ha saputo distinguersi dal titolo principale per il tono più adulto e per l’esplorazione delle zone grigie della giustizia.

    La seconda stagione promette nuovi personaggi e una narrazione più cupa, dove i protagonisti dovranno scegliere tra legalità e necessità. Con una regia dinamica e un’anima più street rispetto alla serie madre, Vigilantes 2 unisce l’adrenalina shōnen a un realismo urbano più crudo. Gli appassionati di Tokyo Revengers (2021 - 2023) troveranno qui lo stesso mix di azione e disperazione.

    Trigun: Stargaze (2026)

    Trigun (1998) torna ancora una volta per reinventarsi. Dopo il successo di Trigun Stampede (2023), lo studio Orange prepara Trigun: Stargaze, un sequel che promette di ampliare la mitologia di Vash the Stampede con nuovi personaggi e un tono più malinconico.

    Il suo fascino resta nell’unione tra estetica western e riflessione etica: Vash, il pacifista armato, continua a essere una delle figure più complesse dell’animazione giapponese. Stargaze si prospetta come un viaggio cosmico tra memoria e redenzione, con l’animazione in CGI pronta a superare se stessa. Se amate l’anime poetico e filosofico, in bilico tra azione e spiritualità, troverete qui l’erede naturale di Cowboy Bebop (1998) e Samurai Champloo (2004).

    Fire Force – Stagione 3, Parte 2 (2019 - in corso)

    La saga finale di Fire Force entra nel vivo. Dopo la prima parte, la seconda promette esplosioni visive e rivelazioni cosmiche che legheranno definitivamente la serie a Soul Eater (2008), dello stesso autore Atsushi Ōkubo.

    Shinra e i suoi compagni della Fire Force Company 8 affrontano un mondo ormai sull’orlo dell’estinzione, mentre la narrazione diventa sempre più simbolica e metafisica. Fire Force ha sempre unito azione spettacolare e riflessione religiosa, e questa parte conclusiva sembra destinata a spingere entrambi gli elementi al massimo. Gli amanti dell’action ultradinamico e dell’animazione “in fiamme” apprezzeranno le sue ambizioni da apocalisse spirituale.

    Sentenced to Be a Hero – Stagione 1 (2026)

    Tra le novità più intriganti della stagione, Sentenced to Be a Hero sovverte i cliché del fantasy eroico con ironia e amarezza. Il protagonista, condannato a essere un eroe contro la sua volontà, deve salvare un mondo che non vuole. L’anime alterna battaglie epiche a momenti di riflessione sul concetto stesso di giustizia e sacrificio.

    Con una regia che bilancia commedia nera e tragedia morale, Sentenced to Be a Hero si prospetta come una delle sorprese dell’anno. Gli appassionati di Re:Zero (2016 - in corso) o Konosuba (2016 - 2024) troveranno qui un tono più cupo, ma ugualmente tagliente, in grado di unire azione e critica sociale.

    Isekai Office Worker: The Other World’s Books Depend on the Bean Counter – Stagione 1 (2026)

    Un titolo lunghissimo per un’idea originale: un contabile viene catapultato in un altro mondo e deve salvare un regno… bilanciando il bilancio. Isekai Office Worker mescola fantasy e commedia lavorativa, giocando con il contrasto tra burocrazia e magia.

    Basato sulla light novel di Yatsuki Wakatsu, l’anime promette personaggi brillanti, umorismo intelligente e una vena romantica inaspettata. È la risposta perfetta per chi vuole un isekai più maturo e autoironico, in linea con The Devil Is a Part-Timer! (2013 - 2024) o That Time I Got Reincarnated as a Slime (2018 - 2024). L’inverno 2026 potrebbe consacrarlo come la sorpresa feel-good della stagione.

    Chained Soldier – Stagione 2 (2024 - in corso)

    L’action-fantasy di Chained Soldier torna con la sua seconda stagione dopo l’esplosivo debutto. Ambientata in un mondo dove portali dimensionali hanno aperto la via a esseri mostruosi e poteri sovrannaturali, la serie racconta il rapporto ambiguo tra il protagonista Yuuki e la sua comandante Kyouka.

    Con la sua miscela di erotismo, azione e strategia militare, Chained Soldier 2 promette di ampliare l’universo narrativo e le dinamiche di potere tra i personaggi. È un anime adrenalinico e sensuale, in cui la forza femminile è al centro della tensione narrativa. Chi ama titoli come High School DxD (2012 - 2018) o Kill la Kill (2013) non potrà perderselo.

  • Da “Fremont” a “The Bear”: i migliori film e serie TV con Jeremy Allen White

    Da “Fremont” a “The Bear”: i migliori film e serie TV con Jeremy Allen White

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Può un ruolo cambiare il corso di una carriera? Sì. Ne è una dimostrazione quello dello chef Carmy Berzatto in The Bear interpretato da Jeremy Allen White che torna a Chicago per rilevare il locale di famiglia, The Original Beef of Chicagoland, dopo il suicidio del fratello. Tre Golden Globes vinti per tre stagioni di seguito per quello che si attesta, finora, come il ruolo della vita.

    Un successo globale che gli ha aperto le porte del cinema dove ha scelto progetti autoriali, indipendenti o caratterizzati da una forte originalità. Ed è proprio grazie alla cassa di risonanza di The Bear che l'attore è stato scelto per interpretare il Boss inSpringsteen – Liberami dal nulla. Un biopic diretto da Scott Cooper sulla registrazione dell'album acustico Nebraska all'inizio degli anni '80 che sarà presentato al New York Film Festival 2025 per poi uscire nelle nostre sale il 23 ottobre.

    Ma, come ogni giovane attore newyorkese alle prime armi, anche Jeremy Allen White ha mosso i primi passi nella recitazione sul set diLaw & Order - I due volti della giustizia (1990). Anche se è a 20 anni, appena uscito dal liceo, che la sua vita professionale cambia quando viene scelto per interpretare Lip Gallagher nella versione americana di Shameless. Dieci anni nei quali è letteralmente cresciuto di pari passo con il suo personaggio davanti agli occhi del pubblico, fino a diventare una delle grandi star di Hollywood.

    In attesa di vederlo intonare i brani del cantautore statunitense, JustWatch ha stilato una lista delle migliori pellicole e serie TV con Jeremy Allen White scelte in base alle sue interpretazioni.

    7. Springsteen – Liberami dal nulla (2025)

    Ultima posizione della nostra lista non perché minore tra le interpretazioni di Jeremy Allen White, ma perché ancora non abbiamo avuto modo di vederlo in azione. Anche se, da quanto dichiarato dal Boss in persona, l'attore se l'è cavata egregiamente nelle sequenze musicali di Springsteen – Liberami dal nulla, al punto che nel settore già si parla di possibili nomination nel corso dell'award season. Il biopic sul leggendario cantautore statunitense racconta il periodo relativo alla registrazione, a inizio anni '80, dell'album acustico Nebraska. Un film diretto da Scott Cooper che si attesta come uno dei titoli più attesi dell'anno.

    Come suggerisce il titolo, la pellicola sarà uno sguardo sul viaggio artistico e personale di Springsteen in un momento molto particolare della sua vita che permette di scavare nel suo processo creativo e nella sua mente, regalando un ritratto intimo dell'artista di Dancing in the dark.

    6. Homecoming (2018)

    Quella inHomecoming è una piccola parte per Jeremy Allen White che veste i panni di un soldato, Shrier, che soffre di PTSD. Un ruolo nel quale l'attore, similmente a Fremont, riesce a esprimersi anche attraverso i silenzi del suo personaggio che vediamo nella seconda stagione. Una performance che aumenta il mistero e la tensione che fanno da base per la serie e dove il trauma psicologico è l'elemento al centro della sua prova. Sebbene il suo ruolo non sia principale come quello di Lip Gallagher in Shameless, qui White ha saputo dimostrare al pubblico di saper maneggiare un'interpretazione tutta giocata sulla sottigliezza e i gesti a differenza del personaggio che l'ha reso celebre.

    La serie, basata sull'omonimo podcast, vede come protagonista Julia Roberts nei panni di un'assistente sociale in un centro per veterani che nasconde più di un segreto. Un'opera intrisa di mistero e suspense dove la paranoia è al centro del racconto. Nel secondo capitolo la protagonista è Janelle Monáe nei panni di una donna che si risveglia senza ricordi e deve ricostruire il suo passato.

    Un thriller psicologico dalla regia sofisticata creato da Sam Esmail, già mente dietroMr. Robot (2012-2019), che gioca con il formato dello schermo - si restringe ed espande per sottolineare lo stato d'animo delle protagoniste - e spinge a dubitare di tutto e tutti. Se ti intrigano le storie che intrecciano macchinazioni governative, misteri e investigazioni dal ritmo teso quanto onirico, Homecoming saprà sorprenderti.

    5. Fingernails – Una diagnosi d'amore (2023)

    Vi sottoporreste a un test capace di determinare se il vostro partner sia davvero la vostra anima gemella? È quello che raccontaFingernails – Una diagnosi d'amore del regista greco Chrīstos Nikou. Un'esplorazione dell'amore di quasi due ore di durata, divisa tra scienza e istinto, ambientata in un futuro prossimo. La protagonista, Anna (Jessie Buckley), sa per certo che Ryan (Jeremy Allen White) è l'uomo giusto per lei, ma l'incontro con Amir (Riz Ahmed) fa sorgere nella donna molti dubbi quando scopre di provare qualcosa per lui.

    Un dramma romantico attraversato da elementi sci-fi e un'atmosfera retrò-futuristica che si interroga sulle titubanze delle relazioni moderne. Attraverso il test di cui dispongono i protagonisti, il film mostra quanto dipendiamo dalla tecnologia invitandoci a riflettere sull'importanza dell'istinto e dei sentimenti, senza lasciare che sia una macchina a decidere il nostro destino.

    White, similmente a Homecoming, ha un piccolo ruolo. Ma grazie al suo Ryan il film permette di esplorare l'amore dalla parte di chi subisce le scelte del partner e vive di insicurezze e speranze. Un'altra performance minimale, giocata sui silenzi. Un ruolo che denota anche una scelta precisa da parte dell'attore che, dopo il successo travolgente di The Bear, avrebbe potuto scegliere qualsiasi parte da protagonista ma ha preferito sposare progetti in cui crede nel loro insieme. Se hai amatoHer (2013) o le atmosfere distopiche diBlack Mirror (2011), Fingernails saprà fare breccia nel tuo cuore.

    4. Fremont (2023)

    InFremont Jeremy Allen White basa la sua interpretazione sulla capacità di far parlare le espressioni del suo volto. Una performance che, insieme a Fingernails, sembra quasi un dittico per l'approccio misurato e introspettivo. Qui, però, l'attore aggiunge anche una sfumatura poetica che si sposa alla perfezione con il tono del film affidandosi a sguardi e gesti che raccontano più di tante parole.

    La pellicola racconta la storia di Donya (Anata Wali Zada), una rifugiata afghana ed ex traduttrice, che lotta contro la solitudine in California mentre lavora in una fabbrica di biscotti della fortuna per la quale è chiamata a scrivere i biglietti al loro interno. Ma l'insonnia che non la fa dormire di notte e la spinge a chiedere aiuto alla terapia. Girato in un lucente bianco e nero, il film di Babak Jalali parla dell'esperienza dell'immigrazione infondendo al film un'atmosfera pacata e surreale che ricorda il cinema di Jim Jarmusch. Una visione dal respiro intimo che si prende il suo tempo, ma che in un'ora e mezza regala una storia sincera e piena di umanità capace di riflettere in modo originale sul senso di appartenenza e di identità in un paese straniero.

    3. The Warrior: The Iron Claw (2023)

    Con The Warrior: The Iron Claw , Jeremy Allen White affronta una storia vera. Quella dei quattro fratelli Von Erich membri di una dinastia di campioni di wrestling tra gli anni '80 e '90. Un film sportivo che mette in scena una storia tragica di fratellanza, padri padroni, presunte maledizioni, aspettative tossiche e ambizione. L'attore condivide la scena con Zac Efron, Harris Dickinson e Stanley Simons. Insieme hanno dato vita a un'impressionante trasformazione fisica ed emotiva per essere convincenti nelle sequenze di lotta sul ring.

    Finora, nella filmografia dell'attore, questo è il ruolo più diverso per il quale White ha lavorato su elementi inediti. C'è la vulnerabilità emotiva che abbiamo già visto, declinata in modi diversi tra The Bear, Fingernails e Shameless, ma c'è anche la forza fisica per la quale ha modellato il suo corpo mettendo in scena tutta l'ossessione per la grandezza del suo personaggio che si schianta contro il destino dando vita a una figura tragica.

    Un racconto fatto di sangue e sudore che, nelle oltre due ore di durata, parla dell'ossessione di vincere, del terrore di fallire e di chi è disposto a sacrificare tutto, anche i propri figli, pur di impugnare un trofeo. Se ami i film sportivi che nascondono storie tragiche e spietate comeFoxcatcher - Una storia americana (2014), ma anche capaci di mettere in scena una grande storia d'amore fraterno, il film di Sean Durkin saprà elettrizzarti ed emozionarti.

    2. Shameless (2011-2021)

    Basata sull'omonima serie inglese di Paul Abbott,Shameless è un mix riuscito di dramma, crudezza e black humor. Al centro del racconto la disfunzionale famiglia Gallagher composta da Frank (William H. Macy), un tossico disoccupato, e i suoi sei figli. La più grande, Fiona (Emmy Rossum), è quella che si prende cura di tutti fin da quando era una ragazzina trovando modi ingegnosi per arrivare a fine mese. Jeremy Allen White interpreta Lip, un ragazzo dall'intelligenza sopra la media e la capacità di mettersi sempre nei guai.

    Un ruolo abbracciato da poco più che ragazzo e che l'ha visto diventare un giovane uomo. Esattamente come il suo personaggio di cui ci ha mostrato una gamma ampia di emozioni e stati d'animo. Nel suo Lip ha incarnato sarcasmo, rabbia, errori, sfacciataggine, tenerezza e dolore. Un arco narrativo ampio con cui ha dimostrato le sue doti attoriali che hanno trovato il loro culmine in The Bear.

    Nei 134 episodi che compongono le sue 11 stagioni, la serie ha saputo toccare molti temi, dalle dipendenze alla scoperta della propria sessualità passando per le malattie mentali fino alle differenze di classe. Ma sempre con un tono unico e audace in cui il divertimento e la commozione sono due facce della stessa medaglia. Se ti piacciono i racconti corali, il giusto mix tra dramma e black humor, il politicamente scorretto e l'emozione che arriva inaspettata, la famiglia Gallagher saprà darti pane per i tuoi denti.

    1. The Bear (2022)

    Il caos di una cucina, traumi familiari mai realmente affrontati e una paninoteca da salvare dallo spettro della chiusura. Sono gli ingredienti da cui parte The Bear, la serie che ha consacrato Jeremy Allen White come uno degli attori più acclamati degli ultimi anni. Un racconto corale dove ogni elemento, dalla scrittura alla regia fino alle interpretazioni, non ha sbavature. L'attore, nei panni dello chef Carmy, dà vita a un personaggio complesso, taciturno e ossessivo contornato da un'umanità altrettanto complicata con la quale prova a realizzare il sogno di aprire un ristorante dove dare sfogo alla sua idea di cucina.

    Ad oggi il suo ruolo più riuscito e complesso. In Carmy ha infuso tutta la pressione e i tormenti, l'ansia e la genialità di un giovane uomo che lotta contro i suoi demoni. Nei vari capitoli della serie, Jeremy Allen White ci ha anche mostrato i suoi spiragli emotivi in un percorso di crescita personale  e consapevolezza che va di pari passo con la crescita degli altri personaggi che lo circondano.

    Tra le serie TV che in questi primi anni 2000 hanno lasciato un segno indelebile nella storia del piccolo schermo. Quattro stagioni – già confermata una quinta -, per 38 episodi che oscillano dai 20 ai 70 minuti, caratterizzate da una regia frenetica e adrenalinica e intensi ritratti emotivi che parlano di lutto, identità, amicizia, ansia ed eredità. A renderla ancora più memorabile un grande cast composto, tra i tanti, da Ayo Edebiri, Ebon Moss-Bachrach e Jon Bernthal e guest star del calibro di Jamie Lee Curtis e Bob Odenkirk. Già un cult l'episodio “Fishes” della seconda stagione.

  • Tutti i film su Frankenstein e le 10 migliori trasposizioni da non perdere

    Tutti i film su Frankenstein e le 10 migliori trasposizioni da non perdere

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Con l'arrivo di Frankenstein (2025) di Guillermo del Toro su Netflix, è il momento perfetto per rimettere in fila tutti i film di Frankenstein e capire perché questa creatura continua a far battere il cuore del gotico su grande schermo.

    Nato nel 1818 dalla penna di Mary Shelley (il “moderno Prometeo”), il mito tocca nervi ancora attualissimi: l’ambizione scientifica, la responsabilità del creatore, il desiderio disperato di essere guardati. Da allora, il personaggio del dottor Victor Frankenstein e la sua creatura hanno ispirato innumerevoli adattamenti, reinterpretazioni e parodie nel cinema, in televisione e nel teatro: dall'interpretazione horror classica e iconica di Boris Karloff (1931) alle rivisitazioni di Terence Fisher con la Hammer a partire da La Maschera di Frankenstein (1957), fino a rappresentazioni più moderne e drammatiche, ma anche risvolti più comici ed ironici come il Frankenstein Junior (1974) di Mel Brooks o la versione animata in Hotel Transylvania (2012), così come rivisitazioni del canone come accade per la figura della Creatura nella serie TV gotica Penny Dreadful (2014 - 2016). E il presente promette nuove metamorfosi: oltre al progetto di del Toro, è in fase d’uscita anche il film di Maggie Gyllenhaal centrato sulla Sposa, The Bride (2026).

    Se vuoi entrare in modalità spooky, recuperare i classici o scoprire le varianti più inventive (e capire anche come vederli in ordine di uscita), o anche solo prepararti al nuovo film di Guillermo Del Toro, sei nel posto giusto: qui sotto approfondiamo le 10 trasposizioni migliori da non perdere, tra cult assoluti e rivisitazioni originali; in fondo trovi la lista completa dei film e delle serie su Frankenstein.

    Frankenstein (1931) 

    Frankenstein, il capolavoro di James Whale è la radice dell’immaginario: fotografia espressionista, scenografie da laboratorio alchemico e un Boris Karloff che scolpisce il dolore della Creatura con pochi gesti indimenticabili. Vederlo oggi significa capire come nasce il linguaggio del mostro tragico al cinema: la paura non sta solo nella scossa, ma nello sguardo che chiede accoglienza. 

    Il film di Guillermo del Toro promette di rilanciare la lettura compassionevole di Shelley, e tornare alle origini rende più ricco il confronto. Ideale per chi ama l’horror classico e la storia del cinema, ma anche per chi cerca emozione pura sotto il trucco. In scia, da recuperare le ombre gotiche di Dracula (1931) e il sogno deformato de Il gabinetto del dottor Caligari (1920): due tasselli che raccontano come il gotico sia diventato grammatica.

    La moglie di Frankenstein (1935)

    Con La Moglie di Frankenstein, Whale raddoppia e supera sé stesso con un sequel che è anche satira, più spregiudicato e moderno del capostipite. La Sposa appare poco, ma basta per diventare icona; intanto il film lavora su toni ironici e blasfemi, innestandoli nella tragedia di un essere che chiede compagnia. 

    La Sposa è al centro del presente: dal progetto di Maggie Gyllenhaal alle riflessioni su genere e identità che attraversano i nuovi adattamenti. Consigliato a chi vuole scoprire che il classico può essere pop e a chi ama l’horror intelligente che gioca con le convenzioni. In parallelo, a segnare sul taccuino Il castello maledetto (1932), sempre di Whale, e Il dottor Jekyll e Mr. Hyde (1931): due percorsi affini che mostrano quanto il gotico sappia ridere e farsi inquietante.

    La maschera di Frankenstein (1957)

    Con Terence Fisher e la Hammer arriva la rivoluzione a colori: sangue laccato, erotismo suggerito, Peter Cushing come scienziato glaciale e Christopher Lee in una Creatura più minacciosa. La Maschera di Frankenstein è il punto in cui Frankenstein diventa moderno, con un’etica piegata all’ossessione e un’estetica che influenza decenni di cinema. 

    L’impatto visivo e morale di Fisher è l’antenato diretto di tante riletture contemporanee che vogliono un Victor più ambiguo. Ideale per chi ama gli horror britannici e i set artigianali pieni di invenzioni. In continuità, da vedere The Revenge of Frankenstein (1958) e Dracula il vampiro (1958): il primo consolida il cinico Victor di Cushing, il secondo spiega il metodo Hammer applicato ai miti classici.

    The Munsters (1964–1966, serie TV)

    Prima dell’era dei multiversi, c’era la sitcom che trasformava i mostri in famiglia della porta accanto. The Munsters è affettuosa, slapstick, piena di trovate visive low‑tech che oggi profumano di vintage e funzionano ancora con i più piccoli. 

    L’uscita di del Toro riaccende il desiderio di variare il tono: tra un dramma gotico e l’altro, questa è la pausa perfetta per ricordarci che i mostri possono far ridere senza perdere umanità. Target: nostalgici, famiglie, curiosi del costume televisivo USA. Se vuoi restare in vena “stramba & domestica”, appuntati The Addams Family (1964–1966) e, per una versione aggiornata, Hotel Transylvania (2012): altre due strade per educare al mostruoso con leggerezza.

    Frankenstein Junior (1974)

    Con Frankenstein Junior, Mel Brooks e Gene Wilder firmano la parodia definitiva, girata in bianco e nero e piena d’amore per i classici Universal. Funziona perché fa ridere senza deridere: il rispetto per Karloff & co. convive con gag immortali (“Si può fare!”) e una regia che ricrea le texture del ‘31 con precisione maniacale. 

    Con l’arrivo di un Frankenstein autoriale e cupo, e Young Frankenstein ricorda quanto il mito sappia accendere la gioia oltre alla paura. Perfetto per chi cerca una commedia intelligente, adatta anche a serate condivise. Se vuoi restare sul filone horror‑comedy senza ripetere i titoli di questa top, ottimi compagni di viaggio Abbott and Costello Meet Frankenstein (1948) e What We Do in the Shadows (2014): due modi diversi di ridere con i mostri, non dei mostri.

    Frankenstein di Mary Shelley (1994)

    Kenneth Branagh punta all’epica romantica con Mary Shelley’s Frankenstein: sudore, febbre, muscoli e una Creatura di Robert De Niro fragile e terribile. È una rilettura imperfetta ma sincera, che riporta al centro l’ossessione del creatore e la compassione per l’opera. Oggi è interessante perché dialoga con l’idea di un Frankenstein autoriale che il film di del Toro sembra voler rilanciare: grande melodramma gotico, corpi al limite, questioni morali senza rete. Per chi ama i gothic revival anni ’90 e le trasposizioni fedeli ma appassionate e, per restare nella stessa vibrazione senza duplicare titoli in classifica, prova il barocco sensuale di Bram Stoker’s Dracula (1992) e l’incubo romanticista di Gothic (1986) di Ken Russell: due sponde che raccontano l’ossessione come spettacolo.

    Frankenweenie (2012)

    Il ritorno di Tim Burton al bianco e nero stop‑motion è una lettera d’amore all’horror classico e ai cani che ci salvano la vita. Frankenweenie è un film tenero, pieno di citazioni ma anche di invenzioni, che parla ai bambini senza infantilizzare gli adulti: la resurrezione qui è educazione al lutto e all’affetto. Ci ricorda il cuore artigianale e affettuoso del mito rende più ricca la visione del Frankenstein cupo che sta arrivando. Sicuramente per famiglie, nostalgici di Burton, chi ama l’animazione tattile. In scia, da (ri)vedere l’elegia gotica di La Sposa Cadavere (2005) e il coraggio para‑horror di ParaNorman (2012): due titoli che, da angoli diversi, insegnano come si parla di mostri ai più piccoli.

    Penny Dreadful (2014–2016, serie TV)

    Penny Dreadful, la serie di John Logan, mescola miti vittoriani (Frankenstein, Dracula, Dorian Gray) in un melodramma gotico elegantissimo, con momenti di puro dolore e immagini da museo delle cere in movimento. Il Frankenstein televisivo qui è etico e poetico: le Creature sono specchi, non solo minacce. 

    Indubbiamente il miglior allenamento emotivo in vista di un Frankenstein autoriale al cinema: ti prepara a soffrire bene. Ideale per chi ama i drammi corali, la poesia del macabro, le serie dal ritmo ruvido. Per restare in area, prova l’indagine storica e cupa di The Frankenstein Chronicles (2015–2017) o il gotico sensuale di Crimson Peak (2015) di del Toro: due ponti perfetti tra letteratura e cinema visionario.

    Mary Shelley (2017)

    Mary Shelley, il biopic di Haifaa al‑Mansour, sposta il fuoco sull’autrice: l’amore tempestoso con Percy Bysshe Shelley, l’amicizia competitiva con Lord Byron, il dolore che diventa immaginazione radicale. Non è un film perfetto, ma è prezioso perché ricorda che Frankenstein nasce dalla voce di una giovane donna in un mondo che non la voleva ascoltare. Alla vigilia di nuove trasposizioni è giusto tornare alla madre di tutte le creature e rimettere a fuoco i temi originari: creazione, responsabilità, alterità. Consigliato a chi cerca biopic letterari che non siano a tesi. In scia, da recuperare la poesia di Bright Star (2009) e il ritratto d’artista di The Invisible Woman (2013): storie sorelle su genio, amore e costo della creazione.

    Lisa Frankenstein (2024)

    Zelda Williams dirige da una sceneggiatura di Diablo Cody una teen horror‑romcom che porta il mito nel liceo: colori acidi, humour macabro e una creatura che diventa specchio dei desideri (e delle insicurezze) di un’adolescente. Lisa Frankenstein funziona perché aggiorna l’iconografia senza paura del kitsch, puntando tutto sulla chimica e sul tono da fiaba dark. 

    Racconta quanto Frankenstein sia un format elastico: può essere tragedia adulta o avventura di formazione pop. Chi ama horror leggeri, YA con mordente, commedie nere troverà pane per i suoi denti. Se vuoi restare su coordinate affini senza sovrapporre i titoli della top, punta alla rom‑zom‑com Warm Bodies (2013) o al cult femminista Jennifer’s Body (2009): due modi diversi di trasformare la morte in desiderio narrativo.

  • Da “Euphoria” a “Frankenstein”, ecco i 5 migliori film e serie TV con Jacob Elordi

    Da “Euphoria” a “Frankenstein”, ecco i 5 migliori film e serie TV con Jacob Elordi

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Segnatevi questa data sul calendario: 12 febbraio 2026. Il giorno in cui nei cinema arriverà la versione di Emerald Fennell di Cime Tempestose con protagonisti Margot Robbie e Jacob Elordi, rispettivamente nei panni di Catherine e Heathcliff. Ma da poco, dopo il passaggio a Venezia 82, abbiamo anche l’occasione di ammirare l'attore in Frankenstein (2025) di Guillermo del Toro.

    Due progetti molto distanti ma accomunati da una visione audace e originale. La stessa che guida le scelte professionali dall'attore australiano, classe '97, che dopo aver accantonato la trilogia di The Kissing Booth (2018-2021) grazie alla quale ha ottenuto una grande popolarità, ha sempre scelto progetti che lo mettessero di fronte a prove e personaggi complessi.

    JustWatch ha stilato una classifica dei migliori film e serie TV con Jacob Elordi da recuperare sulle principali piattaforme.

    5. Saltburn (2023)

    Prima di Cime Tempestose, Emerald Fennell ha voluto Jacob Elordi per il suo secondo film da regista, Saltburn, contribuendo a consolidarne il “mito”. L'attore interpreta Felix Catton, un giovane aristocratico carismatico che racchiude la quintessenza del privilegio e dell'agiatezza sociale ed economica. A fargli da contraltare l'Oliver Quick di Barry Keoghan, studente di umili origini che incontra a Oxford e del quale diventa amico inserendolo nel suo agiato mondo.

    Fennell sceglie il doppio registro del thriller psicologico e della satira sociale per raccontare in oltre due ore l'ossessione e la repulsione verso la classe agiata. Provocatorio, opulento, disturbante e con almeno due scene cult: la sequenza sulle note di Murder on the Dance Floor e quella della vasca da bagno che vede indiretto protagonista proprio Elordi. La sua è una performance affascinante, specie nella dinamica con Keoghan che permette ai due interpreti di esplorare una relazione fatta di molte ombre. Da recuperare se hai apprezzato Una donna promettente (2020), Parasite (2019) eIl talento di Mr. Ripley (1999).

    4. Oh, Canada - I Tradimenti (2024)

    “Se fosse stato 40 anni fa, sarebbe stato lui il ragazzo che avrei scelto per American Gigolo (1980)”. Con un endorsement del genere da parte di Paul Schrader, è evidente come Jacob Elordi abbia le porte di Hollywood spalancate. Lo sceneggiatore di Taxi Driver (1976) lo ha scelto per interpretare la versione giovane del personaggio interpretato da Richard Gere in Oh, Canada - I tradimenti, adattamento di Foregone di Russell Banks.

    La storia è quella del celebre documentarista Leonard Fife che, malato terminale, decide di rilasciare un'ultima intervista in cui svela le bugie raccontate per tutta la vita. Tutto per nascondere un segreto che lo tormenta da 50 anni. Una provocatoria riflessione di 96 minuti sulla memoria, i rimpianti e il ruolo dell'arte mentre Schrader mette in scena le sfumature di un'esistenza divisa tra verità e menzogne.

    Elordi è magnetico nei panni di un giovane uomo che colleziona errori ed esperienze di vita. Vulnerabile, travolgente, tormentato, ambizioso. Il suo Leonard è un concentrato di emozioni che segna una riga netta rispetto alle sue interpretazioni “giovanili” e lo proietta in un cinema altro. Se hai amato la trilogia della redenzione di Paul Schrader composta da First Reformed - La creazione a rischio (2017), Il collezionista di carte (2021) e Il maestro giardiniere (2022), non puoi perderti Oh, Canada.

    3. Euphoria (2019)

    Quello di Nate Jacobs in Euphoria è il ruolo che ha permesso a Elordi di affrancarsi da parti e titoli più commerciali e meno profondi e dare una direzione specifica alla sua carriera. Il suo quarterback manipolatore e simbolo di una mascolinità tossica è parte di un grande cast – da Zendaya a Hunter Shaffer - scelto da Sam Levinson per dare vita a un ritratto dell'adolescenza fatto di droghe, traumi, amicizia e sesso.

    Tra una colonna sonora iconica, uno stile crudo e un'identità visiva iper-riconoscibile , Euphoria ha infuso il teen drama di elementi del tutto inediti con un'attenzione particolare all'inclusione, la salute mentale e le dipendenze. L'interpretazione di Elordi è pura dinamite e dimostra tutto il talento del giovane attore che infonde in Nate vulnerabilità, rabbia, violenza e fragilità nascoste dietro una corazza di illusoria sicurezza. Due stagioni – in trepidante attesa per la terza – per un totale di 16 episodi di circa sessanta secondi da vedere se ti mancano le storie dei protagonisti di Skins (2007) o hai apprezzatoI May Destroy You (2020).

    2. Priscilla (2023)

    Se Sofia Coppola ti vuole per interpretare il re del rock'n'roll Elvis Presley, non puoi che accettare all'istante. Poco importa quanto l'idea ti terrorizzi, specie se il punto di vista sulla storia è quello della moglie Priscilla, interpretata da una grande Cailey Spaney. La storia parte dal loro primo incontro e prosegue attraverso gli anni del matrimonio a Graceland fino al doloroso divorzio. Quasi due ore intrise di malinconia e sguardo sognante dove Coppola aggiunge un nuovo capitolo alla sua personale esplorazione del coming of age intrecciata al racconto di una relazione malsana e sbilanciata.

    Tra gli elementi più riusciti del film c'è proprio la scelta di mostrare un Elvis totalmente diverso da quello dell'immaginario collettivo. Elordi ci restituisce una figura seducente quanto manipolatrice, insicura quanto solitaria. L'uomo dietro il mito. Se sei appassionato del cinema di Sofia Coppola e le sue storie di crescita umana come Lost in Translation - L’amore tradotto (2003) e Marie Antoinette (2006), non puoi non vedere Priscilla.

    1. Frankenstein (2025)

    Il film che Guillermo del Toro ha desiderato realizzare sin da bambino. Frankenstein è la creazione cinematografica realizzata omaggiando il classico gotico di Mary Schelley, ma che ha tradito per renderlo profondamente suo. Visivamente ricchissimo, il film pone al centro la storia dello scienziato Victor Frankenstein con il volto di Oscar Isaac e della sua Creatura interpretata da Elordi. Due ore e 30 minuti che riflettono su solitudine, empatia, violenza, perdono.

    Il ruolo, finora, più riuscito nella carriera di Elordi che nasconde il suo volto dietro il trucco e fa un lavoro importante sul corpo. Ma, soprattutto, infonde la Creatura di dolore, fragilità, tristezza e umanità. Una prova intensa che porta a riflettere sul concetto di mostro. Da vedere se ti ha emozionato La forma dell’acqua - The Shape of Water (2017) e sei un estimatore delle altre trasposizioni cinematografiche del romanzo, dal classico del 1931, Frankenstein, diretto da James Whale a Frankenstein di Mary Shelley (1994) di Kenneth Branagh.

  • Da "Mad Max: Fury Road" a "The End": i 10 migliori film post-apocalittici

    Da "Mad Max: Fury Road" a "The End": i 10 migliori film post-apocalittici

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Il cinema è uno specchio della società. Da sempre, grazie alle sue storie e ai suoi personaggi, permette di vederci riflessi, di crescere, di sublimare esperienze della nostra vita attraverso il racconto cinematografico. Ma c'è anche un cinema che immagina il futuro: quello post-apocalittico in cui l'umanità ha smesso di esistere o si trova faccia a faccia con sfide spaventose ed estreme.

    Film in cui i personaggi vivono in contesti distopici o eventi catastrofici hanno sconvolto l'ordine mondiale. Titoli in cui i protagonisti devono imparare a vivere secondo nuove regole, ma dove spesso c'è ancora un barlume di speranza per il destino dell'umanità.

    JustWatch ti porta alla scoperta dei 10 migliori film post-apocalittici da (ri)vedere in streaming sulle principali piattaforme.

    10. The End (2025)

    Primo film di finzione di Joshua Oppenheimer, The End racconta la storia di Madre (Tilda Swinton), Padre (Michael Shannon) e Figlio (George MacKay). Una famiglia che, dopo una catastrofe ambientale che ha portato al collasso e alla fine del mondo, ha arredato un bunker sotterraneo come una casa di lusso. Quando una ragazza (Moses Ingram) riesce a raggiungerli dall'esterno, l'equilibrio fragile della loro quotidianità va in frantumi.

    Un film unico nel suo genere sulla negazione di emozioni e responsabilità che affronta il tema del tempo. Quello che abbiamo sprecato e quello che ancora abbiamo per poter cambiare il nostro destino. Un monito per il futuro che il regista racconta sotto forma di musical distopico dalla durata di due ore e mezza in cui mette in scena un'allegoria del nostro presente, tra narcisismo, paura e rifiuto di confrontarsi con le conseguenze delle proprie azioni.

    9. A Quiet Place - Un posto tranquillo (2018)

    18 giugno 2020. Il giorno in cui un'invasione aliena ha decimato la popolazione mondiale, costringendo i superstiti a vivere nel silenzio per non essere scovati dalle creature extraterrestri dall'udito finissimo. John Krasinski, dietro e davanti la macchina da presa, realizza un film horror dove il suono e la sua assenza amplificano il terrore nel corso di un'ora e mezza tesissima.

    A Quiet Place - Un posto tranquillo mantiene alta la suspense a ogni inquadratura e usa il silenzio come metafora per la complessità della comunicazione, mentre parla di famiglia e sopravvivenza in un mondo fragile. Un'opera post-apocalittica originale che gioca con i sensi e guarda alla fine del mondo da una prospettiva legata alla famiglia. Se vuoi immergerti ancora di più nel mondo immaginato da Krasinski puoi vedere il sequel del 2021, A Quiet Place II, e il prequel del 2024, A Quiet Place – Giorno 1.

    8. Light of My Life (2019)

    Debutto alla regia di Casey Affleck che ne firma anche la sceneggiatura, Light of My Life è un dramma post-apocalittico in cui una pestilenza ha sterminato quasi totalmente la popolazione femminile. I protagonisti sono un padre (Affleck) e una figlia (Anna Pniowsky) alle prese con un mondo distopico ricco di minacce, nel quale cercano di restare a galla.

    Un film intimo e commovente che parla di tenacia, perdita, amore genitoriale e formazione. Nonostante la componente sci-fi, la pellicola mantiene un cuore da fiaba dall'andamento lento che, come in The Road (2009), guarda alla fine del mondo da una prospettiva familiare. Due ore di prove da affrontare, tenerezza, pericoli e amore. Da vedere se hai amato Children of Men (2006).

    7. Snowpiercer (2013)

    È la graphic novel Le Transperceneige di Jacques Lob e Jean-Marc Rochette ad aver ispirato Bong Joon-ho per la realizzazione di Snowpiercer. Il regista coreano, qui al suo debutto cinematografico in lingua inglese, ci porta nel 2031. L'umanità è stata decimata da una nuova era glaciale e i sopravvissuti vivono in un treno in perpetuo movimento intorno alla Terra in cui ciò che è rimasto del genere umano è diviso in classi sociali.

    Una satira feroce ed ironica che in poco più di due ore riflette sulle ingiustizie, il capitalismo, le disuguaglianze e la sete di potere. Un'indagine sulla natura dell'essere umano in una situazione estrema che mette in scena la lotta di classe rappresentata dal tentativo di risalire i vagoni del treno dei personaggi relegati in coda al convoglio. Tanta azione e invettiva per un'opera visionaria arricchita da un cast stellare che comprende Chris Evans, Tilda Swinton, Jamie Bell, Ed Harris e Octavia Spencer. Se vuoi approfondire le tematiche del film puoi recuperare la serie TV omonima del 2020, Silo (2023) o Il buco (2019).

    6. The Road (2009)

    Anche The Road, similmente a Io sono Leggenda, è tratto da un romanzo. Questa volta la pellicola si confronta con il testo di Cormac McCarthy. La storia di sopravvivenza di un padre (Viggo Mortensen) e del giovane figlio (Kodi Smit-McPhee) durante il loro viaggio in un'America desolata e distrutta da un misterioso cataclisma di cui non ci vengono forniti troppi dettagli. Freddo, fame, minacce sono i compagni di un cammino che alla brutalità di un mondo desolato contrappone l'amore che nutrono l'uno per l'altro. L'unica vera arma a loro disposizione per sopravvivere e combattere l'orrore.

    Tanto della riuscita del film è dato dalle prove dei due protagonisti chiamati a incarnare tutta la fatica e il tormento della loro condizione così come il profondo legame che li spinge ad andare avanti e sopravvivere. Un racconto spietato dalle atmosfere cupe che in 111 minuti parla di natura umana, legami familiari e ricerca di un barlume di speranza. Un'esperienza emotiva carica di potenza da vedere se ti ha emozionato il rapporto padre/figlia al centro Light of My Life (2019).

    5. Io sono Leggenda (2007)

    Will Smith è il Dottor Robert Neville, l'unico sopravvissuto insieme al suo cane lupo nella New York del 2012 sterminata da un virus che trasforma gli esseri umani in vampiri. Francis Lawrence in Io sono Leggenda porta sul grande schermo il romanzo di Richard Matheson, modificandone il finale per raccontare una storia di solitudine e speranza racchiusa nella ricerca di una cura per il genere umano.

    Un film emotivamente d'impatto per la sua capacità di esplorare il bisogno dell'uomo di vivere relazioni umane, anche quando tutto intorno a lui sembra perso. Grazie all'uso moderato dei flashback, la pellicola ci mostra i momenti strazianti e caotici dell'evacuazione da New York post epidemia, mentre nel presente la città è spettrale. Una grande prova di Smith nei panni del virologo militare Robert Neville che porta sulle sue spalle i 100 minuti del film, accompagnato dalle note di Redempion Song di Bob Marley. Da recuperare se ti sono piaciuti World War Z (2013) e The Silence (2019).

    4. 28 giorni dopo (2002)

    Quando Jim (Cillian Murphy) si risveglia dal coma in un ospedale di Londra, scopre una città spettrale caduta vittima di un virus che ha trasformato la popolazione in zombie rabbiosi. 28 giorni dopo di Danny Boyle è un horror post-apocalittico che riscrivere le regole del genere zombie mentre riflette sulla società moderna, dove gli esseri umani sono una minaccia l'uno per l'altro.

    Un film crudo, dal ritmo serrato in cui la tensione non dà mai segni di cedimento. Quasi due ore che Boyle infonde di iper-realismo grazie anche alla scelta di usare riprese in digitale a bassa risoluzione che danno al film un'atmosfera documentaristica che catapulta nel cuore del tumulto. Nel 2007 Juan Carlos Fresnadillo ha realizzato un sequel, 28 settimane dopo (2007), mentre nel 2025 Boyle è tornato dietro la macchina da presa per 28 anni dopo (2025). Primo film di una nuova trilogia di cui è stato già annunciato il sequel diretto da Nia DaCosta, 28 anni dopo - Il tempio delle ossa, previsto per il 2026.

    3. I figli degli uomini (2006)

    Alfonso Cuarón prende il romanzo omonimo di P.D. James e ci regala un film cupo tutto giocato sulle sfumature del grigio, dove i colori sono solo un lontano ricordo. Così come le emozioni legate a una gravidanza. L'umanità, infatti, è a un passo dall'estinzione a causa dell'infertilità che si è diffusa come un'epidemia. La sua unica speranza è nel ventre di una donna che scopre di essere incinta.

    I figli degli uomini è un film visivamente entusiasmante e immersivo in cui Cuarón, tramite lunghi piani sequenza, in 109 minuti mostra tutta la brutalità di un mondo al collasso senza concentrarsi sull'evento che ha scatenato la crisi, ma sulle sue conseguenze. Una storia di resilienza in un mondo distopico e ricca di metafore, su tutte quella sulla crisi migratoria. Al centro del film la performance intensa di Clive Owen nei panni di un'ex attivista politico ormai disilluso che ritrova la speranza. Da vedere se ti hanno entusiasmato Elysium (2013) ed Equilibrium (2002).

    2. L’esercito delle 12 scimmie (1995)

    Terry Gilliam prende spunto dal corto del 1962, La jetée di Chris Marker, per una storia di fantascienza post-apocalittica ambientata nel 2035. Bruce Willis, qui protagonista di un'interpretazione drammatica e cruda, è il detenuto James Cole, inviato nel passato, con la promessa della grazia, per scoprire l'origine di un virus letale che ha portato all'estinzione del 99% dell'umanità.

    Ne L’esercito delle 12 scimmie thriller e sci-fi vanno a braccetto per un viaggio labirintico di poco più di due ore che il regista carica di tutto l'eccesso visionario tanto caro al suo cinema. Una storia che parla di tempo, follia, destino, libero arbitrio e percezione. Impossibile poi non menzionare anche Brad Pitt e la sua prova esaltante nel ruolo di Goines. Se hai amato film come Brazil (1985) e Predestination (2014), non puoi non vedere un classico del genere post-apocalittico come quello di Gilliam. E se vuoi approfondire i temi trattati nel film puoi recuperare anche la serie TV omonima del 2015.

    1. Mad Max: Fury Road (2015)

    Cosa dire di Mad Max: Fury Road se non che si tratta di uno dei più grandi film dei primi anni 2000? Quarto capitolo del franchise dedicato al Guerriero della Strada – qui con il volto di un ottimo Tom Hardy -, l'opera di George Miller ridefinisce il concetto di cinema post-apocalittico giocando con le sue regole. Una corsa forsennata e incessante nel deserto, sequenze action mozzafiato coreografate alla perfezione, tempeste di sabbia e una colonna sonora infuocata.

    Una pellicola che in due ore omaggia il potere femminile grazie alla Furiosa di Charlize Theron, la cui interpretazione è di grande intensità e si attesta come una delle eroine più leggendarie del cinema, regalandoci due ore di pura meraviglia. In un mondo inospitale il futuro è custodito in un sacchetto di semi e la libertà si conquista combattendo. Se vuoi scoprire di più del mondo immaginato da Miller, puoi vedere i primi tre film della serie con protagonista Mel Gibson, Interceptor (1979), Interceptor – Il guerriero della strada (1981) e Mad Max: Oltre la sfera del tuono (1995), o il prequel/spin-off di Fury Road, Furiosa: A Mad Max Saga (2024), con Ana Taylor-Joy nei panni di una giovane figlia della guerra.

  • Da "Normal People" a "Hamnet", i 10 migliori ruoli di Paul Mescal

    Da "Normal People" a "Hamnet", i 10 migliori ruoli di Paul Mescal

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Con due nuovi titoli in arrivo nel 2025 – il romance storico The History of Sound e il dramma elisabettiano Hamnet – Paul Mescal conferma di essere uno dei volti più interessanti del cinema contemporaneo. Dopo l’esplosione con Normal People (2020), ha alternato arthouse e mainstream con naturalezza, passando dall’intimità strappacuore di Aftersun alla fantascienza psicologica di Foe, fino al kolossal Il Gladiatore II (2024).

    Il filo rosso è sempre lo stesso: corpi vulnerabili, desideri in conflitto, un’onestà emotiva che buca lo schermo. In attesa di vederlo cantare, amare e soffrire tra New England, Stratford‑upon‑Avon e Roma, ecco dieci titoli imperdibili (film e serie) per capire come Paul Mescal costruisce personaggi che restano addosso.

    Normal People (2020)

    In Normal People c’è il ruolo che lo ha rivelato al mondo: Connell Waldron, ragazzo di provincia diviso tra timidezza e desiderio, in una relazione magnetica e imperfetta con Marianne (Daisy Edgar‑Jones). La serie di Lenny Abrahamson e Hettie Macdonald trova la verità nei dettagli – un braccialetto, un messaggio non inviato, un abbraccio tardivo – e Mescal pratica un’interpretazione a sottrazione: ogni pausa è una frattura che si apre. Funziona perché rifiuta l’idealizzazione del romance e abbraccia il caos del diventare adulti. È il DNA di tutto ciò che farà dopo – mascolinità fragile, intimità fisica come linguaggio. Piacerà a chi cerca storie d’amore che fanno male e bene insieme. In scia, restando nell’universo Rooney, il disincanto di Conversations with Friends (2022).

    Aftersun (2022)

    Padre e figlia in vacanza, un camcorder, la luce che si spezza a fine giornata: Charlotte Wells firma con Aftersun un esordio devastante e Mescal offre una performance che sembra vissuta, non recitata. Come Calum, giovane padre che oscilla tra tenerezza e oscurità, costruisce un ritratto di depressione senza didascalie, fatto di microsegnali e silenzi. Il film è una scatola di ricordi che si apre a ritroso e lascia un’eco lunga. Questa è la prova che ha convinto i grandi autori ad affidargli ruoli più rischiosi; definisce il suo statuto di interprete empatico. Consigliato per chi ama il cinema delle piccole epifanie e del dolore sottopelle. In affinità, i coming‑of‑age intimi di The Florida Project (2017) e Close (2022).

    Estranei (2023)

    Con Estranei, Paul Mescal e Andrew Scott portano in scena una love story fantasmagorica che parla di lutto, desiderio, immaginazione. È un film di appartamenti e apparizioni, dove l’amore è una stanza che si apre tra passato e presente. Mescal sceglie il basso continuo emotivo: poche note, tutte giuste, che amplificano l’arco di Scott. Funziona perché è cinema queer adulto, capace di unire sguardo intimo e ambizione poetica, e perché non scambia mai l’angoscia per posa. Una tappa fondamentale nella costruzione della sua credibilità drammatica internazionale. Per chi ama i melodrammi soprannaturali su identità e memoria, questo film lascerà una cicatrice su cui vorrete spargere sale ancora, ancora e ancora. In scia, il lirismo urbano di Weekend (2011) e il pudore magico di Past Lives (2023) potrebbe comunque lasciarvi senza parole.

    The Lost Daughter (2021)

    In The Lost Daughter, debutto alla regia di Maggie Gyllenhaal, Mescal è una presenza laterale ma generosa: un bagnino che intercetta i corridoi emotivi del personaggio di Olivia Colman senza rubarle mai il fuoco. Il film ragiona sulla maternità non detta e sulle colpe che non passano, con una regia che ama i bordi, i margini, gli oggetti che parlano. Un ruolo che è la dimostrazione che l’attore sa stare anche in disparte dentro cast di livello, qualità che i grandi registi cercano, ma senza sparire. Piacerà a chi ama drammi psicologici sfumati e interpretazioni che si incastrano come tessere. Da vedere in accoppiata con il ritratto notturno di Pieces of a Woman (2020) per affinità tematica.

    Carmen (2023)

    Carmen, l’esordio di Benjamin Millepied, è un melodramma danzante e sensoriale: deserti, notti di frontiera, corpi che diventano coreografia. Mescal interpreta Aidan, reduce inquieto che si perde e si ritrova nell’amore per Carmen (Melissa Barrera). Non è un’“opera” tradizionale: è un sogno musicale che rimescola mito e contemporaneo. Qui Paul Mescal mostra la sua versatilità fisica e la disponibilità a rischiare in progetti formali. Consigliato a chi cerca cinema emotivo, ibrido, dove musica e gesto raccontano più delle parole. In risonanza, l’energia di Drive (2011) e la danza ferita di Climax (2018).

    Il nemico (2023)

    In Il nemico Mescal, con Saoirse Ronan, affronta una coppia al confine tra reale e artificiale: deserto, siccità, cloni e un matrimonio che scricchiola. Garth Davis costruisce un dramma sci‑fi claustrofobico, e Mescal lavora sui micromovimenti della gelosia e dell’impotenza, restando credibile anche quando la trama si fa allegorica. Pellicola utile per leggere quanto l’attore regga universi high‑concept senza appoggiarsi all’action. Per chi ama fantascienza emotiva e chamber pieces inquieti, una visione consigliata e interessante. In parallelo segnaliamo, la coppia disturbata di Possession (1981) e le domande identitarie di Non lasciarmi (2010).

    God’s Creatures (2022)

    God’s Creatures è il ritorno in Irlanda per un dramma di mare e colpa: una madre (straordinaria Emily Watson) protegge il figlio oltre il dicibile, e la comunità si spacca. Mescal interpreta Brian senza giudizio, lavorando su charme e opacità. Il film ha la bellezza ruvida dello slow‑burn atlantico: vento, nebbia, sussurri. Un tassello importante nella costruzione di personaggi moralmente ambigui, terreno fertile per i ruoli d’autore. Consigliato per chi frequenta i drammi rurali britannici e irlandesi. In scia, i conflitti comunitari di The Shadow of Violence (2020) e l’oceano come coscienza in Bait (2019).

    Il Gladiatore II (2024)

    Mescal entra nel pantheon pop del Il Gladiatore II nei panni di Lucio, adulto e disilluso: onore e vendetta in un’arena che oggi è anche allegoria mediatica. Ridley Scott aggiorna il mito puntando su spettacolo tattile e duelli che cercano il peso del corpo prima della CGI. L’attore regge il kolossal senza perdere umanità: la rabbia non cancella la vulnerabilità. Pellicola che possiamo considerare ponte tra la fase indie e l’accesso all’A‑list globale. A chi vuole epica con attori veri al centro, questo è il film perfetto. In risonanza, gli eroi stanchi di Le Crociate (2005) e la violenza intima di The Northman (2022).

    The History of Sound (2025)

    Diretto da Oliver Hermanus, The History of Sound è un romance d’epoca che segue Lionel (Mescal) e David (Josh O’Connor) tra conservatori, guerra e un viaggio d’inverno nel Maine per registrare canti popolari. È un film di suoni e assenze, dove la memoria diventa musica. Mescal attraversa decenni emotivi con misura: desiderio trattenuto, colpa, tenerezza; una prova di maturità che dialoga con i suoi ruoli più intimi ma li porta nella storia. Arriva dopo il trionfo internazionale – e le discussioni – dei festival, e mostra un attore al massimo controllo. Visione consigliata a chi cerca melodrammi queer eleganti e contemplativi. In scia, i duetti sospesi di Ritratto della giovane in fiamme (2019) e il canto della memoria in Brooklyn (2015).

    Hamnet (2025)

    Chloé Zhao adatta l’Hamnet di Maggie O’Farrell e sceglie Mescal come William Shakespeare accanto a Jessie Buckley (Agnes). Non è biopic da museo: è un dramma sulla vita privata dell’autore e sul lutto che genera arte. Mescal attraversa il tempo con dolcezza e furia, evitando il monumento e cercando l’uomo che impara a nominare il dolore. Indubbiamente uno dei titoli più attesi dell’anno, tra festival e uscite internazionali, perfetto per misurare la sua tenuta da protagonista in progetti prestigiosi. A chi ama i period drama emotivi, le storie di coppia scolpite nel tempo e la musica di Max Richter (qui in stato di grazia). In affinità, le anatomie del lutto di A Ghost Story (2017) e The Eternal Daughter (2022).

  • Dopo “Il Mostro”: 10 film di serial killer che ti terranno con il fiato sospeso

    Dopo “Il Mostro”: 10 film di serial killer che ti terranno con il fiato sospeso

    Andrea Ballerini

    Andrea Ballerini

    Editor a JustWatch

    Dopo aver deliziato il pubblico di intere generazioni con la serie TV di culto Romanzo criminale - La serie (2008) e l’altrettanto magnifica ZeroZeroZero (2020), Stefano Sollima è tornato al formato serie con Il Mostro (2025). Ancora una volta al centro del suo sforzo creativo c’è il crimine italiano.

    Tuttavia, al contrario di Romanzo criminale - La serie (2008), lo show non parla di gangster, bensì di un serial killer. Non uno qualunque, ma il più famigerato nella cronaca nera dello Stivale: il Mostro di Firenze. Dopo aver guardato la serie targata Netflix, forse vi verrà voglia di calarvi ancora di più nell’oscurità, continuando a esplorare opere incentrate su killer seriali. In questo caso, questa lista è perfetta per voi, perché vi propone 10 film di serial killer da considerare dopo la visione de Il Mostro (2025).

    1. La rabbia giovane (1974)

    La follia omicida del Mostro di Firenze si è dipanata per lunghi anni, attraversando completamente gli anni settanta. Per questo motivo, un film di quella decade non poteva mancare dalla lista. La rabbia giovane è il folgorante esordio di Terrence Malick, liberamente ispirato da fatti reali. Il film, infatti, si focalizza su una scia di omicidi commessi da una coppia di giovani, interpretati magistralmente da Martin Sheen e Sissy Spacek. La rabbia giovane è indimenticabile non solo per le performance dei due protagonisti, ma anche per la mano sublime di Malick e dei tre direttori della fotografia Brian Probyn, Tak Fujimoto e Stevan Larner. Ogni inquadratura è perfetta e i colori che vengono sprigionati su pellicola lasciano a bocca aperta.

    2. L'elemento del crimine (1984)

    L’impatto visivo de La rabbia giovane può essere ritrovato anche ne L'elemento del crimine, anche se con scelte estetiche completamente diverse. Il film è un altro esordio di un regista mastodontico, ovvero Lars Von Trier. Fin dall’inizio, l’idea di cinema del regista danese è radicale ed estrema. A cominciare da una fotografia dai toni seppia a tratti tossica, che trasforma le classiche tonalità marroni in sfumature arancioni. Questa scelta non è solo stilistica, ma aiuta anche lo spettatore a immergersi nel mondo distopico in cui è ambientata la trama. Quest’ultima è l’altro punto di forza dell’esordio di Von Trier, perché tratta il tema del serial killer con toni noir moderni. Dall’uso dell’ipnosi al contestato metodo con il quale il detective protagonista caccia il killer, L'elemento del crimine si distingue positivamente dai film dozzinali sui serial killer.

    3. Manhunter - Frammenti di un omicidio (1986)

    Hannibal Lecter è, senza dubbio, uno dei serial killer più conosciuti e temuti nel panorama filmico. La sua esclusione era impossibile. Tuttavia, la scelta poteva cadere sul classico Il silenzio degli innocenti (1991) o sul primo film in cui la figura di Lecter appare. Come potete vedere, la seconda opzione ha prevalso ed eccoci con Manhunter - Frammenti di un omicidio. Il film di Michael Mann mantiene intatta la formula del regista americano. Trame focalizzate sull’elemento crime, livello estetico fuori dal comune e un’impronta psicologica nella costruzione dei personaggi. Meno conosciuta del film con Jodie Foster e Anthony Hopkins, quest’opera deve essere assolutamente vista da tutti i fan dei film sui serial killer.

    4. Assassini nati - Natural Born Killers (1994)

    Quando si parla di killer seriali, gli anni ‘90 ci hanno regalato perle estremamente pregiate. Prima di parlarvi di uno dei film più famosi di quella decade, non si poteva omettere Assassini nati - Natural Born Killers. Lo spirito anarchico e strafottente di Mickey e Mallory, i protagonisti del film di Oliver Stone, assomiglia senza dubbio a quello di Kit e Holly de La rabbia giovane. Questa volta, però, la follia omicida di Mickey e Mallory è incontenibile e grondante sangue. Oltre alla violenza estrema, il film è ricordato per la sua critica esplicita ai mass media, sempre in cerca di una notizia a tutti i costi, e per le interpretazioni sublimi dei due protagonisti, Woody Harrelson e Juliette Lewis.

    5. Seven (1995)

    Non c’è lista di film sui serial killer che si rispetti senza l’inclusione di Seven. Il film di David Fincher con Brad Pitt e Morgan Freeman è un viaggio sanguinoso attraverso i sette peccati capitali. Uno dei film più amati degli anni ‘90, Seven colpisce ancora a distanza di anni per il suo valore estetico e per la grandiosa atmosfera dark della trama. L’unica pecca che va a intaccare l’eredità di questo thriller horror è il finale. Con un materiale così creativo, l’epilogo della vicenda poteva essere construito in maniera diversa, mantenendo alto il livello già visto nel resto dell’opera. Nonostante ciò, basta la performance sublime di Kevin Spacey per riequilibrare del tutto le cose.

    6. American Psycho (2000)

    Di folli criminali, la filmografia a stelle e strisce ne è piena. Ma pochi hanno raggiunto il livello di pazzia e crudeltà di Patrick Bateman, immortalato per sempre in American Psycho da Christian Bale. Se i protagonisti de La rabbia giovane e Assassini nati - Natural Born Killers sono pieni di emozioni contrastanti, Bateman è freddo, distaccato e chirurgico fino al momento dell’esplosione omicida. Questa sua natura si riflette anche nella fotografia, che esalta il carattere glaciale del protagonista con luci che mai si azzardano a infondere calore. American Psycho è ormai un cult grazie alla prova indelebile di Bale e ad alcune sequenze passate alla storia, come quella della routine mattutina di Bateman.

    7. Memorie di un assassino (2003)

    Memorie di un assassino è uno dei thriller polizieschi più belli mai realizzati. Il film di Bong Joon Ho lascia chiunque sbalordito con una potenza visiva imbattibile. Il regista sa posizionare la camera dove è necessaria, non sbagliando un’inquadratura che sia una. I colori spenti e slavati della fotografia fanno da complemento a una storia buia ispirata a fatti realmente accaduti. Allo stesso tempo, come ogni poliziesco che si rispetti, Memorie di un assassino risucchia lo spettatore nel suo mondo e non gli fa distogliere lo sguardo dallo schermo grazie a una trama serrata e ricca di dettagli. Uno dei migliori film degli anni 2000 creato da uno dei migliori registi contemporanei.

    8. Zodiac (2007)

    Zodiac è un classico moderno del genere serial killer e, forse, il film più riuscito di David Fincher. La pellicola cerca di portare sullo schermo le vicende reali del Killer dello Zodiaco, uno degli assassini seriali più conosciuti di sempre. Con teorie di alcuni che collegano la sua figura a quella del Mostro di Firenze, Zodiac è stato tra i primi film che ho preso in considerazione per la lista. Al contrario di Seven, dove la forma tendeva a sovrastare la sostanza, il film con Jake Gyllenhaal e Robert Downey Jr. piega tutto in favore della trama. Questo non vuol dire che Zodiac non contenga movimenti di macchina impeccabili e una fotografia da urlo. Semplicemente, tutti questi elementi vanno a braccetto con una trama ricca di tensione ed estremamente coinvolgente che vi farà dimenticare dei 157 minuti di durata.

    9. The Chaser (2008)

    Con The Chaser vi aspettano due ore frenetiche di inseguimenti, indizi da collegare e un serial killer da trovare. Il film di Na Hong-jin è una corsa continua, anche se la pellicola riesce a conservare attimi di introspezione. Il livello tecnico dell’opera è senza discussione, basterebbe vedere anche altri titoli come The Yellow Sea (2010) e Goksung - La presenza del diavolo (2016) per comprendere l’occhio sublime del regista. Similmente a Zodiac, però, è la trama e la costruzione dei personaggi che chiudono l’affare. Sarete, sì, sorpresi dal pregio estetico di The Chaser, ma la storia disturbante del film vi terrà a occhi spalancati e con il fiato sospeso fino all’epilogo da bocca aperta.

    10. I Saw the Devil (2010)

    Terminiamo questi consigli con un’altra bomba sudcoreana, I Saw the Devil diretto da Kim Jee-woon. Se pensate che Seven o American Psycho siano disturbanti, tenetevi forti. La pellicola con Lee Byung-hun e Choi Min-sik potrà di certo ammaliarvi con una fotografia da capogiro, soprattutto nelle scene notturne. Ma quello che non vi lascerà indifferenti sarà il livello di crudeltà con il quale il serial killer protagonista finisce le sue vittime. Come per Memorie di un assassino, bellezza e orrore si fondono in una pellicola che è impossibile da dimenticare dopo la sua visione. I Saw the Devil è la mostruosità elevata ad arte.  

  • 10 film storici che ci hanno "mentito” (ma che amiamo comunque)

    10 film storici che ci hanno "mentito” (ma che amiamo comunque)

    Andrea Ballerini

    Andrea Ballerini

    Editor a JustWatch

    Quando la storia si mischia con Hollywood, la prima certezza è che il risultato finale sarà epico e grandioso. La seconda (quasi) certezza è che non sempre il lato storico verrà rispettato fino in fondo. Infatti, scelte creative per i più svariati motivi portano gli sceneggiatori e i registi a prendersi qualche libertà. Tutto per rendere i film più intrattenenti e d’impatto. Questa lista passa in rassegna 10 film storici che contengono alcune inaccuratezze, ma che perdoniamo perché sono rimasti nei nostri cuori per le più svariate motivazioni.

    La lista è composta da film molto conosciuti, anche se non tutte le pellicole sono note per i loro scivoloni storici. Alcune, invece, sono passate alla storia anche per queste inaccuratezze. Ultima cosa, attenzione perché il testo contiene alcuni spoiler.

    1. Braveheart - Cuore impavido (1995)

    Braveheart - Cuore impavido fa parte di quei film leggendari le cui inesattezze storiche ci fanno chiudere un occhio. O entrambi. Diretta e interpretata da Mel Gibson, l’epica avventura di William Wallace, ribelle sostenitore di una Scozia indipendente dalla monarchia inglese, ha scaldato i cuori di molti. Dalle scene di battaglia all’amore con Murron, passando per i memorabili discorsi di Wallace, il film ce la mette tutta per elevare a leggenda il personaggio. E ci riesce tanto da farci dimenticare che Wallace non fu mai soprannominato “cuore impavido”. Inoltre, i kilt indossati dai ribelli non appariranno nella “moda” scozzese prima di tre secoli successivi. Ma il grido di libertà di William Wallace fa spazzare via qualsiasi errore storico!

    2. Titanic (1997)

    Se parliamo di film storici che si sono “macchiati” di alcune inaccuratezze, Titanic è tra i titoli da non escludere. Dopo decenni, la pellicola con Leonardo DiCaprio e Kate Winslet rimane tra i primi della lista quando si tratta di drammi storici. Il lascito del classico di James Cameron trascende i due miliardi e passa di botteghino, essendo entrato nella cultura popolare di mezzo mondo. Tuttavia, Titanic (1997) non è immune dagli scivoloni storici. Prendiamo, per esempio, in considerazione la figura di William Murdoch. Il responsabile del ponte di comando non riesce a mantenere i nervi saldi, sparando a due passeggeri prima di suicidarsi. In realtà, le circostanze della fine di Murdoch nel vero affondamento del Titanic rimangono incerte.   

    3. Shakespeare in Love (1998)

    Shakespeare in Love ha distrutto il box office nel 1998, portandosi a casa quasi 290 milioni di dollari contro un investimento di soli 25. Non solo, ha battuto nient’altro che Salvate il soldato Ryan (1998) aggiudicandosi l’Oscar come Miglior film. Questa commedia romantica in costume riscrive in chiave moderna la figura di Shakespeare, ma facendolo va oltre la realtà storica. Nel film, il mitico autore inglese si innamora di una nobildonna interpretata da Gwyneth Paltrow e questa passione diventa una fonte d’ispirazione per completare il celeberrimo Romeo e Giulietta. Peccato che ciò non corrisponde alla verità, in quanto Shakespeare adattò la tragedia da un poema. 

    4. Il gladiatore (2000)

    Vi ricordate come Braveheart - Cuore impavido (1995) ci faccia dimenticare delle sue inesattezze storiche grazie alla sua epicità. Lo stesso vale per il classico di Ridley Scott Il gladiatore. Dalle frasi passate alla storia di Massimo Decimo Meridio alla colonna sonora di Hans Zimmer e Lisa Gerrard, passando per le scene spettacolari all’interno del Colosseo, Il gladiatore (2000) è tra gli esempi più brillanti di genere kolossal. Tuttavia, come ogni film storico di Hollywood che si rispetti, le inesattezze storiche non mancano. La più grande, che serve a enfatizzare il livello drammatico dell’opera, è l’uccisione da parte di Commodo del padre e Imperatore Marco Aurelio. In realtà, il vecchio Imperatore morì per cause naturali.

    5. Il patriota (2000)

    Mel Gibson si aggiudica un’altra posizione nella classifica dopo Braveheart (1995) con Il patriota di Roland Emmerich. L’attore australiano interpreta il soldato Benjamin Martin impegnato nella guerra d’indipendenza americana. Come prevedibile, un film come questo non poteva non reggersi sulla divisione buoni e cattivi, ovvero americani e inglesi. Infatti, Martin viene descritto come un uomo integerrimo che lotta con onore contro il nemico. Dall’altro lato, invece, gli ufficiali inglesi sono crudeli soldati che si accaniscono sulle loro vittime. È risaputo, però, che in guerra non ci sono né santi né eroi. Infatti, le figure storiche che hanno ispirato il personaggio di Benjamin Martin non erano di certo estranei alla violenza brutale e disonorevole.  

    6. Troy (2004)

    Potrebbe forse mancare La guerra di Troia, meglio conosciuto con il titolo inglese di Troy, da una lista come questa? Il film epico di guerra con Brad Pitt, Eric Bana e Diane Kruger è un peccato di gola che va visto almeno una volta nella vita. Il film è tutto ciò che potremmo aspettarci da un kolossal hollywoodiano: pomposo, commerciale e storicamente inaccurato. Due degli errori più grandi riguardano proprio il personaggio principale di Achille. Impossibile non menzionare come l’eroe dell’Iliade non entrò mai a Troia, morendo prima del trucco di Ulisse del cavallo di legno. Allo stesso tempo, il revisionismo de La guerra di Troia (2004) ha completamente eliminato il fatto che Achille non fosse etero. Forse, però, è pretendere troppo da un film del 2004.

    7. Marie Antoinette (2006)

    Marie Antoinette è una rivisitazione molto personale e stilosa da parte di Sofia Coppola della famosa regnante francese. La pellicola ripercorre in chiave pop alcuni passaggi della vita della regina, nella cui parte troviamo una strepitosa Kirsten Dunst. Dalla colonna sonora post-punk a un paio di Converse nell’armadio immenso di Maria Antonietta, il film mette subito in chiaro l’approccio post-moderno intrapreso dalla regista. A coronare le inaccuratezze storiche ci pensano le luci all’interno della reggia di Versailles, non a lume di candela ma alimentate dall’elettricità. Tuttavia, Marie Antoinette (2006) è una visione imperdibile proprio per queste libertà artistiche e senza dimenticare l’aspetto visivo superbo.  

    8. The Imitation Game (2014)

    The Imitation Game ha raccontato la straordinaria vicenda di Alan Turing, il mago della crittografia che durante la Seconda Guerra Mondiale ha decifrato i messaggi tedeschi per conto del governo britannico. Il film di Morten Tyldum ha ricevuto numerose candidature agli Oscar ed è stato un successo ai botteghini. Tanti hanno amato l’incredibile storia di Tuning, anche se il film pecca di diverse inaccuratezze storiche. Tra queste, la più grande è aver implicato Tuning in uno scambio di favori con una spia sovietica. L’uomo non avrebbe rivelato l’identità della spia in cambio di non essere denunciato per la sua omosessualità, considerata un reato in quegli anni. Questo fatto, però, non è mai accaduto.

    9. L'ora più buia (2017)

    Come per The Imitation Game (2014), L'ora più buia è ambientato in Inghilterra durante la Seconda Guerra Mondiale. Al centro dell’opera di Joe Wright c’è Winston Churchill, primo ministro britannico interpretato perfettamente da Gary Oldman. L’attore si è anche portato a casa l’Oscar come Miglior attore proprio per questo ruolo. L'ora più buia (2017) brilla per la regia di Wright, per le prove di tutto il cast e per una sceneggiatura coinvolgente, tesa e ricca di momenti emozionanti. Come la scena di Churchill che prende la metro e parla ai comuni cittadini. Peccato che non ci siano prove che questo fatto sia accaduto! Senza dimenticare di quando il politico inglese scambia due parole con un uomo di colore: le risapute tendenze razziste di Churchill rendono la scena inverosimile e assurda.

    10. La favorita (2018)

    Dopo essere entrato nel panorama hollywoodiano con The Lobster (2015) e Il sacrificio del cervo sacro (2017), Yorgos Lanthimos ha cementato del tutto la sua posizione oltremare con La favorita. Questo dramma storico con tocchi di umorismo nero ha ricevuto nove nomination agli Oscar, con Olivia Colman che si è aggiudicata la statuetta per l’interpretazione magistrale della regina Anna. Al centro della vicenda c’è la lotta tra le cugine Abigail e Sarah per diventare la favorita della regnante. Ed è qui che Lanthimos si concede la libertà artistica di mostrare un tentato omicidio da parte di Abigail nei confronti di Sarah. Pur essendo vero il conflitto tra le due, mai le due arrivarono a minacciare la vita dell’altra.

  • Da “Mank” a “The Dropout”: i migliori film e serie TV con Amanda Seyfried

    Da “Mank” a “The Dropout”: i migliori film e serie TV con Amanda Seyfried

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Se il suo ultimo film, The Testament of Ann Lee, ha diviso critica e pubblico alla Mostra del Cinema di Venezia 82, la prova di Amanda Seyfried è riuscita comunque a centrare il segno. Non di certo una novità, perché l'attrice, con caparbietà e talento, è riuscita a ritagliarsi via via uno spazio sempre più importante ad Hollywood. Non è poi da tutti esordire con un ruolo da villain in un cult generazionale come Mean Girls (2004).

    Se Mean Girls è stato il suo titolo di debutto, facendola notare al pubblico, sarà poi il musical Mamma mia! (2008) a consacrarla come una vera e propria star. Film dopo film, ha spaziato tra cinema e serie tv, come l'ultima serie arrivata in streaming, Long Bright River - I cieli di Philadelphia (2025). Non solo, Amanda Seyfried è stata diretta da grandi nomi come Joe Wright, Atom Egoyan, Simon Curtis, Paul Schrader e Dito Montiel.

    In attesa di vederla sullo schermo con Una di famiglia (The Housemaid), JustWatch ha stilato una classifica dei migliori film e serie TV con Amanda Seyfried.

    8. The Crowded Room (2013)

    Una prova oscura, tesa, carica. Un ruolo complicatissimo, declinato secondo il linguaggio seriale. Amanda Seyfried colpisce e stupisce nella parte di Rya Goodwin, psichiatra che interroga Billy Milligan, ragazzo accusato di pesanti crimini – dagli stupri alle rapine – scavando attraverso un passato segnato da traumi e abusi. Il caso è entrato nella storia come la prima assoluzione negli Stati Uniti per infermità mentale, rivista in chiave seriale da The Crowded Room. Dieci puntate da un'ora ideate da Akiva Goldsman e basate sul romanzo Una stanza piena di gente di Daniel Keyes. Particolarmente apprezzata dal pubblico anche per via della performance umana ed empatica della Seyfried. Da vedere se sei una grande fan di Mindhunter (2017) o Presunto Innocente (2024).

    7. Mean Girls (2004)

    Il debutto di Amanda Seyfried sul grande schermo coincide con un ruolo volutamente sopra le righe, enfatizzando il cliché della bionda svampita. Nella commedia scritta da Tina Fey, l'attrice, interpreta infatti Karen Smith, membro delle Barbie, capitanate dalla spietata Regina George, con il volto di Rachel McAdams. Lungo i novanta minuti di durata, le Barbie daranno filo da torcere a Cady Heron (Lindsay Lohan), appena arrivata nella loro scuola. La Seyfried non si risparmia nell'assurda dimensione di un ruolo divertente, esagerando il più possibile. Senza dubbio, una parte integrante di una pellicola diventata un must. Se ami il film, non perdete il musical del 2024, Mean Girls, oppure Bottoms (2023) di Emma Seligman.

    6. Mamma Mia! (2008)

    Non è facile essere la figlia di Meryl Streep, eppure Amanda Seyfried, ancora giovanissima, non si tira indietro entrando a far parte di un film iconico. Nel musical diretto da Phyllida Lloyd, e basato sulle canzoni degli ABBA, la Seyfried interpreta Sophie, in procinto di sposarsi. Non ha mai conosciuto suo padre, e allora decide di invitare tutti e tre gli uomini che potrebbero aver avuto una relazione con la mamma, Donna Sheridan. Canta, balla e recita: l'attrice dimostra coraggio e bravura, presenza scenica e qualità interpretativa, mischiandosi agli spunti tipici di un musical di Broadway. Memorabile la sua interpretazione di Honey, Honey in duetto con Ashley Lilley e Rachel McDowall. Se cantare è la tua passione e hai amato Wicked (2024) e The Greatest Showman (2017), non ti resta che tuffarti in Mammia Mia!.

    5. Les Misérables (2012)

    Ancora un musical tra le migliori interpretazioni di Amanda Seyfried. Nel 2012 Tom Hooper dirige l'adattamento hollywoodiano del romanzo di Victor Hugo, affidando alla Seyfried il ruolo di Cosette, spiegando di essere stato convinto dalla bravura dell'attrice sia nella recitazione che nel canto. Nonostante Seyfried confiderà di essere stata spaventata dalla prova canora. Famigerata la trama del film (e del romanzo), che racconta dell'ex detenuto Jean Valjean, uscito di prigione dopo vent'anni per aver rubato un tozzo di pane, braccato dall'ispettore Javer. Sullo sfondo Parigi e la rivoluzione francese. Un'opera mastodontica da 158 minuti, ancora attuale e politica, in cui Seyfried, come già fatto in Mamma mia!, non sfigura al fianco di grandi nomi (da Hugh Jackman a Anne Hathaway), ritagliandosi un ruolo importante e determinante. Se hai cantato e ballato con West Side Story (2021) e ami i musical potenti come Hamilton (2020), Les Misérables ti sorprenderà.

    4. Twin Peaks (2017)

    Non tutte le attrici possono dire di essere state dirette da David Lynch. Il visionario regista, infatti, l'ha voluta in Twin Peaks, serie evento – nonché terza stagione legata all'originale del 1990 – tornata in tv nel 2017, come sequel diretto dell'episodio Oltre la vita e la morte. La serie, divisa in diciotto puntate da un'ora, riprende la storia del mitico Dale Cooper ancora bloccato nella Loggia Nera, mentre il suo doppio è posseduto da BOB nel mondo reale. Amanda Seyfried nella serie interpreta Becky Burnett, figlia dei personaggi “storici” Bobby Briggs e Shelly Briggs. Appena quattro puntate per lei, ma una prova in grado di restare impressa, lasciandosi andare e affidandosi alla visione unica e inconfondibile di David Lynch, che definirà “tutto il meglio rappresentato dal cinema”. Se sei fan del cult anni '90, allora non perdere True Detective (2014) e Outer Range (2022).

    3. First Reformed - la creazione a rischio (2017)

    In First Reformed, Amanda Seyfried fa coppia con Ethan Hawke sotto la direzione di un maestro come Paul Schrader. La storia racconta di un pastore in crisi di fede, afflitto da un trauma personale e dalla disperazione per il cambiamento climatico. L'uomo intraprende un oscuro percorso di radicalizzazione dopo aver incontrato l’'ambientalista Mar, con il volto di Seyfried. Una parte complicata e oscura, che arriva dopo diversi ruoli più leggeri affrontati dall'attrice. Basti pensare a Ted 2 (2015) o Natale all'improvviso (2015). Ciononostante, Amanda Seyfried risponde con una prova asciutta, sicura e profonda, andando oltre le apparenze. Come dimostra il bellissimo e intenso finale. Se vuoi chiudere l'ideale trilogia targata Paul Schrader dopo Il collezionista di carte (2021) e Il maestro giardiniere (2022), non puoi non vedere First Reformed.

    2. Mank (2020)

    Candidata all'Oscar e ai Golde Globe, una delle migliori interpretazione di Amanda Seyfried. David Fincher l'ha voluta per il suo Mank, regalandole il ruolo tutt'altro che facile di Marion Davies. Dietro al film dalla durata di due ore e undici minuti, la vicenda annosa di una delle più famose diatribe cinematografiche della storia: di chi è la sceneggiatura di Quarto Potere, scritta nel 1941? Di Orson Welles o di Herman J. Mankiewicz? In sottrazione, la Seyfried tratteggia il profilo di Marion Davies, attrice attiva negli anni Trenta nonché interesse amoroso e ispirazione di Mankiewicz. Figura centrale nel film, così come nel dietro le quinte di Quarto potere, torna a vivere grazie alla prova di Seyfried, occhi grandi e capelli cotonati, declinando con passione una perfetta diva di Hollywood. Se le storie vere ti affascinato e hai apprezzato Saving Mr. Banks (2013) o L'ultima parola - La vera storia di Dalton Trumbo (2015), recupera Mank.

    1. The Dropout (2022)

    Una storia vera direttamente tratta dall'omonimo romanzo di Rebecca Jarvis per quella che è la miglior interpretazione di Amanda Seyfried. Un Golden Globe sulla mensola e una candidatura agli Emmy per la Elizabeth Holmes tratteggiata dall'attrice. In otto episodi da cinquanta minuti, la miniserie illumina l'ascesa e la fragorosa caduta di Holmes e della sua società di biotecnologie, la Theranos. Un cammino ambizioso, mosso da una forte determinazione, sfociando però in diverse frodi portate alla luce dall'esposizione mediatica. Seyfried non si tira indietro costruendo una persona e non un personaggio. Una prova efficace, ben aderente allo spirito della serie, in un'inaspettata alternanza di tonalità. Se la tua passione sono le storie vere medical in stile Dopesick (2021) e Painkiller (2023), allora non farti scappare The Dropout.

  • Mia Goth, Scream Queen della Gen Z: ecco i suoi 10 migliori film, da “X” a “Frankenstein”

    Mia Goth, Scream Queen della Gen Z: ecco i suoi 10 migliori film, da “X” a “Frankenstein”

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Frankenstein (2025) di Guillermo del Toro è arrivato: Mia Goth riporta sul grande schermo un gotico di carne, sentimento e ambiguità che vale la pena rimettere a fuoco perché è la Scream Queen più influente della sua generazione. Dopo la consacrazione con Ti West e il confronto con autori come Brandon Cronenberg, Luca Guadagnino e Lars von Trier, Goth ha costruito un percorso in cui il corpo diventa racconto: la fragilità non è debolezza, ma potenza scenica; lo sguardo non supplica, sfida.

    Cambia i registri senza perdere intensità – dall’arthouse alla commedia in costume – e lascia sempre l’impressione di un personaggio vissuto fino all’ultimo respiro.

    Questa guida aggiorna il suo profilo in vista dell’Elizabeth immaginata da del Toro: un viaggio attraverso 10 film imperdibili che raccontano evoluzione, rischi e firme autoriali con cui ha danzato. È il modo migliore per arrivare in sala pronti a riconoscere, dentro il mito di Frankenstein, la stessa tensione tra desiderio e mostruoso che ha reso unica la sua carriera.

    Pearl (2022)

    Prima di diventare icona, Mia Goth diventa mito. In Pearl, prequel standalone di X, l’attrice firma una performance‑manifesto: ingenua, affamata d’amore, pronta a esplodere in un rosso technicolor che trasforma il sogno americano in incubo a lume di candela. Funziona perché Ti West usa il melodramma classico (dal Technicolor al montaggio) per farci entrare nella mente della protagonista: il famigerato monologo‑fiume è un tour de force che cementa l’aura di Goth. Questo è il capitolo che spiega la sua capacità di passare dalla tenerezza alla furia – qualità che porta anche nei progetti più ambiziosi. Consigliato a chi ama i ritratti psicologici, i villain “umani”, l’horror che vibra di colori e musica. In scia, da segnare il coming‑of‑age nero Saint Maud (2019) e il cinema‑nel‑cinema disturbante di The Neon Demon (2016).

    X (2022)

    Lo slasher rurale che riaccende il genere. X è un film sulla fame di visibilità e sulla demonizzazione del desiderio femminile: Goth raddoppia (senza citarlo nei consigli) e illumina tanto l’innocenza quanto l’ombra. Ti West orchestra un “grindhouse elegante” dove ogni zoom, ogni split‑diopter racconta più della parola. Rivederlo dopo l’evoluzione della carriera di Goth permette di misurare quanto sia centrale nel ridefinire lo scream‑acting contemporaneo. Perfetto per chi ama lo slasher consapevole, sporco e sexy. In parallelo, per restare sull’onda del terrore rurale senza duplicare titoli di questa top, recupera Eden Lake (2008): la natura qui non è scenario, è antagonista.

    MaXXXine (2024)

    Chiusura della trilogia X, ambientata in una Hollywood anni ’80 fatta di neon, VHS e coltelli dietro le quinte. Goth porta Maxine Minx al punto di fusione: ambizione e trauma si stringono in una corsa allo status dove la fama ha il sapore metallico del sangue. MaXXXine funziona per il mix tra thriller urbano e slasher da backstage, per i camei‑bomba e per una protagonista che sa rubare la scena anche quando non parla. È il capitolo che completa l’arco di uno dei personaggi horror più iconici degli ultimi anni e prepara il terreno a scelte sempre più autoriali. Indubbiamente indicato ai nostalgici dell’estetica ’80, amanti del meta‑cinema e del noir tossico. Se vuoi restare in vena Hollywood‑oscura, prova Starry Eyes (2014) o Blonde (2022): fama e corpo come campo di battaglia.

    La cura dal benessere (2016)

    Fiaba nera d’altri tempi: clinica alpina, vapore, acqua, e un mistero che scivola dal gotico al body horror. In La cura dal benessere Mia Goth è Hannah, apparizione sospesa tra innocenza e minaccia; la sua fisicità eterea infila spine nel velluto della messinscena di Verbinski. Il film divide, ma ha un fascino decadente e una coerenza sensoriale rara nel mainstream. In vista di Frankenstein, è utile riguardare come Goth modula l’ambiguità in spazi “curati” e rituali. Perfetto per chi ama atmosfere ottocentesche rilette in chiave pop‑decadente. Se ti intriga il sanatorio come teatro del corpo, allarga a La pelle che abito (2011) e Apostolo (2018): due filiere diverse di controllo e descrizione del corpo.

    Piscina infinita (Infinity Pool, 2023)

    Con Piscina infinita l’attrice abita un parco giochi dell’orrore morale: turismo del trauma, cloni come scappatoie, una risata che fa più paura del coltello. Goth è una sirena tossica, performance magnetica che vira dal seduttivo al mostruoso in un gesto. Il film ragiona su privilegio e impunità con invenzioni visive disturbanti. Questo film mostra quanto Goth sappia spingersi oltre il limite senza perdere controllo – chiave per ruoli estremi. Il pubblico di riferimento è chi cerca un body‑horror concettuale e satire sociali cattive. In scia, itinerari affini Possessor (2020) e Hard Candy (2005): identità come maschera e desiderio che taglia come un rasoio.

    Suspiria (2018)

    Nel remake Suspiria di Luca Guadagnino, Goth è Sara: curiosità, fragilità, coraggio – una bussola emotiva che ci guida nel labirinto della Markos Tanzgruppe. Lontano dal plagio, il film reinventa Argento virando su corpo, politica e maternità stregonesca: l’orrore è una danza di appartenenza e rottura. È un tassello che anticipa la vocazione di Goth a stare dentro universi autoriali forti senza perdere intensità. Un film per chi ama rituali, corpi in trasformazione, cinema che spacca e divide. Per restare in tema “accademia più inquietudine” senza duplicare titoli, guarda Black Swan (2010) o The Perfection (2018): disciplina come possessione.

    Nymphomaniac: Vol. II (2013)

    Nymphomaniac: Vol. II segna l’esordio al cinema: Goth è P, presenza laterale eppure fondamentale nel dispositivo di Lars von Trier. Porta una vulnerabilità che non chiede sconti, in un film che interroga desiderio e colpa con crudezza. Non tutto funziona, ma è qui che si intuisce la sua capacità di abitare il disagio senza ammiccare. Un’interpretazione ottima per vedere l’origine di un percorso in cui il corpo non è mai oggetto, ma campo di senso. In parallelo, per ragionare su eros e violenza con intelligenza, segnati Elle (2016) e Shortbus (2006): sponde diversissime che condividono libertà di sguardo.

    Emma. (2020)

    Nella Emma. pastello e geometrica di Autumn de Wilde, la sua Harriet Smith è goffa e affettuosa ma mai sciocca: un cuore ingenuo che costringe la protagonista (Anya Taylor‑Joy) a guardarsi allo specchio. Mia Goth lavora di micro‑gesti – un mezzo sorriso che cede, uno sguardo che indugia, una pausa che fa scoppiare la risata – e di tempo comico calibrato sul movimento di macchina e sul ritmo musicale (quelle danze, quelle entrate in scena!). Il film funziona anche perché la regia la lascia respirare tra una frecciata di Emma e un sospiro di Mr. Woodhouse (Bill Nighy), trasformando Harriet in un barometro emotivo: capiamo la crudeltà sociale dell’etichetta proprio attraverso il suo candore. Per restare nella scia della commedia d’epoca con punte dark, spostati verso The Favourite (2018) di Yorgos Lanthimos o Love & Friendship (2016) di Whit Stillman: stessi costumi, più veleno e lo stesso cuore pulsante.

    High Life (2018)

    Nel viaggio spaziale e sensuale di Claire Denis con High Life, Goth è Boyse: animale inquieto che vive il corpo come mezzo e interrogativo. Il film è un’esperienza di vibrazioni, silenzi, fluidi: fantascienza carnale e filosofica che usa l’astronave come claustrofobia metafisica.  Una pellicola che traccia la disponibilità di Goth a rischiare in territori radicali – qualità che la rende perfetta per progetti visionari. Consigliato sicuramente per chi cerca sci‑fi d’autore, lento, perturbante. In scia, rotta doppia Under the Skin (2013) e Annihilation (2018): esplorazioni del corpo alieno e dell’auto‑distruzione come metamorfosi.

    Marrowbone (2017)

    Marrowbone gotico domestico spagnolo‑britannico: quattro fratelli, una casa piena di segreti, il fantasma della madre e un paese che osserva. Goth è Jane, presenza che introduce luce e sospetto; la sua dolcezza è una lama lieve che taglia la fiaba. Il film mischia coming‑of‑age e ghost story con twist emotivi più che pirotecnici. È la prova che l’attrice sa sostenere anche ruoli di sostegno in ensemble corali, portando gravità emotiva. Consigliato per chi ama gli horror atmosferici più che urlati. Per allargare il percorso “casa‑trauma” senza ripetere titoli della top, prova The Orphanage (2007) o The Others (2001): il brivido viene dai muri.

  • Tutti i film e le serie con (e di) Paola Cortellesi in ordine cronologico

    Tutti i film e le serie con (e di) Paola Cortellesi in ordine cronologico

    Giovanni Berruti

    Giovanni Berruti

    Editor a JustWatch

    Paola Cortellesi è tra i volti più importanti del cinema italiano. Romana, classe 1973, abbandona gli studi universitari di filosofia per abbracciare il mondo della recitazione. Frequenta i seminari di Beatrice Bracco, si afferma nel teatro, nella televisione e infine nel cinema. La sua è una storia di passione, disciplina, rispetto per il proprio lavoro, ma soprattutto il sapersi non prendere sul serio. Elementi che l’hanno portata a intraprendere un’inarrestabile ascesa. Nel corso della sua carriera tanti ruoli che hanno lasciato il segno.

    Per citarne alcuni, è stata Maria Montessori nella fiction Maria Montessori – Una vita per i bambini (2007), è stata protagonista di Figli (2020), al fianco di Valerio Mastandrea per l’ultima brillante sceneggiatura del compianto Mattia Torre, del film di Massimiliano Bruno, Gli ultimi saranno ultimi (2015), per il quale è stata candidata come miglior attrice sia ai David di Donatello sia ai Nastri d’Argento.

    Sceneggiatrice, oltre che attrice, ma anche regista. L’esordio dietro la macchina da presa con C’è ancora domani (2023), diventato un vero e proprio caso cinematografico, che ancora oggi gode di un enorme successo di pubblico e di critica, anche all’estero. Ecco quindi un piccolo approfondimento su alcuni dei suoi lavori in grado di definirla al meglio, oltre che l’intera filmografia con le indicazioni di rito targate JustWatch per scoprire su quali piattaforme è possibile recuperarla.

    Il posto dell’anima (2003)

    Il regista Riccardo Milani mette in scena le battaglie e le speranze di un gruppo di operai alle prese con la chiusura dello stabilimento per cui lavorano. Un dramma sociale per un film duro, e allo stesso tempo coraggioso per l’epoca, che ripercorre quel filone del cinema civile che da sempre ha contraddistinto la storia della nostra produzione audiovisiva. Paola Cortellesi interpreta Nina, che ha una storia d’amore con Antonio (Silvio Orlando), nonostante si sia trasferita a Milano per motivi professionali, e dunque lontana da lui.

    Nessuno mi può giudicare (2011)

    La Cortellesi affianca Raoul Bova e Rocco Papaleo in una storia che la vede nei panni di una vedova costretta a improvvisarsi escort per mantenere suo figlio. L’opera prima di Massimiliano Bruno è una commedia brillante, in grado di divertire – ma anche di far riflettere sulle imprevedibilità della vita e sulle sue relative difficoltà. Un film che vede l’attrice romana protagonista a tutto tondo, che le ha fatto vincere il suo primo David di Donatello. Consigliato per chi è alla ricerca di una visione per una serata piena di leggerezza, con spunti sulla crisi economica e le necessità di reinventarsi.

    Scusate se esisto! (2014)

    Torna la coppia Cortellesi-Bova per una commedia firmata stavolta da Milani, che segue il ritorno in Italia di Serena, un architetto che ha goduto di incredibile successo all’estero. Un ritorno costellato di difficoltà nel trovare lavoro, tanto che la protagonista interpretata da Cortellesi è costretta a fingersi uomo. Scusate se esisto! (2014) è una commedia scorrevole, leggera che riflette su molti aspetti della contemporaneità, come la discriminazione di genere sul mondo del lavoro. La Cortellesi non poteva restituire meglio un personaggio che fa un compromesso tra comicità e serietà, proprio per raccontare la sua odissea in un mondo del lavoro che ancora oggi purtroppo fatica a dar spazio alle donne.  

    Gli ultimi saranno ultimi (2015)

    Candidatura ai David di Donatello e Nastri d’Argento per la miglior interpretazione, dopo Nessuno mi può giudicare (2011), il sodalizio Cortellesi-Bruno si conferma vincente. Il racconto dell’Italia tormentata dalla crisi economica è centrale anche stavolta, con il focus sugli ultimi suggeriti dal titolo. Si parla di precarietà, di sacrifici, attraverso la storia di una coppia, Luciana (Cortellesi) e Stefano (Alessandro Gasmann), ma anche della correlazione tra lavoro e maternità, spesso oggetto di violazione. È un film emozionante, che conferma nuovamente una costante della filmografia di Paola Cortellesi: è ancora possibile far aprire dei dibattiti sulla società dei nostri giorni, intrattenendo.

    Mamma o papà? (2017)

    Remake di una commedia francese, il film di Riccardo Milani segue una coppia prossima al divorzio. Ma in mezzo c’è l’affidamento dei figli, e nessuno dei due genitori sembra essere intenzionato a occuparsene. Mamma o papà? (2017) segna anche la prima volta sul grande schermo di una coppia straordinaria di attori, Cortellesi-Albanese, il cui sodalizio sarà essenziale in Come un gatto in tangenziale (2017). Da non perdere se si è alla ricerca di una commedia leggera capace di affrontare il tema del divorzio senza eccedere in toni estremamente drammatici alla Kramer contro Kramer (1979).

    Come un gatto in tangenziale (2017)

    Campione d’incassi, è un divertente spaccato sulla dicotomia di classe. Da una parte la borghesia che va a Capalbio, dall’altra il proletariato che va a Coccia di Morto. Da un’esperienza personale del regista Milani arriva così lo spunto per una delle commedie italiane più interessanti degli ultimi anni, che riunisce Antonio Albanese e Paola Cortellesi, conferendo loro lo status di coppia affiatata di interpreti. Personalmente ho trovato Come un gatto in tangenziale (2017) un film più riuscito di Mamma o papà? (2017), mi è piaciuto come ha trattato con leggerezza e non in maniera didascalica le differenze sociali e i relativi pregiudizi, ricordandomi anche una commedia degli anni Ottanta di Carlo Vanzina, Amarsi un po’… (1984). Ci sono dei momenti in cui si riderà a crepapelle, ma al termine della visione il film può diventare anche oggetto di chiacchierate e riflessioni. È stato anche realizzato un sequel, Come un gatto in tangenziale - Ritorno a Coccia di Morto (2021). Da non perdere.

    Figli (2020)

    Sara (Paola Cortellesi) e Nicola (Valerio Mastandrea) sono una coppia felice, la cui vita si complica con l’arrivo del secondo figlio. È una storia che parla delle contraddizioni di essere genitori, di quanto sia bello ma anche difficile nella frenetica società contemporanea. La Cortellesi si cala bene nella parte in una pellicola in cui si ride, ma che fa anche pensare e stavolta il merito va soprattutto a una sceneggiatura brillante. Figli (2020) è infatti l’ultimo film scritto da Mattia Torre, che avrebbe dovuto dirigere. Chi ha apprezzato i suoi lavori, da Boris (2007-) a La linea verticale (2018), non può dunque perdersi quest’opera che unisce ironia e malinconia.

    C’è ancora domani (2023)

    L’esordio alla regia di Paola Cortellesi. C’è ancora domani (2023) è un’opera prima che si muove nel passato, parlando del presente. Ambientato nella Roma del secondo dopoguerra, la storia ruota attorno a Delia (Cortellesi), sposata con un uomo violento e madre di tre figli, che cerca di trovare le forze per reagire al proprio destino all’inseguimento di un futuro migliore. Coraggiosa la scelta del bianco e nero, i registri sono mescolati sapientemente, così come sono interessanti alcune scelte di regia originali per trattare dei passaggi fortemente drammatici (penso alla violenza domestica rappresentata attraverso un ballo). Più che un’opera prima forse sarebbe corretto parlare di un’opera della maturità, che lascerà un segno indelebile nella carriera di un’artista come la Cortellesi. Un grande passo che chi ha apprezzato la filmografia dell’artista romana non può assolutamente perdere. 

  • Il meglio della Mega Movie Week: tutti i titoli imperdibili da acquistare e noleggiare dal 3 al 9 novembre

    Il meglio della Mega Movie Week: tutti i titoli imperdibili da acquistare e noleggiare dal 3 al 9 novembre

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Destreggiarsi nella miriade di film disponibili in digitale può essere un'impresa ardua, specie se il tempo che abbiamo a disposizione è sempre meno. Fortuna vuole che sia arrivata la Mega Movie Week che per sette giorni offre la possibilità di scegliere tra una selezione di titoli da acquistare o noleggiare a prezzi imperdibili.

    Tra le pellicole più recenti e di maggior successo presenti sulle principali piattaforme, troviamo un mix variegato che comprende blockbuster internazionali e film d'animazione per tutta la famiglia, storie dell'orrore e grandi saghe cinematografiche passando per film drammatici ed esordi folgoranti.

    JustWatch ha stilato una classifica dei 10 migliori film da vedere durante la Mega Movie Week, ma in fondo all'articolo potete trovare la lista completa del "meglio" di questa settimana speciale!

    10. Il Gladiatore II (2025)

    L'eredità era di quelle impegnative. Confrontarsi con il classico del 2000 con protagonista Russell Crowe nei panni di Massimo Decimo Meridio e proseguire la storia iniziata 25 anni fa. Ma a Ridley Scott le sfide devono piacere parecchio. Ed è per questo che ha deciso di tornare nell'antica Roma con Il Gladiatore II per dare vita a un nuovo kolossal in costume.

    Questa volta il protagonista ha il volto di Paul Mescal nei panni di Lucio, romano fatto schiavo e costretto a lottare nel Colosseo all'ombra di un difficile quadro politico mentre cerca di portare a termine la sua vendetta. Un film che, come il precedente, si confronta con il concetto di eredità morale e corruzione figlia della sete di potere. Un'esperienza cinematografica fatta di articolate sequenze d'azione e combattimenti nell'arena più celebre del mondo per un'opera di due ore e mezza in cui il personale si mescola con la Storia mentre parla di giustizia, onore e ideali. Da non perdere se ti piaccioni i titoli in costume come Ben-Hur (1959) o Troy (2004).

    9. Piccole cose come queste (2024)

    Presentato in anteprima al Festival di Berlino del 2024, Piccole cose come queste è l'adattamento cinematografico del romanzo breve di Claire Keegan. Una storia ambientata nell'Irlanda del 1985 in cui un commerciante di carbone, Bill Furlong (Cillian Murphy), scopre l'orrore tenuto nascosto dietro le mura di un convento gestito da suore in cui orfani e ragazze madri subiscono atrocità. Un dramma storico lucido e teso trainato dalla potente interpretazione di Murphy nei panni di un uomo onesto che cerca solo di fare la cosa giusta. 

    La pellicola si inserisce in quel filone di cinema sociale che, in questo caso specifico, vuole smascherare l'ipocrisia in seno alla Chiesa. La regia di Tim Mielants, con il quale l'attore è recentemente tornato a lavorare in Steve (2025), non scade mai nell'eccesso preferendo raccontare con stile asciutto la tempesta emotiva, i dilemmi e i dubbi che attraversano il protagonista nell'arco di circa 90 minuti. Se film come Philomena (2013), Magdalene (2002) e Il caso Spotlight (2015), ti hanno emozionato e indignato, non puoi perderti Piccole cose come queste.

    8. Heretic (2024)

    Mai lasciarsi tentare dal profumo di una torta ai mirtilli appena sfornata. Lo sanno bene le due giovani missionarie mormone protagoniste di Heretic. Un horror thriller con Hugh Grant nei panni di un uomo apparentemente innocuo, che nasconde però una natura spaventosamente sadica.

    Ambientato quasi esclusivamente all'interno di una casa, il film vede le due ragazze vittime di un gioco di sopravvivenza brutale in cui saranno messe alla prova sulla base di domande a sfondo religioso. Una pellicola che parla della facilità con la quale la nostra mente può essere manipolata, delle insidie del fanatismo e della fede che non lascia spazio al dubbio. I registi Scott Beck e Bryan Woods, già sceneggiatori diA Quiet Place - Un posto tranquillo (2018), per un'ora e 40 minuti si divertono a giocare con noi spettatori costruendo un'atmosfera claustrofobica ricca di suspense e terrore.

    7. Jurassic World - La rinascita (2025)

    Cosa dire di Jurassic World - La rinascita se non che qualsiasi amante del primo capitolo della saga e del cinema di Steven Spielberg dovrebbe vederlo? Settimo titolo del franchise nato nel 1993, il film è nettamente superiore alla trilogia di Jurassic World (2015-2022) che lo precede. Ambientata nel 2027, la pellicola si muove in un mondo sempre meno interessato ai dinosauri ormai relegati in zone inaccessibili all'uomo.

    Ma una spedizione capitanata da Zora Bennett, agente sotto copertura con il volto di Scarlett Johansson, e dal paleontologo Henry Loomis di Jonathan Bailey si avventura in quei luoghi per recuperare il loro DNA, indispensabile nella creazione di un farmaco salvavita per l'uomo. Se ami il grande cinema di intrattenimento, l'azione degna di Indiana Jones e il tempio maledetto (1984) e l'adrenalina che solo un faccia a faccia con un Velociraptor può dare, devi recuperare il film diretto da Gareth Edwards. Poco più di 120 minuti che ogni amante del cinema degli anni '90 apprezzerà.

    6. 28 anni dopo (2025)

    Danny Boyle e Alex Garland in coppia non deludono mai. Con 28 anni dopo realizzano un nuovo capitolo della saga horror sci-fi iniziata nel 2002 con 28 giorni dopo e proseguita nel 2007 con27 settimane dopo. Il risultato è un film profondamente attuale che, oltre a espandere l'universo narrativo iniziato oltre 20 anni fa, riflette in modo estremamente lucido sul presente.

    Al centro il viaggio di una famiglia che da un'isola sopravvissuta all'epidemia di rabbia prova a raggiungere la terraferma in cerca di aiuto. Un racconto frenetico e crudo fatto di tensione e violenza in cui la regia di Boyle realizza sequenze visivamente notevoli mentre parla di memoria (privata e collettiva), famiglia e sopravvivenza. Se sei un fan dei primi due capitoli e hai apprezzatoI figli degli uomini (2006) e World War Z (2013), non resterai deluso.

    5. Superman (2025)

    Il primo film del nuovo corso del DC Universe capitanato da James Gunn che ne è anche regista e sceneggiatore. Chi non ha amato le atmosfere cupe dei film di Zack Snyder può tirare un sospiro di sollievo. Superman è un film che, in due ore e 15 minuti, torna alle origini dei fumetti e ci regala un Uomo d'Acciaio più luminoso e in costante bilico tra la sua identità aliena e l'amore per il genere umano a cui sente di appartenere.

    David Corenswet è la scelta giusta per incarnare il supereroe che nasconde la sua identità dietro gli occhiali da vista di Clark Kent. Così come la Lois Lane di Rachel Brosnahan è perfetta nel tenere testa e spalleggiare Big Blue. Una pellicola che guarda all'oggi assumendo contorni politici nel racconto di villain che vogliono imporre il loro potere sul prossimo attraverso l'appropriazione delle terre altrui. Se hai nostalgia del Superman (1978) di Christopher Reeves, il film di James Gunn fa al caso tuo.

    4. Alien: Romulus (2024)

    Oltre 45 anni dopo il primo capitolo del franchise horror-fantascientifico di Ridley Scott, Alien: Romulus torna a raccontare una storia che riporta alle origini. La pellicola diretta da Fede Álvarez è un midquel ambientato cronologicamente tra Alien (1979) e Alien – Scontro finale (1986). Ambientato nel 2142, il film vede al centro del racconto un gruppo di giovani colonizzatori che si ritrova a confrontarsi con l'alieno superpredatore Xenomorfo in una stazione spaziale abbandonata.

    Un'atmosfera claustrofobica e tesa che porta in scena, in poco meno di due ore, tutto l'orrore viscerale che ha fatto la storia della saga resa celebre da Ridley Scott. Un omaggio capace, però, di dare vita a una propria mitologia fatta di tensione e terrore. Se hai amato i capitoli precedenti è impossibile non vedere questo nuovo tassello del franchise.

    3. Dragon Trainer (2025)

    Se vi siete emozionati con il film d'animazione omonimo del 2010, preparatevi a rivivere le stesse sensazioni con Dragon Trainer, remake live-action diretto da Dean DeBlois. Un compito non facile confrontarsi con un titolo tanto amato e provare a infondergli la stessa magia. Eppure l'incantesimo si è replicato. Merito dell'amicizia apparentemente impossibile tra il giovane vichingo Hiccup e il drago Sdentato.

    Una storia lunga due ore che parla di accettazione del diverso e del superamento dei pregiudizi che mantiene intatta la carica emotiva anche grazie alla fedeltà alla trama originale. Un film perfetto per essere visto da tutta la famiglia e che abbraccia un pubblico di qualsiasi età. Se vuoi commuoverti con una storia piena di epica e cuore, non puoi perderti questo live action!

    2. Challengers (2024)

    Si tratta di un dramma psicologico travestito da film sportivo per una delle opere più riuscite di Luca Guadagnino. Quella che vede protagonisti Tashi (Zendaya), ex prodigio del tennis diventata allenatrice dopo un brutto infortunio, Patrick (Josh O'Connor), giocatore talentuoso quanto indolente, e Art (Mike Faist), campione che non riesce più a vincere e vorrebbe appendere la racchetta al chiodo.

    È un film di sudore e di sguardi Challengers, di desiderio e gemiti di fatica e piacere, di ferite e mani sul corpo. Un film di soggettive e rallenty in cui Guadagnino rende sensoriale la sceneggiatura di Justin Kuritzkes e ci regala un film seducente che, in 2 ore e 11 minuti, gioca con le linee temporali e le regole del tennis per parlare di relazioni. Sfacciata e indimenticabile la colonna sonora di Trent Reznor e Atticus Ross. Se avete amato Closer (2004) e avete un debole per i drammi dalla forte componente sentimentale, non potete perdervi questo film.

    1. C’è ancora domani (2023)

    Il film italiano che ha riportato il nostro cinema in giro per il mondo vincendo decine di premi e battendo record su record al botteghino. Stiamo parlando del debutto dietro la macchina da presa di Paola Cortellesi conC'è ancora domani. Un film girato in bianco e nero e ambientato nella Roma del 1946 che usciva a fatica dalla miseria della seconda guerra mondiale. La protagonista è Delia (interpretata dalla stessa Cortellesi), moglie di un marito violento e madre che vorrebbe per sua figlia un futuro diverso dal suo.

    Un film di poco più di due ore intriso di delicatezza e ironia. Le armi con le quali parla di violenza domestica e della società di ieri e di oggi poi non così diverse. Un inno alla forza delle donne, uno sguardo pieno di amore alle nostre madri e nonne che hanno lottato per conquistare la loro e la nostra emancipazione. Un classico moderno che merita di essere visto e rivisto per ricordarci di non dare per scontata la nostra libertà e di continuare a combattere per mantenerla tale.

  • “Notte prima degli esami”: arriva il sequel! Ecco i film precedenti da recuperare nell’attesa

    “Notte prima degli esami”: arriva il sequel! Ecco i film precedenti da recuperare nell’attesa

    Giovanni Berruti

    Giovanni Berruti

    Editor a JustWatch

    Non c’è due senza tre. A vent’anni di distanza dalla commedia generazionale di Fausto Brizzi, Notte prima degli esami (2006), che sancì il suo esordio da regista, e a sedici da Notte prima degli esami – Oggi (2010), è in arrivo Notte prima degli esami – Remix (2026).

    La pellicola, stavolta diretta da Tommaso Renzoni, che firma la sceneggiatura con lo stesso Brizzi, è prevista nelle sale cinematografiche per il prossimo 19 marzo 2026, a ben cento giorni dal vero esame di maturità. Operazione nostalgia oppure un aggiornamento? In attesa di scoprire sul grande schermo la maturità ai tempi dei social, ecco una breve panoramica sui film precedenti, e soprattutto dove è possibile recuperarli in streaming.

    Notte prima degli esami (2006)

    Opera prima di Fausto Brizzi, Notte prima degli esami (2006) è una commedia generazionale che ha conquistato il pubblico sin dal suo debutto. Ispirandosi all’omonima canzone di Antonello Venditti del 1984, il film racconta le vicende di un gruppo di giovani amici alle prese con l’esame di maturità nella Roma di fine anni Ottanta. Protagonisti sono Nicolas Vaporidis e Cristiana Capotondi, rispettivamente nei panni di Luca Molinari e Alice Martinelli. Accanto a loro il compianto Giorgio Faletti, che interpreta il padre di Alice e, allo stesso tempo, professore di lettere di Luca, soprannominato “la carogna” da ben quattro generazioni di studenti. Una commedia che ha toccato le corde degli spettatori, con battute che sono rimaste impresse, come quella pronunciata dal professore al giovane protagonista: “Vedi Molinari, l'importante non è quello che trovi alla fine di una corsa... l'importante è quello che provi mentre corri”.  Notte prima degli esami (2006) è consigliato a chi cerca un film che è diventato un vero e proprio cult, una commedia capace di emozionare più di una generazione. È rimasta infatti nel cuore di chi ha vissuto la maturità, specialmente negli anni Ottanta, e continua ancora oggi a coinvolgere i giovani che si trovano ad affrontare un momento così indimenticabile della vita. 

    Notte prima degli esami – Oggi (2010)

    Gli esami non finiscono mai…tantomeno con la vittoria dell’Italia ai mondiali del 2006. Notte prima degli esami – Oggi (2010) abbandona gli anni Ottanta per spostare il racconto nel presente (di allora). Non è un vero e proprio sequel di Notte prima degli esami (2006), nonostante ritroviamo Luca Molinari (Nicolas Vaporidis), stavolta alle prese con un nuovo amore, Azzurra (Carolina Crescentini), biologa marina poco più grande. Stavolta maggior spazio al confronto generazionale, con uno sguardo approfondito nella famiglia del protagonista, alle prese con il padre Paolo (Giorgio Panariello), che non ne vuole sapere di crescere. Ma la sostanza rimane (più o meno) la stessa tanto che allora Brizzi, tornato nella cabina di regia, definì l’operazione con il neologismo “newquel”. Da non perdere se avete apprezzato il precedente capitolo, di cui mantiene quella leggerezza senza però eguagliarne la grandezza.

    Notte prima degli esami – Remix (2026)

    La maturità ai tempi dei social.  Notte prima degli esami - Remix (2026) prende le mosse proprio dal voler raccontare di come siano cambiati quei ragazzi sui banchi di scuola, dalla fine degli anni Ottanta, passando per il 2006 fino ai giorni nostri. Il film diretto da Tommaso Renzoni uscirà nelle sale con 01 Distribution all’alba della prossima primavera, il 19 marzo 2026. Nel cast Tommaso Cassissa, Adriano Moretti e Alice Maselli tra i giovani, mentre tra gli adulti Gianmarco Tognazzi e Sabrina Ferilli, che interpreterà la versione al femminile del ruolo che fu magistralmente interpretato dal compianto Giorgio Faletti, il Professor Martinelli. La sceneggiatura è firmata dallo stesso Renzoni con Fausto Brizzi.

  • Da “Akira” a “Paprika”, i capolavori anime che hanno influenzato i grandi registi del cinema

    Da “Akira” a “Paprika”, i capolavori anime che hanno influenzato i grandi registi del cinema

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Molti grandi registi di Hollywood devono qualcosa agli anime. Da Akira (1988) a Evangelion (1995), la potenza visiva e filosofica dell’animazione giapponese ha riscritto l’immaginario del cinema contemporaneo.

    Non si tratta solo di ispirazione estetica: nei loro mondi caotici, malinconici e spesso apocalittici, questi autori hanno trovato metafore sul corpo, sulla memoria e sulla tecnologia che Hollywood ha poi tradotto in blockbuster e drammi visionari. Nel 25° anniversario di The Matrix (1999) e con il ritorno dell’interesse globale per le trasposizioni anime live-action, ripercorriamo i 10 capolavori che hanno influenzato i registi più iconici del nostro tempo — da Nolan a Del Toro, da Villeneuve ai Duffer Brothers.

    Akira (1988)

    Il film Akira di Katsuhiro Ōtomo è diventato un pilastro del cinema animato e della fantascienza visiva. Ambientato in una Neo-Tokyo post-apocalittica, Akira ha ridefinito l’estetica del cyberpunk e della trasformazione corporea con un impatto che va ben oltre l’animazione giapponese. Molti critici citano Akira come fonte d’ispirazione per film hollywoodiani come The Matrix (1999), grazie all’uso di immagini spettacolari, mutazioni estreme e ambienti urbani ossessivi. L’eredità visiva di Akira è evidente: l’effetto “bullet time” e le moto volanti sono stati più volte associati al design del film. Del resto, senza Akira, è difficile immaginare il cinema d’azione sci-fi degli anni 2000 con la stessa potenza visiva e quella fusione tra tecnologia, gioventù distrutta e metropoli in tumulto.

    Ghost in the Shell (1995)

    Con Ghost in the Shell di Mamoru Oshii, il concetto di identità e corpo digitale diventa puro cinema filosofico. Ambientato in un futuro in cui coscienze umane e intelligenze artificiali si fondono, l’anime ha ispirato direttamente The Matrix (1999): dal design dei cavi neuronali alle riflessioni sull’anima e la simulazione. I suoi intrecci politico-tecnologici e l’analisi della coscienza collettiva hanno influenzato Jonathan Nolan e Lisa Joy nella creazione di Westworld (2016–2022), così come Denis Villeneuve per Blade Runner 2049 (2017). Ma è stato citato anche da Alex Garland per Ex Machina (2014) e da Jonathan Glazer in Under the Skin (2013). Ghost in the Shell rimane ancora oggi un’opera che sfida il tempo: la sua fusione tra estetica cyberpunk e spiritualità orientale continua a guidare il cinema che riflette sull’uomo dentro la macchina.

    Neon Genesis Evangelion (1995–1996)

    Neon Genesis Evangelion di Hideaki Anno non è solo un anime sui robot: è una riflessione sull’angoscia, la solitudine e l’identità. Le sue battaglie apocalittiche tra Angeli e EVA hanno influenzato registi come Guillermo del Toro, che ha citato l’opera come fonte diretta per Pacific Rim (2013). Anche Darren Aronofsky ha tratto ispirazione da Evangelion per la tensione psicologica di The Fountain (2006). 

    Con il suo linguaggio simbolico e religioso, Neon Genesis Evangelion ha ridefinito la narrativa mecha, trasformandola in un dramma esistenziale che continua a ispirare chiunque provi a unire spettacolo e introspezione.

    Nausicaä della Valle del vento (1984)

    Diretto da Hayao Miyazaki, Nausicaä della Valle del vento è un poema ecologico e spirituale che ha ispirato profondamente James Cameron nella creazione di Avatar (2009). 

    L’anime del 1984 unisce pacifismo, natura e responsabilità dell’uomo, raccontando la lotta della principessa Nausicaä per salvare un mondo contaminato. Miyazaki concepisce la fantascienza come estensione morale del mito, e questo ha aperto la strada ai grandi blockbuster filosofici occidentali. In Nausicaä della Valle del vento, l’umanità e la natura sono due facce della stessa fragilità — una lezione che Hollywood ha imparato bene, spesso senza eguagliarla.

    Perfect Blue (1997)

    Satoshi Kon con Perfect Blue (1997) porta l’horror psicologico nell’era della celebrità digitale. La storia della cantante Mima, perseguitata da un fan ossessivo e dalla sua stessa immagine riflessa, ha influenzato direttamente Darren Aronofsky per Black Swan (2010), fino a riprodurre alcune inquadrature identiche. Il film esplora la scissione tra realtà e proiezione, corpo e identità — temi che ritornano anche in Requiem for a Dream (2000). Perfect Blue è un thriller disturbante che ha anticipato i pericoli della cultura dell’immagine molto prima dei social network, diventando una bussola per tutto il cinema sul doppio e sulla fama tossica.

    Paprika (2006)

    Sempre Satoshi Kon, con Paprika (2006), ci regala un viaggio visivo tra sogno e realtà. La storia della dottoressa Chiba e del dispositivo che permette di entrare nei sogni ha ispirato Inception (2010) di Christopher Nolan, che ne riprende l’idea di architettura mentale e i passaggi onirici a cascata. Il film è un’esplosione di immaginazione, con un linguaggio visivo che ha cambiato per sempre la rappresentazione del sogno nel cinema. Paprika dimostra come l’animazione giapponese possa affrontare temi complessi come la memoria e l’inconscio con una libertà che Hollywood ha solo tentato di imitare.

    Cowboy Bebop (1998)

    Creato da Shinichirō Watanabe, Cowboy Bebop (1998) è un noir spaziale che mescola jazz, malinconia e fantascienza pulp. La sua influenza estetica è riconoscibile in Guardiani della Galassia (2014) di James Gunn, ma anche nell’universo coreografico e solitario di John Wick (2014) di Chad Stahelski. Ogni episodio di Cowboy Bebop è un piccolo film di genere, una lezione di ritmo e colonna sonora. Watanabe ha dato al mondo uno spazio profondo e disordinato, abitato da cacciatori di taglie dal cuore spezzato — un modello di coolness che continua a definire l’action moderno.

    Attack on Titan (2013–2023)

    ConAttack on Titan di Hajime Isayama, la violenza diventa metafora politica e teologica. Tra muri ciclopici, titani cannibali e dilemmi morali, l’anime ha influenzato Denis Villeneuve (Dune: Part Two, 2024) e Zack Snyder (Rebel Moon, 2023) nel rappresentare la scala epica e la tragedia del potere. Attack on Titan è una riflessione sul sacrificio e la libertà che unisce la brutalità del corpo alla profondità dell’idea. Il suo approccio visivo e narrativo — tra horror, guerra e filosofia — ha ridefinito il concetto di epopea animata, diventando la Bibbia moderna del genere dark fantasy.

    Elfen Lied (2004)

    Elfen Lied di Mamoru Kanbe è un anime estremo e straziante che unisce violenza, dolore e empatia. La storia di Lucy, una ragazza dotata di poteri telecinetici e tormentata dal passato, ha influenzato direttamente i Duffer Brothers nella creazione di Stranger Things (2016–2025). L’idea di una bambina con poteri soprannaturali, prigioniera di esperimenti e capace di devastare il mondo con la mente, nasce proprio da qui. Elfen Lied combina body horror e tenerezza, spingendo l’animazione oltre i limiti del genere, e aprendo la strada a quella nuova sensibilità horror-emotiva che domina oggi la serialità americana.

    Jin-Roh: The Wolf Brigade (1999)

    Diretto da Hiroyuki Okiura e scritto da Mamoru Oshii,Jin-Roh: The Wolf Brigade è un thriller politico distopico ambientato in un Giappone alternativo, dove una polizia paramilitare affronta gruppi ribelli in una spirale di paranoia e tragedia. L’anime fonde realismo militare e metafora fiabesca, prendendo spunto da Cappuccetto Rosso per raccontare la perdita dell’innocenza. La sua estetica cupa e il tono apocalittico hanno avuto un impatto profondo sul cinema di fantascienza moderno: Denis Villeneuve ha spesso citato l’influenza di Mamoru Oshii nel plasmare l’atmosfera di Blade Runner 2049, mentre la critica ha accostato Jin-Roh alla visione disperata di I figli degli uomini (2006) di Alfonso Cuarón. Un capolavoro di silenzio e sangue, dove l’animazione diventa tragedia politica e lirismo visivo.

  • Da “A Knight of the Seven Kingdoms” a “Blade Runner 2099”: le serie TV più attese del 2026

    Da “A Knight of the Seven Kingdoms” a “Blade Runner 2099”: le serie TV più attese del 2026

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Puntuale come il ritorno in ogni stazione radio di All I Want for Christmas is You di Mariah Carey con l'arrivo del primo freddo, è arrivato quel momento dell'anno in cui si guarda a quello che arriverà per scoprire di quali nuove storie e personaggi faremo la conoscenza. 

    Se avremo la fortuna di tornare al Pittsburgh Trauma Medical Center al fianco del dottor Robby di Noah Wyle per la seconda stagione di The Pitt (2024), scoprire nuovi segreti sul passato dell'agente Xavier Collins di Sterling K. Brown in Paradise (2025) e sul campo da calcio con Jason Sudeikis per The Lasso 4 (2026), è anche vero che ci attendono nuove serie TV. Viaggeremo in mondi antichissimi e nel futuro, torneremo in cittadine infestate da vampiri e conosceremo più da vicino i dettagli di una storia d'amore romantica quanto tragica.

    Se vuoi scoprire di quali titoli di tratta, JustWatch ha stilato la classifica delle serie TV più attese del 2026.

    1. A Knight of the Seven Kingdoms

    Dopo Il trono di spade (2011-2019) e House of the Dragon (2022) è arrivato il momento del terzo adattamento televisivo de Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George R. R. Martin basato sui racconti “Tales of Dunk” e “Tales of Egg”. Si tratta di A Knight of the Seven Kingdoms , serie composta da sei episodi che vedrà come protagonisti Ser Duncan l'Alto (Peter Claffey) e il principe Aegon Targaryen (Dexter Sol Ansell) che si nasconde dietro la falsa identità dello scudiero Egg.

    Ambientata circa un secolo prima degli eventi de Il trono di spade, di cui funge da prequel, la serie avrà un taglio on the road seguendo i due protagonisti nelle loro peregrinazioni e racconterà un periodo di pace permettendo di scoprire un lato inedito dei Sette Regni. Niente draghi nei cieli e un tono più leggero che, invece di concentrarsi su intrighi e lotte per il potere, avrà un'atmosfera più intima.

    2. American Love Story

    Primo capitolo del nuovo spin-off antologico firmato da Ryan Murphy, American Love Story ci mostrerà il dietro le quinte di una delle relazioni più glamour e tragiche del XX secolo. Quella tra John F. Kennedy Jr. (Paul Kelly) e Carolyn Bessette (Sarah Pidgeon), l'erede della più celebre dinastia statunitense e la pubblicitaria membro dell'élite di New York.

    Una relazione vivisezionata dai media e conclusasi con la loro morte dovuta a un fatale incidente aereo. Dopo l'horror con American Horror Story (2011) e il crime con American Crime Story (2018), questa volta Murphy punta sull'amore. Ma dietro la patina romantica ci sarà sicuramente una critica all'ossessione di stampa e opinione pubblica per le vite private dei volti noti attraverso una delle coppie più famose degli anni '90. Nel cast anche Naomi Watts nei panni di Jacqueline Kennedy Onassis.

    3. VisionQuest

    In questi anni la Marvel ci ha abituati a serie TV da generi e toni sempre diversi, esempio dell'attenzione a voler diversificare il più possibile per regalare al pubblico esperienze originali. Ora con VisionQuest si appresta a svelare un altro lato ancora del suo universo. Spin-off di WandaVision (2021) e conclusione della trilogia proseguita con Agatha All Along (2024), la serie è la numero 18 del MCU e vede Paul Bettany tornare a vestire i panni di Visione i cui ricordi sono stati ripristinati dopo essere stato fatto tornare in vita nel finale dello show con Elizabeth Olsen.

    Creata da Terry Matalas, già nome dietroStar Trek: Picard (2020), la serie sarà un viaggio alla ricerca della propria identità da parte del protagonista sorretta da un tono più filosofico. Secondo le prime indiscrezioni ogni episodio dovrebbe avere uno stile diverso proprio come WandaVision in ogni puntata rendeva omaggio a un'epoca diversa delle sitcom americane 

    4. Blade Runner 2099

    Ambientata 50 anni dopo Blade Runner 2049 (2017), Blade Runner 2099 espande ulteriormente l'universo sci-fi immaginato da Ridley Scott con il cult del 1982. La serie vede protagoniste Michelle Yeoh nei panni di Olwen, una replicante alla fine della sua vita, e Hunter Schafer in quelli di Cora, giovane donna che cambia continuamente identità fino a quando non scopre che il fratello è in pericolo.

    Una serie indubbiamente molto attesa visto il peso che il franchise ricopre nell'immaginario collettivo. A far ben sperare la presenza di Scott come produttore esecutivo, mentre la showrunner è Silka Luisa che aveva già avuto modo di farsi notare con la serie Shining Girls (2022). Nel cast anche il nostro Maurizio Lombardi.

    5. Spider-Noir

    Nicolas Cage e Spider-Man. Un'accoppiata decisamente insolita. Eppure Spider-Noir si appresta ad essere una delle serie più attese del 2026. Ambientato in una versione alternativa di New York City negli anni '30, lo show segue l'anziano investigatore privato e supereroe sfortunato ai tempi della Grande Depressione. Otto episodi intrisi di noir che immergono le atmosfere classiche del fumetto in un contesto del tutto inedito.

    Inoltre, la serie sarà disponibile sia a colori che in bianco e nero così da restare quanto più possibile fedele al genere d’appartenenza. Non aspettatevi battaglie tra i grattacieli della Grande Mela, ma un racconto debitore del cinema e della letteratura hard boiled che al ritmo forsennato preferisce un respiro lento. Nel cast anche Lamorne Morris e Brendan Gleeson.

    6. Buffy the Vampire Slayer: New Sunnydale

    Non chiamatelo reboot! Sarah Michelle Gellar ha sottolineato più volte che Buffy the Vampire Slayer: New Sunnydale è una prosecuzione della serie di fine anni '90. Un ritorno che fa battere il cuore a qualsiasi spettatore che in quegli anni è stato adolescente ed è cresciuto con il teen drama soprannaturale con protagonista la Cacciatrice.

    L'attrice, anche produttrice esecutiva insieme a Dolly Parton, torna a vestire i panni del suo leggendario personaggio, ma questa volta sarà una mentore chiamata a guidare una nuova prescelta, Nova (Ryan Kiera Armstrong). Nora e Lila Zuckerman, già acclamate per Poker Face (2025), prendono il posto di Joss Whedon come showrunner, mentre alla regia dell’episodio pilota c'è il premio Oscar Chloé Zhao. Esattamente come la serie originale, anche qui la giovane protagonista sarà affiancata da un gruppo di amici e personaggi ricorrenti.

    7. Lanterns

    Se vieni descritta come la True Detective (2014) dell'Universo DC, è impossibile non attirare l'attenzione del pubblico. Stiamo parlando di Lanterns, serie TV con protagonisti i personaggi di Lanterna Verde, Hal Jordan (Kyle Chandler) e John Stewart (Aaron Pierre), chiamati a indagare su un omicidio in Nebraska che li porta a scoprire un mistero di vasta portata.

    Otto episodi molto attesi che mescoleranno le atmosfere crime e cupe tipiche del poliziesco con quelle della mitologia legata ai fumetti DC. Alla guida della serie in veste di showrunner Chris Mundy, produttore e sceneggiatore di Ozark (2017) e della già citata True Detective, che ha creato lo show insieme a Damn Lindelof (Lost, 2004) e il fumettista Tom King.

  • “Springsteen – Liberami dal nulla” e altri 10 migliori biopic musicali di sempre

    “Springsteen – Liberami dal nulla” e altri 10 migliori biopic musicali di sempre

    Alessandro Zaghi

    Alessandro Zaghi

    Editor a JustWatch

    C’è qualcosa di irresistibile nei biopic musicali. Il modo in cui riescono a farci entrare nelle storie di chi ha trasformato la propria vita in musica, di chi ha saputo raccontare il mondo attraverso una melodia o una frase scritta su un taccuino. Film in cui il cinema si incrocia con la musica, in cui si raccontano le canzoni e gli album attraverso le vite di chi li ha scritti.

    In questo solco arriva Springsteen – Liberami dal nulla, (2025) il nuovo film con Jeremy Allen White dedicato a Bruce Springsteen. Un film in cui il volto del Boss viene indagato nei suoi lati più intimi e inedito, portandoci in un viaggio che intreccia il senso del successo e del fallimento, il peso della memoria e del senso di colpa, tra le strade polverose del New Jersey e i fantasmi della sua giovinezza.

    E proprio da questa uscita nasce la nostra lista dei migliori music biopic di sempre: film che, come Liberami dal nulla, non si accontentano di celebrare un mito, ma cercano la persona dietro la leggenda. Dalla furia punk di Control (2007) alla visione pop e glitter di Rocketman (2019), passando per la malinconia di Walk the Line (2005) o la poesia beatnik di Io non sono qui (2007), ecco dieci titoli imperdibili che raccontano cosa significa vivere (e sopravvivere) per la musica.

    24 Hour Party People (2002)

    Più che un biopic, 24 Hour Party People è una festa dedicata alla scena musicale di Manchester tra anni ’70 e ’90. Michael Winterbottom racconta la nascita di Joy Division, New Order e Happy Mondays attraverso Tony Wilson, geniale fondatore della Factory Records. Questo film porta dritto dentro i party del mitico club The Haçienda, raccontando la follia di un’epoca dove tutto sembrava possibile, con un ritmo difficilmente eguagliabile. Perfetto per chi quest’estate è corso alla reunion degli Oasis e per chi sa a memoria Supersonic (2016), e non vede l’ora di scoprire le atmosfere della MADchester da cui nacquero i fratelli Gallagher.

    Ray (2004)

    Tra tutti i biopic inclusi in questa lista, Ray è certamente quello in cui l’attore protagonista (Jamie Foxx) è riuscito davvero a incarnare il corpo e l’anima dell’artista ritratto. L’infanzia, la cecità, il razzismo, il dolore, la capacità di superare ogni difficoltà grazie alla musica. Un biopic classico ma commovente, capace di vibrare tra gospel, blues e R&B, nel racconto di chi ha imparato a trasformare la sofferenza in arte. La storia travolge, la musica figurarsi, la prestazione di Foxx è impressionante per come riesce a riportare in scena il ritratto di Charles, tanto da valergli un Oscar come migliore attore. Forse qualche tocco risulterà un po’ idealizzato per rispecchiare le esigenze del cinema, ma questo è il film perfetto per chi ama le storie di riscatto, ancora meglio se raccontate attraverso l’arte.

    Walk the Line (2005)

    Con Walk the Line, James Mangold racconta la vita di Johnny Cash come una grande ballata country fatta di colpa, amore e redenzione. Joaquin Phoenix dà voce e corpo al “Man in Black” con intensità magnetica, mentre Reese Witherspoon (premiata con l'Oscar) riesce a portare sullo schermo un lato inedito di June Carter. Questo è un biopic nel senso più letterale del termine, un film che attraversa la vita del cantante, dall’ infanzia fino alle dipendenze a al riscatto di un uomo che ha trasformato il dolore in musica, ma sempre mantenendo al centro la storia d’amore più avvincente delle storia della musica pop. Consigliatissimo ai fan della musica di Cash, perfetto per chi cerca il lato più umano e tenero dietro la leggenda.

    Last Days (2005)

    Più che un biopic questo è il racconto di un’atmosfera asfissiante, del buio che circondò gli ultimi giorni di Kurt Cobain. Con Last Days Gus Van Sant firma uno dei suoi lavori più poetici e radicali, portando in scena la storia di Blake, alter ego del cantante dei Nirvana, toltosi la vita il 5 aprile del 1994. Il protagonista è ritratto in toni apatici, quasi come fosse un fantasma, tra silenzi e malinconia sospesa. Michael Pitt, in una delle sue prove migliori, prende sulle spalle un film che indaga il dolore, catturando la solitudine di un artista intrappolato nel proprio mito. Un film duro, non per tutti, ma consigliato a chi cerca un titolo che vada oltre il semplice biopic, capace di raccontare il buio di uno degli artisti più tormentati del rock.

    Control (2007)

    Anton Corbijn trasforma la tragedia di Ian Curtis in un bianco e nero di struggente bellezza. Sam Riley è straordinario nel ruolo del frontman dei Joy Division, un ragazzo fragile intrappolato tra l’arte, la malattia e la paura del successo. Ogni inquadratura sembra respirare il dramma e l’angoscia che circondava la figura di Curtis, tra i palazzi grigi di Manchester, le stanze spoglie, la distanza tra persone che non riescono più a parlarsi. Control non racconta una rockstar, ma il suo dolore e la depressione. Questo film è molto più di un semplice biopic, ma è cinema puro, fatto di musica, silenzi e sguardi. Come in Last Days l’atmosfera è claustrofobica, non consigliabile se cercate un titolo leggero, ma perfetto se volete un ritratto profondo e commovente di un anti-rockstar fragile e umana.  

    Io non sono qui (2007)

    Premessa doverosa, se cercate un biopic su Bob Dylan nel senso classico del termine, il consiglio è recuperare l’ottimo A Complete Unknown (2024), sempre che non l’abbiate già visto. Infatti, rispetto al film con Timothée Chalamet, in Io non sono qui Bob Dylan viene decostruito attraverso sei volti e sei anime che insieme compongono l’essenza di un artista inafferrabile. Cate Blanchett, Christian Bale, Heath Ledger, un cast che non cerca di riportare Dylan sullo schermo, ma di cogliere il cuore della sua poetica, dei personaggi delle sue canzoni, la libertà di essere continuamente altro da sé. Il film attraversa epoche, stili e linguaggi; è un esperimento audace, poetico, disorientante, ma anche incredibilmente fedele allo spirito del suo protagonista. Io non sono qui è per chi ama il cinema che apre porte su mondi impensabili e indefinibili, un viaggio dentro le metamorfosi infinite di un artista eterno. 

    Cadillac Records (2008)

    Con Cadillac Records, Darnell Martin ci porta nella Chicago anni Cinquanta, dove il blues diventa la voce di un’America che cambia. Adrien Brody è Leonard Chess, il fondatore dell’etichetta che lanciò Muddy Waters, Chuck Berry e Etta James. Con una versione da panico di At Last, Beyoncé regala una prova da attrice che andò oltre ogni previsione, straordinaria nei panni di Etta, capace di riportare la malinconia e che bruciò la cantante. Il film è un omaggio alle radici della musica moderna, un racconto corale che intreccia talento, dolore e discriminazione. È per chi ama i film che uniscono memoria e ritmo, perfetto per chi voglia scoprire le vere origini del rock and roll.

    Bohemian Rhapsody (2018)

    Oltre le righe, esagerato, maestoso, Bohemian Rhapsody è un film tale e quale al suo protagonista. Qui Freddie Mercury è ritratto a fondo, da un Rami Malek che riuscì a portare sullo schermo i lati più fragili e le insicurezze di uno dei frontman più potenti e carismatici di sempre. Una performance che valse all’attore protagonista l’Oscar del 2018, per un film che (nonostante qualche libertà narrativa sulla storia dei Queen) riesce a riportare pienamente la personalità di Mercury. Da applausi le scene in cui viene raccontato il concerto del Live Aid: cinema puro, sembra di essere a Wembley nel 1985. Un film che parla di libertà e identità, perfetto per chi cerca un ritratto larger-than-life come la voce del suo protagonista.

    Rocketman (2019)

    La storia di Elton John ma raccontata attraverso gli eccessi, i colori sfavillanti, i lati più teatrali del Baronetto della musica, ritratto nel suo lato più emotivo e nella sua immaginazione sfrenata. Più che un biopic questo è un musical vero e proprio, in cui l’attore protagonista Taron Egerton ha reinterpretato le canzoni più amate dai fan, Tiny Dancer, Your Song e, ovviamente,  Rocketman. Un film travolgente, che esplora la carriera e le cadute di Elton John, tra la fama planetaria e la solitudine del protagonista. Un film potente e realizzato con precisione, perfetto per chi ama il genere biopic ma nel suo lato più musicale e spettacolare.

    Elvis (2022)

    Solo Baz Luhrmann (Moulin Rouge, 2001)  poteva raccontare Elvis Presley con questa potenza visiva. Un film che è la perdizione di quella Las Vegas, la fama leggendaria e il suo lato oscuro, il luccichio del successo e le ombre della solitudine. Attraverso la performance impressionante di Austin Butler, Elvis diventa un caleidoscopio attraverso l’America che ha creato e distrutto il mito del Re, tra fan in delirio e il controllo ossessivo del suo manager, interpretato da Tom Hanks. Ogni scena è in equilibrio tra eccesso e malinconia, un musical barocco che restituisce il peso del mito e la fragilità dell’uomo. Elvis è per chi ama il cinema che osa, il melodramma rock che non ha paura di esagerare.

    Springsteen – Liberami dal nulla (2024)

    Bruce Springsteen non è solo il soggetto, ma l’anima stessa del racconto. Liberami dal nulla intreccia confessione e mito, portandoci dentro la mente di un artista che ha sempre trasformato la fragilità in forza e la provincia americana in poesia universale. Le immagini scorrono come una delle ballad del Boss, tra solitudine, fede e redenzione, fino a diventare un autoritratto sul senso di inadeguatezza e sulla grazia del ricominciare. È un film che parla di musica, certo, ma anche di chi cerca la libertà sapendo che non la troverà mai del tutto. Un film profondo che offre uno sguardo inedito su Springsteen, consigliato soprattutto a chi vuole scoprire il lato più fragile dell’artista “Born In The U.S.A”.

  • ​​I migliori film “Battle Royale”: 10 giochi di sopravvivenza per il 25° anniversario del cult giapponese

    ​​I migliori film “Battle Royale”: 10 giochi di sopravvivenza per il 25° anniversario del cult giapponese

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Nel 2000, Battle Royale di Kinji Fukasaku cambiò per sempre il cinema d’azione e di fantascienza. Il film, tratto dal romanzo di Koushun Takami, mostrava una classe di studenti costretti a uccidersi su un’isola per ordine del governo giapponese.

    Un’idea semplice e brutale, che divenne un manifesto della violenza istituzionale e della gioventù sacrificata. A venticinque anni di distanza, Battle Royale resta una pietra miliare: un’allegoria della competizione sociale, della perdita dell’innocenza e del voyeurismo mediatico. La sua eredità vive in film, serie e videogiochi che hanno trasformato la sopravvivenza in spettacolo. Ecco i 10 migliori film in stile Battle Royale, dove i protagonisti combattono per la vita in arene feroci, tra politica, psicologia e pura adrenalina.

    1. The Hunger Games (2012)

    Tra i discendenti diretti di Battle Royale, The Hunger Games è senza dubbio il più noto. Ambientato in un futuro distopico, segue Katniss Everdeen (Jennifer Lawrence), costretta a partecipare a un reality show in cui adolescenti si uccidono per intrattenere le élite di Panem. Il film di Gary Ross trasforma l’orrore sociale di Fukasaku in una parabola hollywoodiana sulla ribellione e la speranza. Pur più levigato e meno disperato, conserva la stessa carica sovversiva: un sistema che sfrutta i giovani come spettacolo. Chi ha amato il tono politico e l’epica di sopravvivenza può trovare un’eco interessante in Divergent (2014), dove la società è ancora una volta una prigione travestita da ordine.

    2. The Belko Experiment (2016)

    The Belko Experiment sposta l’arena di Battle Royale dentro un ufficio. In un grattacielo colombiano, una voce anonima ordina ai dipendenti di uccidersi a vicenda per sopravvivere. Il film, prodotto da James Gunn, è una feroce satira sul capitalismo e sull’obbedienza cieca. Le regole diventano meccanismi aziendali, i capi veri e propri burattinai del massacro. Come Fukasaku, anche McLean filma la violenza con ironia nera e ritmo serrato, ricordandoci quanto poco basti per scatenare la bestia sotto la superficie civile. Chi vuole restare in questo tono di anarchia aziendale può recuperare Mayhem (2017), che unisce umorismo e sangue in un contagio di follia da open space.

    3. The Condemned (2007)

    In The Condemned, dieci detenuti vengono spediti su un’isola per partecipare a un reality in cui solo uno potrà sopravvivere. Trasmesse in diretta streaming, le loro morti diventano contenuto virale per un pubblico invisibile. È Battle Royale nell’era di Internet, dove l’etica scompare dietro la spettacolarizzazione. Scott Wiper costruisce un action ruvido e violento che alterna scontri fisici a riflessioni sulla fame di intrattenimento. Se l’idea di “morte come show” vi affascina, Death Race (2008) di Paul W.S. Anderson propone una variante motoristica: prigionieri gladiatori che competono su auto da guerra in un reality televisivo.

    4. Cube (1997)

    Precedente a Battle Royale, Cube di Vincenzo Natali è il suo fratello filosofico. Sei sconosciuti si risvegliano in un labirinto di stanze cubiche piene di trappole letali, costretti a collaborare o morire. Non ci sono spettatori, solo il meccanismo crudele di un esperimento privo di scopo. Il film è claustrofobico, matematico, e spietatamente umano: la violenza nasce non dal sistema, ma dall’incapacità di fidarsi. L’angoscia esistenziale e il minimalismo visivo lo rendono un classico del survival psicologico. Chi ama enigmi e tensione può provare Exam (2009), altro thriller da camera che trasforma un colloquio di lavoro in una sfida mentale senza via d’uscita.

    5. Squid Game (2021 – 2025)

    La serie coreana di Hwang Dong-hyuk ha riportato il concetto di Battle Royale nell’immaginario globale. In Squid Game, centinaia di persone indebitate partecipano a giochi infantili con regole mortali, nella speranza di vincere un’enorme somma di denaro. La brutalità delle prove si mescola a una critica tagliente al capitalismo e alla spettacolarizzazione della sofferenza. Ogni episodio è un equilibrio perfetto tra intrattenimento e disperazione. La violenza non è gratuita: serve a mostrare quanto sia fragile la morale quando il sistema ti costringe a scegliere tra la dignità e la sopravvivenza. Chi cerca un’estetica simile, ma più enigmatica, può recuperare Alice in Borderland (2020), che trasforma Tokyo in una scacchiera letale.

    6. Il Buco (2019)

    Il Buco di Galder Gaztelu-Urrutia è un’allegoria verticale della disuguaglianza. In una prigione a più livelli, il cibo scende dall’alto: chi sta sopra banchetta, chi sta sotto muore. Il protagonista si ritrova a scalare (e discendere) questo inferno sociale dove la solidarietà è un’illusione. Come Battle Royale, è un esperimento che spoglia l’uomo di ogni ipocrisia. L’orrore nasce dal meccanismo stesso della società, non dal singolo carnefice. Il film unisce body horror e parabola marxista in un mix disturbante e brillante. Per chi apprezza questa metafora crudele del potere, Snowpiercer (2013) di Bong Joon-ho offre una versione orizzontale, altrettanto tagliente e visivamente potente.

    7. Escape Room (2019)

    Nel film di Adam Robitel, sei sconosciuti ricevono un misterioso invito a partecipare a un gioco di logica, ma presto scoprono che le stanze sono trappole mortali progettate per le loro paure. Escape Room combina l’enigma di Cube con la tensione competitiva di Battle Royale: ogni mossa è vita o morte, e la sopravvivenza dipende dall’ingegno. È un thriller pop e patinato, ma sorprendentemente efficace nel mostrare come la mente umana reagisca sotto pressione. Chi vuole un approccio più horror e morale può avvicinarsi a Saw (2004), dove la logica dei giochi si trasforma in lezione sanguinaria sul valore della vita.

    8. The Hunt (2020)

    Craig Zobel firma con The Hunt una satira ferocemente contemporanea. Un gruppo di ricchi progressisti rapisce e libera dodici persone “meritevoli di punizione” in un gioco di caccia all’uomo. Dietro il pretesto pulp, il film smonta le ideologie opposte dell’America moderna, mostrando come la violenza nasca dal moralismo di entrambe le fazioni. È ironico, spietato e sorprendentemente lucido: Battle Royale aggiornato ai social e alla guerra culturale. Per chi ama questo tono tra horror e sarcasmo, Ready or Not (2019) propone un’altra caccia aristocratica, ma con venature gotiche e un irresistibile humour nero.

    9. Gantz: O (2016)

    Basato sul manga di Hiroya Oku, Gantz: O racconta di persone morte che vengono “resuscitate” da una misteriosa sfera nera per combattere mostri alieni in missioni ad alto rischio. Ogni partita è un death game visivamente spettacolare e narrativamente crudele: chi sopravvive guadagna punti, chi fallisce muore di nuovo. L’azione in CGI è impressionante, ma sotto il ritmo da videogioco c’è un senso di destino e perdita che riecheggia Battle Royale. Chi apprezza questo intreccio tra fantascienza e sopravvivenza può riscoprire Edge of Tomorrow (2014), altro racconto dove la morte diventa un ciclo da superare per vincere.

    10. Nerve (2016)

    In Nerve di Henry Joost e Ariel Schulman, il “gioco” è digitale: un social network sfida gli utenti a compiti sempre più pericolosi in cambio di popolarità. Quando Vee (Emma Roberts) si unisce, scopre che la linea tra sfida e manipolazione è sottilissima. È una versione contemporanea e pop di Battle Royale, dove la pressione sociale sostituisce le armi e i like diventano strumenti di controllo. Colorato, ansiogeno e visivamente accattivante, Nerve denuncia la dipendenza da spettacolo e la perdita del limite morale. Chi vuole approfondire il tema della sorveglianza digitale può guardare The Circle (2017), che esplora la distopia della trasparenza totale.

  • Plot twist! 10 film con colpi di scena che hanno lasciato a bocca aperta i fan (senza spoiler)

    Plot twist! 10 film con colpi di scena che hanno lasciato a bocca aperta i fan (senza spoiler)

    Andrea Ballerini

    Andrea Ballerini

    Editor a JustWatch

    I colpi di scena sono uno degli elementi che possono rendere un film memorabile. In alcuni casi, il colpo di scena è talmente efficace che il film si riduce a questo momento clou e nient’altro. In ogni caso, questa scelta creativa viene utilizzata per giocare con le emozioni degli spettatori e lasciarli esterrefatti. Ovviamente, se il colpo di scena funziona e non è telefonato.

    Questa lista di JustWatch vi propone 10 colpi di scena che hanno lasciato a bocca aperta i fan. Ho scelto i film non solo in base all'unicità dei colpi di scena, ma anche considerando l’impatto di questi twist sulla totalità del film. In poche parole, questi colpi di scena devono avere senso nella trama generale della pellicola e non essere utilizzati solamente come una facile mossa per impressionare. Non ci sono spoiler!

    1. Fight Club (1999)

    Fight Club è uno di quei film che è diventato un tutt'uno con il colpo di scena principale. Il classico di David Fincher è sulla bocca di tutti quando si parla di colpi di scena nei film ed è per questo che non poteva mancare dalla lista. Fight Club (1999) è un grande esempio di come utilizzare un colpo di scena al servizio della trama e non come effetto fine a sé stesso. Basta riguardarlo per capire come le premesse per il coup de théâtre iconico vengano costruite in sordina. In questo modo, quando il twist avviene, lo spettatore ricollega questi indizi velati e ricostruisce a posteriori ciò che ha portato a questo colpo di scena. Questa, però, rimane la forza di Fight Club (1999). Gli indizi sono solo visibili a posteriori, impedendo allo spettatore di prevedere il colpo di scena.    

    2. Audition (2000)

    Il colpo di scena in Audition è un violento pugno allo stomaco, come molti altri capolavori eccessivi di Takashi Miike. Questo cambiamento improvviso nella trama non solo porta alla luce la vera natura di uno dei personaggi principali. È un vero cambiamento di atmosfera, oltre che di genere. Se per una buona parte di Audition (2000) assistiamo quasi a una commedia romantica con qualche tocco drammatico, il colpo di scena che introduce l’epilogo è una sferzata verso l’horror che nessuno poteva aspettarsi. Per lo meno, non con quel tipo di sfrontatezza, neanche per un maestro degli spettacoli eccessivi come Miike. Dopo decenni, questo cult rimane tra i preferiti della filmografia del regista giapponese anche grazie a questo colpo di scena impensabile.

    3. Memento (2000)

    Il 2000 è stato un anno ricco di colpi di scena iconici. Dopo la svolta orrorifica in Audition (2000), ecco un altro carico di questa lista. Memento è il film che ha cambiato per sempre la carriera di Christopher Nolan, grazie a una trama intricata, momenti di tensione fuori dal comune e il caro vecchio colpo di scena. Qui, la svolta è fondamentale perché mette chiarezza sulla vita fuori dal comune che conduce il protagonista Leonard (Guy Pearce). A mio avviso, la potenza di questo colpo di scena non si cela solamente nell’informazione svelata agli spettatori. È la decisione di Leonard dopo la rivelazione a lasciare ancora più aperta la bocca già spalancata di chi sta vedendo Memento (2000) per la prima volta.

    4. Old Boy (2003)

    Il colpo di scena di Old Boy è brutale tanto quanto quello di Audition (2000), anche se meno sanguinoso. Il secondo film della trilogia della vendetta di Park Chan-wook è sicuramente rimasto nella mente di molti proprio per la svolta improvvisa che lascia tutti esterrefatti. Il colpo di scena è anche simile a quello in Memento (2000) perché mette luce, finalmente, su ciò a cui lo spettatore ha assistito fino a quel momento. Old Boy (2003) non è solo riducibile a questa svolta, ma brilla anche per la magnifica prova di method acting dell’attore protagonista Choi Min-sik e per l’impareggiabile regia ultra tecnica di Park Chan-wook. Come gli altri due film citati in questo paragrafo, Old Boy (2003) è una di quelle pellicole difficili da dimenticare.

    5. Crazy, Stupid, Love (2011)

    Crazy, Stupid, Love è l’unica pellicola non drammatica presente nella lista. Fino a prova contraria, infatti, la tecnica del colpo di scena non è utilizzata solo in film dalle atmosfere seriose. Tuttavia, è proprio il contrasto tra i toni da commedia romantica e il momento drammatico della svolta che vale a Crazy, Stupid, Love (2011) una menzione nella lista. Come per Old Boy (2003), tutto ciò che avviene prima del colpo di scena è fondamentale perché serve a costruire le premesse per lo shock della rivelazione. Il film con Steve Carell, Ryan Gosling ed Emma Stone rimane uno degli esempi meglio riusciti dell’utilizzo di un colpo di scena in un film non drammatico.

    6. Prisoners (2013)

    Con Crazy, Stupid, Love (2011) finiscono le risate vere e proprie, anche se non mancano momenti ilari nel giallo moderno più avanti Cena con delitto - Knives Out. Prisoners di Denis Villeneuve è agghiacciante tanto quanto Audition (2000) e tratta del tema della vendetta similmente a Old Boy (2003). La vana ricerca di un colpevole da parte del protagonista trova la sua conclusione nel colpo di scena, ma quest’ultimo ha un effetto distruttivo sullo spettatore. Infatti, pur risolvendo il mistero non placa la frustrazione provata fino a quel momento, ma la esaspera. Lasciatemelo dire,  Prisoners (2013) non è adatto agli impazienti ed è decisamente sconsigliato ai deboli di cuore.

    7. Predestination (2014)

    Con Predestination entriamo in territori sci-fi e lo facciamo con una trama alla Nolan, arzigogolata e spalmata su diversi piani temporali. Il film con Ethan Hawke e Sarah Snook contiene un colpo di scena che lascia completamente disorientati gli spettatori. Nonostante i salti temporali rendano intricata la comprensione della pellicola alla prima visione, la svolta che cambia le carte in tavola è come un fulmine a ciel sereno. Nonostante non sia famoso come altre pellicole nella lista, questo film è diventato pian piano un cult proprio grazie al geniale colpo di scena che altera la mente di chiunque lo veda.

    8. Scappa - Get Out (2017)

    Il colpo di scena in Scappa - Get Out è tra i più terrificanti e agghiaccianti della lista e potrebbe competere con Audition (2000) e Old Boy (2003). Al contrario di Predestination (2014), la svolta di Scappa - Get Out (2017) non è impensabile. Tutti gli ingredienti del film fanno capire allo spettatore che ci sia qualcosa che non vada. Nonostante tutti gli indizi, però, nessuno poteva aspettarsi una rivelazione così macabra da far accapponare la pelle. Qui, il colpo di scena corona l’atmosfera di costante disagio che si percepisce man mano che la trama si dipana. Come i migliori horror, le persone apparentemente “normali” sono in realtà i veri mostri.

    9. Cena con delitto - Knives Out (2019)

    Rispetto a Scappa - Get Out (2017), i toni tornano a distendersi leggermente con Cena con delitto - Knives Out (2019). Dopo vari successi in ambito sci-fi, Rian Johnson torna a scenari da film del mistero con successo planetario. Costruito come un tipico whodunit hitchcockiano, Cena con delitto - Knives Out (2019) è un film completo tra trama, cast, regia, fotografia e contenuti. Come ogni giallo che si rispetti, però, il colpo di scena deve fare da padrone lasciando tutti a bocca aperta. Nel caso del film di Johnson, la svolta è inaspettata e perfettamente costruita per saziare la voglia di verità dello spettatore.

    10. Parasite (2019)

    Parasite è molto più del suo colpo di scena, anche se quest’ultimo è tra i più inaspettati e riusciti di sempre. Girato da un altro regista, il film avrebbe puntato ancora di più sul colpo di scena. Tuttavia, la bravura smisurata di Bong Joon Ho rende la svolta di Parasite (2019) solo un altro dei tasselli dell’opera, a cui si aggiungono una non velata critica sociale, inquadrature da maestro e una trama ricca di tensione fin dagli inizi. Il colpo di scena del film aggiunge un altro strato alla storia ed è strettamente legato al tema delle disuguaglianze sociali, risultando quindi non fine a sé stesso ma parte integrante del messaggio finale del film.

  • Da Laurie Strode a Sidney Prescott: le 10 migliori final girl del cinema horror

    Da Laurie Strode a Sidney Prescott: le 10 migliori final girl del cinema horror

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Quanti horror abbiamo visto in cui le vittime erano giovani donne indifese perseguitate da serial killer brutali? Innumerevoli. Ma è vero anche che la storia del cinema horror è costellata di eroine. Le cosiddette final girl. Quei personaggi femminili, cioè, che alla fine di un film dell'orrore sono gli unici ad essere sopravvissuti alla follia omicida dei loro antagonisti. 

    Un termine coniato nel 1987 dalla studiosa di cinema americano Carol J. Clover nel suo articolo, Her Body, Himself: Gender in the Slasher Film, in cui analizzava quali erano gli elementi che le rendevano tali.

    Quello che appare lampante è come si siano evolute nel corso dei decenni. Una trasformazione che è andata di pari passo con quella della società. Se all'inizio, infatti, erano donne in pericolo messe in salvo dall'eroe di turno, con il passare del tempo hanno assunto una loro indipendenza tale da far sì che non ci fosse più bisogno di una controparte maschile pronta a trarle in salvo.

    Se siete curiosi di scoprire chi sono, JustWatch ha stilato la classifica delle 10 migliori final girl di tutti i tempi.

    10. Tree Gelbman (Jessica Rothe) - Auguri per la tua morte (2017)

    Prendete la struttura narrativa di Ricomincio da capo (1993) e aggiungete un serial killer degno di Ghostface in Scream. Se l'idea vi stuzzica allora non potete perdervi Auguri per la tua morte. Horror comedy con protagonista Jessica Rothe nei panni di Tree Gelbman, studentessa universitaria uccisa la sera del suo compleanno che, la mattina seguente, si risveglia intrappolata in un loop temporale per il quale rivive costantemente il suo ultimo giorno.

    Se inizialmente Tree è il prototipo della ragazza superficiale ed egocentrica, con il passare dei giorni (e delle morti), la vediamo trasformarsi e confrontarsi con le sue mancanze e difetti mentre cerca di scoprire l'identità del suo assassino. Una final girl la cui salvezza sta tutta nella consapevolezza interiore che la trasforma in un essere umano migliore e le permette di trovare la giusta via per la salvezza.

    9. Grace Maccaullay (Samara Weaving) - Finché morte non ci separi (2019)

    Famiglia che vai, tradizioni che trovi. Potremmo sintetizzare così la trama di Finché morte non ci separi, black comedy con protagonista Samara Weaving nei panni della novella sposa Grace Maccaullay. Ma da neo moglie a final girl il passo è brevissimo. Quello che il marito non le ha mai detto è che la sua famiglia, allo scoccare della mezzanotte del giorno delle loro nozze, si riunirà per un macabro nascondino in cui tutti cercheranno di ucciderla per scongiurare una maledizione che credono affligga la loro ricca casata.

    È così che Grace è costretta a trasformarsi nel giro di una manciata di minuti da giovane donna in pericolo a predatrice a sua volta, utilizzando armi improvvisate per combattere i suoi aggressori e sopravvivere alla notte più lunga della sua vita. Una final girl astuta che utilizza il suo ingegno per salvarsi e capovolgere la situazione da incubo in cui si è ritrovata suo malgrado.

    8. Ginny Field (Amy Steele) – L'assassino ti siede accanto (1981)

    Ginny Field è la seconda final girl della saga horror Venerdì 13 iniziata nel 1980 con il film omonimo che ha visto protagonista l'Alice Hardy di Adrienne King e proseguita con L’assassino ti siede accanto. Abbiamo scelto di inserire Ginny nella nostra classifica perché per salvarsi dal sanguinario Jason Voorhees utilizza il suo intelletto e la sua formazione in psicologia infantile per confonderlo e manipolarlo. 

    A cinque anni di distanza dal massacro di Crystal Lake, infatti, la ragazza lavora come consulente in un campo estivo ritrovandosi faccia a faccia con il serial killer al quale, indossando il maglione della madre defunta, farà credere di essere lei per convincerlo a deporre la sua arma e guadagnare tempo per poterlo colpire. Un classico del genere horror per una final girl da manuale.

    7. Ellen Ripley (Sigourney Weaver) - Alien (1979)

    Qualcuno potrebbe storcere il naso e pensare che il genere fantascientifico non si sposi bene con le final girl. Ma soffermatevi un attimo a pensare a Ellen Ripley, la protagonista della saga di Alien con il volto di Sigourney Weaver. È uno dei membri dell'equipaggio dell'astronave Nostromo che, nel 2122, è in viaggio verso la Terra.

    Sono tutti immersi in uno stato di ipersonno, almeno fino a quando non ricevono una chiamata di emergenza da un altro pianeta che finisce per tradursi in una tragedia causata da una creatura aliena, lo Xenomorfo. È così che Ripley si ritrova ad essere una final girl in piena regola. Ma non c'è destino o fortuna nella sua salvezza, bensì una mente razionale e uno spirito da leader che la guidano con la freddezza necessaria per affrontare la minaccia extraterrestre.

    6. Sally Hardesty (Marilyn Burns) - Non aprite quella porta (1974)

    La sua risata isterica e terrorizzata sul retro di un pick-up mentre, ricoperta di sangue, riesce a mettersi in salvo dalla follia omicida di Leatherface è una delle sequenze più celebri e iconiche del cinema horror. Sally Hardesty è, senza ombra di dubbio, una delle final girl più importanti e celebri mai apparse sul grande schermo. A differenza di molti altri personaggi femminili protagonisti di pellicole appartenenti al genere dell'orrore, quello interpretato da Marilyn Burns in Non aprite quella porta è al centro di un'agonia fisica e psicologica raccapricciante che le costerà molto in termini di salute mentale.

    Molto distante dalle eroine femminili contemporanee che hanno un maggior potere in termini di azione e decisioni, Sally appartiene a un'altra categoria. Quella delle vittime che non attaccano il loro aggressore. Ma l'orrore che vive sulla sua pelle è la testimonianza di un potere maschile patriarcale e sessista che ha agito incontrastato a lungo.

    5. Maxine Minx (Mia Goth) – X: A Sexy Horror Story (2022) e MaXXXine (2024)

    Con la trilogia di X, Ti West ci regala un omaggio a grandi classici dell'horror come Non aprite quella porta e Psyco (1960). Al centro del primo e dell'ultimo capitolo, X: A Sexy Horror Story e MaXXXine, c'è la final girl con il volto di Mia Goth.

    Stiamo parlando di Maxine Minx, giovane ragazza desiderosa di sfondare a Hollywood che, grazie alla sua ambizione e a una buona dose di cinismo ed egoismo, riesce a sopravvivere alle mire omicide di una coppia di anziani prima e di un serial killer poi. Ben lontana dall'essere una vittima innocente, Maxine incarna il ritratto di una final girl determinata e con un suo lato oscuro. È proprio la sua sete di popolarità a tenerla in vita e a fare di lei una delle più popolari final girl degli ultimi 20 anni.

    4. Jaime "Jay" Height (Maika Monroe) - It Follows (2014)

    Maika Monroe è il volto della final girl del XXI secolo. A guardare alla sua filmografia, da Watcher (2022) a Non siamo soli (2022) fino a Longlegs (2024), sono molti i film nei quali l'attrice ha vestito i panni della protagonista alle prese con serial killer ed entità aliene malefiche. Ma con It Follows ha incarnato la final girl moderna per antonomasia in un film impossibile da dimenticare.

    L'attrice interpreta Jay, una ragazza che dopo un incontro sessuale resta vittima di una maledizione che consiste nell'essere inseguita da un'entità soprannaturale che può assumere qualsiasi forma. L'unico modo per liberarsene è attraverso un altro rapporto intimo. Un film terrificante perché la paura è tutta giocata sul piano psicologico. Un horror audace, intelligente, originale che ci regala una final girl terrorizzata quanto combattiva che affronta la minaccia impalpabile grazie alla sua arguzia e all'aiuto di un gruppo di amici.

    3. Julie James (Jennifer Love Hewitt) – Il franchise di So cosa hai fatto (1997)

    Sul terzo gradino del podio non poteva che esserci Julie James, interpretata da Jennifer Love Hewitt, nel franchise slasher iniziato con So cosa hai fatto (1997). Un film nato sulla scia del successo di Scream che ha saputo, però, creare una propria mitologia dell'orrore. La storia è quella di un gruppo di amici che, involontariamente, investe e uccide un uomo. Il gruppo stringe quindi un patto per coprire la loro responsabilità. 

    Ma, a un anno di distanza dall'incidente, un assassino munito di uncino li perseguita in cerca di vendetta. L'attrice è comparsa anche nel sequel del 1998, Incubo finale, e nel quarto capitolo della saga, So cosa hai fatto (2025). Da eroina teen e final girl anni '90, Julie James si è trasformata con il tempo in una sorta di mentore o punto di riferimento per un nuovo gruppo di adolescenti perseguitati dal Pescatore, passando loro il (nefasto) testimone.

    2. Sidney Prescott (Neve Campbell) - Il franchise di Scream

    Un anno prima di So cosa hai fatto, il pubblico ha fatto la conoscenza di quella che a tutti gli effetti è la reginetta delle final girl anni '90: Sidney Prescott. È lei la protagonista di Scream, saga slasher in cui un serial killer con la maschera di Ghostface tenta di ucciderla più e più volte. Non prima, però, di averla minacciata o provocata attraverso ripetute telefonate.

    Sidney, interpretata da Neve Campbell, è l'eroina che rifiuta l'etichetta di vittima e che resiste ai numerosi tentativi di omicidio grazie a una conoscenza profonda delle dinamiche horror. Una sopravvissuta che non si è lasciata spezzare dal male e dai traumi e che alla fuga ha sempre preferito il confronto con i suoi aggressori. Un modello per qualsiasi altra final girl futura.

    1. Laurie Strode (Jamie Lee Curtis) - Il franchise di Halloween

    Non poteva che essere Laurie Strode a svettare sul primo gradino del podio dedicato alle migliori final girl di tutti i tempi. La protagonista della saga di Halloween iniziata nel 1978,  interpretata da Jamie Lee Curtis, è l'esempio principe quando si parla di eroine horror.

    Da adolescente innocente braccata dal serial killer psicopatico che risponde al nome di Michael Myers, capitolo dopo capitolo, Laurie si trasforma in una combattente che non arretra di un centimetro per difendere se stessa o le persone che ama. Per arrivare a quella forza e consapevolezza, però, la donna attraversa un periodo caratterizzato da un forte stress post-traumatico e dall'alcolismo. Sarà la trilogia finale diretta da David Gordon Green, iniziata nel 2018, a permetterle una risalita emotiva che, a distanza di quasi 50 anni dal primo capitolo fa di lei ancora la final girl per eccellenza.

  • “È colpa mia?”, “After” e tutti gli altri film tratti da storie scritte su Wattpad

    “È colpa mia?”, “After” e tutti gli altri film tratti da storie scritte su Wattpad

    Alessandro Zaghi

    Alessandro Zaghi

    Editor a JustWatch

    Partito come un semplice sito di fanfiction con cui gli utenti condividevano le storie scritte tra i banchi di scuola, diventato una vera e propria miniera d’oro per il cinema e le piattaforme streaming. Le storie nate su Wattpad sono il perfetto riflesso di un’epoca in cui viviamo, in cui il romanticismo si vive online, tra amori adolescenziali impossibili e disperati, talvolta tossici.

    Ed è per questa ragione che, dalle pagine digitali ai set di Netflix e Prime Video, il passaggio è stato naturale. After (2019) ha aperto la strada, È colpa mia? (2023) l’ha trasformata in un fenomeno globale. Alcuni titoli puntano tutto su storie ad alto contenuto ormonale, altre sul melodramma, altre ancora provano a raccontare l’adolescenza così com’è, senza strafare. 

    Per questo abbiamo fatto una lista di tutti i film adattati dai racconti uploadati su Wattpad, scegliendo i dieci migliori da cui partire, riportati dal meno riuscito ai più interessanti o iconici. Trovate la lista completa in fondo all’articolo. Buon binge watching!

    Dalla mia finestra (2022)

    Con Dalla mia finestra si viene catapultati in un racconto Wattpad fatto di passione giovanile a tutto spiano, in una storia d’amore rovente che dilaga sulla rete  Wi-Fi che separa i due vicini di casa Raquel e Ares. La trama? Lei introversa e sognatrice, lui arrogante e irresistibile, una coppia impossibile ma per questo impossibile da fermare (insomma, ci siamo capiti). Tuttavia il film trova il suo perché proprio nei contrasti che alimentano la relazione tra i due protagonisti, tra sensualità e tenerezza, amore e ossessione, desiderio e paura, ed è proprio questo saliscendi che riesce a dare questo titolo il ritmo giusto del guilty pleasure travolgente. Ideale per chi cerca un mix tra Elite (2018) e L’estate nei tuoi occhi (2022), ma con un tocco più oscuro e audace.

    The Kissing Booth (2018)

    Ciò che distingue The Kissing Booth rispetto agli altri film del genere è la sua leggerezza. Qui non si cerca il melodramma a tutti i costi, ma con la storia di Elle e Noah si mescolano toni più vicini alla teen comedy in stile Disney Channel. Alcune parti della trama tuttavia possono far storcere il naso (soprattutto la gelosia del protagonista maschile) tuttavia questo film resta un ritratto sincero di quella confusione adolescenziale in cui tutto sembra “per sempre”. Perfetto per chi cerca una commedia romantica leggera, consigliato anche per riscoprire le origini di uno degli attori più in voga del momento, Jacob Elordi.

    È colpa mia: Londra (2025)

    Con È colpa mia: Londra la saga Culpables approda oltremanica, spogliandosi degli eccessi stilistici delle origini per abbracciare un tono più maturo e malinconico. Qui ci trasferiamo in una Londra piovosa e introspettiva, dove il dramma si mescola al coming-of-age. Il film rinuncia all’adrenalina delle corse clandestine, per concentrarsi sulle emozioni represse, sul senso di distanza e sul bisogno di crescere. Meno guilty pleasure, questo titolo investiga di più sull’ evoluzione dei personaggi e dà al franchise un respiro più adulto. Questo adattamento è consigliato a chi è cresciuto con la serie Wattpad per eccellenza e vuole scoprirne il lato più riflessivo.

    Perfect Addiction (2023)

    Perfect Addiction porta il dramma romantico dentro una palestra di MMA, e già questo basta a distinguerlo dagli altri film del genere. Qui passione e botte vanno a braccetto, e il ritratto della  protagonista è decisamente altro rispetto alla solita teen “bella e innocente” in stile Wattpad. I toni da melodramma teen rimangono, ma la storia parla meno di amore disperato, concentrandosi più sul come imparare a rialzarsi. Un titolo meno struggente e decisamente più “fisico”, consigliato a chi cerca una trama più ritmata e decisa, con personaggi diversi dal solito

    After 3 (2021)

    Con il terzo capitolo della saga, After apre il gas, trasformandosi in una telenovela contemporanea, senza se e senza ma. Tradimenti, bugie, riconciliazioni, un eterno tira e molla in slow motion, colonna sonora strappalacrime. Insomma, le regole del teen drama perfetto. Tuttavia, rispetto ai capitoli precedenti, After 3 è quello che convince di più, anche se la storia ormai funziona da sola, anche a costo di sembrare ripetitiva. In linea con il resto della saga, a farla da padrone è ancora il saliscendi dei protagonisti – l’amore distruttivo, il cadere per poi rialzarsi e così via. Come si dice pure? Squadra che vince non si cambia, ed ecco perché anche questo film ha tutte le carte in regola per diventare il vostro nuovo guilty pleasure. Perfetto per chi cerca un titolo leggero ma ad alta carica emotiva.

    Virtualmente reale (2021)

    Tra i tanti adattamenti da Wattpad, Virtualmente reale è uno dei titoli più delicati, uno dei pochi film del genere che vira verso note più gentili e meno drammatiche. Una commedia romantica messicana che parla di due liceali, Vale e Alex, che si detestano nella vita reale ma iniziano a scriversi per errore senza sapere chi siano davvero. È una storia leggera, vivace, che preferisce l’ironia ai conflitti tossici. In questo film il tono resta sempre luminoso, quasi spensierato, senza mai inoltrarsi nelle spine degli amori tormentati. Un film pensato per un pubblico più giovane, per chi ama le storie d’amore da sogni ad occhi aperti, che racconta l’adolescenza con affetto ma senza mai esagerare.

    Float (2023)

    Finalmente un’anomalia nel mondo Wattpad, nessun amore tossico, ma una storia tenero, luminoso, ma la storia di due ragazzi che imparano ad amarsi senza distruggersi. Una commedia romantica estiva, con personaggi credibili e dialoghi che non eccedono mai. Sicuramente meno spettacolare rispetto alla concorrenza, ma più delicato, perfetto per chi cerca una pausa dalle relazioni tossiche e vuole riscoprire la semplicità dell’amore genuino. Un titolo che ricorda Tutte le volte che ho scritto ti amo (2028), ma con un tono più realistico e malinconico, da guardare con il cuore leggero.

    After (2019)

    Tratto inizialmente da una fanfiction su Harry Styles, After è il punto zero di tutto, il titolo da cui tutto è partito. Questo è il film che ha trasformato Wattpad da piattaforma di scrittura a fabbrica di cult adolescenziali. Al centro del racconto Tessa e Hardin, l’eterno conflitto teen tra innocenza e ribellione. Lei timida e determinata, lui bello e maledetto. Insomma, nulla di nuovo, ma il format è collaudatissimo e non sbaglia mai. Una storia d’amore tormentata, un amore tossico che ha rapito milioni di spettatori in tutto il mondo. Certo, un film a tratti esagerato e lontano anni luce da qualsiasi spiraglio di realismo, ma funziona proprio per questo. Un manifesto del guilty pleasure moderno, perfetto per chi ama le storie d’amore totalizzanti, che bruciano di passione. After resta un punto di riferimento imprescindibile per i fan del genere.

    Fabbricante di lacrime (2024)

    Con Fabbricante di lacrime, anche l’Italia entra nel panorama Wattpad, e lo fa anche con una certa arroganza. Tratto dal romanzo di Erin Doom, questo titolo ha un estetica più originale rispetto agli altri film inclusi in questa lista, toni più cupi, quasi gotici. C’è il trauma infantile dei due protagonisti, il loro dolore passato, il desiderio di superarlo insieme. Un film che parla di crescita e dolore, e che trova proprio nella fragilità dei protagonisti la sua forza più autentica  Rispetto a È colpa mia? Qui il tono è più fiabesco, i colori più oscuri, consigliato più a chi cerca un romanticismo più intimo.

    È colpa mia? (2023) 

    È colpa mia? è il titolo che ha confermato Wattpad come marchio globale di intrattenimento. La storia di Noah e Nick ormai la conoscono tutti, sicuramente dai 25 anni in giù nessuno è escluso. Corse clandestine, un amore proibitissimo, un’attrazione irresistibile. Rispetto alla concorrenza, questo titolo si distingue da un'estetica che sembra presa da un videoclip musicale, in cui i toni teen drama e quelli action sono messi in un equilibrio volutamente eccessivo. Rispetto al capostipite After qui andiamo più verso la soap, ma rivista in maniera super contemporanea. Se state cercando il guilty pleasure perfetto, ricco di passione e ribellione giovanili, siete nel posto giusto.

  • Troppa paura? Ecco 10 film horror non troppo spaventosi adatti a bambini e famiglie

    Troppa paura? Ecco 10 film horror non troppo spaventosi adatti a bambini e famiglie

    Sarah Grossi

    Sarah Grossi

    Editor a JustWatch

    Halloween può essere una tradizione divertente, ma per chi non ama il genere, è davvero un peccato saltare la tradizionale visione di un film horror in compagnia! Fortunatamente, negli anni, sono stati realizzati diversi film che presentano elementi tipici dei racconti del terrore, ma non si spingono mai troppo oltre: niente violenza, sangue, serial killer o temi eccessivamente cupi e pesanti.

    Al contrario, questi titoli mischiano il terrore all’avventura, alla commedia e al fantasy. Per accontentare tutti – tra cui bambini, famiglie e spettatori che solitamente non guardano film horror – noi di JustWatch abbiamo stilato una lista dei 10 film spooky ma non spaventosi perfetti da guardare in famiglia (anche con i più piccoli) o con amici. Tra film d’animazione classici e uscite recenti che forse non conoscete, vediamo tutti i titoli adatti ai non-amanti dell’horror!

    1. Nightbooks (2021)

    Ami leggere? Ma soprattutto, ami scrivere? Perché è proprio questo che tiene il giovane Alex e la sua amica Yasmin al sicuro in casa (o meglio, appartamento) di una strega di New York: la scrittura di storie dell’orrore. Ogni sera, la strega rincasa per ascoltare uno dei racconti del piccolo aspirante scrittore. Ma durante il giorno, i due ostaggi hanno modo di esplorare l’enorme abitazione della strega… Nightbooks è una storia commovente con elementi tipici dell'horror che parla direttamente a tutti coloro che hanno un interesse, lasciando intendere che forse il vero terrore – al di là di streghe, fantasmi, foreste oscure e creature mostruose – si incontra solo quando la fiamma di quella passione si spegne. Consigliata vivamente a tutti coloro che si sentono un po’ “fermi” e a chi cerca una perfetta via di mezzo fra commedia e horror non troppo infantile.

    2. Hotel Transylvania (2012)

    Non volete guardare niente di spaventoso ma non volete neanche rinunciare ai classici mostri della letteratura e del cinema? Hotel Transylvania è il film d’animazione che fa per voi. Stavolta, però, il Conte Dracula si limita a gestire un hotel e, contrariamente alla reputazione che gli ha donato lo scrittore Bram Stoker, teme il mondo esterno e rimane chiuso nel suo castello. Ecco perché fa di tutto affinché la figlia Mavis non ne sia attratta. Ma naturalmente, le cose non andranno come previsto… Perfetto anche per i più piccoli, Hotel Transylvania è una piacevole film di un’ora e mezza che gioca con gli archetipi dei classici dell’horror, tra tradizione e contemporaneità. Se amate ritrovare personaggi conosciuti in chiave comica e sopra le righe come in Shrek (2001) questo film è ciò che cercate.

    3. Chi ha paura delle streghe? (1990)

    I bambini hanno paura delle streghe: la premessa è semplice, ma ha portato al successo uno dei romanzi più noti di Rohal Dhal, Le streghe (1983). Il film vede protagonisti un bambino e sua nonna che si trovano in un albergo durante una vacanza. Quello che non sanno, è che la sala grande dell’hotel è stata riservata a un gruppo di streghe per la loro convention annuale. Nostalgico per i più adulti e preziosa scoperta per i più giovani, Chi ha paura delle streghe? mette d’accordo grandi e piccini grazie alla vincente interpretazione di Angelica Huston nel ruolo della Strega (impossibile non ricordarla anche nelle vesti della spettrale Morticia Addams) e al duo nonna e nipote, che insieme si sostengono in una divertente – ma sufficientemente inquietante – caccia alle streghe. Se le streghe sono il vostro personaggio di Halloween preferito e avete amato Hocus Pocus (1993), questo film è imperdibile.

    4. Monster House (2006)

    Questo divertente film d’animazione in stop motion si apre con una premessa già vista in tanti film: in un quartiere residenziale, c’è una casa inquietante in cui vive un anziano scorbutico che trasmette inquietudine e ostilità a tutti… ma quello che i giovani DJ, Timballo e Jenny scopriranno è tutto fuorché banale. Monster House unisce perfettamente commedia slapstick a elementi horror creativi e originali, partendo da una premessa narrativa conosciuta e prendendo una direzione che saprà stupire grandi e piccini. Se amate i film d’animazione come La famiglia Addams (2019) che abbondano di elementi comici senza però rinunciare a un’atmosfera cupa e un leggero dark humor, Monster House è il film che cercate.

    5. Piccoli Brividi (2015)

    Chi ricorda con piacere (e terrore) la famosa serie tratta dai racconti di R.L.Stine, non può perdersi il film, fruibile anche alle nuove generazioni e a chi non ha familiarità con gli episodi dello show originale. In questo Piccoli Brividi, incontriamo direttamente lo scrittore Stine, che per tenere a bada tutte le creature dei suoi libri (da Slappy il Pupazzo Parlante agli inquietanti gnomi da giardino viventi) le ha intrappolate nei suoi manoscritti. Inutile dire che qualcuno aprirà i volumi rilasciando gli orrori per la città… Questo simpatico Pagemaster (1994) in chiave horror-comica intrattiene tutti i tipi di spettatori, specialmente quelli (di ogni età) che amano mostri e creature spaventose di ogni genere. Vi attende una carrellata di mostruosità diverse, ma senza il terrore agghiacciante tipico degli horror! Solo un po’ di… piccoli brividi.

    6. Scooby-Doo (2002)

    Anche se non lo si è mai visto, Scooby-Doo (1969) è uno di quei cartoni animati che è impossibile non conoscere. Fred, Daphne, Velma e Shaggy sono quattro amici che, insieme al cane Scooby, risolvono misteri di natura sovrannaturale. E dal piccolo al grande schermo il passo è stato breve e di gran successo; Scooby-Doo (2002) con Sarah Michelle Gellar e Rowan Atkinson è oggi una commedia cult. Pur non essendo un film al 100% fedele ai personaggi e alle storie, è un’ottima scelta per chi cerca un tipo di intrattenimento sgangherato, assurdo e che non si prende mai sul serio, in cui l’elemento comico supera di gran lunga quello leggermente horror. Se amate l’umorismo fuori di testa alla Alvin Superstar (2007) con l’aggiunta di qualche mostro e maniero infestato, questo film fa per voi.

    7. Haunted Mansion (2023)

    Chi conosce i parchi divertimenti Disney sa bene che il colosso statunitense ha prodotto numerosi adattamenti cinematografici ispirati alle attrazioni più famose, da I Pirati dei Caraibi(film dal 2003 al 2017) a Jungle Cruise(2021). L’adattamento più recente è anche il più spettrale: La casa dei fantasmi. Già portata sul grande schermo da un film con Eddie Murphy nel 2003, la Haunted Mansion è tornata al cinema con un nuovo adattamento spettrale e commovente. Haunted Mansion è il film perfetto da guardare con tutti i membri della famiglia; gli adulti e gli adolescenti ne sapranno apprezzare le scene più intense a livello emotivo che il film presenta oltre ai classici e molto ben fatti elementi spooky, che renderanno comunque felici anche gli spettatori un po' giovani (e temerari) alla ricerca di qualche brivido “da grandi”! Per chi cerca una storia che sia al contempo soprannaturale e profondamente umana, Haunted Mansion è la scelta perfetta.

    8. Frankenweenie (2012)

    Se Hotel Transylvania mette al centro della vicenda il vampiro Dracula nella sua forma più classica, Frankenweenie reinterpreta la storia e i temi del romanzo di Mary Shelley in chiave moderna. La storia vede protagonista piccolo Victor, un aspirante scienziato che, dopo aver perso l’amato cagnolino, cerca un modo per riportarlo in vita con un esperimento scientifico. Questo film d’animazione in bianco e nero (per celebrare i classici dell’horror!) non è un blockbuster né uno dei più famosi film di Tim Burton, ma chi cerca un film semplice, colmo di personaggi caratteristici (dalla bambina con il suo gattino profetico all’eccentrico professore di scienze di Victor) dalle tinte tetre e malinconiche ma mai troppo dark, troverà ciò che cerca. Se tutti in famiglia o nel vostro gruppo di amici hanno amato Nightmare Before Christmas (1993) e La sposa cadavere (2005), la visione di Frankenweenie è d’obbligo.

    9. Hubie Halloween (2020)

    Chi adora Adam Sandler? Ebbene, anche uno dei più noti attori comici statunitensi ha recitato in un film a tema Halloween. Ma non temete, Sandler ha comunque avuto occasione di sfoggiare la sua verve comica (e tenera). In Hubie Halloween, interpreta il timido e fifone Hubie, che ironicamente abita a Salem, in Massachusetts. Una serie di misteriose sparizioni lo costringeranno però a raccogliere tutto il suo coraggio per difendere gli abitanti della città. Hubie Halloween è un piacevole film commedia con elementi horror mai eccessivamente cupi, senza pretese e che propone una formula familiare a tanti spettatori, mescolando misteri, qualche brivido e tanti buoni sentimenti adatti a tutta la famiglia e a tutti gli spettatori che si sentono un po’ fifoni come Hubie.

    10. Casper (1995)

    Non solo il mondo di Scooby-Doo è stato trasposto sul grande schermo con attori in carne e ossa (più o meno!). Qualche anno prima, uscì al cinema il film tratto dal cartone Casper (iniziato negli anni Sessanta), che conquistò i cuori di parte della critica e della maggioranza degli spettatori. La storia è quella della giovane Kat e del padre Harvey che si trasferiscono in una casa… infestata. Ma non tutti i fantasmi sono malvagi. Al contrario, Kat stringerà un’importante amicizia con uno di loro. Nonostante un buon numero di scene siano divertenti e piuttosto comiche, questo Casper è consigliato a chi cerca anche un risvolto più profondo e una morale importante alla fine della storia. Mai realmente spaventoso, il film è perfetto per gli spettatori fifoni adolescenti e adulti che cercano divertimento, brividi e, inevitabilmente, qualche lacrima.

  • “Il diavolo veste Prada 2” e altri legacy sequel imperdibili

    “Il diavolo veste Prada 2” e altri legacy sequel imperdibili

    Giovanni Berruti

    Giovanni Berruti

    Editor a JustWatch

     Il Diavolo ri-veste Prada. L’attesa è alle stelle per il secondo capitolo de Il Diavolo veste Prada (2006), le cui riprese sono ancora in corso. L’uscita nelle sale è prevista il 1 maggio 2026, con il ritorno del cast originale: Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci. Da poco è stato anche annunciato un secondo capitolo di Sognando Beckham (2002), il cult che lanciò Keira Knightley e di Parminder Nagra.

    In questo caso, non è ancora noto se le attrici riprenderanno i loro ruoli. Ma cosa accomuna questi due film? L’essere dei “legacy sequel”. Non dei semplici sequel, in quanto pur riprendendo le storie delle precedenti pellicole a distanza di molti anni (addirittura anche trenta), si concentrano spesso su nuovi personaggi. Non sono allo stesso tempo nemmeno dei remake, in quanto tengono conto degli eventi raccontati in precedenza, e soprattutto riportano in scena gli stessi attori nei loro ruoli iconici. Nella Hollywood degli ultimi anni, e non solo, è un continuo proliferare di produzioni di questo tipo.

    Si parte dall’effetto nostalgia, che fa leva su un brand ben definito per richiamare i fan dal passato e allo stesso tempo ci si pone l’obiettivo di agganciare il pubblico dei nostri giorni attraverso l’introduzione di nuovi personaggi. Il passato e il presente si confrontano, e il passaggio di testimone tra generazioni è un elemento chiave. Nella nostra lista qualche esempio di “legacy sequel”, dal precursore Il colore dei soldi (1986) a Star Wars: Il risveglio della forza (2015). Soprattutto dove guardarli in streaming grazie alla nostra guida JustWatch, in attesa dei nuovi capitoli de Il Diavolo veste Prada e Sognando Beckham.

    Top Gun: Maverick (2022)

    Tra i più grandi incassi cinematografici nell’era post-covid, Top Gun: Maverick (2022) è un grande esempio di legacy sequel. A 36 anni da Top Gun (1986) ritroviamo Pete “Maverick” Mitchell (Tom Cruise), alle prese con la formazione di una nuova generazione di piloti. Tra le new entry Miles Teller, che interpreta Bradley, il figlio di Nick “Goose” Bradshaw, il migliore amico di Maverick, e Jennifer Connelly, che farà breccia nel cuore del protagonista. Un film con spettacolari sequenze d’azione aeree, che volutamente richiama quegli elementi che hanno fatto amare la precedente pellicola e allo stesso tempo guarda al futuro, specialmente con i nuovi personaggi. Chi ha amato il primo capitolo non può perderlo. Così come non può sottrarsi chi è alla ricerca di un buon film d’azione, capace di offrire un’esperienza coinvolgente, spaziando anche in momenti commoventi.

    Creed – Nato per combattere (2015)

    Spin-off di Rocky (1976), segue le vicende di Adonis Johnson (Michael B. Jordan), figlio illegittimo di Apollo Creed, che pur non avendo conosciuto il padre decide di seguirne le orme. Per allenarsi si affida a Rocky Balboa (Sylvester Stallone), ritiratosi da tempo, intraprendendo in una dura battaglia sul campo, e soprattutto a livello personale, per costruirsi una carriera di tutto rispetto. È una lettera d’amore al franchise, e allo stesso tempo è in grado di emozionare anche chi non si è mai approcciato ai film con Stallone. Un film che sarà apprezzato dagli amanti delle storie di riscatto, con un pizzico d’azione.

    Independence Day – Rigenerazione (2016) 

    Era il 1996 quando approdava nelle sale Independence Day. Esattamente vent’anni dopo arriva un sequel del kolossal sci-fi, nuovamente diretto da Roland Emmerich, tra i massimi esperti di disaster movie. Stavolta l’umanità è alle prese con una minaccia aliena più grande e il prezzo da pagare potrebbe essere più alto del solito per uscirne vincitori. Una storia imperdibile per gli appassionati di fantascienza, che riporta in scena vecchi protagonisti e ne introduce di nuovi. Chi ha apprezzato il film precedente si divertirà sicuramente, così come gli amanti delle pellicole che puntano sull’intrattenimento, ricche di effetti speciali, decisamente più d’impatto rispetto al passato.

    Bad Boys for Life (2020)

    Terzo capitolo del franchise Bad Boys, rimasto dormiente per quasi vent’anni, la storia vede il ritorno di Will Smith e Martin Lawrence nei panni dei due amatissimi detective protagonisti. Michael Bay abbandona la regia lasciando il testimone a Adil El Arbi e Bilall Fallah. L’intenzione era quella di richiamare la gloriosa operazione produttiva delle precedenti due pellicole. Il risultato potrebbe lasciare qualcuno perplesso, ma nel complesso si tratta di un action movie leggero, che intrattiene. Sicuramente consigliato a un pubblico giovane che vuole avvicinarsi alla saga, e agli amanti di “popcorn movies”alla Fast & Furious.

    Blade Runner 2049 (2017)

    È il sequel di Blade Runner (1982), tra i migliori film di fantascienza mai realizzati. Da Ridley Scott il testimone passa a Denis Villeneuve, il prossimo regista del James Bond targato Amazon MGM. A trent’anni dagli eventi del precedente capitolo, l’ufficiale K (Ryan Gosling), un blade runner della polizia di Los Angeles, riporta in luce un segreto che rischia di scatenare il caos e che lo costringe a scovare Rick Deckard (Harrison Ford). Una nuova avventura emozionante che riporta sullo schermo i replicanti, le atmosfere e i toni di una pellicola che inizialmente fu un flop e che venne rivalutata con il tempo, trasformandosi in un cult. Confronti generazionali a parte, è altamente consigliato di recuperare l’opera di Scott prima di guardare ciò che Villeneuve ha realizzato trentacinque anni dopo.

    Star Wars: Il risveglio della forza (2015)

    Primo capitolo della nuova saga di Guerre Stellari dopo l’acquisizione della LucasFilm. Con la regia di J.J. Abrams, si svolge trent’anni dopo Il ritorno dello Jedi (1983), riportando sullo schermo personaggi storici della saga, come Han Solo, Leia Organa e Luke Skywalker, e introducendo una nuova generazione, da Rey al villain Kylo Ren. È un buon “legacy sequel”, in quanto riesce a guardare al passato e allo stesso tempo ad aprirsi al futuro.

    Tron: Legacy (2010)

    L’esordio alla regia di un lungometraggio di Joseph Kosinski. Poco più di dieci anni prima dal suo Top Gun: Maverick (2022), si cimenta nel girare il secondo capitolo di Tron (1982), in cui riporta in scena i protagonisti originali, Jeff Bridges e Bruce Boxleitner. A 27 anni dagli eventi del primo film, si seguono le vicende di Sam Flynn, il figlio di Kevin (Bridges), che nell’indagare sulla scomparsa del padre si ritrova catapultato nel mondo dove è rimasto catapultato per vent’anni. È l’inizio di un incredibile viaggio dove i protagonisti saranno sospesi tra la vita e la morte. Come suggerito dal titolo, il discorso relativo all’eredità è centrale nel racconto, proprio attraverso quel rapporto padre-figlio che è il motore degli eventi. Più legacy sequel di così!

    Spider-Man: No Way Home (2022)

    Il terzo capitolo della saga cinematografica con Tom Holland nei panni nell’Uomo Ragno è un legacy sequel di due film ben precisi. Riprende infatti gli eventi del terzo film della trilogia diretta da Sam Raimi, Spider-Man 3 (2007), e del secondo capitolo di quella di Marc Webb, The Amazing Spider-Man 2: Il potere di Electro (2014), riportando in scena alcuni tra gli interpreti originali, in primis Tobey Maguire e Andrew Garfield. Il rischio di combinare un pasticcio era elevatissimo, ma l’effetto nostalgia è davvero emozionante. I brividi nel rivedere il villain Green Goblin di Willem Dafoe, il Dottor Octopus di Alfred Molina, ma anche l’Electro di Jamie Foxx, ma sono tanti i momenti divertenti.

    Il colore dei soldi (1986)

    È considerato il padre dei legacy sequel. Diretto da Martin Scorsese, riprende la storia de Lo Spaccone (1961)e vede il ritorno di Paul Newman nei panni di Eddie Falson. L’idea di realizzare il progetto arrivò dallo stesso Newman, una volta messo mano sull’omonimo romanzo di Walter Tevis, che proseguiva le vicende raccontate nel precedente lavoro. Nel film si affianca a un giovane Tom Cruise, allora astro nascente della cinematografia internazionale, e la sua interpretazione gli ha fatto ottenere il suo unico Oscar. Un concreto passaggio di testimone, anche sullo schermo con una storia che mette in scena il rapporto tra passato e futuro.

  • TarantinoVerse: tutti i film di Quentin Tarantino ambientati nello stesso universo (e come riconoscerli)

    TarantinoVerse: tutti i film di Quentin Tarantino ambientati nello stesso universo (e come riconoscerli)

    Alessandro Zaghi

    Alessandro Zaghi

    Editor a JustWatch

    Gangster che citano la Bibbia, cowboy dalla D muta, assassine dal nome di serpente e assetate di vendetta: nei suoi film Quentin Tarantino ha creato dei veri e propri universi, ciascuno abitato da personaggi indimenticabili, raccontati attraverso scene diventate pietre miliari nella storia del cinema.

    Ma quello che forse alcuni non sanno, è che questi universi sono collegati tra loro. Non esplicitamente come accade nel mondo Marvel, con titoli crossover o sequel, il filo rosso qui è più sottile. Piccoli dettagli, cognomi che ritornano, brand fittizi amati dai protagonisti, talvolta anche la Storia (quella con la S maiuscola) che prende pieghe diverse da come la conosciamo.

    E quindi, cosa collega Mr. Blonde a Shosanna? Bellatrix ha qualche connessione con Jules Winnfield? Procediamo con calma, e facciamo un po’ di ordine. D’altronde, è stato lo stesso Tarantino a raccontare che il suo universo è diviso in due mondi distinti…

    Il “TarantinoVerse” spiegato semplice: due mondi in uno

    Per capire meglio come funziona l’universo di Tarantino, bisogna riprendere una sua intervista rilasciata nel 2017, quando lo stesso regista raccontò come distinguere i due livelli narrativi che esistono nei suoi film.

    Da una parte abbiamo il cosiddetto “Realer-than-Real World”, il mondo “più reale del reale”. Qui incontriamo personaggi e storie che, per quanto improbabili, si muovono dentro una realtà simile alla nostra. Gangster dai nomi “colorati”, cacciatori di taglie o di nazisti, figure che – almeno in teoria – sarebbero potute esistere nel nostro mondo.

    Il secondo livello, invece, è più chiamato “Movie-Within-a-Movie Universe”, e qui il discorso si fa più complicato. Questi film – volutamente esagerati, quasi fumettistici – sono i film che i personaggi del primo universo andrebbero a vedere al cinema. Per intenderci meglio, questo è un universo di vampiri assetati di sangue, katane e arti marziali contro ogni legge della fisica, nulla di lontanamente reale. E come noi andiamo al cinema a gustarci un horror o un film d’azione, lo stesso varrebbe per Vincent Vega con Dal tramonto all’alba.

    Quali film fanno parte dei due universi?

    Fatta questa distinzione, vediamo quindi quali sono i film che appartengono a ciascun universo.

    Il mondo Realer-than-Real World: qui troviamo i personaggi che vivono in un mondo vicino al nostro, “reale” (o quasi). I film ambientati in questo universo sono:

    • Le Iene (Reservoir Dogs)
    • Pulp Fiction
    • Una vita al massimo ( True Romance, scritto da Tarantino)
    • Grindhouse - A prova di morte (Death Proof)
    • Bastardi senza gloria (Inglourious Basterds)
    • Django Unchained
    • The Hateful Eight
    • C’era una volta… a Hollywood (Once Upon a Time... in Hollywood)

    Il mondo Movie-Within-a-Movie Universe: qui ci sono i titoli che nel primo universo potrebbero esistere solo come finzione. In questo universo si ambientano:

    • Kill Bill: Volume 1 e Kill Bill: Volume 2
    • Dal tramonto all’alba (From Dusk Till Dawn)
    • Natural Born Killers (sceneggiato da Tarantino, poi riscritto da Oliver Stone)

    Piccola nota a margine, Jackie Brown. Infatti, nonostante l’inconfondibile stile cinematografico e narrativo, questo film è considerato “autonomo”, ovvero non appartenente a nessuno dei due universi del “Tarantino Verse”, in quanto si tratta di un adattamento dal romanzo di Elmore Leonard.

    Quali sono i collegamenti? Nomi, famiglie e… hamburger

    Ora che sappiamo quali film appartengono a ciascun universo, bisogna chiarire un altro punto. Nei film di Tarantino non vedremo mai Django cavalcare con il tenente Aldo Raine, né la Sposa di Kill Bill tagliare la testa a qualche vampiro in Dal tramonto all’alba. Nessuna alleanza spettacolare in stile Iron Man e Thor.

    Nelle pellicole tarantiniane i collegamenti tra film (e universi) sono sottili, quasi invisibili, eppure ci sono, nascosti tra piccoli dettagli, spesso impercettibili dopo una sola visione, ma che creano un senso di continuità attraverso tutta l’opera del regista. Come? A volte tramite un cognome, altre con citazioni, persino marche di hamburger…

    Le famiglie che tornano da un film all’altro: in molti casi, Tarantino ha creato delle vere e proprie “dinastie” di personaggi, che vivono in film diversi ma che (forse) appartengono alla stessa famiglia.

    • I Vega: Vic Vega, alias Mr. Blonde di Le Iene, è il fratello maggiore di Vincent Vega, il gangster interpretato da John Travolta in Pulp Fiction. Tarantino aveva persino immaginato uno spin-off su di loro, purtroppo mai realizzato.
    • Gli Scagnetti: in Le Iene viene nominato Seymour Scagnetti, ufficiale di sorveglianza di Mr. Blonde. In Natural Born Killers, film scritto da Tarantino, appare Jack Scagnetti, poliziotto violento e vendicativo. Due poliziotti, stesso cognome, entrambi con un senso molto “personale” della legge e dell’ordine.
    • I Koons: in Pulp Fiction, il Capitano Koons (interpretato da Christopher Walken) racconta la storia dell’orologio di famiglia nascosto nel posto più impensabile. In Django Unchained, ambientato un secolo prima, uno dei criminali che Django uccide si chiama Craig Koons. Forse un antenato del Capitano?
    • I Nash, uno dei nomi più sfortunati del “TarantinoVerse”. Si parte con Marvin Nash, il poliziotto torturato dal Mr. Blonde interpretato da Michael Madsen ne Le Iene, sulle note di Stuck in the Middle with You. Ma il cognome Nash ritorna anche in Natural Born Killers, dove un altro Nash viene citato come una vittima dei protagonisti, e in Django Unchained, dove un fuorilegge con lo stesso nome fa una fine simile. Cambiano i tempi e le storie, ma i Nash, in un modo o nell’altro, finiscono sempre male.

    I marchi inventati che fanno da filo conduttore: ma non soltanto personaggi, perché Tarantino ha anche riempito i suoi film di brand o prodotti immaginari, che i personaggi consumano o citano nei dialoghi.

    • Big Kahuna Burger, il fast food hawaiano da cui arriva il celebre hamburger che Jules assaggia in Pulp Fiction. Ma la stessa catena è citata anche in Grindhouse, Dal tramonto all’alba e C’era una volta… a Hollywood.
    • Red Apple Cigarettes, il marchio di sigarette preferito da molti personaggi tarantiniani. Le troviamo fumate in Pulp Fiction, pubblicizzate in C’era una volta… a Hollywood, e persino citate in spagnolo in The Hateful Eight.
    • Fox Force Five, la serie tv mai andata in onda in cui Mia Wallace racconta di aver recitato in Pulp Fiction. La trama dell’episodio pilota sembra la scenografia di Kill Bill scritta ante-litteram: «cinque donne letali, ognuna con una specialità diversa».

    Tarantino riscrive la Storia (a modo suo)

    Ma le curiosità riguardanti il lavoro di Tarantino non finiscono qui. Oltre a collegare universi cinematografici, il regista ha creato mondi ucronici, film in cui la Storia come la conosciamo viene riscritta. Infatti, se da una parte questi film sono ambientati nel mondo “reale”, dall’altra Tarantino qui immagina un passato alternativo, più “cinematografico” per così dire.

    Prendiamo come esempio Bastardi senza gloria, dove Hitler e i suoi uomini vengono uccisi durante un attentato in un cinema parigino – metafora della potenza della settima arte?. E ancora, Django Unchained, in cui Tarantino prende una delle pagine più buie della storia americana e la ribalta: uno schiavo fugge dalla sua condizione, armato fino ai denti, e si vendica dei padroni che lo avevano ridotto in catene.

    Infine, in C'era una volta... a Hollywood, il regista riscrive uno dei capitoli più cupi della cronaca degli anni Sessanta, la strage compiuta dalla Manson Family. Nel mondo di Tarantino, Sharon Tate e i suoi amici vengono salvati da Rick Dalton e Cliff Booth, due personaggi immaginari, che quasi senza volerlo riscrivono il finale di quella notte.

    Il film finale: chiusura o nuovo inizio?

    Ora che sappiamo tutto (o quasi) dei dettagli che collegano gli universi e i personaggi di Tarantino, veniamo alla domanda delle domande. Tarantino tirerà mai i fili che collegano i suoi mondi? Magari nel suo attesissimo “ultimo film” di cui da anni si parla?

    Il regista, infatti, ha spesso parlato di The Movie Critic, il progetto che avrebbe dovuto essere il suo decimo e ultimo (?) film. Un titolo che tiene svegli la notte tutti gli appassionati di cinema e che, ovviamente, non poteva che scatenare rumors e congetture tra i fan.

    Sarà qui che il regista collegherà finalmente il "Realer-than-Real World" e il "Movie-Within-a-Movie Universe" come in una sorta di Avengers: Endgame? (perdonate il paragone). Oppure si tratterà di un’ultima storia indipendente, in cui il regista aggiungerà qualche dettaglio nascosto, lasciando le trame aperte, come è tipico del suo stile?

    Risposte non ne abbiamo, almeno non ancora, quindi meglio riguardarci tutti i suoi film, e qui sotto trovate tutte le informazioni su come rivederli e, magari, cercare nuovi collegamenti nel “TarantinoVerse”. Buona visione!

  • Da “The White Lotus” a “Succession”: le 10 migliori dark comedy da non perdere

    Da “The White Lotus” a “Succession”: le 10 migliori dark comedy da non perdere

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Chi l'ha detto che argomenti profondi e complessi come la violenza domestica, i traumi o la rabbia repressa non possono essere raccontati con una chiave comica? Fortunatamente esistono le dark comedies che, tra satira e umorismo nero, portano sul piccolo schermo una varietà di storie complesse e sfaccettate.

    Forse, seppur nella loro estremizzazione, ancor più simili alla vita reale. O perlomeno alle emozioni contrastanti che, prima o poi, viviamo tutti. Un genere tra i più popolari che ci ha regalato personaggi entrati a far parte della storia del piccolo schermo, da Kendall Roy in Succession a Tanya McQuoid in The White Lotus. JustWatch ha stilato la classifica delle migliori 10 dark comedies da vedere.

    10. Bad Sisters (2022)

    Se avete riso a crepapelle guardando Derry Girls (2018), sapete quanto possono essere divertenti le serie irlandesi. In Bad Sisters, oltre all'umorismo dark, si aggiunge una componente da dramma familiare e una da thriller. Al centro la storia delle cinque sorelle Garvey, da sempre protettive l'una con l'altra, che decidono di uccidere l'ossessivo, abusivo e manipolatore marito di una di loro. La serie si svolge su due piani temporali. Da un lato il presente con le indagini di una coppia di assicuratori che non vogliono pagare l'indennizzo, dall'altro il passato che mostra i vari tentativi di omicidio. Uno show che porta all'estremo tematiche molto attuali, dalla violenza domestica all'oppressione psicologica fino alla solidarietà femminile. Sempre oscillando, nelle sue due stagioni da 19 episodi di circa un'ora, tra parentesi drammatiche e altre esilaranti. Da vedere se sei fan di Big Little Lies – Piccole grandi bugie (2017).

    9. The End of the F***ing World (2017)

    Essere adolescenti può essere davvero complicato. Specie se sei convinto di essere uno psicopatico o sei annoiata dalla vita come i protagonisti di The End of the F***ing World. Ispirata alla graphic novel di Charles Forsman, la serie vede i due giovani decidere di fuggire dalle rispettive quotidianità per intraprendere un viaggio che li porterà a vagabondare per l'Inghilterra, tra incontri e situazioni improbabili. Ti affezionerai a James e Alyssa, due ragazzini profondamente soli alla disperata ricerca di una connessione. Un coming of age bizzarro, ironico, surreale, malinconico accompagnato da una grande colonna sonora che spazia da Graham Coxon a Bettye Swan, che tra voiceover, satira sociale e racconto delle criticità adolescenziali rapisce nelle sue due stagioni da 16 episodi che non raggiungono la mezz'ora. Imperdibile se hai apprezzatoI Am Not Okay With This (2020).

    8. Search Party (2016)

    Search Party andrebbe vista anche solo per la brillante interpretazione di Alia Shawkat nei panni della protagonista Dory. Una ventenne che non sa bene cosa fare della sua vita e si butta a capofitto a indagare sulla scomparsa di una sua compagna di università, coinvolgendo tre riluttanti amici. Ma la serie merita la visione anche per la sua capacità di evolversi e reinventarsi nel corso delle sue cinque stagioni. Un totale di 50 episodi di circa 20/30 minuti in cui si passa da atmosfere poliziesche a noir, dal thriller psicologico al procedurale mantenendo sempre intatto il suo tono da commedia dark. Tra i suoi punti di forza la critica a una società sempre più ossessionata dal proprio io e dalla fama. Da recuperare se hai adorato Only Murders in the Building (2021) e Dead to Me - Amiche per la morte (2019).

    7. Barry (2018)

    Anche i killer su commissione hanno passioni slegate alla professione. È il caso di Barry Berkman, l'ex marine diventato sicario a basso costo con il volto di Bill Hader. È lui il protagonista di Barry, spassosa dark comedy che vede l'uomo cercare di lasciare alle spalle il suo passato violento quando scopre di avere un talento per la recitazione. Quattro stagioni – da 32 episodi complessivi da 25/35 minuti – in cui lo show indaga la psiche del suo protagonista diviso tra i fantasmi della sua vita precedente e le difficoltà di restare in equilibrio tra due realtà che non devono incontrarsi. A rendere il tutto ancora più comico la presenza di Henry Winkler nei panni di Gene Cousineau, l'insegnante di recitazione estroso e melodrammatico del protagonista. Alla comicità, la serie contrappone però anche una riflessione sul cambiamento e la redenzione. Da recuperare se hai amato Killing Eve (2018) e Better Call Saul (2015).

    6. Beef - Lo scontro (2023)

    Un incidente stradale è la miccia che dà il via a Beef - Lo scontro. Una diapositiva di tutta la rabbia repressa che tratteniamo nel nostro quotidiano. Solo che i due protagonisti, un appaltatore di poco successo e una piccola imprenditrice, decidono di non ingoiare il rospo e dare il via a una faida che li porterà a raggiungere punte inverosimili. Protagonisti gli ottimi Steven Yeun e Ali Wong per una serie che parla di traumi, fallimento, frustrazione e autodistruzione. Il tutto mentre danno libero sfogo alla parte peggiore di loro stessi o a momenti di pura fragilità. Una serie emotivamente simile alle montagne russe dove il desiderio di vendetta va a braccetto con l'ossessione e il peso delle aspettative sociali sulle nostre vite. In attesa della seconda stagione con protagonisti Carey Mulligan, Oscar Isaac, Charles Melton, Cailee Spaeny e Youn Yuh-jung, puoi recuperare i 10 episodi del primo capitolo. Specie se tra le tue serie preferite ci sono titoli come Fargo e Killing Eve (2018).

    5. You’re the Worst (2014)

    Prendete due persone irrisolte, egocentriche e con tendenze autodistruttive e immaginate che inizino una relazione che non prevede nessuna implicazione sentimentale. Ma che poi, contro ogni previsione, quel rapporto si evolva in qualcosa di più profondo. È da questa premessa che prende il via You're the Worst, una piccola gemma che si diverte a smontare uno per uno i cliché delle commedie romantiche. Attraverso Jimmy e Gretchen, la serie - di 65 episodi da meno di mezz'ora distribuiti in 5 stagioni – mette in luce i lati meno brillanti e teneri delle relazioni mostrandone una prospettiva più autentica. Inoltre, anche grazie ai personaggi secondari, lo show parla di traumi e malattia mentale con autenticità. Se agli idilli romantici preferisci racconti più autentici come Fleabag (2016) e Lovesick (2014), You're the Worst è la dark comedy che fa al caso tuo.

    4. I May Destroy You – Trauma e rinascita (2020)

    Quello di Michaela Coel è un talento puro capace di guardare al presente e a tematiche complesse con uno sguardo acuto che non dimentica mai la lente dell'umorismo nero. Ne sono un esempio sia Chewing Gum (2015) che I May Destroy You – Trauma e rinascita. Se nella prima serie raccontava le peripezie di una protagonista che in tutti i modi cercava di perdere la verginità vista come un peso e una vergogna, nella seconda esplora il tema del consenso e del trauma. Lo fa attraverso la storia di una scrittrice emergente che cerca di ricostruire gli eventi della notte in cui è stata drogata subendo un'aggressione sessuale.Uno show crudo e onesto che usa il tono della dark comedy per mettere in scena un racconto in cui violenza, dramma e rabbia si intrecciano con un ritratto delle emozioni post-traumatiche della protagonista. Inoltre, a questo si aggiunge anche una fotografia del nostro presente, tra ansia social(e) e il peso delle aspettative legate al lavoro. Una stagione di 12 episodi di circa mezz'ora che per la forza della scrittura ricorda la voce di Phoebe Waller-Bridge e del suo Fleabag.

    3. Fargo (2014)

    In principio fu il capolavoro dei fratelli Coen datato 1996, poi Noah Hawley ha pensato di ideare una serie antologica che traesse ispirazione dal film, ma con storie e personaggi sempre diversi. È nata così Fargo, cinque stagioni da circa un'ora per 51 episodi ambientati in anni e luoghi diversi del Midwest. È lì che crimini efferati e personaggi sui generis prendono vita dietro una facciata di apparente tranquillità. Hawley è bravissimo a preservare il tono che ha reso il film un cult, intrecciando umorismo nerissimo e violenza brutale insieme al grottesco che si insinua in ogni capitolo. Ma è anche bravissimo nell'infondere freschezza alle sue storie. A contribuire alla riuscita della serie anche la scelta di affidarsi a un cast stellare che spazia da Billy Bob Thornton a Martin Freeman passando per Ewan McGregor a Kirsten Dunst. Attraverso i loro personaggi, Fargo mette in scena la natura umana divisa tra stupidità e malvagità e ci mostra come nessuno possa sfuggire al karma. Da non perdere se sei fan del film originale e se hai apprezzato Soldi sporchi (1998).

    2. The White Lotus (2021)

    Quella di Mark White è una satira sociale al vetriolo quando spassosa che, nel formato antologico, si prende beffe del mondo dei ricchi in contesti sempre diversi. Ad accumularli le sedi sparse per il mondo del White Lotus, lussuoso resort che dà il titolo alla serie e in cui le vite dello staff si intrecciano a quelle di facoltosi ospiti americani. Fin dall'inizio il pubblico è messo a conoscenza della morte di uno di loro e le puntate ripercorrono a ritroso gli avvenimenti che hanno portato a quel tragico evento. Tre stagioni – con una quarta già confermata – per 19 episodi che oscillano tra i 50 e gli 80 minuti e in cui al centro c'è una riflessione sulle dinamiche di classe, il potere e il privilegio bianco. Similmente a quanto raccontato in Succession, anche The White Lotus è una disamina sull'oscurità dell'animo umano in relazione al denaro, al sesso alla razza e alla supremazia sul prossimo.

    1. Succession (2018)

    Se Il Trono di Spade (2011) fosse ambientato ai giorni nostri vedrebbe protagonisti i personaggi di Succession. Una ricchissima e disfunzionale famiglia, guidata dal patriarca Logan Roy, a capo di un impero mediatico globale che si contende il controllo dell'azienda in una lotta per il potere e l'approvazione paterna.  Un racconto dai contorni shakespeariani dove il dramma familiare si mescola alla satira sociale e a una riflessione che non fa sconti alla corruzione dell'animo umano, alla meritocrazia e all'ambizione cieca ai tempi del capitalismo. Al centro personaggi moralmente raccapriccianti quanto irresistibili interpretati da un gruppo di attori strepitosi come Jeremy Strong, Brian Cox, Sarah Snook e Kieran Culkin. Quattro stagioni da 39 episodi totali da 60/70 minuti di durata per una serie davvero imperdibile, specie se sei fan di show come The White Lotus, Billions (2016) e House of Cards – Gli intrighi del potere (2013).

  • 8 prequel e sequel in prossima uscita che stanno facendo impazzire i fan

    8 prequel e sequel in prossima uscita che stanno facendo impazzire i fan

    Andrea Ballerini

    Andrea Ballerini

    Editor a JustWatch

    Il pubblico è ormai abituato a trilogie, saghe e spin-off, tanto che ogni anno decine di prequel e sequel fanno la loro comparsa al cinema. Questi tipi di pellicole sono fondamentali per espandere l’universo già creato dai loro predecessori o per far luce su personaggi secondari o vicende mai raccontate prima.

    Questa lista di JustWatch vi presenta 8 prequel e sequel in prossima uscita che stanno facendo impazzire i fan. Qui sotto trovate tutti i titoli e le informazioni più succulente che vi faranno appuntare sul calendario tutte le uscite. Allo stesso tempo, non perdetevi i 10 film più attesi del 2026.

    1. 1944

    1944 si preannuncia come l’ennesima serie di successo della saga western di Yellowstone (2018). La creatura di Taylor Sheridan si è moltiplicata a vista d’occhio, espandendo i suoi orizzonti con i prequel 1883 (2021) e 1923 (2022). Dopo aver esplorato le origini della famiglia Dutton e il difficile periodo del primo dopoguerra, l’anno della serie in arrivo fa presagire il tema della Seconda Guerra Mondiale. Non a caso, Spencer Dutton aveva combattuto nella Prima e chissà se altri membri della famiglia saranno impegnati nel secondo conflitto. I fan dei toni neo-western dello show non devono però spazientirsi. Come sempre, 1944 (2026) mostrerà anche la vita dei Dutton nel loro ranch di famiglia.

    2. A Knight of the Seven Kingdoms

    Il finale deludente de Il Trono di Spade (2011) aveva quasi demolito la reputazione di una delle migliori serie di sempre. A risollevare il morale ci aveva pensato House of the Dragon (2022), prima serie spin-off della saga. Ora tutto è nelle mani di A Knight of the Seven Kingdoms, un’alta serie prequel tra le più attese. E non senza motivo. Questo prequel non solo ci riporta nell’universo de Il Trono di Spade (2011), ma lo fa preservando il carattere leggero e comico del libro di George R. R. Martin. Il teaser uscito sul canale YouTube di HBO Max fa presagire anche gli elementi classici della saga: guerra e amore, onore e coraggio.

    3. Constantine 2

    Constantine (2005) è tuttora uno degli adattamenti dei fumetti DC più sottovalutati di sempre. Il film con Keanu Reeves è diventato un cult per intenditori grazie al suo universo dark e al personaggio sui generis di John Constantine. Fumatore accanito, dotato di un’intelligenza fuori dal comune ma anche di un cinismo ruvido, l’esorcista è entrato nel cuori di tutti i fan dell’horror. Per questo motivo, molti non stanno più nella pelle per il ritorno del personaggio in Constantine 2. Solo l’idea di rivederlo sul grande schermo basta e avanza. Tuttavia, dovremo aspettare ancora un po’. La sceneggiatura è stata completata ma deve essere presentata agli studios per l’approvazione.

    4. Jumanji 3

    Jumanji (1995) aveva convinto grandi e piccini, ottenendo unanimemente lo status di cult anni ‘90. Negli anni 2010, poi, il film è tornato sulla bocca di tutti grazie al fortunato reboot Jumanji: Benvenuti nella giungla (2017) e al suo sequel Jumanji - The Next Level (2019). La ventata di aria fresca capitanata da Dwayne Johnson e Jack Black è pronta a soffiare di nuovo con il terzo capitolo della saga sequel. Jumanji 3 è nella watch list di molti non solo per il ritorno del cast stellare. Il film in arrivo risponderà finalmente alle domande dei fan riguardo al finale di Jumanji - The Next Level (2019), dove in una scena dopo i titoli di coda alcuni animali del gioco scorrazzano nel mondo reale.

    5. The Batman Part II

    The Batman Part II è uno dei sequel più attesi nel breve periodo. Nessuno vuole perdersi Robert Pattinson ritornare nei panni dell’uomo pipistrello. Se come molti pensavo che il personaggio di Batman non potesse più essere reinventato, The Batman (2022) di Matt Reeves mi aveva smentito con le sue atmosfere noir e poliziesche e un Bruce Wayne depresso e gotico. The Batman Part II (2027) sta facendo impazzire i fan con tutte le supposizioni e dicerie riguardanti il possibile villain. Per chi non se lo ricordasse, sul finale del primo capitolo faceva la sua apparizione, in un cameo, Barry Keoghan nei panni di Joker. Che sia lui il cattivo che Batman dovrà fronteggiare?

    6. The Devil Wears Prada 2

    The Devil Wears Prada 2 è un altro di quei titoli che i fan vorrebbero al cinema oggi stesso. Il suo predecessore era stato un fenomeno mondiale e aveva lanciato Anne Hathaway nell’Olimpo delle star di Hollywood. Non solo, Il diavolo veste Prada (2006) ci aveva regalato anche una delle performance di method acting più famose di sempre, ovvero quella di Meryl Streep nelle vesti dell’odiosa Miranda Priestly. Il sequel che tutti aspettavano vedrà il ritorno delle due, anche se sono le nuove aggiunte al cast a innalzare il livello dell’attesa. Tra tutti ci saranno Kenneth Branagh, Lucy Liu e un cameo di nient’altro che Lady Gaga.

    7. The Hunger Games: Sunrise on the Reaping

    Tra le saghe che ritornano non poteva mancare quella di The Hunger Games. Dopo che il primo prequel Hunger Games: La ballata dell'usignolo e del serpente (2023) si era focalizzato sulla figura di Coriolanus Snow, The Hunger Games: Sunrise on the Reaping avrà al centro della storia Haymitch Abernathy. Il personaggio interpretato da Woody Harrelson nella saga principale sarà animato sullo schermo da Joseph Zada. Come per The Devil Wears Prada 2 (2026), ad attrarre l’attenzione dei fan è il fantastico cast di questo nuovo titolo targato The Hunger Games. I nomi più caldi sono quelli di Ralph Fiennes, Elle Fanning, Glenn Close, Billy Porter e Mckenna Grace.

    8. Toy Story 5

    Il 2026 darà spazio anche a una delle saghe più classiche del mondo animato e del cinema nella sua interezza. Toy Story 5 arriva a sette anni di distanza dal suo predecessore Toy Story 4 (2019). Il film del 2019 aveva confermato ancora una volta la longevità della saga, portandosi a casa più di un miliardo di incassi e un Oscar. Poco si sa di questo nuovo tassello, ma sembra che i creativi della saga utilizzeranno il quinto capitolo per esplorare il tema della tecnologia. Il potere dirompente e destabilizzante della digitalizzazione del mondo non poteva non colpire anche i nostri, con nuovi giocattoli digitali pronti a rompere l’equilibrio e a minacciare Woody & co..

  • Da Francesco Gheghi a Enrico Borello: ecco dove hai già visto il cast di “40 secondi”

    Da Francesco Gheghi a Enrico Borello: ecco dove hai già visto il cast di “40 secondi”

    Manuela Santacatterina

    Manuela Santacatterina

    Editor a JustWatch

    Un litigio per un semplice equivoco. Quello che a Willy Monteiro Duarte, ventenne italiano di origine capoverdiana, costerà la vita il 6 settembre 2020 a Colleferro. Ucciso durante un pestaggio per difendere un amico in difficoltà per mano di un gruppo di ragazzi poco più grandi. 

    Una storia di violenza e ingiustizia raccontata in un film, 40 secondi, diretto da Vincenzo Alfieri che ha scritto la sceneggiatura a quattro mani con Giuseppe G. Stasi partendo dall’omonimo romanzo di Federica Angeli.

    La pellicola, presentata alla Festa del Cinema di Roma dove ha vinto il premio speciale della giuria al cast e il premio L.A.R.A. 2025 a Enrico Borello come miglior interprete, ripercorre le ventiquattro ore che precedono il tragico evento. Tra i protagonisti del film, che arriverà in sala il 19 novembre, Francesco Gheghi, Francesco Di Leva, Enrico Borello, Beatrice Puccilli, Maurizio Lombardi e Sergio Rubini oltre a una serie di esordienti selezionati attraverso uno street casting, come nel caso di Justin De Vivo che presta il volto a Willy.

    Su JustWatch potete scoprire in quali altri film e serie TV sono comparsi i protagonisti del film.

    1. Francesco Gheghi (Maurizio)

    Attore fin da adolescente, Francesco Gheghi ha esordito sul grande schermo a 14 anni al fianco di Elio Germano in Io sono Tempesta (2018) di Daniele Luchetti. Da lì sono seguite le sue interpretazioni in Mio fratello ricorre i dinosauri (2019) con Alessandro Gassmann e PadreNostro (2020) dove condivide lo schermo con Pierfrancesco Favino. Nel 2022 è il protagonista dell'horror Piove diretto da Paolo Strippoli. Un film che si inserisce a pieno titolo in quella ricerca di ruoli o progetti tutt'altro che scontati che fanno parte di un percorso attoriale preciso.

    Lo dimostrano la scelta di lavorare a dubutti originali e freschi come Roma Blues (2023) di Gianluca Manzetti o di lottare per ottenere il ruolo di Gigi Celeste in Familia (2024) di Francesco Constabile. Un personaggio ispirato a Luigi Celeste che, nel 2008, uccise il padre nel tentativo di difendere la madre dalle continue violenze di cui era vittima. Ad oggi la sua migliore interpretazione che gli è valsa il premio Orizzonti a Venezia 81 per un film selezionato per rappresentare l'Italia agli Oscar 2026 come miglior film internazionale.

    A dimostrazione dell'ecletticità delle sue scelte anche Mani Nude (2024) di Mauro Mancini in cui dà vita a una performance estrema e fisica e Fuori (2025) di Mario Martone. Lo stesso regista che l'ha voluto nei panni di Romeo nella trasposizione del classico di Shakespeare al Teatro Strehler di Milano nel 2023.

    2. Francesco Di Leva (Ludovico)

    Nato a San Giovanni a Teduccio, a Napoli, dove con alcuni amici e colleghi ha dato vita al Nest, teatro nato dall'occupazione di una palestra abbandonata per dare un'occasione ai ragazzi delle periferie, Francesco Di Leva è uno dei nomi più importanti del nostro cinema. Un attore dalla lunga gavetta iniziata nel 1999 con La donna lupo che l'ha portato a incrociare il suo cammino professionale con quello di Mario Martone che, nel 2010, lo chiama per Noi credevamo ambientato durante il Risorgimento.

    Una collaborazione che continuerà con Il sindaco del rione Sanità (2019) in cui interpreta il boss protagonista nell'adattamento in chiave moderna dell'opera omonima di De Filippo. Un ruolo per il quale verrà premiato a Venezia 76. A questo seguiranno Qui rido io (2021) e Nostalgia (2022). Un film che gli regalerà un David di Donatello come miglior attore non protagonista per la sua potente interpretazione di don Luigi Rega al fianco di Pierfrancesco Favino. Stesso riconoscimento ottenuto nel 2025 per la sua complessa prova in Familia in cui interpreta un marito violento.

    Tra le altre pellicole di rilievo a cui ha preso parte, dando prova di essere a suo agio in generi diversi, anche Mixed by Erri (2023) di Sydney Sibilia, Adagio (2023) di Stefano Sollima e Il treno dei bambini (2024) di Cristina Comencini.

    3. Enrico Borello (Cosimo)

    La prima volta che abbiamo visto Enrico Borello al cinema è stata al fianco di Andrea Carpenzano in Lovely Boy (2021) di Francesco Lettieri nel ruolo di Borneo, migliore amico e socio musicale del protagonista con cui forma il duo rap XXGang. Ma è l'esordio alla regia di Giulia Steigerwalt con Settembre (2022) che permette all'attore di farsi conoscere al grande pubblico grazie al ruolo di Matteo, ingenuo ragazzo che si innamora di Ana (Tesa Litvan), ignorando la sua doppia vita.

    Nel 2024 recita in SuperSex al fianco di Alessandro Borghi nella serie dedicata alla vita di Rocco Siffredi e ha un piccolo ruolo in Familia di Francesco Constabile. Ma è il 2025 l'anno in cui gli viene affidato il primo ruolo da protagonista maschile ne La città proibita di Gabriele Mainetti. Un ruolo importante al quale infonde diverse sfumature, dalla rabbia alla tenerezza. Nello stesso anno è parte del cast corale della commedia di Alessio Maria Federici, Ogni maledetto fantacalcio, dove condivide lo schermo con Francesco Russo, Antonio Bannò, Silvia D'Amico e Giacomo Ferrara.

    4. Beatrice Puccilli (Michelle)

    Quello di Michelle in 40 secondi di Vincenzo Alfieri è finora il suo ruolo più importante e ampio al cinema, ma Beatrice Puccilli ha già preso parte a svariati progetti. Dai videoclip di È sempre bello (2019) di Coez a Tutta la voglia di vivere (2023) di Fabrizio Moro, a svariati cortometraggi di cui è stata protagonista come Kaiju (2020) di Alfredo Giusi o Paramore (2022) di Andrea Lamedica e Francesco Mastroleo.

    Sul grande schermo ha esordito nel 2019 con The App di Elisa Kukas per poi partecipare a Quell'estate con Irene (2019) di Carlo Sironi, Diva futura (2024) di Giulia Steigerwalt e Una figlia (2025) di Ivano De Matteo. Mentre sul piccolo schermo è stata una delle protagoniste di Adorazione (2024) di Stefano Mordini.

    5. Maurizio Lombardi (Chef Tocai)

    Quella di Maurizio Lombardi è una carriera sconfinata che, nell'arco di 25 anni, abbraccia teatro, cinema e televisione. Molti i progetti internazionali come Tutti i soldi del mondo (2017) di Ridley Scott sul rapimento Getty al ruolo dell'ispettore Pietro Ravini in Ripley (2024), dove condivide lo schermo con Andrew Scott e Dakota Fanning nell'adattamento televisivo del romanzo di Patricia Highsmith, e le coproduzioni come The Young Pope (2016) e The New Pope (2020) di Paolo Sorrentino dove presta il volto al cardinale Mario Assente o M – Il figlio del secolo (2025) di Joe Wright in cui interpreta il generale Emilio De Bono.

    Ma anche tanto cinema e serialità nostrani, da Il ragazzo invisibile – Seconda generazione (2018) di Gabriele Salvatores a Metti la nonna in freezer (2018) di Giancarlo Fontana e Giuseppe Stasi passando per Pinocchio (2019) di Matteo Garrone, Romeo è Giulietta (2024) di Giovanni Veronesi e le serie 1992 (2015), 1993 (2017) e 1994 (2019). Nel 2024 ha debuttato alla regia con il corto Marcello con protagonista Francesco Gheghi.

    6. Sergio Rubini (Il prof)

    Se si scorre la filmografia di Sergio Rubini si resta impressionati dalla quantità di film interpretati e diretti da Sergio Rubini in 40 anni. Come Maurizio Lombardi, la sua carriera inizia in teatro per poi esordire al cinema nel 1985 con Figlio mio, infinitamente caro… di Valentino Orsini. Tra i grandi registi che lo hanno diretto Federico Fellini in Intervista (1987), Giuseppe Piccioni ne Il grande Blek (1987), Sergio Citti in Mortacci (1989), Carlo Verdone in Al lupo al lupo (1992), Giuseppe Tornatore in Una pura formalità (1994) ed Ettore Scola in Che strano chiamarsi Federico (2013).

    Ma è con Gabriele Salvatores che Sergio Rubini dà vita ad alcune delle sue migliori interpretazioni. Da Nirvana (1997) a Denti (2000) fino ad Amnèsia (2002). Tra le esperienze su set internazionali Il talento di Mr. Ripley (1999) di Anthony Minghella, La passione di Cristo (2004) di Mel Gibson e Storia di mia moglie (2021) di Ildikó Enyedi.

  • Gli anime più disturbanti (e geniali) che i bambini non dovrebbero mai guardare

    Gli anime più disturbanti (e geniali) che i bambini non dovrebbero mai guardare

    Gabriella Giliberti

    Gabriella Giliberti

    Editor a JustWatch

    Non tutto ciò che è disegnato è per bambini. Gli anime, da sempre, amano travestire i loro traumi sotto occhi giganteschi e melodie dolci, salvo poi scaraventarti nell’abisso dell’anima umana.

    Tra depressione, sangue, metafisica e filosofia, il Giappone ci ha regalato capolavori che non hanno niente di “infantile” — se non il coraggio di guardare il mondo senza filtri. Con l’uscita di serie sempre più audaci come Chainsaw Man (2022 – in corso) e Made in Abyss (2017 – 2022), vale la pena ricordare che l’animazione non è sinonimo di leggerezza. Ecco quindi 10 anime troppo incasinati, disturbanti o geniali per un pubblico bambino, ma perfetti per chi ama la complessità e le emozioni forti.

    1. Neon Genesis Evangelion (1995–1996)

    Il trauma di una generazione. Neon Genesis Evangelion sembra un mecha anime come tanti, ma dopo pochi episodi diventa un viaggio nel subconscio. Tra croci, apocalissi e crisi di identità, Hideaki Anno racconta adolescenti depressi costretti a salvare un mondo che li divora. L’angoscia esistenziale sostituisce l’eroismo, e ogni combattimento diventa un atto di autolesionismo collettivo. È una serie che parla di solitudine, fede e incapacità di amare — roba che nemmeno Freud avrebbe digerito. Da non mostrare a nessun minore di 16 anni (e forse nemmeno agli adulti troppo sereni). Se ti piace, prova Serial Experiments Lain (1998) ancora più rarefatto e alienante, ma ugualmente affascinante.

    2. Berserk (1997)

    Berserk è la leggenda più oscura mai animata: una tragedia medievale di potere, follia e carne. Seguiamo Guts, guerriero maledetto dalla violenza e dal destino, in un mondo dove gli dèi si nutrono di dolore. È un anime crudo, intriso di simbolismo religioso e sessualità disturbante. Le sequenze del “marchio” e dell’Eclissi sono tra le più traumatiche mai viste sullo schermo. Nonostante le diverse versioni, l’anima di Berserk resta sempre la stessa: disperata e grandiosa. Non è un anime da guardare, ma a cui bisogna sopravvivere. Ma se è questo tipo di epica vi appassiona, allora prova anche Claymore (2007), altra epopea dark fantasy di spade e mostri, dove la violenza è anche introspezione.

    3. Serial Experiments Lain (1998)

    In Serial Experiments Lain, la realtà è solo un’illusione di rete. Lain, una ragazzina introversa, scopre un mondo parallelo chiamato “Wired”, dove identità e corpo si dissolvono. L’opera di Ryutaro Nakamura anticipa tutto: Internet, avatar, alienazione digitale, depressione da schermo. Minimalista e spettrale, è un labirinto di dati e silenzi in cui ogni immagine pesa come un sogno. Non cercare di capirlo tutto: lasciati assorbire. È filosofia cibernetica mascherata da racconto di formazione. Consigliato anche Texhnolyze (2003), ancora più cupo, una discesa lenta nella disumanizzazione.

    4. Perfect Blue (1997)

    Satoshi Kon trasforma Perfect Blue in un thriller mentale degno di Hitchcock. Mima, idol pop in cerca di libertà, sprofonda nella paranoia dopo aver lasciato il mondo dello spettacolo. L’anime riflette sull’ossessione, sullo sguardo e sull’identità frantumata, anticipando temi come social media e body shaming. Il confine tra realtà e delirio svanisce, e ogni inquadratura ti costringe a dubitare dei tuoi occhi. Non è solo inquietante: è un capolavoro sul lato oscuro della celebrità. Sulla medesima scia, sebbene fuori dal panorama anime, Black Swan (2010) diretto da Darren Aronofsky che Perfect Blue l’ha praticamente adorato, e si vede.

    5. Paranoia Agent (2004)

    Con Paranoia Agent, Satoshi Kon colpisce ancora, raccontando un Giappone che implode sotto la pressione sociale. Un misterioso ragazzo con un bastone d’oro attacca persone disperate: da lì nasce un contagio di isteria collettiva. È un anime corale e disturbante, dove ogni episodio svela una diversa forma di follia. Sotto la superficie, però, c’è una critica feroce alla società del lavoro e alla cultura della fuga. Visionario, angosciante, irresistibile. Assolutamente da vedere anche Erased (2016), thriller temporale che esplora colpa e trauma, ma in chiave più accessibile.

    6. Ergo Proxy (2006)

    Ergo Proxy è un noir esistenzialista travestito da fantascienza. In una città cupa governata da androidi, Re-l Mayer indaga su una serie di omicidi che nascondono un segreto metafisico. Il tono è decadente, la regia astratta, i dialoghi densi di filosofia e religione. Ogni episodio è un enigma su cosa significhi essere vivi. È un anime che non ti spiega, ti sfida: perfetto per chi ama l’estetica cyberpunk e i dilemmi ontologici. Da vedere anche Ghost in the Shell: Stand Alone Complex (2002), stessa tensione tra umanità e tecnologia, ma con un ritmo più d’azione.

    7. Made in Abyss (2017– 2022)

    Non lasciarti ingannare dal design tenero: Made in Abyss è una discesa negli inferi. Due bambini esplorano un abisso popolato da orrori e misteri, in un crescendo di dolore fisico e psicologico. Ogni scoperta è una ferita, ogni episodio un trauma emotivo. L’opera alterna meraviglia e crudeltà, parlando di crescita e perdita con un’onestà devastante. Un contrasto disarmante tra estetica kawaii e contenuti da incubo. Se la strada della sofferenza è quella che cercate, non saremo noi a dissuadervi, ma anzi a indirizzarvi verso The Promised Neverland (2019), un altro racconto di infanzia e sopravvivenza che non risparmia colpi bassi.

    8. Devilman Crybaby (2018)

    Masaaki Yuasa reinterpreta il classico di Go Nagai in chiave psichedelica e apocalittica. Devilman Crybaby è un trip di sangue, sesso e disperazione: un’orgia visiva che esplode in tragedia cosmica. Akiro Fudo diventa l’angelo caduto di una generazione senza speranza. La violenza non è fine a sé stessa: è catarsi, è condanna. Un’opera che parla d’amore assoluto e autodistruzione come due lati della stessa fiamma. Consigliamo un’altra grande cult da non perdere: Akira (1988), lo stesso caos visivo, la stessa furia giovanile in un mondo in rovina.

    9. Chainsaw Man (2022 – in corso)

    Con Chainsaw Man, Tatsuki Fujimoto ridefinisce l’horror moderno. Denji è un ragazzo povero che si fonde con il suo demone per diventare un cacciatore di mostri con motoseghe al posto delle braccia. Ma dietro il sangue e l’assurdo, c’è un racconto crudo sulla solitudine, il desiderio e il bisogno di amore. Il tono oscilla tra splatter, ironia e malinconia esistenziale: pura follia contemporanea. Un anime che parla di generazione precaria e sogni spezzati, con la violenza come metafora della sopravvivenza. Se vi è piaciuto, allora potete proseguire sulla stessa scia con Jujutsu Kaisen (2020 – in corso) — più mainstream, ma con la stessa energia demoniaca e ritmica.

    10. Puella Magi Madoka Magica (2011)

    Sembra un tenero anime di maghette, ma Puella Magi Madoka Magica è un incubo travestito da fiaba. Dietro i colori pastello, si nasconde una storia di sacrificio e disperazione cosmica. Gen Urobuchi decostruisce il genere “magical girl” con crudeltà chirurgica, trasformando il sogno in condanna. Ogni episodio toglie un velo di innocenza, fino a un finale da vertigine metafisica. È l’infanzia che si autodistrugge per capire il mondo. E se volete continuare sulla stessa atmosfera, allora c’è Revolutionary Girl Utena (1997), altra gemma simbolista, dove femminilità e potere si sfidano sul terreno dell’allegoria.

  • Tutte le serie TV del Marvel Cinematic Universe in ordine di uscita

    Tutte le serie TV del Marvel Cinematic Universe in ordine di uscita

    Alessandro Zaghi

    Alessandro Zaghi

    Editor a JustWatch

    Le serie Marvel hanno sempre avuto un ruolo particolare dentro l’MCU. Non semplici appendici ai film, ma spazi dove sperimentare linguaggi diversi, rallentare il ritmo e dare voce a personaggi che al cinema restavano sullo sfondo. Non sempre sono state impeccabili, anzi, ci sono state cadute, scelte confuse e storie dimenticabili. 

    Ma quando hanno funzionato, hanno saputo ridefinire cosa può essere un racconto supereroistico in televisione. Dal 2013 con Agents of S.H.I.E.L.D. ai vicoli bui di Hell’s Kitchen, da divinità nordiche in viaggio nel tempo fino alle sitcom anni Cinquanta che diventano incubo. Stili diversi, narrazioni e generi differenti, produzioni che dalla fase ABC sono poi passate Netflix, che ha reso i supereroi più cupi e adulti, per poi arrivare all’era Disney+, integrata al centro del disegno multiversale.

    In questa guida a tutte le serie TV del Marvel Cinematic Universe in ordine di uscita e dove vederle in streaming, partiamo dalle dieci più riuscite, quelle che hanno segnato davvero l’immaginario. 

    Luke Cage (2016–2018)

    Musica hip-hop, cultura di strada, tematiche sociali, Harlem sullo sfondo. Con Luke Cage Mike Colter porta in scena un supereroe invulnerabile, ma prima di tutto vicino alla propria comunità, una tematica forte e pressoché inedita, con  Mahershala Ali nei panni di un villain indimenticabile come Cottonmouth. Questa è una serie perfetta per chi ama i crime ricchi d’azione, ma impreziosita dall’atmosfera urban, mentre per chi ama i titoli più ironici del catalogo Marvel potrebbe risultare un po’ troppo “seriosa”. Può ricordare The Punisher, ma il senso di appartenenza e il legame con un quartiere regala decisamente un tocco in più. Qualche calo nella seconda parte, merita certamente un recupero per la sua unicità culturale.

    Echo (2024)

    Dopo il debutto in Hawkeye (2021), con Echo Maya Lopez (Alaqua Cox) torna con una miniserie tutta sua, finalmente da protagonista. Certo, un’ottima dosa crime e action, trama super avvincente, cameo d’eccezione – come Daredevil di Charlie Cox – ma la vera unicità di questa serie è come riesce a portare in luce temi culturali e identitari, raccontando con toni intimi ed eleganti il rapporto tra la protagonista e la cultura Choctaw a cui appartiene. Rispetto ad altri titoli Marvel qui colpisce anche il realismo con cui sono girate le scene d’azione e, nonostante qualche calo di ritmo in alcune puntate, questo titolo rimane uno dei più solidi e maturi dell’intero catalogo MCU. Consigliata a chi ha amato Daredevil e Jessica Jones ma vuole scoprire una prospettiva nuova.

    Ms. Marvel (2022) 

    Poteva l’universo Marvel privarsi del titolo teen? Assolutamente no, per cui ecco fare il suo ingresso Ms. Marvel. E a quelli che già storcono il naso pensando all’accoppiata supereroi-adolescenti rispondiamo subito, questo titolo è una ventata di freschezza nell’MCU. Anche qui al centro della scena c’è il racconto identitario della protagonista Kamala Khan, in cui la scoperta della propria cultura si affianca a quella dei superpoteri, insieme ovviamente a tematiche teen (famiglia, amici, primi amori e via dicendo). Rispetto a She-Hulk, che punta sulla satira, qui i toni sono più leggeri e teneri. Perfetto per un  pubblico più giovane e per le famiglie, questa serie potrebbe essere un tassello fondamentale per una nuova generazione di Avengers.

    Daredevil: Rinascita (2025)

    Tra i fan della Marvel c’è chi aspettava il ritorno di Daredevil come un bambino aspetta il Natale e c’è chi mente. Rinascita ha fatto tutti felici, riprendendo l’eredità della serie originale andandola a collocare (finalmente!) nell’universo Marvel. Charlie Cox torna nei panni di Matt Murdock, avvocato cieco e vigilante tormentato, dando alla serie quelle tonalità di legal drama che la rendono un unicum nel panorama supereroistico, anche se in questo gran ritorno non tutto funziona come nel capitolo che uscì per Netflix con qualche cameo superfluo e un ritmo un po’ incostante. Il meglio della storia sta nel binomio Murdock/Daredevil vs Fisk/Kingpin, qui impreziosito da un lato politico-satirico importante. Un titolo adulto, adatto a chi al solito supereroe preferisce preferisce personaggi più complessi e stratificati, che conferma quanto Daredevil resti l’eroe più affascinante dell’universo televisivo Marvel. Se avete amato la serie originale non verrete delusi, adatta anche a chi preferisce i titoli più maturi del MCU come Black Widow (2021) o Captain America: Civil War (2016).

    Agent Carter (2015–2016)

    Agent Carter è uno di quei casi in cui la Marvel ha osato davvero, dando per la prima volta voce a un personaggio femminile prima ingiustamente trattato come semplice controparte nella storia d’amore con Captain America. Il fascino retrò, i tratti da spy story classica fanno di questa serie un piccolo gioiello, arricchito anche dalla origin story delle compagnie Stark, cuore dell’intero MCU (c’è anche Jarvis, l'originale!). Spesso tra i titoli Marvel ingiustamente dimenticati, vale la pena riscoprirlo soprattutto per la sua protagonista, primo che anticipa di anni l’indipendenza femminile di titoli come Jessica Jones o WandaVision. Tra le prime serie firmate Marvel, è decisamente più audace di Agents of S.H.I.E.L.D., perfetta per chi ama le spy story vintage con un tocco di fantascienza.

    Agatha All Along (2024)

    Più che una serie sembrava un azzardo, tra cambi di copione e aspettative erano molto basse.  Tuttavia Agatha All Along è una  delle sorprese migliori partorite dai Marvel Studios. Essendo uno spin-off, è un titolo perfetto per chi ha amato la vena metanarrativa di WandaVision, anche se qui i toni sono più oscuri, e incentrati sul lato magico del racconto. Tuttavia, al contrario del capitolo originale, qui la trama è lineare e meno sperimentale, certamente più facile da seguire. Echi in stile Wicked (2024) o da Il mago di Oz (1939), riesce ad alternare ottimamente il ritmo comedy con atmosfere gotiche, con anche qualche sprazzo musical, con tanto di cameo a sorpresa e twist narrativi. Certo, rimane un titolo minore, e non ha avuto l’impatto di altri titoli inclusi in questa lista, ma resta una miniserie coesa e sorprendente, ideale per chi vuole esplorare il lato magico dell’universo Marvel.

    Jessica Jones (2015–2019)

    Con Jessica Jones il MCU televisivo affronta temi adulti e difficili, dal trauma psicologico all’abuso, senza filtri. Krysten Ritter è perfetta nel ruolo della detective disillusa, mentre David Tennant offre un villain disturbante come Kilgrave. La serie si distingue dalle altre per un tono noir che predilige i silenzi, le ferite interiori e la fragilità dei personaggi più che le sequenze d’azione. È ideale per chi cerca una storia cupa, sporca e profondamente umana, molto diversa dalla leggerezza di Ms. Marvel o Hawkeye. Alcuni archi narrativi soffrono di dilatazioni, ma resta la serie più intensa del blocco Netflix. Con le sue atmosfere torbide e il focus sul lato psicologico, rimane un unicum nell’universo Marvel.

    Loki (2021–2023)

    Loki trasforma il dio dell’inganno in protagonista assoluto, portando l’MCU in territori di fantascienza ambiziosa e quasi filosofica. Tom Hiddleston regala un personaggio più sfaccettato che mai, affiancato dal sorprendente Mobius di Owen Wilson. La prima stagione è un gioiello di creatività visiva, con il TVA e le timeline parallele; la seconda perde un po’ di slancio, ma chiude con un atto finale di grande impatto emotivo. È una serie perfetta per chi ama le storie di viaggi nel tempo, paradossi e domande esistenziali. Mantiene il tono epico di Thor (2011), di cui questa serie è uno spin-off, seppur forse superiore al capitolo originale. Tra i titoli Disney+ è quello che più amplia l’universo narrativo e si collega alle linee guida della fase multiversale. Una tappa fondamentale per chi vuole orientarsi nel Marvel post-Endgame (2019).

    Daredevil (2015–2018)

    Oscuro, violento e moralmente ambiguo, Daredevil è la serie che ha ridefinito il concetto di supereroe in TV. Matt Murdock non è solo un vigilante cieco che combatte nel buio, ma un avvocato tormentato diviso tra fede e giustizia. Le sequenze di combattimento, in particolare i celebri piani-sequenza, hanno alzato l’asticella dell’action televisivo. Charlie Cox e Vincent D’Onofrio danno vita a una delle rivalità più memorabili dell’universo Marvel, capace di reggere il confronto con le saghe cinematografiche. Rispetto a Jessica Jones, che predilige l’introspezione, qui domina il corpo, la fisicità, il dolore. Nonostante alcune cadute di ritmo, resta la miglior produzione Marvel della fase Netflix e ancora oggi è imprescindibile per capire lo “street level” dell’MCU.

    WandaVision (2021)

    Con WandaVision l’MCU trova il suo primo grande esperimento televisivo: una miniserie che gioca con i generi della sitcom americana per raccontare il dolore di Wanda Maximoff. Ogni episodio cambia tono e stile, dagli anni ’50 al mockumentary, trasformando la commedia in dramma psicologico. Elizabeth Olsen regala la sua interpretazione più intensa, accompagnata da Paul Bettany e da un cast di comprimari sempre più centrali nella narrazione. È una serie pensata per chi ama le storie che sanno osare sul piano visivo ed emotivo, meno per chi cerca solo azione e combattimenti spettacolari. Rispetto a tutti gli altri titoli Marvel, qui domina la sperimentazione, per uno dei racconti più personali dell’intero franchise. Ancora oggi rimane una delle produzioni Marvel più coraggiose e interessanti. Qui sotto trovate l’elenco aggiornato con tutte le serie TV del Marvel Cinematic Universe in ordine di uscita.

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Prossimi film in uscita

  • Il più bel secolo della mia vita
  • Odissea
  • Thrash
  • Mio fratello è un vichingo
  • Un anno di scuola

Serie TV di prossima uscita

  • The Valley Stagione 3
  • Your Friends and Neighbors Stagione 2
  • Vampire Knight Stagione 1
  • Fix My Frankenhouse Stagione 1
  • Who Killed Our Daughter? Stagione 1

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