I 5 film premi Oscar di cui stanno parlando tutti

I 5 film premi Oscar di cui stanno parlando tutti

Pubblicato il16 marzo 2026

Aggiornato il24 aprile 2026

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Gli Oscar 2026 hanno premiato un'annata cinematografica particolarmente ricca, con film capaci di mescolare generi e stili in modi che non si vedevano da tempo. Paul Thomas Anderson ha finalmente portato a casa la statuetta dopo quattordici nomination, I peccatori di Ryan Coogler ha stabilito il record assoluto di candidature nella storia dell'Academy, e Jessie Buckley ha completato una stagione dei premi praticamente perfetta vincendo tutto quello che c'era da vincere.

Conan O'Brien ha condotto la cerimonia per il secondo anno consecutivo, Billy Crystal ha commosso la platea ricordando Rob Reiner, e la performance dal vivo di Golden è diventata il momento più virale della serata. Ma quello che resta, alla fine, sono i film. Ecco i cinque titoli che hanno dominato la notte e che troverete su tutte le piattaforme nei prossimi mesi.

Quattro Oscar in una sola notte, tra cui Miglior Film, Miglior Regia e Miglior Sceneggiatura Non Originale. Per Paul Thomas Anderson è il coronamento di una carriera che lo aveva visto accumulare quattordici nomination senza mai portare a casa la statuetta. Una battaglia dopo l'altra racconta la storia di Bob Ferguson, un ex rivoluzionario che Leonardo DiCaprio interpreta come un uomo stanco, nascosto da sedici anni insieme alla figlia Willa in una California polverosa, cercando di dimenticare i suoi anni nella cellula radicale dei French 75. Quando il colonnello Lockjaw riemerge dal passato per dare loro la caccia, inizia un inseguimento che non si ferma più fino ai titoli di coda.

Anderson ci lavorava da vent'anni, ispirandosi al romanzo Vineland di Thomas Pynchon ma trasformandolo in qualcosa di completamente diverso. Il risultato mescola black comedy, action e dramma familiare con una libertà che solo un regista al pieno controllo dei propri mezzi poteva permettersi. La scena dell'inseguimento nel deserto, girata con tecnologia VistaVision come si faceva negli anni Sessanta, sta già entrando nelle antologie. Sean Penn costruisce un villain disturbante ma allo stesso tempo divertente nella sua follia, la debuttante Chase Infiniti regge il confronto con i mostri sacri che compongono il cast. DiCaprio, al suo quarto film dal 2019, conferma di saper sparire dentro un personaggio, come lui pochissimi altri nella storia del cinema..

È il film che ha dominato la cerimonia e che chiude il cerchio per uno dei registi più importanti della sua generazione. Consigliato a chi ama il cinema che sa essere politico senza diventare mai diventare pesante, e a chi cerca un blockbuster d'autore che non sacrifica l'intelligenza per l'adrenalina.

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I peccatori

Sedici nomination, il record assoluto nella storia degli Oscar, e quattro vittorie che pesano tantissimo: Miglior Attore per Michael B. Jordan, Miglior Sceneggiatura Originale, Miglior Fotografia e Miglior Colonna Sonora. Con I peccatori Ryan Coogler ha riscritto le regole di quello che un horror può essere nel 2025. Siamo nel Mississippi del 1932, e i gemelli Smoke e Stack tornano al Sud dopo anni passati a Chicago a lavorare per Al Capone. Hanno un piano semplice: aprire un juke joint dove la comunità nera possa ballare, bere e dimenticare per qualche ora la brutalità della segregazione. Michael B. Jordan li interpreta entrambi con sfumature così diverse che a un certo punto ci si dimentica di guardare lo stesso attore.

Ma la serata inaugurale attira ospiti che nessuno aveva invitato. Un gruppo di vampiri irlandesi guidati dal terrificante Remmick di Jack O'Connell trasforma la festa in un bagno di sangue, e da lì in poi il film non si ferma più. Coogler costruisce un'allegoria sulla storia razziale americana usando i codici del genere come nessuno aveva osato fare prima. La fotografia di Autumn Durald Arkapaw, prima donna nella storia a vincere l'Oscar in questa categoria, cattura il caldo umido del Delta con una sensualità che toglie il fiato. Ludwig Göransson, già premio Oscar per Black Panther (2018), fonde il blues delle origini con il metal in una colonna sonora che è la gemma in cima al diadema che è questo film.

Questo è un film che ha fatto la storia con le sue sedici nomination e che dimostra come il cinema di genere possa essere popolare e autoriale allo stesso tempo. Consigliato a chi cerca un'esperienza che non assomiglia a nient'altro, e a chi pensava che l’horror non riuscisse a spingersi oltre agli stereotipi di genere.

Il Golden Globe come Miglior Film Drammatico e l'Oscar per la Miglior Attrice a Jessie Buckley hanno confermato quello che chiunque abbia visto questo film aveva già intuito: Hamnet è il film che ha riportato Chloé Zhao alle atmosfere intime di Nomadland (2020), dopo la parentesi poco fortunata di Eternals (2021). La storia immagina la vita familiare di William Shakespeare, interpretato da Paul Mescal, ma il centro di tutto è Agnes, la moglie, e il dolore devastante per la morte del figlio Hamnet a undici anni. Maggie O'Farrell, autrice del romanzo da cui il film è tratto, ha scritto la sceneggiatura insieme a Zhao, e insieme hanno costruito un'opera che esplora il lutto riuscendo a trasmettere la profondità, talvolta asfissiante, della perdita.

Jessie Buckley regala una performance che ridefinisce cosa significhi recitare il dolore sullo schermo. Le sue urla quando perde il figlio non sembrano recitazione, sembrano qualcosa che sta accadendo davvero, e Zhao la riprende con una vicinanza che impedisce di distogliere lo sguardo. Il finale, con Agnes che assiste alla prima di Amleto e capisce che il marito ha trasformato il loro lutto privato in arte universale, è uno dei momenti più commoventi che il cinema abbia prodotto negli ultimi anni. Anche i bambini sono straordinari, in particolare Jacobi Jupe nel ruolo di Hamnet, che riesce a reggere il confronto con attori molto più esperti di lui.

Un film che ha fatto piangere mezzo mondo e che ha regalato a Jessie Buckley il riconoscimento che aspettava da anni. Consigliato a chi non ha paura di confrontarsi con il dolore e a chi crede che l'arte possa davvero aiutare a elaborare una perdita.

Tre Oscar tecnici, tra cui (ovviamente) per il Miglior Trucco, e una nomination come Miglior Attore Non Protagonista per Jacob Elordi che ha sorpreso molti. Guillermo del Toro parlava di questo progetto da quasi vent'anni, e finalmente Netflix gli ha dato la libertà ( e il budget) per realizzarlo. Oscar Isaac interpreta Victor Frankenstein come uno scienziato divorato dall'ossessione, capace di sfiorare il genio e la follia nello stesso respiro, ma è Elordi portare il peso del film. La sua Creatura ha una tenerezza straziante, una solitudine cosmica che richiama Boris Karloff nel classico del 1931. Sotto strati di trucco prostetico che richiedevano ore di applicazione ogni giorno, l'attore australiano è riuscito a comunicare tutto questo, senza quasi mai parlare.

Del Toro ha detto che questo Frankenstein chiude un ciclo iniziato con Cronos nel 1993, e in effetti il film contiene tutto quello che ha sempre raccontato: l'empatia verso “il diverso” anche quando spaventa, la critica al potere patriarcale, la bellezza che si nasconde dove meno te l'aspetti. Mia Goth interpreta Elizabeth con una grazia che la distingue dalla tradizione delle eroine passive, mentre Christoph Waltz aggiunge sfumature a un personaggio che nel romanzo originale non esisteva. La scenografia ricostruisce un'Europa gotica da incubo romantico, tra laboratori e cattedrali in rovina, che vale da sola il prezzo del biglietto. O dell'abbonamento a Netflix, se preferite vederlo da casa.

Questo film è la realizzazione del progetto che del Toro sognava da una vita, la dimostrazione di come un autore possa essere fedele a un classico, pur reinventandolo completamente. Consigliato a chi ama le atmosfere gotiche à la Tim Burton, a chi vuole riscoprire il lato più profondo di uno dei grandi classici della letteratura e del cinema.

Due Oscar, tra cui quello per la Miglior Canzone Originale con Golden, entrata nella storia come prima canzone K-pop a vincere la statuetta. KPop Demon Hunters è la sorpresa più imprevedibile di questa stagione dei premi, un film che mescola l'estetica dei video musicali coreani con l'action horror e lo fa in maniera così “esagerata” che, almeno sulla carta, non avrebbe dovuto funzionare. Invece ha funzionato eccome, conquistando il pubblico di tutto il mondo e portando l'industria cinematografica sudcoreana a un nuovo traguardo dopo i successi di Parasite (2019) e Squid Game (2021).

La performance dal vivo di Golden durante la cerimonia è stata uno dei momenti più virali della serata. EJAE, Audrey Nuna e Rei Ami sul palco del Dolby Theatre hanno fatto alzare in piedi anche gli spettatori più scettici, con il video che è diventato il più condiviso della notte degli Oscar. Il film dimostra qualcosa che Hollywood fatica ancora ad accettare: il cinema asiatico non ha più bisogno di adattarsi ai gusti occidentali per conquistare il pubblico globale. Può arrivare con la sua estetica, senza piegarla, anzi sarà il resto del mondo ora a doversi adeguare. 

Demon Hunters rappresenta l'irruzione definitiva del K-pop nel tempio del cinema occidentale, con una colonna sonora che è già disco di platino in dodici paesi. Consigliato a chi vuole capire dove sta andando l'intrattenimento globale e a chi non ha paura di farsi travolgere da qualcosa di completamente nuovo.

Informazioni su questa lista

Titoli

5

Costo totale di visione

30,96 €

Durata totale

11h 9min

Generi

Azione e Avventura, Drammatico, Fantasy

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Ci sono 5 titoli in questa lista e 2 di questi li puoi guardare su Netflix. Anche altri 4 servizi di streaming hanno titoli disponibili oggi.

  1. 2 titoliNetflix
  2. 1 titoloHBO Max Amazon Channel
  3. 1 titoloHBO Max
  4. 1 titoloSky Go
  5. 1 titoloNow TV