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I nostri consigli

Guardando la fotografia di un lungo corridoio vuoto, o magari anche di una strada o di una stazione della metro apparentemente priva di vita, vi è mai capito di provare un certo senso di disagio? Non proprio una paura nel senso più convenzionale del termine, quanto più la sensazione straniante e disorientante di osservare un luogo anomalo, una sorta di limbo o labirinto infinito, o addirittura qualcosa di inesistente.

Stephen King non è solo “il Re dell’Horror”: è una macchina di storie che da quasi cinquant’anni alimenta cinema e televisione. Con oltre 80 adattamenti già realizzati e molti altri in arrivo, il suo universo narrativo ha dato vita ad alcuni dei film più amati, discussi e spaventosi di sempre.

Se c'è un genere capace di far rabbrividire nel profondo, è il body horror. Qui non troverai i soliti jumpscare o le classiche case infestate: il vero terrore si annida nella carne stessa, nella trasformazione inesorabile e orribile del corpo umano. Il body horror gioca con le paure più intime e viscerali, portando sullo schermo mutazioni raccapriccianti, fusioni innaturali, infezioni fuori controllo e la perdita totale di identità fisica.
Speciali

“Il rumore delle cose nuove”, Paolo Genovese: “Il rumore che racconto sconvolge le vite delle persone.”
Ecco il problema dei segreti: ti costringono ad avere dei comportamenti che non vorresti mai avere. Pur essendo una frase molto importante del romanzo, Paolo Genovese non l’ha inserita nel film. Sarebbe stata, forse, troppo didascalica. Perché guardando la pellicola sul grande schermo rimane evidente l’attenzione del regista e sceneggiatore romano sulle conseguenze delle verità e soprattutto delle bugie.

Più passa il tempo e più sembra chiaro che The Diplomat (2023) stia diventando il vero erede di quegli show che hanno entusiasmato il pubblico con i loro intrighi politici e gli oscuri retroscena. Era da House of Cards - Gli intrighi del potere (2013) e Scandal (2012) che non si vedeva una serie di questo calibro. Tra scenari geopolitici complessi, relazioni internazionali sempre sull’orlo di una crisi profonda e un sistema politico basato su alleanze temporanee, muoversi attraverso il mondo creato da Debora Cahn è parecchio complicato.

Quarantasei anni dopo l'uscita, Shining (1980) continua a far litigare chiunque lo veda. A renderlo così discusso è soprattutto il finale: dopo quasi due ore e mezza di follia e ghiaccio, Stanley Kubrick decide di chiudere il suo capolavoro con una fotografia in bianco e nero del 1921 dove, tra i vari volti, ne spicca uno inquietantemente somigliante a quello di Jack Torrance. Ma è davvero lui? Cosa è accaduto davvero dentro l’Overlook Hotel? Troviamo un senso insieme, magari in occasione di un rewatch più attento che, visto il periodo da brividi, e parlando di un’opera tratta comunque dal re del terrore Stephen King, male non fa!

Immaginate trecento ragazzi rinchiusi in un edificio isolato, numerati, classificati, messi l’uno contro l’altro con la promessa che soltanto uno di loro uscirà da lì come il più grande attaccante del mondo. No, non è una nuova forma di battle royale – o quasi – ma questo è BLUE LOCK (2022-in corso).


























































































