Per una generazione intera, il vero after-school non era l'oratorio o il campetto, ma il divano davanti a Italia 1. Bastava sentire il jingle di Bim Bum Bam, vedere quel logo in basso a destra e il pomeriggio era andato.
Compiti buttati sul tavolo, zaino abbandonato per terra, merendina ipercalorica e ultra-zuccherata in mano e via: tre ore buone di cartoni e serie che non erano solo intrattenimento, ma un linguaggio condiviso, un rito collettivo che ancora oggi scatena fiumi di nostalgia.
Questa lista guarda ai pomeriggi dei Millennial, senza pretese di oggettività ma con la consapevolezza che questi dieci titoli hanno segnato davvero qualcosa. Sportivi invincibili, studentesse che salvano il mondo, sfere capaci di realizzare ogni desiderio e una famiglia gialla che ancora oggi ci spiega l'America meglio di qualsiasi telegiornale. Preparate i fazzoletti, con questi rewatch si fa un viaggio nel tempo, buona nostalgia!
Lupin III (1971 - 1972)
Cartone forse più “di nicchia” rispetto agli altri titoli inclusi in questa lista, Lupin III era probabilmente il cartone più “adulto” tra quelli trasmessi all’epoca dal Biscione. Il ladro gentiluomo Lupin, il cecchino infallibile Jigen, il samurai senza macchia Goemon, la femme fatale Fujiko e, ovviamente, l’ispettore Zenigata (chi non ha almeno una volta fatto il tifo per lui?). Italia 1 lo ha proposto in mille cicli e riedizioni, spesso censurando qua e là, ma mantenendo intatta l’ambiguità dei suoi personaggi, sospesi tra il bene e il male, ma sempre amatissimi. Per tanti Millennial questo cartone è stato il primo contatto con il noir comico, e Lupin resta ancora oggi una delle porte d'ingresso più eleganti al cinema d'autore giapponese.
Lady Oscar (1979 - 1980)
Questo cartone è una gemma da molti ingiustamente dimenticato, ma i Millennials più “datati” non possono non ricordarlo. "Un'adolescente che si traveste da ragazzo per diventare ufficiale delle guardie reali e proteggere Maria Antonietta": se questa premessa vi sembra uscita da una serie Netflix del 2024, è perché Lady Oscar (del 1979: sì, avete letto bene) ha anticipato di decenni tutto quello che oggi chiamiamo gender-bending ed empowerment femminile. Arrivato su Italia 1 nel 1982, l'anime di Riyoko Ikeda mescolava lo sfarzo della corte di Versailles, storie d'amore proibite e Rivoluzione Francese, tra duelli all'alba, balli in maschera e una protagonista che sceglie la spada invece del matrimonio combinato, con tanto di triangolo “amoroso” tra Oscar, André e Fersen. Trovate una trama più completa se ce la fate. Rivederla oggi significa scoprire quanto fosse avanti: il cross-dressing (assurdità per l’epoca) qui non è mai trattato come scherzo, anzi, una delle prime vere critiche feroci, ma attraverso un anime. La scena finale, poi, è puro cinema.
Holly e Benji – Due fuoriclasse (1983 - 1986)
Prima di Fifa e dei videogame, prima della chat del fantacalcio, il pallone correva su campi lunghi chilometri, tra rovesciate antigravitazionali e traiettorie contro ogni legge della fisica. Holly e Benji, arrivato in Italia nel 1986, è la definizione stessa di sport anime per i Millennial, tra partite che potevano durare anche due o tre episodi mentre nel frattempo succedeva di tutto, tra flashback improvvisi dei giocatori in campo e una tensione emotiva che trasforma ogni tiro in questione di vita o morte. Tutto era esagerato, tornei scolastici con livelli di competitività mostruosi, tiri da metà campo che trapassavano la rete, la solita dose di acrobazie improbabili, tutto perfetto. Un'intera generazione ricorda le tattiche del Muppet e del New Team meglio delle tabelline, e ogni campo di provincia ha avuto almeno un ragazzino convinto di poter spaccare la traversa con un tiro della tigre. Se vi chiedete perché i Millennial vivono lo sport come una questione esistenziale e non solo come risultato, è anche colpa di Holly e Benji.
Mila e Shiro – Due cuori nella pallavolo (1984 - 1985)
Prima di Haiku!!, la pallavolo animata aveva due nomi: Mila e Shiro. Arrivata nel 1986, la serie mescolava sport, melodramma e una quantità di allenamenti impossibili che hanno spopolato nell'immaginario dei cortili scolastici, tra schiacciate a ciclone e palleggi fatti in ginocchio sotto la pioggia. Come per Holly e Benji, anche qui lo sport è spettacolarizzato all’estremo, anche se rispetto al suo corrispettivo calcistico, questo titolo dava ampio spazio anche alle dinamiche fuori dal campo, tra amicizie, le prime cotte e (ovviamente) grandi storie d’amore. Ma non solo, Mila e Shiro ha anche aperto la porta a una rappresentazione più complessa delle atlete, anticipando discorsi su ambizione femminile e pressione sociale che solo oggi si vedono in serie live action.
Dragon Ball / Dragon Ball Z
Se c'è un'immagine che riassume perfettamente i pomeriggi infiniti trascorsi su Italia 1, è Goku bambino sulla Nuvola Speedy alla ricerca delle sfere del drago, subito seguita da Goku (adulto) che grida arrabbiato nero per tre episodi, prima di lanciare una gigantesca Onda Energetica contro il cattivo di turno. Arrivato in Italia sul finire degli anni Ottanta, ma esploso davvero con la versione Z (1989 - 1996), negli anni ‘90 Dragon Ball (1986 - 1989) ha cambiato l'idea stessa di cartone animato: non più episodi autoconclusivi da venti minuti, ma una saga infinita di allenamenti, tornei, morti e resurrezioni che ti obbligavano a seguirlo ogni santo giorno. La posta in gioco sale da "salvare l'amico" a "salvare l'universo" con una naturalezza disarmante, e anche i personaggi secondari hanno archi narrativi come fossero protagonisti. Litigi con i compagni di classe su chi fosse il più forte, i primi manga circolati sotto i banchi, senza Goku, Vegeta e la saga dei Super Saiyan probabilmente l'idea stessa di anime pomeridiano su Italia 1 non sarebbe mai esistita. Se volete capire perché una generazione intera conosce a memoria tecniche di combattimento impossibili, ricominciate da qui.
I Simpson (1989 - in corso)
Fare una lista sul pomeriggio di Italia 1 senza citare I Simpson sarebbe quasi una blasfemia. La famiglia di Springfield ha fatto da ponte tra l'infanzia e l'adolescenza di moltissimi Millennial, con repliche infinite nella fascia preserale e cicli pomeridiani che trasformavano battute e gag in citazioni infinite da scambiarsi tra i banchi di scuola. Homer, Marge, Bart, Lisa e Maggie sono stati per molti il primo contatto con una satira feroce sulla società americana, sul consumismo, sulla politica e il ruolo dei media, servita però in forma di cartoon “anarchico” ma realizzato con disegni quasi “infantili”, tanto bastava per passare il filtro dei genitori. Vista con gli occhi di oggi, questa serie animata fu una vera e propria rivoluzione per la televisione dell’epoca, il primo cartone veramente dissacrante a raggiungere il successo planetario, apripista a titoli come Beavis and Butt-Head (1993), South Park (1997), ovviamente Futurama o I Griffin (entrambi usciti nel 1999 e pilastri della programmazione Mediaset), fino ai più recenti Rick & Morty (2013) e BoJack Horseman (2014).
Sailor Moon (1992 - 1993)
Quando si parla di cartoni che hanno davvero ridefinito cosa potevano essere le eroine in TV, Sailor Moon è il nome che torna sempre. Trasformare una studentessa pasticciona e piagnucolona in una guerriera dell'amore e della giustizia con un bastone luccicante non era solo estetica kawaii: era dire a un'intera generazione di bambine (e bambini, anche se spesso non lo ammettevano) che si poteva essere fragili, innamorate perse, golosissime ma comunque salvare il mondo. La serie mescola romance, combattimenti magici e una mitologia sorprendentemente complessa, con temi come reincarnazione, destino e sacrificio raccontati in modo accessibile ma mai superficiale. Oggi è un rewatch quasi inevitabile se volete capire da dove arrivano tante dinamiche dei magical girl moderni e perché ancora adesso "per il potere del Cristallo d'Argento" scatena un clic immediato nei neuroni dei più nostalgici.
Buffy l'ammazzavampiri (1997 - 2003)
Buffy l'ammazzavampiri è piombata su Italia 1 con l’arrivo del nuovo millennio, senza fare prigionieri e stravolgendo tutto quello che pensavamo potesse essere un pomeriggio davanti alla TV. Buffy Summers è una cheerleader prescelta per ammazzare vampiri, demoni e tutto ciò che di oscuro potesse passare per Sunnydale, cittadina californiana costruita sopra la Bocca dell'Inferno (e già questo la diceva lunga). Al suo fianco Willow, Xander, Giles e (soprattutto) Spike, il vampiro cattivo-ma-sexy per uno dei riscatti più belli della TV a stelle e strisce. Una serie che mischiava horror, trame da rom com, empowerment femminile, action, senza mai una sbavatura, appassionando sempre ad ogni episodio. Ogni stagione alzava il tiro: si passava dai vampiri classici alle divinità aliene, dai demoni medievali agli esperimenti militari, costruendo un mondo che cresceva in complessità ma senza mai perdere il nucleo centrale. Se volete ritrovare la serie più completa e invecchiata meglio tra quelle del pomeriggio di Italia 1, Buffy è quella che fa per voi.
Pokémon (1997 - in corso)
Se c'è un momento preciso in cui i pomeriggi su Italia 1 sono diventati un fenomeno di massa, è il 10 gennaio 2000, quando è partito "Pikachu, scelgo te!". Da quel giorno, Ash Ketchum di Biancavilla (sì, nel doppiaggio italiano veniva proprio da lì), il suo inseparabile compagno elettrico e quella sigla con "Pokémon, gotta catch 'em all!" sono diventati un'ossessione totale. Cartoni tutti i giorni, Game Boy Color sempre in tasca, carte scambiate in cortile, zaini, astucci, marchandise di ogni tipo, Pokémon era ovunque e tutti ne parlavano. Ogni puntata era un’avventura, un viaggio infinito tra creature magiche da catturare e l'obiettivo del giovane protagonista di diventare "il migliore in assoluto". Rivederlo oggi significa davvero fare un salto indietro nel tempo e riscoprire l’anime che più di ogni altro ha impattato la cultura occidentale, trasformandosi in un fenomeno di massa come non c’era mai stato prima.
Dawson's Creek (1998 - 2003)
Certo, c’era già stato Beverly Hills 90210 (1990), ma per i Millennials il genere “teen drama” significa un titolo sopra tutti gli altri, Dawson's Creek. Dawson che sogna di diventare Spielberg, Joey divisa tra il migliore amico di sempre e Pacey, Andie che porta sulle spalle i demoni della sua famiglia e Jack che fa coming out diventando il primo personaggio gay davvero protagonista in una serie americana, rispetto ai titoli che l’avevano preceduta questa serie viaggiava su altri livelli. I dialoghi densissimi, quasi troppo per dei sedicenni, e una colonna sonora che ancora oggi “la indovino con una” (cit.). Dawson's Creek è stata la prima serie teen a parlare veramente di adolescenza e delle sue contraddizioni, capostipite per serie al primo posto nei re-watch guilty pleasure dei Millennials come The O.C. (2003) o Gossip Girl (2007).






































































































