Il panorama dello streaming italiano ha un nuovo attore. Parliamo di HBO Max, la piattaforma del gruppo Warner Bros. Discovery, disponibile nel nostro paese dalla scorsa settimana. Forte della sua presenza in oltre cento paesi, il suo arrivo promette di riscrivere l’intrattenimento sul piccolo schermo.
Basti pensare che necessariamente alcuni titoli spariranno dall’offerta dei competitor, per esempio Sky e NOW, che non potranno più lanciare le produzioni inedite targate HBO, oltre alle serie storiche, che gradualmente saranno esclusiva della nuova piattaforma, come Sex and the City (1998), I Soprano (1999), Six Feet Under (2001) e Il Trono di Spade (2011), di cui è da poco disponibile lo spin-off, A Knight of the Seven Kingdoms (2026). Il discorso si fa analogo per il cinema, con Dune (2021), The Batman (2022) e l’intera saga di Harry Potter. Nell’attesa della terza stagione di Euphoria (2019), del debutto di Heated Rivalry (2026), incentrata sulla storia d’amore tra due rivali di hockey sul ghiaccio, della serie tratta dai libri di Harry Potter, ma soprattutto di produzioni originali italiane, come Portobello (2026) di Marco Bellocchio sulla tragica vicenda di Enzo Tortora, e di film internazionali come I Peccatori (2025) di Ryan Coogler, Weapons (2025) di Zach Cregger, Norimberga (2025) di James Vanderbilt e Warfare (2025) di Alex Gardland, è già possibile l’accesso a un catalogo ricchissimo. Ma quali sono i titoli indispensabili pronti alla fruizione una volta sottoscritto l’abbonamento? Scopriamone qualcuno.
Una battaglia dopo l’altra (2025)
Ne avete sentito parlare moltissimo, ma ancora non l’avete visto? Da oggi non avrete più scuse per rimandare la visione di Una battaglia dopo l’altra (2025). Acclamata dal pubblico e dalla critica, l’ultima opera di Paul Thomas Anderson è un film d’autore dal sapore commerciale, capace di rivolgersi a un’ampia fetta di spettatori, grazie al sapiente mix tra azione, dramma, thriller e commedia, che segue un gruppo di ex rivoluzionari, che si riunisce dopo sedici anni per salvare la figlia di uno di loro dal ritorno di un vecchio nemico. Tra i titoli più interessanti arrivati in sala lo scorso anno, si distingue per le interpretazioni eccezionali, da uno spaesato Leonardo DiCaprio a un cattivissimo Sean Penn, e per sequenze memorabili, come l’inseguimento in auto sul finale. Il risultato è una pellicola mastodontica, due ore e quaranta minuti, che rende quasi obbligatoria l’iscrizione a HBO Max per essere recuperata e che riesce a offrire qualcosa di piacevolmente sorprendente, come non si vedeva da tempo.
Superman (2025)
Il “Superman” di James Gunn. Nell’attesa del sequel Man of Tomorrow (2027), le cui riprese cominceranno nei prossimi mesi,è il momento di godersi in streaming il primo film targato DC Studios. Nel nuovo reboot cinematografico dedicato all’Uomo d’Acciaio, Superman (David Corenswet) si ritrova alle prese con una crisi internazionale, con le sue azioni che vengono messe in discussione dal governo, mentre il miliardario Lex Luthor (Nicholas Hoult) cerca di trarre vantaggio dalla situazione per eliminarlo una volta per tutte. Non nasconde dei riferimenti all’attualità Superman (2025), pellicola che intreccia divertimento, azione e sentimenti, per un approccio volutamente più “politico” secondo Gunn, incaricato di rilanciare l’universo cinematografico DC, strizzando l’occhio a una riscrittura dello stesso genere del cinecomic.
The Pitt (2025)
Medical drama, The Pitt (2025) è la serie rivelazione dello scorso anno. L’acclamato serial ospedaliero, in cui ogni episodio copre circa un’ora di turno di quindici ore di un fittizio pronto soccorso di Pittsburgh, offre un racconto adrenalinico, intenso, ma soprattutto realistico per esplorare le sfide che gli operatori sanitari sono costretti ad affrontare nell’America di oggi. Protagonista Noah Wyle, lo storico dottor Carter di E.R. – Medici in prima linea (1994), stavolta nei panni di un altro medico, Michael “Robby” Robinavitch, che sconta i drammatici effetti della pandemia, espediente che mette a nudo il personale ospedaliero: non eroi infallibili, ma esseri umani alle prese con le loro fragilità. Disponibile in esclusiva anche la seconda stagione, la serie creata da R. Scott Gemmill, da poco ufficialmente rinnovata per un sequel, è consigliata per chi è alla ricerca di storie capaci di guardare oltre il caso medico specifico, allargando l’orizzonte soprattutto a chi ogni giorno lotta in condizioni estenuanti per salvare vite umane.
Industry (2020)
Fino a oggi inedita in Italia, Industry (2020) è una serie che offre uno spaccato sui giovani che intraprendono una carriera nel mondo dell’alta finanza. Tre stagioni complete, più una quarta appena iniziata, con episodi ambientati nella filiale londinese di una prestigiosa banca d’investimento, che nonostante i dialoghi ricchi di iper-tecnicismi di settore, dunque non di immediata comprensione, sanno essere comunque affascinanti e coinvolgenti. Uno sguardo dal basso che pian piano si ampia, con la sceneggiatura che pesca inevitabilmente dall’attualità, che da ritratto di una generazione diventa thriller finanziario, che potrebbe ricordare Diavoli (2020). Tra orari disumani, abuso di sostanze come unica strategia di sopravvivenza, il costo umano del successo e una persistente disparità di genere, è una serie che si colloca a metà strada tra Succession (2018) ed Euphoria (2019), che non fa sconti nel mettere a nudo le storture e i lati oscure del settore.
Succession (2018)
Un gioco al massacro tra consanguinei per rispondere alla seguente domanda: chi sarà il successore di Logan Roy alla guida del suo impero del mondo dei media? Creata da Jesse Armstrong, Succession (2018) è un lungo viaggio fatto di intrighi, colpi di scena, grottesco ma crudelmente realistico, che distrugge quell’idea di amore, rispetto e solidarietà alla base della famiglia. Quattro stagioni, 39 episodi dalla durata di circa un’ora, con personaggi orribili e magistralmente interpretati da attori come Jeremy Strong, Brian Cox, Kieran Culkin, Sarah Snook e Alan Ruck, per una serie da annoverare tra le migliori degli ultimi anni in termini di qualità, in cui ogni tassello produttivo è stato curato al meglio, dalla scrittura alla messa in scena.
Euphoria (2019)
Euphoria (2019) esplora le vite di un gruppo di liceali. Adolescenti dalle esistenze tormentate, alla ricerca della propria identità, esplorando un mondo di eccessi, tra droga, alcol, social media, violenza. Ci sono anche gli amori e le amicizie, senza tralasciare gli impatti dei traumi su essi. Ma la serie creata da Sam Levinson ha il merito di aver ricodificato il genere del teen drama, rappresentando esplicitamente il lato oscuro di una generazione. Non si sottrae nel ricorrere a un linguaggio crudo, profondamente realista, evitando ogni forma di retorica, perché chi l’ha scritta ha sperimentato in prima persona la maggior parte dei problemi raccontati, come la dipendenza da sostanze stupefacenti. Considerata come trampolino di lancio per molti giovani attori e attrici del momento, da Zendaya a Jacob Elordi, passando per Sydney Sweeney e Hunter Schafer, ha il merito di parlare anche agli adulti, non solo ai giovani. Due stagioni, una terza attesissima in arrivo ad aprile, e un paio di episodi speciali per uno dei titoli più seguiti e dibattuti di sempre in casa HBO.
The White Lotus (2021)
Tra le serie antologiche più interessanti degli ultimi anni, The White Lotus (2021) è un'altra gemma di casa HBO. Tre stagioni, una quarta stagione in fase di preparazione, che portano la firma di Mike White, ognuna delle quali segue un gruppo di ospiti facoltosi in vacanza in un resort di lusso, che prende il nome dalla serie. Cambiano personaggi e luoghi, in ordine Hawaii, Sicilia e Thailandia, ma le tensioni, le dinamiche e gli intrighi restano sempre gli stessi, e soprattutto non manca mai un omicidio. Spesso definito come una satira sociale capace di mettere alla berlina i ricchi, o più precisamente alcuni loro atteggiamenti, è un titolo pluripremiato che ha raggiunto lo status di cult, al punto di influenzare persino il settore turistico: un fenomeno ormai noto come “effetto White Lotus”.
The Wire (2002)
Un poliziesco con i fiocchi. Ambientata a Baltimora, The Wire (2002) segue una squadra di poliziotti che deve sgominare una banda di criminali dietro al dilagante traffico di droga. Cinque stagioni per una grande epopea americana, ognuna che approfondisce un tema specifico che affligge la città americana, dalla politica all’editoria, pur essendo strettamente collegate tra loro. Creata da David Simon, è una serie profondamente realistica di sessanta episodi, che compongono un vero e proprio romanzo capace di approfondire i personaggi, rovesciando la manichea contrapposizione tra buoni e cattivi. Forse è proprio un’autentica messa in scena della cosiddetta zona grigia il punto di forza di un racconto televisivo, ancora oggi punto di riferimento per tanti aspiranti sceneggiatori, da riscoprire a tutti i costi.
I Soprano (1999)
Considerata come una delle opere più importanti della storia della TV, I Soprano (1999) ha infatti influenzato la serialità, come oggi la conosciamo. Andata in onda tra il 1999 e il 2007, segue Tony Soprano (James Gandolfini), un boss mafioso italoamericano del New Jersey alle prese, oltre che con la gestione del crimine organizzato, con i suoi problemi psicologici e familiari. La storia è infatti raccontata con una prospettiva originale, ovvero con lunghe sedute di psicoterapia, che ha consentito un ritratto a 360 gradi dei personaggi – e non solo del protagonista. 87 riconoscimenti, tra cui 5 Golden Globe e 21 Emmy, la serie ideata da David Chase resta tra le più premiate di sempre, ed è ancora oggi un punto di riferimento in termini di scrittura, anche se eguagliarla risulta impossibile. Ottima occasione per rivederla, o persino recuperarla per chi non l’avesse vista.






































































































