Nel 1979 Ridley Scott ha cambiato per sempre il cinema con Alien: un incubo industriale sospeso tra horror, fantascienza e body horror. Da allora, il concetto di “paura nello spazio” non è più stato lo stesso. Il mostro di H. R. Giger, la claustrofobia del Nostromo, la potenza di Sigourney Weaver come Ellen Ripley: tutto in Alien parla di sopravvivenza e nascita, di biologia e terrore.
Con l’arrivo della serie TV Alien – Pianeta Terra (2025), la saga torna al cinema e molti spettatori vogliono ritrovare quel brivido cosmico, quell’odore di metallo e sangue che Scott rese leggenda. Se anche tu vuoi risalire alle origini di quella paura, ecco 10 film simili ad Alien che condividono la stessa tensione tra scienza e orrore, carne e acciaio.
Alla fine dell’articolo troverai anche la lista completa dei titoli da (ri)guardare in streaming per prolungare l’incubo.
1. The Thing (1982, 109 min)
Diretto da John Carpenter, The Thing è il gemello malvagio di Alien. In una base antartica isolata, un gruppo di scienziati scopre una creatura capace di imitare qualsiasi forma di vita. L’orrore non viene solo dall’esterno, ma dal dubbio: chi è ancora umano? Carpenter mescola paranoia, gelo e carne mutante con effetti speciali ancora disturbanti. Come in Alien, il mostro è anche metafora — della fiducia spezzata, della solitudine, della paura di conoscersi troppo. Entrambi i film costruiscono tensione attraverso lo spazio chiuso e il suono: porte che sbattono, respiri che tremano, silenzi che gridano. È l’horror perfetto per chi ama il panico lento e inesorabile.
2. Predator (1987, 107 min)
Con Predator, John McTiernan sposta il terrore alieno dalla nave spaziale alla giungla. Arnold Schwarzenegger guida un commando che diventa preda di una creatura invisibile. Se Alien parla di sopravvivenza claustrofobica, Predator la ribalta in caccia all’aperto, ma l’anima è la stessa: il confronto fra umano e mostruoso, la violenza come linguaggio universale. Il design del Predator — maschera tribale e tecnologia letale — nasce proprio dal culto visivo di Giger. Entrambi i film ridefiniscono il corpo come teatro di guerra e di paura. Muscoli, sudore e sangue sostituiscono le pareti metalliche, ma il risultato è identico: una tensione fisica che non lascia scampo.
3. Event Horizon (1997, 96 min)
Firmato da Paul W. S. Anderson, Event Horizon unisce l’horror sovrannaturale al viaggio spaziale. Una nave scomparsa riappare dopo anni e il suo equipaggio scopre un portale per l’inferno. È Alien incontrato con Hellraiser: metallo, incubi e visioni di dannazione. Come nel film di Scott, lo spazio è una culla di follia, e la scienza diventa il mezzo per evocare l’indicibile. Sam Neill e Laurence Fishburne guidano un cast intrappolato in un incubo barocco, dove ogni rumore di metallo è un presagio. Event Horizon eredita da Alien la paura del vuoto, ma la riempie di colpa e misticismo. È un cult oscuro e maledetto, perfetto per chi cerca l’horror cosmico più estremo.
4. Life (2017, 104 min)
In Life, diretto da Daniel Espinosa, un gruppo di astronauti trova una forma di vita su Marte: minuscola, intelligente e letale. Sembra l’inizio di un esperimento, ma diventa una lotta disperata per la sopravvivenza. Life è il discendente diretto di Alien, tanto da seguirne quasi il ritmo biologico: curiosità, contatto, contagio, distruzione. Ryan Reynolds e Jake Gyllenhaal portano la tensione al limite, mentre la creatura, fluida e traslucida, incarna la paura della vita stessa. Come nel film di Scott, non c’è eroismo, solo istinto e terrore. Espinosa filma lo spazio come un laboratorio di morte silenziosa: elegante, preciso, inevitabile.
5. Sunshine (2007, 107 min)
Diretto da Danny Boyle, Sunshine trasforma l’orrore cosmico in riflessione metafisica. Un gruppo di scienziati deve riaccendere il Sole con una bomba stellare, ma qualcosa va storto. Come in Alien, il viaggio nello spazio si fa discesa nella follia, tra isolamento e delirio mistico. Sunshine brilla per la regia ipnotica e la colonna sonora trascendente di John Murphy. Cillian Murphy guida un cast corale che esplora la linea sottile tra sacrificio e ossessione. Se Alien parla di un nemico esterno, Sunshine indaga quello interno: la paura di essere troppo vicini alla luce. Un’esperienza sensoriale e spirituale, dove il cosmo brucia e l’anima si consuma.
6. Pandorum (2009, 108 min)
Con Pandorum, Christian Alvart riporta l’orrore dentro la navicella. Due astronauti si risvegliano dal sonno criogenico senza memoria e scoprono che la loro nave è infestata da mostri. Il film mescola Alien e Event Horizon, aggiungendo paranoia e mutazioni genetiche. Il buio, i corridoi stretti, i rumori metallici: ogni elemento cita e reinventa l’immaginario di Scott. Ma Pandorum è anche un dramma sulla sopravvivenza psicologica, sulla paura di diventare ciò che si teme. Ben Foster regge la tensione con un’intensità nervosa, trasformando il film in una discesa claustrofobica verso la follia. È la versione più ruvida e industriale del mito di Alien.
7. Prometheus (2012, 124 min)
Diretto ancora da Ridley Scott, Prometheus torna alle origini del mostro per indagare la creazione stessa. Più filosofico che horror, ma con la stessa impronta estetica di Alien: architetture biomeccaniche, orrore liquido, tensione materica. Noomi Rapace e Michael Fassbender guidano una spedizione che cerca gli “ingegneri” dell’umanità, trovando invece il caos. Prometheus condivide con Alien il tema della curiosità come condanna: l’uomo che cerca Dio e trova solo se stesso. È il prequel spirituale della saga, dove la paura nasce dalla conoscenza. Scott trasforma la mitologia in biologia, e la nascita diventa l’orrore più grande.
8. Species (1995, 108 min)
In Species di Roger Donaldson, la minaccia aliena prende la forma di una donna perfetta, interpretata da Natasha Henstridge nel ruolo di Sil, ibrido umano-extraterrestre creato in laboratorio da un esperimento fallito. Quando fugge, il suo istinto primordiale la spinge a cercare un compagno per generare una nuova razza. È l’incubo sessuale di Alien portato all’estremo: eros e morte fusi in un’unica pulsione inarrestabile. Donaldson trasforma la seduzione in arma biologica, unendo tensione erotica e paranoia scientifica. La fotografia lucida e notturna amplifica l’ambiguità di Sil, al tempo stesso predatrice e vittima. Come in Alien, il corpo femminile diventa terreno di paura e fascinazione, simbolo di nascita e distruzione. Species è pulp, sensuale e sorprendentemente fedele allo spirito di Scott: la vita come minaccia, il desiderio come condanna.
9. The Blob (1988, 95 min)
Remake del cult del 1958, The Blob di Chuck Russell è un horror biologico in piena regola. Una massa gelatinosa caduta dal cielo divora tutto ciò che tocca. Sembra lontano da Alien, ma ne condivide l’essenza: il corpo che si dissolve, la comunità assediata, il mostro che non si può fermare. La differenza è nel tono: più pop, più sanguinolento, ma altrettanto inquietante. The Blob è un esempio perfetto di come la paura dello sconosciuto possa prendere qualsiasi forma, anche quella più semplice e viscida. È il film da vedere se ami l’horror da laboratorio mutante con cuore anni ’80.
10. Leviathan (1989, 98 min)
Ambientato nelle profondità oceaniche, Leviathan di George P. Cosmatos è spesso definito “Alien sott’acqua”. Un equipaggio di minatori sottomarini trova un relitto sovietico e scatena un’epidemia mutante. Le atmosfere claustrofobiche, la struttura narrativa e il design dei mostri richiamano direttamente Scott. Ma Leviathan aggiunge un tocco politico e malinconico: l’uomo che sfrutta la natura finisce divorato da essa. Peter Weller guida il cast in un crescendo di terrore viscerale e isolamento. È un film che affonda nelle stesse paure di Alien: la contaminazione, la solitudine e l’idea che, nello spazio o negli abissi, nessuno possa sentirti urlare.







































































































