La vita va così. E il cinema non è da meno. Spesso quello che vediamo tra film e serie tv non è completamente frutto della mente degli sceneggiatori, che di sana pianta hanno inventato dal nulla una storia. Si attinge sempre dal quotidiano, che si tratti di esperienze vissute direttamente o di fatti di cronaca letti sul giornale. C’è chi lo nasconde o chi lo esplicita, proprio come si trattasse di un marchio.
Perché solitamente quel “tratto da una storia vera” stimola la nostra curiosità di spettatori, portandoci ad affidarci a un racconto che, per quanto possa emozionare o sorprendere, sappiamo essere plausibile perché realmente accaduto.
Non è un caso che nella Top 10 italiana di Netflix ci sia proprio La vita va così (2025), l’ultima fatica di Riccardo Milani con protagonisti Virginia Raffaele e Diego Abatantuono, che prende le mosse dalla storia del pastore sardo che vinse quella che venne definita “la battaglia del cemento” nella zona di Capo Malfatano. Di seguito una lista di film italiani ispirati (parzialmente) a storie realmente accadute. Da vicende private a una serie di episodi che si sono intrecciati con la Storia, saranno garantite delle emozioni, che vi spingeranno, a volte, di andare ad approfondire se le cose che ci sono state raccontate siano sempre andate davvero così.
1. La vita va così (2025)
La vita va così di Riccardo Milani è una fiaba che vede contrapposto un anziano pastore sardo a un colosso delle costruzioni, intenzionato a edificare un resort di lusso nel Sud della Sardegna. Nessuna intenzione del primo a vendere la sua porzione di territorio, nonostante le incredibili offerte milionarie, dando così filo da torcere a un investimento da centinaia di milioni di euro. La sceneggiatura però è ispirata alla vera storia di Ovidio Marras, nel film diventato Efisio Mulas, pastore e agricoltore a Capo Malfatano, comune di Teulada, di fronte alla spiaggia di Tuerredda, una delle zone più belle della Sardegna sud occidentale, che si dimostrò capace di difendere in maniera ostinata la propria terra dal cemento. Apertura della scorsa Festa del Cinema di Roma, è un film che unisce divertimento e riflessione, consigliato per chi ha apprezzato altre commedie di Milani (titoli come Scusate se esisto! (2014), di cui parleremo tra poco) in grado di mescolare in maniera equilibrata ironia e denuncia sociale.
2. Il falsario (2026)
“Negli anni ’70 e ’80 è vissuto a Roma un falsario che ha incrociato personaggi straordinari, poteri e segreti. Questa è la sua storia. O almeno una delle possibili.”. Si apre con questo disclaimer Il falsario di Stefano Lodovichi, film da poco disponibile su Netflix, che sta riscontrando grande entusiasmo da parte del pubblico di tutto il mondo. Tratto dal libro di Nicola Biondo e Massimo Veneziani, "Il falsario di Stato", il film dipinge uno spaccato noir della Roma degli anni di piombo, ripercorrendo la storia di Antonio Chichiarelli, detto Tony, un personaggio realmente esistito, le cui avventure si sono intrecciate con i grandi misteri del nostro Paese. Magistralmente interpretato da Pietro Castellitto, Chichiarelli ha orchestrato la più grande rapina mai compiuta in Italia, dall’incredibile bottino di 35 miliardi di lire, e ha realizzato il falso comunicato n.7 delle Brigate Rosse del 18 aprile del 1978, tra i massimi depistaggi più significativi durante il sequestro di Aldo Moro. Al di là di alcune situazioni macchiettistiche, il film è avvincente, ha ritmo e mescola generi diversi, rendendolo anche divertente, nel racconto della parabola di un giovane artista, che dalla contraffazione di opere d’arte è finito per ritrovarsi implicato nelle pagine più misteriose della storia del nostro Paese.
3. Mixed by Erry (2023)
L’ascesa e caduta di Erry Frattasio, primo “pirata” della discografia italiana. Un impero illegale, che vide anche il coinvolgimento dei suoi fratelli, che segnò la storia musicale degli anni 90, grazie alla dilagante e incontrollata diffusione di audiocassette contraffatte, fino all’intervento delle autorità che lo smantellò. È il soggetto di Mixed by Erry, il film di Sydney Sibilia. Non si tratta di una storia di finzione, bensì di realtà. I veri protagonisti sono Enrico, Peppe e Angelo Frattasio, che da Forcella, quartiere di Napoli, iniziano a mixare compilation, inizialmente per gli amici e successivamente a pagamento per chi gliele chiedesse. Gli affari si sono ingrossati, rendendo “Mixed by Erry” una vera e propria etichetta musicale, la prima in Italia per introiti. In un’intervista, Enrico, appassionato di musica con il sogno di fare il dj, ha persino rivelato che “su una scala da 1 a 10, diciamo che il film è veritiero 6”, ammettendo che la vicenda è stata necessariamente romanzata. Una visione consigliata ai nostalgici degli anni Ottanta e Novanta, che con ironia e un buon ritmo ci racconta un’incredibile storia partenopea dal sapore internazionale.
4. Rapito (2023)
Da Steven Spielberg a Marco Bellocchio. Sì, perché alla base di Rapito, diretto dal leggendario regista oggi ottantaseienne, a breve su HBO Max con la sua ultima fatica, Portobello (2026), c’è il caso di Edgardo Mortara, che in precedenza aveva attirato l’attenzione del cineasta che ha firmato pellicole come Schindler’s List (1993) ed E.T. L’extraterrestre (1982). Il film racconta infatti di Edgardo Mortara, un bambino ebreo di sei anni, che nel 1958 fu strappato alla sua famiglia a Bologna dalle autorità pontificie, dopo che si era sparsa la voce che fosse stato battezzato all’insaputa degli stessi genitori da una domestica. Fu portato a Roma per essere educato nella religione cattolica, e una volta cresciuto resterà fedele alla Chiesa, facendosi infine prete. Una tragica storia di “conversione forzata”, ambientata in un Italia che si stava avvicinando all’Unità, che scatenò una mobilitazione internazionale da parte della comunità ebraica, mentre il Papa Pio IX si assunse personalmente la responsabilità del rapimento, in difesa dell’operato del Sant’Uffizio. Rapito (2023) è un film ben confezionato, di alto valore artistico e storico, imperdibile per gli appassionati e al tempo stesso capace di parlare a un pubblico più vasto, che si inserisce in un filone di cinema civile con occhio sui grandi fatti del nostro Paese percorso da Bellocchio con titoli come Il traditore (2019) su Tommaso Buscetta, Esterno Notte(2021) su Aldo Moro e l’ultimo Portobello (2026) su Enzo Tortora.
5. L’incredibile storia dell’isola delle rose (2020)
Sydney Sibilia è attratto dalle storie vere. È evidente dalla sua filmografia, e possiamo vederlo anche in un altro lavoro di qualche anno fa, L’incredibile storia dell’isola delle rose. Per quanto assurdo, è un film anch’esso tratto da una storia incredibilmente vera. È stata proprio la vicenda di Giorgio Rosa, ingegnere bolognese, che nell’estate del 1968 inaugurò una struttura in cemento e lamiere di circa 400 metri quadrati nel mare Adriatico, a distanza tale da trovarsi fuori dalle acque territoriali. Nelle sue intenzioni la piattaforma doveva essere una micronazione indipendente, con tanto di moneta, francobolli, lingua autonoma e quant’altro. Un’utopia in salsa romagnola durata solo 55 giorni, conclusasi con l’abbattimento della struttura dal governo italiano con due tonnellate di esplosivo. La pellicola con Elio Germano restituisce una rielaborazione della vicenda attraverso un progetto ambizioso, ben curato nei dettagli e dal tono leggero, che ci offre un affresco inedito dell’Italia in quel periodo cruciale che era la fine degli anni Sessanta, e soprattutto una storia degna di essere conosciuta.
6. 18 regali (2020)
Non poteva che essere vera una storia così drammatica. 18 regali racconta infatti di Elisa Girotto, una donna che prima di morire a causa di una terribile malattia decide di lasciare una lista di diciotto regali per la figlia che non potrà crescere. Il film di Francesco Amato è straziante, oltre che per le intense interpretazioni del cast, probabilmente proprio per il contributo del marito della donna, Alessio Vincenzotto, che ha collaborato attivamente alla sceneggiatura, aggiungendo così veridicità a un racconto che non può non toccare il cuore del pubblico, con l’intenzione di mandare soprattutto un messaggio di forza alle tante donne che purtroppo combattono quotidianamente per la propria vita affinché possano trovare un esempio in Elisa.
7. Scusate se esisto! (2014)
Di nuovo Riccardo Milani, che dirige la coppia Cortellesi-Bova per una commedia incentrata sul ritorno in Italia di Serena, un architetto che ha goduto di incredibile successo all’estero. Le difficoltà nel trovare lavoro non tarderanno ad arrivare, tanto da portare la protagonista a fingersi uomo. È una storia vera quella che ha ispirato Scusate se esisto! (2014), ovvero quella di Guendalina Salimei, un'architetta romana nota per il suo progetto di riqualificazione del quartiere Corviale di Roma, poi rielaborata con le dovute distanze. In fase di sceneggiatura, con l’idea che la protagonista fosse un architetto che si occupasse di grandi opere, Milani e la Cortellesi si sono imbattuti nel progetto approvato dal Comune di Roma, realizzato da un architetto donna, potendo contare così sulla sua consulenza che si rivelò preziosa. Tra comicità e serietà nell’interpretazione di Serena, nel complesso è una commedia leggera che tratta molti aspetti contemporanei, soprattutto la piaga della discriminazione di genere nel mondo del lavoro.















































































































