
Questo film anime con un gatto fantasma sta per arrivare al cinema: ecco perché dovresti vederlo!
Ami l’animazione giapponese? Il folklore? E magari, anche i gatti? Allora, devi andare al cinema dal 9 all’11 Marzo a vedere Ghost Cat Anzu (2024) diretto da Yoko Kuno e Nobuhiro Yamashita, perché potrebbe riservati più di una sorpresa.
Dopo essere passato nella sezione di Quinzaine des cinéastes al Festival di Cannes 2024 e dal prestigioso Festival internazionale del film d'animazione di Annecy, oltre ad aver raccolto consensi in tutto il mondo, Ghost Cat Anzu (2024) è pronto per fare il suo debutto con il grande pubblico. Ma se ancora, come sospettiamo, non sai nulla di Anzu, lasciati convincere a mettere questo film in cima alla lista dei tuoi prossimi “must see”.
Se ami i gatti, hai trovato il tuo nuovo film preferito
Sì, lo sappiamo, è la ragione più ovvia. Ma lasciaci dire che Anzu non è il solito gatto carino e senza personalità che serve solo da mascotte visiva. Anzu è un bakeneko, uno spirito felino della mitologia giapponese che vive in un tempio buddhista da oltre trent'anni. Parla, beve birra, fuma e si fa i fatti suoi. Quando la piccola Karin arriva a stare da suo nonno, proprio in quel tempio, diventa a suo malgrado la sua babysitter.
Il punto è che Anzu ha tutto il carisma di un personaggio che non ha bisogno di compiacere nessuno. È pigro, impulsivo, rumoroso e generoso nei modi sbagliati. Praticamente, lo spirito guida che tutti noi vorremmo! E proprio per questo è impossibile non volergli bene. Se avete mai convissuto con un gatto vero, riconoscerete qualcosa di terribilmente familiare in lui.
Shin-Ei Animation: lo stesso studio di Doraemon
Dietro Ghost Cat Anzu (2024) c'è Shin-Ei Animation, lo stesso studio che da decenni produce Doraemon (sia la serie del 1979 che la serie del 2005). Stiamo parlando di un team con una storia profondissima nell'animazione per famiglie, capace di muoversi tra emozione e commedia con una naturalezza che non si improvvisa.
Il marchio di fabbrica è piuttosto evidente, dalla fluidità nei movimenti di Anzu alla cura nei dettagli dell'ambientazione rurale giapponese. Proseguendo con la capacità di far coesistere il sovrannaturale con il quotidiano, che ricorda proprio la scuola di animazione nipponica: radicata, artigianale, mai esibizionista.
Il rotoscopio
Uno degli elementi tecnici più affascinanti di Ghost Cat Anzu (2024) è l'uso della tecnica del rotoscopio. Per chi non la conosce, si tratta di un metodo in cui gli animatori tracciano direttamente sopra le riprese dal vero, fotogramma per fotogramma, ricavando movimenti e proporzioni dal comportamento reale degli attori.
Il risultato è un'animazione che ha qualcosa di diverso dagli anime tradizionali, nel senso che i personaggi si muovono con un peso, un'incertezza, una fisicità che normalmente non si trovano nel disegno. Karin cammina come camminano i bambini veri. Anzu si muove con la stanchezza e l'improvvisazione di un gatto in carne e ossa. È una scelta stilistica adoperata in funzione della narrazione, perché tutto ciò che nel film è ordinario viene reso ancora più realistico, esaltando poi la parte soprannaturale.
Mitologia giapponese e animismo: molto più di una storia di gatti
Ghost Cat Anzu (2024) si inserisce in una tradizione culturale giapponese che ha radici profonde: quella dello Shinto e della sua visione animistica del mondo, secondo cui ogni cosa può essere abitata da uno spirito, un kami. I bakeneko come Anzu appartengono a questo stesso immaginario: gatti che, invecchiando, acquisiscono poteri soprannaturali e una propria volontà. La loro presenza nella cultura popolare giapponese è lunghissima, dai racconti folkloristici dell'era Edo fino ai manga e agli anime contemporanei.
Tuttavia, Ghost Cat Anzu (2024) li affronta con uno sguardo che non è né esotico né divulgativo. Anzu vive semplicemente in questo mondo, come se fosse la cosa più normale del mondo che un gatto millenario gestisca i funerali di un tempio. E, in fondo, perché non dovrebbe esserlo!? Proprio per questo, il film non spiega mai troppo, cerca sempre di muoversi un po’ in sospensione, lasciando al soprannaturale di respirare accanto all’esistenza mortale, dai turbamenti più semplici al dolore più radicato.
Perché vederlo al cinema
Perché negarsi il piacere di un buon film al cinema, soprattutto quando la pellicola in questione può diventare l’escape necessaria dalla quotidianità, che può essere messa in atto solo in una sala buia dove chiudere fuori il resto del mondo? Inoltre, ci sono pellicole come Ghost Cat Anzu (2024) che richiedono di vivere nel buio per esaltare ancora di più tanto la tecnica quanto le emozioni.
L'animazione in questa pellicola ha una qualità visiva che merita di essere vissuta sul grande schermo e la storia – con i suoi tempi quieti, le sue pause, i suoi momenti improvvisi di commedia – ha bisogno di uno spazio in cui lasciarsi andare senza distrazioni. Non è un film per tutti nel senso che non è un blockbuster rumoroso. Ma se vi fermate un secondo ad ascoltarlo, Anzu ha moltissimo da dirvi. E lo farà, probabilmente, con una birra in mano e l'aria di chi stava per andarsene, ma è rimasto comunque.









