Da “I soliti ignoti” a “Quo vado?”: i 10 migliori film per conoscere la storia della commedia italiana

Da “I soliti ignoti” a “Quo vado?”: i 10 migliori film per conoscere la storia della commedia italiana

Manuela Santacatterina
Manuela Santacatterina

Pubblicato il 05 luglio 2023

Aggiornato il 22 marzo 2026

Dopo il Neorealismo, non c'è genere più rappresentativo del nostro cinema della commedia all'italiana. Una superficie capace di riflettere il Paese all'indomani del secondo conflitto mondiale, tra cinismo, satira e sguardo malinconico. Pellicole che hanno catturato il passaggio dal mondo contadino al boom economico degli anni '60 così come i nostri difetti più bassi. Grazie alle opere di Mario Monicelli, Dino Risi, Pietro Germi, Luigi Comencini ed Ettore Scola, solo per citarne alcuni, abbiamo conosciuto personaggi colmi di mancanze - spesso mediocri, limitati o vigliacchi -, ma anche profondamente umani e, per questo, simili a noi.

Forse è il motivo per il quale ci siamo così tanto affezionati a personaggi e film che hanno finito per diventare parte di una cultura e di un immaginario condiviso. Inoltre, attraverso la lente della comicità, la commedia italiana – che negli anni si è evoluta cambiando forma, ma guardando sempre alla lezione della fine degli anni '50 – ha anche raccontato le rivoluzioni sociali dell'Italia, dal divorzio alla crisi del lavoro. Perché dietro alle risate c'è molto di più. Un'analisi sociologica mascherata da “semplice” intrattenimento.

Su JustWatch trovate i 10 migliori film per conoscere la storia della commedia italiana.

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Con I soliti ignoti assistiamo alla nascita della commedia all'italiana e al più grande film comico del nostro cinema. Quello seminale, che li contiene tutti. Merito di un mix intramontabile di neorealismo e uno sguardo tragicomico sulla miseria di un'Italia ad un passo dal boom economico che lascerà molti ai margini. Dietro la macchina da presa Mario Monicelli, davanti un cast di prim'ordine: Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Renato Salvatori, Tiberio Murgia, Carlo Pisacane, Claudia Cardinale e una piccola partecipazione di Totò che lascia il segno.

La storia è quella di un gruppo di ladruncoli improvvisati che, nel tentativo di svaligiare il caveau di un monte di pietà, finisce per sfondare la parete sbagliata. Un gruppo di antieroi che in 106 minuti riescono a far ridere per poi, quasi a tradimento, lasciare con gli occhi lucidi. Una storia di sconfitta che rappresenta, però, l'arte di arrangiarsi di un popolo che non ha mai smesso di provarci. La colonna sonora jazz di Piero Umiliani, le battute intramontabili di Age e Scarpelli e le interpretazioni di un gruppo di attori straordinari fanno de I soliti ignoti un capolavoro senza rivali. Se hai visto il suo sequel, Audace colpo dei soliti ignoti (1959), devi recuperare assolutamente questo primo capitolo.

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Il sorpasso

1962

Una commedia che corre a 130 chilometri orari su una Lancia Aurelia B24 nell'Italia del Ferragosto del 1962. Quella del miracolo economico post seconda guerra mondiale dove il logorroico e vitale Bruno (Vittorio Gassman) trascina il timido studente Roberto (Jean-Louis Trintignant) in un viaggio on the road verso Castiglioncello, in Toscana. Qui uno dei massimi esempi di commedia all'italiana tocca le vette del cinismo per mano di Dino Risi e della sceneggiatura scritta insieme a Rodolfo Sonego, Ettore Scola e Ruggero Maccari.

La via Aurelia sulla quale viaggiano due protagonisti attraversa un Paese proiettato verso il futuro che vuole dimenticare le macerie del passato. Ma dietro l'euforia e le risate, c'è un velo di malinconia che pervade tutto il racconto nonostante i brani dell'epoca, da St. Tropez Twist e Guarda come dondolo, che regalano un'apparente leggerezza. La contrapposizione tra i due personaggi crea momenti comici, ma è anche la rappresentazione di due umanità agli antipodi. Lo rappresenta alla perfezione il finale che lascia un amaro che rimane ben oltre la visione. Se hai amato Le città di pianura (2025), Il sorpasso è una visione imprescindibile.

Il sorpasso non è disponibile per lo streaming.
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Una commedia così radicata nell'immaginario collettivo italiano da aver dato vita a un'espressione, “armata Brancaleone”, che sintetizza alla perfezione un'accozzaglia di persone con idee confuse e poco organizzate. Proprio quelle del gruppo di protagonisti del film di Mario Monicelli raggruppate da un nobile decaduto e squattrinato (Vittorio Gassman) che mette insieme una banda di reietti per impossessarsi del feudo di Aurocastro.

Similmente a I soliti ignoti, di cui ricalca alcuni passaggi, anche ne L'armata Brancaleone sono fame e miseria a muovere i personaggi e non certo l'onore cavalleresco del Medioevo in cui è ambientata la storia. Tra situazioni grottesche, una lingua che mischia latino maccheronico, lingua volgare e dialetti, le animazioni di Emanuele Luzzati e una comicità esilarante, la pellicola in due ore si prende gioco di ignoranza, superstizione e vanagloria. Un titolo immancabile nella classifica delle migliori commedie italiane, da vedere se ti sei divertito con il suo seguito, Brancaleone alle crociate (1970).

Massimo Troisi è uno dei re della comicità italiana. Con Ricomincio da tre, dove esordisce come attore cinematografico e regista, firma la sua personale rivoluzione legata al genere. Lo fa scegliendo toni più contenuti e meno urlati che si discostano dalla comicità meridionale facendone la sua cifra. Nel film interpreta Gaetano, un giovane napoletano timido e impacciato, che decide di trasferirsi a Firenze per cambiare vita e fare nuove esperienze.

Un affresco ironico e tenero che, in poco più di un'ora e 40 minuti, fotografa i dubbi esistenziali e le difficoltà di una generazione alla ricerca della propria identità. Un umorismo più intimo e umano incarnato con leggera delicatezza da Troisi che ci regala dei siparietti comici irresistibili in coppia con Lello Arena. Da vedere se hai amato Scusate il ritardo (1983).

Siamo nei pressi del mito. Non c'è italiano nato tra il dopoguerra e gli anni '90 che non abbia mai visto almeno una volta nella vita Bianco, rosso e Verdone. Uno dei film simbolo della filmografia di Carlo Verdone che ne è il protagonista indiscusso in ben tre ruoli. L'attore e regista interpreta tre uomini molto diversi tra loro — il logorroico Furio, l'ingenuo Mimmo e il taciturno Pasquale — tutti intenti a viaggiare verso i rispettivi seggi elettorali durante un weekend di votazioni.

Un road movie che fotografa l'Italia dell'epoca, tra stazioni di servizio e lunghe code in autostrada, con piglio comico e antropologico. Si ride tanto, ma nei suoi 110 minuti c'è altrettanta malinconia. Lo dimostra il rapporto tra Mimmo e nonna Teresa interpretata dalla indimenticata Sora Lella che ci regala risate di cuore così come il momento più commovente del film. Una pellicola così popolare da aver fatto entrare i suoi personaggi e le loro battute nel lessico quotidiano, tra tic nervosi, grottesco e tenerezza. Se hai consumato le VHS di Un sacco bello (1980) e Viaggi di nozze (1995), non puoi non vedere questo classico della commedia italiana.

L'esordio cinematografico di Aldo, Giovanni e Giacomo e un vero cult della commedia italiana che incarna, inoltre, una rivoluzione narrativa per il cinema degli anni '90. Diretto da Massimo Venier, il film vede protagonista il terzetto impegnato in un viaggio da Milano alla Puglia per il matrimonio di uno di loro, portando con sé una misteriosa scultura divenuta iconica.

Un'alchimia perfetta tra i protagonisti, un'atmosfera on the road e una serie di “intervalli” che fungono da parodia di vari generi cinematografici, dal neorealismo al noir, sono gli ingredienti che fanno della pellicola una grande commedia. A fare il resto ci pensa la gamba di legno citata nel titolo che scatena situazioni surreali e paradossali. Un film divertentissimo, ma che non rinuncia all'emozione nei suoi 98 minuti di durata. Scena iconica: la partita di calcio sulla spiaggia sulle note di Che coss'è l'amor di Vinicio Capossela. Se hai riso e ti sei emozionato guardando Odio l'estate (2020), Tre uomini e una gamba non ti deluderà.

Quasi passato inosservato al tempo dell'uscita in sala, Febbre da cavallo è diventato un classico della commedia italiana grazie ai passaggi televisivi che lo hanno fatto diventare un cult. Diretto da Steno, il film vede protagonisti Gigi Proietti, Enrico Montesano e Francesco De Rosa nei panni di tre amici - Mandrake, Er Pomata e Felice - accomunati dall'ossessione per le scommesse ippiche e pronti a tutto pur di racimolare i soldi per la prossima giocata. Come spesso accade nella tradizione comica nostrana, anche qui troviamo il racconto di un'umanità che vive di espedienti, ma dallo spirito goliardico.

Profondamente radicata nella romanità, la pellicola mette in scena una varietà di personaggi sui generis che, in 100 minuti tondi, danno vita a una commedia spassosa fatta di gag verbali e fisiche. Proietti con il suo Mandrake modella un personaggio leggendario tanto da aver addirittura portato alla creazione di un termine, “mandrakata”, usato per definire una trovata ingegnosa che permette di risolvere una situazione difficile. Se ti sei imbattuto nel suo sequel del 2002, Febbre da cavallo - La mandrakata, devi assolutamente recuperare l'originale.

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Quo vado?
Quo vado?

Quo vado?

2016

Luca Pasquale Medici, meglio conosciuto con il suo alter ego Checco Zalone, è il moderno e incontrastato re della commedia italiana. L'uomo dei record che riporta in vita i morenti botteghini dello Stivale ogni volta che torna al cinema con un nuovo film. Checco è l'italiano medio per antonomasia grazie al quale il comico ci fa ridere di noi stessi e delle nostre piccolezze. Uno specchio nel quale riconoscere i nostri difetti e ossessioni.

Come quella per il posto fisso al centro di Quo vado?, in cui un impiegato provinciale farebbe qualsiasi cosa, compreso farsi trasferire al Polo Nord, pur di non rinunciare alla sicurezza del lavoro statale. Una satira politicamente scorretta, ricca di battute e sequenze che giocano sugli stereotipi, ma anche profondamente moderna e in ascolto del mondo. Tutto in meno di un'ora e mezza. Da non perdere se sei stato conquistato da Buen camino (2025).

Primo capitolo della trilogia composta da Smetto quando voglio – Masterclass (2017) e Smetto quando voglio – Ad honorem, Smetto quando voglio rappresenta il meglio del cinema italiano contemporaneo. Una grande sceneggiatura, un cast corale di attori strepitosi – da Pietro Sermonti a Libero De Rienzo passando per Stefano Fresi e Greta Scarano – e un respiro internazionale nonostante sia ben radicato nel tessuto urbano di Roma.

La storia è quella di un gruppo di brillanti ricercatori universitari che, rimasti senza lavoro, decidono di creare e spacciare una nuova droga legale. Sydney Sibilia è un direttore d'orchestra impeccabile che riporta in auge, in modo moderno e originale, la commedia sociale italiana. Funziona tutto: dalla regia alle interpretazioni passando per il montaggio e l'uso delle musiche. Una pellicola che ha riportato linfa al nostro cinema, facendo ridere fino alle lacrime mentre parla di tematiche attuali. Un'ora e 45 minuti di grande intrattenimento che devi vedere se hai adorato L'incredibile storia dell'Isola delle Rose (2020).

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Fantozzi
Fantozzi

Fantozzi

1975

Una satira crudele e impietosa dell'italiano medio incarnata dal ragionier Ugo Fantozzi, un impiegato servile e sfortunato vessato dai superiori e ignorato dai colleghi interpretato da Paolo Villaggio. Ispirato agli stessi libri dell'attore e diretto da Luciano Salce, Fantozzi è il primo di un franchise composto da altri nove titoli dove facciamo la conoscenza della maschera tragica che scaturisce dal ridicolo.

Dalla struttura alla stregua dell'episodico, la pellicola è un susseguirsi di sequenze iconiche - dalla partita di calcio tra scapoli e ammogliati alla tragica cena di gala – così come di elementi entrati nel nostro linguaggio quotidiano. Ne è un esempio la “nuvola di Fantozzi”, metafora della sfortuna che segue ovunque il protagonista e si trasforma in risate fragorose per il pubblico. Poco meno di un'ora e 50 minuti che mettono in scena con brutale onestà il mondo del lavoro, tra servilismo e dinamiche di potere aziendali. Da vedere se ti piace la comicità di Fracchia contro Dracula (1985).

Informazioni su questa lista

Titoli

10

Costo totale di visione

12,97 €

Durata totale

17h 10min

Generi

Commedia, Di produzione europea, Azione e Avventura

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  3. 3 titoli Rai Play
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