“Running Point 2”, Kate Hudson: “Come donne non ci è concesso commettere errori. Il mio obiettivo? Intrattenere”

“Running Point 2”, Kate Hudson: “Come donne non ci è concesso commettere errori. Il mio obiettivo? Intrattenere”

Manuela Santacatterina
Manuela Santacatterina

Pubblicato il 08 maggio 2026

Aggiornato il 11 maggio 2026

È la prima volta che faccio una seconda stagione e in cui ho il privilegio di interpretare nuovamente lo stesso personaggio. È davvero bello perché puoi andare più a fondo e iniziare subito a lavorare sodo”. Kate Hudson, dopo il successo del primo capitolo, torna a vestire i panni di Isla Gordon, presidente dei Los Angeles Waves in Running Point. La serie Netflix creata da Elaine Ko, Mindy Kaling e Ike Barinholtz in cui si ritrova a capo della squadra di basket fondata dal padre anni prima e finita nelle sue mani dopo che il fratello Cam (Justin Theroux) le chiede di sostituirlo per disintossicarsi. Così lei, da sempre non considerata all'altezza, mostra a tutti di che pasta è fatta.

Un nuovo ciclo di episodi che riparte dalla sconfitta della squadra ai playoff e dal ritorno di Cam, deciso a riprendersi la poltrona provando a sabotare la sorella, sfruttando i suoi errori. “Questo riporta a una dinamica familiare con la quale è costantemente in guerra relativa a come viene vista rispetto a come lei vede se stessa e le sue capacità”, spiega l'attrice. “Per preparami a tornare sul set ho rivisto la prima stagione e ho realizzato ancor di più quanto lo show sia divertente e quanto vada veloce. È una boccata d'aria fresca”.

Quando abbiamo iniziato la produzione non sapevamo nemmeno a quale pubblico fosse destinato, perché non c'era alcun algoritmo per questo tipo di show. Semplicemente non esisteva”, continua Hudson. “Al centro c'è una donna in un mondo sportivo maschile con una famiglia disfunzionale. Non sapevano proprio dove collocarlo. E poi quello che è successo è stato che si è collocato ovunque, abbracciando tutte le fasce demografiche. Questo mi entusiasma perché il mio obiettivo è intrattenere le persone. Running Point è ribelle senza sforzarsi troppo di esserlo. Sento di essere sempre in equilibrio sul filo del rasoio”.

Running Point e l'esplorazione dell'amicizia

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Liberamente ispirato a Jeanie Buss, che oltre a essere uno dei produttori esecutivi è stata proprietaria e presidente dei Los Angeles Lakers fino al 2025, il personaggio di Kate Hudson si ritrova ancor di più faccia a faccia con la consapevolezza di ciò che serve per gestire un impero sportivo mentre, parallelamente, approfondisce dinamiche familiari e relazionali che danno vita a momenti comici. Tra questi c'è il rapporto con Ali Lee, compagna di stanza di Isla al college, sua migliore amica e capo dello staff dei L.A. Waves interpretata da Brenda Song. “Adoro il fatto che in questa stagione possiamo esplorare davvero la sfida di lavorare per la propria migliore amica”, afferma l'interprete.

Ciò che è divertente dei Gordon è che sono piuttosto inappropriati e la loro morale è discutibile. Questo si presta a far loro scoprire cose che dovrebbero essere basilari, come, ad esempio, essere una buona amica”, continua l'attrice. “Isla non ha avuto molte amiche e non ha mai veramente saputo come coltivare questo tipo di relazioni. Ora, sulla quarantina, si ritrova a dover scoprire come essere una buona amica e cosa significa difendere le proprie amicizie”.

Donne al potere e teorie sull'uguaglianza

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Running Point è ambientato in un mondo sportivo caratterizzato da una forte pressione e nel quale bisogna mostrare una forte determinazione per riuscire a restare in vetta. Una determinazione ancor più accesa se si tratta di donne in posizioni di comando. “Non mi piace generalizzare perché ci si ritrova sempre a mordersi la lingua, ma penso che le donne siano fantastiche nella strategia. Vediamo molto a lungo termine e abbiamo una grande capacità di guardare al quadro generale. Mentre gli uomini sono dei grandi esecutori, non hanno paura di correre certi rischi”, afferma l'attrice.

Penso che, per essere in grado di rimanere in vetta come donna, sia necessaria una certa dose di ambizione, desiderio e concentrazione. Devi fare il doppio dello sforzo rispetto a un uomo. C'è un sessismo sistemico: cose innate che a volte non ci rendiamo nemmeno conto di fare o che qualcun altro sta facendo. A volte anche le donne lo fanno ad altre donne. I nostri lavori hanno una posta in gioco molto più alta, perché abbiamo una o forse due possibilità di rimanere in vetta. Non possiamo commettere errori”.

Anche in questo secondo capitolo Isla è messa alle strette da una struttura di potere che la sottovaluta. Un mondo che richiede alle donne di interpretare un ruolo al quale devono adattarsi per sopravvivere.“La realtà è che le donne hanno avuto posizioni di grande potere solo da poco tempo. Non si tratta solo di essere sottovalutate dall'esterno, ma anche di avere il coraggio di andare avanti. Ce ne vuole ancora molto per mettersi in gioco e rischiare il rifiuto”, riflette Hudson.

La mia teoria è che le donne avranno uguaglianza solo quando la ricchezza generazionale femminile sarà uguale. Perché alla fine della giornata tutto si muove attorno ai soldi. Non vogliamo che sia così, ma è così che funziona. E più siamo donne in posizioni che hanno i mezzi per poter distribuire, maggiore sarà l'uguaglianza nel modo in cui le cose vengono gestite”.

Tra mancanza di competitività e modelli ispirazionali

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Nel secondo capitolo di Running Point, Isla deve lottare per mantenere la sua posizione nel consiglio di amministrazione. Qualcosa che Kate Hudson ha vissuto anche nel corso della sua carriera?“Rispetto all'industria in cui mi trovo, non mi sono mai sentita competitiva. Per me il mondo dell'arte è un posto impossibile in cui esserlo. È la cosa più controintuitiva che tu possa fare a Hollywood. Devi solo restare concentrato su ciò che stai cercando di fare o su cosa vuoi essere in grado di fare”, sottolinea l'attrice. “Mentre lo sport è l'esatto opposto. Se non hai quello spirito lì, potrebbe essere difficile stare in quell'ambito”.

Quello di Kate Hudson è un personaggio potente che, tra completi color pastello, tacchi alti e ironia, rappresenta un femminile capace di farsi strada con spirito energico e risoluto. Ma quali sono stati per l'attrice i modelli ispirazionali con i quali è cresciuta?“Mia mamma (l'attrice Goldie Hawn, ndr) è la numero uno, ovviamente. Non avrei potuto avere un modello migliore: non solo ha un potere divinamente femminile, ma ha anche una forte energia maschile che fa accadere le cose. È stata incredibilmente ambiziosa nel realizzare i film che voleva fare e nel produrli, ed è stata la prima produttrice donna che ha recitato nei suoi film”, sottolinea l'interprete.

Non mi sono mai sentita intimidita da questo modello perché non è così che mi ha cresciuto. Poi, lungo il percorso, ci sono state donne che sono state delle vere campionesse”, continua l'attrice. “Penso a Lynda Obst, la produttrice di Come farsi lasciare in 10 giorni (2003), che mi ha coinvolta nel progetto e dato potere fin da giovanissima nel prendere decisioni audaci e nel difendere le mie idee. Stessa cosa per Sherry Lansing che si è fidata di me e mi ha dato la forza di credere che le cose che ritenevo importanti per una produzione valesse la pena dirle. E poi non posso non citare la mia insegnante di danza che, da piccola, mi ha fatto capire cosa si sente quando ti dedichi a qualcosa e la ottieni, provando quella sensazione interna di realizzazione”.

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Running Point
Una festaiola pentita deve dimostrarsi donna d'affari quando è inaspettatamente messa a capo della squadra di basket di famiglia.

Informazioni su questa lista

Titoli

1

Costo totale di visione

13,99 €

Durata totale

9h 40min

Generi

Commedia, Sport e Fitness

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