
Da “Il labirinto del fauno” a “The Neon Demon”: i 5 film con le più lunghe standing ovation al Festival di Cannes
Standing ovation, applausi scroscianti, lacrime, abbracci. Quando partono i titoli di coda e in sala si accendono le luci c'è sempre qualcuno che, cronometro alla mano, si mette comodamente in un angolo a misurare per quanto a lungo il pubblico celebrerà il film appena visto. Ogni anno alla Mostra del Cinema e al Festival di Cannes il copione è sempre lo stesso. E nel corso del tempo si sono registrati dei record che, sfruttati da distributori e uffici stampa, sono diventati dei veri e propri strumenti di marketing (arrivando anche a gonfiare il minutaggio).
Ma non sempre l'emozione del momento si traduce in un effettivo valore (superiore) rispetto ad altri titoli presenti in selezione. Come non sempre i fischi a fine proiezione decretano la fine di un film prima ancora di uscire al cinema. Qualche esempio clamoroso? Pulp Fiction (1994), Taxi Driver (1976), L'eclisse (1962), Crash (1996) e Twin Peaks: Fuoco cammina con me (1992). Tutte pellicole diventate dei classici e del cult, in barba a prime reazioni scomposte.
In occasione dell'inizio di Cannes 79, JustWatch ha stilato la classifica dei cinque film con le standing ovation più lunghe della storia del festival francese.
Ben 17 minuti di acclamazioni (accompagnati da qualche urlo e fischio) per The Neon Demon, l'horror thriller diretto da Nicolas Winding Refn con protagonista Elle Fanning. L'attrice interpreta Jesse, un'aspirante modella che si trasferisce a Los Angeles da una cittadina della Georgia, dove la sua giovinezza e bellezza attirano l'invidia ossessiva delle colleghe, dando vita a derive violente e cannibaliche.
Una pellicola che, al ritmo della colonna sonora synth-pop di Cliff Martinez, immerge lo spettatore in un'esperienza sensoriale per parlare della nostra società basata sull'oggettivazione femminile e la fissazione per una perfezione estetica irraggiungibile. Poco meno di due ore in cui, tra luci al neon e simbolismi, Refn mette in scena una satira anticipatrice della vacuità superficiale del nostro presente votato all'immagine. Da vedere se la follia di Climax (2018) ti ha esaltato o le atmosfere da incubo a occhi aperti de Il cigno nero (2010) ti hanno affascinato.
Jeff Nichols nel 2012 ha portato in competizione a Cannes la storia dell'incontro tra due adolescenti, Ellis e Neckbone, e un fuggitivo con il volto di Matthew McConaughey. I tre stringono un patto per aiutare l'uomo a nascondersi e ricongiungersi con Juniper (Reese Witherspoon), donna amata fin dai tempi delle rispettive adolescenze. Un dramma di 130 minuti sullo sfondo di un Arkansas fatto di polvere e dimensione rurale in cui si staglia il racconto di formazione dei suoi giovani protagonisti.
Attraverso il rapporto che si instaura tra di loro e il personaggio di McConaughey, assistiamo a quello che potremmo definire un processo di scoperta dell'amore e delle sue disillusioni. In particolare, grazie a Ellis, il regista ci permette di vedere il mondo degli adulti attraverso lo sguardo di chi cerca un punto di riferimento faticando a trovarlo. Il pubblico di Cannes ha celebrato Mud con 18 minuti di standing ovation, molto probabilmente perché il cinema di Nichols ha da sempre il merito di saper arrivare dritto al cuore del pubblico senza eccessi o cliché. Se sei cresciuto con Stand by Me (1986), non puoi perderti questo film.
In ordine di tempo Sentimental Value è il film più recente ad aver ottenuto un responso appassionato dal pubblico del festival con 19 minuti ininterrotti di applausi. Vincitrice del Grand Prix Speciale della giuria a Cannes 78 e del premio Oscar come miglior film internazionale agli Academy Awards del 2026, la pellicola di Joachim Trier è uno di quei casi in cui la standing ovation si traduce poi in un percorso luminoso per l'opera, tra risposta positiva di pubblico e critica e riconoscimenti.
In circa due ore il regista norvegese ci fa esplorare le macerie emotive di una famiglia attraverso due sorelle costrette a confrontarsi con il padre, un attore assente, dopo la morte della madre. Ai silenzi di bergmaniana memoria sono contrapposti dialoghi brillanti, così come un differente modo di affrontare il lutto delle due sorelle protagoniste. Un dramma familiare che parla di risentimenti, non detti, traumi emotivi e conflitti senza mai dimenticare la leggerezza e la luminosità. Se Il calamaro e la balena (2005), Sinfonia d'autunno (1978) e The Meyerowitz Stories (2017), ti hanno commosso ed emozionato, non resterai deluso.
A tre anni dall'attentato alle Torri Gemelle, Michael Moore realizza un documentario d'inchiesta da Palma d'oro in cui analizza i punti oscuri legati all'11 settembre, la presidenza di George W. Bush e le motivazioni dietro le guerre in Iraq e Afghanistan. La prima proiezione ufficiale ha riscosso 20 minuti di ovazioni per le due ore in cui il regista statunitense smonta pezzo per pezzo la retorica della “guerra al terrore”, facendo venire a galla bugie e intrecci sviluppatisi lungo 30 anni.
Con il suo stile inconfondibile fatto di satira, macchina a mano e montaggio serrato, Moore non lascia indifferenti, mostrando le catastrofiche conseguenze dei conflitti sulle popolazioni civili e sui soldati. Inoltre, nonostante sia stato criticato per imparzialità ed errori, Fahrenheit 9/11 è anche una preziosa testimonianza per capire il clima socio-politico successivo alla caduta delle Twin Towers. Un titolo che ha ridefinito il genere documentario e la sua forza mediatica che non puoi perdere se hai apprezzato Bowling a Columbine (2002).
Sul primo gradino del podio, imbattuto da 20 anni, c'è Il labirinto del fauno di Guillermo del Toro con il record di 22 minuti filati di applausi collezionati a Cannes 59. Ambientato nella Spagna del 1944, il film vede protagonista la piccola Ofelia che, per sfuggire alla crudeltà del patrigno franchista, si rifugia in un mondo fantastico in cui incontra un fauno. La stessa creatura che rivela alla bambina di essere l'incarnazione di una principessa di un regno sotterraneo.
Una favola per adulti che mixa alla perfezione il realismo storico con il fantasy, la violenza della dittatura con un mondo popolato di varie storie magiche. Anche qui, come in molti altri titoli della sua filmografia, il regista messicano ci suggerisce che il mostruoso non risiede nelle creature dai tratti grotteschi, ma nella violenza e crudeltà degli uomini. Due ore di bellezza e incitazione alla disobbedienza da non perdere se hai amato La forma dell'acqua (2017) e Frankenstein (2025).




























