6 sitcom invecchiate male (e 6 che invece si salvano)

6 sitcom invecchiate male (e 6 che invece si salvano)

Pubblicato il04 agosto 2026

Aggiornato il04 agosto 2026

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Il 23 luglio 2026 è arrivato su HBO Max Stuart Fails to Save the Universe, lo spinoff che prende il gestore del negozio di fumetti di The Big Bang Theory e lo spedisce a rimettere insieme un multiverso che ha rotto lui stesso. Un'idea assurda, che ha però il merito di riportare l'attenzione su una domanda che vale per tutte le comedy che abbiamo amato: come invecchiano le sitcom?

Perché invecchiano, eccome. Alcune diventano documenti di un'epoca in cui certe battute passavano lisce e oggi fanno storcere il naso. Altre perdono semplicemente colpi, il ritmo che sembrava travolgente adesso arranca, le gag che facevano ridere sembrano telefonate. E poi ci sono quelle che riguardi vent'anni dopo e funzionano ancora esattamente come allora. Ne abbiamo scelte sei per parte, senza pretesa di classifica, dalla più vecchia alla più recente. Prima le sei che il tempo ha trattato peggio.

La tata
La tata

La tata

1993

Partiamo da un caso che divide. La tata ha dalla sua Fran Drescher, la sua risata a mitraglia, i suoi vestiti impossibili, e una comicità fisica che regge ancora bene. Quello che regge meno è tutto l'impianto attorno, costruito su una lunga sfilza di battute sul corpo, sul peso e sul mettere su famiglia che oggi suonano insistenti più che pungenti. Il personaggio di Fran resta amabile, ma certi tormentoni sono figli di un umorismo televisivo che negli anni Novanta era la norma, ora non più. È una sitcom che si guarda ancora con affetto, a patto di accettare che parecchie gag appartengono al passato.
All'epoca era rivoluzionaria per come metteva quattro donne a parlare di sesso senza giri di parole, e quel merito storico non glielo toglie nessuno. Il problema è che, riguardandola oggi, quella libertà mostra i suoi limiti. Le battute sulla bisessualità trattata come una fase, il modo in cui la serie liquida chi non rientra nei suoi schemi, la New York abbagliante e stranamente priva di chiunque non sia bianco e benestante: sono cose che pesano. Sex and the City resta un pezzo di storia della tv, ma è diventata anche il ritratto involontario di un mondo molto più ristretto di quanto credesse di essere.
Qui c'è un problema concreto, non solo di percezione. Nel 2020 lo stesso creatore Bill Lawrence ha chiesto di rimuovere dalle piattaforme tre episodi che contenevano scene di blackface, e da allora la serie circola incompleta. È un peccato, perché Scrubs per il resto ha retto benissimo: il mix di demenziale e commovente, il modo in cui alternava la gag più stupida al reparto in cui muore qualcuno, l'amicizia tra J.D. e Turk. Il cuore della serie è intatto, ma resta il fatto che alcuni suoi episodi oggi non si possono più vedere, ed è impossibile far finta di niente.
Difficile trovare una sitcom più legata a un'epoca precisa di questa. Tutto l'umorismo di Due uomini e mezzo ruotava attorno a Charlie Harper e al suo stile di vita da scapolo impenitente, un flusso continuo di battute su alcol, donne trattate come trofei e ammiccamenti che allora facevano il record di ascolti. Rivisto oggi, quel personaggio funziona molto meno, e la serie fatica a reggersi su qualcosa che non sia il fascino da mascalzone del protagonista. Quando poi quel protagonista è uscito di scena nel modo turbolento che tutti ricordano, è rimasto visibile quanto poco ci fosse sotto.
Per nove stagioni è stata la sitcom di riferimento della sua generazione, quella che raccontava un gruppo di amici a New York con la struttura a incastro del racconto a ritroso. Rivista oggi, due cose la fanno inciampare. La prima è Barney Stinson: le sue elaborate strategie per sedurre le donne, gli inganni, i travestimenti, le finte identità, all'epoca erano il tormentone comico più amato della serie, e oggi si leggono come il manuale di un predatore. Il personaggio faceva ridere finché non ti fermi a guardare cosa fa davvero. La seconda è il finale, che ha spaccato in due il pubblico e ne ha deluso una fetta enorme, ribaltando all'ultimo istante scelte costruite per anni. È il tipo di chiusura che toglie voglia di rivedere tutto dall'inizio, perché sai già dove va a parare, ed è forse la ragione per cui How I Met Your Mother si è consumata più in fretta delle sue coetanee.
E arriviamo alla serie da cui siamo partiti. The Big Bang Theory ha avuto un merito enorme, portare la cultura nerd in prima serata quando ancora era roba di nicchia. Ma proprio i nerd sono stati i primi a storcere il naso, perché la serie tende a ridere di loro più che con loro. Sheldon, con i suoi tratti che oggi leggeremmo come neurodivergenti, viene trasformato in una macchina da tormentoni. Il personaggio di Raj esiste a lungo come somma di stereotipi. Penny per stagioni intere è solo la bella della porta accanto. Nelle ultime annate la scrittura si accorge del problema e prova a rimediare, dando spessore ai personaggi femminili, ma la prima metà della serie oggi si guarda con un certo imbarazzo. Lo spinoff Stuart Fails to Save the Universe eredita tutto questo, e la curiosità è vedere se saprà riderne in modo più consapevole.
La più vecchia della lista è anche una delle più moderne. Quattro donne over sessanta che convivono, litigano, escono, ricominciano: già solo la premessa, mettere al centro delle età che la tv normalmente nasconde, era avanti allora e lo è rimasta. Ma la vera sorpresa sono i temi, perché Golden Girls (questo il titolo originale, decisamente migliore) affrontava questioni di cui poche comedy dell'epoca osavano parlare, e lo faceva con una leggerezza che non scadeva mai nella predica. Le battute di Dorothy funzionano ancora oggi parola per parola. È una serie che sembra scritta ieri.
Un ragazzo di Filadelfia spedito dai parenti ricchi in una villa di Bel-Air: la premessa era una macchina comica perfetta, lo scontro tra due modi di stare al mondo, e a distanza di trent'anni fa ancora ridere allo stesso modo. Ma la cosa che ha fatto invecchiare bene Willy, il principe di Bel-Air, è il fatto che sotto le gag la serie riesce a toccare temi seri come il razzismo, le differenze di classe, il padre assente, senza mai smettere di essere leggera. La scena in cui Will crolla chiedendosi perché suo padre non lo abbia voluto è ancora oggi uno dei momenti più intensi mai visti in una sitcom. Il carisma di Will Smith regge tutto, e nemmeno lo schiaffo agli Oscar del 2022, per quanto se ne sia parlato, intacca quello che il personaggio è stato qui. Una comedy che ha fatto scuola e non ha preso una ruga.
Frasier
Frasier

Frasier

1993

Nata come costola di Cin-Cin (1982), Frasier ha fatto una cosa rara per uno spinoff: superare la serie madre. Il merito è di una comicità tutta costruita sul carattere, sullo snobismo dei due fratelli Crane, psichiatri raffinati e insopportabili, sui malintesi che si accumulano come in una commedia teatrale. Materiali e gag che non hanno data di scadenza, perché la vanità e l'orgoglio ferito fanno ridere in qualsiasi decennio. Un tentativo di revival qualche anno fa non ha lasciato il segno, ma non toglie niente all'originale: le sue stagioni restano un modello di scrittura adulta ed elegante, che costruisce le risate sui dialoghi invece che sulle gag, e che a rivederle oggi non hanno perso un colpo.
The Office
The Office

The Office

2005

Nessuna sitcom degli ultimi vent'anni è entrata nel linguaggio comune come The Office, e la cosa sorprendente è che regga nonostante alcuni episodi che oggi fanno rabbrividire, "Diversity Day" su tutti, con Michael Scott che imita accenti e recita stereotipi in un seminario sulla tolleranza. Ma è proprio lì il motivo per cui la serie tiene: l'obiettivo della risata non è mai la minoranza di turno, è Michael, la sua ignoranza, il modo goffo in cui l'azienda finge di affrontare i problemi senza guardarsi allo specchio. La finta ingenuità di quel capo che vuole solo essere amato, e il suo lento diventare quasi umano stagione dopo stagione, sono la cosa che ancora oggi tiene incollati. Ridere di un personaggio invece che con lui è la differenza che fa invecchiare bene una comedy.

Informazioni su questa lista

Titoli

12

Costo totale di visione

227,81 €

Durata totale

928h 22min

Generi

Commedia, Romantico, Drammatico

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Ci sono 12 titoli in questa lista e 5 di questi li puoi guardare su Disney Plus. Anche altri 10 servizi di streaming hanno titoli disponibili oggi.

  1. 5 titoliDisney Plus
  2. 4 titoliAmazon Prime Video
  3. 4 titoliAmazon Prime Video with Ads
  4. 3 titoliHBO Max Amazon Channel
  5. 3 titoliHBO Max