
"Odissea" di Christopher Nolan: la spiegazione del finale
Voi direte: “Che senso ha scrivere un articolo sulla spiegazione del finale di un film tratto da uno dei testi più rinomati di tutti i tempi?”. Un'osservazione del tutto comprensibile visto quanto sono note le gesta cantate nell'Odissea, il poema omerico portato sul grande schermo da Christopher Nolan nella pellicola omonima dal 16 luglio in sala. Ma, come ogni trasposizione dal testo allo schermo, anche qui ci sono degli elementi che differiscono.
Con buona pace dei puristi che fin dall'annuncio della produzione hanno criticato svariate scelte fatte da Nolan. Da quella di scritturare Lupita Nyong'o, nera, nei doppi panni di Elena e Clitemnestra, a quella di chiamare Elliot Page, transessuale, per il ruolo di un soldato che si presumeva essere Achille, dall'adottare la lingua inglese come idioma in cui si esprimono i personaggi, fino al creare armi e costumi privi di fedeltà storica. Tutte polemiche che per Nolan “fanno parte del gioco”. Perché adattare significa anche modificare, tradire, tagliare, accorpare.
Il lungo viaggio di Ulisse verso casa

Nella seconda e ultima parte di Odissea, Christopher Nolan mostra il tentativo del re di Itaca, interpretato da Matt Damon, di tornare a casa dopo sette anni passati in compagnia della ninfa Calipso (Charlize Theron) sull'isola di Ogigia. Infatuata di lui, la ninfa ne ha offuscato la memoria grazie ai fiori di loto. Ma la dea Atena (Zendaya) compare a Ulisse e lo sprona a rimettersi in viaggio. Proprio questa visione è il motore che permette all'eroe di rievocare la sua storia e ritrovarsi faccia a faccia con il suo doloroso senso di colpa per aver abbandonato la sua famiglia, perso la sua flotta, lasciato senza degna sepoltura molti dei suoi uomini, dato inizio alla fine dell'età del bronzo con lo stratagemma del cavallo di Troia e lasciato Itaca in balia dei Proci.
Consapevole di dover affrontare tutti gli errori e le promesse non mantenute, si imbarca su una zattera di fortuna realizzata con i resti di una delle navi con le quali era salpato da Troia quasi vent'anni prima e parte in direzione di Itaca. Vittima di un naufragio causato dall'ira di Poseidone, ancora adirato perché Ulisse, tempo prima, aveva accecato il ciclope Polifemo, il protagonista si ritrova sulla riva di Itaca accolto da Atena sotto forma di allucinazione.
Sotto le mentite spoglie di un mendicante – travestimento scelto per osservare e capire la situazione nel suo regno dopo anni di assenza – si imbatte nel suo fedele porcaro Eumeo (John Leguizamo) al quale dice di essere Sinone, uno dei guerrieri di Ulisse, e che il re è vivo e pronto a tornare a casa. Grazie alle parole di Eumeo, Ulisse scopre che i Proci hanno intenzione di tendere un'imboscata a suo figlio Telemaco (Tom Holland) di ritorno da Sparta, dove era andato per incontrare il re Menelao e carpire informazioni sul padre.
La confessione indiretta del re di Itaca

Pronto per la sua “vendetta totale”, Ulisse riesce a sventare l'uccisione del giovane Telemaco e a presentarsi anche a lui come Sinone, informando il ragazzo che suo padre è vivo e chiedendogli di non dire nulla a sua madre Penelope (Anne Hathaway). I due si accordano per entrare a palazzo così che Ulisse/Sinone possa osservare da vicino i Proci. Ma sulle soglie del castello Telemaco capisce che quell'uomo altri non è che suo padre quando Argo, ormai anziano, gli fa le feste con le ultime forze rimaste nel suo corpo prima di morire. I due si ritrovano dopo anni di lontananza e decidono di proseguire con il loro piano.
Nella sala del banchetto organizzata per il ritorno a casa di Telemaco, Antinoo (Robert Pattinson) ha un alterco con il mendicante (Ulisse) che gli svela di essere un soldato dell'esercito di Ulisse e gli mostra il bastoncino che anni prima aveva scambiato con il figlio di un servo di famiglia per evitare l'arruolamento. Giunti alle mani, Telemaco blocca il banchetto e caccia via tutti gli usurpatori che da vent'anni vorrebbero sposare Penelope per impossessarsi di Itaca. La stessa donna che, una volta rimasti soli a palazzo, chiede a una delle sue serve di far avvicinare il mendicante ex soldato. Divisi da una porta paravento i due parlano e la regina capisce che quell'uomo conosce davvero Ulisse da un dettaglio: la spilla che anni prima aveva donato al marito pronto a partire per Troia e che avrebbe dovuto tenere sempre appuntata al petto per permetterle di capire – chiedendo com'era vestito – se chi diceva di averlo visto mentiva oppure no.
Nel corso della loro conversazione l'Ulisse camuffato vede davanti a sé Atena e si lascia andare a una confessione indiretta a Penelope. Spiega che il re di Itaca era stato così a lungo assente per i sensi di colpa e la consapevolezza degli errori commessi, e che la sua idea – quella di introdurre a Troia il cavallo scambiato come dono da parte degli Achei – aveva dato il via all'inizio del collasso della civiltà del bronzo; aggiunge inoltre che i popoli del mare che tanto spaventavano Itaca, Sparta e le altre comunità altri non erano che Ulisse e la sua flotta.
L'ora della resa dei Proci

Ascoltando quelle parole Penelope prende la decisione di radunare tutti i Proci a palazzo per una gara: chi di loro sarebbe riuscito a tendere l'arco di Ulisse l'avrebbe avuta in sposa. Con tutte le armi nascoste e la porta della sala bloccata, Eumeo e Telemaco – intimato dal padre di non uccidere nessuno dei pretendenti altrimenti, per la legge di Zeus, sarebbe dovuto andare in esilio – passano l'arco di mano in mano, ma nessuno degli uomini presenti riesce nell'impresa. Quando il mendicante (Ulisse), nell'ilarità generale, chiede di partecipare e riesce dove gli altri avevano fallito, ecco che l'uomo svela la sua identità e inizia a uccidere, uno per uno, i Proci.
Nel frattempo, su ordine di Antinoo, il servo Melanzio (Logan Marshall-Green) fugge dalla sala per andare a prendere le armi da dare ai pretendenti per difendersi. Ma Eumeo lo segue e lo chiude nella stanza. Poco dopo, nella sala in cui Ulisse sta compiendo la mattanza, dal soffitto si apre un buco: è Melanzio che dall'alto getta spade, lance e scudi. Telemaco, dunque, sale per affrontarlo. I due hanno una colluttazione e il giovane promesso al trono di Itaca viene ferito, ma riesce a uccidere il rivale e a lanciare una spada al padre circondato dai Proci.
Mentre alcuni pretendenti si inginocchiano in segno di resa, Ulisse uccide Antinoo. Non prima di avergli detto che, una volta giunto nell'Ade, avrebbe dovuto riferire che il re sarebbe salpato per l'ignoto Occidente per omaggiare tutti i suoi uomini ai quali non aveva potuto dare degna sepoltura. Dopo avergli infilato in bocca il bastoncino di legno che aveva barattato anni prima per non combattere, trafigge Antinoo con la sua lama.
Ferito e con due frecce conficcate nella schiena, il re di Itaca cade tra le braccia della sua amata Penelope. Nelle immagini finali si vede Telemaco, incoronato re, accompagnare sua madre verso un'imbarcazione. Lì si ricongiunge con Ulisse e insieme partono per “inseguire il sole che fugge”. Ciò che molti anni prima la donna aveva proposto al marito pur di non vederlo partire, consapevole che avrebbe potuto perderlo per sempre. Mentre li vediamo abbracciati solcare i mari verso Occidente, la voce fuori campo di Ulisse parla di come la “civiltà rinascerà”.
Un finale diverso dal poema

Per chi ha reminiscenze scolastiche o ha riletto recentemente l'Odissea, è chiaro come il finale scelto da Nolan differisca da quello di Omero. Nel poema la conclusione si dipana nei canti XXIII e XXIV. Lì la regina Penelope si convince che l'uomo davanti a sé è realmente Ulisse quando quest'ultimo le racconta un dettaglio privato: il loro letto nuziale è stato intagliato direttamente nel tronco di un albero di ulivo ancora radicato al suolo e non può essere spostato.
Una scena non presente nel film di Nolan mostra il re di Itaca andare dal padre Laerte e dimostrare anche a lui la sua identità ricordando gli alberi piantati quando era ancora un bambino. Infine, dopo l'uccisione dei pretendenti di Penelope, i loro familiari cercano vendetta nei confronti di Ulisse. Ma Atena scongiura lo scoppio di una guerra civile imponendo una pace tra le due fazioni che permette all'eroe di tornare a sedere sul trono di Itaca.
La scelta di Nolan di lasciare che Ulisse torni in mare per scoprire altre terre si allinea con la sua natura di esploratore, ma anche con un passaggio generazionale che permette a Telemaco di iniziare un nuovo percorso sotto il suo regno. Una riga netta che segna un prima e un dopo il ritorno del padre, che in quel figlio abbandonato ancora bambino scopre un giovane uomo degno del peso della corona. E, forse, quella civiltà che rinascerà a cui fa riferimento sarà resa possibile anche da re come Telemaco.











