
Chi è Circe nell'Odissea? Identità e poteri della maga, spiegati
Di tutte le figure che Odisseo incontra sulla rotta verso Itaca, nessuna è ambigua come Circe. Non è un mostro da sconfiggere, non è una dea da pregare, non è una donna da amare e lasciare. È tutte e tre le cose insieme, e il poema di Omero la lascia deliberatamente sfuggente, senza spiegare quasi nulla di lei: da dove vengano i suoi poteri, perché faccia quello che fa, cosa voglia davvero da quell'uomo arrivato sulla sua isola.
Nell'Odissea di Christopher Nolan, al cinema dal 16 luglio, la maga ha il volto di Samantha Morton, e sta già facendo parlare di sé molto più di quanto il suo tempo sullo schermo lasci immaginare. Vale la pena capire chi sia davvero questo personaggio, prima o dopo essere entrati in sala.
La stirpe del Sole
Il primo dettaglio che il poema non spiega quasi mai è il più importante: Circe non è una strega qualunque, è di sangue divino. È figlia di Elio, il Titano che ogni giorno guida il carro del Sole attraverso il cielo, e dell'oceanina Perse, a sua volta figlia del titano Oceano. Questo significa che Circe non appartiene alla famiglia olimpica di Zeus, ma alla stirpe più antica dei Titani, quella sconfitta nella guerra che diede il potere agli dei dell'Olimpo. Quella sconfitta vive ancora dentro di lei, costretta ad obbedire ai desideri e agli ordini della stirpe olimpica.
La sua parentela è un insieme di magia e potere terreno. Sua sorella è Pasifae, la regina di Creta che si unì a un toro e generò il Minotauro. Suo fratello è Eete, il re della Colchide custode del vello d'oro. Sua nipote è Medea, la maga più celebre di tutta la mitologia greca. La sua figura, insomma, sta in mezzo a ciò che millenni dopo verrà intuito da Nietzsche come il fondamento della tragedia greca, ovvero appollineo e dionisiaco, da una parte la legge umana, dall'altro l'inspiegabile, il magico, l'oscuro indefinibile. Antidoto e veleno, logica e caos, insieme.
L'isola di Eea, che forse è in Italia

Circe vive su un'isola chiamata Eea, e nemmeno su questo il poema si sbilancia. Non sappiamo perché ci sia finita né da quanto tempo ci abiti. Le fonti più tarde parleranno di un esilio, di una punizione, di una fuga, nel poema Circe è semplicemente lì, con una casa di pietra al centro di una radura e, tutto attorno, leoni e lupi che non aggrediscono nessuno perché sono uomini trasformati e ammansiti dalle droghe della padrona. Sono la prima cosa che i compagni di Odisseo vedono avvicinandosi, e invece di attaccare gli scodinzolano incontro.
La cosa interessante, almeno dalla prospettiva italiana, è che quell'isola potrebbe trovarsi a un centinaio di chilometri da Roma. Fin dall'antichità la tradizione geografica identifica Eea con l'attuale promontorio del Circeo, nel Lazio, e la prima testimonianza in questo senso arriva da Strabone nel primo secolo avanti Cristo. Furono poi gli autori latini, da Virgilio a Ovidio, a fissare il legame tra la maga e quel tratto di costa, tanto che ancora oggi lassù esistono una grotta chiamata Grotta della Maga Circe e i resti di un tempio a lei attribuito.
Il problema è che il Circeo, come dice la parola, è un promontorio e non un'isola, mentre Omero descrive una terra circondata dall'acqua su ogni lato. Qualcuno ha ipotizzato che in epoca antica fosse separato dalla terraferma, altri fanno notare che, visto da Gaeta o da Sperlonga, sembra proprio un'isola, con quel profilo che la tradizione popolare identifica da secoli con una donna sdraiata. Nei secoli sono state proposte anche altre località, dall'acropoli di Terracina all'isola di Ponza fino a Ustica, ma nessuna ha mai messo tutti d'accordo.
I poteri

Il potere di Circe, infatti, funziona in due tempi che Omero descrive con cura. Prima viene l'ospitalità: la maga accoglie gli stranieri, li fa sedere, offre loro un pasto abbondante, formaggio, orzo, miele e vino. Dentro quel vino mescola i suoi pharmaka, le sue droghe. Poi, quando gli ospiti hanno mangiato e bevuto, arriva il secondo tempo: li tocca con un bastone, rhabdos, e la trasformazione si compie.
Gli uomini diventano maiali: testa, voce, setole, corpo. Ma la crudeltà del sortilegio sta in quello che resta. La mente, precisa Omero, rimane quella di prima. Sono uomini intrappolati in corpi di animali, perfettamente consapevoli di quello che è successo, che vengono chiusi in un porcile e nutriti con ghiande. Non è una condanna a morte, è una condanna alla coscienza. Circe non uccide, li lascia vivere sapendo esattamente cosa sono diventati.
C'è poi una domanda che il poema non risolve, e su cui i lettori si interrogano da millenni: perché proprio i maiali? La lettura più diffusa è morale, cioè che la trasformazione riveli la vera natura degli uomini, la loro ingordigia e la loro grossolanità. Un'altra è più semplice e più inquietante: è il modo in cui una donna sola su un'isola tratta gli uomini armati che sbarcano alla sua porta senza essere stati invitati.
Perché Odisseo resiste

L'unico che non finisce nel porcile è Odisseo, ma non per merito suo. Prima che raggiunga la casa di Circe, sulla strada gli si fa incontro Ermes, il messaggero degli dei, che gli consegna un'erba magica: il moly, un fiore dalla radice nera e dal fiore bianco come il latte, che gli dei sanno riconoscere e i mortali no. Chi lo assume diventa immune alle droghe della maga.
È un dettaglio decisivo, perché ridimensiona il merito dell'eroe. Odisseo non sconfigge Circe con l'astuzia, come farà con il ciclope, né con la forza, ma sopravvive perché un dio è intervenuto in suo favore. Quando beve la pozione e non si trasforma, Circe capisce all'istante chi ha davanti, e la sua reazione è forse il momento più rivelatore del personaggio: non lo attacca, non fugge, non lo maledice. Riconosce di aver perso, di dover accettare la volontà che arriva dall'Olimpo.
Da nemica ad alleata

Qui la storia prende la piega che rende Circe un personaggio irriducibile a qualunque etichetta. Costretta a giurare che non farà del male a Odisseo, la maga non solo libera i suoi compagni restituendo loro forma umana, ma li ospita tutti per un anno intero, con banchetti e ogni comodità. Odisseo diventa il suo amante. I marinai, che erano stati maiali, mangiano alla sua tavola.
Quando l'eroe decide finalmente di ripartire, Circe non lo trattiene. Anzi, gli spiega esattamente come sopravvivere a quello che lo aspetta. È lei a dirgli che deve scendere nel regno dei morti per interrogare l'indovino Tiresia. È lei ad avvertirlo delle Sirene e a insegnargli il trucco della cera nelle orecchie e delle corde all'albero maestro. È lei a spiegargli come passare tra Scilla e Cariddi, e a metterlo in guardia dalle vacche sacre di suo padre Elio sull'isola di Trinacria, avvertimento che i compagni ignoreranno, pagandolo con la vita. Senza le istruzioni di Circe, il viaggio di Odisseo finirebbe molto prima (e molto peggio).
La Circe di Nolan
Nell'adattamento di Nolan, Circe è interpretata da Samantha Morton, attrice due volte candidata all'Oscar per Accordi e disaccordi (1999) diretto da Woody Allen, e In America - Il sogno che non c'era (2002), diretto da Jim Sheridan. Il regista di Inception (2010) e Oppenheimer (2023) ha dichiarato al Los Angeles Times di averla voluta fin dal momento in cui ha finito di scrivere il personaggio, raccontando un episodio che dice molto sulle aspettative attorno a questa interpretazione: dopo una delle sue riprese, la troupe le ha tributato un applauso, e la produttrice Emma Thomas ha ricordato che l'ultima volta era successo con Heath Ledger sul set de Il Cavaliere Oscuro (2008).
Le prime reazioni all'anteprima londinese sono andate nella stessa direzione, con diversi critici che hanno segnalato la sua sequenza come una delle vette del film nonostante il tempo limitato sullo schermo. Nolan stesso ha definito quel personaggio il fulcro attorno a cui si gioca il film.
Sul piano dell'approccio, il regista ha raccontato a The Independent di aver colto l'occasione per abbracciare l'elemento horror, che considera il genere più viscerale e più puramente cinematografico, quello in cui si cerca di colpire lo spettatore direttamente con il suono e con l'immagine. La sequenza è stata girata sulla costa scozzese del Moray Firth, e secondo quanto raccontato da Himesh Patel, che interpreta Euriloco, la trasformazione è stata realizzata con effetti pratici, davanti agli occhi degli attori, al punto che sul momento gli è sembrato stesse accadendo davvero. È l'approccio che Nolan ha applicato a tutto il film, compreso il ciclope, costruito con un marchingegno di diciotto metri dentro una grotta vera in Messenia.
Un personaggio impossibile da catalogare

Quello che rende Circe così moderna, e così adatta a un'interpretazione di peso, è che sfugge a ogni ruolo prestabilito. Nel poema non è la strega cattiva sconfitta dall'eroe, perché dopo la sconfitta diventa la sua migliore alleata. Non è la donna che si innamora e viene abbandonata, perché è lei stessa a lasciarlo andare e a dirgli come farcela. Non è nemmeno una vera antagonista, visto che senza di lei Odisseo non tornerebbe mai a casa.
È una figura che, in tre millenni di riletture, è stata di volta in volta il simbolo della lussuria che trasforma gli uomini in bestie, l'incarnazione della donna pericolosa, e più di recente, grazie al romanzo Circe di Madeline Miller del 2018, una donna che si è costruita un potere in un mondo che non le lasciava spazio. Omero, con l'ambiguità che rende grande la sua opera, non sceglie mai. Lascia la maga esattamente com'è: pericolosa, generosa, sola, più intelligente di chiunque approdi sulla sua isola.











