10 commedie divertenti per quando hai bisogno di spegnere il cervello

10 commedie divertenti per quando hai bisogno di spegnere il cervello

Alessandro Zaghi
Alessandro Zaghi

Pubblicato il 24 febbraio 2026

Aggiornato il 28 febbraio 2026

Ci sono giorni in cui il cervello ha bisogno di una pausa. Giornate in cui l'ultima cosa che vuoi è un film impegnato, un thriller che ti costringe a seguire la trama, o peggio ancora un dramma esistenziale scandinavo. Quello che ti serve è una commedia che ti faccia ridere senza chiederti niente in cambio. Niente sottotesti, niente metafore, niente finali aperti da interpretare. Solo risate, possibilmente a raffica.

Le commedie che funzionano davvero in questi momenti sono quelle che abbracciano la stupidità con consapevolezza. Film che sanno di essere idioti e se ne vantano, dove i personaggi fanno cose assurde e le conseguenze sono ancora più assurde. Sono film che richiedono un solo impegno da parte dello spettatore: lasciarsi andare. Ecco 10 titoli perfetti per quelle serate in cui vuoi solo ridere come un deficiente davanti allo schermo.

Il dottor Frederick Frankenstein insegna medicina in un'università americana e odia il suo cognome, testimone di un passato oscuro e maledetto. Quando eredita il castello del celebre nonno in Transilvania, parte convinto di chiudere rapidamente la faccenda. Invece trova il diario segreto degli esperimenti, un assistente gobbo di nome Igor, una procace aiutante di nome Inga, e la governante Frau Blücher (al cui nome i cavalli nitriscono terrorizzati). La tentazione di ripetere l'esperimento del nonno è troppo forte. 

Mel Brooks e Gene Wilder hanno scritto insieme la sceneggiatura di quella che è universalmente considerata la più grande parodia della storia del cinema. Il genio di Frankenstein Junior sta nel rispetto assoluto per il materiale originale: girato in bianco e nero, con le stesse attrezzature di scena del Frankenstein del 1931, ricostruisce l'atmosfera dei classici horror, per poi farla esplodere con gag incredibili, a segno ogni volta. Wilder è perfetto come scienziato che lotta contro il proprio destino genetico, Marty Feldman con i suoi occhi sporgenti ruba ogni scena come Igor ("Si pronuncia Aigor", battuta leggendaria), Peter Boyle come la Creatura raggiunge vette di comicità fisica nella scena del balletto. E poi c'è Gene Hackman, in un cameo non-sense e geniale, nei panni dell'eremita cieco che versa la zuppa bollente sulle gambe del mostro. Il film è stato inserito nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso USA.

Frankenstein Junior non è disponibile per lo streaming.
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Mandrake, Er Pomata e Felice sono tre amici romani uniti dalla passione per le corse dei cavalli e dalla totale incapacità di vincere una scommessa. Tra debiti, strozzini e sogni di grandi colpi, le loro vite si intrecciano in una Roma di borgata dove tutti cercano la svolta che non arriva mai. Gigi Proietti, Enrico Montesano e Francesco De Rosa formano un trio comico che rappresenta un certo tipo di romanità, tipica della commedia di quegli anni: furba ma sfigata, cinica ma sognatrice, sempre pronta a fregare il prossimo ma incapace di fregare la sorte. 

Febbre da cavallo, diretto da Steno (pseudonimo di Stefano Vanzina), cattura un'Italia che non esiste più, quella delle scommesse clandestine, dei bar brutti di periferia, delle amicizie costruite sulla condivisione delle disgrazie. Un film leggero, certamente, ma dalle tonalità malinconiche che arricchivano la comicità di Proietti, con alcune battute entrate di diritto nel linguaggio comune, “E io pago!”. Un film che fa ridere ma lascia anche un retrogusto amaro, perché sotto le risate c'è una realtà di vite sprecate dietro sogni impossibili. Punto in più per la colonna sonora, un cult da recuperare.

Un grande albergo di Cortina d'Ampezzo si riempie di turisti per le feste natalizie. Ci sono i Covelli, famiglia di ricchi costruttori romani con figli viziati e problematici. C'è Billo, pianista del piano bar ancora immaturo a trentacinque anni, che ritrova Ivana, il suo grande amore ora sposata con un industriale milanese. C'è Mario, ragazzo di borgata capitato tra i ricchi per caso, che si innamora della bellissima americana Samantha già fidanzata con Roberto Covelli. 

Con Vacanze di Natale i Fratelli Vanzina hanno inventato un genere che avrebbe dominato il cinema italiano per trent'anni: il cinepanettone. Ma l'originale è diverso da quello che sarebbe venuto dopo. C'è ancora una certa grazia nella scrittura, un affetto per i personaggi che li rende umani invece che macchiette. Jerry Calà è perfetto come eterno ragazzo che non vuole crescere, Christian De Sica interpreta un ruolo sorprendentemente drammatico, Claudio Amendola porta una romanità genuina che contrasta con il lusso patinato di Cortina. Il film cattura un'Italia degli anni Ottanta che oggi sembra lontanissima: i "paninari", le pellicce, i Ray-Ban a specchio, la musica di Moonlight Shadow che accompagna i titoli di testa. È una cartolina di un'epoca in cui essere superficiali non era ancora un'accusa ma quasi un obiettivo di vita. Non c'è critica sociale, non c'è morale, quelle possiamo vederle solo guardandoci indietro con gli occhi di oggi. 

Il tenente Frank Drebin della Squadra Polizia deve sventare un complotto per assassinare la Regina Elisabetta II durante la sua visita ufficiale a Los Angeles. Il principale sospettato è Vincent Ludwig, un ricco uomo d'affari che usa un dispositivo ipnotico per trasformare persone innocenti in assassini. Nel frattempo, Drebin si innamora di Jane Spencer, l'assistente di Ludwig che non sa nulla dei piani criminali del suo capo. Il trio ZAZ (Zucker, Abrahams e Zucker), dopo aver rivoluzionato la parodia demenziale con L’aereo più pazzo del mondo (1980), porta la stessa formula nel genere poliziesco. 

Il risultato è una macchina comica perfetta dove ogni inquadratura contiene almeno una gag, spesso due o tre sovrapposte, altre ancora nascoste in sottofondo. Leslie Nielsen, ormai convertito definitivamente alla commedia dopo il passato da attore drammatico, veste i panni di Frank Drebin: un poliziotto che prende tutto tremendamente sul serio mentre intorno a lui il mondo crolla nel caos più totale. Il genio di Una pallottola spuntata sta proprio nel contrasto tra la serietà assoluta di Nielsen e le uscite demenziali che pronuncia ogni volta che apre bocca, tratto caratteristico della sua comicità. Drebin distrugge tutto quello che tocca, causa più danni dei criminali che insegue, eppure è convinto di essere un eroe. La scena della partita di baseball, quella dell'inno nazionale cantato con il gobbo sbagliato, il prologo con i dittatori mondiali picchiati: sono momenti di pura anarchia comica che ancora oggi fanno morire dal ridere. Il film ha generato due sequel altrettanto folli e ha consolidato Nielsen come re della commedia demenziale. 

Lloyd Christmas e Harry Dunne sono due amici con un quoziente intellettivo che, combinato, fatica a raggiungere la doppia cifra. Quando Lloyd trova una valigetta dimenticata all'aeroporto da una donna bellissima, convince Harry a partire per un viaggio coast-to-coast fino ad Aspen per restituirgliela. Quello che non sanno è che la valigetta contiene il riscatto per un rapimento e che dei criminali li stanno inseguendo. 

I fratelli Farrelly hanno costruito la loro carriera su un tipo di comicità che non chiede scusa a nessuno, e Scemo e più scemo è il loro manifesto. Jim Carrey era già esploso con Ace Ventura (1994), ma qui raggiunge vette di idiozia che rasentano l'arte. Jeff Daniels, fino ad allora conosciuto per ruoli seri, si butta nella demenzialità con un abbandono totale che sorprende ancora oggi. La chimica tra i due è perfetta perché entrambi credono completamente nei loro personaggi, senza mai farsi domande. Il film funziona perché non c'è cattiveria in Lloyd e Harry. sono solo stupidi, non malvagi. I disastri che combinano nascono da un ottimismo incrollabile e da una totale incapacità di leggere le situazioni sociali. La scena del lassativo, quella del pappagallo decapitato, il viaggio in motorino attraverso il paese: sono momenti entrati nella storia della commedia americana.

Aldo, Giovanni e Giacomo lavorano nella ferramenta del cavalier Cecconi, suocero di due di loro e futuro suocero del terzo. Devono raggiungere Gallipoli per il matrimonio di Giacomo portando con sé il bulldog Ringhio e una scultura di legno a forma di gamba firmata dal celebre artista Garpez. Il viaggio si complica quando ammazzano accidentalmente il cane, incontrano una ragazza che fa innamorare lo sposo sbagliato, e la preziosa gamba finisce in mano a un gruppo di muratori marocchini che la usano come palo della porta. 

L'esordio cinematografico del trio più amato della comicità italiana è un road movie fatto da gente che ama il cinema e lo conosce: la partita di calcio sulla spiaggia cita Marrakech Express (1989), il tentativo di furto con le maschere dei presidenti italiani richiama Point Break (1991). Ma non serve cogliere le citazioni per divertirsi. Gli sketch del repertorio teatrale - Ajeje Brazorf sul tram, il conte Dracula siciliano - sono incastonati nella storia senza sembrare corpi estranei, e la chimica tra i tre è già perfetta. Tre uomini e una gamba è il film giusto per chi vuole ridere senza volgarità e per chi ha voglia di una serata leggera con un film icona della commedia italiana.

Jim, Kevin, Oz e Finch sono quattro amici all'ultimo anno di liceo con un'ossessione comune, perdere la verginità prima del diploma. Dopo l'ennesima festa finita male, stringono un patto: entro la notte del ballo di fine anno, tutti e quattro dovranno aver fatto sesso. Quello che sembrava un obiettivo tipico del genere “college americano” (“pre-college” in questo caso) qui si trasforma in una serie di disastri imbarazzanti, che culminano nella scena più famosa del film, quella che coinvolge Jim e una torta di mele. 

I fratelli Weitz hanno preso la tradizione della commedia adolescenziale americana e l'hanno portata a un nuovo livello di “volgarità”, dando alla luce, più o meno inconsapevolmente, un titolo rimasto nell’immaginario comune della fine dei ‘90. American Pie non ha pretese di essere altro che quello che è: un film sugli ormoni impazziti dei diciassettenni, sulle figuracce cosmiche che si fanno a quell'età, sulla disperazione di voler essere adulti senza avere la minima idea di come si fa. Jason Biggs è perfetto come Jim, il ragazzo che trasforma ogni situazione in un disastro epico. Questo film ha lanciato un franchise infinito e ha reso "MILF" una parola di uso comune, ma l'originale ha qualcosa che i sequel hanno perso. L’ingenuità e l'imbarazzo dei protagonisti, un affetto per i personaggi che li rende simpatici invece che solo patetici. 

08

Zoolander
Zoolander

Zoolander

2001

Derek Zoolander è il modello maschile più famoso del mondo, capace di una sola espressione facciale, dotato di un quoziente intellettivo probabilmente misurabile in numeri negativi. Quando viene superato dal rivale Hansel, Derek diventa il bersaglio perfetto per un complotto internazionale, per cui viene ipnotizzato per assassinare il Primo Ministro della Malesia. 

Con Zoolander Ben Stiller ha creato, diretto e interpretato una satira del mondo della moda e della società dell’apparenza che funziona proprio perché non cerca di essere intelligente, anzi, esagera volutamente in senso opposto. Derek Zoolander è stupido in modo così puro, così totale, che diventa quasi commovente, divertente di sicuro. Non c'è malizia in lui, solo una completa incapacità di comprendere il mondo che lo circonda. Owen Wilson come Hansel è il complemento ideale, altrettanto idiota ma in modo diverso, pseudo-filosofico invece che semplicemente vuoto. Perfetto anche Will Ferrell come Mugatu, lo stilista malvagio, ultimo pezzo del puzzle per un trio che è pura comicità, ovviamente fisica. Il film è pieno di cameo di modelle e celebrità che si prendono in giro, e la sequenza della "walk-off" con David Bowie arbitro è pura gioia cinematografica. 

Doug sta per sposarsi e i suoi tre migliori amici lo portano a Las Vegas per l'addio al celibato. La mattina dopo si svegliano in una suite devastata, senza alcun ricordo della notte precedente, con una tigre nel bagno, un bambino nell'armadio e nessuna traccia dello sposo. Devono ricostruire cosa è successo prima che sia troppo tardi per il matrimonio. 

Todd Phillips ha preso la formula della commedia da sbronza e l'ha elevata a forma d'arte del caos. Il genio di Una notte da leoni sta proprio nella sua struttura “a ritroso”: non vediamo mai la notte folle, ma la ricostruiamo insieme ai protagonisti attraverso indizi sempre più assurdi. Bradley Cooper, Ed Helms e soprattutto Zach Galifianakis formano un trio comico perfettamente calibrato, dove ognuno rappresenta un diverso tipo di idiozia maschile. Galifianakis è la rivelazione assoluta: il suo Alan è inquietante, probabilmente disturbato, sicuramente pericoloso, eppure ogni sua battuta fa ridere, ogni sua azione peggiora la situazione in modi imprevedibili, è lui il centro di tutto. Il film ha generato due sequel e innumerevoli imitazioni, ma nessuno ha mai raggiunto lo stesso livello di follia e risate. 

10

Quo vado?
Quo vado?

Quo vado?

2016

Checco è un trentottenne pugliese che ha realizzato il sogno della sua vita: un posto fisso come funzionario dell'ufficio provinciale caccia e pesca. Vive ancora con i genitori, è eternamente fidanzato senza intenzione di sposarsi, e timbra licenze di cacciatori con la serenità di chi ha capito tutto. Poi il governo vara una riforma della pubblica amministrazione e la spietata dottoressa Sironi gli offre una scelta: dimettersi o accettare trasferimenti sempre più assurdi. Checco sceglie di resistere. 

Checco Zalone è il fenomeno comico italiano del nuovo millennio, e Quo vado? è il suo film più riuscito. Il segreto sta nel personaggio, Checco, italiano nel senso più stereotipato del termine. Attaccato al posto fisso come a una religione, allergico al cambiamento, convinto che la furbizia sia una virtù. L’attore qui non interpreta, l’attore diventa il personaggio. Il film lo porta dall'ufficio di provincia alle Svalbard, passando per la savana africana, in una escalation di situazioni assurde che servono a testare la sua fedeltà al mito del posto fisso. Sonia Bergamasco come la Sironi è l'antagonista perfetta, algida e determinata contro la cialtroneria solare di Checco. Il cameo di Lino Banfi come il senatore che gli ha procurato il lavoro chiude il cerchio di un'Italia dove le raccomandazioni sono patrimonio culturale.

Informazioni su questa lista

Titoli

10

Costo totale di visione

23,94 €

Durata totale

15h 54min

Generi

Commedia, Di produzione europea, Romantico

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  1. 3 titoli Paramount Plus
  2. 3 titoli Paramount+ Amazon Channel
  3. 3 titoli Netflix
  4. 3 titoli Sky Go
  5. 3 titoli Now TV