
Buonvino – Misteri a Villa Borghese, Giorgio Marchesi: “Buonvino non è un maschio alpha, ma un leader gentile”
Un commissario insolito perché gentile. È quello che dobbiamo aspettarci da Giovanni Buonvino, che da vicequestore viene retrocesso per un errore compiuto durante un’operazione e messo all’ufficio relazioni con il pubblico, per poi passare alla guida del Commissariato di Villa Borghese. Interpretato da Giorgio Marchesi, Buonvino – Misteri a Villa Borghese (2026), va in onda in due puntate, in prima serata su Rai 1, il 7 e il 14 maggio, con il primo episodio disponibile in anteprima su Raiplay a due giorni dalla messa in onda.
Tratta dal ciclo di romanzi di Walter Veltroni, che è anche consulente editoriale della serie, è la storia di una seconda possibilità. Perché Buonvino vuole dimostrare di essere un bravo poliziotto. Non è solo, in quanto dovrà guidare una squadra di colleghi, che non sembra eccellere per efficienza e professionalità in una realtà più tranquilla, in cui non accade mai nulla. O almeno apparentemente.
Sì, perché Villa Borghese rivelerà un’altra faccia, diametralmente opposta a quella di un luogo immerso nella natura, in cui prevale lo svago e il benessere fisico: è infatti un microcosmo pieno di enigmi e misteri, ma soprattutto di segreti inconfessabili che daranno filo da torcere al protagonista e ai suoi nuovi colleghi. Ma Buonvino ha un’arma per farcela: la gentilezza.
La sfida di mettere in scena il Commissario Buonvino
“Per me è stato affascinante, ma al contempo difficile affrontare Buonvino. È un personaggio diverso da quelli che ho interpretato e del tutto insolito nella serialità italiana – racconta Marchesi – Non è un maschio alpha, ed è interessante che venisse presentato come una persona incapace di arrabbiarsi. Mi sono messo alla ricerca di quella qualità che lo rendesse un uomo gentile, di quelli che non siamo abituati a vedere nel ruolo di leader”.
L’attore specifica, infatti, che “la gentilezza, l’attenzione, l’empatia, la mancanza di giudizio non sono facili da trovare da un punto di vista attoriale”. Dopo le difficoltà iniziali, ha ammesso di aver affrontato le settimane intense delle riprese, che ogni giorno prevedevano diverse scene, grazie all’aiuto del cast e della regista, Milena Cocozza.
“All’inizio mi ritrovo a dover dare alla squadra una scossa – continua Marchesi – La scelta più evidente era “la cazziata”, per imporre la propria autorità. È stato difficile trovare, invece, quella chiave per dare un sorriso, far percepire loro una sorta di comprensione. Ho amato la capacità di Buonvino di mettersi in discussione. Si chiede “Ho sbagliato qualcosa con loro?”. È un modo intelligente di porsi”.
Ma sono altri gli aspetti che l’attore ha apprezzato sul personaggio, nato dalla penna di Veltroni: “Buonvino delega, lascia spazio agli altri. È anche capace di leggere le persone dentro, per farlo bisogna saper ascoltare l’altro, cosa che in questo periodo storico non è affatto scontata. È un uomo controtempo, ma è anche curioso, per esempio, sulla tecnologia, che non è il suo forte”.
Il commissario e i sentimenti
E tra un’avventura e l’altra, Buonvino troverà, o meglio ritroverà, anche l’amore, grazie alla sua vice, Veronica Vigan, interpretata da Serena Iansiti.
“È un’ispettrice che sceglie il commissariato di Villa Borghese per stare in una bolla di protezione, non deve fare molto. È in stand-by per un lutto che l’ha fermata sia sentimentalmente sia professionalmente – spiega la Iansiti, sottolineando l’importanza dell’arrivo di Buonvino, che la aiuterà a scrivere un nuovo capitolo della propria vita.
“Buonvino è come Jessica Fletcher, la signora in giallo, e come capita nei gialli, il suo arrivo fa succedere qualcosa – continua l’attrice – Il commissario le fa ritrovare l’idea di ragazza da grandi speranza che era”. La grande qualità di Veronica è saper ascoltare gli altri e porre le domande giuste agli interrogati. Con il suomodo di essere brioso e solare, Veronica riesce a legare con chiunque le stia accanto.
L’importanza di una leadership gentile
Secondo lo sceneggiatore Salvatore De Mola, che firma i copioni con Michela Straniero, si sta assistendo a un cambiamento delle figure maschili di riferimento: “Quando Carlo Degli Esposti mi ha fatto leggere i romanzi di Veltroni, ne sono rimasto subito colpito e ho percepito una grande differenza rispetto quanto siamo soliti leggere nelle storie a sfondo crime. Per esempio, la leadership dolce di Buonvino, che nella realtà non sembra più essere possibile. Oggi tutti fanno la voce dura, lo vediamo anche nel nostro mestiere”.
Gli fa eco la regista, Cocozza: “Abbiamo visto molti polizieschi, c’è sempre una stortura per renderli interessanti. Credo, invece, che Buonvino incarni qualcosa che le persone apprezzerebbero, ovvero che le cose possono essere affrontate anche in maniera più morbida, senza togliere autorevolezza e capacità di soluzione dei problemi. Oggi ce ne sarebbe molto bisogno”.
Villa Borghese, un set poco valorizzato
Villa Borghese è un luogo pieno di sorprese, ma poco valorizzato tra cinema e tv. “Un posto incredibile, rimane un mistero sul perché non venga usato – spiega Cocozza - Probabilmente, essendo al centro della città, comporta una serie di problemi logistici. Noi abbiamocercato di ambientare il più possibile la serie dentro la Villa, raccontandola nelle sue composizioni. Essanasconde infatti una miriade di possibilità narrative, come se fosse un’isola nella città di Roma”.
Maria Pia Ammirati di Rai Fiction definisce il parco come “un microcosmo nella città, ma anche un macrocosmo dalle mille possibilità. Non mancherà, infine, una componente meta-cinematografica, come sottolineato dalla regista: “La passione del protagonistaper il cinema diventa uno strumento per raccontare la città attraverso lo sguardo di un personaggio che non è di Roma. Una cifra giocosa, che vuole essere anche un grande omaggio alla città, che è stata ed è ancora la culla del cinema”.
Nuove indagini per il Commissario? La parola agli ascolti
Ad oggi, sono ben sei i romanzi di Veltroni con protagonista Buonvino. Come suggerito dai titoli degli episodi, la prima stagione ne adatta due, “Il caso del bambino scomparso” e “C’è un cadavere al bioparco”. È inevitabile pensare che l’avventura televisiva possa continuare.
“Noi verifichiamo la tenuta, vediamo come va, anche se mi aspetto un grande risultato – commenta Ammirati di Rai Fiction – C’è un’intelligente novità nel personaggio, nei luoghi ben trattatati dalla regia, quindi sì, mi auguro che se ne possano fare altri episodi. D’altronde i libri sono vari”.
Ma l’augurio è che la Rai anticipi la messa in onda della prima serata. “Mi hanno garantito che faranno uno sforzo, se accadrà andrà sicuramente benissimo” – scherza il produttore Carlo Degli Esposti di Palomar, che proprio nelle scorse settimane aveva lanciato un appello per anticipare l’inizio della prima serata per non penalizzare le fiction, riportandole a un orario più accessibile.







