Le 10 migliori serie TV commedia create da donne

Le 10 migliori serie TV commedia create da donne

Alessandro Zaghi
Alessandro Zaghi

Pubblicato il 10 maggio 2026

Aggiornato il 12 maggio 2026

A fine aprile 2026, Lisa Kudrow ha rilasciato un'intervista al Times of London in cui ha descritto la writers' room di Friends (1994) come un ambiente "brutale", composto quasi interamente da uomini, in cui le sceneggiatrici donne erano una rarità e il clima dietro le quinte era ben diverso dalla leggerezza del Central Perk. Kudrow ha raccontato di autori che insultavano le attrici quando sbagliavano una battuta davanti a quattrocento persone di pubblico, e di conversazioni notturne nella writers' room che andavano ben oltre i limiti della decenza professionale. L'intervista ha riacceso un dibattito che in realtà va avanti da anni, e che riguarda una questione semplice: per decenni, le sitcom più amate della televisione americana sono state scritte prevalentemente da uomini, anche quando le protagoniste erano donne.

Quello che è cambiato negli ultimi vent'anni è che un numero crescente di autrici ha smesso di aspettare che qualcuno le facesse entrare nella stanza e si è costruita la propria. Da Tina Fey che nel 2006 ha trasformato la sua esperienza al Saturday Night Live in 30 Rock, fino a Quinta Brunson che nel 2021 ha creato Abbott Elementary partendo dai video virali sul suo canale YouTube, le sitcom e commedie TV scritte da donne hanno ridefinito il genere, portando prospettive, toni e strutture narrative che la commedia televisiva tradizionale non aveva mai esplorato. Ecco le dieci da non perdere.

01

30 Rock
30 Rock

30 Rock

2006

di Tina Fey

Tina Fey è stata la prima donna a ricoprire il ruolo di head writer al Saturday Night Live, e quando ha lasciato il programma nel 2006 ha fatto la cosa più logica e più folle possibile: ha preso quell'esperienza e l'ha trasformata in una sitcom su sé stessa. 30 Rock racconta le vicende di Liz Lemon (Fey), capo-autrice di un finto show comico della NBC, schiacciata tra un capo narcisista e imprevedibile (Alec Baldwin, nei panni di Jack Donaghy, in una delle migliori performance comiche della televisione americana) e un cast di comici ingestibili guidato da Tracy Jordan (Tracy Morgan).

La forza di 30 Rock è l’intensità su cui si sviluppa la serie. Fey scrive battute al ritmo di tre o quattro per minuto, costruisce gag che durano mezzo secondo, e infila riferimenti alla cultura pop con una densità che richiede almeno due visioni per cogliere tutto. Ma sotto la superficie c'è un tema di fondo più complesso: Liz Lemon è una donna brillante che lavora in un ambiente maschile e che non viene mai trattata come un'eroina femminista né come una vittima, ma come una persona complicata, spesso contraddittoria, a volte ridicola, esattamente come i suoi colleghi uomini. Sette stagioni, centotrentotto episodi, sedici Emmy. Da vedere per chi ama la commedia intelligente e veloce, raccontata da una donna e mentre prende il controllo della macchina comica della televisione americana.

02

Girls
Girls

Girls

2012

di Lena Dunham

Lena Dunham aveva venticinque anni quando HBO le affidò una serie tutta sua, con Judd Apatow come produttore esecutivo, e il risultato è stato una delle serie più discusse e polarizzanti del decennio. Girls segue Hannah Horvath (Dunham) e le sue tre amiche a New York, tutte sulla ventina, tutte convinte di meritare qualcosa di grande dalla vita e tutte incapaci di capire cosa sia quel qualcosa. Le accuse sono arrivate subito (troppo bianca, troppo privilegiata, troppo compiaciuta nel mostrare il corpo della protagoniste), e Dunham non ha mai provato davvero a difendersi, il che ha reso il tutto ancora più interessante.

Quello che Girls ha fatto, e che nessuna serie aveva fatto prima in quel modo, è raccontare la generazione millennial con una sincerità talmente spietata da risultare insopportabile per chi ci si riconosceva. Hannah non è una protagonista simpatica, non è scritta per piacere, e le sue scelte sono quasi sempre sbagliate, ma Dunham la costruisce con una precisione che tradisce un'autoanalisi feroce. Adam Driver, nel ruolo del fidanzato Adam, debuttò qui prima di diventare Kylo Ren, e la sua interpretazione è una delle tante ragioni per recuperare la serie. Sei stagioni, sessantadue episodi, e un ritratto generazionale che a dieci anni di distanza si è rivelato più accurato di quanto i detrattori volessero ammettere.

di Mindy Kaling

Mindy Kaling è arrivata a creare la propria serie dopo aver fatto la gavetta come sceneggiatrice e attrice in The Office (2005), dove interpretava Kelly Kapoor e dove era una delle pochissime donne non bianche nella writers' room. The Mindy Project nasce da quell'esperienza e la trasforma in un racconto dal taglio più personale: la serie segue la dottoressa Mindy Lahiri (Kaling), una ginecologa di New York ossessionata dalle commedie romantiche che cerca di replicare nella propria vita sentimentale i modelli dei film che ama, scoprendo ogni volta che la realtà non funziona come un film con Meg Ryan.

La forza della serie sta nella voce di Kaling, che scrive dialoghi con un ritmo e una specificità che ricordano il meglio della commedia newyorkese (Nora Ephron è un riferimento esplicito), e che usa il personaggio di Mindy per esplorare cosa significa essere una donna di colore ambiziosa, romantica e imperfetta in una televisione che tradizionalmente offre alle attrici di origine indiana ruoli da comparsa o da stereotipo. Consigliata a chi ama le rom-com e a chi vuole una sitcom leggera ma allo stesso tempo brillante e autoironica.

The Mindy Project non è disponibile per lo streaming.
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di Marta Kauffman e Howard J. Morris

Marta Kauffman è la co-creatrice di Friends (insieme a David Crane), il che rende la sua presenza in questa lista un dettaglio non privo di ironia, considerando che l'intervista di Lisa Kudrow che fa da gancio a questo articolo parla proprio della writers' room prevalentemente maschile di quello show. In Grace and Frankie, Kauffman si ritrova a lavorare con una premessa che Friends non avrebbe mai potuto esplorare: due donne over settanta (Jane Fonda e Lily Tomlin) scoprono che i rispettivi mariti (Martin Sheen e Sam Waterston) si amano da vent'anni e vogliono sposarsi, ritrovandosi all’improvviso a ricominciare da zero, insieme, in una casa sulla spiaggia.

La serie gioca sulla chimica tra le due protagoniste, Fonda e Tomlin, e una comicità costruita sulle loro differenze (Grace è rigida, elegante, controllata; Frankie è hippie, disordinata, emotiva) ma senza mai scadere nella macchietta. La scrittura di Kauffman e Morris dà ai personaggi spazio per invecchiare, cambiare, fare errori e rimediare, e la serie riesce a parlare di menopausa, artrite, paura della morte, ma sempre con leggerezza. Sette stagioni, novantaquattro episodi, e una delle poche serie che celebrano l'amicizia femminile nella terza età con intelligenza e senza pietismo.

05

Fleabag
Fleabag

Fleabag

2016

di Phoebe Waller-Bridge

Due stagioni, dodici episodi, e una delle serie più perfette che la televisione abbia prodotto negli ultimi dieci anni. Fleabag nasce come monologo teatrale scritto e interpretato da Phoebe Waller-Bridge per l'Edinburgh Fringe Festival nel 2013, e diventa una serie BBC/Amazon che ha ridefinito il rapporto tra personaggio e spettatore nella commedia contemporanea. La protagonista (che non ha mai un nome, è solo Fleabag) guarda in camera, parla al pubblico, commenta quello che sta succedendo nella sua vita, mente allo spettatore e a sé stessa, e usa l'ironia come scudo contro un dolore che il pubblico scopre solo gradualmente.

La prima stagione è una commedia nera sulla sessualità, il lutto e l'autodistruzione. La seconda, con l'arrivo del Prete (Andrew Scott, in una delle performance più memorabili del decennio), diventa una storia d'amore impossibile che è anche una riflessione su cosa significa cercare una connessione autentica in un mondo che premia la superficie. Waller-Bridge scrive con una precisione emotiva che non ha equivalenti nella commedia recente, e il fatto di aver chiuso la serie dopo due stagioni, al picco assoluto della qualità, è una delle scelte autoriali più coraggiose della serialità contemporanea. Da vedere, punto.

06

Insecure
Insecure

Insecure

2016

di Issa Rae

Issa Rae ha costruito la propria carriera partendo da YouTube, con la web series Awkward Black Girl, e quando HBO le ha dato una serie tutta sua il risultato è stato Insecure, una commedia su due amiche nere a Los Angeles che navigano lavoro, relazioni e identità, raccontate attraverso un punto di vista che la televisione americana non aveva mai concesso davvero ai personaggi afroamericani. La differenza rispetto a serie precedenti che raccontavano la blackness in televisione è che Rae non scrive manifesti, non costruisce personaggi esemplari, non cerca di rappresentare un'intera comunità. Scrive persone, con i loro difetti, le loro contraddizioni, le loro scelte sbagliate.

Issa (il personaggio condivide il nome con la creatrice) è indecisa, impulsiva, a volte egoista, e Rae la costruisce senza mai cercare di renderla simpatica a tutti i costi. La dinamica con la migliore amica Molly (Yvonne Orji) è il cuore della serie, e le tensioni tra le due (che nel corso delle stagioni raggiungono punti di rottura veri) sono scritte con una sincerità che poche sitcom si concedono. La colonna sonora, curata dalla stessa Rae, è una delle migliori mai assemblate per una serie televisiva, con artisti R&B e hip-hop emergenti che danno a ogni episodio un'identità sonora precisa. Cinque stagioni, quarantaquattro episodi, e una serie che ha dimostrato a Hollywood che il pubblico nero non ha bisogno di essere rappresentato attraverso stereotipi per essere interessante.

di Amy Sherman-Palladino (2017-2023)

Amy Sherman-Palladino è l'autrice di Una mamma per amica (2000), il che significa che chiunque sia cresciuto con Lorelai e Rory Gilmore sa già cosa aspettarsi dal suo stile: dialoghi velocissimi, personaggi che parlano come se avessero bevuto sei caffè, un universo narrativo pieno di dettagli e riferimenti, e una protagonista femminile che è contemporaneamente brillante e disastrosa. La fantastica signora Maisel prende questa formula e la trasporta nella New York di fine anni Cinquanta, dove Midge Maisel (Rachel Brosnahan), casalinga ebrea dell'Upper West Side, scopre di avere un talento naturale per la stand-up comedy dopo che il marito la lascia.

La serie è visivamente sontuosa (i costumi, le scenografie, la fotografia hanno una ricchezza che nella commedia televisiva si vede raramente), e Brosnahan costruisce Midge con un'energia e un tempismo comico che le sono valsi il Golden Globe e l'Emmy come miglior attrice in una serie comedy. Ma la vera potenza della serie sta nel sottotesto: Midge vuole fare la comica in un'epoca in cui le donne non salgono sul palco, e ogni battuta che scrive è anche un atto di ribellione contro le aspettative della sua famiglia e della sua classe sociale. Alex Borstein, nel ruolo della manager Susie Myerson, è la spalla perfetta. Cinque stagioni e una serie che dimostra come la commedia storica possa essere contemporanea nei temi senza bisogno di anacronismi.

08

Derry Girls
Derry Girls

Derry Girls

2018

di Lisa McGee

Lisa McGee ha preso la propria adolescenza a Derry, nell'Irlanda del Nord dei Troubles, e ne ha fatto una sitcom che riesce nell'impresa apparentemente impossibile di essere esilarante anche se ambientata nel bel mezzo di un conflitto armato. Derry Girls segue Erin Quinn e le sue amiche (più il cugino James, inglese, che nella scuola femminile cattolica è la presenza più fuori posto immaginabile) mentre cercano di fare le cose normali delle adolescenti (uscire, innamorarsi, litigare con i genitori) in una città in cui i checkpoint militari e le bombe sono lo sfondo quotidiano.

Il colpo di genio di McGee è trattare i Troubles non come un dramma ma come un'inconvenienza. Le ragazze non sono eroine della resistenza, non fanno discorsi sulla pace, non sono traumatizzate in modo visibile: sono adolescenti il cui principale problema è convincere la madre a lasciarle andare a un concerto, e il conflitto civile è semplicemente lì, come il tempo o il traffico. Questa scelta, che potrebbe sembrare irriverente, è in realtà la cosa più vera che si possa raccontare sull'esperienza di crescere in una zona di conflitto: la vita va avanti, e i ragazzi trovano il modo di essere ragazzi anche quando il mondo intorno è in fiamme. Tre stagioni, diciannove episodi, e una delle sitcom più originali degli ultimi anni.

di Quinta Brunson

Quinta Brunson aveva ventotto anni e un canale YouTube con milioni di visualizzazioni quando ha venduto alla ABC l'idea di una sitcom in formato mockumentary ambientata in una scuola elementare pubblica sottifinanziata di Philadelphia. Il risultato è Abbott Elementary, una delle sitcom più amate degli ultimi anni.

Brunson interpreta Janine Teagues, un'insegnante giovane e idealista che crede di poter cambiare il mondo partendo dalla sua classe, e la circonda di colleghi che rappresentano ogni possibile sfumatura del rapporto con un lavoro sottopagato e socialmente fondamentale: la veterana che ha smesso di crederci ma non di insegnare bene (Sheryl Lee Ralph, che ha vinto l'Emmy), il supplente che è lì solo perché non ha trovato di meglio (Chris Perfetti), la preside incompetente che vuole essere un'influencer (Janelle James, una delle scoperte comiche del decennio). La serie ha il ritmo e la struttura di The Office (2005) e Parks and Recreation (2009), ma con una consapevolezza sociale che quei modelli non avevano: la scuola pubblica americana e le sue difficoltà sono il vero soggetto, e Brunson non la usa mai come semplice sfondo per le gag. Consigliata a chi ama il mockumentary e a chi cerca una commedia tenera, divertente ma allo stesso tempo intelligente.

10

Hacks
Hacks

Hacks

2021

di Lucia Aniello, Paul W. Downs e Jen Statsky

Hacks è creata da un trio (Lucia Aniello, Paul W. Downs e Jen Statsky, tutti provenienti dalla writers' room di Broad City e Barry), ma le due forze creative principali sono Aniello e Statsky, e il soggetto della serie è esplicitamente il rapporto tra due generazioni di donne nella commedia. Jean Smart interpreta Deborah Vance, una stand-up comedian leggendaria che da anni fa residency a Las Vegas con uno show collaudato e sicuro, e che viene affiancata da Ava (Hannah Einbinder), una giovane autrice comedy appena cancellata da Twitter per una battuta sbagliata, incaricata di svecchiarle il materiale.

La serie funziona perché il rapporto tra Deborah e Ava non è mai semplice e non segue mai la traiettoria prevedibile della mentore-e-allieva. Deborah è spietata, generosa, vanitosa, vulnerabile, e Jean Smart la interpreta con una libertà che le è valsa due Emmy consecutivi come miglior attrice protagonista in una serie comedy. Einbinder, al suo primo ruolo importante, regge il confronto con Smart senza mai scomparire, e la dinamica tra le due è il motore comico e emotivo dell'intera serie. Hacks è anche una riflessione lucida su cosa significhi essere una donna comica a sessant'anni in un'industria che preferisce le ventenni, e su cosa significhi essere una ventenne in un'industria che non perdona gli errori. Da vedere per chi ama la stand-up comedy e per chi cerca una serie sulla difficoltà di essere divertenti.

Informazioni su questa lista

Titoli

10

Costo totale di visione

73,93 €

Durata totale

311h 6min

Generi

Commedia, Drammatico, Di produzione europea

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