
La classifica di tutti i film di "Harry Potter" dal peggiore al migliore... secondo un Potterhead!
Classificare i film di Harry Potter è un esercizio doloroso per chiunque sia cresciuto con la saga, per tutti quelli che hanno aspettato la lettera da Hogwarts fino ai diciotto anni, sapendo esattamente in quale casa li avrebbe assegnati il Cappello Parlante.
Otto film che hanno accompagnato un'intera generazione per poi rimanere impressi nella storia del cinema fantasy, otto adattamenti di libri amatissimi, otto occasioni per tornare in un mondo che per molti è diventato una seconda casa. Anche il film "peggiore" della lista resta comunque un film da vedere e rivedere (a Natale, ovviamente, ma non solo), ma dopo anni di riflessione e innumerevoli rewatch, era finalmente giunto il momento di una classifica dei titoli che compongono la saga, ma questa volta realizzata da un Potterhead.
Una premessa necessaria: i film di Harry Potter non sono i libri, e giudicarli come se dovessero esserlo è un errore. Ogni adattamento è costretto a tagliare, sintetizzare, scegliere cosa tenere e cosa sacrificare. Alcuni registi hanno fatto scelte più felici di altri, alcuni film hanno catturato lo spirito dei libri meglio di altri, ma tutti hanno contribuito a creare un universo cinematografico che resta, a distanza di anni, uno dei più riusciti di sempre. Detto questo, ecco la classifica, dal film meno fedele ai romanzi di J.K. Rowling fino a quello che, invece, è riuscito a coglierne meglio l'essenza.
Fa male mettere in fondo alla classifica Harry Potter e l'Ordine della Fenice, perché il quinto capitolo è il libro preferito di molti fan. Ed è proprio per questo che il film delude: David Yates, al suo esordio nella serie, deve condensare il romanzo più lungo (circa 800 pagine) nel secondo film più corto della saga (138 minuti). Il risultato è una lista lunghissima di assenze.
Manca la visita al San Mungo, dove Harry scopre che i genitori di Neville sono ricoverati dopo essere stati torturati da Bellatrix Lestrange fino alla follia, un momento che cambia completamente la percezione del personaggio. Manca l'impegno continuato di Hermione per il C.R.E.P.A., che passa il tempo a nascondere cappellini in giro per la sala comune di Grifondoro per liberare gli elfi domestici di Hogwarts. E ancora, nel film è Cho Chang a tradire l'Esercito di Silente, ma nel libro la traditrice è Marietta Edgecombe, un'amica di Cho, che si ritrova con la parola SPIA scritta in pustole viola sulla faccia grazie a un incantesimo di Hermione. Manca l'Howler che arriva a Petunia Dursley dopo l'attacco dei Dissennatori, con quel messaggio minaccioso che la convince a tenere Harry in casa. Manca quasi tutto del Dipartimento dei Misteri: la stanza dei cervelli che attaccano Ron, la stanza del Tempo, la stanza che non si apre mai. Manca l'uscita trionfale di Fred e George da Hogwarts con la Palude Portatile (nel film partono con i fuochi d'artificio, nel libro lasciano dietro di loro un'intera palude). E soprattutto, manca la rabbia di Harry: nel libro distrugge l'ufficio di Silente, nel film è appena un accenno. Tuttavia il colpo geniale del film è Imelda Staunton nei panni di Dolores Umbridge (perfetta), ma non basta a compensare tutto il resto.
Harry Potter e i Doni della Morte - Parte 1 è, per sua natura, un film di transizione. Harry, Ron ed Hermione sono in fuga, cercano gli Horcrux, si nascondono, litigano, si ritrovano. È l'unico film della saga a non essere ambientato a Hogwarts, e questo si sente. David Yates costruisce un'atmosfera claustrofobica e tesa, la scena della danza tra Harry ed Hermione nella tenda è tra le più belle e malinconiche della serie, e la morte di Dobby resta devastante anche dopo decine di rewatch. Ma rispetto al libro mancano elementi importanti.
Il passato di Silente è appena accennato: nel libro si scopre in dettaglio la sua amicizia con Grindelwald, le sue ambizioni giovanili, il suo rapporto tormentato con la famiglia, la morte della sorella Ariana. Nel film restano solo frammenti. Manca il peso della sequenza a Godric's Hollow con Bathilda Bagshot, ridotta al minimo rispetto al libro. Manca la redenzione di Kreacher, l'elfo di casa Black, la cui storia con Regulus Black viene compressa perdendo tutto il suo impatto emotivo. Il film, inoltre, paga il prezzo della divisione in due parti: qui è tutto risulta come in preparazione e finisce proprio quando le cose iniziano a farsi interessanti. Ovviamente visto insieme alla Parte 2 funziona molto meglio, ma da solo lascia una sensazione di incompletezza.
Con Harry Potter e il Calice di Fuoco (2005), Mike Newell diventa l'unico regista britannico ad aver diretto un solo capitolo della saga, e porta con sé un tono più terreno e adolescenziale. Il Torneo Tremaghi offre sequenze spettacolari, dal drago alla prova nel lago fino al labirinto finale, e il Ballo del Ceppo cattura perfettamente l'imbarazzo dell'adolescenza. Ma la lista di ciò che manca è impressionante.
Winky è completamente assente: l'elfa domestica della famiglia Crouch, licenziata dopo l'incidente del Marchio Nero alla Coppa del Mondo, che finisce a Hogwarts depressa e alcolizzata di Burrobirra. È proprio vedendo il trattamento di Winky che Hermione fonda il C.R.E.P.A. (Comitato per la Riabilitazione degli Elfi Poveri e Abbruttiti), l'organizzazione per i diritti degli elfi domestici che nel film non esiste. Manca la scoperta che Rita Skeeter sia un Animagus non registrato capace di trasformarsi in uno scarabeo per spiare le conversazioni, rivelazione che Hermione usa per ricattarla. Manca Pigwidgeon, il gufo minuscolo e iperattivo che Sirius regala a Ron per sostituire Crosta. Manca la scena esilarante dei Weasley che arrivano a Privet Drive attraverso il camino, distruggendo il salotto dei Dursley, con Fred che lascia cadere i Toffee Mou Mollilingua che fanno gonfiare la lingua di Dudley. E soprattutto manca il finale in cui Harry dona i mille Galeoni del premio del Torneo a Fred e George per aprire il loro negozio di scherzi. La Coppa del Mondo di Quidditch è liquidata in pochi minuti invece di essere l'evento spettacolare raccontato nel libro. E poi c'è il Silente di Michael Gambon che afferra Harry chiedendogli se ha messo il suo nome nel Calice, una scena diventata meme per quanto è lontana dal Silente calmo e controllato dei libri. Il finale con il ritorno di Voldemort e la morte di Cedric segna comunque un punto di svolta nella saga.
Harry Potter e la Camera dei Segreti (2002) è più lungo, più oscuro e più avventuroso del primo film, e introduce Dobby, il Basilisco, Tom Riddle e il diario che sarebbe diventato centrale nella mitologia degli Horcrux. Columbus resta fedele al libro quasi scena per scena, il che è sia un pregio che un limite: il film dura quasi tre ore e a tratti si sente. Ma c'è un'assenza che i Potterhead più “radicali” avranno certamente notato: il Complemorte di Nick-Quasi-Senza-Testa.
Nel libro, Harry, Ron ed Hermione partecipano alla festa per il cinquecentesimo anniversario della morte del fantasma di Grifondoro. C'è cibo marcio, musica orrenda, fantasmi da tutto il paese, e la Caccia Senza Testa che snobba Nick perché la sua testa non è completamente staccata. È una scena che espande il mondo magico in modo unico e che il film ignora del tutto. E poi c'è l'assenza che attraversa tutta la saga cinematografica: Peeves. Il poltergeist di Hogwarts, fonte inesauribile di caos e scherzi crudeli, non appare in nessuno degli otto film. Nei libri tormenta studenti e professori, canta canzoni volgari, alla fine combatte i Mangiamorte nella battaglia finale. Nel film non esiste. Per il resto, ogni momento iconico c'è: la Tana dei Weasley, la Ford Anglia volante, Aragog, Mirtilla Malcontenta. Kenneth Branagh nei panni di Gilderoy Allock è perfetto.
Harry Potter e la Pietra Filosofale (2001) è il film da cui tutto è partito, con la responsabilità enorme di tradurre in immagini un mondo che milioni di lettori avevano già costruito nella propria testa. Chris Columbus sceglie un approccio rispettoso e quasi reverenziale: ogni dettaglio è curato, il cast è semplicemente perfetto. Daniel Radcliffe, Emma Watson e Rupert Grint sono Harry, Hermione e Ron, e il casting degli adulti è altrettanto impeccabile, da Alan Rickman nei panni di Piton a Maggie Smith come McGranitt fino a Richard Harris come Silente.
Ma nella corsa verso la Pietra Filosofale mancano due prove importanti. La stanza del troll, una sfida preparata da Raptor, è stata eliminata del tutto dal film. E soprattutto manca l'enigma delle pozioni di Piton: sette bottiglie, un indovinello in versi, e solo la logica può salvare Harry. Nel libro è il momento in cui Hermione dimostra che la sua intelligenza vale quanto qualsiasi magia, con Harry deve proseguire da solo perché c'è una sola dose di pozione per andare avanti. Nel film questa scena non esiste. Il film funziona come introduzione al mondo magico, ma a distanza di anni mostra i suoi limiti: il ritmo è lento, la regia è funzionale ma priva di personalità.
Con Harry Potter e il Principe Mezzosangue (2009), David Yates trova finalmente il suo passo, e il risultato è uno dei capitoli visivamente più belli della saga. La fotografia desaturata di Bruno Delbonnel trasforma Hogwarts in un luogo cupo e minaccioso, e il film bilancia il romance adolescenziale con l'oscurità crescente della guerra. I flashback sulla giovinezza di Tom Riddle sono tra le scene migliori dell'intera serie, ma nei libri c'era molto di più. Manca la storia della famiglia Gaunt: Marvolo, il padre violento e fanatico della purezza del sangue, Morfin, il fratello disturbato, e soprattutto Merope, la madre di Voldemort.
Nel libro si scopre come Merope abbia usato una pozione d'amore su Tom Riddle Sr., come lui l'abbia abbandonata una volta libero dall'incantesimo, come lei abbia venduto il medaglione di Serpeverde per sopravvivere e sia morta di parto sola e senza un soldo. È la chiave per capire Voldemort, e il film la ignora quasi del tutto (gravissimo!). Manca la visita di Silente a Privet Drive all'inizio del libro, quando rimprovera i Dursley per come hanno trattato Harry e fa rimbalzare bicchieri di idromele sulle loro teste. Manca l'incontro tra Cornelius Caramell e il Primo Ministro Babbano, una scena che mostra come i due mondi siano collegati ai più alti livelli. Manca anche l'intera battaglia della Torre di Astronomia: nel libro i Mangiamorte combattono contro l'Ordine della Fenice e gli studenti, Bill Weasley viene sfigurato da Fenrir Greyback. Nel film Silente muore e i Mangiamorte se ne vanno quasi indisturbati. Jim Broadbent come Lumacorno è delizioso, ma le assenze pesano.
Harry Potter e i Doni della Morte - Parte 2 (2011) è il finale che la saga meritava. David Yates porta a compimento dieci anni di cinema con una battaglia di Hogwarts epica, emozionante, piena di momenti iconici. La morte di Fred, Lupin e Tonks, il sacrificio di Piton e la rivelazione del suo amore per Lily, Neville che decapita Nagini con la spada di Grifondoro, Molly Weasley che affronta Bellatrix. Ogni scena funziona, ogni emozione arriva. Ci sono differenze rispetto al libro, certo.
Il primo bacio tra Ron ed Hermione: nel film avviene nella Camera dei Segreti dopo aver distrutto la Coppa di Tassorosso, nel libro nella Stanza delle Necessità dopo che Ron si preoccupa di mettere in salvo gli elfi domestici, un momento che richiama il C.R.E.P.A. di Hermione e mostra quanto Ron sia cresciuto. Il duello finale tra Harry e Voldemort è più spettacolare nel film, con i due che volano attraverso Hogwarts, mentre nel libro avviene davanti a tutti nella Sala Grande. E poi c'è il finale con la Bacchetta di Sambuco: nel libro Harry la usa per riparare la sua bacchetta di fenice spezzata a Godric's Hollow, poi la riporta nella tomba di Silente. Nel film la spezza e la getta via, senza mai riparare la sua bacchetta originale. Ma il film riesce nel compito quasi impossibile di chiudere una saga così amata in modo soddisfacente.
Con Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban (2004), Alfonso Cuarón prende una saga, prima di allora ritenuta esclusivamente per bambini, e la trasforma in cinema vero. Il terzo film è una rivoluzione visiva e narrativa: la palette di colori cambia, Hogwarts diventa un luogo più vasto e misterioso, la macchina da presa si muove con una libertà che Columbus non aveva mai osato. Ma soprattutto, Cuarón capisce che il cuore della storia non è solo la magia ma le relazioni tra i personaggi, e costruisce il film intorno al rapporto tra Harry e Sirius, tra Harry e Lupin, tra Harry e il fantasma dei suoi genitori. Gary Oldman e David Thewlis sono perfetti.
Cosa manca? La storia dei Malandrini. Nel libro si scopre che Lupin era un lupo mannaro fin da bambino, che i suoi tre migliori amici (James Potter, Sirius Black, Peter Minus) hanno impiegato anni per diventare Animagi non registrati così da poterlo accompagnare durante le trasformazioni. Si scopre che Lunastorta, Codaliscia, Felpato e Ramoso sono i soprannomi che si sono dati, e che la Mappa del Malandrino l'hanno creata loro esplorando ogni angolo di Hogwarts. Nel film tutto questo viene liquidato in poche battute. È un'omissione che brucia per i puristi. Ma il film compensa con una coerenza artistica che nessun altro capitolo possiede. È l'unico film di Harry Potter che funzionerebbe anche senza conoscere nulla della saga, l'unico che è grande cinema oltre che grande intrattenimento. Per questo merita il primo posto.






























