I 5 attori e attrici premi Oscar di cui stanno parlando tutti

I 5 attori e attrici premi Oscar di cui stanno parlando tutti

Alessandro Zaghi
Alessandro Zaghi

Pubblicato il 17 marzo 2026

Aggiornato il 17 marzo 2026

Gli Oscar 2026 hanno premiato interpretazioni che resteranno nella memoria del cinema per ragioni molto diverse tra loro. C'è chi ha aspettato quarant'anni per tornare sul palco del Dolby Theatre, chi ha vinto al primo tentativo dopo una carriera costruita con pazienza, chi non si è presentato a ritirare la statuetta, ma per validi motivi.

Michael B. Jordan è diventato il sesto attore afroamericano a vincere come protagonista, Jessie Buckley la prima irlandese nella stessa categoria, Amy Madigan ha battuto il record per l'attesa più lunga tra una nomination e una vittoria.

Sono storie diverse, carriere che si sono incrociate per una notte prima di tornare ognuna per la propria strada. Ecco i cinque interpreti che hanno conquistato l'Academy e di cui continueremo a sentir parlare.

Michael B. Jordan - Miglior Attore per “I peccatori

Quando Adrien Brody ha letto il suo nome, Michael B. Jordan si è portato una mano al petto come se non ci credesse. Poi si è alzato, ha abbracciato sua madre seduta accanto a lui, e ha camminato verso il palco mentre la sala del Dolby Theatre esplodeva in una standing ovation che è durata quasi un minuto. Nel suo discorso ha ringraziato Sidney Poitier, Denzel Washington, Jamie Foxx, Forest Whitaker e Will Smith, i cinque attori afroamericani che prima di lui avevano vinto l'Oscar come protagonista. «Essere tra questi giganti, tra i miei antenati, tra le mie guide» ha detto, con la voce che si incrinava appena.

La carriera di Jordan è una di quelle che si costruiscono mattone dopo mattone. Ha iniziato bambino nella soap All My Children, poi è passato per The Wire (2002) e Friday Night Lights (2006), ma il vero punto di svolta è stato Fruitvale Station nel 2013, il primo film con Ryan Coogler. Da lì sono arrivati Creed (2015) e Black Panther (2018), sempre con Coogler, e adesso I peccatori (2025), dove interpreta due gemelli così diversi tra loro che a un certo punto ci si dimentica di guardare lo stesso attore. Il suo Smoke è calcolatore e freddo, Stack è caldo e impulsivo, e Jordan passa dall'uno all'altro con una naturalezza che lascia senza parole.

Da vedere in Fruitvale Station per capire da dove viene, in Creed per vederlo diventare una star, e ovviamente ne I peccatori per la performance che gli ha fatto vincere tutto quello che c'era da vincere quest'anno.

Jessie Buckley - Miglior Attrice per “Hamnet - Nel nome del figlio”

Era la vittoria più annunciata della serata, eppure quando Mikey Madison ha letto il suo nome Jessie Buckley è scoppiata in una risata nervosa che ha contagiato tutta la sala. «This is really something» ha detto prendendo fiato, prima di lanciarsi in un discorso che alternava momenti di commozione a battute sulla sua famiglia irlandese a cui l'Irlanda stessa aveva pagato i biglietti aerei per essere lì. Ha dedicato l'Oscar "al bellissimo caos del cuore di una madre" ricordando che in Regno Unito era la festa della mamma, ha detto al marito che vuole fare "ventimila altri bambini" con lui, chiudendo poi il discorso in gaelico, mandando in visibilio gli irlandesi sparsi per il mondo.

Buckley arriva da un percorso diverso rispetto ai suoi colleghi americani. Ha iniziato partecipando a un talent show musicale in Irlanda, poi si è formata in teatro prima di passare al cinema con ruoli sempre più complessi e spesso disturbanti. Il pubblico italiano la ricorda forse per Sto pensando di finirla qui di Charlie Kaufman (2020) o per Men di Alex Garland (2022), film in cui interpretava donne intrappolate in situazioni al limite dell'incubo. In Hamnet (2025) invece è Agnes Shakespeare, la moglie del drammaturgo, e la sua performance quando perde il figlio è qualcosa che non si dimentica facilmente.

Da recuperare Beast (2018) per vederla agli inizi, La figlia oscura (2021) che le valse la prima nomination, e naturalmente Hamnet per capire perché ha vinto tutto.

Sean Penn - Miglior Attore Non Protagonista per “Una battaglia dopo l'altra”

«Non è potuto essere qui stasera, o non ha voluto», ha detto Kieran Culkin annunciando la vittoria di Sean Penn, e la battuta ha strappato risate e applausi. Penn non era al Dolby Theatre, non era stato ai BAFTA, non era stato ai SAG Awards. Secondo il New York Times si trovava in Ucraina, dove è tornato più volte dal 2022 per documentare la guerra e dove nel 2022 aveva regalato uno dei suoi Oscar a Zelensky. È il quarto uomo nella storia a vincere tre Oscar per la recitazione, insieme a Jack Nicholson, Daniel Day-Lewis e Walter Brennan.

In Una battaglia dopo l'altra interpreta il colonnello Steven J. Lockjaw, il cattivo del film, un militare corrotto che dà la caccia a Leonardo DiCaprio e sua figlia attraverso la California. È un villain disturbante, che sorride mentre ordina atrocità, che incarna tutto quello che c'è di marcio nel potere. Penn costruisce il personaggio con una calma glaciale che inquieta, e Paul Thomas Anderson gli lascia il tempo di prendersi lo schermo, quasi a diventare il protagonista del film.

A 65 anni Penn ha una filmografia sterminata. Chi ancora non lo conosce può partire da Mystic River (2003) e Milk (2008), i due film che gli avevano già fatto vincere l'Oscar come protagonista. Chi cerca qualcosa di meno noto può recuperare Dead Man Walking (1995) o La sottile linea rossa (1998). Ma per capire perché ha vinto quest'anno, Una battaglia dopo l'altra è l'unico modo.

Amy Madigan - Miglior Attrice Non Protagonista per “Weapons

Il record che nessuno voleva battere: quarant'anni e un mese tra la prima nomination e la prima vittoria. Amy Madigan era stata candidata nel 1986 per Twice in a Lifetime, poi era praticamente sparita dai radar dell'Academy fino a quando Zach Cregger non l'ha chiamata per interpretare zia Gladys in Weapons (2025). Una strega responsabile della scomparsa di diciassette bambini, con un trucco da clown sbavato e una parrucca improbabile, che è diventata virale sui social prima ancora che il film uscisse nelle sale.

Quando Zoë Saldaña ha letto il suo nome, Madigan ha lasciato partire una risata da strega che ha fatto sobbalzare mezza platea. «Ero sotto la doccia ieri sera a pensare cosa dire mentre mi depilavo le gambe» ha esordito nel suo discorso di ringraziamento, «poi ho messo i pantaloni, quindi niente». Ha ringraziato le colleghe nominate che l'avevano accolta come una di famiglia durante la stagione dei premi, la figlia Lily, i cani, e poi suo marito Ed Harris, con cui è sposata dal 1983. «È stata un'eternità, e senza di lui niente di tutto questo avrebbe senso».

Madigan e Harris sono una di quelle coppie di Hollywood che non fanno mai parlare di sé, due caratteristi di lusso che hanno attraversato quattro decenni di cinema senza mai diventare divi. Lei ha lavorato con Ron Howard, Clint Eastwood, Kevin Costner. Chi vuole scoprirla prima di Weapons può recuperare L’uomo dei sogni (1989), dove recita proprio accanto al marito.

Timothée Chalamet - Il grande sconfitto per “Marty Supreme”

Nove nomination, zero vittorie. Marty Supreme (2025) è entrato nella lista dei film più sfortunati della storia degli Oscar, insieme a Il colore viola (2023), Gangs of New York (2022) e The Irishman (2019). E Timothée Chalamet, che era partito come favorito assoluto dopo i Golden Globe e i Critics' Choice, ha visto il suo sogno infrangersi per la terza volta. Prima Chiamami col tuo nome (2017), poi A Complete Unknown (2024), adesso questo. Leonardo DiCaprio ci mise quattro nomination prima di vincere, ma il parallelo non consola granché quando sei seduto in platea e ti tocca applaudire chi ti ha battuto.

La campagna promozionale di Marty Supreme era stata la più aggressiva e divisiva degli ultimi anni. Chalamet ovunque, palline da ping-pong arancioni ovunque, giacche brandizzate addosso a qualsiasi celebrity. Poi era arrivata la gaffe su balletto e opera durante un'intervista con Matthew McConaughey: «A nessuno importa più nulla di queste cose» aveva detto ridendo, scatenando una reazione a catena che lo ha perseguitato fino alla cerimonia. Conan O'Brien ci ha aperto il monologo, scherzando sulla sicurezza rafforzata per paura di attacchi dalla comunità del balletto. Persino uno dei vincitori per il miglior cortometraggio ha infilato una frecciata nel suo discorso.

Quando la telecamera lo ha inquadrato dopo l'annuncio della vittoria di Michael B. Jordan, Chalamet stava applaudendo con un sorriso tirato. Classe, certo. Ma anche la faccia di uno che sa di aver perso qualcosa che pensava fosse già suo. A trent'anni ha già tre nomination come protagonista, più di quanto la maggior parte degli attori accumuli in una carriera intera. L'Oscar arriverà, probabilmente. Ma questa notte resterà come quella in cui tutto sembrava possibile e invece non è successo niente.

01

I peccatori
I peccatori

I peccatori

2025

Tornati nella regione natia con un discreto bottino e con abbondanti alcolici dalla malavita di Chicago, i gemelli Smoke e Stack trasformano una baracca in un locale di ballo e gioco clandestino per la popolazione nera. La festa notturna innesca una gioia contagiosa, ma presto si avvicinano tre bianchi che chiedono insistentemente di poter entrare. Sarà presto chiara la loro intenzione.
In un bosco, una giovane donna dorme rannicchiata nella culla formata dalla radice emersa di un albero secolare: è vestita di rosso cupo, accompagnata da un falco che risponde ai suoi richiami, conosce erbe e pozioni, si dice non sia nata da sua madre ma da una donna venuta da lontano. Si chiama Agnes e quando Will la vede se ne innamora subito. Will è il giovane William Shakespeare, che riesce a sposarla nonostante l’ostilità delle famiglie e ad avere con lei tre figli, Susannah e i gemelli Judith e Hamnet. Ma un lutto li colpisce, quando il drammaturgo lavora già a Londra, e Hamnet diventa Hamlet. Tratta dal romanzo del 2020 di Maggie O’Farrell, la storia di Agnes (più che di William), intessuta di magia e femminilità.
Un gruppo di ex rivoluzionari si riunisce quando un loro perfido nemico riemerge dal loro passato, dopo sedici anni di silenzio. Il gruppo avrà il duro compito di salvare la figlia di uno di loro, prima che accada l'inevitabile.

04

Weapons
Weapons

Weapons

2025

Quando tutti i bambini di una stessa classe, tranne uno, scompaiono misteriosamente nella stessa notte e alla stessa ora, l’intera comunità si ritrova a interrogarsi su chi, o cosa, sia responsabile della loro sparizione.

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Marty Supreme
Marty Mauser, un giovane con un sogno che nessuno rispetta, affronta mille peripezie pur di raggiungere la grandezza.

Informazioni su questa lista

Titoli

5

Costo totale di visione

26,96 €

Durata totale

11h 42min

Generi

Drammatico, Thriller e Mistero, Azione e Avventura

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