“Obsession” è il “The Blair Witch Project” della Gen Z: vi spieghiamo perché

“Obsession” è il “The Blair Witch Project” della Gen Z: vi spieghiamo perché

Giovanni Berruti
Giovanni Berruti

Pubblicato il 31 maggio 2026

Aggiornato il 01 giugno 2026

Attento a ciò che desideri, perché potresti ottenerlo. È la premessa di Obsession (2026), l’horror che in questo momento è sulla bocca di tutti, destinato a lasciare un segno indelebile nel cinema dell’orrore. Il motivo? Ce ne sono diversi, e pian piano cercheremo di approfondire il tutto. L’opera prima di Curry Barker è diventata rapidamente un caso cinematografico, collocandosi sin dai primi giorni in cima al botteghino internazionale. Partiamo dai numeri incredibili. 

Ad oggi, a esattamente due settimane dall’uscita, la pellicola ha incassato ben 95 milioni di dollari di fronte a un budget inferiore al milione. Si tratta di un risultato straordinario tanto che il regista e sceneggiatore, a soli 26 anni, avrebbe già ricevuto una proposta economica da capogiro per il suo prossimo progetto. Nel frattempo, però, ha girato un altro horror, Anything But Ghosts, attualmente in fase di montaggio, e ha firmato un accordo con A24 per scrivere e dirigere il reboot di Non aprite quella porta (1974).

L’amore come ossessione che sfocia nel possesso: di cosa parla “Obsession”?

Bear talking on the phone in Obsession

Obsession ruota attorno a Bear (Michael Johnston), un ragazzo che lavora in un negozio di strumenti musicali, da sempre innamorato della collega e amica d’infanzia, Nikki (Inde Navarette). Un sentimento non ricambiato, che lo affligge, proprio come nella più classica delle dinamiche in cui entra in gioco la cosiddetta “friendzone”. Un giorno, per caso, si imbatte in un bastoncino del desiderio, One Wish Willow, apparentemente in grado di esaudire qualsiasi cosa. Nello spezzarlo, esprime così di vedere realizzata la sua più grande speranza: che Nikki che si innamori di lui più di ogni altra cosa al mondo. 

Il risultato è immediato, con buona pace del protagonista. Ma l’improvvisa infatuazione della ragazza nei suoi confronti comincia a degenerare, sfociando in una vera e propria ossessione, che porterà a una serie di eventi inquietanti. Si arriva all’isolamento, alla violenza, filtrato da una furia possessiva, originata da una forza maligna scatenata proprio da quel innocuo bastoncino. 

Dove nasce il desiderio, prende forma la prigionia. È questa l’ottica con cui guardare l’opera di Barker. Perché l’amore raccontato in questa storia non è libero, ma frutto di una costrizione soprannaturale. Non c’è niente di nobile nella scelta di Bear di appellarsi a un bastoncino del desiderio per far sì che i suoi sentimenti venissero ricambiati, seppur inconsapevole delle conseguenze devastanti che avrebbe sperimentato. È un film che fotografa il lato tossico dell’amore idealizzato, quello che da ossessione è destinato a sfociare nel possesso. Un horror capace di dirci molto della società contemporanea, soprattutto per quanto concerne la complessità dei sentimenti. Forse è proprio questo uno dei motivi dietro al suo incredibile successo.

Un successo senza precedenti

obsession

È importante sottolinearlo nuovamente: Hollywood è ossessionata da Obsession. Gli Studios stanno infatti guardando con stupore, e soprattutto interesse, all’incredibile performance al botteghino della pellicola di Barker. Partiamo dal costo di produzione, che alcune fonti dicono aggirarsi sui 750.000 dollari, al quale poi è seguito l’acquisto da parte di Focus Features allo scorso Toronto International Film Festival per ben 15 milioni di dollari. Una cifra importante che oggi i risultati al box office giustificano ampiamente. 

Ricordiamo, al momento attuale il film ha ottenuto al botteghino internazionale ben 95 milioni di dollari. Di questi, 73 milioni provengono solo dal mercato statunitense. Si tratta di numeri impressionanti, soprattutto guardando al comportamento della pellicola, che dopo aver ottenuto 17 milioni nel primo fine settimana, sempre negli Stati Uniti, ne ha guadagnati quasi 24 milioni in quello successivo, registrando un aumento degli incassi di quasi il 40%. Si tratta di un fenomeno senza precedenti, considerato che di norma gli horror registrano un crollo nel corso del secondo weekend in sala.  

È d’obbligo parlare del pubblico. Ad oggi, il 75% degli spettatori ha tra i 18 e i 34 anni, una fascia di età prevalentemente dominata dalla cosiddetta Generazione Z. Si tratta di una fascia di pubblico decisiva, spesso imprevedibile e soprattutto capace di determinare il successo di un film, rendendolo “virale” tramite i social network, oltre al caro e vecchio “passaparola”. Rientrano in questo segmento anche i millennials più giovani, che si saranno anch’essi identificati in quanto raccontato dal film. Sembrerebbe, poi, che molti spettatori stiano tornando più volte a vedere il film, che ha registrato anche un aumento della presenza femminile.  

Senza dimenticare, poi, i trascorsi virali di Barker. Proprio nel 2024 il regista e sceneggiatore aveva infatti attirato già l’attenzione su di sé con Milk & Serial, un horror found footage (spiegheremo nelle prossime righe di cosa si tratta), che dura poco più di un’ora, pubblicato su YouTube. Costato solo 800 dollari, si è trasformato rapidamente in un contenuto virale, da quasi 3 milioni di visualizzazioni. Nessun festival, nessuna campagna pubblicitaria e nessuna casa di produzione potente dietro a questo fenomeno del web. Si tratta di un fattore che ha sicuramente contribuito a un richiamo in sala di un pubblico così giovane, solito passare gran parte del tempo sul web. A dimostrazione che YouTube sembra essere diventata la nuova casa degli autori cinematografici di horror, come testimoniato dal contemporaneo arrivo nelle sale di Backrooms (2026) di Kane Parsons, che a soli vent’anni vanta diversi affezionati sul “tubo”. 

 Il “Blair Witch Project” ai tempi dell’IA

blair-witch-project

Obsession sta alla Generazione Z come The Blair Witch Project – Il mistero della strega di Blair (1999) sta ai Millennial. Presentato al Sundance Festival, l’horror di Daniel Myrick e Eduardo Sánchez ripercorre le indagini di tre giovani aspiranti registi sulla leggenda della Strega di Blair, che li porta ad avventurarsi armati di cinepresa in una foresta del Maryland. Impegnato a riprendere il tutto, il trio si mette alla ricerca della dimora della megera, ma inevitabilmente la situazione è destinata a degenerare, portandoli a perdersi e a dividersi nel corso della notte, e soprattutto alla drammatica consapevolezza che qualcosa di oscuro sta ostacolando la loro fuga. 

Otto giorni di set, dove i tre attori, dei perfetti sconosciuti, che si sono ritrovati a dormire nei boschi, hanno ricavato uno sterminato materiale di “girato grezzo”, immortalando tutto ciò che facevano e soprattutto li circondava, 24 ore su 24. Tra l’altro, non erano stati forniti di una vera e propria sceneggiatura, ma ricevevano indicazioni giornaliere. Ma soprattutto, essendo spaventati da suoni notturni creati dalla troupe, hanno potuto regalare al pubblico degli autentici momenti di panico, che hanno contribuito al realismo, proprio come quelle riprese imperfette e instabili che hanno fatto la fortuna del found footage. Si tratta di una tecnica cinematografica, divenuta molto popolare nell’horror, in cui le scene sono proposte agli spettatori come registrazioni di eventi reali. Tra i titoli di successo, possiamo citare Paranormal Activity (2007) e Cloverfield (2008). In un’intervista, Myrick e Sánchez hanno raccontato di essere stati quasi obbligati dal budget a ricorrere a questa idea, in quanto disponevano di due telecamere, una da trecento dollari e l’altra non l’avevano pagata, e “l’esagerazione non avrebbe giovato a una piccola produzione”.  

Altrettanto, a giovare a The Blair Witch Project – Il mistero della strega di Blair è stato un ottimo marketing. Non c’era ancora l’ombra dei social network, ma fu uno dei primissimi casi in cui Internet si rese protagonista di una campagna pubblicitaria avanguardistica, che convinse le persone che quello che avrebbero visto sarebbe stato un documentario su “tre giovani studenti scomparsi nei boschi del Maryland” invece che un film di finzione. La maestria è stata proprio qui: proporsi al pubblico con il suo stesso linguaggio. Il risultato? Una pellicola a basso costo che ha raccolto 250 milioni di dollari in tutto il mondo, trasformandosi in uno dei più clamorosi trionfi finanziari del cinema indipendente. Vi ricorda qualche altro titolo?

Un potenziale universo in espansione

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Pur essendo orientato su altri progetti, Barker non esclude di tornare su Obsession. Proprio in una recente intervista, il regista e sceneggiatore ha spiegato di avere in mente alcune idee per espandere l’universo narrativo della sua ultima fatica cinematografica. Le opzioni sarebbero due. 

La prima consisterebbe in un sequel. Un secondo capitolo, ancora una volta basato sulle conseguenze nefaste prodotte dal “bastoncino del desiderio”. “Sì. Ho un’idea davvero molto interessante per un sequel, che ruoterebbe ancora una volta attorno a un desiderio andato storto usando lo stesso meccanismo della One Wish Willow” – ha raccontato, lasciando così intendere l’esistenza di un’apertura a uno spiraglio cinematografico. 

La seconda riguarderebbe la serialità. “Ma l’idea che mi entusiasma di più è quella di una serie TV composta da otto episodi. Ogni episodio sarebbe un desiderio diverso. Potrei dirigere il pilot e poi lasciare spazio ad altri registi per dirigere gli episodi successivi” – ha aggiunto, spiegando che il minimo comun denominatore tra le puntate continuerebbe a essere la One Wish Willow. Ma soprattutto ha sottolineato che non tutte le storie necessiterebbero di una durata cinematografica: “Perché alcuni desideri non hanno bisogno di un film da un’ora e quarantacinque minuti. Alcuni funzionerebbero meglio come storie da sessanta minuti”. Un concept che richiama una serie di successo come Black Mirror (2011), con un soggetto destinato a trasformarsi in un vero e proprio horror antologico, con ogni episodio incentrato su personaggi e desideri differenti. L’intenzione sarebbe quella di non far finire tutte le storie male: “Magari potrebbe esserci perfino un episodio con un lieto fine. Uno di quelli in cui continui ad aspettarti che succeda qualcosa di terribile… e invece non succede mai”– conclude Barker.

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Obsession
Obsession

Obsession

2026

Dopo aver spezzato il misterioso bastoncino del desiderio per conquistare il cuore della ragazza che ama un romantico senza speranza ottiene esattamente ciò che ha chiesto ma presto scopre che alcuni desideri hanno un prezzo sinistro e pericoloso.
Obsession non è disponibile per lo streaming.
Avvisami quando lo puoi guardare

Heather, Joshua e Michael, tre studenti di regia, vogliono girare un documentario su una leggenda locale, quella della strega di Blair che che vivrebbe nei boschi presso Burkettsville, nel Maryland, dove tanti bambini sono scomparsi negli anni '40...

Informazioni su questa lista

Titoli

2

Durata totale

3h 9min

Generi

Orrore, Thriller e Mistero

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