"Il Mostro", la seconda stagione è in arrivo: ecco le domande cui potrebbe rispondere (e i nuovi personaggi)

"Il Mostro", la seconda stagione è in arrivo: ecco le domande cui potrebbe rispondere (e i nuovi personaggi)

Pubblicato il04 luglio 2026

Aggiornato il04 luglio 2026

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Il Mostro ha ancora tanto da dire. Sono iniziate infatti lo scorso 22 giugno le riprese de Il Mostro: Pietro Pacciani, miniserie in tre episodi che riprende il racconto targato Netflix del celebre caso di cronaca nera noto come il Mostro di Firenze. Dietro la macchina da presa ancora una volta Stefano Sollima, che ha creato la serie con Leonardo Fasoli e l’ha prodotta con la sua AlterEgo.

Se i quattro episodi de Il Mostro (2025) avevano ripercorso le prime indagini per far luce su una scia di sangue protrattasi per diciassette anni, con un bilancio di otto duplici omicidi, concentrandosi particolarmente sulla cosiddetta “pista sarda”, questa sorta di sequel si occuperà della figura di Pietro Pacciani e dei compagni di merenda. Tra l’altro, complice il finale di stagione, si tratta di un soggetto che avevamo ipotizzato su JustWatch in un articolo allora dedicato alla miniserie, che aveva riscosso un successo incredibile. Figura tanto indagata dalle cronache quanto misteriosa, Pacciani è stato infatti protagonista di un lunghissimo processo, che non si è sottratto da tragici e innumerevoli colpi di scena. Il suo racconto non poteva, dunque, essere messo da parte.

Sollima e la necessità di un’antologia del Mostro

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In concomitanza del primo ciak, sono arrivate le prime parole di Sollima sull’attesissimo progetto: “Abbiamo sempre immaginato Il Mostro come una serie antologica: racconti autoconclusivi, ognuno dedicato a uno dei diversi sospettati di essere l’autore della serie di delitti che ha sconvolto la Toscana e l’Italia intera tra gli anni Settanta e Ottanta, in quella che è passata alla storia come la vicenda del Mostro di Firenze”.

Il motivo per cui una figura come Pacciani non poteva essere estromessa dal racconto seriale di una delle pagine più buie della nostra storia recente: “Dopo aver raccontato la pista sarda, questa volta facciamo un salto avanti nel tempo per affrontare il capitolo forse più noto, controverso e discusso di tutta la vicenda: la storia di Pietro Pacciani, condannato e poi assolto, e dei suoi presunti complici, i famigerati Compagni di Merende, in un caso che ha diviso l’opinione pubblica italiana per decenni. Forse è anche per questo che il caso di Pacciani resta il più inquietante: una colpevolezza mai provata, ma anche mai del tutto esclusa” – conclude il regista e creatore della serie.

Una serie che cerca risposte, ma che continua a sollevare molte domande

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L’ultimo episodio de Il Mostro si chiudeva proprio con l’apparizione di Pietro Pacciani. Pochi secondi alla fine, in cui intravediamo la sua figura, tirata in ballo in quanto oggetto di una lettera anonima che invita le autorità a interrogare al più presto “un contadino con le scarpe grosse e il cervello fino”. Un testo che descrive Pacciani come “un individuo che, a detta di molta gente, è stato anche in carcere per quindici anni per aver ucciso la propria fidanzata e che tiene la famiglia sotto sequestro, impedendo alla moglie e alle figlie di uscire di casa”.

Era il 1991 quando gli inquirenti cominciano ad indirizzare le indagini su Pacciani. Nato nel 1925 ad Ampinana, soprannominato “il Vampa”, in quanto irascibile e violento, si trovava già in carcere dopo la condanna per violenza sulle proprie figlie. Ben sei anni dopo l’invio di quella lettera, successiva all’ultimo duplice omicidio del Mostro. Precedentemente, aveva scontato una condanna a otto anni di carcere, non per l’uccisione della fidanzata, bensì di un uomo, Severino Bonini. Quest’ultimo era infatti stato sorpreso da Pacciani in atteggiamenti intimi con la sua compagna di allora, e per questo fu pugnalato a morte con estrema violenza.

Nel 1993 Pacciani fu arrestato con l’accusa di essere il responsabile degli otto duplici omicidi del Mostro. Attraverso una serie di indizi accumulati, gli inquirenti si convinsero che Pacciani potesse essere il serial killer con l’intenzione di rivivere il delitto del 1951, accanendosi in particolare sulle donne, simbolo dell’ex fidanzata che l’aveva tradito. Tra le prove, rinvenute nel corso della perquisizione della sua abitazione, una cartuccia compatibile con quella dei delitti, diversi articoli di giornale sul Mostro, un numero di targa di un'auto su un foglio di una coppia che era solita appartarsi nella zona degli Scopeti, luogo del delitto del settembre 1985. Nel 1994 fu condannato in primo grado all’ergastolo per quattordici dei sedici omicidi per cui era imputato: tutti tranne il primo duplice omicidio del 1968. Fu assolto in appello per non aver commesso il fatto, e dunque scarcerato. Successivamente però, il 12 dicembre 1996, la Cassazione annullò l'assoluzione, disponendo un nuovo processo d'appello. Un processo che alla fine non fu mai celebrato a causa della prematura scomparsa di Pacciani, avvenuta il 22 febbraio 1998.

Chi sono, invece, i compagni di merende? Mario Vanni e Giancarlo Lotti. L’espressione “compagni di merende” irrompe nel caso proprio durante la deposizione di Vanni, che sottolineava che con Pacciani era andato a fare delle merende. Mentre quest’ultimo veniva scarcerato per l’assoluzione, poi annullata dalla Cassazione, Vanni veniva arrestato con l’accusa di essere il suo complice, per poi essere condannato all’ergastolo per gli ultimi quattro duplici omicidi, commessi tra il 1982 e il 1985. Condannato in via definitiva a ventisei anni di reclusione, Giancarlo Lotti fu invece il pentito-accusatore, che diede man forte all’inchiesta-bis sugli omicidi, tracciando una vera e propria banda di assassini dai ruoli ben precisi: Lotti faceva il palo, costretto peraltro da Pacciani a sparare contro il camper dei ragazzi tedeschi nel delitto del 1983, Pacciani era il tiratore, premendo sempre il grilletto dell’arma mai ritrovata, la Beretta calibro 22, la “firma” di tutti gli otto duplici omicidi e Vanni si occupava di mutilare i corpi femminili. Sia Vanni sia Lotti sono morti. Tra gli indagati, ci fu anche Giovanni Faggi, che fu assolto per non aver commesso il fatto. Stessa sorte per l’avvocato Alberto Corsi, che era stato invece accusato di favoreggiamento.

Oggi sono molti gli interrogativi ancora in sospeso relativi alla pista dei compagni di merende. Una domanda su tutte: esistevano dei mandanti? Pur non essendo mai emerse delle prove concrete a sostegno di questa ipotesi, non è mai stata esclusa del tutto la possibilità che il trio svolgesse esclusivamente il ruolo di esecutore materiale degli omicidi per conto di terzi. Secondo questa teoria, un gruppo di persone facoltose e influenti avrebbe impartito loro gli ordini, pretendendo l’asportazione dei genitali delle vittime e corrispondendo ingenti somme di denaro in cambio di quei “macabri trofei”.

Dunque, il caso del “Mostro di Firenze” resta avvolto nel mistero, continuando a sollevare più domande che risposte. La nuova serie contribuirà sicuramente a riaccendere il dibattito su questa macabra vicenda, che a distanza di tanti anni continua ancora a reclamare la verità.

Il Mostro
Il Mostro

Il Mostro

2025

Un serial killer che prende di mira le coppie semina il terrore in tutta Italia, spingendo le autorità a indagare su un caso del 1968 che potrebbe condurre al Mostro di Firenze.

Informazioni su questa lista

Titoli

1

Costo totale di visione

13,99 €

Durata totale

3h 56min

Generi

Drammatico, Giallo, Thriller e Mistero

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