
"Camp Miasma": tutto sull'horror queer presentato a Cannes e distribuito da MUBI
Il titolo completo sarebbe Camp Miasma: Adolescenza, Sesso E Morte (2026), ma nel settore, e in parte anche presso il grande pubblico, la versione abbreviata Camp Miasma ha messo subito radici: quella con cui il film ha conquistato per la prima volta Cannes lo scorso maggio, aprendo Un Certain Regard prima di avviare la propria campagna con un lancio internazionale sotto MUBI. È uno slasher audace e queer che scivola con naturalezza dalla commedia all’orrore fino al melodramma sentimentale e in poche settimane è rapidamente diventato uno dei titoli più chiacchierati della stagione.
Ma di cosa parla “Camp Miasma”?
Dopo decenni di sequel affrettati e un pubblico ormai del tutto disaffezionato, il reboot della moribonda saga slasher “Camp Miasma” viene affidato a Kris (Hannah Einbinder), una giovane e appassionata regista queer. Kris si mette subito in contatto con la misteriosa Billy (Gillian Anderson), l’attrice che aveva originariamente interpretato la final girl del film, adesso reclusa a vita privata.
L’incontro, tenuto proprio nel campeggio dove era stata girata la pellicola originale che aveva reso famosa Billy, precipita rapidamente in un vortice ossessivo, composto da desiderio, terrore e isteria, dove l’ossessione artistica si fonderà in attaccamento emotivo.
Chi c'è dietro la macchina da presa
Scritto e diretto da Jane Schoenbrun, è il terzo lungometraggio del regista dopo We’re All Going to the World’s Fair (2021) e I Saw the TV Glow (2024), definito uno degli horror psicologici più radicali del cinema indipendente statunitense moderno. Schoenbrun adotta un approccio molto diverso con Camp Miasma, andando nella direzione della commedia slasher e attingendo costantemente a disagio e livelli di idee.
È prodotto da Plan B Entertainment, la società di Dede Gardner e Jeremy Kleiner, insieme a MUBI (che lo distribuisce anche).
A completare il cast, oltre le precedentemente citate, Einbinder e Anderson ci sono Amanda Fix, Arthur Conti, Eva Victor, Zach Cherry, Sarah Sherman, Patrick Fischler, Dylan Baker, Jasmin Savoy Brown Quintessa Swindell Kevin McDonald Jack Haven Eric Yue, che si è occupato della fotografia, e la musicista Alex G, che ne ha composto le musiche.
Accoglienza a Cannes
Un'ovazione di sei minuti accolse la prima mondiale del 13 maggio, apertura della sezione Un Certain Regard al Festival di Cannes – durante la quale Schoenbrun abbracciò le sue interpreti tra gli applausi entusiasti della sala – conquistando plausi e consensi dalla critica tanto da condurre la pellicola alla vittoria della Queer Palm, il premio annuale del festival per i film più importanti in relazione alla rappresentazione LGBTQ+.
Molte personalità del cinema hanno apertamente spalleggiato l’opera di Schoenbrun, come per esempio l’attore Jordan Firstman, il cui debutto alla regia con il lungometraggio Club Kid (2026) è avvenuto proprio in quello stesso periodo e nella medesima sezione di Camp
Un horror politicamente scomodo e necessario
Al centro del film, giocando di meta-horror, non c'è soltanto un serial killer silenzioso, soprannominato Little Death, ma anche una riflessione più ampia sull'eredità spesso transfobica dello slasher come genere, che Jane Schoenbrun sceglie di smontare e riscrivere dall'interno. Schoenbrun, a sua volta persona non-binary, descrive l'opera come un racconto sul percorso verso una sessualità sana e consapevole, un cammino che secondo lei passa necessariamente attraverso il riconoscimento del proprio corpo, dei propri desideri e della propria identità, temi che nel film si intrecciano tanto alla storia d'amore tra Kris e Billy quanto al trauma sessuale mai del tutto elaborato da una delle protagoniste più giovani della vicenda.
Camp Miasma è uscito in un numero selezionato di sale americane lo scorso 8 Agosto, mantenendo un eccellente incasso per sala prima di espandersi a schermi ancora più numerosi (sempre tramite MUBI) nelle settimane successive, per esempio quelli italiani dal 19 Agosto. Presentando il film a Los Angeles, l’attrice Hannah Einbinder ha espresso la speranza stessa che il suo successo potesse contribuire a rafforzare la fiducia di Hollywood nei confronti di autrici e autori apertamente queer.











