
“Whalefall”: la spiegazione del finale
È un anno d’oro per numerosi attori e attrici che continuiamo a vedere apparire sui grandi schermi: alla lunga lista si aggiungono Josh Brolin (Weapons, Verity, Below) e Austin Abrams (Weapons, Resident Evil), che in Whalefall ci regalano interpretazioni magistrali.
Whalefall, tratto da un romanzo di Daniel Kraus, è l’emozionante (e angosciante) storia di Jay, un ragazzo che si immerge nelle profondità dell’oceano per cercare il corpo del padre Mitt. L’uomo, malato da tempo, ha scelto infatti come morire gettandosi nell’oceano, praticamente il suo habitat naturale in quanto grande amante ed esperto della flora e della fauna marina. Jay, però, viene inghiottito nientemeno che da un capodoglio. Dall’interno dell’animale, si alternano momenti adrenalinici in cui Jay tenta di uscire dallo stomaco della balena a flashback del suo complicato rapporto con il padre, il quale gli ha però fornito tutti gli strumenti e le conoscenze di cui ha bisogno per salvarsi la vita.
Se il finale vi ha lasciato confusi o volete capire meglio ciò che avete visto, ripercorriamo insieme gli eventi delle ultime scene del film e rispondiamo ai dubbi che potrebbero sorgere.
Come finisce “Whalefall”?
Cominciamo dal momento in cui, finalmente, Jay trova la soluzione per uscire dall’interno del capodoglio. L’animale è ormai stremato e in fin di vita dopo l’attacco delle orche, e anche Jay si trova in uno stato di forte infermità mentale e fisica data dall’aria tossica, le ferite provocate dall’acido gastrico e i timpani lacerati dall’improvviso aumento di pressione quando il capodoglio si è immerso velocemente in profondità. Sappiamo che il ragazzo continua a sentire la voce del padre, che addirittura lui identifica nel capodoglio stesso, che guida le sue azioni e le sue decisioni. Incoraggiato dall’allucinazione uditiva, nonostante il senso di colpa per essere la causa della morte definitiva della balena, Jay improvvisa un ordigno esplosivo che lacera lo stomaco dell’animale, liberando finalmente il ragazzo.
Curato e parzialmente guarito (gli è stata amputata una mano), ritroviamo Jay in un futuro prossimo non precisato, sulla barca su cui diceva di non voler più salire, insieme alla madre, le sorelle e l’amico del padre. Il ragazzo si decide ad aprire la lettera che il padre Mitt gli aveva lasciato, e ne legge il contenuto. Questo non viene rivelato al pubblico, ma vediamo Jay sorridere mentre legge.
Il fatto che il contenuto della lettera non venga mostrato può far indispettire sul momento, ma se ci si pensa, si può giungere alla conclusione che, semplicemente, non fosse importante. L’importanza risiede nel gesto di Jay di voler finalmente “fare pace” con l’idea di un padre apparentemente distante, severo e con un modo di comunicare che Jay non comprendeva. Jay è finalmente riuscito a parlare la stessa lingua del padre (di cui ha sentito anche la voce) all’interno del capodoglio mettendone a frutto gli insegnamenti, decidendo poi di aprire la sua lettera (continuando quindi ad ascoltare ciò che Mitt ha da dirgli) e salendo sulla stessa barca da cui l’uomo era saltato per uccidersi.
Cosa significa “Whalefall” e perché il film si chiama così?
Letteralmente, whale fall significa “caduta della balena”. Si verifica quando la carcassa di una balena finisce sul fondale dell’oceano, diventando fonte di nutrimento per l’ecosistema marino e sostenendo centinaia di creature marine per anni. Il film ha scelto questo titolo in quanto questo evento ben racchiude in sé tutte le fasi del ciclo di una vita, dalla morte, alla rinascita fino alla nuova vita. Jay ha perso il padre, che però non lo ha lasciato solo nel mondo: lo ha “nutrito” facendogli apprendere capacità e conoscenze che lui ha usato per salvarsi e continuare a vivere.
Lo stesso Josh Brolin, interprete di Mitt, ha suggerito la sua interpretazione: “L'intera storia ruota attorno al suo rapporto con il padre e all'incapacità di cogliere ciò che il padre sta cercando di trasmettergli a causa della personalità di quest'ultimo e del modo in cui lo fa. Penso che la balena rappresenti simbolicamente il modo in cui superare i nostri stessi ostacoli per poter assorbire quei preziosi insegnamenti di cui abbiamo bisogno, perché credo che il padre voglia davvero che lui diventi autosufficiente, ma lo fa in un modo che rasenta la paranoia. Il figlio non riesce a comprenderlo, ma poi, quando ne ha bisogno, ci si rende conto che in realtà l’aveva capito. Semplicemente non l’aveva colto nel modo in cui suo padre avrebbe voluto, ma devo dire che non lo biasimo”.










