Chi ha adorato I peccatori (2025) forse non si è ancora ripreso dal mancato Oscar per il Miglior film durante la cerimonia di quest’anno. Il film vampiresco del duo Coogler-Jordan si è fatto soffiare la statuetta più ambita dalla commedia d’azione Una battaglia dopo l’altra (2025) di Paul Thomas Anderson.
Tuttavia, l’attore di Creed - Nato per combattere (2015) ha avuto la sua piccola rivincita aggiudicandosi l’Oscar al miglior attore per il duplice ruolo di Smoke e Stack. Come per ogni edizione che si rispetti, la categoria di Miglior attore dovrebbe contenere prove talmente elevate da rendere difficile la scelta finale. L’edizione del 2026 non è stata da meno. Infatti, oltre a Michael B. Jordan, l’altro favorito, la cui premiazione sembrava non una possibilità ma un’inevitabilità, era Timothée Chalamet. L’attore di New York è arrivato a un passo dall’ambito premio grazie alla parte di Marty Mauser nell’acclamato Marty Supreme (2025) di Josh Safdie.
L’occasione sfumata si aggiunge ad altri eventi che hanno segnato in negativo quest’ultimo periodo per l’attore. Affrontare momenti difficili sotto le luci dei riflettori non è certo una passeggiata e molti hater di Chalamet non hanno potuto che sottolineare, a loro detta, la sua parabola discendente. Tutto fino all’uscita del primo teaser trailer di Dune - Parte tre (2026), che ha mostrato un Timothée Chalamet tutt’altro che depotenziato.
Al centro del ciclone mediatico
Le critiche nei confronti di Chalamet sono iniziate più di un anno fa. In primis, è entrato nella bufera dopo alcune dichiarazioni rilasciate in seguito alla vincita del premio per Miglior attore cinematografico ai SAG Awards 2025. La cerimonia del sindacato degli attori l’ha visto trionfare per la parte di Bob Dylan in A Complete Unknown (2024), che descrive la svolta elettrica del menestrello folk. Una volta sul palco, Chalamet ha dichiarato di essere alla ricerca della grandezza. A detta dell’attore, le sue fonti d’ispirazione sono Daniel Day-Lewis, Viola Davis e Marlon Brando, decisamente tre interpreti che hanno raggiunto lo splendore creativo. Seppur ispirate dalla volontà di eccellere, molti hanno respinto le sue parole tacciando l’attore di superbia e arroganza.
Successivamente, Chalamet ha complicato le cose ulteriormente con alcune dichiarazioni durante una conversazione a due con Matthew McConaughey. L’attore di Chiamami col tuo nome (2017) ha liquidato il balletto e l’opera, definendo queste espressioni artistiche come lontane dal gusto generale. In poche parole, non importano a nessuno. Come ci si poteva aspettare, gli addetti ai lavori delle suddette discipline non l’hanno presa bene. Tra le dichiarazioni ai SAG Awards e lo scivolone su opera e balletto, non pochi hanno trovato ironica la mancata vittoria agli Oscar 2026. L’evento ha sancito una caduta nella dimensione pubblica di Chalamet, in un’epoca dove la perfezione e la vittoria si esigono per essere sempre al top.
Lisan al Gaib è di nuovo tra noi
Se si è un personaggio famoso, soprattutto se statunitense, il fattore da conservare a ogni costo è l’aura. Ovvero, il fattore X che rende una star stilosa, eccellente e piena di sicurezza. Potete capire come parlare di ricerca di grandezza e poi perdere un Oscar in cui si è tra i favoriti possa essere dannoso per l’aura, se non deleterio. Allo stesso tempo, le malelingue tendono a parlare in anticipo, senza aspettare che il tempo faccia il suo corso. Nel caso di Timothée Chalamet, sono bastati due giorni. Il 17 marzo, due giorni dopo gli Oscar, è uscito il teaser trailer per Dune - Parte tre (2026), video di quasi due minuti e mezzo che ci ha ricordato un fatto fondamentale: Chalamet è Lisan al Gaib. È vero, in Dune (2021) Paul Atreides non è per nulla convinto di essere il salvatore. In Dune - Parte due (2024) le cose cambiano, ma è con il trailer del terzo capitolo che il personaggio di Chalamet ci fa capire che non ci siano più dubbi.
Che si tratti di presentarsi davanti a migliaia di suoi seguaci o di sussurrare un canto di guerra assieme a un manipolo di fedeli, la visione della completa trasformazione di Paul Atreides in Lisan al Gaib ha sicuramente ristabilito il livello di aura conquistato proprio con questo personaggio. Senza dubbio, rasarsi i capelli è stata la ciliegina sulla torta che ha messo in chiaro le cose una volta per tutte: il tempo della guerra è arrivato. Ad accorgersi è stato anche il pubblico. Tra i commenti del trailer, visto da decine di milioni di utenti di YouTube, molti già pregustano l’impennata di aura di Chalamet dopo l’uscita della conclusione della trilogia. Con toni da meme, c’è chi compara l’attore ad Anakin Skywalker, pronto a virare verso il lato oscuro dopo l’Oscar mancato. Altri, invece, sono sicuri che Lisan al Gaib sia pronto alla jihad galattica per vendicare il torto subito dall’Academy.
"Dune": la versione moderna di “Star Wars” e de “Il Signore degli Anelli”
Oltre alle innumerevoli memate che abitano i commenti del trailer di Dune - Parte tre (2026), alcuni utenti ci ricordano un aspetto forse più importante del ristoro dell’aura di Timothée Chalamet. Dune - Parte tre (2026) corona una trilogia di lusso, dove ogni aspetto dei tre titoli è stato curato nei minimi dettagli. Dalla colonna sonora ricca di pathos alle scene d’azione adrenaliniche, i tre film di Denis Villeneuve sono blockbuster che non hanno rinunciato alla qualità. Lo stesso si potrebbe dire per la fotografia mozzafiato, che ha regalato un Oscar a Greig Fraser per il primo capitolo.
Se pensiamo che l’intera trilogia ci è stata proposta in cinque anni, non possiamo che gridare al miracolo. Anzi, c’è chi si è spinto ancora più in là, chiamando a raccolta due delle trilogie più amate da pubblico e critica. Un utente ha ricevuto decine di migliaia di like per aver proferito le seguenti parole, che pesano come un macigno: “Mio nonno ha avuto la trilogia originale di Star Wars, mio padre ha avuto Il Signore degli Anelli, io ho Dune”. Solo la storia ci dirà se il trittico di Dune raggiungerà l’aura delle opere di George Lucas e di Peter Jackson. Il trailer e l’agguerrito Chalamet, però, ci fanno ben sperare.







































































































