
“Shining” di Stanley Kubrick: la spiegazione del finale
Quarantasei anni dopo l'uscita, Shining (1980) continua a far litigare chiunque lo veda. A renderlo così discusso è soprattutto il finale: dopo quasi due ore e mezza di follia e ghiaccio, Stanley Kubrick decide di chiudere il suo capolavoro con una fotografia in bianco e nero del 1921 dove, tra i vari volti, ne spicca uno inquietantemente somigliante a quello di Jack Torrance. Ma è davvero lui? Cosa è accaduto davvero dentro l’Overlook Hotel? Troviamo un senso insieme, magari in occasione di un rewatch più attento che, visto il periodo da brividi, e parlando di un’opera tratta comunque dal re del terrore Stephen King, male non fa!
Cosa succede nel finale?
Dopo essere stato liberato dalla dispensa da Delbert Grady, il fantasma del maggiordomo, Jack si lancia all'inseguimento della moglie Wendy e del figlio Danny con un'ascia in mano. Nel frattempo Dick Hallorann, il cuoco che condivide con Danny il dono dello shining, è tornato dalla Florida a bordo di un gatto delle nevi per salvarli, ma Jack lo accoglie nell'atrio dell'hotel e lo uccide con un colpo d'ascia. Danny sfugge al padre entrando nel labirinto di siepi, dove fa una mossa geniale: torna indietro camminando all'indietro nelle proprie impronte e poi si nasconde. Jack, accecato dalla rabbia, perde la strada e muore assiderato. Wendy e Danny fuggono con il mezzo di Hallorann. Il film si chiude con una carrellata lenta nell'atrio dell'Overlook che finisce su una foto appesa al muro: il ballo del 4 luglio 1921. In mezzo agli invitati c'è Jack, sorridente.
Perché Jack è nella foto del 1921?
Da decenni, questa è una delle domande che più tormenta fan e appassionati tanto del genere quanto del cinema stesso di Kubrick. In un'intervista con il critico Michel Ciment, il regista ha spiegato che la foto suggerisce la reincarnazione di Jack: un ciclo del male in cui l'uomo fa parte da sempre della storia dell'hotel. E Kubrick di indizi ne semina diversi all’interno della pellicola; per esempio, nel bagno rosso Grady dice a Jack che è sempre stato il custode, e che lo sa bene perché lui stesso c'è sempre stato. Oppure, il barman Lloyd che lo accoglie come un vecchio cliente o lo stesso Jack, appena arrivato, dice a Wendy che il posto gli sembra stranamente familiare. Anche il doppio Grady, Charles, il custode che ha ucciso la famiglia, e Delbert, il fantasma che parla con Jack, può essere letto come parte della stessa catena.
Esiste anche una lettura alternativa molto amata dai fan, dove Jack non sarebbe una reincarnazione, ma verrebbe piuttosto assorbito dall'hotel come tutti gli altri invitati della foto.
Il labirinto e la morte di Jack
Il labirinto non è un luogo scelto a caso. Nella prima parte del film Jack osserva dall'alto il plastico del labirinto e, con uno stacco, vediamo Wendy e Danny camminare nella versione reale, piccoli come figurine. Quando arriva il momento della verità, i ruoli si capovolgono: Danny usa l'astuzia, Jack solo la forza. Il bambino sfrutta la neve per cancellare il proprio percorso, mentre il padre, trasformato in una belva urlante e furiosa ormai priva di raziocinio, si perde nel groviglio che dominava dall'alto. Il finale punisce la rabbia cieca e premia l'intelligenza; tuttavia nel momento della morte di Jack, il rivederlo nella fotografia, ci suggerisce che per l'Overlook la sua morte sia soltanto una tappa. Pertanto il male non è stato davvero sconfitto; o meglio, potremmo dire che è stata vinta da una battaglia dai vivi ma non certo la guerra. Il vero mostro, del resto, è l’Overlook stesso, con le sue pareti pulsanti e grondanti sangue, la sua struttura simile a una cassa toracica che imprigiona tutto ciò che vi è all’interno; un vero e proprio organismo vivente.
Un finale diverso dal romanzo
Comunque sia, il finale di Kubrick è molto lontano da quello del romanzo di Stephen King; non a caso questo articolo lo abbiamo intitolato “Shining di Stanley Kubrick”. Storica comunque la diatriba tra Kubrick e King dove, quest’ultimo, era rimasto così profondamente deluso dalla trasposizione del regista, trovandola molto distante – non solo nel finale – dal suo immaginario, tanto da scrivere nel 1997 una miniserie TV più fedele al suo libro, Stephen King’s Shining. Il risultato non è consigliabile… Andando nel dettaglio, nel romanzo Jack riesce per un attimo a riprendere il controllo e dice a Danny di scappare, mentre la caldaia dell'hotel esplode e distrugge l'Overlook uccidendolo.
Tra l’altro, un piccolo dettaglio interessante e forse non proprio conosciuto da tutti, ma nella prima versione del film presentata negli Stati Uniti c’era un epilogo in ospedale, in cui il direttore dell'hotel, Ullman, andava a trovare Wendy e Danny. Poco dopo l'uscita Kubrick ha deciso di eliminare la scena, facendo distruggere le copie con quel finale. Oggi restano soltanto foto e frammenti, e i ricordi di chi l'ha vista sono discordanti. Senza quella scena, però, lasciando l’ultima parola alla fotografia, il finale della pellicola diventa ancora più secco, diretto e ambiguo, dando quell’effetto estraniamento e inquietudine tipico poi dei film di genere horror, privando lo spettatore della rassicurazione finale ma lasciando, oltre la fine del film, dubbi e domande se tutto sia davvero finito o meno.
Kubrick non chiude volutamente il cerchio; Jack muore, Wendy e Danny si salvano, ma l'Overlook resta in piedi, con la sua lunga storia di violenza e di custodi che tornano sempre. Il vero orrore del finale non è un fantasma, bensì la ripetizione del male, della violenza domestica, insista nella nostra società, ciclica e inarrestabile.

















