“Her Private Hell”, Nicolas Winding Refn: “Un’opera contro l'algoritmo. Faccio film per chiunque si senta emarginato”

“Her Private Hell”, Nicolas Winding Refn: “Un’opera contro l'algoritmo. Faccio film per chiunque si senta emarginato”

Pubblicato il03 ottobre 2026

Aggiornato il03 ottobre 2026

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“Ho preso una decisione molto consapevole quando ero più giovane: che non sarei mai cresciuto. Mi sono rifiutato di essere un adulto e continuo a rifiutarmi di esserlo. Sta diventando sempre più difficile, perché alla mia età accumuli responsabilità, ma ci sono ancora certe cose che cerco di conservare come forma di 'non-crescita'”. È questo l'imperativo di Nicolas Winding Refn che, a dieci anni di distanza da The Neon Demon (2016), torna al cinema con Her Private Hell, un thriller sci-fi ambientato in un mondo futuristico, in arrivo nelle nostre sale con MUBI dopo il passaggio in anteprima a Cannes 79.

Un'opera audace che prende il via quando una nebbia misteriosa libera Leatherman, uno spirito assassino con guanti tempestati di diamanti che uccide le sue vittime squarciando loro il petto. Le sue azioni intrecciano i destini di Elle, una giovane attrice con il volto di Sophie Thatcher, e K, un soldato americano interpretato da Charles Melton.

Il rifiuto dell'algoritmo

her private hell

Libero da qualsiasi etichetta, il film è lontano anni luce dall'appiattimento narrativo delle sceneggiature scritte su misura per l'algoritmo. “C'è un desiderio, specialmente per le piattaforme di streaming che rappresentano il fattore dominante per l'ecosistema del cinema e della televisione: più puoi tenere la TV accesa come sottofondo, più è un successo per loro”, osserva il regista quando lo incontriamo a Roma. “Anche io la guardo, ma non la trovo particolarmente interessante, né da fare né da consumare”.

“Devi essere conflittuale, trasgressivo, pericoloso e singolare, il che va contro l'algoritmo che ti nutre solo con ciò che vuoi vedere o che desideri, così che niente ti metta mai alla prova; trovo che questo sia molto triste. Vengo dai tempi in cui andavi al cinema e c'erano molti tipi diversi di film che ti permettevano di guardare qualsiasi cosa”, continua. “Ora, in TV, passi più tempo a capire cosa guardare o cosa evitare, e non è sempre salutare per la mente. L'IA è una discussione diversa: è anche uno strumento che tutti noi usiamo, quindi è ormai nel nostro DNA. Ma penso anche che se dovessimo lasciare che sia un'intelligenza artificiale a fare un film, non so quanto sarebbe interessante, perché è pur sempre gestita da un algoritmo che ti darà essenzialmente quello che chiedi. E a me questo non attrae”.

L'amore per Hollywood e la scelta dell'indipendenza

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Una libertà espressiva che non va a braccetto con l'industria cinematografica hollywoodiana? “Amo Hollywood e amo Los Angeles. Ho girato lì due film e una serie, quindi non ho nulla contro, al contrario: penso che sia la macchina dei sogni definitiva. La domanda è: cosa sei disposto a sacrificare?”, spiega Refn.

“Ho sempre sentito che se non ho la totale libertà di essere me stesso, allora non posso fare quello che faccio. Non sono abbastanza bravo da vederlo pragmaticamente come un lavoro, perché non sono un adulto e non ho un lavoro. Sono ancora un adolescente che sente di avere il diritto di comportarsi come si comporta e dire le cose che dice. Fa parte del non potersi conformare al sistema: non voglio essere controllato. Penso che a volte Hollywood non sappia cosa provare per me, anche se io la amo”.

La violenza e il potere della fiaba

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Uno degli elementi tipici del cinema di Refn è l'uso di una violenza catartica. In Her Private Hell, tuttavia, gli omicidi compiuti da Leatherman vengono mostrati sempre attraverso uno schermo o un vetro. Un'esperienza simile a quella che viviamo quotidianamente sui nostri telefoni o televisori e che ci porta a sentire meno il peso della violenza reale. “È attorno a noi, ne sentiamo meno la pressione e il carico”, osserva Refn.

“Attraverso la tecnologia abbiamo accesso alla guerra in HD e 4K e a tutte le atrocità che ne derivano. È a un semplice scorrimento di dito da noi, quindi ci colpisce in modi diversi rispetto al passato. Il valore d'urto del dolore è cambiato, e a volte mi sento triste al pensiero che l'empatia non sia più parte della nostra esistenza. Per quanto riguarda il film in sé, ovviamente Her Private Hell è una fantasia, una feticizzazione”.

All'interno della pellicola c'è un alternarsi di temi e generi che lascia spazio alla struttura della fiaba. “Per me tutto è fiaba”, afferma il regista. “Può sembrare un'avventura quasi infantile, perché a volte la liquidiamo come semplice, ma in un certo senso è molto più complessa. È la fantasia che sta salvando il cinema, perché è l'unica cosa che la gente va a vedere. Ma la fantasia è anche evasione e interpretazione; è il modo in cui guardiamo all'evoluzione dei nostri lati umani. Ed è per questo che certe fiabe continuano a essere ripetute e viste sotto una nuova luce a seconda di dove ci troviamo nella nostra evoluzione. Penso che Hans Christian Andersen - che dà il caso sia danese - sia uno dei maestri di quell'arte, ed è per questo che stiamo ancora discutendo di lui a livello globale a così tanti secoli dalla sua morte. Voglio dire, Il brutto anatroccolo è una storia fantastica”.

L’inferno del presente: la disuguaglianza 

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Giocando con il titolo del film, chiediamo a Nicolas Winding Refn quale sia secondo lui il nostro inferno comune. “Il problema principale con cui tutti dovremo lottare è la disuguaglianza”, afferma il regista. “Non credo che la nostra sia una società sana. Non è dove vorrei che crescessero i miei figli, ma sembra essere la direzione verso cui sta andando tutto. E l'arte a volte può ispirare un'altra comprensione della vita o di ciò che è veramente di valore”, continua.

“A causa della tecnologia e dei social media, creiamo una realtà alternativa così dominante da poterti confondere: esisti come essere umano o come avatar? Viviamo in un periodo molto trasgressivo e trasformativo, e la tecnologia costituisce una parte enorme di questa evoluzione. È emozionante vedere cosa succederà, ma è anche un po' spaventoso. Tuttavia, credo nella bontà delle persone: credo che il bene vinca sempre sul male”.

Il reboot di "Maniac Cop"

maniac cop

Mentre è impegnato con la promozione di Her Private Hell, il regista è già al lavoro sul suo prossimo progetto: Maniac Cop, il reboot del cult degli anni '80 incentrato su un killer in uniforme. “Ho i diritti da 18 anni e il progetto è passato attraverso varie fasi. Non stavo davvero per farci niente, ma c'è un 'nuovo sceriffo in città' negli Stati Uniti e ho pensato che questo potesse essere il momento giusto per riavvicinarmi al titolo. È un franchise e spero di dirigere il primo”, racconta Refn.

“Her Private Hell, per me, rappresenta una forma di chiusura per molte cose. Quello che mi entusiasma di Maniac Cop è che può diventare moltissime cose: un videogioco, un'animazione, una graphic novel, merchandising, contenuti social. Sono tutti livelli transmediali. È una nuova frontiera affascinante: i limiti all'interno del nostro settore sono molto stretti in termini di longevità, quindi se riesci a realizzare qualcosa che può trasformarsi in molteplici idee, la tela su cui lavorare diventa assai più interessante”.

L'eredità di "Drive" e il legame con il pubblico

drive

In una carriera fatta di pellicole che non lasciano indifferenti sotto il duplice profilo estetico e narrativo, c'è un titolo che racchiude l'essenza del cinema di Refn: Drive (2011). A 15 anni dalla sua uscita in sala, per il regista è un limite che gran parte del pubblico continui ad associarlo a quella pellicola? “È come chiedere ai Beatles se abbiano voglia di parlare di nuovo di Hey Jude. Dovresti solo essere felice che alla gente piaccia quello che fai e che tu riesca a portare gioia, significato o soddisfazione nella vita delle persone attraverso il tuo lavoro”, riflette il regista.

“Io potrò anche essere il creatore, ma ho bisogno dello spettatore che vive l'esperienza: altrimenti io non ho nulla e tu non hai nulla. È un'esperienza interattiva, una grande storia d'amore: perché non dovrebbe piacere? E, come dico sempre, per ogni adolescente seduto nella propria stanza da qualche parte nel mondo, che magari non conosce ancora il proprio scopo, non capisce perché sia fatto così, o si sente ostracizzato e non considerato normale: voi siete la mia gente”.

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Her Private Hell
Her Private Hell

Her Private Hell

2026

Quando una misteriosa nebbia avvolge una metropoli futuristica, scatenando un'entità mortale e sfuggente, una giovane donna in difficoltà cerca suo padre. La sua ricerca si scontra con un GI americano su un'odissea straziante per salvare sua figlia dall'inferno.
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Informazioni su questa lista

Titoli

1

Durata totale

1h 50min

Generi

Drammatico, Fantascienza, Giallo

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