
Da “Critters 4” a “The Cloverfield Paradox”: 5 franchise horror che sono andati nello spazio
Quando un franchise horror sembra aver finito le idee, c’è sempre una soluzione: portarlo nello spazio. Sembra una battuta, ma è successo più di una volta, con risultati che vanno dal divertente al surreale. Alien, naturalmente, non conta: nello spazio ci è nato!
Parliamo di quei casi in cui un assassino con la maschera, un demone con i chiodi in testa o un folletto con la pentola d’oro si ritrovano a bordo di un’astronave, spesso con budget risicati all’osso, tantissima fiducia nei miracoli della produzione e un pizzico di incosciente follia. Anche perché, diciamolo pure, per alcuni di questi personaggi – se non tutti – anche solo immaginare di vederli interagire all’interno dello spazio, vuol dire essere davvero, davvero folli! Ma basta tergiversare e andiamo subito al nocciolo dei nostri protagonisti; quindi, ecco cinque franchise horror che hanno provato a conquistare lo spazio, in ordine di uscita, tra scommesse folli, produzioni travagliate e qualche piccola perla trash.
Passato alla storia come “Hellraiser nello spazio”, il quarto capitolo della saga creata da Clive Barker, Hellraiser - La stirpe maledetta (1996), è il più ambizioso ma anche il più travagliato. Prima di tutto, si suddivide su tre piani temporali: la Parigi del 1796, in cui il giocattolaio LeMarchand costruisce la Lament Configuration, il 1996 e il 2127, quando l’ingegnere Paul Merchant, suo discendente, progetta la stazione spaziale Minos, a forma di scatola aperta, per intrappolare e distruggere Pinhead una volta per tutte. Ovviamente Doug Bradley è ancora il protagonista assoluto.
Dietro le quinte, però, la Miramax ha fatto rigirare scene, anticipare l’arrivo di Pinhead e tagliare circa 25 minuti, tanto che il regista Kevin Yagher ha preferito farsi accreditare come Alan Smithee, quindi uno pseudonimo. A fronte di un budget da 4 milioni, la pellicola incassò poco più 9 milioni di dollari segnando la fine di Hellraiser al cinema.
Dopo tre film terrestri, il folletto assassino di Warwick Davis fa il grande salto nello spazio. Diretto da Brian Trenchard-Smith e uscito direttamente in home video, Leprechaun 4 - Nello spazio (1996) è ambientato nel 2096, quando il Leprechaun corteggia una principessa aliena, Zarina, con il piano di diventare re del suo pianeta. Un plotone di marine lo uccide e salva la ragazza, ma lui torna comunque a bordo della loro astronave, tra uno scienziato cyborg che vuole il DNA della principessa e una spada laser tutta sua. Credete di aver sentito abbastanza? Ebbene no, perché alla fine le sue dimensioni aumentano tanto da diventare gigante, per poi venir espulso nello spazio.
Gli effetti speciali – speciali in tutti i termini – oltre a essere discutibili, realizzati con mezzi di sopravvivenza, sono il cuore pulsante trash di questa pellicola che, già di partenza, non avrebbe sicuramente spiccato per la sua sobrietà. Ma, in fondo, tutto questo è anche abbastanza coerente con il franchise che non si è mai posto come un “elevated horror”. Sicuramente un vero cult per gli amanti del trash più sfrenato.
Dopo Manhattan e l’Inferno, per il decimo film di Venerdì 13 a Jason non restava che lo spazio. Del resto, perché privarsene?
L’idea di Jason X (2001) è dello sceneggiatore Todd Farmer, immediatamente accettata dallo studio di produzione, anche perché Farmer non aveva delle alternative con sé.
Nei panni di Jason troviamo ancora una volta Kane Hodder, che nella pellicola viene catturato e ibernato in un laboratorio dove tra gli scienziati, troviamo persino un cameo di David Cronenberg che aveva concesso alla produzione di assumere i suoi effettisti a patto però di essere ucciso da Jason.
Andando un po’ più nel dettaglio della trama – o presunta tale – siamo nel 2455 e la Terra è inabitabile. Qui un gruppo di studenti trova il corpo di Jason e lo porta sull’astronave Grendel, risveglialdolo. Questo ci da la conferma di quanto i giovani nei film horror, anche se ambientati molti secoli avanti, restano terribilmente ingenui di fronte al pericolo. Come se non bastasse “l’innata” furia omicida di Jason, la tecnologia delle nanomacchine della nave lo trasformano in “Uber Jason”, una versione cyborg ancora più letale.
L’ultimo arrivato della lista non è uno slasher, ma un franchise che ha sempre parlato di mostri alieni, e in fondo è anche l’unico della lista che ha una sua aurea di serietà, peccato che rispetto ai capitoli precedenti del franchise sia decisamente quello meno riuscito.
Diretto da Julius Onah, The Cloverfield Paradox (2018) è comparso a sorpresa su Netflix subito dopo il Super Bowl del 2018.
Nel 2028 un equipaggio internazionale a bordo della stazione Cloverfield prova a risolvere la crisi energetica con un acceleratore di particelle. L’esperimento riesce, ma la Terra sembra sparire e a bordo iniziano a succedere cose inspiegabili, tra una donna che emerge dalle pareti, vermi che si teletrasportano e membri dell’equipaggio che muoiono in modi assurdi. Il film nasce come una sceneggiatura indipendente intitolata God Particle e collega l’origine dei mostri della saga ai portali tra universi paralleli.























