Non sono pochi, e molti sono clamorosi. Si tratta dei registi che non hanno mai ottenuto un Oscar nel corso della loro carriera. Sì, perché spesso essere stati dietro la macchina da presa per dar vita a titoli leggendari, che hanno letteralmente fatto la storia del cinema, seppur in epoche e in maniera differenti, può non bastare a ottenere l’ambita statuetta dorata per la miglior regia.
E non importa se parliamo di autori che hanno influenzato intere generazioni di cineasti. Sì, a qualcuno magari è stato anche conferito un Oscar alla carriera. Ma non è decisamente la stessa cosa. Spesso l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences non fa sconti a nessuno. È la storia del premio che lo testimonia. In attesa di scoprire chi sarà quest’anno a ottenere il premio tra Paul Thomas Anderson, Ryan Coogler, Chloé Zhao, Josh Safdie e Joachim Trier, ripercorriamo dieci tra i grandi cineasti snobbati,che non sono mai riusciti a portare a casa l’illustre riconoscimento per la miglior regia.
Alfred Hitchcock - 5 nomination
Lo sapevate? Proprio lui, Alfred Hitchcock, non ha mai vinto l’Oscar per la miglior regia. Il maestro del brivido è stato infatti snobbato dall’Academy per ben cinque volte, creando così un precedente non da poco e mostrando la miopia della giuria, che ha deciso di non premiare uno dei registi più influenti e innovativi della storia del cinema. I film con cui ha sfiorato la statuetta sono Rebecca – la prima moglie (1940), Prigionieri dell’oceano(1944), Io ti salverò (1946), La finestra sul cortile (1954) e Psyco(1960), che sono stati rispettivamente battuti da Furore (1940) di John Ford, La mia via (1944) di Leo McCarey, Giorni perduti(1945) di Billy Winder, Fronte del porto (1954) di Elia Kazan e infine da L’appartamento (1960) di Billy Wilder. Solo un suo film ottenne due statuette, tra cui miglior film: Rebecca – la prima moglie (1940). Nel 1968 ricevette il Premio alla memoria Irving G. Thalberg, periodicamente assegnato nella notte degli Oscar, che lo rese protagonista del discorso d’accettazione più breve di sempre della storia del premio: “thank you….very much indeed”.
È paradossale che Hitchcock non abbia mai vinto la statuetta da regista, considerato che molti dei suoi lavori sono considerati dei capolavori assoluti del cinema, come La finestra sul cortile (1954)e La donna che visse due volte (1958), e soprattutto hanno influenzato la carriera di diversi registi, da Brian De Palma a Martin Scorsese.
Robert Altman – 5 nomination
Tra gli esponenti più iconici della Nuova Hollywood, Robert Altman è stato un formidabile narratore, capace di innovare il mezzo cinematografico. Il primo riconoscimento internazionale arriva con la Palma d’Oro al Festival di Cannes con un film simbolo della sua carriera, M*A*S*H (1970), satira antimilitarista ambientata durante la guerra di Corea. Di lì è arrivata la prima nomination all’Oscar, quella per la miglior regia. Non l’ha vinta. Ci ha riprovato per altre quattro volte, con Nashville (1975), con cui ha messo in scena un affresco corale dell’America degli anni Settanta, con I protagonisti (1992), con il quale ha raccontato l’ambiente degli studios hollywoodiani, America oggi (1993), per cui è partito da nove racconti e una poesia di Raymond Carver e Gosford Park (2001), con il quale ha offerto uno spaccato dell’aristocrazia inglese tra le due guerre.
Spesso nella storia degli Oscar accade che delle figure così importanti finiscano per essere affossate dalla concorrenza. In ogni caso, Altman è riuscito a vincere nella sua carriera da regista un Golden Globe e un BAFTA, rispettivamente per Gosford Park (2001) e I protagonisti (1992). Se da un lato può essere un conforto, rimane inspiegabile che un autore del suo calibro non sia mai riuscito a ottenere il prestigioso riconoscimento conferito dall’Academy.
Stanley Kubrick - 4 nomination
Ben quattro candidature, e nemmeno l’ombra di un Oscar. L’altro incredibile caso porta il nome di Stanley Kubrick, che non ha di certo bisogno di presentazioni. Tra le pellicole nominate per la categoria, Il dottor Stranamore (1964), 2001: Odissea nello spazio(1968), Arancia meccanica (1971) e Barry Lyndon (1975), ma nonostante la loro grandezza, nessuna di queste è riuscita a fargli ottenere l’Oscar. Tuttavia, ha vinto l’ambita statuetta per i migliori effetti speciali con 2001: Odissea nello spazio (1968). Non di certo una consolazione, in quanto è un premio che si è conquistato sul campo.
Sidney Lumet - 4 nomination
Sidney Lumet è stato un vero maestro del cinema, protagonista di una stagione cinematografica gloriosa. C’era lui dietro la macchina da presa di grandi classici della settima arte, per fare qualche esempio, La parola ai giurati (1957), il suo eccellente debutto, Quel pomeriggio di un giorno da cani (1975), Quinto potere (1976) e Il verdetto (1982). Proprio per questi titoli sono arrivate le candidature all’Oscar per miglior regia. Nessuna vittoria. Per non parlare di altri suoi celebri film, che si sono conquistati uno spazio permanente nel cuore degli appassionati di cinema, come A prova di errore (1964) e Serpico (1973), che non l’hanno portato neanche alla nomination.
Nel corso della sua carriera, Lumet è stato infatti candidato a molteplici premi prestigiosi, riuscendo a conquistarne quasi la metà. Eppure, l’Academy gli ha riservato soltanto un Oscar alla carriera. Un riconoscimento che, considerata una delle filmografie più prolifiche e significative dello scorso secolo, appare oggi “sorprendentemente modesto”.
David Lynch (3 nomination)
Un genio visionario. Ha avuto una carriera monumentale David Lynch, omaggiata nel 2019 con un Oscar onorario. Scomparso all’inizio dello scorso anno, aveva 78 anni, però non è mai riuscito a vincere quello per la miglior regia, pur essendo stato candidato per ben tre volte, con The Elephant Man (1980), Velluto Blu(1986) e Mulholland Drive (2001). Il leggendario regista è stato sicuramente più fortunato nei festival cinematografici, vincendo dei premi molto importanti, come la Palma d’Oro per Cuore selvaggio (1990) e il Prix de la mise en scène per Mulholland Drive (2001) al Festival di Cannes e il Leone d’oro alla carriera alla 63° edizione della Mostra del Cinema di Venezia.
Quentin Tarantino (3 nomination)
Un altro tra i casi più discussi quando si parla di miopia dell’Academy è quello di Quentin Tarantino. Nonostante le tre candidature all’Oscar per la miglior regia, con titoli come Pulp Fiction (1994), Bastardi senza gloria (2009) e C’era una volta a…Hollywood (2019), il regista americano non ha mai vinto la statuetta. Entra così nel registro delle assenze clamorose uno degli autori più significativi del cinema contemporaneo, che è stato invece premiato per ben due volte per la miglior sceneggiatura originale con Pulp Fiction (1994) e Django Unchained (2012).
Nonostante il clamoroso mancato riconoscimento, Tarantino non si è mai scoraggiato dal continuare a realizzare titoli capaci di segnare l’immaginario cinematografico, frutto di una grande passione che l’ha portato ad affrontare il mestiere con grande entusiasmo e assoluta dedizione. Avendo da sempre specificato che il suo prossimo film sarà l’ultimo, per chiudere il cerchio della filmografia a dieci film, sembra improbabile che riuscirà nell’impresa. Al tempo stesso, mai dire mai.
David Fincher – 3 nomination
Tra i registi contemporanei più acclamati, David Fincher ha firmato diversi cult cinematografici. Qualche esempio? Seven (1995), Fight Club (1999), Zodiac (2007) e L’amore bugiardo - Gone Girl (2014). Pellicole di grande intrattenimento, spesso thriller psicologici in cui almeno una volta nella nostra vita ci siamo imbattuti, riconoscendo una precisa mano autoriale. Ebbene, nessuna tra queste ha portato una nomination all’Oscar a Fincher come miglior regista.
Le tre candidature per la prestigiosa categoria gli sono infatti arrivate con Il curioso caso di Benjamin Button (2008), The Social Network (2010) e Mank (2020). Nessuna statuetta portata a casa. Ma essendo ancora attivo, il regista avrà sicuramente delle nuove occasioni per riuscirci, più difficile invece, forse, per il collega Quentin Tarantino, intenzionato a realizzare il suo decimo e ultimo film. Nel frattempo, però, il riconoscimento non ancora arrivato fa sicuramente rumore.
Orson Welles - 1 nomination
Ci credete che Orson Welles non vinse mai l’Oscar da regista? Nonostante le nove candidature del suo capolavoro, Quarto Potere (1941), tra cui la miglior regia, riuscì infatti a portarsi a casa solamente la statuetta per la miglior sceneggiatura originale, da lui firmata insieme a Herman J. Mankievicz. Tuttavia, il leggendario cineasta, che è stato anche attore e sceneggiatore, ha ottenuto nel 1971 un Oscar alla carriera. Però è altrettanto singolare che quello che viene spesso citato come “il più grande film mai realizzato nella storia del cinema” non abbia fatto ottenere al suo papà artistico il riconoscimento più ambito da un regista. Si tratta dell’ulteriore conferma che non è la statuetta a determinare la grandezza di un cineasta. Però, certo, forse dentro di sé Welles si sarà risentito, pur essendo stato sconfitto dal leggendario John Ford con Com’era verde la mia valle (1941).
Spike Lee (1 nomination)
Riconosciuto come uno dei più importanti registi afroamericani contemporanei, Spike Lee è un altro esempio di assente eccellente. Una carriera che vanta titoli come Fa' la cosa giusta(1989), Malcolm x (1992), S.O.S. Summer of Sam – Panico a New York (1999) e Inside Man (2006), con una filmografia da sempre attenta a tematiche sociali, come la lotta al razzismo. Nonostante il grande impatto culturale dei suoi lavori, il cineasta non ha mai vinto un Oscar per la regia. È stato infatti candidato solo una volta per quella categoria, con BlackKkKlansman (2018), che gli ha fatto vincere un premio per la miglior sceneggiatura non originale. Dieci anni fa gli è stato però conferito l’Oscar alla carriera. Sì, anche a lui.
Sergio Leone (0 nomination)
Sergio Leone è stato uno dei cineasti più influenti di sempre. Il papà degli “spaghetti western”, con cui ha rivoluzionato un genere fondamentale e tra i più antichi della storia del cinema a stelle e strisce, non solo non ha mai ottenuto un Oscar per la miglior regia, ma nemmeno una nomination. Ricordando che stiamo parlando del regista che ha girato la trilogia del dollaro con Clint Eastwood, composta da Per un pugno di dollari (1964), Per qualche dollaro in più (1965) e Il buono, il brutto e il cattivo (1966), che ha influenzato intere generazioni di cineasti, Quentin Tarantino incluso. Ma anche dell’autore che si è dedicato a progetti totalmente ambiziosi, come il suo ultimo travagliato capolavoro, C’era una volta in America (1984), monumentale epopea dell’amicizia, dell’amore, del tradimento, che ha ridefinito il gangster movie. Un’altra grande occasione, terribilmente persa.
















































































































