
Il finale di “Backrooms” ti ha confuso e cerchi una spiegazione? Ecco la teoria più convincente
Da una semplice foto postata online, a web serie di successo, per poi diventare il film con più incassi di sempre prodotto da A24. Si tratta del record stabilito dal cervellotico horror Backrooms. C’è chi lo ha amato, chi lo ha odiato e chi ancora non ha deciso, ma ciò che è certo è che quello delle backrooms è un mondo narrativo che lascia allo spettatore (o utente) più domande che risposte.
E infatti, le ricerche di spiegazioni su scene, personaggi, momenti e finale del film sono esplose. Abbiamo già provato a rispondere ad alcune domande sul "mostro" in questo articolo, e ad alcune scene specifiche qui, ma veniamo adesso a una delle discussioni più accese: quella che riguarda il finale.
Cosa succede nell’ultima scena di “Backrooms”?

Dopo aver assistito alla morte del suo cliente nelle backrooms, Mary continua a vagare per le misteriose stanze, inseguita dal carnefice di Clark, ovvero una riproduzione distorta della psiche di Clark stesso (i fan chiamano queste creature “still life”, ovvero “natura morte”). A un certo punto, nonostante riesca a sconfiggere il ricordo deformato di Clark usando a sua volta un ricordo della sua infanzia (il calco di cemento con l'impronta della sua mano), la donna viene catturata da un gruppo di individui che indossano tute di protezione chimica.
Si scopre poco dopo che si tratta di scienziati dell’azienda Async, un tempo produttrice di materiali per risonanze magnetiche, adesso concentrata sullo studiare le backrooms (un probabile incidente o esperimento fallito?). Dopo una serie di domande da parte di un dottore che si presenta come Phil, Mary chiede cosa ne sarà di lei. Phil risponde che non sta a lui decidere, instillando in Mary e nel pubblico il seme del dubbio: la uccideranno per evitare che possa raccontare ciò che ha visto? È probabile, ma il film non risolve questo dubbio. Al contrario, l’ultima scena crea ancora più ambiguità: ci mostra una versione di Mary seduta in una backroom, immobile, con il volto deformato dall’incapacità delle backrooms di riprodurre fedelmente la realtà e i ricordi delle persone.
Che fine ha fatto la dottoressa Mary?

Ma quindi, che cosa è successo a Mary? Quella che abbiamo visto nella backroom era lei, o una replica grottesca creata dalle backrooms? Si stava immaginando tutto e in realtà era sempre rimasta intrappolata nella stanza?
Numerose teorie e interpretazioni circolano online, ma proprio come le creature Still Life delle backrooms, sembrano essere tutte una versione leggermente diversa della stessa cosa! Che Mary sia riuscita a scappare (secondo i più ottimisti), che sia stata uccisa o intrappolata da Async (secondo altri) o addirittura assunta dall’azienda (secondo altri ancora), la Mary distorta che vediamo nella backroom è una delle tante repliche create dalle stanze, le quali però non riescono a copiare fedelmente la realtà. Ricordate la metafora del cane disegnato da qualcuno che non ne ha mai visto uno?
Parte del suo trauma – per quanto sembri risolto dalla distruzione dell'oggetto legato alla sua infanzia – resta inevitabilmente “vivo” in queste strane stanze, che ne hanno colto l’essenza e l’hanno malamente fotocopiata al loro interno. Nella psiche di Mary, si è inoltre formato un nuovo trauma, creato proprio dalla sua permanenza nelle backroom. Per questo vediamo la sua replica seduta immobile all’interno di quella che sembra essere la riproduzione imperfetta della stanza dell’interrogatorio (sempre secondo le teorie più accreditate).
Le parole del regista Kane Parsons

Il giovane regista del film Kane Parsons (Kane Pixels su YouTube) non ha voluto smentire o confermare alcuna teoria sul finale del film. Infatti, ha dichiarato di voler essere particolarmente attento a non fare dichiarazioni che possano essere interpretate come spiegazioni definitive, togliendo al pubblico il gusto di studiare, analizzare, interpretare e discutere di ipotesi e teorie.
Tuttavia, Parsons si è espresso su alcune scene del film: ha parlato di come Clark stia colmando un vuoto personale rimanendo nelle stanze, ma che le backrooms non sono un posto in cui guarire e cambiare in positivo; al contrario, il vuoto è colmato solo da più rabbia, più angoscia e più frustrazione (il famoso loop del dolore da cui Clark non sembra voler uscire). E la sua copia Pirata ne è il prodotto. Inoltre, commenta Parsons, la sua vera presa di coscienza di non aver realmente trovato la pace che cercava avviene grazie all’incontro nelle backrooms con il suo punto di contatto (e di ritorno) con la realtà: la dottoressa Mary, la quale non si fa più scrupoli nel vomitare una serie di scomode verità che rompono definitivamente la psiche di Clark.
Per il resto, Parsons sceglie giustamente di rimanere in silenzio: non solo è giusto che il mistero delle backrooms rimanga aperto e dia spazio a libera interpretazione proprio come ha sempre fatto online, ma non rivelare tutto subito lascia ampio spazio per uno (o più!) sequel.










