
Cos'è davvero il mostro nelle Backrooms? L'interpretazione psicologica e quella mitologica
Tutto è partito da un thread sulla famigerata piattaforma di internet 4chan. Da quel momento le Backrooms prendevano vita digitalmente, diventando una dimensione alternativa con un carattere sinistro e dismesso. Questo spazio liminale - ovvero un luogo di passaggio, come un corridoio, che suscita fastidio e inquietudine - è stata la tetra musa ispiratrice di Kane Parsons per l’omonima serie cult su YouTube.
Dal primo video caricato sul Tubo, la serie si è conquistata il plauso della comunità online e ha continuato ad ammassare visualizzazioni su visualizzazioni. In un’era in cui i numeri si possono comprare, la serie lo-fi di Parsons ha raggiunto il successo in maniera genuina. Da un lato, la tecnica found footage ha abbassato i costi, offrendo anche un look retrò spettacolare. Dall'altro, la trasformazione delle Backrooms in uno spazio 3D le ha fatte diventare ancora più terrificanti, convincendo tutti.
Quattro anni dopo il debutto della serie, Parsons è riuscito nell’impresa di trasferirla sul grande schermo grazie a Backrooms (2026), distribuito dalla A24. Il film non ha tradito le aspettative, immergendo lo spettatore nello sconcertante e angosciante labirinto fatto di stanze gialle. Dopo quasi due ore di durata, questi spazi sono rimasti dentro di noi, così come il terribile mostro che abita quel luogo fuori dalla concezione umana. Cerchiamo, però, di fare chiarezza sul vero significato di quell’essere spaventoso, tra mitologia e psicologia.
Ovviamente, se non avete ancora visto Backrooms (2026), fiondatevi al cinema prima di leggere questo articolo. Non è mai bello scoprire uno spoiler indesiderato.
Chi è il mostro che abita nelle Backrooms?
Quando Clark scopre le Backrooms e decide di inoltrarsi in questo spazio liminale, mai avrebbe pensato che la figura mostruosa che vive al suo interno fosse legata a doppio filo alla sua esistenza. E neanche lo spettatore, almeno fino all’atto finale della pellicola. Qui, fa il suo ingresso il mostro, una versione deformata di Clark vestita da pirata. Chiunque si sia inoltrato all’interno delle Backrooms non è più ritornato proprio a causa sua.
L’ironia nerissima del costume assume un doppio significato che lascerebbe chiunque spiazzato in quella situazione. Il pirata non è altro che la mascotte del negozio di mobili gestito dal protagonista e rappresenta la sua versione oscura, intrisa del disprezzo di sé stesso. Non solo, il mostro ha una gamba di legno. Tipica dei pirati, direte voi. Peccato che potrebbe simboleggiare l’impossibilità di Clark di cambiare lavoro, essendo talmente confinato nel suo business in perdita da diventare egli stesso un mobile.
Il mostro delle Backrooms potrebbe ispirarsi alla mitologia greca

Sono sicuro che molti di voi hanno subito pensato a una precisa figura mitologica greca, quando hanno assistito all’apparizione del mostro. Le coincidenze sembrano troppe per non avere nella mente la figura del Minotauro. La bestia mitologica e il pirata vivono entrambi in un labirinto, agiscono d’istinto e non si fanno problemi a togliere la vita a chiunque si imbatta in loro. Al punto che lo stesso Clark viene freddato dalla sua versione alternativa senza poter fare altrimenti.
Allo stesso tempo, le due figure condividono un’origine dal carattere tragico, nonostante la violenza che disseminano dalla loro nascita. Il Minotauro è figlio di un toro e di un’umana, ma la sua nascita è la conseguenza dell’arroganza dell’essere umano. Infatti, il toro era stato donato da Zeus a Minosse per essere sacrificato, ma quest’ultimo decise di salvarlo per la sua bellezza. Per punirlo, il Re degli Dei dell’Olimpo fece innamorare del toro la moglie dell’uomo ed è così che nacque il Minotauro.
Come già detto, la tragicità appartiene anche all’origine del mostro pirata di Backrooms (2026). Rappresentando l’odio verso sé stesso del protagonista, la creatura non può far altro che comportarsi così. La sua mancanza di controllo e il suo istinto primordiale di violenza sono nella sua natura e non possono essere influenzati dal libero arbitrio. Il destino del pirata è segnato sin dall’inizio e l’impossibilità di un’alternativa è il fattore chiave che rende tragica la vicenda.
La psicologia dietro il mostro

Come molti horror degli ultimi decenni, Backrooms (2026) ha un impianto psicologico molto esplicito. Da un lato, lo vediamo apertamente nella trama, con il nostro protagonista che affronta un momento di crisi nera. Tra i problemi finanziari del negozio, il recente divorzio che pesa sul cuore e un alcolismo che sa di automedicazione, fin da subito ci accorgiamo della precaria salute mentale del protagonista. L’elemento psicologico nella trama è approfondito dalle sedute di terapia di Clark, con le quali l’uomo cerca di porre rimedio alla solitudine e alla rabbia che prova.
Il mostro rappresenta proprio questo lato represso di Clark, che come contrappasso assume un atteggiamento completamente incontrollabile. Il mostro animato dall’istinto rappresenta una metafora dell’id, il lato primitivo e inconscio della mente umana. Secondo Freud, all’interno dell’id troviamo tutte le pulsioni che attraversano l’uomo, tenute a bada dall’ego. Questo lato della mente, infatti, si basa sulla razionalità e sul controllo degli istinti. Pur essendo due apparati separati, l’id e l’ego tendono a scontrarsi secondo lo psicanalista austriaco.
L’incontro tra il mostro pirata, ovvero l’id, e Clark, in questo caso l’ego, rappresenta proprio quello scontro di cui Freud parla. Nella realtà, l’ego tende ad avere la meglio, indirizzando l’essere umano verso azioni accettabili e condivise dalla società. Nel caso di Backrooms (2026), invece, la forza incontrollata e spasmodica dell’id non lascia scampo all’ego, personificato da Clark, che muore. Metaforicamente, la sua morte è la vittoria dello stress psicologico del mondo reale, ma che si manifesta all’interno delle Backrooms.










