
"Backrooms": la spiegazione di 4 scene che hanno confuso gli spettatori
Come accenna il protagonista Clark (Chiwetel Ejiofor) alla sua analista Mary (Renate Reinsve), parlare delle Backrooms è "come cercare di descrivere un cane a qualcuno che non ne ha mai visto uno, chiedendogli di disegnarlo". Ed è vero: è complicato trovare una chiave di lettura davvero logica all'opera d'esordio di Kane Parsons.
Al centro della trama c'è un venditore di mobili fallito che si imbatte per caso in uno strano passaggio all'interno del suo showroom, scoprendo dall'altra parte un luogo assurdo e inquietante. Se la plausibilità non è certo la carta principale della pellicola, va sottolineato che ha comunque segnato un record: Backrooms è il titolo targato A24 con il più grande opening al box office mondiale. Non è poco.
E non sono poche le interpretazioni che si possono dare alla storia. A cominciare dalla domanda che in molti si sono posti: cosa sono queste Backrooms? Spazi liminali senza regole, dove tutto è replicato in modo asettico. Stanze, corridoi, luci. Una leggenda metropolitana nata su 4chan il cui mito è stato alimentato dagli stessi utenti sul web. Un universo che Parsons ha ampliato nel 2022 con un cortometraggio folgorante, capace di ispirare prima una web series e poi il lungometraggio che sta facendo parlare mezzo mondo.
Per orientarvi dopo la visione e provare a rispondere ai molti interrogativi sollevati, Just Watch ha stilato quattro punti fondamentali. Ovviamente l'articolo contiene spoiler!
1. Gli uomini in giallo e gli scienziati della ASYNC
All'inizio e alla fine della storia vediamo un gruppo di scienziati e alcuni uomini con tute gialle. Lavorano per la ASYNC, l’immaginario Async Research Institute già comparso nella web series del 2022. Si tratta di un’entità aziendale dedita allo studio delle particelle nucleari e della distorsione magnetica che, dopo aver scoperto questi spazi sotterranei, decide di sfruttarli. I loro esperimenti, iniziati alla fine degli anni ‘80, hanno però creato delle “zone nulle” in cui le persone svaniscono nel nulla.
Uno dei membri del team, Phil (Mark Duplass), appare in diverse brevi scene. L'uomo rivela che la ASYNC produceva originariamente macchine per la risonanza magnetica e che, una volta trovate le Backrooms, ha iniziato a mapparne gli infiniti corridoi. Se non è del tutto chiaro come le abbiano scoperte, viene però sottolineato come in tutto il mondo si stiano aprendo altri portali, simili a quello comparso nel magazzino di mobili. La riprova della “viralità” di questi spazi capaci di replicare il mondo reale, ma senza il bisogno degli esseri umani.
2. Il trauma della dottoressa Mary Kline
Una serie di flashback rivela il trauma infantile di Mary. La vediamo osservare la demolizione della casa in cui è cresciuta e poi soffermarsi sull’impronta della mano che ha lasciato nel cemento fresco. Ulteriori ricordi mostrano che la madre di Mary era una donna instabile che accumulava oggetti, oscurava le finestre e non permetteva alla figlia di uscire.
Il parallelo è evidente: i primi anni di vita di Mary si sono svolti in luoghi claustrofobici e privi di aperture verso l'esterno, proprio come i corridoi artificiali in cui si trova prigioniera. Non a caso, nella scena della colluttazione con il "Clark-pirata" (la rappresentazione del peggior “io” del protagonista), la dottoressa riesce a respingerlo usando un frammento della sua casa d’infanzia, trovato in una delle stanze. La donna è rimasta sufficientemente a lungo nelle Backrooms tanto da vedere replicata la sua casa e, addirittura, se stessa.
3. Chi sono le figure deformate?
Nell'incipit intravediamo strane creature dai volti inquietanti e distorti. Più avanti, la loro origine viene accennata: le Backrooms creano copie di chiunque vi entri e, anche dopo che gli “originali” se ne sono andati, i simulacri rimangono lì per sempre. Mary incontra diverse figure, tra cui una versione gigantesca e orrorifica dello stesso Clark, vestita con il costume da pirata che l’uomo indossa per gli spot televisivi del suo showroom (siamo negli anni ’90 in fin dei conti e non esisteva ancora Instagram per farsi pubblicità).
L'uomo, ormai in balia di questo labirinto, sostiene inoltre che questi esseri non provino dolore e siano persino commestibili (perché fatti di sostanze simili a quelle usate per l'imbottitura dei mobili). Una lettura metaforica ci riconduce ai social: le Backrooms potrebbero essere una proiezione di Internet e le copie deformi una rappresentazione di noi stessi, intrappolati in un loop di scrolling che ci ha resi insensibili.
Queste figure ricordano le Still Life della web series: duplicati deformati di esseri umani che, se nei video online erano aggressivi, qui appaiono placidi. Tra di loro c'è anche una donna dai capelli rossi che sembra essere la copia dell'ex moglie di Clark. Una possibilità realistica, dato che queste creature nascono dai ricordi di persone reali assorbiti dalle Backrooms che rappresentano una sorta di eco distorta della nostra memoria.
4. Che ne sarà di Mary?
Mary, dopo essere sfuggita al mostruoso alter ego di Clark, si ritrova faccia a faccia con Phil in una stanza apparentemente normale. Quando gli chiede quale sarà il suo destino, lo scienziato non risponde. L'ambiguo finale mostra una serie di spazi reali trasformati nel complesso liminale, inclusa la stanza della ASYNC in cui si trova la dottoressa, che ora ospita una copia distorta della donna.
Non sapremo mai se sia riuscita a fuggire lasciandosi alle spalle il suo doppio, o se il confronto con Phil non sia mai avvenuto davvero. Non esiste una spiegazione definitiva: fin dalla concezione del progetto, il regista ha lasciato ampio spazio alle teorie del pubblico. Quello che è certo è che nei piani di Parsons questo è solo l’inizio di un progetto molto più articolato.
"Mi sono sempre sentito deluso quando sento qualcuno che ammiro parlarmi del proprio lavoro", ha dichiarato il regista a Esquire. "Potrei dirvi esattamente cosa significa per me e cosa intendevo rappresentare, ma non voglio che queste informazioni vengano presentate come fatti. Voglio dare alle persone la possibilità di vedere il film senza pregiudizi. Alcuni hanno tratto delle conclusioni, e non ho ancora deciso se sia meglio esplicitarle a parole. È il classico caso di: 'Cosa pensi che significhi?".










