
“Primetime”, Robert Pattinson: “L'etica della TV del dolore? Un dibattito senza fine”
The Drama – Un segreto è per sempre, Odissea, Primetime e Dune - Parte tre. È un 2026 decisamente movimentato quello di Robert Pattinson. L'attore è stato protagonista alla Mostra del Cinema di Venezia con il film di Lance Oppenheim, presentato in concorso per il Leone d'Oro, in cui presta voce e corpo a Chris Hansen. Il giornalista statunitense che, nel 2004, divenne celebre per la conduzione di To Catch a Predator, un reality che smascherava in diretta tv predatori sessuali attraverso telecamere nascoste e operazioni sotto copertura. Ispirato all'articolo di Tonight on Dateline This Man Will Die, la pellicola – nei nostri cinema dal 15 ottobre – è l'ennesima conferma del suo talento e del coraggio di lanciarsi in sfide attoriali mai scontate.
“Per la prima volta nella mia vita, conoscevo i miei impegni per i successivi due anni. Ho potuto darmi il ritmo e gestire le energie”, racconta l'attore, riferendosi alle molteplici grandi produzioni a cui ha preso parte recentemente, quando lo incontriamo a due passi da piazza San Marco a Venezia per parlare di Primetime. “Inoltre mi era appena nata una bambina, quindi non avevo alcuna voglia di uscire la sera! D'un tratto avevo il doppio del tempo per fare tutto, ed è stato utilissimo. Sono stato subito legato a questo progetto fin dall'inizio. Quando qualcosa ti ispira, ti restituisce energia continuamente. Sarei stato devastato se avessi dovuto rinunciare a uno qualsiasi di questi ruoli. Di certo non interpreto personaggi contemporaneamente di notte, quello sarebbe impossibile! (ride, ndr)”.
“Negli ultimi due anni il limite massimo è stato semplicemente il numero di giorni nell'anno! Non so cosa sia successo. Ma Primetime è stato il carico di lavoro più grande”, continua l'interprete nel parlare del suo ricco 2026. “Abbiamo fatto circa 100 stesure della sceneggiatura prima ancora di iniziare a girare. È stato un lavoro enorme e di continue conversazioni. Quando ci siamo incontrati la prima volta, si vedeva quanto significasse per Lance mettersi alla prova con questo film. Ha avuto un bambino tre giorni prima che iniziassimo a girare. Ero su FaceTime con lui mentre era seduto davanti alla porta della sala parto. Sua moglie stava letteralmente partorendo e noi gli dicevamo: 'Lance, vieni!'. E lui: 'Ancora due minuti!'. Pochissime persone lo farebbero”.
Chris Hansen bloccato nel limbo
La figura di Hansen è complessa e controversa perché nel puntare i riflettori contro uomini colpevoli di attenzioni morbose nei confronti di minori, ha finito per dare vita a un cortocircuito tra informazione, giustizia, intrattenimento e voyeurismo morboso. “La cosa interessante dello show è che affronta due aspetti: da un lato tocca una delle paure più profonde dell'essere umano - l'idea di un predatore insidioso e invisibile da cui non hai modo di difenderti che può entrare in casa tua e fare del male ai bambini – dall'altra il non sapere come gestirla”, osserva l'attore.
“All'epoca si trattava di una tecnologia nuova. Le persone non capivano bene cosa fossero Internet o le chat. Ci si chiedeva solo cosa stesse succedendo”, continua Pattinson. “Il suo enorme successo è diventato improvvisamente soggetto alle stesse leggi dell'industria dello spettacolo di qualsiasi altro programma. All'inizio non cercava gli ascolti, ma poi Chris si è trovato a doverlo promuovere, finendo bloccato in un limbo: 'Voglio che la gente guardi lo show, ma non voglio sminuire ciò che sto facendo’”.
“Adoro quelle interviste in cui è andato da Conan O'Brien e si è trovato a dover parlare del programma a un pubblico da Late Night che ha solo voglia di ridere, mentre parlava della cosa più seria possibile. E vedi che persino O'Brien, quando la situazione si fa troppo seria, prova a fare una battuta. E se Chris non stava al gioco, diventava strano”.
Una sceneggiatura elettrica
Primo film prodotto da Pattinson con la sua Icki Eneo Arlo, Primetime non prevedeva inizialmente la partecipazione dell'attore davanti alla macchina da presa. “Abbiamo sviluppato la sceneggiatura insieme ad Ajon Singh per tantissimo tempo, prima ancora che io decidessi di recitare nel film e aveva al suo interno una sorta di elettricità'', racconta l'interprete.
''Non mi era mai capitata un'esperienza simile, in cui cercavo di modellare il ruolo affinché fosse la parte migliore possibile da far recitare a qualcun altro, per poi affezionarmi sempre di più”, prosegue. “Mentre ci documentavamo sul programma, non mi rendevo nemmeno conto che stavo già facendo ricerca per il personaggio. E poi Chris Hansen ha qualcosa di particolare: è un personaggio che non puoi fare a meno di imitare. Rispetto a qualsiasi altro ruolo che abbia mai fatto, c'è stato davvero un enorme lavoro di base”.
Il dilemma al centro del film

Il film di Oppenheim fa riflettere sulle conseguenze incontrollabili che la messa in onda del programma ha avuto sui media e gli spettatori. “Trovo affascinante che si stia ancora discutendo dell'etica di uno show televisivo fatto vent'anni fa. Il dibattito non si è concluso, e non penso si concluderà mai”, afferma Pattinson. “L’intenzione del programma è indiscutibile, c'è una sorta di nobiltà in esso. Ma non sai mai chi sia il tuo pubblico e non puoi controllare le sue emozioni. Tuttavia se lo trovi e vuoi mantenerlo, devi fare qualsiasi cosa per capire chi sei dopo aver preso certe decisioni”.
“Il film non vuole essere un'accusa verso nessuno, ma a volte è inevitabile farsi plasmare dai desideri del pubblico. E a volte può semplicemente voltarti le spalle all'improvviso, anche se hai cercato di accontentarlo. Volevamo mostrare il dilemma di avere uno show di successo, diventare una star e dover navigare tutto questo quando la posta in gioco è estremamente alta e ti trovi in un mondo molto difficile da gestire”.
La reazione di Chris Hansen a "Primetime"
Mettendo in scena una storia vera e ricca di sfumature come questa, era inevitabile che il diretto interessato commentasse. E l'opinione del giornalista non si è fatta attendere. Hansen, senza aver ancora visto il film e basandosi solo sulle immagini del trailer, ha sentenziato che l'interpretazione di Pattinson risulta essere “estremamente drammatica”. “Ovviamente spero che 'Primetime' gli piaccia. Non ho mai pensato di fare un film incentrato esclusivamente su di lui, è un'idea su cui non mi ero mai soffermato prima”, spiega l'attore.
"Man mano che il progetto prendeva forma, c'era un elemento elettrizzante nella sceneggiatura. Spero che l'ispirazione che il suo personaggio ha dato a così tante persone coinvolte nel film possa essere vista come un complimento. Più guardi quel programma – conclude - più ti accorgi che la sua presenza ha un'aura magnetica. C'è una componente umana che spiega perché la gente ne parli ancora. E non ha a che fare solo con il tema trattato, ma con il fatto che avesse qualcosa di rivoluzionario che rompeva le regole della televisione e la sua burocrazia, con Hansen a fare da perno. Tutto ciò che abbiamo cercato di catturare è il nostro entusiasmo collettivo verso il suo mistero”.
Cosa dobbiamo aspettarci da "The Batman 2"?

Quella di Pattinson a Venezia è stata una permanenza molto corta. L'attore, infatti, è al momento impegnato con le riprese di The Batman 2, il sequel del film del 2002 in cui torna a interpretare l'Uomo pipistrello come dimostra anche la tonalità più scura dei suoi capelli per adattarsi a quella del Bruce Wayne di Matt Reeves. “È una sceneggiatura incredibile'', afferma l'interprete. '
“Credo sia difficile reinventare Batman e poi andare in un'altra direzione totalmente diversa. Persino quando guardo i playback di alcune scene, sembra diverso dal primo. È semplicemente fantastico, un cambiamento davvero radicale. Ed è bello che Warner e DC ci stiano dietro, è pazzesco. Ma penso che Matt sia l'unica persona a cui tutti permetterebbero di farlo. Il pubblico ne sarà entusiasta”.








