
Da “Sense8” a “Clean Slate”: 10 show queer che sono stati (ingiustamente) cancellati
Giugno è il mese in cui le piattaforme cambiano i loghi in versione arcobaleno e spingono in home i cataloghi a tema. Fioccano consigli su consigli e, “magicamente”, sembra quasi che il ventaglio di titoli seriali e cinematografici sulla rappresentazione queer sia vastissimo… Certo, un bellissimo specchietto per allodole.
Lo sapevate che le serie con personaggi queer vengono cancellate a un ritmo più che doppio rispetto alle altre e che una su quattro non supera la prima stagione? A dirlo non siamo noi ma i dati raccolti e incrociati secondo GLAAD (Gay & Lesbian Alliance Against Defamation), la principale organizzazione no-profit dedicata all'attivismo e alla difesa dei diritti della comunità LGBTQ+ e il magazine queer Autostraddle. GLAAD stima inoltre che quattro personaggi LGBTQ+ su dieci apparsi tra giugno 2024 e maggio 2025 non torneranno sugli schermi.
Le parole non vi bastano e necessitate una “prova provata”? Ottimo, perché siamo qui per questo e, siamo certi, che la cancellazione di alcune di queste serie TV fa ancora rabbia anche a voi.
Cominciamo con una delle cancellazioni che, in fondo, nessuno di noi supererà mai del tutto: Sense8.
Il progetto più ambizioso e costoso mai dedicato all'idea di empatia: otto sconosciuti sparsi per il mondo scoprono di essere connessi tra loro attraverso mente e corpo. Attraverso questo legame, il conoscere se stessi attraverso gli altri, riescono a smontare ogni confine, geografico, sessuale, di genere.
Le sorelle Wachowski mettono al centro desideri queer e trans rappresentati senza passare dal filtro della tragedia annunciata, parlando in modo implicito anche della loro stessa esperienza come donne transgender, e sicuramente in questo caso il personaggio di Nomi – interpretata dall’attrice transgender Jamie Clayton – è cardine.
Purtroppo, come spesso accade alle cose tanto belle quanto scomode, Netflix la cancellò dopo due stagioni nel 2018, imputando la colpa agli onerosi costi della serie, abbandonandoci con un cliffhanger enorme senza troppi convenevoli.
La rivolta dei fan fu tale che la piattaforma fece marcia indietro concedendo uno speciale conclusivo di oltre due ore per chiudere la storia. Un contentino tipico di ogni campagna di salvataggio venuta dopo, basti pensare alla terza stagione di Good Omens (2019-2026) dopo lo scandalo Neil Gaiman, assemblata in un unico film da 90 minuti.
Tratta dal fumetto di Ben Dunn, Warrior Nun racconta di Ava, una ragazza resuscitata con uno strumento divino conficcato nella schiena, arruolata suo malgrado in un ordine di suore guerriere. Sotto l'azione cresce però la cosa che ha incendiato il fandom: la storia d'amore lentissima cottura tra Ava e Beatrice.
Cancellata nel dicembre 2022 dopo due stagioni, anche qui il fandom non ha esitato a rispondere con una delle mobilitazioni più imponenti di sempre: cartelloni pubblicitari su tre continenti e perfino la copertina di Empire dedicata alla campagna dei fan. Nell'agosto 2023 il produttore Dean English annunciò il ritorno sotto forma di trilogia cinematografica, ma che purtroppo non ha mai visto la luce in quanto lo showrunner Simon Barry si chiama fuori dal progetto e, come se non bastasse, la società detentrice dei diritti è finita in una vicenda finanziaria poco chiara dopo la morte del suo CEO.
Qui il dolore è doppio perché il potenziale di questa serie TV era infinitamente grande, e oltre alla cancellazione ha anche avuto una pessima distribuzione – per esempio, in Italia è arrivata solo dopo la cancellazione stessa – che sicuramente ha avuto un vuoto cruciale nella decisione finale di ucciderla.
Our Flag Means Death è la commedia dei pirati gay di David Jenkins che prende la figura storica di Stede Bonnet e la intreccia a Barbanera (Taika Waititi) per costruire una delle storie d'amore più assurde, tenere e disarmanti della storia della serialità contemporanea. Un cast/equipaggio dichiaratamente queer e trans, una scrittura brillante e accattivante, ma soprattutto la decostruzione del mito macho della pirateria per farne uno spazio di dolcezza, fragilità e seconde possibilità.
HBO Max la cancellò all'inizio del 2024 dopo due stagioni, in piena stagione di tagli al budget post-fusione Warner Bros. Discovery. David Jenkins provò senza successo a piazzarla altrove, mentre tutto il cast si adoperava a cercare il sostegno da parte dei fan che, infatti, sotto l’hashtag #AdoptOurCrew tanto online quando in cielo – letteralmente per un periodo sono comparsi striscioni fatti sventolare da aerei con lo slogan – fecero partire raccolte fondi benefiche. Anche qui parliamo di una delle campagne più rumorose degli ultimi anni, soprattutto perché la serie aveva ancora tantissimo da dare tanto ai suoi personaggi quando al pubblico.
Adattata da un racconto dell’autrice best seller V.E. Schwab, First Kill è una sorta di Romeo e Giulietta sovrannaturale tra Juliette, vampira, e Calliope, cacciatrice di creature oscure per discendenza. La classica eterna lotta tra “male” e “bene”, “tenebra” e “luce”, ma che celava sotto di sé molto di più: aspettative, imposizioni genitoriali, valori vetusti e non condivisi, tutti elementi che si sposano perfettamente non solo in un contesto teen, dove spesso e volentieri ci sono anche le “naturali” pressioni tipiche di quell’età, ma anche con un clima di pregiudizi dalle molteplici derive.
La showrunner Felicia D. Henderson, prodotta anche da Emma Roberts, ha imputato la chiusura al marketing di Netflix, che l'aveva venduta soltanto come teen romance sacrificando l'epica delle due matriarche in guerra. Ufficialmente la serie fu cancellata per i bassi tassi di completamento, pochi mesi dopo l'uscita del 2022; in poche parole le visualizzazioni, rispetto le aspettative, erano troppo basse rispetto ai costi della serie.
I fan risposero alla cancellazione con gli hashtag #SaveFirstKill e #CancelNetflix, accusando la piattaforma di un pattern preciso nel tagliare le storie queer, soprattutto quelle con al centro una coppia lesbica.
Kaos è la rilettura nerissima e comica della mitologia greca firmata dallo showrunner no binary Charlie Covell (sceneggiatore di The End of the F***ing World), con Jeff Goldblum nei panni di uno Zeus vanitoso e paranoico che vede nella prima ruga la fine del proprio potere.
Tra i mortali destinati a rovesciarlo c'è Caeneus, eroe transgender, il cui destino si intreccia a quello di un’Euridice non troppo sicura della sua vita con Orfeo e, dopo il suo arrivo nell’Ade, improvvisamente attratta proprio da Caeneus.
L'intera serie, inizialmente pensata per tre stagioni, era una delle più attesa grazie non solo all’onda di retelling mitologici degli ultimi anni, ma anche del tanto parlare subito dopo l’annuncio qualche anno prima. Nonostante l’essere diventata una delle serie TV più viste del periodo, Netflix decise comunque di cancellarla dopo pochi mesi dell’uscita della prima e unica stagione. A quanto pare quel 5,9 milioni di ascolti non era sufficiente per giustificare i costi produttivi.
Tra l’altro, sul momento la notizia trapelò per vie non ufficiali, prima di essere diffusa dallo stesso Covell che chiese ai fan di continuare a parlare della serie e farla conoscere il più possibile. A oggi, però, ancora nessuno sembra essere interessato a portare avanti Kaos.
Sviluppata da Steve Yockey a partire da personaggi DC legati all'universo di Sandman, Dead Boy Detectives segue due adolescenti fantasma, Edwin e Charles, che rifiutano l'aldilà per aprire un'agenzia investigativa; il cuore queer della serie è Edwin che riconosce il proprio amore per l'amico, per quanto in una prima parte della serie non solo vuole negare a sé stesso i suoi sentimenti per Charles, ma anche il suo stesso orientamento. Sarà il suo rapporto con un altro personaggio, il Re Gatto, a indirizzarlo sulla strada dell’accettazione di sé stesso.
Nata per Max come spin-off di Doom Patrol (2019-2022), fu spostata su Netflix dopo il riassetto DC e ripensata come costola di Sandman (2022-2025). La cancellazione del 2024 fu motivata col crollo netto degli ascolti dopo i primi episodi a causa della complessa vicenda di accuse emerse contro Neil Gaiman, motivo per cui la stessa Sandman è stata conclusa con una frettolosa seconda stagione.
I fan misero in piedi una campagna #SaveDeadBoyDetectives con una petizione oltre le quindicimila firme e watch party per riportarla in classifica, ma purtroppo anche qui siamo di fronte all’ennesimo YA sovrannaturale a guida queer stroncato prima ancora di poter esprimere il suo reale potenziale.
A League of Their Own, reboot del film del 1992 firmato da Abbi Jacobson e Will Graham, sposta il baricentro su ciò che il film originale suggeriva e basta: l'esperienza delle donne nere nel baseball della Seconda guerra mondiale e il desiderio queer.
Vinse pure un GLAAD Media Award come miglior nuova serie, oltre a raccogliere grandi plausi tanto dal pubblico quanto dalla critica. Dopo un primo rinnovo per una stagione finale ridotta, Amazon la cancellò nell'agosto 2023 dando la colpa agli scioperi degli sceneggiatori e attori di quel periodo – parliamo del più lungo sciopero nella storia della televisione.
Abbi Jacobson definì la decisione vile e usò parole durissime contro quella giustificazione che, a conti fatti, non era altro che una scusa. Inoltre, visto che siamo in periodo di Pride ed è davvero molto facile scivolare nel queer washing, i fan fecero notare che Amazon si era vantata della serie durante il Pride mentre lasciava a cast e creatori l'onere della promozione, per poi dare a tutti il ben servito.
Dai creatori di Elite (2018-2024), Olympo è un dramma adolescenziale ambientato in un centro d'eccellenza per giovani (avvenenti) atleti, con al centro Zoe, eptathleta bisessuale, e relazioni, intrecci, storie di accettazione, machismo, coming out e molto altro che la serie aveva appena iniziato a costruire. Netflix l'ha cancellata nel 2025 dopo una sola stagione, a circa sei mesi dall'uscita, una sproporzione clamorosa se si pensa che Elite, dalla stessa fucina, era andata avanti otto stagioni.
La reazione dei fan è stata di pura rabbia per l'assenza di un finale, con la richiesta almeno di una chiusura per la coppia rimasta sospesa. Non c’è stata nessuna epocale campagna, ma non sappiamo se avrebbe fatto pendere l’ago della bilancia in modo diverso. Certo, forse se fosse uscita solo un anno dopo, sulla scia di sport romance queer e non come Heated Rivalry (2025-in corso) e Off Campus (2026-in corso), magari il suo destino sarebbe stato diverso.
Dai creatori di Will & Grace (1998-2020), Max Mutchnick e David Kohan, con Ryan Murphy alla produzione, Mid-Century Modern è una sitcom su tre uomini gay non più giovani, interpretati da Nathan Lane, Matt Bomer e Nathan Lee Graham, che dopo un lutto decidono di vivere insieme a Palm Springs come famiglia scelta.
Segna purtroppo l'ultima interpretazione di Linda Lavin, scomparsa durante le riprese: la sua morte fu scritta dentro la stagione, costringendo gli autori a rielaborare gli episodi. Alla fine però Hulu l'ha chiusa nel settembre 2025 dopo una sola stagione perché, a dispetto di un 88% di gradimento su Rotten Tomatoes, non aveva raccolto abbastanza pubblico. Purtroppo, a partire dai creatori stessi, nessuno sembra essersi esposto abbastanza da poter dare anche solo l’illusione di un possibile salvataggio, il che è un peccato perché è una di quelle poche serie TV che, invece, rappresenta personaggi della comunità di mezza età o di generazioni differenti, sdoganando il concetto che “c’è vita e libertà sessuale” solo da giovani; un po’ come aveva mostrato Russell T Davies con il trittico Banana (2015), Cucumber (2015) e Tofu (2015).
Chiudiamo questa lista di “lutti” con una serie TV la cui cancellazione ha davvero fatto parlare di sé perché la causa sembra si possa attribuire all’elezione di Trump.
La serie in questo è Clean Slate, l'ultimo progetto completato dal leggendario Norman Lear, una delle firme più importanti della serialità, rivoluzionando la scrittura degli show con l’inserimento di temi sempre più politici e sociali legati, per esempio, al razzismo e sessismo.
Desiree, donna transgender (infatti è interpretata dall’attrice Laverne Cox), torna nella sua cittadina dell'Alabama per ricucire dopo ventitré anni il rapporto con il padre, che si aspettava di riabbracciare un figlio. Detta così potrebbe sembrare una tragedia annunciata, invece Clean Slate utilizza il mezzo della commedia per parlare più di dignità che di conflitto, riflettendo soprattutto sul nostro attuale contesto sociale. O meglio: criticare quello statunitense.
Prime Video l'ha cancellata nell'aprile 2025 dopo una stagione, nonostante un gradimento critico vicino al 90% e senza una ragione ufficiale. Ma appunto alcune testate hanno collegato la decisione al clima politico statunitense ostile alle persone trans e alla comunità queer in generale alimentato dal Presidente.
I creatori hanno affidato il loro lutto a una lettera aperta, definendo la serie una creatura da piangere e sette anni di lavoro svaniti in un soffio senza essere neanche degnati di una spiegazione da poter definire lontanamente valida.
































