
“Wild Horse Nine”, Martin McDonagh: “Un film storico che rimanda a ciò che sta accadendo oggi”
A Venezia 83 c'è già un film che, tra i 14 minuti di applausi alla proiezione ufficiale e il plauso della stampa, si è prenotato un posto in prima fila nella prossima award season e che molto probabilmente vedremo nella serata di premiazione della Mostra del Cinema. Stiamo parlando di Wild Horse Nine di Martin McDonagh, il sesto lungometraggio del regista irlandese che aveva già portato al Lido con enorme successo Tre manifesti a Ebbing, Missouri (2017) e Gli spiriti dell'isola (2022).
Ambientata nel 1973, poco prima del colpo di Stato cileno, la pellicola vede protagonisti gli agenti della CIA Chris (John Malkovich) e Lee (Sam Rockwell), mandati sull'isola di Pasqua dal loro capo MJ (Steve Buscemi). Lì, tra le celebri statue e i paesaggi immacolati del luogo, i due si confrontano con i rispettivi passati mentre fronteggiano le cospirazioni del presente. Ma quando Chris si ritrova a stringere un legame con due giovani studentesse, Monica (Mariana di Girolamo) e Alicia (Ailín Salas), quell'incontro rischia di mandare in aria il loro viaggio in quel contesto idilliaco.
"Wild Horse Nine", molto più di una commedia nera
Nelle nostre sale dal 5 novembre, l'ispirazione per la pellicola nasce in McDonagh dalla sua fascinazione per la CIA e per il destino del governo cileno sotto Salvador Allende. “È nato come una commedia, ma scrivendolo si è trasformato in qualcosa di più profondo, esplorando il senso di colpa di uno dei protagonisti”, spiega il regista. “Sono sempre stato interessato a quello che la CIA ha fatto in Cile in quegli anni. Penso sia un argomento di cui non si è parlato abbastanza, a differenza di quanto si è fatto, per esempio, con il KGB”.
“Probabilmente molti giovani in America non sanno nemmeno nulla di questo e dovranno andare su Google per scoprire che è vero. E va bene così”, prosegue McDonagh. “Io l'ho scoperto quando avevo 12 anni ed è sempre stato lì. Ma è ancora in qualche modo nascosto. Non fa necessariamente parte del modo comune di parlare di cosa siano gli Stati Uniti. Sono intrigato e affascinato da come verrà accolto. Porteremo il film anche in Cile e sarà interessante vedere la reazione del popolo cileno”.
Inoltre Wild Horse Nine, nonostante sia ambientato all'inizio degli anni '70, ha la capacità di parlare del nostro tempo, rimandando alla mente le immagini arrivate dal Venezuela. “Quando l'ho scritto, il focus era il Cile”, afferma McDonagh. “Ma rivedendolo oggi sembra quasi una riflessione geopolitica più ampia. Sarà interessante vedere la reazione a un film storico che è anche un richiamo a ciò che sta accadendo oggi”.
Il legame tra passato e presente è un elemento sul quale riflette anche John Malkovich. “Proprio come il mio personaggio, a causa della mia età, ho vissuto negli anni in cui Chris lavorava alla CIA”, spiega l'attore. “Ricordo che ero un bambino piccolo e guardavo sulla NBC i filmati di Patrice Lumumba inseguito attraverso il Congo. Ricordo la sua morte così come il colpo di Stato contro Salvador Allende. Avevo 9 anni e stavo per compierne 10 quando John F. Kennedy fu ucciso. Come tutti gli americani della mia età, e tutti i cileni nati in quel periodo, so cosa è successo in Cile nel 1973”.
L'intesa tra Chris e Lee
Uno dei tanti elementi riusciti del film è il “duetto” tra Malkovich e Rockwell. Due fuoriclasse che insieme sullo schermo, anche grazie a una sceneggiatura brillante, fanno scintille. “Sam e io abbiamo un grande rispetto e amore l'uno per l'altro. Per il lavoro dell'altro. E naturalmente per quello di Martin”, sottolinea l'attore per la cui interpretazione si parla già di nomination agli Oscar. “Ma la cosa più bella è che il film stia ricevendo attenzione. E al suo interno ci sono diversi interpreti straordinari, oltre a essere splendidamente scritto e diretto. È questo che conta per me. Quella del film è una grande sceneggiatura. Resa magnificamente. Molto intelligente. E Martin ha avuto un dono incredibile nel dire cose politicamente scorrettissime che non possiamo più dire facilmente”.
“Chris e Lee sono come una vecchia coppia sposata”, aggiunge Rockwell. “Con John ci conosciamo da tempo e la chimica tra di noi è stata piuttosto naturale. Ricordo un momento durante le prove in cui Martin gli ha chiesto molto educatamente di alzare il tiro su una battuta. E John ha tirato fuori quello che sa fare. Ha il dono della furia. Io e Martin ci siamo guardati come a dire: 'Porca miseria. Abbiamo i biglietti in prima fila per il John Show'. Eravamo molto entusiasti perché ha portato una pericolosità a cui non avevamo pensato”.








