Da “Johan Liebert” a “Hisoka Morou”: 10 villain di anime più spietati e affascinanti di sempre

Da “Johan Liebert” a “Hisoka Morou”: 10 villain di anime più spietati e affascinanti di sempre

Gabriella Giliberti
Gabriella Giliberti

Pubblicato il 28 maggio 2026

Aggiornato il 28 maggio 2026

Ammettiamolo, al fascino del villain raramente si riesce a resistere. Difficile confessarlo, soprattutto con alcuni dei personaggi più iconici e malvagi dei nostri anime preferiti, eppure… Sappiamo benissimo essere così. Sono loro a calamitare lo sguardo, a restare impressi molto dopo che l'eroe di turno è sbiadito nella memoria, a generare quell'attrazione obliqua che somiglia pericolosamente all'innamoramento. Dovremmo odiarli e disprezzarli per ciò che fanno – e che fanno passare spesso ai protagonisti – e invece li aspettiamo con ansia, li citiamo, li difendiamo.

Sì, li difendiamo; o meglio, non cerchiamo di giustificare la loro crudeltà, piuttosto di comprendere le origini del trauma che li ha portati a percorrere un certo tipo di strada. Per questo la spietatezza, raccontata bene, seduce anzichè respingere. Un antagonista crudele è uno specchio in cui osserviamo le pulsioni che abbiamo addomesticato, la libertà oscena di chi ha smesso di sentire il peso delle proprie azioni o la corazza attraverso cui alcuni dolori sono stati messi a tacere creando una seconda personalità per non soccombere. 

Questi dieci villain di anime che stiamo per scoprire insieme incarnano dieci sfumature diverse di quella stessa assenza di pietà, e ognuno ci costringe a una domanda fastidiosa: perché ci piacciono così tanto?

Monster
Monster

Monster

2004

Johan Liebert

Se parliamo di spietatezza ridotta al grado zero, allora a venire in mente è subito Johan Liebert di Monster, uno dei villain più inquietanti mai apparsi in un anime. Non uccide per rabbia, vendetta o ambizione, motivazioni che renderebbero la sua crudeltà comprensibile e dunque tollerabile. Uccide per dimostrare una tesi sul nulla, per accompagnare le persone verso la propria cancellazione.

Uno dei suoi aspetti più interessanti riguarda proprio l’estetica, che conferma quanto possa essere infima la malvagità. Nella rappresentazione mostruosa, erroneamente l’essere umano tende a definire malvagio colui/colei che è brutto, deforme, qualcuno che la mostruosità la rappresenti da fuori. Pensiamo, a esempio, al mostro di Frankenstein. Ma tra Dracula – carismatico e affascinante – e la Creatura, chi è il killer più efferato? Colui che si nasconde meglio dietro la sua maschera di bellezza, una vera e propria trappola, esattamente come per Johan Liebert, che ci porta a fidarci del suo volto angelico e bellissimo prima che possiamo capire cosa lo abiti realmente. 

Naoki Urasawa costruisce un mostro che non ha bisogno di mostrare i denti, perché la vera crudeltà di Johan è esistenziale, una calma assoluta davanti al baratro. È il vuoto che si è fatto carisma, e ci affascina perché contraddice ogni nostra idea consolatoria sul male.

Berserk
Berserk

Berserk

1997

Griffith

Parlando di bellezze angeliche che nascondono un animo marcio e corrotto, andiamo dritti dritti al cuore di uno dei villain più struggenti e spietati che siano mai stati creati: Griffith, l’antagonista per eccellenza di Berserk. Per anni lo abbiamo amato come il sognatore carismatico, il leader luminoso a cui tutti, Guts compreso, erano legati da qualcosa che va ben oltre la canonica amicizia. Ma poi arriva l'Eclissi, quel fenomeno capace di oscurare anche il sole più brillante, anche un ragazzo come Griffith, che accecato dal suo stesso sogno tramuta il desiderio in crudeltà, l’ambizione in ferocia, l’avidità in sadismo.

Un sogno pagato a caro prezzo tanto da lui, rinunciando alla propria di umanità, quanto da chi gli sta intorno, e forse è proprio qui che risiede l’aspetto più drammatico della sua storia. La sua è la spietatezza di chi ha deciso che la propria ascesa vale più di qualunque legame umano. Resta affascinante proprio perché incarna l'ambizione nella sua forma più nuda e mostruosa, il momento in cui il desiderio di diventare qualcosa divora il diritto di restare qualcuno.

Shou Tucker

Ecco, nel caso di Shou Tucker parlare di fascino è un azzardo, perché a questo personaggio di Fullmetal Alchemist: Brotherhood non si perdona assolutamente nulla. Il suo crimine è troppo grande e abietto, per questo il suo posto tra i villain più spietati degli anime è più che meritato, conquistando a mani basse il primato anche per il meno amato di tutti. 

La sua spietatezza è domestica, piccola, terribilmente quotidiana: per fare un salto di carriera, ambendo a diventare uno dei più grandi alchimisti di sempre creando una chimera in grado di parlare, fonde sua figlia con il cane. E se pensate che questa sia la cosa peggiore, vi sbagliate. Shou Tucker non prova nessun rimorso per quanto fatto. Il gesto da lui compiuto non è niente di più o di meno che una pratica burocratica da dover sbrigare per poter arrivare al proprio obiettivo.

 Qui non c'è la grandezza tragica di un personaggio come Griffith, solo la banalità del male nella sua versione più nuda. Tucker ci disturba perché non possiamo nemmeno innamorarci di lui, non c'è seduzione possibile, solo l'orrore di riconoscere quanto possa essere meschina la crudeltà umana quando si traveste da ambizione professionale e amore paterno. Sarebbe facile avvilupparsi nella rassicurazione che sia solo finzione, ma la realtà è che a fare male è il realismo in cui affondano le radici di questo atto meschino.

Dio Brando

Dio Brando di JoJo’s Bizarre Adventure è la spietatezza elevata a cosmologia. Tutto in lui è eccesso teatrale, dal narcisismo smisurato alla convinzione di essere ontologicamente superiore al resto dell'umanità. Calpesta, tradisce e uccide per affermare una gerarchia in cui lui occupa il vertice assoluto. Eppure è impossibile non amarlo: la sua arroganza è così totale, così priva di esitazioni, da diventare quasi una forma d'arte.

Dio Brando incarna il desiderio proibito di liberarsi da ogni vincolo morale, di esistere senza sensi di colpa. La sua crudeltà non conosce contropartita emotiva, non c'è trauma da riscattare né redenzione possibile. Insomma, non tutti i grandi villain nascono da grandi traumi. Lui è male incarnato, pienamente goduto, e questa pienezza è esattamente ciò che ci attrae di lui – e forse, ciò che gli invidiamo.

Death Note
Death Note

Death Note

2006

Light Yagami

In una lista sui villain più spietati e affascinanti degli anime non poteva mancare Light Yagami di Death Note, spietatezza dettata dal delirio di onnipotenza nei confronti della giustizia che divora la pietà. Comincia come studente brillante con una convinzione apparentemente nobile: ripulire il mondo dai criminali. Ma il potere del Death Note rivela in fretta la sua vera natura, e ogni morte diventa un mattone nella costruzione di un dio. E si sa, quando un uomo gioca a fare la divinità, ben presto verrà consumato tanto dal potere quanto dall’ambizione.

La crudeltà di Light è ideologica, fredda, perfettamente razionalizzata. Light non vede vittime, bensì ostacoli sulla strada verso un'utopia che ha al centro se stesso. Prima ancora di segnare i nomi sul quaderno della morte, Light Yagami deumanizza le sue vittime, uccidendole ancora prima di segnare il loro tragico destino. Questo personaggio ci affascina perché parte da noi, dal nostro stesso desiderio di giustizia, di quella rabbia atavica che pulsa nelle vene, brucia, e ci mostra fino a quale baratro può condurre quando si perde ogni misura, ogni limite e controllo. Parliamoci chiaro, Light funge un po’ da specchio, perché in fondo rappresenta il villain che tutti noi potremmo diventare con il giusto quaderno in mano.

Freezer

Di villain tra cui scegliere in Dragon Ball Z ce n’è, ma fra tutti un posto d’onore per la sua crudeltà dettata da una noia quasi aristocratica è Freezer. Sterminare popoli interi non gli procura rabbia né piacere particolare, è semplicemente quello che fa, l'esercizio ordinario di un potere che considera suo per diritto naturale. Lo fa semplicemente perché può! 

Distrugge il pianeta Namecciano con la stessa indifferenza con cui si schiaccia un insetto, e la sua voce educata, quasi gentile, rende il tutto ancora più gelido.

Non c'è ideologia in Frieza, solo il puro disprezzo di chi si crede al di sopra di ogni forma di vita. Non riconosce nemmeno l'esistenza altrui come degna di considerazione, per questo definiamo la sua crudeltà dettata da una noia aristocratica, perché il suo atteggiamento ricalca il comportamento tipico di un certo tipo di classe sociale figlia di un privilegio che non gli consente di considerare tutto ciò che è al di sotto di loro. Il fascino, così come il disprezzo nei confronti di Freezer, risiede in quella calma imperturbabile, nell'eleganza fredda con cui amministra la morte senza mai sporcarsi davvero le mani.

One Piece
One Piece

One Piece

1999

Donquixote Doflamingo

L’opposto di Freezer è invece Donquixote Doflamingo, in quanto la sua crudeltà è dettata dal trauma di aver perduto un privilegio ed essere diventato bersaglio, qualcuno da perseguitare. Dalla nobiltà alla povertà, dall’agio al dolore della perdita tanto effettiva – come la morte della madre proprio a causa della condizione a cui li costringe il padre – a quella economica. Per tanto in mondo come quello di One Piece – e come il nostro – dove se non vuoi essere mangiato devi mangiare a tua volta, Doflamingo costruisce attorno al proprio dolore una filosofia in cui l'unica legge è quella del più forte. Manipola, riduce in schiavitù e uccide con un sorriso costante, trasformando la sofferenza subita in crudeltà inflitta.

La sua spietatezza ha radici comprensibili, capiamo da dove viene, anche se condanniamo dove è arrivato. Doflamingo incarna il villain che ha scelto di diventare il mostro che lo ha ferito, abbracciando il nichilismo come unica forma di controllo. Il suo carisma teatrale, fatto di pose e battute, maschera un vuoto che fa quasi tenerezza prima di terrorizzare.

Kyubey

Apprestando a raggiungere la conclusione di questa lista, sfoderiamo il villain/non villain più particolare di tutti che conferma la teoria dell’abito che non fa il monaco: Kyubey. 

Completamente alieno alla compassione, aspetto molto diverso dalla crudeltà, in Puella Magi Madoka Magica recluta ragazzine adolescenti, le trasforma in guerriere e le condanna a un destino atroce, ma lo fa senza una traccia di malizia, con la logica perfetta di chi vuole solo contrastare l'entropia dell'universo.

Per questo la sua reazione quando gli viene chiesto conto della sofferenza che provoca, ci spiazza completamente, perché la sua risposta è intrisa di genuino stupore, incapace di comprendere perché gli esseri umani si facciano così tanto schiacciare dalle emozioni. Difficile quasi definire spietato il suo comportamento, dettato per lo più da una razionalità che non conosce sentimenti, non comprende empatia. Per lui non esiste un vero “cattivo” o “buono”, è così e basta.

Meruem

Se c’è qualcuno che può competere a tragicità con Griffith, quello è sicuramente Meruem di Hunter x Hunter, uno dei villain il cui arco è tra i più complessi e stratificati mai scritti. La sua crudeltà è instillata, in quanto nasce come arma perfetta, una creatura programmata per il dominio assoluto, e i suoi primi atti sono di una crudeltà istintiva e totale. Per lui è la normalità, non conosce altro al di fuori di questo, perciò la sua ferocia è ancora più profonda in quanto naturale. La vita, però, riserva delle sorprese e, a volte, basta conoscere un colore nuovo per capire che, forse, il mondo non è solo solo ma può avere delle sfumature. Ironica questa metafora, perché a spingere Meruem verso un cambiamento è proprio una persona non vedente, Komugi, che gli insegna qualcosa che non era previsto nel suo codice, la dignità dell'altro, la possibilità della tenerezza, della comprensione.

Meruem ci affascina perché lo vediamo diventare umano proprio mentre il mondo lo condanna, e la sua crudeltà iniziale rende ancora più struggente la trasformazione che attua nel corso della serie perché, purtroppo, arriva troppo tardi. Tuttavia, questo personaggio ci dimostra che la speranza c’è sempre, che anche chi “è stato programmato” per essere malvagio può redimersi, si può incrinare quella corazza e, soprattutto, che il concetto del “se nasci tondo non puoi morire quadrato”, non esiste. Tutti, se vogliamo, possiamo cambiare.  

Hisoka Morou

Restiamo sempre su Hunter x Hunter, che di villain affascinanti ce ne ha dati davvero tanti, e chiudiamo con quello più perverso, la cui spietatezza è quasi erotica e seducente, Hisoka. 

A differenza di Meruem, per Hisoka la violenza è puro piacere, una forma di seduzione in cui l'avversario diventa oggetto del desiderio nel momento esatto in cui diventa preda. Sadico, imprevedibile, ambiguo. Uccide quando si annoia, risparmia quando intravede un potenziale da far maturare come frutto da cogliere al momento giusto. La sua crudeltà segue una logica puramente sensoriale, slegata da qualunque morale. Hisoka è un grande osservatore, incarna perfettamente il concetto di predatore, paziente e ponderato, in assoluto il più letale perché sa colpire quando meno te l’aspetti.

Si muove su una terra di confine tra fascino e inquietudine – soprattutto perché il suo interesse sembra essere quasi sempre rivolto a personaggi nettamente più giovani di lui. Mescola minaccia e fascino, pericolo e attrazione. Incarna perfettamente il villain che non vogliamo ammettere di trovare magnetico, quello per cui ci sentiremmo tanto, ma tanto, giudicati ma che, sappiamo benissimo, farci accelerare il battito ogni volta che compare sulla scena.

Informazioni su questa lista

Titoli

9

Costo totale di visione

93,92 €

Durata totale

1490h 56min

Generi

Animazione, Fantasy, Azione e Avventura

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