
Tutti i film diretti da Edoardo Gabbriellini, regista de "La città dei vivi"
L'abbiamo visto per la prima volta sul grande schermo poco più che ventenne nei panni di un liceale in Ovosodo (1997), il cult di Paolo Virzì che lo ha imposto immediatamente come uno dei volti simbolo di quella stagione cinematografica. Ma Edoardo Gabbriellini, al successo facile e immediato, ha scelto un percorso diverso, autentico, intimista, audace e privo di facili convenzioni. Lo dimostrano le sue scelte davanti e dietro la macchina da presa.
Il suo debutto alla regia avviene nel 2003 con B.B. e il cormorano mentre prosegue la sua carriera attoriale recitando per cineasti come Luca Guadagnino in Io sono l'amore (2009) o Adriano Valerio in Banat – Il viaggio (2015). Presente con le sue opere in festival come Cannes, Locarno, Toronto e Roma, ora Gabbriellini è pronto a portare in Concorso nella sezione Orizzonti della Mostra del Cinema di Venezia il suo ultimo lavoro: La città dei vivi (2026). Un film liberamente ispirato all'omonima opera letteraria di Nicola Lagioia che ripercorre la tragica vicenda di Luca Varani, il ventitreenne ucciso a Roma la notte tra il 4 e il 5 marzo 2016.
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Esordio alla regia di Edoardo Gabbriellini presentato alla Semaine de la Critique di Cannes e prodotto da Domenico Procacci, B.B. e il cormorano è una commedia drammatica e surreale ambientata in un'ex colonia fascista trasformata in un improvvisato villaggio turistico della costa toscana. Il protagonista è Mario (interpretato dallo stesso Gabbriellini), un giovane idraulico con i denti rotti che tutti dicono somigli a un coniglio e che lavora nella struttura abitata da personaggi dimenticati e stravaganti.
Il suo sogno è quello di raggiungere suo zio Piero (Marco Giallini) in America di cui parla in continuazione, ma quando l'uomo si presenta alla colonia, tutti i suoi equilibri rischiano di andare in frantumi. Un film di 89 minuti dal tono straniante, l'ironia amara e l'assenza di retorica che rappresenta una tappa fondamentale nel cinema indipendente italiano dell'epoca, gettando le basi per le successive esplorazioni del regista.
Secondo lungometraggio di finzione di Gabbriellini, presentato in concorso al Festival di Locarno, Padroni di casa è un dramma noir e psicologico ambientato in un isolato paesino dell'Appennino tosco-emiliano. Prodotto, tra i tanti, da Guadagnino e scritto insieme a Valerio Mastandrea, Francesco Cenni e Michele Pellegrino, il film segue due fratelli piastrellisti romani, Cosimo ed Elia (Mastandrea ed Elio Germano), chiamati a pavimentare la terrazza di Fausto Mura (un cupo e ambiguo Gianni Morandi), celebre cantante ritiratosi dalle scene per accudire la moglie malata (Valeria Bruni Tedeschi).
Ben presto la presenza dei due accende la diffidenza degli abitanti del paesino e il loro razzismo strisciante. A questo si aggiungono le tensioni tra i due operai e quelle che nascono con chi gli ha commissionato il lavoro. Con questo film il regista mette a nudo l'ostilità verso "l'altro" e il marciume nascosto sotto la superficie di una provincia apparentemente tranquilla attraverso una tensione emotiva costante.
Prima incursione nel documentario per il cineasta livornese che in Kemp. My Best Dance Is Yet To Come rende omaggio alla figura leggendaria di Lindsay Kemp, uno dei più grandi ballerini, mimi, coreografi, pittori e attori del '900, maestro di icone come David Bowie e Kate Bush. Uno sperimentatore eccentrico e provocatorio ritratto nel suo ultimo anno di vita a Livorno, tra memorie e tentativi di mettere in scena il suo ultimo spettacolo dedicato a Dracula e ispirato anche a Nosferatu (1922) di Murnau.
Una testimonianza preziosa dell'arte di un maestro che ha rivoluzionato il linguaggio del corpo nel teatro moderno sotto forma di una lunga intervista – che non segue un ordine cronologico - intervallata da filmati di repertorio. Un continuo muoversi tra passato, presente e futuro interrotto dalla morte improvvisa del coreografo.
Presentato al Toronto International Film Festival e alla Festa del Cinema di Roma, Holiday è un noir drammatico a tinte psicologiche ambientato sulla riviera ligure. Prodotto da Guadagnino insieme a Lorenzo Mieli e Olivia Musini, racconta la storia di Veronica (Margherita Corradi), una ragazza di vent'anni che esce di prigione dopo essere stata assolta dall'accusa di aver ucciso la madre e il suo amante. Un fatto di sangue che ha sconvolto la comunità. Ritornata nell'hotel gestito dal padre, la ragazza cerca di riprendere in mano la propria vita insieme all'amica Giada (Giorgia Frank), mentre il giudizio pubblico, i media e i sospetti continuano a perseguitarla.
Un film di finzione che sembra uscito da un trafiletto di cronaca con il quale Gabbriellini confonde lo spettatore giocando con l'ambiguità fino all'ultima sequenza. Un'esplorazione della percezione della verità, della manipolazione mediatica e della ricerca di identità in un mondo privo di punti di riferimento morali in cui il presente è interrotto dai ricordi dell'estate del delitto.
Con La città dei vivi Edoardo Gabbriellini sbarca a Venezia 83 per poi essere proiettato al TIFF con una storia vera che ha sconvolto il nostro Paese per l'insensatezza e la brutalità che l'ha contraddistinta. Adattamento cinematografico del romanzo di Lagioia, il film è un racconto di formazione. Ma in questo caso il percorso di crescita del suo protagonista viene tragicamente interrotto.
La storia è, infatti, quella di Luca Varani, ucciso a Roma nel 2016 per mano di Manuel Foffo e Marco Prato. Partendo dal libro e dal fatto di cronaca che lo ha ispirato, l'opera va oltre la ricostruzione degli eventi e assume l'accaduto come origine narrativa, soffermandosi sulle fragilità sociali, culturali ed emotive che attraversano il nostro tempo, spostando lo sguardo dall'evento alle sue radici.
























