
Da “In Bruges” a “Wild Horse Nine” : tutti i film di Martin McDonagh in ordine di uscita
Se c'è una cosa sulla quale è impossibile sindacare è il talento di Martin McDonagh quando si tratta di scrivere una sceneggiatura. Lo dimostra il suo straordinario lavoro come commediografo a Londra che lo ha portato a essere definito dal New York Times “uno dei più importanti commediografi irlandesi viventi”. Ma quando, nel 2004, ha esordito dietro la macchina da presa con Six Shooter (grazie al quale ha vinto un Oscar per il miglior cortometraggio), quel talento si è esteso al cinema, trasformandolo in uno dei registi più stimati del nostro tempo. Merito di un mix di black humor, satira, empatia, violenza e riflessioni “nascoste”.
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L'esordio al lungometraggio di Martin McDonagh è un gioiello di umorismo nero che fonde commedia esistenziale e thriller metropolitano. Lo fa attraverso la storia di due sicari irlandesi (Colin Farrell e Brendan Gleeson) che vengono inviati dal loro capo a Bruges in attesa di nuove istruzioni dopo che un lavoro è andato tragicamente storto. Ambientato tra i canali e le architetture medievali di una città dalle atmosfere fiabesche e malinconiche, il film la trasforma in un purgatorio terreno per i due protagonisti.
La sceneggiatura di In Bruges è un mix di dialoghi brillanti e surreali dietro i quali McDonagh nasconde una riflessione su colpa, rimorso e possibilità di redenzione. La coppia Farrell/Gleeson è tra le migliori del cinema contemporaneo e in 107 minuti alterna momenti di tensione, ironia e dramma con assoluta meraviglia. Interpretazioni così magnetiche da rendere impossibile distogliere lo sguardo dallo schermo. Un piccolo cult da scoprire se hai amato Kiss Kiss Bang Bang (2005) e Pulp Fiction (1994).
Con 7 psicopatici, McDonagh firma una scoppiettante commedia meta-cinematografica che distrugge e ridicolizza i cliché del genere gangster e thriller. Il protagonista è Marty Faranan, uno svogliato sceneggiatore in crisi creativa con il volto di Colin Farrell che deve finire un copione che dà il titolo al film. Per farlo potrebbe tornargli utile il rapimento del cane di un boss organizzato dal suo amico Billy (Sam Rockwell) nel quale rimane invischiato. Ma per scrivere la parola “fine” allo script, deve prima cercare di non lasciarci le penne.
La genialità del racconto consiste nella sovrapposizione continua tra la realtà degli eventi e le idee per la storia che deve scrivere il protagonista. Neanche a dirlo, l'energia tra Farrell e Rockwell è elettrica e i dialoghi tra i due sono un fiume in piena irresistibile. Come per il suo esordio, anche qui McDonagh è bravissimo nel calibrare violenza, tenerezza, umorismo e malinconia. Un'ora e 50 minuti travolgenti da non perdere se hai amato Snatch - Lo strappo (2000).
Un film potente e indimenticabile. Tre manifesti a Ebbing, Missouri è un'opera senza sbavature, testimonianza del talento smisurato dello sceneggiatore e regista irlandese. La protagonista è una gigantesca Frances McDormand nei panni di una madre piena di rabbia che affitta tre cartelloni pubblicitari all'ingresso della sua città per protestare contro l'inerzia della polizia nell'indagine sull'omicidio della figlia.
Il film della maturità artistica di McDonagh che ci regala un'opera emotivamente devastante, ma nella quale riesce a infondere un'umanità profondissima, un'ironia tagliente e il ritratto sincero e sfaccettato di un gruppo di esseri umani interpretati da Woody Harrelson, Sam Rockwell, John Hawkes e Peter Dinklage. Una storia che esplora quanto odio, vendetta e violenza possano essere distruttive senza mai mettersi in cattedra per dare lezioni. Una pellicola imperdibile. Specie se sei rimasto colpito dalla forza emotiva de I segreti di Wind River (2017).
Ambientato nella primavera del 1923, verso la fine della Guerra civile irlandese, sull'isola immaginaria di Inisherin, in Irlanda, Gli spiriti dell'isola racconta la brusca interruzione dell'amicizia tra il violinista Colm Doherty (Brendan Gleeson) e il suo compagno di bevute Pádraic Súilleabháin (Colin Farrell) che si vede scacciato dall'amico di sempre senza un motivo.
La surreale rottura tra i due diventa una metafora su solitudine e mortalità capace di muoversi tra escalation autodistruttive, disperazione, umorismo nero e gesti violenti. McDonagh ritrova la coppia di attori del suo esordio che, ancora una volta, dimostrano una capacità straordinaria nel mettere in scena una stratificazione di emozioni contrastanti. Un film tragico, poetico e struggente che non puoi perdere se apprezzi i toni surreali di The Lobster (2015).
Presentato in Concorso a Venezia 83 e accolto con molto entusiasmo da pubblico e critica, Wild Horse Nine è l'ennesima opera impeccabile a firma di McDonagh. Al centro del racconto due agenti della CIA in crisi, interpretati da Sam Rockwell e John Malkovich, che vengono spediti sull'Isola di Pasqua poco prima del colpo di Stato in Cile del 1973. Una volta lì, l'incontro con due studentesse politicizzate mette a rischio la loro missione e il loro passato. Un'altra commedia nera, questa volta alle prese con il genere spionistico, che si confronta anche con il tema della morte (e del rimorso) attraverso il personaggio di Malkovich, veterano malato terminale.
I continui battibecchi, le differenze caratteriali e il surrealismo di alcuni passaggi fanno del film un'altra grande prova di scrittura da parte dello sceneggiatore e regista che, dietro il tono scanzonato mette a nudo l'assurdità dell'imperialismo americano. Due ore di durata per un titolo destinato a lasciare un'impronta nel cinema. Da vedere se sei fan di Argo (2012) e Burn After Reading - A prova di spia (2008).






















